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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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e  3  7^^ 


DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI   NOSTRI  GIORNI 

S  1'  E  C  I  A  L  A]  E  N  T  E      I  N  T  O  R  iN  O 

AI  PRINCIPALI  SANTI,  DEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VàRII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA       CHIESA       CATTOLICA,        ALLE       CITTA  PATRIARCALI,        ARCIVESCOVILI        E 

VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCI  LII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA     PONTIFICIA,    EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  G^VETANO  MOROiNI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA   SANTITÀ   PIO   IX. 


\  OL.  LXXI. 
IN     VENEZIA 

DALLA      tipografìa     E>IILIANA 
MDCCCLV. 


La  presente  edizione  è  posta  sotto  la  salvaguardia  delle  leggi 
vigenti,  per  quanto  riguarda  la  proprietà  letteraria,  di  cui 
l'Autore  intende  godere  il  diritto,  giusta  le  Convenzioni 
relative. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


SUD 


SUD 


Suddiacono  oSoddiacono, 

Siibdiaconiis,Hypodiaconus,ITypodiae. 
Chierico  che  ha  il  sagro  ordine,  e  l'uni- 
zio  e  la  dignità  dtìSuddiaconalo,  Subdia- 
conalus,  Hypodiaconalus,  Ordine  (F.) 
ecclesiastico  inferiore  a  quello  del  Dia- 
conato {f),  come  lo  espriuie  il  suo  no- 
me, però  è  il3.° degli  ordini  maggiori  del- 
la chiesa  latina;  ed  il  nobile  minìsterodei 
suddiaconi,  chiamati  ì^uvq  salto  diaconi, 
cassai  congiunto  a  quello  suhlimede'dia- 
coni.  Alcuni  scrittori  ecclesiastici  riferisco- 
no, che  i  suddiaconi  sono  succeduti  a'Na- 
taneì  o  Natinei  della  legge  Mosaica,  che 
servivano  appresso  i  Sacerdoti  e  i  Leviti 
nel  tabernacolo  e  poi  nel  tempio  di  Dio 
presso  gli  ebrei,  nelle  incumbeiize  più  fa- 
ticose, come  di  portare  l'acqua  e  le  legna 
necessarie  pe'sagriflzi.  Condotti  in  ischia- 
vitù  dagli  assiri  colla  tribadi  Giuda,  quel- 
li che  poterono  poi  tornare  in  Gerusalem- 
me con  Esdra,  non  bastando  pel  servigio 
del  tempio,  venne  in  seguilo  istituita  una 
festa  chiamala  SWoiona ,Xylophoria ,  nel- 
la quale  il  popolo  con  solennità  portava 
legna  ai  tempio  pel  mautenimeDlo  del 


fuoco  sull'altare  degli  olocausti.  Ne'pri- 
mordi  della  Chiesa  esistevano  i  suddiaco- 
ni. Il  Ilinaldi  negli  Annali  ecclesiastici, 
all'anno  34,  n.°'287,ed  all'anno  44>  "•" 
7()  e  80,  riferisce  che  s.  Ignazio  vescovo 
d'Antiochia,  sede  che  consegui  dopo  l'an- 
no 7  I  per  morte  di  s.  Evodio  successore 
del  principe  degli  apostoli  s.  Pietro  (e  di 
cui  riparlai  a  Siria  meglio  descrivendo  il 
|)atriarcato  antiocheno)  .  scrivendo  l'^^- 
piu.i  I  ei2  agli  antiocheni, che  pe'primi 
si  chiamarono  cristiani,  disse  loro:  Salu- 
to sacros  diaconos,  hypodiaconos,  lec.lo- 
resycantores jjanitorcs,  lahoranles,  exor- 
cistas,  con  fessores. Saluto  cnstodes  sacro  • 
rum  vestibuloruiii  diaconissas.\\\  altra  e- 
pistola  scrisse  pure:  Saluto  sanctum  pre- 
sbyteroruni  collegiuni,  saluto  sacros  dia- 
conos,  hypodiaconos,  leciores,  cantores, 
jaìiitores,laborantcs,exorcistiis,confts- 
sores,  cnstodes  sacroruni  vesùbuloruni. 
E  che  tulli  questi  ministeri  derivassero 
nella  chiesa  mediante  gli  apostoli,  egli  ab- 
bastanza il  dimostra,  parlando  cogli  slessi 
antiocheni:  Pauli  et  Petnfuistii  discipu- 
lisj  ne  perdalis  dtpositum.  In  altre  sue  e- 


4  SUD 

))islole  enumerò  gli  altri  uffizi  ecclesiasli- 
ti,  e  scrivendo  a  s.  Policarpo,  traila  del- 
l'elezione del  Cursore  (/^),  il  carico  del 
quale  fu  poi  congiunto  coll'unizio  de'iet- 
tori,  degli  accoliti  e  de'suddiaconi  o  hip- 
))odiaconi,  come  dimostra  s.  Cipriano.  Le 
Diaconesse  {V.)  erano  Vedo\'e  (/'.)  ses- 
sagenarie,assistevano  alle /3or/ef/e//t- c/i/e- 
se^  per  dove  entravano  le  donne,  e  però 
s.  Ignazio  le  chiamò  custodi  de'sagri  ve- 
sliholi  ;  ed  eseguivano  quegli  altri  uffizi 
che  descrissi  nel  citato  articolo  e  altri  re- 
lativi, non  meno  a  Pkesbitera  o  Presci- 
TEEESSA,  così  chiamandosi  talora  le  vedo- 
ve vecchie  per  riguardo  all'età,  come  di- 
chiara il  can.i  I  del  concilio  di  Laodicea 
cclehrato  nel  secolo  IV.  Più  di  frequente 
«lire  donne  prendevano!  nomi  di  Preshi- 
teresse. , Diaconesse  eSucldiaconesse,  per- 
chè essendo  ordinati  i  mariti  preli,  dia- 
coni, suddiaconi,  le  mogli  viveano  celi- 
l)i,  come  facevano  ancora  le  mogli  d'al- 
cuni creali  vescovi,  e  perciò  delle  tahol 
ta  Vescovee  J^cscovesseA  quali  nomi  tut- 
ti si  trovano  espressi  nel  concilio  di  Tours 
del  5G6  e  d' Auxerre  del  SyS,  e  nelle  ope- 
re de'ss.  tasiliOj  Gregorio  e  altri.  I  sud- 
diaconi furono  pure  ricordali  nelle  opere 
di  s.  Cipriano,  che  nel  i\^  fu  consagra- 
to vescovo  di  Cartagine.  Quanto  alle  ii'»r/- 
diaconcsse,  dice  Piazza  nella  Gerarchia 
cardinalizia.''  Lo  slesso  poi,  che  fanno  i 
suddiaconi  a'diaconi  nelle  funzioni  ectle- 
siasliclie,  facevano  colle  dovute  propor- 
zioni le  matrone  dette  suddiaconesse,  ri- 
spetto alle  diaconesse ,  recando  loro  gli 
slromenti  e  le  cose  necessarie  per  il  loro 
ministero,  ed  esercitandosi  a  servire  quel- 
le nelle  cose  più  ordinarie  e  basse;  desti- 
nale sempre  a'servigi  della  chiesa,  senza 
però  veruna  imposizione  delle  mani,  ma 
venivanoelelle  col  consensodel  clero,  dai 
vescovijdopo  un  diligente  scrutinio  di  lo- 
ro vita  e  costumi".  Lo  stesso  Piinaldi  al- 
l'anno 238,n.°2,  dice  che  Papa  s.  Fabia- 
no, a'7  Notarl{V.)  istituili  da  s.  Clemen- 
te I  per  raccogliere  gli  alti  de'  martiri  , 
quandodivise  leXlV  regioni  di/ìo//?rt(/^.) 


SUD 

in  VII  regioni  ecclesiastiche, diede  per  so- 
printendenti a'nolari  e  per  maggior  sicu- 
rezza di  quelle  storie  7  suddiaconi,  sotto 
la  direzione de'diaconi,  capo  de'quali  era 
Y Arcidiacono j^d\  Priore  [V.)  de'cardi- 
nali  diaconi;  denominandosi  il  capo  dei 
suddiaconi  Archisuhdiaconus,  che  quale 
antichissimo  uffizio  della  chiesa  romana 
se  ne  fa  spesso  menzione  negli  Ordini  Ro- 
inani,  leggendosi:  Archisubdiaconiis  le- 
valcaliccm^  etdateiim  ArchidiaconoMa 
dei  suddiaconi  della  chiesa  romana  ove 
tanto  fiorirono,  e  delle  differenti  loro  spe- 
cie, credo  più  conveniente  parlarne  poi. 
Qui  solo  dirò,  che  nell'enumerazione  del 
clero  romano,  falla  dopo  il  254  d'ordine 
di  Papa  s.  Cornelio,  trovansi  compresi  7 
diaconi,  7  suddiaconi,  e i5oo  vedove,  fra 
le  quali  molle  preshileresse ,  diaconesse 
e  suddiaconesse.  Si  può  vedere  Gaspare 
Zieglero,  Comvienlario  de  diaconis  et 
diaconissis  i'cleris  ccclesiae.  Nel  prece- 
dente anno  n.°72  Rinaldi  parla  dell'uf- 
fizio del  cursore,  congiunto  con  l'uffizio 
de'Ieltori  e  de'suddiaconi.  Imperciocché 
dovendo  S.Cipriano  mandare  importanti 
lettere  al  clero  romano,  uè  essendo  lecito 
inviare  le  lettere  eccle.-.iasliche  se  non  per 
ecclesiastici,  perchè  gli  altri  chierici  era- 
no assenti,  ordinò  per  questo  Saturo  let- 
tore, ed  Otluloconfessore  suddiaconi. Sif- 
fatte Lettere tcdesiasliche  dicevansi  For- 
viate, delie  quali  riparlai  nel  voi.  LWI, 
p.  90,  anzi  pure  lescri\evano.  Inolile  Ili- 
ualdi  all'anno  824,0.°  128,  narra  che  nel 
concilio  adunato  in  Roma  da  Papa  s.  Sil- 
vestro 1,  \i  fu  delerininato  il  pieno  divie- 
to delle  nozze  a'suddiaconi,  e  prescritto 
il  Celibato  (^''.)e  la  conlinenza,  e  così  il 
suddiaconalo  divenne  ordine  sagro,  se- 
condo alcuni  autori,  perchè  in  altri  pae- 
si non  si  Osservò  tale  disposizione,  pren- 
dendo mogli  i  suildiaconi.  Il  vescovo  Sar- 
uelli,  Lettele  ecclesiastiche  l.  8, leti.  3:  Del 
suddiaconato  e  accoluato,  stictlaniente 
e  in  largo  modo  intinsi,  osserva  che  nel- 
la primilivachiesailsuddiaconato  era  or- 
dine minore,  che  poteva  conferire  il  Co- 


SUD 

repiscopo  (^  •),  giusta  il  si aoilo  d'Antio- 
chia e  l'asserto  di  molli  autori.  Altro  pe- 
rò è  essere  l'ordine  sagro,  nel  senso  che 
noi  diciamo,  e  altro  ordine  maggiore.  Il 
suddiaconato  detto  irapropriamente  or- 
dine minore,  tu  veramente  sempre  ordi- 
ne maggiore,  ma  nella  primitiva  chiesa 
non  era  riputato  sagro,  perchè  non  avea 
annessa  la  continenza,  e  gli  ordini  mino- 
ri come  i  maggiori  sono  sagri,  perchè  sa- 
gl'amento  secondo  il  concilio  ili  Trento, 
che  inoltre  insegna  :  Subdiaconalus  ad 
vin/'ores ordincs a  patribus,  et  sacris  con- 
ci tiis  rffertur.  Il  p.  Chanlon  nella  Storiti 
de  sagrainenti  t.  3,cap.  i  :  (ìuaiido  il  sud- 
diaconato sia  po^to  nel  numero  de'mag- 
gioriy  diceche  anticamente  era  minore, 
essendo  poi  riposto  fra  i  magi|ioii,  fu  an- 
che onorato  del  titolo  d'ordine  sagro;  ma 
in  qual  tempo  non  convengono  gli  eru- 
diti. Il  p.  Morino,  /-^e^acor^j/i.,  trattato 
che  pubblicò  nel  i653,credechequesl'or- 
dine  fosse  stabilito  verso  la  finedel  II  seco* 
lo  ovvero  nel  MI,  cioè  che  fosse  riposto  fra 
i sagri  più  d'iSoo  anni  addietro, eciò per- 
chè in  antichi  rituali  si  trova  l'ordinazio- 
ne de'suddiaconi  unita  a  quella  dc'mini- 
strisuperiori,e disgiunta  da  quella  degl'in- 
feriori, e  inoltre  tali  rituali  prescrivono 
diesi  faccia  all'altare.  Ma  se  vale  questa 
ragione,  dice  il  p.  Alartene,  che  nel  i  700 
stampò  la  mao^era, De antiquisEcclesiae 
rìtibus  circa  Sacramenta ,\ìì%os^vi!x  conve- 
nire che  l'elevazione  di  quest'ordine  sia 
più  antica, a  vendo  egli  veduto  rituali  scrit- 
ti da  sopra  a  900  anni  prima  di  luì,  che 
lo  stesso  rito  prescrivono.  Il  p.  Zaccaria, 
Storia  letteraria  d'Italia  t.  3,  p.  i  o  i ,  par- 
lando della  continenza  prescritta  asud- 
diaconi  ,  attesta  che  varia  è  slata  in  ciò 
la  disciplina  delle  diverse  chiese.  Egli  cre- 
de che  il  i/a  far  menzione  della  continen- 
za de'suddiaconi,  e  che  forse  ancora  tal 
peso  mettesse  loro  nella  chiesa  romana, 
fosse  s.  Leone  I  del  440,  neWEpìst.  1 2  ad 
Anastasio  diTessalonica;  ma  è  d'avvertire 
col  p.  Tournely,  che  neppure  nella  chie- 
sa romana  fu  dipoi  costante  l'osseivauza 


di  questa  legge  stabilita  da  s. Leone  I. Sem- 
bra certo  al  p.  Sbaraglia,  Disputaiio  de 
sacris  prai'oruni  ordinai ionibus  ,  che  il 
suddiaconato  fu  posto  lia  gli  ordini  sa- 
gri avanti  i  tempi  di  s.  Gregorio  Idei  :")i)0, 
per  essergli  stalo  aimesso  l'obbligo  dellii 
continenza,  obbligo  meritevolmente  in- 
giuntogli per  la  dignità  dello  stalo,  a  che 
i  ricevitori  di  esso  anelavano:  però  ridet- 
te il  p.Zaccaria,che  la  professione  religio- 
sa ha  simile  obbligo,nè  perciò  sarà  da  al- 
cuno reputata  ordinesagro.In  fatti  il  pre- 
decessore di  s.  Gregorio  I,  ossia  Pelagio 
II, nel  58()  impose  a'suddiacoiii  di  Sicilia 
(/'.)  la  legge  della  continenza  ,  secondo 
l'antica  usiinza  della  chiesa  romana,  vie- 
tando loro  di  separarsi  e  non  più  cono- 
scere le  loro  mogli  che  avenno  prese  a- 
vanli  il  sud. liaconalu, essendo  antioaineii- 
te  loro  permesso  il  inalriuKJtiio,  ciò  che 
iSoanni  [)ri ma  avea  s. Leone  I già  vietato, 
su  diche  può  consultarsi  lo  stesso  p.  Zac- 
caria, ^>>t'/  celibato  degli  ecclesiastici. Sem- 
brando  ciò  cosa  aspra  e  dura  al  succes- 
sore s.  Gregorio  I,  questi  nel  )<)i  e(jua- 
metile  permise  le  mogli  a'suddiaconi  di 
Sicilia,  cui  patto  che  non  prendessero  gli 
ordini  sagri;  e  poi  proibì  che  niunu  nel- 
l'avvenire (osse  ordinato  sudiliacoiio  seii 
za  far  prima  volo  al  vescovo  ili  continen- 
za, come  leggesi  neìì'Episl.  44  scritta  .1 
Pietro  suddiacono  siciliano,  come  rilevai 
a  Celibato.  A  quell'epoca  nella  Spagna 
non  era  ancora  ingiunta  la  continenza  ai 
suddiaconi.  Però  leggo  nel  p.  Chardon, 
che  neirS.^  concilio  di  Toledo  fu  decre- 
tato. M  Abbiamo  inteso,  che  alcuni  sud- 
diaconi, dopo  essere  ordinati,  non  solo 
abitano  raaiitalmenle  colle  loro  mogli, 
quanlunquesiasciittopurillcalevi,  o  voi, 
che  portate  i  vasi  del  Signore;  ma  di  più, 
il  che  è  vergognosa  cosa,  passano  alle  se- 
conde nozze,  alfermando  essere  loro  ciò 
lecito,  perchè  non  sanno  d'avere  ricevu- 
ta In  benedizione  del  vescovo.  Perciò,  af- 
finchè non  rimanga  loro  in  avvenire  pre- 
testo di  scusa,  vogliamo,  che  il  vescovo 
in  ordinandoli  dia  loro  colla  beuedizio- 


6  SUD 

uè  gli  stt'ODienti,  o  va$i  destinati  ai  loro 
inioistero,  siccome  è  costume  antico  di 
farsi  inceitecliiese,  e  la  tiadizione  ha  sta- 
Ijilito".  Quindi  osserva  il  p.  Chardon,  che 
allora  nella  Spagna  e  nella  parte  delleGal- 
lie  dominata  da'visigoli,  si  ordinavano  i 
suddiaconi  colla  sola  orazione  e  imposi- 
zione delle  mani,  come  in  oriente.  Euge- 
nio li  nel  sinodo  romano  che  celebrò  nel- 
r826,decretò:«Si  quispiam  sacerdotuin, 
idest  presby  ler,vel  diaconuSjVel  subdiaco- 
iius  de  quacumquo  foemina  crimine  fur- 
iiicatiouissuspectus,  post  primam,  secuu- 
dam,et  lei  liam  ammonilionem  invenitur 
tabulari  cura  ea,  etc."  Questo  testo  pare 
fòrte, e  si  dubita  che  possa  senza  violenza 
spiegarsi  da  chi  mette  più  tardi  l'epoca 
del  suddiaconato  divenuto  ordine  sagro. 
Più  decisivo  è  il  testo  non  d'Alessandro 
li,  come  pretesero  alcuni,  sibbened'Ur 
bauo  li, e  che  fu  poi  da  Innocenzo  III  al- 
legato in  una  lettera  a  Domenico  patriar- 
ca di  Grado."  Erubescant  iuipii,  et  aper- 
te nos  inlelligant  judicio  sancti  Spiritus 
eos,  qui  in  tribus  sacris  gradibus,  presbi- 
ttratu  scilicet,  diaconatu  et  subdiaconatu 
posili,  mulieroulas  non  abjecerunt,  et  ca- 
ste non  vixerunt,  excludere  ab  eorum- 
demgraduum  dignilale".  Trecanoni  ab- 
biamo intorno  a'suddiaconi  d'Urbano  II; 
uno  è  del  1089  e  vi  determina:  «  Eos  qui 
in  subdiaconatu  uxoribus  vacare  volue- 
«  int,  ab  omoi  sacro  ordine  removemus". 
Ma  questo  canone  piuttosto  dimostra,  che 
ordine  sagro  non  era  il  suddiaconato,  ma 
scala  a'sagri  ordini. L'altro  è  del  1091, fat- 
to nel  concilio  di  Benevento.  «  ÌNullus  in 
episcopum  eligatur,  nisi  in  sacris  ordi- 
nibus  religiose  vivensfuerit  invenliis.  Sa- 
eros  autem  ordines  dicimus  diaconatum, 
etpresbyteratumjhos  siquidera  solos pri- 
mitiva legiturhabuisse  Ecclesia.  Subdia- 
conos  vero ,  quia  et  ipsi  allaribus  mini- 
slranl,  opportunilate  exigenle,  concedi- 
mus,sed  rarissime  si  tamen  speclatae  siut 
religiouisetscìentiae:quodipsuai  nonsine 
romani  Pontificis  vel  metropolitani  licen- 
tia  fieri  coucedimus".  Dunque  uuu  era  au- 


SUD 

cora  reputato  ordine  sagro  il  suddiacona- 
to. Ma  in  un  altro  canone  d'Urbano  II, nel 
concilio  da  lui  nel  1095  tenuto  in  Cler- 
niont,  si  decreta  che  »  nuUus  laicus,  cle- 
ricus  vel  tantum  subdiaconus  in  episco- 
pum eligatur".  Perciò  acconsenti  che  con 
pontilìcìa  licenza  potesse  un  suddiacono 
eleggersi  a  vescovo.  Nondimeno  fu  credu- 
to comunemente,  e  notai  a  Ordine,  che 
istituito  il  suddiaconato  fino  da'teinpi  a- 
postolici,  divenne  sagro  circa  il  tempo  di 
Urbano  li, come  vuoIeTomassini,  De  ve- 
ler.el  nov.Eccles.discij).  par.  i,lib.  2,cap. 
33,§  2  e  3;  ed  essendosi  propagato  a  poco 
a  poco  l'uso  della  chiesa  lomana  alle  al- 
tre chiese  dell'occidente,  fu  compreso  tra 
gli  ordini  maggiori  da  Innocenzo  111,  co- 
me dimostra  il  cardinal  Bona,  Rer.  li- 
turgie, lib.  I  ,cap.  iS.iVota  però  il  p.  Char- 
don, che  anco  Ugone  di  s.  Vittore  ,  che 
fiori  Doauni  dopo  il  concilio  di  Beneven- 
to, afferma  che  al  tempo  suo  il  suddiaco- 
nato era  ordine  minore  ;  e  il  p.  Fdipjto 
di  Buona  Speranza  abbate  premostratcu- 
se,  De  conimenlia  clericorum,  cap.  107, 
insegna  lo  stesso  colle  seguenti  parole.»  I 
sacerdoti  e  diaconi  sono  onorati  degli  or- 
dini sagri.  Ma  oltre  questi,  altri  vi  sono 
destinati  al  ministero  dell'altare,  e  ordi- 
nati perciò  da'vescovi,  i  quali,  quantun- 
que non  possa  negarsi  che  abbiano  qual- 
che grado  di  santità,  non  si  chiamano  tut- 
tavia sagri  gli  ordini  loro  conferiti".  Av- 
verte jNovaes,  che  comunemente  si  crede 
avere  Urbano  III  deli  i85  elevato  il  suil- 
diaconato  a  ordine  sagro;  ma  io  temo  che 
pel  nome  fu  confuso  con  Urbano  ll,o  gli 
fuatlribuitoper  congeltura  a  seconda  del 
riferito  da  Pietro  Cantore,  e  che  poi  dirò. 
E  vaglia  il  vero,  ecco  quanto  scrive  il  cri- 
tico e  dotto  p.  Zaccaria.  Dopo  Urbano  II 
si  celebrarono  i  3  primi  concilii  generali 
di  Lalerano  lsnai\  da  Calisto  11,  Innocen- 
zo 11  e  Alessandro  111,  oltre  quello  cele- 
brato in  Reimsóa  Eugenio  111, che  tra  gli 
ordini  derimenti  il  Malriinoiiio  [F.)  po- 
sero il  suddiaconato;  onde  il  p.  Sbaraglia 
dichiarò  manifesto  argomealuche  repu- 


SUD 
tavasi  ordine  sagro.  Un'altra  fuite  con- 
geltiira  che  sotto  Alcssaiiilro  III  già  pas- 
sava per  sagro  l'ordiue  del  suddiaconato, 
secondo  il  p. Sbaraglia,  èche  insegna  Ales- 
sandro Ili,  col  cap.  Siibdinconus^iiì.  de 
Ic/iip.  01  d.,n\  solo  romanoPonlefice  esser 
lecito  d'orilinare  indoinenica  i suddmco- 
ni,  avvegnaché  in  tali  giorni  potessero  i 
vescovi  conferire  gli  01  dini  minori. Tutta- 
via il  p.  Zaccaria  allega  la  suddetta  testi- 
monianza del  p.  Buona  Speranza, che  scri- 
veva neh  180;  e  soggiunge  che  maggior 
meraviglia  nascerà  dalle  parolecontenute 
nel  disposto  da  Innocenzo  111  deli  198  nel 
cap.  c),A  mullis  de  aelate  elqual.  prae- 
fic:  iMirainur  de  senns  non  ordtnandis, 
il  quale  scrive:  Nani  Ucct  sacerordo  non 
rtpntarelur  (d  suddiaconato)  in  Ecclesia 
prinntiva,  (amen  a  conslitutione  Grego- 
riil,atqne  Urbani  II secundn/n  moder- 
na tempora  sacer  gradus  esse  minime  dti- 
hitatur.  Imperocché  rimarca  il  p.  Zacca- 
ria, che  s.  Gregorio  1  non  altro  fece,  che 
in  una  lettera  a  Leone  vescovo  di  Cata- 
nia riconfermare  il  comandamento  del 
suo  antecessore  Pelagio  II,  che  i  vescovi 
nou  ordinassero  alcun  suddiacono,  se  non 
fjcea  promessa  di  continenza.  Concluile: 
I  ."che  errarono  quelli  che  ad  Urbano  II, 
e  molto  più  quelli  che  ad  Innocenzo  HI 
lifcriscono,  siccome  ad  autore,  che  sagro 
addivenisse  il  suddiaconato;  2.°  che  tut- 
tavia Innocenzo  111  fu  il  i.°  il  quale  chia- 
ramente aifermasse  Subdiaconatuni  ho- 
die  inler  sacros  ordines  conipnlarij  3.° 
che  la  ragione,  per  la  quale  a  sagro  ordi- 
ne fu  innalzalo  il  suddiaconato  ,  quella 
stessa  fu  per  la  quale  Urbano  II  avea  ai 
suddiaconi  conceduto  di  potere  qualche 
volta  col  permesso  dellas.  Sede  essere  pro- 
mossi al  vescovato,  cioè  quia  ti  ipsi  al- 
taribus  adimnislrant;  4.''  che  sino  al  IX 
secolo  non  fu  il  suddiaconato  tenuto  sa- 
gro; 5.°  che  da  quel  tempo  fu  varia  intor- 
no a  ciò  la  disciplina  della  chiesa  roma- 
na, ma  che  dopo  Innocenzo  III  costan- 
temente fu  per  sagro  riguardalo  tal  or- 
dine. Uipelepoicol  p.  Sbaraglia,  che  sot- 


S  U  D  7 

to  Innocenzo  ili  die  il  suddiaconato  l'ul- 
timo passo  alle  sue  glorie,  avendo  stabi- 
lito quel  Papa,  che  il  suddiacono  libere 
K'alerein  episcopuni  eligi  siciudiacouuni, 
i'elsacerdotem.  Non  debbo  tacere,  di  tro- 
vare nel  p.Ghardon,chepocoilopola  mor- 
te del  p.  Buona  Speranza,  il  suddiacona- 
to fu  posto  fra  gli  ordini  sagri,  perché  Pie- 
tro Cantore,  il  quale  morì  neh  197,  nel 
lib.  De  l'erbo  niirif.  dice  espressamente, 
che  il  suddiaconato  erasi  ili  fresco  fatto 
ordine  sagro.  Dice  pure  il  [).  Chardon,  ciò 
dimostra  essere  incorsoinnocenzo  111  in 
errore  di  fatto,  nell'allermareche  Urbano 
Il  era  stato  autore  di  tal  disciplina;  ed  è 
più  verosimile  ch'egli  medesimo  l'abbia 
stabilito,  decidendo  la  (jueitione  diedi- 
bjltevasi,  e  rendendo  uniforme  dapper- 
tutto ciò  che  prima  era  vario,  il  che  fece 
poi  col  permettere,  che  i  suddiaconi  po- 
tessero essere  creati  vescovi,  del  pari  che 
i  sacerdoti  e  i  diaconi. Finalmente  (|ui  ri- 
cordo, che  Pio  VI  nel  1782  fece  vescovo 
di  Sutri  e  Nepl  mg.""  Sinioni  o  Sinieonij 
poi  cardinale,(|uanttin(|ue  semplice  chie- 
rico, e  lo  rilevai  nel  voi.  XV,  p.  222. 

La  chiesa  romana  sino  da'principìi  di 
sua  fondazione  gloriosa  fu  tanto  fecond.» 
ne'frutti  delia  fede,  che  immenso  stuolo 
di  seguaci  vantò  sotto  lo  stesso  crudele 
persecutore  Nerone,  non  solotia  il  po[)0- 
lojina  nel  palazzo  slesso  imperiale,  corno 
apprendasi  da  Tacito  e  da  s.  Paolo.  Quin- 
di a  sostenere  le  cure  gravissime  del  sa- 
gro ininislero  sembrando  fino  da' primi 
momenti  insudicienti  i  Diaconi  [f-^.),  fu 
per  conseguenza  necessità  di  allegerir- 
li  dal  peso  de'  molteplici  uffizi,  e  stabi- 
lire sotto  la  loro  dipendenza  de'ministri 
subalternijChe  perciò  furono  chiama  ti  .vo^ 
todiaconi,  suddiaconi.  Papa  s.  Urbano 
I  del  226  dichiarò  nel  can.  Nullusin  E- 
piscopuniy*ì\si.  60:  Nullusin  Episcopuni 
cligatur,  nisi  in  sacris  ordinibus  religio- 
se viveur  fuerit  ini>entus .  Sacros  auleni  or- 
dines dicinius  diaconaluni  et  presbyte- 
ratum.  Hos  quidtni  solos  (idest  sacros) 
primitiva  leguur  habuisse  Ecclesia:  sub  • 


8  SUD 

diaconos  vero^  quia  et  ipsi  altarìbiis  mi- 
nislront,  opporlnnilale  exigente,ronce- 
dìmus;  si  tamen  speclatac  siutreligiouis, 
ci  sc.ientiac:  (juod  ipsuin  noiisine  Roma' 
ni  ronlificis  ,  vel  melropoliiani  licenlìa 
fieri  ptrmitlimus.  Già  narrai  a  Notabo, 
a  Protonotari  apostolici  e  luoghi  ana- 
lof^hi,  che  il  suddetto  Papa  s.  Fabiano  del 
238  per  maggior  precauzione  e  scrupo- 
losa esattezza,  destinò  in  Roma  7  suddia  - 
coni,  uno  per  Regione  (/^.),  ed  agU  uni 
e  agli  ahri  aggiunse  7  diaconijalìinchè  so- 
printendessero e  vegliassero  sui  notari  re- 
gionari istituiti  da  s.  Clemente  1,  di  cui 
era  capo  il  Priiiìiccriodclla  s.  Sede  (^  .), 
e  gli  assistesseio  nell'opera  tanto  santa 
della  compilazione  de'processi  de'marti- 
ri,  ed  ancora  perchèscrivessero  gli  atti  di- 
stesamente e  non  con  iscritlura  abbrevia- 
to, e  quindi  li  deponessero  nello  scrinio 
sanXoo  Archivio  della  s.  Sede  (/'.)  custo- 
dito dagli  Scriniari[f^.)  e  dal  Proloscri- 
niario^P'.).  Gli  atti  poi  che  si  compilava- 
no nelle  Provincie  (A.),  si  chiamavano 
proconsolari.  In  detti  articoli, nel  celehra- 
je  il  nobilissimo  collegio  de'notari  della 
s.  Sede,  primari  uHlziali  del  s.  palazzo  La- 
teranense, e  che  dicrono  origine  apralo- 
tìolari  aposlolici,  descrissi  le  jmìplissime 
dignità,  ed  i  ragguardevoli  ulllzi  che  e- 
sercitarouo  nella  chiesa  romana  e  per  la 
Sede  apostolica,  il  che  torna  a  grande  o- 
iiore  dei  suddiaconi  della  medesima, Qual- 
che mese  dopo  la  pubblicazione  dell'ar- 
ticolo FnoTONOTARi  APOSTOLICI  il  Papa  Pio 
IX  emanò  il  breve  Quanivis  peciiliares 
facnltales^(]eq  febbraio]  853,  riportato 
dagli  Annali  delle  scienze  religiose,  2." 
serie,  1. 12,  p.  273,  col  quale  e  derogò  e 
modificò que'vari  privilegi  che  enumerai 
nell'articolo,  laonde  conviene  che  qui  ne 
profitti  e  dia  almeno  un  semplice  cenno 
del  contenuto,  comepraticai  per  altri  ar- 
ticoli, nel  riprodurre  posteriori  disposi- 
zioni, anche  nel  riflesso  che  altri  collegi 
prelatizi  e  persone  ne  godono  i  privilegi 
ad  instar  ih' [ìiGÌalì  prolonolari  aposlo- 
lici parlecipanli,  g  litolari  i  quali  si  di- 


SUD 

vidono  in  soprannumerari  ed  in  onora- 
ri.  yVdunrpie  il  Papa  a'protonotari  apo- 
stolici partecipanti  tolse  la  facoltà  di  con- 
ferire le  lauree  dottorali,  tranne  quelle 
in  teologia,  e  quelle  ne'due  diritti  civile 
e  canonico,  in  ollero  vel  ulroque  jare,  e 
per  ciascuna  di  tali  due  scienze  soltanto 
per  4  individui  presenti  iti  Roma,  previa 
licenza  della  s.  Sede,  e  previo  il  loro  esa- 
me da  farsi  da  5  protonotari  0  professo- 
ri dell'università  romana.  Dichiarò  non 
poter  pili  il  collegio  creare  ogni  anno  un 
protonotario  di  titolo,senza  aver  consul- 
tato la  s.  Sede.  Soppresse  i  privilegi  di 
creare  notari  pubblici,e  di  legittimare  gli 
s[)uri  per  le  successioni  ereditarie.  Vietò 
la  delazione  delle  armi  proibite,  senza  su- 
periore permesso,  in  Roma  e  nello  sta- 
to, a'protonotari  e  loro  parenti  e  servi. 
Distinse  i  prolonotari  aposlolici  parieci- 
panti,  òa  prolonotari  di  titolo,  ed  ordinò 
che  i  7  partecipanti  continuino  ad  esse- 
re esenti  dagli  ordinari,  non  cos'i  i  tito- 
lari, che  assoggettò  a' rispettivi  ordinari. 
A'partecipanli  confermò  il  privilegiodel- 
l'altare  portatile,  non  però  nelle  case  al- 
trui, eccettuato  il  caso  di  viaggio,  poten- 
dovi bensì  celebrare  o  fjrvi  celebrare  la 
messa  anche  nelle  feste  solenni,  con  a- 
dempimento  del  precetto  estensivo  a'soli 
parenti  e  servi.  A'iitclari  poi  tolse  tal  pri- 
vilegio dell'altare  portatile,  ed  invece  ac- 
cordò loro  l'indulto  dell'oratorio  priva- 
to da  visitarsi  dagli  ordinari,  e  nel  1  esto 
sia  per  la  celebrazione  della  messa,  che 
per  l'adempimento  del  precetto,  come  ai 
partecipanti.  Della  disposizione  di  s.  Fa- 
biano neir  aggiungere  a'  7  notari  altret- 
tanti suddiaconi,  oltre  quanto  riportai  al- 
l'articolo  Diaconie  cardinalizie  di  Ro- 
ma, a  Regione,  a  Rioni  di  Roma,  fanno 
testimonianza  vari  scrittori,  i  quali  ezian- 
dio trattano  delle  diverse  classi  de'suddia- 
coni  della  chiesa  romana,  e  loro  cospicue 
prerogative.  Essi  sono,  per  nominarne  al- 
cuni: Chiapponi,  Ada  canonizalionis,  p. 
■2,quoruni  testimonio  rerum  gestarum  ve- 
rilaiìs  inagis  testala  ficrtl,  adjuuxit;  ftla  ' 


SUD 

gri,  Notizia  de' vocaboli  ecclesiastici,  ver- 
bo Siihdiaconus,  ove  lifciisce  cIih  furo- 
no cliìaniati  Subdiaconi  regionari  (jiielli 
istituiti  da  s.  Fabiano  Papa  [)er  iaccoi;lie- 
re  gli  alti  tle'ss.  Mariirij  Lauienli,  ó'/o  • 
ria  della  diaconia  di  s.  Agata,  p.  29,  <li- 
cendo  tUe  s.  Fahiano  incaiicò  7  suddia- 
coni per  soprintendere  a'7  notati  regio- 
nari, acciò  fossero  con  diligenza  registra- 
ti gli  atti  de'martiri,  ina  non  è  però  no- 
to che  gli  si  assegnassero  de'riofii  o  chie- 
se da  governare;  Piazza,  La  Gerarchia 
cardinalizia,  in  cui  a  p.  707  narra,  che 
7  suddiaconi  regionari  fucono  corrispon- 
denti a'7  diaconi  istituiti  d<i  s.  Fabiano, 
per  assistere  come  »opraslanli  a'7  notari 
a  raccogliere  gli  ulti  de'ss.  martiri;  Nar- 
di, Dc'panochi,  t.  a,  p.  199,  dice  che  i 
prelati  suddiaconi  trovansi  da'primi  tem- 
pi della  Chiesa  stabiliti  in  numero  di   7 
(la  s.  Fabiano,  acciò  presiedessero  a'7  no- 
tari che  nelle  7  regioni  raccoglievano  gli 
alti  de'  martiri.  Questi  suddiaconi  regio- 
nari non  erano  addetti  precisamente  ad 
ima  chiesa,  ma  al  servigio  della  s.  Sede, 
ed  erano  prelati  che  sotto  il  cardinal  dia- 
cono aveano  incombenze  nelle  regioni,  e 
60j>rinlendevano  a'notari  regionari.  Che 
anzi  da  antichi  codici  rilevasi  chenelleiS^a- 
zioni  sagre  delle  chiese  di  Roma  (/'.),  vi- 
sitale dal  Papa,  da'cardinali,  dal  clero  e 
dal  popolo,  era  incombenza  de'suddiaco- 
ni  regionari  il  cantare  \'  K pi  stole  e  le  Le- 
zioni  [f^.),c\ok  noni  suddiaconi  delle  chie- 
se nazionali,  ma  i  suddiaconi  della  chie- 
sa romana  e  pontiOcii.  Si  raccoglie  da  un 
frammento  della  lettera  di  Papa  s.  Cor- 
nelio, immedialo  successore  di  s.  Fabia- 
no, diretta  a  Fabio  vescovo  antiocheno, 
e  presso  Eusebio,  Hist.  eccl.  lib,  G,  cnp. 
43,  che  allora  i  suddiaconi  della  romana 
chiesa  erano7e  denominali  regionari , per- 
chè fatti  presiedere,  sotto  l'ispezione  dei 
diaconi,  alle  7  regioni  ecclesiastiche  in  cui 
era  Roma  divisa,  e  facevano  la  Collctta 
di  rjuesLua  (^.).  1  suddiaconi  nella  chie- 
sa romana  successivamente  si  auinenta- 
rouo  e  cùD  dilfcreuli  specie,  dal  iNurdi  e 


S  U  iì  q 

da  altri  «ciiltori  qualidcali  quali  prima- 
ri prelati  della  s.  Sede,  per  gli  udizi  e  iu- 
couìbtMize  che  disiinpegnarono,  e  per  le 
singul.ui  prerogative  che  goderono,  sic- 
come sudtiiaconi  pontiiìcii  e  apostolici  , 
adilelti  all'itnmedialo  servizio  del  soniuìo 
l'oiilcfjce.  L'autorità  di  tjuesli  sutldiaco- 
ni  111  somma,  non  meno  sul  cloro  inferio- 
re, che  sui  vescovi  stessi,  quando  spediti 
ad  amministrare  i  pingui  e  vastissimi  pa- 
trimonii  che  possedeva  la  chiesa  romana 
nelle  varie  provincie,  ed  alcuni  con  l'e- 
sercizio delle  Regalie  maggiori,  solevano 
i  Papi  ad  essi  commettere  le  loro  veci  ne- 
gli affari  pili  ai  dui  e  gelosi  per  l'osservan- 
za della  disciplina  ecclesiastica,  ed  anconi 
furono  inviati  Apoerisari  e  Nunzi  apo- 
stolici (/'.)a|)otenti  sovrani.  Il  iNIaraiigo- 
nxjsloria  dell' oratorio  di  Sancfa  Sancto- 
rum,  p..\  j.,  col  più  antico  Ordine  Roma' 
fio,  che  il  p.  Mabillon  nel  Musacuin  iLt' 
lictim  attribuisce  al  secolo  XI,  racconta 
come  il  l*apa  nel  giovedì  santo  in  dello 
oratorio  faceva  la  Lavanda  de' piedi  If.) 
a  1 1  suddiaconi  (in  uno  al  proprio  priore, 
e  ornati  di  colla  e  rocchetto),  ca[)pellani 
poulilicii,  mentre  da'canlori  cantavasi  il 
vespero,  dipoi  eseguendo  nella  vicina  ba- 
silica di  s.  Zaccaria  la  lavanda  ai?,  pove- 
ri. I  diaconi  ne'Ioro  ragguardevoli  mini- 
steri eranocoa(huvali  ilai  suddiaconi, dil- 
le diaconesse  e  dalle  suddiaconesse.  Tut- 
ti gli  ordini  de'suildiaconi  della  chiesa  ro- 
mana anticamente  erano  soggetti  e  dipen- 
devano dal  cardinalearcidiacono,  il  qua- 
le era  pure  f  icario  del  Papa.  Il  Hinaldi 
all'anno  198,11.°!  G,lasciòscrillo:"In  que- 
sl  anno  da  s.  Gregorio  1  fu  aggiunto  o- 
nore  e  dignità  all'ufllzio  de' Z?//è/j5on(/^.) 
iiiIloma,volendoche  fossero  regionarijCO- 
me  similmente  erano  i  notari  ed  i  sud- 
diaconi; imperocché  (pielli  a'quali  era  da- 
to il  nome  e  la  dignità  di  regionario,  con- 
venivano insieme  col  Pontefice  alle  sagre 
funzioni  (come  ampiamente  ragionai  a 
Cai'I'Elle  pontificie  e  ne' tanti  analoghi 
articoli);  e  siccome  i  diaconi  legionari  e- 
raiio  7^  così  delliilcsso  mistico  numero 


IO  SUD 

erano  i  notali, i  suddiaconi, i  difensori  re- 
gionari, ed  in  assenza  del  Pontefice  sede- 
vano col  clero,  ma  essendo  presente  sta- 
vano in  piedi;  ed  era  privilegio  tanto  ilei 
regionari  l'assistere  ^1  Papa  in  chiesa,  es- 
sendo per  altro  in  Uonia,  ed  in  ciascuna 
chiesa  diaconale,  nolari, suddiaconi,  e  di- 
fensori noti  regionari.  I  difensori  poi  era- 
no princi[)aln)enle  impiegati  nella  difesa 
de'poveri  e  delle  chiese,  e  solevansi  mau- 
daredalsonimo  Ponlefice  in  di  verse  pro- 
vincie,  e  delegavaiisi  loro  diverse  cause, 
e  cotnnietlevasi  la  cura  dei  Patrininni 
della s .  Sede [r .),inìcììc  con  titolo  di  ReC' 
lore  {f'-)i  come  dimostrano  le  molle  e- 
pistole  che  s.  Gregorio  I  ad  essi  scrisse. 
Nelle  cpjali  ancora  pone  la  furmola,  con 
cui  si  creavano  i  difensori,  secondo  i  lo- 
ro niinisteri,  e  avvertendoli  con  quanta 
modestia  e  con  quanta  piacevolezza  si  do- 
vessero portare  nelle  cause  de' vescovi.  Di 
che  riprese  certo  difensoie,  il  cpiale  aven- 
do a  poco  capitale  il  vescovo,  faceva  che 
i  chierici  di  lui  al  suo  tribunale  rappre- 
sentati fossero,  e  determinò  che  la  t .'  i- 
stanza  si  facesse  appresso  il  vescovo".  Da 
(\\\e^\\  Difensori ,  e  da'  Difensori  della 
chiesa  romana  (/''.),  derivarono  i  nobi- 
lissimi collegi  tuttora  fiorenti, degli  Udi- 
lori  di  Rota  {P' .),  e  degli  Avvocati  con- 
cistoriali [y.),  tra  i  (|uali  è  ancora  cospi- 
cuo l'antico  uffizio  dell'avvocalo  de'/'o- 
\cri(l^.).  1  sudtiiaeoni  della  chiesa  roma- 
na si  aumentarono  col  corso  de'secoli  fino 
al  numero  di  i\  nel  concilio  di  Raven- 
na del  967,  e  28  come  affermano  l'anna- 
lista Baronio  negli  Annali eccleùasliciiyX- 
l'anno  1  oSy,  e  GiovanniDiacono  nel  pon- 
tificalod'Alessandro  III  deli  i5q,nel  li- 
bro De  Ecclesia  Laleranensica\).'j;\ào\\- 
de  ne'secoli  XI  e  XII  ancora  sussisteva- 
no i  suddiaconi  in  3  classi  distinti,  e  cia- 
scuna composta  di  <j  chierici,  cioè  Regio- 
narii,  ch'era  la  i.'\  Cantori,  e  Palatini 
Ira'quali  uno  esercitava  l'ulliziodi  Snh- 
pnlnientario  (/^'.).  I  suddiaconi  regiona- 
ri vestivano  la  tonaca  ili  lino  bianco  o 
Camice  e  la  Pianeta,  sagre  vesti  che  li 


SUD 

distinguevano  da  quelli  delie  altre  cl)ie« 
se,  come  si  ha  da  s.  Gregorio  I,  Epist. 
12,  lib.  9;  dall'  Ordine  Romano  i.°;  e 
dal  Micrologo  o  Ivone  di  Chartres,  De 
ecclesiasticis  qf/iciis  cap.  8.  Oltre  le  ac- 
cennate prerogative,  maneggiavano  i  va- 
si sagri,  sebbene  contenenti  le  specie  eu- 
caristiche del  Pane  e  del  Fino  {F.),  co- 
me riferiscono  pili  Ordini  Romanij  pri- 
vilegio distintissimo,  cui  i  canoni  sem- 
pre rifiutarono  ai  suddiaconi  delle  al- 
tre chiese.  I  suddiaconi  regionari,  come 
i  diaconi  regionari,  furono  sempre  7,  e 
gli  altri  erano  come  semplici  titolari  :  la 
loro  precedenza  nasceva  dall'ordinazione, 
come  rileva  il  p.  Mabillon.  Nel  nuovo  ri- 
parto ecclesiastico  delle  regioni  di  Roma, 
si  aumentarono  secondo  i\  suo  iiuuiero 
tanto  i  diaconi,  che  i  suddiaconi  regiona- 
ri. Fra' suddiaconi  regionari  eran vi  il  sud- 
diacono staziotiario,  e  il  suddiacono  obla- 
zionario,  de' quali  parlerò  poi.  1  suddia- 
coni Cantori  pontificii  (F.),  periti  nel 
Canto  ecclesiastico  {F".),  ed  aventi  a  loro 
superiore  il  Primicerio  (^'.)di  grande  au- 
torità, qual  capo  e  regolatore  del  clero, 
ìncond)eva  loio  di  cantare  quando  cele- 
brava il  Papa  nelle  basiliche,  nelle  solen- 
ni messe,  nelle  stazioni,  nelle  processioni, 
e  nelle  principali  feste  della  città;  e  fra 
le  loro  prerogative  e  diritti  ricorderò  il 
sottoscriversi  agli  atti  de  Sinodi  vomaiìì, 
ed  a'ponliflcii  Dlplomi;\\  diritto  d'inter- 
venire all'  Elezione  de'  sommi  Pontefici 
{F.),  e  di  dare  il  loro  suffragio  ne'prirai 
secoli  della  Chiesa,  finché  neh  179  il  con- 
cilio di  Laterano  definitivamente  riservò 
tale  diritto  a 'soli  cardinali  di  s.  romana 
chiesa.  Nel  loro  articolo  e  altrove,  notai 
che  s.  Gregorio  I  eresse  la  scuola  de'can- 
lori,  chiamala  Orfanotrofio,  ed  era  come 
un  seminario  di  nobili  o  onesti  giovanet- 
ti che  desideravano  dedicarsi  al  chierica- 
to; ivi  erano  istruiti  con  ogni  cura  da  uo- 
mini valentissimi,  massime  ne'sagri  riti 
e  nel  cauto,  sotto  la  cura  del  primicerio 
de'cantori,  ed  aiutavano  nella  salmodia  i 
nuovi  nominati  cantori, e  cresciuti  in  età 


SUD 

venivano  ordinati  snililiaconi:  allora  en- 
ti a  vauo  a  sostenere  l'uffizio  di  cantoii,ser- 
■vendo  il  Papa  io  numero  di  n  nelle  sagre 
funzioni.  II  medesimo  s.  Gregorio  l  col  ca- 
none del  5g5  statuì,  die  i  cantori  doves- 
sero essere  sempre  suddiaconi,  proiben- 
do espressamente  il  cantorato  a'diaconi. 
Qual  fosse  l'abito  de'cantori,  lo  spiega  il 
b.  cardinal  Tommasi,  Praef.  in  Aiilif., 
p.  I  8;  ed  il  loro  luogo  era  situato  imianzi 
:d  santuario oprftsbilerio,  divisi  in  due  co- 
ri con  alternativo  canto.  Osserva  .Sardi 
the  i  7  suddiaconi  della  Schola  cantorurn, 
che  servivano  ne'pontifioali  del  Papa,  e- 
rano  diversi  dagli  altri  cantori  che  assi- 
stevano quando  celebravano  i  cardinali: 
i  7  cantori  maggiori  doveano  presiedere 
alle  scuole  de'cantori  minori.  Non  pochi 
suddiaconi  cantori  furono  elevali  al  car- 
dinalato,  e  non  di  rado  al  pontificato.  I 
sodiWixconì  Pnlalinì  furono  chiamati  an- 
che Basilicarì,  o  equivalentemente  sub- 
diaconi  Basiticae  o  ncholae  Basilicae,po\- 
che  servivano  al  Papa  quando  celebrava 
pontificalmente  nella  basilica  Lateranen- 
se  (.^chiesa  del  mondo  cattolico,  o  nelle 
cappelle  palatine  del  Patriarchio  o  Pa- 
lazzo  apostolico,  e  cantando  l'epistola, ol- 
tre il  leggere  alla  mensa  pontifìcia.  Altri 
vogliono  che  cantassero  pure  l'evangelo 
nel  Lnteiano,a  diversità  de' regionari  che 
lo  cantavano  nelle  regioni:  temo  però  che 
gli  abbiano  confusi  co'diaconi, come  loro 
uffizio.  Variò  il  numero  de'suddiaconi  ba- 
silicario  palatini,  ed  il  Baronione  nume- 
rò 4j  "l'J  Cancellieri,  Memorie  delie  sa- 
gre Teste,  p.  2,  e  citando  Mabillon,  Corn- 
ment.,  dichiara  che  7  erano  i  suddiaconi 
palatini;  e  lo  confermano  Magri  e  Piaz- 
za, aggiimgendo  che  portavano  avniili  al 
Papa  la  Croce  pontifìcia  [f^.).  Dal  me- 
desimo Caroiiio  airannoio57,  n.°  22,  e 
da  un  antico /i/7»(7/e  della  basilica  Vati- 
cana si  ricava,  che  i  suddiaconi  della  chie- 
sa romana  erano:  7  regionari,]  quali c;in- 
tavano  l'epistoìe  e  le  lezioni  nelle  stazio- 
ni; 7  palatini,  che  facevano  lo  stesso  nel- 
la basilica  Luleraueusci  e  7  della  scuola 


SUD  II 

(\ecanlori,  i  quali  cantavano  solamente 
quando  celebrava  il  Papa.  Quanto  a'sud- 
diaccni  regionari  deaomìnaù  stazionale 
e.  oblazionarioj  il  i. "vocabolo  si  applicò 
tanto  a  un  suddiacono  regionario  per 
quanto  eseguiva  neWe  stazioni  ove  inter- 
veniva il  Papa, quanto  al  suddiacono  pa- 
latino che  in  esse  pure  portava  la  croce, 
non  però  la  pontificia,  ma  la  particolare 
Croce  stazionale [P^.),ch(i  nsavasi  anco- 
ra nelle  Processioni, sempve  egualmente 
innanzi  al  Papa;  altri  sorissercj  che  n'era 
delatore  un  diacono.  Per  ([uesta  croce  e- 
ravi  la  palatina  scuola  della  croce,  com- 
posta di  suddiaconi,  ed  in  seguito  ne  fa- 
cevano parte  soltanto  alcuni  di  essi  e  pa- 
le due.  11  Moretti,  De  Presbiterio,  rac- 
conta che  i  suddiaconi  palatini  o  aposto- 
lici erano  i  custodi  tiella  croce  papale,  e 
designavano  le  croci  da  portarsi  nella  ba- 
silica Vaticana,  in  occasione  delle  Lita- 
nie maggiori.Sembvri  meglioritenere,clie 
la  croce  stazionale  fosse  portata  da'sud- 
diaconi  regionari  ,  perciò  detti  ancora 
Subdiaconi  de  Cruce  o  Scholae  Crucis, 
mentre  le  basiliclie  per  la  delazione  delle 
loro  croci  comuni  aveano  un  collegio  di 
chierici  detti  della  croce,  e  le  portavano 
ne'giorni  delle  stazioni  e  processioni.  La 
croce  stazionale  prese  questo  nome  dal 
portarsi  per  le  stazioni,  ed  erano  gemma- 
te e  con  medaglie  istoriate  o  ornate  di  scu- 
detti tonili  in  basso  rilievo,  più  preziose 
e  più  belle  delle  altre;  già  esistevano  sot- 
to s.  Leone  III  del  70 5, e  di  mg.''  Ciam- 
pini  abbiamo  Dissert.  de  Cruce stationa- 
li:  prima  di  tal  Papa  s.  Gregorio  I  avea 
fatto  vasi  e  croci  d'argento  per  le  stazio- 
ni, di  cui  fu  tanto  benemerito.  Il  Magri 
chiama  suddiacono  Stationarius,  civ\e\io 
che  ministrava  al  Papa  celebrando  nel- 
la chiesa  della  stazione,  h' Oblazionario 
[P^.)  fu  diacono  e  suddiacono,  e  riceveva 
rOA/(isi'0^2ede't'edeli,cioè  il  diacono  il  vi- 
noj  il  suddiacono  il  pane  nella  messa,  e 
se  ne  ha  memoria  che  già  esisteva  nel 
5(3o:gli  oblazionari  della  chiesa  romana 
aveano  il  priore  e  il  sotto-priore,  ed  era- 


12  SUD 

no  uffizi  distinti.  Ne  tratta  il  p.  Berlen- 

di,  Delle  oblazioni  all'aliare,  e  dice  che 
l'oblazionario  suddiacono  raveano  pure 
altre  cliiese;  nella  cliiesa  romana  i  sud- 
diaconi ricevute  dal  popolo  le  olFerte,  le 
consegnavanoal  diacono  per  metterle  so- 
pra l'altare,  mentre  cantavasi  1'  Offer- 
torio {f^-)j  di  che  esiste  memoria  nelle 
messe  solenni,  ove  il  suddiacono  olire  al 
diacono,  dopo l'evangeloe  cantatoli  sim- 
bolo, la  patena  col  pane,  il  calice  e  poi  il 
■vino.  Fattele  oblazioni  del  pane  e  del  vi- 
no, si  faceva  quella  <\Q\Vacqua  da  infon- 
dersi col  vino  nel  calice,  ed  i  chierici  can- 
tori l'olfrivano  al  suddiacono,  il  (piale  la 
presentava  al  diacono  che  l'infondeva  nel 
calice.  Dice  Magri ,  che  Stibdiaconiis  a- 
hlalionarius  era  quello  che  raccoglieva 
le  oblazioni,  ed  era  capo  di  tutti  i  sud- 
diaconi ,  chiamato  dai  greci  Dontcstico 
(/-^.),come  scrìve  Anastasio  Bibliotecario: 
Priniuin  subdiaconoruin  ^raeci  Dome' 
sticum  vocant,qHciìi  romani  Obladona- 
rius.  Molte  notizie  erudite  ci  dùNnrdi  sui 
suddiaconi  della  chiesa  romana,  prelati 
nobilissimi  della  s.Sede,e  diversi  da'sud- 
diaconi  minori  delle  chiese.  Riferisce  che 
nell'antichissimo  0/7/me/io/7irt/zo//si  ap- 
prende ch'era  vi  V  A  rei  suddiacono  (^  .), 
che  dovea  essere  il  caput,  xcholae  o  pri- 
micerio de'  suddiaconi.  Ne'  primi  secoli 
della  Chiesa,  la  s.  Sede  inviò  le  sue  lettere 
per  alfari  urgenti  a'primali,per  mezzo  dei 
sudiliaconi  maggiorijed  i  suddiaconi  pon- 
tilìcii  aiutavano  i  cardinali  a  battezzare 
nel  Laterano.  Inoltre  di  essi  si  servi  la 
s.  Sede  in  all'ari  della  più  alta  importan- 
za, ecclesiastici  e  civili.  Ne'memorati  pa- 
trimonìi  della  chiesa  romana  tenevansi 
de' rettori,  talora  notari,  difensori  e  sud- 
diaconi, prelati  maggiori  o  minori,  per 
amministrarli  e  governarli.  Papa  s.  Sim- 
maco del  4o^  commise  le  sue  veci  in  Si- 
cilia a  Pietro  suddiacono  Scdis  noslrac. 
papa  Vigilio  del  54"  creò  cardinale  suil- 
diacono  il  celebre  Aratore,  personaggio 
che  uvea  esercitate  grandi  cariche  nel- 
Taupcro,  e  riparlai  di  lui  nel  voi.  LV,  p. 


SUD 

2  11.  Pelagio  II  del  578  si  servi  molto 

dell'opera  de'suddiaconi  della  chiesa  ro- 
mana in  delicati  incarichi.  Neil'  elezio- 
ne del  vescovo  di  Milano,  s.  Gregorio  I 
mandò  a  presiederla  Giovanni  suddiaco- 
no e  rettore  del  patrimonio  della  Ligu- 
ria; ed  al  suddiacono  Fantino  commise 
l'esame  della  causa  d'un  vescovo  accu- 
sato dal  clero  di  sua  chiesa.  Da  Antemio 
suddiacono  rettore  del  patrimonio  diNa- 
poli  fece  intimare  al  vescovo  Pascasio  di 
eleggere  il  vicedominoe  il  maggiordomo, 
e  se  non  ubbidiva  adunasse  il  clero  e  li 
eleggesse;  indi  ordinò  ad  Antemio  di  ve- 
gliare sull'elezione  d'un  vescovo.acciò  non 
v'intervenisse  simonia,  e  che  costringesse 
il  vescovo  d'Amalfi  alla  residenza;  flnal- 
menteadAntoninosnddiacono  ilella  chie- 
sa romana  e  rettore  del  suo  patrimonio 
in  Dalmazia,  comandò  che  intimasse  a 
Natale  vescovo  di  Salona  di  ripristinare 
Onorato  nel  suo  arcidiaconato,  per  aver- 
lo per  forza  ordinato  prete,  quantuncjue 
avesse  nominato  il  nuovo  arcidiacono. 
Doveano  questi  rettori  invigilare  su'  ve- 
scovi, riprenderli  e  per  ordine  del  Papa 
puniili  :  aveano  facoltà  per  le  cause  tra  i 
vescovi,  e  spesso  le  piìi  gravi  inciunben- 
ze  :  s.  Gregorio  I  sgridò  Anatolio  rettore 
della  Campania  e  suddiacono  della  chie- 
sa romana,  per  non  aver  corretto  certi 
vescovi  negligenti.  Talora  questi  sudilia- 
coni  erano  richiesti  per  vescovi,  per  le 
loro  eccellenti  qualità:  Primogenio  sud- 
diacono regionarioapostoliconel  G80  eb- 
be il  patriarcato  di  Grado.  Altri  furono 
presidi  di  città  e  provincie,  dopo  l'ori- 
gine del  principato  temporale  della  s.  Se- 
de. Anche  l'Adami,  Ricerche  delcarce- 
reTulliano,p.  i  o5, rileva  gli  ufUzi  de'sud- 
diaconi dispensatori  e  rettori  delle  dia- 
conie,non  di  Roma, ma  fuori  di  essa  e  nel- 
le città  o  Provincie  ov'erano  i  beni  di  s. 
Chiesa,  che  da'Papi  si  mandavano  a  go- 
vernare da'  sudiliaconi  regionari  ;  e  nel 
7iv5  s.  Gregorio  li  avea  Teodinio  sud- 
diacono regionario  rettore  della  s.  Salo, 
e  disponsalorc  della  diaconia  di  s.  AuJrea 


SUD 

di  Nnpoli.  Il  Baronio  ha  credulo  che  il 
i.°  suddiacono  eletto  Papa  fosse  s.  Adeo- 
dato 1  nel  6i5,  ma  Novaes  lo  nega  e  lo 
dice  figlio  d'un  suddiacono.  Prima  di  lui 
e  nel  536  alcuni  vogliono  che  Papa  s.Sil- 
verio  fosse  suddiacono,  ma  piti  piobabil- 
menle  diacono  regionario.  Molli  opinano 
che  l'esclusione  de'suddiaconi  dal  ponti- 
ficato debba  ripetersi  dal  decreto  del  sino- 
do romano  convocato  nel  769  da  Stefa- 
no III  dello  IV  in  cui  fu  stabilito:  »  Ne 
ullus  unquam  praesumat  laicorum,  nc- 
que ex  alio  ordine,nisi  per  dislinctos  gra- 
dos  ascendens  diaconus,  aut  presbyter 
cardinalis  fuerit  ad  sacrum  Pontificalus 
honorem  posse  promoveri".  Il  Cenni  che 
ne  pubblicò  gli  atti,  dice  che  tal  decreto 
fu  fatto  a  cagione  dell'antipapa  Costan- 
tino, intruso  senz'ordine  alcuno,  e  perciò 
il  I  ° Laico  (  V.)  che  occupò  la  cattedra  a- 
poslolica;  e  siccome  anche  prima  erano 
i  suddiaconi  esclusi  dal  pontificalo,  cosi 
Cenni  non  conviene  che  da  tal  grado  vi 
fosse  sollevato  s.  Adeodato  I.  Opina  Lau- 
renli,  che  nel  secolo  XI  non  fosse  in  vi- 
gore tal  decreto,  poiché  Stefano  X  mo- 
rendo nel  I  o58,  consultaloe  richiesto  dai 
romani  di  designare  il  Successore[V.)y  5 
ne  propose,  Ira' quali  Ildebrando  allora 
suddiacono  della  chiesa  romana  ed  eco- 
uomo  della  s.  Sede  fatto  da  s.  Leone  IX, 
Apostolicae  Sedis  sub  diaconus,  che  poi 
Nicolò  II  ordinò  arcidiacono  cardinale,  e 
quindi  fu  Papa  s.  Gregorio  VII.  Aggiun- 
ge luttavolta,  che  molti  suddiaconi  asce- 
sero al  ponlificato,ma  èquestione  inqual 
tempo  ne  sicno  slati  nuovamente  esclu- 
si; e  che  finalmente  Pio  IV  colla  bolla  la 
cligendis  tccltsiarum  praelatis, iXvkh\\i  ili 
non  doversi  ammettere  al  Conclave  (  r.) 
que'cardinali  che  non  fossero  almeno  dia- 
coni. Nondimeno  al  cardinalato  sino  dai 
primi  secoli  vi  furono  elevati  molli  sud- 
diaconijComepuò  vedersi  nelle  biografie, 
e  qui  ne  ricorderò  alcuni.  Stefano  IV  det- 
to V  era  nel  grado  di  suddiacono  della 
chiesa  romana  quando  s.  Leone  IH  del 
793  lo  sollevò  a  cardinale  diacono,  e  poi 


SUD  i3 

l'ebbe  a  successore.  Sergio  II  ordinò  sud- 
diacono Nicolò,  e  s.  Leone  IV  l'innalzò  a 
cardinale  diacono,  e  nell'SSB  divenne  Pa- 
pa <«.  Nicolò  I.  INIartino  li  creò  prete  car- 
dinale Stefano,  che  Adriano  li  avea  or- 
dinato suddiacono, indi  nell'SSS  fu  Papa 
Stefano  Y  detto  VI.  Neh  i65  Alessandro 
HI  creòcardinale/ir/v/Jrt/J/zOjSuddincono  e 
notaro  apostolico. Lucio  ili  nel  i  i  82  creò 
cardinaliPandolfo/J/rt5CrteSoftiedo  Gae- 
(ani,  suddiaconi  del  palazzo  apostolico, 
il  I  ."dell'ordine  de' preti,  il  2.° di  quello 
de'  diaconi.  Clemente  III  nel  i  188  fece 
cardinale  Alessio  Arcipreti,  ch'era  slato 
ordinalo  suddiacono  della  chiesa  roma- 
na. Innocenzo  III  neli2o5  elevò  al  car- 
dinalato (j/0i'rtt/ji2i  suddiacono,  notaro  a- 
postoli  co  e  Uditore  di  Rota  {^''.).  Urba- 
no IV  nel  1262  creò  cardinale  diacono 
Pirunto  Conti  suddiacono  apostolico. Bo- 
nificioVIlI  nel I2C)5 fece cardinaleFran- 
cesco  Gaelani  cnppeWauo  pontificio  ossia 
uditore  di  iota.  E  per  non  ricordare  al- 
tri esempi,  Nicolò  V  fece  suddiacono  a- 
postolico  Piccolomini,  che  nella  corona- 
zione gli  portò  la  croce  avanti  ;  Calisto 
III  lo  creò  cardinale,  e  gli  successe  col 
nome  di  Pio  11.  Nell'BgG  fu  intruso  Bo- 
nifacio VI,  u»a  fu  deposto  prima  dal  gra- 
do di  suddiacono,  poi  da  quello  di  pre- 
te. Anche  nel  voi.  IX,  p.  276  feci  men- 
zione de'  cardinali  suddiaconi,  ed  il  Co- 
liellio  riporta  Lolaruigo  fatto  nel  loSy 
da  Vittore  II;  econTomassini  notai, che 
nel  sinodo  romano  del  C)63,dopo  Giovan- 
ni suddiacono  cardinale,  trovasi  Stefano 
arciaccolito  coli  tutti  gli  accoliti,  non  pe- 
rò facenti  parte  del  Sagro  collegio [F.). 
Degli  accoliti  (/'.)  della  s.  Sede,  palatini, 
regionari,  stazionari  e  ceroferari  con  pri- 
micerio,riparlai  a  SEGNATURA,dicendo  dei 
prelati  votanti  accoliti  apostolici.  Degli 
accoliti  della  chiesa  romana  si  deve  rife- 
rire l'origine  a'  primi  tempi  della  mede- 
sima; ministri  inferiori  dell'altare,  pre- 
paravano gli  arredi  sagri  e  servivano  i 
ministri  superiori,  e  perciò  con  ministe- 
ro assai  diverso  da'diaconi  e  da'suddia 


i4  s  U  D 

coni;  imperocché  gli  accoliti  soleva  no  am- 
luinistrare  a've.scovi,(la'<|uali  erano  spes- 
so mandali  a  conforlare  oa  portar  lette- 
re a'fedeli,  e  le  Eiilogie  [F.)  o  pani  be- 
nedetti; e  perciò  erano  astretti  all'obbli- 
go del  silenzio  e  della  disciplina  (.lell'ar- 
cano,  ne'primi  tempi  in  cui  i  fedeli  erano 
ad  ogni  passo  insidiati  da'gentili.  Gli  ac- 
coliti servivano  ancora  a'diaconi  nel  pre- 
parare i  v;isi  sagri  e  gli  altari,  nell'accen- 
dere  e  portare  i  Lumi  (^'.),  de'quali  fa- 
cevasi  uso  da'  fedeli  nelle  sagre  Sinassi 
(^.),  e  sostenendo  i  CandeWcn  (/^.)_,on- 
de  fmono  i\q\.ì\ ceroferari  dall'acoendere 
e  portar  le  raiirlelc.  Nel  ponlilieato  di  s. 
Cornelio  del  2  54  §''  accoliti  della  chieda 
romana  erano  4^  e  di  visi  nelle  3  classi  de- 
scritte da  Panvinio,  Arringhi  e  altri:  /ic- 
coliti palatini, che  suvv'wauo  al  Papa  nel 
palazzo  apostolico,  e  nella  basilica  Late- 
lanense:  /accoliti  stazionari^  il  cui  u(fi- 
cio  principalmente  consisteva  nel  servir 
il  Papa  nelle  chiese  delle  stazioni:  Acco- 
liti regionari^  che  servivano  co'  suddia- 
coni i  diaconi  nelle  f;?/Vico/j/e  cardinalizie, 
ed  erano  7  e  portavano  co'suddiaconi  i  7 
candellieri  nelle  processioni  e  pontidcali 
del  Pa[ia,  il  che  rimarcai  ancora  nel  voi. 
LVIlIj  p.  5.  l'ero  il  p.  Mal)illon  ammet- 
te duesoli  generi  di  accoliti  nella  chiesa 
romana,  regionari  che  prestavano  il  loro 
servigio  a'diaconi  e  al  Papa,  e  titolari  che 
servivano  nel  Zi7o/o  delle  loro  chiese:  no- 
mina pure  gli  accoliti  ^a/cz/i«/jma  li  cre- 
de della  basilica  Laleranense,  e  che  gli 
accoliti  stazionari  si  prendessero  da'  re- 
gionari, i  quali  sono  coetanei  alla  divisio- 
ne ecclesiastica  diRoma in  ^regioni  o  par- 
li. Verso  il  V  secolo  era  ullicio  degli  ac- 
coliti regionari  il  trasferire  la  ss.  Eucari- 
stia die  si  consagrava  dal  Papa,  alle  chie- 
se titolari  di  Roma.  Nelle  Cappelle  pon- 
tificie sono  acculiti  apostolici  i  ricordali 
prelati  di  segnatura;  accoliti  ceroferari  i 
cubiculari  Cappellani  comuni  del  Papa 
{f.),  e  talvolta  sono  suppliti  iW Chierici 
della  cappella  pontificia  (/'.).  Ritornan- 
do a'suddlaconì  della  chiesa  romana,  sul 


SUD 

declinar  del  secolo  XII  crebbero  iodefi- 
nitamente,senzache  piìi  determinato  fos- 
se il  loro  numero,  laonde  nel  pontificato 
d'Innocenzo  Ili  deli  198  cominciò  a  di- 
menticarsi e  cessare  lu  loro  antica  classi- 
ficazione in  regionari, palatini  e  cantori; 
finalmente  cessò  altresì  ogni  idea  dell'an- 
tica distinzione  nel  secolo  XV,  in  cui  ven- 
nero promiscuamente  appellali  Suddia- 
coni apostolici.  Subdiaconi  apostolici  , 
che  intervenivano  a' Possessi  de  Papi  a 
cavallo.  Quando  la  cavalcata  si  faceva  in 
paramenti  sagri, i  suddiaconi  incedevano 
omne.s  super  rocchetlos  innicellas  albas 
hahebant,  seguili  dagli  uditori  di  rota, 
da'chierici  di  camera,  dagli  accoliti  Pa' 
/;cZ(?,  I  (juali  ^ìoilavano  super  pelliccia  su- 
per roccliettis,  comesi  legge  nella  descri- 
zione di  (pjello  deli4B4  P^'"  Innocenzo 
VIII.V'Mitervenivanopure:>S'«if//rtco/ìM5 
latinus,  diaconus  et  subdiaconus  graeci, 
sacris  i'cslibus  indilli,  quorum  niedius  e- 
rat,  a  dextris  ejus  laiinus,  et  a  sinistris 
graccus,  subdiaconi.  Allora  essendo  uni- 
ta alla  funzione  del  posse>so  la  preceden- 
te coronazione,  nel  pontificale  di  questa 
il  diacono  e  i  suddiaconi  Ialini  e  greci  nei 
due  idiouìi  aveano  cantato  l'epistola  e  il 
vangelo;  mentre  il  cardinale  diacono  che 
avea  cantato  l'evangeio  in  latino,  caval- 
cava tra'due  cardinali  diaconi  assistenti 
del  Papa.  Quindi  il  Papa  dispensava  il 
Presbiterio  {^'.),  inclusi vamente  a'Sub- 
diaronis,  Audtloribus,  Clericis Camerae, 
Acolitis.  Dopo  il  I  5  1 3  e  il  possesso  diLeo- 
neX,  la  cavalcata  non  ebbe  più  luogo  col- 
le sagre  vesti,  laonde  i  suddiaconi  apo- 
stolici proseguirono  il  loro  intervento  a 
cavallo,  Clini  habito  violaceo,  cum  roc- 
chrlto  et  mantelletto,  dopo  gli  accoliti  e 
gli  uditori  di  rota;  gli  accoliti  nella  basili- 
ca Laleranense  assumevano  la  colla  sul 
rocchetto,  i  suddiaconi  la  lonicelia,  e  con 
questa  uno  di  loro  portava  la  croce  pon- 
tificia, e  cantavano  le  Laudi  o  acclama- 
zioni come  nella  funzione  della  Corona- 
zione del  Papa.  Nel  Cercmoniale  della 
chiesa  romaua,con)pilato  daAgoslinoPa- 


SUD 

trizi  nel  poDlificalotl'InnocenzoVIII, tro- 
vasi una  celta  disliuzione  fra'sudcliaconi 
partecipanti  nei  numero  ili  5,ene'  sud- 
diaconi non  partecipanti,  il  cui  numero 
era  indeterminato,  e  furmanti  il  collegio 
de' suddiaconi  apo<;(oUci.  Scrisse  i\Ia,^ii 
che  i  suddiaconi  apostolici  vestono  di  pao- 
nazzo nelle  pubbliciie  funzioni, colia  cap- 
pa vescovile,  ch'erano  cariche  venali(cioè 
i  partecipanti,  e  come  tante  altre  che  si 
acquistavanocoD  esborsare  una  somma); 
ma  Alessandro  VII  togliendo  tale  abuso, 
conferì  il  titolo  e  l'udlzio  di  suddiaconi 
apostolici  a'  prelati  Uditori  di  Rota,  ai 
quali  concesse  l'abito  paonazzo,  e  la  pre- 
cedenza sui  Chierici  di  Camera  {f'^-);  co- 
sì anche  per  maggior  decoro  della  cap- 
pella pontifìcia,  conferì  l'accolilato,  pri- 
ma anch'esso  venale,  a' prelati  referen- 
dari e  Piotanti  di  segnatura,  reslitueiido 
il  prezzo  a  coloro  i  quali  aveano  compra- 
to gli  uffizi  del  suddiaconato  e  dell'acco- 
lilato.  Dunque  errò  Cancellieri  nella  Sto- 
na de  possessi  p,  489,  nell'asserire  che 
il  collegio  de'suddiaconi  fu  abolilodaGio- 
vanni  XX II,  e  ad  essi  furono  surrogali 
gli  uditori  di  rota.  Già  a  Cappelle  Po:y- 
TiFiciE  §  IV  :  Ministri,  cantori  e  inser- 
vienti delle  cappelle  palatine,  tenni  pro- 
posito di  essi,  come  del  prete  assistente, 
diacono  e  suddiacono  assistenti  (e  di  essi 
anche  nel  voi.  XIX, p.  299 e  altrove); ed 
ancora  de'diacouo  e  suddiacono  greci(dei 
quali  riparlai  ne'  voi.  XXXII,  p.  i^Z  e 
seg.,  XXXIII,  p.  52),  perchè  il  Papa  ce- 
lebrando solennemeiite,in  segno  della  co- 
munione con  tutti  i  cattolici,  riunisce  i 
due  riti  latino  e  greco  specialmente  nel 
canto  \\t\V Epistola  e  dell' £"t'^'?^e/o(^'.); 
e  per  le  sagre  vesti  che  indossano  e  uffizi 
che  esercitano  tutti  i  ricordati  sagri  mi- 
nistri, come  degli  altri  seguenti,  ne  trat- 
tai in  tutto  il  citato  dilfiisissimo  articolo, 
edinque'mollissimiche  gli  sono  relativi. 
Quindi  parlai  de'suddiaconi  apostolici,  e 
degli  accoliti  apostolici. Di  questi  due  col- 
legi narraicome  Alessandro  VII, per  mag- 
gior decoro, splendore  e  dignità  della  cap- 


SUD  i^ 

pella  pontificia,  e  delle  s;igre  funzioni  che 
in  essa,  e  nelle  basiliche  e  chiese  di  Ro- 
ma celebra  o  assiste, col  h\-c\ti  Niiper  cer- 
tis  ex  cautis,  de'26  ottobre  1  655, presso 
il  Bull.  Roni.  t.  G,  par.  4,  p-  57,  e  il  Der- 
ni no,  Il  tribunale  della  s.  Rota  romana 
p.  9  5:  Crealio  Auditorwn  s.  Rotae  inSub- 
diaconos  aposiolicos,  et  f^olantinui  Si- 
gnaturae  j'uititiae  in  Jcolytos  apo^toli- 
cos.  Estinse  e  soppresse  i  collegi  de'sud- 
diaconi apostolici  e  degli  accoliti  aposto- 
lici, che  assistevano  e  servivano  il  Papa 
iieile  messe  solenni,  nelle  processioni  e 
nelle  altre  sagre  funzioni,  eco'loro  uffizi, 
prerogative,  attribuzioni  ed  emolu(ueu- 
ti,  a'primi  sostituì  gli  uditori,  a'secondl 
i  votanti;  cessando  così  la  venalità,  colla 
quale  da  uomini  denarosi  si  comprava- 
no gli  onorevoli  uffizi  di  suddiacono  e  ac- 
colito, uso  sconvenevole  e  non  corrispon- 
dente alla  dignità  degli  antichissimi  mi- 
nistri sagri  del  palazzo  apostolico,  ed  ai 
cospicui  gradi  di  suddiac(mi  e  accoliti  a- 
postolici.  Il  Papa  fece  restituire  a  ciascu- 
no de'soppressi  uffizi  il  prezzo  da  loro  pa- 
galo,e  loro  vita  durante  gli  conservò  l'a- 
bito paonazzo  e  altri  titoli  d'onore.  Seb- 
bene altri  collegi  prelatizi  aspirassero  di 
succetlere  a'suddiaconi  apostolici,  Ales- 
sandro VII  considerando  gli  antichi  me- 
riti degli  utlitoridi  rotarle  loro  qualifiche 
di  giudici  Lateranensi  e  cappellani  pon- 
tificii, e  che  esercitavano  nelle  sagre  fun- 
zioni papali  l'uffizio  di  suddiacono,  volle 
a  lutti  preferirli,  aggiungendo  loro  altre 
onorificenze  ed  utili.  Dal  palazzo  aposto- 
lico godevano  la  sola  parte  del  pane  dio- 
nore,e  loro  accrebbe  pure  quella  del  vino, 
etpiivalente  a  scudi  5o  annui  per  ciascu- 
no; e  siccome  da  secoli  vestivano  di  ne- 
ro, volle  che  vestissero  di  paonazzo  e  con 
fiocco  simile  al  cappello.  Ad  alcuni  udi- 
tori non  piacque  il  variato  colore  in  loro 
ripristinato,  perchè  col  nero  erano  gli  u- 
nici  in  Pvoma  a  portare  il  rocchetto. Pen- 
dendo litedi  precedenza  co'chieiici  di  ca- 
mera, il  Papa  considerando  le  antiche  pre- 
rogative degli  uditori, eche  i\ea,VIngres- 


iG  SUD 

si  solenni  in  Roma  {V.)  degl'imperalo- 
li,  scfjm'halur  subcliaconi  omnes,  jiuli- 
res  lìolac,  clerici  caiiterae,ncolylhi,  cu- 
ìncularl  eie,  la  concesse  agli  uditori  di 
rota,  e  dopo  di  essi  al  HJaestro  del  s.  Pa- 
lazzo (/^.),  compensando  in  altri  modi  i 
cliieiici  di  camera;  onde  i  éna  collegi  pa- 
cificamente tornarono  ad  assistere  alle 
pontificie  funzioni.  Gli  uditori  erausi  ri- 
tirati pure  dall'intervenlonelle  cavalca- 
le da  I  o  anni,  perchè  il  romano  Innocen- 
zo Xj  benché  stalo  (jditoie  di  rotn,avea 
permesso  a'baroni  di  sua  patria  d'occu- 
pare il  luogo  vicino  alla  croce  papale,  go- 
duto per  l'addietro  dagli  uditori.  Ales- 
sandro VII  perii  suo  possesso  ad  essi  lo  ri- 
pristinò, facendo  dire  a'baroni,  che  l'in- 
cedere presso  la  croce  meglio  conveniva 
al  cetodi  quello  che  la  portava  e  i  cui  pre- 
lati ei-;ino  capjìellani  del  Papa.  Dice  No- 
vaes  nella  Storia  d' Alessandro  VIl^  che 
questi  obbligò  gli  uditori  di  rota  ad  es- 
sere veri  suddiaconi,  con  prendere  gli  or- 
dini sagri.  A'volanti  di  segnatura  surro- 
gati gli  accoliti  apostolici, Alessandro  VII 
commutò  la  pai  tedi  pane  comune  di  pa- 
lazzo, in  parte  più  nobile,  eguale  a  quel- 
la de'cardinali.  Raccontai  pure  che  Ales- 
sandro VII  col  breve  Pro  pasioralis  offi- 
r/i,de'io  dicembre  1 655,  Z?«//.cit.  p.  66: 
Ut  in  Mifsamm  soleniniuniyet  l'espera- 
rtim  in  Cappcllis  pontificiis  celebratio- 
ne  sacerdoiis  assisteniix,  ne  diaconia,  et 
subdiaconis  officia  per  canonicoss.  Joan- 
ìiis  Lateranensis,  ac  s.  Petti,  et  s.  Ma- 
rine fliajorisde  Urbe  respective  pera  gan- 
nir. Vale  a  dire,  1'  uflìzio  di  prete  assi- 
slente,  e(|uivalente  all'arcidiacono,  do- 
vesse esercitarlo  un  canonicoLateranense, 
quello  di  diacono  un  canonico  di  s.  Ma- 
lia Maggiore,  il  che  tuttora  <^  in  vigo- 
re. Cos'i  soppresse  i  precedenti  ministri 
assistenti  della  cappella  pontifìcia.  Feci 
pure  menzione  del  disposto  col  breve  A- 
lias  nos,  de' IO  giugno  1657,  Bull.  cil. 
p.  I  S2:Erectio  qualnor  offìcioruni  cleri- 
conint  cerofcrarioruni  Cappcllae  ponti- 
ficiae,  Buasolanti  (/'.).  Dissi  per  ultimo 


SUD 

de' cantori  pontificii,  e  della  loro  antica 
nfliiiatura  quotidiana,  feriale  e  comune, 
eseguita  nel  palazzo  apostolico,  sino  alla 
metà  del  pontificato  di  Pio  VI.  Degli  uf- 
fici del  suildiacono  apostolico  e  degli  ac- 
coliti apostolici  nella  cappella  pontificia 
tratta  ancora  ilChiapponi.L'ulliciodidia- 
cono  e  di  suddiacono  della  cappella  pon- 
tificia, ha  ancora  l'onorevole  prerogati- 
va di  unmediataraente  assistere  la  perso- 
na del  sommo  Pontefice  nella  rispettiva 
qualifica  di  diacono  e  suddiacono  in  tut- 
te le  funzioni  che  esso  faccia,  fuori  il  so- 
lenne pontificale  (oltre  quelle  altre  de- 
scritte a  Cappelle  pontificie),  nel  quale 
un  cardinale  diacono  esercita  il  ministe- 
10  di  diacono,  ed  un  uditore  di  rota  quel- 
lo di  suddiacono.  Per  cui  nella  stretta  e- 
tichetla,  i  canonici  delle  3  patriarcali  ba- 
siliche Lateranense,  Vaticana  e  Liberia- 
na (alle  quali  classi  appartengono,  come 
ho  detto,  i  3  ministri  sacri  della  cappel- 
la pontificia),  fino  a  recentissimo  tempo 
mai  non  accettavano  1'  invilo  di  fire  da 
ministri  sagri  a'cardinali  stessi,  fuori  cioè 
della  cappella  pontificia,  ritenendosi  che 
i  ministri  sagri  i  quali  iminediataiuen- 
le  assistono  il  i*apa,  non  sia  conveniente 
che  assistano  altri.  Da  questa  regola  pe- 
rò si  ritiene  eccettuato  il  caso  nel  qua- 
le, compreso  il  celebrante,  sieno  tutti  ca- 
nonici delle  patriarcali  basiliche  mento- 
vate. Come  ancora  l'assistenza  a'cardina- 
li nelle  benedizioni  nella  Chiesa  di  s.  Teo- 
doro àeW  A rcicon fraternità  del  ss.  Cuore 
di  Gesìidelta  <\e  Sacconi,  considerando- 
si lutti  come  confratelli.  Al  sommo  Ponte- 
fice inoltre  si  assiste  dal  diaconoesuddia- 
cono  della  cappella  pontificia,  in  tutte  le 
funzioni  comprese  le  consagrazioni  delle 
Chiese  (e  della  recentissima  di  s.  Paolo 
parlerò  a  Tempio),  degli  altari,  e  de'^^^ 
tisterij  e  nella  Coronazione  delle  s.  Ini- 
magini  (e  dell'ultima  latta  nella  basilica 
Vaticana  farò  parola  a  Teatine),  bene- 
dizioni d'ìcampane  (diche  farò  menzione 
a  Tor.RE  camp.anaria),  benedizioni  col  ss. 
Sagraoieulo,  ed  altre  consimili.  Si  deve 


SUD 
avvertire,  che  ritenendosi  i  lie  capitoli 
(Ielle  memorale  basiliche  patriarcali  di 
eguale  rango,  vi  è  l'inveterata  consuetu- 
dine,chequando  trattasi  di  tali  sagre  fun- 
zioni fuori  delle  ordinarie  cappelle  ponti- 
ficie, e  che  abbiano  luogo  in  alcuna  delle 
stesse  3  patriarcali  basiliche,  allora  quel- 
Jo  de'sagri  ministri  che  appartiene  a  quel 
capitolo  fa  da  diacono,  ed  a  propria  scel- 
ta invita  un  altro  concanonico  a  fare  da 
suddiacono,  cedendo  per  antica  conve- 
niente consuetudine  il  collega  ministro. 
Quando  però  non  trattasi  di  funzione  nel- 
le dette  3  patriarcali,  sempre  intervengo- 
no all'  assistenza  il  diacono  e  il  suddiaco- 
no, e  non  mai  l'arcidiacono  ossia  il  prete 
assistente,  il  quale  però  esercita  l'udizio 
di  diacono  se  il  Papa  eseguisce  la  funzio- 
ne nella  sua  basilica  Lateranense,  depu- 
tando un, proprio  concanonico  all'unizio 
di  suddiacono.  Vi  sono  esempi  che  il  dia- 
cono e  suddiacono  fecero  a'  Papi  da  mi- 
nistri assistenti  a  funzioni,  nelle  quali  in- 
combe ad  esercitare  1'  uffizio  a  due  car- 
dinali diaconi,  come  nel  1 83 1 ,  nel  quale 
Gregorio  XVI  eseguì  la  funzione  della 
Lavanda  r/e'^;ef//,assistitoda'prelatiLui- 
giTheodoli  diacono  ecanonico  Vaticano, 
e  Francesco  Pentini  suddiacono  e  cano- 
nico Liberiano.  Gli  attuali  ministri  sagri 
della  cappella  pontificia  sono  i  prelati  : 
nig.r  Antonio  R.ossi-Vaccari  canonicoLa- 
teranense,  prete  assistente;  mg.r  Lorenzo 
Lucidi  canonico  Vaticano,  diacono;  mg.r 
Francesco  Pentini  canonico  Liberiano, 
suddiacono. 

All'ordinazione  de'  suddiaconi  decre- 
tò nel  253  il  concilio  di  Cartagine,  che 
la  materia  fosse  la  patena  e  il  calice  vuo- 
to, che  il  vescovo  facesse  toccare  agli  or- 
dinandi ,  ricevendo  dall'  arcidiacono  le 
ampolle  piene,  il  bacile  e  il  pannolino  per 
asciugar  le  mani.  Vedasi  WPonti ficaie Ro- 
ìuaniim:  De  ordinatione subdiaconi.  Pro 
ordinatione  subdìaconoruni  parenlurca- 
lix  vacuus,  Clini  patena  super  posila, ur- 
ceoli  cuni  manutergio,  et  liher  epistola- 
rum.  Pel  conferimento  del  suddiacona- 

VOL.  LXXI. 


SUD  17 

to  il  rinomalo  concilio  iV Elvira,  celebra- 
to in  principio  del  IV  secolo,  prescrisse: 
•'li  suddiacono  non  riceve  l'imposizione 
delie  mani,  ma  riceve  dal  vescovo  la  Fa- 
lena [P^.)  e  il  Calice  [F.)  vuoto;  e  dal- 
l'arcidiacono V Ampolla  {/^.)  coll'acqua 
e  il  vino,  e  lo  sciugamano".  Quanto  alle 
disposizioni  richieste  per  ricevere  il  sud- 
diaconatOjSi  riportano  a  Orr/me^  cos'i  VE- 
^^(/^'.), bisognando  aver  toccato  i  11  ^n- 
ni, prenderlo  nelleQ«<a/^'o7'ewi/?orfl(^.), 
osservare gr//j/er?^/z/(/^.), altrimenti  oc- 
corre la  dispensa  dell'  Extra  Tempora 
[f^.].  Per  la  sconsagrazione  del  suddia- 
conosi  può  vedereDEGRAD AZIONE  eSACEK- 
Dozio.  Pretendono  alcuni  che  anticamen- 
te il  suddiaconato  venisse  conferito  dai 
semplici>5'<^cer/T?o^/o  da'  Corepiscopl[f^.). 
La  forma  dell'  ordine  consiste  nelle  pa- 
role che  il  vescovo  indirizza  a'suddiaco- 
ni.  Le  funzioni  de'suddiaconi  ponno  ri- 
dursi a  6  principali, secondo  il  Pontifica- 
le romano:  i  .°a  ver  cura  àtvasi  s  7gri  che 
servono  pel  sagrifizioj  2.°  versare  il  vi/io 
e  Vacqua  nel  calice j  3."  cantare  Vepisto- 
laj  4-°  sostenere  il  libro  degli  evangeli  ; 
5.°  portar  la  croce  nelle  processioni j  6." 
presentare  rrtr<7«rt!  a!  sacerdote  per  la  Lrt- 
vandadelle mani [f^ .),  servire  il  diacono 
in  tutte  le  funzioni,  ricevere  le  offerte  del 
popolo.  Dice  il  p.  Chardon,  che  all'ordi- 
nazione de'suddiaconi  molte  ceremonie 
si  aggiunsero,  specialmente  dopo  la  su;i 
computazione  fra'  maggiori  ordini.  Gli 
ordinandi  si  prostrano,  come  (juelliche 
vanno  a  ricevere  il  diaconato  e  il  presbi- 
terato, e  si  cantano  per  loro  come  per  gli 
altri  le  Litanie  de' santi.  Anùcavùeìdeìa. 
loro  ordinazione  più  semplicemente  fa- 
cevasi,  come  dispose  il  ricordalo  conci- 
lio di  Cartagine.  Anche  adesso  nella  chie- 
sa latina  non  s'impongono  le  mani  a'sud- 
diaconi,mail  vescovo  porge  loro  il  calice 
vuoto  colla  patena,  e  gli  altri  ornamenti 
che  convengono  al  loro  ordine;  arnictUy 
non  tamen  super  caput,  alba,  cingulo, 
manipulum  in  mano  sinistra,  tunicellant 
sive  dalmatica^mper  brachio  sinistro, et 


■^Uy^'&m'a 


rvfc.  rOi. 


i8  SUD 

candelam  in  vianu  dextera.  Dà  poi  loro 
il  libro  flell'episfola  col  potere  di  leggerle 
nella  chiesa.  Cos'i  il  loro  ministeio  è  ri- 
dotto al  servigio  dell'altare,  e  a  ministrar 
al  vescovo  o  sacerdote  ne'solenni  sagri- 
fizi.  Il  vescovo  oidinante,  dopo  aver  in- 
vocato per  roidinandorinlercessionedei 
santi,  e  avergli  esposti  i  doveri  cui  va  ad 
assoggeltarsijgiifatoccareil  calice  eia  pa- 
tena vuoti,  lo  avverte  delle  virtù  che  de- 
ve avere,  e  fa  una  preghiera  colla  quale 
chiede  per  esso  a  Dio  i  doni  dello  Spiri- 
lo santoi  indi  lo  veste  della  dalmatica,  e 
glimettein  mano  il  lihro  dell'epistole  che 
si  cantano  nella  messa.  Aggiunge Char- 
don,  che  anticamente  i  suddiaconi  erano 
segretari  de'vescovi,  che  gl'impiegavano 
in  viaggi  e  maneggi  ecclesiaslici;  aveano 
il  carico  delie  limosine  e  dell'ammini- 
strazione temporale,  e  fuori  di  chiesa  fa- 
cevano le  stessefunzioni  che  i  diaconi. vSuI- 
la  Coiìsagrazionc  del  Papa  (f^.),  in  Sa- 
cerdote o  in  Diacono, sa  già  non  lo  l()sse, 
ne  pallai  anche  a  Sacerdozio:  ilMagri  im- 
porta il  rito  del  Ceremoniale  romano  del 
l'alrizi,  lit.  2  De  promolionc  ad  siibdia- 
ro»rt//wz,  occorrendo  ordinare  suddiaco- 
no il  nuovo  eletto  Pontefice.  "Comparirà 
il  sommo  Pontefice  vestilo  col  rocchet- 
to, sopra  del  quale  metterà  l'amilto  in 
maniera  che  lo  possa  porre  in  testa,  poi 
il  camice  e  il  cingolo,  e  finalmente  il  pi- 
viale, che  dal  collo  gli  penda  tutto  dietro 
le  spalle,  e  con  la  mitra  io  capo. Fatta  la 
confessione  col  vescovo  celebrante,  leg- 
gerà l'introito  della  messa  nel  suo  trono, 
e  l'altre  orazioni  conforme  al  solilo.  Nel 
tempo  delle  litanie  de'santi,  il  Papa  s'in- 
ginocchierà nel  faldistorio  senza  n)ilra,ed 
il  vescovo  nello  sgabello  posto  alla  sini- 
stra, ma  colla  mitra  per  dare  poi  a  suo 
tempo  in  piedi  la  benedizione  solila.  Fi- 
nite le  litanie,  il  Papa  ritorna  al  suo  tro- 
no, ove  sedendo  con  la  mitra  in  lesla  ri- 
ceve dal  vescovo,  che  sta  in  piedi,  la  pa- 
tena,calice,ampolline,ec.  col  bacile  e  sciii- 
gamano,  culla  solita  founa.  Al  tempo  ili 
licevere  gli  abiti  sagri,  sedendo  il  l'apa 


SUD 
senza  nnifra,  gli  viene  posto  in  testa  l'a- 
milto dal  vescovo,  che  sta  in  piedi  colla 
mitra  in  capo;  subito  il  Papa  ripiglia  la 
mitra,  e  gli  vien  dato  il  manipolo;  poi  le- 
vatasi la  mitra  e  spogliatosi  del  piviale, 
se  gli  pone  la  tonicella,e  cos'i  vestito  sie- 
de colla  mitra,  e  riceve  dal  vescovo  il  li- 
bro dell'epistole.  Finita  la  messa  il  Papa 
ripiglia  il  piviale  al  solito, ritornando  alle 
sue  stanze".  L'ultima  volta  che  si  prati- 
cò l'ordinazione  d'un  Papa  in  suddiaco- 
no, pare  che  fosse  per  s.  Celestino  V  nel 
I2g4,che  presto  fece  la  solenne  e  clamo- 
rosa Rinunzia  del  pontificalo  (^.). Que- 
sto Papa  concesse  a  fr.  Francesco  de  Api 
sacerdote  francescano,  la  facoltà  di  con- 
ferire gli  ordini  minori  a  Lodovico  figlio 
di  Carlo  II  re  di  Sicilia,  indi  lo  fece  ar- 
civescovo di  Lione,  la  qual  collazione  an- 
nullò poi  il  successore  BonifacioVIII,on- 
de  reslò  suddiacono  e  sagrista.  Questo  lo 
racconta  Novaes  nella  Storia  di  s.  Cele- 
stino y,  ma  vi  noto  inesattezza,  come  po- 
trà vedersi  nella  biografia  di  s.  Luigi  o 
Lodovico  vescovodi Tolosa, da  Bonifacio 
Vili  dispensalo  per  essere  vescovo  di  To- 
losa,e  lo  consagrò  a  Perugia,come  accen- 
nai nel  voi.  LII,  p.i49-  Riferisce  il  p.Be- 
noflì.  Storia  minoritica  p.  1 08, che  Boni- 
facio Vili  promosse  al  vescovato  s.  Lo- 
dovico, ma  ricusò  accettare  se  prima  non 
gli  veniva  accordata  la  dispensa  di  pro- 
fessare la  regola  minoritica  per  adempie- 
re il  volo  fallo  quando  fu  in  ostaggio  pel 
padre;  ciò  che  eseguilo, fu  poi  consagrato 
dcd  Papa.  Vi  furono  de'vescovi  mai  con- 
sagrati, anzi  neppure  ordinati  suddiaco- 
ni,che  figli  di  sovrani  o gran  principi  fece- 
ro da  altri  governare  la  loro  chiesa.  Paolo 
V  ad  istanza  del  re  di  Francia  creò  arci- 
vescovo di  Reims  e  cardinale  Lodovico 
Guisa,  il  quale  restò  suddiacono,  coiue 
vuole  Novaes.  Il  Sarnelli  nel  t.  8  ci  die  la 
lelt.  2  li:  Essendo  taluno  ordinato  per  for- 
za suddiacono,  se  sia  tenuto  osservare 
la  castità,  il  cui  voto  è  annesso  ali'oidi- 
ne.  Oj)ina  che  se  la  forza  è  stala  assolu- 
ta e  precisa, non  è  tenuto  ad  osservare  la 


SUD 

continenza,  percliè  non  ha  ricevuto  neui- 
uieno  il  caialteie  clelsagiamenlo;  ne  ri- 
porta le  ragioni, ed  una  risoluzione  della 
s.  rota,  che  dichiarò  nulla  uu'ordinazio- 
uè  simile  d' un  suddiacono.  Rinaldi  al- 
l'anno 847,  n.°  3i,  registra  una  dispensa 
concessa  da  s.  Leone  JV  al  suddiacono 
SwiliuooEtelvolfo,chesuccedendoal  pa- 
dre dovea  di  venir  re  degli  angli, e  di  pren- 
der moglie:  ciò  prova  che  allora  era  il  sud- 
diaconato ordine  sagro.  Di  (juesle  e  di  al- 
tre dispense  trattai  a  Dispense  celebri. 
IN'arra  JN'ovaes  ueila  Storia  di  Clemente 
Xr,  che  avendo  questi  concesso  a  Filip- 
po Ernesto  conte  d'Hohenlohe  siuldiaco- 
no,  la  dispensa  di  contrarre  mairi nionio 
con  una  cattolica,  ed  avendo  esso  sposalo 
un'eretica,  con  breve  de'ao  giugno  1  706 
al  vescovo  d'Erbipoli,  il  Papa  ricusò  di 
convalidarlo,  nou  ostante  i  gravi  danni 
che  potevano  conseguile  da  taleriOuto: 
bensì  esorlò  il  prelato  a  procurare  la  con- 
versione della  ilonna  al  cattolicismo.  A 
Ordinazioni  de'Pontefici,  e  negli  artico- 
li degli  ordini  sagti,  notai  molti  esempi 
degli  ordini  conferiti  da'Papi.  Qui  ricor- 
derò, che  Clemente  VI  nel  i35o  in  un 
so\  giorno  ordiuò  suddiacono,  diacono  e 
sacerdote  Umberto,  cheavea  rinunziato 
il  Delfinato  di  Francia.  Alessandro  \' I 
commise  nel  1  4«)3  atl  un  cardinale  di  con 
ferire  in  un  giorno  il  suddiaconato  e  dia- 
conato a  Cesaree  Giovanni  Boi  già,  che 
poi  creò  cardinali,  e  al  prin)o  perinise  in 
seguito  di  rinunziare  alla  porpora  ed  ai 
vescovati  che  gli  avea  conferito, e  di  am- 
mogliarsi.BenedetloXI  11  facilmente  con 
feriva  tutti  gli  ordini  sagri, inclusivamen- 
le  al  suddiaconato.  Benedetto  XIV  dopo 
aver  conferito  gli  ordini  minori  al  car- 
dinale duca  di  York,  1'  ordinò  suddia- 
cono e  diacono.  Il  regnante  Pio  IX  pro- 
mosse a'sagri  ordini  sino  al  presbiterato 
uig.r  Edoardo  Borromeo,  ora  suo  mae- 
stro di  camera.  Dice  il  IJernino  utW Islo- 
ria  delCtresiey  che  l'elagio  lì  Pa[)a  del 
578  obbligò  i  suddiaconi  alla  recita  delle 
7  Ore  canoniche  [F.).  La  Touicclla{r.) 


SUD  19 

fu  l'abito  proprio  e  antichissimo  de'sud- 
diaconi, della  forma  della^«/m<3</cfl(/^^.), 
ma  con  maniche  più  strette:  le  altre  ve- 
sti  suddiaconali  sono  V  ainitlo^  il  cami- 
ce, il  cingolo,  il  manipolo.  Nola  Sarnelli 
che  il  manipolo  del  suddiacono  era  un 
fazzoleltoche  leuevanoattacoato  al  brac- 
cio sinistro  per  nettaree  pulire  i  sagri  va- 
si: perciò  se  non  nella  forma,almeno  nel- 
l'uso fu  differente  il  manipolo  sacerdo- 
tale. 11  p.  Bonanni,  La  Gerarchia  eccle- 
siastica,ca^.  53:  Della  dalmatica  della 
volgarmente  tonacella,  dice  che  fu  as- 
segnata a'suddiacoui  molto  tempo  dopo 
de'diaconi,  ma  più  angusta,  e  ne  accenna 
l'uso  s.  Gregorio  I  colle  parole,  ut  induti 
lineis  tunicis  procederent.  Quanto  alla 
forma,  vuole  Baronio  che  fusse  pectora- 
leni  tunicani  siue  manicis  textam.  Che  si 
usasse  diversa  la  veste  del  suddiacono  da 
(juella  del  diacono,  lo  dissi  con  altre  a- 
naloghe  notizie  a  Dalmatica.  Oltre  la 
touicella, veste  propria  de'suddiaconi,essl 
in  determinali  tempi  usano  la  Pianeta 
[f^.)  ripiegala  nella  parte  anteriore,ed  il 
Piviale  (/  .).  Osserva  Piazza  nella  Ge- 
rarchia cardinalizia,  ed  io  dico  a  Epi- 
stola, che  i  uìonaci  certosini  non  usan- 
do suddiaconi  nelle  loro  messe  solenni, un 
monaco  da  coro  canta  re[)istola,  un  al- 
tro serve  da  diacono  colla  cocolla  bianca, 
sulla  quale  pone  la  stola  solamente  quan- 
do cauta  l'evangelo:  la  Stola  (/^.)  è  in- 
terdetla a'suddiacoui. Invece  notai  bCer- 
Tosi.NE,  che  il  vescovo  che  le  consagra  d.t 
loro  la  stola  sacerdotale,  il  manipolo  nel 
braccio  destro, pi  onuiiziando  quasi  le  stes- 
se parole  usate  uell'ordinazione  de'dia- 
coni e  suddiaconi:  le  vergini  così  consa- 
grate cantano  l'epistola  alla  loro  messa 
conventuale,  usano  la  stola  quando  can- 
tano il  vangelo  all'ullizio  notturno  di  1 1 
lezioni,  e  con  tali  ornamenli  sono  sepol- 
te. Nell'articolo  Sepoltura,  dicendo  co- 
me si  seppelliscono  gli  ecclesiastici  ed  i 
suddiaconi, per  questi  rimarcai  senza  sto- 
la. Alcuni  Papi  concessero  per  privilegi) 
r  uso  de'  Sandali  (/'.)  a'  suddiaconi  di 


20  SUD 

qualche  chiesa,come S.Leone  IX  ed  Eu- 
genio III  a'y  suddiaconi  della  calledrale 
diCoionia. In  alcune cattedrali,egualmen- 
le  per  privilegio  pontificio,  hanno  l'uso 
della  Mitra  [F.)  il  diacono  e  suddiacono 
ministrando  al  vescovo,  come  in  quella 
di  Poititrs.  Di  altri  ornamenti  sagri  ac- 
cordati a'suddiaconi  ne  feci  menzione  ai 
loro  luoghi,  ed  alle  chiese  cui  apparten- 
nero. A  Diacono  notai, che  il  concilio  di 
Trento  prescrisse  che  in  ogni  cattedrale 
i\Ciipi[olo{f.)s\  componesse  di  3  ordini, 
preti,  diaconi  e  suddiaconi;  ed  osservai 
«he  nell'arcibasilica  Lateranense, talvol- 
ta nell'ordine  de'diaconi  e  suddiaconi  vi 
sono  de'  vescovi  e  anche  de'  patriarchi. 
Leggo  in  Nardi,  che  i  canonici  suddiaco- 
ni cominciarono  soltanto  ne' secoli  IX  e 
X.  In  una  donazione  di  Ramperto  vesco- 
vo di  Bi  escia  deir824,  vi  sono  sottoscrit- 
ti i  canonici  preti  e  diaconi,  e  perfino  i 
suddiaconi  cattedralijimperocchè  a  quel- 
l'epoca si  cominciò  a  far  canonico  qual- 
che suddiacono,  ciò  che  però  non  erasi 
mai  costumato  ne'  secoli  anteriori.  Nel 
concilio  di  Ravenna  del  967  Papa  Gio- 
vanniXlI  concesse  all'arci  vescovo  dilMag- 
cleburgo  gli  stessi  onori  che  aveanogli  ar- 
civescovi diTreveri,  Colonia  e  Magonza, 
e  che  i  suoi  i  2  preti,  7  diaconi  e  24  sud- 
diaconi cardinoli,  cioè  cattedrali,  potes- 
sero usar  ledalniatiche  quando  ministra- 
l'ano  all'altare  maggiore,  salvo  i  giorni  di 
digiuno,  e  nelle  feste  usar  potessero  i  san- 
dali. Rilevò  il  Lupi,  Dissert.  3,  che  solo 
in  questi  tempi  si  cominciarono  ad  ani» 
mettere  tra'canouici  de'suddiaconi, men- 
tre prima  non  erano  che  preti  e  diaconi; 
ma  che  i  suddiaconi  canonici  erano  sti- 
mati come  gli  altri  canonici,  e  reputati 
assai  più  de'preli  e  diaconi  del  clero  mi- 
nore. Qualche  raro  esempio  di  ciò  si  vi- 
de anche  tra'cardinali  di  s.  romana  chie- 
sa. 11  Muratori  nella  Dissert.  sui  canoni- 
ci, riferisce  che  sino  dal  (3i5  i  canonici 
erano  appellati  col  nome  di  Cardinali 
(^'^.),  attributo  che  proveniva  loro  dal- 
l'essere gli  unici  ex  cardine j€X sede^cìoc 


SUD 

incardinati  nelle  proprie  chiese,  fissi  e 
sfabili,essendo  considerata  la  cattedra  ve- 
scovile il  cardine  su  cui  tutto  poggiava 
e  tulio  si  aggirava.  Quindisiccorae  il  col- 
legio de'preti,  diaconi  e  suddiaconi  cat- 
tedrali, ossìa  Presbiterio  o  Capitolo,  tltr- 
mava  un  corpo  solo  col  vescovo  e  n'era 
il  senato;  così  per  appartenere  appunto 
a  questo  cardine  i  canonici  furono  delti 
preti  del  cardine  o  cardinali,  diaconi  del 
cardine  o  cardinali,  suddiaconi  del  car- 
dine o  cardinali;  appellazione  derivala  dal 
presbiterio  romano, senato  del  Papa, car- 
dinali di  s.  romana  chiesa,  in  senso  di  ti- 
tolo distintissimo  eonorificenlissimojuon 
che  di  dignità  e  quali  Cardines  universa tis 
Itcclesiae,  non  avendolo  i  canonici  del- 
le insigni  chiese  di  Roma.  Furono  detti 
dunque  cardinali  i  canonici  della  catte- 
drale, come  appartenenti  al  presbiterio 
vescovile,  membri  della  chiesa  catledia- 
le.  1  n  questo  senso  il  nome  cardine  o  car- 
dinalis,  ch'è  lo  stesso,  si  usava  per  cano- 
nico anche  a  tempo  di  s.  Gregorio  I  del 
590,  e  poi  restò  ad  alcune  chiese  più  ao- 
ticheepiù  illustri  metropolitane. Nel  det- 
to concilio  di  Ravenna  Giovanni  XI 1  nel- 
l'indicato  senso  chiamò  curduiali  i  preti, 
diaconi  e  suddiaconi  di  Magdebuigo,  de 
cardine  ossia  cattedrale,  Cardinalibus 
primae  sedis,  del  presbiterio  vescovile  o 
arcivescovile.  Indi  ne'monumenti  antichi 
trovansi  preti,  diaconi  e  suddiaconi  car- 
dinali ordmaridellechiese  diMilanOjBer- 
gamo,  Lotli,  Asti,  e  per  non  dire  di  altre, 
eziandio  della  metropolitana  di  Ravenna 
(i  cui  suddiaconi  erano  7), la  quale  volen- 
do imitare  Roma, ebbe  le  chiese  di  titoli 
cardinalizi,  vale  a  dire  cappelle  e  oralo- 
lii  urbani  e  suburbani  soggetti  a'cano- 
nici  chiamati  cardinali,nome generico  di 
onore  attribuito  un  tempo  a  quasi  tutti  i 
canonici  cattedrali,  e  siccome  titolo  d'o- 
nore non  sempre  i  canonici  l'assumeva- 
no nelle  sottoscrizioni.  Quanto  ad  altre 
erudizioni  sull'ullizio  de'suddiaconi,  ag 
giungeròconChardon,che gli  accoliti  ser- 
vivano all'altare  sotto  i  diaconi,  e  face- 


SUD 

vanolefiiQZÌODÌ  de'siiddiaconi, prima  che 
questi  s'istituissero:  ora  il  Pontilicale  »'o- 
luano  non  assegna  loroaltroimpiego,clie 
quello  di  portar  il  candelliere,  d'accen- 
dere i  lumi,  e  di  preparare  l'acqua  e  il 
vino  pel  sagrilìzio.  Dicono  Magri  eSar- 
nelli,  che  anticamente  non  incombeva  ai 
suddiaconi  cantar  l'epistola, ma  a'  Lettori, 
come  costumano  oggidì  i  greci, alFerman- 
dolo  [' t\miì\ài\o,  Dedivi/iis q/Jìciis  lib.  2, 
cap.  I  I,  onde  il  suddiacono  nell'oriHna- 
zione  non  ricevea  il  libro  dell'epistola,  il 
che  fu  poi  introdotto.  Cominciò  tale  uso 
di  leggersi  l'epistola  da'suddiacoai  nella 
chiesa  romana,  per  pura  permissione,cO' 
me  notò  il  Micrologo, /^e  ecc/e^.  oZ»5en'. 
cap.  8,  e  narrai  meglio  ad  Epistola.  Ivi 
rilevai,  che  di  qua  è  nata  la  ceremonia 
di  cavarsi  la  pianeta  piegata  nel  tempo 
del  digiuno  (restando  col  camice,de'cui 
ricami  feci  parola  nel  voi.  Vlll,p.  ^-70), 
quando  il  suddiacono, vuol  cantare  l'epi- 
stola nella  messa, non  facendo  allora  l'uf- 
Ikio  di  suddiacono,  ma  di  lettore,  e  lo  av- 
verte l'Amalario  lib.  3,  cap.  i  5.  jVeppu- 
re  era  uffizio  del  suddiacono  di  tener  la 
patena  involta  nel  velo  in  tempo  del  ca- 
none, ma  dell'accolito,  che  poi  la  conse- 
gnava al  suddiacono;  non  usava  in  prin- 
cipio la  touicella,  ma  il  solo  camice,  co- 
me costumano  i  greci;  per  cui  in  Sicilia 
si  fece  lamento  contro  s.  Gregorio  I  quale 
introduttore  de'riti  greci,  fra'  quali  si  fa 
ministrare  da'suddiaconi  senza  veste  sa- 
gra e  col  solo  camice.  U  Papa  scrivendo 
al  vescovo  di  Siracusa  \' Epist.  53,  lib.  7, 
si  difese  con  queste  parole. «Subdiaconus 
autem  utspoliatos  procedere  facerefn  an- 
tiqua consuetudo  Ecclesiaefuit;  sed  pla- 
cuit  cuidam  nostro  Fontilìci,  nescio  cui, 
quieos  vestitos procedere  praecepit.Nam 
vostrae  Ecclesiae  numquid  tradilioneni 
a  graecis  acceperunl?  Linde  habent  ergo 
hodie  ut  subdiaconi  lineis  in  tunicispro- 
cedant,  nisi  quia  hoc  a  matre  sua  roma- 
na Ecclesia  perceperunt?  "  Esorta  Ma- 
gri i  suddiaconi,  che  cantando  V  episto- 
la in  peccato  vieppiù  mortalmente  pec- 


SUD  2t 

cano,  secondo  l'insegnamento  di  gravis- 
simi dottori,  i  quali  dichiarano  che  nou 
peccano  se  la  cantano  senza  manipolo, 
per  essere  questo  abito  loro  proprio  in 
origine  per  nettare  i  vasi  sagri  di  cui  sono 
ministri;  anzi  essendo  il  suddiacono  sco- 
municato, dice  IMagri,  potrà  cantar  l'e- 
pistola senza  manipolo  per  non  incor- 
rere neir  Irregolarità  (^.)j  e  soggiun- 
ge che  questa  dottrina  si  verifica  molto 
più  nel  diacono  cantando  l'evangelo  nel- 
la messa,  nella  quale  è  ministro  più  im- 
mediato del  suddiacono.  Anticamente  il 
suddiacono  teneva  la  patena,  non  dietro 
il  sacerdote,  ma  in  faccia,  essendo  l'altare 
isolato,  per  denotare  la  costanza  delle  san- 
te donne,  le  quali  seguirono  Cristo  nella 
passione,quaudo  gli  apostoli,  figurati  nel 
diacono,  chesta  dietro  il  celebrante,  tutti 
fuggirono.  Mentre  il  suddiacono  tiene  il 
hbroaldiaconoche  canta  revangelo,niai 
s'inginocchierà,  come  né  anco  gli  accoli- 
ti, che  allora  sostengono  i  camlellieri,  ma 
resteranno  immobili,  ancorché  tutti  gli 
altri  genuflettessero, e  lo  prescrive  WCae- 
re/noniale  Episcoporuin  lib.  i,cap.  io. 
De'suddiaconi  e  loro  uffizi  molte  erudi- 
zioni  abbiamo  dalSarnelli. Li  chiama  Hy- 
peretes,  sinonimo  A' Hypodiaconi  o  Stib- 
minister,  sotto-ministro,  sotto-diacono; 
e  sebbene  ne'tempi  del  concilio  di  Lao- 
dicea,  tenuto  nel  iV  secolo,  l'ordine  del 
suddiaconato  era  già  maggiore  rispetto 
agli  altri  4  minori,  non  però  ancora  sa- 
gro, perciò  il  suddiacono,  per  divieto  di 
quel  concilio,  non  potevaentrare  nel^/a- 
coiiico  (di  cui  riparlai  a  Sagrestia)  desti- 
nalo alle  persone  sagre,  ma  stava  alla  sua 
porla;  né  eragli  lecito  toccare  i  vasi  sa- 
gri, che  ivi  erano  co'sagramenti,  perchè 
l'uffizio  del  suddiacono  è  di  toccare  i  vasi 
sagri,  ma  vuoti;  infatti  nella  messa  so- 
lenne pone  suir  altare  il  corporale  che 
cava  dalla  borsa,  pulisce  il-caliceela  pa- 
tena col  purijicalorio,  sostiene  la  pate- 
na coperta  colle  estremila  del  t'e/o  che 
pende  dalle  sue  spalle  (ricevendo  eoo  es- 
sa l'incensazione  dal  diacono,  che  gli  dà 


22  SUD 

poi  Io  prive  dfUa  messa,  ed  il  suddiaco- 
no la  porta  al  coro,  coinunicandoh  al  i . 
(li  qualunque  ordine,e  in  fine  all'accolito 
che  l'ha  accompagnato:  però  nella  ^'(7^- 
pella pontificia  il  prete  assistente  la  pren- 
de dal  cardinal  i  ° prele  e  dà  a'cardinali, 
prelati  e  altri,  ecomunicalala  al  cerenio- 
niere, questi  termina  di  dispensarla;  que- 
sto ufiizio  ne'  pontificali  l'esercitano  il 
cardinal  vescovo  assistente,  ed  un  udito- 
re di  rota  qual  suddiacono  apostolico), 
ed  a  suo  tempo  dopo  che  il  celebrante  ha 
adoperalo  la  patena,  la  cuopre  colla  /^rtr/- 
/^, piegai!  corporale.Io  ripone  nella  bor- 
sa, e  questa  pone  sul  calice,  che  coperto 
col  velo  lo  la»cia  sull'altare  o  porta  alla 
credenza.  Anche  il  concilio  di  Agde  proi- 
bì a'suddiaconi  l'ingresso  nel  diaconico o 
segretario,  sebbene  il  sovrallegato  con- 
cilio di  Cartagine  determinò  l'ordinazio- 
ne suddiacoiiale  colla  tradizione  del  ca- 
lice e  della  patena  vacui,  ed  il  concilio  di 
Braga  vietò  a'chierici  inferiori  di  toccarci 
vasi  sa^ri,  se  non  suddiaconi.  Bal<amo- 
ne  ed  altri  fecero  la  distinzione,che  i  sud- 
diacorti  non  ponno  toccaie  i  vasi  sagri 
menti-e  contengono  i  divini  sagra  nienti, 
non  già  quando  sono  vacui,  appartenen- 
do al  loro  utlizio  il  nettarli,e  perciò  fu  ad 
essi  concesso  il  manipolo, non  però  la  stola 
ch'è  loro  interdetta.  Di  altre  ingerenze 
che  esercitarono  i  suddiaconi  e  degli  al- 
tri loro  uffizi  ragionoa'  loro  articoli;  co- 
me e  per  non  dire  di  altro  del  licenziare 
dalla  Chiesa  i  Catecumeni  o  Neofiti jche 
risponde  all'invilo  óeW  Orate  fratres, del 
celebrante;  e  dell' invito  Levate ^  dopo 
V  intimazione  del  Flertamus  genita  del 
diacono  (che  anticamente  diceva  l'invi- 
lo), di  che  trattai  a  Gexuflessioxe, Ore- 
mus, Preghiera.  Per  l'uffizio  del  suddia- 
cono nella  messa  solenne,  si  può  leggere 
l'ab.  lì'\c\\c\\, Dizionario  sacro-liturgico  : 
Messa  solenne.  Negli  articoli  Imperato- 
re, Sovrani,  Diacono,  Stocco  e  Berret- 
tone DUC  AIE  benedetti,  CORONAZIONE  DEL- 

i'  imperatore,  ed  in  quelli  analoghi  a 
quanto  accennciò,  narrai  come  l'impe- 


SU  D 

latore  del  s.  romano  impero, o  altro  so- 
Mono,  assistendo  nella  notte  di  Natale 
nella  cappella  poDlificiaall'uffizialuradel 
mattutino,  dopo  avere  dal  Papa  ricevuti 
i  distintissimi  donativi  dello  stocco  e  ber- 
rettone ducale  benedetti  da  lui,  vestiva- 
no la  cotta  e  il  piviale  (l'iuìperatoi  e  an- 
che la  5^o/<z);  l'imperatore  cantava  la  mi 
lezione,  gli  altri  sovrani  o  gran  principi 
la  V.  Che  quando  l'imperatore  interve- 
niva alla  messa  pontificata  dal  Papa,  ve- 
stito di  colta,  sloia,  dalmatica  o  tonicel- 
la,  esercitava  all'altare  alcuni  uffizi  dia- 
conali esuddiacoDali;  poiché  dopo  il  can- 
to dell'  evangelo,  ministrando  al  Papa, 
gli  presentava  il  co'y;orc7/fj  la  patena  con 
i'oslia,  il  calice  col  vino,  1'  ampolla  con 
l'acqua;  presentando  il  libro,  versando 
l'acqua  per  la  lavanda  delle  mani,  soste- 
nendo l'estremità  del  manto  pontificale, 
ollrealtri  riverenti  omaggi. Ne'citati  luo- 
ghi pure  dissi  le  ceremonie  solenni  della 
coronazione  imperiale,in  cui  ancora  l'im- 
peratore fungeva  diversi  uffizi  del  diaco- 
no e  del  suddiacono;  quali  ornamenti  ec- 
clesiastici i  Papi  attribuirono  agl'impe- 
ratori ed  altri  sovrani,  e  come  essi  furo- 
no annoverali  Ira'canonici  Vaticani  con 
assumerne  l'insegne  corali,  ed  i  secondi 
per  venerare  da  \\c\ì\o'\\  f'^ olio  santo  {^  f'.], 
e  le  alti  e  reliquie  maggiori  diesi  vene- 
rano in  quella  basilica.  Il  Durando  nel 
Rationalediv.off(C.  lib.  2,cap.  8,  dice  che 
l'imperalore  deve  avere  l'ordine  Suddia- 
conale,  perchè  nel  codice  f'alentimanus 
dist.q,  3,  l'imperatore  è  detto;  Actj'utor, 
et  defensor  Itius,  ut  nifuni  ordineni  de- 
cetysemper  existam.  Ed  inoltre, che  nella 
funzione  della  coronazione,  dopo  essere 
Stato  ricevuto  per  canonico  dal  capitolo 
di  s.  Pietro,  si  vestiva  de' sandali,  della 
fonicella  e  sopra  assumeva  il  paludamen- 
to imperiale.  La  Glossa  nel  citalo  capo, 
sopra  la  parola  Ord  iti  e  tn, ecco  come  si  e- 
sprime:  Ex  hoc  verbo  dixerunt  quidam, 
qnod  imperator  debet  habere  ordineni 
siibdiaconalem  :  sed  non  est  veruni , quia 
luibet  militarem  cìiaractereni.  Altre  ra- 


SUD 

gioni  si  ponno  vedere inSarnelli  nella  let- 
tera 1 7  del  t.  6  e  ricordala  anche  a  Stocco 
con  altri  scrittori  :  Se  l' imperatore  ro- 
mano deve  avere  l'ordine  suddiaconalc. 
^'ella  lettera  3.'  del  t.  8  egli  discorre:  Del 
suddiaconalo  e  accolilato,  streilainente 
e  in  largo  modo  intesi:  Ede  principi  be- 
nerneriti  di  s.  Chiesa,  onorati  dalla  me- 
desima. Pertanto  riferisce,  che  nella  so- 
Jeune  coiouazione  dell'  imperatore,  de- 
scritta in  un  Pontificale  antico  stampato 
in  Venezia  nel  i  072,  è  notato  che  se  gli 
la  fare  l'uffizio  del  suddiacono  per  ono- 
revolezza,non  altrimenti  perchè  abbia  tal 
ordine,  poiché  per  conferire  1'  ordine  ci 
vuole  la  materia  e  la  furma,e  nelle  messe 
private  si  tollera  che  un  laico  faccia  cjue- 
sti  uffizi. «L'imperatore  nel  giorno  della 
coronazione,  nella  basilica  Vaticana, pri- 
ma indossa  la  cotta  e  l'almuzia,  e  viene 
ricevuto  tia'canonici  di  s.  Pietro,  J«cfl- 
nonicum  et  fratrem,  e  dopo  altre  cere- 
monie  nella  cappella  di  S.Gregorio  siede 
e  si  mette  i  sandali,  e  stando  in  piedi  si 
veste  della  tonicella,  e  sopra  questa  il  pa- 
ludamento imperiale  nella  cappella  di  s. 
Matuizio,  dali  ."vescovo  cardinale  è  un- 
to coll'olio  de'catecumeni  nel  braccio  de- 
stro e  nelle  spalle,  perchè  all'altare  di  s. 
Pietro  non  si  unge, riè  si  ordina  che  il  solo 
romiino  Pontefice  (secondo  l'istituzione 
di  s.  Gregorio  I,  ma  dissi  a  Limlva  che 
Gregorio  XVI  vi  consagrò  vescovi  4  car- 
dinali). Ciò  fitto,  è  condotto  l'imperato- 
re a  detto  altare,  dove  il  Papa  comincia 
la  messa,  poi  questi  va  al  trono  e  tjuivi 
dà  all'imperatore  la  spada  e  gliela  cinge; 
indi  gli  dà  il  pomo  d'oro  e  lo  scettro,  e 
finalmente  lu  corona  imperatore  colla  co- 
rona dell  iin[)ero.  il  priore  de'suddiacuui 
a[>ostolici  canta  le  laudi  all'imperatore. 
Dopo  queste  cose  l'imperatore  depone  la 
corona  e  il  ma  nto,e  senza  corona  e  scettro 
va  a  fare  l'olfei  ta  di  monete  d'oro  (Can- 
cellieri, De  secrelariis  l.  1,  p.  83o:  De 
diaconi,  aiit  stibdiaconi  munere  ab  ini- 
peratoribiis  praesiuo  aliisque  soleinnibus 
cacrcmoniis  in  eoniin  coionalione  scr- 


S  U  D  23 

vntis,  dice  che  Carlo  V  dopo  l'oflertorio 
olili  3o  doppie  da  4  ducati  l'una,  e  come 
suddiacono  vestito  andò  all' altare  con 
Clemente  VII, e  ministrò  il  calice  e  la  pa- 
tena, e  l'acqua  che  s'infonde  nel  vino)  a 
piedi  del  Papa; indi  l'imperatore  colla  so- 
la tonicella  segue  il  Papa  all'altare,  et  Uh 
in  locuni  subdiaconi  calicem  et  paLenani 
Clini  hostiis  ojfertj  deinde  aqiiain  in/un 
dendani  in  i'inum,et  retrahent  se  ad par- 
tem  dextram  stat  u<;qne(jiio  Pondfex  ad 
sedem  eniinenlem  coniunicalurus  re\'er- 
^a//ir". Quanto  all'^c'co/iVo.che  deve  pre- 
parare i  sagri  vasi,  e  anticamente  soste- 
neva,oltre  la  patena  involtata,  anche  la 
Fistola  (f^-)  colla  quale  si  dispensava  al 
popolo  il  Sangue  di  Cristo  sotto  le  specie 
-sagrainenlali, sostiene  il  candelliere  colla 
candela  accesa  quando  il  diacono  canta 
il  vangelo,  ricorda  e  come  narrai  altro- 
ve, che  il  doge  di  Venezia  quando  ince- 
deva solennemente,  fra  le  altre  insegne 
d'onore  e  di  dignità,  che  lo  accompagua- 
vauo,era  preceduto  da  un  accolito  in  ve- 
ste paonazza  con  un  cereo  non  acceso  io 
mano  (altri  dicono  acceso  e  su  candellie- 
re), per  concessione  d'Alessandro  ili.  In- 
di ritornando  a  parlare  dell'imperatore 
nuovamente  riporta  dalla  Glossa  il  can. 
Porro,  dist.  63,  verbo  Ordine:  Ex  hoc 
verbo  dixernntquidani,  quod  imperalor 
dtbet  habere  ordineni  snbdlaconaleui  j 
sed  non  est  veruni,  quia  habet  militareni 
characlerenì,u\.  i,q.  i  quod  quidam. Ge- 
rii tamen  offìciu'ii  subdiaconi  cam  mi- 
nistrai episcopo.  E  conclude:-'  Cos'i  an- 
che il  doge  di  Venezia  risponde  all'  in- 
troitodel  celebrante, e  lo  fa  più  volte  l'an- 
no pubblicamente  nella  basilica  di  s.  Mar- 
co con  "l'alidissima  edificazione",  ililcri- 
sce  Cancellieri  nella  Storia  de  possessi 
p.  2  I  I,  che  celebrando  Alessandro  li  in 
Lucca,  gli  fece  da  diacono  il  vescovo,  e 
da  suddiacono  il  gonfiloniere  che  avea 
moglie.  La  festa  de' Pazzi  (/'.)  fu  altresì 
chiamata  \a  festa  de' sotto-diaconi  o  sud 
diaconi.  Di  quanto  riguarda  i  sudiliaco 
ni  di  altri  riti  ne  leuni  proposito  a^jli  arti- 


24  SUD 

coli  tle'palriarcali, delle  nazioui,o  in  quel- 
li litiiigici,  o  delie  vesti  sagre;  mentie  di 
(juelle  (le'suddiaconi  greci  ne  parlai  nel 
\ol.XXXll,  p.  145  ei 48.1  greci  cliiaraa- 
lono  il  suddiaconato  Hypodiaconalus,  e 
il  suddiacouo//)7;o^/(?co/j»i, essendo  per 
la  chiesa  greca  ordine  minore.  Dice  Ma- 
gri, cheanticameiile  il  suddiaconato  non 
pare  che  fosse  ordine  sagro,  come  lo  di- 
venne poi,  e  si  conferisce  in  un  medesi- 
mo giorno  col  diaconato,  sebhene  am- 
mogliati e  senza  obbligarli  a  dividersi  dal- 
le mogli, come  notai  a  Celibato,  ma  poi  il 
suddiacono  non  può  congiungersi  in  ma- 
trimonio. JN'ell'ordinazione  si  dà  al  sud- 
diacono il  bacile  e  boccale,  ponendogli 
un  asciugamano  sulle  spalle,  per  indicar- 
gli ch'è  divenuto  n)inistro  delle  cose  si- 
gnificale per  tali  slromenti,  e  recitando 
un'o!a7Ìone  che  esprime  la  santità  delle 
funzioni  di  quest'ordine.  11  suddiacono 
quindi  subito  esercita  il  suo  ulilzio.dan- 
tlo  da  lavare  le  mani  al  vescovo,  stando 
però  alla  porta  del  Sancla  Sanctomni, 
non  essendogli  permesso  di  entrarvi, né 
toccare  i  sagri  vasi,  secondo  il  decreto  del 
concilio  di  Laodicea.  Anche  il  p.  Chardou 
asserisce,  che  mentre  i  sacerdoti  e  diaco- 
ni greci  sono  ordinati  dinanzi  l'altare  in 
tempo  della  messa  solenne,  i  suddiaconi 
si  ortlinanu  prima  del  suo  cominciamen- 
to  in  sagrestia  o  fuori  del  santuario,  ma 
coirim[)osizione  delle  mani  e  per  le  ra- 
gioni che  riporta,  e  cosi  viene  conferito  il 
lettorato,  ch'è  altro  ordine  minore  trai 
greci.  Le  funzioni  del  suddiacono  sono 
di  preparare  i  vasi  sagri  per  la  celebra- 
zione del  sagrifizio,  e  che  devono  essere 
portati  all'altare  dal  diacono. Egli  mini- 
stra il  suo  uflicio  vestito  di  tonaca  stret- 
ta, e  si  cinge  d'una  zona,  veste  che  Ma- 
gri chiama  camice.  11  capo  de'  suddiaco- 
ni o  arcisuddiacono,  come  già  rimarcai, 
«licesi  Domeslico,  vocabolo  a|)proprialo 
anche  a'capi  d'altri  ulfizi.  1  diaconi  colla 
loro  stola  detta  orario,  accennavano  ai 
suddiaconi  (juando  doveano  far  partire 
i  culccumeui,  e  alloutauure  lutti  quelli 


SUE 

the  non  vi  dovevano  assistere,  non  che 
serrare  le  porte  (ìe\Sancla  Sanctoriini,di 
cui  è  custode  in  tempo  della  celebrazio- 
ne. V  eda%\?\.eQaudol,LUurgiarum  oritn- 
laliuin  collecli'o. 

SUELLI,  Suellum.  Sede  vescovile  e 
piccola  antica  città  di  Sardegna, ricorda- 
ta da  Tolomeo  ed  anche  da  diversi  mo- 
derni geografi,  posta  nel  seno  di  Caglia- 
ri, il  cui  arcivescovo  porta  il  titolo  di  si- 
gnore e  baione  della  medesima,  la  cat- 
tedrale della  quale  ebbe  il  capitolo  com- 
posto del  decano  e  di  5  canonici,  e  già  e- 
sisteva  nel  principio  del  secolo  XI,  sulfia- 
ganea  della  metropoli  di  Cagliari,  la  più 
antica  della  Sardegna,  nel  quale  artico- 
lo e  in  quello  di  Sassari  ne  ripailai,  sia 
per  essere  stata  metropoli  civile  della  na- 
zione,e  per  conseguenza  ivi  precipuamen- 
te fu  promulgato  il  cristianesimo,sid  per 
la  costante  tradizione  e  pel  consenso  co- 
mune degli  scrittori.  Ili  ."vescovo  che  si 
conosca  è  s.  Giorgio  d'  Eslampachet  del 
suburbio  di  Cagliari, nato  da  genitori  co- 
spicui per  pietà, onde  meritarono  che  nel 
battesimo  del  figlio  un  angelo  gì' impo- 
nesse il  nome.  Smo  dalla  tenera  età  di- 
venne chiaro  per  santità  di  vita  e  per  sa- 
pere, perito  non  meno  nell'idioma  lati- 
no che  nel  greco,  per  cui  di 2 2 anni  ever- 
so la  metà  del  secolo  XI  fu  scelto  in  ve- 
scovo di  Snelli.  A  lui  si  atliibuisce  l'edi- 
ficazione della  cattedrale,  ove  fu  tumu- 
lato quando  mori  nel  principio  del  seco- 
lo Xlljdopo  lunghissimo  vescovato,  ono- 
rato da  Dio  colla  gloria  de'miracoli.  Fu- 
rono suoi  successori:Giovanni;  Pietro  del 
1 1 12;  N.  del  1 220,  eletto  poi  da'canoni- 
ci  di  Cagliari  in  loro  arcivescovo;  Sergio 
deli237;  N.  deli263;  Giacomo  de  Mal- 
tio  francescano  e  custode  della  provincia 
di  Milano, creato  neli38o  daUrbano  VI, 
il  quale  nel  1887  gli  sostituì  l'agostinia- 
no Benedetto;  nel  1427  Elia  francescano, 
che  altri  dicono  eletto  nel  i4io  da  A- 
lessandio  V  vescovo  di  Chiusi,  dicendo 
chea  Uenedelto  successe  Antonio,  depo- 
sto ucl  sinodo  di  Pisa  da  Alcssaudio  V, 


SUE 

perchè  ubbidiva  e  difeoclevaGregorioXII 
più  legittimo  di  lui.  Giovanni  XXIII  non 
riconoscendo  l'elezione  d'Elia  al  vescova- 
to di  Cliiiisi,  lo  trasferì  a  questo  di  Suel- 
li,  e  Martino  V  dicesi  che  nel  1420  unì 
la  sede  alli  metiopoli  diCagliari;  altri  vo- 
gliono che  l'unione  l'etlettuasse  Alessan- 
dro VI,  altri  Giulio  li.  Da  un  documen- 
to sembra  che  nel  1 565  non  fosse  Suel- 
li  ancora  unita  a  Cagliari,  ma  i  critici  me- 
glio l'attribuiscono  ad  Lsel  o  Uselli^aì- 
tra  sede  di  Sardegna.  Mattei,  Sardinia 
sacra  p.  120,  Ecclesia  Sullcnsis. 

SUEIIT [Suerlen  Chaldator.).,\ esco- 
valo del  Kurdistan  di  rito  caldeo,  nella 
Turchia  d'Asia  orientale,  con  residenza 
del  vescovo  in  Suert,che  altri  chiamano 
Sert  OiS"cer/Oi5c-ere/,capoluogo  d'un  san- 
giacato,  paese  dell'  antica  Assiria,  diver- 
so da  quello  dtìlla  Media,  provincia  cor- 
rispondente all'antica  Gordiana  o  paese 
de'carduchi  o  kurdi.Suert  è  una  delle  cit- 
tà della  Turchia  asiatica,  pascialato  3o 
leghe  distante  da  Diarbekir,  in  una  pic- 
cola pianiua  circondata  da  aite  monta- 
gne ed  irrigata  dal  Khabur.  Ha  l'appa- 
renza d'un  "rande  villassio.e  contiene  3 
piccole  moschee,  collegio  e  chiesa  arme- 
na e  caldea,  poiché  oltre  i  turchi  è  abi- 
tata da' caldei  e  dagli  armeni.  La  situa- 
zione di  questa  città  e  la  tradizione  de- 
gli abitanti  fanno  presumere  ch'essa  oc- 
cupi l'area  dell'antica  Tigranocerta^iun- 
data  (non  pare  da  Tigrane  li  e  al  tem- 
po della  guerra  di  Mitridate  VII)  nella 
Grande  Armenia  presso  le  sponde  delTi- 
gri  e  del  iXicefurio,  da  Tigrane  I  fiorito 
505  anni  avanti  l'era  nostra  e  re  d'Ar- 
menia, che  le  diede  il  proprio  nome  e  ne 
fece  la  capitale  de'suoi  stati. Secoudol^lu- 
ta reo  era  grande,  beila  e  ntolto  ricca;  ma 
al  dire  di  Straboue,  l'arrivo  di  Lucullo 
in  Armenia  fu  cagione  che  rimase  imper- 
lètta,  e  in  seguito  si  fece  granile  e  popo- 
losa. Ed  aggiimge,  che  quaiulo  Lucullo 
prese  questa  piazza  l'anno  Gq  prima  di 
nostra  era,  la  saccheggiò, e  rimandò  gli 
abituati  uclle  diverse  cUlù  dalle  quali  e- 


SUE  25 

ransi  tratti  per  popolarla:  nondimeno  eb- 
be ancora  molta  im[)ortanzasin  dopo  l'in- 
vasione de'saraceni,  ma  in  Sucri  o  Scrt 
non  vi  si  trovano  antichità.  Imperocché 
non  debbo  tacere,  che  disputandosi  sul 
Sito  ove  suise  la  celebre  Tigranocerta,  i 
discrepanti  pareri  la  pongono  ad  Amido 
o  a  Diarbekir  [f^.);  la  quale  alcuni  vo- 
gliono fondata  da  Tigrane  Ili,  o  forse  sol- 
tanto restaurata.  Rifei  isceTacilOjcheTi- 
granoceita  trovavasi  situata  sopra  terre- 
no elevato,  e  quasi  circondato  dd  i^ice- 
lorio,  eh'  era  ben  fortificata  e  difesa  da 
valido  presidio.  \.  Patriarcato  arme.no, 
parlando  deir/^r//2e/j'V7,disSÌTigranocer- 
ta  una  delle  sue  più  grandi  città. La  sede 
vescovile  di  Suerto  Sert  è  sulfraganea  del 
patriarca  ih  Babilonia  {^.)  de'  Caldei 
(f  .),  che  prima  risiedeva  in  Diarbthir  o 
Anudo  celebre  e  antica,  ed  ora  in  iI7t>- 
sul  (/^.).  Dal  i838  n'è  vescovo  mg.rMi- 
cl'.ele  Catul  0  Catulla,  già  vicario  del  pa- 
triarca caldeo  mg.rMar-Giovanni  d  Hor- 
niez. 

SUESSA.  r.  Sessu 

SUESSULA  o  S CESSOLA  o  SES- 
SLLA  o  SESSOLA.  Sede  vescovile  an- 
tica d'Italia,  che  alcuni  prelesero  essere 
succeduta  a  Suessa  Auriinca,à\  cui  e  del- 
le divergenti  opinioni  parlai  a  Sess»,  che 
altri  impropriamente  chiamano  Stzze  , 
città  vescovile  dello  stato  pontificio  e  af- 
fatto dalla  precedente  diversa.  Dappoiché 
Siiessola,  nella  Terra  di  Lavoro,  provin- 
cia del  reguodi  Napoli,  come  trovo  inSar- 
nelli,  Memorie  degli  arciicsco^'idi  Bene- 
vento, p.  67  e  227,  era  una  città  4  tri- 
glia lontana  da  Acerra,  2  i  da  Benevento, 
e  q  da  s.  Agata  de'Goli.  Fu  eretta  in  se- 
de ve:<covile,  quindi  nel  q84anuoverata 
da  PapaGiovanni  XI  \  ,nel  priviifgio del- 
la concessione  del  pallio  all'arci ve>covo  di 
lìenevenlo  Alone,  tra  i  vescovati  sutfra- 
ganei  di  ([uella  metropolitana,  insieme  a 
quello  di  s.  Agata  de'Goli  e  di  altri.  Si- 
milmente nel  privilegio  di  Papa  Grego- 
rio V,  concesso  nel  c^qS  all'arcivescovo 
di  Dcncvculu  Aliàuu,  è  cuufcrujala  sua 


26  SUE 

suffragnnea  Sessulae:  alfrettanlo  fece  s. 
Leone  lXneIio53  con  l'arcivescovo Ul- 
(Jarico,  e  le  loro  bolle  riporta  i'  Ut^lielli 
descrivendo  gli  arcivescovi  di  Benevento. 
Le  rovine  di  questa  città  si  vedono  tut- 
tora, ed  i  molmi  di  Sessula  erano  posse- 
duti dal  conte  dell'Acerra,  e  frequentati 
da'popoli  di  Terra  di  Lavoro.  Dal  mon- 
te sopra  Sessula  ha  la  sua  origine  il  fiu- 
naeClaiiio,di  cuiVirgilio cantò  nella  G^or 
gica:  El  l'acnis  Clanias  non  aequus  A- 
cerris.  L'Alberti  narra,  che  di  Suessola  ne 
parlano  Slrabone,  Frontino  e  Livio,  di- 
mostrando questi  che  pressodi  essasi  fe- 
ce gran  battaglia  fra  i  romani  e  i  Sanni- 
ti, i  quali  furono  vinti  per  la  3.'  volta  a 
Snessuhi,  venendo  posti  in  fuga  da  M.  Va- 
lerio. Piacque  poi  al  senato  romano,  che 
fossero  icumani  e  isuessulani  sotto  quel- 
le medesime  leggi  e  condizioni  in  cui  era 
Capua,  e  vi  fu  dedotta  una  colonia  ronia- 
na.M.  Claudio  da  Casilino  passò  per  Ca- 
jazia,e  quindi  varcando  il  fiume  Voltur- 
no, procedendo  pel  territorio  Saticulanu 
Trebeiano,  sopra  Sessula,  pe'monti  arri- 
vò a  Nula.  Anche  Plinio  rammentai  sues- 
sidani  nel  lib.  o.  ^eW Italia  sacrmldì' U - 
ghelli  t.io,  p.  164,  si  tratta  del  Sessula- 
nus  Episcopalns,  e  si  dice  che  per  le  vi 
cende  delle  guerre  e  per  l' ingiuria  del 
tempo  fu  soppressa   la  cattedra  vescovi- 
le di  Suessula,  e  venne  unita  al  vescova- 
to di  s.  Agaia  de'  Goti  (/'),  colonia  dei 
beneventani  e  contea  de'principi  di  Ue- 
\ento,  da  cui  la  città  è  lontanai 4  miglia, 
situata  sopra  una  rupe  e  quasi  dapper- 
tutto circondata  da  un  torrente:  dopo  i 
gotijda'quali  prese  il  cognome,  fu  domi- 
nala da'Iongobardijda'quali  la  conquistò 
neli  i38  Ruggero  re  di  Sicilia,  ed  ebbe 
poscia  il  titolo  di  ducato.  Avendo  nell'ar- 
ticolo s.  Agata  de'  Goti  celebrato  i  suoi 
illustri  MticoxW^a^n  Sisto  r [1^ .)  e  s.  Al- 
fonso £ZeL/g'f/o/v'(/'.)fondatoredella  con- 
gregazione del  ss.  Redentorei^f  .),  ora  di- 
rò degli  altri  degni  di  speciale  menzione. 
La  sede  vescovile  è  antica,  Giovanni  Xlll 
nel  qGc)  la  dichiarò  suiUagunea  di  Bene- 


SUE 

vento,  e  Landolfo  I. "arci  vescovo  di  Bene- 
vento nel  970  consagrò  il  1. "vescovo  Ma- 
delfrido,  e  così  restituì  alla  città  la  cat- 
tedra vescovile,  con  diploma  riportalo  da 
Ughelli,  t.  8,  p.  344-  "  successore  Ade- 
lardo  verso  il  1  DOG  edificò  il  tempio  di  s. 
Maria  della  IMisericordia  e  vi  fu  sepolto; 
indifiorì  nel  1075  Bernardo; nel I  loSEn- 
rico,sotto  il  quale  recatosi  nel  1 1 1  o  Papa 
Pasquale  li  da  Benevento  a  s.  Agata  dei 
Goti, ove  il  suo  conte  lloberto  avea  fab- 
bricato la  chiesa  abbaziale  di  s.  ìMenna, 
la  consagrò  solennemente  e  sottopose  al- 
la s.  Sede:  dipoi  l'ebbero  gli  agostiniani, 
indi  il  collegio  scozzese  di  R.oma.  Dopo 
Andrea  del  i  i  52,ricorderòUrsone,aI  qua- 
le Rainolfo  conte  di  s.  Agata  de^Goti  nel 
I  I  Bidonò  beni  econcessediritli. Neil  190 
divenne  vescovo  della  patriaGiacomoAti, 
beneficato  da  Enrico  VI  imperatore,  ed 
ornò  la  cattedrale  e  l'episcopio.  Dopo  la 
morte  di  Giovanni,  il  capitolo  contro  lo 
slatuitodal  concilio  di  Laterano  IV,  eles- 
se Bartolomeo  canonico  di  Beneveatojma 
Gregorio  IX,  annullata  l'elezione,  lo  creò 
di  sua  autorità  nel  1234-  Urbano  IV  nel 
1262  con  diploma  riportato  da  Ughelli, 
eli  surrogò  con  molte  lodi  il  nobile  Nico- 
la  de  Morrone  canonico  di  Caserta.  Per 
compromesso  il  capitolo  elesse  fr.  Eusta- 
chio teologo  domenicano,  coll'assenso  di 
Martino  1  V,che  lo  confermò  nel  i  282  .Nel 
I2q4  s-  Celestino  V  fece  anuninislratore 
il  cardinal  Giovanni  Gastroceli  {F.)  ar- 
ci vescovo  diBenevento,  a  beneplacito  del- 
la s.  Sede;  per  cui  Bonifacio  Vili  neh  2C)5 
con  diploma  plesso  Ughelli  dichiarò  ve- 
scovo IV. Guidone  ili  s.  INIichele  francesca- 
no, con  magnifico  elogio.  Avendo  il  ca- 
pitolo eletti  lloberto  Ferrari  arcidiacono 
e  Pietro  MontedeNovione  cappellano  re- 
gio, Giovanni  XXII  nel  1 3  1 8  confermò  il 
primo.Pandolfo  del  i327consagiò  la  chie- 
sa di  S.Francesco; il  capitolo  designò  suc- 
cessore l'arcidiacono  Giacomo  Martoni, 
e  Clemente  VI  lo  confermò  nel  1  344>  "»- 
di  traslato  a  Caserta  nel  1  3jo,e  invece  il 
pastore  di  quella  chiesa  JNicola  di  s.  Aiu- 


SUE 

bioglopa<sò in  questa.  Nel  1894  fu  rimos- 
so il  colpevole  fi.  Antonio  «li  Sarno  fran- 
cescano, soslituendogli  Ijonifrtcio  IX  il  ca- 
nonico di  Gaeta  Giacomo  l'apa.  Al  vesco- 
vo Pietro  Gatta  nobile  napoletano,  e  per 
sua  istanza,  Innocenzo  VII  dichiarò  nul- 
la la  peiinuta  Hilta  delia  baronia  vesco- 
vile di  Castro  Balneolì  con  altre  posses- 
sioni col  conte  di  s.  Agata  Carlo,  senza  il 
con<;enso  della  s.  Sede;  indi  pe'suoi  me- 
riti nel  142  3  fa  trajferilo  a  Brindisi.  E- 
giialrnente  fu  traslafo  all'altro  arcivesco 
vato  di  Sorrento  i\\  Antonio  bretone  nel 
i44o-  Nel  1494  Piglio  Paolo  Capobian- 
co  decano  di  sua  patria  Benevento,  assi- 
slentedella  cappella  pontificia  e  della  ba- 
silica Vaticana  soltoAlessatidro  VI:  ilsuc- 
cessoreAlfoiisoCaralla  napoletanofn  pro- 
mosso a  patriarca  d'Antiochia.  Il  degno 
e  lodato  vescovo  Giovanni  Guevara  na- 
poletano morì  nel  i  556 a  nitn^a  mangian- 
do il  melone;  Giovanni  Deroaldo  paler- 
mitano tra  sialo  perciò  da  Telese  fu  ni  con- 
cilio di  Trento.  Gli  successe  nel  i  5&Q  fr. 
Felice  Peretti,  poi  ly/.^/o /Oindi  nel  1572 
U\  Vincenzo  Cisonio  domenicano  di  Ln- 
go,  dotto  e  integerrimo.  Dopo  di  Ini  e  nel 
)583  il  celebre  fr.  Feliciano  Ningnarda 
domenicano,  già  di  Scala  e  poi  della  pa- 
tria Como.  Quindi  nel  I  588  fr.  Evange- 
lista Pelleo  <3Ì^orc/Oj  genera  Le  de'conven- 
tnali  lodatissimo;  come  lo  fu  per  dottri- 
na il  successore  e  correligioso  fr.  Giulio 
Santucci  di  Monte  Filoltraiio  deli  593, 
liitli  nel  I  G08  Ettore  Diotallevi  nobile  ri- 
njinese,  benefico  colla  sua  chiesa,  acerri- 
mo difensore  della  giurisdizione  barona- 
le di  Castri  Ba ineoli  e  traslalo  a  Fano. 
Fu  degno  successore  nel  1  635  Gio.  Ago- 
slino  Can(Iolfi,già  vescovo  di  Fondi,  co- 
me propugnatore  dell'immunità  ecclesia- 
stica, che  lo  fece  esidare,  e  la  sua  spoglia 
riposa  nella  cattedi'ale.  Di  molto  zelo  con- 
tro gli  eretici  neh  653  fu  fr.  Domenico 
Campanella  di  Putignaiio  e  procuratore 
generale  de'carmelitani,  perciò  da  Inno- 
cenzo X.  premiato  col  vescovnlo.  Lodevo- 
li furono  pure,  fi-.  Biagio  Mazzclla  dome- 


SUE  27 

nicano  diProcida  del  1 663;  Giacomo  Cir- 
ci di  Monreale,  già  preside  di  Matelica 
e  Foligno,  che  nel  1  68  r  celebrò  un  rino- 
mato sinodo  pubblicalo  colle  stampe;  nel 
J699  il  molto  encomiato  Filippo  Albini 
nobile  romano  e  di  Benevento  sua  patria, 
e  di  essa  primicerio  e  vinario  capitolare; 
celebrò  nel  1  706  con  molta  pompa  il  si- 
nodo che  stampò,  grandemente  provvi- 
de  e  migliorò  il  seminario  nel  formale  e 
nel  materiale;  arricchì  la  sagrestia  della 
cattedrale  di  sagre  suppellettili,  fu  bene- 
fico in  altro,  zelante  e  operoso,  fu  ezian- 
dio munifico  colla  cattedrale^  pose  in  or- 
dine l'archivio, e  per  amore  alla  sua  chie- 
sa ricusò  quella  di  Parma.  Terminando- 
si con  esso  r\e\\' Italia  sacra  la  serie  dei 
vescovi,  la  compirò  colle  Notizie  di  Ro- 
ma. Nel  1722  Muzio  Gaetano  napoleta- 
no; nel  (735  Flaminio  Danza  della  dio- 
cesi di  Capaccio;  a'i4  giugno  r  762  s.  Al- 
fonso Maria  de  Liguoro  napoletano;a'i  7 
luglio  I  7750nofrioPLOSsi  d'Aversa  trasla- 
to da  Ischia.  Vacò  la  sede  dal  I  78 5 al  1792 
in  cui  l'occupò  PaoloPozzuolidell'arcidio- 
cesi  di  Capua.  Essendo  vacante  la  sede  dal 
1800,  Pio  VII  colla  bolla  De  utiliorido' 
niinicae,  de'28  giugno  18  1  8, riunì  la  se- 
de vescovile  di  Acerra  a  quella  di  s.  A- 
gata  (\eGo[\,ae(jiueprincìpaliter,con  que- 
sto di  doversi  intitolar  prima  la  chiesa  an- 
teriore di  anzianità  d'istituzione,  cioè  s. 
Agata  de' Goti  e  Acerra  unite,  come  si 
praticò  con  altre  sedi  e  leggo  ne'regislri 
concistoriali.  Il  Papa  conservò  ad  ambe- 
due separatamente  la  dipendenza  metro- 
politana, confermando  s.  Agata  de'Goli 
sulfraganeo  dell'ai  ci  vescovo  di  Beneven- 
to,e  Acerra  di  quello  di  Napoli,  e  lo  sono 
ancora.  Innanzi  di  terminare  la  serie  dei 
vescovi  di  s.  Agata  de  Goti  e  di  Acerra  del 
nostro  secolo,  in  supplenza  all'articolo  A- 
CERRA,  ricorderò  quesuoi  particolari  ve- 
scovi più  meritevoli  di  speciale  ricordo. 
Acerra, Comes.  Agata  de' Goti,  e  l'an- 
tica Sitessula,  è  posta  nella  provincia  ili 
Terra  di  Lavoro,  in  riva  alClanioosia 
Lagno  oAgno,  impropriamenledetta  Ccr- 


28  SUE 

ra  in  ìtaliuno,  e  da  taluni  in  latino  Cer- 
rtlurn  e  Cerenlliia,  onde  non  va  confusa 
né  con  Cerreto,  unito  a  Teluse  con  Ali- 
fej  né  con  Gerenza  j\n  latino  Geruntia,(X\ 
cui  riparlai  a  .Stro.ngoli  perchè  con  f|uc- 
sla  e  colla  sede  (\'  Umbrialico,  l'u  unita  a 
a  Cariali.  Fu  città  assai  forte  e  munici- 
pio romano,  in  premio  di  sua  fedeltà  a 
lìoma  contro  Annibale,  che  in  vendetta 
d'averla  abbandonata  gli  abitanti,  la  pre- 
se d'assalto  e  bruciò,  ina  risorse  da  <jue- 
ste  e  da  altre  lovine.  Uiftirisce  l'avv.  Ca- 
stellano nclloiSyvar/i/o  geografico  slori- 
cof)oiilico,c\n:\  napuletanieblieroin  »ni- 
radi  schernire  il  volgare  dialetto,  Ungen- 
do originario  della  Cerra  il  notissimo  per- 
sonaggio istrionico  di  Pulcinella;  ma  gio- 
condo, lepido,  faceto,  e  talvolta  senten- 
zioso. Celebrò  la  sua  anticliilà  e  pregi  an- 
che li'^\\<À\\nti\V  Italia  sacra  t.  G,  p.  o.  1 6, 
Acerraiii  Episcopi,  ed  i  suoi  annotatori 
Coleti,eLncenzi  \\  rpialeavverle  non  tro- 
varsi nel  concilio  romano  del  4<)0) ''^^''^'' 
nalodal'apas.  .Simmaco,sottoscnttoCou- 
cordioi. "vescovo  di  Acerra,come  prete» 
se  Ughelli,  sibbene  Adeodiilo  Cerrenus 
l'piscopus,  cioè  di  Ceri  (/  .)  piesso  Ro- 
ma. Laonde  non  con  Conconlio  riporta- 
lo peli. "da  Ughelli,  ma  col  ?..°  bartolo- 
lomeo,  cheneli  iji)  intervenne  al  conci- 
lio generale  di  Lalerano  111,  e  celebrato 
i\iì  l'apa  Alessandro  ili,  dcvesi  inco(nin- 
ciare  la  serie  de' vescovi  Acerrani;  caden- 
do nell'indicalo  abbaglio  pure  Comman- 
ville,  che  lìtlì'IJisloire  de  long  Ics  AVe- 
schez,  dice  erroneamente  istitmta  la  se- 
tle  di  Ccrra  o  Accrra  nel  secolo  V,  di- 
venendo sulfraganea  della  metropoli  di 
Napoli.  Indi  trovasi  notatoli  vescovo  Ro- 
mano, torse  (nonaco;  poiTeodino  mona- 
co di  IMon te  Cassino,  intruso  neh  2G3  per 
Manfredi  principe  di  Taranto  e  invasore 
del  regno  tli  Sicilia,  come  rilevasi  dal  di- 
ploma d'Urbano  IV  prodotto  da  Ughelli. 
De'successori  di  Tommaso  del  i  28G,  ri- 
corderò rpielli  più  rimarchevoli. Nel  1  344 
fr.  Enrico  del  IMonte  sicili;in(),  domenica- 
no e  insigne  duUunidcU'accadcmia  di  ViX- 


SUE 

rigijnel  1  348  gli  successeRanierogik  can- 
tore della  cattedrale;  indi  neh  363  Gio- 
vanni, il  cui  coadmtore  fi-.  Nicola  di  Na- 
poli francescano,  amando  la  vita  ritira- 
ta rinunziò  a  Bonifacio  IX.  Neh 434  f''- 
Nicola  d'Urbino  domenicano,  illustre  per 
dottr'ma  e  virtù;- neh  497  fi"-  Roberto  de 
Noya  pugliese,  domenicano,  chiaro  per 
pietà  e  scienza,  già  di  Minervino,  poi  ar- 
civescovo Pariensis.^t\i5ii  fr.  Giovan- 
ni de  Vico  fu  al  concilio  di  Laterano  V; 
cui  successe  nel  i  527  Carlo  Ariosti  nobi- 
le liirrarese,  canonico  e  vicario  della  ba- 
silica Vaticana,  dignità  che  ritenne.  A 
questi  Ughellidà  per  successore  neh  535 
ilcardinal  Caraffa  [)oi  PaololV  (piale  am- 
ministratore, che  dopo  4  ^Qiii  l'inunziò; 
però  giustamente  Lucenzi  lo  corregge,  sia 
nell'epoca  che  fu  il  1  537  e  per  due  anni, 
che  nella  persona,  cioè  il  cardmal  Vm- 
cenzo  (Gio.  Vincenzo)  Caralfa  {f^.);  in- 
di nel  I  53()  Gio.l'aolo  de  Thisds  referen- 
dario delle  due  segnature,  e  il  designato 
successore  l^aolo  Riccardo  d' A  versa  mo- 
li prima  d'essere  consagrato.  Invece  fu  e- 
Ictlo  neh  555  il  virtuoso  Gio.  Francesco 
Severino  napoletane;  indi  nel  1  56o  Gio. 
Fabrizio  Severino  napoletano, che  si  recò 
al  concilio  di  Trento  ,  poscia  Iraslato  a 
Trivento.  Lodatissimi  furono  ,  Scipione 
della  nobile  famiglia  Salernitana  napole- 
tana del  I  57  r,  di  somma  prudenza  e  pe- 
rizia ne'graviatfarida  lui  trattali;  e  il  tea- 
tino Marcello  .Majorana  napoletano,  tra- 
sfeiito  da  Crotone,  di  santa  vita,  dottissi- 
mo e  versato  ne'sagri  riti,  illustre  per  ze- 
lo pasloialciVel  1  597  gli  '^»  sostituito  lai 
tro  teatino  Gio.  IJattista  del  Tulò  patri- 
zio d'  Aversa,  insigne  vescovo;  indi  nel 
i6o3  Giovanni  Gorrea  nobile  spagnuo- 
lo  ,  dotto  teologo  e  pretlicatore  ;  poi  nel 
i()oG  Vincenzo  Pagani  nobile  teatino  na- 
l)oletano,elo(juenle,  scienziato  e  virtuoso 
frugalissimo;  nehG44  ''  barnabita  Man- 
sueto Merotti  milanese, degnissimo  ed  e- 
gregio  predicatore.  Fu  degno  successore 
iichGG3  IMacido  CaralVa  nobile  teatino 
uapolclauo;  uchGij.ì  Carlo  Itili  nobile 


SUE 

(revirensejZelanleederutlilissimOjlrasla- 
to  a  JMonopoli;  indi  Giuseppe  Roderio  no- 
bile napoletano,  perito  in  molte  scienze, 
di  felice  esperienza,  eccellente  ed  esem- 
plare pastore.  Nell'/tó/Za  sacranti  termi- 
na la  serie  de'vescovi  con  fr.  Benedetto 
de  Norie"a  d'Oviedo  minore  osservante 
del  I  700,  e  dopo  8  anni  di  sede  vacante 
col  domenicano  fr.  Giuseppe  IM."^  Posita- 
ni  nobile  domenicano:  la  completerò  col- 
le Notizie  di  Roma.  Nel  1725  Domenico 
Antonio  Biretta  di  Capua;  nel  17616  tra- 
slalo  da  Monopoli  Ciro  de  Alleiiis  napo- 
letano; nel  I  776  Gennaro  Giordano  na- 
poletano; nel  I  792  Gio.  Leonardo  M/  de 
Fusco  domenicano  della  diocesi  di  Saler- 
no; nel  1 798  Orazio  Magliola  di  s.  Elpi- 
dio  diocesi  d'Aversa.  Governava  la  sua 
chiesa, quando  Pio  VII  in  perpetuo  l'unì 
a  quella  di  s.  Agata  de'Goli,  allora  come 
dissi  vacante  del  suo  pastore;  onde  pel  1 .° 
lo  pubblicò  le  Notizie  di  Roma,  vescovo 
di  s.  Jgala  de  GotiedAcerva  luiite,  ben- 
ché talvolta  le  medesime  iVb //z /e  sta m pi- 
no prima  la  chiesa  à'Jccrra,  come  le  pre- 
senti.Nel  1 829  gli  successe  Emanuele  iM.^ 
Bellorado  già  arcivescovo  di  R.eggio.  Per 
sua  morte,  Gregorio  XVI  dichiarò  suc- 
cessore nel  1834  Taddeo  Garzilli  di  So- 
lofra  arcidiocesi  di  Salerno,  traslato  da 
]ìojano.  Pel  suo  decesso  il  regnante  Pio 
IX  nel  concistoro  lenutoa'20  aprile  ;  849 
in  Gaeta,  preconizzò  l'odierno  mg.'  Fi  an- 
cesco  Javarone  napoletano,  trasferito  da 
Ascoli  di  Puglia.  Nella  proposizione  con- 
cistoriale pel  medesimo  si  legge  il  seguen- 
te attuale  stalo  delle  due  chiese.  Ambe- 
due le  cattedrali,  buoni  edifìzi,  sono  de- 
dicate alla  B.  Vergine  assunta  in  cielo 
(quella  dis.  Agata  è  basilica, con  belle  co- 
lonne di  marmo  e  pavimento  con  pietre 
di  vari  colori;  quella  d'Acerra  Ughelli  la 
disse  sotto  l'invocazionedi  s.  Michele  Ar- 
cangelo, ina  Coleti  lo  corresse  con  dichia- 
rare essere  sagra  all'Assunta).  Il  capito- 
lo di  s.  Agata  si  compone  di  5 dignità,  es- 
sendo la  {.^l'arcidiacono  (le  altre  sono  il 
decano,  due  primiceri,  il  tesoriere),  con 


S  L  l''  29 

2  3  canonici  prebendati,  fra  i  quali  il  teo- 
logo e  il  penitenziere,oltre  3  canonici  non 
prebendati,  ei4  mansionari.  Il  capitolo 
d'Acerra  ha  3  dignità,  e  per  la  i  .^l'arci- 
prete, 1 5 canonici  colle  due  prebende  teo- 
logale e  peuilenziale,e6ebdomadari. Am- 
bedue hanno  altri  preti  e  chierici  pel  ser- 
■vizio  di  vino. Nella  i."  cattedrale  esercita  la 
cura  d'anime  un  prete  eletto  dal  capito- 
lo e  approvato  dal  vescovo,  nella  2.'  la 
funge  la  dignità  dell'arciprete  aiutato  da 
altro  prete:  in  ambedue  vi  è  ilbattisteiio. 
Ciascuna  ha  prossimo  l'episcopio.  Nella 
città  di  s.  Agata  de'  Goti  vi  sono  due  al- 
tre chiese  parrocchiali  col  s.fonte, due  con- 
venti di  religiosi,  un  monastero  di  mona- 
che, sodalizi,  monte  di  pietà, e  il  semina- 
rio. Nella  città  d'Acerra  vi  ha  un'  altra 
chiesa  parrocchiale, e^fl^/^jrHae  coufrater- 
nitates  tantum  reperiuntur  praeter  semi- 
narium.  Ogni  nuovo  vescovo  è  lassato  nei 
libri  della  camera  apostolica  in  fiorini 
2  38,  ascendendo  la  mensa  a  circa  6000 
ducali,  ma  con  alcuni  pesi.  Le  due  dio- 
cesi unite  si  estendono  per  quasi  37  mi- 
glia, e  contengono  più  luoghi. 

SUFARoSUFASAR.  Sede  vescovile 
della  Mauritiana  Cesariense,  nell'Africa 
occidentale,  sotto  la  metropoli  di  Giulia 
Cesarea.  Ne  furono  vescovi  Reparato  che 
fu  alla  conferenza  di  Caitagine  nel  4'  '» 
Vittore  esiliato  nel  484  ^^^  Unnerico  re 
de'vandali,  e  Romano  forse  donatista  e 
non  cattolico.  Moi'celli,  Afr.  dir.  t.  i. 

SLFESoSUFER.  Sede  vescovile  del- 
la Bizacena, nell'Africa  occidentale, sotto 
la  metropoli  d'Adrumeto.  Ebhea  vesco- 
vi, Privalo  che  fu  nel  255  al  concilio  di 
Cailagine,  Massimino  intervenuto  alla 
conferenza  diCartagine nel4  1  i,Eustrazio 
mandalo  in  esilio  dal  re  de'vandali  Un- 
nerico nel  484 pei"  >'0U  sottoscrivere  l'er- 
ronee proposizioni  de'donalisti.Morcelli, 
/éjr.  dir.  t.   I. 

SUFETULA  oSUFFETULA.Sede 
vescovile  della  Bizacena,  nell'Africa  occi- 
dentale, della  metropoli  d'Adrumeto.  Si 
conoscono  i  vescoviPrivozianochclrovos- 


3o  SUF 

si  al  conciliodi  Cartagine  nel255,  Giocon- 
do donatista  che  fu  alla  conferenza  diCar- 
tagine nel  4B4d'ordined'Unneiico  re  dei 
vandali,  Presidio  cattolico  esilialo  da  tal 
re  per  essersi  in  essa  opposto  a'douatisli, 
Morcelli,  Jfr.  chr.  t.   i. 

SUFFETEoSUFFETO.  Luogo  d'A- 
fiica,ove  nel  024  fu  tenuto  un  concilio, 
Concilium  Siiffelanutn.  Vi  assistè  il  ce- 
lebre e  dottissimo  s.  Fulgenzio  vescovo 
di  Ruspa,  e  per  tnotleslia  lo  fece  presie- 
dere dal  vescovo  Quod  vull  Deus,  che 
gli  avea  contrastata  la  preminenza  nel 
concilio  di  Junca  nella  Bizacena  e  tenuto 
uell'istesso  anno.  Diz.  de  ConcUii. 

SCFFRAG Ax^^EO,  Suffragancus,  Fi- 
ce  sacra  Antisles.  IN'onie  che  si  dà  al  Fc 
5rot'oeal  ì  tscovato[ì\)  comprovincia- 
le d'una  Provincia  ecclesiastica,  rispetti- 
vamente all'arcivescovo,  primate  o  pa- 
triarca nelle  Provincie  del  quale  si  trova: 
Suj[frngnncusepiscopnsunoaichicpisco- 
pò  suhduns,  si  legge  nel  cap.  Pasloralis, 
in  princ.  De  Ofjic.  or<^/.  cap.  1,  Deforma 
compet.  in  Sexlo,  Si  dà  eziandio  al  J'c- 
scoi^'O  in  partibus  (F.)  che  estiicha  i  pon- 
tiiìcali,  le  ordinazioni  e  talvolta  anche  la 
giuristliziune  del  vescovo  titolare  d'  una 
Diocesi  {F.)  ,  al  quale  lu  deputato  o  lo 
richiese  per  aiuto  o  per  farne  le  veci,  an- 
che se  assente  nel  F escovato  {F.).  Nel  voi. 
XV,  p.  247  ed  altrove  Ilei  le  distinzioni: 
l.^De'vescovi  sudi  aganei,  più  o  meno  nu- 
merosi, d'un  ilIelropolilanOj  d'un  Prima- 
te o  d'un  Patriarca  (F.)  con  giurisdizio- 
ne oidinaria,  alcuni  arcivescovati  sempli- 
ci non  avendoli,  cotne  rimarcai  nel  descri- 
verli; essendo  tenuti  ad  intervenire  a'Si- 
nodi  [F.)  provinciali  quando  gli  aduna- 
no icapi  della  provincia  ecclesiastica, men- 
tre ne'citati  e  relativi  articoli  ragionai  del- 
le prerogative  di  essi  sui  sulfraganei;  on- 
de il  vocabolo  sulfragaueo  si  vuole  pure 
derivato  dal  darei  vescovi  il  loio  sullra- 
gio  nel  concilio  provinciale.^."  De'sulfra- 
ganei  vescovi  in  parlibus,  che  aiutano  i 
vescovi  (come  alcuni  Fescovi  suhurbica- 
li)  o  arcivescovi,  o  primati  o  patriarchi 


SUF 

nelle  loro  diocesi,con  quelle  funzioni  e  au- 
torità a  cui  essi  li  abilitano,  si;i  come  loro 
Coadiutori  {F.)  con  futura  Successione 
{/^.),sia  semplicemente  come  loro  /ausi- 
liari o  aiutatori,  o  per  la  loro  assenza  e 
impotenza, od  a  motivo  dell'ampiezza  del- 
le diocesi  e  arcidiocesi,  e  quali  loro  Fi- 
cegerenti  con  giurisdizione  locale  e  dele- 
gata; e  notai  che  alcuni  vescovi  e  arcive- 
scovi, secondo  la  vastità  delle  diocesi  e  ar- 
cidiocesi, di  questi  ultimi  sulìraganei  ne 
hanno  due,  tre  e  anche  (juattro,  come  va- 
do dicendo  nel  descriverle.  3.°De'vescovi 
parimenti  m  partibus,  de'patriarchi  e  ar- 
civescovi in  partibus,  suff'raganei  di  solo 
nome,  di  quelle  provincia  ecclesiastiche 
dalle  quali  un  teujpo  dipendevano,  non 
avendo  su  loto  giurisdizione  tali  patriar- 
chi e  arcivescovi ,  perchè  essi  stessi  doq 
ponno  esercitarla  nelle  provincia  e  anti- 
che sedi  di  cui  portano  il  semplice  titolo 
onordìco  ,  comechè  esistenti  nelle  parti 
degl'infedeli.  Negli  articoli  de'patriarcati 
earci  vescovati  riporto  i  loro  sottoposti  ve- 
scovi sulfraganei,  anche  in  parlibusj  e  ad 
ogni  articolo  di  sede  vescovile  residenzia- 
le o  di  seuìplice  onorillco  titolo  in  par- 
Libus, (\\cQi\\  chi  furono  e  sono  sullVaganai; 
a  IluMA  poi  riprodussi  l'elenco  de'vescovi 
Esenti  (K)  e  immediatamente  soggetti 
al  Papa  e  alla  Sede  Apostolica  (però  a 
Si'Ar.NA  notai  che  non  [)iù  lo  sono  Leon 
e  Oviedo).  Le  aunuali  Notizie  di  Roma 
pubblicandoli  no  vero  al  fubetico  delle  dio- 
cesi, si  legge  pure  quelle  che  hanno  i  coa- 
diutori con  futura  successione,  isuffiaga- 
nei  e  gli  ausiliari,  co'titoli  in  partibus  di 
cui  sono  insigniti, e  l'epoca  incoi  li  rice- 
verono. 11  Zaccaria  ntW Onotnasticon  Ri- 
tuale, verbo  Su/fiaganeus,  ecco  come  lo 
definisce.  Episcopus,  Archiepiscopus,seu 
Metropoiitae  obnoxius  ,  ita  appellatus , 
quia  ìli  ejus  electione,  caussisqne  Coni- 
provincialiuni  Episcoporuni  suffragiuni 
fcrebat,illiusque  vice/n  supplebat.  tlodie 
Suff'raganei  passini  vocantur  Titularis 
hpiscopi,  qui  in  functionibus  pontifica- 
libus  Arcliicpiicopij  veleiiam  Episcopi  vi- 


S  U  F 

re?  gentnt.  TI  IM.'igii,  Notizia  flc' vocaboli 
cnìcsia  siici,  veì\)o  Coni  provinciali^  ,(\\cc: 
''ìLvaW vescovo òitWa  meò("^\m^ provincia 
soggetto  ad  un  melropolilano,  cliinmalo 
oggi  Siijfraganeo,  di  cui  fa  menzione  s. 
Beiiifirdo  ixeWEpist.  ^2".  Nel  vocabolo 
Suffrnganeus,  lo  dichiara:  «^Questo  nome 
appresso  gli  scriltori  ecclesiastici  in  rigo- 
re denota  il  vescovo  soggetto  aWarcive- 
scovo  o  nìctropolilcino.  Fti  cos'i  denomi- 
nalo perchè  dava  il  sufTragioe  voto  nel- 
l'elezione dei  suo  aici vescovo  (o  la  con- 
fermavano co'Ioro  suffragi),  il  quale  an- 
cora concorreva  con  il  suo  voto  nell'e/e- 
zione  àe'Fescovi  (/ .)  della  sua  provin- 
cia. Al  presente  questo  medesimo  notue 
abusivamente  significa  un  vescovo  titola- 
re, il  quale  esercita  le  funzioni  pontificali 
invece  deW arcivescovo  o  vescovo".  Chia- 
masi dunque  diocesano  un  vescovo  rela- 
tivamente alla  sua  propria  diocesi  ordi- 
naria in  rapporto  alla  sua  giurisdizione, 
e  sulfraganeo  nel  senso  sopraindicato. Tal- 
volta si  dà  altresì  il  nome  iì\  siijfraganeo, 
Judicìuni,  a  colui  che  ha  il  diritto  di  pre- 
slare  il  suo  suffragio,  voto  o  parere  che 
dassi  ad  un'assemblea  nella  quale  si  de- 
li liera  di  qualche  cosa,  in  cui  si  procede 
■,ì\V Elezione  [E.)  d'alcuno  per  una  Cari- 
ca, Beneficio  l'cclesiaslico  (^.),  ec.  Le  3 
dilferenti  maniere  di  dare  il  suffragio  in 
una  elezione, sono  lo  scrutinio,  il  compro- 
niessoe  l'ispirnzionejUìa  \o Scrutinio  (/'.) 
è  il  più  ordmario,  come  rxtW Elezione  del 
Papa  {/  .).  Il  capitoIoQuù?  propler,  dice 
rhe  colui  che  avrà  in  suo  favore  la  mag- 
gior parte  de'suffragi,  sarà  canonicamen- 
te eletto;  ed  i  canonisti,  in  dici,  cnp.,  sta- 
l)iliscono  che  il  maggior  numero  de'suf- 
lìagi  si  conta  per  rapporto  a  quelli  che 
hanno  il  diritto  all'elezione,  e  per  rappor- 
to a  quelli  che  assistono.  Si  fa  uso  di  pal- 
le o  schede  segiete  per  nianilestare  il  pro- 
prio suffragio;  e  colui  il  (juale  ha  la  mag- 
gior parte  de'suffragi,  è  considerato  ave- 
re anche  la  parte  più  sana.  Dell'elezione 
per  Sorte,  parlai  a  quell'articolo. 

Quanto  alla  distinzione  che  si  deve  fa- 


SVj  F  3  I 

re  Ira  il  T'^escovo  suffrnganeo,ei\  il  T'e- 
scnvo  ausiliare  o  Ausiliario,  Episcopus 
aux.iliarius,  auxilium,  a  sentimento  dei 
canonisti  asserenti  e  confcirmanti:  Suffra- 
ganeus  dalur Ecclesiae ,ct  A uxiliarìs  da- 
tur  Episcopo,  s'intende  e  chiamasi  Snf- 
fraganeoqnel  soggetto, cheilPapa  in  con- 
cistoro con  Proposizione  concistoriale 
[F.)  o  con  breve  apostolico,  promove  ail 
una  chiesa  vescovile  in  partihus,  e  lo  de- 
puta (talvolta  a  istanza  e  per  proposizio- 
ne del  vescovo  a  cui  si  dà,  previa  la  pon- 
tificia approvazione)  siiffraganeo  d'  una 
determinala  chiesa, o  d'un  preciso  luogo 
di  qualche  diocesi,  affinchè  aiuti  il  vesco- 
vo nell'esercizio  pastorale.  Simile  suffra- 
ganeo  resta  tale  nella  medesima  chiesa  e 
luogo,  seguila  ancora  la  morte  del  pro- 
prio vescovo  residenziale,  il  di  cui  Succes- 
sore[T^.)  è  obbligato  di  ritenerlo  siuo  che 
venga  trasferito  ad  altra  chiesa,  ovverei 
cessi  di  vivere.  Non  si  deve  confondere  coi 
suddescritli  siiffraganei  ordinari  e  resi- 
denziali, sottoposti  alla  giurisdizione  dei 
tnetropolitanijde'priniali  ede'palriarchi, 
nèco'suffiagaiiei  litolari  in parlU)US.  Au- 
siliare \)o\  c\\\i\u\a.%\  quel  \esco\o  in  par- 
tihus che  dal  Papa  o  in  concistoro  o  per 
l)reve  viene  destinato  ad  esercitare  i  pon- 
tificali, e  gli  uffici  pastorali  ad  un  prescrit- 
to vescovo  residenziale  (anche  a  sua  istan- 
za). I\hji  lo  questo  cessano  al  detto  ausi- 
liare tutte  le  facollà  concedutegli  dalla  s. 
Sede.  Nessun  sovrano  ha  il /«*o  padro- 
nato di  nominare  i  sulfiaganei,  ma  i  soli 
vescovi  nelle  proj^rie  cinese  che  governa- 
no, per  piivilegi  loro  accordali  da'Papi. 
Ciò  non  pertanto  negli  ultimi  tempi  in- 
cominciarono i  sovrani  a  fare  essi  la  let- 
tera di  nomina  o  presentazione  al  Papa, 
cioè  dello  stesso  soggetto  che  il  vesco\o 
presenta  o  propone.  Se  la  chiesa  è  di  no- 
mina o  presentazione  regia,  nomina  pu- 
re ramuiinistratore,  Ecclesiae  adnitni- 
stralor  datus.  Ria  pel  suffiagnueo  si  sia 
alla  nomina  del  vescovo,  ch'è  pure  la  no- 
mina regia,  ed  equivale  ad  un'ap[)rova- 
zione  del  disposto  del  vescovo.  11  Papa  e- 


32  S  U  F 

samlna  i  meriti  del  proposto^  gli  conferi- 
sce  una  chiesa  tilolnie  in  partlbus,  e  lo 
f  rleputa  in  sufTiagnneo.  Quanto  a'coadiu- 
tori  con  futura  successione,  che  si  accor- 
dano con  titoli  in  parlihus  per  grazia  spe- 
ciale a  beneplacito  apostolico,  benché  sia- 
no per  diocesi  di  stati  in  cui  siavi  la  no- 
mina o  presentazione  sovrana,  nondime- 
no rpiesta  si  accenna  con  l'espressione  ne- 
cedente  consensn,  perchè  è  di  assoluto  di- 
ritto della  s.  Sede  l'accordare  i  coadiu- 
tori a'vescovi,  e  in  seguito  i  titoli  onori- 
fici inpartihus,  che  si  accordano  dal  Pa- 
pa a  petizione  di  que' vescovi,  che  attesa 
l'avanzala  età  o  incomodi  di  salute,  non 
ponno  inferamente  attendere  agli  obbli- 
ghi che  loro  incombono, pe'quali  motivi  si 
concedono  pure  gli  ausiliari.  Le  provviste 
de'vescovi  in partihiis ,  sulliaganei,  ausi- 
liari, o  coadiutori  degli  ordinari  diocesa- 
ni, si  detraggono  dalla  mensa  di  questi, 
ed  un  tempo  non  erano  minori  d'annui 
scudi  .^oo.  Oli  antichi  CorcpiscopH^Ì  .) 
orano  sacerdoti  che  esercitavano  alcune 
o  la  maggior  parte  delle  funzioni  vesco- 
vili, dalla  confermazione  in  fuor»,  ne'ca- 
stelli  e  villaggi  ove  i  vescovi  non  poteva- 
no andare:  erano  riguardati  come  i  vi- 
cegerenti, o  f  icari  [/.)  de'vescovi,  per 
cui  furono  detti  Vicaridc'  vescovi,  Coa- 
diutori devescovi  ^  f ^escavi  foranei.  Al- 
cuni di  loro  furono  decorati  del  caratte- 
re episcopale,  e  non  solo  amministrava- 
no la  Confcriìì azione,  ma  eziandio  ordi- 
navano i  sagri  3Jinislri,  ed  altro  a  secon- 
da della  Disciplina  ecclesiastica  delle 
chiese  ede'Iuoglii.  La  subordinazione  poi 
de'vescovi  siilfraganei  comprovinciali  ai 
luetropolilani,  e  l'intendenza  generale  di 
questi  nella  loro  provincia  ecclesiastica, 
già  trovavasi  stabilita  nel  3.°  secolo,' ed 
il  concilio  di  Nicea  I  del  SaS  regolò  l'e- 
stensione della  giurisdizione  de'melropo- 
Titani  sui  sulTiaganei,  anche  per  contri- 
buire o  confermare  l'elezione  de'vescovi, 
e  farne  la  consagrazione cogli  altri  vesco- 
vi comprovinciali;  non  che  per  giudicar 
le  vertenze  insorte  tra  essi  coiiiprovincia- 


S  U  G 

li.  Indi  furono  regolate  le  Appellazioni 
de'comprovinciali  al  Primate  o  alla  Sede 
y4 posloiica  {f^  .),  contro  gli  abusi,  le  vio- 
lenzee lesenlenzede'raelropolitaiii, e  tal- 
volta anche  dal  discusso  ne'sinodi  provin  • 
ciali.  Anticamente  alla  consagrazione  dei 
metropolitani  dovevano  assistere  tulli  i 
vescovi  sulfraganei  comprovinciali,  e  poi 
fu  stabilito  bastare  3.  Alla  morte  del  me- 
tropolitano,i  vescovi  sulfraganei  compro- 
vinciali gli  celebravano!  Funerali  [V.), 
e  onoratamente  accompagnavanoallaó'e- 
pollura  {^'.). 

SUFFRAGIO,  r.  Elezione,  Scruti- 
nio, SuFFRAGANEO. 

SUFFRAGIO,  Siifragium  ,  ^uxi- 
lium,Expialio.  Preghiera  che  i  Santi  [f^.) 
fmno  a  Dio,  pe'fedeli  che  ricorrono  al- 
l'intercessioneeflìcacedel  lorobenignopa  • 
trocinio.  Chiamansi  piccoli  suliragi  dei 
santi  le  Orazioni,  le  Antifone,  i  ì'erset- 
ti  ij!)  che  s'inseriscono  nn' Divini  uffìzi 
per  la  Con{WJemor<7sro/7ede'medesimi  san- 
ti. Sulfragide'vi  vi  ede'morti  sono  la  Pie- 
ghiera  (/^)  che  fjnno  i  fedeli  vivi  o  de- 
funti, e  le  buone  opere  che  loro  si  appli- 
cano: quando  l'applicazione  è  fitta  a  no- 
me e  dai  ministri  della  Chiesa,  chiaman- 
si suffragi  comuni,  cownHf/nV7j  ma  se  l'ap- 
plicazioneè  fatta da'semplici  fedeli, esen- 
zachesiain  nomedella  C/t/e^^ (/'.), chia- 
mansi suffragi  privati  o  particolari,  pri' 
vaia.  De'sidfragi  pe'fedeli  Defunti  {f\) 
ne  tratto  ne'mollissimi  articoli  che  li  ri- 
guardano, e  principalmente  a  Commemo- 
razione de' FEDELI  defunti,   INDULGENZA, 

Purgatorio,  Messa, Elemosina,  ed  in  lut- 
ti quelli  delle  pie  opere  meritorie.  In  Ro- 
ma vi  ìiY  A  rei  confraternita  della  B.  1  er- 
gine del  Suffragio  [t\\  cui  riparlai  nel  voi. 
Ll,p.  328),  la  quale  ha  per  peculiare  sco- 
po di  sulfragare  viem maggiormente  i  fe- 
deli lìlord  (F.)  colle  preghiere,  l'elemo- 
sine, i  sagriflzi.  Inoltre  in  diverse  dioce- 
si vi  sono  sodalizi  con  tale  titolo  e  pio  in- 
tendimento. 

SUGDEA  o  SUCCIDAVA.  Sede  ve- 
scovile della  Mesia  2."  o  Bulgaria,  nella 


S  U  I 

tliocesi  di  Tracia,  sotto  la  metropoli  pri- 
ma di  Nicopoli  e  poi  di  ]Marcianopoii,e- 
retla  ne'primi  del  secolo  IV.  Goinman- 
ville  dice  ch'erale  unita  la  sede  di  Bulla 

0  Phulla,  e  nel  secolo  XII  divenne  arci- 
vescovato onorario.  JNe  furono  vescovi, 
Stefano  che  intervenne  nel  325 ali. "con- 
cilio generale,  Costantino  fiori  sotto  il  pa- 
triarca Sissiaiio  li,  Arsene  sedeva  in  tem- 
po del  patriarca  Alessio,  N.  nel  patriar- 
cato di  Nicola  Theoproblet  nel  1087,  N. 
fu  al  concilio  del  patriarca  Luca  Criso- 
bergo  nel  1 1 58,  Teodoro  a  quello  del  pa- 
triarca Giovanni  Bec ,  Eusebio  si  trovò 
al  concilio  che  condannò  Barlaam  e  A- 
cindina  sotto  il  patriarca  Calisto,  Teofa- 
ne vivea  nel  {^S5.0rieiischr.t.  i,p.i229. 

SUISSY Stefano,  Cardinale.  Nacque 
nel  castello  di  lai  nome,  appartenente  al 
monastero  di  Laon,o  in  Parigi  secondo 
altri.  Essendo  vice-cancelliere  0  guarda- 
sigilli del  regno  di  Francia  e  arcidiaco- 
no di  Bruges  nella  chiesa  di  Tournay,  di 
cui  neliSoo  una  parte  del  capitolo  l'a- 
vea  senza  effetto  eletto  vescovo,  si  trovò 
presente  nel  I  3o2  all'assemblea  del  clero 
di  Francia  tenutasi  in  Parigi.  Nel  i  3o5 
a'i5  dicembre  Clemente  V  lo  creò  car- 
dinale prete  di  s.  Ciriaco  alle  Terme,  e 
nel  1 3o6  il  re  Filippo  IV  gli  conferì  una 
pensione  di  1000  lire  lornesi.  Indi  il  Pa- 
pa lo  deputò  neli3o7  col  cardinal  Fre- 
doli  a  formare  il  processo  a'templari.  Nel 

1  3  I  o  col  cardinal  Brancacci  s'interpose, 
d'ordine  di  Clemente  Vecon  ottimo  suc- 
cesso, tra  il  re  di  Francia  e  l'arcivescovo 
di  Lione,  Ira'quali  stava  per  iscoppiare 
peiicolosa  guerra  a  motivo  del  dominio 
di  quella  città,  e  colla  sua  prudenza  e  sa- 
viezza indusse  l'arcivescovo, il  capitoloe 
i  cittadini  di  Lione  a  mantenere  la  sta- 
bilita pace,  e  a  prestare  al  re  il  dovuto  o- 
maggio,  Nell'istesso  anno  il  Papa  l'inca- 
ricò di  ricevere  gli  scritti  che  si  produce- 
vano  in  favore  e  coiìlro  la  memoria  il- 
lustre di  Bonifacio  Vili,  ed  insieme  col 
cardinal  Brancacci  lo  spedì  alla  corte  di 
Parigi  per  la  conclusione  di  gelosi  e  rile- 

VOI  ,   LXXI. 


S  U  L  33 

vantissimi  affari.  Morì  nei  1 3  r  i  in  Vien- 
na del  Delfinato,  o  in  Avignone  come  vo- 
gliono altri.  Trasferito  a  Laon,  fu  sepol- 
to nel  chiostro  del  monastero  di  s.  Gio- 
vanni de'benedettini  con  breve  iscrizio- 
ne in  versi  barbari. 

StJLCl,  Sulcis.  Sede  vescovile  e  città 
di  Sardegna,  ove  parlai  di  sua  antichi- 
tà e  principali  avvenimenti, e  che  fu  mu- 
nicipio romano,  fabbricata  da' cartagine- 
si sulla  costa  dell'  isola,  nel  sito  ove  è  og- 
gi il  luogo  detto  Porlo  o  Palma  di  Solo, 
lungi  3o  miglia  da  Cagliari,  che  Plinio 
chiamò  Enosis  o  Pliunbaria ,  Cluverio 
Melalla,  e  altri  Isola  di  s.  Antioco  pel 
martirio  che  vi  patì  quel  santo.  La  catte- 
drale era  d' Iglesias  chesuccessea  Sulci, 
sotto  l' invocazione  di  s.  Chiara  d'  Asisi; 
in  tempo  del  p.  Maltei  avea  il  capitolo 
composto  dell'arciprete,  dell'  arcidiaco- 
no, di  9  canonici  e  di  altri  beneficiati  e 
chierici:  di  poco  differisce  l'odierno  capi- 
tolo. Vi  erano  i  domenicani,  i  conven- 
tuali, i  cappuccini,  i  gesuiti  e  le  mona- 
che di  s.  Chiara:  tranne  i  gesuiti,  gli  altri 
reli"iosi  esistono.  Il  can.  Bima  nella  Se- 
rie  cronologica  dt  vescovi  di  Sardegna, 
seguendo  il  p.  ^lix\.\.é\,  Sardinia  sacra  p. 
125,  Ecclesia  Sulcilana,  ne  tratta  nel- 
la cronologia  de'vescovi  ò' Iglesias  (^.), 
perchè  a  questa  sede  fu  unita  quella  di 
Sulci,  protestando  essere  malagevole  da- 
re la  precisa  serie  de'suoi  pastori  per  man- 
canza di  documenti,  essendo  dubbiosa  la 
tradizione  di  far  risalire  1'  esistenza  del 
vescovato  di  Sulci  al  i  ."secolo  della  Chie- 
sa. Ove  risiederono  i  vescovi  fra  le  città 
di  Sulci,  Palma,  Cornu  o  altra  che  fu- 
rono distrutte,  non  si  può  definire.  Sem- 
bra verosimile  al  can.  Bima,  che  dopo  la 
distruzione  di  dette  popolazioni, abbiano 
i  vescovi  fissata  la  loro  sede  nell'isola  ap- 
partenente a  Sulci,  chiamata  S.Antioco, 
e  in  essa  si  sono  fatte  scoperte  di  fabbri- 
che: esiste  in  gran  parte  delle  (nuraghe 
il  castello  denon)inato  anche  al  presente 
Castro,  ed  uu  gran  tratto  di  tempio  sa- 
gro, tuttora  chiamato  la  chiesa  di  Selle 

ù 


34  SUL 

porle.  Se  questa  fosse  la  calledrale  non 
vi  è  documento,  e  neppure  Irovasi  a  fi»- 
vote  di  altra  rovinala  della  di  s.  Rosa,che 
sino  dal  principio  di  (jucslo  secolo  venne 
ridotta  incimileiio, e  poi  dopo  la  forma- 
zione d'allro  canìpo  sanlo,  in  magazzino 
del  monte  frunienlario  di  pietà.  ìi  opi- 
nione che  per  pieservarsi  dall'incursione 
de'saraceni,  il  vescovo  e  capitolo  si  tras- 
ferissero a  Tartalias:  che  sia  la  chiesa  e- 
dificala  per  opera  de' vescovi,  lo  indicano 
le  isciizioni,  senza  peiò  accennare  la  loro 
dimora;  ma  vi  sono  prove  che  vi  dimorò 
il  capitolo,  poiché  f|iiello  slahililosi  ad  I- 
glesias  statuì  nel  i  5?.  i  che  annualmente 
si  dovesse  porta  reaTarlalias, per  celebra- 
re la  festa  della  ss.  Yeigine  titolare,  un 
canonico  con  sacerdoti  capitolari  e  un  sa- 
grista,per  essere  slata  loio  cattedrale.  La 
festa  si  continua  a  celebrare  con  concor- 
sodipopolo,portandovisi  il  simulacro  del- 
la B.  Vergine, che  i  canonici  seco  condus- 
sero nel  trasferin)enlo  loro  ad  1  glesias, 
quando  Giulio  II  verso  il  i5o3  onel  i  5o4 
con  sua  bolla  trasferì  la  sede  vescovile  di 
Sulci  ad  Iglesias,  unendo  alla  uiensa  la 
parrocchia,  e  vi  fissò  la  residenza  il  capi- 
tolo neh  ')  I  7.  La  diocesi  si  compone  di  18 
parrocchie,  comprese  7  cappellanie  dette 
iit  Suiti  Sulcisj  ed  è  suffraganea  dell'ar- 
civescovo di  Cagliari. Riferisce  il  p. Mal  tei, 
che  diversi  autori  credonoche  S.Bonifacio 
discepolo  di  Gesù  Cristo  abbia  stabilito 
per i.°  vescovo  di  Sulci  s.  Melilo  o  Meli- 
tene di  Cagliari,  cui  successe  s.  Antioco, 
poi  AymOjindi  Alberto;  ma  essendo  dub- 
bi, i  critici  vi  ripugnano,onde  il  1  ."e ceilo 
vescovo  che  si  conosca  è  Vitale  del  484 
esilialo  da  Unnerico  re  de' vandali;  il  2." 
Eutalio,  ch'ebbe  a  successori  nel  5 1  o  Ei- 
legio,  nel  53'j  Frodonio,  e  quegli  altri  ri- 
portati dal  p.  Matleiedal  can.Bima. Do- 
po Simone  Vargio  del  1487.  seguita  la 
traslazione  della  sede  di  Sulci  in  Iglesias, 
Leone  X  nel  i5i  3  l'unì  alla  metropolita - 
Dadi  Cagliari  quando  promosse  il  vesco- 
vo di  SulciGio  vanuiPilares  a  quella  chie- 
sa, colla  ritenzione  della  sede  Sulci  tana- 


SUL 

Ecclesiensi  ossia  Iglesias,  e  così  restò  uni- 
ta agli  arcivescovi  di  Cagliari,  finché  Cle- 
mente XI 1 1 ,  colla  bolla  Universi chn'iiia- 
hì  popii li f  de '2'')  ^\u^tìoi  'jCì^jBull.  lioni. 
coni.  t.2,p.  363:  Praevia  dismeiììbralio  a 
dioecesi  Calaritana ySidàtanae ,  seii  Ec- 
clesiensi dioecesi  suus  ilernin  concediliir 
Antisles,  qui  ipsius  Calaritanae  eccle' 
siae  sii/fraga  ne  US  declaraUir.  Ristabili- 
ta così  la  sede  vescovile  dell'antica  Sulci, 
col  nome  della  città  d'/g/<rs/V75,Cleuiente 
XIII  dichiarò i.°  vescovo  Luigi  Satta,  al 
quale  successero  que'vescovi  cheriporlai 
a  Iglesias,  inclusìvamente  all'attuale. 

SULIANA  oSILVAMA.  Sede  vcsco- 
vile  della  Bizacena,  nell'Africa  occiden- 
tale, sotto  la  metropoli  d'Adrumeto,ed 
Ilaro  uno  de'suoi  vescovi  nel  4  i  '  mterve 
nulo  alla  conferenza  di  Cartagine,  seguì 
il  partito  de'donatisti.  Morcelli, /^/r.  f/<r. 
t.  I. 

SULLY  Enrico,  Cardinale.  De'conti 
di  Borbone,  nacque  in  Soliaco  nel  Ber- 
ry,  chiaro  per  parentela  co'monarchi  di 
Francia  e  d'Inghilterra,  e  abbraccialo  l'i- 
stituto cistcrciense,  divenne  archiman- 
drita del  monastero  Callense  nella  dio- 
cesi di  Senlis.  Neil  i  83  fatto  da  Lucio  III 
arcivescovo  di  Bourges,  fu  consagrato  dal 
cardinal  Crivelli,  che  divenuto  Urbano 
III  neli  i85  peIi.°lo  creò  cardinale  e  le- 
gato apostolico  d'Aquitania.  iVelle  lette- 
re che  gli  scrisse  il  Papa  lo  chiama  uomo 
prudente,  discreto  e  nobile,non  meno  per 
sangueche  per  virtù. Lo  stesso  feceio Ce- 
lestino III  e  Innocenzo  III,  conferman- 
dogli il  diritto  primaziale  nella  provincia 
di  Bordeaux,  che  visitò  qual  primate  di 
Aquitania,e  alla  presenza  dell'arcivesco- 
vo di  Bordeaux  consagrò  la  calledrale  di 
Saintes  solennemente.  Morì  in  Bourges 
nel  1200,  e  rimase  sepolto  con  brevissi- 
mo epitalfio  nel  monastero  del  suo  ordi- 
ne,denominalo  il  Regioluogo,  ov'era  sta- 
lo abbate. 

SULLY  Simone,  Cardinale. ^alo  in 
Soliaco  nelle Gallie, fu  eletto  co' voti  con- 
cordi di  70 canonici  arcivescovo  di  Bour- 


S  L  L 
ges,  Onorio  III  gli  CDofermò  il  diiillo  di 
primate  (Iella  provincia  di  Boi  de;in\,  es- 
sendo legato  della  s.  Sede  in  Francia  a 
Filippo  11  per  esorlarlo  a  contribuire  coi 
suoi  sussiilii  alla  guerra  di  Terra  santa. 
Nemico  implacabile  dfgli  eretici, die  una 
fiera  sconfitta  agli  albigesi,  e  assistè  in 
Rlompensiei-  nel  1226  alla  morte  di  Lui- 
gi Vili,  che  gli  raccomandò  di  far  coro- 
nare re  il  figlio s.  Luigi  IX,  che  lasciava 
d'i  I  anni,  come  incontanente  fu  esegui- 
to in  Reims  da  Giacomo  di  Dasochi  ve- 
scovo di  Soissons,  qua)  decano  de'vescovi 
della  provincia,  essendo  vacante  la  sede 
di  Pieims.  Meritò  che  Gregorio  IX  nel 
1232  Io  creasse  cardinale  prete  di  s.  Ce- 
cilia, dignità  in  cui  visse  circa  q  mesi, poi- 
ché morì  nel  I  2  33,efa  sepolto  nel  coro  di 
sua  metropolitanajCon  un  elogio  in  versi 
barbali, scolpiti  sopra  latnina  di  bronzo. 
S{JLMOy.\oSOL'SlOy\{Sulmoiìefi). 
Città  con  residenza  vescovile  del  regno 
delle  due  Sicilie,  nella  provincia  dell'A- 
bruzzo Ulteriore  Il,capoluogo  di  distret- 
to e  di  cantone,  distante  quasi  8  leghe  da 
Chieti  er  1  da  Aquila,  vicino  a'Maisi. Gia- 
ce in  vasta  e  fertile  pianura,  in  riva  al  So- 
ra  il  maggiore  fra  gl'influenti  del  Pesca- 
ra,ocome  altri  dicono  è  bagnata  da  due 
fiumi,  e  cinta  da  solide  mura  tra'  monti. 
E'  sede  d'un  tribunale  di  i.'  istanza, d'un 
giud  ice  d'islruzionejpiazza  forte  d  14. 'clas- 
se, e  assai  bene  edificata,  principalmen- 
te dovendosi  ricordare  la  grande  e  bella 
strada  nel  centro  della  città.  Superba  n'è 
la  cattedrale,  ma  bisognosa  di  restauri, 
secondo  l'ultima  proposizione  concisto- 
riale, sotto  l'invocazione  di  s.  Pamphilio 
martire,  già  suo  vescovo,  concittadino  e 
patrono,  ed  ivi  si  venera  il  suo  corpo.  Si 
decanta  la  sua  antichità  e  risalire  la  sua 
prima  edificazione  al  III  secolo,  avendola 
Pio  VII  dichiarata  basilica  minore  con 
grazie  e  privilegi,  mediante  il  breve  la 
■<!iimmoopostola(us,de'2.5se\.[emhveiSiS, 
Bull.  Rom.cont.  t.i5,  p.  1  18,  inconside- 
razioiiedegl'illuslri  pregi  della  città  e  del 
tempio  ampliato  e  decorato  di   preziosi 


SUL  35 

marmi,  nonché  di  splendide  suppellettili 
e  utensjli  sagri,  per  mimificenza  de'  ve- 
scovi e  del  capitolo.  Questo  si  compone 
della  dignità  dell'arcidiacono,  di  i  3  ca- 
nonici comprese  le  prebende  del  teologo 
e  del  penitenziere,  di  mansionari  e  di  al- 
f  r  i  preti  e  chierici  pel  servigio  di  vino.  Nel- 
la cattedrale  vi  è  il  battisterio  e  la  cura 
d'anime,  e  nella  città  altre  8  chiese  par- 
rocchiali,non  però  munite  del  s.fonte,due 
delle  quali  sono  collegiate:  l'episcopio  è 
alquanto  distante  dalla  cattedrale,  aven- 
te anch'esso  bisogno  di  ristorameolo.  Vi 
sono  3  conventi  di  religiosi,  2  monasteri 
di  monache,un conservatorio,  diversi  so- 
dalizi,il  seminario,  il  celebre  e  ricco  ospe- 
dale pe'babtardijpe'mendican  ti  e  per  gì 'in- 
fermi con  chiesa  sagra  alla  ss.  Annunziala. 
Non  manca  di  altri  grandiosi  edifizi,di  co- 
piose  e  limpide  fonti,  ma  sopra  tutto  rice- 
ve vantaggio  e  lustro  dall'attività  dell'in- 
dustrioso suo  traffico. Sono  in  gran  pregio 
le  sue  rinomale  e  squisite  contelture,  e  se 
ne  fa  notabile  esportazione:  ha  pure  fab- 
liriche  di  carte,  tintorie,  concie  di  pelli  e 
altri  stabilimenti.  Si  tengono  in  ispaziosa 
piazza  mercati  frequentatissimi,  ed  an- 
nualmente 4  fiere  di  2  giorni  per  ciascu- 
na, la  più  cospicua  essendo  quella  degli  8 
e  q  ottobre.  Ubertoso  e  produttivo  n'è  il 
territorio,  massime  di  eccellente  zalTer.i- 
no.  Vanta  non  pochi  uomini  illustri  che 
fiorirono  in  santità  di  vita,  nelle  dignità 
ecclesiastiche,  nelle  scienze  e  in  altro.  So- 
lo ricorderò  che  dalla  nobilissima  fami- 
glia Misliornli  uscirono  il  cardinal  Cosi- 
mo  poi  nel  1404  Innocenzo  /^'//(^'.)e 
di  cui  riparlai  a  Pv0M.4,ì  cardinali  Giovan- 
ni Migliorati  suo  nipote  e  da  lui  creato, 
e  Cosimo  Migliorali  Orsini,  il  ipiale  as- 
sunse il  2.°  cognome  dalla  fimigtia  n>a- 
terna:  Lodovico  Migliorati  nipotedell'a- 
pa,fu  da  questi  fatto  marchese  dellail/ir- 
ca.  Si  gloria  ancora  d'aveidatoi  natali 
a  Publio  Nasone  Ovidio,  43  anni  avanti 
l'era  nostra,  pel  suo  talento  uno  de'pri- 
mari  autori  dell'antichità,  e  il  più  sven- 
turato e  fecondissimo  tie'pueti  chesi  cu- 


36 


SUL 


iioscano,  pel  suo  funesto  esilio  da  Roma 
ti'ordined'AugustoaTomi  :  in  mezzo  al- 
l'indecenza e  alla  seduzione  de'molli  suoi 
componimenti,mesce  pensieri  e  sentimen- 
ti salutari  e  savi,  anzi  di  sovente  dà  pre- 
oetli  gravi  e  onesti;  i  suoi  apologisti  vo- 
gliono notare,  che  le  parti  perniciose  dei 
suoi  poemi  si  devono  riguardare  piutto- 
sto come  traviamenti  d'una  immagina- 
zione rotta  a'piacerijchequal  fruito  d'un 
deliljerato  sistema  di  morale.  Inoltre  fu 
sulnioncse  il  rinomato  poeta  Marco  Bar- 
])ato.  A  poca  distanza  della  città  trovasi 
allefaldedel  monte  Morone  o  INIorroiie  il 
celebre  monastero  e  chiesa  di  s.  Spirito, 
fondato  nel  i  286  da  s.  Pietro  da  IMorro- 
iie  istitutore  de' CV/e5///»(/'.),e  riccamen- 
te dotato  da  Carlo  11  d'Angiò  re  di  Sici- 
lia, indi  dichiarato  nel  1  2q3  arci-cenobio 
e  residenza  dell'abbate  generale  dell'or- 
dine,che  si  estinse  nelle  politiche  vicende 
che  desolarono  i  primordi  del  corrente 
secolo.  Pietro  nel  i  iSc)  si  ritirò  a  far  pe- 
nitenza nelle  grotte  del  Morrone  a  ^foga- 
le  il  suo  ardore  perla  vita  eremitica  econ- 
lemplativa,  tra  gli  esercizi  della  piìi  mi- 
rabile pietà,  e  perciò  in  ispecial  modo  fa- 
Toritode'celestidoni.  Dopo  5  anni  essen- 
dostatoatterrato  il  bosco  che  cingeva  nel 
detlomonte  la  sua  angusta  cella, nel  1  25 1 
passò  a  soggiornare  nel  monte  di  Majella 
non  lungi  da  Sulmona,  dove  istituì  il  suo 
ordine, approvalo  poi  da  Gregorio  X. Di- 
screpanti i  cardinali  ne'pareri  per  dare  il 
successore  a  Nicolò  IV,  dopo  2 y  mesi  e  2 
giorni  di  sede  vacante,  a'5  luglio  1294, 
tratti  dalla  fama  delle  angeliche  virili  e 
santità  di  Pietro  di  Morrone,  lo  elessero 
in  sommo  Pontefice.  Nella  sua  profonda 
umilia  prima  sorpreso  e  sbalordito,  poi 
addolorato  di  non  vedere  accolta  la  sua 
forma  ripugnanza  in  accettare  il  ponti- 
ficato, fuggi  da  IMajella  col  suo  discepolo 
Kobeito;  ma  lenutogli  dietro  e  per  lepre- 
ghiere  di  Callo  li  e  di  suo  figlio  Andrea 
111  pretendente  alla  corona  d'Ungheria, 
come  del  sagro  collegio,  renitente  e  con 
pena  accettò  il  supremo  onore,  assuuieu- 


S  U  L 

do  il  nome  di  Celestino  F  {7^.)A\\o\a  pre- 
gò Roberto  a  tenergli  cotnpagnia,e<jue- 
sto  degno  discepolo, gli  die  una  risposta 
conforme  alle  istruzioni  cheaveada  lui 
ricevute:  Non  mi  obbligate  a  gallarmi  con 
voi  nelle  spine;  io  sono  il  compagno  del- 
la vostra  fuga,  non  del  vostro  esaltamen- 
to. Roberto  ottenne  d'essere  in  libertà  di 
ritornare  al  suo  ritiro.  Recatosi  il  Papa 
nella  città  d' A  quila,si  fece  consagra  re  (an- 
che iS</f/f//V7ro»o,comedicono alcuni)  dal 
cardinal  Ugo  Billomi  vescovo  d'Ostia  (a 
tal  uopo  fallo  già  da  s.  Celestino  V  con- 
sagrare vescovo  da  Giovanni  Gastroceli 
arcivescovo  di  Benevento,  che  il  Papa  a- 
vea  crealo  vice-cancelliere  di  s. Chiesa  e 
poi  elevòalcardinalalo,  come  vuole  Sar- 
nelli)  e  coronare  a'29  agosto,  nella  sub- 
urbana chiesa  di  s.  Maria  di  Collen)ag- 
giore  del  suo  ordine,  ammettendo  poi  a 
mensa  i  cardinali.  Distribuì  molte  cari- 
che a'suoi  paesani  dell'Abruzzo  e  di  Pu- 
glia, e  scelse  un  laico  per  segretario. Por- 
tatosi in  Sulmona,  a'g  ottobre  concesse 
al  sacerdote  francescano  fi.  Francesco  da 
Api,  la  singolare  facoltà  di  conferire  gli 
ordini  ojinori  a  s.  Lodovico  poi  vescovo 
di  Tolosa,  figlio  di  Carlo  II,  e  di  cui  parlai 
anche  a  Suddiacono.  Coiisagrò  la  cliicsa 
di  s.  Spirilo,  fra  il  tripudio  e  gli  applausi 
de'  sulmonesi.  Inesperto  nelle  leggi  del 
buon  governo  di  s.  Chiesa,  inlluenziilo  da 
Carlo  II,  con  una  curia  che  abusava  di 
sua  semplicità, ed  i  cardinali  malcootenli, 
s.  Celestino  V  vedendosi  raggiralo,sospi- 
rando  la  sua  anteriore  tranquilla  e  dol- 
cissima solitudine,  venne  alla  clamorosa 
e  inaudita  risoluzione  della  solenne  Hi- 
niinzia  del  pontificato  [/'.),  che  eilcttuò 
a'i  3dicembre  in  Napoli. Così  die  al  mon- 
do un  esempio  strepitoso  della  più  pro- 
fonda umilia;  atto  di  abdicazione  da  tut- 
ti aminiralo,ma  da  niuno  imitalo, tranne 
quelle  eccezioni  che  riportai  nel  citato  ar- 
ticolo. Tale  rara  virtù  lo  preservò  tlai 
pericoli  che  accompagnano  gli  eminenti 
onori,  e  lo  fece  uscire  santamente  trion- 
faulce  villorioso  da  tulli  i  gravi  iuciam- 


SUL 

pi  che  s'incontrano  nella  sublime  digni- 
tà, da  lui  con  tanta  modestia  e  serenità 
di  portamento  rassegnatala  quale  gran- 
dezza d'animo  fu  dal  Petrarca  qualilicata 
affatto  divina.  Parli  segretamente  Pie- 
tro di  Morrone  da  Napoli,  perSulmona, 
onde  chiudersi  presso  il  monte  di  Morro- 
iie,nelsuo  monastero  di  «.Spirito,  ove  spe- 
rava passare  tranquillamente  i  suoi  gior- 
ni assorto  nella  preghiera.  Ma  visitato  ivi 
d'ogni  parte,  poiché  molti  tenevano  per 
nulla  l'elezione  del  successore  Bonifacio 
/^///,  questi  ad  evitare  uno  scompiglio  o 
scisma  nella  Chiesa,  e  che  fomentavano  i 
potenti  suoi  nemici,  lo  rilegò  nella  rocca 
di  Fumone,  ove  santamente  spirò  dicen- 
do: Ogni  spìrito  lodi  il  Signore. 

Sulmona,  Sulnio,  si  pregia  di  remota 
origine,  ed  Ovidio  che  ne'suoi  versi  eter- 
nò il  nome  di  questo  luogo  natale,  ne  at- 
tribuisce la  fondazione  a  Solimoo  Solemo 
frigio  e  contubernale  e  uno  de'compngni 
di  Enea;  altri  a  certi  illirii.  Fu  città  illu- 
stre, metropoli  e  capo  de'  popoli  peligni, 
ch'ebbero  parte  nelle  guerresche  imprese 
co' Sanniliy  come  attesta  pureCorsignani 
nella  Reggia  3Iarsicana;  po\chè  non  v'ha 
antico  scrittore  che  non  l'abbia  nomina- 
ta, e  diversi  ne  ricorda  l'Ughelli,  Italia 
sacra  1. 1,  p.  i358:  T^'ah'enses  et  Salino- 
nenses  Episcopi.  Sotto  i  romani  patì  mol- 
to per  le  discoidie  civili,  prima  tra  IMario 
e  Siila,  poi  tra  Cesare  e  Pompeo.  I  longo- 
bardi la  dominarono  e  vi  costituirono  un 
gastaldato,  comune  a'popoli  di  Teramo, 
di  Penna  e  di  altri  dell'Abruzzo.  Saccheij- 
giata  da'saraceni  e  altri  barbari,  si  rialzò 
più  fiorente  sotto  i  normanni,  dopo  varie 
vicissitudini.  Sulmona  col  suo  territorio 
divenne  contea,  e  fu  posseduta  da'grao 
conti  de'Marsi,  conti  anche  di  Valve  nel 
Principato  Citeriore.  Incorporata  Sulmo- 
na al  regno  di  Sicilia,  ne  segui  i  destini 
e  le  vicende  politiche.  Nell'impero  di  Fe- 
derico II  e  nel  secoloXIII,  tutto  l'Abruz- 
zo in  cui  si  contengono  i  Marsi  (de'quali 
riparlai  in  molli  luoghi, come  a  Pescina), 
una  sola  provincia  comprese,  ed  il  suo  giù- 


SUL  37 

stizierato  si  amministrò  in  Sulmona.  Ma 
nel  secolo  XV  Alfonso  V  re  d'Aragona, 
e  di  Napoli  e  Sicilia  ,  per  togliere  le  liti 
che  insorgevano  nella  vasta  regione,  la 
ridusse  in  due  parti,  cioè  in  Abruzzo  Ci' 
tra  o Citeriore,  di  cui  è  metropoli  Chieti, 
di  cjua  dal  fiume  Pescara,  ed  iti  Abruzzo 
Ultra  o  Ulteriore  II  di  là  da  detto  fiume, 
di  cui  è  capo  Aquila,  dicendosi  II  quan- 
do fu  diviso  col  paese  di  Abruzzo  Ulte- 
riore I,di  cui  è  capo  Teramo.  Inoltre  l'A- 
bruzzo dalla  natura  fu  diviso  in  parte  al- 
ta e  in  parte  bassa:  l'alta  essendo  piti  ri- 
gida e  nevosa,  comechè  circondata  d'al- 
lissi(ni  monti,  però  con  pascoli  famosi;  la 
bassa  generalmente  ha  il  clima  piti  dol- 
ce e  tempeiato.  La  contea  di  Celano  (co- 
me Sora,  Arpino,  l'Abruzzo,  i  Marsi,  sog- 
getta al  dominio  temporale  della  s.  Sede, 
come  ripetei  a  Sovranità)  essendo  domi- 
nata dal  conte  lUiggierone,  questi  si  ri- 
bellò al  suddetto  Alfonso  V,  per  aderire 
alla  fjzione  tiel  pretendente  del  reame  di 
Napoli  Renato  d'Angiò.  Vinto  e  sconfit- 
to dai  regi  e  confiscata  la  contea,  Ilug- 
gierone  bandito  dal  regno,  nel  i4t^i  si  u- 
ni  a  Giacomo  Fortebracci,  detto  Piccini- 
no dalla  st.Ttura  del  suo  piccolo  corpo,  a- 
derente  degli  angioni  francesi;  per  cui  sli- 
molalo Giacomo  dal  conte  cospirò  poi  al- 
l'eslerminio  de'Marsi  e  del  contado  Ce- 
lanese, distruggendo  eziandio  le  altre  cit- 
tà degli  Abruzzi.  In  seguilo  Giacomo  di- 
strusse ancora  le  confinanti  castella,  ro- 
vinò molte  terre  di  Sulmona  e  le  campa- 
gne de'  ÌMarsi,  e  s'insignorì  di  Sidmona 
stessa.  IMa  Ferdinando  I,  successore  del 
suo  padie  Alfonso,  preso  Piccinino,  lo  fe- 
ce morire  e  ricuperò  Sulmona.  Nel  1496 
con  diploma  dato  in  Castelniiovo  di  Na- 
poli, il  re  Federico  II  d'Aragona  conces- 
se a  Sulmona  e  TagUacozzo  il  privilegio 
di  baitele  moneta.  Di  vernilo  Carlo  V  im- 
peratore re  delle  due  Sicilie,  con  titolo  di 
pruioipato  donò  Sulmona  a  Carlo  Laiio- 
ia  suo  vicerèdi  Napoli.  Dipoi  nel  ponti- 
ficato di  Paolo  V  deli6o5,  il  redi  Spa- 
gna Filippo  HI,  a  istanza  di  tal  Papa  di- 


38  SUL 

chiaiò grande diSpagii.»  econcesseil  pnn- 
cipato  (li  SulinoiKi  al  suo  nipote  d.  IMar- 
c'Anlonio  Borghese,  figlio  del  liatello  d. 
Gio.  Battista  castellano  di  Castels.  Ange- 
lo: tuttora  i  principi  Borghese  poifano  il 
titolo  di  principi  di  Sulmona.  Pe'lerre- 
moti  del  I  7o3  61776,  Sulmona  come  A- 
quila  restò  diroccata,  indi  a  poco  a  poco 
fu  riedificata  nelle  parti  abhalluledaquel 
terribile  disastro.  Successivamente  segui 
Suhnona  gli  avvenimenti  del  regno  di  Nu' 
jwli  in  cui  è  coinpresa,  e  il  Di  l*ielro  uè 
scrisse  le  flletnorie  sloriche  della  città  di 
Sulmona,  Napoli  i8o4- 

La  sede  vescovile  essendo  slata  poi  u- 
nita,  aef/ne  principaliler,  con  quella  di 
J"alve{^y.),  e  tuttora  lo  sono  e  immedia- 
tamente soggette  alla  s.  Sede,  l'Ughelli 
liportò  la  serie  de' vescovi  d'aiid)edue  in 
una  medesima  cronologia  ;  laonde  nel 
riprodurla  rimarcherò  quelli  denon)ina- 
li  espressamente  di  Sulmona  o  di  Val- 
ve. Commanville,//£^/o/re  de  loiis  les  E- 
veschez,  dice  erette  le  due  sedi  vescovili 
nel  secolo  V,  chiama  Sulmona  esente,  e 
che  ad  essa  si  unì  Valve,  ma  le  pone  tra 
le  sudraganee  della  metr()[>oli  di  Chieti, 
cioè  come  esistenti  nella  sua  provincia 
ecclesiastica,  non  essendo  dipendenti  da 
quella  metropolitana.  Peli."Ughelli  re- 
gistra Palladio  cpiscopus  Sitlinonensis^ 
la  cui  illustre  memoria  trovasi  nel  sinodo 
romano  da  Papa  s.  Simmaco  celebralo 
nel499J  P^'  "^-^  Foilunalo  l^ali'ensis  e- 
piscopus,  che  intervenne  nel  5o3  al  sino- 
do romano  di  detto  Papa.  Per  quasi  3  se- 
coli s'ignorano  i  vescovi  di  Sulmona, non 
meno  che  di  Valve.  Lucenzi  annotatore 
d'CJghclli,  rigettando Clarenzio  (piale  ve- 
scovo Dalnensis  o  di  Bagnorea  interve- 
nuto nel  concilio  del  G80  di  Papa  s.  A- 
gatone,  giustairrente  sostituisce  Benedet- 
to Valvensis  che  fu  a  (juel  sinodo.  Cor- 
regge pure  l'Ughelli  nelseguente  s.  Pan- 
filio fatto/'<7/i'f/m.v  episcopus  CM'CA  ÌI706 
da  Papa  s.  Sergio  I,  il  quale  già  era  mor- 
to nel  701;  chiaro  per  la  carità  co'pove- 
ri  e  illustre  per  miracoli,  dormi  nel  Si- 


SUL 

gnore  a'28  aprile,  e  Sulmona  che  nella 
cattedrale  ne  venera  il  corpo  celebra  la 
sua  festa.  Indi  Gradesco  Valvenseni  re- 
xil  ecclesia.  Vadeperto  o  Valperto  visse 
nel  pontificato  d'Adriano  I  del  777.;  poi 
Ha venno; quindi  Arnolfo  deir843  secon- 
do Baronio,  ma  in  un  monumento  del- 
la chiesa  di  Valve  si  dice  intruso,  poiché 
circa  1*873  T^alvensein  ecclesiarn  iin-a' 
sii, econ  epitaffio  fu  tumulato  nella  chie- 
sa di  s.  Alessandro  I  Papa  in  Sulmona. 
Dopo  Opilarmo,  segue  Grimoaldo  del 
f)68  cpiscopus  episcopio  s.  Felini,  titola- 
re della  cattedrale  di  Valve,  e  vivea  nel 
9()3.  Teodolfo  o  Tidolfo  del  i  o  1  5,  lue 
CasleUtnii  de  Populi,  ut  appellaiit,  eX' 
truxit,  ad  honorem  et  revtrentiani  s.  Pe* 
lini.  Popoli,  Poperum,  è  un  grosso  bor- 
go o  città  lungi  4  leghe  da  Sulmona,  e 
nella  sua  provincia,  al  confluente  del  Se- 
ra e  del  Pescara,  capoluogo  di  cantone, 
con  conventi  di  religiosi  estabilimenti  pii. 
Nel  I  oSoTransarico  o  Tiansano,  ovvero 
Transono,  Tcui  successe  Sua  villo  in  tem- 
po di  Papa  s.  Leone  1  X  del  1  049,  che  fu 
potente  nell'opere  e  nel  sermone,  e  se  ne 
fa  menzione  in  un  documento  della  chie- 
sa di  Valve.  Nel  io 54  s.  Leone  I\  colia 
bolla  £V.«i/tiief7J«r,  pubblicata  da  Ughel- 
li,  creò  vescovo  di  Valve  Domenico  mo- 
naco beneilettino,  e  de[)lorando  le  deso- 
lazioni fatte  a  quella  chiesa,  ne  garantì 
a  lui  e  successori  l'integrità,  con  dichia- 
rarne i confilli, e  l'appartenenze  della  cat- 
tedrale di  s.  Pelino  di  Valve,  e  parimenti 
di  quella  di  s.  Panfilio  di  Sulmona, colle 
altie  chiese,  cappelle,  diritti  e  possessio- 
ni, fulminando  l'anatema  a  chi  le  inva- 
desse; sottomettendo  il  vescovo  alla  spe- 
ciale protezione  della  s.Sede,  ed  esortan- 
dolo a  non  permettere  che  le  cause  dei 
chierici fo  »cro giudicate da'secolari.  L'U- 
ghelli ci  die  pure  l'atto  col  quale  al  ve- 
scovo Domenico,  a'canonici.e  all'episco- 
patodi  s.  Pelino  esistente  nell'antica  Cor- 
finio,  e  di  s.  Panfilio  della  città  di  Sul- 
mona, donarono  possessioni  e  le  chiese  di 
s.  Maria  e  di  s.  Felice,  Ardemano  e  Dra- 


SUL 

gone  ciltailÌDÌ  di  Sulmona  eubitaiili  del 
contado  \ aì^en-ie^ per  reder/iptionem, re- 
medi  urna  uè  salutisanitiiae  nosliae  de  il- 
Ha  nostris  consorlis,  obbligandogli  ere- 
di a  somministrare  de  auro  nionelato  li- 
hrasZo.  Gli  successe  neh 071  Giovanni 
abbate  cassi nese  di  s.  Clemente,  f^alveu' 
sis  seu  s.  Peliiii  episcopus,  prudente  e  co- 
spicuo in  religione,  ma  visse  circa  3o  me- 
si. Nel  1 074  Trasmondo  abbate  di  s.  Ma- 
ria di  Trenicbe,  figlio  d'  Oderisio  conte 
de'Marsi,  al  quale  Giovanni  di  Valve  a- 
bitante  diSulmooa  donò  nel  1 078  de'be- 
ni  al  vescovato  di  s.  Pelino:  si  dimise  nel 
1080,  e  s.  Gregorio  VII  scrisse  un'esor- 
tatoria a  tutti  gli  abitanti  del  vescovato 
di  Valve.  Nel  1081  Giovanni  Peccatore, 
cbe  restaurò  la  cattedrale  di  s.  Pelino;  nel 

I  102  altro  Giovanni  che  sostenne  una  li- 
te cogli  abitanti  di  Popoli,  a  difesa  de'di- 
ritti  di  sua  chiesa.  Verso  e  avanti  il  i  i  o4 
Valtero,  al  quale  pel  vescovato  di  s.  Pe- 
lino e  di  s.  Panfilio  fu  donata  la  chiesa 
di  s. Maria  de  Carbonibus.  Nel  i  1  o4Gual- 
terio  consagrato  da  Papa  Pasqu.de  II,  ed 
aggiunse  al  vescovato  s.  Populi  ecclesia: 
fece  l'mvenzione  del  corpo  di  s.  Pelino, 
e  lo  ripose  nella  nuova  cattedrale  di  Val- 
ve, nel  pontificato  di  Calisto  II.  Il  capito- 
lo aventlo  eletto  Oddo,  Papa  Innocenzo 

II  nel  i  1 38  lo  confermò.  Giraldo  Salino- 
nensent  episcopalum  adleiusesla  canoni- 
cis  s.Pelini,sanclique  Pamphili  r.t\i  (4o, 
fu  riconosciuto  da  detto  Papa;  a  suo  tem- 
po Giovanni  abbate  di  Volturno,  con  do- 
cumento presso  Ughelli,  donò  neh  i4^ 
la  chiesa  di  s.  Maria  di  Valve  al  vesco- 
vato di  s.  Pelino  e  di  s.  Panfilio.  Eletto 
neh  i44dal  capitolo  in  vescovodi  Valve 
Sigiuulfo, loriconobbe  Papa  Eugenio  III: 
neh  164  di  consenso  de'canonici  die  in 
feudo  a  Sebaslia  e  suoi  figli  abitanti  iu 
Sulmona  de'beni  esistenti  iu  Corfinio,  e 
del  vescovato  di  s.  Pelino  e  di  s.  Panfilio, 
con  alto  presso  Ughelli.  Di  più  neh  160 
01  167  Pernaldo  del  contado  di  Valve  do- 
nò al  vescovato  di  s.  Panfilio  la  chiesa  di 
s.  Andrea,  facendo  il  simile  Gervasio  e 


SUL  39 

Alessandro  dello  stesso  contado  colla  chic" 
sa  di  s.  Rocco  della  città  di  Sulmona.  Mor- 
to neh  i68Siginulfo,  i  due  capitoli  con- 
vennero con  rogito  riprodotto  da  Ughel- 
li, e  sottoscritto  dal  preposto,  dal  deciino 
e  da  1 4  canonici  nella  chiesa  di  s.  Pelino, 
di  riconoscereilgius  di  nominare  e  postu- 
lare al  Papa  il  vescovo,  anche  nel  capito- 
lo di  s.  Panfilio,  ciò  che  con  liti  gli  avea 
contrastato  quello  di  s.  Pelino;  laonde! 
due  capitoli  designarono  Oderisio  per  ve- 
scovo di  Valve,  che  Papa  Alessandro  III 
riconobbe,  einterveuneal  suoconcilio  di 
Laterano  III: indi  seguironoquelle  dona- 
zioni al  vescovatodi  s.  Panfilio,  che  si  leg- 
gono in  Ughelli.  Neh  200  Guglielmo  fu 
confermato  da  Papa  Innocenzo  III,  e  coi 
canonici  donò  de'beni  a  Sante  di  Cucul- 
io, con  l'annuo  censo  dita  denari  nella 
festa  dis.  Panfilio  e  le  decime.  Anche  que- 
sto, co'seguenti  documenti  riportaUghel- 
li.  Neh  206  i  capitoli  di  s.  Panfilio  e  di  s. 
Pelino  elessero  3  soggetti  al  vescovatodi 
Valve,  i  quali  avendo  rinunziato,  conven- 
nero per  C.  suddiacono  apostolico,  che 
Innocenzo  III  colla  lettera  f^enieutes,  di- 
retta a' canonici  di  s.  Pelino  di  Valve  e 
di  s.  Panfilio  di  Sulmona,  dichiarò  non 
potere  confermare  per  avere  2  5  anni, oc- 
correndone 3o  ;  laonde  eleggessero  altro 
iììfra  niensent,\[  che  non  avendo  esegui- 
to, il  Papa  di  pienaautorità  neh  207  scel- 
se Oddone  o  Ottone  suo  suddiacono  e  cap- 
pellano, e  siccome  i  canonici  di  Sulmona 
mostrarono  coulrarietà,scrisse  loro  l'am- 
monitoria Si  secunduni  rigoreni.  A  tem- 
po di  questo  vescovo,  neh  220  PapaO- 
norio  III  confermò  il  capitolo  di  12  ca- 
nonici e  del  prepostodis.  Panfilio  di  Sul- 
mona, dirigendo  loro  la  lettera  Cam  ano- 
bis  petitur.  Insorta  poi  dilTerenza  e  que- 
stione tra  i  due  capitoli  sull'elezione  del 
vescovOj  nel  i  224  Onorio  III  ne  commi- 
se la  composizione  al  vescovo  di  Furco- 
nio  colla  lettera  Sua  nol>i'>.  Indi  il  vesco- 
vo Oddone  cou  diploma  assolse  dalla  sco- 
munica Burello  milite  d'Aversa,  per  es 
sersi  approprialo  quanto  appa  itene  va  A 


4o  SUL 

la  chiesa  di  Sulmona,  previa  restituzio- 
ne. Nel  1208  Gregorio  vescovo  di  Chitti 
a' 29  settembre  consagrò  la  chiesa  di  s. 
Panfilio  soggetta  alias. Sede,  ed  esiste  do- 
cumento. Il  vescovo  di  Valve  e  Sulmo- 
na rs'icola  nel  1232  co'canonici  donò  con 
atto  e  condizioni  la  chiesa  di  s.  Maria  de 
Carbonis  al  monastero  cistercieuse  di  Ca- 
sa Nova  della  diocesi  di  Penne.  Dopo  il 
vescovo  Giacomo  vacò  la  sede  nel  i  25o, 
ed  i  capitoli  di  s.  Panfilio  e  di  s.  Pelino 
elessero  nel  r  25 1  fr.  Giacomo  di  Sulmo- 
na francescano,  che  post(dato  con  atto  a 
Papa  Innocenzo  IV  fu  confermato.  Nel 
1252  Innocenzo  IV  colla  huWu  /4 posto- 
licae  digìiitatis , Cito \C'^coso  Giacouio  di 
Penne  monaco  di  Casa  Nova,  virtuoso  e 
dotto,  il  quale  fu  benefico  pastore,  impe- 
rocché colla  sua  prudenza  neh  254  per- 
venne a  persuadere  l'unione  perpetua  dei 
due  capitoli  di  s.  Panfilio  e  di  s.  Pelino 
in  im  corpo  solo  nell'elezione  tlel  vesco- 
vo, convenzione  che  riporta  Ughelli  e  il 
vescovoconfcrmònel  1  256,  in  uno  al  pre- 
posto e  a' 1  8  canonici.  Morì  il  degno  pre- 
lato nel  1263,  lodalissimo  per  sanlilà  e 
zelo.  Nello  stesso  anno  Urbano  IV  elesse 
fr.  Giacomo  d'Orvieto  domenicano,  rac- 
comandalo dal  capitolo  e  proposto  (li Val- 
ve; ma  dilapidando  i  beni  delle  chiese  di 
Valve  e  Sulmona,  commettendo  altri  ec- 
cessi con  pubblico  scandalo,  a  mezzo  di 
due  speciali  procuratori,  i  due  ea[)itoli  di 
s.  Panfilio  e  di  s.  Pelino  ricorsero  alla  s. 
Sede,  dalla  quale  impetrarono  la  confer- 
ma apostolica  della  stipulata  imione  sud- 
detta. Neil  276  Innocenzo  V diresse  al  ca- 
pitolo di  Sidn)ona  la  lettera  Sua  nobis, 
per  esercitare  I'  antica  cognizione  delle 
cause:  Ughelli  l'avea  riportala  ali28G,  e 
Lucenzi  lo  corresse.  Nel  1 279  fu  vescovo 
fr.  Egidio  di  Liegi  francescano,  che  nel 
j  290  rinunziò,  onde  Nicolò  IV  commi- 
se l'amministrazionedel  vescovato  aGu- 
glielmo  abbate  benedettino  Miniaccnse 
nella  diocesi  di  Monreale,  e  governò  5  an- 
ni. Nel  1294  s.  Celestino  V  fece  \escovo 
il  suo  discepolo  fr.  Pietro  deli'/i/ywj/t/  {f.) 


SUL 

beneventano  (e  nel  settembre  lo  creò  car- 
dinale), come  lo  chiama  Sarnelli,e  cardi- 
nale del  litolodi  8.  Croce  in  Gerusalem- 
me, nelle  Memorie  degli  arci\>e'>covi  di 
Benevento,  p.  1  17,  ma  del  titolo  di  s.  Mar- 
cello, poiché  [""accurato  Besozzi  nella  Sto- 
ria della  basilica  di  s.  Croce  in  Geni- 
saleninie,  a  p.  i  08  riferisce  che  dal  1  2  16 
al  I  299  non  si  trovano  titolari.  Bensì  Sar- 
nelli  corresse  quelli  che  prelesero  il  car- 
dinalPietro  arcivescovo  di  Benevento  che 
noi  fu  mai  (ad  onta  che  per  tale  lo  vuo- 
le il  Vipera), econfuiidendolo  con  Caslro- 
celi  che  lo  era  e  da  s.  Celestino  V  crea- 
tocardinaledopola  morte  diPielro,  men- 
tre stava  per  partire  dall'  Aquila  (o  in 
Teano  come  sostiene  Cardellu  nelle  Me- 
morie  storiche  de' cardinali),  e  perciò  non 
vero  che  fu  tra  gli  elettori  di  Bonifacio  V  III; 
anzi  per  gratitudine  a  s.  Celestino  V  l'ar- 
civescovo Gastroceli  donò  a'  celestini  la 
chiesa  di  s.  Caterina  di  Benevento  e  la  do- 
tò. Inoltre  si  dice  da  Cardella  il  cardinal 
Aquila  o  Aquilano  essere  stalo  abbate 
benedettino  cassinese  di  s. Sofia  di  Bene- 
vento, e  che  nel  cardinalato  appena  vis- 
se un  mese.  L'Ughelli scrive  del  vescova- 
to di  Valve  conlcrilo  al  cardinal  Pietro, 
liane  ccclesiam  nonduni  consecratus  di' 
misil,  che  morì  nel  1  298,  il  che  non  è  ve- 
ro. Bonifacio  Vili  nel  i  295  nominò  ve- 
scovo Federico  Raimondo  ile  Ledo  no- 
bile di  Chicli,  e  fieli  3o5  per  sua  morie 
Clemente  V  dichiarò  vescovo  di  Sulmo- 
na e  Valve  Bernardo  di  Bojano,  che  non 
trovasi  ne'registri  Vaticani, e  soltanto  nel 
I  307  Landolfo  già  preposto  elelloda  Cle- 
mente V.  Neli3i9  Andrea  Capograsso 
salernitano;  neli33o  vi  fu  traslato  dalla 
chiesa  Calinenseo  Carinola  fr.  Pietro  dei 
minori,  il  quale  neh  33  1  co'27  canonici 
del  capitolo  di  s.  Panfilio  stabilì  leggi  fuo 
Z/OMO  della  chiesa  di  Sulmona,  Neh  333 
pure  da  Carinola  vi  fu  trasferito  Nicola 
che  nel  i  338  sottomise  a  disposizione  del 
capitolo  di  Sulmona  l'altare  della  B.  Ver- 
gine, ciijus  vocabulo  ecclesia  s.  Paniphi' 
li  a  principio  cxlclU  decorala,  Neil  343 


SUL 

Francesco  de  Sangro  napolelano  canoni- 
co di  Sulmona,  dal  capilolodi  Sulmona 
e  di  Valve  in  parte  diviso,  postulalo  a 
Clemente  VI  e  da  questi  confermato,  C(M1- 
tro  Andrea  Capogalti  eletto  da  altra  par- 
te; per  sua  moi  te  il  l'apa  nel  i  348  gli  so- 
stituìil  preposto  Landolfo, e  siccome  po- 
co visse,  neli349  f''-  Francesco  de  Sila- 
ni  minorità, il  quale  essendosi  appropria- 
to gli  spogli  del  predecessore  senza  l'au- 
torizzazione della  s.  Sede,  fu  assoluto  dal- 
la scomunica  incorsa  dall'abbate  di  s.  Se- 
bastiano commissario  apostolico.  Indi  col 
capitolo  di  Sulmona  slabiPi  leggi  pel  go- 
veruodi  questa  chiesa,  e  col  di[)lomaóuflt 
nobis  fu  assolto  da  Clemente  VI  per  a- 
Ter  alienalo  molendini.  Nel  j  36o  il  vesco- 
vo decretò  un  nuovo  sigillo,  con  l'iscri- 
zione di  s.  Maria,  s.  Panfilio  e  s.  Pelino; 
nel  1 364  cede  parte  della  mensa  al  capi- 
tolo di  Sulmona,  e  dal  vescovo  dell'Aqui- 
la ricuperòdiverse  giuri  sdizioni. Nel  1 365 
ftlartino  de  Martini  di  Sulmona;  Paolo 
fu  vescovo  di  Val  vesollo  UrbanoVI;  Bar- 
tolomeo deGasparedi  Sulmona  del  i  384- 
Bartolomeo  de  Tocco  nobile  diCliieti  del 
i4o2,  sagace  ed  egregio  dottore,  al  cui 
tempo  il  sulmonese  Innocenzo  VI  col  di- 
ploma Ecclesiain  Sulinoncnseni  aposlo- 
licae  Stdis  filiam  speciale,  donò  la  sua 
mitra  pontificale  per  uso  perpetuo  della 
chiesa  di  s.  Panfilio.  Nel  1420  Lotto  de 
Sardi  pisano,  traslato  a  Spoleti  nel  14^7, 
onde  gli  successe  il  zelante  Benedetto  de 
Guidalotli  perugino,  vice-camerlengo  di 
s. Chiesa, tra!«feriloaTeramo,e  lodissi  nel 
voi.  Vil,p:  78:  fece  l'invenzione  delcor- 
po  di  s.  Gemma,  nativa  de'iMarsi,  nella 
chiesa  di  Gordiano  Siculo  intitolata  a  s. 
Giovanni, che  [)iese  il  nome  tlella  santa, 
di  cui  ragiona  Corsignani.Barlolomeodo 
Vinci  fiorentino  arciprete  di  Pistoia,  in- 
tervenne al  concilio  di  Firenze  e  moiì  nel 
1442.  Nel  i44^  Francesco  sabinese  ab- 
bate benedettino  di  Pantalea,  Iraslato  a 
Ilapolla  nell'istesso  anno.  Neli446  il  ca- 
nonico di  Sulmona  Pietro  Paolo  Aristo- 
teli; nel  1448  fi'.  Donato  Bollini  agosli- 


SUL  4f 

niano  napoletano  e  già  vescovo  di  Con- 
versano, che  mirabilmente  ornò  la  cat- 
tedrale di  Sulmona  e  donò  di  vari  uten- 
sili sagri.  Neil 463  Pio  11  creò  fr.  Bario- 
lomeo  de  Scali  sulmonese  e  domenicano, 
successo  da'  concittadini  Giovanni  Ga- 
liardi  nel  1 491, Giovanni  Acuti  nel  1499. 
Per  sua  morte  Giulio  II  fece  ammini- 
stratore il  cardinale  Farnese  poi  Paolo 
III  [t^-),  ma  presto  rinunziò,  perchè  fu 
eletto  a'3  marzoi5i2Ìl  vescovo  Prospe- 
ro de  Piustici  romano;  però  avverte  Lu- 
cenzicheoeli5i2  eneli5i3  trovasi  sot- 
toscritto al  concilio  di  Laterano  V,  AL- 
bcrlus  P'ah'ensis  Episcopus.  Ad  esso  in- 
tervenne pure  il  vescovo  Gio.  Battista  Ca- 
dichi  aquilano  del  i5i4-  Nel 1 5 19  ammi- 
nistratore il  cardinal  Andrea  della  Valle 
(/'.);  nel  1529  Bernardino  Cavalieri  no- 
bile romano  e  canonico  Valicano,  vesco- 
vo di  Valve  e  Sulmona,  lodato  per  peri- 
zia e  bontà  d'animo.  Per  regresso  aliti 
sua  morte  nel  I  532  riprese  l'aiuminislra- 
zione  il  cardinal  Falle,  ma  a'4  noveru-^ 
bre  la  cede  al  vescovo  Bernardino  Fu- 
marelli  di  s.  Germano,  già  d'Alife.  Nel 
1  547  Pompeo  Zambeccari  nobile  bolo- 
gnese,commendatoredi  s. Spirito  diRoma 
e  abbate  commendatario  della  chiesa  di  s- 
Spirito  dell'Aquila, spedito  d.iPio  IV  nun- 
zio in  Polonia,  fu  al  concilio  di  Trento, 
e  magnificamente  restaurò  l'episcopio  di 
Sulmona.  Nel  1  57  i  fr.  Vincenzo  Donzelli 
di  IMondovi,  domenicano  dottissimo:  gli 
successero,  nel  i  585 fr.  Francesco  Carusi 
di  Bisaccia  conventuale,  al  quale  i  cano- 
nici di  Sulmona  posero  sulla  tomba  un 
epitafììo  di  lode;  nel  i593  Cesare  Pezzi 
nobile  di  Celano, prudente,  pio  e  virtuo- 
sissimo, benemerito  pastore;  nel  1621 
FrancescoCavalieri  [).ilri/.i(»  romano, col- 
la cui  industria  e  zelo  concordò  1'  anti- 
ca controversia  sulla  precedenza  e  altro, 
tra^canonici  di  s.  Panfilio  di  Suliii(ii)a,e 
di  s.  Pelino,che  decisa  a  favore  ili  Sulmo- 
na, ni  ecclesia  /  alvensis  suis  clcbUis  ob- 
scc^uiiSj  ac  privilegiis  non  fraudar v tur ^ 
coidcrmò  Urbano  Vili  nel  1G28  culla 


47.  SUL 

bolla  Romaniis  Poniifex\oves,ì  legge  che 
le  chiese  di  Val  ve  e  Sulmona  m4'/ce/7J/7er- 
petuo  apostolica  atithoniale  aeqnaliter 
unitarum.  Neh  638  fu  vescovo  France- 
sco Boccapaduli  nobile  romano  e  bene- 
ficiato Valicano,  iodato  per  singoiar  pru- 
denza, che  dimostrò  col  capitolo  di  Val- 
ve e  cogli  uomini  di  Pectina  soggetti  a 
quella  cattedrale,  volendo  impedirne  il 
possesso  al  deputato  procuratore,  per  es- 
sere slata  nelle  bolle  nominata  Sulmona 
prima  di  Valve.  Il  Dicci  che  nella  No- 
tizia della  famiglia  DoccapaduU  par- 
la del  vescovato  di  Valve  e  Sulmona,  fa 
il  novero  de'Iuoghi  soggetti  alla  diocesi, 
ed  aggiunge  che  sembra  avere  il  prela- 
to istituito  le  prebende  del  teologo  e  del 
penitenziere,  insieme  col  seminario,  tro- 
vantlobi  che  da  Urbano  Vili  fu  caricato 
di  tal  peso.  Trasferito  nel  1647  a  Città 
di  Castello,  gli  successe  Alessandro  Ma- 
sio  nobile  lìorentino,  in  gran  favore  di 
Paolo  Burghese  principe  diSiilmona,ma 
con  lode  mori  nel  seguente  1 648.DaCam- 
pagna  nel  1649  vi  passò  Francesco  Car- 
ducci nobile  romano  virtuosissimo,egli 
successe  degnamente  nel  i655  il  dotto 
fratello  Giorgio  canonico  della  basilica 
Lateraiiense;  nel  1701  BonaventuraMar- 
tinelli  spoletino  egregio,  e  nel  i  7  1  7  fuv- 
\i  traslato  da  Bitetto  Francesco  Onofrio 
Odierna  olivetanodi  Napoli, ove  piamen- 
te mori  nel  I  7 3 8, come  apprendo  daCor- 
signani.Con  esso  terminando  la  serie  dei 
vescovi  di  Sulmona  e  Valve  nvWItalia 
sacra,  la  compirò  colle  Notizie  di  Ro- 
ma, nelle  quali  l'Odierna  ed  il  succes- 
sore sono  riportati  al  titolo  Sul/nona  e 
/  alve  uniti,\  successori  in  quello  ù\l'al- 
ve  e  Sulmona  «/lù/,  dicendosi  a  Sulmo- 
na,\&à\Falve.  Nel  i  7  38  fu  traslato  da  Ve- 
nosa I^ielro  Antonio  Corsignani  di  Ce- 
lano, precisamente  1'  encomiato  autore 
della  da  lui  già  pubblicata /?eggjrt /I/iir- 
sicaiia.  Nel  1732  Carlo  de  Ciocchis  del- 
l'ai cidiocesi  di  Manfredonia;  nel  1762 
Filippo  Paini  di  Chieti  :  vacò  la  sede  dei 
due  vescovati  verso ili8uu,esolouel ibi 8 


SUL 

fu  provveduta  con  Francesco  Felice  Ti- 
beri  filippino  di  Vasto  diocesi  di  Chie- 
tijnel  i8'29GiuseppeM.^  de  Letto  diSul- 
raona.GregorioXVI  preconizzò  rog.rMa- 
rioMironedi  Catania, che  il  regnante  Pio 
IX  traslalò  a  Noto  nel  concistoro  de'27 
giugno  i8'j3,  in  questo  dichiarando  ve- 
scovo di  Val  ve  e  Sulmona  l'attuale  mg.*" 
Giovanni  Sabatino  di  Lagonegro  dioce- 
si di  Policastro,  già  arciprete  abbaziale 
della  chiesa  parrocchiale  di  sua  patria, 
esaminatore  pro-sinodale  e  canonico  o- 
norario  della  cattedrale  di  Policastro. O- 
gni  nuovo  vescovo  è  tassato  ne'libri  del- 
la camera  apostolica  in  fiorini  170,  a- 
scendendo  la  mensa  a  più  di  3ooo  du- 
cati. Le  due  diocesi  unitesi  estendono  a 
più  miglia,  e  comprendono  4^  luoghi. 
SULPIZIO  SEVERO  (s.),  discepolo 
di  s.  IMartino  di  Tours,  e  celebre  storico 
ecclesiastico,  anche  per  la  precisione  ed 
eleganza  del  purgato  suo  stile.  Di  nobi- 
le e  ricco  casato,  nacque  in  Aquitania 
nei  contorni  di  Tolosa,  non  ad  Agen  co- 
me alluni  autori  pretesero.  Applicato- 
si allo  studio  delle  lettere,  si  diede  alla 
lettura  dei  buoni  autori  del  secolo  d'Au- 
gusto,il  che  gli  valse  a  fermare  l'elegante 
suo  stile.  Avendo  egli  in  età  ancor  gio- 
vanile frequentato  il  foro,  poco  stette  a 
superare  tutti  quelli  che  con  lui  corre- 
vano la  stessa  via.  Prese  in  moglie  una 
donna  di  famiglia  consolare,  la  quale  gli 
recò  molti  beni,  magli  fu  presto  tolta  dal- 
la morte.  Questa  circostanza  lo  disgustò 
del  mondo,  e  perciò  risolvette  di  voltare 
ad  esso  le  spalle.  Vuoisi  che  i  discorsi  e 
gli  esempi  di  sua  matrigna  Bassu la, colla 
quale  viveva  nella  più  stretta  concordia, 
contribuissero  non  poco  a  ralfermarlo  in 
questa  risoluzione,  ch'egli  esegui  verso 
l'anno  392,  probabilmente  in  età  di  32 
anni.  Quindi  impiegò  tutte  le  sue  entrate 
in  elemosine  ed  altre  opere  pie,  dimo- 
doché piuttosto  che  proprietario  de'suoi 
beni,  era  il  depositario  e  l'economo  del- 
la chiesa  e  de'  poveri.  Non  curando  le 
censure  di  coloro  che  disapprovavano  U 


SUL 

sua  risoIuzìoDe,  andò  a  fissar  la  sua  di- 
mora ÌD  un  casolare  del  villaggio  diPri> 
muliac  in  Aquitania.  I  suoi  servitori  e  i 
suoi  schiavi, che  loaveano  seguito,diven- 
nero  suoi  fratelli  e  discepoli,  e  con  lui  si 
consagrarono  al  divino  servigio.  Tutti  si 
coricavano  sulla  paglia  o  sopra  cilizi  ste- 
si per  terra;  non  mangiavano  che  pane 
bigio, legumi  ed  erbe  bollite,  che  condi- 
vano solo  con  un  po'd'aceto.  Verso  il  394 
Sulpizio  recossi  a  visitare  s.  Martino  di 
Tours,  e  ne  divenne  uno  de'piìi  grandi 
ammiratori  e  più  fedeli  discepoli,  passan- 
do ogni  anno  qualche  tempo  presso  di 
lui.  Pieno  di  zelo  per  la  decenza  del  cul- 
to esterno,  ornò  le  chiese,  e  ne  fece  fab- 
bricare parecchie.  Dopo  la  morte  di  s. 
]\Iarliuo  si  recò  nella  di  lui  celletta  aMar- 
moutier,  e  vi  dimorò  5  anni.  Alcuni  au- 
tori dicono  che  in  seguito  egli  si  ritirò  in 
un  monastero  di  Marsiglia,  o  nelle  vici- 
nanze di  quella  città.  ÌN'on  si  conosce  pre- 
cisamente l'anno  di  sua  morte,  che  av- 
venne nel  principio  del  V  secolo,  e  secon- 
do Baronio  nel  432.  S.  Paolino  di  Nola, 
Paolino  di  Perigueux,  Venanzio  Fortu- 
nato e  molti  altri  fanno  grandi  elogi  di 
s.  Sulpizio  Severo;  e  Gennadio  dice  ch'e- 
gli era  sopra  tutto  commendevole  per  la 
sua  umilia  e  per  l'amore  straordinario 
che  avea  alla  povertà:  questo  autore  rac- 
conta che  in  sua  vecchiezza  Sulpizio  si 
lasciò  sorprendere  dagli  artifizi  de'pela- 
giani;  ma  che  riconobbe  il  suo  errore,  e 
si  condannò  ad  un  silenzio  di  5  anni  per 
espiarlo.  Guiberto  abbate  di  Gemblours 
riferisce  che  fino  dal  suo  tempo  si  face- 
va solennemente  la  festa  di  s.  Sulpizio  Se- 
vero a  Marirroutier  ii'29  di  gennaio.  Pa- 
recchi editori  del  martirologio  romano 
hanno  confuso  questo  santo  con  s.  Sul- 
pizioil^S'efero,  vescovo  di  Bourges,il  qua- 
le ne'  calendari  è  nominato  nello  slesso 
giorno. Egli  [)erò  fino  dai  più  rimoli  tem- 
pi è  onorato  dalla  chiesa  di  Tours,  che 
nel  suo  breviario  ha  fatto  per  lui  un  of- 
fizio  proprio.  Di  s.  Sulpizio  Severo  ab- 
biamo: uu  liìslrcUo  ilcUa  storia  sagra, 


SUL  43 

dalla  creazione  del  mondo  fino  all'anno 
4oo  di  Gesù  Cristo;  la  Fita  di  s.  Mar- 
tirioj  tre  Dialoghi^  di  cui  il  1 .°  è  sul  mo- 
do di  vivere  dei  solitari  d'  Egitto,  e  gli 
altri  due  si  aggirano  sopra  molte  circo- 
stanze della  vita  di  s.  Martino,  e  sopra  i 
suoinìiracoli;e  molte  Lellere.  La  sua  sto- 
ria sagra  può  dirsi  il  libro  da  lui  meglio 
fatto,  esembra  aver  superato  se  stesso  nei 
suoi  dialoghi.  Sotto  il  suo  nome  furono 
ancora  stampate  altre  opere,  che  ripu- 
gnano i  critici. 

SULPIZIO  I  (s.),  vescovo  di  Bourges, 
soprannominato  il  Severo.  Uscito  da  una 
illustre  famiglia  d'Aquilania,  successe  a 
s.  R-cmigio  sulla  sede  vescovile  di  Bour- 
ges, e  governò  la  sua  chiesa  con  mollo 
zelojs'i  per  mantenervi  la  disciplina,co[ne 
per  accrescervi  la  pietà  e  il  fervore.  Assi- 
stette al  2. "concilio  diMacon,al  quale  pre- 
siedette s.  Prisco  di  Lione;  e  mori  nel  39  i, 
settimo  anno  del  suo  episcopato.  Fu  se- 
polto nella  chiesa  di  S.Girolamo  di  Bour- 
ges,dondeilsuocorpofu  in  appresso  tras- 
portato in  quella  dt  s.  Ursino,i.°  vesco- 
vo di  quella  città.  Il  suo  nome  è  inserito 
nel  martirologio  romano  ai  29  di  gen- 
naio, ed  in  tal  giorno  la  diocesi  di  Bour- 
ges ne  celebra  la  festa. 

SULPIZIO  II  (s.),  soprannominalo  il 
Pio  o  il  Bonario,  vescovo  di  Dourges.  Di- 
scendente da  una  delle  primarie  famiglie 
del  Berry,  venne  con  molta  cura  educa- 
to nelle  scienze  e  nella  pietà.  Appena  tii 
padrone  delle  sue  facoltà,  le  distribuì  ai 
poveri  e  alla  chiesa;  ed  ordinalo  sacer- 
dote, il  re  Clotario  II  lo  scelse  a  suo  li- 
niosiniere  e  a  superiore  dei  chierici  che 
formavano  la  sua  cappella,  e  che  lo  se- 
guivano anche  all'armata. Colle  sue  pi  e- 
ghiere  e  digiuni  ottenne  la  guarigione  di 
una  pericolosa  malattia  da  cui  il  re  fu 
colto.  Nel  624  successesulla  sede  di  Bour- 
ges a  s.  Auslregesilo,  detto  comunemen- 
te s.  Oulrillo.  Il  suo  primo  pensiero  lù 
di  adoperarsi  alla  riforma  degli  abusi  che 
eransi  introdotti  nella  disciplina  ecclesia- 
stica, e  riuscì  a  convertire  tulli  gli  ebrei 


44        •        SUL 

della  diocesi.  Egli  divideva  liillo  il  tem- 
po Ira  la  preghieiaegli  ullizi  dell'episco- 
palo,  mettendo  principalmente  somma 
cura  neir  istruire  i  poveri,  verso  i  quali 
nutriva  la  più  tenera  carità. La  beata  sua 
iTiorle  avvenne  nel  G44-  Credesi  ch'egli 
fondasse  a  Bourges,  sotto  l'invocazione 
della  ss.  Vergine,  il  monastero  che  prese 
dipoi  il  suo  nome,della  congregazione  di 
s.  Mauro.  Una  parte  delle  sue  reliquie 
conservasi  in  questa  chiesa,  e  la  parroc- 
chiale di  s.  Sulpizio  a  Parigi  possiede  uu 
osso  del  suo  braccio.  La  di  lui  festa  si  ce- 
lebra a'  I  7  gennaio. 

SULL'1ZIC)(di  s.)  Ebrardo,  Cardina- 
le. V .  Ebrardo. 

SULl'lZIO  (Seminario  di  s.  ).  Con- 
gregazione e  società  di  sacerdoti  secola- 
ri, che  ha  per  principale  oggetto  l'istru- 
zione e  l'educazione  dtì'giovani  ecclesiasti- 
ci nt'ser/iinari,  per  formarli  alla  virtù  e 
alle  scienze,  pel  inanleni(neuto  e  propa- 
gazione della  fede  cattolica,  singolarmen- 
te nelle  missioni  straniere.  La  casa  o  se- 
minario principale  è  in  Parigi,  edi  sacer- 
doti componenti  la  congregazione  sono  li- 
beri nel  loro  stato,  ne  fanno  alcun  voto. 
]Ne  fu  benemerito  e  illustre  fondatore  il 
sacerdote Gio.  Giacomo  Olier,nalo  in  l*a- 
rigi  nel  1608.  Essendo  stalo  battezzato 
nella  parrocchia  di  s.  Paolo,  fu  poco  dopo 
portato  al  sobboigo  di  s.  Gern»ano,  vo- 
lendo Dio  ch'egli  passasse  i  primi  anni  di 
sua  vita,  ove  dovea  finire  i  suoi  giorni,  e 
che  la  parrocchia  di  s.  Sulpizio,  in  van- 
taggioilella  (piale  dovea  consagrare  le  sue 
maggiori  fatiche,  fosse  il  luogodi  sua  pri- 
ma educazione.  Fu  osservato  nell'uifau- 
'/ia  che  per  fermare  il  piantolacile  ue'fm- 
ciulli, bastava  portarli  nella  parrocchia,o- 
ve  subitosi  rasserenavano.  1  genitori  l'ini- 
ziarono allo  stato  ecclesiastico,  ma  osser- 
vando in  lui  uno  spirito  assai  vivace,  de- 
terminarono di  cambiar  consiglio;  però 
trovandosi  neliG22  s.  Francesco  di  Sa- 
les  in  Lione,  fece  mutar  parere  a'genilo- 
l'ijConfortauilolianulla  temere,  anzicon- 
bolai  bi,  puichc  Dio,  di  cui  uvea  iuipluruto 


SUL 

il  lume  con  fervorose  preghiere,  aveagli 
dato  a  conoscere,  cheavea  .scello  questo 
figlio  per  la  sua  gloria;  laonde  bramare 
d'  averlo  presso  di  se  per  istruirlo  nelle 
virtù  ecclesiastiche,  il  che  non  segui  per 
la  beata  morte  del  prelato.  Proseguendo 
gli  studi  si  rese  famigliare  il  greco  idio- 
ma, e  gli  servi  di  grande  aiuto  per  lo  stu- 
dio della  s.  Scrittura  e  de'ss.  Padri.  Men- 
tre nella  Sorbona  si  avanzava  nella  co- 
gtiizione  delle  scienze,  Dio gl'ispirò  di  con- 
dursi in  Pioma  a  studiar  1'  ebraico,  ove 
malatosi  negli  occhi  gravemente, fece  vo- 
lo per  guarire  di  recarsi  a  piedi  al  san- 
luariodella  C.Verginedi  Loreto.  Per  tale 
strapazzo  fu  colpito  da  violente  febbri,  ma 
giunto  a  Loreto  di  esse  e  degli  occhi  si 
trovò  perfettamente  risanalo.  Tornato  a 
Roma,  la  morte  del  padre  l'obbligò  re- 
stituirsi in  Parigi,  ove  in  s.  Lazzaro  nel- 
la casa  de'  preti  della  missione  si  prepa- 
rò a  riceveie  il  suddiaconato,  e  fu  dal  fon- 
datore s.  Vincenzo  de  Paoli  aggregato  al- 
la compagnia  degli  ecclesiastici,  diesi  ra- 
dunavano ogni  martedì  in  s. Lazzaro. Con- 
cepì fin  d'allora  un  sì  gran  desiderio  d'i- 
struire i  poveri  contadini  ,  che  stette  in 
forse  se  dovea  restare  in  Parigi  per  soste- 
nere pubblicamente  teologia,  o  seguire  i 
movimenti  del  suo  zelo  che  lo  portava  ad 
aifalicarsi  nelle  missioni  e  predicar  ne' vil- 
laggi. Avendo  consultalo  molti,  fu  con- 
sigliato a  seguire  il  suo  impulso,  e  l'ese- 
guì con  ardore,  non  solo  con  aiutare  gli 
operai  della  missione,  ma  facendo  con  es- 
si il  catechismo  e  le  prediche.  Si  ferma- 
va per  le  vie  di  Parigi  per  istruire  i  po- 
veri, che  domandavangli  limosina, e  dis- 
porli alla  confessione  generale  portando- 
li nella  sua  casa.  Intanto  conseguì  il  ca- 
nonicato di  Urioude,  e  l'abbazia  di  Pe- 
brac.  Appena  innalzato  al  sacerdozio,  si 
accese  il  suo  zelo  in  modo  che  dopo  ce- 
lebrata lai. "messa  neliG33,  lasciò  Parigi 
per  andare  a  soccorrere  le  anime  più  ab- 
bandonate. Tiròa  seguirlo  molti  ecclesia- 
stici di  ([ualilìcali  natali,  e  li  condusse  in 
Auverguc  alla  sua  abbazia  di  Pcbrac,  per 


SUL 

far  le  missioni  in  quelle  monlngne.  Dopo 
immense  fatiche,  dalla  persecuzione  di 
quelli  che  si  opponevano  alia  riforma  di 
sua  abbazia  fu  costretto  di  ritirarsi  a  Pa- 
rigi; licenziando  tulli  i  domestici,  dimise 
la  carrozza  e  restò  con  un  servo.  Intanto 
un  vescovo  Io  stimolò  ad  assumere  il  suo 
vescovato, e  v'interpose  l'enicacia di  s. Vin- 
cenzo de  Paoli,clie  tanto  poteva  sul  di  lui 
spirilo;  ma  avendoeglideterminatodi  an- 
dare nel  Canada  a  predicarvi  la  fede,  pre- 
feiìa  tale  dignità  i  frulli  che  sperava  rac- 
cogliere dalla  missione.  Non  essendosi  po- 
tuto effettuar  il  viaggio,  tornò  con  molli 
ecclesiastici  in  Auvergne,  e  peri  8  mesi  fe- 
cero le  missioni  per  tutta  la  provincia  e 
nel  Velay,  ad  onta  di  essere  allraversa- 
tone'suoi  disegni  dagli  usurpatori  de'be- 
ni  di  sua  abbazia.  Scorse  pure  ì  cantoni 
delle  diocesi  diClermont,di  s.  Flour  e  di 
Puy,  il  di  cui  clero  e  popolo  divennero  il 
buon  odore  di  Gesù  Cristo,  traiti  dal  suo 
mirabile  esempio,  per  cui  un  capitolo  lo 
domandò  al  re  per  vescovo;  e  i  suoi  per- 
secutori ravvedutisi,  colle  loro  famiglie  si 
recarono  a  riceverne  la  benedizione.  Do- 
po questa  missione  si  sentì  slimolalo  da 
un  movimento  della  grazia  a  trasferirsi 
in  Bretagna,  ove  riformò  un  monastero 
di  religiose.  Tornato  a'suoi  ordinari  ufli- 
zi  eallemissioni,  il  cardinal  Kichelieu  gli 
scrisse  aierlo  il  re  Luigi  XIII  nominalo 
coadiutore  al  vescovo  diChàlons  sur  Mar- 
ne. Con  meraviglia  e  sorpresa  di  tulli  sup- 
plicò d'essere  dispensalo,  ignorando  che 
Dio  lo  avea  destinalo  islitulore  di  molte 
comunità  o  seminari  ecclesiaslici,  che  do- 
veano  riuscire  l'ornamento  e  il  buon  e- 
sempiodi  molle  diocesi. Il  p. Pietro diCoii- 
dren,  allora  generale  della  congregazio- 
ne deli'oralorioe  poi  arcivescovo  di  Sciis, 
non  menozelantedel  bene  luiiversaledtl- 
la Chiesa,  che  dell'incremento  e  vantag- 
gio di  sua  compagnia,  bramando  da  lun- 
go tempo  di  veder  loslabilimenlo  di  qual- 
che seminario,  nel  quale  si  disponessero 
i  giovani  chierici  agli  ordini  sagri  calle 
fuuzioui  ecclesiastiche,  comunicò  questo 


SUL  45 

suo  desiderio  a  molli  ecclesiastici  d'un  me* 
rito  distinto  ch'erano  da  lui  diretti,  tra  • 
quali  era  vi  l'Olierjed  essi  tutti  approvan- 
done il  disegno  si  unirono  insieme  per  for- 
mare un  seminario,  che  fece  poi  grandis- 
simi progressi,  e  divenne  una  scuola  di 
virtù  sotto  la  condotta  dell'Oiier,  il  qua- 
le essendo  stalo  da  Dio  destinato  a  que- 
st'impresa, fu  da  lui  sperimentalo, con  te- 
nerlo due  anni  avanti  questo  stabilimen- 
to in  uno  stato  di  sofferenza  e  d'abbiezio- 
ne  cos\  profonda ,  acciò  colui  che  dovea 
essere  il  capo  degli  altri  comparisse  in  que- 
sto tempo  il  ridulo  degli  uomini.  Essen- 
dosi quindi  uniti  questi  santi  ecclesiastici 
con  intenzione  di  formare  un  seminario, 
quando  la  divina  provvidenza  ne  fornis- 
se la  favorevole  occasione,  si  occuparono 
intanto  in  far  molle  missioni,  finché  fer- 
matisi in  Charlres  designarono  di  stabi- 
lirne uno;  ma  passali  8  mesi  senza  suc- 
cosso,ripigliarono  il  corso  delle  missioni; 
indi  incoraggiti  a  riprendeie l'intralascia- 
ta impresa,  non  senza  titubanza  passaro- 
no a  dimoiare  in  Vaugirard  presso  Pa- 
rigi, ad  istanza  d'un  buon  sacerdote.  Nel 
1641  ritiratosi  l' Olier  a  fir  gli  esercizi 
spi  rituali, si  sentì  tal  mente  ani  ma  lo  al  l'im- 
presa, che  non  dubitando  essere  da  Dio 
voluta,  indusse  molli  ecclesiaslici  ad  u- 
nirsi  a  lui  per  intraprenderla;  in  un  2. 
ritiro  Iddio  lo  confermò  nella  risoluzio- 
ne, e  lo  riempì  dellospiritocbe  dovea  in- 
fondere alla  comunità  da  lui  finalmente 
stabilita  a  \augirard,  ove  a  quest'effetto 
sul  cominciar  del  1642  pre-^e  una  casa  a 
pigione. Sparse  Iddio  ben  tosto  tali  bene- 
dizioni su  quesl'inipiesa,che quantunque 
il  pio  islitulore  fosse  albergalo  co'suoi  ec- 
clesiastici in  una  delle  più  anguste  e  po- 
vere case  del  villaggio,  un  tempo  signo- 
ria dell'abbazia  di  s.  Germano  de'Prati 
e  a'uoslri  giorni  dichiarata  città,  e  che  le 
spese  fatte  per  le  missioni  e  per  loslabi- 
limenlo del  seminario  che  si  voleva  for- 
mare in  Charlres  lo  avessero  ridotto  a  vi- 
vere con  quel  solo,  che  a  lui  somministra- 
va pel  suo  manlcnimcnto  una  persona 


46  S  L'  B 

pia,  nondimeno  fin  da'primi  mesi  molle 
persone  ingguardevoli  si  slimarono  felici 
d'essere  ricevuti  nella  santa  compagnia, 
per  apprendere  l'esercizio  delie  virtù  e 
delle  funzioni  ecclesiasliclie  sotlo  la  con- 
dona de!  sacerdote  Olier.  Aveano  appe- 
na dimorato  4  mesi  in  Vaugirard,  che  la 
divina  provvidenza  li  trasseda  quel  luogo 
per  stabilirli  a Parigi:scelse  ella  per  questo 
un  mezzOjclieaprìairOIier  un  largo  cam- 
po per  esercitare  la  sua  carità  nella  me- 
tropoli della  Francia.  Era  in  quell'epoca 
curalo  di  s.  Sulpizio  il  sacerdote  Fiesque 
o  Freschi,  estremamente  afflitto  pe'disor- 
dilli  che  regnavano  nella  sua  parrocchia, 
malgrado  tutte  le  sue  sollecitudini,  e  in- 
f-istidito  da  molti  suoi  preti  che  avversa- 
vano i  suoi  zelanti  disegni,  risolvè  di  la- 
sciar la  ciu'a.  A  vendo  quindi  inteso  par- 
lar del  merito  d'Oiier  e  della  virtii  degli 
ecclesiastici  suoi  seguaci,  pose  gli  occhi  su 
di  loro  per  elfettuare  il  suo  proponimen- 
to; e  presa  l'occasione  d'una  processione 
che  fncevasi  da  s.  Sulpizio  a  Vaugirard, per 
domandar  ad  alcuno  della  compagnia  se 
vi  fosse  chi  volesse  addossarsi  la  sua  cu- 
ra, e  per  mutare  qualche  benefizio  sem- 
plice col  suo.  La  proposizione  non  fu  ac- 
colla, ma  persistendo  il  curato  nella  li- 
soluzione, fece  tante istanze,che  molte  per- 
sone pie  rappresentarono  a  Olier,  nomlo- 
ver  trascurareun'occasioneche  l'iiitrodu- 
ceva  in  nn  luogo  di  abbondante  messe; 
laonde  accettò  la  cura  e  ne  prese  possesso 
nell'agosto  1 642.11  sobborgo  s.  Germano, 
ov'è  situata  la  parrocchia  di  s.  Sulpizio, 
ima  delle  maggiori  e  piìi  ragguardevoli  di 
Parigi,  serviva  allora  di  ritiro  a  tutti  i  li- 
bertini e  a  tutti  coloro  che  menavano  vi- 
ta licenziosa;  quindi  per  opporsi  alla  pie- 
na di  questi  mali, e  ricondurre  le  pecore 
smarrite  all'ovile  di  Gesù  Cristo,  il  nuo- 
vo fervoroso  pastore  determinò  impiegar- 
vi piuttosto  i  buoni  esempi  e  la  dolcez- 
za, che  i  rimproveri  e  gli  atti  violenti.  A 
tal  eiTetto  risolse  di  menar  vita  più  che 
niìu  santa  e  ne  fece  voto  nella  metropoli- 
l;ina,supplicaudoDioa  dargliopcrai  prò- 


SUB 

porzionati  all'ardua  risoluzione, e  in  falli 
a  lui  si  unirono  egregi  preti,  olirei  con- 
dotti dal  seminario  di  Vaugirard,  e  coi 
quali  visse  esemplarmente  io  profonda  u- 
miltà:  gl'impiego  secondo  la  loro  vocazio- 
ne, assegnando  agli  uni  la  cura  del  mini- 
stero esterno  della  parrocchia, incarican- 
do gli  altri  d'istruire  i  giovani  ecclesiasti- 
ci negli  uffizi  e  nelle  cognizioni  del  loro 
stalo.  Ai  primi  raccomandò  vivamente  di 
nulla  esigere  nell'amministrazione  del  ss. 
Viatico,  e  di  ricusare  qualunque  presen- 
te pel  sagramento  della  penitenza.  Volle 
che  tulle  le  oblazioni  offerte  da'fedeli  per 
gli  altri  servigi,  fossero  messe  in  comune, 
e  che  ciascuno  si  contentasse  secondo  il 
desideriodell'Apostolodel  villo  e  vestito, 
il  che  fu  osservalo  da  quel  tempo  in  poi 
dalla  congregazione.  Formò  indi  una  co- 
munità,la  quale  tultochèsenza  fondi  sem- 
pre si  sostenne, e  dopo  il  suo  stabilimen- 
to ebbe  eccellenti  sacerdoti  che  si  affati- 
carono nella  vasta  parrocchia  per  la  sa- 
lute delle  anime.  Aumentata  io  breve  la 
comunità  di  molli  operai  evangelici  ,  si 
accinse  l'Olier  alla  riforma  de'parrocchia- 
ni,  cominciando  prima  dalla  conversione 
degli  eretici,  ch'erano  ivi  ingrandissimo 
numero.  Intraprese  in  pari  tempo  l'istru- 
zione de'caltolici  con  frequenti  prediche 
eco'catechismi;  ristabilì  la  maestà  de'di- 
viui  uffizi  e  il  cullo  del  ss.  Sagramento, 
che  v'  erano  slati  alquanto  trascurali.  I 
duelli  erano  così  frequenti  nella  parroc- 
chia, che  si  contavano  sino  a  17  persone 
per  settimana  morte  in  tanto  detestabile 
combattimento.  A  rimediare  ed  elimina- 
re questo  deplorabile  disordine,  persua- 
se molli  signori  di  far  insieme  solenne 
protesta  di  non  accettare  alcun  cartello  di 
disfida  e  di  non  assistere  alcun  duellante, 
il  che  fedelmente  osservandosi,  il  loro  e- 
senipio  fu  seguito  da  gran  numero  di  per- 
sone, prima  ancora  che  l'autorità  del  re 
arrestasse  il  corso  a  questo  pessimo  uso, 
stato  sino  allora  sì  funeslii mente  comu- 
ne. Aboh  ancora  molli  sregolamenti  su- 
perstiziosi ch'eransi  propagali  in  certe  a- 


SUL 

<lunanze  d'artisti,  estiibiPi  molli  sodalizi 
per  somministrar  il  comododi  santifica- 
re le  feste.  Purgò  quasi  tutlo  il  sobborgo 
tla'postriboli  ciie  vi  trovò,  e  indicibili  fu- 
louo  le  sue  industrie  per  distaccale  dal 
vivere  scandaloso  quelle  miserabili  che  i- 
\i  dimoravano,  e  le  spese  da  lui  fatte  per 
collocaileinislato  di  salvezza. A  lui  è  do- 
vuta la  fondazionedell'anteriorechiesa  di 
s.SulpiziOjdiciii  la  regina  Anna  d'Austria 
pose  poi  la  I .'  pietrn  nel  1 646,  e  fabbricò 
presso  la  medesima  il  suo  seminario. Men- 
tre rOlier  cos'i  occupa  vasi  per  la  sua  par- 
rocchia e  pel  suo  principale  proponimen- 
to, non  lasciava  di  vegliar  la  condotta  di 
sua  comunità  e  d'  affaticarsi  ad  ottenere 
lettere  patenti  dalla  regina  reggente  per 
lii  legale  erezione  del  suo  seminario.  Do- 
po superate  alcune  opposizioni,  e  conse- 
guito colle  lettere  patenti  il  consenso  del- 
l'ai ci  vescovo  di  Parigi,al  tri  dicono  deli  ab- 
bate di  s.  Germano  de'Prati  esente,  fu  fi- 
nalmentestabilita  nella  via  deCoiombier, 
a'23  ottobre  1 645,  l'associazione  del  se- 
minario in  comunità  ecclesiastica,  in  cui 
si  riceverebbero  allievi  piovenieoti  dalle 
diverse  parti  del  regno.  Compito  l'edifi- 
tio  del  seminario,  l'ab,  Olier  l'intitolò  a 
Maria  Madre  di  Dio,  e  per  rispetto  alla 
s.  Sede  desiderò  che  il  nunzio  del  Papa 
InnocenzoXpel  1  ."celebrasse  la  messa  nel- 
la cappella. jVel  1  65i  l'assemblea  del  clero 
approvò  i  regolamenti  della  compagnia, 
e  accettò  diversi  membri  di  lei  pei  ser- 
vizio delle  diocesi;  qnal  segno  di  quest'aie- 
cettazione  die  loro  il  nome  di  Preti  del 
riero  di  Francia.  ìSon  lardò  molto  a  lieu)- 
pirsi  di  numerosi  pii  ecclesiastici,  che  il 
superiore  formava  oltimi  missionari, e  in- 
sieme disponendo  a  ricevere  degnamen- 
te gli  ordini  sagri  quelli  che  ne  abbiso- 
gnavano. Frattanto  volendo  Dio  speri- 
mentar la  costanza  del  suo  servo,  permi- 
se che  l'antico  curalo  Fiesque,  provoca- 
to da  alcune  persone  ma  linleuziona  le,ten- 
tasse  rientrar  nella  cura,  pretendendo  che 
il  benefizio  ricevuto  in  cambio  fosse  in- 
feiiore  al  promesso.  Non  mancarono  tur- 


SUL  47 

bolenti  equelli  che  si  trovavano  colpiti  nei 
loro  vizi  dalle  sante  provvidenze  d'Olier, 
di  commovergli  contro  la  plebe  per  ven- 
dicar l'ingiustizia  ricevuta  dall'anteriore 
pastore.  Una  masnada  di  disperati  pertan- 
to assalito  r  uomo  apostolico  nelTa  sua 
stanza,  con  percosse  e  minacce  lo  strasci- 
narono nella  pubblica  via,  ivi  lasciando- 
lo per  associarsi  alla  depredazione  che  e- 
seguivano  i  loro  compagni  nella  casa  pre- 
sbiterale. Gli  amici  d'Olier  l'obbligarono 
a  rifugiarsi  nel  palazzo  d'Orleans,  e  per 
autorità  del  parlamento  fu  subito  rista- 
bilito nella  cura;  ma  nello  stesso  giorno 
i  scellerati  tornarono  al  presbiterio, e  sfor- 
zandone la  porla,  furono  arrestati  da  al- 
cune compagnie  di  guardie  spedile  dalla 
regina.  Cessala  la  persecuzione,  die  opera 
a  ripristinar  l'ordine  nella  parrocchia;  e 
le  guerre  civili  succedute  in  Francia  nel 
i649ei652,nellaminoiitàdiLuigi  XIV, 
gli  dierono  campo  d'esercitar  la  sua  ca- 
lila non  meno  co'suoi  parrocchiani,  che 
verso  i  contadini  che  si  rifugiarono  nel 
sobborgo s.  Germano,  manlenendo  la  sua 
parrocchia  ne'sentimenli  d'ubbidienza  e 
di  fedeltà  al  sovmno.  Accorse  al  manteni- 
mento d  un  gran  numero  di  religiose  d'or- 
dini diversi,  quali  faceva  vivere  in  comu- 
nità, per  impedire  che  il  commercio  del 
mondo  facesse  loro  perdere  lo  spirilo  del- 
la vocazione,  e  si  prese  altresì  cura  di  mol- 
ti inglesi  e  irlandesi, ch'eransi  rifugiati  in 
Francia  per  restare  fedeli  al  cattolicismo 
ed  evitare  la  persecuzione  de'fjnatici  e- 
relici.  Istituì  diverse  associazinni  di  cari- 
tà a  soUievode'poveri  edegl'infermi, scuo- 
le pe'fanciullijCase  pegli  orfani  d'ogni  spe- 
cie, tanto  per  l'istruzione  degl'ignoraDli, 
che  per  sollievo  degl'infelici.  L'ab.  Olier 
a'3  agosto  1664  ebbe  la  consolazione  di 
vedere  l'istituzione  del  suo  seminario  di 
s.  Sulpizio  approvata  e  confermala  con 
ledere  patenti  del  cardinal  Chigi  legalo 
a  laiere  dei  suo  zio  Alessandro  VII.  As- 
salito da  grave  infermità  nel  1  652  e  mu- 
nito de'ss.  Sagramenti,  rinunziò  la  cura 
all'abbate  di  s.  Germano  de'Prati,  da  cui 


48  SUL 

tlippndeVa  come  titolare  d'una  cura  fuo- 
ri tlflln  giiiristlizione(lell'or(linaiio;il  qua- 
le ;il)l)ale  la  conferì  al  sacerdote  Le  R.a- 
gois  lìretonvilliers  che  ne  prese  possesso 
nel  giugno-Nell'agostorOlier  potè  recar- 
si alla  campagna  per  ristabilirsi,  ove  ope- 
rò nioltecose  a  gloria  di  Dio,  e  continuan- 
do a  governare  il  seminario  di  s.  Sulpi- 
zio.  Oltre  i  seminari  da  lui  stabiliti  in  Pa- 
rigi, Mandese  Viviers,  ne  fondò  altro  in 
Puy  nel  Velay  a  istanza  del  vescovo  e  del 
capitolo,  e  procurò  iu)a  generale  missio- 
ne in  Vivarets,  ristabilendo  in  Privas  e 
in  uìolli  luoghi  l'esercizio  della  religione 
cattolica  da  molti  anni  sbandilo,  e  da  3o 
dalla  detta  città.  Tornato  aParigi,  con  in- 
stancabile attenzione  procurò  perfeziona  re 
le  anime  da  JJio  a  lui  afTidalc,  finché  nel 
i653  colpito  d'apoplesia  e  divenuto  pa- 
ralitico nella  metà  del  corpo,  fu  costret- 
to a  desistere  dall'operare;  ma  nel  16^4 
essendosi  alrpianto  sollevato  da'suoi  mali, 
tornò  a  impiegar-  al  servizio  della  Chiesa 
lepoclu'liìrzeciieavea  ricuperate, in vian- 
doecclesiasticiaClermontnell'Auvergne- 
se  per  stabilirvi  altro  seminario,  e  impie- 
gandone altri  a  soccorso  d'una  colonia  di 
francesi  che  aii(la\a  ad  abitare  l'isola  di 
fllonlreal  (T.)  in  America  nella  Nuova 
Francia  (  che  poi  la  sua  congregazione 
compròeviformòstabilimenti  fiorenti),  e 
per  dedicarsi  eziandioalla  conversione  de- 
grulolalri,  associandovi  pure  una  società 
istituita  a  Pai  igi  sotto  il  nome  di  IMissio- 
ni  per  propagar  la  religione  e  la  civiltà 
Ira'  selvaggi.  Così  i  sulpiziani  anche  dal- 
l' America,  come  in  Europa,  trassero  u- 
bertosi  frutti  dallo  .spirilo  apostolico  che 
gl'informa. Finalmente  alTranto  dalle  fi- 
liche,  do[)oa  ver  prestati  Gio.  Giacomo  O- 
lier  rilevanti  servizi  allaChiesa,Oìorìsan- 
lameiile, com'era  vissuto,a'2  aprile  iGjy, 
di  quasi  49  anni,  nel  seminario  di  s.  Sul- 
pizio,  e  fu  tumulalo  nella  chiesa.  Le  sue 
fatiche  e  austeiità  gli  aveano  procaccialo 
molte  infermità,  e  nell'ultima  fa  visitato 
da  S.Vincenzo  di  Paoli,  col  quale  era  mol- 
lo legato  in  amicizia.  Godè  cjueslo  servo 


SUL 

di  Dio  una  grande  reputazione  di  capa- 
cità e  di  virtù.  Bossnet  in  una  delle  sue 
opere  lo  chiama  virnm  praeslanlissiinnni 
ne  fanctilatls  odore  florcntein;  e  Tasseui- 
blea  del  clero  di  Francia  del  1  tSo,  in  uni 
lettera  a  Papa  Clemente  XII,  lo  dice  e- 
xiniiutn  sarerdolaìi,  insigne  cleri  nostri 
derus  etornamtntuin.  Fenelon  professan- 
do glande  stima  per  la  corporazione  isti- 
tuita dall'ab.  Olier,  lasciò  scritto:  Nonav- 
vì  istituto  con  apostolico  e  eoa  venerabi- 
le quanto  quello  clis.  Sulpizio.  Si  può  ve- 
dere Picot,  Essai  hislor.  sur  linflnence 
de  la  religion  enFrance  pendant  le  Xf'  Il 
SH'cle.  L'ab.  Olier  meritava  questi  elogi 
pel  suo  niirabile  disinteresse,  per  la  sua 
edificante  umiltà,  e  per  l'esemplare  e  pia 
pratica  di  tulle  le  virtìi  del  suo  stato.  I 
suoi  scritti  sono:  1° Trattalo  dt's<!.  Ordini^ 
Parigi  1676,'  e  furislampato.  2.° //i/zW/z- 
zione.  alla  vita  e  alle  virlii  cristiane,  l*a- 
rigi  iGHq.  3.°  Catechismo cri.itiano perla 
vita  interna,  LovanioiG86,  Parigi  i(3i-)?., 
Colonia  I  703. Quest'opera, citala  da  Poi- 
rei,  attirò  alcuni  rimproveri  di  misticità 
al  suoauloie.  4-°  Giornata  cristiana  j  Pa- 
rigi I  ^7*2.  5°  Una  raccolta  di  lettere,  Pa- 
rigi I  674-  6.°  Spiegazione  delle  cerenio- 
nie  della  messa  grande  di  parrocchia , Vn- 
rigiiG55.Avvi  un  compendio  della  /'ila 
di  lì/.  0//pr  del  p.  Giry;  e  trovansi  su  di 
lui  eslese  notizie  nel rO^.^fri'rts'o/i/ 5^0/7- 
che  sulla  parrocchia  di  s.  Sidpizio,  del- 
l'ab. Simone  diDoncourl.iNel  1  <>  i  8f  ;  pub- 
blicata a  Versailles  una  /'ila  d' Olier de\- 
l'ab.  Nagot  di  s.  Sulpizio,  il  quale  in  essa 
insiste  assai  sulle  vii  lìi  del  pio  fondatore. 
Abbiamo  pure  del  p.  Ilei  voi.  Storia  degli 
ordini  nionasliei  f.  8,  cap.  18:  Dc'scmi- 
nari  di  s.  Sulpizio  fondali  dal  signor  O- 
lier,  curalo  di  s.  Sulpizio  a  Parigi,  con 
la  vita  di  questo  fondatore.  Fie  de  M.  O- 
licr  Jondateiir  du  seininaire  de  s.  Sulpi- 
ce,iiccoiììpagnce  de  noiices  sur  un  gran- 
de nombre  de  personnages  conleinpo- 
rains,  Parisi84i.  All'ab.  Olier  successe 
eziandio  nella  direzione  del  seminario  il 
suddetto  curato  diBrelouvillicrs,  dopo  il 


S  U  L 
quale  la  carica  di  parroco  di  s.  Sulpizio  e 
quella  di  superiore  del  seminario  noi;  fu- 
rono più  riunite.  Imperocché  la  congre- 
gazione de'sacerdoti  incaricati  d'udìziare 
Ja  parrocchia,  venne  totalmente  distinta 
da  quella  de'sacerdoti  del  seminario:  la 
I  .^prese  il  nome  di  Comunità  de' snrer- 
duli  della  parrocchia  di  s.  Sulpizio,  ed 
erauvi  prima  della  rivoluzione  che  pose 
a  soqquadro  il  termine  del  secolo  passa- 
lo,simili  comunitàdisacerdoti  nelle  gran- 
di parrocchie  di  Parigi.  I  sacerdoti  del  se- 
minario composero  ^compagnia  o  Con- 
gregazione del  seminario  di  s.  Sulpizio. 
Iliferisce  il  p.Helyot,  che  ogni  anno  in  un 
determinato  giorno,  dopo  la  messa  che 
viene  ordinariamente  celebrata  nel  semi- 
nario di  Parigi  da  un  arcivescovo  o  vesco- 
vo, tutti  i  ministri  accostandosi  per  or- 
dine all'altare  e  piegandole  ginocchia  a- 
vanli  al  vescovo,  rinnovano  le  promesse 
fatte  a  Dio  di  prenderlo  per  loro  eredità 
entrando  nel  chiericato,  e  pronunziando 
le  parole  :  Dominus  pars  haereditatis 
ììieae,  et  calicis  mei,  tu  es  qui  reslitues 
hatreditateni  ineani  milv.  Dice  pure  il  p. 
Helyotjche  dopo  la  morte  dell'ab.  Olier 
si  fondarono  ancora  degli  altri  semina- 
ri in  Lione,  Bourges,  Avignone,  e  in  al- 
tre città  ragguardevoli,  e  persino  nel  Ca- 
nada. A  suo  tempo  ve  n'erano  circa  i  o,  o 
19.,  chedipendevanodalsuperioredi  quel- 
lo di  s.  Sulpizio  di  Parigi,  ch'è  come  ge- 
nerale di  tutti  questi  seminari.  Nel  Dizio- 
nario degliordini  religiosi,  stampato  do- 
po la  metà  del  secolo  passato  in  Francia, 
si  aderma  che  allora  la  congregazione  cou- 
lava  circa  20  floride  case  con  zelanti  ec- 
clesiastici. Prima  della  memorala  rivolu- 
zione i  sulpiziani  possedevano  5  semina- 
ri in  Parigi,  e  una  dozzina  nelle  provin- 
cie;  ma  per  le  fatali  conseguenze  di  essa, 
soppressa  ancora  la  loro  congregazione, 
recandosi  Pio  VII  a  Parigi  vxd  1804  per 
coronare  Napoleone  I,  ottenne  la  ripnsti- 
uazione  del  seminario  di  s.  Sulpizio,  nel- 
la cui  chiesa  il  Papa  consagrò  vescovi  de 
Pradt  di  Poiliers ,  e  Paillou  di  Ror.clla, 

VOI..    LXXI. 


SUL  49 

assislitoda'4  vescovi  romani  Fenaja,Ber- 
tazzoli.  Devoti,  INlenochio,  e  alla  presen- 
za di  tutti  i  vescovi  che  si  trovavano  in 
quella  metropoli,  come  riporta  il  n.^ig 
del  Diario  di  Roma  del  1 8o5.  La  congre- 
gazione si  pregia  d'un  gran  numero  di 
servi  di  Dio, di  vescovi  e  di  dotti  e  zelanti 
sulpiziani  :  l'ab.  Trauson  morto  nel  i  700, 
e  l'ab.  Emery  morto  nel  1 8  1  i  sono  i  pii^i 
celebri  superiori  generali  successori  del 
fondatore.  L'ab.  Emery  fabbricò  la  nuo- 
va e  attuale  chiesa  di  s.  Sulpizio,  e  lo  lo- 
dai nella  biografia  di  Pio  f  II ,  perchè 
nella  prigionia  in  cui  era  tenuto  quel  Pa- 
pa, procurò  illuminare  l'imperatore,  da 
cui  per  la  sua  saviezza  e  dottrina  era  sli- 
matOjdopo  la  sua  pubblicazione  ùk&  Nuo- 
vi  opuscoli  dell' ab.  F/e«rjjCÌoè  sulle  con- 
troversie colla  s.  Sede  e  sul  suo  princi- 
pato temporale,  che  Napoleone  I  preten- 
deva fondato  da  Carlo  Magno  (cosa  pro- 
priamente fece  questo  magnanimo  prin- 
cipe benemerito  della  Chiesa,  lo  dichiarai 
con  discussione  a  Sovranità  DE''R0M.ì><t 
Po.-vTEFici  E  DELLA  s.  Sede);  e  mentre  du- 
ravano le  sue  conferenzecol  stiperiorege- 
nerale  de'sulpiziani,  venuti  all'udienza  di 
Napoleone  I  i  redi  Baviera,  di  Wiirtem- 
berg  e  d'Olanda,  ed  annunziati  ad  alta 
voce  con  molte  ceremooie,  l'imperatore 
asciuttamente  lispose:  Aspettino!  E  bea 
naturale  ch'egli  credesse  aver  diritto  di 
far  aspettarenell'anlicamerade're  ch'egli 
stesso  avea  creati,  come  osservò  l'Artaud 
nella  Storia  di  Pio  FJf,  t.  2,  riferendo 
nel  cap.  61  le  conferenze  tra  Napoleone  I 
e  l'ab.  Emery,  e  il  supplemento  di  questi 
a'detti  Opuscoli  colledue  beile  testimo- 
nianze di  Bossuet  e  di  Fenelon  in  favore 
della  sovranità  della  chiesa  rouiana.  Nel 
cap.  63  l'Artaud  racconta  la  bella  con- 
dotta dell'ab.  Emery  sull'autori  tàdeiPa- 
pa,  innanzi  Napoleone  I,  al  suo  consiglio 
calla  sua  corte.  Morto  l'ab,  Emery, l'im 
peratore  ne  mostrò  dolore,  ne  fece  l'elo- 
gio, e  destinò  che  fosse  sepolto  per  distin- 
zione nelPanlheon.Peròil  cardinal  Fesch 
gli  fece  osservare,  che  sarebbe  meglio  di 

4 


5o  SUL 

farne  deporre  il  corpo  nella  casa  di  vil- 
leggiatura del  seminario  ad  Issy,  conve- 
nendoclie questo  venerabijesacerdote  re 
stasse  in  mezzo  de'suoi  figli, che  sarebbe- 
ro inconsolabili  se  fossero  separa  ti  da  lui. 
Napoleone  1  più  oltre  non  insistette.  Di- 
poi portatosi  ad  Issy  il  nunzio  Latn bru- 
schini, poscia  amplissimo  cardinale,  dopo 
aver  piegato  qualche  tempo  avanti  l'al- 
tare, volle  vederla  tomba  dell'ab.  Emery, 
e  disse  con  dolce  e  pia  semplicità:  Ecco 
una  persona,  che  molto  ha  amato  laChie- 
sa.  Lo  stesso  Arlaud,  nella  Storia  di  Pio 
FUI,  I.  2,cap.  27, racconta  che  nel  1  83o, 
dopo  la  rivoluzione  di  Parigi,  in  Roma 
perqualche  tempo  si  ebberode'timoi  i  ptM" 
r  istituzione  di  s.  Sulpizio^  perchè  crasi 
sparsa  voce,  ch'era  stala  domandata  la  di- 
spersione degli  allievi  di  quella  s.  casa;  ma 
dopo  qualche  tempo  i  timori  di  distru- 
zione del  seminario  si  dileguarono,  e  que- 
sta saggia  congregazione  continua  i  suoi 
servigi  che  presta  alla  religione,  colla  in- 
tera approvazione  di  lutto  1'  e[)iscopato 
francese.  La  congregazione  de'  sulpiziani 
lia  missioni  iti  America,  cioè  nel  Cana- 
da, seminario,  collegio,  parrocchia,  n)is- 
sione  di  selvaggi:  negli  Stati  Uniti  due  se- 
minari, un  collegio  e  la  missione.  Essen- 
do in  incremento,  i  loro  stabilimenti  si 
saranno  aumentati.  Nella  Memoria  della 
chiesa  callolica  ne^li  Slati  Uniti,  com- 
pilata da  un  membro  della  società  Leo- 
poldina di  Vienna^  altra  ausiliaria  della 
propagazione  della  fede  ^  si  celebrano  i 
preti  dis.  Sulpizio quando  si  recarono  ad 
aumentare  le  novelle  istituzioni  religiose 
d'America,  col  loro  seu>inario  e  collegio 
di  Baltimora.  Riparlando  di  questa  illu- 
stre sede  arcivescovile  a  Repubblica, e  di- 
cendo de'rapidi  progressi  fatti  dal  catto- 
licismo  ne'medesimi  Stati  Uniti,  ricordai 
come  ili. "vescovo  di  l'altimora  mg. 'Car- 
roll gesuita,  ottenne  una  colonia  di  sul- 
piziani per  stabilire  e  dirigere  il  semiua- 
vio,  che  poi  rese  importantissimi  servigi 
a  tutti  gli  Slati  Uniti,  e  che  accennai,  in 
uno  all'introduzione  in  America  delle  óo 


SUL 

relle  della  Carità  {!.),  a  norma  di  quel- 
le diFrancia,ed  eziandio  pe^niolti  egregie 
rispettabili  vescovi  che  i  sulpiziani  forni- 
rono alle  variechiese della  regione,comei 
mg."  MaiechaledEcclestona  l'allimora; 
il  piissimo  e  venerando  Piaget  (da  cui  mi 
feci  con  gioia  benedire), David  eChabiat  a 
Bardstown;  Brute  a  Vinceunes;  Du  Bois 
a  Nuova  York:  Canche  a  Nalchez,  e  que- 
gli altri  illustri  prelati  che  raramenlai  nel- 
le sedi  a  cui  furono  elevati,  inoltre  ne'io- 
ro  luoghi  rimarcando  ove  sono  seminari 
ealtri  stabi  lime nti  sulpiziani.  Allorcliè  la 
Nuova  Orleans  dalla  Spagna  fu  ceduta  a- 
gli  Stati  Uniti,  mg.' Carroll  fu  incaricalo 
dal  Papa  di  provvedere  all'amininislra- 
zione  spirituale  di  quella  diocesi, e  vi  iiiiui- 
dò  per  amministratore  il  sulpiziano  Da 
Bourg  presidente  del  collegio  di  s.  Maria, 
il  quale  dopo  qualche  tempo  fu  nomina- 
to vescovo  di  Nuova  Orleans  e  consagra- 
to in  Roma  nel  1  8  i  5,  donde  avendo  ot- 
tenuto alcuni  preti  della  missione  per  lu 
fondazione  del  suo  seminario,  trascorse 
l'Italia,  la  Francia  e  il  Belgio,  ricevè  vi- 
stosi soccorsi  d'ogni  maniera  per  le  sue 
mis>ioni,e  ritornò  alla  diocesi  con  un  drap- 
pello di  pili  che  5o  operai  apostolici,  coi 
quali  potè  tornire  a'bisogni  urgenti  di  quei 
vastissimi  paesi  alla  sua  pastoral  cura  com- 
messi, e  preparare  la  via  all'erezione  d'al- 
tre diocesi,  che  presto  si  formarono  nelle 
varie  porzioni  slaccate  dalla  Nuova  Or- 
leans. 

SULT AI\ I A  oSOLTANI A  o SULTA- 
NlCIl.  Sede  arci  vescovi  le  e  città  della  Per- 
sia, lungi  da  Cas\rin  20  leghe  sulla  fron- 
tiera deirAdeibijan  e  neirAlgeb.il,c.he  oc- 
cupa la  parte  occidentale  dell'  liak-Vge- 
mi.  E  sparsa  di  rovine,  poiché  questo  è 
uno  de'luoi'hi  che  vanla  d'essere  l'anlici 
Tigiaiioccrta  o  Tignmopoli  o  Tigrnuo- 
petrti,  fcunosa  città  dell' Armenia  maggio- 
re, di  cui  pallai  a  SutRT.  L'antica  Sulta- 
iiiao  Sullamch  dicesi  fondata  dallo  sciak 
di  Persia  Rhoda-Bend,che  ne  fece  la  ca- 
pitale del  suo  impero,  e  v'innalzò  variti 
belle  inoSLhce,  una  delle  quali  fabbricata 


SUL 

(li  mallonl  e  sormontala  da  iinacupola  al- 
ta go  piedi  è  un  edifìzio  bellissimo.  Di- 
venne questa  città  estesissima  e  floridis- 
sima, comerilevasi  dalle  sue  immense  ro- 
vine. Altri  vogliono  che  fosse  riedificata  e 
fortificata  ne'primi  anni  del  secolo  XIV 
verso  ili  3  iSdalflgliodell'imperatore  tar- 
taro Charbanda  Agiaptii   Argoni,  ovve- 
ro gran  kan  Aliapfon.e  fatta  sua  residen- 
za, e  che  allora  prese  il  nome  che  port.i. 
Forse  il  vocabolo  di  tali  principi  sarà  si- 
nonimo di  Sultano,  e  così  la  città  potrà 
averne  assunto  la  denominazione.  Le  di- 
scordie civili  ne  incominciarono  le  rovi- 
ne, che  il  successore  d'Agiaptu  il  famoso 
Tamerlano  compì;  nondimeno  vi  si  nota 
sempre  la  moschea  del  fondatore,  come 
pure  due  altre  che  ancora  si  trovano  in 
buono  stato,  quantunque  deteriorate  da 
un  terremoto.  Il  re  o  sciak  di  Persia,  an 
ni  addietro  soleva  nell'estate  stabilire  il 
suo  campo  nella  pianura  àggiacente  alle 
mura  della  città.  Commanvilie  pone  Sol- 
tiìiiie  nella  Persia,  tra  gli  arcivescovati  o- 
norari  armeno-latini  soppressi.  Il  Novaes 
nella  Storia  dì  Giovanni  XXII ^  diceche 
questo  Papa  zelante  del  suo  apostolico  mi- 
nistero anche  fra  i  barbari,  eresse  in  cit- 
tà e  metropoli  ecclesiastica  con  6  vesco- 
vati suffraganei  Sultania  nella  Persia, che 
poco  prima  del  1 3  1 8  era  stata  rifabbrica- 
ta. 11  p.  Le  Quien,  Oriens  clirislianus  : 
Ecclesia  Soltaniacjt.  3,  p.  i35c),  rifèri- 
sce,che  il  t  .°de'suoi  arcivescovi  fu  fr.Fran 
Cesco  da  Perugia  domenicano,  missiona- 
rio apostolico  in  Persia  e  nominalo  nel 
1  3  I  8;  rinunziò  nel  i  3:ì3,  ed  ebbe  a  suc- 
cessore il  correligioso  fr.  Guglielmo i.°A- 
damo,  morto  nel  1329;  indi  fr.  Giovanni 
1  ."da  Cori  pure  domenicano  nel  1 33o;  fr. 
Antonio  ilello  stesso  ordine  deli  347;  Bo- 
nifacio I  ."già  vescovo  Vernense  del  i  3c)3; 
fr.  Giovanni  2. "domenicano  del  1  398, tra- 
sferito a  Naxivan.  Seguono  Nicola  eletto 
per  traslazione  da  Ferrara  neli4oi;  fr. 
Guglielmo  2.°  Celets  del  i4o4;  h"-  Gio- 
vanni 3."  domenicano  del  i.i.23;  fr.  Gio- 
vanni 4-°  dumenicano,  ed  il  correligioso 


SUP  T. 

fr.  Tommaso  Abaraner  ne|i425:  questi 
domenicani  fm'ono  della  congregazione 
del  b.  Bartolomeo  domenicanoarcivesco- 
vo  di  Naxivan,  il  quale  avendo  unito  ai 
suoi  domenicani  alcuni  monaci  basiliani, 
i  religiosi  d'indi  in  poi  denomina ronsi^ra- 
tinniti,  e  ne  riparlai  a  Patriarcato  ar- 
meno, imperocché  notai  a  Persia  che  in 
Sultania  vi  furono  degli  armeni  cattoli- 
ci, ed  il  p.  Le  Quien  riporta  un  vescovo 
armeno  di  Sultania  nel  i34r. 
SULTANO.  ^.  Solo  ANO,  Turchi  A, Co- 

STANTINOPOLI. 

SULULO,  Siilitanns.  Seile  vescovile 
dell'Africa  nella  Mnuritìana  Cesariense, 
ebbe  a  vescovoR.estituziano, che  nel  4i  i 
fu  alla  conferenza  di  Cartagine,  e  si  op- 
pose a'donatisli  sostenendo  i  suoi  dogmi 
cattolici.  Rlorcelli,  Àfr.  chr.  1. 1. 

SOMMA  o  ZUxMM.A.  Sede  vescovile 
dell'Africa  nella  Numidia,  sotto  la  me- 
tropoli di  Cirta,  sebbene  il  suo  vescovo 
fu  più  volle  primate  della  provincia  ec- 
clesiastica di  Numidia.  Silvano  suo  ve- 
scovo nel  4i  I  intervenne  alla  conferenza 
di  Cartagine  contro  i  donatisti.  Marcelli, 
y^fr.  chr.  t.  r. 

SUMMULA  o SU BULA.Sede  vescovi, 
le  della  Mauritiana  Cesariense  nell'Africa 
occidentale,  della  metropoli  diGiulia  Ce- 
sarea, il  cui  zelante  vescovo  Qnod  vuU 
Deus  fu  esiliato  da  Unnerico  re  de' van- 
dali, per  non  aver  voluto  sottoscrivere  le 
erronee  proposizioni  de'  donatisti  nelLi 
conferenza  di  Carlagiue  del  4^1-  ^lor- 
celli,  Afr.  chr.  1. 1. 

SUOR  o  SUORA.  F.  Sorella. 
SUPERIORA. /^.Superiore,  A  uDADEs- 
SA,  Religiosa,  Monaca. 

SUI^EIUORE,  Supcriora  Jntistes, 
rraejìosilu<!,  Praescs,  Princeps,  Praffc- 
clus.  Il  principale,  il  capo,  quello  che  h;i 
l.i  principale  autorità  in  una  cooiunilà, 
che  soprasta,  contrario  d'inferiore,  l'op- 
posto di  subalterno,  ed  è  anche  nggiini- 
to  di  tulli  gli  ulliziali  dal  cripilano  sino 
al  generale,  che  si  denominano  ullìzi  ili 
superiori  della  Milizia  e  dd  Soldato  {/  ■) 


52  su  I' 

De'supei'iori  delle  corporazioni  civili  ed 
ecclesinsliche,  chiamati  con  pellicolari 
nomi,  ne  lialtni  ne'ioio  speciali  articoli  o 
altueiio  al  ceto  cui  appartengono.  Quan- 
to a'superiori  Ge«e/'<7/t(^.) degli  Orch- 
ìii  eCongrcgazioni{^P  .)ve\\^\0'se,^vo[)\'\a- 
mente  il  \ni:d\)o\o  A\  supcriore  generale, 
sunnuus  niogisler,  V  usano  i  seguenti  e 
qualche  altro.  I  Girolamini  abbate  e  su- 
periore generale.  1  Filippini  ocougìe^a- 
y.ione  dell'Orrt/o/v'o,  non  avendo  il  supe- 
riore generale,  in  ogni  casa  e  comunità 
hanno  il  superiore  speciale  di  ciascuna. 
1  sacerdoti  della  Missione  hanno  il  su- 
periore generale,  così  i  fratelli  dellciScv/o- 
le crisliane.S\non\(n'ì  di  superiori  de'mo- 
iiasleri,  conventi,  riliri,  sono  :   Abbate, 
jPriore, Guardiano,  Rettore,  Ministro  co- 
me i  Trinitari,e  quegli  altri  notati  a'Ioro 
luoghi, a  Religioso, a  MoNAco.ec.  Quasi 
tutti  i  superiori  de'  monasteri  antichi  e- 
lano  perpetui;  ma  siano  essi  perpetui  o 
triennali,  non  avvi  alcuna  dilleienza  fra 
(ti  loro  quanto  alla  dignità  e  autorità, ed 
i  triennali  non  sono  amovibili  prima  del 
tempo.  Anche  circa  alla  durata  e  prero- 
gative de'superiori  delle  case  religiose  o 
comunità  di  preti  secolari,  ne  tratto  ai 
loro  articoli.  Un  superiore  saggio  e  ze- 
lante deve  fare  nel  suo  monastero  o  con- 
vento o  comunità,  ciò  che  Gesù  Cristo 
■vi  farebbe  se  vi  fosse  egli  medesimo,  ren- 
dendo per  così  dire  visibile  quel  Pastore 
de'paslori  invisibile,  per  la  sua  esattez- 
za nell'adempimento  a  tutti  i  suoi  dove- 
ri, colla  prudenza,  colla  pietà,  carità, vi- 
gilanza, dolcezza  unita  alla  salutare  fer- 
mezza, e  finalmente  con  tutte  le  virlìi, 
colle  quali  sole  gli  è  permesso  di  distin- 
guersi da'suoi  inferiori.  1  superiori  che 
mancano  essi  medesimi  o  tollerano  che 
gli  altri  manchino  a'propri  doveri,  pec- 
cano più  o  n)eno,  secondo  la  gravezza  o 
leggerezza  della  materia.  Ma  essi  devono 
bene  avvertire  che  peccano  gravemente 
quando  lasciano  andare  in  obblio  un'os- 
.scrvanza,  benché  leggera  e  la  cui  tras- 
gressione uou  è  neppure  peccalo  venia- 


S  U  P 
le.  Imperciocché  la  continuità  della  tras- 
gressione d'un'  osservanza  anche  leggera 
stiascina  seco  cattivi  effetti,  e  perchè  le 
piìx  piccole  osservanze  contribuiscono   al 
buon  ordine,  all'edificazione  ed  all'  uti- 
lità della  comunità.  Così  pensano  tulli  i 
dottori.  L'avv.  Martinetti  nel  suo  codi- 
ce de'  doveri  di  tutti,  o  La  Diceologia, 
nel  t.  2,cap.i4:  Doveri  de'superiori  ver' 
so  gl'inferiori,  traila  eruditamente  il  va- 
sto argomento.  Nelle  debite  proporzioni, 
quanto  si  é  detto  sui  doveri  e  altre  no- 
zioni del  superioie,  riguarda  pure  la  Su- 
periora (f.),  Antistia,  chiamala  anco- 
ra Abbadesia,  Priora  e  simili  vocaboli, 
di  cui  altresì  ragionai  ne'rispeltivi  arti- 
coli. Alcune  congregazioni  religiose  han- 
no per  capa  \,\  superiora  generale,  come 
quelle  delle  Sorelle  o  Figlie  delta  Cari- 
tà (F.).  La  congregazione  delle  Oblaie 
di  S.Francesca  romana  {F.),  ha  per  su- 
periora la  Presidente  con   estesi   poteri. 
Le  religiose  non  ponno  essere  governa- 
te se  non  che  da  uomini  quanto  allo  spi- 
rituale, e  per   tutte  le  funzioni  che  so- 
do interdette  alle  donne;  ma  per  ciò  che 
riguarda  la  disciplina  interna  del  chio- 
stro, la  superiora  vi  esercita  un  autorità 
simile  presso  a  poco  a  quella  che  viene 
generalmente  accordata  a'  superiori  dei 
religiosi.  Quanto  al  temporale  delle  re- 
ligiose, i  canoni  esortano  i  vescovi,  ed  an- 
co impongono  loro  di  sorvegliare  a  lui- 
tociòche  liguarda  l'amministrazione  dei 
beni  slabili,  all'impiego  delle  rendile,  al- 
l' esame  de'  conti,  ed  alla  sicurezza  per 
l'impiego  del  denaro. 

SUPElllSTA.  Antica  carica  ragguar- 
devole della  s.  Sede, che  esercita va^i  da 
un  nobile  signore,  comeché  il  i .°  tra'ma  - 
gnati  secolari  di  Roma  e  consigliere  pon- 
tificio, dell'antica  corte  e  curia  de' Papi. 
Presiedeva  al  loro  Palazzo  apostolico  o 
Patriarchio  (^''•),  qual  preside  eziandio 
(ìeWii  Faiìiiglia  pontificia  {r.).Di  sua  di- 
gnità eminente  fece  menzione  il  Nardi, 
De'parrochiX.  i,  p.  '2oG;la chiama  i. 'ca- 
rica secolare,  e  cita  '^\v\3\\\ùi\,Annal.Be- 


S  U  P 

ned.  I.  29,  l.  2,  p.  5o3.  Opina  quindi, 
che  al  siiperista  sembra  succeilere  oggi- 
dì il  Maresciallo  del  Conclave  (f^.);  tut- 
tavolta  dichiara  che  esso  gli  sembra  ave- 
re incoMibenze  assai  diverse,  ed  in  que- 
sto dice  bene.  Il  Galletti  in  diversi  luo- 
ghi Del  Piiniicero  parla  del  siiperisla,ed 
a  p.  96  particolarmente,  citato  perciò  dal 
Zàccsióa  neWOnoniaslicon  rimale  ^\\(\\ìA- 
le  al  vocabolo  iSf^^em/rtJo  qualifica:  (^«i 
Palalio  Pontifici praeesl.  Riferisce  duu- 
<\ue  Galletti,  che  il  superista  in  genere, 
crede  che  malamente  dal  Du  Gange  nel 
Glossariutn  si  spieghi  \^q\'  Aediluus,eà 
ha  ragione.  In  Roma  era  per  certo  un  uf- 
llziale  prÌDcipalissimodelpatriarchioLa- 
leranense,  e  dalle  cariche  che  avea,  e  dai 
titoli  co' quali  è  distinto,  si  vede  ch'era 
iliijnità  secolaresca.  La  i.' menzione  del 
superista  è  nella  vita  di  Adriano  I  presso 
Anastasio  Bibliotecario.  iXel  772  Paolo 
Aliarla  Cubiculario  o  Cameriere  i^P'.)  q 
superista  fu  da  cjuel  Papa  spedito  in  am- 
basceria con  S  te  la  no  iS'iZcce//«/vo(^.)  del- 
la s.  Sede,  a  Desiderio  re  de'longobardi, 
per  concludere  la  restituzione  alla  Chie- 
sa di  que'domiuii  temporali  che  le  avea 
tolto.  Paolo  Aliarla  era  stato  guadagna- 
to da  Desiderio,  e  nel  pontificato  del  pre- 
decessore Stefano  IV  (/'.)  co'  scellerati 
suoi  partigiani  fu  cagione  della  morie 
crudele  di  Cristoforo  Priniicero  [V.)  e 
di  suo  figlio  Sergio  Secondicero  (^.),  <li- 
fensori  delle  ragioni  della  s.  Sede.  Tut- 
lavolta  Adriano  I  non  avea  conosciuto  la 
malvagità  del  superista  Paolo,che  segre- 
tamente se  l'intendeva  col  re.  Scoperto 
autore  della  violenta  uccisione, si  portò 
a  Ravenna  (V.),  onde  il  Papa  coujmise 
a  Gregorio  saccellario  d'imporre  all'ar- 
civescovo e  a'cittadini  di  lasciarlo  sano  e 
salvo,  per  procurare  il  pentimento  e  la 
conversione  di  lui;  ma  Paolo  fu  ucciso. 
Circa  r82G  Quirino  superista  fu  uno  di 
que'persoiiaggi  della  corte  romana,  che 
si  aduprò  presso  il  Papa  Eugenio  Ii,ac- 
ciocchù  si  contentasse  di  concedere  a  Uo- 
doino  preposto  del  monastero  di  s.  Me- 


S  U  P  53 

dardo  il  corpo  di  s.  Sebastiano.  Leone  e- 
minentissimo  console  (della  quale  digni- 
tà, sia  della  repubblica,  sia  dell'impero, 
sia  del  medio  evo,  trattai  a  Roma),  duca 
e  superista  comparisce  in  una  carta  del- 
l'archivio benedettino  di  Subiaco,  nell;l 
quale  egli  insieme  con  Anastasia  nobil 
donna  sua  consorte  l'B  marzo  8  j  )  ricevè 
a  titolo  di  locazione  da  Zaccaria  Scrinia- 
/•/o  (/'.) della  s.  romana  Chiesa  e  abbate 
del  monastero  di  s.  Erasmo  martire  nel 
MonteCeliOjUii  terreno  posto  fuori  la  por- 
ta MitrobijUcl  fondo  chiamato  Stroma- 
chiauo  in  caput  prataDecii.  A  questoLeo- 
ne  e  nel  medesimo  855  successe  proba- 
bilmente nel  superistalo  Graziano  supe- 
rista del  sagro  patriarchio,  chiamato  dal 
Bibliotecario  in  s.  Leone  IV,  Ronianas 
Urbis  superista.  Questi  prima  de' 17  lu- 
glio di  tale  anno  fu  da  Daniele  maestro 
de'militi  calunniosamente  accusato,  che 
macchinasse  di  chiamare  a  R.oma  i  greci 
contro  Lodovico  II  imperatore,  il  quale 
venuto  in  fretta  nella  città,  e  conosciuta 
l'innocenza  di  Graziano,  lo  rimise  nella 
sua  buona  grazia,consegnandogli  Danie- 
le suddetto,  perchè  ne  potesse  far  ciò  che 
volesse.  In  Benedetto  III  dell' 855  è  ri- 
mentovato dal  Bibliotecario  col  titolo  di 
sacri  superista  palatii,  quando  tu  invia- 
to a'  messi  di  detto  imperatore,  che  so- 
stenevano ì'aniìpaT^a  Anastasio, come  ri- 
levai nel  voi.  LV,  p.  22  3,  avendone  ri- 
parlato nel  voi.  XLV,  p.  97.  A'tempi  di 
Giovanni  Vili  dell'  872  fiorì  Pietro  con 
questa  carica.  In  una  lettera  scritta  al- 
l'imperatore Carlo  II  il  Calvo,  dice  d'hì' 
\\iìv^\\Petruni  insignein  palalii nostri  su- 
perista (deve dire  si\pevì:>[d03)deliciosu'ii 
(conquesto  vocabolo  e  di  </e//c/o>"/ si  quali - 
flcaronopurealtri  intimi  famigliari  ponti- 
fici io  P<7^^tjil  che  ri  le  vai  a  F.\MIGLI\  po.v- 
TiFicix)consiliariuiìi[\av\  signori  secolari 
erano  nel  medio  evo  fO'tt'^/Vzno.v  della  Se- 
de  apostolica,  e  lo  notai  pure  a  quell'arti- 
colo e  altrove)/<o?Z/»m/)/o  lotiiin  terraes. 
Pelri  salute  prislinaque  rcstilutione.  ^c- 
gli^-/.'i/iu//Lauibeciaui  di  Francia  all'an- 


54  SUI» 

no  882  si  legge:  Quidam  Gregorius  no- 
mine, queni  romani  supcristani  vocanl, 
dii'es  valdt  in  Paradiso  s.  Pelri  a  suo  col- 
lega occisus  est.D'i  questo  soggetto  e  del- 
la sua  moglie  Maria  si  torna  a  far  men- 
zione in  una  carta  del  954,  conlenente 
lina  peimuta  di  beni,  che  fu  fatta  da  Co- 
stantino abbate  di  s.  Lorenzo  fuori  delie 
mura  con  Benedetto  abbate  di  s.  Grego- 
rio nel  clivodiScauro,riportata  dagli^^n- 
nali  camaldolesi.  Si  parla  quindi  d'  un 
fondo  ch'era  stato  donato  al  detto  mo- 
nastero di  S.Lorenzo  per  cartulam  dona- 
tionis  a  quadam  Maria  nobilissima  fe- 
ìnina  uxorein  quondam  Gregorio  super- 
stite, che  Gaììtlù  crede  debba  dire  supe- 
riste.  Presso  il  Labbé,  Concil.t,  9,  evvi 
Stephanus  fiims  Johannis  superisla,  il 
quale  intervenne  al  conciliabolo  che  si  ra- 
dunò nel  963  in  Pioma  alla  presenza  di 
OHo4iel  iniperatore,  in  cui  si  prelese  va- 
namente di  deporre  (iiovnnni  XII  legit- 
timo Papa,  e  s'intronizzò  Leone  Vili  an- 
tipapa. 

SUPERSTIZIONE,^«/?er.v//7/o.  Cu- 
riosa e  vana  osservazione  lV Auguri i^Sor- 
tilegii^V,')  o  simili  cose  proibite  dalla  ve- 
ra Religione  (/^'.j,  falsa  e  vana  religione. 
Tale  è  la  definizione  che  della  supersti- 
zione ci  dà  \\  Dizionario  della  lingua  ita- 
liana. Quella  di  Magri,  nella  Notizia  dei 
vocaboli  ecclesia b'iici,  suona  cos'i  :  Culto 
{V.)  vano  e  indebito  alla  Divina  JNIaestù, 
e  però  vizio  opposto  alla  virtù  della  re- 
ligione. In  due  maniere  si  può  commet- 
tere il  mancamento  della  superstizione: 
1  ."adorando  le  creature  in  vece  del  di- 
vin  Creatore,  e  questa  si  chiama  Idola- 
tria {V.);  2.°  adorando  il  vero  £>/o(/^.), 
ma  con  Ceremonie  o  Riti^f^.)  superflui, 
e  con  modi  indebiti,  e  questa  si  chiama 
vana  osservanza.  Onde  dice  s.  Isidoro,  O- 
rig.  lib.  8,  cap.  3:  Superstitio  dieta  est, 
quod  sit  superflua,  aut  supcrstatuta  ob- 
strvatio.  Il  Bergier,  Z^/s/o/zc/r/o  enciclo- 
pedico della  teologia  ec,  all'articolo  iV"- 
perstizioso,  Superstizione,  uice  che  que- 
sti due  terniini  sono  derivali  dal  Ialino 


S  U  P 

superstare,  sinonimo  di  superesse,  cioè 
essere  sovrabbondante;  per  conseguenza 
la  superstizione  è  un  culto  eccessivo  e  su- 
perfluo. I  greci  lo  appellavano,  il  timore 
de'  demonii  o  geni  che  prendevano  per 
Dei;  perciò  dicono  alcuni  filosofi  moder- 
ni, che  la  superstizione  è  una  lurbazione 
dell'anima,  cagionata  da  un  eccessivo  ti- 
moredella  divinità. Il  timore  èsenza  dub- 
bio una  delie  principali  cause  della  su- 
perstizione, ma  non  è  la  sola,  e  non  vi  è 
passione  alcuna  dell'uomo  che  non  possa 
renderlo  superstizioso;  altri  scrittori  più 
istruiti  l'accordarono.  Il  Vermiglioli,  Le- 
zioni di  diritto  canonico,  lib.  5,  lez.  2  1 , 
De  sortdegi ,  dichiara:  Superstizione  è  lo 
slesso  che  falsità  ed  errore  nel  culto,  pre- 
standosi culto,  venerazione  e  sommes- 
sione  a  chi  non  si  deve,  come  agi'  idoli  e 
false  divinità  ,  attribuendo  loro  quello 
che  si  deve  a  Dio,  a  Maria  ss.,  a' Santi. 
Aggiunge  che  il  sortilegio  è  tutto  quel- 
lo ch'è  superstizione.  Divinazione,  Ma- 
gia, M  ale  fizio  {P'  .),saudi  osservanza. Ma- 
gia superstiziosa  o  diabolica  è  1'  arte  e 
facoltà  di  operar  cose,che  sembrano  pro- 
digijinvocando  l'opera  del  Demonio  {f  •)■ 
Vana  osservanza  o  malefizio  è  1'  uso  tli 
mezzi  superstiziosi  diretti  ad  ottenere  un 
braiikatu  evento  o  un  danno,  che  si  ar- 
reca a  qualche  persona  nel  corpo  sostan- 
zialmente, ovvero  un  odio  o  un  aifetto, 
usando  un  malefizio  oamalta  col  mezzo 
di  bevande  propinate  a  mal  fine,  o  per 
conciliare  amore  o  concitare  odio.  La  di- 
vinazione è  la  superstiziosa  ispezione  o 
Predizione  (/'.)  di  cose  occulte  e  future, 
e  riceve  il  suo  parlicolar  nome  dagli  og- 
getti su  de'quali  si  fa  l'ispezione;  come 
!»e  sui  corpi  terrestri,  dicesi  Geomanz'ia; 
se  sui  segui  apparenti  nell*  acqua  Idro- 
manzìa;  nell'aria  Aeromanz'ia;  nel  fuoco 
Piromanzìa;  se  sul  canto  o  volo  degli  uc- 
celli e  sulle  viscere  delle  bestie, Augurio, 
Auspicio,Aruspicio,  e  ne  parlai  a  Sacer- 
dozio trattando  di  quello  degl'idolatri,  e 
colle  latitudini  sugli  auguri  e  aruspici  iu 
che  eslcudevano  la  loro  superilizlonc,cun 


su  P 

quanto  focevasi  per  eludere  o  espiare  i 
presagi  contraii  per  evilanie  i  inali,  e 
derivali  anche  da'sogni.  Ciò  che  in  occi- 
dente furono  "li aruspici, in  oriente  lo  e- 
ranoi  maghi  che  infettarono  del  reo  con- 
tagio, onde  diss\  Arnohio  :   ^Jagi  Ha- 
nispicum  fralres.  Annibale  ficevasi  bef- 
fe del  re  Piusa,  il  quale  preferiva  di  con- 
sultare piuttosto  gì'  intestini  d'un  vitel- 
lo, che  i  più  abili  capitani;  e  Catone  di- 
ceva, eh'  egli  non  sapeva   comprendere, 
come  gli  auguri  e  gli  aruspici  potessero 
incontrarsi  fra  loro,  e  guardarsi  senza  ri- 
dere, conoscendo  la  vanità  della  super- 
stiziosa loro  scienza.  Quanto  al  sogno, 
Somnium,  è  la  serie  e  complesso  d' im- 
magini e  d*idee,che  durante  il  sonno  ven- 
gono airanimo,e  il  piìi  delle  volte  in  mo- 
do strano  collegate, presentandosi  allo  spi- 
rito confusamente, onde  il  sogno  è  un'al- 
terazione e  accidente  del  dormire,  illu- 
sione e  vano  fantasma.  Se  da'sogni  avuti 
si  vuoldedurrequalchespiegazione  opre- 
dizione,  dicesi  Onirocrazia.   Gli  antichi 
che  davano  forma  e  figura  a  tutti  gli  af- 
fetti,! sentimenti,  le  passioni  dell'animo, 
a  tutte  le  scienze  e  le  arti,  a  tulli  gli  es- 
seri del  mondo  morale,  a  tulle  le  crea- 
zioni dell'ideale,  come  toccai  a  Simbolo 
e  Simbolica, simboleggiarono  pure  la  Su- 
perstizione. La  mitologia  e  l'iconologia 
personificano  \i\ Su pers [izione aollo  la  for- 
ma d'  una  vecchia  donna  portante  una 
civetta  sul  capo,  una  cornacchia  a  fian- 
co, un  libro  sotto  il  braccio,  una  cande- 
la di  cera  in  mano,degri  amuleti  al  collo, 
e  che  sta  contemplando  un  quadro,  ove 
sono  disegnate  le  stelle, ch'essa  crede  con 
VAslroloi^ia  (/^.)  giudiziaria  per  la  loro 
iniltienza  pericolose. Le  vienedato  ezian- 
dio una  benda,  e  vi  si  aggiunge  il  volo 
ilegli  uccelli  e  i  [mlli  sagri,e  qualche  altra 
superstizione  degli  antichi.  La  supersti- 
zione giunta  all'eccesso,  non  lascia  veru- 
na sorte  di  godimento  a  chi  debolmente 
vi  si  abbandona  con  ridicola  puerilità. 
La  superstizione  scacci.!  dal  suo  cuore  la 
lranq(iillità,esopra  tulli  grislatiti  di  sua 


S  U  P  55 

vita  spande  essa  un'agitazione  ed  un'in- 
certezza chea  se  stesso  lo  rendono  insop- 
portabile, mentre  gli  allri  lo  disprezza- 
no  0  per  lo  meno  lo  compassionano. Tra  i 
peccati  opposti  al  i.°  comandamento  di 
Dio,  vi  è  quello  della  superstizione,che  si 
commette:  i ."  col  rendere  a  Dio  un  culto 
che  sia  contrario  alle  regole  prescritte  e 
stabilite  dalla  Chiesa;  2.°  col  pretendere 
di  ottenere  lui  elfetto  da  cose  che  non  han- 
no relazione  o  connessione  con  l'effetto 
bramato,  il  che  dicesi  vana  osservanza. 
Anche  la  divinazione  è  un  peccato  op- 
posto ah. "divino  comandamento,  come 
quella  che  cerca  per  mezio  di  patto  o  e- 
spresso  o  tacito  col  demonio  d'arrivare 
a  conoscere  l'avvenire,  o  alcuna  cosa  se- 
greta o  nascosta;  ovverosenza  simile  pat- 
to, nel  procurarsi  tal  cognizione  co'mez- 
zi  che  non  ponno  naturalmente  condur- 
vi.  Adunque  i  teologi  definiscono  la  su- 
perstizione, peccato  contrario  alla  virlù 
di  religione,  col  quale  trasportasi  alla 
creatura  il  culto  dovuto  soltanto  a  Dio, 
o  col  quale  si  rende  a  Dio  un  culto  in- 
debito, facendo  eolrare  in  questo  culto 
delle  maniere  che  non  gli  convengono.La 
superstizione  consiste  in  un  cidlo  illegit- 
timo e  disordinato,  o  perchè  è  frilso  o  per- 
chè è  indecente,  vano,superlluo;poichè  bi- 
sogna considerare  due  cose  nel  cullo,  l'og- 
getto al  quale  si  rende,  e  la  maniera  con 
cui  si  rende.  Se  l'oggetto  del  culto  non 
è  vero  o  legittimo,  come  se  si  rende  al 
demonio  o  a  (|ualche  altra  creatura,   il 
culloèlàlso  dalla  parie  deiroggelto,giac- 
chè  si  pone  una  creatura  al  posto  di  Dio. 
Se  l'oggello  è  legittimo,  come  quando  si 
rende  u  Dio,  ma  che  visi  facciano  entra- 
re delie  maniere  basse,  indecenti,   vane, 
superflue,  poco  convenienti,  il  culto  è  su- 
perstizioso dal  lato  della  maniera  d'ono- 
rare l'oggetto  veroch'è  Dio,e  che  esclu  • 
de  silfiitta  maniera  bassa  e  indecente  di 
onorarlo.  Se  si  considera  la  superstizio- 
ne dal  lato  dell'oggetto,  cinque  ne  sono  le 
raininentale  specie;  cioè  l'idolatria,  la 
magio, il  luuleiioio^la  divinazione, la  vaiiu 


56  S  U  P 

osservanza.  Se  si  esamina  la  supersliiio- 
nedal  lato  delle  circostanze  o  delle  manie- 
re di  culto,  due  ne  sono  le  specie;  cioè  il 
culto  falso,  che  consiste  nel  rendere  a  Dio 
ìm  cullo  falso  e  apparente,corae  se  si  vo- 
lesse onorarlo  osservando  la  legge  di/l/o- 
ic  [F.),  predicando  falsi  Miracoli  {r.\ 
venerando  false  Piclicjuie{F.);  ed  il  culto 
superfluo,  che  consiste  nell' impiegare 
nell'esercizio  della  religione  certe  cose  di 
cui  la  Chiesa  non  si  serve,  e  che  sono  va- 
j)e  e  inulilijCome  d'aggiungere  alla  Mes- 
sa [F.)  o  all'amministrazione  >\iiSagra- 
ì/ienli  {F.)  qualche  ceremonia  non  no- 
tata nelle  Rubriche  (/'.),  il  che  è  proibi- 
to dal  concilio  di  Trento.  1  trattatisti  sul- 
la superstizione  danno  in  generale  le  se- 
guenti regole  per  giudicare,  i.°  quando 
una  pratica  è  superstiziosa  ;  2.°  quando 
una  superstizione  è  peccato  mortale  o  so- 
lamente veniale.  Le  regole  per  giudica- 
lequandouna  pratica  è  superstiziosa  so- 
no: I ."  Quando  un'azione  che  si  fa  o  una 
parola  che  si  dice,  non  ha  alcuna  viilìi, 
né  secondo  l'ordine  della  natura,  ne  se- 
condo l'istituzione  di  Dio  e  dellaChiesa, 
per  produrre  un  elfetlo  che  si  attende,  è 
un  segno  che  quell'azione  o  quella  pa- 
iola è  superstiziosa.  Imperocché  devesi 
mettere  per  principio  che  ogni  ellelto  è 
prodotto  o  dalla  natura,  vale  a  dire  dal 
meccanismo  del  mondo, dalle  leggi  ordi- 
narie delle  comunicazioni  de'movimenti 
de'corpi,  o  dalla  potenza  immediata  di 
Dio,  e  indipendentemente  da  queste  leg- 
gi ordinarie,o  dal  ministero  degli  Angeli 
(de'tjuali  riparlandone  a  Curo  degli  A?f- 
oELijdissi  delle  superstizioni  cheli  riguar- 
dano, come  faccio  in  tutti  gli  articoli  in 
cui  ha  luogo  o  vi  ebbe  luogo  la  super- 
ilizione),  o  da  quello  del  demonio. Se  un 
effetto  è  prodotto  dalle  leggi   ordinarie 
delle  comunicazioni  de'  movimenti   dei 
corpi,  è  un  effetto  naturale;  se  viene  da 
Dio  immediatamente  o  pel  ministero  de- 
gli angeli,  è  un  vero  miracolo;  se  viene 
dal  demonio  è  un  prestigio(del  (piale  trat- 
tai anche  u  Strega)  o  un  fuUo  miraco- 


S  U  P 

lo.  Ora,  quando  un'azione  o  una  parola 
non  ha  alcuna  virtù,  né  secondo  l'ordi- 
ne della  natura,  né  secondo  l'istituzione 
di  Dio  e  della  Chiesa,  per  produrre  l'ef- 
fetto che  si  attende,  non  si  può  attribui- 
re questo  effetto  atteso,  né  alla  natura, 
perché  non  avvi  né  legame,  né  propor- 
zione colle  cause  naturali,  né  all'opera- 
zione immediata  di  Dio  e  al  ministero  de- 
gli angeli,  giacché  Dio  non  ha  istituito 
néquelle  azioni, nèquelle  parole  per  pro- 
durre gli  effetti  che  loro  si  attribuiscono, 
e  perché  non  ha  dichiarato  in  nessun  luo- 
go,né  nelle  sagreScritture,né  per  la  boc- 
ca della  sua  Chiesa,  che  avrebbe  prodot- 
to quegli  effetti,  immediatamente   egli 
stessoocol  ministero  degli  angeli. Bisogna 
dun(|ue  attribuirli  al  demonio,  in  virlLi 
d'un  patto  esplicito  o  implicito.  E' sopra 
questa  regola  che  il  dottore  s.  Tomma- 
so condanna  di  superstizione  l'arte  no- 
toria, che  consiste  ad  impiegare  per  di- 
ventar ciotto  certi  mezzi  che  non  lianno 
alcuna  proporzione  colla  scienza  ;  come 
se  si  pretendesseacquistare  qualche  scien- 
za osservando  certe  figure,  e  pronunzian- 
do certe  parole  per  produrre  la  scienza. 
Quale  virtìi  altresì  naturale  o  divina  può 
aver  la  membrana  che  talvolta  scorsesi 
sui  bambini  appena  nati  per  renderli  for- 
tunati ?  Quale  proporzione  tra  certi  ca- 
ratteri e  la  guarigione  di  certe  malattie? 
Quale  proporzione  tra  gli  Aninleti  [f'.), 
detti  pure  fascini  edagli  arabi  talismani, 
le  Fdallcrie  {f  .),  e  generalmente  tulli  i 
prelesi  preservativi,  ed  i  mali  e  gli  acci- 
denti di  cui  pur  si  pretende  che  ci  preser- 
vino? Quale  legame  tra  il  A^ liniero  (f'.) 
tredici  e  la  morte  nell'anno  di  una  delle 
persone  che  si  saranno  trovate  insieme  a 
tavola?  E  cos'i  dicasi  della  morte  che  si 
crede  colpirà  la  più  giovane  delle  3  che 
assestano  e  acconciano  un  letto.   Della 
rottura  d'uno  Specchio, i.\e\\o  spargimen- 
to deW'OliOj  del  rovesciamento  del  vaso 
che  contiene  il5"<i/(' sulla  mensa;  e  di  tan- 
te altre  umilianti  e  degradanti  supersti- 
zioni, sia  sui  numeri  del  Lolla,  sia  sullo 


SUP 

Starnuto,  non  che  altre  innumerevoli 
che  vado  riprovando  a'ioro  hioghi,come 
indegne  d'un  cristiano  e  nel  sedicente  se- 
colo illuminato!  2. "Quando  si  mischia  a 
ciò  che  si  fa  qualche  circostanza  vana  e 
inutile,  è  un  segno  di  superstizione,  come 
il  cogliere  l'erbe  allo  spuntar  del  giorno 
della  natività  di  s.Gio.  Battista,  nella  cre- 
denza che  quelle  erbe  così  colte  hanno 
una  virtìi  particolare.  3.°  E"  un  segno  di 
superstizione  1'  impiegar  delle  Preghiere 
(/'.)  ridicole,  e  che  non  partecipano  della 
pietà  cristiana,  per  ottenere  qualche  co- 
sa, e  l'abuso  del  Salmo  [F.)  1 08;  ovvero 
l'impiegardelle  pieghiereodellecose  san- 
te per  produrre  qualche  effetto  vano  e  ri- 
dicolo, come  per  far  girare  un  anello,  ov- 
vero impiegare  de'termini  osceni  e  sco- 
nosciuti, delle  storie  e  leggende  false,  a- 
pocrife,  e  non  approvale  dallaChiesa,  o 
portare  certe  cose,  come  i  corni  (il  che 
deplorai  anche  a  Strega),  de'sacchetti 
di  iuta  benedetta,  alcune  parole  dell'E- 
vangelo scritte  sulla  pergamena  con  mol- 
le croci  di  diverso  colore,ealtrecosesimi- 
li  che  lungo  e  umiliante  sarebbe  il  ricor- 
dare, alle  quali  puerilmente  si  pretende 
che  siavi  attaccata  una  virtù  particolare 
contro  i  sortilegi,  il  mal  occhio  e  la  ietta- 
tura, di  che  compiansi  la  leggera  umani- 
tà a  Malefizio  e  a  Strega.  Le  regole  poi 
per  giudicare  quando  una  superstizione 
è  peccalo  mortale  o  veniale,secoudo  i  (ue- 
desimi  trattatisti  delle  superstizioni,sono 
le  seguenti,  i."  Tutte  le  superstizioni  che 
contengono  la  magìa,  gl'incanti,  i  male- 
fjzi,  r  idolatria,  la  divinazione,  la  vana 
osservanza,  i  patti  impliciti  o  espliciti  coi 
demonii,sono  mortali  di  loro  natura,  per- 
chè sono  troppo  ingiuriose  a  Dio,  con- 
trarie al  I ."  suo  comandamento,  e  perchè 
impegnano  gli  uomini  a  trasportar  alla 
creatura  (|ueironorech'è  unica  mente  do- 
vuto alCreatore,come  già  notai  in  princi- 
pio.3.°Le  superstizioni, che  hanno  l'igno- 
ranza e  la  semplicità  per  principii,  e  che 
non  provengono  die  da  un  cullo  super- 
iluo,ilqu«le  uou  è  uè  falso,  uè  iudcceule, 


S  U  P  57 

né  scandaloso,  ne  ingiurioso  a  Dio  oalla 
Chiesa, non  sono  punto  mot  tali  di  loro  na- 
tura. Si  può,  secondo  queste  regole,  giu- 
dicare COSI  de' casi  seguenti,  i. "E  per  la 
meno  un  cullo  superfluo  e  che  partecipa 
della  superstizione,  l'applicare  una  chia- 
ve arroventata  d'una  chiesa,  dedicata  a 
s.  Pietro,  sulla  testa  de'bovi,  de'caiii  e  al- 
tri animali,  per  preservarli  dalla  rabbi;i; 
giacché  non  si  vede  sopra  qual  fondamen- 
to la  chiave  d'una  chiesa  di  s.  Pietro  può 
avere  una  tale  virtìi  piuttosto  che  quella 
d'una  chiesa  di  s.Paolo  odi  qualche  altro 
santo,  né  essendo  arroventata,  piuttosto 
che  applicata  fredda.  A  Santi  ricordai  gli 
abusi  e  le  superstizioni  che  li  riguardano. 
2."  E'  una  pratica  superstiziosa  l'attende- 
re uu  ellelto  certo,  come  la  s;uari^i(>Me 
'  co 

d'una  maialila,  da  certe  preghiere  piut- 
tosto che  da  altre,  o  da  uu  certo  numero 
di  preghiere,  come  dell'Evangelo,  Jn 
principio^ma  sopra  lutto  quaiido  tali  pre- 
ghiere non  sono  approvale  dalla  Chiesa, 
3. "Benché  si  possano  applicare  certi  rime- 
di, come  l'erbe  per  la  guarigione  d'alcu- 
ne malattie,  come  la  febbre, la  colica  e  al- 
tri mali,  nella  credenza  che  que'  rimedi 
abbiano  la  virtù  naturaledi  produrre  l'ef- 
fello  che  si  atteiule,  se  si  aggiungono  al- 
l'applicazione di  tali  rimedi  alcuni  carat* 
teri,  figure  o  parole ,  o  qualche  osserva- 
zione vana,  che  si  sa  non  avere  la  virlìi 
naturale  di  cooperare  all'effetto  atteso, 
si  pecca  di  superstizione.  4-"  E'  una  su- 
perstizione il  credere, che alcunodella  fa- 
miglia e  de' vicini  morirà  bentosto,  per- 
ché qual  funesto  presagio  si  è  inteso  uà 
cane  urlare^stridare  una  civetta,o  un  cor- 
vo gracchiare,  o  uu  gufo  cantare,  o  altro 
uccello  nolturno  di  triste  0 cattivo  augu- 
rio, nelle  adiacenze  dell'abitazione.  Biso- 
gna fare  lo  stesso  giudizio  di  coloro,  i  qua- 
li portano  al  colio  i  detti  sacchetti  colhi  ru- 
ta benedetta, alcune  parole  dell'Evange- 
lo scritte  sulla  pergamena,  e  altre  cose, 
alle  quali  si  pretende  sia  attaccata  una  vir- 
tù [jailicolure  couUu  i  aoi  tilcgi  e  le  stre- 
gonerie. 


58  S  U  P 

Presso  i  Pagani  e  i  Gentili  (  V.),  e  spe- 
cialniente  presso  i  romani,  la  superstizio- 
ne fu  portata  ad  un  apice  veramentesto- 
inachevole,  e  gli  storici  sono  ridoudanti 
di  tratti  die  la  dipingono  sì  eccessiva,  da 
indurre  a  coaipiangere  la  miserabile  lo- 
ro cecità.  Animiano  Marcellino  fra  gli  al- 
tri si  diffonde  assai  su  tal  punto,  ed  è  sin- 
golarmente osservabile  ch'egli  noi  fi  già 
per  biasimarla  o  scagliarsele  contro,  in 
vista  de'mali  che  l'accompagnano;  ma  si 
dimostra  invecealtrettanto  persuaso  del- 
le sue  ridicole  pratiche,  quanto  il  più  stu- 
pido e  pi Lx  debole  fra  i  romani.  Valga  a 
'tal  proposito  rammentare  quel  che  dice 
Varrone,  cioè  che  nella  sola  città  di  Ro- 
ma erano  adorati  3o,ooo  dei,  che  avea- 
no  tutti  delle  distinzioni  tra  essi,  e  con  ri- 
li  superstiziosi,  oltre  i  dei  Mani  {F.),  la- 
ri o  penati.  Pare  impossibile,  come  tra  la 
saggezza  de'suoi  senatori  e  il  valore  dei 
suoi  soldati,  il  debuie  della  gran  nazio- 
ne, che  qual  verme  la  rodeva,  era  la  su- 
perstizione gigante,  e  formava  il  tormen- 
to de'parlicolari ,  sconvolgendo  spesso  i 
generali  all'ari.  1  romani  piìi  di  qiialim- 
fpie  altro  popolo  provarono  sì   terribile 
flagello.  Sembra  die  gli  egizi  ne  abbiano 
pursollerto,  ma  essi  erano  più  concentra- 
ti in  loro  medesimi,  ed  aveano  ben  mi- 
nori cognizioni  straniere;  d'altronde  se- 
guivano eglino  gli  ordini  de'sacerdoti  da 
cui  erano  governati,e  il  carattere  dell'uo- 
mo è  tale,  che  ove  l'autorità  die  lo  go- 
verna somministri  al  suo  spirito  qualche 
soggetto  di  critica,  e  desti  nel  suo  cuore 
delle  segrete  ribellioni,  si  consola  egli  al- 
meno colla  libertà  ch'essa  autori/za, eco- 
gì' intervalli  di  sollievo  cli'essa  gli  accor- 
da,  come  si  esprime  Caylus, nella  Raccol- 
ta cCoiilìcliuà,  t.  3,  p.  i53.  1  romani  al 
contrario  erano  giunti  da  se  stessi,  in  for- 
za d'una  generale  debolezza,  di  un  una- 
nime sentimento  e  di  una  adottata  pra- 
tica, al  punto  d' indicare  con  atti  e  con 
pubblici  voli  persino  i  G/o/7a"(F.)  fausti 
e  ndìisli,  felici  o  sfortunati  ;  ninno  ar- 
iossivadÌ6Ìirallapreveuzioue,cousegueu- 


S  U  P 

temente  o  intraprendevano  o  diSerìvauo 
le  più  essenziali  operazioni  dello  stato;  per 
quanto  vantaggioso  fosse  preso  il  mo- 
mento di  dare  una  battaglia,  se  ne  aste- 
nevano, ove  i  sagri  polli  che  allevati  dai 
sacerdoti  servivano  per  gli  augurii,  aves- 
sero ricusato  di  mangiare.  Nulla  intra - 
prendevasi  nel  senato  di  ragguardevole, 
se  prima  non  si  erano  presi  gli  auspicii  dei 
.sagri  polli.  Vi  fu  anche  qualche  cosa  più 
incredibile,  più  inetta  e  più  assurda  del- 
le gabbie  de'polli,  l'autorità  cioè  de'sor- 
ci  e  degli  scoiattoli,  per  cui  Cicerone  la- 
sciò scritto:  Nos  ila  le^es  alque  inconsi- 
derati sumns,  liti  si  iniires  corroserinl  a- 
liquid,  nionstriini  pulenius.  Lo  stesso  Ci- 
cerone con  gravi  parole  si  lagnò  della  va- 
nissima  onirologia,  che  occupò  tutto  il 
inondo  e  tutti  i  secoli,  mentre  essendo  il 
sonno co(>;eduto dalla  provvidenza  al  ri- 
poso della  natura, la  superstizione  de'so- 
gni  lo  riempiva  di  aifmni  e  paure,  per 
cui  esclamò:  Pcrfugiiini  videtur  omnium 
laboram  et  sollecUudinem  esse  soninusj 
at  ex  eo  ipso  pluriniae  ciirae  metusque 
iiascuntur.  Abbiamo  i  libri  del  gran  Ar- 
lemidoro  intorno  a'sogni,  ma  ciò  è  nulla 
in  paragone  di  quanto  ne  scrissero  tanti 
(llosoh  ricordali  da  Cicerone  e  da  altri. 
E  ben  riflettè  quel  saggio:  Nescio  quo- 
inodo  nihil  tani  absurde  dici  polest,  qiiod 
non  dicatnr  ab  aliquo  philosophomni. 
Tulle  le  azioni  domestiche  dei  romani, 
della  vila  e  della  morte,  erano  accom- 
pagnate da  innumerabili  superstizioni  ; 
così  lo  Sposalizio  (^''.),  come  la  Sepol- 
tura(ì^.),àA\i\  quale  le  iS/reg/if  (/^.)  nel- 
le notturne  ricerdie  traevano  i  cadave- 
ri pe'Ioro  prestigi  e  incantesimi.  Il  Gua- 
sco, /  riti  funebri  di  Roma  pagana ^  a  p. 
«48  parla  degli  errori  de' romani  circa 
r  a[)parizione  notturna  delle  ombre  dei 
morti,  de'Iemuii  e  delle  tl'slelenuiralijche 
celebravano  [ler  placare  quelle  vaganti  e 
moleste,  di  che  trattai  a  IMani.  Tutte  fal- 
laci e  immaginale  visioni, prodolteda  una 
fantasia  alterala,  e  da  una  mente  guasta 
e  corrotta  dalla  supeisliziune.  Questa  su- 


s  u  p                   ■  su  P                 59 

perslizione  con  arlificiosa  impostura  era  come  i  lauti  Oracoli{f^\  i  lil)i  i  delle  Si- 
alimentala  da'sacerdoli,  dagli  auguri,  e  /'///<-{ A'.),  oltre  allrestravag.uiliimposlu- 
dagli  artistici.  Costoro  conoscendo  i  ro-  re,  segreti  e  giuramenti  esecrabili;  guaz- 
inaui  essere  inclinali  alla  sn|)erslizione,  ^.aboglioaltroMdi  errori  einililTerentisruo 
seppero  scaltramente  prevalersene;  e  pò-  religioso,di  demagogia  e  di  sedizione,mol- 
nendoa  profìitola  loroautorità,elascioc-  le  vanissime  supeislizioni  invadendo  pa- 
ca e  solenne  credulità  del  volgo,  spaccia-  re  le  credenze  e  le  pratiche  degli  Erelici 
vano  che  i  geni  tutelai  i  delle  città  veni-  e  dcScisniallci  (/'.)  altri  settari.  Che  do- 
vano di  notte  tempoa  manifestar  loro  le  pò  gli  egizi  la  superstizione  più  ipocri- 
cose  future:  con  questo  mezzo  facilmen-  la  e  trista  sembra  essere  stata  (pjella  do- 
te deludevano  cjuegl' infelici  che  avida-  gli  etruschi,  che  ammorbarono  tutta  l'I- 
inente  li  consultavano,  e  raggiravano  poi  talia  di  vanissiuia  aruspicina  e  di  laidis- 
a  loro  piacimento  gli  animi  della  plebe.  si(neceremouie,la  qualearuspicina  riem- 
\  olendo  poi  i  romani  liberarsi  dalle  uot-  pi  di  assurdità  i  confinanti  romani,  e  di 
lume  molestie,  oltre  di  adorare  il  dio  A-  fantastici  e  strani  riti  superstiziosi.  Parlai 
vernnco,  a  cui  era  altiibuitala  podestà  ancora  delle  misteriose  e  superstiziosissi- 
di  scacciare  le  fanta>me,  aveano  ancora  me  sette  de'popoli  LÌttìì'Itulic  orientali^  e 
certe  feste,  che  appellavano  Compilalia  delle  nefande  sette  de'maghi  che  infetta- 
e  dedicate  alla  dea  Mania,  detta  altresì  rono  tulio  l'oriente  di  reo  contacio  su- 
Lara  e  Larunda,  le  cui  immagini  tene-  perstizioso,  e  furono  colà  i  maghi, ciòche 
vausi  appese  in  varie  parti  delle  case,  sic-  in  occidente  gli  aruspici.  Però  i  ss.  3/agi 
come  credula  madre  de'  Lari  o  Penati,  (F.)  che  si  recarono  a  venerare  nel  Ae- 
deità  domestiche  e  geni  d'ogni  casa,  qua-  sepio  (/*.)  Gesù  Bambino,  non  erano,CQ- 
li  custodi  di  ciascuna  famiglia.  Un  cumu-  mealcuni  preteseroerroneamente,incau- 
lo  di  supeislizioni  si  leggono  nell'erudi-  latori  e  nelle  diaboliche  superstizioni  i- 
tissimo  opuscolo  di  Cancellieri:  Le  selle  slruiti,  ma  veri  sapienti  e  fllosod.  Essen- 
(09efalali  di  Roma  ,  colla  spiegazione  do  la  superstizione  venuti  meno  in  Ro- 
de'  misteriosi  aUribuli  de  numeri  ter  Ilario  ma,  rimperatore  Claudio  la  ritornò  nel 
fieWe^ano.  Alla  conservazione  di  tali  re-  pristino  slato  con  particolare  studio,  iu 
liquie  gentilesche,  custodile  gelosamerile  che  fu  imitato  da  molti  de'suoi  successo- 
colla  piìi  scrupolosa  religione,  era  da'ru-  ri.  Il  ^Marangoni,  Delle  cose  gentilesche  e 
mani  atlaccata  la  salute  e  la  gloria  del-  profane  trasportale  ad  uso  e  adornamen- 
rtteinacillà.Esseeiaiio:  l'Ago  tlella  ma-  lo  delle  chiese^  rileva  che  sebbene  alcuni 
the  degli  Dei,  la  Quadriga  di  Crela  ilei  riti de'cristiani  derivassero  da'genlili,  fu- 
veienti,  le  Ceneri  d'Ore>te,  lo  Scettro  di  rono  purgati  dalle  supeislizioni  idolatri- 
Priamo,  il  A'elo  d'  llioiie,  gli  Ancilii  ,  il  che  dalla  Chiesa, e  sanlilìcnli  converten- 
Palladio  e  altre.  Della  superstizione  del-  doli  in  onore  del  vero  Dio.  Inoltre  osser- 
le  altre  nazioni  trattai  ne'Ioro  articoli  e  va,  che  in  ogni  tempo  la  Chiesa  impiegò 
in  quelli  de'loro  sacerdoti  [)iù  famosi  che  tutta  la  sua  sollecitudine  per  togliere  dai 
h»  lòmenlavano  per  dominarle, e  per  ar-  riti  (pialunque  ombra  di  superslizione  , 
ricchirsi  e  \ivere  nell'opulenza;  mentre  a  quando  per  negligenza  d'alcuni  ministri 
Setta  ragionai  delle  selle  antiche  e  mo-  vi  fu  di  nuovo  inlrodotla.  1  Papi  e  i  ve- 
«ierne  in  ispaventevole  numero,  e  delle  scovi  convertirono  leFfi/t-ei  G/V/oc/jf(/^.) 
loro  pessime  superstizioni  eile'simboli  in  superstiziosi,  iu  divote  feste  e  Proccssto- 
lami,  accompagnate  da  un  orribile  me-  ni,  ed  in  altre  pie  pratiche;  e  le  /•Vr/edei 
.scoglio di  empietà  di  superstiziosi  Mule-  pagani  [)iene  di  superstizioni  furono  mu- 
/'(/  .),poichìogni  malvagia  superstizio-  late  nelle  feste  de'marliri,  e  convertiti  i 
ne  Iu  sempre  avvolta  iu  qualche  arcano,  iciupli  de'fd>i  dei,  iu  chiese  di  Dio  e  dei 


6o  S  U  P 

suoi  santi,  le  Reliquie  de*  quali,  e  come 
dissi  in  tale  articolo,  furono  l'of^tjelto  del- 
la più  tenera  venerazione;  the  se  talvolta 
vi  s'introdusse  qualche  superstizione,  l.i 
vigile  Chiesa  subito  le  eliminò.  Il  Mura- 
tori nelle  Dissert.  sopra  le  antichità  ita- 
liane, dissert.  59:  Dei  semi  delle  super- 
stizioni ne'  secoli  scuri  dell'Italia,  narra 
c!ie  se  ne'secoli  barbari  non  mancarono 
santi  e  liotnini  pii,  non  si  può  negare  che 
Ira' tanti  vizi  in  voga  per  que'lenipi  v'eb- 
l)e  adito  pure  la  superstizione;  male  che 
talvolta  la  l'urberia  e  malizia,  n)a  più  so- 
vente l'ignoranza,  oppure  ambedue  uni- 
te, costumarono  d'introdurre  e  fomenta- 
re. In  tanta  depravazione  non  deve  recar 
meraviglia  ,  che  arico  la  supeistizione  si 
mescolasse  co'disordini  d'allora,  per  cui 
i  concdii  condannarono  i  riti  e  i  costumi 
superstiziosi.  Il  Muratori  volle  riportare 
alcuni  esempi,  per  paragonare  i  costumi 
nostri  con  que'dcgli  antichi, per  rallegrar- 
si della  felicità  e  saviezza  del  secolo  in  cui 
vivea  nell'Italia. Dovealberga  l'ignoran- 
za, ivi  facilmente  ancorasi  trova  la  super- 
stizione, la  quale  può  accompagnarsi  con 
una  buona  volontà,  e  allora  avviene  ciò, 
(juando  alcuno  ingannato  nella  sua  opi- 
nione, o  crede  di  dovere  onorare  Dio  con 
altrocultoo  forma  diverga  dalla  prescritta 
da  lui;  0  crede  che  s'abbiano  a  contribuire 
onori  divini  a  chi  none  Dio;  o  incauta- 
mente unisce  colle  cose  divine  le  profane. 
E'  noto  che  le  nazioni  di  Russia  [f-^.)  cri- 
stiane e  scismatiche  abbondano  di  molte 
superstizioni, pie  in  apparenza; e  vi  ha  chi 
si  lamenta  per  trovarne  anche  in  Germa- 
nia, nella  Svizzera  (/^.)  e  altrove.  ìMa  per 
Io  più  l'umana  cupidigia  unita  colla  igno- 
ranza, è  quella  che  produce  la  supersti- 
zione.Ueodi  questo  vizio  ileve  dirsi  chiun- 
que di  maniere  non  istituiteda  Dio,  anzi 
da  lui  riprovate,  si  serve  per  procacciare 
a  se  stesso  o  ad  altri  la  sanità,  oppure  te- 
sori e  licchezze,  ovvero  per  penetrare  nei 
tenebrosi  nascondigli  dell'avvenire,  o  in- 
dovinare i  segreti  del  cuoic  luuuno.  iN'ep- 
pure  i  nualri  tempi  ìuuu  al  lutto  esculi  da 


S  U  P 

queste  frodi  e  biasimevoli  sciocchezze,per- 
chè  tal  piede  a  veano  preso  ne'secoli  decor- 
ai queste  mal'erhe,  che  vanno  esse  qua  e 
là  pullulando  per  quella  stessa  ragione, 
che  non  si  può  sbarbicare  alfatto  dal  mon- 
do l'ignoranza. massimedallecreduleilon- 
nicciuole,  e  la  malvagia  cupidità.  JNe'se- 
coli  barbari  massimamente  crebbe  la  su- 
perstizione, sì  perchè  lebuone  lettere  gia- 
cevano troppo  depresse,  esì  perchè  le  na- 
zioni settentrionali,  presso  le  quali  più  a- 
gevolmenle  avea  trovato  ricovero  quella 
peste,  calate  in  Italia  aggiunsero  le  loro 
cattive  usanze  a'corrolli  costumi  de'po- 
poli  d'allora; e  poscia  i  Saraceni [f'.),  pro- 
fessando il  superstizioso  t\laoinettisrno 
(/''.), insignoritisi  della  miglior  parte  del- 
la Spagna  e  Calabi  la,  e  di  tutta  la  Sici- 
lia (f^.),  e  praticando  inoltre  ne'porli  del 
Mediterraneo  distiano  ,  colle  loro  arabe 
corruttele  infettarono  non  pochi  de'trop- 
po  creduli  cristiani.  A  Giudizi  di  Dio,  a 
l'uRCAziOM,  a  Prova,  già  trattai  e  anche 
con  Muratori, de'giudizi superstiziosi, cioè 
dell'acqua  bollente  o  fredda,  della  croce, 
del  fuoco,  del  ferro  rovente,  ec.  ch'erano 
una  volta  in  uso,  e  quel  ch'è  più  da  stu- 
pire, venivano  approvati  dal  giudizio  di 
molti  vescovi;  nondimeno  altri  vescovi  di 
maggior  senno  e  dottrina,  ed  i  Papi,  cul- 
la voce  ecogli  scritti  detestarono  silFatli  ri- 
ti, siccome  invenzioni  della  superstizione, 
e  questi  in  fine  furono  in  tutta  la  Chiesa 
vietati  e  distrutti.  Un'altra  sortedi  super- 
stizione, la  più  perniciosa  di  tutte  a'po- 
poli,  furono  i  Duelli  (^'.),  de' ([uali  con 
tutti  i  più  vigorosi  rigori  dellaClnesa  e  dei 
principi,  non  si  è  giunto  (inora  ad  estin- 
guere alfatto  la  pazzia.  Alcune  poche  u- 
sanzedifetloseMuratori  accennò  nella  dis- 
sert. 58:  Della  venerazione  de'cnstiani 
verso  isantidopo  la  declinazione  del  ro- 
mano impcroj  alcune  altre  ne  riporta  in 
quella  di  cui  vado  estraendo  un  sunto,  e 
serviranno  a  maggiormente  conoscere  i  se- 
coli della  barbarie.  Sotto  i  re  longobardi, 
che[)ur  professavano  il  cri>lianesiuio  col- 
la luru  na2Ìouc  (iuictla  pciò  di  uriuncsi- 


SUI» 

Ilio  e  poi  convellila  al  cattolicismo),  mol- 
li del  rozzo  popolo  con  nnzza  credulità 
Teneravano  certi  alberi,  da  loio  chiamati 
Sa/ictii'i,  come  se  fossero  cose  sagre.  Gran 
Sacrilegio  [l\)  avrebbero  credulo  il  ta- 
gliarli; sembra  ancora  che  prestassero  ad 
essi  qualche  segno  di  adorazione.  S'igno- 
ra se  in  essi  onorassero  Dio  o  i  santi,  ov- 
verei demonii. Tuttavia  venendochiama- 
ti  que'supersliziosi  riti  Paganiae,  si  può 
credere  che  fossero  reliquie  del  supersti- 
ziosissimo paganesimo,pi  ofessato  una  vol- 
ta da'Iotìgobardi.  Trovansi  anche  a'noslri 
tempi  delle  nazioni  sulla  costa  occiden- 
tale dell'Africa,  infatuate  della  medesima 
superstizione. Pelò Liutprando  re  de'lon- 
gobardi  giave  pena  intimò  a  coloro  che 
avessero  adorato  gli  alberi  e  \e  fonti,  ani 
sacrilegium,  ani incantationem  fecerint; 
laonde  condannò  pure  gl'incantatori,  gli 
stregoni, i  negromanti,  veri  o  fìnti  chefos- 
sero,de'(|uali  non  c'era  penuria  in  Italia, 
e  mollo  più  in  altri  paesi  per  que' rozzi 
tempi;  come  vietò  di  portarsi  ad  Ariola 
per  Taruspicina  e  altre  sacrileghe  e  stol- 
te maniere  d'indovinare  col  mezzo  di  esse 
Je  cose  future  e  nascoste,  adonta  delle  pre- 
cedenti condanne  di  Costantino  I,  Costan- 
zo e  altri  imperatori  cristiani,  che  piati- 
cata  da  gente  malefica  derivò  il  vocabo- 
lo di  maleficio  ^  e  fu  pure  severamente 
proibita  da'goti  Teodcrico  e  da  A  talari- 
co  re  d'Italia.  Di  tal  sacrilegio  e  supersti- 
zione degli  alberi,  un  esempio  sommini- 
stra la  vita  di  s.  l'arbato  vescovo  di  Be- 
nevento, la  cui  chiesa  gemeva  allora  su- 
gli abusi  inveterati,  molti  de'quali  diso- 
noravano la  santità  del  cristianesimo  con 
pratiche  superstiziose,  che  traevano  ori- 
gine da'longohardi  invasoli,  idolatri  e  a- 
liani,  che  sebbene  convertili  alle  verità 
calloliche,conservarono  sempre  amoread 
alcune  delle  primiere  superstizioni,  come 
rileva  Butlcr  e  il  suo  annotatore.  Barba- 
to, tutto  acceso  di  zelo,dicdcsi  vivamente 
a  combattere  quegli  abusi  e  superstizio- 
ni, e  verso  il  663  gli  riuscì  di  distrugge- 
re iutcramontc  tutto  clie  avea  servilo  al- 


S  L  P  6i 

la  superslizione gentilesca.  Scrive  Sarnelli 
ueWe  3Ieiiìorie  de.\'excovi  e  arcivescovi  di 
Benevento,  p.  33,  che  s.  Barbato  sveUe 
a  tal  fine  sino  dalle  radici  un  certo  albe- 
ro, da  cui  pendeva  una  vipera  d'oio  che 
sacrilegamente  adoperavano  i  longobar- 
di, e  convertendo  in  calice  quel  metallo 
a  confusionedell'inferno.fece  antidolo  del 
•veleno.  Quest'albero  die  a'  belli  ingegni 
l'argomento  di  descrivere  la  famosa  No- 
ce IMaga  Beneventana,  creduta  convegno 
notturno  delle  slreghe,come  notai  aSxRE- 
GA.  Dell'operato  da  s.  Barbalo  e  del  rino- 
malo noce  beneventano  parlò  pure  il  Bor- 
gia nelle  Memorie  storiche  di  Benevento , 
t.i,  p.  2  12. Narra  come  l'imperatore  Co- 
stante II  co'suoi  greci  assediando  Bene- 
vento per  cacciarne  i  longobardi,  il  duca 
Romoaldo  supplicò  s.  Barbalo  perchè  da 
Dio  ne  ottenesse  la  liberazione,  ed  esso  si 
fece  promettere  l'abolizione  dell'idola- 
tria, e  con  l'intercessione  della  B.  Veigi- 
ne  la  città  restò  liberata  da'greci;  ed  il  san- 
to reciso  r  albero,  in  suo  luogo  fu  eiet- 
ta poi  la  chiesa  di  s.  Maria  del  Noto,  così 
della  perchè  serviva  l'albero  a  sciogliere 
i  voli  che  vi  faceva  la  superslizione.  Tan- 
to e  n>eglio  col  Borgia  riportai  a  Bene- 
vento. I\Ii  sono  allontanalo  da  Muratori, 
per  accennare  più  precise  nozioni  sul  fa- 
migerato albero.  Né  solamente  i  longo- 
bardi, ma  anco  i  Galli  e  Franchi  ripor- 
tarono dal  paganesimo  e  da'  Driiidi^f'.) 
il  sacrilego  cullo  degli  alberi.  Nel  conci- 
lio d' A  uxerre  sono  chiamali  Sacrivae  Ar- 
ìiorcs:  fu  condannala  questa  superslizio- 
ne nel  concilio  di  Nantes.  Verso  il  prin- 
cipio del  secolo  IX  in  un  suo  capitolare 
Carlo  Magno  ordinò  :  Lt  iienio  sii,  qni 
Ariolos  sciscileliir,  vel  soniuia  oh^ervet. 
Nec  sint  malefìci,  nec  incantatores,  nec 
phìtones,ncc  cauculaiores,  nec  tempesta- 
I a,  nec  obligatores.  Inoltre  agqiunge:  Ut 
oh^ervnliones,  quas  stalli  fuciunt  ad ar- 
hoies,  vel  pelrns,  vel  fonles,  ubicumfjue 
inveniiintur^  lollantur  et  deslruantnr.  A- 
dunque  anche  in  Francia  non  erasi  an- 
cora estinta  la  pestilente  superstizione,  e 


62  S  U  P 

il  pazzo  volgo  e  la  superstiziosa  plebe» 
come  gli  antichi  gentili, correva  agli  albe- 
ri, alle  pietre,  alle  fontane,  o  per  ricupe- 
rare la  sanità,  o  per  isperanza  di  scuopri- 
re  lecose  occulte.  Non  mancarono  mai  di- 
fensori alla  superstizione,  furbi  e  imposto- 
ri per  ingannareraltruisemplicità,e  man- 
tenerla o  condurla  alle  superstizioni.  Non 
si  può  certamente  dire  quanto  facilmen- 
te si  spacciassero  in  que'secoli  le  favole  e 
le  finzioni,  e  quanto  poco  ci  volesse  a  far- 
le credere  all'ignorante  volgo, ed  anche  a- 
gli  sfessi  nobili, perchè  partecipi  della  stes- 
sa ignoranza,  ammirando  essi  tutto  quel- 
lo che  avea  del  raro  e  dello  strano,  sino 
a  credere  che  i  maghi  ten)peslari  coman- 
dassero a'iuoni,  a'Iampi,  alla  pioggia,  al- 
la grandine,ondei  contadini  creduli  e  stol- 
ti pagavano  WCanonicnindefrugihussuis, 
cioè  un  tributo  per  essere  esenti  dalle  tem- 
pcsteatniosferiche.Le  stoltezze  e  scimuni- 
tczze  degli  uomini  d'allora  in  prestar  fede 
alle  piìi  ridicolose  inezie,  e  tenute  ferma- 
menteperverità  infilhbdi  da  quelle  gua- 
ste fantasie,  sono  da  Agobardo  saggio  e 
avveduto  arcivescovo  di  Lione  narrale 
e  deplorate  presso  Muratoli,  e  per  bre- 
vità taccio  i  particolari  delle  pazze  opi- 
nioni di  que'tempi  in  Francia,  ed  i  pes- 
sinìi  elfetli  di  tanta  madornale  semplici- 
tà: tutto  elfetto  della  comune  ignoranza, 
e  della  furberia  di  pochi.  Riflette  Mura- 
tori saggiamente.»  Ancor  noi  a'tempi  no- 
stri talvolta  ritroviamo  di  queste  fanta- 
sie guaste  negli  uomini, ma  particolarmen- 
te nelle  donnicciuole,  non  accadendo  ma- 
le ad  essi  o  ad  altri,  che  noi  credano  tosto 
Dato  per  forza  soprannaturale  e  per  ei- 
fetto  de'demonii".Ma  ripeterò  col  citalo 
Vermiglioli,  non  havvi  dubbio  che  sen- 
za la  volontà  di  Dio  i  demoni!  nulla  pon- 
ilo fare,  e  le  cose  mirabili  a  questi  attri- 
buite e  operate  sono  falsità  e  illusioni,  ma 
non  veri  prodigi  e  miracoli  soprannatu- 
rali.Ponno  è  vero  idemonii  per  mezzo  de- 
gl'incantatori o  stregoni  fare  deli'  opere 
non  vere,e  che  appariscono  meravigliose, 
perchè  avendo  la  scienza  delle  cose  ualu 


S  U  P 

rali,  della  vita  e  facoltà  loro,  delle  simpa- 
tie, queste  applicare  a'casi  ai  f|uali  si  de- 
terminano,acciò  ne  venganogli  effetti  mi- 
racolosi che  pretendono.  Di  tal  sorta  so- 
no le  meraviglie,  che  raccolse  Plinio  di 
Caligola  imperatore,  e  quel  lo  che  raccon- 
ta Tacito  di  Vespasiano,  il  quale  dicesi 
che  facesse  tali  miracoli  per  opera  di  A  poi- 
Ionio  Tianeo  celebre  incantatore  che  fa- 
ceva comparire  cose  meravigliose,  ma  di- 
verse da  quelle  realmente  sono,deluilendo 
isensi  degli  uomini,comedella  magaCirce 
raccontano  Omero  e  Virgilio,  che  dicono 
cambiasse  gli  uomini  in  bestiejecorae  rac- 
conta s.  Agostino,  De  Civilate.  Dei,  lib. 
i8,  cap.jS,  che  in  un  paese  d'Italia  al- 
cune ostesse  davano  a  mangiare  del  for- 
maggio incantato ,  che  apparentemente 
chi  lo  mangiava  diventava  asino,  e  dopo 
qualche  tempo  avendo  loro  prestato  ser- 
vizio portando  pesi, li  restituivano  alla  lo- 
ro primiera  figuralo  stesso  dice  Apuleio, 
che  fu  convertito  in  asino  d'oro  dopo  a- 
ver  preso  il  veleno.  Ma  s.  Agostino  con- 
clude, che  tutto  quello  si  fa  permetten- 
dolo Dio  e  noi)  per  dialiolica  potenza.  Di 
tali  avvenimenti  ne  racconta  una  ([uan- 
tilà  Filostrato  nella  vita  d'  Apolloiuo,  e 
Plinio  di  Pompeo  Magno  che  resuscitasse 
K\{\  defunto.  Non  si  può  pertanto  dubita- 
re, che  non  possano  i  demonii,  e  per  mez- 
zo degl'incantatori  e  stregoni  fare  ilelleo- 
pere  non  meno  vere,  che  meravigliose,  e 
ce  lo  dice  s.  Tommaso,  De  poleniia,  q. 
tì,  art.  5,  ove  parla  di  due  fatti  meravi- 
gliosi di  una  vergine  vestale,  che  in  prova 
di  sua  castità  colla  sua  cinta  tirò  la  nave 
ch'erasi  fermata  nel  fiume,  ove  si  condu- 
ceva la  statua  della  madre  degli  Dei;  e 
cpiello  operato  da  altra  vergine,  che  con 
un  crivello  portò  l'acqua  senza  che  ne  u- 
scisse  goccia  pe'forami:  ma  soggiunge  il 
s.  dottore,  essere  i  due  casi  avvenuti  non 
per  opera  del  demonio,  uìa  per  opera  del- 
l'Angelo buono,  dimostrando  quanto  Dio 
abbia  a  cuore  la  castità;  e  dice  pure  che 
ciò  potrebbe  avvenire,permeUendoloDio, 
eziaudio  per  opera  del  demonio. 


SUI' 
Rilornando  al  Minatori,  firoiiscp  che 
nel  secolo  X  Azzo  vescovo  diVeicclIi  as 
sicura,  che  pure  a'suoi  dì  durava  in  Ita- 
lia la  peste  della  suppr>tizione,  nudrita 
da'magiii,  aruspici,  ani^uri  e  altri  che  fa 
cevano  sortilegi,  e  che  se  mai  tra  loro  vi 
fosse  qualche  ecclesiastico,  sia  deposto 
dall'ouoie  di  sua  dignità,  e  soggettalo  a 
penitenza  perpetua.  Muratori  crede  che 
forse  niun  secolo  andò  esente  di  fatti  veri 
o  falsi  dell'arte  magica  e  della  pur  ripro- 
vata divinazione,  e  insieme  dagli  an^tte- 
mi  della  Chiesa  condannata;  anzi  dichia- 
ra lepntare  che  neppure  il  secolo  pas- 
sato, in  cui  fiorì,  era  totalmente  esen- 
te da  simile  contagio,  avendosi  molti  li- 
bri contro  la  magia,  ne'quali  abbonda- 
no le  favole  e  i  dubbiosi  racconti. Sapersi 
the  in  qualche  paesedel  cristianesimo  pò- 
veie  innocenti  donne  talvolta  accusate  di 
malìe  e  fattucchieiie,  o  furono  bruciate 
()  con  didìcollà  scapparono  la  morle,non 
per  altro  che  per  essere  vecchie  e  credu- 
le perciò  streghe.  Qui  non  intendo  d'an- 
dare d'accorilo  con  Muratori,  il  cui  solo 
nome  in  erudizione  vai  meglio  d'ogni  e- 
logio,  per  quanto  riportai  a  Strega,  ove 
dimostrai  in  parte  vero  il  suo  asserto, ma 
altresì  che  vi  furono  realmente  le   stre- 
ghe, e  forse  esisteranno,  e  furono  giusta- 
mente punite.    Trova   quindi    ìMuiatori 
.sprovveduti  di  discernimeto  i  nostri  mag- 
giori,per  aver  permesso  d'entrare  inllalia 
V  di  annidaivisi  quegl'impostori  de'zm- 
}iari  o  zingani.  JNon  pi  ima  del  i  4oo  uscì 
dd'suoi  nasconiligli  la  mala  razza, fingen- 
do per  patria  l'Egitto,  e  spacciando  che 
i!  re  d' Lngheria  li  avea  spogliali  di  lo- 
ro terre,  il  che  fa  ridere  chiunque  cuno- 
^ca  la  geografia.  Sembra  a  Muratori  ve- 
rosimile che  i  zingari  traessero  l'origine 
dalla/^rt/<3cr/i/rt  eda'coiilìiianti  paesi, e  di 
costoro  gran  copia  tuttora  si  vede  nelle 
contrade  d' fZ/jg/ierf^j  Servia,  Bulgaria, 
fl/accclonia.O  sia  che  questa  sporca  nazio- 
ne fosse  cacciala  dal  proprio  co  vile,ov  vero 
ch'ella  spontaneamente  ne  uscisse, certo 
è  ch'essa  comparve  nelle  provincie  occi- 


S  U  P  63 

dentali, e  piona  di  mille  bugie  seppe  qui- 
vi piantare  il  piede,  benché  sua  pv(j[)rie- 
là  fosse d'es<;er'>em pie  vagabonda  e  greg- 
ge di  ladri.  Non  campi,  non  arie  avea- 
no  e  che  desse  loro  da  vivere  :  il  furto,  la 
rapina,  le  frodi  erano  un  granaio  ed  e- 
rario  inesausto  per  loro.  Ni-  questo  loro 
mestiere  era  cosa  incognita  agl'italiani, e 
pure  si  tollerava  sì  lurida  canaglia,  per- 
chè faceva  credere  alla  gente  golia,  che 
per  penitenza  importale  era  forzata  ad 
andar  vagabonda  per  7  anni,  portando 
seco  l'arte  e  il  dono  di  C\v  V Indovino  e 
d'indovinar  le  cose  avvenire.  Spacciava» 
no  ch'era  loro  vietato  di  fermarsi  più  di 
3  giorni  in  un  luogo,  e  aver  essi  privile- 
gio del  Papa  ili  poter  in  qualunque  luo- 
go dove  si  fermassero,  procacciarsi  il  vit- 
to necessario.  Nel  1 4  '  7  andarono  in  Sas- 
sonia, dopo  aver  nel  1 4 1  i  percorso  laDa- 
viera,  e  da  per  tutto  sparsero  le  loro  bu- 
gie e  furberie;  con  pari  successo  si  spar- 
sero per  la  Fiandra  e  per  la  Francia, ove 
furono  denominati  egiziani  e  boemi,  e 
nella  Spagna  in  cui  furono  chianìati  gil- 
tanos.  Nel  1^11  si  recarono  in  Dologna 
una  turba  di  zingari,  con  donne  e  fan- 
ciulli, il  cui  capo  chiamavasi  il  duca  An- 
drea d'Egitto:  aveano  un  decreto  di  Si- 
gismondo imperatore  e  re  d'  Ungheria, 
che  lì  abilitava  a  rubare  per  7  anni,  e  in 
falli  rubarono  e  fecero  da  indovini. Quan- 
tunque furono  banditi  da'  luoghi,  pure 
in  occidente  non  ne  venne  meno  la  raz- 
za,come  pure  in  Turchia  ed  in  que'paesi 
ove  ne  rimarco  Tesisteuza. Dappoiché  dei 
Zìngari,  che  predicono  la  buona  ventu- 
ra a'superstiziosi  che  danno  loro  ridico- 
lo ascolto,  anche  coll'esamedeiineamen- 
ti  delle  mani,  del  petto,  della  fronte, dei 
piedi,  e  che  diceslChiromnnzìa,Spalulo- 
manzìa,Meloposcopìa,Pedomanzìa,  par- 
lai parlicolarnìeute  a  Serma,  e  de'g/7r7- 
nos  a  S.ARAOozzA.  Si  può  leggere  Fran- 
cesco Predai,  Origine  e  victnih  tit'zin- 
gari  con  documenti  t  saggio  di  gramma- 
tica e  vocabolario  dtll'arcano  loro  Un 
guiiggio,^\\\a\\{ì\%.\Cì.  Fra  lesuperstizio- 


64  s  U  V 

ni  poiiPiMurafori  l'osscrvnzinnede'teinpi 
oile'giornijgià  in  gran  voga,  reclatnando 
indarno  e  altamente  gli  antichi  pachi  e 
pastori  della  Chiesa,  cornechè  antichissi- 
ma pazza  opinione,  che  i  cristiani  impa- 
rarono da'pagani  a  tener  certi  giorni  per 
infausti, con  credere  che  qualsivoglia  im- 
presa e  affare  in  quel  giorno  sfortunato 
line  troverà. iNInralori  a  ragione  inveisce 
contro  tanta  stoltezza,  massime  sui  due 
giorni  del  mesesupposti  infausti  e  di  cat- 
tivo augurio,  cìùamnù  giorni  egiziani,  e 
riporta  alcuni  esempi,  anzi  in  un  calen- 
dario del  i48o  sono  notate  pure  le  ore 
perniciose. Questa  pertinace  superstizio- 
ne in  parte  sussiste,  e  mi  duole  ripeter- 
lo col  triviale  verso,  che  Muratori  scrive 
in  altro  dialetto;  A^c  di  T'enerene  dtMar- 
te  non  si  sposa  ne  si  parie j  non  solo  per 
f>r  viaggi,  ma  ancora  per  trasferirsi  ad 
un'altra  abitazione  presa  a  fìtto!  Oh  u- 
niana  cecità!  Dalle  calende  di  gennaro  e 
dalle  superstiziose  pazzie,  ad  onta  de'di- 
vieti  de'Papi,de'padri  e  de'concilii,  de- 
rivarono il  Carnevale  [f^.),\e  I\fa<!chcre 
(F.),  la  festa  Aq  Pazzi  (f^.)  nelle  chiese; 
e  dalle  calende  del  flJese  (  A^.)  di  agosto 
provenne  il  Feragosto,  attendendo  il  po- 
polo in  que'dì  a  darsi  bel  tempo  col  vi- 
no e  colle  crapule;  ora  ci  è  rimasto  l'u- 
so delle  mancie  e  de'  donativi,  denomi- 
nati ancora  Strenna  [f'.).  Inoltre  Mura- 
lori  compiange  coloro  che  non  ardisco- 
no assidersi  a  mensa  ove  sono  già  i  2  per- 
sone, per  l'erronea  opinione  che  uno  di 
essi  nell'anno  morrà;  compiange  quelli 
che  si  persuadonoessere  imminente  qual- 
che disgrazia,  se  il  sale  per  caso  fortuito 
si  sparge  sulla  tavola,  di  che  si  ridono  le 
personegiudiziose;  pure  tali  follie  neppur 
colle  tenaglie  si  può  levar  dal  capo  a'iimi- 
di  seguaci  di  simili  sciocche  persuasioni, 
e  sebbene  alcimo  voglia  o  tenti  illuminar- 
li, piace  loro  di  restare  nell'illusione  ed 
essere  tormentatori  di  se  stessi.  Per  tutta 
ragione  si  risponde:  pur  il  tale  e  la  tale 
pensa  così,  e  .sarà  un  altro  scimunito,  un'i- 
gnorante fantesca,  una  ridicola  vecchia- 


S  U  P 
rella!  Inveisce  Muratori  contro  altre.su- 
perstizioni;  come  a  suo  tempo  nelle  colte 
e  illustri  città  di  Ferrara  e  Modena, e  for- 
se in  altre,  niuno  ordinariamente  osava 
celebrar  le  nozze  nel  mese  di  maggio,  te- 
mendo pericoli  einfausleavvenlure  al  lo- 
ro coniugio  e  prole;  ridicola  opinione  e  ri- 
brezzo ch'ebjiero  gli  antichi  romani,  e  il 
perchè  Io  notai  a  Sposalizio.  Di  Milano, 
rispettabile  metropoli,  dice  Muratori  che 
ne'passati  tempi  tra  le  sue  superstizioni, 
i  custodi  della  celebre  basilica  Ambrosia- 
na, non  aveano  scrupolo  di  tener  nell'in- 
gresso del  coro  il  simulacro  d'Ercole;  in- 
di disapprova  che  esistesse  ancora  sopra 
una  colonna  un  serpente  di  bronzo  por- 
tato nel  I  002  da  Costantinopoli  per  ciua 
dell'arcivescovo  Arnolfì),  se  pure  non  si 
ebbe  per  fine  di  esprimere  il  detto  dal  R.e- 
denlore  e  riportalo  da  S.Giovanni:  Siciit 
JìJoyses  exallai'it  serpenleni  in  decerlo, 
ila  exallari  oporlet  Filiunihontinis.  Poi 
racconta  come  i  milanesi  del  volgo  pre- 
tendevano di  guardarsi  dalle  malie,  dal- 
la grandine,  da'fulmini,  e  come  si  figu- 
ravano di  poter  trarre  la  pioggia  dal  cie- 
lo nelle  siccità  della  terra.  Riprova  Giu- 
ratori le  gozzoviglie,  giuochi  e  danze  che 
facevansi  nella  notte  del  s.  Natale  e  ne'se- 
guenti  giorni,  e  il  bruciamento  d'un  cep- 
poo  grosso  tronco  d'albero  con  varie  su- 
perstizioni, donde  forse  derivò  il  brucia- 
menlodel  ginebro  in  Bologna  e  Modena. 
Sebbene  il  concilio  di  Trento,  e  s.  Carlo 
Borromeo  combatterono  tanti  abusi  su- 
perstiziosi, ciò  che  mosse  altri  vescovi  nei 
loro  sinodi  e  editti  a  liberar  le  loro  dio- 
cesi da  queste  spine,  lultavolta  sus-istono 
di  nascosto  domestiche  e  clandestine  su- 
perstizioni,e  molte  ne  produsse  il  giuoco 
i\e\  Lotto  od\Sorle[/'^.),ed  i  sogni,contro  le 
molteplici  e  inoumerabili  superstizioni 
de'quali  ora  misi  aprirebbe  un  campo  va- 
sto e  fecondo  pe:- ulteriormente  compian- 
gerle edepIorarle,ma  non  conviene  che  mi 
dilunghi,  dovendo  in  breve  toccare  qual- 
che altro  punto.  Solo  ricorderò  che  alcune 
uozioui  si  pouno  leggere,ollrechè  noli'  Or- 


S  U  P 
toi^rfifin  enciclopedica  del  Bazza  ri  ni  ni- 
l"iirlicolo  Sogno,  e  nella  Mìlologia  negli 
nr  ticoli  Sogni  e  Onirocrazin  o  arie  d'in- 
tLr[)ielarli,  la  cui  origine  si  (a  rimontare 
ad  Arnfjarao,  secondo  Plinio,  mentre  Fi- 
lone ebreorattribuiscead  Àbramo  e  spe- 
cialmente al  suo  pronipote  Giuseppe,che 
al  dir  di  lui  fu  ih  ."de'mortali  che  giusta- 
mente interpretò  i  sogni.  Non  deve  però 
confondersi  l'arte  vana  e  umana,  con  l'i- 
spirazione divina,  ed  in  Giuseppe  vi  con- 
corse. Terlidliano  enumerò  molli  che  se- 
guirono l'arte  vana, e  tra  quesliEpicarmo, 
nel  hb./-^<'/7//f//;(7,cnp.4^ì.Qnello  che  in  se- 
guito si  è  più  distinto  sulla  prelesa  arte 
d'interpretare  i  sogni  fu  il  ricordato  Arte- 
niidoro  d'Efeso,  scrittore  de'lempi  d'An- 
tonino Pio,  che  vanamente  nescrisse,ma 
utilmente  per  la  cognizione  che  dà  degli 
antichi  riti.  Si  può  vedere  il  Vossio,  De 
jìliilosoph.  cap.  5.  Diverse  erudizieni  si 
leggono  nel  p.  INIenochio,  ly/^ore  o  trai- 
tcninicnli CI udili,  t.  ì , ceni.  3, cap.  77:  Del 
sogno  di  Salomone,  e  di  quelli  che  fanno 
varie  operazioni  dormendo,  come  se  fos- 
sero desti;  t,  3,  ceni. io,  cap.  80:  Del  so- 
gno col  quale  pare  che  fosse  significalo  a 
Costante  II  imperatore,  che  perseguita- 
va s.  ìMartino  I  Papa,  che  dovea  esser  vin- 
to in  battaglia  nav;de;  cap.  8  i  :  Se  si  deb- 
ba o  possa  dar  qualche  fede  a'sogni;  cap. 
iÌ2:  D'alcimi  sogni  mirabili  riferiti  da  s. 
Agostino  e  da  altri  autori;  cenl.i  i,  cap. 
84:  Del  sogno  della  moglie  di  Pilato  nel 
darla  sentenza  contro  Cristo;  cent.  1  2,  cap. 
85:  De'sogni  morali  se  debbano  raccon- 
tarsi. Fu  curioso  il  sogno  del  famoso  Co- 
la di  Rienzo  tribuno  di  Roma  {f^-),  e  le 
(pjeslioni  che  vi  fece  l'autore  di  sua  vita, 
per  conoscere  comesi  pensava  nel  secolo 
XIV  in  cui  visse  quel  popolare  agitatore. 
11  Medici  ragiona  de'  sogni   degli  Ebrei 
(/  .),  e  delle  superstizioni  che  usano  iu  es- 
si, credendo  che  la  loro  bontà  o  maligni- 
tà consista  nell'  esser  bene  o  male  inter- 
pretali. Dirò  pure,  che  nella  s.  Scrillura 
j)arlasi  più  volte  de'sogni  de'  PioJcti[f'.), 
i  (juali  provenivano  ccrtamenle  da  Dio; 

VOL.   LXXI. 


s  u  p  e^i 

nitri  furono  vere  ispirazioni, per  mezzo  del- 
le (piali  Dio  fece  conoscere  la  sua  volon- 
tiia'  divoti  suoi  servi  e  ad  altri  personag- 
gi, ovvero  gl'islrui  intorno  a'futuri  avve- 
nimenti ch'egli  solo  poteva  prevedere.  /V 
questa  2.'  categoria  appartengono  i  sogni 
di  .Abimelech,  di  Giacobbe, del  suo  figlio 
Giuseppe,  de're  Faraone,  Salomone  eXa- 
bucodonosor,  del  profeta  Daniele,  di  Giu- 
da Maccabeo,  e  di  s.  Giuseppe  sposo  di 
Maria  Vergine.  Dio  senza  dubbio  è  pa- 
drone d'  istruire  gli   uomini  in  qualun- 
que maniera  che  {)iù  gli  piace,  o  diretta- 
mente o  per  mezzo  de'suoi  angeli,  o  cou 
causenaturali  dicuidirigeil  corso;equan- 
do  lo  fa  ha  egli  cura  d'aggiungervi  del- 
le circostanzeede'molivi  di  persuasione, 
in  virtù  de'quali  non  pos>iamo  dubitare 
che  sia  Dio  medesimo  che  agisca.  I\Ia  col- 
la della  condotta.  Dio  non  ha  però  auto- 
rizzato la  confidenza  ne'sogni  in  genera- 
le. I  sogni  misteriosi  però  vanno  distinti 
dalle  apparizioni  e  dalle  f'isioni  {^■)j 
non  meno  che  dal le/ìù'f/r/z'0A7/(/''.)  piene 
di  misteri  divini, poichèDio  le  fece  piìi  vol- 
te nel  sonno,come  ad  alcuni  de'noininali, 
così  ad  Adamo,a  Samuele,  a're  Magi,  a  s. 
Paoloeadaltii  servi  suoi.Tanto  nel  sogno 
come  nella  visione  l'anima  è  traltenula 
dalle  rappresentazioni ,  come  se  fossero 
non  solo  immagini  e  similitudini  delle  co- 
se, ma  le  cose  medesime,  il  che  spiega  Ric- 
cardi, Storia  de  santuari.  Nella  stessa  s. 
Scrittura  proibisce   agi'  israeliti  di  dare 
retta  a'sogni,  e  chi  cadde  nella  supersti- 
zione gli  fu  rimproveralo  a  grave  delitto; 
che  i  sogni  ponno  cagionare  grandi  dispia- 
ceri, e  per  molti  furono  sorgente  di  erro- 
ri; si  scaglia  contro  i  falsi  profeti,  che  pro- 
fetizzando la  menzogna  in  nome  di  Dio, 
dicono  ho  sognato  e  vorrebbero  che  gli 
ebrei  si  scordassero  di  Dio  per  dare  iella 
a'sogni  che  ciascuno  di  essi  racconta;  proi- 
bisce quinili  di  prestarvi  {\n\c,  dicendo  : 
Non  M  seducano  i  falsi  profeti  che  sono 
Ira  voi,  e  i  vostri  indovini,  e  non  date  u- 
dienza  a'sogni  da  voi  sognali.  1  padri  del- 
la Chiesa,  come  s.  Cirillo  di  Gerusalem- 


66  S  li  P 

aie,  s.  Gregorio  l\isseDo,i  Pnpi  s.  Grego- 
rio I  Magno,  e  s.  Gregorio  li  hanno  ri- 
petute le  medesime  ingiunzioni  a'cristia- 
ni:  il  concilio  di  Parigi  deU'SaGdichiaròj 
«:he  la  confidenza  de'sogni  è  un  avanzo  di 
paganesimo.  Nel  medio  evo  Giovanni  di 
Salisbery  vescovo  di  Chartres,  Pietro  di 
Blois  e  altri  procurarono  con  ogni  mezzo 
dissipale  siffatto  errore  e  la  fallacia  de'so- 
gui,  e  con  essi  tutti  i  cunfiitatori  delle  su- 
perstizioni che  degradano  la  specie  uma- 
na,erimbecillitàdi  quelli  che  vi  fanno  po- 
sitivo fondamento. Ciò  non  ostante  è  a  de- 
plorarsi che  si  èsenipre  mantenuto  alcun 
credito  sui  sogni,  non  mancando  mai  te- 
ste deboli  che  ne  hanno  fitto  conto,  se- 
gnatamente nelle  donne.  Il  Sarnelli,  Ltt- 
tere  ecclesiasticht  1. 1  o,  lett.  9 1 ,  discorre 
sul  come  si  conosce  qualche  ceremonia  es- 
sere superstiziosa.  Pensa  che  certe  divo- 
zioni usate  ab  antico  si  debbono  [)ermet- 
lere,  perchè  sono  di  gloria  a  Dio,  e  d'u- 
tile al  nostro  prossimo,  purché  non  vi  sia 
mescolata  qualche  superstizione.che  si  de- 
ve togliere.  Quattro  condizioni  si  richie- 
dono perchè  non  vi  sia  superstizione,  i .° 
Che  la  grazia  si  deve  aspettar  da  Dio  per 
intercessionedella  B. Vergine.  2.°Chenon 
si  adoperino  parole  non  legittimamente 
istituite.  3.°  Che  clii  domanda  la  grazia 
prociu'i  di  stare  in  grazia  di  Dio.4.''Che 
.«iano  preparali  nell'animo,  che  se  a  Dio 
piace  di  farla,  bene;  se  no  rassegnarsi  alla 
sua  santa  volontà.  Esaminando  se  queste 
condizioni  concorrono  nella  cerenionia, 
dichiara:  I. "Si  fa  celebrar  la  messa,  dun- 
que si  ricorre  a  Dio,  da  cui  per  interces- 
sione della  Vi.  Vergine  la  grazia  si  atten- 
de. 9, ."Non  si  adoprino  parole  di  niuna 
sorla.  3.°Vengano  contriti  e  umiliali.  4-" 
Jl  girare  che  si  fa  intorno  all'altare  in  cui 
sono  le  reliquie  de'marliri  orando,  è  uso 
antico  de'primilivi  cristiani.  Nel  t.  5,  leti. 
5']  parla  degli  spiriti  che  infestano  talvol- 
ti! alcune  case,  onde  sono  inabitabili  per 
l'infestazioni  degli  spiriti  immondi  che  in- 
quietano gli  abitanti  co'  loro  tumulti,  e 
nella  Spagna  dice  che  la  pratica  forense 


S  U  P 

permette  che  il  conduttore  della  casa,  il 
quale  ignorava  prima  di  prenderla  a  fit- 
to tali  inquietitudini,  possa  lasciarla  sen- 
za pagarne  la  pigione.  Dio  peimelte  sif- 
fille  infestazioni  o  in  pena  de' peccati  o 
per  esercizio  de'buoni,  o  per  altra  occulta 
cagione,  come  dottamente  discusse  il  p. 
Martino  del  Rio,  Mag.,  citando  s.  Agosli- 
no, De  Ch'il.  Dei,  lib.  22,  cap.  8,  Df.  piie- 
ris nigris cirralis ,e s.Giei^ano  I,  Dialo^h. 
lib.  4)  cap.  De  Dado  episcopo  lìJedioln- 
nensì.  11  p.  Menochio,  cent. io,  cap.  98: 
De'rimedi  contro  l'infestazione  degli  spi- 
rili tnaligni,  ragiona  prima  delle  varie i- 
nulili  e  vane  superstizioni  adoperale  dai 
gentili,  con  Lustrazioni, Espiazioni j  iS^a- 
gr/7?z/(/^.)o  altro,  per  liberarsi  dalle  in- 
festazioni degli  spirili  maligni,  da'cpiali  le 
loro  case  e  persone  ricevevano  molestia, 
e  che  se  cedeva  il  demonio  lo  faceva  [)er 
maggiormente  nuocere,  stabilire  la  super- 
stizione e  gli  errori  nelle  nienti  degli  uo- 
mini. 1  veri  edicaci  rimedi  contro  simili 
infestazioni  degli  spu  ili  sono  quelli  che  a- 
dopera  laChiesa,  cioè  il  venerabile  segno 
della  Croce  (/'.),  gli  Esorcismi  (f^.),  l'o- 
razione,  il  digiuno,  l'elemosina,  le  reli- 
quie  de'  santi,  la  benedizione  delle  case, 
della  quale  ri{>arlai  a  Sposa  Lizio,  V  asper- 
sione dell  acqua  benedetta,  e  della  <|uale 
ragionai  pure  a  Settimana  santa.  Mol- 
to il  p.  Menochio  discorre  sulle  supersti- 
zioni, e  in  delta  centuria,  al  cap.  72:  Del- 
la vana  superstizione  degli  antichi  in  os- 
servare gli  auguri!;  al  cap.  78:  Delle  su- 
perstizioni degli  antichi  per  impedire  il  fa- 
scino o  malia  riprese  da'ss.  Padri;  al  cap. 
74:  D'alcune  superstizioni  (le'turchi.^'el- 
l'opuscolo  contenente  il  Concilinni  pro- 
vinciale sive  naiionale  Jlbanum, Komae 
lypis  s.  congr.  de  propaganda  fidei  8o3, 
weWAppendix,  Const.  Aposl.  ad  Epiri 
ecclesias  speclantium,  a  p.xSS  si  riporta 
V  Istruzione  della  s.congregazione  di  pro- 
paganda fide, peri  missionari  della  Bul- 
garia, intorno  alla  pratica  de'Kurbani. 
Questi  kinbani  erano  i  mal  couvcrtitifc- 
deli  esistenti  nelle  diocesi  di  Nicopoli  e  di 


S  U  P 
Sofia,  che  conservando  ti i  verse nntiche  su- 
perstizioni erano  malvagi  ncH'esleiuo  e 
neiriiilei!io;  poichèseguivano  un  resto  di 
liti  giudaici,  alcune  piaticlie  delle  sette 
scismatiche,  e  diverse  imitazioni  de'cos  tu- 
rni maotnetlani.  Le  piincipali  superstizio- 
ni de'  kurbaui  coiisislevauo:  nella  scelta 
degli  animali  mondi,  rigettando  la  capra 
e  il  porco,  la  scelta  de'pesci  squamosi  o 
d'altra  determinala  specie,  esclusi  tutti 
gli  altri  dall'uso:  la  dift'erenza  religiosa- 
mente osservata  de'  giorni  destinati  pei 
kurbani  diveisi,o  di  carneo  di  pesce:  il 
rituale  di  ucciderli  e  distribuirli  fra  loro 
a  "uisa  di  vittime:  l'obbligo  di  non  riser- 
varne,  o  portarne  via  o  venderne  alcuna 
cruda  porzione,  ma  mangiarle  tutte  in- 
teramente e  roderle  fino  alle  ossa  :  l'in- 
censo fumante,  le  candele  accese,  et  conce- 
pia  i'erba  precationum yche  accompagna- 
vano la  mensa:  la  distinzione  di  nomi  e 
di  fini  determinali  pe' diversi  kurbani: 
l'urigiiie  antica,  l'uso  costante, l'imitazio- 
ne tenace  di  pratiche,  già  nate  nello  sci- 
sma,si  portarono  dopo  la  conversione  nel 
seno  della  Chiesa.  Venula  la  Congrega- 
zione di  propaganda  fide\n  piena  cogni- 
zione dell'esercizio  di  siffatte  vane  osser- 
vanze de'  kurbani,  considerandole  super- 
stiziose e  riprovale,comechè  seguile  dagli 
scismalicijdagli  ebrei  e  da'lurchi,ed  essere 
una  mescolanza  di  sagro  e  profano,  dopo 
matura  ponderazione  giudicò  di  proibir- 
le con  solenne,  positivo  e  universale  de- 
cretOjCon  istruzione  pe'missionari aposto- 
lici, onde  svellere  abusi  tanto  perniciosi 
e  antichi,  acciò  non  più  si  sentisse  dalla 
bocca  de'paslori  e  di  sovente,  est  e  non, 
tanto  vietato  da  s.  Paolo.  A'Ioro  articoli 
parlai  delle  diverse  specie  de'crislianisu- 
\ìeìs\iz\o%'ì, come  (ìeSabeij/ihìssini, Etiopi 
(F.)col  \oìoPreieGianni{r'.),eó  aliri;  ed 
inoltrede'riti  superstiziosi  proibiti  da  det- 
ta s.  congregazione,come  della  Cina  (  /''.)e 
del  Maialar  [f\),  per  cui  Cleruenle  \I 
spedi  nell'Indieorientali  il  celebrecardi- 
nalCai  \oTournon  Mai  Hard  {/'.).\\  p.Ce- 
resole,  Notizie  storico-morali  sopra  gli  A- 


S  U  P  G7 

gnns  Dei  benedetti,  riferisce  che  fi"a  le  sue 
origini  evvi  quella  che  furono  sostituiti  al- 
le particelle  di  cera  solite  distribuirsi  al 
popolo  dal  Cereo  Pasfjualc  (^'.),  costu- 
me tieri  vaio  da'terapi  apostolici.  Indi  sog- 
giunge, che  solevano  i  romani  nelle  feste 
siiluriiali  distribuire  degliamuleti  o  fasci- 
ni, sui  quali  era  impressa  ora  l'immagine 
di  cosa  poco  onesta,  ora  la  figura  d'un 
cuore.  Essi  l'appendevano  al  collo  de'fan- 
ciulli  per  preservarli  dalle  malie,  e  gli  a- 
dulti  li  portavano  per  eccitarsi  al  corag- 
gio. E  perchè  le  streghe  servivansi  di  pic- 
cole figure  di  cera  per  eseguire  i  loro  ve- 
neficii,così  credevasiche  chi  portasse  al- 
tre simili  figure  santificale  da'sacerdoti, 
e  nelle  solenni  feste  de'saturnali  distribui- 
te, fosse  inaccessibile  a'presligi  delle  ma- 
liarde. Quindi  è  probabilissimo  che  per 
cancellare  dall'animo  de'uuovi  fedeli  la 
superstizione  di  queslenon  raen  vane  che 
turpi  ceremonie,  ed  imprimeie  nella  lo- 
ro mentela  fede  di  Gesù  Crislo,arma  po- 
tentissima contro  l'insidie  del  demonio, 
i  saggi  pastori  sostituissero  invece  degli  a- 
niuleli,  quelle  cere  che  dall'impressione 
dell'Agnello,  simbolo  della  soave  mansue- 
tudine del  medesimo  Gesù  Cristo,  poi  si 
dissero  Agnus  Dei  (e  ne  tratto  ancora  nel 
voi.  LXII,  p.  83)3  e  co.sì  mutala  la  super- 
stizione in  rito  cristiano  per  la  benedizio- 
ne, se  i  gentili  dall'immagine  d'un  cuore 
efligiatosugli  amuleti  imparavano  prima 
ad  essere  coraggiosi,  fatti  poi  cristiani  im- 
parassero dall'immagine  di  Gesù  Cristo, 
Agnello  immacolato,  ad  essere  puri  e  u- 
mili  di  cuore.  Parlando  quindi  il  p.  Ce- 
resole  delle  virtù  degli  Agnus  Dei  bene- 
detti, dice  che  fin  da'priniitivi  tempi  del 
cristianesimo  si  è  creduto  sempre  nella 
Chiesa  di  Dio,  che  gli  Agnus  Dei  vales- 
sero a  proteggere  i  divoti  fedeli  dalle  in- 
sidie de'maligni  spiriti,  da'turbmi,  dalle 
procelle  e  da  altre  simili  sciagure.  Non  è 
dun(|ue  meraviglia,  se  i  cristiani  avessero 
per  essi  un  particolare  rispetto,  e  li  cu- 
stodissero religiosamente  nelle  loro  case 
per  servirsene  comedi  possente  scudocon- 


G8  S  U  P 

tro  le  illusioni  diaboliche,  e  li  esponessero 
tuitliene'campiper  preservarli  dallegran- 
dini,eli  portassero  appesi  a!  collo  per  non 
essere  colpiti  da'fulmini.  Oltreché  la  Cro- 
ce segno  [F.)  è  un  potentissimo  preser- 
vativo contro  gl'inganni  del  demonio,  le 
illusioni  e  la  superstizione,  la  Chiesa  suc- 
cessivamente permise  che  altri  fossero  le 
Jnimagini  e  Rciicjuie  clt  santi,  il  Rosario, 
lo  Scapolare j  le  Medaglie  benedette  (/'.) 
e  altri  venerabili  divozionali.  Questi  il  di- 
stiano deve  portare  al  collo  ©indosso,  e 
non  la  figura  ridicola  de'corni  ealtii  sup- 
posti superstiziosi  preserva  ti  vi  jChe  degra- 
dano, umiliano  e  disonorano  la  sua  digni- 
tà. Siccome  gli  AgnusDei  benedetti  ser- 
\irono  principalmente  e  prima  degli  al- 
tri divozionali  a  togliere  le  superstizioni 
pagane  degli  amuleti,  de'fascini  e  de'la- 
lismani,  e  siccome  essi  formansi  anche 
colle  polveri  de' ss.  Martiri,  trovo  indi- 
.«spensabile  di  farne  una  breve  digressio- 
ne, perciò  è  intrinseco  che  io  ritocchi  me- 
glio la  loro  origine;  ed  inoltre  dirò  poi 
qualche  cosa  di  que'brevelti  e  altri  di- 
vozionali diesi  pongono  in  dosso  a'bara- 
bini  a  preservazione  di  disgrazie,  di  ma- 
Icfizi,  e  da'maligni  spiriti,  originati  an- 
cor essi  per  rimuovere  del  tutto  i  su- 
perstiziosi preservativi  che  gl'idolatri  ap- 
pendevano al  collo  de'Ioro  bambini. 

L'agostiniano  fr.  Giuseppe  Panfilo  ci 
tWedc:  L'origine  dtlconsagraregli  Agnus 
Dei  con  le  virtù  che  in  quelli  si  conten- 
gono j  Romai5G6.  Dice  sembrare  a  lui, 
»;he  ninno  particolairoente  avca  trattato 
di  tale  01  igine:  certo  è  che  il  libro  è  ra- 
ro odi  molla  importanza.  Dichiara  con- 
tenere  la  benedizione  molle  delle  stesse 
ccrcmonie  sagre  che  si  usavano  dagli  an- 
tichi sacerdoti  nel  ballezzare  i  catecume' 
ni  o  neofiti,  e  che  nc'primi  tempi  il  Pa- 
pa formava  gli  Agnus  Dei  colle  proprie 
mani,  con  molta  riverenza,  aiutato  dai 
.suddiaconi  e  dagli  accoliti,  mollificando 
lacera  pasquale,  dopo  essere  stala  sull'al- 
tare di  s.  Pietro,  con  l'olio  santo  e  il  crisma 
avanzali  ne!  precedente  anno,  indi  libe- 


S  U  P 

nediceva  eljattezzava  con  rilo  stabilito  da 
s.  Gì  egorio  I.  Dipoi  si  formarono  dal  sa- 
grisla,  da'cappellani  e  chierici  della  cap- 
pella pontificia,  ed  ora  da'monaci  cister- 
ciensi.  Avere  i  Papi  perpetualo  il  rito  in 
memoria  dell'antico  modo  di  battezzare 
nella  Pasqua,  poiché  a  quelli  che  aveano 
ricevuto  il  battesimo  si  dava  poi  per  por- 
tare al  collo  un  sigillo  di  detta  cera  bian- 
ca coH'immagine  dell'Agnello,  quale  in- 
segna di  liberi  e  trionfanti  figli  della  Chie- 
sa. Imperocché  siccome  per  le  vesti  bian- 
che che  i  catecumeni  e  neofiti  (spoglian- 
dosi delle  vesti  penitenziali  assunte  nella 
quaresima,  quando  riceveano  il  battesi- 
mo) portavano  per  7  giorni  e  deponeva- 
no nel  sabato  m///tz.j  (per  cui  la  seguen- 
te domenica  fu  pur  detta  Dominica post 
Alias,  Dominica  in  Albis  depositis),  ve- 
niva espresso  che  da  servi  del  demonio 
erano  fatti  liberti  di  Cristo,  cos'i  per  tale 
sìgilloerano  dichiarati  liberi  cittadini  del 
paradiso  e  trionfatori  di  Satana,  con  al- 
lusione alle  bolle  d'oro  degli  antichi  pa- 
gani, usate  per  distinzione  e  contro  le  ma- 
lie. 1  quali  sigilli  nella  seguente  domeni- 
ca appendevano  al  loro  collo  dopo  depo- 
ste le  vesti  bianche, per  ricordarsi  dell'in- 
nocenza di  Cristo,  che  aveano  ricevuto  nel 
battesimo,  e  studiosaniente  li  custodiva- 
no.L'impronta  del  sigillo  essore  l'agnel- 
lo di  natura  mansueto,  acciò  i  batlez/a- 
ti,  chiamati  Agni,  conoscessero  dover  es- 
sere mansueti  come  gli  agnelli  e  in  tulle 
le  cose  pazienti.  Replicarsi  poi  la  bene- 
dizione ogni  7  anni,  perchè  colla  rarità 
degli  y/g'i«iZ^e/ fossero  questi  in  maggior 
pregio  e  venerazione  a'buoni  fedeli.  Es- 
sere loro  proprietà  il  preservare  da'ful- 
mini e  dallelenipeste,e  da  ogni  cosa  ma- 
ligna, il  custodire  dal  peccato,  salvare  le 
donne  giavideda  disgraiiee  facilitarne  il 
parlo,  distruggere  la  fòrza  del  fuoco,  li- 
berare dall'acque,  a  chi  con  fede  di  vola 
li  porla  indosso,  non  essendovi  cosa  gran- 
de che  non  si  ottenga  colla  fede.  Kolerò, 
che  lecere  benedette  che  davano  i  vesco- 
vi a'novelli  battezzati  nella  domcuicu  in 


su  P 

AlhiSy  erano  ili  altre  forme  dalle  ponli- 
fjcie;  e  che  uell'Egilto  e  altrove  gli  aclul- 
tr  battezzali  continuavano  a  portare  le 
vesti  bianche  per  tutto  il  tempo  di  loro 
v\\.a.G\\  Agnus  Deis\  formavano  coU'ini- 
pronla  principalmente  della  figura  del- 
l'Agnello, qual  simbolo  di  Cristo  pazien- 
te e  mansueto,  ed  il  Magri  nella  Notizia 
df'\'ocaboli  eeclesiasiicì,  all'  articolo  A- 
gnus  Dei,  dice  che  contro  il  costume  di 
formarle  figure  dell'Agnello  per  rappre- 
sentare Cristo,  alcuni  allegano  il  canone 
82  del  concilio  generale  VI,  nel  quale  si 
vieta  espressamente  l'effigiare  Cristo  sot- 
to la  figura  dell'Agnello,  ma  solamente 
si  prescrive  di  esprimerlo  in  figura  uma- 
na; decreto  che  poi  confermòPapa  Adria- 
no r.  Ma  insieme  avverte  Alagri,  che  al- 
lora fu  decretata  tale  proibizione,  perchè 
alcuni  solevano  dipingere  s.  Gio. Battista 
che  col  dito  mostrava  un  agnello,  senza 
mai  vedersi  la  vera  effigie  di  Cristo,  sic- 
ché veniva  a  cancellarsi  dalla  mente  ilei 
fedeli  le  sembianze  umane  del  Verbo  iu- 
carnato.  Al  presente  però  non  corre  tal 
pericolo  tra'  cristiani,  vedendosi  di  con- 
linuonellechiese  moltissime  immagini  di 
Cristo.  Nell'articolo  Bussolanti  (di  cui  ri- 
parlai a  Scudieri  del  Papa),  dicendo  del 
bussolante  sotto  guardaroba,  già  Came- 
riere extra  muros,  notoch'è  pure  custo- 
de non  solo  degli  Agnus  Dei  benedetti  dal 
Papa,  e  li  dispensa  in  suo  nome,  ma  an- 
cora àe'^W  Agnus  De* impastati  colle  pol- 
veri de'ss.  Martiri,  cioè  formati  di  cera 
del  Cereo  Pasquale  o  degli  altri  Agnus 
Dei  e  di  tali  polveri,  che  taluni  chiama- 
no PfZ^^er/e'^^.  Martiri.  Veramente  e  con 
più  proprietà  diconsi  Paste  de'  ss.  Mar- 
tiri quelle  figure  divote  che  si  fauno  dal- 
le monache,  ili  sagre  immagini,  Crocefis- 
si, cuori  di  Gesù  e  di  Maria,  in  forme  di- 
verse e  colonile  o  coperte  di  materie  vi- 
tree e  luccicanti,  nelle  quali  con  una  pa- 
sta da  loro  composta  mischiano  le  ossa 
tritm-ate  de'ss.  Martiri,  e  vi  a[)pongono 
un  tassello  di  carta  con  (pieste  cifre:  D. 
JP.  S.  j'I/.,  iniziali  di  queste  paiolo:  Di  piii 


S  U  P  r>() 

santi  Martiri j  indicando  così  ilioro  con- 
tenuto. Anche  questi  divozionali  sono  ri- 
cevuti e  conservati  con  venerazione  dal- 
la pietàde'fedeli.  L'encomiato  cistercien- 
se  p.  Ceresole,  nel  suo  completo  trattato 
sopra  gli  Agnus  Dei,  e  benché  i  suoi  cor- 
religiosi  sieno  quelli  che  li  furmano,  a  p. 
28  confessa." Per  ultimo  è  da  avvertire 
che  quantunque  gli  Agnus  Dei  si  formi- 
no di  cera  la  più  pura,  alcuni  di  essi  si 
fanno  del  Cereo  Pasquale  benedetto  nel- 
l'anno precedente,  e  in  quelli  si  mescola- 
no allora  le  ossa  de'ss.  Martiri  ridotte  in 
minutissima  polvere.  Ma  di  quest'uso  non 
abbiamo  potuto  rintracciare  l'origine". 
Ha  ragione,  poicliè  non  posso  abbastan- 
za esprimere  quante  pazienti  e  minuziose 
ricerche  io  abbia  fatto  nella  mia  domesti- 
ca e  co[)iosa  libreria,  senza  alcun  buon  e- 
sito,  ad  onta  dell'impegno  che  neaveaper 
le  domande  di  cui  fui  onoralo.  Dirò  al- 
meno qualche  parola  relativa  all'argo- 
mento. 11  Magri  al  ^oc,.\ho\o Pastello,  di- 
chiara soltanto  che  significa  il  sigillo  che 
si  poneva  nelle  scritture  pubbliche,  e  coni- 
ponevasi  di  cera  morbida  a  modo  di  pa- 
sta. Sino  dalla  primitiva  chiesa  insegna- 
rono i  nostri  maggiori  e  i  ss.  Padri,  ordi- 
narono i  concilii  e  i  Papi,  di  custodire  con 
venerazione  e  difendere  da  ogni  empio  in- 
sulto degli  eretici,  le  sagre  ceneri  de'  ss. 
Martiri, quali  loro  depositari,  per  non  per- 
dere giammai  la  memoria  de'loro  meriti, 
professando  alle  medesime  religioso  cd- 
to,  come  richiedeva  la  nostra  gratitudine. 
Dalla  fiducia  fervorosa  de'  cristiani  nel 
possente  patrocinio  de' ss.  Martiri,  nacque 
l'antico  lodevole  costume  di  tenere  i  loro 
avanzi  nelle  case  e  indosso  contro  i  ma- 
lefizi  e  le  superstizioni.  Dichiarai  a  Mar- 
tire quanto  riguarda  questi  gloriosi  eroi 
del  cristianesimo,  che  la  cristiana  religio- 
ne sigillarono  col  proprio  sangue,  e  del- 
la grande  venerazione  e  solenne  culto  dei 
fedeli  per  le  loro  memorie,  iSI/'J5:we(^^.), 
ceneri  e  reli(|uie,  non  che  pergl'istrumen- 
ti  del  loro  Martirio[f' .),  i  (piali  pure  fu- 
rono con  grandissima  cura  conservati  da 


70  S  U  P 

gli  ariliclii  cristiani  e  sovente  deposti  nei 
Sepolcri  liagl'i  stessi  uiartirì.  La  limatura 
delle  loro  catene,  massime  de'ss.  Pietro  e 
Paolo,  si  pose  dentro  anelli  a  Chiavi,  e 
furono  speciali  donativi  de'  Papi.  E  qui 
noterò,  che  di  recente  il  eh.  pi'of.  Vincen- 
zo Anivitti  negli  Annali  delle  scienze  re- 
Z/g/o5e,2."ser.,t.  i  ^jp.yy  e  3f)7,t.  1 3,p.  5 1 , 
ila  pubblicato  la  versione  da  lui  fìilta  e  cor- 
redala di  sue  imporlanli  note,  della  dot- 
ta opera  del  p.  Pietro  Lazeri  gesuita:  Dei 
tormenti  de'ss.  Martiri,  e  della  sincerità 
che  puh  argomentarsene  de' loro  Atti.  N ai 
mio  articolo  Reliquia  de'santi,  celebrai 
gli  avanzi  de'Ioro  corpi  e  la  costante  ve- 
nerazione de'fedeli  per  le  medesime,  per 
gl'istrumenti  del  Martirio,  e  persino  per 
la  polvere  raccolta  intorno  a'ioro  sepol- 
cri, l'erbe,  i  fiori,  i  veli  e  altro  che  li  a- 
vessero  toccali,  ed  i  quali  davansi  agl'in- 
férmi per  ricuperare  la  sanità}  ed  oltre  a 
ciò  Volio  e  l'avanzo  di  altri  lumi  d'i  cera 
tenuti  efiicaci  a  guarire  prodigiosamente 
i  mali  e  liberare  gli  ossessi;  le  quali  cose 
tutte  furono  pure  denominale  relicjuie  dei 
martiri  e  altri  santi.  11  Kinaldi  negli  An- 
nali ecclesiastici  diverse  notizie  fornisce 
sulle  polveri  raccolte  ue'sepolcri  de'sanli, 
e  tenute  operatrici  di  gran  virtù,  che  da- 
te a  bere  stemprate  nell'acqua  guariro- 
no perfettamente  i  malati,  mentre  quelli 
che  chiamarono  de'maghi  onde  ricupera- 
re la  salute  per  arte  diabolica,  o  si  abban- 
donarono ad  altre  superstizioni,  infelice- 
mente perirono.  Clic  gli  Agnus  Dei  si  ve- 
ndano egualuìente  come  reliquie  ,  per 
quanto  riportai  a  Exultet,  ed  a  Cereo 
Pasquale,  per  cui  furono  introdotti  dai 
Papi  per  eliminare  le  figure  superstizio- 
se, onde  si  portavano  al  collo  per  preser- 
varsi da'malefizijinvecede'talisuianie  si- 
mili superstiziosi  preservativi.  Nello stes- 
.«o  articolo  Reliquia  impugnai  gli  ereti- 
ti e  gl'increduli  che  ci  deridono  e  taccia- 
no di  superstizione  pel  culto  che  rendia- 
mo alle  reliquie  de'iS'^/jf/,  con  riprodur- 
re parecchi  esempi  di  cose  appartenenti 
a  uomini  illustri  e  per  memoria  compra- 


S  U  P 

te  a  carissimo  prezzo,  notandoli  perciò  di 
manifesta  contraddizione.  Tanta  fu  la  di- 
vozione de'fedeli  perle  sagre  reliquie,  che 
un  tempo  avidamente  s'involarono  e  ru- 
barono, e  vi  riunii  varie  nozioni,  quan- 
do cioè  difficilmente  si  potevano  conse- 
guire. Ivi  pur  trattai,  che  in  ogni  tempo 
la  Chiesa  curò  rigorosamente  l'identicità 
delle  sante  reliquie,  allliichè  i  fedeli  non 
fossero  ingannali  colle  false,  e  insieme  im- 
pedì che  nou  se  ne  facesse  abuso  con  su- 
perstizioni, ma  si  onorassero  con  di  voto 
e  sincero  afTetto,  Se  dunc|ue  fu  sempre 
somma  la  venerazione  de'fedeli  per  le  re- 
lìquie de'martiri  e  altri  santi,  ritenendo 
per  grazia  segnalata  d'aver  la  polvere 
ch'era  sopra  o  intorno  a'ioro  sepolcri,  e 
le  custodivano  gelosamente  come  prezio- 
so tesoro,  con  più  di  ragione  si  venera- 
rono quelle  delle  loro  ossa  e  mischiate 
collacera  del  Cereo  Pasquale  negli  Agnus 
£)e/ benedetti  dal  Papa,  ovvero  si  pongo- 
no in  que'brevetli  divozionali  che  si  ap- 
pendono a'bambini(|uali  preservativi  dai 
malefizi  e  da  disgrazie  cui  sono  tanli  e- 
sposti;  ma  con  deplorabile  contradilizio- 
nesi  pongono  loro  a  un  tempo  le  umilian- 
ti e  superstiziose  figure  de'corni!  Ninno 
avendo  parlato,  per  quanto  sia  a  mia  cu- 
gnizione,di  questi  brevetti  divozionali,  ne 
darò  un  cenno,  come  divozionali  che  fu- 
rono sostituiti  a'  superstiziosi  amuleti  e 
talismani  idolatrici,  e  prego  Dio  che  mag- 
gior fede  infonda  a  coloro  che  li  pongo- 
no a'propri  figli,  per  bandire  la  sussisten- 
te superstizione  cornuta,  impropria  d'o- 
gni cristiano.  Primamente  ricorderò  al- 
tre cose, sulle  rammentate  per  qualche  a- 
nalogia.Le  FUaiterie  (f^.),  s,\ccome  con- 
tenenti versetti  della  s.  Scrittura  e  della 
legge  di  Dio,  che  per  custodula  attenta- 
mente gli  ebrei  zelanti  portavano  penden- 
ti avanti  la  fronte  o  legate  al  braccro  si- 
nistro, anche  con  tiiscie  [)reziose  tessute 
con  oro:  le  filatlerie  erano  pure  alcune 
scritture  che  usavano  attaccate  al  collo 
contro  le  infermitìi.  Uifcrisce  Magri,  che 
le  matterie  di  CUOIO  e  di  lana  adottate  da- 


S  U  P 

gli  ebrei,  non  sono  riprensibili  quando  le 
parole  cbe  contengono  sieno  sagre  e  non 
superstiziose,  e  riguardate  preservativi 
contro  qualunque  pericolo  e  malignità;  e 
que'cristiani  che  imitarono  dagli  ebrei  si- 
nnli  superstizioni  furono  ripresi.  Filatte- 
ria  fu  purechiamalo  unreliquiarioocro- 
cellapendentedal  collo  con  reliquie,  an- 
che della  ss.  Croce,  ed  il  Vangelo  entro 
una  borsa:  s.  Gregorio  1  donò  alla  regi- 
na Teodolinda  pel  suo  neonato  Adaloal- 
do  de'lilatteri.  Questo  costume  derivò  nei 
cristiani  onde  rimuovere  quello  del la5o^ 
la  ci  oro  degli  antichi  romani  (f^.) ,  ed 
anco  degli  etruschi,  portate  da'fanciulli 
eda'giovinetliconenlro  scritti  di  lieti  au- 
guri i  e  preci  a'nurai  per  la  preservazione 
da'malefìzi  e  dalle  streghe,esseudo  riguar- 
date come  amuleti.  Servivano  pure  a  di- 
stinguere con  privilegi  i  fanciulli  liber- 
tini, ed  i  fanciulli  nobili;  i  primi  l'usava- 
no di  cuoio  lavorato,  i  secondi  d'oro  per- 
fettamente rotonda  e  liscia,  e  non  mai  in 
forma  di  cuori  come  pretesero  alcuni,  e 
lo  avverte  il  Ficoroni;  le  quali  bolle  d'o- 
ro furono  pure  distintivo  de'  trionfatori 
e  de'fjgii  loro.  Questi  fanciulli  giunti  al- 
l'età di  17 anni,  nel  prender  la  toga  viri- 
le, deponevano  le  loro  bolle  d'oro  ne'do- 
mestici  larari  a'Dei  penati  o  ne'templi  al- 
le deità.  In  seguito  alcune  piccole  bolle 
d'  oro  furono  portate  per  ornamento  e- 
ziandio  dalle  donne.  Siccome  ne'primiti- 
vi  cristiani  passò  il  costume  di  portare  le 
divozioni  òe^W/d gniis Dei  in  £ovinaò\  cuo- 
re e  pendenti  dal  petto,  così  fu  supposto 
diedi  tal  forma  potessero  essere  pure  al- 
cune bolle  d'oro  de'gentili.  E  qui  credo 
opportuno  ancora  una  volta  di  far  meu- 
zìoDe,  cbe  i  Papi  da  vari  secoli  sogliono 
inviare  a'figli  de'sovrani,  massime  eredi 
del  trono,  le  Fascie  heiiedcUe  (e  ne  ripar- 
lai per  l'ultimodonativonel  voi.  LXVllI, 
p.  "202),  per  dimostrare  che  laChiesa  ap- 
pena vengono  alla  luce  quelli  cui  la  di' 
vina  provvidenza  ha  destinati  suoi  rap- 
presentanti sulla  terra,  ne  prende  solle- 
cita e  amorosa  cura,  e  col  suo  materno 


S  UP  71 

manto  li  ricopre;  colle  benedizioni  delle 
quali  i  Papi  implorano  a  chi  le  inviano  le 
celesti  grazie  e  tutte  le  virtìi  onde  flirniar- 
lo  ottimo  principe,  e  santificano  (|Mesla 
consuetudine.  Ibrevettidivozionali, chia- 
mati pure  Agnus  Dei,  e  che  poniamo  in- 
dosso a'nostri  bambini,  si  formano  e  do- 
nano dalle  monache,  coperti  di  drappi  di 
vari  colori,  adorni  di  nastri  di  seta,  d'oro 
e  d'argento,  e  con  simili  ricami  anco  ab- 
belliti da  lustrini,  co'portentosi  nomi  di 
Gesù  e  di  Maria.  Le  loro  ordinarie  for- 
me sono  come  i  mostaccioli,o  rotondi  o  io 
guisa  di  cuore.  Dentro  vi  sono  pezzetti  di 
cera  dei  Lumen  Christi  o  Tricereo[f^.), 
e  talvoltad'//g^^H^5Z?e/odelCereoPasqua• 
le,  non  che  foglie  di  Palma  benedetta,  e 
de'frantumi  o  polveri  delle  ossa  de'ss. Mar- 
tiri.inoltre  negli  stessi  brevetti  si  pongono 
alcune  stampe  approvatedall'autorilà  ec- 
clesiastica, e  contenenti  i  nomi  di  Gesù 
Cristo,  della  B.  Vergine  e  di  vari  santi, 
diverse  orazioni  e  bellissimedivote  invo- 
cazioni per  essere  preservati  da'  pericoli 
del  corpo  e  dell'anima;  de' versetti  di  sal- 
mi, il  Sub  tanni  praesidium  ^\\  Trisagio 
(^'.),  \'E\'angdo  di  s.  G/owa/i«i  (al  qua- 
le articolo  (fol  vescovo  Saruelli  dissi  es- 
sere lecito  il  portare  le  parole  sagre,  co- 
sì le  reliquie  de'santi  indosso,  colia  fidu- 
cia di  vota  in  essi  e  in  Dio),  In  principio 
erat  P'erbum,  senza  però  le  superstizio- 
ni accennate  di  sopra;  l'inno  di  s.  Anto- 
nio di  Padova,  Si  quaeris  mirnculaj  la 
benedizione  di  s.  Francesco  d'Asisi ,  ec, 
ed  anche  sagre  immagini  di  Gesù  Cristo, 
della  B.  Vergine  e  de'santi,  ec.  ec.  ec. 

L'erroneo  principio  fondamentale  dei 
Protestanti  {^'•),  che  concede  a  ciascimo 
il  diritto  di  farsi  guida  a  se  slesso  nel  fat- 
to <li  religione,  e  di  alfrancarsi  dall'ub- 
bidienza di  qualunque  autorità  esteriore 
e  insegnante  ,  induce  orgogliosamente 
l'uonio  a  contìdtr  ciecamente  nelle  pro- 
prie cognìzioni,sÌQO  a  riputarsi  come  pri- 
vilegiato da  ispirazioni  immediale,  che  lo 
conducono  alla  mania  religiosa.  Lo  stuo- 
lo de'  visionari  protestanti  vanta  preci- 


I 


72  SVV 

piiamenteTjohmeeSveclenhoi'g,  cnpiset- 
la  de  Si'eclcJiòors'isfi [P^.),  i quali  colla  lo • 
lodotliina  teosofica  ci'ecierono  die  tulle 
le  loro  cognizioni  derivassero  da  lumi  so- 
prannaturali, e  da  immediate  comunica- 
zioni con  Dio  e  dallo  spirituale  commer- 
cio colle  celesti  intelligenze.  Svedenborg 
non  lenendosi  pago  al  mondo   de'  cor- 
pi, sorvolò  a  cpaello  degli  spiriti,    e  può 
bene  immaginarsi  quali  scoperte  potè  fd- 
re  colassù.  Millantavasi  d'aver  familiari 
colloqui  cogli  esseri  spirituali,  che  gli  co- 
municavano rivelazioni  innumerevoli,  i- 
slruendolo  intorno  al  culto  da  prestarsi 
alla  divinità,  spianandogli  il  senso  delle 
ss.  vScritture,  informandolo  dello  stato  de- 
gli uomini  dopo  la  loro  morte,  e  a  dirla 
in  bievc, aprendogli  ogni  più  segreto  ar- 
cano concernente  il  cielu,  l'inferno,  i  glo- 
))i  celesti  e  gli  abitatori  di  essi.  Egli  lese 
minuto  conto  di  queste  superne  rivelazio- 
ni in  presso  a  20  opere.  Lo  stuolo  de'vi- 
sionari  protestanti  ebbe  im  notevole  in- 
cremento, da  poiché  Mosmer venne  pre- 
dicando l'eflicacia  del  suo  magnetismo  a- 
nimale  (di  clieparlai  a  Miracolo  e  altro- 
ve), o  vogliam  dire  di  quel  superstizioso 
influsso  vicendevole degrindinidui,giusta 
una  corrispondenza  vera  o  supposta  di  vo- 
lontà, d'immaginazione  e  di  sensibilità. 
Che  queste  tali  dottrine  sieno  acconcie  ad 
infiammare  la  fantasia  di  tutti  e  special- 
mente del  debole  sesso,  ò  cosa  lrop[)o  ma- 
nifesta. Indi  venne  che  ne'paesi  [)rotestan- 
ti,ove  i  superstiziosi  deliramenti  diCòhme 
e  di  Svedenborg  aveano  messo  la  loro  ra- 
dice, cominciò  eziandio  a  rautpollare  vi- 
gorosaujente  la  sella  de'magnetizzalori  e 
tle'sonnamboli.  Il  eh.  mg.'' De  Luca,  at- 
tuale mnizio  apostolico  di  Baviera,  nel  f. 
C)(.]e^\\  Annali  (Ielle  sciciizp  rclis^iost^,[ìuh- 
blicòap.371  Iradottodal  tedesco  il  /leg- 
gio alla  luna,  a  parecchie  stelle,  ed  al 
sole  :  istoria  di  ima  sonnambula,  Heil- 
broni838.  Quest'opera  è  un  mostruoso 
parlo  del  fanatismo  teosofico,  il  quale  con- 
ia moltissimi  aderenti   tra'  seguaci  tlclla 
pretesa  rifórma.  lqInghillcrra,ncirAme- 


S  U  P 

rica  settentrionale,  e  in  parte  della  Ger- 
mania, vi  è  una  turba  di  superstiziosi  pro- 
testanti, i  quali  mentre  allermano  voler 
onorare  Dio  in  ispirilo  e  verità,  vergogna 
e  disdoro  arrecano  non  meno  al  cristia- 
nesimo, che  alla  ragione  e  al  buon  senso 
universale.  Questa  generazione  di  spirita- 
ti, or  tremano,  or  danzano,  or  profetano, 
ed  ora  cantano;  ora  mormorano  insolite 
preghiere,  ed  ora  sono  rapiti  in  eccesso  di 
mente,  e  Dio  vi  dica  sino  a  quale  de'  cie- 
li empirei.  Si  può  vedere  l'intéressantis- 
simo articolo:  //  mondo  degli  spiriti,  nel 
1.2,  p.  5q3  della  Civilià  cattolica,  2."  se- 
rie. Significante  è  questa  nota  che  si  leg- 
ge a  p.  5g7.>»  Sarebbe  cosa  a  sentir  no- 
stro non  curiosa  solamente,  ma  istruttiva 
ed  utile,  il  cercare  come  le  infestazioni  e 
le  ossessioni  diaboliche  andassero  sceman- 
do nel  mondo  in  ragione  inveisa  dello  al- 
largarvisie  radicarvi  il  cristianesimo.  iSci 
primi  4  secoli  dellaChiesa,  quando  la  gen- 
tilità si  dibatteva  neqli  ultimi  suoi  aneli- 
ti,  la  era  cosa  frequente  e  d'ogni  dì.  Nei 
due  o  tre  secoli  appresso  andò  scemando, 
riprese  qualche  nuovo  vigore  nell'invasio- 
ne de'barbari,  e  negli  ultimi  tempi  si  è  fat- 
ta cosa  rarissima  tra  noi.  Non  ci  stupire- 
mo che  in  un  paese  di  così  poca  fede  com'è 
l'America  del  Nord  nel  suo  complesso,  i 
demonii  acquistassero  grande  potenza". Il 
p.  Carrara  nella  Storia  di  Paolo  1/',  lib. 
I  i,§8.  Contro  le  superstizioni,  narra  che 
anco  in  quel  tempo  infelice  i  demonii  in 
gran  copia  erano  adoperati  in  particohu' 
modo  a  danno  del  genere  umano,  ed  in 
Roma  nel  1 558  un  luogo  pio  d'orfaoelie 
parve  all'improvviso  tutto  pieno  di  demo- 
nii,onde  il  l'apa  stabilì  una  congregazio- 
ne di  molti  prelati  ragguardevoli,  a'(juali 
die  per  capo  il  cardinal  Bellay  decano  dot 
to  ed  eccellente  negli  airrtri,e  destinò  il  p. 
Gio.  Battista  Rossi,  poi  generale  de'car- 
melitani,  perchè  vedesse  cogli  esorcismi  se 
fosse  lavoro  diabolico  la  repentina  per- 
turbazione di  quelle  giovani.  Inoltre  ivi  si 
parla  di  certa  maga  africana  abilanle  in 
Trastevere,  che  voleva  guarire  colla  sua 


S  U  l' 

arie  Cesare  scllaro  pontificio  ,  die  a  un 
liatlo  divenuto  cadaverico  si  credeva  in- 
demoniato,purché  lesi  concedesse  il  per- 
niessodi  poterlo  fare; dappoiché  Paolo  I  V 
co'  nuovi  salutari  rigori  da  lui  decretati 
contro  le  superstizioni,  1' avea  ridotta  a 
materia  della  Congregazione  del  s.  Offl- 
zzo,  ossia  deir//?<7/i/*/s;'o?2e,eIa  maga  n'e- 
ra impaurita  e  si  asteneva  d'esercitare  il 
richiesto  diabolico  ministero  per  guarire 
Cesare.  Il  p.  Ghislieri  commissario  del  s. 
offizio  e  poi  s.  Pio  V,  non  solo  negò  tale 
hcenza,  ma  fece  carcerare  la  mago,  e  seb- 
bene non  si  potè  provare  che  fosse  stringa, 
per  la  sua  pessima  fama  l'esiliò;  indi  rac- 
comandò al  p.  Rossi  l'infeliceCesare.  Que- 
sti dopo  essere  stato  esaminato  dal  reli- 
gioso, si  trovò  ch'era  indemonialo,  onde 
il  p.  Rossi  ordinò  alla  madre  che  si  faces- 
sero indagini  per  la  casa  del  derelitto  suo 
figlio,  ne'letti,  nelle  coltri,  sotto  i  limita- 
ri delle  porte,  ove  i  nialiardi  sogliono  na- 
sconderegl'incanlesimi,  eDio  permiseche 
per  caso  sotto  un  mattone  non  lungi  dal- 
la porta  si  liovasseun  pentolino  sudicio 
e  polveroso.  In  esso  si  trovò  un  involto  di 
carte  e  di  sordidi  cenci;  uu  circolo  di  ca- 
pelli bellissimi  biondi  come  l'oio,  con  uu 
nodo  niente  stretto;  ilue  larghe  corleccie 
o  unghie  di  mulo;  due  penne  di  gallina 
piegate  a  forma  di  triangolo;  due  aghi  (it- 
ti in  un  cuore  di  cera;  un  rilagliod'un'un- 
ghia;  alcune  cicerchie  e  altri  semi,  .^el  fon- 
do eranvi  3  carte  piegate, nella  prima  del- 
le quali  eravi  rozzaniente  la  figura  d'un 
uomo  trafìtto  da  due  saette,  che  s'incro- 
ciavano come  la  lettera  X;  nella  seconda 
8Ì  videro  scritti  i  3  nomi  ignoti,  che  si  cre- 
derono di  demonii;  nella  terza  stava  scrit- 
to: Cesare  come  qui  sopra  passerai,  per 
dieci  anni  in  gran  pena  starai,  oltre  al- 
tre parole  inintelligibili.  Questo  magico 
pentolino  fu  riposto  in  lui  vaso  [)ieno  d'ac- 
qua santa,  e  posto  in  luogo  sicuro.  Frat- 
tantoCesare  passati  i  o  giorni  si  trovò  per- 
fettamente libero,  e  da  disperato  e  maci- 
lente ch'era  di  venuto, ricuperò  la  sua  tran- 
C|uillilùellurìdc2za  aulcriorc.  Con  questi 


8  U  P  -3 

critici  racconti  il  p.  Carrara  ritnarca,  co- 
me allora  era  contaminala  la  terra  dalle 
diaboliche  superstizioni,  da'fattucchieri e 
da  altre  superstizioni,  alle  (juali  recò  va- 
lido rimedio  il  santo  rigore  di  Paolo  IV. 
Al  piìi  volle  ricordato  articolo  Strega  ri- 
portai le  condanne  e  l'energiche  provvi- 
denze de'Papi,  contro  le  superstizioni,  le 
divinazioni,  i  sortilegi,  le  slregonerie,  con 
severissime  leggi;  contro  le  quali  sonoot- 
timi  preservativi  i  divozionali  di  cui  par- 
lai,sia  tenuti  in  dosso,sia  custoditi  nelle  a- 
bitazioni,ed  in  ispecie  s^WAgnusDei  bene- 
detti,le  reliquie  de'ss.  Martiri  edi  altri  san- 
ti, l'acqua  benedetta,  le  palme  benedette, 
ec. Scrissero  sulla  superstizione: Paolo  Me- 
dici, Riti  e  costumi  degli  ebrei  confatali, 
Venezia  i  'j5i.  Gio.Dattista  Thiers,  Trat' 
tato  delle  supcrslizìoni,Vav\^\i6'jq;  Trat- 
tato delle  superstizioni  che  riguardano  i 
sagramenti,  Parigi  i  704.  Spinei,  De  stri- 
gìbus  yliomaeiG'jG.Vievaùs, De  strigi  ma- 
garum,  Piomae  iSyS.  Pietro  Le  Brun, 
Storia  critica  delle  pratiche  siiperstizio- 
se  che  hanno  sedotto  i  popoli  e  imbaraz- 
zato i dotti,  1 75o;  Raccolta  di  documenti 
per  servire  di  supplemento  alla  storia 
delle  pratiche  superstiziose,  i  73  i  ',Lettera 
per  provare  V  illusione  defilosofi  sulla 
verga  divinatoria.  Cavalli,  Delle  appa- 
rizioni ed  operazioni  degli  spirili,  Mila- 
no I  765.  Arte  magica  de  spectri  et  ap- 
paritionihus  spirituj  De  valicin  iis  divìna- 
tionibus,  Lugduni  Rat.  lOTS.  landa  ou 
la  Superslilion,ronian  historique,  Paris 
1 834.  Civiltà  caitolica,i.  i  o,  p.  627:  La 
superstizione  tra'caitolicijì.  i  i ,  p.2  4,  art. 
2;  p.  1 56,  art.  3. 

SUPIAO./^.  Shpixo.  Non  va  confuso 
con  Supino  comune  dello  slato  ecclesia- 
stico, di  cui  parlai  nel  voi.  X  WII,  p.280; 
ina  siccome  iS'fYJi/zo  del  regno  di  Napoli  e 
già  sede  vescovile  dicesi  pure  Supino,  per 
incidenza  dissi  già  sede  vescovile  il  detto 
comune  nel  voi.  XXIII,p.  2C)3,  e  qui  mi 
correggo,  dovendosi  riferire  all'allro  Su- 
pino. 

SUPPELLETTILE  SAGRA,  Ó'///Jt'/- 


74  s  U  P 

lex  sacra.  Arnesi  della  chiesa  e  aldi  og- 
gelti  iiiseivieiiti  alle  funzioni  ecclesiasti- 
che, ornamenti  della  niedesitna,  ed  al  cul- 
to divino.  Esse  si  comprendono  negli  U- 
tensìti safari [F.),  Arredi  sagri  [^ .),  Va- 
si  sa  grii^l^.),  Parante  mi  sagri  (/'.),  Pan- 
nilini  sagri  (^.),  Fesll sagre [f'^.).  Il  lii- 
naldi  negli  Annali  ecclesiastici ^  all'unno 
293,n.''2,  [)arla  delle  suppellellili  de'cri- 
sliani  in  quell'epoca  trovate  al  vescovo  s. 
Cirillo,  e  consistevano  nella  (igura  della 
croce,  il  hbro  degli  alti  apostolici,  un  tur- 
ribolo  ili  terra,  ima  lucerna,  due  stuoie 
spiegate  sulla  nuda  terra,  una  cassetta  di 
legno  nella  quale  tenevasi  riposta  la  ss. 
Eucaristia  per  comunicarsi  secondo  l'uso 
di  que'tempi,  e  che  tali  erano  le  masseri- 
zie de'cristiani  primitivi.  Il  Sarnelli,  Let- 
lei  e  ecclesiastiche,  t.  3,  lett.  i,  tratta  co- 
me lieve  essere  la  suppellettile  del  vesco- 
vo. Ma  propriau)enle  delle  suppellettili  sa- 
gre e  di  chiesa,  leggo  nel  lUnnart,  Atti 
sinceri  (ìe'prinii  martiri  dclluChiesa,l.  3, 
p.  3<){),che  chiama  gli  arredi  sagri  e  le  al- 
tre cose  spettanti  alla  chiesa,  Mmisteriis 
omnibus  Ecclestae,  poiché  tutte  le  sup- 
pellettili sagresi chiamavano  ne'primi  se- 
coli del  cristianesimo  lìJinislerii,  perchè 
tutte  servivano  all'onore  di  Dio,  e  s'usa- 
vano per  dichiarare  la  u)aeslà  infinita  del- 
l'Altissimo, e  la  totale  soggezione  che  tut- 
ta laChiesa  protestava  a  Dio  solennemen- 
te, citando  il  p.  iMabillon,  De  liturg.  Gal- 
lic.  \\\ì.  i,cap.  7.  Indi  a  p.  4ot)  rimarca 
quanto  le  suppellettili  sagre  fossero  ric- 
che smo  da'prmii  tejnpi  dellaChiesa,  on- 
de i  cristiani  la  fornivano,  ed  insieme  la 
preziosità  loro  e  l'eccellenza  del  lavoro; 
cioè  vasid'oroeil'argentocancheili  bron- 
zo, di  ricca  materia  e  di  magnifico  lavo- 
ro. Il  IMagri,  Notizia  dcvocoholi  eccle- 
siastici, verbo  /lym/.v/e/'/V/^/ij dichiara  che 
questo  vocabolo  appresso  gli  scrittori  sagri 
spesso  sigiiillca  un  vaso  destinato  al  s.  Sa- 
gri/ìzio,  ovvero  al  servizio  dell'  Altare. 
Consliluiijiii  rninistcria  sacrata  non  tan- 
gerentiir,  nisi  a  niinislris  sacratis,  riferi- 
sce Aua^tasioDibliotecariodiPapas.Sislo 


SU  P 

I  dell  32,  comequello  che  determinò  che 
i  sagri  vasi  del  calice  e  della  patena,  non 
si  potessero  toccare  che  da'roinistri  sagri. 
Del  meilesimo  vocabolo  in  questo  senso 
si servìSlrabone:  Urbanus I Papaomnia 
ministeria  sacra  fecit  argentea.  E  in  tat- 
ti si  chiamò  Ministeriali s ,  il  Calice  che 
serviva  a  dispensare  il  Sangue  di  Cristo 
al  popolo  quando  comunicavasi  sotto  am- 
bedue le  specie  sagrameutali.  Anche  il 
Zaccaria,  Onoinasticon  rituale,  alla  voce 
Ministeriuni,  la  definisce:  Vasa  et  instru- 
menta potiora,  et  escaria,  Ministeria  o- 
mnia,  scu  supellectili  sacrae  ad  Encìia- 
ristiani  cotificitndani,  niensaeque  dwinae 
cullui  destinatae,  sacri  vel  sancii  ministe- 
rii  nomea  indiderunt.  Di  quanto  riguar- 
da le  suppellettili  sagre  non  solo  ragionai 
ne'citati  articoli,  ma  in  ciascuno  di  ipiel- 
li  che  si  comprendono  nelle  loro  moltepli- 
ci categorie.  Solo  (jui  pure  dirò,  che  i  va- 
si sagri  e  gli  ornamenti  nuovi  non  ponno 
essere  adoperati  nella  chiesa,  se  prima  nun 
sono  stati  consagrati  o  benedetti.  Anche 
il  concilio  di  Bordeaux  ne  fece  un  rego- 
lamento ,  che  Gregorio  XIII  approvò. 
Quelli  che  fanno  la  visita  delle  chiese  par- 
rocchiali non  devono  trascurar  nulla,  af- 
finchè sieno  fornite  degli  ornamenti  con- 
venienti; e  gli  ornamenti  ili  c!iiesa  non  so- 
no soggetti  all'esecuzione  della  giustizia, 
come  prescrive  \\jui  ecclesiastico.  Orua- 
nienti  sacerdotali  si  dicono  le  loro  ve>li  sa- 
gre, così  quelli  de'vescovi  si  denominano 
ornamenti  vescovili,  e  quelli  de'Papi  or- 
namenti pontificali. 

SUPERUiMEIlALEoSOPRAUME- 
IlALEj.S'fY^er/tMMier^r/i'.  Veste  sagra  e  pre- 
ziosa <\e\Somnio  sacerdote  degli  ebrei  .seb- 
bene con  tal  vocabolo  furono  pur  chiama- 
ti il  Razionale  ('  •)  o  pettorale,  ì'Amitlo 
(/'.),  lo  óVrt/^o/.z/ (■(/'.)  de'religiosi,ilf<i/- 
lio  [f' .)  coiue  vuole  anche  il  Zaccaria  nel- 
VOnomasticO'i  rituale.  Pallio  o  Raziona- 
le lo chiamòeziandio Cancellieri  ncWiìDe- 
scrizione  de' tre  pontificali,  p.  104,  ed  è 
in  questo  senso  che  alcuni  scrittori  usa- 
rono il  vocabolo  parlando  delle  vesti  pou- 


S  U  P 

tificali  del  Papa,  che  d'altronde  non  ha 
niopiiameole  Irai  suoi  ornamenti  il  so- 
praumerale.  iVou  si  deve  confondere  con 
['  Umerale  [f'.),\e\o  sagro  che  cuopre  le 
spalle,  le  braccia  e  il  petto  de's;igi  i  mini- 
stri della  chiesa,  e  col  quale  dal  suddia- 
cono si  copre  la  patena,  e  dal  sacerdote 
e  da  altri  la  pisside,  e  con  essa  si  benedi- 
ce il  popolo,  usandosi  pure  quando  si  cora- 
])arte  la  benedizione  con  ['ostensorio.  Tut- 
ti i  ricordati  ornamenti  o  vesti  sagre  fu- 
rono talvolta  appellati  Snperumerale, co- 
me quelle  che  si  >ovrappongono  sugli  o- 
meii  o  spalle,  e  dicendosi  in  latino  la  pa- 
rola sopra,  Super,  Saprà,  e  la  parola  o- 
ruero  o  spalla,  Hunierus,co$i  formossi  il 
vocabolo  Super  Huinerale,  e  fu  applica- 
to ad  esempio  della  veste  così  propriamen- 
te detta,  alle  altre  accennale  e  ricoprenti 
le  spalle.  Infatti,  trovo  nel  Magri,  Noti- 
zia de  vocaboli  ecclesiastici,  aWu  vocaSu- 
perhunierale,i\iia\\iìcdlo  VAniitto,  e  che 
alcune  volte  significa  presso  gli  antichi 
scrittori  \oScapolare  de'monaci  detto  pu- 
ve pazienza.  Anzi  notai  a  Basilia.\e,  per- 
chè anche  diverse  monache  usano  lo  sca- 
polare, dissiche  il  loro  sopramnerale  era 
una  sopravveste  di  lana  senza  ornato.  In 
favore  del  vocabolo  talora  appropriato  al- 
V Aniitto,  arroge  quanto  ivi  scrissi  ,  cioè 
che  anticamente  si  sovrapponeva  sul  ca~ 
mfce,  e  si  assumeva  dopo  Wcingolo.  IhMa- 
gri  chiama  ramiltu  anche  Huinerale,  A- 
naholagium  ,  Àniholagiwn ,  Anagola- 
giuni,  derivato  dalla  voce  greca  vestirsi. 
]Vola  che  aoticaoiente  tutti  lo  portavano 
sul  capo,  come  oggidì  usano  diversi  reli- 
giosi, e  poi  lo  pieg.ivaiio  sulla  pianeta;  cre- 
de simboleggiarci  con  esso  la  corona  di 
spine  del  Uedenlore,  o  il  velo  col  quale  gli 
fu  coperta  lafjccia  nella  passione,  o  quan- 
do nell'incarnazione  comparve  sulla  ter- 
ra colla  divinità  velata.  Aggiunge  che  an- 
ticamente nella  chiesa  romana  i'  amitlo 
df'cardinali  diaconi  era  più  slreltodi  quel- 
lo de'cardinali  preti, come  ricavasi  dal  ce- 
remoiiialedel  Duvanlria  fiorilo  nel  i  SiD. 
11  ceiemonicre  Chiapponi,  Acta  canuiit- 


S  U  P  7? 

znlioniss^.,Si\ì.  28aragionandosullaP«2- 
ìitta,\i\  dice  sinonimo  del  Superhumera- 
lej  e  che  presso  i  greci  il  Camice  fu  detto 
Superhuineralia,  e  corrispondente  al  no- 
stro Siiperpelliceum  o  Colta,  sebbene  di- 
casi pure  con.  tal  vocabolo  il  Rocchetto, 
tutte  sopravvesti  che  coprono  le  spalle  e 
il  petto,  come  il  superumerale  del  som- 
mo sacerdote  degli  ebrei.  E  qui  dirò  pure 
del  Supergenitale  oStthgmitale  o  Subge- 
miale,o  Ipogonatio  con  vocegreca.orna- 
meuto  proprio  de'vescovi  greci,  e  per  pri- 
vilegio l'usano  anco  i  sacerdoti,  che  de- 
scrissi nel  voi.  XXX.11,  p.  146,  e  ne  rifeci 
parola  a  Suddiacono.  Il  p.  Bonanni,  La 
gerarchia  ecclesiastica  considerata  riel- 
le vesti  sagre,  cap.  7:  Del  sopraiinierale 
in  secondo  luogo  ordinato  per  il  sommo 
5(7ce/Y/6)fój  ecco  quanto  riporta.  Il  sommo 
sacerdote  sopra  la  tonaca  di  bisso  indos- 
sava altra  veste  più  preziosa  e  denomi- 
nata ^««/cfl, del  colore  di  giacinto,  indi  so- 
vrapponeva ad  esse  la  veste  detta  Sopra- 
umerale,  perchè  era  sostenuta  dagli  0- 
meri  o  spalle,  composta  di  due  parli,  una 
delle  quali  pendeva  avanti  il  petto,  l'al- 
tra dietro  la  schiena:  cpieste  si  univano 
sopra  le  spalle  con  fìbbie  ornate  di  due 
pietie  preziose,  e  si  cingeva  nella  cinlu- 
la, restando  con  essa  coperta  piii  della  me- 
tà del  cor()o  sacerdotale. Superava  questa 
veste  tutte  le  altre,  sì  per  la  materia  che 
l)er  l'artifizio  con  cui  era  tessuta.  La  ma- 
teria era  di  bisso  di  3  colori,  cioè  di  coc- 
co, di  porpora  e  di  giacinto,  a'cjuali  era- 
no aggiunte  fila  d'oro  sottilissimo,  onde 
rendeva  vista  molto  vagì,  non  inferiore 
alla  preziosità  della  materia. Dl^^eDlonel- 
V Esodo,  cap.  28,  n.'  G:  Facitnt  supcrhu- 
rnerale  de  auro,  et  hyacindio,  et purpu- 
ra,  coccoque  bis  tincto  byssoque  retorta 
opere poly mito.  Circa  la  forma  di  tal  ve- 
ste scrisse  Filone,  ch'era  simile  ad  una  co- 
razza, ma  ciò  si  può  verificare  perchè  co- 
priva il  petto  e  In  schiena,  essendo  per  al- 
tro molto  dissìmìleda  essa.  Circa  la  qua- 
lità de'colori, e  dell'oro  in  fili  non  raggi- 
rati sopì  a  la  bela, lua  bensì  sullilmente  la- 


76  S  U  P 

gliali  da  una  lastra  pure  sottilmente  spia- 
nata,il  p.Booanni  ne  fa  eludila  spiegazio- 
ne. Quanto  all'ordine  che  la  veste  fosse 
fatta  opere polyniilo,  si  spiega o  che  fosse 
tessuta  inulùsfdis  varioruni  colorum,ov- 
vero  falla  a  rnaglia,o  fatta  in  maniera  che 
non  si  congiungesse  una  parte  coll'altra. 
Sopra  le  spalle  del  superumerale  erano 
aggiunte  due  pietre  preziose  chiamate  o- 
nieliinosj  delie  quali  parlando  Pluiio,  di- 
ce che  hanno  il  colore  bianco  simile  al- 
l'unghie umane.  Giuseppe  ebreo  le  disse 
sardoniche^  e  secondo  Filone  e  la  versio- 
ne de'Seltanta  si  dicono  smeraldi:  erano 
queste  incastrale  in  oro,  e  in  esse  erano 
intagliati  inomi  delle  XII  ZV/Z'/f,  e  si  chia- 
mavano lapides  ruenioriales.OìUe  queste 
eranvi  due  anelli  d'oro,  a'quali  si  attac- 
cava il  Razionale  o  pettorale,  misterioso 
ornamento,  e  si  adattava  alla  lacuna  o  a- 
pertura  lasciata  nel  superumerale  stesso. 
Jl  p.  Bonanni  riprodusse  le  figure  del  su- 
perumerale a  p.  28  e  54-  Il  superumerale 
fu  dello  anche  Efod  o  Ephod,  al  quale 
articolo  feci  la  d>stiiiiione  di  quello  pro- 
prio del  sommo  sacerdote,  da  (pjello  u- 
satoda'semplici  sacerdoti.  L'annalista  Ri- 
naldi,al  l'anno  1 7,  n.°2, parlando  del  la  iS/o- 
la  del  sommo  sacerdote,  dice  che  ad  essa 
eranocongiunli  dueallri  vestimenti  chia- 
raali  Superhoiiierale  e  Pettorale,  ambe- 
due insigni  per  le  pietre  preziose.  Intor- 
no a  (juelle  del  i  ."riferisce  Giuseppe,  che 
quando  si  sagri  fica  va  ,  quella  che  stava 
sulla  spalla  destra,  mandava  fuori  contro 
la  sua  natura  tanto  splendore  che  si  ve- 
deva eziandio  assai  di  lontano;  meraviglia 
maggiore  poi  era  che  soleva  Dio  perle  XII 
Gemme  cucite  nel  Razionale,  prenunzia- 
re  le  vittorie  con  istraordinario  splendo- 
re, onde  tulio  il  popolosi  rassicurava  del- 
l'assistenza e  aiuto  di  Dio, per  la  qual  co- 
sa i  greci  certificati  del  miracolo,  chiama- 
rono il  Razionale  o  Pettorale ,  Oracolo. 
I\Ia  lo  sle>so  Giuseppe,  nato  nell'anno  87 
di  nostra  era  e  scritture  di^WAnlicliiui giu- 
daiche, tiirermache  già  da  200  anni  tan- 
to la  gejuuìa  saidouioa  del  superumcra- 


S  U  P 

le,  quanto  le  gemme  del  razionale,  avea- 
no  tralasciato  di  tramandare  il  miracoloso 
splendore,  essendo  Dio  sdegnato  degli  e- 
biei  per  l'inosservanza  de'suoi  comanda- 
menti.  Il  Sarnelli,  Lettere  ecclesiastiche 
t.  3,  lett.  26:  Della  stola  abito  pontifi- 
cale, spiegando  f|uella  del  sommo  sacer- 
dote degli  ebrei,  la  chiama  tonaca  di  gia- 
cinto, della  dal  libro  dtìì'  Ecclesiastico, 
Umerale,  perchè  era  tonaca  senza  mani- 
che e  pendente  dagli  omeri.  E  benché  il 
raedesì  mo  Ecclesiastico  cbiam'ìStola  san- 
ta il  Suprautnerale,  non  si  può  negare 
che  fosse  sagrosanla  la  tonaca  delta  stola, 
mcnlre  il  sommo  sacerdote  se  senza  di  es- 
sa si  fosse  accostato  al  santuario  sarebbe 
morto.  Riconosce  anche  Sarnelli,  che  col- 
la stola  erano  congiunti  il  superumera- 
le e  il  [)eltorale,  ambedue  ragguardevoli 
per  le  pietre  preziose;  quindi  passando  a 
ragionare  dell'  odierna  stola  pontificale, 
sacerdotale  e  diaconale,osserva  che  se  non 
è  della  stessa  fn-ma  pende  pure  dal  collo, 
ed  è  altreA  un)ernle,essendo  sopraumera- 
le  ad  essa  o  la  Pianeta  o  il  P/V/Vz/e. Dichia- 
ra poi  con  Durando, Bona,  INIabillon  e  al- 
tri,  che  anticamente  la  nostra  stola  era 
ancora  tonaca  umerale, attorniata  da  una 
gran  fascia  che  serviva  anco  per  camice, 
e  dipoi  introdotto  il  camice  reslò  la  fJ^cia 
sola,  e  di  tonaca  umerale  diventò  colla- 
na o  stola. 

SUP  PLICA.  F.  Memori  ale,Registra- 
TORi,  Spedizioniere,  Rescritto.  Quanto 
agli  amanuensi  e  copisti  che  scrivono  le 
sup|>liche,  ne  parlai  nel  voi.  Lll,p.3«4» 
a  Scrittura  o  arte  dello  scrivere,  ed  a 
Segretario. 

SUPRALAPSARI.Seltadileologi  pro- 
testanti, i  quali  per  combattere  gli  erro- 
ri ile  Manichei  C^Oi  facevano  Dio  auto- 
re del  peccato.  /'.  Infrìlassari. 

SUPRASLIA  (Supraslien).  Città  con 
residenza  rescovile  di  rito  greco-ruteno 
unita  alla  chiesa  cattolica  nella  Prussia 
(A*.)  orientale,  soggetta  immediatamen- 
te alla  s.  Sede.  Ha  la  cattedrale  dedicata 
allAnuunziazioue  della  D.  Vei^iueedi 


S  U  P 
s.Gio.T]!vangeIisìn,(li  eleganlo  firma,  ch'è 
l'unicn  chiesa  della  cillìi;  bensì  nella  dio- 
cesi, che  uovera  più  di4o>ooo  cattolici, e- 
sislono  60 chiese  parrocchiali.  Vi  è  inSu- 
praslia  un  monastero  di  monaci  basilia- 
ni,  i  quaU  sono  di  aiuto  al  vescovo  nelle 
funzioni  ecclesiastiche.  Nel  i553inSu- 
piaslia  fu  fjudata  e  riccamente  provve- 
duta l'abbazia  del  suo  nome  dall'arcive- 
scovo Ialino  diRioviaconleGiuseppe  Sul- 
tan,  e  dal  non  meno  piissimo  conte  Ales- 
sandro Chodkiewic2,indi  nel  1 5c)5  fu  da- 
ta a'basiliani.  Il  rinomatissimo  metropo- 
Jila  Leone  Kiska  del  i  7  i  8-29  innalzò  a 
Canio  dei  monastero,  di  cui  egli  era  com- 
mendatore, magnifico  palazzo  per  abita- 
zione dell'abbate,  divenuto  poi  episcopio 
e  abitazione  del  vescovo.  La  bella  chie- 
sa del  monastero  eretta  in  parrocchia,  fu 
poi  convertita  nell'attuale  cattedrale. Era 
ricca  di  molle  e  preziose  reliquie,  di  am- 
pio coro,  di  un  organo  assai  stimato,  di 
leggiadro  campanile,  e  di  vasto  cimiterio 
separalo  dai  sepolcro  de'monaci,  adorno 
di  sontuosa  cappeila.il  3.'  smembramen- 
to della  Polonia  {l\)  fu  confermato  dal 
trattato  de'i  4  ottobre  1795  in  favore  del- 
l'Austria, Russia  e  Prussia.  Le  due  ul- 
time potenze  acattoliche  fecero  a'novelli 
loro  sudditi  gravissime  promesse  di  ser- 
bare inviolata,  anzi  di  proleggere  ia  loro 
religione catlolica  romana, come  riportai 
ne'Ioro  due  articoli.  11  re  di  Prussia  Fe- 
dii ico  Guglielmo  li  ciò  avea  di  giù  pro- 
messo con  lettere  de'2  5  marzo  1793,  e 
!ie  die  ancor  più  solenne  parola  nel  tral- 
t:ito  de'25  del  seguente  settembre.  Per 
ide  3. '^divisione  della  Polonia  vennero  in 
potere  della  Prussia  la  provincia  di  Bia- 
lÌNlr.k  e  porzione  della  diocesi  di  Bresl, 
coll.i  celebre  abbazia  di  Supraslia.\  elea 
ragione  che  si  provvedesse  a'bisogni  spi- 
rituali degli  abitanti,  i  quali  pressoché 
tulli  seguivano  ia  chiesa  catlolica  di  rito 
r>uleno[F.).  Guidalo  da  senlimenli  di  e- 
i|intà  e  mosso  dalle  istanze  de'fedeli,  ac- 
ciocchè  non  avessero  a  dipendere  da've 
scovi  ruteni  residenti  liiori  del  regno,  il 


SUP  77 

nuovo  re  Federico  Guglieluìo  III  ricor- 
se alla  s.  Sede  per  l'erezione  d'un  vesco- 
vato cattolico  di  greco-ruteni  uniline'no- 
velli  suoi  stati.  Onofrio  Gaetano  Szem- 
beck  fi  alello  del  vescovo  di  Plock  oPlosk 
fu  incaricato  di  a.^segnare  i  limiti  della 
nuova  diocesi,  stabilendosi  la  sede  del  ve- 
scovo nell'abbazia  di  Supraslia,abitala  al- 
lora da  22  basiliani.Pio  VI, in  quel  tempo 
diraorantenella  Certosa  di  Firenze,  tutto 
approvò  colla  bolla  Siisceptam  a  nobls, 
de'6  marzo  i  79S  (meglio  1 709  per  quan- 
to dico  a  Pio  \  1  ed  aSiE>-.A,ove  allora  tro- 
vavasi,  passando  alla  Certosa  il  r. "giugno 
I  798),  Bull.  Reni.  coni.  1. 1  o,  p.  1 8 1 , nel- 
la quale  leggo  che  il  Papa  ere.<se  la  chie- 
sa del  monastero  in  cattedrale,  e  formò  la 
diocesi  co'terrilorii  appartenenti  a  quel- 
le di  Kiovia  e  di  Bresl,  dalle  quali  li  dis- 
membrò. Decorò  Supraslia  del  nome  di 
città,  con  tutti  i  diritti,  privilegi  e  liber- 
tà comuni  alle  altre  cillà  vescovili  ;  di- 
ciiiaiò  il  vescovato  esente  dalla  soggezio- 
ne al  meliopolilauo,  e  immediatamente 
sottoposto  alla  Sede  apostolica,  coll'iden- 
tilà delle  prerogaliveedell'immunilà  de- 
gli altri  ve.scovati  ruteni.  A  seconda  delia 
pontificia  disposizione  sul  capitolo  della 
cattedrale,  il  re  pi  omise  la  fonilazione  di 
due  dignità  e  4  canonicali  pe' sacerdoti 
secolari,  con  assegnamento  conveniente, 
e  di  mantener  ia  chiesa  col  palazzo  ve- 
scovile: al  vescovo  si  assegnò  l'annua  ren- 
dila ili  4000  scudi  moneta  prussiana. Pio 
VI  a'27  marzo  I  799  nominò  e  contérmò 
I  ."vescovo  di  Supraslia  d.  Teodosio  Wi 
slocki  abbate  del  monastero  e  presenta- 
to d;il  re,  nato  nelirSS  della  diocesi  di 
Premislia,  uomo  di  altissimi  mei  ili,  co- 
me narra  il  p.  Theiner,  J  icende.  dtlla 
chiesa  cnttolica  di  ameiidue  i  riti  nella 
Polonia  e  nella  Russia j  però  nelle  No- 
tizie di  Roma  trovo  che  fu  fatto  vesco- 
vo a'2  aprileiSoo  da  Pio  VII,  ciò  deve 
intendersi  per  la  promulgazione  in  con- 
cisloio.  Poscia  pel  trattalo  di  Barlensleiii 
de'?G  apriIci8o7,  stipulalo  tra  ia  Bus 
sia  e  la  Prussia,  e  dopo  la  pace  di  Tdsil 


78  SUR 

de'9  luglio,  fu  dalla  Prussia  ceduto  alla 
Russia  il  dislrellodi  Bialistok, onde  l'im- 
peratore russo  Alessandro  1  soppresse  il 
vescovato  di  Supraslia,giaccliè Leone Sa- 
■\vorowski  o  Jaworowski  dell'ordine  ba- 
siliauo,  nouiinalopoidal  re  Federico  Gu- 
glielmo III  per  2.°  vescovo,  non  avea  an- 
cora ricevuto  da  Pio  VII  la  canonica  isti- 
tuzione.Quindi  l'imperatore  nominòLeo- 
ne  sudraganeo  di  Brest  e  gli  fu  conferi- 
to il  titolo  dell'abolita  sede  di  Wladimi- 
ria.  Nel  I  8  I  5  reintegrala  la  Prussia  de- 
gli stati  perduti, ricuperò  pure  Supraslia, 
e  perciò  Leone  Saworowski  n'  ebbe  la 
sede  vescoviIe,e  per  vescovo  di  Supraslia 
lo  trovo  nelle  Notizie  di  Roma  del  1 8  1 8, 
che  furono  le  piime  a  pubblicarsi  dopo 
il  ripiistinanienlo  del  governo  tempora- 
le della  s.  Se(\e.  In  rpielle  del  1847  lo  ri- 
leggo, ma  nelle  seguenti  dal  1 85 1  in  poi 
trovo  la  sede  di  Supraslia  sempre  va- 
cante. 

SUPvA  o  SURI  A.  Sede  vescovile  del- 
la provincia  Eufratesia  nell'Asia, patriar 
ciito  d'Antiochia,  sotto Gerapoli  metro- 
poli della  Comagena,  eretta  nel  V  seco- 
lo, il  Terzi  nella  Siria  sagra  avverte  che 
Fullero  e  altri  confusero  Sura  coll'anli- 
ca  Tiro,eStefano  pretese  che  fosse  nella 
Fenicia.  La  città  di  Sura  fu  denominata 
colonia  Flavia,  comechè  ristorata  da  Ve- 
spasiano, ed  era  vicina  a  Rosafa  e  Scr- 
giopoli.Ebbeper  vescovi  Uranio, pel  qua- 
le Stefano  metropolitano  di  Gerapoli  nel 
45  [  sottoscrisse  la  6."  azione  del  conci- 
lio generale  di  Costantinopoli;  Marione 
fu  esiliato  dall'imperatore  Giustino  I,  a 
cagione  del  suo  attaccamento  all'eresia 
de'  monofisiti;  N.  venne  massacrato  con 
molli  cittadini  dall'  armata  di  Cosroe  I 
redi  Persia.  Oricns  dir.  t.  2,  p.  C)5o. Nel- 
l'articolo Maroniti  dissi  che  nel  suo  pa- 
triarcato vi  è  l'arcivescovo  di  Suro  Ti- 
ro, di  quel  rito.  Inoltre  Sura,  Snreii,  è 
un  titolo  vescovile  in  parlibus,  sullo  il  si- 
mile arcivescovato  di  Gerapoli,  che  con- 
f-risce  il  Papa.  Gregorio  XVI  a'27  mar- 
zo 184G  vi  nominò  mg.r  Stefano  Rai- 


S  U  S 

mondo  Albrand  e  vicario  apostolico  di 
Rouei-Rou,  e  lo  è  tuttora. 

SURISTE  o  SURITA.Sede  vescovi- 
le  d'Africa  nella  Mauritiana  di  Sitili,  sot- 
to la  metropoli  di  tal  nome,  ed  Aufìdo 
suo  vescovo  fu  esiliato  nel  484  tla  Uone- 
rico  re  de'  vandali,  per  non  aver  voluto 
sottoscrivere  l'erronee  proposizioni  dei 
donatisti  nella  conferenza  di  Cartagine. 
Morcelli,  Jfr.  c/ir.  1. 1. 

SUSo  SUSA.Sede  vescovile  della  dio- 
cesi de'caldei,  sotto  la  metropoli  di  Gon- 
disabour  o  Gondisapor,  eretta  nel  V  se- 
colo. La  città  di  Sus  o  Susan  di  Persia 
nel  Ruzistan  o  Chorestan,  l'antica  Susa, 
fu  residenza  del  possente  re  Assuero,  ed 
altri  la  credono  nel  paese  degli  elamiti 
presso  il  fiume  Euleo  o  Ulai,  e  l'antica 
Elymai.  Negli  scavi  si  trovaiono  impor- 
tanti avanzi  di  sua  grandezza,  e  pezzi  di 
marino  coperti  di  geroglifici.  Si  conosco- 
no i  seguenti  vescovi  di  Sus.  Milles  mar- 
tirizzato nella  persecuzione  di  Sapore  I; 
Abda  del  42  i  pur  messo  tra'martirijBar- 
suma  partigiano  dell'  eresia  nestoriana; 
Isacco  del  680;  Jesuiab  poi  metropoli- 
tano d'Holouan  dell'SgS;  Juballaba  as- 
sistè all'elezione  del  cattolico  Machicha; 
Giovanni  trovossi  all'elezioni  de'catloli- 
ci  Denha  e  Juballaba  III.  Orienschr.  t. 
2,  p.i  i8q. 

SUSA  (Siiseli).  Città  con  residenza  ve- 
scovile del  Piemonte,  negli  stati  del  re  di 
Sardegna,  capoluogo  della  provincia  del 
suo  nome  e  di  mandamento,  della  divi- 
sione amministrativa  di  Torino,  da  cui 
è  lontana  circa  11  miglia,  in  fondo  ad 
una  valle  sulla  sponda  destra  delDora- 
Ripario,  in  amena  situazione  al  pie  del- 
l'Alpi Cozie,  presso  il  confluente  del  Ce- 
nisio,  ed  alla  diramazione  delle  due  stra- 
de del  Monte  Cenisio  oMoncenis,  e  dei 
Monte  Ginevra.  E"  pur  sede  d'un  tribu- 
nale di  I."  istanza  e  delle  autorità  della 
provincia,  piccola  città  mediocremente 
fabbricata,  nia  non  manca  di  pregievoli 
edifizi.La  caltedrale.anlico  edi(lcio,è  sot- 
to il  titolo  della  13.  Vergine  Maria,  di  s. 


su  s 

Giusto  martire  e  di  s.  Mauro  abhate.con 
battisterio  e  cura  d'anime  die  auiuìini- 
stra  la  2."  dignità  del  capitolo.  Questo  si 
compone  di  2  dignità,  l'ai  cidiacono  ch'è 
la  i/jil  preposto  la  2.^, di  1  i  canonici  com- 
prese le  prebende  del  teologo  e  del  pe- 
nitenziere, e  di  altri  preti  e  cbierici  ad- 
detti al  servigio  divino.  L'episcopio  è  al- 
quanto dislanlc  dalla  cattedrale,  oltre  la 
quale  non  sonovi  altre  parroccliie, ben- 
sì altre  chiese,  diversi  sotlaiizi,  due  ospe- 
dali, seminario  con  alunni,  e  altri  stabi- 
limenti benefìci  e  d'  istruzione,  come  il 
reale  collegio.  Vi  si  conserva  un  bell'ar- 
co trionfale  di  marmo  bianco,  eieltoad 
Augusto  dal  re  Cozio  vassallo  dell'  im- 
pero romano,  sotto  la  cui  clientela  egli 
signoreggiava  quella  parte  delle  Alpi  clie 
divide  la  provincia  di  Saluzzo,  Pinerolo 
e  Susa,  da  Francia  e  Savoia, eche  da  lui 
appunto  prese  il  nome  A' Alpi  Coz/V,  al 
quale  articolo  ed  a  Patrimoni  della  s. 
Sede,  narrai  que'che  questa  vi  possede- 
va pingui  e  vasti.  D'ordine  corintio  e  di 
ottimo  stile  è  l'arco,  ma  guasto  e  spoglia- 
to delle  sue  iscrizioni,  le  quali  però  so- 
no ri[)orlale  ne'  Ulonuuienla  Jii^loriaepa- 
triae,  t.  4»  p- 1  5^  ' ,  o'e  si  legge  che  re  Co- 
zio  forse  l'edificò  per  testimoniare  la  sod- 
disfazione che  avea  provato  per  le  vitto- 
rie riportale  da  Augusto  su  d'alcuni  po- 
poli alpini  più  vicini  a'  suoi  confini,  ed 
in  occasione  del  passaggio  di  queirini|)e- 
ratore  per  le  Alpi,  mentre  andò  o  ritor- 
nò d'Italia  in  Francia,  e  probabilmente 
allor(|uando  uno  de'  principali  tra'  galli 
avendo  destinato  di  precipitarlo,  restò 
atterrilo  dalla  maestà  e  .serenità  del  suo 
volto,  verso  l'anno  tli  Roma  744>  circa 
IO  avanti  l'era  nostra.  Altro  arco  pure 
vi  era  slato  innalzato  a  GudioCcsare,chc 
i  popolani  guastarono  per  fare  un  ponte 
sulla  Dora.  Questa  città  ha  pochi  altri 
mezzi  fuor  di  quelli  che  le  procurano  i 
viaggiatori  che  rccansi  a  Torino.  Vi  si 
trovano  tuttavia  alquante  oilicine  di  co- 
rami, hannovi  luogo  settimanali  mercati 
di  bestiami,  td  una  fiera  assai  (lequen- 


Sl}S  79 

tata  in  setteml)re.  Il  .suo  territorio  pro- 
duce poco  grano,  ma  molto  vino,  casta- 
gne e  frutti, tra'quali  primeggiano  le  bel- 
le poma  di  Susa  che  conservansi  per  più 
stagioni  in  istatodi  freschezza  esenza  per- 
dere sapore.  Importante  è  l'educazione 
della  quantità  grande  de'bachi  da  seta,  e 
si  trae  del  ferro  dalle  circostanti  miniere, 
e  dalle  cave  una  pregiatissima  specie  di 
marmo  detto  Verde  di  Susa.  Scendendo 
dal  Cenisio  per  entrare  in  Susa,  si  vedo- 
no rimasugli  di  baloardi  e  altri  avanzi  in- 
formi d'una  rocca  smantellata:  (juesta  era 
la  fortezza  di  s.  Maria,  chiamata  volgar- 
mente la  Brunetta,  e  formava  parte  del- 
le fortificazioni  un  tempo  rilevanti  per 
cui  chiudevasi  col  passo  di  Susa  la  poita 
dell'Italia.  Fu  distrutta  come  piazza  di 
guerra  unitamente  a  tante  al  tre  per  la  pa- 
ce fatta  co'francesi  nel  i  796,  ed  ormai  so- 
lo resta  a  far  contrapposto  coll'arco  roma- 
no che  le  sta  a  fronte,  e  colla  magnifica 
strada  che  vi  si  apre  tra  l'uno  e  1'  altra. 
Può  dirsi  che  qui  si  riuniscono  3  monu- 
menti caratteristici  di  3  epoche  memo- 
rabili nella  storia.  Imperocché  ricordate 
per  essi  ivi  ricorrono  insieme  alla  fmlasia 
le  pompose  glorie  delle  arti,  ({uelle  delle 
conquiste  presso  la  nazione  che  già  ebbe 
l'impero  del  mondo,  e  le  ostinate  difese 
in  secoli  più  recenti  da  un  piccolo  popolo 
guardiano  delle  Alpi,  che  vanta  prodi 
guerrieri  e  tra  gli  altri  illustri  il  celebre 
caidinal  Ostiense  (1'.)^  oltre  l'attuale  in- 
dicibile potenza  dell'industria  e  del  com- 
mercio, la  quale  superandoogni  ostacolo 
della  natura  ravvicina  uomini  edistanze. 
E  noto  che  fra'vari  passi  per  cui  soglion- 
si  ora  valicare  le  Alpi,  il  iMonte  Cenisio  è 
il  pili  agevole,  e  ciò  dopo  che  Napoleone 
I  imperatore  de'francesi  nel  i8o4viaprì 
una  larga  e  comoda  stiada.Piùarduoas- 
sai  egli  era  prima,  uè  perciò  inen  fre- 
(juentato  da  molti  secoli,  come  quasi  il 
solo  per  cui  si  potesse  tragittare  non  so- 
himenlcdal  Piemonte  in  Savoia,  ma  da 
tutta  Italia  in  Francia,  Spagna,  parte  di 
Ccrmania  e  ln<^hiltcrra.   Proseguiva  a 


8o  S  U  S 

fjiie'tempi  In  strada  por  una  valle  piana 
da  Su'ia  alla  Novalesa,  terra  antica  posta 
n  pie  dellMonte  Cenisio,  ma  colà  era  for- 
za il  dislogare  minutamente  i  legni  e  o- 
gni  parte  di  essi  caticare  co'bagagli,e  co- 
si tutte  le  merci  sopra  i  muli,  salendosi  il 
monte  oa  piedi  o  a  cavallo,  o eziandio  io 
portantina,  sino  all'  ultimo  piano  o  sua 
vetta.  Dal  [ìiinto  poi  donde  cominciava 
e  principia  tuttora  la  discesa,  solevasi  da 
molti  calare  velocissimamente  a  Lansle- 
boigo, abbandonandosi  giù  per  l'erta  chi- 
na in  certe  slille  che  un  uomo  solo  guida- 
va co'piedi  e  col  bastone  sopra  la  neve 
battuta.  Allora  molti  inglesi  risalirono 
piìi  volle  faticosamente  il  monte,  onde 
compiacersi  di  tal  calata  ardita  e  preci- 
pitosa. Ora  la  nuova  strada  sale  imme- 
diatamente da  Susa.  Essa  va  ergendosi  a 
poco  fi  poco  per  lunghi  e  ben  delineati 
circuiti,  prima  fra  belle  praterie  che  a- 
dombrano  numerosi  castagni,  poi  fra  a- 
]jeti  e  larici  che  vanno  sempre  piìi  dira- 
dandosi, e  finalmente  tra  balze  scoscese 
e  aspri  dirupi,  in  cui  fu  scavata  a  forza  di 
mine  con  gran  costo  e  con  mirabile  mae- 
stria. Nel  salire  si  ha  a  destra  la  profonda 
■valle  della  Novalesa  trascorsa  dal  torren- 
te Cenisio,  poi  al  di  là  l'altissimo  Roccia- 
melone,  in  cima  di  cui  è  la  piramide  in- 
nalzata nel  1821,  che  porta  l'iscrizione 
già  ivi  collocata  nel  i65(:)quando  il  duca 
CarloEmanuele  II  vi  andò  in  peilegrinag- 
gioa  una  cappelletta,oggetto  tuttora  d'an- 
nuo concorso pegli  abitanti  delle  sottopo- 
ste valli  di  Lanzo  e  di  Susa.  Siccome  al 
cader  delle  prime  nevi  e  peggio  in  prima- 
vera piombano  d'ogni  parte  terribili  va- 
langhe, per  soccoi  rere  i  passeggieri  Napo- 
leone I  vi  stabiPi  e  dotò  una  famiglia  reli- 
giosa per  ospitarli.  Di  essa,  e  di  quella  ce- 
lebre e  benemerita dell'ospiziodelGran  s. 
I5ernardo,parlaiaSioxedaSvizzERA.A'22 
maggio  1854  fu  inaugurata  la  strada  fer- 
rata che  da  Torino  riesce  a  Susa,  com- 
messa e  condotta  a  termine  dall'  inglese 
Carlo  Henfrey,  il  quale  solennizzò  tal 
giorno  con  gran  feste  e  invili:  vi  si  recaro- 


S  U  S 
no  il  re  e  la  regina,  il  duca  e  l.i  duchessa 
di  Genova,  ricevuti  dal  vescovo  di  Susa. 
Sixsn, Segusiiii/ì,  antichissima  e  rino- 
mata pel  suo  vetusto  e  già  potente  mar- 
chesato longobardo,  di  cui  fu  capitale  e 
perciò  di  quasi  tutto  il  Piemonte  (^^.), 
per  la  situazione suddescritta,  sopra  i  so- 
li antichi  sbocchi  fra  l'Italia  e  la  Francia, 
fu  un  tempo  di  grande  importanza 'come 
piazza  di  guerra,e  la  chiave  della  nostra 
penisola  da  quel  lato;  (|uindi  fu  spesso  at- 
taccata e  devastata  nelle  guerre  diverse, 
e  immense  rovine  patì  ne'passaggi  me- 
morabili de'galli,  de'carlaginesi,de'goti, 
de'vandaii.  L'imperatore  Costantino  I, 
vincitore  di  Massenzio,  la  distrusse:  ma 
cento  volte  smantellata,  tornò  sempre  a 
risorgere.Perla  sua  topogradca  posizione 
Susa  vide  que'  sovrani  che  da  Italia  .si 
recarono  in  Francia,  e  viceversa  quelli 
che  da  essa  calarono  in  Italia,  inclusiva- 
mente  a'Fapi  che  si  condussero  in  Fran- 
cia,cominciando  da  Stefano  //detto  HI, 
che  nel  753  peli.°  valicò  le  Alpi;  laonde 
senza  in  st'guito  ricordarli  tutti,  può  ve- 
dersi Francia,  ove  notai  i  Papi  che  vi  si 
recarono.  Narra  Feronio,  che  Carlo  Ma- 
gno avendo  nel  773  vintoDesiderio  re  dei 
Longobardi  (Z-^.)  e  conquistato  il  suo  re- 
gno, ha  gli  altri  governatori  costituì  due 
marchesi  per  guardare i  passi  della  Fran- 
cia dall'Italia,  uno  a  Susa  e  fu  Abone,  l'al- 
tro aSaluzzo (^f^ .) c\\\aayà\.o  Portado,ain- 
bi  nobili  francesi.  Abone  già  si  trovava 
signore  di  molte  terre  da  Novalesa  sino 
a  Torino,  e  possedendone  altre  al  di  là 
de'monti.  Del  marchesato  e  de'marche- 
si  di  Susa,  molte  notizie  sono  riportale 
ne' Monumenta  suddetti,  donde  1  ilevasi 
che  il  marchesato  dipendeva  dal  regno  di 
liorgogna  e  perciò  dall'impero;  che  al  re 
Bosone  nel  X  secolo  si  ribellò  il  conte  di 
Susa  Olderico  Manfredi,  marito  di  Ber- 
ta figlia  di  Autberlo  credulo  della  stirpe 
de'marchesi  d'Ivrea, fondatoredel  mona< 
siero  diCaramagna,che  perciò  strinse  al- 
leanza co'genovesi.  Dipoi  tentò  di  caccia- 
re dalla  Moriana  il  conte  Bcroldo  sasso- 


s  e  s 

no,  cnpifano  genernic  e  liioqntcnenletlel 
ifgnodi  l>oi)^<i^n;i  pel  re  lìosoiie.  Gran 
(lamio  allies'i  lèccio  a  Susa  le  sue  iiile- 
siine  cliscorilie,  e  r  ullimo  suo  incendio 
le  arrecò  quello  giavissimo  ilella  perdi- 
ta degli  archivi  preziosi  del  inarcliesalo 
e  della  casa  di  Savoia,  onde  riniangono 
buie  al  di  là  d'  Umberto  I  le  origini  del- 
ia nobilissima  casa  di  Savoia  (/'.), di  cui 
(juel  conte  di  Moriana  fu  stipite.  Egli  nac- 
que da  Ceroldo  già  rammentato,  princi- 
pe sassone  e  nipote  d'Ottone  III  impera- 
tore, clie  riportò  vittoria  contro  il  signor 
(liStisa  e  suoi  alleali  a  pièdeLAIonleCeni- 
sio,  indi  chiamali  da  Germania  la  moglie 
e  il  figlio  Umberto  I,  fu  cosi  il  fondatore 
di  sua  eccelsa  prosapia,  e  solennizzando 
il  loro  arrivo  con  giostre  e  tornei.  Trova- 
vasi  alla  sua  epoca  e  sul  principio  del  se- 
colo XI  la  città  di  Susa,  porta  e  ingresso 
della  I  M\Iarca  d'Italia,  dominando  i  suoi 
potenti  marchesi  come  legali  degl'impe- 
ratori alla  difesa  delle  Alpi, la  contea  di 
Torino,  la  signoria  d'Aosta  e  varie  altre 
contrade  del  l'iemonte,e  nelle  parli  marit- 
time della  Liguria.  Quando  Adelaide  fi- 
glia ed  erede  dell'ultimoericordato  mar- 
chese Oldeiico  Manfredi,  divenuta  già  ve- 
dova in  prime  nozze  d'Ermanno  duca  di 
Svev/a,poiin  seconde  d'Enrico  di  IMunfer- 
ralo,  sposò  (Jdone  o  Oddone  figlio  d  Um- 
berto l  verso  il  I  o3?,,o  come  vuoisi  da  al- 
cuni nel  I  o4t>.  Questa  diustre  marcliesa- 
un,  o  contessa  come  la  cliiainano  diversi 
storici,  portò  alla  casa  di  Savoia  il  retag- 
gio di  quelle  provincie  subalpine.  Per  il 
che  Oddone  essendo  succeduto  nel  i  060 
al  fratello  Amedeo  I  nella  contea  di  iMo- 
riana,  fondò  il  i.°quella  dominazione  di 
qua  e  di  là  dall'Alpi, che  per  tanti  secoli 
fu  origine  di  gloria  e  d'uigrandimenloal- 
la  stirpe  regnante  de're  diSardegna, duchi 
di  Savoia  e  marchesi  di  Susa,  titolo  che 
assunto  allora  tuttora  conservano.  Nel- 
l'articolo Savoia  celebrai  Oddone,  e  di 
piìi  Adelaide  per  le  sue  virtù  e  saggezza, 
ed  avendo  maritato  la  sua  figlia  bei  la  al- 
riiiiperalore  Enrico  IV  nemico  acci  rimo 

VOL.   I.XXI. 


S  U  S  8  . 

di  s.  Gregorio  VII,  (piando  esso  volle  ca- 
lare in  Italia,  non  gli  accordò  il  passaggio 
the  a  condizione  (Iella  cessione  di  que'rag- 
guardevoli  dominii  che  descrissi  nel  del- 
lo articolo,  e  poi  accompagnò  il  genero 
a  Canossa,  interponeudosi  col  Papa  pel 
suo  perdono.  Adelaide  si  compiaceva  di 
soesiorna  re  nel  l'antico  Castel  lo  di  A  vi«lia- 
na,  ameno  pe'suoi  due  deliziosi  laghi  del- 
la Madonna  e  di  s.  Bartolomeo,  e  abbon- 
danti di  buoni  pesci.  Dopo  di  lei  parec- 
chi conti  di  Savoia  dimorarono  in  Avi- 
gliana,e  in  uno  de'Iaghi  dipoi  si  affogò  Fi- 
lippo primogenito  di  Giacomo  principe 
d'Acaia.  Celebrata  Adelaide  per  le  sue 
pie  fondazioni  e  religiose  liberalità,  come 
per  la  chiesa  di  s.  Lorenzo  d'Oulx,per  la 
sua  prudenza  nel  governo  dopo  la  mor- 
te d'Oddone,  e  per  le  sue  qualità,  mori 
nel  logi,  ma  dove  fosse  sepolta  non  si 
sa  di  certo.  Chi  la  vuole  a  Canischio  nel 
Canavese,  chi  nella  cattedrale  di  Susa,  e 
chi  liualmenle  in  Torino  nella  cappella 
della  ss.Trinilà  nella'metropolitana.dove 
essa  aveva  fondato  un  capitolo  cui  ven- 
nero in  seguito  aggregati  i  preti  teologi 
del  Corpus  Domini.  Il  Papa  Eugenio  III 
fuggendo  da  Roma  le  persecuzioni  degli 
arnaldisli,  in  principio  dclii47  licove- 
rossi  in  Francia,  ove  celebrò  la  Pas(jua 
col  re.  Egli  fece  la  via  di  terra,  e  passan- 
do pel  Piemonte  arrivò  a  Susa  accom- 
pagnato da  molli  cardinali,  e  dal  conte 
d\  vSavoia  Amedeo  HI,  insieme  al  suo  fi- 
glio Umberto  HI,  i  quali  due  principi  agli 
8  marzo  nel  monastero  di  s.  GiuslodiSu- 
sa,  alla  presenza  del  Papa, confermarono 
al  monastero  tutlociò  che  ila'marchesi  di 
Susa  e  conti  di  Savoia  loro  predecessori 
aveanoricevulo.Nello  stesso  tempo  il  mo- 
nastero turni  ad  Amedeo  Uhi  ,000  soldi 
secusini, acciò  servissero  in  p.irtealle  spe- 
se necessarie  al  viaggio  di  Siria  consiglia- 
to dal  Papa.  Quindi  Eugenio  III  aven- 
do asceso  e  disceso  il  .Monte  di  Ginevra, 
s'inoltrò  per  l'arcidioccii  d'.Vmbrun  nel 
Delfinalo,  ed  in  Parigi  accomiatò  .\me- 
dco  111  che  cou  altri  principi  por  tossi  iu 


8?.  S  U  S 

Siria.  Fralfanto  il  marchcsnio  di  Sii(,a 
colla   (il là  sua  rapitale  sogiù  le  vicemle 
e  i  destini  de'conli  di  Savoia,  e  soggiar- 
(|iie  alle  tenibili  e  desolanti  fazioni  dei 
Guelfi  e  Ghibellini  [F.),  col  resto  d'Ita- 
lia. Nelle  gravi  vertenze  fra  il  Papa  Ales- 
sandro III  e  l'imperatore  Federico  I,  il 
conte  Umberto  IH  difese  la  s.  Sede,  on- 
de l'imperatore  portò  aspra  guerra  nei 
suoi  slati,  nel  i  i  74  ridusse  in  cenere  Su- 
sa,  e  in  quel  fuoco  perirono  i  ricordali  ar- 
chivi. Allorché  il  nipote  di  detto  impera- 
tore, Federico  li,  perseguilo  la  chiesa  ro- 
mana e  Papa  Innocenzo  IV,  questi  rifu- 
giandosi in  Francia,  a'2  novembre,  altri 
dicono  a' I  3,  per  Asti  giiuise  in  Susa,  do- 
ve trovò  ad  allenderloHcardinali,ancli'es- 
si  temendo  le  insidie  e  la  furia  dell'im- 
peratore nemico.  Valicate  con  loro  le  Al- 
pi, giunse  a  Lione  a'2  dicembre,  ricevuto 
con  indicibile  allegiezza  e  venerazione. 
Susa  rivide  un  altroPapanel  i4iB,quan- 
do  Martino  V,  do[)o  il  soggiorno  di  Gi- 
nevra, di  che  ripailo  a  Svizzeha  descri- 
vendo il  cantone, a'3  settembre  passò  per 
Susa  nel  recarsi  aTorinoeManlova, e  allie- 
tò colla  sua  presenza  la  città, regnando  al- 
lora Amedeo  Vili  I  ."duca  di  Savoia  e  poi 
antipapa  FeliceFiìe\  1 439, onde  col  resto 
de'suoi  dominii  Susa  lo  venerò  come  fos- 
se stato  legittimo  Papa,  scisma  che  finì 
colla  sua  viituosa  rinunzia  nel  i449'  ^ 
francesi  s'impadronironodiSusaneiiG^g, 
l'occuparono  di  nuovo  per  le  guerre  nei 
I  Gqo  e  la  conservarono  6  anni;  indi  la  ri- 
presero nel  I  7o4)  ma  fu  loro  tolta  daVit- 
torioAoiedeo  ll,che  fu  poi  il  i.°re  di  Sar- 
degna. Essendo  la  città  assai  ben  forlifl- 
caln,e  come  dissi  difesa  dalla  fortezzaBru- 
netta,  dopo  la  rivoluzione  di  Francia  i 
francesi  calando  in  Italia  invasero  Susa, 
e  nel  I  798  ottennero  il  diroccamento  del 
propuguacolo,  impiegando  nella  demo- 
lizione le  braccia  degl'itoliani  diPiemon- 
te.  In  tal  niodo  fu  annientala  Brunetta 
tagliata  nel  vivo  sasso  e  meraviglia  del- 
l'arte, destinata  a  proteggere  Susa  e  gua- 
rentire l'Italia  dalle  galliche  irruzioni.  A- 


S  U  S 
vendo  i  repubblicani  francesi  occupalo 
violentemente  pure  gli  stati  della  s.Sede, 
detronizzarono  Pio  VI  e  prigione  lo  con- 
dussero a  Valenza  di  Francia.  Il  Baldas- 
savìyPkflazione  (Ielle  avversità  e  patimenti 
(li  Pio  n,  t.  4)  ['-109  e  seg.,  narra  che 
ilPapaa'26  aprlle(a'25coniyovae'>  sci  is- 
si nella  biografìa)  1  799  daTorino  fu  con- 
dotto a  Susa,  fermandosi  prima  al  vil- 
laggio di  s.  Ambrogio  in  un  cattivo  al- 
bergo d'osteria.  Non   lungi  nella  sua  ab- 
bazia di  s.  Michele  di  Chiusa  vivea  riti- 
rato il  cardinal  Gerilil,  che  ansioso  di  os- 
sequiare il  Papa  per  l'ultima  volta,  dal 
commissario  francese  Cola  gli   fu  dura- 
mente negato,  onde  il  Pap;i  pure  ne  restò 
addolorato.  Verso  sera  arrivò  aSu>>a,ove 
la  guarnigione  era  tutta  piemontese  e  so- 
lo ilcomanilante  di  piazza  era  f/itncese  (è 
■vero  che  l'egiegio  storico  era  testi  njonio 
oculare  e  accompagnò  il  Papa, ma  poi  di- 
ceche questo  comandante  era  de'Saluzzi 
di  Torino),  ma   manieroso  e  discreto,  il 
quale  sollenlrò  al  Cola  nell'ullizio  di  so- 
prastante alle  cose  del  Papa.  Fuori  della 
città  attendeva  Pio  VI   uno  squadrone 
di  soldati  a  cavallo,  che  gli  tributarono 
gli  onori  militari,  e  tra  molta  folla  di  di- 
voli spettatori  raccouìpagnarono  sinoal- 
l'episcopio.Quivi  trovò  alla  porta  per  ac- 
coglierlo riverentemente,  io  abito  prela-  » 
tizio  il  vescovo  (ma  il  can.Bima  dice  ch'e- 
ra morto  nel  i  798), e  i  canonici  con  vesti 
da  coro,  e  il  Papa  venne  condotto  in  co- 
modo e  decente  appartamento.  Il  coman- 
dante di  piazza  vedendolo  rifinito  e  ca- 
scante n'ebbe  pietà,  e  non  ostante  i  con- 
trari orduii  ricevuti,  facilmente  concesse 
di  farlo  fermare  in  Susa  sino  a'28,  ma  lo 
avvertii  che  non  a  Gre/joi/c,  come  gli  si 
era  fallo  credere,ma  aBriancon  d'aspris- 
simo  clima  l'avrebbero  portato:  tullavia 
poi  ottenne  il  Pa[)a  di  andarvi.  A'27  a- 
prilePio  VI  die  udienza  al  vescovo  di  Su- 
sa con  paterna  amorevolezza,  e  lo  stesso 
fece  con  alquante  al  tre  persone,  ecclesia- 
stiche e  secolari,  fra  le  quali  il  coman- 
dante di  piazza.  Nel  di  seguente  sollìando 


s  u  s 

un  vei'fo  boreale  e  con  pungente  fietìtlo, 
]'io  VI  dopo  udita  In  nicssr»  fu  colloralo 
in  poilniilina  (sostenuta  da  8  rolmsli  por 
tatoii  oltre  le  mute)  per  valicare  il  Mon- 
te Cenisio,  i  prelati  e  la  corte  si  accoi)- 
ciarono  sopra  muli  e  cavalli.  Giovò  mol- 
to al  Papa  che  il  capo  mulattiere  gli  die 
un  paio  di  paiitofule,  ed  un  uftiziale  pie- 
montese gli  cede  la  sua  pelliccia(ma  di  ver- 
sa dall'offerta  daPaologran  principe  ere- 
ditario diPius.Nia  allo  stesso  Pio  \  1,  alloi 
che  ne!  i  782  al  Vaticano  montava  in  car- 
rozza per  Vienna):  l'uflìzio  di  commissa- 
rio soprastante  al  viaggio  l'assunse  il  co- 
mandante di  Susa,  scortato  da  24  nomi- 
ni a  cavallo,  i  2  de'quali  ufliziali, tutti  mo- 
rigerali e  di  amabili  maniere,  e  soggetti 
alla  repubblica  fiancesein  forza  della  con- 
venzione del  precedente  dicembre,  e  seb- 
bene amassero  e  desiderassero  il  loro  ri- 
Carlo  Emanuele  IV.  Il  Pjaldassari  quin- 
di dopo  la  partenza  da  Susa  descrive  il 
passaggio  del  IMonle  Cenisio,  che  io  accen- 
nai nella  biografia  e  negli  altri  citati  ar- 
ticoli, con  la  fermata  al  villaggio  dOuIx, 
obbligato  a  ciò  fare  dalla  neve,  alle  falde 
di  quelle  spaventevoli  montagne  chelian- 
no  per  confine  il  cielo.  Pio  VI  fu  ospitato 
nella  spaziosa  canonica  della  chiesa,  ov'e- 
ra  l'arciprete  con  diversi  sacerdoti,  il  qua- 
le cede  la  sua  stanza  e  letto,  edimostiò 
ossequiosa  premura  per  tutti,  restando 
Pio  Vi  il  2  0)  in  Dui  X,  acciò  i  circostanti 
comuni  facessero  aprire  tra  le  nevi  un  sen- 
tiero, nel  quale  poi  nondimeno  il  Irepi 
dante  corteggio  dovette  smontar  da'niu- 
li  e  cavalli  per  le  frequenti  cadute,  nel- 
le quali  si  ruppero  le  fragili  suppellettili, 
e  sebbene  camminavano  tra  nevi  e  ghiac- 
ci, iu  cui  le  gambe  talvolta  restavano  se- 
polte, pure  per  la  fatica  grondavano  di 
sudore. CosìPioVI  tra  la  commozione  del- 
If  pietose  e  Hìcste  popolazioni  usci  d'Italia 
I  ultimo  d'aprile,  ed  entrò  iu  Francia  che 
«icoUc  l'ultimo  respiro  del  suo  grande  a- 
n  uno.ìSell'istesso  anno  prevalendo  gli  al- 
leati control  francesi, li  cacciarono  daSusn 
V  dal  Piemonte,  ma  poi  nella  piimnvcra 


s  u  s 


83 


spguenle  Napoleone  ripassò  il  s.  Bernar- 
do e  s'impadrom  di  tutte  le  sue  foltezze; 
dipoi  nel  luglio  i8()'T'.fu  riuniloaFrancia, 
e  tacendo  parte  dell'impero  francese,.Su- 
sa  divenne  capoluogo  d'  un  circondario 
nel  dipartimento  del  Po.  Indi  nel  1804 
l'onorò  di  sua  presenza  Pio  V 1 1  con  5  car- 
di nali  e  decorosamente,  recandosi  a  Pa- 
rigi per  coronare  Napoleone  I,  onde  a'i4 
novembre  daTorino  partì  perSusa  a  per 
notlarvi,  ricevuto  co'  convenienti  onori 
dalle  autorità,  dal  clero  e  dalla  giubilan- 
te p(>[)olazione.  Nel  dì  seguente  in  setlia 
dal  Novalese  il  Papa  si  mosse  pel  Monte 
Cenisio  e  giunse  la  sera  a  Lanslebourg, 
proseguendo  il  viaggio  per  s.  Giovanni  di 
Moriana.  Neli8o5  ritornando  in  Ptoma, 
Pio  VII  a'21  aprile  arrivò  a  s.  Giovanni 
di  Moriana,  a'aS  partì  per  Lanslebourg, 
ove  rifocillatosi  continuò  il  cammino  al 
afonie  Cenisio,  ove  pernottò,  e  la  matti 
na  "iunse  a  Susa  e  la  sera  a  Torino.   A 
Susa  restò  a  pranzo  e  vi  ricevè  nuove  e 
solenni  dimostrazioni  di  ossequio,  come 
leggo  v\e  Diari  di  Roma  e  ne'biografi  del 
l*apa.  Avendo  nuovamente  i  francesi  oc- 
cupato di  prepotenza  gli  stali  ponlilìcii, 
nel  iSogimprigionaronoPioVlIe  locon- 
dusseroa  Grenoble,  dopo  avere  n'  1  8  lu- 
glio riseduto  Susa  e  il  Monte  Cenisio,  al 
cui  ospizio  si  fermò  due  giorni  alfranto 
dalla  Idtica  del  viaggio,  ove  veiuie  rag 
giuntodal  cardinal  Pacca;  quindi  fu  tra- 
sportalo a  Savona  (/^.),da  dove  nel  giu- 
gnoi8i2  Napoleone  I  lo  fece  trasporta 
re  a  Fontainebleau,  pel  narralo  nella  bio- 
grafia. Perciò  il  l'apa  ripassò  per  Susa, 
e  valicò  di  nuovo  il  disastroso  MonteCe- 
nisio,  langiienlee  febbricitante  tra  il  sem- 
piterno ghiaccio:  dovette  fermarsi  all'o- 
spizio pel  male  di  slrnngui  ia,  eil  a'i  J  es- 
sendo in  pericolo  ricevè  il  ss.  Viatico  da 
nig.'I»erlazzoli,non  l'estrema  unrionr  co- 
nte scrisse  il  rispettabile  storico  Aitaiid. 
Tanti  strazi  terminarono  nel  i  8  1 4,  resti- 
tuendolo Dio  alla  sua  sede;  ce^sò  la  do 
mi  nazione  francese  anche  nel  Piemonte, 
t  .Susa  litoinò  all'ubbidienza  dc'suoi  le. 


84  S  V  s 

La  sede  vescovile  fu  ere!ln,  nel  istnn- 
za  del  re  Carlo  Emanuele  III,  da  Papa 
C\emcrAeX\\  coUahoWnQiiod  iiobisvo- 
tis,  de'  3  agosto  1772,  Bull.  Roni.  coni. 
t.4,  p.47i5fo>"'"fi"do la  diocesi  e  la  men- 
sa vescovile  colle  abbazie  di  s.  Giusto, 
de'ss.  Pietro  e  Andrea  di  Novalesa,  e  di 
s.  Michele  di  Chiusa;  eresse  la  collegia- 
ta in  cattedrale,  e  la  dichiarò  suflWiga- 
nea  dell'arcivescovo  di  Torino,  e  lo  è  tut- 
tora. La  collegiata  insigne  di  s.  Maria  e 
dis.Giustoavea  il  litolodi  basilica, quan- 
do nel  I  o65  Cuniberto  vescovo  di  Tori- 
no la  sottopose  alla  prepositura  de'  ca- 
Donici  regolari  d'Oulx  alle  falde  del  Mon- 
te Ginevra,  ed  i  cui  preposti  dichiarò  ca- 
nonici della  cattedrale  di  Torino,  acciò 
più  comodamente  potessero  mantenere 
l'osservanza  religiosa,ed  esercitare  in  qua' 
luoghi  alpestri  l'ospitalità  verso  i  pf)veri 
passeggieri;  il  diploma  si  legge  ne'citati 
Aloniimcnla  t.  2,  p.  34 1  •  Oulx  è  un  bor- 
go, capoluogo  di  mandamento  sulla  de- 
stra del  Dora-Riparia  nella  valle  omoni- 
ma; è  ben  fabbricato  e  vi  si  tengono  fie- 
re considerabili.  Anticamente  si  chiamò 
Jìlartis  Fanuin,  Morùs  Slatto  o  Oliitim, 
ri'hsMartiriini.  Si  rese  celebre  perla  sua 
p.  epositura  di  s.  Lorenzoa  piedi  del  Mon- 
te Ginevra  nella  diocesi  di  Torino,  e  Ge- 
rardo divoto  ecclesiasticoche  la  reilaurò, 
nel  I  060  fu  fatto  vescovo  di  Sisteron.  Nel 
1 073  perla  dedicazionedella  nuova  chie- 
sa, le  fece  donazioni  Guigone  conte  d'AI- 
bon,  di  Grenoble  e  del  Viennese.  I  ca- 
nonici regolari  poco  dopo  stabilitivi  dai 
vescovi  di  Torino,  nel  1 1 1  g  vi  riceverono 
Papa  Calisto  li,  che  eletto  in  Clugny  ca- 
lava in  Italia,  con  ogni  ossequio;  quindi 
approvò  la  loro  regola, e  confermò  quan- 
to possedevano  in  diverse  diocesi,  ema- 
nando un  breve  contro  il  vescovo  di  iMo- 
riana  che  loro  avea  usurpata  la  chiesa  di 
s.  Maria  di  Susa.  Aggiungerò,  che  Calisto 
li  consagrò  la  chiesetta  gotica  di  s.  Anto- 
nio di  RinversopressoA  vigliana,sul  con- 
fine della  provincia  di  Susa,  bel  monu- 
mento del  medio  evo,  iu  cui  sono  molti  or- 


SU  S 
nati  del  più  leggiadro  stile  di  quel  tempo, 
eseguiti  in  terra  cotta,  con  un  prcgievole 
quadro  del  secolo XV  offerto  a  s.  Antonio 
dagli  abitanti  di  Moncalieii  per  pestilen- 
za. Eravi  anticamente  unito  un  ospedale 
o  ricovero  di  pellegrini,  servito  per  lun- 
ghi anni  da  fiati  ospedalieri, cui  succes- 
sero i  cavalieri  gerosolimitani,  ed  ora  la 
commenda  di  s.  Antonio  èdell'ordine  dei 
ss.  Maurizio  e  Lazzaro.  Quando  Eugenio 
111  si  recò  in  Susa,  ascese  ad  Oulx,  ed  ivi 
con  ogni  sorta  di  venerazione  fu  accolto 
da'canonici  regolari,  onorò  la  loro  chiesa 
consagrandovi  a'q  marzo  i  i47  il  nuovo 
altare  in  onoredellaC. Vergine  e  de'santi, 
con  l'assistenza  del  cardinal  Imaro  o  Ic- 
maro  vescovo  di  Tusculo,  e  di  Guglielmo 
arcivescovo  d'Ambrun. Nel  i  i4yEugenio 
III  a'i4  maggio  in  Losanna  spedi  la  bol- 
la Pine  posUilalio,  presso  i  ricordati  Mo- 
unrutnla,  p.  3q7,  in  favore  della  piepo- 
situra  di  Oulx,  alla  quale  confermò  tut- 
lociò  che  in  di versediocesi  possedevo;  mo- 
numento interessante  pel  novero  delle 
molte  chiese  delle  Alpi  marittime  s'i  orien- 
tali che  occidentali.e  de'cardinali  che  se- 
guirono il  Papa  nel  viaggio.  INe'medtsi- 
mi  Monumenta  sono  rammentali  gli  ab- 
bati di  s.  Giusto, Giacomo  de'  signori  Des 
Echelles,  già  abbate  della  Novalesa;  Si- 
mone; Giacomo,  uno  degli  esecutori  te- 
stamentari di  Tommaso  di  Savoia  con- 
te di  Fiandra;  Giovanni  de  l'OiioI,  indi 
vescovodi  Nizza  e  abbate  di  s.  Ponzio;  Fi- 
lippo di  Savoia,  poi  vescovo  di  Ginevra. 
Quanto  a  Novalesa,  Novalicium ,  borgo  a 
pie  del  ÌNlonle  Cenisio,  sussiste  ancora  un 
monastero  di  benedettini,  ed  eravi  anti- 
camente la  rinomata  abbazia  de'ss.  Pie- 
tro e  Andrea,  nel  fondo  più  cupo  di  ro- 
mita valle.  Ivi  nel  726  il  francese  Abbo- 
ne  senatore  fondò  il  a.°  monastero  di  Pie- 
monte,poiché  il  i.°era  stato  islituitoaRob- 
bio  nel  612  da  s.  Colombano,  e  vi  costi- 
tuì peri,  abbate  il  ven.  Gedone.  Crebbe 
esso  rapidamente  in  potenza  e  ricchezze 
per  donazioni  di  principi  e  signori,  giun- 
gendo i  suoi  monaci  a  oltre  5ou.  Tale  era 


I 


s  u  s 

ssccoli  dopo  la  sua  fondazione, quando  i 
saraceni  di  Spagna  annidati  in  un  luogo 
vicino  a  Nizza  detto  Frassineto,  e  soliti  a 
spingere  da  colà  le  loro  scorrerie  per  tutte 
le  Alpi,  giunsero  nel  go6  alla  JVovalesa, 
sncclieggiarono  raljbHzia,e  vi  posero  tutto 
a  fiiocoesangtie.  Da'monaci  salvatisi  allo- 
ra coll'abbate  Dotiiverto  presero  origine 
l'iibbaziadis.  Andrea  inTorino.ora  chiesa 
dellalj.  VergineConsolata,e  quella  diDre- 
nie  in  Lomellina.  Ma  non  uien  celebre  ri- 
mase intanto  IaNovaIe.*a  per  lecronachedi 
cui  eia  stata  la  cullri,  come  per  la  consei- 
viizione  praticata  pure  in  tutti  i  monasteri 
benedettmi  dique'preziosi  avanzi  di  scien- 
ze storiche  e  altre,  cui  l'Europa  andò  poi 
debitrice  d'ogni  sua  dottrina,  non  che  del 
restaurato  suo  incivilin)ento.  Altra  abba- 
zia benedettina  fu  la  Sagra  di  s. Michele, 
che  fu  eretta  sopra  un  monte  quasi  segie- 
galo  e  sorgente  in  mezzo  alla  valle  di Susa, 
e  scosceso  sovrasta  al  borgo  di  s.  Ambro- 
gio,ove  si  vedono  i  suoi  avanzi.E  impo- 
nente la  moledelle  antiche  fabbriche,  cui 
ripidissiiuosentiero  conduce  a  stento  dal 
luogo  di  s.  Ambrogio  ,  mentre  una  più 
lunga  via  praticabile  a'  cavalli  vi  ascen- 
dedal  borgodi  Giaveno.  Il  monte  su  cui 
posa  il  sagro  edifizio  chiama  vasi  antica- 
menteFirclieriano,eCaprasio  quello  meno 
sporgente  che  gli  sta  dirimpetto.  Fra  l'u- 
L'O  e  l'altro  i  longobardi,  per  vietare  agli 
oltramontani  l'ingresso  in  Italia,  avevano 
costruito  quelle  famose  chiuse  composte 
di  mura  e  torri,  le  quali  dierono  il  nome 
al  vicino  villaggio  di  Chiusa,  rsè  forse  sa- 
rebbe liuscito  aCarlo  Magno  di  superarle 
allorché  verso  il  7'-3   calò  dalle  Alpi  con 
formidabile  esercito,  se  Adelchi  figlio  di 
Desiderio  re  de'Iongobardi  non  ne  avesse 
improvvisamente  abbandonata  la  difesa, 
credendosi  già  venuto  a  tergo  il  neniico 
per  altri  passi.  E  quindi  fu  che  inoltra- 
to Carlo  Magno,  vinse  poi  e  fece  prigione 
Desiderio  in  Piivia  sua  capitale,  distrug- 
gendo per  sempre  la  dominazione  longo- 
barda in  Italia.  Quasi  2  secoli  e  mezzo  do- 
po Ugoncdi  Monlboissier,ricchiS5Ìmo  si- 


S  U  S  85 

gnore  francese,  reduce  da  Pioma  ov'era- 
si  portatoa  d  ottener  l'assoluzione  di  qual- 
che suo  gran  fallo, edificò  sul  monte  Fir- 
cheriano,per  comando  di  Papa  Silvestro 
II  del  999,  quest'insigne  abbazia,  di  cui 
ora  rimangono  solo  in  piedi  pochi  avanzi 
di  cenobio,  la  chiesa  di  forma  antica,  ed 
un  ampio  scaIone,lungo  il  quale  si  vedo- 
no certi  scheletri  di  monaci  rizzali  con- 
tro il  muro,  e  ben  conservali  per  la  pu- 
rezza e  siccità  dell'  aria.  I  vescovi  di  Su- 
sa si  riportano  dalle  Notizie  di  Roma,  e 
dal  can.  Biina,  Serie  cronologica  àe\>e- 
scovi  del  regno  di  Sardegna ,  e  sono  i  se- 
guenti. Pio  VI  fece I.' vescovo diSusa  a'20 
luglio  I  778GiuseppeFrancescoM. 'Ferra- 
ris di  Genola  di  Tonno,  che  l'ospitò  nel 
1799  e  poco  dopo  mori. Restata  vacante  la 
sede  Pio  VII  la  soppresse  e  nel  i8o3  l'unì 
a  Torino, mentre  n'era  arcivescovo  Carlo 
Luigi  Buronzo  del  Signore,a  cui  nel  1  80  5» 
successe  Giacinto  della  Torre,  che  morto 
neli8r4  fu  governala  la  diocesi  di  Susa 
dal  vicario  generalecapifolaredi  Torino, 
Emanuele  Gonetti.  Quindi  Pio  VII  colla 
bolla  B.  Pelriapostoloriiììi  principis,iìe.\ 
I  7  luglio  1817,  Bull.  Roni.  coni.  1. 1 4,  p- 
344,  listabilì  la  sede  vescovile  di  Susa  col 
proprio  pastore,  nella  circoscrizione  delle 
diocesi  di  Piemonte.  Indi  nel  concistoro 
del  i."ollobie  preconizzò  vescovo  Giu- 
seppe Prin  deSauze,di  Cesana  diocesi  di 
Pinerolo:  per  sua  morte  Leone  XII  nel 
1824  gli  surrogò  Francesco  Vincenzo 
Lombardi  d'Alessandria,  il  quale  esegui 
la  visita  pastorale  e  celebrò  il  sinodo,  e 
mori  a'gfebbraio  1 83o  compianto  da  lut- 
ti i  suoi  diocesani. GregorioX.  VI  nel  1 832, 
dopo  sede  vacante.piecooizzò  Pietro  An- 
tonio Ciro  Canelli  d'Aqiii, canonico  della 
metiopolilana  di  Torino  e  vicario  capi- 
tolare. Per  sua  morie  nel  1  839  gli  sostituì 
mg.''  Pio  Vincenzo  Forzani  di  Mondovi, 
già  canonico  pro-vicario  generale  di  sua 
patria,  e  consagrato  in  Roma;indi  nel  con- 
cistoro de'2  5  gennaio  i  844  '<^  liasferi  al- 
la sedediVigevano,che  paternamentcgo- 
verua.  Fiualmeutc  GregorioX  VI  nel  con- 


86  S  U  S 

ci'>lorode'243p''''*^'^4^'^'cli'^>ò  l'odier- 
ilo  vescovo  Gio.  Antonio  Odone  d'LIville 
arcidiocesi  di  Vercelli, canonico  preposto 
di  quella  melropulilana,  e  poi  arcidiaco- 
no i.\lignità,  esaminatore  pio  sinodale  e 
vicario  generale.  Ogni  nuovo  vescovo  è 
tassato ne'libri  della  ctniera  apostolica  in 
fiorini  3oo, ascendendo  la  mensa  a  2600 
scudi  romani.  La  diocesi  è  sudicientemea- 
le  vasta,  e  comprende  56  pairoccbie. 

SUSANi\A  (s.),  vergine  e  martire  di 
Roma,  l^oche  notizie  abbiamo  della  sua 
vita,  poiché  i  suoi  atti  non  sono  autenti- 
ci, secondo  il  Butler,  f'^ite  de' santi,  li- 
sciva d'una  onorevole  fanjiglia  romana, 
e  si  ritiene  ciie  iosse  nipote  del  Papa  s. 
Caio,d  quale  lo  era  dell'irriperatore  Dio- 
cleziano. Avendo  latto  voto  di  vergini- 
tà.ricusò  di  prender  marito,  e  questo  suo 
rifiuto  avendo  dimostrato  ch'ella  profes- 
sava la  religione  cristiana,  fu  condanna- 
ta ad  orribili  torture,  che  sollerse  con  in- 
villa costanza. Terminò  (juindila  sua  vi- 
ta con  un  glorioso  martirio  neiranno295, 
essendole  stata  troncata  la  testa.  E'  no- 
minata in  molli  antichi  martirologi,  e  si 
celebra  la  sua  festa  l' i  i  agosto.  Hawi  una 
chiesa  in  Roma,  che  porta  il  suo  nonie, 
ed  è  titolo  cardinalizio.  F.  Chiesa  di  s. 
Susanna,  nel  qual  articolo  e  nel  1 .°  pe- 
riodo essendo  stala  ommessa  dopo  s.  Su- 
sanna, e  -  la  parola y/v7^('//o,  sembra  che 
la  santa  fosse  sorella  del  Papa  ,  mentre 
era  figlia  di  s.  Gabino  fratello  di  s.  Caio, 
d  (juale  convertì  in  chiese  la  propria  ca- 
sa e  quella  di  dello  suo  fratello,  dopo  il 
mai  lirio  della  nipote  e  del  di  lei  patire  e 
propriofratellos.Gabino.il  Piazza  nel- 
V Jùiitrologio  di  Ronujj  dice  che  la  san- 
to pati  il  martirio  per  avere  ricusato  le 
nozze  di  Galerio  adottivo  dell' iu)pera- 
loie  Diocleziano,  e  che  da  s.  Serena  Au- 
gusta fu  persuasa  a  perseverare  nel  suo 
eroico  proponimento.  Il  suo  angelo  cu- 
stode la  preservò  dagli  attentali  inonesti 
ih  Massimiano  associato  all'  impero,  e 
condotta  a  sagrificare  a  un  idolo  gli  spu- 
lò in  faccia;  caduto  perciò  u  terra  il  uu- 


S  U  S 
me,  ed  infieritosene  Diocleziano,  la  fece 
decapitare  nel  luogo  slesso  di  sua  casa  e 
nel  solteiraneo,  ove  riposa  il  suo  cor[)o; 
chiesa  che  il  cardinal  Riislicucci  magni- 
ficamente restaurò  e  abbellì.  Il  p.  Far- 
lato,  Illyrici  sacri  t.  2,  copiosamente  e 
con  profonda  dottrina  ed  erudizione 
tratta  de'cinque  parenti  santi  dell'impe- 
ratore Diocleziano,  cioè  di  s.  Serena  sua 
moglie,  di  s.  Artemia  loro  figlia  vergine 
e  martire,  di  s,  Caio  ni[)ote  dell'unpera- 
tore,  dell'  alito  nipote  s.  Gabinio  prete, 
e  di  s.  Susanna  oriunda  di  Dalmazia. 

SUSAJN'NA  (s.),  vergine  e  martire  in 
Palestina. Figlia  d'un  sacerdote  idolatra, 
nac({ue  ad  lìleuteropoli  in  Paleslina,sot- 
lo  il  regno  di  Massimino  o  Massimiano, 
circa  l'anno  3  10,  Dopo  la  morte  de'suoi 
genitori  fu  istruita  nella  religione  cristia- 
na, e  ricevette  il  battesimo,  In  età  ancor 
giovanile  donò  tulli  i  suoi  beni  a'poveri, 
e  andò  a  servir  Dio  nella  solitudine,  per 
consiglio  di  Filippo,  uno  de'  [liìi  celebri 
archimandriti  della  Palestina.  Essendo 
stala  accusata  sotto  Giulia  no  Apostata  di 
aver  rovesciato  alcuni  idoli,  il  governa- 
tore di  Eleuteropoli  la  condannò  a  morie 
verso  l'anno  862.  Baronio,  dietro  i  ine- 
nologi dei  greci, pose  il  suo  nome  nel  mar- 
tirologio romano  a'ao  di  selteiìd)re. 

SUS\)\h,Susdahi.  Sede  arcivescovile 
di  Russia  capitale  del  ducato  omonimo  iii 
INIoscovia,  da  cui  è  lungi  44  niiglia.  Ira 
WolodomineRoslow,nel  \  565  dal  czar  1- 
Avan  IV  riunita  a'suoi  stali.  Eretta  in  arci- 
vescovato nel  secolo  XII, le  furono  unite 
le  sedi  vescovili  di  Torusk  e  Yeriaw.  Si 
conoscono  i  suoi  vescovi  N.  che  accompa- 
gnò a  Kiovia  Isidoro  nuovo  metropolita- 
no di  quella  chiesa;  N.  che  sedeva  sotto 
Giovanni  BasilioII  granduca  di  .Moscovia; 
^'ifonecheassislè  alla  coronazionedi  De- 
metrio nel  1498  granduca  di  IMosiCovia; 
Ignazio  che  vivea  nel  secolo  X\  II.  O- 
ricns  dir.  t.i,  p.  j3i6. 

SUSOS  o  TEOS.  Sede  vescovile  del- 
l'anticaLidia, della  i  .'provincia  dell'Asia, 
uell'esarculu  del  suo  nome,  sullo  la  me- 


s  u  s 

tropoli  d'Efeso, la  cui  città  fu  eretta  in  ve- 
scovato ne'prinii  tempi dell.iCliieSi), chia- 
mata ancora  Te/,  Tuis  e  Thtrpolis,i\\  CUI 
Coinniaiiville  ritarda  il  princìpio  della  di* 
giiilà  episc<ipale  al  secolo  V.Si  li. inno  pe- 
lò i  seguenti  vescovi  iu  prova  di  sua  re- 
mota aiiticliilà.  Dapuo  o  Dafnn,  coiiteiu- 
poianeo  di  s.  Policaipo  vescovo  di  Smir- 
ne che  morì  nel  11  secolo;  IMassiuio  si  tro- 
va nel  3^5  tra  i  padri  del  i  ."concilio  ge- 
nerale di  JNicea;  Gennadio  era  presente 
al  famoso  conciliabolo  dello  il  brigtinlag- 
gio  d'Eteso  nel  4495  '"<^^'  ^i'iUo,  poi  s. 
Sisinnio  di  Smirne,  le  reliquie  del  (piale 
sono  venerate  a  Torcello  nella  chiesa  ili  s. 
Giovanni,  come  riporta  Ferrari,  ss.  Ila- 
liae,  1  febr.,  i\jid.  Le  Quien,  Oriens 
c/ir.  t.i,p.  727.  Al  presente  Susos  o  Teos, 
Tt-j'en,  è  un  titolo  vescovde  in  parlibus, 
delsimìle  arci  vescovato  d'Efeso,  che  con- 
ferisce la  s.  Sede. 

SUSSI  Oli  (Commissione).  Benefica  i- 
stituzioue  dell'animo  caritatevole  e  pre- 
vidente di  Leone XII  (^  •)>  *^^*^  eziandio 
celebrai  a  Roma  e  in  tutti  quanti  gli  ar- 
ticoli che  lo  riguardano, per  diminuire  il 
triste, allliggente  e  immoralissiino  vaga- 
bondaggio del  vero  o  finto  povero  dall'al- 
ma città  e  metropoli  del  moudocaltolico. 
La  compose  d'un  cardinal  presideute,  di 
I  5 deputali  della  commissione,  di  i  2  con- 
gregazioni di  carità  distinte  e  regionarie, 
formate  di  1  2  deputati  detti  prefelli  regio- 
nari, di  deputati  e  deputate  parrocchiali, 
poiché  divise  in  tali  congregazioni  tutte  le 
parrocchie  di  lloma:  iu  ogni  parrocchia 
poi  stabilì  una  congregazione  parrocchia- 
le, coinpunendula  del  parroco  e  di  due 
deputali  parrocchiali,  uno  uomo  e  l'altro 
donna.  Già  ne  feci  cenno  ne'Iuoghi  che  la 
riguardano,  ed  a  Povero,  a  Ruma,  a  O- 
M'EDALE,  a  Ospizi, aCo\sERVATORii,a  Scuo- 
1  E  DI  UoMA,  e  nei  loro  speciali  articoli  trat- 
tai con  (jualche  dettaglio  di  tulle  le  pie 
e  benefiche  iniiumerabili  istituzioni,  che 
m  Romasomininistiano.NUSsidii  sì  pubbli- 
ci che  privati  a'  poveri  vergognosi,  pei' 
la  dislribuzionc dell' Zi7t'moi//iw  (^  •)d  ^^o- 


SU  S  87 

niicilio,anclie con  assistenza eaiutoagl'iu- 
fermi  elargiti  dalle  secolari  Sorelle  della 
Carila  (f^-ìj  nou  meno  di  (juelli  che  con- 
feriscono sussidii  di  Dote[y.)  pe'maritag- 
gi  alle  Zitelle,  e  per  le  monacazioni  alle 
f'ergini  che  si  vogliono  consagrare  a  Dio. 
E  qui  noterò  che  anco  la  pia  società  del- 
le conferenze  di  s,  Fincenzo  de  Paoli  (  ^.) 
soccorre  i  poveri  e  li  visita,  adoprandosi 
all'  istruzione  elementare  e  cristiana  dei 
loro  fanciulli:  Gregorio  XVM  l'eresse  cano- 
nicamente e  le  accordò  indulgenze.  Nar- 
rai inoltre  ne'citati  articoli,  quanUj  in  o- 
gni  epoca  indefessamente  i  Papi  e  molli 
cardinali  e  prelati,  non  cheedificauti  laici 
d'ambo  i  sessi,  operarono  per  sovvenire 
la  reale  indigenza,  e  insieme  per  eliminare 
il  deplorabileoziosoe  pericoloso  vagabon- 
daggio, piaga  delle  nazioni  e  presso  mol- 
te quasi  incurabile  con  funeste  conseguen- 
ze ,  rilevando  gli  ostacoli  a  conseguirne 
il  pieno  etretto.  Quanto  fecero  per  solle- 
vare la  miseria,  e  l'ignoranza  che  suole 
accompagnarla,  con  salutifere  e  provvide 
disposizioni  per  alleviarne  l'infelice  condi- 
zione.Così  dichiarai  le  belle  istituzioni  per 
la  cura  dell'infermità  de' poveri,  per  la  lo- 
ro istruzione  morale  e  religiosa,  e  persi- 
no per  la  difesa  da'prepolenti;in  tuttode- 
gne  della  sede  e  centro  del  cristianesimo, 
e  della  pietà  e  inesauribile  carità  roma- 
na sempre  generosa,  oltreché  ne' Papi  e 
nella  gerarchia  ecclesiastica,  nei  diversi 
gradi  de'suoi  abitanti.  E  tuttociò  per  se- 
guire i!  comando  del  divino  fondatore  di 
nostra  ss.  Religione,  e  pel  quale  fu  emi- 
nentemente migliorata  l'intera  specie  u- 
mann,  inclusi vamente  agli  schia\i,  di  che 
riparlerò  aTniMTARi  che  saranno  i  succes- 
sori della  contemporanea  e  meravigliosa 
istituzione  del  sacerdote  Olivieri,  ilcui  ze- 
lo e  grandi  benemerenze  dichiarai  con  i- 
splendideparoleaSciiuvo;poichèfu  sem 
pre  industre,  ingegnosa  e  feconda  la  ax- 
rilà  pel  nostro  simile  ingiuntaci  dall'  e- 
vangclo.  11  grave  pensiero vagheggiatod.i 
molti  Papi  ili  purgare  llouia  dalla  molti 
tudinc  vagabonda  della  poveraglia,  mal- 


,88  S  U  S  S  U  S 
auguralo  foroile  di  speculativa  infingar-  o  fossero  in  istato  di  cadente  salute.  Quei 
daggine,  la  quale  amalgamandosi  col  ve-  loreslieii  statisti  clie fossero  venuti  in  Pio- 
vo povero,  d'ordinario  umile  e  vergo-  n>a  per  motivi  religiosi  erano  condotti  al- 
gnoso,  colla  sua  esigente  arroganza  e  in-  V  Ospizio  della  ss.  Trinità  de'ptllegrini, 
sistenza  indiscreta,  ad  esso  in  tutti  i  luo-  dove  un  commissario  dell'istituto  di  ca- 
ghi toglie  la  più  gran  parte  di  quanto  la  rilù  prendeva  con  esso  gli  opportuni  prov- 
carità  de'  fedeli,  per  corrispondere  alle  vedimenti.  1  questuanti  romani  si  divise- 
divine  ingiunzioni,  contribuisce  per  sol-  ro  in  3  classi:  i  poveri  assoluti  e  que'clie 
levare  l'indigenza  languente.  Tale  prov-  per  naturali  imperfezioni  o  per  cadente 
vido  consiglio  si  ridestò  nel  nostro  seco-  salute  non  potevano  lavorare;  i  poveri  re- 
Io  nel  glorioso  Fio  VII,  il  quale,  come  lativi,  che  lavorando  traevano  un  gua- 
accennai  all'articolo  Povero  ed  altrove,  dagnoinsufllcienteal  viverloro  edellelo- 
per  estirpare  o  almeno  diminuire  sen-  rofamiglie;  ipoveri  viziosi,  che  ripugna- 
sibiln)enle  la  pubblica  e  petulante  roen-  \ano  di  lavorare.  A'primi  si  dovea  prov- 
dicilà,  appena  reintegrato  de'suoi  domi-  \edcre  in  tutto,  a'secondi  a  misura  de'bi- 
iiiilemporali,trovando  che  l'amministra-  sogni,i  terzi  si  doveano  correggere  e  obbli- 
yione  fiancese  avea  raccolto  i  questuanti  gare  al  lavoro.  I  mezzi  economici  co'quali 
nel  monastero  di  s.  Croce  in  Gerusalem-  sorgeva  quest'opera  erano  5o,ooo  scudi 
ineenel  palazzo  apostolico  Lateranense,  che  dava  l'erano  pubblico,  e  le  private  c- 
jna  che  tutta  volta  la  città  era  piena  d'ac-  lemosine  che  si  sarebbero  raccolte  da  e- 
cattoni  veri  o  simulati,  divisò  di  porre  in  sattoria  ciòdestinati, da'parrochi, ila'pre- 
\igore  gli  ordinamenti  del  gran  Sisto  V  e  dicalorie  dalle  casselle  perciò  poste  in  al- 
del  benchccntissimo  Innocenzo  XII.  Per-  cune  chiese;  di  pilli  notari  doveano  ram- 
lanto  con  notificazione  del  celebre  cardi-  mentare  alla  pietà  de'lestatori  l'assegno 
iialConsalvi  segretario  di  statOjde'sGmag-  di  qualche  soccorso.  Le  massime  fonda- 
j^io  1 8  i6, comandò  che  tutti  i  questuanti  mentali  dell' opera  erano,  il  non  aver  af- 
si  presentassero  al  chiostro  contiguo  alla  latto  reclusorii,essendoci  in  Uoina  nume- 
chiesa  di  s.  Maria  degli  Angeli  sulla  piaz-  rosi  ospedali  e  case  di  ricovero,  ed  essen- 
za di  Termini,  per  dare  il  proprio  nome  do  gravoso  il  costo  di  tante  fabbriche  e 
i;  rispondere  alle  interrogazioni  che  sareb-  corrispondenti  ministri;  il  non  posseder 
Ijero  loro  fatte;  colla  minaccia  che  i  non  inai  lundi  stabilj,onde  non  gravarsi  di  spe- 
presenlati  nel  determinato  tempo, se  Irò-  se  amn)inistrative,  e  per  non  indebolire 
\ati  a  domandar  l'elemosinajCome  vaga-  il  concorso  delle  sovvenzioni  coU'esage- 
Ijondi  verrebbero  imprigionati  e  castiga-  rata  idea  di  possedimenti.  Però  ricevea  le- 
ti. FraltantoilPapa  deputò  una  commis-  gati  ancor  di  fondi,  ma  li  dava  ad  ani- 
sione  ad  esaminare  attentamente  le  prò-  ministrare  a  qualche  istituto  che  avesse 
jìosle  compilate  da  uomini  zelatori  del  già  un  ministero,  come  V  Ospedale  di  s. 
jiubbIicobene,e  conseguenza  de'loro  stu-  Spii  iloc  \'  Ospizio  apostolico  dis.  Uliclie- 
di  lu  la  l'uiwazìone  i\t\\' Istituto  generale  le,  conservando  il  diritto  d'un  proporzio- 
f /f  ^/rt  C<7  ;•//</ ,appro  va  lo  dalPapaesvilnp-  nato  numero  di  posti  in  que'ricoveri.  Af- 
fato nell'opuscolo:  Piano  ddl'ìslituto  gè-  fìncliè  poi  lutti  conoscessero  il  modo  col 
ìierale delta  Carilàe  sua /4ppendice,l\.o-  quale  si  dispensavano  i  soccorsi  dall'isti- 
jnai8ic).  In  seguilo  del  quale  gli  accal-  luto,  questo  ogni  G  mesi  rendeva  conto, 
toni  iòrcslieri  dovevano  da  mg.'  gover-  1  reclusorii  quindi  di  s.Crocee  Lateranen- 
jiatore  di  Roma  inviarsi  alle  loro  patrie,  se  si  doveano  disciogliere,  e  furono  lia>f"e- 
tosìquellidclloslato  pontificio,maconun  riti  neli8i8  ncìVIslituto  di  carità,  che 
fusfcitlio  pel  viaggio, eccettuati  quelli  che  poi  Leone  Xll  chiamò  Pia  casa  d'inda- 
du  lungo  tempo  erausi  fissali  nella  città  siria^  ora  Ospizio  di  s,  Diaria  degli  Jn- 


s  u  s 

geli  (f^.)  nella  piazza  di  Termini:  cioè  vi 
si  collocarono  i  poveri  privi  di  sussisten- 
za, portandosi  agli  ospedali  griiilernii  di 
inalatlie  di  carallere.  Al  pio  islilnlo  fu- 
rono preposte  3  congregazioni  :  la  prin- 
cipale, la  direttiva,  la  prel'etloriale.  Lai.' 
componeasi  di  cardinali  e  prelati,  e  si  a- 
dunava  per  la  revisione  de'conti  e  l'esa- 
me delle  provvidenze  prese  dalla  congre- 
gazione diretti  va. La  a.^clie  propriamen- 
te reggeva  l'opera,  formavasi  di  prelati  e 
deputali,  ecclesiastici  e  laici,  ed  eia  pre- 
sieduta da  mg.r  vicegerente.  La  3."  si  di- 
videa in  tante  parli  (juant'erano  le  pre- 
fetture ecclesiastiche  della  città,  e  si  f'or- 
n^avano  da'pairoclii,  da'depulali  e  dalle 
dame  di  carità.  In  breve,  le  benelìche  in- 
tenzioni di  Pio  VII  si  estendevano  in  tut- 
te le  città  e  terre  dello  stalo  papale,  do- 
ve i  vescovi,  i  parrochiji  magistrati  d'o- 
gni s[)ecie,  le  persone  ecclesiastiche  e  lai- 
che d'aud)0  i  sessi  erano  eccitate  a  con- 
correre all'opera  caritatevole.  h'IslUulo 
di  carila  come  lo  formò  Pio  VII  durò  i  o 
anni,  (piando  il  successore  Leone  XII  sti- 
mando che  meglio  si  raggiungesse  lo  sco- 
lio, se  tutte  le  beneficenze  si  unissero  in 
un  sol  centro,  formò  la  Commissione  dei 
snssidii,  tuttora  esistente,  e  dichiarando- 
ne presidente  il  cardinal  Tommaso  Ria- 
rio-Sforza,  gli  diresse  il  chirografo:  Es- 
sendo uno  de' pili  sagri  doveri, i\&'i']  feb- 
braio 1826,  Indi  a' 16  dicerabreemanò  il 
moto-proprio:  Prove  non  equivoche  del- 
la pietà,  in  uno  alle  Istruzioni  per  i de- 
putali parrocchiali.  Ku  perciò  stampalo: 
Cliirografo  e  Motuproprio  della  Santi- 
tà di  N.  S.  Papa  Leone  XII  per  lo  sia- 
hilimenlo  della  Commissione  de'sussidii, 
ed  Istruzioni  per  i  deputati  parrocchiali, 
Pioma  i8?.G.  Tutto  fu  ristampato  nella 
Raccolta  delle  leggi  e  disposizioni ^  pub- 
blicata sotto  Gregorio  XVI,  t.  y.p.  2?.3 
ese^.ieoeì  Bull,  liom. coni.  t.  iG,  p.4oa, 
e  1. 1  7,  p.  1 6,  mentre  a  p.  27  si  riporta  il 
hvcvcIVihilprofecto,de'  1  ^gennaio  1827, 
/Impliaùo  donationis  favore  puellarum 
rccciHarnm  in  domo  udTIiennas  Dioclc 


S  U  S  89 

^■/7/jrt.?.  Adunque  Leone  XII  col  chirogra- 
fo stabili  la  commissione  composta  d'un 
cardinale  per[)residenle,di8  (nendjri  che 
furono  il  tesoriere,  l'elemosiniere,  un  u- 
ditore  di  rota,  due  altri  prelati  deputati 
il  primo  de'sussidii,  il  2.°  qual  presiden- 
te della  suddetta  pia  casa  d'  industria,  e 
tre  altri  soggetti,  e  di  un  segretario,  cui 
nominò  lo  stesso  uditore  di  rota  mg.r  Co- 
simo Corsi  ora  cardinal  arcivescovo  di  Pi- 
sa: l'incaricòdi  compilare  lo  stato  di  tut- 
te le  somme  che  si  erogavano  per  pub- 
blica beneijcenza  dalla  Dataria,  Segre- 
teria de' BrevijCainera  A postolica,Lolti^ 
e  qualunque  altro  istituto  benché  partico- 
lare;quindi  si  formasse  una  soia  cassa  ge- 
nerale detta  de'sussidii,  onde  una  fosse  la 
mano  distributiva,  e  non  si  cumulassero 
|iiìi  limosina  in  una  persona  medesima. 
In  questa  cassa  doveasi  pure  raccogliere 
tutti  i  lascili  de'privati  testatori,  quando 
non  fosse  determinala  la  persona  incari- 
cata dell'erogazione,  ed  anche  i  legati  la- 
sciati a  istituti  di  carità  e  luoghi  pii,  ec- 
cettuati quelli  di  estere  nazioni,  per  dar- 
li secondo  il  disposto  de'  leganti.  Inoltre 
nella  medesima  cassa  doveasi  versare  l'im- 
porto de'dazi  diretti  e  indiretli  imposti  a 
benefìzio  de'poveri,  le  limosiue  de'  testa- 
tori, quelle  raccolte  nelle  chiese,nelle  bus- 
sole destinale  o  nelle  prediche,  il  ricava- 
to da'pubblici spettacoli  dati  a  favorede- 
gl' indigenti,  e  qualunque  altro  sussidio. 
La  commissione  dovea  altresì  regolare  le 
sovvenzioni  che  si  danno  a'pubblici  isti- 
tuti, in  modo  che  non  fossero  fisse  e  inal- 
terabili, ma  non  si  aumentassero  e  dimi- 
nuissero che  secondo  i  bisogni,  e  restasse 
sempre  un  soprappiìi  per  casi  imprevisti. 
Dovea  egualmente  prendere  ad  esame 
tutte  le  pensioni  concedute  gratuitamen- 
te, levarle  agl'immeritevoli,  assegnarle  ai 
degni,  dovendosi  la  grazia  firmare  dal  Pa- 
pa. In  una  parola  ì  sussidii  a  domicilio  si 
doveano  stabilire  in  maniera,chegumgcs- 
scro  a  tutti  i  poveri  specialmente  vergo- 
gnosi, esommiuisliasscro  mozzi  per  lavo- 
rare agli  accattoni,  i  quali  alfallo  si  prò- 


90  S  U  S 

scrissero.  La  commissione  adempì  pun- 
lualaienteairincaiico,  pi  esentò  al  Papa  il 
ririullato  delle  sue  discussioni,  e  fu  quindi 
da  Leone  XII  segnalo  il  citato  moto-pro- 
piio.col  quale  stabilì  la  niìo\aCoininissÌ0' 
jie  de' siissidii,e  face  savi  ordinamenti  per 
bandir  la  (nendicità.  Laonde  proibì  allat- 
to l'accattar  per  le  vie,  e  quelli  che  lo  fa- 
cessero si  conducessero  alla  sala  di  cor- 
rezione della  pia  casa  d'industria.  Ivi  re- 
stavano 3  giorni  con  una  zuppa  e  3  libbre 
di  pane, e  quindi  si  respingevano  alle  lo- 
ro patrie  se  .stranieri,  o  punevansi  a'iavo- 
ri  se  romani.  Gli  accalloiii  recidivi  era- 
no posti  a'Iavori  fjrzati.  Perchè  poi  la  re- 
ligione non  servisse  di  pretesto  all'ozio,  gli 
slessi  pellegrini  non  potevano  limosinar 
pubbliciuucnle,  ma  doveano  raccogliersi 
iiegl'istiluli  loro  assegnali.  Le  case  reli- 
giosedovennsi  [)orredicoi»cerlocolla  nuo- 
va commissione  per  distribuir  più  van- 
taggiosamente   i  sopravanzi   della   loro 
mensa.  La  nuova  commissione  de'sussi- 
dii  Leone  XII  la  formò  di  i5  soggetti:  di- 
chiarò presidente  lo  stesso  cardinal  Ilia- 
lio-Stbrza,  e  per  deputati  i  prelati  teso- 
riere generale,  l'elemosiniere  pontilìcio, 
due  uditori  di  rota,  altro  prelato,  il  pre- 
sidente della  pia  casa  d'industria,  3  ca- 
nonici e  pe!  i  ."il  regnantePonledce  ch'era 
presidente  dell'ospizio  apostolico, un  allro 
ecclesiastico,  3  principi,  un  marchese,  un 
cavaliere,  non  che  d'un  segretario  cioè 
uno   di  delli  uditori  di  rota  ossia   mg/ 
Corsi.  Il  cardinal  Morichini  che  nel  iS^i 
pubblicò:  Degl'  istituti  di  pid>blica  cari- 
tà ili  Roma,  1. 1 ,  cap.  1 9,  tratta  della  com- 
missione de'sussidii,e  d;i  il  seguente  suo 
slato  a  quell'epoca.  La  commissione  dei 
sussidii  si  compone  d'un  cardinale  presi- 
dente ei5  membri,  cioè  il  tesoriere  ge- 
nerale, l'elemosiniere  del  Papa,  un  depu- 
tato che  f.i  le  funzioni  di  segretario  dell, i 
commissione,  e  altri  12  de|)ulali  prefelli 
regionari  che  presiedono  alla  distribuzio- 
ne dc'sussidii  nella  città.  1  deputati  della 
commissione,  nominati  dal  Papa  e  scelti 
parie  uclla  prelatura  e  parie  nella  nubil- 


s  u  s 

tà,  durano  in  ufTizioG  anni.  Tutta  la  cit- 
tà èdivisanonne'i4  Rioni,  ma  ini  2  par- 
ti, che  con  l'aulico  nome  romano  si  dico- 
no Regioni,  ed  ogni  regione  è  divisa  in 
parrocchie.  Ciascuna  parrocchia  ha  una 
congregazione  composta  del  parroco  e  di 
due  deputati  parrocchiali,  cioè  un  citta- 
dino o  nobile,  ed  una  dama  della  carità 
o  donna  di  civile  condizione,  che  sono  no- 
minati dal  cardinal  presidente  e  durano 
ìli  uilizio  3  anni.  I  membri  delle  singole 
congregazioni  parrocchiali  con  un  medi- 
co e  un  chirurgo  formano  la  congrega- 
zione regionaria,  alla  quale  presiede  uno 
de' 12  deputali  della  commissione,  delti 
perciò  prelèlli  regionari.  Tutti  questi  pre- 
stano gratuitamente  ro|)era  loro  carita- 
tevole. Ogni  regione  poi  ha  un  segreta- 
rio e  ui)  bidello  salariati,  e  la  commissio- 
ne ha  la  computisteria  e  segreteria  cen- 
trale con  pili  ministri  egualmente  salaria- 
li (e  da  qualche  anno  esislente  nell'edifi- 
zio  del  Munte  di  pietà,  mentre  il  magaz- 
zino de'sussidii  in  oggetti  è  situato  in  via 
di  IMonserialo).  Le  congregazioni  parroc- 
chiali e  regionarie,  e  la  commissione,  so- 
gliono adunarsi  una  volta  il  mese.  I  soc- 
corsi che  si  accordano  sono  personali,  e 
siccome  procedesi  nel  concederli   previa 
visita  domiciliare  e  con  opportune  inda- 
gini sulla  condizione  del  sussidiato,  essi  iu 
generale  pervengono  alla  vera  e  conosciu- 
ta indigenza,  ed  a  proporzione  o  del  bi- 
sogno o  de'fondi  disponibili.  11  moto-pro- 
prio di  Leone  XII  divise  la  concessione 
de'sussidii  in  3  categorie:  ordinari, straor- 
dinari, urgenti.  Isussidìi  ordinari  o  "ior- 
nalierisonoindenaroesi  concedono  tem- 
poraneamente per  G  mesi;  se  continua  la 
condizione  bisognosa  del  ricevente, si  pro- 
roganoa  più  lungo  leinpo.Gli  straordina- 
ri si  dividono  in  sussidii  detti  d'una  sol  vol- 
ta, in  sussidii  dotali  pure  in  denaro,  e  iu 
sussiilii  in  oggetti  che  sono  cose  di  vestia- 
rio, letti,  fascie  per  bambini,  cinti,  ordi- 
gni da  lavoro.  Questi  oggelti  fabbricansi 
ipiasi  tulli  tìtiìi' Ospizio  di  s.  Marta  de- 
i^li  Angeli,  %\  marcano  cou  bollo,  uè  poa- 


s  u  s 

no  vendersi  o  comprare  sollo  pena  di  i  o 
giorni  di  carcere  e  della  perdila  delToq- 
gelto.  I  sussidii  urgenti  sono  altresì  in  de- 
naro, perchè  destinati  a  sodilist'aie  i  più 
pressanti  bisogni.  Que'che  bramano  i  soc- 
corsi dalla  commissione^ devono  presen- 
tare a'propri  deputali  o  deputate  parroc- 
chiali analoga  supplica,  diretta  al  cardi- 
nal presidente.  Il  deputato  o  la  deputa- 
ta, secondo  il  sesso  de'poveri  ricorienli, 
li  visita,  verifica  l'esposto  nel  memoria. 
le,e  ne  fa  relazione  alla  congregazione  par- 
rocchiale o  direttamente  al  prefetto  regio- 
nario. La  concessione  de'sussidii  urgenti 
e  in  oggetti  è  in  facoltèi  del  prefetto.  Le 
altre  specie  di  sussidii  si  discutono  nella 
congregazione  parrocchiale,  la  quale  tra- 
smette alla  regionaria  le  istanze  col  suo 
parere  sulla  qualità  e  quantità  del  sussi- 
dio. Esaminale  nuovamente  le  domande 
nella  congregazione  regionaria,  il  prefet- 
to presenta  quelle  de'meritevoli  alla  com- 
missione cui  spelta  approvare  le  conces- 
sioni proposte.  Altri  soccorsi  si  accorda- 
no ancora  dal  cardinal  presidente  diret- 
tamente o  per  mezzo  de'  parrochi,  fra  i 
«juali  si  comprendono  le  casse, mortuarie 
per  seppellirei  poveri.  Finalmente  a  mez- 
zo della  commissione  de'sussidii  sono  pa- 
gate certesovvenzioni  fìsse  o  temporanee 
ottenute  con  rescritto  del  l^apa,  mensili 
operletre  aimue  fe-ilivilà  di  Pasqua,  As- 
simta  e  Natale.  LeoneXIl  volle  che  nelle 
congregazioni  regionarie  si  prendesse  an- 
cora a  considerare  lo  stalo  generale  dei 
poveri  delle  parrocchie  loro  soggette,  la 
moralità  di  ciascuno,  le  cause  della  men- 
dicità e  il  modo  di  porvi  rimedio,  ordi- 
nando al  bisogno  relativo  i  soccorsi;  che 
la  commissione  facesse  rapporto  al  Papa 
sull'andamento  dell'economia,  sui  buoni 
clfetli  prodotti  dalla  distribuzione  dell'e- 
lemosine, sul  costume  e  sull'educazione 
del  popolo,  sul  zelo  de'depulati,  in  som- 
ma sopra  ogni  cosa  che  riguardasse  il  per- 
fi'zionamento  morale  ed  econotnicode'po- 
veri.  Prescrisse  quindi,  come  ricavo  dal 
motu-proprio(c  G  regorio  X  V I  ne  esigeva 


SU  S  91 

la  precisa  osservanza)<'>Art.7.  Il  caidinal 
presidente  ci  darà  conto  diretta  mente  ino- 
ijuisetlimanadcgli  alf-u'i  relativi  all'azien- 
da de'sussidii,  in  un  giorno  che  slabdire- 
mo  per  la  sua  udienza.  Art.  3  5.  La  com- 
missione potrà  accordare  de'sussidii  in 
forma  di  pensioni  graziose  e  vitalizie,  so- 
pra la  cassa  generale,  a  quelle  persone  che 
giustificherà  meritevoli  di  tali  liguardi; 
ed  in  questo  caso  il  cardinal  presidente  ne 
farà  relazione  a  Noi,  e  la  grazia  dovrà  es- 
sere segnata  di  Nostro  pugno.  Art.  83.  O- 
giii  congregazione  regionaria  discuterà  e 
formerà  dentro  il  mese  di  novembre  di 
ciascun  anno  il  conto  generale  preventi- 
vo delle  rendite  e  spese  dell'anno  futuro, 
sull'appoggio  delle  spese  dell'anno  ante- 
cedente, tenendo  a  calcolo  tulle  le  osser- 
vazioni proposte  ne' preventivi  delle  di- 
verse congregazioni  regionai-ie,  e  in  quel- 
le degli  amministratori  de'|)ubblici  sta- 
bilimenti menzionati  nell'art.  80. Alt.  84. 
Questo  conto  preventivo  sarà  a  Noi  pre- 
sentato dal  cardinal  presidente  della  com- 
missione. Art.  86.  Dentro  il  mese  di  mar- 
zo di  ciascun  annoia  commissione  forme- 
rà il  bilancio  generale  delle  rendite  e  spe- 
se dell'  anno  antecedente,  che  accompa^ 
guaio  da  un  rapporto  relativo  tanto  all'e- 
conomia, quanto  a'buoni  elfetli  prodotti 
nel  costume  ed  educazione  [)ubblica  dal- 
lo zelo  de'depulati  della  commissione,  e 
ili  tulli  gli  altri  componenti  le  congrega- 
zioni regionarie  e  parrocchiali;  quanto  fi- 
nalmente a  ciò  che  può  condurre  a  mi- 
gliorare l'andamento  di  questa  vasta  a^ 
zienda,  ed  a  correggere  qualche  ilifetto, 
che  possa  coll'andar  del  lem[)o  introdur- 
visi,  sarà  sottoposto  a  Noi  dal  cardinal  pre- 
sidente dentro  i  primi  giorni  del  mese  di 
aprile  per  la  Nostra  sovrana  approvazio- 
ne, e  per  le  analoghe  provvidenze".  Os- 
serva il  cardinal  Morichini,che  lacommis- 
sionede'sussidii  negli  anni  i  827  e  1828  di- 
stribuì 648,1  20  scudi,  come  si  ha  d.i'Z?(- 
lufìci  stampati  in  tali  anni  dal  cardinal 
presidente,cioè324,o6orauuo,nellacjual 
somma  si  comprendevano  72,000  agli  u- 


92  S  U  S 

spedali, 35,oooairislituto  che  allora  chia- 
iDavasi  pia  casa  cVindtistria,  6000  airZÌ"- 
lernosìneria  apostolica  {^•),  e  cos\  altri 
assegni  ad  alili  luoghi  di  beneficenza,  im- 
perocché in  quegli  anni  tutto  era  riunito 
nella  commissione.  In  seguito  si  tornaro- 
no a  dividere  l'elemosine,  e  le  casse  della 
Dataria,  de  Dre\'i  e  de' Lotti  [f^.)  diero- 
110  direllameute  a'poveri  i  loro  soccorsi, 
come  per  l' innanzi.  Tranne  questo,  nel 
rimanente  restò  fermo  l'ordinamento  di 
leeone  Xll  <|iinnto  alla  sua  forma  orga- 
nica e  modo  di  tlislrihuzione  de'soccorsi, 
la  (jiude  esseiuhj  basala  sulla  verifica  do- 
miciliare del  povero,  è  il  meglio  che  pos- 
sa farsi.  Ma  l'estirpazione  dell'accallonag- 
gio  straniero  e  locale  fatalmente  non  si 
raggiunse  ,  ed  ora  per  la  condizione  dei 
tempi  si  è  aumentato  in  proporzioni  spa- 
ventevoli, ingombrando  i  vagabondi  dei 
due  sessi  tutte  le  strade,  petulando  insi- 
stenti di  porla  in  porla,  e  sturbando  e- 
ziandio  nelle  chiese  il  raccoglimento  dei 
fetidi.  Nel  1842  la  commissione  ile'sussi- 
dii,  rifcirisce  il  cardinal  ìMorichini ,  avea 
172,1 45  scudi  annui  dall'erario,  a'quali 
si  aggiungevano  circa  scudi  1000  prove- 
nienti da'decimi  sui  rescritti  graziosi,  da 
lascile  testamentarie  e  legati  pii,  da'pub- 
blici  spettacoli  per  le  serate  a  beneficio  dei 
poveri,  dall'elemosine  delle  cassette  poste 
in  diversechiese,  dalle  prediche  e  da'nuo- 
\i  cardinali. Laonde,  tranne  i  ricordali  tle- 
cimi,  la  lassa  della  de'zampetti  in  favore 
deli'  Ospizio  di  s.  Maria  degli  Angeli,  il 
mezzo  baiocco  imposto  sopra  ogni  giuo- 
cala  de'lotli.che  per  Roma  rendeva  an- 
nui scudi  i^fioo,  non  si  gravarono  i  ric- 
chi d'alcun  peso  per  alimentare  i  poveri, 
come  si  pratica  in  liighillei  ra.  La  della 
ilotedella  commissione  de'sussidii  si  ero- 
ga in  [)arle  pel  mantenimento  di  dello  o- 
^pizio,  nel  resto  si  distribuisce  colle  rego- 
le e  ne'jnodi  di  sopra  notati  alle  i  2  regio- 
ni della  città.  Nella  tavola  particolareg- 
giata dal  cardinal  Morichini  di  tal  distri- 
buzione, del  numero  de'poveri  sovvenu- 
ti e  delle  spese  pel  uiìuìslcro;  risulta  che 


S  U  S 
nella  popolazione  di  i54>632  individui, 
lelamigliesussidialec[uolidianamente  fu- 
rono 3855,  per  scudi  72,758;  gl'indivi- 
dui sussidiali  mensilmente  375,  per  scu- 
di i  3,  I2();  i  sussidii  nelle  3  festive  ricor- 
renze dati  a  1046  individui,  per  scutli 
48o3,  ed  i  sussidii  ad  urgenza  somma- 
rono a  scudi  35io;in  oggetti  dislribuiti, 
scudi  g2o4; in  sussidii  dolali,  scudi  73o; 
in  sussidii  per  una  sola  volta,  scudi  4o32;^ 
l'importo  de'prowisionati  ascese  a  scudi 
4 104  e  le  licognizioni  120  :  totale  delle 
somme,  scudi  1  1 9,, 388. In  esse  non  si  com- 
presero i  sus>idii  dati  con  rescritti  del  Pa- 
pa e  del  cardinal  presidente,  la  spesa  del- 
le Scuole  di  Roma  (^.)  regionarie  e  del- 
le casse  mortuarie,  la  spesa  del  ministe- 
ro e  dell'uHizio  centrale,  le  quali  tulle  u- 
nite  a  ciò  che  si  eruga  per  l'ospizio  ili  s. 
Maria  degli  Angeli,  esaurivano  l'intero  as- 
segno annuo  della  commissione.  Il  cardi- 
nal presidente  della  commissione  de'sus- 
sidii distribuisce  inoltre  3o,ooo  scudi  au- 
nui  per  cause  pie,  derivanti  dalla  cassa  dei 
lotti,  i  (juali  furono  permessi  a  condizione 
che  il  profitto,  detratte  le  spese  deirmi- 
presa,  si  desse  a'poveri  e  nel  modo  che  con 
qualche  dillusione  riportai  nel  suo  arti- 
colo. Ed  è  perciò,  che  con  ordinamento 
stabilitoda  Gregorio  WI  nel  1 836,  i  po- 
veri danno  le  loro  suppliche  a'parrochi, 
e  questi  al  cardinal  presidente,  il  qualesu 
di  esse  fa  i  rescritti,  ed  i  petenti  in  giorno 
ileterminato  vanno  a  riscuotere  l'accor- 
dalo soccorso  nel  Monte  di  Pielà:così  veii  • 
nero  sussidiati  circa  1000  individui  pero- 
gni  mese.  Una  parte  della  suddetta  som- 
ma de' lotti  è  data  alle  ricordate  scuole, 
altra  impiegavasi  per  le  spese  necessarie 
pel  deposilo  di  mendicità  al  Colosseo.  Di 
questo  all'articolo  Povero  notai, che  Gì  e- 
gorio  XVI  nel  febbraioeaprilei837,av- 
vicinandusi  la  Pestilenza  [P'.)  del  Clio- 
lera,  fece  pubblicare  due  notificazioni,  u. 
na  dal  cardinal  Gamberini, l'altra  dami;.' 
Ciacchi  governatore  di  Roma,  colle  qua- 
li si  ordinò  che  lutti  gli  accattoni  doves- 
sero prcbculaisi  alle  prcsidcuze  regiona- 


S  L  S 
riede'  r4  fiioni  di  Romn,  per  dare  li  loro 
nome,  rispondere  alle  domande  ed  es- 
ser visilnti  da'professori  sanitari  per  giu- 
dicare s'erano  abili  a  qualche  arie.  Gl'in- 
validi riceverono  una  patente  e  una  me- 
daglia da  portarsi  visibile  onde  essere  au- 
torizzati a  questuare:  i  validi  se  stranie- 
ri furono  rinviali  alle  proprie  patrie,  ed 
i  romani  si  obbligarono  al  lavoro.  1  con- 
trawentoii  si  punirono:  lar.^  volta  con 
prigione,  pane  e  acqua,  i  recidivi  con  pe- 
iiepiìi  gravi.  Perciò  si  npi'i  il  detto  depo- 
sito di  mendicità  al  Colosseo,  per  riunir- 
vi quelli  die  accattavano  senza  permes- 
so; gli  uomini  erano  se[»arati  dalle  don- 
ne, lutti  e  ciascuno  ricevendo  24oncie  di 
pane  e  una  minestra, e  per  dorniire  il  pa- 
glione e  la  coperta  di  lana.  Ivi  restavano 
tempoiaiieamenle,  finché  non  partivano 
per  le  loro  patrie  se  forestieri,  o  impie- 
gati alle  arti  o  in  altri  modi  se  lomani. 
Un  fornitore  li  provvedeva  del  bisogne- 
vole; alcuni  custodi  e  soldati  li  sorveglia- 
vano. Quanto  a'cardinali  presidenti  del- 
la commissione  de'  sussidii,  il   cardinal 
Tommaso  Riario-Sforza  tieWe  Notizie  di 
Roma  lo  trovone'ponlifjcatidi  LeoneXIl 
e  Pio  Vili  ìniìloìalo:  Presidente  dell'ani- 
mìnislrazione  e  della  distribuzione  de' sus- 
sidii carilalii>i,  e  nel  i  859  fu  da  Pio  VI  1 1 
inviato  a  Forlì  per  legalo  apostolico,  in- 
di gli  sostituì  per  Presidente  de'sussidii 
il  cardmal  Giuseppe  Albani  segretario  di 
stalo.  Dichiarai  a  Elemosiniere  del  Papa, 
come  Pio  VHI  non  volle  che  le  casse  di 
dataria  e  de'  brevi  corrispondessero  alla 
commissione  de'sussidii  ,  e  come  regolò 
ì' Elenio sineria apostolica. D\  piùPioVIII 
sottopose  al  cardinal  presidente  de'sussi- 
dii l'ospizio  di  s.  Maria  degli  Angeli.  Gre- 
gorio XVI, tanto  eminentemente  beneme- 
rito della  pubblica  e  privala  beneficenza, 
come  storicamente  narrai  in  tanti  artico- 
li, neh  833  fece  dichiarare  dal  cardinal 
Gnmberini  segretario  per  gli  alìhiidi  sta- 
to interni,  con    notificazione  che  leggesi 
nel  f.i,  p.  yo  della  citala  Raccolta  delle 
leggi:  Che  i  caritatevoli  soccorsi  diesi  pa- 


S  L  .S  ()3 

gnno  dalla  cassa  della  commissione  de'sus- 
sidii,non  sonose(|uestrabili.LoslessoPapa 
sinodal  i  83  i  avea  leintegrato  il  cardinal 
Tommaso  Piiario-Sforza  della  presiden- 
za, e  promovendolo  indi  a  legalo  aposto- 
lico d'Urbino  e  Pesaro,  neh  83  7  nomi- 
nò presidente  il  cardinal  Luigi  del  Dra- 
go (la  cui  biografia  scrissi  Ira  i  fl/aggior' 
domi),(ì\  cui  nelle  Notizie  di  Roma  si  di- 
ce ])u\  e  presidente  della  commissione  ani- 
ininistratÌK'a  de' lavori  di  pubblica  bene- 
jftcenza,t\e'([Uiì\\  ragionai  ne'vol.  LV,  p. 
18,  LIX,  p.  61.  Avendo  rinunziato  nel 
I  836,  il  Papa  conferì  la  presidenza  al  car- 
dinal Mario  IMaltei.  A  questo  porporato 
nella  micidiale  e  ricordata  pestilenza  fu 
afi'idata  la  speciale  vigilanza  delle  com- 
missioni regionarie  sanitarie  pe' colerosi, 
e  molto  con  zelo  si  allaticò  in  quella  pub- 
blica calamità.  Nel  seguente  anno  j838 
persuase  Gregorio  XVI  aH'appIuuilila  i- 
slituzione  dM' Ospizio,  istituto  e  convitto 
di  scuola  e  istruzione  di  sordi  e  muti  d'am- 
bo i  sessi  in  s.  /Ilaria  degli  Angeli,  così 
dello  per  essere  collocato  adiacente  al- 
romoiiimoO>p/s/o(chepel  Papa,  pel  car- 
dinale e  pe'fralelli  delle  Scuole  cristiane 
tanto  fiorì), di  cui  pure  era  presidente  co- 
me presidente  della  commissione  de'sus- 
sidii, e  lo  divenne  ancoia  (\e\\' Istituto  dei 
sordomuti.  A  premiarne  le  benemeien- 
ze  Gregorio  XVI  nel  dicembre i84o  di- 
chiarò il  cardinal  ÌMallei  segretario  pergli 
affari  distato  interni,  e  gli  die  per  ilegno 
successore  il  cardinal  Giacomo  Luigi  III  i- 
gnole  poi  vescovo  di  Sabina  (delle  bene- 
ficenze di  cui  fu  largo  a  quella  diocesi  ri- 
parlai nel  voi.  LXIII,  p.  3  1  1).  Nevol.  L, 
p.  25,  LVIII,  p.i48,  LIX.  p.  74  e  82, 
raccontai  che  il  regnante  Pio  /.\,  aven- 
do il  i.°oltobrei  847  iittribuilo  alla  ma- 
gi slra  tu  radi  fiomrt  la  commissione  de'sus- 
sidii e  l'ospizio  di  s.  Maria  degli  Angeli, 
per  r  operalo  benefico   incremento  del- 
l'istituto dc'sordornuli  del  cardinal  liri- 
gnole,  di  questo  gliene  conservò  la  presi 
(lenza.  Alla  medesima  romana  magislra- 
liiia  il  Papa  attribuì  indire  la  piesideu- 


f)4  'S  u  s 

zadclln  commissione  (le'lavori  di  pnhljli- 
caljencfìcenza; nonché  II-  spezierio,  i  me- 
dici, i  chirurghi,  gii  osteti  ici  e  levatrici, 
le  scuole  regionarie,  togliendoli  dalia  di- 
pendenza dell'  hlcmofìimere  del  Papa. 
Quindi  nel  i  8'>  i  dichiarando  Pio  IX  pre- 
sidente de'sussidii  l'encomiato  cardinal 
IMaltei,  gli  restituì  lutto  il  concesso  alla 
magistratura  romana,  e. quelle  stjddelte 
ingerenze  pure  già  dell'elemosiniere  pon- 
tificiojampliandocos'i  le  attribuzioni  del- 
la commissione de'sussidii,  il  che  registrai 
ne'rispettivi  luoghi  ene'vol.  LUI,  p.  23o, 
LVlll,p.!48,LXIlI,p.no,i94,LXVni, 
p.  ^268.  Dopo  stampato  l'articolo  Sordo- 
Muto,  gli  /limali  delle  scienze  religione 
serie  1." ,1.  i  2,  p.  280,  hanno  pid)|jlicalo 
il  decreto  genei ale  della  s.  congregazione 
dell'indulgenze,  che  Papa  Pio  IX  appro- 
vò, per  lucrare  le  indulgenze  anco  i  sor- 
do-muti,  sebbene  è  prescritta  la  condizio- 
ne delle  preghiere  vocali,  e  ciò  ad  istau- 
ra del  cai  (linai  Brignole.  Pertanto  Fu  pro- 
posto a  detta  s.  congregazione  il  dubbio: 
Ànelqnoniodo  suvdo-niuli  supplcre  va 
leanl  inipolentiae,  qua  delinentnr  preces 
recilandi prò  iiidulgenliis acnuirendis  in- 
jiinctas?  Diicusao  il  dubbio,  la  s.  congre- 
gazione decretò  e  statuì.  i.^Quod  si  inler 
opera  prò  lucranda  imlulgenlia  praescri- 
pla  sii  visilalio  nlicujus  ecclesiae,  surdo- 
muti  ecclesiam  ipsain  devote  visitare  le- 
iieanlur,  licei  mentem  tantum  in  Deum 
elevenl,  et  piosaiTectos.  ^."Quod  si  inler 
opera  sint  publicae  praeces,  surdo-muti 
polsini  lucrare  indulgentias  iis  adnexas 
corpore  quidem  conjtmcti  caeteris  fìde- 
libusineodem  loco  orantibus,  sed  pari- 
ter  mente  tantum  in  Deum  elevaUi,et  piis 
cordis  afTeclibus.  3.°Quod  si  agalur  tan- 
dem de  privalis  orationil)us,  proprii  mu- 
torum  et  surdorum  confessaiii  valcant 
easdem  orationescommutarealiquo  mo- 
do manifestata,  proni  in  Domino  expe- 
dire  judicaverinl.  A'aS  giugno  1 853,  per 
la  morte  del  cardinal  Uiignole,  che  de- 
plorai nel  voi.  LXllI,  p.  I  ^5,  il  Papa  Pio 
IX  riunì  alla  presidenza  della  commissio- 


8  U  S 
ne  de'  sussidii  nuovamente  quella  dell'i- 
stituto de* sordo-muli,  nella  pei<«ona  del 
cardinal  IMaltei, e  per  sua  cura  ebbe  luo- 
go quel  saggio  che  celebrai  a  Sordo-Mu- 
to. Divenuto  il  cardinal  IMaltei  sotto  de- 
cano del  sagro  collegio,  ed  a' 23  giugno 
1854  ti  il  vescovato  subuibicario  di  Fra- 
scati trasferito  a  quelli  uniti  di  Porto  e  s. 
Kufina,  il  Papa  dopo  avergli  conferito  la 
carica  di  prefetto  della  segnatura,  come 
riporta  il  n.°i42  del  Giornale  di  Roma 
1854,  nominò  ilcnrdinal  Nicola  Clarelli 
Paracciani  presidente  della  commissione 
tle'sussidii,  della  pubblica  beneficenza  e 
dell'istituto  de'sordo-muli,  non  che  pro- 
tettore delle  suore  di  INostra  vSignora  al 
Monte  Calvario  in  s.  Norberto  ,  perchè 
hanno  in  cura  il  sesso  femminile  dell'o- 
spizio di  s.  Maria  degli  Angeli  e  de'sor- 
do-muli, di  loro  avendo  rifalla  onorala 
menzionenel  vol.LXin,p.  1 1^.  Nelle  No- 
tizie di  Roma  del  1  8^4 si  riporta  la  Cnni- 
niissione.  de' sussidii  composta  del  cardi- 
nal presidente,  di  6 deputali,  cioè  un  u- 
ditore  di  rota  e  segretario,  <leirelemo>i- 
niere,  di  due  altri  prelati,  e  deminislri 
delle  finanze  e  de'Iavori  publici;di  1  7.  ile- 
potati  prefetti  delle  regioni,  comprenden- 
do prelati  e  laici  litolati,  oltre  i  deputati 
e  ileputale  parrocchiali. 

S\JSS\D\0,Subsidiuni,/4d/unienlnni. 
Questo  vocabolo  oltreché  significa  soc- 
corso e  aiuto  nelle  necessità,e  quella  spe- 
cie caritatevole  di  sussidii  dichiarali  nel 
precedente  articolo;  ausiliario  o  aiutato- 
re, come  il  vescovo  in  paruhus  dato  in 
aiyto  ad  un  ordinario,  e  di  cui  ragionai 
a  SuFFRAGANEo;  chiesa  di  sussidio  o  Snc- 
cursale[f^.),/4edes  curine  vicariaejè  pur 
nome  generico  che  si  diede  a  tutte  le  im- 
posizioni. Dazi  o  Gabelle  (/  .), decreta- 
le sui  popoli  o  sulle  merci,  in  nome  so- 
vrano, por  soddisfu-e  a'suoi  bisogni  e  pe- 
si. Anticamente  quando  i  T'escovi  anda- 
vano a'  Concila  e  Sinodi,  riscuotevano 
un  certo  diritto  per  supplire  al  le  spese  che 
perciò  incontravano,  qual  diritto  c\i\n- 
iua\ai'\  sussidio caritalevole,i)eixUì:  il  pa- 


I 


S  U  T 

camento  fncevnsi  a  titolo  di  rarità,  co 
me  osserva  Bail^osa,  [)e  juie  eccles.  lih. 
3,  cap.  2  1.  Questo  cnnonisla,  con  molli 
altri,  appoggialo  alle  diirerenli  autorità 
del  diritto, stabilì:!.^  Che  il  vescovo  ed  i 
prelati  superiori,  col  parere  del  loro  ca- 
pitolo e  della  loro  coninnità,hanno  l'au- 
torilà  d'esigere  in  caso  di  necessità  il  sus- 
sidio caritatevole  da  quelli  che  sono  loro 
soggetti;  2.°  Che  quel  sussidio  non  è  fi';- 
satOjnia  che  dipende  dalle  circostanze;3." 
Che  il  Papa  può  esigere  quel  sussidio  da 
tutti  gli  ecclesiastici  e  da  tutte  le  chiese; 
4.°Che  i  cardinali  hanno  il  medesimo  di- 
ritto nella  estensione  de'loro  titoli,  ed  i 
legati  nelle  loro  piovincie;  5."  Che  i  pa- 
triarchi,i  prim;ili,gli  arcivescovi  non  han 
no  questo  privilegio  nella  estensione  dei 
luoghi  di  loro  competenza,  perchè  non 
hanno  che  una  maniera  di  giurisdizione 
straordinaria  e  limitala  dal  diritlo,ci()che 
si  applica  pure  a'prelali  inferiori  n'vcsco- 
vi,  quando  essi  non  abbiano  acquistato 
(juel  diritto  col  possesso, o  che  non  siano 
regolari;  6.°  Che  la  causa  di  quel  sussidio 
dev'essere  una  necessità  evidente  e  pres- 
sante, come  le  spese  perle  bolle  e  la  consa- 
grazione,i  debili  falli  dal  vescovo  perilife- 
sa  della  sua  chiesa,ovvero  perla  causa  co- 
mune della  diocesi,  o  per  viaggio  di  estre- 
ma necessità  alla  curia  diRomajec.;^.'  Che 
il  sussidio  non  dev'esseie  pagato  che  dagli 
ecclesiastici  i  quali  posseggono  de'benefì- 
t\.  I  monasteri  ne  sono  esenti  in  faccia  al 
vescovo,  come  anche  le  chiese,   le  quali 
hanno  a  questo  riguardo  un  valido  lito- 
Io  di  esenzione,  fondato  sopra  una  causa 
diversa  dalla  prescrizione. 

SUTPvI  [Snirin).  Città  con  residenza 
vescovile  degli  stali  pontificii  nella  de- 
legazione apostolica  di  Viterbo,  con  go- 
vernatore residente,  lungi  circa  28  mi- 
glia da  Roma,  essendone  Nepi  quasi  So 
dalla  stessa  capitale,  e  da  Sutri  7;  situa- 
la inclima  dolce,alquanlo  umido  nell'in- 
verno, mediocre  nell'  eslate,  sorge  fra* 
monti  Cimini.Dopo  Monte  Rosi  e  un  mi- 
glio prima  d'arrivarvi,  la  via  che  cundu- 


S  U  T  9' 

ce  a  Sutri  prende  l'aspetto  il  più  pitto- 
rico e  ameno  che  possa  immaginarsi:  le 
rupi  fia  le  quali  è  scavata  la  strada  sono 
di  tufa  color  lionato  ,  tagliale  a  picco  e 
vestile  di  vigorosa  vegetazione;  retfello 
viene  acciesciuto  da'sepolcri  sulrini,  che 
le  forano,  ora  disposti  in  ima  linea,  ora 
in  due,  una  all'altra  sovrapposta,  e  vero- 
similmente formarono  già  ne'lempi  etru- 
schi la  necropoli  sutrina,  e  quindi  furo- 
no convertili  in  rifugio  de'primitivicii- 
stiani,  o  negli  altri  che  desciiveiò.  So- 
no questi  sepolcri  molteplici,  vari  per  la 
grandezza,  per  la  forma  e  per  la  decora- 
zione ricavata  dal  masso  stesso,  incavati 
nella  pietra,  ornati  di  pilastri  e  frontoni 
intagliali  senzaombra  d'intonaco  e  di  co- 
struzione; essi  investono  per  quasi  un  mi- 
glio i  colli  che  precedono  e  coronano  la 
città,  la  quale  si  presenta  in  magnifico 
aspetto.  Ne  pubblicarono  la  prospettiva 
con  incisione,prima  l'avv."  Camilli  nel  t. 
1  3,  p.  2  1 3  duWAlbuìn  di  Roma  insieme 
ntl  un  erudito  articolo  sull'antichissima 
città;  poi  l'agostiniano  p.  Giuseppe  Ran- 
giiiasci  nella  parte  2.^  (ÌgWh  AJemorie  i- 
sloriche  cìedmlorni  della  città  di  Nepi, 
cioè  del  Feii  etrusco,  di  Fa  Ieri  i  antico 
e  de'liioglù  e  città  ad  esso  soggette,  To- 
di 1 847,  cap.  6:  Sutri  città  della  Penta' 
poli  etrusca  nel  territorio  Falisco.  Il  sa- 
cerdote d.  Paolo  Bondi,  Memorie  stori- 
che di  Sahazia  e  Trevignano,  e  saggio 
storico  sull'antichissima  città  di  Sutri, 
Firenze  i836:  Saggio  storico  dclC anti- 
chissima città  di  Sutri,  par.  i ." ,  dice  ch'è 
di  figura  sferoide,  e  in  guisa  che  rasso- 
miglia a  una  nave  in  linea,  che  abbia  ri- 
volta la  prora  al  sud  e  la  poppa  al  nord, 
se  non  che  il  bordo  all'ovest  verso  Sacel- 
lo è  più  ampio  ed  esteso  dell'altro  di  s. 
Francesco  all'est.  Questa  grossa  nave  si 
vede  come  sbalzata  sopra  d'  un  rilevato 
scoglio  di  tufo  da  ogni  parte  faglialo  a 
per[)endicolo,  che  le  forma  un  basamen- 
to quanto  stabilealtrellanlo  forte,e  som- 
mamente opportuno  per  la  fortificazio- 
ne della  cillà,  in  caso  che  avesse  bisogno 


96  S  U  T 

di  trarne  pnitifo. Sopra  Io  sroj^linè  nn  pa- 
liipello  di  muro  co'  inerii  hastanlenicn- 
te  capace  a  fornire  una  legolare  difesa, 
comechè  di  IraUo  in  Irallo  avvaloralo 
da  baluardi,  tali  essendo  e  ben  costrui- 
ti quelli  ili  porla  Romana,  di  porta  \'ec- 
cliiajdi  porta  IMorrona  una  delle  più  an- 
tiche della  città,  e  della  Rocca.  La  stra- 
da cbe  ultiniaineiite  tonduceva  a  Sutri 
eia  la  celebi econsolare  Cassia; dalla  por- 
la Moirona  poi  incominciava  l'altra  via 
consolare,  lastricala  però  di  pielie  cal- 
cari, di  cui  abbonda  la  contrada  Citninia, 
e  tagliando  il  Forum  Ciininuin,  si  avan- 
zava al  di  sopra  del  lago  Ciminio,  e  fra 
la  montagna  persino  a  Longola,  oggi  Vi- 
terbo, e  (juindi  rivolgendosi  alla  sinistra 
si  univa  alla  Cassia  poco  olire  Viterbo 
al  lago  Forum  follurni.  A'iati  est  ed  o- 
■vest  inferiormente  al  piano  di  Sulri  si 
estendono  due  lunghe  liste  di  fertilissi- 
mo terreno, delle  quali  la  maggior  parte  è 
quella  airovestjColli  vate  a  ortaglie  e  pro- 
ducenti  saporiti  poponi  ed  abbondanti  er- 
baggi, innafìlate  all'ovest  dal  perenne  fiu- 
micello  Pozzuolo,  ed  all'est  dal  uìinore 
Bivorolto,  che  quindi  non  molto  huigi 
si  unisce  col  1°  Al  termine  esteriore  di 
questo  ubertoso  piano  si  rialza  un  circon- 
dario di  tufi,  su'quali  tuttavia  vegetano 
un  gran  tratto  di  vigneti, che  son)miiii- 
strano  vino  gentile  e  gustoso.  Gli  altri 
jìrodotli,  r  olio  ed  i  cereali  vi  sono  co- 
piosi ed  eccellenti,  le  campagne  sono  a- 
mene  e  ubertose,  il  tralìico  dei  suoi  ge- 
neri è  attivo,  il  territorio  vastissimo,  e 
lo  era  maggiore  negli  antichi  tempi,  in- 
nanzi che  dalla  parte  del  Cimino  fosse 
sraetnbralo  a  favore  de'posteriori  caslel- 
\\  confinanti,  poiché  eslendevasi  sino  al- 
le campagne  Sabazie  e  Veienli  per  un 
gran  tratto  di  paese.  Laonde  il  soggior- 
no è  dilettevole,  senza  mancare  a'  biso- 
gni della  vita,  godendo  pure  acque  sa- 
lubri. La  fontana  pubblica  è  ornata  da 
uno  de'più  belli  sarcofaghi  di  marmo  di- 
solterrali  in  alcuni  luoghi  della  ciltà,e  vi 
si  scorgono  scolpili  due  yrifì  all'  uso  e- 


S  fj  T 

trusoo,  con  delle  fici  e  delle  figure  che  si 
tengono  per  mano,  e  una  col  manto  in 
testa.  Il  iSibby,  yénnlisi  de  dinlorni  di 
Zio/H^,  nell'articolo  Sutri,  da  lui  vigilalo 
neh  835,osserva  che  l'antica  città  era  po- 
sta sopra  due  colli  tagliali  a  picco  da  o- 
gni  parte,  sempre  di  lufa  di  color  liona- 
to, che  uniti  insieme  (hlungansi  per  quasi 
un  miglio  nella  direzione  da  occidente  a 
orientejch'essi  unisconsi  insieme  per  mez- 
zo d'un  ponte,  il  quale  nell'esterno  è  di 
moderna  costruzione,  ma  che  forse  nel 
masso  interno  è  antico.  Oggi  però  la  cit- 
tà copre  soltanto  il  colle  orientale;  l'oc- 
cidentale è  abbandonato  airatt(j,e  a  mez- 
zodì di  questo  spiccasi  un  dirupo  isolato, 
che  forse  costituì  la  rocca.  Le  mura  an- 
tiche che  cingevano  Sulri  erano  costrut- 
te di  grandi  ed  enormi  massi  di  tufa  lo- 
cale, [)Osli  con  moll'arle  sul  ciglio  estre- 
mo della  rupe  :  essi  sono  S(piadiati  ma 
irregolarmente,  e  collocali  or  per  lungo 
or  per  largo.seuz'ordineeben  commessi  ; 
e  molte  ti  accie  di  queste  mura  si  couser- 
vano,  specialmente  nel  lato  meridionale. 
INel  lato  sellenlrionale  però,  olire  le  ve- 
stigia ilelle  mura, rimane  ancora  una  por- 
ta antica  verso  Toscana  e  semiulerrata, 
la  quale  conserva  il  suo  arco  :  questo  nel 
destro  lato  spicca  immediatamente  dalla 
rupe  che  gli  serve  di  pilone  e  di  stipite, 
e  nel  sinistro  da  un  pilastro  costruito  di 
massi  enormi. Taleporlaèdel  tulio  chiu- 
sa, e  il  volgo  da  tempo  immemorabile  la 
chiama  porta  Furia,  nome  che  ricorda 
limpresa  che  dirò  di  Marco  Furio  Ca- 
millo dittatore  romano:  solo  qui  nolerò 
che  il)  memoria  di  quel  prode  che  per  es- 
sa feccilsuo  maestoso  ingresso  nella  città, 
l'antico  statuto  sulrino  esentava  da  cpja- 
lunque  imposta  le  famiglie  che  ne  abita- 
vano la  contrada.  I  due  dirupi  su'  quali 
sorgeva  l'antica  città  sono  bagnali  verso 
mezzodì  dal  rivo  di  Proraonte,  quasi  rivo 
del  Promontorio;  e  verso  settentrione  da 
quello  dello  Torto,  come  li  chiama  Nib- 
by  (poiché  anco  1'  avv.°  Castellano,  ^o 
sialo jwnli/ìcio,  dichiara  Irovaiii  l'auli- 


S  U  T 
CI  città  diSiilii  in  liva  alPozzoio  o  Poz- 
zuolo, eziandio  secomlo  Marocco, die  pu- 
re col  vocabolo  Rivorot'o  appella  l'allro 
fìiimicello),  e  si  riuniscono  sotto  la  città 
verso  Oliente,  varcandosi  questo  su!  pon- 
te. Di  là  dal  ponte  attira  l'aMimirazione 
il  bel  bosco  sempre  verde  di  elei,  abeti  e 
cipressi,  delizia  della  villa  del  conte  .Muti- 
Papazzurri-Savorelli.  Aggiunge  Nibby, 
che  più  uno  si  avvicina  a  Sutri,  più  la 
scena  si  fa  magnifica  e  imponente,  mas- 
sime nel  punto  dove  si  discende  alla  val- 
le che  isola  questa  città  dalle  circostanti 
colline.  Le  mura  originali  present.ino  un 
restauro  di  massi  quadrilateri  mediocri, 
opera  del  secolo  XV:  alle  une  ed  alle  rfltre 
poi  sono  appoggiate  fortificazioni  del  se- 
coloXVI,che  crede  opera  de'Farnesi. Ol- 
tre le  mura,  soggiunse  di  non  avere  nella 
città  ravvisato  avanzi  d'  antiche  f.ibbri- 
che;e  la  casa  che  chiamano  di  P/7<Jfo(dice 
casa  di  Malco  il  Calindri,nel  Saggio  sto- 
rico del  pontifìcio  stato,  così  il  Castella- 
no) non  è  certamente  anteriore  al  secolo 
XVI. Il  fabbricato  è  conveniente, e  le  due 
nobili  famiglie  del  suddetto  conte,  e  del 
conte  Fiacchi  Gialli  hanno  vaste  e  belle 
abitazioni  o  palazzi,  altre  essendo  quella 
de'nobili  Mezzoroma,  e  la  graziosa  e  re- 
cente della  famiglia  Capolondi.  La  cat- 
tedrale è  basilica,  ma  tutta  moderna,  ad 
eccezione  del  campaiiile,opera  del  secolo 
XI 11:  le  proporzioni  però  troppo  svelle 
della  chiesa  indicano  che,  sebbene  rinno- 
vata,anch'essa  era  c'architetlura  di  quel 
secolo,  e  dicesi  che  ie  colonne  clie  la  di- 
videvano in  3  navi  siano  dentro  i  pilastri 
moderni.  E  dedicala  alla  B.  Vergine  As- 
sunta in  cielo,  col  ballisterioecura  d'a- 
uirae,  amministrata  dal  capitolo  a  mez- 
zo d'  un  parroco  che  si  elegge  per  con- 
corso e  il  vescovo  approva.  Ivi  tra  le  sa- 
gre reliquie  è  in  gran  venerazione  la  ver- 
gine e  martire  s.  Dolcissima  conci Itadi- 
ua  e  principale  protettrice  di  Sutri,  la  cui 
lesta  si  ceU-bra  con  gran  solennità:  la  sua 
cappella  l'edificò,  ornò  e  lasciò  erede  An- 
tonio Cavalli  sutrinojindi  restaurò  e  am- 

VOL.   LXXr. 


S  U  T  97 

pliòd. Antonio  abbate,  come  si  legge  nel- 
la lapide  riprodotta  con  tutte  le  altre  del- 
la città  da  Marocco  ,  IMonunienti  dello 
stato  pontifìcio  \.  i4,  articolo  Sutri.  il  ca- 
pitolo si  compone  della  dignità  dell'arci- 
prete, di  1 4 canonici  comprese  le  preben- 
de del  teologo  e  del  penitenziere.colle  in- 
segne corali  della  cappa,  di  due  benefi- 
ciati, e  di  altri  preti  e  chierici  addetti  al 
servigio  divino.  Nella  sagrestia  esiste  una 
lapide,  che  dopo  Grillerò  pubblicarono 
Bondi,  Nibby,  Marocco  e  il  p.  Rangliia- 
sci  :  in  tempo  del  i  .°stava  in  un  altare.  È 
interessante,  ma  rotta  in  più  pezzi,  man- 
cante nel  lembo  sinistro,  e  con  lettere  di 
bella  forma  del  tempo  d'Augusto  o  Ti- 
berio. Contiene  essa  la  serie  de'ponlefici 
sutrini,  e  le  successive  sostituzioni,  ed  è 
ricordato  Q.Flavio  Pollino  pontefice  del- 
la colonia  sutrina,  e  meglio  in  altra  la- 
pide che  esisteva  nell'orto  della  cattedra- 
le,egualmente  pubblicata  dal  Grutero  e 
dagli  altri  sunnominati.  Sotto  1'  atrio  o 
portico  della  stessa  basilica  sonovi  diversi 
frammenti  di  antiche  casse  mortuarie  di 
marmo,  con  bassirilievi  esprimenti  guer- 
rieri combattenti  a  cavallo,  ed  altri  ro- 
vesciati al  suolo.  L'episcopio  è  adiacente 
alla  cattedrale,  oltre  la  quale  nella  cit- 
tà vi  è  un'altra  chiesa  parrocchiale.  Vi 
sono  però  altre  chiese,  il  convento  e  chie- 
sa dei  religiosi  dell'ordine  della  peni- 
tenza detti  scalzetti,  e  già  appartenea- 
ti  a'  minori  conventuali  ;  il  monastero 
delle  caiinelitane  dell'antica  osservan- 
za, che  nella  chiesa  hanno  un  buon  qua- 
dro di  s.  Maria  coli' epigrafe:  Ospitio 
Christiis  suscepit.  Evvi  il  seminario,  di- 
verse confraternite,  il  monte  di  pietà,  le 
maestre  pie,  le  scuolecomunali. Sutri  van- 
ta molti  cittadini  illustri,  massime  quelli 
che  fiorirono  in  tempo  del  suo  splendore; 
anche  in  santità  di  vita,  come  s.  Felice 
prete  e  martire;  nelle  dignità  ecclesiasti- 
che e  vescovile,  oltre  il  cardinal  Giovanni 
Co/if({^^.)deltodiSutri;  mentre  Ira'lelte- 
rati  ricorderòG. Andrea  Anguillara  cele- 
bre poeta,  autore  di  vari  componimenti 


98  S  U  T 

e  capitoli,  Iratlultore  in  S."  rima  delle  lìfe 
laniorfosi  <V  Ovidio,  delle  Salire,  delln 
ti.'igedia  V Edipo, e  del  i  ."libro  deW Enei- 
de di  Virgilio,  e  fu  pure  insigne  lettera- 
to che  gareggiò  co'più  gran  genii  del  suo 
terapo:  esiste  ancora  l'abitazione  de'suoi 
antenati  colio  stemma  gentilizio,  e  nel- 
l'antica chiesa  de'convenluali  evvi  la  se- 
poltura di  sua  famiglia  con  lapide  e  stem  - 
ma.  Dalle  lapidarie  riportate  da  Maroc- 
co si  ponno  rilevare  altri  illustri  sulrini, 
come  de'Flacchi-Cialli,  de' Mezza  roma  e 
di  altri.  Due  di  esse  celebrano  l'erezio- 
ne e  restauro  della  chiesa  di  s.  Maria  del 
Monte,e  l'edificazione  eabbellimento  del- 
la chiesa  di  s.  Maria  de  Cvypta;  altre  la 
pietà  e  le  virtù  di  diversi  sutrini  d'ambo 
i  sessi,  e  de'  Muti-Papazzurri.  Piimarca 
l'avv.  Castellano  che  Sutri  ha  il  privile- 
gio d'intitolarsi rt/i^/r/i/^sm/rt!,  in  tutti  gli 
alti  pubblici  e  governativi.  Uscendo  da 
Sutri  e  dirigendosi  alla  villa  Muli-Pa- 
pazzurri  Savorelli,  e  al  famoso  anfitea- 
tro siilrinO,sono  questi  due  luoghi  sopra 
im  colle  adatto  isolalo,  e  tagliato  a  picco 
da  tulle  le  parli,  posto  a  sud-est  della  cit- 
tà. Prima  di  salire  alla  villa  si  vede  iwX 
lato  del  colle  sul  quale  giace,  dal  canto 
di  scllenlrione,incavata  nel  masso  di  tu- 
fa  una  piccola  chiesa,com posta  d'una  spe- 
cie d'atrio,della  chiesa  propriamen  le  det- 
ta, con  un  solo  altare  inciso  nel  tufo,  di- 
visa in  3  navi  da  pilastrini  ricavati  pure 
nello  stesso  masso  e  riquadrali,  e  di  una 
sagrestia.  La  chiesa  è  dedicala  alla  Ma- 
donna del  Parto,  e  dalle  traccie  ancora 
esistenti  è  chiaro  che  fu  intonacata  e  di- 
pinta nel  secolo  XIV, e  forse  in  quell'e- 
poca medesima  venneformata, profittan- 
do di  qualche  sepolcro  etrusco  più  gran- 
de, come  pensa  Nibby.  Altri  sepolcri  a- 
diaceuli  furono  ridotti  a  cimilerio,  e  da 
uno  di  questi  sepolcri  o  catacombe  che 
si  lega  con  altri,  si  ricavò  la  tradizione 
o  favola,  al  dir  di  IN'ibby,  che  si  unisse 
colle  catacombe  di  Nepi  dell'antichissi- 
ma chiesa  di  s.  Giovenale,  or  quasi  del 
tutto  distrutta,  mediante  un  cunicolo  o 


S  UT 
strada  sotterranea,  e  pel  quale  pretende 
Bondi  transitasse  da  Nepi  a  Sulri  il  glo- 
rioso martire  s.  Tolomeoa  predicare  l'e- 
vangelo  a'sutrini,  ed  a  prestar  loro  soc- 
corsi spirituali  e  temporali:  egli  ne  attri- 
buisce loscavoalle  guerrede'romani con- 
tro gli  etruschi,  con  ispesa  e  intelligenza 
d'ambo  le  città,  per  sostenersi  scambie- 
volmente nelle  sorprese.  Dice  inoltre  il 
Bondi,  che  il  sagro  tempio  è  fattura  dei 
primi  secoli,  e  ritiene  le  ricordate  pittu- 
re a  fresco  e  rozze  di  que'tempi,come  si- 
mili a  quelle  delle  catacombe  di  Nepi  j 
che  ivi  i  cristiani  si  rifugiarono  a  cele- 
brare le  sagre  sinassi,  e  che  furono  tali 
sutrine  catacombe  innaffiale  dal  sangue 
di  molti  martiri,  che  vi  depose  la  pia  ma- 
trona s.  Savinilla  colla  maggior  possibi- 
le decenza,  onde  dichiara  il  monumento 
il  più  rispettabile  dell'antica  e  illustre  cit- 
tà. Ma  notaNibby.essere  fisicamente  im- 
possibile che  la  catacombe  sutrina  possa 
comunicar  colla  nepesina,con  estendersi 
al  di  là  della  rupe.  Dalla  chiesa  si  ascen- 
de alla  villa,  conlenente  tra  le  sue  ame- 
nità una  chiesa,  e  i  ruderi  d'un  palazzo 
baronale  del  secolo  XV,  al  quale  si  dà  il 
nome  di  palazzo  di  Carlo  Magno.  Tra- 
versando il  boscosi  perviene  all'anfitea- 
tro sutrino  illustrato  brevemente  e  perla 
i.'' volta  neliS^i  dall'avv.  prof  l'ielio 
Ruga,  con  Lellera  suW anfiteatro  sutri- 
no, alcav.  Michele  Ardili,  direttore  del 
r.  museo  Borbonico  e  dell'  escavazioni 
del  Poni  pei  a  no, co' pùuàpnli  brani  delle 
viccndestoriche  diSutri,e  pubblicato  dal 
Giornale  arcadico  di  Roma  1. 1  i,p.  3  i  r, 
insieme  al  disegno  della  pianta.  Breve- 
mente lodescriveNibby,dicendo  che  fan- 
fitealro,il  podio,  i  gradini, i  battei,  le  nic- 
chie, i  vomilorii,  le  porte  e  corridoi,  tut- 
to è  interamente  scavalo  dentro  il  eolie 
di  tuta  locale, sul  quale  è  pure  la  memo- 
rala villa,  e  lo  crede  o;)t;ia  de'lempi  di 
Augusto.  Le  misure  assegnale  dal  Kiiga 
all'arena,  eh 'è  al  solilo  di  forma  eliitica 
ossia  ovale,  e  nella  direzione  da  mezzo- 
giorno a  stUentrione,  sono  di  palmi  222 


S  U  T 

ili  lunghezza  ei8o  di  larghezza.  Il  podio 
non  conserva  il  parapetto,  ma  le  traccic 
d'una  gola  intagliata  pure  nel  masso  clic 
lo  fasciava:  nel  lato  orientale  visibili  so- 
no le  traccie  dell'ambulacro  che  girava 
sotto  il  podio  medesimo. Si  ravvisano  pu- 
re 3  meiiiani  o  precinzioni:  la  i  .^ha  6  gra  - 
dini,  così  la  2.^;  la  3.^  i  i,  e  quest'ultima 
ècoronata  superiormente  da  una  via, cin- 
ta intorno  da  un  balteo,  ch'è  interrotto 
da  nicchie,  probabilmente  per  uso  dedi- 
s>'gnntores,  poi  tribuni  voluplaUim ,  os- 
sia degl'impiegati  che  assegnavano  i  po- 
sti, e  incaricati  al  buon  ordine  dello  spet- 
tacolo: altre  di  tali  niccliie  si  vedono  in- 
cavate nell'intervallo  fra  la  2/e  la  3.'  pre- 
cinzione:  4  sono  vomitorii,  ed  una  scala 
lo  mette  in  comunicazione  colla  villa.  Es- 
so poteva  inondarsi  e  nettarsi  per  mezzo 
del  fosso  di  Promonte,  ch'è  il  rivo  prin- 
cipale della  contrada.  La  metà  della  ca- 
vea verso  occidente  è  molto  più  degrada- 
ta dell'orientale:  i  due  vontitorii  meridio- 
nali sono  ben  conservati,  i  settentriona- 
li appena  ponno  tracciarsi;  l'ambulacro 
sotto  il  portico  è  per  la  maggior  parte  im- 
praticabile. Termina  Nibby  con  dichia- 
rare ch'è  massima  l'imponenza  di  que- 
sto anfiteatro,  e  che  l'esterno  non  è  né 
ornato,  né  regolare.  Il  Paiga  nella  Lede- 
rasi  meraviglia  che  niuno  avea  dato  con- 
tezza dell'anfiteatro  sutrino,  benché  nel- 
le vicinanze  di  Roma  e  non  lungi  dalla 
via  Cassia  verso  il  monte  Cimino,  e  nep- 
pure fu  conosciuto  da  Giusto  Lipsio,  il 
quale,  come  Everardo  Ottone,  nel  Sag- 
gio dcglt  anfiteatri  exlra  Rom/im,ai^tiv- 
mònou  esservi  stato  appena  nell'antichi- 
tà municipio  o  colonia,  che  non  avesse 
un  anfiteatio,  per  cui  l'Arditi  colla  de- 
scrizione dell' anfiteatro  di  Pompei  ri- 
battè il  singolare  assunto  del  marchese 
Malfei,  il  quale  tiasportato  per  soverchia 
venerazione  pel  suo  aniìtealro  di  Vero- 
na, solo  riconobbe  que'  di  Roma  e  Ca- 
pita; egli  pq.ò  non  pili  esisteva  quandosi 
disotlerròil  magnifico  d'Otricoli, e  si  sco- 
prì quello  importante  d*  Ancona.  Ruga 


SUT  99 

spiega  l'ignorarsi  il  sutrino  per  mancar 
Sutri  allora  d'una  storia  antiquaria,  ad 
onta  che  lo  meritasse  perla  sua  origine 
della  più  rimola  antichità,  e  per  le  vicen- 
de e  onori  di  che  fece  luminosa  mostra  in 
tutte  l'età,  poiché  Sutri  esisteva  prima 
che  Roma  sorgesse,  ed  ifiammenti  di  Ca- 
tone la  fanno  credere  fondata  da'pelasgi, 
prestando  i  sufrini  culto  speciale  a  Satur- 
no e  alla  dea  Noicia.  Noterò,  che  trovo 
nelle  Memorie  del  Soratte  e  luoghi  con- 
vicini,à\  Degli  Effetti,  avere  gli  etruschi 
adorato  la  dea  Horchia  o  Orcia,  da  Massa 
stimata  Pomona,  dea  de'frutti  e  de'giar- 
dini,  talvolta  confusa  colla  dea  Nortia,da 
Tertulliano  detta  dea  peculiare  de'sutri- 
ni  e  volsinesi,  e  Gir;ddi  chiama  Nortia  e 
Nursia.La/l7/7o/pg'a  l'appella  Norzia,  cre- 
duta pure  Nemesi,  e  da'volterrani  deno- 
minata gran  dea,  nome  proprio  di  Ci- 
bele, soprannome  di  Rea  madre  degli  dei 
e  perciò  moglie  di  Saturno,  il  quale  sog- 
giornando in  Italia, il  suo  regno  fu  cele- 
brato l'età  dell'oro  per  l'incivilimento 
che  v'introdusse,  essendo  la  falce  il  suo 
principale  attributo,  sia  io  significato  di 
distruzione, come  rappresentando  egli  il 
tempo,  sia  per  aver  insegnato  agli  uomi- 
ni l'arte  di  tagliare  il  frumento  colla  fal- 
ce, in  imo  all'erba  de'prati.  Questa  pic- 
cola digressione  forse  non  riuscirà  inu- 
tile, per  quanto  vado  a  dire.  Ruga  con- 
gettura che  la  gloria  dell'erezione  del- 
l'ampio e  magnifico  anfiteatro  sutrinoin 
eccellente  luogo,  ove  si  conciliò  la  solidi- 
tà con  l'economia, debbasi  aStatilio  Tau- 
ro il  f'ecchio ,  personaggio  consolare  e 
trionfale,furse cittadino  o  magistrato  del- 
la città,  il  quale  fiorì  sotto  Augusto  che 
pel  I  ."eresse  in  Roma  nel  Campo  Marzo 
un  solido  edifizio  di  tale  forma,  serven- 
dosi dell'opera  sua;  od  almeno  a  Statilio 
Tauro  il  Giovane,  che  egualmente  vis- 
se opulente  a'tempi  di  Claudio,  il  quale 
regnòdall'anuo  4i  al  54di  nostra  era,  o 
ad  altro  della  potente  famiglia  de'Tauri. 
Congettura  pure  che  nell'anfiteatro  la  ro- 
nnna  colonia  Giulia  Sutriua  die  gran- 


loo  SUT 

diosi  spettacoli  all'imperalore  Caracalla 
del  2  I  I  jclie  vi  passò  nel  ritorno  dalleGal- 
lie;parere  che  fonda  sull'iscrizionedi  mar- 
mo bigio  posta  inSutri  a  quel  principe,  e 
nel  1819  trovata  negli  scavi  dentro  la  cit- 
tà dal  conte  Luigi  Fiacchi  Gialli, nell'in- 
gresso al  suo  delizioso  giardino, per  la  cui 
importanza  la  pubblicò  Piuga.AncheCa- 
lindri  crede  l'anllleatro  eretto  da  Stati- 
lio  Tauro  il  Giovane.  Indi  con  deltaglio 
descrisse  l'anfiteatro  il  Doridi,  ma  pel  di- 
chiaralo amore  di  lui  per  la  città,  pel  ve- 
scovo, pel  capitolo,  per  la  nobile  casa  Sa- 
Torelli  ornamento  e  decoro  della  città, 
e  per  la  nobile  e  antica  famiglia  Fiacchi 
Gialli,  che  qualifica  per  altro  lustro  e  so- 
stegno patrio,  e  propugnatrice  degli  an- 
tichi diritti  e  privilegi,  l'esegui  con  trop- 
po entusiasmo  e  poca  critica,  come  fece 
sull'origine  di  Sulri,  perciò  proverbiato 
da  Marocco  e  dal  p.Ranghiasci,ancheper 
aver  provocato  le  suscettibilità  delle  ri- 
spettabili città  di  Viterbo  e  Nepi,con  con- 
fronti deprimenti  e  non  necessari. Egli  ri- 
petè la  volgare  opinione  della  contrada 
e  già  rigettata  da  Ruga,  che  riporta  l'o- 
rigine dell'anfiteatro  a'tempi  degli  anti- 
chi etruschi,  i  quali  pare  che  non  l'usas- 
sero secondo  il  Ruga.  Niente  meno  che 
dall'  origine  di  Sutri  nel  1 836  calcolò  es- 
seredecorsi  3o88  annid'esistenza,e298S 
ne  concesse  all'anfiteatro,  che  pur  chia- 
ma Colosseo^  e  capace  di  ricevervi  agia- 
tamente sopra  20,000  persone  a  godere 
lo  spettacolo, potendovi  ingoiare dueVi- 
terbi  e  dieci  Nepil  Marocco  nel  descri- 
vere l'anfiteatro,  rimarca  tali  ampollose 
espressioni,  e  non  solo  dice  esagerazione 
il  calcolo  di  contenervi  tanta  moltitudi- 
ne, ma  censurò  altro  scrittore,  chegiudi- 
cò  esser  capace  di  circa  r  0,000  individui; 
egli  ne  accorda  poco  più  di  G  o  7  mda,ed 
.nggiunge  che  ora  viene  reso  dignitoso  e 
pittorico  da  una  corona  di  vecchi  alberi 
the  vegetano  sull'estremità  del  i. "ambu- 
lacro, e  dalla  parte  sinistra  sul  contorno 
di  masso  che  serviva  di  muro  di  circonfe- 
renza a  tutto  l'edifizio  dal  destro  latore 


SUT 

vedesi  rovinato  per  l'insulto  di  tanti  seco- 
li e  per  la  poca  cura  che  se  n'ebbe.  Per- 
ciò loda  i  conti  Antonio  e  Alessandro  Sa- 
vorelli  di  Forlì,  eredi  de'JMuti-Papazzur- 
ri,  per  averlo  tolto  dallo  squallore  in  cui 
giaceva,  facendolo  ripulire  dagli  sterpi  e 
alberi  che  1'  ingombravano,  unitanriente 
alle  macerie  delle  parti  cadute.  Il  p.  Ran- 
ghiasci  ripete  l'asserto  di  Micali,  che  vuo- 
le etrusco  l'anfileatro,  perchè  gli  etru- 
schi ebbero  anfiteatri  non  di  materiale, 
ma  scavati  nel  tufo,  ed  avverte  che  il  pa- 
rere di  Micali  viene  sostenuto  anche  da 
un'erudita  dissertazione  inseri  ta  nel  G/or- 
nale  arcadico  di  Roma,  che  non  mi  riu- 
scì riscontrare  per  essere  sbagliata  la  ci- 
tazione, essendo  pure  eirata  quella  che 
ricorda  la  ^e//era  di  Ruga.  Dice  inoltre, 
che  gli  anfiteatri  che  non  presentano  i- 
scrizione  etrusca  o  altro  sicuro  monu- 
mento che  lo  certifichi,  quantunque  sca- 
vati nel  tufo,ponno  supporsi  etrusclii  co- 
me romani;  tultavolta  militare  in  favo- 
re di  Sutri  la  ragione,  che  essendo  città 
antica  e  cospicua  d'Etruria,  sembra  do- 
vesse avere  sin  da  qiie'tempi  l'anfiteatro. 
Quanto  a  poter  contenere  r  0,000  spelta- 
tori, fa  osservare  che  il  dia  metro  di  quel  lo 
di  Marcello  in  Roma  essendo  di  4oo  pie- 
di, riceveva  22,000  spettatori  secondo  il 
calcolo  di  Milizia,  e  opina  che  il  sutrino 
non  potè  contenerne  più  di  8  o  9  mila,  e 
con  ragione  aver  Marocco  disapprovato 
l'esagerato  asserto  di  Rondi  e  non  Bion- 
di. Giudic»  che  la  città  non  poteva  esse- 
re capace  che  di  26,000  abitanti,  men- 
tre sillalli  pubblici  edifizi  d'ordinario  ac- 
coglievano un  S.'^della  popolazione  e  do- 
veasi  accordar  luogoa'forastieri,e  ripor- 
ta le  ragioni  per  non  ammettere  cheSutri 
potesse  avere  ue'iempi  elruschi  60,000 
abitanti.  Narra  Nibby,  che  uscendo  dal- 
l'anfileatro  per  la  porta  settentrionale,  e 
costeggiando  la  falda  meridionale  diSu- 
tri,di  tanto  in  tanto  si  presentano  allo 
sguardo  gli  avanzi  imponenti  delle  mura 
antiche;  indi  dopo  la  parte  ancora  abi- 
tata e  costeggiando  quella  abbauduudta 


S  U  T 

si  giunge  alla  chiesuola  di  s.  Maria  della 
Gioita,  così  detta  perchè  ivi  spalancasi 
sotto  la  rupe  una  naturale  caverna  va- 
stissima, e  di  una  bellezza  meravigliosa 
che  |)oche  la  eguagliano,  e  chiamata  la 
Grotta  di  Oliando:  essa  serve  di  rico- 
vero a'bestiami;i  massi  caduti  per  gli  sco- 
scendimenti della  rupe,  il  capelvenere 
che  pende  a  guisa  di  chiome  dalla  volta 
dell'antro,  gli  effetti  vari  della  luce,  ne 
fanno  un  oggetto  meritevole  d'essere  vi- 
sitato. Un  mezzo  miglio  circa  dopo  la 
grotta,  andando  verso  Capranica  di  Su- 
tri,  incontrasi  un'opera  grande  moderna 
restata  impeiTetta.E'questo  un  ponte  am- 
plissimo ohe  dovea  servire  come  di  so- 
stiuzione,  onde  mantenere  in  piano  e 
somma  agiatezza  la  strada  Cassia-Sutri- 
na,che  daSutri  dovea  menare  aVetralla, 
e  sotto  Pio  VI  per  alcuni  bassi  intrighi 
restò  abbandonatodopo  la  spesa  diyOjOoo 
scudi,  in  balìa  degli  arbusti  e  dell'  edera 
che  I  hanno  grandemente  danneggialo. 
Questo  ponte  per  la  grossezza  enorme  dei 
piloni,  per  l'elevatezza  de'fornici,  e  per 
la  comodila  che  avrebbe  recato  alle  co- 
municazioni, è  una  delle  opere  più  gran- 
di di  questo  genere,degna  di  rivaleggia- 
re co'Iavori  des'li  antichi.  Una  via  reca  a 
Bassano  di  Sulri.  Il  p.  Pianghiasci  nel  t. 
17,  p. 207  àeW Album  di  /ìor;za  pubbli- 
cò un  erudito  articolo  suH'acque  terma- 
li di  Sulri  salutevolissime  pe'bagni  e  per 
beversi,  la  cui  al)bondantissima  scaturi- 
gine è  situata  nel  suo  territorio  lungi  3 
miglia  dalla  città, nel  luogo  detto  Castel- 
laccio,  ove  anticamente  esisterono  nobi- 
lissimi bagni  con  sotterranee  condottu- 
re,  reslanduvi  ruderi  di  mura  reticolate, 
pianciti  lastricali  a  st.igno,  di  musaico  e 
di  marmo.  Tali  acijue  sono  d'una  legge- 
rezza singolarissima  e  limpide,  altre  sol- 
furee  e  crislallijie.  Solcano  di  sotterra  al- 
la volta  di  Nepi,e  fan  capo  di  nuovo  ri- 
sori^i'iulo  a  ponte  Nepesino   lontano  da 
Nepi  due  miglia,  per  la  strada  Ameriua 
che  conduce  verso  Roma  alla  stazione  di 
Selle N'cnCjda  dove  la  viuAiuerinu  si  stac- 


S  U  T  loi 

cava  a  destra  dalla  Cassia,  ed  ivi  si  vede 
un  arco  del  ponte  antico  che  varcava  il 
fosso  Triglia,  e  di  là  direltamenle  anda- 
va a  Nepi,  Faleri,  Orte  e  Amelia  da  cui 
prese  il  nome.  Ne  celebra  la  qualità  e  l'ef- 
lìcacia,  ne  descrive  l'ulteriore  progressi- 
vo corso,  e  parla  delle  terme  che  proba- 
bilmente vi  ebbe  la  potente  famiglia  dei 
Gracchi,  eccitando  JN'epi  a  iniziarvi  i  ba- 
gni sopra  le  antiche  solidissime  mura  an- 
cor visibili,  parlandone  Ceccarelli  croni- 
sta di  Nepi  nel  I  ^yo,  siccome  acque  sa- 
lutifere esorgenti  nel  suo  fertilissimo  ter- 
ritorio. Il  governo  di  Sulri  comprende 
eziandio  le  comuni  di  Bassano,  Capra- 
nica, Oriolo  e  f'iano,  delle  quali  parle- 
rò a  Viterbo. 

Sulri,  A/^//fiMij  città  etrusca,  una  del- 
le 5  del  territorio  antico  di  Falerii  com- 
ponenti la  Pe/i/^/7o//(^^)  Etrusca  o  Ne- 
pesina,  secondo  Corrado  Essio,  De  ori- 
gine civitatuni ,  fu  edificata  alcun  poco 
prima  di  JVepi  da'pelasgi,  come  sostengo- 
no i  sutrini,  leggendosi  nella  porta  prin- 
cipale della  città:  Sutriuni  condUus  a  Pc- 
lasgis.  Dice  il  p.  Raughiasci  che  non  sa- 
prebbe opporsi  a  questa  tradizione,  ma  il 
fissarne  poi  l'epoca,  come  osarono  altri, 
sembrargli  temerità,  come  già  erasi  e- 
spresso  iMarocco  nel  riconoscere  che  esi- 
steva assai  prima  di  Roma,  reputandola 
fondata  dagli  etruschi.  Certo  è  che  può 
vantare  grandi  reminiscenze  storiche  e 
di  vetuste  glorie,  ed  antichità  remotissi- 
ma e  anici  iore  a  f'iterbo  {/'.)  metropoli 
delhi  provincia, che  ^Mariani  vilerbese,£>e 
Hctruria  nittropoU,  chiama   Helruria^ 
fondata  da'figli  di  Noè  e  metropoli  della 
stessa  Etruria  antica.  Forse  opportune  e- 
scavazioni  potrebbero  illustrare  vieppiù 
la  CI  llà,e  forni  rie  |n-egie  voli  anticaglie.  Pù- 
ferisce  Calindri,  che  si  vuole  da  alcuni  e- 
diflcata  da'pelasgi  greci,  altri  da  Satur- 
no, altri  al  tempo de'falisci,de'quali  par- 
lai anche  a  iMo.\TEFiAscù.NE,a  I^'ErI,aPo- 
LlMARZ(o.  Situala  nel   suolo  dell'antica 
Toscana,  a  questa  furono  ristretti  i  con- 
llui  ucUa  pace  d'Ascauio  re  del  Lazio  e 


I02  S  U  T 

figlio  d'Enea,  dandogli  per  limite  il  cor- 
so del  Tevere  all'asserire  di  Tito  Livio. 
Baccoula  Bondi  che  Sutri  fu  una  delle 
primarie  città  dellaToscana  appellate  an- 
che 0/?piV/H/«, ma  centro  degli  abitati  suoi 
castelli,  e  non  pochi  secoli  ancora  prima 
diViterbojCon  suo  particolare  agro  o  ter- 
iitorio,e  poi  prefetto, pretore  e  altri  ma- 
gistrati, osservando  che  Strabene  chia- 
mando città  parvas  Sulriurn,  non  fa  al- 
cuna menzione  di  Viterbo,  benVi  succe- 
duta ad  antichissime  e  illustri  città,  in- 
di spiega  come  potesse  contenere  7 0,000 
abitanti  colle  sue  adiacenze,  secondo  la 
tradizione  sutrina.  Pieteude  con  Fedele 
Onofii  che  fosse  fondata  da  Saturno  re 
del  Lazio  {f-),  venerato  pure  come  nu- 
me tutelare  da  Sutri,  che  tuttora  usa  la 
sua  immagine  per  istemma  municipale, 
figurato  a  cavallo  con  regio  paludan)eu- 
to  e  corona  in  capo,  colle  bionde  spighe 
nella  mano  destra  per  simbolo  della  fer- 
tilità del  paese  (o  come  quello  che  \nMi- 
tologia  dichiarandolo  dio,  re  e  legislato- 
re, incivili  i  suoi  sudditi  che  conduceva- 
no una  vita  errante  e  selvaggia,  e  inse- 
gnò loro  l'arte  di  tagliare  il  frumeiito,  la 
cui  specie  migliore  è  il  grano  racchiuso 
nella  spiga).  Quest'arme,  che  riprodusse 
Eoudi,  si  vede  in  pietra  e  di  forma  anti- 
chissima sulla  facciata  del   baloardo  di 
porta  Ptomana,  stabilendo  Bondi  la  fon- 
dazione di  Sutri  ij.52  anni  avanti  l'era 
nostra  e  5  secoli  circa  prima  di  quella  di 
lìoma,  e  fors'anche  da'pelasgi  t^reci;  pen- 
sa inoltre  potersi  congetturare  che  dal 
uoiue  Sulriurn  sia  derivalo  Saturno,qua- 
si  Saluniiuni  {^supple  Oppiduni) ,  cioè 
città  di  Saturno,  abbreviata  poi  in  Su- 
triurit.  Anche  lutto  questo  racconto  ri- 
pugna a  Marocco,  esigendo  i  tempi  e  la 
critica  prove  e  monumenti  e  non  asser- 
zioni bizzarre;  e  gli  fa  eco  il  p.  Uanghia- 
sci,che  quanto  aSaturno dice  essergli  sta- 
le attribuite  le  viti  anziché  le  spighe,  e 
circa  al  nome, con  Annio  riportato  da  U- 
ghelli,  Jìalia  sacra  t.  r,  p.  1273,6  ripro- 
dotto da  Marocco,opìnache  Sutri  fu  cosi 


S  U  T 

detto  dal  frumento,  desunto  dal  vocabo- 
lo Sutoche  significa  frumento,  ed  a  Tri- 
bus,  da  frumento  triplicato  avvero  dalie 
3  spighe  che  la  città  usa  nel  suo  stemma 
e  poste  nella  destra  della  regia  figura, de- 
sunte secondo  le  norme  blasoniche  dal- 
l'etimologia del  suo  nome;  spiegando  il 
re  a  cavallo  in  modo  trionfale,  per  deno- 
tare l'antica  opinione  de'sutrini  sulla  lo- 
ro patria,  cioè  che  ne' primitivi  tempi  e 
segnatamente  dopo  soggiogato  Fcii  (/'  ) 
fosse  una  città  forte  e  belligera,  in  grado 
a  prevalere  contro  il  nemico,  e  tanto  u- 
bertosa  di  non  aver  mai  bisogno  di  umi- 
liarsi ad  altri.  Scrisse  Ndjby,  che  Sutri 
conserva  il  suo  nome  piiinitivo  si  tri, 
che  gli  etruschi  dissero  lovz  (Sutri)  ei 
romani  latinizzarono  in  5rr/f/j'jtfj  nome 
che  secondo  il  Lanzi,  Saggio  di  lingua  e- 
trusca^dae  derivarsi  da  io Fz[Si\iìù)  Sa- 
lus,  dea  particolarmente  venerata  dagli 
etruschi,  siccome  può  vatlersi  anche  nel 
recente  Miiller,  ricordandosi  l'aneddoto 
riferito  daTacito,diScevino  che  avea  tol- 
to un  pugnale  nel  tempio  di  questa  dea 
nell'Elruria.col  quale  erasi  proposto  uc- 
cidere Nerone.  Pertanto  egli  ritiene  pro- 
babile che  il  tempio  sagro  a  quella  dea 
desse  nomee  origine  alla  città,  della  qua- 
le però  poche  volte  si  fa  menzione  negli 
antichi  scrittori,e  mai  non  si  nomina  pri- 
ma della  presa  di  Veiijimplacabile  e  pos- 
sente nemica  diRoma;  poiché  egli  crede, 
che  Sutri,  come  Nepi,  Rossuluoi  (Monte 
Rosi,di  cui  nel  voi.  LVlII.p.  1  i  7)  e  altri 
luoghi,  fosse  una  città  dalla  metropoli 
di  Yeii  dipendente,  e  dopo  la  caduta  di 
ossa  (ostacolo  fortissimo  alle  romane  con- 
quiste, onde  dopo  la  sua   distruzione   il 
dittatore  Camillo  rivolte  le  sue  armi  vit- 
toriose sulle  due  piìj  prossime  città  diSu- 
tri  e  Nepi,  gli  riuscì  indurle  ad  acconsenti- 
re alla  famosa  alleanza  e  confederazione, 
perchè  apr\  dipoi  più  agevole  la  via  alla 
conquista  delle  altre  etrusche,  facendo 
Roma  compartecipi  Sutri  e  Nepi  de'pro- 
pri  privilegi  e  cittadinanza),  Sutri  fosse  da 
Romacousiderata  con  gelosia.  JuallrciVib- 


sur 

l>y  nell'iirticolo  Nepì  dice  che  questa  era 
soltopostaa  Falerii,  laonde  dopo  la  presa 
di  Veii  e  la  dedizione  di  Faleiii,  riinasle 
staccateSutii  eNepi  dalla  aietiopoli Veii, 
luimaroiio  due  piccoli  stati  che  s'assogget- 
tarono alia  Ibiza  predominante  di  Roma, 
prima  quali  alleate,  poi  come  colonie. Che 
venisse  Sulri  particolarmente  favorita  e 
custodita  da'rumani,  essendo  riguardata 
come  una  chiave,  porta  e  barriera,  come 
Wepi, verso  l'oriente  dell'Etruria  relati va- 
mente aIioma,e  con  Nepi  sue  frontiere, f/e- 
triiria  claiistrajCome  ambo  forti  e  rispet- 
tabili, per  testimonianza  di  Livio.  Questi 
poi  narra,  che  dopo  la  presa  diA'e»",il  più 
formidabile  baloardo  clell'anticaElruria, 
e  la  catastrofe  di  Roma,  incendiata  dai 
galli,  i  volsci  e  gli  etruschi  mossero  le  ar- 
mi contro  i  romani  l'anno  366  di  Roma; 
i  quali  scelsero  per  dittatore  M. Furio  Ca- 
ujìIIo,  ed  egli  destinò  generale  della  ca- 
valleria Caio  Servilio  Ahala,  Il  dittatore 
fece  una  leva  forte  di  mdili  e  divise  i  co- 
scritti in  3  corpi:  unonemandò  nell'agro 
veieote  a  far  fronte  agli  etruschi, sotto  il 
comando  di  Lucio  Eu)ilio  tribuno  de'sol- 
dali;  lui  altro  ne  fece  accajnpare  avanti 
la  città  per  riserva, sotto  gli  ordini  dell'al- 
tro tribuno  Aulo  Manlio; ed  alla  lesta  del 
3."  si  pose  egli  stesso.  Quindi  disfece  i  vol- 
sci pressoLanuvio,e  schiacciò  gli  equi  che 
si  erano  pur  mossi,  presso  Boia.  Frattan- 
to però  gli  etruschi  (sdegnati  ilell'espu- 
gnazione  di  Veii  e  della  romana  politica 
cui  loro  toglieva  coli'  alleanza  floride  e 
valorose  ciltJi)  con  grandi  forze  si  erano 
portati  contro  Sutri  e  Nepi,  che  strinse- 
ro d'assedio.  Era  Sutri  come  Nepi  alleata 
dei  popolo  romano,  onde  i  sulrini  e  i  ne- 
pesini  spedirono  legati  a  Roma  a  doman- 
dar soccorso,  eil  il  senato  decretò  che  il 
dittatoi'e  tralasciasse  di  perorare  l'espu- 
gnazione di  Anzio  (di  cui  riparlai  a  Por- 
ti), e  immediatamente  accorresse  in  aiu- 
to de'nepesini  e  sulrini.  Ma  questi  non 
poterono  resistere  più  a  lungo;  poiché  es- 
sendo pochi,  oppressi  tlalle  fatiche  edal- 
le ferite  pe' combutlimeuli  sostenuti^  fu* 


S  U  T  io3 

rono  forzati  a  capitolare;  e  mentre  i  su- 
lrini inermi  con  una  sola  veste,  cacciati 
dalla  cillà  in  miserabile  schiera  abbando 
navano  i  loro  penati,  sopraggiunse  Fu- 
rio Camillo  coH'esercito  romano.  I  sutri 
ni  allora  si  gettarono  per  terra  doman- 
dandosoccorso ne'modi  piùcompassione- 
voli,  e  Camillo  rassicuratili,  ordifiò  all'e- 
sercito di  deporre  ivi  le  bagaglie,a'sutrini 
di  rimanere,  e  lasciato  un  piccolo  presidio 
comandò  a'soldati  di  portar  solo  le  armi, 
e  speditamente  avanzossi  a  Sutri.  Ivi  col 
se  all'improvviso  gli  etruschi, e  s'impadro- 
n'i  nello  slesso  giorno  della  città,  che  po- 
che ore  prima  era  stata  dagli  ctrusclù  oc- 
cupata. Rlolti  de'nemici  uccise,  molti  al- 
tri fece  prigionieri, e  prima  della  notte  rese 
a'sutrini  la  loro  città  intatta  dao^tii  dan- 
no,perchè  gli  etruschi  avendola  avuta  per 
capitolazione  non  vi  aveano  fatto  alcun 
male.  Il  Rondi,  che  con  minuto  dettaglio 
riporta  questa  iujpresa  e  l'altra  prece- 
dente ommessa  da  Nibby,  differisce  dal 
suo  narrato,  imperocché  egli  dice  che 
nell'  anno  364,  dopo  sei  anni  dall'ester- 
minio  di  Veii,  essendo  andata  fallila  la 
sorpresa  degli  etruschi  coiitio  Sutri,  per 
staccarlo  colla  forza  dalla  romana  allean 
za,  pei-  esservi  accorsoFurio  Camillo  con 
diverse  delle  particolarità   riportate  d.« 
Nibby.il  quale  pare  abbia  confuso  2  azio- 
ni in  uiia,ed  attribuì  alias.'  di  esse  l'origi- 
nedel  nolo  \)voveih\o  Quasi  ea/itSutriiioi, 
se  pure  non  appartiene  ad  altro  avveni- 
inento  che  narrerò.  Adunque  fu  nel  364 
che  gli  etruschi  preseroSutria  patti  da'cit 
ladini  impotenti  di  più  difendersi, onde  col 
dello  umile  atteggiamento  implorarono 
l'aiuto  diRom<i,eCamillo  destinato  alla  li- 
berazione della  città  e  a  vendicarli,  fatte 
deporre  dall'esercito  le  biigaglie,co'sulri- 
ni  erranti  vi  las(;iò  un  presidio  a  guardia  e 
marciò  su  Sulri.  Trovandogli  etruschi  oc- 
cupati a  far  bollino,  falle  chiudere  le  por- 
le fece  man  bassa  su  di  loro,  e  nello  stes- 
so giorno  che  i  sutrini  aveano  perduto  la 
cillà  a  loro  gliela  lesliliù  inlatta,  e  [>er  s'i 
gloriosa  iiberdziouu  il  senato  romano  gli 


io4  SUT 

decretò  per  la  3.'  volta  l'onore  del  Irion- 
fb.  Gli  etruschi  dipoi,  colta  l'opporluni- 
là  nel  36G  di  vedete  i  romani  occupati 
nella  fiera  guerra  contro  i  volsci,  piom- 
Larono  con  maggiori  forze  sopra  Sutri  e 
suNepi,  acciò  una  non  potesse  aiutar  l'al- 
tra. Avendo!  due  popoli  inviali  ambascia- 
tori in  Iiouìa  pel  soccorso,  questo  fu  su- 
bito accordalo  sotto  il  comando  del  dit- 
tatore, ed  avendo  Camillo  preso  a  colle- 
ga il  general  Valerio,  ed  essi  celeremen- 
te  marciando, trovarono  una  parte  di  Su- 
t  ri  già  su|)erala  dagli  etruschi,  e  che  dal- 
l'altro Iato  barricale  le  strade  si  sostene- 
vano i  cittadini  debolmente  e  a  stento  con- 
tro la  forza  e  l'impelo  del  nemico.  Non 
j)ertaiito  la  venuta  del  soccorso  romano 
e  il  lamoso  nome  di  Camillo  animò  i  su- 
trini.  Divise  Camillo  l'esercito,  e  dal  col- 
lega lece  assalire  quella  parte  di  muraoc- 
t:upaledal  nemico,ancheperdivertirloda 
tal  parte  onde  gli  stanchi  sutrini  si  riaves- 
sero dalle  fatiche,  ed  egli  potesse  scalar 
le  mura  senza  venire  alle  mani.  Tutto  e- 
^eguitosi,  gli  etruschi  furono  compresi  di 
spavento  vedendo  i  romani  penetrati  nel- 
la città  e  far  strage  di  loro;  gli  altri  fug- 
girono e  furono  tagliati  a  pezzi  in  gran 
numero  da  Valerio  che  gl'insegui.  Libe- 
rata per  la  2.'  volta  da'romani  Sutri,  e 
resa  agli  alleali  cittadini,  fu  condotto  l'e- 
sercito romano  a  Kepi,  che  si  era  già  re- 
so agli  etruschi,  i  quali  debellati  da  Ca- 
millo fu  subito  presa  la  città,  nello  stesso 
?)(\6,(i  non  nel  87  1  con»e  riportai  a  PSEr» 
seguendo  Nibby  e  il  p.  Ranghiasci,per  cui 
il  I .°  ivi  cadde  in  anacronismo  nel  riferi- 
je  poi  a  Sutri  ravvenimento  al  3G6,ch'è 
la  vera  epoca,  però  della  2.'' aggressione 
elrusca  della  città  di  Sutri  e  insieme  del- 
l'espugnazione di  Kepi; lai. "venendo  pu- 
redescrilta  da  IMarocco,  e  come  Bondi  ri- 
j)rodusse  la  lapide  monumentale  presso 
ilDenislero,//('^/7<n(3  lib.  4,cap.44)llllio- 
^li  parla  dell'origine  del  proverbio  ricor- 
dato pel  -seguente  fitto,  e  non  per  l'im- 
presa narrala  da  K'ibby.  Dichiara  Uondi, 
ch'erano  passali  degli  anni  dacché  Sutri 


SUT 

sempre  pacifica  e  grata  alla  memoria  del- 
le generosedimostrazioni  diRonia,  vivea 
a  lei  fedele  e  alleata,  senza  molivi  di  la- 
gnarsene. Tuttavia  pare,  per  quanto  ri- 
ferisce Livio,  che  assai  dopo  l'alleanza  me- 
desima incominciassero  i  sutrini  a  rical- 
citrare contro  Roma,  ed  un  principio  del- 
la diserzione  fu  il  rifiuto  di  somministra- 
re le  pattuite  milizie  ne'bisogni  della  re- 
pubblica. Si  ribellarono  i  sutrini  scuoten- 
do baldanzosi  il  giogo,  e  vagheggiando  di 
ricuperai  e  la  libertà,  obliando  quanto  do- 
veano  alle  beneficenze  di  Roma.  Fu  allo- 
ra che  i  lomani  inaspriti,  vi  spinsero  Ca- 
millo, non  già  come  le  altre  volle  per  fa- 
vore e  difesa,  ma  per  sottometterli  e  pu- 
nirli. Camillo  senza  loro  dar  tempo  a  por- 
si in  grado  di  sostenersi,  a  marcia  forza- 
la si  recò  a  Sutri,  avendo  ordinato  a'sol- 
dati  per  maggior  speditezza  di  provveder- 
si di  viveri  pel  sostenlamenlodi  3soli  gior- 
ni; vi  fu  sopra  all'improvviso  e  la  debellò 
in  modo  tale,  che  questa  rapida  spedizio- 
ne otliinamenle  eseguita  die  motivo  al 
proverbio  ripetuto  presso  Plauto,  Festo 
e  Plutarco:  Quasi  Sutri iim  e/75.  Laonde 
derivò  il  proverbio  per  chiunque  si  mo- 
stri aifaccendato  a  fare  speditamente  al- 
cuna cosa, oa  partire  sollecitamente  ecou 
islraordinaria  precipitazione:  Chequi  a 
Sulii?  D'allora  in  poi  i  sutrini  conobbe- 
ro essere  vano  e  impossibile  cozzare  coi 
potenti.^simi  romani, senza  provarne  i  fu- 
nesti eHelli. Sebbene  questo  latto,  secondo 
l'espressione  di  Livio,  pare  che  dehba  es- 
sereaccadulopiìi  lardi, qui  loriportoco- 
me  fecero  Bondi  e  Marocco,  e  per  non  al- 
lontanarmi dalla  narrazione  di  INibby. 
Questi  poi  dice,  che  i  romani  conoscen- 
do l'importanza  della  posizione  di  Suti  i, 
non  vollero  che  rimanesse  esposta  a  qual- 
che altro  colpo  di  mano  etrusca,  e  per- 
ciò 4  anni  dopo  la  1.'  liberazione,  nel  870 
vi  dedussero  una  colonia,  se  pure  non  ne 
fu  causa  la  tentala  defezione.  L'anno  44^ 
di  Roma  Sutri  andò  soggetto  ad  un  al- 
tro assedio  forte  per  parte  di  tulli  glie- 
Iruschi,  ud  ecccziouc  degli  urcliui,  irrita- 


SUT 

ti  di  vederSulrìe  Nepi,già  lorocitlà.fat- 
te  colonie  romane,  e  particolarmente  la 
I. aperta  sua  vantaggiosa  posizione (/«/•;*- 
pe  liiphis  undicjHe  praerupta),  propu- 
gnacoli e  antemurali  a  difesa  di  qualun- 
que aggressione  ostile  contro  Ronia,  al- 
lora impegnala  nella  guerra  de' sanniti. 
Si  porlo  a  Sutri  il  console  Q.  Emilio  per 
liberarla  dall'assedio, ed  i  sulrini  si  recn- 
rono  alsuocam[)0  con  abbondanti  vet- 
tovaglie. Quindi  da'romani  contro  i  nu- 
merosi etruschi  si  die  una  battaglia  acca- 
nita presso  la  città  colla  peggio  di  questi, 
ma  ancora  con  grave  perdila  de' valorosi 
romani,  in  guisa  che  i  due  eserciti  rima- 
sero pertuttoquell'anuouno  a  frontedel- 
l'altro.  Nel  444  §^'  etruschi  rafTorzali  co- 
piosamente da  altre  truppe  strinsero  nuo- 
vamente Sutri:  i  romani  condotti  dal  con- 
sole Q.  Fabio  e  dal  suo  collega  C.  INIar- 
zioE.utiliosi  ralTorzarono  anch'essi  e  cer- 
carono per  il  loro  minor  numero  lungo 
le  falde  de'mouti  di  prestar  soccorso  agli 
amici  assediati. Si  venne  ad  una  nuova  pu- 
gna nelle  gole  che  circondano  Sutri,  per 
la  sagace  strategia  del  console,  nella  quale 
gli  etruschi  furono  conipiulamenle  disfat- 
ti da'  romani  co'  dardi  e  con  iscagliare 
pietre  di  cui  abbondava  il  luogo;  perdu- 
te 38  insegne  e  molte  migliaia  di  soldati, 
tagliati  fuori  del  campo  quasi  disarmati, 
gli  etruschi  cercarono  salvezza  dal  peri- 
colo d'essere  tutti  trucidati  nella  folta  e 
orrida selvaCiminia,dovepure  furono  dai 
romani  inseguili  e  distrutti  nuovamente, 
e  quella  fu  la  i.\olta  che  i  romani  pene- 
trarono in  tal  selva.  Avvertirò  che  essen- 
do discrepanti  le  date  de'due  coiuballi- 
menti, diMarocco  e  diBondi,con  quelle  di 
Mibby, sebbene  il  i  .°e  più  particolarinente 
il  2. "riportino  lo  scrilluda  Tito  Livio,  ri- 
scontralo questo  ti  ovo  che  le  posteriori  da- 
ledi  Nibby  sonoesallissinie,non  co>"i  quel- 
le degli  altri  due  scrittori.  Dondi  pas>a  a 
descrivere  la  3.'san"uinosissiu)a  battaglia 
avvenuta  fia  gli  eserciti  romano  ed  etru- 
sco per  lu  guerra  di  Sutri  e  presso  ili  es- 
sa, calcoUudo  Livio  a  quasi  Go,ooo  gli 


SUT  loj 

uccisi  e  prigionieri  etruschi.  Da  questo 
prende  motivo  di  opinare  che  gli  alleati 
eliuschi  almeno  ascendessero  a  8o,ooo, 
e  che  per  difendersi  da'primi  loro  assalti 
Sutri  doveaalmenoavere  in  armi  i  o,ooo 
combattenti,  e  di  conseguenza  essere  a- 
bitata  per  lo  meno  da  8o,ooo  individui 
compresi  i  fanciulli  e  le  donne,  pei  ciò  non 
credere  esagerata  la  tradizione  che  aves- 
se Sutri  una  popolazione  di  (juasi  8o,ooo 
abitanti. ÌNIarocco  non  reputa  ragionevole 
siffatto  calcolo, poiché  sarebbe  stalo  d'uo- 
po d'un  fabbricato  più  grande  io  volle 
dell'odierno  Sutri,  a  cui  il  p.  Ilanghiasci 
die  2750  abitanti.  Apprendo  da  Nibby, 
che  dopo  la  presa  di  Capua  fatta  da'ro- 
mani, e  la  rilegazione  de' campani  di  là 
dal  Tevere  (come  nlevni  a  Roma  descri- 
vendone la  Cotnarca),  fu  ordinato  che 
niuiio  di  loro  potesse  possedere  terre  al- 
trove che  nell'agro  ve;enle,  sulrino  o  ue- 
pesino,  e  solo  nell'eslerisione  di  5o  iuge- 
ri, ossia  una  superfìciedii  j44ojOOO  piedi 
quadrali.  Degli  ttfelti  dice  che  i  campa- 
ni ribellati  per  parteggiare  pe'carlagine- 
si,  porzione  furono  rilegali  a  Campo  Su- 
lrino, altri  presso  Nepi  e  Sutri.  Nel  53G 
scoppiò  la  2/  guerra  punica  co'cartagi- 
nesi,in  cui  prese  parie  il  formidabile  An- 
nibale, per  cui  errò  Bondi  nell'allribui- 
re  al  44^  quanto  sono  per  dire  con  Nib- 
by,  e  fu  seguito  da  .Alarocco,  il  quide  pre- 
tese, pure  con  Condì,  che  i  romani  oblia- 
rono la  repulsa  de'siitrini.  Sebbene  Silio 
Italico  enumeròSulri  fra  le  città  che  man- 
darono a'romani  il  loro  contingente  nel- 
la guerra  d'Annibale  alla  battaglia  per 
loro  disastrosa  di  Canne,puresi  trova  nel- 
l'anno 543  di  R.oma  come  una  delle  12 
colonie,  che  dichiararono  in' senato  non 
aver  più  mezzi  da  somininisliar  genli  o 
ilenari,  per  la  continuazione  di  si  sangui- 
nosa guerra  (forse  allerritedalla  vicinan- 
za e  successid'Annibale),  onde  come  le  al- 
tre che  fecero  tal  protesta  fu  costretta  dal- 
la (enne/za  del  senato  a  fornire  il  dop- 
pio di  (|uanlo  uìai  magi^ior  numero  aves- 
se dillo  di  f.iuli  dopoché  Auuibalc  era  iu 


I  oG  S  U  T 

Jtalia;a  darei  20  cavalli  o3  fanti  per  cia- 
scun cavallo,  che  non  avesse  potuto  for- 
nire; a  sborsare  lo  stipendio  di  1  eoo  assi 
ili  bronzo  a  testa,  e  ad  essere  sottoposta 
al  censo  di  Pioina.Livio,clie  tuttociòiac- 
conta,  chiama  tali  colonie  latine,  come 
quelle  che  godevano  il/^sZ^^z///.  Nelle  ter- 
ribili gueriè  civili  di  Siila  e  Mario,  e  poi 
in  quelle  tra  Giulio  Cesare  e  Pompeo,  non 
si  sa  qual  partito  abbracciasse  Sutri,  ma 
non  deve  essere  andata  esente  da  molli 
guasti,  così  ne' suoi  insigni  monumenti. 
Imparo  da  Kibby,  che  Sulri  rimase  sein- 
pre  una  piazza  di  guerra  e  d'importanza 
militare,  quindi  nella  tremenda  guerra 
che  seguì  la  morte  di  Giulio  Cesare,  fra 
Ottaviano  suo  nipote  e  Lucio  Antonio, 
Agrippa  seguace  deli. "per  impedire  che 
Salvidenio  coll'esercitoreduce  dalle  Cal- 
ile non  fosse  circondato  da  Lucio  Anto- 
nio, celeremente  occupò  Sulri  e  la  muni- 
lissima  rocca  sulrina,  luogo  che  dice  Ap- 
piano nelle  CwcrreCiV/V/, sarebbe  stalo  u- 
tde  a  Lucio,  il  quale  per  necessità  si  ri- 
tirò a  Perugia.  Circa  quell'epoca  stessa, 
dopo  la  formazione  del  celebre  Iriumvi- 
1  alo,  una  nuova  colonia  venne  dedotta  a 
Sulri,  la  (|uale  assunse  il  nome  di  Colo- 
nia CoiiJHiìcta  Julia  Sulrina,  siccome  si 
ha  dalla  suddetta  lapide  esistente  nella  sa- 
grestia della  basilica  cattedrale,  torse  [)er 
onorare  Giidio  Cesare,  o  Giulia  unica  li- 
glia  di  Ottaviano  Augusto.  Il  Ruga  fu  di 
parere,  che  Sulri  fosse  nel  numero  delle 
28  colonie  che  Augusto  o  di  nuovo  l'omlò 
o  rinforzò  colla  deduzione  de' veterani,  co- 
me lo  dimostra  la  frase  co/7/'«vit/<7.  Fron- 
tino o  l'autore  De  Coloniis,  dice  che  fu 
dedotta  ab  oj)pidanis,  IVase  oscurissima 
e  forse  male  scritta  da'copisli  in  luogo  di 
a  triwnviris,  come  di  filli  lo  mostra  il 
nome  di  Julia  che  ebbe.  E  come  colo- 
nia ebbe  il  suo  collegio  de'  decurioni  ,  i 
duumviri,  i  ponlellci,  il  curatore  del  de- 
naro pubblico,  come  si  trae  dalla  lapide 
riprodotta  da  rs'ibbyegiù  esistente  nell'or- 
to della  cattedrale,e  dalla  ricordata  della 
sagrestia.  Poco  dopo  trovasi  rammentala 


S  U  T 
da  Strabene  fra  le  città  dell'Etruria  me- 
diterranea suburbicaria,  insieme  con  A- 
rezzo,  Perugia  e  Volseno  o  Bolsena;  men- 
tre come  piccole  città  nomina  Iheda,  Fé- 
renio,  Falerio,  Falisca,  Nepi  e  Statonia; 
per  cui  la  via  Cassia  vi  passava  per  man- 
tenervi la  popolazione  e  l'opulenza.  Nel- 
l'itinerario d'Antonino,  Sulri  si  pone  xii 
miglia  distante  da  Baccano  e  xxxiu  da  Ro- 
ma, cioè  dalla  porla  anlica,ossia  poco  me- 
no di  xxxii  dalla  porta  attuale.  \jn  gran 
piedistallo  con  iscrizione  onoraria  del- 
l'imperatore Antonino  Pio, eretto  da'de- 
curioni  e  dal  popolosutrino  nell'anno  1 44 
di  nostra  era,  esisteva  in  Sulri  per  far  mo- 
stra che  quell'ollirao  principe  qualche  be- 
neficio insigne  facesse  ancora  a  questa  co- 
lonia, e  si  legge  pure  in  Nibby.  Egli  di- 
chiara essere  l'ultima  memoria  antica  di 
ilata  certa,  che  di  questa  città  ci  rimane 
prima  della  caduta  dell'impero  d' occi' 
dente.  Nelle  irruzioni  barbariche,  massi- 
me de'goli,  seguì  l'infelice  sorte  della  vi- 
cina Roma,  e  gravissimi  danni  e  distru- 
zioni patì.  Si  ricava  da  Paolo  Diacono,che 
nella  1.'  invasione  de'longobardi  verso  il 
56f)  fu  occupala  del  pari  che  alcune  altre 
dell'Etruria  e  dell' Umbria,  insieme  a  Po- 
limaizio,  Orle,  Todi,  Amelia  e  altre.  Nel 
declinare  del  secolo  VI  fu  ripresa  da  Ro- 
mano patrizio  ed  esarca  di  Ravenna, uai- 
tamente  alle  altre  ricordate  città. Pel  nar- 
ralo a  Sovranità  DE'noMA?(i  Pontefici  e 
DELLA  s. Sede,  verso  il  727  Sulri  con  tut- 
to il  ducalo  romano,  di  cui  faceva  parte 
e  descrissi  a  Roma,  ed  insieme  a  Nepi 
si  sottopose  spontaneamente  al  principa- 
to temporale  della  medesima,  nel  ponti- 
ficato di  s.  Gregorio  II,  a  cui  giurò  ub- 
bidienza e  ledellà.  Nel  728  Luitprandore 
de'longobardi,  ad  istigazione  dell'esarca 
Eutichio,  con  un  colpo  di  mano  la  invase 
di  nuovo;  ma  dopo  4°  giorni  la  restituì 
al  Papa,  comechè  facente  parledel  duca- 
lo romano,  per  testimonianza  dello  stes- 
so Paolo  storico  contemporaneo,e  del  Si- 
gonio,  De  regno  lial.  lib.  3.  Altrettanto 
trovo  nel  De  ftlugisUis,  O  s  se  iw  azioni  alla 


S  UT 

zecco  pontificia,  p.  46,  e  dicendo:  clie  Ro- 
ma e  il  suo  ducalo  da'cenni  di  s.  Grego- 
rio II  in  tulio  dipendesse,  non  può  dubi- 
tarsi da  chiunque  sa  aver  lui  ricuperala 
alla  chiesa  romana  la  cillà  di  Sutri  ap- 
parlenente  al  ducalo  nnedesiino,  che  oc- 
cupala da  Luilprando  re  de'longobardi, 
fu  poi  resti  lui  la  per  le  istanze  del  Papa 
a  s.  Pietro,  non  già  all'imperatore  o  al  se- 
nato rontauo  come  olire  1'  Anastasio  Bi- 
bliolecario,  narra  l'antico  poeta  Flodonr- 
do.  Tain  Sulriense  doli  captuni  per  re- 
tia  castrum-AssiduisPapae  monilis  scri- 
ptisque  beni^nis-Eeddilur j  alane  Pelri, 
Paulique  ojftrlur  honori.  Dice  di  più  il 
Borgia,  Memorie  di  Benevento  1. 1,  p.  6 
e  8,  con  riferire  che  grandi  furono  i  Ira- 
vagli  di  S.Gregorio  11  per  ricuperare  nel 
728  dal  re  LuitprandoSulri, una  delle  cit- 
tà del  ducalo  romano,  e  per  far  f(onte  al 
greco  duca  di  Napoli  Esilarato,  il  quale 
unito  con  Atlriano  suo  (Iglio  invase  una 
parie  dello  slesso  ducato,  sovvertendo  i 
popoli  contro  il  Papa,  perchè  di  nuovo 
ubbidissero  allo  scomunicato  imperatore 
greco,  da  cui  eransi  sollralli.  Né  minor 
zelo  mostrò  il  successore  s.  Gregorio  III, 
formando  nel  concilio  del  782  la  confe- 
derazione de'romani,  per  opporsi  all'em- 
pietà degl'imperatori  iconoclasti  di  Co- 
slanlinopoli,nel  farsi  resliluireGallesedal 
duca  di  Spoleti;  e  s.  Zaccaria  che  gli  suc- 
cesse nel  74i  persuase  re  Luilpiandua 
restituirgli  diverse  città  e  patrimoni  del- 
la s.  Sede,  e  la  Valle  Grande  nel  territo- 
rio di  Sutri,  confermando  quindi  il  re  la 
pace  statuita  col  ducalo  romano.  Rimar- 
cò Rondi,  che  giova  il  riflettere  che  la  cit- 
tà di  Sutri,  anco  dal  tempo  in  cui  i  Papi 
cominciarono  ad  esercitare  l'assoluto  do- 
minio dello  slato  pontificio,  non  soggiac- 
que come  Nepi,clie  neirVIlI  secolo  era 
divenuto  un  ducato   possente  (come  lo 
chiama  Nibby,  ma  ha  torto  nel  dire  che 
dopo  il  duca  Tolone  non  ebbe  altri  signo- 
ri, e  mai  non  fu  terra  feudale,  ma  imme- 
diatamente dipendente  alla  s.  Sede:  mi 
appello  ul  mio  articolo  Nei'i),  e  laute  al- 


SUT  107 

tre  città  al  giogo  feudale  de'baroni;  ma 
lìspettata  sempiee  distinta  perquelloche 
la  in  tempo  dell'antica  romana  potenza, 
non  riconobbe  altro  padrone  che  la  s.  Se- 
de, da  cui  riportò  sempre  elogi  ben  do- 
vuti alla  costante  sua  fedeltà,  perchè  mai 
riconosciuta  ribelle  alla  medesima, come 
tante  altre  di  cui  parla  la  storia,  e  in  mo- 
do particolare  nel  pontificato  di  Nicolò  V. 
Nel  declinar  del  secolo  X  già  esisteva  uà 
monastero  e  abbazia  benedettina  suiiMou- 
te  di  Sutri,  nel  quale  s.  Piomualdo  fonda- 
tore de'camaldolesi  vi  si  recò  a  visitarlo, 
e  nel  celebrare  la  messa  fu  levalo  in  ispi- 
rilo e  meritò  di  diventare  espositore  dei 
s.dmi.  Ora  il  monastero  non  presenta  che 
pochi  ruderi  nel  recinto de'terreiii  eredi- 
tati da'conli  Savorelli.  Ammorbando  la 
simonia  la  veneranda  cattedra  apostoli- 
ca, per  l'infelice  condizione  de'  tempi  e 
prepotenza  delle  fazioni ,  Benedetto  IX 
[f  .)  nel  1044  pei'  denaro  cede  il  pontifi- 
calo a  Greg'or/o  F7(/'.)jOvveio  fu  costret- 
to a  rinunziare,  onde  di  comun  consenso 
fu  eletloGregorio  VI, mentre  insorsel'an- 
tipapa  SUve.stro  11I[T^.).  Deturpata  cosi 
lasededis.  Pietro,  nell'autunno  1  o46  ca- 
lò in  Italia  con  polente  esercito  l'impera- 
tore Enrico  III,  anche  per  contribuire  al- 
la quiete  di  Roma  turbata  da'scismi  eoa 
iscandalo  del  cristianesimo.  Giunto  a  Su- 
tri alcuni  giorni  prima  del  s.  Natale,  ivi 
fece  radunare  un  gran  concilio  di  vesco- 
vi, e  v'invitò  pure  Gregorio  VI  acciò  lo 
presiedesse.  Egli  vi  si  recò  colla  speranza 
che  degradati  Benedetto  IX  e  il  pseudo 
Silvestro  III,  restasse  unicoe  pacidco pos- 
sessore della  romana  sede.  Nel  concilio  (a 
dimque  esaminata  la  causa  di  lutti  e  tre, 
e  trovalo  che  con  male  arti  e  colla  simo- 
nia aveano  conseguito  il  papato,  furono 
dichiarate  nulle  e  illegittime  le  loro  di- 
gnità; ovverocomealtri  vogliono,  Grego- 
rio VI  essendo  virtuoso,  per  le  difficoltà 
e  contrasti  che  notava  pel  suo  riconosci- 
mento, rinunziò  il  pontificalo,  si  spoglio 
de'suoi  ornamenti,  e  rinuse  la  ferula  pa- 
storale. Su  questo  delicato  punto  si  può 


oB 


S  UT 


vedeie  oltre  le  mie  biografie  citate  e  luo- 
ghi analoghi,  come  Grolla  Ferrata  per 
lei  penitenza  che  clicesi  avervi  fatta  liene- 
iletto  IX,  la  biografia  di  s.  Gregorio  VII 
già  discepolo  di  Gregorio  Vf,  ed  ancheLo- 
dovicoAgnello  Anastasio,  Sloria  dtgllAn- 
iipapij  t.i,  p.  197  e  seg.  Dopo  l'operalo 
da'vescovi  nel  concilio,  l'imperatore  pas- 
sò in  Uoma,  e  radunatosi  il  clero  e  popo- 
lo romano  nella  basilica  Vaticana,  co've- 
scovidel  concilio,  a  designazione  di  Euri- 
co 111  l'u  eletto  l^apa  con  unanime  con- 
senso di  tutti  il  degno  Clemente  II [f^.), 
il  (jLiale  con  gian ripugnanza  accettò  a'2  £ 
dicembre  1046  e  l'u  coronato a'aS.  Dopo 
la  morte  di  Papa  Stefano  X,  nel  d'i  se- 
guente 3o  marzo  io58  fiancheggiato  dai 
polenti  romani  usurpò  il  pontificato  l'an- 
lipa[)a  Benedetto  X  (/^.)  figlio  del  pode- 
roso conte  Tusctilano;  ma  a'28  dicembre 
nel  concilio  di  Siena  (/^)  il  grande  Ilde- 
brando, poi  s.  Gregorio  f^ll,  dopo  aver 
promosso  la  deposizione  dell'  antipapa  , 
propose  per  estinguere  lo  scisma  l'elezio- 
ne di  Nicolo  II  (/  .),  che  fu  riconosciu- 
to per  Papa  dal  clero  e  popolo  romano. 
Recandosi  in  Roma  Nicolò  II,  accompa- 
gnato da  Ildebrando,  e  da  Golfredo  111 
marchese  di  Toscana  e  duca  di  Lorena 
con  un  esercito,  si  fermò  inSutri,ove  con- 
vocò un  concilio  di  vescovi  di  Toscana  e 
Lombardia,  per  nuovamente  trattare  del- 
la causa  e  deposizione  dell'antipapa  Be- 
nedetto X,  il  (juale  fu  riconosciuto  ille- 
gittimo con  sentenza  di  deposizione,  e 
spontaneamente  depose  le  pontificie  in- 
segne e  fece  la  sua  confessione  a  piedi  del 
Papa.  Vedasi  i!  ricordato  Lodovico  Agnel- 
lo a  p.  200  e  seg.,  Labhé,  Concil.  t.  q, 
Arduino  t.  6,  Reg.  t.  23.  Indi  Nicolò  li 
si  recò  in  Ruma  dopo  l'B  gennaio  loSg. 
Per  questi  due  memorabili  avvenimen- 
ti, certamente  gran  concorso  di  dignità 
ecclesiastiche  e  magnati, oltre  i  due  Papi, 
onorarono  di  loro  presenza  Sutri,  di  che 
però  non  conserva  notizie  particolari.  Ui- 
ferisce  il  lìundi,  citando  l'annalista  Mu- 
ratori, che  nello  59  Nicolò  II  non  poteu- 


S  UT 

do  tollerare  che  i  capitani  e  potenti  ro- 
mani, e  segnatamente  i  conti  del  Tusculo 
avessero  occupati  tanti  beni  patrimoniali 
e  stati  della  chiesa  romana, con  tenere  an- 
che in  certa  guisa  umiliati  e  soggetti  i  Pa- 
pi, cominciò  a  valersi  dei  bellicosi  nor- 
manni feudatari  della  s.  Sede,  per  far  tor- 
nare al  dovere  questi  sudditi  ribelli.  In- 
viò un  loro  esercito  controPalestrina  ,Tu- 
sculo,  Nomentoe  Calerla,  i  quali  luoghi 
furono  messi  a  sacco  sino  a  Sutri,  forzan- 
do que'nohili  alla  dovuta  ubbidienza  al 
Papa, e  così  restò  Roma  liberata  dalla  lo- 
ro tirannia.  Aggiunge  Bondi,  che  Sutri  fe- 
ce argine  alla  piena  rovinosa  de'nor.naau- 
ni  avventurieri,  e  non  masnadieri  co- 
me li  chiama,  essendo  capitanali  dal  va- 
loroso Roberto  Guiscardo.  Trovo  però  iu 
Degli  Eifetti  a  p.  63,  che  nel  i  o63  i  nor- 
manni in  favore  di  Alessandro  li  espu- 
gnarono Falleri,Nepi,  Sutri,  e  Civita  Ca- 
stellana (che  aveano  abbracciato  il  par- 
lilo de'conli  d'Anguillara  e  datosoccorso 
a'viterbesi), della  pure  Caslruni  Felicita- 
//.y,  per  (pianto  con  tale  scrittore  notai  nel- 
la biografia  del  cardinal  Guido  Tosco  ^oi 
Celestino  II,  che  vuole  oriundo  di  tal  cit- 
tà. Altri  anticipano  l'espugnazione  di  Su- 
tri e  Nepi  al  I  oG  f ,  e  Petrini  nelle  Memo- 
rie di  Paleslrina  dice  all'anno  i  o5i),  che 
forse  essendo  la  città  alleala  de'conli  Tu- 
sculani  fece  venire  nel  Lazio  un  podero- 
so esercito  de' valenti  difensori  normanni, 
i  quali  piombati  .su  Paleslrina  vi  recaro- 
no danni  gravissimi.  Crede  Marocco,  che 
Sutri  sia  sialo  donato  dalia  gran  conlessa 
Matilde  (/^.)  alla  s.  Sede,  ma  essa  già  lo 
possedeva  come  ho  dimostrato.  E  vero 
che  quell'eroina  donò  i  suoi  stati  alla  chie- 
sa romana  in  tempo  di  s.  Gregorio  VII, 
compresa  la  provincia  del  Patrimonio  di 
s.  Pietro.ossiadi  Viterbo,  nella  quale  tro- 
vasi Sutri;  ma  ripeto,  già  i  Papi  possede- 
vano Sutri.  Narra  il  p.  Ranghiasci  che  nel 
1095  i  conti  di  Sulri  e  di  Nepi,  stipen- 
diati dall'imperatore  Enrico  1 V,  fiero  ne- 
mico della  s.  Sede,  uniti  co'roinani,  viter- 
Lcsìj  coruelaui  e  altri  dì  parte  imperiale, 


S  U  T 

assetllaronoMonle  Fiasconc  e.  d.innpgqia- 
rono  i  Farnesi,  i  conti  lldebiantli,  ed  i  si- 
gnori di  Bisenzio  e  di  INIonlorio.  Avendo 
l'imperatore  Enrico  V,  come  il  padre  En- 
rico IV  avverso  alla  chiesa  romana,  fat- 
to eleggere  a' io  marzo  I  i  i  8  controGela- 
sio II  l'antipapa G/rg:ono/"77/(/.)  Cur- 
dino,  per  prepotenza  del  suo  proiettore 
fu  introdotto  in  Uoma,ove  avea  partigia- 
ni, e  intronizzato  passò  ad  abitare  il  pa- 
triarchiOj  perciò  scomunicato  da  Gelasio 
li  nel  concilio  di  Capua  ,  e  in  quello  di 
Pveims  da  Calisto  li  insieme  a  Enrico  V. 
Recatosi  in  Roma  Calisto  li  a'i  giugno 
1  I  20  vi  fu  ricevuto  con  miiabile  giubilo 
di  tutto  il  popolo,  tranne  ifazionari  im- 
periali scismatici.  L'antipapa  non  tenen- 
dosi più  sicuro  in  R.oma,  pieno  di  confu- 
sione e  di  spavento  rapidamente  fuggì, ap- 
piattandosi in  Sutri,dove  attese  a  forti- 
ficarsi, sperando  soccorso  dall'imperato- 
re. Q«iindi  Calisto  il  radunalo  un  possen- 
teesercito,  col  rinforzodegli  ausiliari  nor- 
manni,lo  rivolse  sotto  ilcomandodel  car- 
dinal Giovanni  da  Crema  in  danno  del- 
Tantipapa  all'assedio  di  Sutri,  e  per  ani- 
marlo e  ispiraigli  maggior  calore  poco  do- 
po vi  si  portò  anch'egli  in  persona.  L'an- 
tipapa stava  fortificato  in  Sutri, lusingan- 
dosi indarno  dell'aiuto  di  Enrico  V,  che 
parente  del  Papa  inclinava  alla  pace.  Su- 
tri era  forte  pel  sito,  vi  si  dierono  vari  as- 
salti e  successero  diversi  fatti  di  guerra, 
finché  i  sutrini  rivoltatisi  contro  il  falso 
Gregorio\'ili,a'2  3  027  aprile  i  121, non 
senza  mille  maledizioni  e  vi-llanie,  lo  die- 
rono in  mano  all'esercito  pontificio,  che 
postolo  a  ridosso  e  a  traverso  d'un  camel- 
lo colla  coda  di  quello  in  mano  per  bri- 
glia (secondo  il  costume  de'romani  e  gi« 
praticato coll'antipapa  Giovanni Xf^' II), 
e  con  la  pelle  insanguinata  di  pecora  o 
montone,  in  lappreseulan/a  della  cappa 
papale,  lo  menarono  ignorainiosamente 
a  Roma,  segno  all'obbrobrio  di  tutti,  e  do- 
po di  lui  maestosamente  incedeva  Calisto 
II,  che  dal  popolo  fu  ricevuto  con  vivi  ap- 
plaudi e  archi  trionfali.  I  romani  avreb- 


ii  U  T  109 

l)ero  ucciso  l'antipapa,  se  Calisto  II  non 
lo  faceva  strappare  dalle  loro  mani,  indi 
lo  rilegò  nel  monastero  della  Cava  (di  cui 
anche  a  SALERNo),e  perseverando  ne'suoi 
ei'rori  morì  nel  castello  di  Fu  mone  (del 
quale  riparlai  nel  voi.  LVn,p.  3  1  i),  pas- 
saggio che  altri  negano;  mentre  altri  ri- 
feriscono che  non  in  Cava,  ma  fu  rinchiu- 
so in  una  cavea,  piccola  e  oscura  spelon- 
ca, altri  in  PiOcca  Gianula  o  Janula,  for- 
se Mote  Rosi  e  perciò  diversa  da  quel- 
la di  Blonte  Cassino  {^•).  Pacificatosi  il 
Papa  con  Enrico  V,  celebrò  il  concilio  ge- 
nerale di  Laterano  I,  dichiarando  nulle 
le  ordina7Ìoni  fatte  dal  Burdino,  e  nulle 
lealienazioni  di  benidichiesajSpecialmen- 
te  della  città  di  Benevento.  L'Amelot  ri- 
ferisce, che  Sinibaldo  di  Clermont  aven- 
do cacciato  da  Roma  in  Sutri  l'antipapa, 
Calisto  li  in  premio  gli  concesse  d'usare 
co'suoi  discendenti  nello  slemma  le  chia- 
vi papali  intralciate  colla  croce  di  s.  An- 
drea, o  in  forma  di  essa, col  wo[ìo:Pjiam- 
si  oportuerit  nos  mori  (ecum,  nos  (e.  non 
denrgnhimiis.  Questo  si  crede  invenzione 
da  Lodovico  Agnello  Anastasio,  t.  2,  p.  l 
eseg.jdnl  quale  ho  tratto  lutto  il  raccon- 
to, che  concorda  col  da  me  riportalo  al- 
trove. Dice  inoltre, che afierma  Panvinio 
d'aver  veduto  dipinta  in  una  camera  del 
palazzo  di  Laterano, l'espugnazione  di  Su- 
tri, con  questo  distico:  Ecce  Calixtus,  ho- 
nor  patriae,  decus  imperiale-Durdinnni 
lìfqnam  damnot ,pacemque  reformat.  Il 
JNovaes  nella  Storia  di  Calisto  II,  cìlan- 
óo  Baluzio,  dicecheil  Papa  volleche  l'av- 
venimento della  presa  dell'antipapa,  es- 
sendo egli  alla  lesladell'eserciloassedian- 
le,  fosse  dipinto  in  una  stanza  del  Vati- 
cano. Il  CiiDceìWei'ì  r\e' Possessi  de' Pon- 
te/ìci,  p.  8,  descrivendo  l'mgresso  trion- 
fine e  solenne  in  Rouìa  di  Calisto  li,  e  il 
vergognoso   modo  col   quale    cavalcava 
l'antipapa,  parla  dell'  uso  di  condurre  i 
soggiogali  nemici  sopra  un  asino  colla  (àc- 
cia rivolta  indietro,  e  con  fìu-  loro  tenere 
nelle  mani  [ter  briglia  la  coda,  che  Fabrcl- 
ti  crede  introdoUo  da'greci,  da  cui  passò 


no  SUT 

traf^ritaliniii.Ef^lifia  \e me Tscnzr'oni ci\p. 
2,  ri. "275,  p. I  I  r,ne  lipoila  una  di  Ncpi 
(lei  I  i3r,  in  cui  si  presciive  la  pena,  iti 
in  ascila  relroraum  sedeat,  et  caudarn 
in  niann  /f'?f^/,  a'conlravvenlori  tl'una 
legge  tra  il  popolo  e  la  città,  sotto  l'an- 
tipapa Anacleto  II, di  cui  segui  lo  scisma 
contro  Innocenzo  II.  Nel  1  i4o  Giovanni 
conte  (leirArignillara, nemico  giurato  del 
Papa  Irniocenzo  ll,soggiogòdopo  la  mor- 
te dell'  antipapa  Sutri  e  Nepi,  e  colle  sue 
tirannie  le  aggravò.  Neh  146  insorti  mol- 
ti romani  arnaldisti,  Eugenio  II  I  pai  ti  da 
Roma,  ed  a'^li  maizo  si  trasferì  in  Sutri, 
ovesi  tralfennesino  a'24  luglio  che  parli 
per  Viterbo  e  poi  per  Francia:  fu  questo 
Papa  che  creò  cardinale  Giovanni  Conti 
da  Sutri,  cos'i  detto  o  perchè  suo  vescovo 
o  per  esservi  nato,  forse  quando  un  ramo 
di  sua  famiglia  vi  si  rifugiò  dal  Tusculo 
in  tempi  di  fazioni;  e  forse  puie.dice  Don- 
di,  furono  suoi  discendenti  que'  conti  di 
Sutri  che  riebbero  gli  stati  loro,  di  cui  e- 
rano  stati  spogliati  da  Ladislao  re  di  Si- 
cilia; non  però  nelle  guei  re  con  Martino 
V,  perchè  il  re  era  morto  (piando  fu  e- 
letto  Papa,  come  erroneamente  riporta. 
Nella  biogralin  di  Jdriano  //',  e  articoli 
relativi,  narrai  come  il  Papa  avendo  in- 
teso che  Federico  I  dirigevasi  nel  i  i  55  a 
Roma  perla  Coronrizioncimpcrinle^^f.), 
con  apparalo  militare  più  come  nemico 
die  riverente  alla  s.  Sede,  da  Viterbo  gli 
spedi  3  cardinali  per  conoscerne  le  inten- 
zioni, intanto  rifugiandosi  in  Cn'ila  Ca- 
stellana. Federico  I  in  s.  Quirico  prestò 
a'cardinali  il  consueto  ^mrr/mcMfo  e  pro- 
prio (\q\V imperatore,  di  difendere  e  con- 
servare i  diritti  de'Papi  e  della  chiesa  ro- 
mana. Giuntoin  Sutri,  Adriano  IV  si  con- 
dusse a  incontrarlo  nella  città,  ma  negò 
di  dargli  il  bacio  di  pace,  finché  non  gli 
avesse  prestato  il  consueto  ulliziodi  Pa- 
Infreniere  (/^.)  e  gh  avesse  baciato  i  pie- 
di (del  quale  ossequio  riparlo  a  Scarpa). 
Ricusava  l'altiero  principe  tali  alti,  che 
lutti  i  Sovrani  (/^.)  praticavano  col  capo 
della  Chiesa;  ma  dopo  animato  ilibalti 


SUT 

mento  i  principi  dell'impero  persuasero 
r^dcrico  I  a  lendere  in  Sutri  tale  omag- 
gio. Dopo  di  che  ambedue  si  recarono  in 
Roma,  ove  a' 18  giugno  segui  la  corona- 
zione. Il  Ferlone,  D e' viaggi  de' Pontefici ^ 
p.  I  3f),  narra  diversamente  l'accaduto, 
poiché  secondo  il  suo  asserto  Adriano  IV 
passò  a  Nepi  per  aspettare  Federico  I,  il 
quale  giunto  nel  territorio  di  Sutri,il  Pa- 
pa si  portò  al  suo  campo,  ma  ricusando 
l'imperatore  di  tenergli  la  stalfa  secondo 
il  costume,  il  Papa  retrocedette  a  Nepi. 
Infine  convinto  Federico  I  delle  antiche 
pratiche,  passò  a  Nepi  ad  usarle  al  Papa, 
che  gli  venne  incontro  per  tale  ossequio,e 
Insieme  partirono  per  Roma. Nibby  pure 
racconta  che  nel  territorio  di  Sutri  avven- 
ne l'incontro  di  Federico  I  con  Adriano 
1 V,  l'imperatore  veniva  per  la  viaCassia, 
e  il  Papa  da  Nepi;  e  siccome  Federico  I 
non  fece  il  solito  allodi  tener  la  staffa  al 
Papa  mentre  scendeva  da  cavallo,  ne  *e- 
gnì  una  discussione,  dopo  la  quale  l'im- 
peratore cede, e  il  terzo  di  s'accampò  pres- 
so il  lago  di  Monte  Rosi,  che  allora  chia- 
mavasi  Jamda  col  suo  lago,  e  situalo  al 
biforcamento  delle  vie  di  Viterbo  e  Ci- 
vita Castellana  in  punto  moltoimportan- 
te.  E"  certo  che  il  Papa  fu  in  Nepi  e  in 
Sutri,  e  in  questa  1.^  città  anche  coll'im- 
peratore  pel  colloquio,  su  tale  abbocca- 
mento convenendo  eziandio  Calindri  in 
Sutri;  ma  quanto  a  Nepi  non  a' i  2  luglio, 
come  dissi  col  p.  Ranghiasci  a  quell'ar- 
ticolo, ma  ne'primi  di  giugno  vi  fu  il  Pa- 
pa e  fors'unche  l'imperatore,  perchè  no- 
tai essere  seguita  a' 18  la  coronazione  in 
Roma.  Il  Bondi  ritiene  che  ancora  Sutri 
fosse  magnifica  ne'fibbricati,per  riceve- 
re ancora  una  volta  ospiti  si  ragguarde- 
voli ed  i  loro  numerosi  corteggi. Il  mede- 
si  mop.  Ranghiasci  vuole,  che  nel  I  160  ad 
esempio  de'lusculani,  i  nepesini  esutrini 
si  ricusassero  pagare  il  tributo  e  le  colle- 
te a'romani,  che  ruppero  co'ledeschi  co- 
mandali dal  normanno  Ruggiero.  Dissi  a 
lloMA  come  la  comune  di  Sutri  con  altre 
era  tenuta  mandarvi  de'  giostratori  pei 


S  li  T 
famosi  Giuochi  d'Agone  e  Teslacclo.  Ui- 
nortano  UugaeNibby,  che  Federico  I  ne- 
mico della s.  Sede,  in  odio  ad  Alessandio 
J II  assediò  Sutri,  perchè  eragli  fedele  nel- 
losciscua  degli  antipapi  che  gli  avea  susci- 
tati contro.  Nel  i  171  aveano  i  viterbesi 
stabilito  con  que'di  Feiento  di  saccheg- 
giar Sutri  eNepi,  ma  i  primi  non  aven- 
do atteso  i  ferentini  marciarono  su  Sutri; 
di  che  indispettiti  i  confederati  ferentini 
dierono  il  sacco  a  Viteibo.  Allora  i  viter- 
besi retrocedendo  corsero  a  vendicarsi 
con  distruggere  Ferento,  onde  Nepi  e  Su- 
tri restarono  libere  dal  minacciato  disa- 
stro.Aggi  unge  il  Nibby  che  Muratori  pub- 
blicò l'im  portante  documento:  Cc"^5</e^^^- 
diiies  et  jura,  quae  hahel  dominus  Papa 
in  Burgo  SutrinOyW  quale  appartiene  al 
1200  circa.  Da  esso   rilevasi  l'esistenza 
d'un  borgo  presso  Sutri,  e  gli  abusi  gra- 
vissimi introdotti  in  esso  e  nella  città,  sui 
testamenti  de'forestieri  che  vi  morivano. 
Questo  borgo  esser  deve  quello  di  cui  par- 
la InnocenzoIII  nella  bolla  del  1  2o3:  Do- 
namusecclesìam  s.Slephoni curii  Castel- 
lo el  Burgo  suo  jiixla  civitntem  Stitrinarn. 
Rilevai  nella  biografìa  à' Innocenzo  III, 
the  nell'autunno  del  i  207,  essendosi  re- 
cato in  Viterbo,  passò  in  Sutri  a  consa- 
grarvi la  cattedrale,  e  ritornò  in  lloma 
nella  metà  di  novembre.  Giegorio  IXnel 
1  237, reduce  da  Perugia  e  Viterbo,  si  re# 
eòa  Sutri,  donde  partendone  nel  selleui- 
bre  per  Rouja,  vi  fu  ricevuto  con  tanto 
plauso  conie  fosse  stalo  un  nuovoPapa, 
che  descrive  il  citato  Cancellieri,  e  coll'ui- 
contro  del  clero,  del  popolo, de'greci  e  de- 
gli ebrei. Dichiarai  nella  sua  biografia,che 
nel  1  240  guerreggiandoFederico  II  impe- 
ratore la  Chiesa  e  Gregorio  IX,  smarriti 
gli  abitanti  di  Sutri,  di  Civita  Castellana, 
d'Orte  e  di  altre  cillà,  Toscanella  e  Mon- 
te Fiascone,  gli  aprirono  le  portcsicconie 
impotenti  di  fargli  resistenza. Nel  1244I" 
noceuzo  IV  affinedi  trattare  una  pace  sta- 
bile coll'imperatore  Federico  II,  sempre 
fiero  nemico  della  s.  Sede,  con  tutti  i  car- 
dinali a'7  giugno  si  trasferì  a  Civita  Ca 


S  U  T  III 

slellana  come  luogo  sicuro,  secondo  De- 
gli ElFetli  eFerlone,  e  non  a  Città  di  Ca- 
stello come  dissi  alti'ovecon  Novaes,  a  mo- 
tivo dell'equivoco  già  rimarcato  che  pro- 
dusse tra  le  due  città  il  nome  di  Castrum 
Felicita tis,  abbaglio  in  cui  cadde  pure  il 
Bondi.  Ma  il  Papa  conosciuto  che  Fede- 
rico II, col  quale dovea  abboccarsi  da  Ter- 
ni gli  tendeva  insidie,  verso  iaSdi  detto 
mese  passò  in  Sutri,  donde  spedì  a'geno- 
vesi  perchè  gli  mandassero  le  galere  a  Ci- 
vitavecchia onde  navigare  per  Francia. 
Il  p.  Ranghiasci, seguendo  il  Bondi  e  Ma- 
rocco, dice  che  si  trattenne  in  Sutri  21 
giorni,  diligendosi  a  detto  porto  con  buo- 
na scorta  di  truppe  edi  sutrini  bene  istrui- 
ti delle  vie  disastrose  delle  montagne,  ed 
a'6  luglio  s'imbarcò.  IMeglio  lo  racconta 
Ferlone:informato  Innocenzo  IVcheSoo 
cavalli  toscani  doveano  nella  notte  dopo 
il  suo  arrivo  in  Sutri  airestarlo  d'ordine 
dell'imperatore,  sbigottitosi  a  tale  avviso, 
vestito  leggermente  nell'ora  del  i. "sonno 
sah  sopra  un  egregio  cavallo  corridore,  e 
per  vie  disastrose  e  per  boschi  tanto  si  af^ 
frettò,  che  al  mattino  giunse  a  Civitavec- 
chia. AncheNovaes  dichiara  che  Innocen- 
zo IV  partì  da  Sutii  la  notte  seguente  al 
suo  arrivo.  IlSemeria  poi  nella  Storia  ec- 
clesiastica di  Genova,  p.  344)  senza  dire 
dell'arrivo  del  Papa  in  Sutri, dopo  aver 
narrato  l'arrivo  nel  porto  dell'aiuto  in- 
vocalo da'suoi  concittadini  genovesi,  di- 
chiara:-' Pervenuto  a  Innocenzo  IV  l'av- 
viso a'27  giugno,  sulla  [.''ora  di  notte,  si 
spoglia  degli  abili  pontificali,  e  messosi  il 
giubbone,  come  un  soldato  di  cavalleria 
con  armi  leggere,  e  con  una  borsa  colma 
d  oro  in  lasca,  monta  un  velocissimo  ron- 
zino e  sprona  via,  incognito  a  tutti,  salvo 
a'suoi  camerieri.  Alla  mezza  notte sollan 
tosi  accorselo  in  Sutiidisua  fuga,  e  molti 
la  biasimarono;  ma  (piando  ivi  dopo  uu'o- 
ra  videro  aprirsi  le  porte,  ed  entrare  3oo 
cavalli  imperiali  con  manifesta  intenzione 
di  far  violenza  al  Papa,  nessuno  fu  che 
non  esaltasse  la  sua  vigilanza  e  attività". 
Segue  a  due  che  al  i  ."luglio  approdò  nel- 


112  SUT 

l'isola  delI'EIIin,  si  ricovrò  3  giorni  a  Por- 
lo Venere,  ed  a'7  sliarcò  in  Genova.  Nel 
1264,6  non  nel  1244  come  scrive  Nibby, 
Sulri  fuespugnatotla  Pietro  de  Vico  par- 
tigiano di  Manfredi  naturale  di  P'ederico 
li, e  perciò  pretendente  della  Sicilia;  ma 
tosto  Pandolfo  conte  dell'Anguillara  se- 
guace di  Carlo  I  d'Angiòredi  Sicilia  la 
ricuperò  alla  Chiesa.  Urbano  F(F.)non 
nel  I  367,  come  ritiene  Bondi,nia  dopoa- 
Tere  da  Avignone  restituita  la  residenza 
papale inPioma, volendo  evitare  i  caldi  di 
questa,  parti  per  Sutri  a',12  maggio  i  368, 
■vi  si  trattenne  a  pranzo,  indi  si  avviò  per 
Viterbo  a  Dlonte Fiascone  [V .).  Piaccon- 
tai  a  RoMAe  ad  Innocenzo  VII  (e  non  Vili 
comealtri  scrissero),  che  ne'capitoli  di  pa- 
ceslipulati  da' romani  col  predecessore,  e 
rinnovati  nel  i  4o4  colla  concordia  nego- 
ziata tra  essi  e  il  Papa  dall'ambizioso  La- 
dislao re  di  Sicilia,  i  romani  si  obbliga- 
rono a  tenere  sicura  la  strada  che  condu- 
ce a  Narni;  ma  nuovamente  tumultuan- 
do i  romani  neli4o5,  e  per  gli  agnati  di 
Ladislao  che  aspirava  al  dominio  tli  Ro- 
ma, circa  il  y  agosto  Innocenzo  Vii  fug- 
gi precipitosamente  da  iioma  nel  maggior 
caldo  del  giorno  a  Sutri,  morendo  di  se- 
te alcuni  della  comitiva  nel  viaggio;  ivi 
pernottòe  poi  paitì  per  Viterbo.  Più  lar- 
di vi  fu  pureLadislao.il  quale  rotti  i  trat- 
tati con  Giovanni  XXII I  (e  non  XXII  co- 
me dicono  altri), l'8  giugno i4i  3  (non  pa- 
je  ai  7  maggio  come  riferisce  Ferlone)  ar- 
mata mano  s'impadronì  di  Roma,  e  co- 
strinse il  Papa  e  i  cardinali  a  cavallo  fug- 
gire a  Sutri,  e  quindi  accompagnati  da 
J)uon  numero  di  sutrini  si  diressero  a  Vi- 
terbo e  poi  a  Siena.  Notai  a  Nepi,  che  per 
l'eccidio  di  Monte  Rosi,  operato  da  Orso 
Orsini,  nella  riedificazione  vi  si  domici- 
liarono diverse  famiglie  sutriiie  e  nepesi- 
rie.  Narra  Degli  Effetti,  che  Alessandro  VI 
del  I  492  nelle  guerre  contro  gli  Orsini  e 
altri  per  formare  un  possente  stato  a  Ce- 
sare Rorgia,  prese  Scrollino,  Galera,  Bas- 
sano,  Sulri,  Campagnano,  Formello,Via- 
no,  Bieda  e  l'Isola  agli  Orsini.  Nei  seco- 


SUT 

lo  XVI  i  sutrini  si  esacerbarono  alquan- 
to co'nepesini,  e  nel  1  Ty  i  recatisi  in  Nepi 
pel  divertimento  della  bufulata  medita- 
rono di  farvi  insorgere  tumulto.  Penetra- 
tosi il  loro  disegno,  inutilmente  si  procu- 
rò sventarlo,  poiché  i  sutrini  si  slancia- 
rono sulla  forza  armata,  che  sostenuta  dal 
popolo,diè  luogo  a  un  conflitto  con  mor- 
ti e  feriti  d'ambo  le  parti.  Però  i  primari 
delle  due  città  s' interposero,  riconcilia- 
rono gli  animi,  ed  a'3  maggio  sul  confi- 
ne de'due  territorii  fu  stipulato  islroraen- 
lo  di  pacificazione  e  di  buoni  vicini.  Tan- 
to prima  quanto  in  seguito,  Sutri  segui 
le  vicende  politiche  di  P^ilerbo,  di  Nepi 
edi  Roma.  Nel  i  722  i  sutrini  eressero  una 
lapide  di  riconoscenza  a  Innocenzo  XI li 
e  al  cardinal  Imperiali  prefetto  del  buon 
governo,  riportata  da  Marocco:  Orcio  po- 
pulusque  Sntriims ^AquaeducLus  reslilu- 
(o,fonlcni  exLruxit. 

La  fedecrisliana  fu  promulgata  inSu- 
tricome  in  Nepi  da  s.Romolo, in  viale  nel- 
lai. "città  da  s.  Pietro;  e  poscia  anche  da 
s.  Tolomeo  martire,  protettore  principa- 
le d'ambedue  le  città,  che  il  p.  Kanghia- 
sci  nelle  Memorie  isloriche  di  Nepi,  di- 
ce discepolo  di  s.  Pietro  e  da  questi  nel- 
l'anno 46  destinato  vescovo  della  Penta- 
poli  Toscana,  insiemea  Piomano  vescovo 
di  Nepi,  ove  ambedue  doveano  risiedere, 
e  poi  nel  ricordato  Supplemento  si  cor- 
resse; ma  io  che  l'avea  già  seguito  all'ar- 
ticolo Nepi, pubblicato  nel  1847,  cioè  pri- 
ma che  nel  1 85  I  stampasse  l'autore  ììSup- 
/7/e///e/2/o,neirarticoloPoLiM Anzio  che  Iti- 
ci imprimere  neh  852,  ne  feci  avverten- 
za col  rettificato  da  lui  stesso,da  me  pre- 
ferito di  seguire  nell'articolo  Nepi,  come 
priore  degli  agostiniani  di  Nepi  stesso,  e 
perciò  dovea  ritenerlo  nelle  notizie  locali 
quasi  meglio  informalo  deirUghelli,che 
pine  ueW Italia  sacra  t.  i,p.  io23,  ripor- 
tando la  serie  de  Nepesini  episcopi,  an- 
ch'egli  egualmente  lo  alfermò." Evangeli! 
predicante  s.Plolomaeo  antiocheno  s.Pe- 
Iri  apostoli  alumno,  quem  seciun  Ro- 
niam  adduxerat.  Inter  caeleros,Koaia- 


S  U  T 

nutn  Nepesiiium  philosophiim  conveiiit 
ni\  Christiim  sacioque  abluil  fonte.cum- 
(j(ie  anno  46.  Ptolomaeum  Pantheopo- 
lisiVepeti  vicinae  civitaliSjRomanum  ve- 
roJVepetisipsiusepiscoposoidinasset, Dia- 
gno (Idei  incremento  visus  est  fnudamen- 
la  jecisse".QuindiLIghelli  dichiara  1.°  ve- 
scovo di  Nepi  s.  Pioraano  nel  4^5,  e  a'  1 9 
ottobre  del  5 1  glorioso  martire  con  s.  To- 
lomeo vescovo  della  Pentapoli  Elrusca; 
martirio  che  il  p.  Ranghiasci  avea  però 
riferito a'2  4agosto,co!rautorità del  mar- 
tirologio di  Toscanella,  ch'è  il  solo  cui  si 
possa  dare c|uaIcheauleuticità,come  asse- 
lisce.  Invece  vuole  Bondi  che  s.  Tolomeo 
fosse  vescovo  dell'Etruria  nel  98, e  par- 
ticolarmente  delia  Pentapoli,  perchè  la 
sua  principal  residenza  era  ora  in  una, ora 
i  u  altra  città  de'P'alisci,per  le  quali  scor- 
reva a  predicare  l'evangelo,  finché  dalla 
persecuzione  pagana  fu  ridotto  a  stabi- 
lirsi in  Nepi,  quando  aumentato  il  nu- 
mero de' fedeli  non  era  più  capace  conte- 
nerli qiiella  chiesa  sotterranea  di  s.  Gio- 
venale, per  cui  la  crede  edificata  al  co- 
miriciamento  del  secolo  II.  Aggiunge,che 
poi  per  varie  incidenze  della  chiesa,  fosse 
fatto  vescovo  di  Nepi  eSutri, dietro  il  pon- 
tificio beneplacito,a  seconda  della  costan- 
te tradizione.  Dappoiché  non  avvi  a  du- 
bitare che  s.  Romolo  fosse  dal  principe 
degli  apostoli  s.  Pietro  indirizzato  quin- 
di a  Sutii  per  compiere  la  grande  opera 
della  iti\e  cattolica  e  per  vie[)più  confer- 
mare nella  medesima  quelli  che  già  la 
professavano.  Qui  mi  sembra  in  contrad- 
dizione e  in  anacronismo,  essendo  comu- 
ne sentenza,  che  s.  Pietro  (/'.)  nel  69  ri- 
portò il  glorioso  martirio  nella i.^/jer^e- 


sur  ii3 

ro  esame  sulla  serie  de' vescovi  di  Nepi, 
a  vieppiù  illustrare  la  sede  vescovile,  ri- 
furoiò  il  catalogo  de'suoi  pastori  con  mag- 
gior esaltezza  e  cronologica  verità. Quin- 
di dichiarò  che  il  martirio  de'  ss.  Tolo- 
meo e  Romano  avvenne  nel  secolo  III, re- 
gnando Claudio  II  il  Gotico,  assunto  al- 
l' impero  nel  268,  non  già  a  tempo  di 
Claudio  I  Cesare^movio  nel  54,  come  a- 
vea  prima  asserito.  Tuttociò  sostiene,non 
solo  per  non  esservi  stata  persecuzione 
sotto  Claudio  I  Cesare^  sibbene  in  tem- 
po di  Claudio  II  il  Go^/co, nella  cuiepoca 
visse  Aspasio,  dal  quale  furono  condan- 
nati al  martirio  i  due  santi.  Si  conferma 
in  questo,  per  le  prove  ricavate  dagli  al- 
ti del  loro  martirio,  e  che  per  salde  ra- 
gioni conobbe  non  avere  la  religione  cri- 
stiana messo  radici  nella  Tuscia  subur- 
bicaria  prima  del  secolo  IH,  a  fronte  del- 
le contrarie  autorevoli  testimonianze  del 
Baronie,,  mediante  l'analisi  degli  argo- 
menti, l'esame  delle  circostanze  e  testi- 
monianze, e  le  ragioni  che  espone.  L  er- 
rore contrario  lo  dice  avvenuto  per  una 
parola  cambiata  negli  alti  de'marliri,cioè 
Aiisustiis\xì\QCQA\  Caesari\e\  nominar- 
SI  l'imperatore  Claudio,  che  ne  alterò  l'e- 
poca. Ne  incolpa  la  cronaca  stampata  di 
NepidiCeccarellijchefu  bruciato  nel  pon- 
tificato diGregorioXIIIcome  famoso  fal- 
sario e  impostore,  ed  il  quale  promulgò 
i  ss.  Tolomeo  e  Romano  discepoli  di  s, 
Pietro,  per  cui  Paolo  III  per  tale  nomi- 
nò il  I  ."nella  sua  bolla,  dopo  la  quale  cad- 
de in  inganno  anco  il  Baronio  e  con  lui 
non  pochi  altri.  Prolesta  inoltre  il  p. Ran- 
ghiasci, di  non  intendere  opporsi  alle  de- 
cisioni della  Chiesa,  avendo  la  s.  congre- 


dizione  della  Chiesa  dì  Nerone;  laonde     gazione  de'riti  approvalo  uelióya  le  le- 
dal  contesto  di  Bondi  rilevandosi  che  s.     zioni  e  il  martirologio,  ove  si  legge:  P/o- 


Romolo  fu  da  lui  inviato  dopo  s.  Tolo- 
meo a  Sutri  a  completare  la  conversio- 
ne de'nepesini,  e  siccome  assegnò  l'anno 
98  a  s.  Tolomeo,  in  questo  più  non  vi- 
•vea  s.  Pietro.  Nel  Supplemento  il  p.Ran- 
ghiasci,proteslando d'aver  ac([uislalo  più 
cliiaie  nozioni,  fatto  più  crilìco  e  malu- 

VOL.   LXXt. 


loniaeus  episcopus  anliochenns  s.  Petri  di- 
scipiilus.  Dice  indi  con  Baronio,  co'Bol- 
landisli,  con  Benedetto  XIV  e  con  altri 
gravi  aulorijche  sebbene  nella  storia  dei 
santi  si  trovi  qualche  errore,  non  per  que- 
sto debbesi  in  tutto  il  resto  abbandonare 
come  mancante  di  lede.  Dovendosi  pe- 

8 


ii4  SUT 

lo  rilenere  per  martiri  canonizzali  i  ss. 
Tolomeo  e  Pvomano  vescovi,  non  toglie 
cl»e  fossero  martirizzali  sotto  Claudio  II 
il  GoticOye  non  per  comando  di  Claudio 
1  Celare.  Ne  deduce  quindi  laconseguen- 
7.8, che  i  due  santi  furono  inviali  in  Thu- 
scia  suburbicaria  da  Papa  s.  Dionisio  do- 
po il  268;  ed  in  lai  caso  il  i .°  vescovo  di 
^'epi  sarebbe  s.  Milione,  di  cui  ignorasi 
l'epoca,  cui  successe  neh  19  Eulalio  (ma 
queslo  è  indubitato  die  fu  l'antipapa  del 
418;  per  tale  lo  dice  Ughelli,  per  tale  lo 
qualifica  il  p.  Rangbiasci  nelle  Memorie, 
ed  ora  non  rende  ragione  del  salto  dell'e- 
poca e  della  persona  se  diversa  dall'anti- 
papa), e  nel  aGgciica  furono  mandati  ve- 
scovi S.Tolomeo  di  tutta  laPenlapoli,  s. 
Promano  di  Nepi,ove  ambedue  risiedeva- 
no. Confessa  il  p.  Rangbiasci,  con  Nicola 
Nardinì,  La  caitcdra  di  s.  Tolomeo  in 
Nepi,  e  la  Penlapoli  Ncpesina,  che  s. Ro- 
molo mandato  a  Sutri  da  s.  Pietro  assie- 
me con  Giustino  era  fin  d'allora  vescovo, 
perciò  non  trovare  ostacolo  nel  credere, 
che  s.  Romolo  convertisse  alla  fede  anco 
i  nepesini  con  que'  di  Falari  romano,  e 
delle  altre  convicine  città  e  borgale.Cre- 
decbeNepi  non  nel  HI  secolo.bensì  a'tem- 
pi  apostolici  venne  alla  fede,  onde  ren- 
devi consentaneo  al  vero,  clie  s.  Romolo 
invialo  da  s.  Pietro  a  Sutri,  siasi  occupa- 
lo per  la  conversione  ancora  de'circoslan- 
lipopolicdiNepi.Ese  s.  Romolo  fu  man- 
dato da  s.  Pietro  a  Sutri  per  acquistar  a- 
nime  non  vescovo,  lo  potea  del  pari  anco 
a  Nepi.  Essendo  poi  stalo  s.  Romolo  cac- 
cialo da  Sutri,  dimostra  che  ivi  operava 
e  si  tratteneva,  non  meno  che  altrove,  a 
vantaggio  spirituale  delle  popolazioni,  e 
segnatamente  di  Nepi  come  più  vicino. 
Quanto  poi  alla  Penlapoli,  conviene  che 
si  formò  verso  il  244?  P'''"^  tl^'  martirio 
de'ss.  Tolomeo  e  Romano, e  cheNepi  n'e- 
ra capo.  Avendo  a  INepi  riportato  la  serie 
de'suoi  vescovi  sino  all'unione  colla  sede 
ili  Sutri,  e  ciò  col  p.  Rangbiasci, prima  di 
riprodurre  quella  di  Sutri,  che  prenderò 
dairUghelli  e  leneudo  presente  il  Rondi 


SU  T 
ed  altri,  riporterò  in  breve  i  pili  interes- 
santi schiariroenli  su  d'alcuno  de'mede- 
simi  aggiunti  neLS'«/?^Ze/7Jettfo  cita  lo. Do- 
po Eulalio,  s.  Tolomeo,  s.  Romano,  Pro- 
ieltizio,  ec.  Dopo  Giovanni  l,  morto  pri- 
ma del  770,  si  aggiunge  Fotone  interve- 
nuto nel  769  al  concilio  di  Laterauo.  Dei 
dueGiovanni  del  963  e  del  989  se  ne  for- 
ma uno,  Giovanni  1° (T-^.)  cùióiiiaìe  del 
963,il  quale  con  Cardella  nella  biografia 
dissi  che  nel  998  sottoscrisse  la  bolla  del- 
la canonizzazione  di  s,  Uldarico,  e  forse 
bibliotecario  di  s.  Chiesa.  Nel  ro27  Ra- 
niero, secondo  le  addizioni  all'  Ughelli. 
Oilone  (/''.)  del  1 099  o  prima,  era  cardi- 
nale. Qui  il  p.  Rangbiasci  si  corregge  pu- 
re d'  avere  asserito  con  Panvinio,  ed  io 
con  lui  riportai,  che  la  giurisdizione  dio- 
cesana arrivava  sino  alla  chiesa  di  s. Bar- 
tolomeo all'Isola  diRoraa. Quella  del  ve- 
scovo di  Selva  Candida,  e  poi  di  Porlo, 
come  dissi  in  quell'  articolo,  veraoiente 
un  tempo  godeva  tale  prerogativa.  Altro 
vc'scovoanonimo  del  1  2  1  8, secondo  le  ad- 
dizioni a  irUghclli,fuPietro;e  di  quello  che 
l'avea  preceduto  nell'istesso  anno  s'igno- 
ra tuttora  il  nome,  sebbene  consagralo  da 
Onorio  III,  come  fu  riportalo  a  Nepi. Nel 
12,59  Guglielmo  già  di  Camerino.  Ora 
principio  la  serie  de' vescovi  di  Sulri.  Il 
I .°  vescovo  o  vicario  apostolico  fu  il  sud- 
detto S.Romolo, che  dichiara  vescovoKa- 
mianoNardini,  L'antico  ì^ejo.  L'Ughelli 
incomincia  la  serie,  in  uno  alBondi,  con 
s.  Eusebio  che  intervenne  al  sinodo  ro- 
mano del  465  di  Papa  s.  Ilaro,  la  cui  fe- 
sta si  celebra  a'20  dicembre.lndiCostan- 
zo  o  Costantino  che  fu  presente  al  con- 
cilio romano  del  487. Mercurio  sottoscris- 
se a'sinodi  romani  di  Papa  s.  Simmaco 
nel  499  e  nel  5o2. Agnello  che  riportano 
i  due  cronologisti,  dicendo  che  nel  598 
sottoscrisse  un  privilegio  di  s,  Gregorio  I 
alla  chiesa  di  s.  Medardo  di  Soissons,Lu- 
cenzi  lo  esclude  dal  novero  de' vescovi,  e 
vi  soslituisceGiovanni. Barbato  interven- 
ne nel  649  al  concilio  di  s.  Martino  I, co- 
me rettifica  Lucenzi.  Grazioso  fu  oi  con- 


ili 


SUT 

cilio  romano  del  679  di  Papa  s.  Agato- 
ne, ed  a  quello  diCostantinopoli  del  680. 
Agnello  trovasi  intervenuto  nel  721  al 
concilio  adunato  in  Pioraa  da  s.  Gregorio 
II,  il  quale  avendo  concesso  il  suddetto 
privilegio,  questo  vescovo  lo  sottoscrisse. 
Grazioso  o  Hirsiosus  fiorì  nel  763.DiVa- 
Jeriano  è  fatta  menzione  nel  concilio  ro- 
mano deirSaG  d'Eugenio  II.  Giovanni 
si  recò  a'sinodi  di  Roma  dell'SSB  e  del- 
r86i.  Bonifacio  Conti  romano  cardinale 
del  943,  de'conti  Tusculani:  nella  bio- 
grafia va  soppressa  la  parola  era  e  la  vir- 
gola che  la  precede,  mio  errore  e  non  di 
stampa;  dirò  ingenuamente  conOrazio  in 
j4rle  Poetica,  che:  Ut  scriptor  si  peccai 
idem  librariiis  usque.Ma  ne  libri  delBon- 
dijdiMarocco  e  del  p.  Ranghiasci  vi  sono 
troppi  e  gravi  falli  di  nomi  edidate,cheal- 
terando  la  storia,qui  in  globo  ne  fo  avver- 
tenza senza  rimarcarli  espressamente,  il 
che  altrimenti  conveniva  fare  con  isluc- 
chevole  frequenza.  Il  vescovo  Martino  o 
Marino  romano  fu  nel  novembre  al  conci- 
liabolo di/?o/7/fl(^.)del963,in  cui  l'impe- 
laloreOltone  I  sacrilegamente  depose  Pa- 
pa Giovanni  XJIjpev  eleggere  l'antipapa 
Leone  f^III  laico  e  protoscrinario  della 
s.  Sede.  Morto  l'intruso  nell'aprile  963, 
i  romani  intimoriti  perchè  l'imperatore 
avea  condotto  prigione  in  Germania  Be- 
nedetto V, ch'era  successo  aGiovanniXII, 
spedirono  a  Ottone  I  in  Sassonia  per  le- 
gati o  ambasciatori,  come  partigiano  dei 
scismatici, il  vescovoMarlinoe  Azonepro- 
toscrinario  della  s.  Sede,  prò  insliiuen- 
do  que  veliti  romano  Ponti/ice.  Fecero 
dunque  istanza  per  riavere  il  legittimo 
Benedetto  V,  ma  non  l'ottennero:  il  ve- 
scovo IMartino  fu  poi  al  concilio  di  Ra- 
venna del  968,  ed  al  sinodo  romano  del 
969.11  vescovo  di  Sutri  Benedetto  Conti 
cardinale,  de'conti  Tusculani  e  nipote  di 
Alberico  già  principe  o  tiranno  diRomay 
merilòa'25  marzo  975  d'essere  sublima- 
lo al  pontificato  col  nome  di  Benedetto 
/'//(f^.).  Nella  cattedrale  restaurata  nel 
1673,  il  clero  sutiiDo  vi  eresse  a  questo 


SUT  ii5 

Papa  una  lapide  monumentale.  Pietro 
sottoscrisse  una  bolla  del  977  di  Benedet- 
to VII,  a  favore  della  chiesa  Bisuldunen- 
se.  Di  Domenico  se  ne  ha  memoria  in  un 
decreto  di  Benedetto  Vili  del  io  i5  per 
l'abbate  di  Fruttuaria.Kilino,al  cui  tem- 
po si  tenne  in  Sutri  nel  i  o46  il  sinodo  o- 
ve  rinunziò  Gregorio  VI.  »Hic  ille  Kili- 
nus  est,  qui  cum  in  Romano  concilio  si- 
moniacae  labis  fuisset  expostulatus  anno 
1 049  falsosque, atque  venales  testes  sub- 
ornasset,  qui  suam  emenlireutur  inno- 
centiam,  ipse  interim,  a  patribus  concilii 
in  juramenlo  adactus,  vixconcepta  ver- 
ba  coeperat  esplicare,  cum  linqueole  a- 
nirao,  coram  patribus  concidit,domuin- 
que  relatus,  misere  dispersit;Numinesci- 
licet  repetente  poenas  tam  de  admisso  sce- 
lere, quara  de  auso  perjurio".  Il  concilio 
romano  e  posteriore  al  sutrino,  lo  cele- 
brò s.  Leone  IX,  e  vi  furono  condannati 
i  simoniaci,  pel  narrato  a  Rom.\.  Rolan- 
do sottoscrisse  il  decreto  del  concilio  te- 
nuto in  Laterano  neiraprileio59  da  Ni- 
colò li.  Mai  nardo  è  nominato  nella  bolla 
del  1062  di  Alessandro  II  per  la  chiesa 
di  Fossombrone.  Giovanni  sottoscrisse  il 
privdegio  concesso  da  dettoPapa  nel  con- 
cilio di  Laterano  del  1066  al  monastero 
di  s.  Dionisio.  Indi  s.  Bonizo  o  Bonizone 
dottissimo  del  1 078,  che  scrisse  eruditis- 
simi commentari  ecclesiastici,  e  se  ne  fu 
menzione  nel  1086  in  un  privilegio  della 
gran  contessa  Matilde,  a  cui  l'egregie  do- 
ti del  suo  animo  erano  in  estimazione. Per 
difendere  le  ragioni  della  chiesa  romana, 
in  tempo  ch'era  agitata  dall'antipapa  Cle- 
mente III  e  dalle  persecuzioni  d'  Enrico 
IV,  fu  indegnamente  espulso  dalla  sede. 
Dopo  varie  vicende  dell'esilio  tra'catto- 
lici  dell'Insubria  divenne  vescovo  diP'Vz- 
cenza.  Ivi  per  difendere  il  Papa  Urbano 
II  dagli  eretici  e  scismatici  fazionari,que- 
sti  glicavaronogliocchi.ac  caetera  mem- 
bra per  ex.quisita  tormenta  Iruncatus,  li- 
ce ve  la  nobile  palma  del  martirio  nel  1089. 
Januario  de  Januarii  e  Castro  Radigun- 
duli  di  Siena  del  i  oSg.Olloue  soltoscris- 


n6  SUT 

se  il  privilegio  accordato  neh  126  da  O- 
norio  II  a  Pisa,  divenne  fautore  dell'an- 
tipapa Anacleto  II,  ed  è  ricordato  nella 
sua  lettera  all'inr)peralore  Lotario  II.  A- 
dalberto  nel  1 170  per  mezzo  di  Nicola, 
aitare  majus  calhedralis  columnis,  et  te- 
sludine  exoroatum.  Giovanni  nel  i  179 
intervenne  al  concilio  generale  di  Late- 
rano  111  d'Alessandro  III.  N.  tedesco  del 
1 200  da  Innocenzo  III  coll'abbate  cistcr- 
ciense delle  Tre  Fontane  e  l'arcivescovo 
di  Salerno,  mandato  per  legato  all'im- 
peratore in  Germania,  mentre  si  conten- 
devano l'imperoOltone  IV,  e  Filippo  di 
Svevia,  alla  coronazione  del  quale  essen- 
do inlervenuto  contro  il  volere  del  Papa, 
fu  posto  a  Colonia  in  tetro  carcere,  pu- 
nito colle  censure  ecclesiaslichee  spoglia- 
to d'ogni  onore. Pietro  Ismael!  dottore  ce- 
Jeberiimo  e  famigliare  d'Innocenzo  III, 
che  lo  nominò  verso  il  1202,  consagrò 
l'altare  della  chiesa  di  s.Gio. Battista  pres- 
so Orle.  Narra  Bondi,  che  Ranieri  vesco- 
vo diViterbo  volendo  consagrare  la  chie- 
sa di  s.  Maria  Maggiore,  edificata  in  To- 
scancUn,  allora  unita  alla  sede  di  Viter- 
bo, affinchè  la  solennità  riuscisse  di  mag- 
gior pompa  ecclesiastica, chiamò  a  inter- 
venirvi altri  8  vescovi  convicini, fra '(piali 
Pietro  di  Sutri,  Romano  Coxtcllanusque 
o Civita  Castellana  o  Città  di  Castello,  e 
GerardodiNepi.  Indi  ne  commise  lacon- 
sagrazione  al  più  cospicuo  di  cattedra,cioè 
a  Pietro  di  Sutri,  che  dal  Mariani, £)e//e- 
trnria  Metropoli,  si  dice  Prior,  e  Bondì 
spiega  quasi  primate,  perchè  la  sede  ve- 
scovile di  Sutri  primeggiava  anche  allora 
sopra  le  altre,  viceversa  Mariani  l'avreb- 
be notato  per  non  ledere  i  diritti  del  suo 
Viterbo.  Menco  di  Spello  segretario  d'In- 
nocenzo IV  del  I  253;Marucio  morto  nel 
1 275,cui  successe  subitoFrancesco  prio- 
re di  s.  Stefano  di  Viterbo  eletto  dal  capi- 
tolo sulrino  e  dalPapa  confermato.Qui  il 
ijnWeiù, Del  primicerio  p.  355,aggiunge 
due  vescovi  ignorati  da  Ughelli  e  da  altri, 
poiché  ailernia  esistere  nell'archivio  se- 
greto di  Campidoglio  una  pergamena 


SUT 

spellante  alla  chiesa  di  Sutri.  Essa  con- 
tiene l'atto  rogalo  nel  i  277  in  Sutri  in 
P'allaiorio  palatii  domini  episcopi  Su- 
trini,  venerabilis  pater  d.  Ildiprandinus 
de  ordine  praedicalorumDei  gratiaSutri- 
nus  episcopus,  a  nome  del  suo  vescovato 
e  da  sua  parte,  ed  i  canonici  della  catte* 
drale  dall'altra,  ch'erano  l'arciprete  e  4 
preti,  per  la  concordia  circa  il  laudo  e- 
raanato  da  Pietro  vescovo  di  Civita  Ca- 
stellana (diverso  da  quel  Pietro  Rosso  che 
l'Ughelli  ponendolo  al  i  253, Galletti  pro- 
pone meglio  collocarsi  IraNicolòdel  i265 
e  Jacopo  del  1279,  altri  vescovi  di  Civi- 
ta Castellana,  dubitando  che  nella  serie 
manchi  Pietro  arbitro  in  discorso,  forse 
morto  poco  prinia  della  stipulazione  di 
questo  contratto),  eletto  arbitro  da  essi 
canonici,  et  a  domino  Moricoolim  epi- 
scopo Sutrino.Ildibrandino  ricevè  20  lib- 
bre di  denari  sanesi  in  denari  grossi  ve- 
neti e  in  altre  monete,  una  vigna  posta  ia 
Romagnano,  un  terreno  al  rivo  Molino, 
e  gli  orti  situati  postmoiitem  et  juxta  li- 
vum;  e  rinunziò  a'canonici  ogni  diritto 
sulle  chiese  di  s.  Eusebio,  di  s.  Pietro  e 
di  s.  Sebastiano:  fra'  testimoni  vi  fu  un 
mansionario  della  chiesa  sutrina.  Floia- 
slo  fu  vescovo  nel  1282;  Aldobrando  già 
canonico  di  Bagnorea  |)ustulato  dal  capi- 
loloe  confermato  daMarlinoIVnel  r  283. 
Giacomo  canonico  della  cattedrale,  pure 
postulato  dal  capitolo,  nel  1290  venne 
confermalo  da  Nicolò  IV.  Tommasodel 
I  32  5  si  crede  nel  i  328  creato  anticardi- 
nale  dall'antipapa  Nicolo  V:  fia'7  anti- 
cardinali che  leggo  nel  più  volte  citato 
Lodovico  Agnello,  non  lo  trovo,  seppure 
non  sia  quell'anonimo  N.  vescovo. Gio- 
vanni XXII  neh  333  elesse  fr.  Uguccio- 
ne  francescano  perugino,  dopo  la  cessio- 
ne di  Berengario  di  s. Africano  di  Vabies. 
Nel  1  34oGiovanni  già  arciprete  della  cat- 
tedrale,creatodaBenedettoXII.Neh342 
Clemente  VI  fece  vescovo  fr.  Giovanni 
Vergoni  agostiniano, morto  in  Avignone; 
e  nel  1 348  gli  surrogò  fr.  Ugolino  di  Pie- 
Ira  Longa  domenicano.  Ma  appena  per- 


S  U  T 

venuto  a  Sutri  fu  colto  da  grave  mot  bo, 
e  giudicalo  morto  ne  fu  fatta  relazione 
a!  Papa, onde  creò  vescovo  tv.  Raimondo 
agostiniano  e  lo  fece  consagrare  dal  ve- 
scovo d'Albano:  saputo  poi  che  fr.  Ugo- 
lino vivea,  trasferì  a  Giovena/.zo  fr.  Rai- 
mondo. Morto  ueli353fr.  Ugolino,  gli 
successe  Nicola  pi  iore.di  s.  Spirito  iu  Sas- 
sia  di  Roma.  Il  vescovo  Pietro  morì  nel 
I  363;  nel  i  364  s''  successe  Angelo  arci- 
prete di  s.Mariadi  Vetralla, indi  nel  i  377 
Domenico.  Neh  391  fr.  Bonifacio  Barci- 
grossi  fiaticescano.  Bernardo  episcopus 
cui  Innocentii  VII  potestatem  fecit  con- 
dendi  testamentum  i4o6.  In  questo  gli 
successe  Andrea  nobile  sanese,  e  morto 
neli4io,Giovanni  XXI li  gli  surrogòDo- 
menico  di  Anglona  monaco  cislerciense 
delle  Tre  Fontane  e  abbate  di  s.  Seba- 
stiano fuori  di  Roma,  traslato  nel  i  4^9  a 
Monte  Fiascone  da  Martino  V. Questi  su- 
bito gli  sostituì  fr.  Andrea  da  Pisa  o  di 
Costantinopoli  domenicano  e  maestrodel 
s. palazzo  apostolico. Eugenio  I V  nel  1 43  i 
a'agottobre  dichiarò  vescovo  diSu  tri  Lu- 
ca Rossi  nepesino  della  famiglia  deTar- 
taris,rettore  dis.Tommaso  in  capite  DIu- 
lara  romanae  diùonis,  che  nel  Supple- 
mento il  p.  Ranghiasci  vuole  già  eletto  da 
MartinoV,morto  però a'20  febbraio  143  i 
slesso.Goverrlava  la  chiesa  diNepi  Pietro 
Giovanni  dell'Orto,  ed  Eugenio  IV  nel 
1435, enoncomescriveUghelli  neh 436, 
lo  trasferì  a  Monte  Fiascone. Consideran- 
do Eugenio  IV  che  a  motivo  delle  vicen- 
dede'tempieranodivenutescarsele  men- 
se e  rendite  vescovili  delle  sedi  di  Su- 
tri e  di  Nepi,  né  potevano  conveniente- 
mente viverci  con  decoro  due  separati  ve- 
scovi, le  unì  in  perpetuo  colla  bolla  Ro- 
tnana  Ecclesia,  de'  12  dicembre  i43  5, 
pubblicala  da  Ughelli  nel  l.r,  p.  io3o: 
»>  A  uctori  tate  apostolica  decernentes,quod 
hujusmodi  unius  Episcopus,  qui  eisdem 
Ecclesiis  prò  tempore  residebit,  uno  an- 
co in  altera,  et  alio  anno  in  reliqua  ipsa- 
rum  Ecclesiarum,alternalis  vicibuschri- 
SQia  coolìceie  leueatur,  ordinaliouuai 


sur  117 

quoque  tempore  celebralioiies  vices  ex 
iisdem  Ecclesiis,  et  earura  civitatibus,etc. 
Ac  etiam  cura  idem  Praesul  in  Sutrina, 
tum  vero  in  Nepesina  civilatibus,  et  dioe- 
cesibus  praesens  exllterit,  Nepesin.  et  Su- 
tri n.  Episcopus  appelletur, et  sic  dei  nceps 
Ecclesiae  ipsae  unico  Pastore  et  Aotisle 
praemissisque  intitulationibus  perpetui 
temporibus  gubernetur".  Laonde  il  ve- 
scovo di  Sutri  Luca  Rossi  deTartaris  ne- 
pesino,di  venne  il  i  ."vescovo  di  Sutri  e  Ne- 
pi,ne  prese  i  titoli  e  resse  ambedue  le  chie- 
se: l'annotatore  d'Ughelli  dice  dal  2  di- 
cembrei436.  Nel  luglio  i44"  Nicolò  V 
gli  sostituì  Giacomo  Cordani  abbate  be- 
nedettino di  Subiaco;  indi  per  sua  mor- 
te, non  avendo  voluto,  secondo  Cardella, 
accettar  le  sedi  Giambattista  Millini  poi 
cardinale, nominò  nel  1 4^3  il  proprio  te- 
soriere generide  AngeloAltieri  nobile  ro- 
mano, e  canonico  della  basilica  Latera- 
nense,  peritissimo  nella  legge  civile  e  ca- 
nonica,visse  90  anni  e  nel  1472  fu  tumu- 
lato nella  cappella  gentilizia  di  s.  Maria 
sopra  Minerva  di  Roma.  In  detto  anno 
Battista  del  Ponte  nobilissimo  marsica- 
no, nel  i4S4ti'aslato  aBitonto,e  da  que- 
sta chiesa  passòa  Sutri  eNe[)i  il  suo  pasto- 
re Andrea  de  Paltronibus.Nel  r  4B9  Bar- 
lolomeoFloreSjChe  trasferito  nel  1 49^ da 
Alessandro  Vlall'arcivescovato  diCoseu- 
za,  gli  successe  Francesco  da  Cascia.  Nel 
1 497  a'  I  7  aprile  da  Lucerà  passò  a  que- 
ste due  chiese  Antonio  Torres  girolarai- 
uo  spagnuolo;  indi  morto  nel  luglio,  0'  i  7 
di  tal  mese  ne  occupò  le  sedi  ZanardoBa- 
garotti  nobile  piacentino,  da  Paiide  de 
Grassis  ne'D/Vzn  chiamato  Giovanni  Za- 
nado.  Essendo  morto  in  Roma  a'24ago- 
stoi  o53  nella  sede  vacante  d'Alessandro 
VI,  Pio  III  che  a'2 2  settembre  gli  succes- 
se, avendo  contro  l'uso  nel  dì  seguente 
celebrato  il  concistoro,  probabilmente  vi 
dichiarò  soltanto  il  vescovo  di  Nepi  e  Su- 
tri nella  persona  di  Antonio  de  Alberici 
nobile  orvietano,  suo  intimo  e  carissimo 
famigliare,  ma  l'Ughelli  dice  agli  r  i  ot- 
tobre; ed  essendo  morto  il  i'apa  a'  1  S^do- 


ii8  SUT 

no  26  giorni  di  ponlificato,neI  d'i  seguen- 
te pieno  di  dolore  e  confusione  scrisse  al 
di  lui  nipote  arcivescovo  di  Siena  l'acer- 
bo caso,  e  rimarcando  essere  egli  il  solo 
vescovo  d'un  papato:  la  lettera  pubbli- 
cala daUghelli  ha  nella  sottoscrizione:  E- 
piscopiis  Sutrin.  tlNepes'mus.  Morto  nel 
1  5o6,Giulioll  elesseGio. Giacomo  Bru- 
ni di  Asti  protoiiotiuio  apostolico  parte- 
cipante, clie  nel  i5o7  cede  i  vescovati  al 
fratello  l*aolo  Emilio  già  abbate  regola- 
re, e  con  esso  intervenne  poi  al  concilio 
di  Laterano  V.  Sembrami  che  il  Bondi 
abbia  fallalo  nel  dire  che  Gio.  Giacomo 
cede  al  fratello  la  sede  neli5i  7,  mentre 
questo  morì  a'5  novembre  1 5 1 6  vivente 
l'altro,  per  non  fare  altri  rimarchi.  Bensì 
pel  riportalo  dal  p.  Ranghiasci,  [)are  che 
la  sua  consagrazione  si  protraesse  sino  al 
1 5 1 5.  Leone  X  nel  1 5  1 6  vi  trasferì  da  A- 
nagni  il  suo  amico  e  famigliare  Giacomo 
Bongalli  di  Filacciano,  il  quale  l'avea  a- 
iutato  a  fuggire  quando  era  legato,  dopo 
la  battaglia  di  Ravenna.  Nel  pontificato 
di  Clemente  VII  le  due  chiese  furono  di 
nuovo  temporaneamente  disgiunte;  ilPa- 
pa  neh  523  dichiarò  amministratore  di 
Wepi  il  cardinal  Egidio  Canisio  (K)  ve- 
scovo di  sua  patria  o  diocesi  Viterbo,  col 
consenso  di  Giacomo,  e  la  condizione  che 
il  superstite  tra  loro  avrebbe  l'ammini- 
strazione delle  2  chiese,e  l'ebbe  Giacomo 
neh  532  nel  decesso  del  cardinale.  Tro- 
vandosiGiacomo  avanzato  in  età, nel  i538 
rinunziò  le  due  chiese,  e  Paolo  III  a'  6 
febbraio  ne  afhdò  l'  amministrazione  al 
cardinal  Giacomo  Simonetta  (/^)  e  morì 
nel  i53c).In  questodivennevescovoPom- 
ponioC'<'f/(^.)e  non  Cesi  romano, trasla- 
to da  Otte  e  Civita  Castellana  e  poi  car- 
dinale :  l'Ughelli  lo  chiamò  Cacsius  e  ri- 
producendo la  lapide  sepolcrale  col  co- 
gnome Caecius,  cognome  ripetuto  8  vol- 
te nella  medesima, eppure  non  si  accorse 
della  contraddizione,  né  la  rimarcarono 
i  suoi  accurati  annotatori  Coleti  e  Lucen- 
zi.  II  p.  Ranghiasci  cadde  nello  stesso  ab- 
baglio, ed  a  me  importa  il  rimarcarlo,  sì 


SUT 

peraverloseguitoa  NEPi,ed  anco  perchè, 
come  notai  in  tale  articolo,  non  si  pre- 
tenda da  mela  biografia  di  PomponioCe- 
5/,  col  quale  nome  e  cognome  non  si  co- 
nosce alcun  cardinale.  La  s  usata  pel  e 
fu  cagione  dell'alterato  cognome,  e  indi- 
cante due  personaggi  diversi.  Nel  i542 
Pietro  Antonio  de  Angelis  nobile  di  Ce- 
sena, vice-camerlengo  e  governatore  di 
Roma;  nel  i  553  Antonio  Simeonede  IMi- 
nicucci  di  Monte  s.  Savino,  monaco  ca- 
maldolese del  monastero  de'ss.  Angeli  di 
Firenze,  e  affine  di  Giulio  III  che  quivi 
lo  trasferì  da  Minori.  Paolo  IV  a'4  set- 
tembre 1 556  e  2  giorni  dopo  la  morte  del 
precedente,  dichiarò  vescovo  di  Sutri  e 
Nepi  fr.MicheleGhislieri  domenicano,  nel 
i557  lo  promosse  al  cardinalato,  e  Pio 
IV  a'27  n)arzoi56o  lotrasfeiìal  vesco- 
vato di  fllondovi,  indi  nel  1  566  P/jpa  s. 
Pio  F  (^''.).  Nel  governo  delle  due  chie- 
se unite  di  Sutri  e  Nepi  sapientemente  e 
santamente  le  governò.  Dipoi  il  vescovo 
Vannini  per  gloria  imperitura  di  questa 
sede,  nel  i  65 1  eresse  una  lapide  celebran- 
te le  splendide  vii  tu  del  suo  venerabile 
predecessore.  Rilevai  a  Nepi,  che  in  tem- 
po del  vescovato  del  Ghislieri  insorseio 
frequenti  questioni  fra'capiloli  delle  i\w^ 
cattedrali,  onde  fu  non  poco  esso  mole- 
stalo per  aver  voluto  tenere  un  sol  vica- 
rio generale,  come  fecero  i  suoi  succes- 
sori oltre  il  170  r,  tranne  qualche  contra- 
rio caso;  finché  a  rimuovere  definitiva- 
n)enle  qualunque  questione,  per  le  rimo- 
stranze del  capitolo  di  Sutri,  dalla  con- 
gregazione del  concilio  fu  decisa  l'inlera 
indipendenza  d'una  diocesi  dall'altra,  per 
cui  da  quell'epoca  i  vescovi  hanno  tenuto 
due  vicari  generali,  uno  residente  in  Su- 
tri, l'altro  in  Nepi:  quanto  alla  preminen- 
za del  titolo  delle  due  sedi  vescovili, ven- 
ne determinato  che  i  nuovi  vescovi  do- 
vessero spedire  le  bolle  [ler  l'insti luzione 
canonica, una  volta  nominando  prima  Ne- 
pi e  poi  Sutri,  un'altra  Sutri  e  Nepi,  il 
che  tuttora  viene  eseguito.  Pio  IV  sosti- 
tuì nel  irescovalo  delle  due  chiese  al  car- 


S  UT 

tlinal  Ghislieri  a'27  maggioi  56o,8econ- 
do  Ughelli,  Bondi  e  il  can.  Biiua,  iVer/> 
cronologica  de  vescovi  di  Sardegna  ,0  nel 
I  56i  pel  dicliiaratodal  p.  Raiigliiasoi  nel 
Supplemento,  il  proprio  coiiciltadinoGi- 
rolamo  Gallerai!  milanese:  osservò  Bon- 
di, che  intervenuto  al  concilio  di  Trento 
SI  sottoscrisse  assolutamente  Episcopns 
Sulrinus.liu\iP\o  I  Va'i4'^elteral)rei  064 
al  dire  del  can.  Dima  nella  Serie  de' ve- 
scovi d' yé  lessandria  fi  non  I  56  5, lo  trasfe- 
rì ad  Alessandria,  assegnando  le  reudi- 
te della  mensa  nella  sede  vacante  al  pro- 
prio nipote  s.  Carlo  Borroiueo,  il  quale 
a  supplica  del  capitolo  diNepi  l'erogò  per 
risarcire  il  pavimento  della  loro  basilica 
cattedrale.  Poscia  il  Papa  dichiarò  a'ig 
gennaio  1  565  amministratore  il  cardinal 
Tiberio  Crispi  {f'-),  che  morto  in  Sutri 
a'6  ottobre  I  566  fu  sepolto  nella  catte- 
drale, e  l'alFerma  Ughelli;  altri  scrissero 
in  Nepi,  altri  lo  dissero  decesso  inCapra- 
nica  di  Sutri  o  almeno  ivi  trasferito  il  ca- 
davere, conflitto  d'opinioni  che  riportai 
a  CoBNETodicui  era  originario,  nella  bio- 
grafia ed  altrove.  Imperocché  Ciacconio 
nelle  f'itae  cardinalium,  lo  dice  morto 
a'  r4  ottobre  in  Sutii,  e  sepolto  nella  cat- 
tedrale, ovvero  morì  inCapranica  inpa- 
laiio  praefectonini  prò  tempore,  e  fu  tu- 
mulato senza  iscrizione  nella  chiesa  prin- 
cipale. Cardella  nelle  Memorie  islorichc 
de  cardinali,  segue  le  precedenti  senten- 
te di  Ciacconio.  jN'ovaes  nella  Storia  di 
Paolo  HI,  lo  dice  morto  in  Capranica 
nella  diocesi  di  Sutri  e  Nepi.  Sperandio 
nella  Sabina  sacra,  di  cui  il  cardinale  fu 
vescovo,  lasciò  scritto  che  morì  in  Sutii 
a'6  ottobiei  566  e  fu  sepolto  nella  cat- 
tedrale. Importava  ([uesto  punto  a  dilu- 
cidarsi, perchècoiivenendo  Bondi  e  il  p. 
Ranghiasci  nell'ultima «entenza,  il  ^."nel 
Supplemento  i  iferisceche  per  pochi  gior- 
ni assunse  l'amiiìinistrazione  delle  due 
chiese  il  cardinal  Michele  Bonelli  (^.), 
ed  io  aggiungerò  nipote  dell'  allora  vi- 
vente s.  l'io  V.  Questo  Papa  a'25  otto- 
bre dello  àles^o  i  %G^  cuufeiì  raulicu  suo 


SUT  119 

ve>covato  a!   proprio  Sagrista  fr.  Egi- 
dio Valentiagostiniano,  che  celebrai  nel- 
la serie  di  tali  prelati,  di  cui  l' Ughelli  ri- 
porta la  lapide  sepolcrale  posta  in  s.  A- 
gostino  di  Roma  iunauzi  il  maggiore  al- 
tare, colla   data  di  sua  morte  q  maggio 
i568.  A't4  tli  tal  mese  si  legge  neh'  /- 
talia  sacra,  ches.  Pio  V  gli  sostituì  il  cor- 
religioso,  e  proprio  famigliare  e  teolo- 
go fr.  Camillo  Campeggi  domenicano  di 
Pavia,  o  bolognese  come  lo  vuole  nfA  Sup- 
plemento il  p.  R.anghiasci,  e  che  si  trovò 
presente  a'26  dicembre  1  569  all'apertu- 
ra della  cassa  ov'era  il  corpo  di  s.  Tolo- 
Hìeo  a  iNepi,  alla  presenza  de'suoi  due  vi- 
cari generali  di  rs'epi  e  Sutri:  mor)  in  Su- 
tri probabilmente  nel  declinar  di   detto 
mese, e  dice  il  p.  Ranghiasci  che  nel  gen- 
naio ilei  I  570  s.  Pio  V  lo  fece  succedere 
da  Donato  Stampa  milauese,già  commis- 
sario del  s.  offizio.  Vedendo  riportato  dal- 
rUghelli  questo  vescovo  a'  14  dicembre 
I  56q  e  qual  ex.  commissario  del  s.  ofEzio 
senza  dirlo  domenicano,  perischiarimen- 
to  mi  rivolsi  all'archivio  del  s.  ofiìzio  di 
Roma,  e  trovai,  che  Donato  Stampa  luo- 
gotenente criminaledelgoverno, il  1 1  set- 
tembre 1  564  fu  eletto  assessore  del  s.  of 
fi  zio,  e  non  cummissario;  fitto  poi  vesco- 
vo di  Sutri  e  Nepi  nel  dicembre  j56g, con- 
tinuò ad  esercitare  la  carica  sino  a'  1 9  di- 
cembre 1 572.  Questo  prelato  morì  in  Xe- 
pi  nel  157 5.  In  questo  a' 20  o  28  luglio 
GregorioX.111  creò  vescovo  fr.AlessioStra- 
della  procuratore  generale  degli  agosti- 
niani, di  Fivizzano  e  oriundo  genovese, 
facondissimo  predicatore,e  autoredi  opu- 
scoli ricordali  da  Ughelli,  che  riporta  il 
distico  posto  sulla  di  lui  tomba   presso  i 
suoi,  ove  morì  recandosi  inviato  del  Pa- 
pa a  Carlo  arciduca  d'Austria.  Neli58o 
Orazio  fioroni  nobile  milanese  e  nipote 
del  celebre  cardinal  Moroni,  nato  dal  con- 
te Slòrza  e  da  Camilla  Doria  ,  canonico 
Valicano,  preposto  de'ss.  Tommaso  eSi- 
mo<»iie  di  Novara,  e  commendatario  di  ». 
Mai  tino  di  Tortona,  «d  in  morte  dello  zio 
uè  curò  la  tumulazione  e  gli  pose  onore- 


120  SUT 

vole  cpitafTio.  Nel  1 6o4Tac1Jeo  Sarti  giu- 
reconsulto bolognese  e  governatore  di  Ci- 
vita Castellana,  fij  consagralo  dal  cardi- 
nalBorghese,poi  nel  1 60 1» Paolo  V, al  qua- 
le rinunziò,  e  morto  in  Roma  nel  1 6 1  7  fu 
sepolto  ins.  Nicola  de'Perfetli  già  de'pre- 
dicalori,  con  iscrizione  pubblicata  da  U- 
gbelli,  in  cui  si  celebra  la  prudenza,  l'in- 
tegrità e  la  vigilanza  impiegata  nelle  in- 
combenze affidategli  da'Papi.  Paolo  V  nel 
1616  secondo  Ugbelli,  e  nel  1 606  al  ri fe- 
riredcl  p.  Rangbiasci,  elesse  vescovo  il  suo 
confessore  fr.  Dionisiode  Martinis  de'nii- 
iiori  osservanti,  zelante  e  attento  pastore. 
]\eliG2  7  Sebastiano  de  Paolis  nepesitio, 
già  vescovo  di  ^eocesùiea  in  parlilju.i,  mo- 
rì in  Nepi  e  fu  sepolto  nella  cattedrale,  l'er 
la  sua  integrità  e  virtù,  il  clero  di  Siitri 
per ossequioe gratitudine  dopo  mortogli 
eresse  una  la|)ide  cbe  si  legge  in  Maroc- 
co. NeliG43  Bartolomeo  Vannini  di  Pi- 
stoiac  romano,  referendario  delle  due  se- 
gnature, dotto  giureconsulto.  Nel  i654 
Marcello  Anania  nobile  della  diocesi  di 
Catanzaro,  insigne  teologo,  canonico  Li- 
];eriano,  cappellano  segreto,  indi  vicege- 
rente in  Roma  del  caidinal  vicario:  fu  se- 
polto nella  cattedrale  di  Sulri  al  dire  di 
Bondi, mentre  il  p. Rangbiasci  liporta  l'o- 
norevole iscrizione  die  in  quella  di  Nepi 
gli  collocò  il  fialcllo  etl  erede  Mario.  Nel 
I  G70  il  cardinal  Giulio  Spinola^  alla  cui 
biografìa  notai  il  monte  di  pietà  da  lui 
fondato  in  Nepi,  e  il  sinodo  cbe  celebrò. 
Vero  pastore,  fu  assai  amato,  istituì  il  so- 
dalizio del  Sulfragio  nella  basilica  cai  tedia- 
le di  Kepi,  nel  luogo  ove  esisteva  l'anti- 
co cimiterio  e  congiunto  a  tale  tenipio,  o- 
ve  fu  poi  eretto  il  coro  per  l'inverno;  e 
i)cllecatacondjeritro\òi  corpi  de'ss.  Mar- 
tiri. Con  dispiacere  de'diocesani  trasiato 
a  Lucca,  neliG78  gli  successe  Giacomo 
!|3ona  o  Buoni  di  Castel  Tebaldo,  non  di 
Borgo  s.  Sepolcro,  già  vescovo  di  Monte 
^"eltre;  indi  nel  1 68  i  SledmoRiccardi  no- 
bile di  l'^ermoe  canonico  della  metropo- 
litana, 2."  collaterale  di  Campidoglio, tu- 
mulalo nella  calledrale;  ucliG85  fran- 


S  U  T 

Cesco  Giusti  di  Foligno,  già  uditore  delle 
nunziature  di  Napoli  e  Lisbona,  poi  tra- 
slato a  Camerino.  Nel  iG94lnnocenzoXlI 
da  Orvieto  vi  trasferì  il  cardinal  Sa  vo.V/7- 
liiii  (/^.),  al  quale  il  capitolo  e  canonici 
di  Sulri  eressero  una  lapide  marmorea, 
di  riverente  e  grato  animo,  cbe  si  legge 
in  Marocco.  Neh  701  gli  successe  Giusep- 
pe Cianti  patrizio  romano.già referenda- 
rio delle  due  segnature,  ponente  del  buoo 
governo,  e  successivamente  governatore 
di  Todi,  Rieti  e  s.  Severino:  eresse  in  Su- 
tri  il  seminario,  e  morendo  in  Nepi  vi  restò 
sepolto.  Nel  1709  Vincenzo  Veccbiarelli 
nobde  di  Rieti,  referendnio  delle  due  se* 
gnature,  egovernatore  prima  di  Cesena, 
e  poi  di  Todi  e  di  s.  Severmo:  lodalo  pa- 
store,morì  inCapranica,ed  isutrini  incon-  I 
solabili  per  sì  grave  perdita,  ob  magnum 
erga  tantum  pastorem.amorem  clam  no- 
clurnìs  boris  creptus  Sutrium  translatus 
eslin  catbedralis$epultus,non  ob  tantum 
erga  pastorem  amoreoi  sed  propter  ejus 
bonitatem.  L'arciprete  e  i  canonici  sulla 
tomba  collocarono  un  epitailio  scolpilo  in 
marmo,  esprimendovi  con  l'elogio  di  sue 
virtù,  il  proprio  dolore  e  quello  di  tutto 
il  popolo:  Marocco  lo  riprodusse. Con  que- 
sti nell'Ila  li  a  sacra  si  termina  la  serie  dei 
vescovi,  e  insieme  con  esso  incominciaro- 
no le  Notìzie  di  Roma  a  pubblicarla  con 
alternativa  ora  sotto  il  titolo  di  Nepi  e  Su- 
tri,  come  il  Veccbiarelli;  ora  di  Sturi  e 
7V<"/7/,  come  FrancescoVi vieni  nobile  d'O- 
simo,  eletto  da  Benedetto  XIV  a  succe- 
derlo nel  1740,  e  poi  lo  trasferì  a  Came- 
rino.Nel  I  74GGiacinto  Silvestri  nobileili 
Cingoli,  sotto  il  quale  la  cattedrale  di  Su- 
tria  spese pubblicbe  fu  restaurata  in  mi- 
gliore forma,  e  solennemente  la  consagrò 
a'5n)aggioi  573,  slabdendo  l'anniversa- 
rio  di  sua  dedicazione  a'2a  ottobre;  Be- 
nedetto XIV  lo  fece  indi  vescovo  d'Or- 
vieto.Neh  754  Filippo  Mornali  nobile  di 
Macerala,  cbe  adunò  il  sinodo  diocesa- 
no e  vi  compilò  molte  savissime  costitu- 
zioni, onde  abbiamo  :  Fdippo  Mornalo, 
AcUi  et  constUuliones  syiiodi  StUrinae , 


sur 

Roniae  1763.  A  suo  tempo  Clemenle 
XlVjCon  breve  de'3  giugno  i  7 y^jclepulò 
il  cardinal  Pietro  Colonna  Pampliilj  ab- 
bate/«'<//"«  delle  Tre  Fontane y  visitato- 
re apostolico  della  città  e  diocesi  di  Sulri. 
Girolamo  Crivelli  di  Creizberg  patrizio 
dellaJMoravia  e  della  Boemia, nato  inTren- 
to, fatto  vescovo  11611778,  governò  con 
molta  lode;  colpito  da  grave  morbo  nel 
monastero  di  Monte  Vergine,  ivi  mori  e 
furono  deposti  i  suoi  precordi,  mentre  il 
corpo  pomposamente  venne  trasferito  dal 
clero  di  Sutri  nella  cattedrale.  Pio  VI  nel 
concistoro  de' 16  dicembre  i  782,  benché 
semplice  chierico,  come  rimarcai  nel  voi. 
XV,  p.  222,  preconizzò  vescovo  Camillo 
de'marchesi  óV7/jo/2/(^.)oSimeoni  di  Be- 
nevento, che  celebrai  nella  biografia  per 
dottrina,  per  zelo  indefesso,  per  pietà  e 
candore  d'  animo,  pel  sinodo  celebrato, 
per  quanto  pali  nelle  vicende  politiche, 
onde  Pio  VII  premiò  i  suoi  grandi  meri- 
ti col  cardinalato.  Lasciò  la  sua  memo- 
ria in  benedizione,  altamente  encomiato 
dal  Bondi.  Tumulato  nella  cattedrale  di 
Sutri,  Marocco  ci  diede  repitafìlo  che  de- 
cora il  suo  sepolcro.  Il  n,°46  del  Giorna- 
le ecclesiastico  di  Roma  del  1  796  rende 
ragione  con  encomio  degli  Ada  et  con- 
stittUiones  synodi SuCrinae habitae  a  Ca- 
millo de  Simeonibiix  episcopo  Sulrino  et 
Nepesino  anno\'j<^^,  diebiis  18,  ic),  20 
rnensis  oclobris,  Pv.omae  1  7  96.  Pio  V 1 1  (ai 
25  maggio,  dicono  le  Notizie  di  Roma) 
a'3  giugnoi8  I  8  vi  trasferì  tla  Lidda  in 
partibus,  qual  sulIVaganeo  di  Sabina  sino 
dal  18  14,  Anselmo  Basilici  patrizio  sabi- 
no dottissimo  nella  teologia  e  ne'sagri  ca- 
noni; resse  con  bontà  e  dolcezza  le  due 
chiese  alla  sua  cura  aflidate.  Grandi  elogi 
si  meritò  dal  Bondi  e  dal  p.  Ranghiasci, 
che  ricordò  co'suoi  singolari  pregi  la  de- 
portazione che  patì  come  il  suo  predeces- 
sore, nelle  vicende  deplorale  de'primor- 
di  del  corrente  secolo,  ed  a  suo  onore  e 
memoria  ne  pianse  la  morte  con  bellis- 
sima e  alfelUiosa  iscrizione,  lln.'''?^  del 
piano  di  Roma  del  1 840  pubblicaudo  la 


S  U  T  12  1 

sua  pianta  perdita  ivi  accaduta,  con  ar- 
ticolo necrologico,  rimarca  oltre  tulle  le 
virtù  pastorali  di  cui  era  adorno,  che  a- 
niinò  in  modo  particolare  gli  studi  spe- 
cialmente ecclesiastici,  e  che  fu  vero  pa- 
dre degl'indigenti  d'ogni  classe. Fu  tumu- 
lato nella  chiesa  di  s.  Andrea  delle  Barat- 
te de' minimi.  Gregorio  XVI  nel  conci- 
slorode'  1 4  dicembre  i84o  promulgò  ve- 
scovo Francesco  Spallelli  di  Monte  Bufo 
diocesi  di  Norcia,  patrizio  di  sua  patria  e 
viterbese,  conte  palatino  e  cavaliere  del- 
lo speron  d'oro  ,  già  vicario  generale  di 
Cesena  e  di  Viterbo,  de'cardinali  Cadoli- 
ni  e  Pianetti,  facondo  e  dotto,  sagace  e 
pieno  di  esperienza,  d'animo  fermo.  Lo- 
dato pastore,  col  suo  zelo  aprì  il  semina- 
rio in  Nepi  e  gli  procurò  un  governatore 
particolare;  oioato  inoltre  diquelle  be- 
nemerenze che  ben  lumeggiò  il  p.  Ran- 
ghiasci nel  compiangere  la  sua  perdita  in 
patria.  Per  sua  morte,  il  regnante  Papa 
Pio  IX  nel  concistoro  de'20  maggio  1  8  5o 
fece  vescovo  di  Sutri  e  Nepi  l'odiei  no  mg.' 
GasparePetochi  della  diocesi  d'Alalri  (di- 
ce la  proposizione  concistoriale,  e  nato  ìa 
Terracina  lo  \o§\\ouo  ìe  Notizie  di  Ro- 
ma), già  professore  di  teologia  del  semi- 
nario di  Frascati  e  canonico  di  quella  cat- 
tedrale, vicario  generale  di  Porlo  e  poi  di 
Viterbo,  e  canonico  della  caltedrale,  do- 
po avere  rinunziato  la  precedente  preben- 
da, dotto,  prudente  e  fornito  di  singola- 
re esperienza.  Nel  voi.  LIV,  p.  23i  no- 
tai, che  nel  1 85o  stesso  l'encomiato  Pon- 
tefice distaccò  dalla  diocesi  di  Sutri  le  po- 
polazioni di  Tolfi  e  dell'Allumiere  (del- 
le quali  parlai  nel  voi.  LVIII,  p.  i3o  e 
i32),  e  le  unì  alla  più  vicina  sede  di  Ci- 
vitavecchia. Qui  poi  aggiungerò,  che  il 
medesimo  Papa  colla  bolla  Ex  (piod ad 
Apostolicam  s.  Petrì  Sedtm,  de'i4  giu- 
gno 1854,  separò  Civitavecchia  dal  ve- 
scovato di  Porto,  ed  inoltre  unì  al  vesco- 
vato di  Civitavecchia  quello  di  Corneto 
che  disgiunse  dall'altro  di  Monte  Fiasco- 
ne.  Ogni  nuovo  vescovo  di  Sulri  e  Nepi  è 
tassalo  uè  libri  della  camera  apostolica  in 


ìi^  SVE 

fiorini  1 46,e  le  rendite  della  mensa  ascen- 
dono a  circa  scudi  2000  senza  aggravi. 
Le  dna  diocesi  unite  si  estendono  a  quasi 
70  miglia  di  territorio,  e  contengono  36 
luoghi. 

SVEDENBORGISTI  o  SWEDEN- 
BORGl  ANI.  Settari  seguaci  di  Emanue- 
le Svedenborg  o  Swedeuborg,  visionario 
famoso  per  l'erronea  sua  dottrina  misti- 
ca e  teosofica. Egli  nacque  aSlockholm  nel 
1 688  o  1  689  da  Jesper  Svedberg  vescovo 
luterano  di  Scara  oSkara,la  cui  educazio- 
ne alquanto  mistica  esercitò  una  grande 
iniluenzasulgiovanilesuospirito.P'atti  gli 
studi  nell'università  d'Upsala,  visitò  poi 
quelle  di  Germania,  Olanda  e  Inghilter- 
ra,studiando  particolarmente  le  matema- 
tiche. Indi  pubblicò  in  isvedese  //  Deda- 
lo J/jerbo  reo,  opevn  pci\oL\\ca  di  osserva- 
zioni sulla  matematica  e  sulla  fisica,  che 
gli  procacciò  gran  riputazione,  onde  fu 
nominato  consigliere  di  commercio  e  poi 
assessore  del  consiglio  delle  miniere.Car- 
lo  Xll  si  prevalse  de' suoi  talenti,  massi- 
me nell'assedio  dit'i  idei  ikshall  nel  1718; 
indi  la  legina  Lirica  volle  distinguerne 
i  talenti,  e  nel  1719  gli  conferì  la  nobiltà, 
per  cui  caadiìò  il  cognome  in  (|uello  di 
Svedenborg o  SAvedenborg.Viaggiònuo- 
vantente  nelle  suddette  regioni  e  inFian- 
cia,  e  compose  altre  opere  di  chimica,  fi- 
sica sperimentale  e  mineralogia,  con  au- 
mento di  estimazione  letteraria. Nel  i  7  38 
soggiornò  a  Venezia  e  in  Roma,  quindi 
pubblicò  la  sua  opera,  Regniun  aniiiuìle 
^;e/7ui<ra/H«i.Giunto  in  brillante  MluHzio- 
necomescienziato,di59anni  rinunziò  alle 
cariche  e  al  mondo,  pretendendo  d'aver 
frecpienti  comunicazioni  cogli  esperi  spi- 
rituali, e  rivelazioni  sul  cullo  di  Dkj  elidi- 
la s.  Scrittura. l'eitanto  nel  1  743  credè  ili 
poter  annunziare  ch'era  incaricato  d'una 
missione  di viua,in  qualità  d'interpositore 
Ira'moudi  visibile  e  invisibile,  laonde  yiu- 
dico  doversi  esci  usi  va  mente  occup.ue  de- 
gli oggetti  che  apprendeva  dagli  angeli,  e 
fai-li  conoscere  agli  uomini.  D'allora  in  poi 
sino  alla  sua  morte  pubblicò  una  ijuauli- 


S  V  E 

là  d*opere,il  cui  elenco  trovasi  nella  Bio- 
grafia universale  francese,  nelle  quali  e- 
spone  il  risultatode'suoi  colloqui  cogli  spi- 
riti celesti,  ((ual  testimonio  oculare,  di  sue 
conversazioni  conDio  e  gli  angeli:  chiude 
i  capitoli  di  tutti  i  suoi  trattati  con  una 
visione  celeste,col  titolo  di  MemorabiUa. 
In  tal  modo  sono  scritte  tutte  lesue  ope- 
re mistiche,  dal  trattato  dell'amor  di  Dio 
a  quello  della  vera  religione  cristiana  o 
teologia  universale.  Questa  nuova  fanta- 
stica esupersliziosa  dottrina  si  sparse  tan- 
to,che  il  clero  svedese  sbigottito  l'assog- 
gettò a  una  inquisizione, che  luparie  riu- 
scì favorevole  all'autore, giudicando  che 
nonollendeva  la  Confessione  Augustana 
(A^.),  e  confermava  la  morale  evangelica, 
onde  poteva  tollerarsi.  Fero  secondo  Cat- 
leau,  nel  Quadro  generale  della  Svezia, 
questa  dottrina  fu  dichiarata  pericolosa 
ed  eterodossa,  nel  senso  de'  protestanti. 
Nel  compendio  della  dottrina  di  Sveden- 
borg leggesi,che  le  sue  prime  rivelazioni 
avendolo  implicato  in  alcune  conferenze 
con  ec^^lesiaslici,  che  rigettarono  le  sue  o- 
pinioni,  egli  si  tacrpie,  e  d'allora  in  [>()i 
non  cercò  piìi  di  far  proseliti,  né  si  confi- 
dò più  che  con  riserva  n'  pochi  eli'  egli 
credeva  di  buona  ft;de,  e  nel  17^2  morì 
d'85  anni  in  Londra.  Dopo  la  sua  morte 
i  di  luì  fanatici  seguaci  si  costitnirono  in 
società,  e  furono  chiamati  Svedenborgi- 
sii  o  Swedenborgianij  il  maggior  nume- 
ro è  nella  Svezia,  ove  sono  tollerati,  nel- 
r  Inghilterra  e  con  cappella  a  Loniira  e 
altre  città:  in  Francia,  Germania  e  Po- 
lonia non  vi  sono  che  fautori  e  qualche 
settario;  ma  il  loro  numero  è  più  consi- 
derabile neir  Indie  orientali,  negli  Stati 
Liuti  e  nella  parte  meridionale  dell'  Ali  i- 
ca, con  comunità  intere, le  quali  riconosco- 
no per  centro  della  pretesa  chiesa  la  socie- 
tà di  Stockholra.  Gli  svedenborgisti  con- 
tano moltissimi  aderenti  tra'seguaci  del- 
la sedicente  riforma;  cercano  di  dillonde- 
le  la  loro  dottrina  oolla  stampa  dell'ope- 
le  teosofiche  di  Svedenborg  e  con  qual- 
clitj  periodico,  stampaudost  in  Londra  il 


S  VE 

giornale  La  Nuova  Gerutalenvne.  La 
fantastica  credenza  di  questi  settari  si 
divide  in  due  parti:  la  i  /  è  una  specie  di 
Genesi,  in  cui  si  rende  conto  della  divi- 
nità e  della  creazione;  la  2.'  è  la  dottrina 
chesviluppai  principii  della  credenza  re- 
ligiosa della  settH.  Non  vi  è  che  un  Dio, 
dice  Svedenborg;  è  increato,  infinito,  so- 
lo: Iddio  è  uomo;  gli  angeli  non  lo  vedo- 
no che  sotto  forma  umana;  è  la  vita  per- 
che è  araore;  l'amore  è  l'essere  suo,  ec. 
Mediante  il  sole  spirituale,  Dio  ha  creato 
ogni  cosa  immediatamente.  Lanciandosi 
poi  in  regioni  meno  note,  tratta  del  mon- 
do spirituale:  dà  la  descrizione  del  cielo, 
composto  de'cieli  celeste,  spirituale  e  in- 
feriore, il  quale  in  tutto  rappresenta  l'uo- 
mo, perchè  il  cielo  superiore  è  la  testa 
(scrivo  e  rido,  non  senza  compiangere  e 
deplorare  tanto  eccesso  dell'aberrazione 
dello  spirito  umano!);  il  2.° cielo  occupa 
dal  collo  fino  alle  ginocchia;  il  3. "forma 
le  braccia  e  le  gambe.  Nel  cielo  vi  sono 
acque,  boschi,  terre,  città,  palazzi,  final- 
mente quanto  si  vede  in  terra, ma  tutto  vi 
è  spirituale.  Vi  sono  impieghi,  un  gover- 
no, piaceri,  lavori,  un  culto  divino,  viag- 
gi, ec. Oltre  i  detti  3  cieli  vi  è  pure  il  mon- 
do degli  spiriti,  il  purgatorio de'cristiani, 
e  finalmente  l'inferno,  che  fa  continui 
sforzi  contro  il  cielo,  e  formasi  d'un  fuoco 
emanalo  dallo  stesso  principio  che  il  fuoco 
celeste,  ma  diventa  infernale  in  que'che 
ricevono  l'influenza  con  disposizioni  ira- 
pure.  Quanloalla  dottrina  o  credenza  dei 
svedenborgisti,  essa  è  fondata  su  3  pun- 
ti: la  divinità  diGesìi  Cristo,  lasanlilà  del- 
lescritture,  la  vita  ch'eia  carità.  Ammet- 
tono ereticamente  una  specie  di  Trinità 
racchiusa  tutta  in  Cristo.  La  Trinità  u- 
mana  comprende  l'anima,  il  corpo  e  l'o- 
perazione che  ne  procede.  La  Trinità  for- 
ma un  sol  uomo,  del  pari  che  la  Trinità 
divinanonècheun  Jehovah.Cristoèque- 
stoJehovah,ilquaIenon  diffei  ibce  da  (|uel- 
lode'giudei  che  come  Dio  non  manitesla- 
to.  In  tale  guisa  tutta  la  Trinità  è  nel  P«.e- 
dculorc;  quindi  amaiiniatrano  il  baltesi- 


SVE  123 

mo  colla  formola;  Ti  battezzo  in  nome  di 
Gesù  Ciisto,  ch'è  il  Padre,  il  Figlio  e  lo 
Spirito  santo.  Non  ammettono  tutti  i  li- 
bri della  Bibbia,  e  fia  quelli  che  ammet- 
tono vi  sono  i  Profeti,  gli  Evangeli  e  gli 
Atti  apostolici;  gli  altri  dicono  che  solo 
hanno  un'autorità  sussidiaria. Gli  uomini 
nell'altra  vita  hanno  corpi  e  fuima  uma- 
na, e  abiti, ec;  conservano  le  loro  aftezio- 
ni,  mangiano,  bevono,  ec.  vSvedenborg 
però  non  ammette  la  risurrezione  de'cor- 
pi,  e  solo  che  dopo  la  morte  ciascuno  sa- 
rà rivestito  d'un  corpo  spirituale,  ch'era 
rinchiuso  nei  materiale.  Non  vi  sarà  fine 
del  mondo, ma  la  fine  del  secolo,  che  vuol 
dire  la  fine  della  Chiesa.  La  chiesa  anti- 
chissima o  adamica,  l'antica  o  la  noetica, 
l'israelitica  e  lacristiaiia,ocaUolica  o  pro- 
testante, hanno  tulle  avuto  il  loro  princi- 
pio, il  loro  progresso,  il  lorofiue.  11  giu- 
dizio finale  è  incominciato  nel  1757,  tem- 
po in  cui  egualmente  è  incominciato  il  2.° 
avvenimento  di  Gesù  Cristo,  non  in  pei- 
sona,  ma  in  un  senso  spirituale.  Allora  è 
apparsa  la  nuova  chiesa  cristiana,  indi- 
cata nell'Apocalisse, da'ouovi cieli  edalla 
nuova  terra.  Per  preparare  tal  nuova  Ge- 
lusa lemme,  Svedenborg  sognando  d'es- 
ser pieno  dello  spirito  divino,  si  credè  di 
aver  avuto  l'ordine  di  spiegar  la  parola 
sagra  e  di  aprire  i  cuori  a  una  più  inlima 
unione  con  Dio. Gli  svedenborgiani  chia- 
mansi  pure /eoso/Zj  eia  loro  dottrina  teo- 
sofica sia  nel  credere  che  tutte  le  loro  co- 
gnizioni derivino  da  un  lume  sopranna- 
turale, da  un'immediata  comunicazione 
con  Dio,  che  a  loro  rivela  i  suoi  misteri, 
e  da  uno  spirituale  connnercio  colle  cele- 
sti intelligenze.  Questi  farneticanti  profeti 
del  prolestanlisiiw  tengonoper  loro  prin- 
cipi e  capi  Svedenborge  Giacomo  Bòhrae. 
Quest'ultimo  sortii  natali  nella  Lusazia 
nel  secolo  XVII, ed  esercitava  l'umile  me- 
stiere di  calzolaio,  prima  che  si  ci  ede^se 
visitato  dalla  celeste  visione,  che  dispiegò 
innanzi  agli  occhi  suoi  gì'  intimi  recessi 
dell'cmpireo.Indi  gettala  via  la  lesina,  die 
di  piglio  alla  peuua,  e  le  opere  e  i  libri 


124  s  V  E 

pe'quali  rendeta  conto  delle  ricevute  ri- 
velazioni, fluivano  dalla  sua  mano  con 
mirabile  facilità.  Egli  credevasi  ispirato 
per  isvelare  le  opere  di  Dio  occultate  sot- 
to il  velo  materiale  de'corpi  mondiali,  e 
s'immaginò  d'aver  trovato  nella  natura 
i  dogmi  insegnati  dal  cristianesimo.  A- 
dunque  prima  Bòlime  e  poi  Svedeuborg 
si  segnalarono  tra  i  farneticanti  profeti 
del  protestantesimo.  Sebbene  l'infermità 
intellettuale  di  Dòhme  e  di  Svedenborg 
avesse  dovuto  suscitar  sensi  di  commise- 
razione, destò  invece  ammirazione  e  stu- 
pore in  Inghilterra,  e  assai  più  in  Ger- 
mania. Ciò  devesi  in  parte  riferire  alla 
pensierosa  e  meditativa  indole  di  que'po- 
poli  alemanni,  tanto  passionati  per  le  co- 
se che  abbiano  1'  aria  misteriosa  e  cupa. 
Ma  pili  che  questa  naturale  disposizione 
esercita  presso  loro  una  possente eflìcacia 
il  principio  fondamentale  del  protestan- 
tesimo, che  concede  a  ciascuno  il  diritto 
di  farsi  guida  a  se  slesso  in  fatto  di  reli- 
gione, edi  all'rancarsidaqualsivoglia  ub- 
bidienza a  im'  autorità  esteriore  e  inse- 
gnante. Questo  presuntuoso  orgoglio  in- 
duce l'uomo  a  confidare  troppo  nelle  pro- 
prie cognizioni,  e  a  reputarsi  eziandio  co- 
me graziato  da  ispirazioni  immediate. 
]Non  è  quindi  a  meravigliarsi,  se  una  ta- 
le disposizione  dell'  anima  produca  una 
teomania,ovvero  una  superstiziosa  mania 
religiosa,  da  cui  sono  invasi  e  alla  quale 
conducono  le  ridicole  dottrine  de'sveden- 
Lorgiani ,  boehmiani,  visionisli,  pietisti, 
ed  i  deliri  de'sonnamboli  e  de'mngnetiz- 
zatori  mesmeristi, molti  de'quali  fitùsco- 
no  con  perdere  l'intelletto.  Il  pietismo  è 
il  rifugio  a'nostri  giorni  de'piùdivoti  fra 
i  Protestanti  {f.),  i  quali  da  un  lato  mai 
sollrendo  il  ffio^o  ferreo  dell'antica  e  van- 
tata  ortodossia  luterana,  e  spaventati  dal- 
l'altro pe'guasti  sempre  crescenti  del  mo- 
derno Razionalismo  (f^.),  che  atterra  o- 
gni  verità  cristiana  e  riduce  il  protestan- 
tesimo a  quella  mera  negazione  di  cui  f.m- 
uo spesso  parola  certi  filosofi  uìoderni,  si 
arrestano  in  una  lai  vìa  di  mezzo,  tu^lieu- 


S  V  E 

do  a  base  della  loro  religione  la  s.  Scrii- 
tura,  ma  interpretata  da  ciascuno  secon- 
do il  lume  interiore  che  credono  riceve- 
re dallo  Spirito  santo,  e  meditata  con  tut- 
ta l'espansione  de'piu  religiosi  affetti  del- 
l'animo. Appartengono  a  questa  setta  i 
Fratelli  Moravi  (^.),  o  boemi  o  hernut- 
tistì. 

SVEZIA,  Ordine  equestre  di  Carlo 
XIII.  r.  Svezia. 

SVEZIA,  Svetia,S\>ecla.  Regno  e  con- 
trada del  nord  dell'Europa,  formante  la 
parte  orientale  della  grande  penisola  di 
Scandinavia,  la  cui  parte  occidentale  è  la 
Norvegia,  e  che  soggetta  tutta  intera  al 
re  di  Svezia,  viene  denominata  monar- 
chia svedese  e  regno  di  Svezia.  Sotto  il 
nome  di  Scandinavia  [tei-  lo  più  erronea- 
mente si  compresero  le  3  corone  reali  del 
Nord,  che  occupano  la  grande  penisola 
formata  dall'Oceano,  dal  mar  Baltico  e 
dal  golfo  di  Bolnia,  e  la  piccola  penisola 
colle  ailiaceiiti  isole,che  trovasi  all'ingres- 
so del  Baltico  medesimo.  I  tre  regni  si  ap- 
pellano attualmente  Svezia,  Norvegia,  e 
Daniniarca(/\)cWè  il  più  antico,  i  quali 
danno  luogo  ad  una  tripartita  descrizio- 
ne. E'  però  comun  consenso  de'geografi, 
che  nell'antica  Scandinavia  non  si  rac- 
chiudessero all'atto  i  possedimenti  dane- 
si, ma  in  seguito  della  fusione  politica  di 
queste  nordiche  nazioni  rimase  confer- 
mato l'uso  di  classificarle  insieme.  Adun- 
que la  Scandmavia  è  propriamente  il  no- 
me antico  della  vasta  penisola  che  com- 
prende la  Svezia  e  la  Norvegia.  La  chia- 
marono gli  antichi  anche  Scandia,  Bai- 
tia  o  Scanzia,  ma  la  conobbero  s"!  poco 
che  la  presero  per  un'isola.  Era  abitata 
dagl'illevionijC  5oo  borghi  dierono  nasci- 
ta a  Normanni  {f'.),  che  si  mischiarono 
cogli  abitanti  dell'auticoChersonesoCim- 
bricoo  Jutland:  tanta  n'era  la  popolazio- 
ne, che  fu  soprannominata  la  Madre  dei 
popoli.  La  Svezia  compresa  tra  55°  20' 
e  6c)°  5'  di  latitudine  nord,  e  tra  8"  5o' 
e  2  \°i.\5'  di  longitudine  est,  trovasi  limi- 
tala al  uord-est  e  airoveì>l  dalla  Nurve- 


S  VE 

già,  (la  cui  In  separano  i  monti  Dofrini; 
al  sud-ovest  dallo  Skagei-Kack,  dal  Cal- 
tegat  edalSund,dal  Into  della  Danimar- 
ca; al  sud  e  all'est  dal  Baltico,  che  la  di- 
vide dagli  stali  dellaPrussia  e  dallaR.ussia 
euiopea,  e  la  cui  parte  più  settentriona- 
le, chiusa  tra  la  Svezia  e  la  Finlandia, 
prende  il  nomedi  golfo diDotnia;  al  nord- 
est la  Toinea  segna  il  limite  svedese  ver- 
so la  Russia.  La  Svezia  si  estende  356  le- 
ghe per  lunghezza  dal  nord-nord-est  al 
sud-sud-ovest,  dalla  sorgente  del  Muo- 
nio  al  promontorio  di  Falsterbo;  90  le- 
ghe nella  sua  massima  larghezza,  dall'est 
all'ovest  verso  il  parallelo  5q°  45  ?  e  per 
circa  2  1 ,600  leghe  quadrate  di  superfi- 
cie: l'estensiqnedi  tutta  la  monarchia  sve- 
dese essendo  quasi  37,3oo  leghe  quadra- 
te. Catteau  che  descrisse  la  Svezia  nel  de- 
corso secolo,  non  dubitò  di  qualificarla 
il  piìi  vasto  stato  d'Europa  dopo  la  Pins- 
sia ,  poiché  a  quell'epoca,  secondo  Bu- 
sching,comprendeva  circa  i  3,5oo  miglia 
quadrate  di  Germania,  e  si  estendeva  dal 
28"  al  48°  di  lougitudine,edal  SS^al  70° 
di  latitudine.  La  Lapponia  svedese,  più 
grandedi  qualche  regno  d'Europa,a  tem- 
po di  Catteau  contava  appena  yooo  a- 
bitanti.  La  Lapponia  si  divide  in  Lappo- 
nia svedese  meridionale,  norvegiana  o 
settentrionale,  e  russa  o  orientale:  lai.' 
è  la  maggiore,  nella  1}  si  contano  più  di 
5ooo  abitanti,  nella  3.^  quasi  9000.  Ol- 
tre agl'indigeni  vi  sono  pure  molte  co- 
lonie di  svedesi,  norvegiani  e  finlandesi. 
Sebbene  la  Svezia  la  conquistò  nel  1 276, 
né  essa,  né  i  norvegi  e  russi  che  nel  se- 
coloXVl  già  ne  possedevanoallre  paiti,a 
quest'ultima  epoca  la  conoscevano  che 
impertt;ttamente.  Si  vuole  che  gli  antichi 
la  conoscessero  sotto  il  nome  diBiar>nia,o 
contrada  de'cinocefali,  de'lroglo(liti,(Iei 
pigmei  e  degli  himanlopi.  1  la[)p(jni  pos- 
sono essere  posti,  come  i  snmoirdi  e  gli 
eschimesi,  nell'ultimo  giadu  ilella  specie 
un)ana:  si  dividono  in  due  classi,  i  pesca- 
lori  dellacosta, ed  i  nomadi  dell'interno. 
Le  codle  della  Svezia  sono  ritagliale  da 


SVE  125 

innumerevoli  piccoli  bracci  di  mare,  e 
sparsed'infinilà  d'isolotlijquella  che  sten- 
desi  lungo  il  golfo  di  Botnia  e  il  Baltico, 
corre  generalmente  al  sud-sud-ovest,  se- 
gnando tuttavia  due  curve  considerabi- 
li, l'una  marcata  da  uno  spoito  della  ter- 
ra verso  il  canale  d' A  land,  che  mette  nel 
golfo  di  Botnia,  e  formando  l'altra  al  sud 
della  Svezia  il  golfo  sul  quale  sono  si- 
tuate le  città  di  Carlscrona,  Carlshania 
e  Cimbiisharon;  la  costa  del  Sund,  del 
Cattegat e  delloSkager-Rack dirigasi  ge- 
neralmente al  nord-nord  ovest,  ed  olFre 
i  golfi  poco  estesi  d'Engelholm  e  di  La- 
holm.  Dipendono  dalla  Svezia  due  tra  le 
più  importanti  isole  del  mar  Baltico:  la 
maggiore  éGothland,  in  mezzo  a  questo 
mare;  Oeland  lunga  e  strettissima,  tro- 
vasi separata  dal  continente  per  lo  stret- 
to di  Calmar.  Vicinissimo  e  al  nord-est 
di  Golhland  giace  l'isola  di  Faroen;  al- 
quanto al  nord  incontrasi  quella  diGotl- 
ska-Sandoen.  Presso  ed  al  sud  del  canale 
d'Aland  e  verso  lo  stretto  che  congiunge 
al  Baltico  il  lagoMaelar,simile  ad  un  gol- 
fo,presentasi  un  ammasso  prodigioso  d'i- 
solelle  che  talora  si  chiamano  arcipelago 
di  Stockholni:  la  principale  è  Wermdoe. 
La  Svezia  presenta  generalmente  una  su- 
perfìcie piana,  solcata  da  innnmerabili 
fiumi,  laghi,  paludi,  lande,  grandi  selve, 
e  ricca  d'aspetti  magici.  Verso  l'ovest  e 
il  nord-ovest,  sui  linìiti  e  nelle  vicinanze, 
trovansi  montagne  assai  elevate, che  pe- 
rò non  sono  le  più  elevate  della  Scandi- 
navia, quantunque  molle  sieno  coperte 
di  nevi  continue;  le  quali  montagne  ap- 
pailengono  alla  catena  delle  Dufi  ine,  la 
cui  parte  meridionale  chiamasi  Koelen- 
^lolen  oSevons,  percorre  il  sud  dellaSve- 
zia  sotto  la  forma  di  semplici  colline,  e  va 
a  terminare  al  promontorio  di  Falster- 
bo. LoSyllfìaelJjdi  6098  piedi,  è  il  pun- 
to piìi  elevatodellefrontHMesvedesi. Qua- 
si tutte  le  acque  che  irrigano  la  Svezia 
appartengono  al  bacino  dtlFìallico;  quel- 
la che  sgorgano  all'ovest  do'Koelen-Mo- 
Icn  recansi  sole  nello  Skagci-Uack,  nel 


1 26  S  V  E 

Cattegnt  e  nel  Sund.  La  maggior pn ite 
de'coisi  d'acqua,  die  discesi  dal  clivo  o- 
rienJale  de'Dofiini,  vanno  a  perdersi  nel 
golfo  ili  Bclnia^dirigonsi  dal  nord-ovest 
a  sud-est,  e  spesso  ingrossando  molto  in 
estate  per  lo  sf-iciniento  delle  nevijinon- 
dano  le  campagne  vicine:  i  principali  so- 
no il  Tornea,  il  Ralix,  il  Lulea,  ec.  Il  flu- 
iTie  più  rimarcabile  che  scaiicasi  propria- 
mente nel  Baltico  è  la  Molala.  Sono  po- 
che le  contrade  nelle  quali  Irovinsi  tan- 
to grande  quantità  di  lt\ghi  ,  per  cui  si 
calcola  che  occupino  la  i  S/  parte  del  ter- 
ritorio svedese:  dopo  il  Wener,  che  ha 
pili  di  3o  leghe  di  lunghezza,  con  r  5  di 
larghezza,  de  volisi  citare  il  Wctler.dello 
anche  lagodelie  Tempeste,  il  Hiemar  che 
si  unisce  ailMael;ir,comunicando  col  ma- 
re di  Stockholm,  ec.  Molli  di  questi  la- 
ghi olirono  deliziosi  paesi,e  sono  per  la  na- 
■vigazione  importantissimi.  Il  canale  più 
notabile  è  quello  di  Gotha,  che  contri- 
buisce a  congiungere  il  Cattegat  al  Bal- 
tico; e  devesi  ricordare  eziandio  il  canale 
d  Arboga  o  di  Hielmar,  che  unisce  il  la- 
go di  questo  nome  al  Maelar.  I  grandiosi 
canali  di  comunicazione  tra'iaghi  e  i  fiu- 
mi, servono  mirabilmente  ad  animare  e 
agevolare  il  commercio  interno  in  un  pae- 
se così  poco  popolato  in  proporzione  di 
sua  immensa  estensione. Quanto  al  clima, 
l'inverno  vi  è  lungo,  asciutto  e  freddo; 
breve  e  caldissimo  l'estate.  Senza  quasi 
conos(;ersi  né  primavera,  né  autunno,  gli 
svedesi  passano  come  a  un  tratto  dall'u- 
na all'altra  di  tali  stagioni;  e  nell'estate, 
rimanendo  il  sole  sì  lunaramente  sull'o- 
rizzonte,  con  quasi  (Scredi  giorno, che 
appena  vi  si  scorge  la  notte  fca'due  cre- 
puscoli,la  vegetazione  rapidamente  riac- 
quista il  [lerduto  vigore,  e  sembra  che  la 
natura  voglia  così  ritarsi  del  tempo  per- 
duto nella  lunga  stagione  delle  nevi  e  dei 
geli.  Le  foreste  sempre  verdeggianti  ali- 
tile nel  cuore  dell'in  verno, sollevano  l'oc- 
chio alquanto  stancato  dalla  monotonìa 
del  bianco  della  neve,  ed  in  mezzo  alla 
morie  universale  della  natura  presenla- 


S  VE 

nopiH'e  qualche  immagine  dì  vita. Di  ra- 
do vi  si  fa  sentire  il  tuono,  non  vi  si  te- 
mono animali  velenosi,  né  i  terremoti  vi 
spargono  il  terrore  e  la  desolazione.  Al- 
cuni pretendono  avervi  scoperti  vestigi 
di  spenti  vulcani,  ma  non  si  prova  conclu- 
dentemente. Quanto  alla  Lapponia,  essa 
è  coperta  di  laghi  e  paludi,  boschi  e  mon- 
tagne. Questo  paese  é  poco  coltivato,ab- 
bonda  di  pesce  eccellente,  d'uccelli  e  di 
animali  selvaggi.  11  freddo  in  questa  con- 
trada è  in  generale  sì  intenso,  che  lo  spi- 
ritodi  vino  vi  gela  sovenle,e  le  riviere  so- 
no gelate  a  molli  piedi  di  profondità, Tut- 
lavolta  l'inverno  è  il  tempo  dell'abbon- 
danza,l'estate  quello  della  frugalità  e  del- 
le privazioni:  il  latte  delle  renni  conge- 
lato acquista  maggior  pregio  pe'  norve- 
giaui.  Nelle  parti  più  meridionali  della 
Lapponia,  i  più  lunghi  giorni  e  le  notti 
pivj  lunghe  dell'anno  sono  di  20  ore  172, 
enelleparti  piùsettentrionali  sonodi  due 
mesi  e  172;  ma  durante  le  lunghe  notti  in- 
vernali l'oscurità  è  diminuita  dalla  chia- 
rezza della  luna, dal  vivido  splendore  del- 
l'aurora boreale  e  dalla  lunga  durata  dei 
crepuscoli.  Il  suolo  nella  Svezia  è  ovun- 
que sabbioniccio,pietroso,ferrugigno,qua 
e  là  paludoso.  Vi  sono  parecchi  cantoni 
ubertosi,  ma  eziandio  molti  deserti.  Nel- 
laSvezia  settentrionale  oNorrland  si  rac- 
coglie orzo  e  segala,  ma  sovente  non  ba- 
stevole, ed  allora  gli  abitanti  delle  cam- 
pagne sono  costretti  a  mescolare  colla  fa- 
rina la  corteccia  macinata  del  pino  sil- 
vestre o  la  radice  della  calla  di  palude; 
nel  limanente  paese  la  coltivazione  è  più 
doviziosa.  L'avena  è  il  grano  più  comu- 
ne della  Svezia  mediana  o  propria  ;  la  se- 
gala della  Svezia  meridionaleo  Gozia  o 
Golliia  o  Golhlaud  o  Goetland  (prese  il 

nome  da'soli  che  l'abitavano  ne'remoti 

o 

tempi, e  secondo  alcuni  tal  isola  fu  la  lo- 
ro culla,allii  però  li  fanno  discendere  dai 
geli  abitanti  del  centro  dell'Europa, lun- 
go la  Vistola  sino  alla  sua  imboccatura 
nel  Baltico), dove  raccolgono  pure  assai 
quautìlàdi  frumento:  nondimcDO  quelle 


S  V  E 
parli  nonsotnminislraiio  al^baslanza  ce- 
reali pe'bisogni  della  popolazione,  poi- 
ché le  terre  arative  r)on  vi  occupano  che 
circa  il  tientesimo  della  superficie,  ed  i 
processi  della  coltivazione  sono  ancora 
imperfelli;la  lontananza  in  cui  molli  cam- 
pi si  trovano  da'poderi  da' quali  dipen- 
dono, impediscono  di  ricavare  da  queste 
tei  re  il  partilo  conveniente.!  pomi  di  ter- 
ra, le  piante  mangerecce  coltivansi  in  ab- 
bondanza; raccogliesi  molto  linoecane- 
pa,  del  tabacco  nelle  proviticie  meridio- 
nali; i  frutti  non  sonoabbondanti;  le  bac- 
che selvatiche  danno  un  prodotto  impor- 
tante: sono  i  pini  gli  alberi  più  comuni 
delle  selve, lequali  dicesi  occupare  i  6,000 
leghe  quadrate.  Dopo  il  pino  e  l'abete, 
tra  le  altre  piante  la  belula  riesce  più  u- 
tile  al  contadino:  colla  sua  scorza  oleo- 
sa, che  resiste  all'umidità,  forma  egli  il 
tetto  di  sua  capanna,  e  sruole  interne  per 
le  proprie  scarpe,  e  della  scorza  si  serve 
ancoro  per  conciare  il  cuoio,  tingere  le 
reti  e  le  vele  d'  un  colore  rosso  scuro,  e 
in  pari  tempo  per  renderle  più  durevo- 
li; col  suo  legno  fabbrica  la  maggior  par- 
te di  sue  masserizie,  gli  utensili,  e  se  ne 
serve  pel  fuoco;  persino  dal  sugo  dell'al- 
l)ero  ci  ricava  il  vino  di  belula.  Ne'can- 
toni  sterili  del  Norrland  si  trovano  pa- 
recchi muschi  preziosi,  come  il  lichene 
tartareo,  adoperato  nella  tintura,  ed  il 
musco  de'rangiferi  che  si  fa  entrare  nella 
composizione  del  pane.  Le  piante  anti- 
scorbutiche sono  numerose.  Oltre  il  le- 
gname da  opera,  da  combustione,da  tar- 
sia, che  somministrano  le  vaste  selve,  si 
ritrae  immensa  quantilùdi  catrame, pe- 
ce, potassa  e  carbone.  Linneo  attribuì  al- 
la Svezia  I  3oo  specie  di  piante,200  del- 
le quali  per  le  farmacie,  e  1 4oo  specie  di 
animali.  I  bestiami  sono  una  delle  prin- 
cipali ricchezze  del  Norrland,e  soprattut- 
to dell.iGozia;  ma  si  trascurano  nellaSve- 
zia  propria,  tranne  i  cavalli  che  si  alleva- 
no per  ogni  dove  cod  bastante  attenzio- 
ne, ma  che  si  adoprano  in  fiitiche  troppo 
aspre,  e  meuc  belli  de'daucsi.  Le  bislte 


S  V  E  127 

cornute  e  numerose  rimangono  piccole, 
però  somministrano  mollo  latte,  e  tro- 
vano pascolo  abbondante  nelle  belle  pra- 
terie naturali, delle  quali  abbonda  laSve* 
zia;  qua  e  là  pure  incontrarisi  prati  arti- 
ficiali.! formaggi  d'alcuni  cantoni,  parti- 
colarmente quelli  della  prefettura  diMal- 
moehus,  sono  rinomatissimi.  Le  copiose 
razze  di  pecore  furono  negli  ultimi  tem- 
pi sommamente  migliorale. Numerosi  so- 
no le  capre  ed  i  porci,  e  questi  alimen- 
tati spesso  colla  corteccia  del  pino.  I  la- 
poni  che  abitano  il  Norrland  hanno  per 
principale  animale  domestico  il  rangife- 
r-.i  o  renne.  Tra  gli  animali  selvatici  si  ri- 
marcano le  lepri, sola  cacciagione  alquan- 
to comune,  i  cervi,  i  caprioli,  gli  orsi,  i 
lupi,  le  volpi,  i  linci,  le  anilie,  le  marto- 
re, le  lontre,  gli  scoiattoli,  gli  ermellini. 
Le  specie  d'uccelli  si  valutano  a  3oo  cir- 
ca. Allevansi  molte  api  nel  ^LTlmoehus. 
La  pesca  somministra  una  delle  ricchez- 
ze più  importanti,  e4i'orta  di  pesci  ab- 
Inondano  sopra  tutti  gli  altri;  l'aringa,  lo 
stioemmliog  specie  d'aringa  del  Daltico, 
il  salmone,  il  luccio  di  cui  si  fa  conside- 
revole esportazione,eccellenti  05triche,ec- 
Poche  contrade  sono  si  ricche  di  mine- 
rali preziosi;  trovasi  dell'oro,  ma  in  poca 
quantità, a  Aedelforsed  aFalun;rargento 
scavatoaSala  edaFalun  giunge  a  16,000 
marchi  l'  anno;  il  rame,  del  quale  sono 
le  miniere  più  importanti  nellaDalecar- 
lia,oirreun  escavo  di  24,800  quintali;  il 
ferro, il  miglioredell'Europa,  2,000,000 
di  quintali:  si  trova  in  molti  luoghi  a  fior 
di  terra,  in  filoni  o  in  massa.  Qual  nu- 
cleo della  produzione  ferrea  poniio  esse- 
re considerate  le  grandi  e  forse  piìi  an- 
tiche cave  di  Dannemora,  scoperte  neila 
provincia  d'Upsala  nel  1 448,edonatedjl 
re  a  quell'arcivescovo.  Nel  1  748  tutta  la 
])ioduzione  del  ferro  era  elaborala  da 
"iìq  grandi  magli  e  97  1  piccoli,  produ- 
ceiido  3o4,4'5  funti  marittimi  o  cir- 
ca 4o,6oo  tonnellate  inglesi.  Da  quel- 
r  epoca  in  poi  fu  ci  etto  un  ufficio  reale 
per  promuovere  la  fabbricaiioue  del  ter- 


128  SVE 

IO,  che  nnco  anticipa  denaro  per  lo  sca- 
vo. L'allume  dà  «juasi  201,000  quintali, il 
carlion  fossile  6  1  3, 000  e  trovasi  parlico- 
Jarmente  sulla  costa  del  Malinoehus;  il 
salnitro  65,ooo  quintali. Si  scava  del  por- 
fido bello  a  Elfsdal.  Vi  è  inoltre  piombo, 
zolfo,  vetriolo,  pietra  da  calce,  marmo, 
alabastro,  granito,  pietre  da  aguzzare  e 
da  fabbrica, pietre  da  macina,  ardesie,  a- 
sbesto,  talco,calamina,  anlimonio,co bal- 
lo, creta  nera,  ametisti,  buona  terra  per 
le  stoviglie,  torba  e  molle  sorgenti  mine- 
rali fredde  in  ogni  provincia,  che  si  fani>o 
ascendere  a  più  di  36o.  L'industria  ma- 
nifattrice  di  Svezia  riraansi  in  istato  di 
mediociilà;  sinora  i  metalli,  particolar- 
mente il  ferro,  ne  sono  stati  i  soli  impor- 
tanti oggetti.  Le  fabbriche  di  pentolame, 
\'etro,oggetti  di  lana,  tele, candele,  tabac- 
co, le  raffinerie  di  zuccaro  e  altro  sono  le 
principali  ricchezze  manifatle  della  re- 
gione; ma  bastano  appena  al  consumo  del- 
la popolazione.  Come  in  altri  paesi,  f.di- 
bricaiio  i  contadini  da  per  loro  le  stolfe  e 
gli  utensili  di  cui  bisognano.  Nel  giugno 
1854  a  Upsala  si  fece  un'esposizione  in- 
dustriale de'prodotli  naturali  e  agricoli 
di  tutta  la  provincia.  Il  commercio  esler- 
no,  quantunque  soggetto  a  restrizioni,  è 
peròconsiderevolissimo,anche  colla  ma- 
rina mercantile.  Consistono  l'  esporta- 
zioni principali  in  ferro,  rame,  tavole  e 
catrame  :  importansi  grani  di  Polonia  e 
di  Russia,  vini  di  Francia  e  dell'Europa 
meridionale,  del  cotone  d'  America,  del 
sale,thè,zuccaro,  caifè  e  altre  derrate  co- 
loniali. Le  primarie  piazze  commercian- 
ti sono  Stockholm  sul  Haltico,  eGolhem- 
burg  sul  Cattegal;  quella  facendo  quasi 
la  metà  del  traffico  di  tutto  il  paese,  (pie- 
sta  quasi  il  1  o.°Fatì  laS  vezia  troppo  gran- 
de emissione  di  carta;  il  banco  di  Stock- 
holm fu  istituito  nel  1657.  I  privilegi  e- 
sclusivi  concessi  alla  compagnia  dell'In- 
die orientali  e  ad  alcune  associazioni  in- 
feriori, sono  stati  altre  sorgenti  di  pub- 
blico detrimento.  Tre  sono  le  grandi  e  na- 
turali divisioni  del  regno,  la  cui  origine 


SVE 

risale  all'epoca  del  [laganesimo.  La  parte 
bfjreale  dicesi  Norrlarul,e  comprendeva 
le  Provincie  di  Lapponia,  Westrobotnia, 
Angermania,  Jeinptia,  MedelpadjIIerje- 
daljHelsingia  eGeslrikland.La  parte  cen- 
trale chiamasi  Svealand  o  Svezia  pro- 
pria, e  già  abbracciava  le  provincia  d'U- 
plandia,  Suderinania,  Dalecarlia,   We- 
stermania,  Wermelandia  e  Nericia.   La 
parte  meridionale  si  nominaGozjVz  o  Go- 
ihland  o  Gottland,  e  vi  si  annoveravano 
le  Provincie  di  Bohusland,  Halland,We- 
strogozia,  Ostrogozia,  Smaland,  Blekin- 
gia,  Dalsland  e  Scania.  Una  recente  cir- 
coscrizione della  Svezia  ha  conservato  le 
3  grandi  divisioni,  assegnando  4  prefet- 
ture o  governi  o  laen  al  Norrland,  8  allo 
Svealand,  1  3  al  Gottland.  Inoltre  la  Sve- 
zia trovasi  divisa  in  laen  o  prefetture  o 
governi,  che  suddividonsi  in  haerad  o  di- 
stretti. Eccone  il  novero.  Norrland.  Bot- 
nia  settentrionale  o  Norr  Dotlen,  con  Lu- 
lea  per  capoluogo.  Botnia  occidentale  o 
Wester-Bolten.conUmea.Wesler- Norr- 
land,conliernoesand.  laemtlandjcon  Oe- 
stersund.  Svealand  o  Svezia.  Slockholui 
o  Stoccolma,  con  la  città  di  Stockholm 
(f.)  per  capoluogo,  e  capitale  del  regno, 
ordinaria  residenza  del  re,  della  corte  e 
delle  principali  autori  là,  non  che  del  cor- 
po diplomatico.  Upsal,  con  Upsal  (/'.) 
per  capoluogo,  aulica  residenza  de'sovra- 
ni  che  s'intitolavano  re  d' Upsal,  ed  an- 
cora la  c(jronazione  de're  si  fa  nella  sua 
vasta  cattedrale,  il  più  magnifico  tempio 
del  reame.  Vesteras,  con  Vesteras  per  ca- 
poluogo. Nykoeping,  con  Nykoepirìg  per 
capoluogo.  Oerebro,  con  Oerebro.  Carl- 
stad,conC;irlstad.Stora-Kopparberg,con 
Falini.  Gelleborg,  con  Gefie.    Gozia  o 
Gotldand.Lynkoe[>'\tì^,  con  Lynkoeping. 
Calmar,  con  Calmar.    loenkoeping,  con 
loenkoeping.Kronoberg.conVexioe.  Ble- 
king,  con  Carlscrona.  Skaraborg.conMa- 
rieslad.Elfsborg,con  Venersborg.  Goele- 
borg  o  Gothenborg  e  Bohns,  con   Got- 
temburgo  grande  città,  che  può  dirsi  la 
2.'  di  tutto  il  regno  per  la  sua  raflìuala 


S  V  E 
industria  e  ricco  traffico,  sulla  foce  del  fiii- 
meOotha.tlalinstad  oI[allan(l,couIIalin- 
stad.  Clirislianstad  ,  con  Clirislianslad. 
Malmoehus,  con  Malmoelius:  in  questa 
prefettura  è  la  Scania  o  Scandinavia,© 
Svetia  meridionale,  colla  capitale  Land 
o  Lunden  (f^-),  celeijre  arcivescovato. 
Gothland  isola,  con  Wisby.Oeland,  con 
Borgholm.LaSvczia  attesa  la  durezza  del 
suo  clima  d'invincibile  sterilità  di  molte 
delle  sue  provincie,non  è  certamente  po- 
polata, né  mai  forse  lo  sarà, in  proporzio- 
ne della  sua  estensione.  Ciò  non  ostante 
nello  spazio  d'un  secolo  si  è  quasi  rad- 
doppiata,ed  è  in  istato  d'aumento:  la  pro- 
pagazione della  vaccinazione  senza  dub- 
bio molto  contribuì  al  felice  suo  incre- 
mento. Nel  declinare  del  secolo  passato, 
secondo  i  computi  di  Wargentin,  si  enu- 
merarono 3  milioni  d'abitanti,  compresa 
la  Finlandia,  e  credo  pure  l'isoletta  di  s. 
Bartolomeo  nell'Antille  di  circa  20,000 
abitanti. In  America  un  tempo  apparten- 
ne agli  svedesi  quella  regione  che  si  chia- 
ma NuovaSvezia, e  vi  fabbricarono  la  cit- 
tà di  Goltemburgo,  ed  era  parte  della 
Nuova  York,  ma  gl'inglesi  se  ne  impa- 
dronirono. La  contrada  è  in  tutto  simile 
alla  Nuova-York,  così  nel  clima  come  nel 
suolo  e  ne'coslumi  del  popolo.  La  Fin- 
landia.l'antica  Finningia  oFìnnoiìia,a,e- 
neralmente  poco  fertile  e  in  clima  cru- 
dissimo e  sanissimo,  tranne  i  luoghi  pa- 
ludosi, ora  granducato  della  Russia,  che 
sempre  vagheggiandola  per  la  sua  pros- 
simità a  Pietroburgo,  quale  istmo  che  u- 
nisce  la  Piussia  alla  Svezia,  e  pe'vantaggi 
che  presenta  neJle  spedizioni  marittime, 
pervenne  ad  acquistarne  una  parte,  di 
cui  godè  in  virtù  de'  trattati  d'  A  ho  del 
1743,  e  successivi  di  Nystadt  e  Verela; 
nel  1808  poi  fece  la  conquista  della  por- 
zione che  rimaneva  alla  Svezia,  e  che  le 
fu  poi  definitivamente  ceduta  da  questa 
potenza,  col  resto  della Botnia  orientale, 
mediante  il  trattato  di  Frederik<.hanm 
de'5selleinbrei  8oc),in  uno  all'isole  d'A- 
land  arcipelago  del  liallico  all'  ingresso 

VOL.    l.XXI. 


SVE  ìic) 

del  golfo  smisuralo  di  Bolnia  e  vicino  <i 
quello  di  Finlandia,  in  posizione  eccel- 
lente come  punto  strategico  d'osservazio- 
ne. La  perdita  di  questa  bella  e  ricca  pro- 
vincia, e  de'forti,  coraggiosi  e  laboriosi 
suoi  abitanti,  fu  uno  scacco  o  perdita  e- 
riorme  per  la  potenza  svedese,  anche  per 
la  sua  grandissima  importanza  politica 
e  militare.  Dappoiché  l'isole  d'Aland  e  il 
suoarcipelago  al  nord-est  di  Stockholm, 
altre  volte  proteggevano  quella  capitale, 
ed  ora  la  minacciano  dacché  i  russi  ne  so- 
no signori;  perciò  gli  svedesi  considera- 
no i  russi  quali  nemici  nati  della  Svezia. 
Wiburgo  o  Viborg  è  il  capoluogo  del- 
la Cardia  e  della  primaprovincia  di  Fin- 
landia, città  conquistata  dai  russi  all'in- 
cominciar del  secolo  XVIII;  la  città  più 
importante  della  Finlandia  è  ora  Hel- 
singfors,  ed  é  la  capitale  della  Finlan- 
dia russa,  prima  essendolo  Abo.  La  piaz- 
za di  Svveaborg  è  nominata  la  (jibiller- 
ra  del  Nord  e  la  chiave  di  Finlandia.  La 
fortezza  è  una  meraviglia, e  fu  già  lo  spa- 
ventode'russi. Nicolò!  imperatore  diRus- 
sia con  una  diga  in  forma  d'argine  la  con- 
giunse a  Helsingfors.  Gli  antichi  chiama- 
rono filini  o  fenid  il  popolo  die  abitava 
le  due  rive  del  golfo  di  Finlandia,  la  cui 
origine  ha  comune  co'Iaponi,  estonii  e  li- 
vonii.  Il  linguaggio  de'finlandesi  dilferi- 
sce  dallo  svedese  e  dal  russo,e  quasi  tutti 
professano  il  luteranismo:  quando  pas- 
sarono sotto  il  dominio  della  Svezia  avea- 
no  i  loro  re.  La  Finlandia  non  è  popola- 
ta proporzionatamente  alla  sua  estensio- 
ne: Abo  n'era  l'antica  capitale,  l'odierna 
è  lielsingfors,  che  possiede  il  migliore  suo 
porto,  ma  è  troppo  angusto;  le  altre  prin- 
cipali sonoNystad,  Vasa  e  Uleaborg.  Se- 
condo il  G/or/j^/c  di  Pietroburgo  óti\  i853, 
la  popolazione  della  Finlandia  è  al  pre- 
sente 1,675,000  anime  circa,  calcolan- 
dosi il  suo  accrescimento  dal  i84'  a  det- 
to anno  di  208,8?.)  abitanti.  Ailunque 
la  Svezia  dopo  le  dette  peidite  della  Fin- 
landia, o  della  Botnia  orientale  o  Ostro 
Bolnia,  e  d'una  parte  considerabile  della 

9 


,3o  SVE 

LapponiOjpure  la  sun  popolazione  èdi  più 
che  3  niiliouì  e  mezzora  classe  nobile  pe- 
rò vi  è  mollo  numerosa,  e  vi  si  (.ontano 
oltre  2^00  famiglie  magnatizie.  A  que- 
sta popolazionedevesi  aggiungere  quella 
della  ricordala  isoletta  di  s.  Bartolomeo, 
e  quella  di  Non>egia  (/^)  di  più  che 
1,800,000  abitanti,  parte  occidentale 
della  monarchia  svedese  o  della  penisola 
della  Scandinavia,  regno  particolare,  in- 
di visibile,ereditario,8cggetto  al  redi  Sve- 
zia, avente  per  capitale  Cristiania  (^'), 
ove  risiede  il  governatore  generale  del  re- 
gno e  luogotenente  del  re,  che  d'ordina- 
rio dimora  in  Isvezia.  Siccome  in  questo 
articolo  dovrò  riparlare  della  Danimar- 
ca, altro  regno  scandinavo  del  Nord,  tro- 
vo relativo  e  conveniente  pe'  confronti, 
non  che  per  rimarcare  il  sensibile  incre- 
mento fatto  dalla  sur.  monarchia  nel  nu- 
mero degli  abitanti,  dopo  l'epoca  in  cui 
pubblicai  il  suo  articolo,  di  qui  riportare 
le  seguenti  brevi  nozioni.  Fertanto  lessi 
in  una  statistica  notificala  neh  853:  che 
la  popolazione  del  regno  danese  propria- 
mente detto,  comprese  l'isole  e  le  pro\  in- 
de del  Jutlanil,eia  il  i."di  febbraio 1 8  7o 
di  1,406,747  abitanti.  La  popolazione  di 
tutto  il  regno,  compresi  i  ducati  d'Hol- 
steinediSchles-\vig,ed  il  ducalo  diLauen- 
l)urgo(che  la  Danimarca  ricevè  nel  1  8  1  ? 
per  indennizzo dellaNorvegia ceduta  alla 
Svezia,  il  che  pure  notai  aScuLESwiG,  ed 
ove  riparlai  dell'  Holstein  e  del  Lauen- 
bnrgo),  era  neIi85o  di  2,348,100.  Se  a 
questa  cifra  si  aggiungonoquella  delle  co- 
lonie del  nord,  78,800;  e  quella  delle 
colonie  delle  Antille,  3c),6oo,  il  totale 
della  popolazione  della  monarchia  dane- 
se nel  1 85o  ascese  a  2,465,5oo  abitanti. 
La  popolazione  marittima  vi  è  poco  im- 
portante, malgrado  che  le  coste  tIellaDa- 
nimarca  sieno  mollo  estese.  Anche  nella 
Svezia  l'emigrazione  in  America  si  fa  di 
anno  in  anno  più  forte, ed  assume  un  ca- 
rattere iMiito  più  minaccioso  che  in  mol- 
tissimi sili  In  popolazione  sul  continente 
scandinavo  non  si  va  per  nulla  numen- 


SVE 
landò:  dalla  Norvegia  soltanto  neh  853 
arrivarono  nel  Canada  più  che  5ooo  e- 
migrati.  Gli  svedesi  sono  d'alta  statura  e 
di  costituzione  robusta, avvezzi  a  v"ta  fru- 
gale e  semplice,  alle  privazioni  e  alle  fa- 
tiche, soprattutto  nelle  campagne, dove  i 
costumi  risultano  onesti  e  ospitali:  for- 
mano essi  un  popolo  essenzialmente  guer- 
riero; sono  dolali  al  supremo  grado  di 
quella  pazienza  inalterabile, di  quella  ras- 
segnazione al  patimento,  di  quella  abne- 
gazione de'godimenti  della  vita,  di  quel 
coraggio  di  calma  e  perseverante, che  so- 
no mai  sempreslati  l'appannaggio de'po- 
poli  del  nord.  Sono  anche  probi,  e  quelli 
delle  classi  agiate  sono  pure  valorosi  e  col- 
ti, hanno  idee  elevale  dell'onci  e,e  sono  as- 
sai gelosi  degl'interessi  nazionali:  seguo- 
no nel  vestiario  e  nelle  conversazioni  la 
moda  francese,  onde  furono  detti  i  fran- 
cesi del  nord.  La  popolazione  d'inferiore 
condizione  usa  le  vesti  uniformi  a  quel- 
le de'danesi:i  divertimenti  popolari  con- 
sistono pure  nello  sdrucciolare  sul  ghiac- 
cio, e  nelle  corse  sulla  slitta,  perciò  es- 
sendovi bravi  patinatori. Oh  svedesi  han- 
no molta  airinilìi  cogli  abitanti  della  Ger- 
mania settentrionale.  La  carnagione  e  la 
forma  varia  secondo  le  provincie.  Nel- 
la Gozia  li  distingue  il  capello  biondo  , 
l'occhio  ceruleo,  ed  una  fisonomia  fran- 
ca ed  aperta.  Verso  il  Norrland  bruna  è 
la  chioma,  e  trasparisce  dal  guardo  la  vi- 
vacità e  una  espressiva  ferocia.  I  lappo- 
ni sono  in  generale  piccoli  e  meno  robu- 
sti delle  proprie  donne,  le  quali  sono  pu- 
re meglio  di  essi  formale, ed  hanno  il  vi- 
so largo,  le  pouiellc  (Ielle  gote  sporgen- 
ti, la  pelle  bruna  e  oleosa ,  gli  occhi  di 
color  celeste,  incavali,  piccoli  e  cisposi,  il 
naso  schiacciato  e  coi  lo,  le  labbra  gros- 
se, le  orecchie  piccole,  i  capelli  corti,  ispi- 
di e  neri,  la  b.uba  rara,  la  lesta  grossa 
erotonda,  il  petto  largo,  il  ventre  conca- 
vo e  stretto,  le  coscie  e  i  piedi  assai  sottili, 
la  voce  spiacevole  e  stridula.  Sono  cor- 
diali. Ospitali;  talvolta  i  montanari  ostili 
e  sospettosi:  di  umore  allegro, intelligen- 


S  V  E 

li,  ngilissimi  e  forti,  inclinali  alla  pigri- 
zia, e  longevi  senza  che  imbianchiscano  i 
capelli  per  1'  ordinario.  Talmente  rada 
riesce  la  popolazione  neliaSvezia,e  le  co- 
municazioni sono  così  poco  frequenti  in 
molte  parti,  che  in  modo  rimarcabile  vi 
si  conservano  le  usanze  antiche:  la  Da- 
lecarlia  è  soprattutto  famosa  per  la  fedel- 
tà de' suoi  abitanti  agli  usi  degli  avi.  Il 
contadino  svedese  è  sommamente  super- 
stizioso.La  lingua  svedese  somiglia  mollo 
alla  danese  e  alla  norvegia,  e  deriva  evi- 
dentementedalla  slessa  sorgente  della  te- 
desca: altri  la  dicono  dialettogotico.  Cat- 
fpau  dopo  aver  detto  qualche  cosa  delle 
3  lingue  che  si  parlano  ne'dominii  sve- 
desi, cioè  lo  svedese  propriamente  detto, 
i!  fìnlandeseell  lapponese, accenna  le  dot 
te  fatiche  del  celebre  Ihre,  colle  quali  egli 
intese  provare  che  le  due  ultime  di  quel- 
le lingue  sieno  in  origine  poco  diverse,  e 
dominassero  nella  Scandinavia  avanti 
l'arrivo  di  Odino  e  de'goli.  In  falli  si  cre- 
de che  i  lapponi  sieno  un  ramo  de'fin- 
nesi,  cacciati  dal  loro  paese,  e  la  parola 
la ppes  sìon'ifìca  esiliati:  i  lapponi  si  chia- 
mano eglino  stessi  Sani  oSorns,  ma  diffe- 
riscono da'finnesi  in  quanto  al  fisico  e  al- 
le morali  qualità.  E"  certo  almeno  che  le 
lingue  di  questi  due  popoli  hanno  fra  lo- 
ro molla  affinità,  quantunque  fra'Iappo- 
ni  la  lingua  naturalesia  alterata  da  molli 
particolari  dialetti  derivanti  dal  gotico. 
Leggo  neirOrsato,  Historia  di  Padoi'a, 
p.  I  3  I ,  che  Teodorico  re  de'goli  nel  493 
fatto  padrone  d'Italia,  col  consenso  del- 
l'imperatore Anastasio  I,  perchè  non  a- 
vessero  più  gl'italiani  in  orrore  il  nome 
de'goti  invasori,  e  non  piìi  li  nominasse- 
ro barbari,  non  solo  egli  con  tulli  i  suoi 
vestì  '.'abito  romano,  ma  alla  favella  e  al- 
le leggi  di  Pioma  s'accomodò,  onde  dei 
due  popoli  fitto  uno  solo,  anche  di  due 
linguaggi  se  ne  formò  uno,  ne'quali  la- 
tineggiando la  barbarie,  e  barbareggian- 
do la  latinità,  nacque  la  bella  lingua  ita- 
li.uia.  Ma  trovo  pure  in  Muratori,  Dis- 
seti. 32:  Dell' origine  della  lingua  ilalia- 


S  V  E  1 3  r 

na,  provato  che  all'arrivo  de'goti  e  lon- 
gobardi in  Italia  era  già  introdotta  la  cor- 
ruzione del  linguaggio  latino,  e  doversi 
tenere  per  f  dso,  che  principalmente  sot- 
to i  goti  e  i  longobardi  nascesse  e  fosse  ri- 
dotta al  suo  vero  stato  la  lingua  volsja- 
re  italiana,  di  cui  ora  ci  serviamo.  Fu 
questo  cambiamento  opera  di  molli  seco- 
li, dopo  gli  antichi  romani. IMuiatori  cre- 
de verosimile,  che  in  tempo  de'longobar- 
di  e  franchi  non  poco  crescesse  la  corruzio- 
ne della  lingua  latina, allorquando  gran 
moltitudine  allevata  nella  lingua  germa- 
nica si  scaricò  sopra  1'  Italia,  imparò  il 
linguaggio  de'  popoli  vinti,  siccome  più 
dolce,e  parlandolo  introdussero  nella  no 
stra  lingua  vari  loro  vocaboli,  e  serviro- 
no a  mutar  piìi  di  prima  la  pronunzia  e 
desinienza  delle  parole  latine,  al  che  mol- 
io  cooperò  l'ignoranza  d'  allora.  Per  le 
slesse  ragioni  sembra  potersi  ammette- 
re, che  qualche  vocabolo  già  vi  avessero 
introdotto  i  goti,  ma  non  assolutamente 
I'  amalgama  degl'  idiomi  e  il  principio 
dell'italiano,  come  scrisse  Orsato.  Della 
lingua  italiana  parlai  a  Italia,  Lingua, 
e  iu  tanti  luoghi,  come  nel  voi.  LXV,  p. 
120.  Nella  Svezia  sono  comuni  le  lingue 
francese  etedesca,efra'dolti  anche  la  Ia- 
lina. Siccome  la  lingua  svedese  è  poco 
nota  fuori  de'limiti  della  Svezia  e  degli 
altri  legni  del  nord,i  letterali  svedesi  di 
sovente  pubblicarono  le  loro  opere  in  la- 
tino, e  poi  anche  in  tedesco  e  francese. 
La  necessità  di  cercare  le  notizie  ne'libri 
delle  altre  lingue,  rende  fimiliari  a'Iet- 
lerali  parecchi  idiomi  slranieii,  paitico- 
Idi  mente  l'italiano,  il  franceso,il  tedesco  e 
l'inglese: generalmente  parhiudo  posseg- 
gono gli  svedesi  molla  ficililà  per  appren- 
dere le  differenti  lingue.  Abbiamo,  Jona 
liallenberg,  Disquisilio  de  noniinibns  in 
lingua  suiogolhica  lucisy  et  visus  cnllus- 
qne  Solaris  in  eadem  lingua  Vf-siigiis, 
Stockholmiaei8i6.  Joan.  Ihre,  Gtossa- 
riuni  svco-golhicunì,Up>)^\\iiei  769. Dom. 
Erico  Lindahl  e  Job.  Ohriing,  Lexicon 
Inponicuni,  cuni  inlerpfeUUione  vocabu- 


i32  SVE 

lorum,  succo-latino,  et  indice  siierano- 
laponico,  auctitiit  f^raninialica  laponira, 
JJolrniaeiySo.  G.  Benvall,  Lexicon  Un' 
f^uae  fìnnicac  cuni  interprctatione  cìupli- 
ci  copiosore  latina, breviore  germanica, 
Aboae iJò-26.  Vocahiilaire  francois-sve- 
clois et svedois-f rancois ,S\.QÒà\o\m  i  773. 
V.  K.  Auccer,  Lcx cinibrica  antiqua  lin- 
gua clanica  variis  lectioni,  versione  lai. 
animadvtrs.  et  interpretamcnds  illuslr., 
Ilaf'niaei  783.MaUli.  i\a^tv\ì\),Principes 
généraux  de  in  langue  danoise,  Copen- 
liaguei797.  Ottonis  Sperlingii,  De  da- 
nicae  liiiguae,etnominis antiqua  gloria, 
et  praerogaliva,  inler  seplentnonales 
comnicnlariolus,  lIarniaeiGc)4-  Baclenii 
Toichidi,  lìonia Danica ,liarnioniain  at- 
(jue afTiidlateni  linguae  danicae cuni  lin- 
gua romana  exliibens,  Hafniae  i6qq. 
Corpus /uri  s^'cco-gothorum  antifjui,Slo- 
ckholmiaei  S'?.'/.lì.Ve[)\\ei-^,De  la  grani- 
maire  si'edoise-franroisc,W'nsleìasì'j^o. 
Pelli  Fiellislròm,  Grammatica  lappo- 
nica,  riolmiaei  738.  In  norvegio:  M.  A. 
Boyes,  TIoandbog  i  den  geographi,for- 
ue/nmclig  til  brung  i  de  laerdc  skoler, 
Chiisliaiiia  180?..  P.  A.  Mundi,  ed  E. 
R.  Unger,  Fagrskinna  Kortfasset  Norsk 
Kongcsoga,  Clu'istianiai847.  Ad  Ame- 
rica rìporlai  l'opinione  se  vi  posero  pie- 
de gli  seandinavi  prima  diColoii)b(),e  che 
alla  Groenlandia  approdarono  gl'islan- 
desi. La  grande  isola  dell'Islanda,  quasi 
interamente  compresa  neir  Atlantico  set- 
tentrionale, qualche  geografo  la  conside- 
jò  come  un'isola  americana,  ma  l'uso  è 
d'assegnarla  all'Europa  e  alla  monarchia 
danese.  Fu  scoperta  nell'SGi  dal  pirata 
norvegio  Nadoco,  nell'  864  lo  svedese 
Goerdars  la  conobbe  più  esattamente,ed 
il  norvegio  Floke  le  die  l'attuale  nome. Il 
norvegio  Ingolf  neir87G  vi  tradusse  una 
colonia  di  compatriotti.  Vi  fu  introdot- 
to il  cristianesimo  verso  il  secolo  XI.  ÌNel 
1261  venne  in  potere  della  Norvegia, e 
neh  3c)7  anche  dellaDauimarca  pel  trat- 
talo di  Calmar,  e  Ciisliano  111  vi  eslinse 
il  cattolicisuiopcr  introdurvi  il  fatale  iu- 


SVE 
teranismo,  restando  l'isola  in  potere  dei 
danesi. Gl'islandesi  hanno  conservato  più 
d'ogni  altro  popolo  del  nord  gli  aiilichi 
costumi  eia  lingua,parlanoquellachean- 
licamenle  parlavasi  in  Danimarca,  Sve- 
zia e  ÌNorvegia,  anzi  la  conservano  tanlo 
pura,che  intendono  facilmente  i  loro  piti 
antichi  storici  monumenti.  Abbiamo  sul- 
l'idioma islandese  di  J.  WolfT, /?/<// ^ArZ- 
fì.  lellunic  Rim-Stok,  ou  Calendrier  rn- 
nicjue  et  un  line  de  l'Edda  Soemundar 
appelé  Thryms-  Quida,  Pa  1  is  1 8 2 o. 

Le  antichità  formaiono  altre  volte  il 
primario  oggetto  delle  licerche  de'letle- 
rali  svedesi,  e  celebri  sono  i  monumenti 
runici,  scritti  in  caratteri  particolari  de- 
gli antichi  popoli  del  nord,  e  de'quali  O- 
dino  introdusse  l'uso  dalla  Scizia  sua  pa- 
tria, come  conquistatore,  legislatore  e  dio 
de'[)opoli  del  settentrione.  I  caratteri  ru- 
nici, dilferenti  da  tutte  le  altre  iSV/77/»rrj 
appartenenti  ad  una  lingua  che  si  crede 
la  celtica,  si  trovano  tagliati  sopra  le  ru- 
pi, sopra  le  pietre,  e  sopra  i  bastoni,  nei 
pae.si  settentrionali  di  Svezia,  Norvegia  e 
Danimarca,  ed  anco  nella  parte  piìi  set- 
tentiionale  della  Tartaria.  Alcuni  dotti 
credono  che  i  caratteri  runici  non  si  cono- 
scessero nel  nord  che  dopo  la  promulga- 
zionedell'evangelo  a'  popoli  abitanti  del- 
la contrada.  Dissi  altrove  che  i  caratteri 
runici  si  consideranogotici,eda  Goti  che  ■ 
nel  secolo  IV  un  loro  vescovo  stabili  lo  nel-  ' 
la  Tracia  e  nella  IVIesia, chiamato  Lltìla, 
tradusse  la  Bibbia  in  lingua  gotica  e  la 
scrisse  in  caratteri  runici,  per  cui  di  que- 
sti alcuiu  lo  crederono  inventore,  oalme- 
no  aggiunse  alcuni  nuovi  caratteri  aH'.d- 
fabelo  runico,  già  conosciuto  da'goli.  Al- 
l'arlicoloGoTi  notai  pure  che  si  disse  gotico 
quclloche  loro  appartenne, come  i  carat- 
teri denominali  gotici  o  romani  alterali 
lisciti  nelle  bolle  pontificie  ,  dichiarando 
però  nel  voi.  LXVJ,  p.  gS,  non  doversi 
essi  reputare  gotici.  Impropriamente  fu- 
rono dell  ica  rat  t  eri  gotici,  longobardi,  sas- 
sonici,  e  franco-gallici  gli  antichi  caratte- 
ri romani,  per  qualche  modificaziooe  che 


S  VE 

ciascuna  di  tali  nazioni  loro  nirecò,  come 
dimostròMaffei  nell'/?/o;.  diploni.^.i  i3, 
contro  le  asserzioni  de'dolti  pp.  Papebro- 
cliio  e  Mabillon.La  scriltnia  denomina- 
ta impiopriameiite gotica  l'introdusse  A- 
driano  VI  nella  Dataria  apostolica',  de- 
turpamento di  forme  piuttosto  olandesi, 
perchè  gli  scrittori  erano  d'Utrecht. Nello 
stesso  orticolo  Goti  e  in  tanti  luoghi  im- 
pugnai la  sedicente  architettura  gotica,os- 
sia  di  stile  o  gusto  impropriamente  deno- 
minato gotico: altri  lo  chiamano  ogivuk-, 
altri  genere  d'architettura  di  archiacuti 
ed  anche  composto,  altri  stile  arabo  te- 
desco detto  gotico  per  eccellenza,  e  ripe- 
to impropriamente.  Tra'  svedesi  le  scien- 
ze fisiche  divennero  in  un  colla  storia  na- 
turale nel  secolo  passato  i  loro  studi  pre- 
diletti, e  furono  con  grande  successo  col- 
tivale specialmente  da  Carlo  Linneo  na- 
toinSmalania  e  celeberrimo  natiu'alista, 
professore  di  botanica  ad  Upsal  e  autore 
d'  immortali  opere.  Pier  Giona  Bergius 
professore  di  storia  naturale  a  Stockholm 
e  autore  di  vari  buoni  libri.  Carlo  Gugliel- 
mo Scheele.  uno  de'creatori  della  chimi- 
ca moderna,  ma  veramente  altri  lo  dico- 
no nato  a  Stralsunda,  autore  del  Trattalo 
dell'aria  e  del  fuoco.  Torbern  Dergman 
professore  di  chimica  ad  Upsal, nato  a  Ca- 
tharineberg  ,  autore  di  molte  scoperte  e 
di  pregiate  opere.  La  poesia,  l'eloquenza, 
la  storia  contano  pure  parecchi  scrittori 
svedesi  di  gian  merito,  e  troppo  poco  nel 
rimanente  d'Europa  conosciuti.  11  regno 
di  Gustavo  III  viene  consideralo  come  l'e- 
poca più  brillante,  pegli  uomini  di  lette- 
re e  pegli  artisti.  Degli  uni  e  degli  altri  la 
Svezia  ne  vanta  un  bel  numero,  ed  assai 
maggiori  compresi  quelli  de'  precedenti 
.«■ecolijedel  corrente  come  il  Berzelius ce- 
lebrato principe  della  chimica,  scienza  di 
cui  parlai  a  Speziale:  ricorderò  l'astro- 
nomo Andrea  Celsius,  nipote  del  dotto  na- 
turalista Magno  Nicolò  Celsius,  Federico 
HasseKjuist  naturalista  e  unode'più  rag- 
guardevoli allievi  dell'illustre  Linneo,  il 
vescovo  Tcgner  poeta  famoso,  lo  scul- 


SVE  i33 

tore  Sergel,  il  matematico  Rlingenstier- 
na,  il  poeta  Beranger,  l'altro  poeta  Wal- 
lerius  morto  nell'anno  1832,  ultimo  del 
così  detto  periodo  Gu^taviano,  e  più  di 
ogni  altro  rinomato  pe'  canti    popolari. 
In  Roma  e  nello  stato  pontificio  fioriro- 
no Nicolò  Bielke  Senatore  di  Roma,  e  lo 
scrittoreab.  Lorenzo  IgnazioThjulen, au- 
tore de'  Dlaloglù  nel  regno  de  morti.  Tra 
gli  svedesi, prima  della  pretesa  riforma  re- 
ligiosa, fiorirono  in  santità  di  vita  un  bel 
numero  di  persone  d'ambo  i  sessi,  e  di 
alcimi  ne  parlerò  in  seguito,  così  di  altri 
illustri  storici,  scrittori,  e  valorosi  guer- 
rieri, e  fra  i  sovrani  emiuentemenle  si  di- 
stinsero i  fulmini  di  guerra  Gustavo  li  X- 
dolfoeCarlo  Xll,figliadel  i ."essendo sta- 
ta la  famigerata  regina  Cristina  dottissi- 
ma e  fautrice  de'scienziati,  onde  circondò 
il  suo  trono  da  Grozio,  da  Descartes  e  da 
altri  valenti  letterati,  non  che  Gustavo  I 
e  Gustavo  111.  Egualmente  nelle  dignità 
ecclesiastiche  furono  elevati  molti  svede- 
si, arcivescovi  e  vescovi.  Nella  Svezia  l'e- 
ducazione vi  è  molta  ratfiuata, e  sparsa  in 
tutte  le  classi  della  società.  Le  scienze  e 
la  letteratura  sono  da  4  e  più  secoli  col- 
ti vale  con  successo.  Numerose  sono  le  so- 
cietà scientifiche  e  letterarie,  ed  insieme 
anche  interessanti:  la  società  degli  anti- 
quari fu  stiibilila  neh  668,  la  medica  si- 
no dal  1 688, l'accademia  regia  dellescien- 
se  Io  fu  nel  1789.  Bisogna  pure  ricorda- 
re l'accademia  svedese,  la  quale  intende 
al  perfezionamento  della  lingua  naziona- 
le,e  la  societàdelle  scienze  d'Upsal  fontlata 
nel  I  728.  11  congresso  scandinavo  de'na- 
turahsti  si  adunò  in  Stockholm  neli85i: 
essosi  componedi3  j6 membri, cioè3'-  da- 
nesi, I  I  norvegi,  i  1  finlandesi  e  de'Iuoghi 
vicini,  gli  altri  della  Svezia.  Il  congresso 
tenne  3  sedute  pubbliche  generali,  e  la  i.* 
alla  presenza  del  re.  Calteau  descrisse  le  3 
univeisità  che  a  suo  tempo  erano  floride 
nellaS vezia,cioè  d'Upsal  non  molto  lonta- 
na dalla  capitale,  d'  .Abo  nella  Finlandia, 
edi  Lunden  nella  Scania;  parlò  de'più  ce- 
lebri professori  che  vi  aveano  insegnato, 


i34  SVE 

(Ielle  piiiicipali  rarità  clie  contenevano, 
dc'collegi,  ginnasi  ealui  stabilimenti  per 
l'educazione  de'due  sessi.  Al  presente  non 
\i  sono  elle  le  due   rinomate  università 
«.rUpsal  e  di  Lund,  la  i  ."essendo  una  del- 
le più  celebri  d'Europa,  olirei  i  ginnasi: 
in  generale  l'educazione  pubblica  viene 
accuratamente  diretta  e  con  buon  succes- 
so, e  l'istruzione  primaria  è  molto  disu- 
sa.Negli  ultimi  anni  il  numero  de'Ioro  stu- 
denti notabilmente  si  aumentò.  Nel  i  S^G 
l'università  d'Upsal  ne  contò  800,  quel- 
la di  Lund  appena  326.  Neil  852  trovo 
nella  i.^i  559  studenti,  nella  2/  526,  in 
lutti  2o85,de'quali  481  studiavano  teo- 
logia, 5o3  legge, 248  medicina, e  827  col- 
tivavano diverse  altre  scienze.  Di  questi 
2o85  studenti,663,cioè  più  di  un3.°,era- 
no  figli  di  cittadini,  19  i  appartenevano  al- 
la nobiltà  e  729  alla  borghesia. In  tutta  la 
Svizia  si  coniano  più  di  5o  stamperie,  un 
3."  delle  quali  trovansi  a  Stockbolm,  e 
si  calcola  che  pubblichino  annualmente 
circa 4 00  opere.  La  Svezia, uno  de'più  an- 
tichi regni  d'Europa,  è  una  monarchia 
con  governo  temperato  e  rappresentati- 
vo. Il  trono  è  ereditario  nella  linea  ma- 
scolina del  re,  il  quale  deve  professare  la 
religione  luterana  detta  Evaugtlica  della 
Confessione  Augiistana:  la  sua  persona 
i  inviolabile  e  sagra,  ed  i  ministri  sono 
responsabili.  E'  assistito  da  un  consiglio 
di  stato  composto  di  9  membri, compresi 
i  ministri  ei  grandi  uHìzìali  della  corona. 
Una  dieta  generale  o  stortingh  limita  il 
potere  del  re,  e  si  compone  de'4  ordini, 
cioè  della  nobiltà,  del  clero,  de'rittadini, 
e  dc'proprietari  rurali.  Il  capo  d'ogni  fa- 
n)iglia  ha  il  diritto  di  sedere  in  delta  as- 
semblea; il  clero  vi  è  rappresentato  dal- 
l'arcivescovo d'Upsal,  dngli  i  I  vescovi  del 
regno,  e  da'deputali  del  clero  interiore. 
Questa  rappresentanza  nazionale  ultima- 
mente si  costituiva  di  1  1  00  capi  di  fami- 
glie nobili,  di  70  ecclesiastici  o  letterali, 
diioo  deputati  di  città,  e  di  260  proprie- 
tari riuidi.  l'or  essereeleggiblle  nt;lla  rap- 
presentazione dell'ordine de'cilladuii  bi- 


S  V  E 

sogna  essere  proprietario  di  terra,  ed  ap- 
[)artenere  ad  una  famiglia  in  modo  per- 
manente addetta  all'agricoltura:  i  depu- 
tati della  citladinanza  sono  nominati  da- 
gli abitanti  delle  città.  Ogni  ordine  ha  il 
suo  oratore  e  vice-oratore.  I  deputali  del 
clero, della  cittadinanza  e  del  contado  ven- 
gono spesati  in  tull'i  conti  da'Ioro  commit- 
tenti. Ciascun  ordine  delibera  separata- 
mente, se  le  decisioni  per  essere  adottate 
haimo  d'uopo  d'ima  semplice  maggioran- 
'/a;  perchè  una  pioposizione  di  legge  sia 
in  grado  di  ricevere  la  sanzione  regia,  ba- 
sta che  sia  accettata  da  3  ordini.  Il  re  ù 
il  capo  dei  potere  esecutivo:  non  può  la- 
re né  abrogar  leggi,  imporre  tasse,  dichia- 
rar guerra,  senza  il  consenso  della  dieta, 
che  adunasi  per  diritto  ogni  5  anni,  e  più 
spesso  ove  il  le  lo  giudichi  conveniente, 
diuando  lesessioni3  mesi.  L'apertura  rlei- 
la  dieta  si  proclama  dagli  araldi.  11  re  no- 
mina a  tutti  gl'impieghi,  scegliendoli  fra 
i  candidali  che  il  senato  gli  presenta.  La 
cancelleria  regia  comprende  due  diparli- 
menti,  quello  dell'interno  e  quello  degli 
alfari  esteti.  Vi  è  pine  il  dipartimento  o 
segreteria  pel  culto,  e(jueI!o[)er  la  guerra. 
Una  camera  delle  finanze  è  incaricata  ilei 
tesoro;  l'amminisliazione  del  commercio 
e  quella  delle  minieie  sono  ciascuna  sol» 
lo  la  soprintendenza  d'un  collegio  specia- 
le. Gli  svedesi  hanno  da  antichissimo  tem- 
po un  codice  di  leggi  tanto  civili  che  cri- 
minali, delle  quali  ponno  a  ragione  an- 
dargloriosi.  Mia  testa  dell'amminislrazio- 
ne  della  giustizia  trovasi  il  tribunale  re- 
gio supremo,  al  quale  sono  subordinate 
le  corti  regie  di  Stockholm  per  la  Svezia 
propria,  e  di  loenkoeping  perlaGozia  che 
forma  un  4-°  della  Svezia.  Fino  dal  IX 
secolo  la  Svezia  abbracciò  con  entusiasmo 
i  puri  dogmi  della  religione  cattolica,  e  pei 
successivi  zelanti  banditori  dell'evangelo 
fu  compita  la  sua  conversione  dal  paga- 
nesimo al  cristianesimo.  Per  VII  secoli 
uiniitenne intemerata  la  sua  credenza  re- 
ligiosa, anzi  notai  a  Stati  l  Regm  TRir.u- 
T.\r.i  ALLA  s.  SedEjcIic  per  tale  si  dichùrò, 


S  V  E 

oltre  la  Svezia,  anche  la  Norvegia  e  !;•  Da- 
nimarca (e  {|uesta  fino  da  Canuto  II  nel 
I  o  i4)Come  lo  erano  la  Russia  e  la  Prus- 
sia)j  ma  ne'primi  anni  del  secolo XVI  vj 
penetrarono  i  pestiferi  errori  di  Lutero 
(/^),  e  ijueirillustre  chiesa  rimase  sepa- 
rata dalla  cattolica  unita  e  dalla  s.  Sede. 
Nel  secolo  XVII  il  re  Gustavo  II  Adolfa 
non  solo  fece  abbracciare  da  tutta  la  Sve- 
zia il  luteranismo  e  abbandonare  deHni- 
livameiile  la  vera  chiesa  cattolica,  rite- 
nendo però  l'antica  gerarchia  ecclesiasti- 
ca; ma  fu  il  principale  e  formidabile  fau- 
tore, che  sostenne  colle  armi  il  protestan- 
tismo di  Germania.  Quanto  allaLappo- 
nia ,  le  parli  svedese  e  norvegiana  sono  ge- 
neralmente di  religione  luterana,  la  parte 
russa  delia  religionegreci«scismatica:ncn- 
dimeno  tra' lapponi  esistono  ancora  mol- 
li costumi  pagani  nelle  loro  religiose  ce- 
remonie.  In  materia  di  religione  furono 
questi  popoli  trascurati  sino  al  i  660,  al- 
lorché Enrico  Bredal  vescovo  di  Dron- 
theimo  Nidrosia  luterano  vi  fece  qualche 
proselito,  ma  i  missionari  acattolici  non 
vi  riuscirono  a  far  proseliti  che  dopo  il 
i  7  r4-  Tra'  lapponi  si  trovano  traccie  v&- 
W^\o%Qdit  druidi,  e  degli  usi  degli  eiret.  A- 
dunqueil  luteranismo  èia  religione  dello 
stato,  nia  le  sedicenti  chiese  protestanti- 
che  sono  soltanto  simulacri  di  chiese.  La 
svedese  è  formata  e  governata  dall'arci- 
vescovo d'Upsal,  e  dai  I  vescovi  (i3  ne 
registrò  Calteau),  co'Ioro  arcivescovato  e 
vescovati;  da  prevostee  o  preposture,  da 
soken  o  parrocchie.  L'arcivescovato  è  U- 
psal,i  vescovati  Linkoeping  o  Lincoping, 
Skara  oAYzrrtjStrengnas  o  Sirfgn.es,F'e- 
stcrasoWeilevih,  TVexsio,  Lund,  Goe- 
theborg,  Calmar,  Carlstadt,  Hernoeàand, 
"Wisby.  dei  vescovati  in  corsivo,  siccome 
antichi,  ne  feci  gliarticoli,così  dc'scguenti 
vescovati  di  Norvegia,  e  come  i  primi  a- 
cattolici.  Cm/rt/z/VzoChristiausaiid,  Ber- 
gen,Dronlheim  0  Nidrosia,  Nordmarken 
e  Fiiunarken.  D'altii  vescovati  svedesi  e 
norvegi  non  più  esistenti,  pure  ne  scrissi 
l'articolo.  La  costituzione  di  cui  nel  1772 


S  VE 


i3 


luroco  piantatele  prime basi,guareutisce 
a  tutti  la  libertà  di  coscienza,  e  la  sicurez- 
za delle  persone  e  de'beni,  ninno  poten- 
do essere  processato,  se  non  in  conformi- 
tà della  legge.  La  tolleranza  de'culti  si  e- 
stende  alle  diverse  sette  formatesi  nel  re- 
gno, introdottevi  in  processo  di  tempo,  es- 
sendovi il  centro  di  quella  iS^'S^edenbor- 
gisti  [T''.).  A'nostri  giorni  colla  legge  dei 
I  5  luglio  I  8  |.5  fu  permesso  a  tutti  quelli 
che  professano  la  religione  cristi. /na,  sen- 
za eccezione,  di  celebrare  pubblicamente 
il  loro  culto.  Perciò  essi  furono  dichiara- 
ti esenti  da  tutte  le  tasse  personali;  e  le 
disposizioni  deila  legge  che  faceva  dipen- 
dere l'abilitazione  delle  successioni,  e  del 
battesimo  edegli  altri  sagramenti,  furono 
abrogate.  In  ricambio,  gli  ecclesiastici  dis 
sidenti  furono  sottomessi  alle  medesime 
prescrizioni,che  il  clero  dello  stato.  INIa  ol- 
ire quanto  deplorerò  verso  il  fine  di  que- 
st'ai licolo,leggo  nella  Civillà  cattolica, 1." 
serie, t.G,  p.  1 1  3, le  vessazioni  che  ancora  si 
fanno  nella  Svezia  contro  i  cattolici. «E'  la 
Svezia,  come  nessuno  ignora,  governai.! 
a  foggia  costituzionale,  e  il  suo  statuto  as- 
sicura a  tutti  gli  svedesi,  tra  molte  altre, 
anche  la  libertà  di  coscienza  e  di  stampa. 
Quest'ultima,  a  dire  il  vero,  è  anche  trop- 
po rispettata,  sicché  gli  scrittori  di  quel 
paese  stampano  quanto  lor  pare  e  piace, 
senza  verun  ritegno.  Onde  ne  provengo- 
no quotidiani  assalti  non  solo  alla  catto- 
lica religione,  ma  contro  i  ministri  e,  co- 
sa forse  unica  al  mondo,  contro  gli  stessi 
sovrani  che  governano  le  sorti  di  quella 
nazione.  In  sostanza,  per  gli  svedesi  non 
v'è  cos'i  cosa  sagra, che  non  la  possano  vi- 
lipendere  a  talento  in  virtù  della  libertà 
costituzionale.  Quanto  poi  al  libero  eser- 
cizio di  qualsiasi  culto  o,  per  meglio  di- 
re, del  cattolico,  cambia  la  bisogna.  Que- 
sto ad  onta  della  costituzione  si  persegui- 
t.irabbiosamente,  enon  pochi  sono  i  suoi 
cultori  clic  n'hanno  guai  e  sbandeggia- 
mento.  Or  (nel  1 8  5.f)  trattasi  dicondui- 
nar  all'esilio  7  povere  Monne  scoperte  ree 
di  null'allro,  fuorché  ilcll'aver  abb  indo  - 


i36  SVE 

Itala  la  religione  di  slato  per  abbraccia- 
re il  cattolicismo.  Sei  di  esse  sono  madri 
di  famiglia, che  rapite  a' figliuoli  ed  agli 
sposi  saranno  costrette  di  ramingare  in  e- 
slere  contrade,  (ino  a  morirvi  di  fame  e 
di  uiiseria.  Nello  scorso  settembre  (  i  853) 
di  altre  simili  vessazioni  furono  vittime 
due  innocentis><ime  donzelle.  Insomma  il 
governo  laicale  Iia  stabilita  la  sua  religio- 
ne che  debbesi  od  osservare  o  cambiare, 
se  meglio  piace,  con  qualunque  altra, 
i'uorcliècon  quella  che  si  professa  da  due- 
cento milioni  di  fedeli".  La  s.  Sede,  co- 
me poi  narrerò,  inviò  nella  Svezia,  pri- 
ma della  sua  separazione,  legati  e  nunzi, 
e  viceversa  la  Svezia  mandò  a'Papi  ora- 
tori e  ambasciatori,  anche  con  residen- 
za in  Roma,  ed  eziandio  sino  agli  ulti- 
mi tempi.  Ora  però  in  quella  metropoli 
tiene  soltanto  un  console  interino  resi- 
tlenleper  la  Svezia  e  la  Norvegia,  e  la  Da- 
nimarca vi  tiene  un  console  residente; 
mentre  il  Papa  tienenella Svezia  un  con- 
solegenerale  residente  in  Stockholm.  In- 
oltre laSvezia  e  laNorvegia  negli  stati  pon- 
tificii ha  il  console  in  Ancona,  e  vice-con- 
soli a  Civitavecchia,  Pesa  ro,Uavenna,  Ili- 
mini,  Sinigagliai  e  la  Danimarca  consoli 
in  Civitavecchia,  Pesaro,  Ancona  per  tut- 
ta la  linea  dell'Adriatico,  e  vice-console 
in  Sinigaglia.  Esistono  nella  Svezia  5  or- 
dini equestri  e  cavallereschi,  per  distin- 
guere la  nobiltà  e  il  merito;  i .°  de'iSerrt- 
ifini(f.)  assai  distinto;  2.°  della  Spada  o 
Spadt  (/'.)  pel  merito  militare  ;  3."  del- 
la Stella  polare  (/'.)  per  la  carriera  ci- 
vile; 4"  di  fVasa  (F.)  istituito  per  ri- 
compensa de'commercianli,  artisti,  dot- 
ti che  si  distinguevano  pe'  lavori  relali- 
"vi  all'economia  politica,  le  cui  opera- 
zioni tornavano  a  vantaggio  dello  sla- 
to, ec.  ;  5°  di  S\'tzia  o  di  Carlo  XIII. 
Questo  re  lo  istituì  col  proprio  nome  ai 
27  maggio  181  I  per  promuovere  tra  i 
suoi  sudditi  r  amore  scambievole  (però 
vnAV Aliìianach  de  Gotha  pour  V  aiinée 
1837:  Ordres  de  Chcvalcrit,^.  G6,  si  dice, 
j>our  les  employc*  supérieurs  dcs  fraucs- 


S  VE 

roacons,  presidces  par  le  fondaleur),  a- 
detnpiendo  non  meno  i  loro  doveri  ver- 
so il  principe,  che  soddisfacendo  altresì  a 
tutti  gli  obblighi  che  impongono  la  reli- 
gione, le  leggi  e  la  benevolenza  verso  i  si- 
mili e  l'umanità.  Ordinò  Carlo  XIII  ne- 
gli statuti,  che  olire  il  re,  l'erede  presun- 
tivo e  i  principi  reali  della  Svezia,  ì  qua- 
li dallo  stesso  re  sono  nominati,  non  pon- 
no  conseguire  la  dignità  di  cavalieri  se 
non  (jue'cìttadini  svedesi  che  siansi  distin- 
ti nell'esercizio  delle  ricordate  virtù.  Con- 
siste la  decorazione  equestre  ìd  una  ero- 
ce  smallata  di  colorerubino,  e  sormonta- 
la dalla  corona  reale.  Il  centro  della  cro- 
ce è  bianco,  e  contiene  un  triangcilo  che 
racchiude  la  lettera  G  (che  nel  citato  AL- 
ììianach  si  spiega  :  est  un  signe  de  l'ani- 
nitc  derordreaveclefiaucs-macons):  nel 
rovescio  poi  vie  il  numero  Xffl  posto  in 
mezzo  a  due  C  intrecciali,  per  allusione 
al  nome  del  fondalore.  Il  nastro  da  cui 
pende  la  croce  è  di  seta  oodata,  tinta  in 
color  di  fuoco.  Il  medesimo  Carlo  XHl 
istituì  anche  una  medaglia, in  premio  del- 
la bravura  e  [)el  coraggio  mostrato  nelle 
guerre  clamorose  del  suo  tem[)o  dalle  sue 
milizie:  questa  medaglia  è  d'oro  per  gli 
uniziali,e  d'argento  pe'sotloulUziali  e  pei 
soldati.  Il  nastro  di  seta  dalla  (|uale  peu- 
de,  metà  è  giallo  e  metà  celeste.  Vi  è  inol- 
tre la  medaglia  de  Serafini  o  óeWa  Dire- 
zione de' Pot'c ri,  che  si  conferisce  in  oro 
a  quelli  diesi  rendono  benemeriti  col  ze- 
lo loro  nel  provvedere  a'bisogni  de'po- 
veri.  Questa  medaglia  portasi  in  petto  co- 
me la  precedente  pendente  da  un  nastro 
di  seta:  da  un  lato  ha  l'efGgie  del  re  col- 
repigrafe:F/7</c//c<^?Z?.  G.  ReX Sveciae ; 
dall'altro  la  leggenda:  Orf/.e(7M.iS'cm;j/j//j. 
ReslauraliLs natali regis  LWiirj  e  l'iscri- 
zione: Vroceres  ciim  Principe  nectii  i  7  48. 
Lo  stemma  dellaSvezia  eNorvegia,secon- 
do  la  pubblicazione  de'20  giugno  i844i 
lo  descrive  lo  &[esio  A linana eli  rammen- 
tato. Tiercé  par  une  croix  paltce  d'or  à 
({ui  manque  le  bras  sinistre;  à  droite  au 
cautousupcrieur  Ueia  u'ois.:  d'azur  à  trois 


S  VE 

coui'onnes  d'or  2,  i , qui  est  de  Svède,  et  au 
canlon  inférieur:  aussi  d'azur  à  Irois  bar- 
res  ondée  d'argent,  aulion  d'or,  couion- 
nédegueules,  qui  est  de  Golhie;  à  gau- 
che: de  gueules  au.lion  d'or,couroniic  de 
tnéiue  et  lenant  en  ses  patles  une  bache 
d'arnies  d'argent,  emmanchée  d'or,  qui 
est  de  Noivège.  Devise:  Droit  et  Ventc. 
Notai  a  Danimarca  e  Stkmma,  che  sicco- 
nie  distiano  III  dopo  che  la  Svezia  eta- 
si emancipatadal  giogodanese,  continua- 
va a  pone  le  3  corone  del  Noid  sullo  stem- 
ma jegio  di  Daniraaica  e  JNoivegia,  eoa 
allusione  della  3.'  a  quella  di  Svezia,  il  re 
di  questa  Gustavo  1  Wasagli  mosse  guer- 
ra. Le  rendile  dello  stalo,  da  ultimo  e- 
ransi  considerevolmente  aumentate,  e  il 
debito  pubblico  negli  ultimi  anni  sembra 
diminuito.  L'organizzazione  attuale  dcl- 
l'eserci  lo  svedese  risale  aCarloXI, che  creò 
la  Svezia  qual  è  per  conto  amministrati- 
■vo  e  militare:  fece  questo  re  emanare  da- 
gli stati  generali  nel  iGiDO  un  atto  detto 
di  riduzione  e  di  restituzione,  in  virtù  del 
quale  tulli  i  dominii  della  corona  e  del 
cleio,  alienali  da  due  secoli  a  profitto  del- 
la nobiltà,  doveano  essere  tolti  agli  accjui- 
sitori  e  tornare  allo  stalo;  trovossi  così  il 
re  possessore  d'ima  massa  ragguardevole 
di  beni  fondi,  ed  egli  decise  d'  usarne  a 
costituire  in  modo  permanente  l'esercito 
nazionale,  il  qual  sino  allora  non  era  sla- 
to reclutato  che  con  leve  irregolari.  A  tal 
fine  distribuì  tulli  quei  dominii  in  feudi 
militari  di  diverse  grandezze,  gli  uni  dei 
quali,  col  nome  ili  basloelle,  furono  asse- 
gnati agli  ulliziali  d'ogni  grado  e  d'ogni 
arma,  gli  altri  a'soldati  di  cavalierini;  do- 
vendo \\  prodotto  di  tali  terre  tener  luo- 
go di  soldo  agli  ulliziali, ed  a'cavalieri  in- 
caricali di  farli  valere.  In  seguilo,  all'og- 
getto di  provvedere  alla  leva  delle  trup- 
pe in  generale  ed  al  mantenimento  de'sol- 
dali  d'infanteria,  Carlo  XI  concluse  colle 
Provincie  de'conlratti,  secondo  i  (juali  i 
proprietari  de'beni  Ibndi,  altri  da  «juelli 
delle  terre  nobdi, furono  scompartiti  in 
piccole  a&sociu^iuuccllecUia mule  rolUall, 


SVE  137 

ciascuna  delle  quali  somministra  un  uo- 
mo per  essere  soldato  in  vita,  ed  in  caso 
di  morte  o  d'mfermità  lo  sostituisce.  Le 
truppe,  la  cui  organizzazione  posasu  que- 
ste basi,  compongono  i  5  sesti  dell'eser- 
cito svedese,  e  vengono  designate  sotto  il 
nome  d'indelia  o  ripartite.  Tale  sistema 
si  è  conservato  sino  a'noslri  giorni;  sol- 
tanto la  ripartizione  de'proprielari  inas- 
sociazioui  incaricale  della  leva  e  del  mau- 
tenimento  del  soldato,  essendo  stata  re- 
golala secondo  l'estensione  del  territorio 
e  non  sul  numero  delle  persone,  associa- 
zioni tali  si  trovano  di  sovente  ridotte  a 
due  o  anche  ad  uu  sol  membro;  talvolta 
ancora  il  numero  de'membri  si  è  infini- 
tamente moltiplicato.  Di  più  essendo  nel 
I  ySgslato  reso  legale  il  possedimento  del- 
le terre  nobili  per  tutte  le  classi  di  cilla- 
ni,  r  esenzione  dal  reclutamento  diven- 
ne un  privilegio  inerente  a  certa  classe 
di  terre  e  non  di  persone.  In  casi  di  guer- 
ra tali  lene  privilegiale  sono  forzale  a 
provvedere  ad  una  leva  straordinaria  che 
riceve  il  nome  di  extra  roleritiges'i  scom- 
partisce tra  i  reggimenti  dell'indella.  Sei 
reggimenti  di  cavalleria  e  aS  reggimenti 
di  fanteria  trovansi  così  distribuiti  sopra 
tutta  la  superficie  dellaSvezia.l^er  i  i  mesi 
dell'anno  le  truppe  rimangono  a'propri 
focolari,  occupale  a  coltivar  le  loro  ter- 
re; solo  i  reggimenti  d'infanteria  vengo- 
no successivamente  adoperati  in  lavori 
straordinari,  come  costruzione  di  canali 
e  di  strade,  ed  allora  ricevono  un  soldo 
giornaliero.  Il  mese  di  giugno  è  assegna- 
lo ad  esercizi  generali,  il  quale  breve  spa- 
ziodi  tempo  basta  perdarea  quelle  trup- 
pe colonizzale  un'eccellente  tenuta  e  uu 
eipiilibiioperfelto;la  cavalleria  sopra  tul- 
io è  mia  delle  migliori  d'Europa.  I  3  reg- 
gimenti delle  guardie  a  piedi  ed  a  caval- 
lo, che  formano  la  guarnigione  della  ca- 
pitale, un  reggimento  di  cavalleria  leg- 
gera del  principe  reale,  ed  il  corpo  d'ar- 
tiglieria diviso  in  3reggimenti, compongo- 
no (piclla  parte  deircsercilo,  della  V'/tv/- 
S'udf  o  reclutalu,  ullalto  distili  la  dall'm- 


138  SVE 

delta  in  questo  che  non  pos<;ie(le  terre  e 
riceve  slipetidio  regolare;  e  ({uesle  truppe 
goiio  costantemente  sotto  learoii.  il  3.°  e- 
leaiento  dell'esercito  svedese  è  il  bevoe- 
ring,  cioè  la  coscrizione  o  riserva  nazio- 
nale, che  componesi  di  tutti  i  giovani  non 
maritati  da'  io  ni'^  anni;  dividasi  in  j 
classi  secondo  l'età  de'coscritti,  ed  una  di 
esse  si  raduna  ogni  anno  peri  5  giorni.  ( 
{giovani  cui  è  toccata  la  volta,  ricevono  un 
nbilo  e  delle  armi  e  vanno  a  riunirsi  al  reg- 
gimentocolonialedella  loro  provincia:do' 
pò  i  \H  giorni  d'esercizio  sono  prosciolti 
da  ogni  altro  servizio  militare  in  tempo 
di  pace;  se  scoppia  la  guerra  sono  sogget- 
ti ad  essere  richiamali  sotto  le  bandiere. 
L'amministrazione  dell'esercitosi  divide 
in  3  dipartimenti,  cioè  del  personale,  del 
niaterialeedel  disbrigo  degli  affari.  Leg- 
go in  due  statistiche  del  1 854.  Nella  r  .'che 
J'esercitodella  Svezia  ècompostodi3  par- 
ti,cioè  VlndtUa  forte  di  34,363  uomini; 
1'  esercito  Nazionale  del  Gothland,  che 
contaf)499uotu'"';eriuellodi  Bevoering, 
ch'è  una  speciedi  riserva,  la  quale  può  es- 
sere portata  al  numero  di  i  3o,ooo  uomi- 
ni. L'esercito  della  Norvegia  è  diviso  in 
due  parti,  cioè  le  truppe  nelle  varie  sta- 
zioni composte  di  14,324  uomini,  e  la  ri- 
serva landwchr con  gì 80  uomini:  oltre 
aciòhavvi  la  milizia  civica  della  città.  Nel- 
la 2."  che  l'eireltivo  dell'esercito  svedese 
in  tempo  di  pace  consiste:  fanteria,  divi- 
sa in  46  battaglioni  di  linea,  27  di  riser- 
va, ei  2  di  deposito,  85,000  uomini;  ca- 
valleria, composta  di  4o  squadroni  di  li- 
neaci odi  riserva,  5564  uomini; artiglie- 
ria, cioè  20  batterie  di  linea  e  5  di  riser- 
va, 44' ^^j  ossia  in  lutto  94,980  uomini. 
A  ciò  si  aggiungano  la  milizia  nazionale 
del  Gothland,  di  circa  8000  uomini,  e  le 
altre  milizie  ascendenti  ai  3, 000  uomini; 
dimodoché  l'elFettivo  di  tutta  la  forza  di 
terra,  compresi  i  soldati  del  treno,  stal- 
lieri, ec.  ammonta  a  pressoché  1 16,000 
nomini.  A  Carlscrona  vi  è  una  scuola  mi- 
litare che  contienecircai3ocadelti:Ia  sola 
fortezza  importante  del  paese  è  quella  di 


S  V  E 
Carlscrona,ch'è  pure  capoluogo  dclln  ma- 
rineria svedese.  Il  regnodiS^'eziaedi  Nor- 
vegia possiede  inoltre  una  flotta  propor- 
zionata al  lo  sviluppa  mento  del  le  sue  coste, 
chiamata  pure  Squadra  Sveco-Norvegi;i- 
na.  Questa  potenza  è  più  ancora  potenza 
marittima  che  continentale,  quindi  è  che 
con  ragione  ha  sempre  atteso  con  solle- 
citudine ad  accrescere  il  numero  de'suoi 
legni,  ed  a  formare  marioai  istruiti  e  a- 
bili.  Vi  hanno scuoledi  navigazione  io  vii- 
li  porti.  L'organizzazione  della  marine- 
ria fu  pureda  Carlo  XI  modellala  su  quel- 
la dell'esercito  di  terra.  Il  personale  com- 
ponesi  di  due  elementi  principali:  i  ma- 
rinai ripartili  o  indelta,  e  la  coscrizione 
marittima  xioebevoering.  I  proprietari  dei 
cantoni  limitron  al  mare,  e  quelli  delle 
Provincie  interedi  Bleking  e  diHalmstad, 
sono  incaricati  della  leva  e  del  manteni- 
mento d'un  certo  numero  d'uomini  ch<ì 
formano  il  corpo  ili  marinai  indelta;  fin- 
ché non  sono  in  mare,  coltivano  i  ritagli 
di  terra  loro  assegnati,  e  si  dedicano  a'Ia- 
vori  che  meglio  loro  convengono.  Ince- 
so di  guerra  può  !a  coscrizione  maritti- 
ma essere  chiamata  tutta  intera:  essa  si 
compone  di  giovani  da  20  a  25  anni  che 
abitano  il  litorale.  Devesi  notare, che  nel- 
le vaste  selve  della  Svezia  trovasi  molto 
poco  legname  da  costruzione  per  la  ma- 
rineria, ed  è  forza  al  governo  di  fune  ve- 
nire dagli  altri  paesi  costigiani  del  Balli- 
co.  La  carica  di  grande  ammiraglio  èaf- 
fìdala  al  principe  reale:  l'amministrazio- 
ne della  marina,  a  capo  della  quale  è  c- 
gli  collocato,  è  inoltre  afTidata  a  un  con- 
siglio speciale,  presieilufoda  un  ammira- 
glio. Tutti  gli  alfari  amministrativi  della 
marina  di  guerra  passano  fra  le  mani  di 
questo  consiglio,  composto  de'persouag- 
gi  più  slimali.  La  flotta  militare  di  Sve- 
zia è  divisa  in  3  squadre  formanti  due  par- 
ti, che  sono:i.°  la  flotta  reale,  di  stazio- 
ne nel  porlo  militare  di  Carlscrona  sul 
Baltico,  nella  costa  meridionale,  capoluo- 
go e  principalccantiere  di  costruzione  del- 
la marina;  2."  h  floUiglìu  destinala  a  di- 


S  V  E 

fendere  l'ingresso  degli  skaeren  o  scogli 
delle  cosle,  ripartila  in  due  squadre  fra  i 
porti  di  Stockholm  e  Gotliemhurg,  ili." 
nella  costa  meridionale,  il  2. "nell'occiden- 
tale, ambedue  lunghi  peiò  di  minore  im- 
portanza marittima  di  Carlscrona. Ognu- 
na di  esse,  perfettamente  armate,  hanno 
i  loro  stati  maggiori,  e  da  più  anni  si  van- 
no aumentando.  Le  navi  delle  flottiglie 
sonoin  generale  più  leggiere, il  che  le  ren- 
de più  atte  a  difendere  le  cosle.  Da  ul- 
timo gl'ingegneri  idrografi  inglesi, esami- 
nati nell'ardenteesanguinosaguerra  d'o- 
riente della  Piussia  contro  la  Turchia  [f^.) 
e  suoi  alleati  Inghiltei  ra  e  Francia,  i  pa- 
raggi de'3  regni  scandinavi,  dimostraro- 
no essere  i  migliori  porti;  nella  Svezia, 
Wingo;nella  Norvegia,  Cristiansand;  nel- 
la Danimarca,  Nieboig,  e  Kiel  nel  duca- 
to d'Holstein.  Secondo  una  statistica  del 
1854  sullo  stato  marittimo  della  Svezia 
e  Norvegia,  quanto  alla  Svezia,  il  mate- 
riale della  flotta  reale  è  di  1  o  vascelli  di 
linea  con  700  bocche  da  fuoco,  8  grosse 
fregate  e  5 fregate  leggiere  con  5oo  boc- 
che da  fuoco  di  minor  calibro,  4  legni  det- 
ti heramena  che  stanno  fra  il  vascello  e 
la  fregata,  I  3  bricks,  cutter  e  galere:  to- 
tale 70  legni  circa,  e  più  di  i  5oo  bocche 
da  fuoco  approssmiativamente.  La  flotti- 
glia ha  quasi  ooo  legni  leggieri  pel  ser- 
vizio della  custodia  delle  coste.  Il  perso- 
nale di  queste  due  parti  della  flotta  mi- 
litare conta  un  ammiraglio,  dueviceam- 
miragli,  4  contrammiragli,  7. 1 6  capitani 
e  luogotenenti,  78  ufìiziali  esolto-uffizia- 
li  d'artiglieria  di  marina,  qoo  cannonie- 
ri, 3qo  novizi,  35o  timonieri  e  marinai, 
I  1 85  piloti  e  altri  impiegali, 6000  mari- 
nai dell'indelta,  2000  dell'ordinaria  co- 
scrizione,e  i  2,000  della  bevoering,in  tut- 
to circa  26,000  n>arinai  (dovendosi  pu- 
re aggiungere  a  schiarimento,  formarsi  i 
due  contingenti  marittimi,da  quellosom- 
ministratodallecittà  ma  ri  Ili  me,e  da  quel- 
lo detto  extra  lolering,  da'proprietari  di 
terre  nobili).  Vi  sono  inoltre  le  truppe  del- 
la marina  assoldata,  le  quali  sodo  sem- 


SVE  139 

pre  imbarcale,  e  sono  divise  in  49  com- 
pagnie, di  cui  34  fanno  il  servizio  a  bor- 
do della  flotta  reale,  ei5  sulla  flottiglia. 
Il  governo  ha  inoltre  a  sua  disposizione 
la  marina  mercantile,  composta  di  oltre 
a  1000  legni,  di  cui  3o  circa  sono  battelli 
a  vapore.  I  principali  arsenali  o  cantieri 
da  costruzione  sono  a  Stockholm,  a  Carl- 
scrona  ed  a  Gothembuig.  Uno  stato  no- 
minativo de'legni  della  flotta  svedese  si 
legge  a  p.  200 del  Giornale  di  Roma  del 
1854.  Quanto  poi  alla  flotta  reale  di  Nor- 
vegia, non  ha  vascelli  di  linea,  ma  solo  i  5 
legni  leggieri,  fregate,  corvette,  bricks  o 
scooner.  La  flottiglia  norvegiana  è  com- 
posta di  1 00  scialuppe  e  bombarde.  Il  per- 
sonale si  compone  d'un  viceammiraalio. 
d  un  contr'ammmiraglio,  3  capitani  di 
vascello,  12  capitani,  12  capitani  luogote- 
nenti,4o  ufìiziali  di  gradi  inferiori,  4o  sot- 
to-ufììziali,  e  3  5o  soldati  di  marina.  In  ca- 
so di  guerra  la  Norvegia  deve  sommini- 
strare allo  stato  i  marinai  necessari  per 
rarmamento  della  flotta.  Le  truppe  per- 
manenti della  marina  sonocomposle  d'u- 
na compagnia  d'artiglieria, e  una  di  mari- 
nai dii  IO  uomini  ognuna,  una  d'operai 
dii5o  uomini,  ed  una  di  costruttori  na- 
vali dii5o  uomini.  Queste  compagnieso- 
nodistazionea  Frederikwoern,ed  a  Cri- 
stiansand dove  Irovansi  i  cantieri  milita- 
ri del  regno.  I  grandi  magazzini  sono  a 
Dronlheira  ed  a  Bergen:  lo  stabilimento 
principale  è  ad  Horten  sulla  costa  occi- 
dentale del  golfo  di  Cristiania.  Laonde  la 
Svezia  dev'essere  riguardala  come  stato 
importante  in  una  guerra  maiitlima,noa 
menochein  tjuerracootinenlale.Airsiuu- 
gerò  un  cenno  statistico  sulla  flotta  del- 
la Danimarca.  Si  cou)pone  di  5  vascelli, 
8  fregate,  9  corvette  e  bricks,  3  scooner, 
2  cutter,  63  scialuppe  cannoniere,  i  7  bat- 
telli da  bon)be,  6  piroscafi  a  rota  e  imo 
ad  elice.  Anche  la  Svezia  e  la  Norvegia 
costruì  strade  ferrate  e  telegrafi.  Nel  1 8  j  i 
fu  compita  e  inaugurala  la  [.'ferrovia  in 
Isvezia:  questo  tronco  che  trovasi  nel  «li- 
streltodi  Filipostad  è  lungo  circa  1 02  chi- 


i4a  SVE 

loinelri,  e  congiunge  il  Iago  di  Langliar 
a  (joello  di  Yageii.  La  Norvegia  nel  i  8  >3 
leraiinò  la  sua  strada  ferrata  centrale  e 
l'apri  al  commercio.  La  costruzione  delle 
ferrovieèin  incremento  ne'dueregnijdan- 
dosi  opera  pure  a'telegrafl.  Neil 853  pe- 
rò la  Svezia  possedeva  la  sola  linea  di  te- 
legrafo elettrico  in  attivilàjdaSlocklioltn 
ad  Upsal. 

Chiesa  di  s.  Brigida  in  Zioma.E'posta 
nella  ma<T^mfiCA  Piazza  Farnese,  nel  rione 
VII  riegola,ed  un  tempo  ebbe  propinquo 
l'ospedale  nazior»ale  pe'svezzesi.llFauuc 
ei  cUe  pel  i  ."pubblicò  inlloina  il  IValtalo 
di  luUe  L^ opere  pie  dell'alma  ciuàya  p.8  7, 
cap.23:  Dello  spedale  de  Go^/,riferisce  di 
esso  e  sua  chiesa  quanto  vado  a  riportare, 
co  le  debite  avvertenze  fra  parentesi  pre- 
cipuaujente.  La  donna  nobilissima  s.  Bri- 
gida vedova,discesa  dal  sangue  reale  de're 
V.  redine  della  Srozla  e  della  Svezia,  die 
principio  a  ini  ordine  religiosOjCioù  del  ss. 
Sah'alore  (e  al  cui  articolo  meglio  tratto 
(ti  sue  gesta  e  altro  che  la  riguarda,  oltre 
quanto  di  lei  e  della  degna  e  non  men  glo- 
riosa llglia  s.  Ca/tT/'/ia  dirò  in  più  luoghi 
«li  questo  stesso  articolo),  ([uale  già  da  s. 
Basilio  Magno  in  Grecia  era  stata  istilui- 
lo,  vale  a  due  che  un  medesimo  mona- 
siero  abitassero  uomini  e  donne,  ma  in 
tal  maniera  separali  e  divisi  che  tra  loro 
non  si  potessero  ueppur  vedere;  l'abba- 
dessa  però  tenesse  il  governo  di  tulli  nel 
lemporale,avendo  i  religiosi  sacerdoti  cu- 
ra dello  spirituale.  Andavano  questi  ve- 
stiti di  bigiocon  una  croce  rossa  nella  spai- 
la, e  si  propagò  l'ordine  con  diversi  mo- 
nasteri in  parecchie  parti.  La  santa  si  re- 
cò in  Roma  verso  il  1  3  \Cì  (meglio  più  tar- 
di, e  certamenle  colla  (iglia  vi  era  nel- 
y  Alino  santo  ùlio  celebrare  nel  i35oda 
CleLiiente  VI)  nel  pontilìcato d'Urbano  V 
(ma  fu  eletto  nel  I  3G'2),did  quale  ottenne 
la  conlermadel  suo  ordine,  indi  visse  nel- 
la città  molti  anni  esemplarmente  e  peni- 
tente. Testimonio  di  sua  santità  è  quel  ss. 
Crocefisso  che  si  vede  nella  cappella  o- 
luuuiuiu  nella  patriarcale  basilica  e  Ciiie- 


S  V  E 

sa  di  s.  Paolo  fuori  le  mura  di  Roma, 
che  miracolosacnente  si  rivolse  alle  sue 
preghiere  verso  quel  luogo  ove  lei  stava 
orando. Dipoi  la  sanla  fece  edificare  inR.o- 
ma  un  ospedale  presso  Piazza  di  Campo 
di  Fio  re,' ììfìWa  piazza  del  Duca  poi  detta 
Farnese,ove  vollechefossero ricevuti  i  po- 
veri pellegrini  che  di  nazione  gota  ossia 
svedese  venissero  a  visitare  le  sagre  chie- 
se di  Roma.  Seguita  la  sua  morte  e  cano- 
nizzazione, contigua  allo  spedale  da  Boni- 
ficio  IXprimadel  i3r)i  fuerettala  chie- 
sa sotto  l'invocazione  di  s.  Brigida,  e  nel 
1  5  I  3fu  restaurala,oude  sulla  porta  fu  po- 
sta l'iscrizione:  Oo'aH-y  s.Brigidae  Piaste- 
nen.de  regnoSvetiae  instaurala  anno  Do- 
mini t  ")  I  3.  Ma  dopo  che  la  nazione  svez- 
zese  abbandonò  li  santa  e  vera  religione 
e  la  s.  Sede,  per  abbracciare  gli  abbomi- 
nevoli  errori  dell'eresiarcaLulero,  lo  spe- 
dale restò  abbandonato, fi  nelle  sottol*  ao- 
lo  Ili,  il  celebre  storico  e  poi  arcivescovo 
d'Upsal  Oluo  Magno  svedese  (più  proba- 
bilmente e  per  ([uanto  narrerò  il  suo  fra- 
telloGiovanniMagno  celebre  nunzio  pon- 
tifìcio e  arcivescovo  d'LJpsal)  in  nome  di 
sua  nazione  lo  prese  e  possedè  gran  tem- 
po. Dopo  la  sua  morie  (cioèdi  Giovanni, 
perchè  morì  sollo  Paolo  1 1 1,  morendo  O- 
laoneli  jjGsottol'aolo IV), Giulio  III  ve- 
dendo non  più  concorrervi  i  goti  e  svede- 
si, l'applicò  per  cerio  tempo  al  monaste- 
ro di/^^'0.y///i/a/iechiaiuatodelleConver- 
tile,  comechè  già  Meretrici  e  pentite  di 
loro  oscena  vita  vestivano  l'abito  religio- 
so per  fare  penitenza.  Il  monastero  fu  go- 
verna to  d  a  1 1  '  .<^  rciconfra  tern ita  della  C a  - 
/v/àile'cortigiaui  di  Roma,  e  dopo  trasfe- 
rito altrove  (e  per  ultimo  in  s.  Giacomo 
alla  Lungara,   vale  a   dire  alcune  mo- 
nache del  monastero  di  s.  Maria  Mad- 
dalena al  Corso,  in  esso  passarono  a  in> 
segnarvi  le  regole  religiose:  il  monaste- 
ro alCorso.poi  distrulto.servì  pure  perla 
fabbrica  del  Tabacco,  oniXe.  in  quell'arti- 
colo ne  riparlo)  giunse  ad  a  vere  piùdii5o 
religiose.  ]\Li  da  certo  tempo  (ricordo  che 
Fanucci  pubblicò  l'opera  ucl  1G02),  la 


S  V  E 
nazione  svedese,  ovvero  alcuni  di  essa, ri- 
prese la  cura  deirospedale,  facendo  ufE- 
ziare  la  chiesa,  supplendo  ai  suo  mante- 
nimento colle  jendilee  limosine.NelC©/- 
legio  Gernianico-Ungarico  (ne  riparlai  a 
Seminario  romano),  a  tempo  di  Fanucci 
si  tenevano  4  a'unui  svedesi  (e  poi  mol- 
tissimi e  io  diversi  tempi  furono  e  stjuo 
accolti  dal  Collegio  Urbano  di  propagan- 
da ^^/f)o  goti  cattolici,  a  studiare  le  scien- 
ze ecclesiastiche,  per  poi  inviarsi  alle  mis- 
sioni di  loro  patria  o  altrove.  I  poveri 
pellegrini  svedesi,  giunti  in  Roma,  erano 
ospilati,nudriti,e  se  infermi  curati.  Qual- 
che anno  prima  del  1602, alcuni  fiali  con- 
versi del  monastero  del  Paradiso,  subur- 
bano di  Firenze,  e  forse  svedesi,  si  reca- 
rono in  Roma  chiedendo  l'ospedale  come 
appartenente  a  loro,  e  la  causa  in  detto 
anno  ancora  pendeva  indecisa,  non  tro- 
vandosi chi  volesse  far  loro  ragione. Inol- 
tre S.Brigida  fece  edificare  due  monaste- 
ri del  suo  ordine  in  Italia,  quello  di  Fi- 
renze, e  l'altro  di  Genova:  incominciò  a 
ricevere  le  divine  rivelazioni  e  visioni  di 
Gesù  Cristo  e  anche  della  B.  Veigine,  e 
moiì  in  Roma  nel  monastero  della  Chie- 
sa di  s,  Lorenzo  in  Pane  e  Penna  (della 
quale  riparlai  nel  voi.  XXVI, p.  1 89),  nel 
quale  era  abbadessa  s.  Caterina  vergine 
sua  figlia,  principessa  di  JNericia,  di  cui  è 
capitale  Oerebro,  efu  canonizzata  da  Bo- 
nifacio IX,  come  fu  scolpito  sulla  porla 
della  medesima  per  la  quale  si  entradalla 
chiesa  nella  sagrestia,dielro  l'altare  mag- 
giore, con  quesl'  iscrizione  :  Sancta  Bir- 
gitta hic  obliti  o'jZ  die  10  tnensis  tnaii, 
et  canonizalur  per  Bonifaciimi  IX  an- 
noi 3qi  diej  od.  Il  processo  per  la  cano- 
nizzazione di  s.  Caterina  si  conservava  in 
una  delle  due  camerette  giàabilaleda  es- 
sa e  dalla  madre  nell'edinziodell'ospeda- 
le,i;  pili  volte  lo  vide  Fnnucci. Aggiunge 
che  nella  chiesa  sonovi  molte  iscrizioni 
della  vita,  miracoli  e  morte  di  s. Brigida, 
eche  ultimamente  eia  stata  accomodata 
la  facciata  e  sulla  porla  si  pose  quesl'  iscri- 
zione: Ilospitale  Sunoruni  Goilhonun, 


SVE  141 

et  TVandalonim.  II  Panciroli  che  giàa- 
veva  stampato  nel  1  600  I  tesori  nascosti, 
o  desciizione  delle  chiese  di  Roma,  nel 
parlare  di  questa  di  s.Brigida,atrerma  che 
l'unito  ospedale  era  perla  nazione  diSve- 
zia.L'Amydeno.Dep/e/rt^ero/»^/?^. pub- 
blicato nel  1625,3  p.  35  palla  dell'ospe- 
dale,/20.';p/;/Z'»5  ivu^mf  ^fondalo  da  s.Bri- 
gida  0  Brigitla  di  regio  sangue. riportan- 
do le  suddette  iscrizioni.  Che  l'abitò  O- 
lao  Magno,  e  che  vi  si  lecevono,  qualora 
vengano  in  Ronia,i  goti,i  vandali, gli  svez- 
zesi.  Nel  1  653  Martinelli  ci  diede  Eomci 
ex  ethnica  sacra,o\ea  p.82  discorre  del- 
la chiesa  e  dell'ospedale  di  s.  Biigidao 
Biigitta,  nella  piazza  del  duca  di  Pairoa 
e  Piacenza,  dalla  santa  abitato  e  pe'^tel- 
legrini  goti  del  regno  di  Svezia  che  per 
causa  di  divozioneiecansi  inRoma.Oew- 
de  a  Pio  I F  cimi  nulli  aniplius  golhi  ad 
Li  bevi  venirenl,  uniluni  ecclesiae  ino- 
nialimi  Convertilarunif  ut  vocant  :  de- 
ntimi a  Pio  F ab  illa  separatimi,  elcom- 
missimi  card,  l'icario,  ^elle  pareli  la- 
terali eranvi  due  iscrizioni  in  versi  che  ri- 
produsse. Il  Piazza  che  nel  1 679  pubbli- 
cò ìeOperepiedi  i?0f7;rt,e  nel  1 698  VEit' 
sevologio  romano,  in  ambedue  traila 
nel  cap.  5  :  Dello  spedale  de'  goti,  si'cz- 
zesi  e  i'andali  a  piazza  P^irnese.  Ripe- 
te il  rifeiito  da  Fanucci,  insieme  all'er- 
lore  della  rimarcata  data,  ed  aggiunge 
che  non  solo  il  ss.  Crocefisso  in  s.  Paolo 
parlò  a  s.  Brigida  del  regiosangue  diSve- 
zia e  di  Scozia,  e  le  fece  rivelazioni,  ma 
ancora  quello  che  si  venera  nella  Chiesa 
di  s.  Lorenzo  in  Daniaso.  Inoltre  vuole 
che  l'ospedale  da  lei  fondalo  fosse  comu- 
ne, a  motivo  de'suoi  antenati,  pegli  sve- 
desi e  scozzesi  (lo  ricoi  dai  a  Scozia),  che 
sollo  il  nome  di  goti  si  recano  a  visitare 
le  chiese  diRoma. Che  ivi  ebbe  la  sua  casa, 
per  lungo  tenipo abitò,  visitando!  luoghi 
santi,  e  servendo  agl'infermi  e  pellegri- 
ni con  gran  carità  eumdlà;  andando  con 
abito  abbietto  sulle  porle  delle  chiese  di 
maggior  concorsoo  di  j)assaggio  de'fede- 
li,  cercando  iimosine  pel  mantenimento 


i4;ì  SVE 

tifi!  stio  ospedale,  e  Ira  le  nltrc  su  quella 
di  s.  Lorenzo  in  Pane  e  Perna.  Confer- 
ma Piazza,  che  a  suo  ten)po  ancora  ve- 
niva la  chiesa  e  luogo  pio  ben  custodito 
a  nome  della  nazione  svedese,  sia  nel  cul- 
to,che  nell'ospitalità, la  quale  esercitava- 
si  con  qualche  pellegrino  svedese  cattoli- 
co con  molla  carità,  conservandosi  anco- 
ra nelle  stanze  della  santa  fondatrice  al- 
crme  di  vote  sue  memorie,  quelle  della  fi- 
glia s.  Caterina  essendo  restale  nel  mona  - 
stero  in  PaneePerna,  dopoché  i  loro  cor- 
pi furono  tiasferitia  VaslenanellaSvezia, 
e  nella  chiesa  di  S.Lorenzo  vi  è  la  cappel- 
la di  s.  I3ri|^ida  con  dipinti  reputati  del 
rav.  d'Arpino,ove  erasi  deposto  il  beato 
suocorpo.  Non  debbo  tacere  che  il  Bovio, 
Lapida  Irionfanle  nella  hasiìica  di  s.  Lo- 
renzo in  D n tiiaso ,'='\.^n]\s7\\n  nel  i  729, nel 
cnp.  r>, descrivendo  la  f  ita  di  s.  Brigida 
di  Svezia,  dimorata  e  morta  nella  casa 
di  s.  Damalo  I  Papa,  la  dice  figlia  di 
Tiirger  piiucipe  di  ^^ericia,  discendente 
dal  rcal  sangue  di  Svezia,  e  di  Sigride  e- 
gualnientedel  regio  sangue  di  Scozia. Ra- 
giona delle  sue  splendide  virtù,  delle  mi 
rabili  rivelazioni  divine  di  cui  fu  degna, 
della  coronazione  che  ne  feccia  B.  Vergi- 
ne, e  che  venuta  in  Boma  nel  1  35o  aiulò 
!id  abitare  nella  casa  di  s.Damaso  l,ospi- 
7Ìo  de'pellegrini  ragguardevoli  stabilito 
«la  quei  Papa,  continguo  alla  basilica,  con 
finestrella  corrispondente  ad  essa,  da  do- 
•xe  soleva  venerare  il  ss.  Sagramento  e 
il  ss.  Crocefisso  esistente.  Riunitasi  ivi  a 
lei  la  figlia  s.  Caterina,  le  fece  scuola  di 
celeste  dottrina  e  coll'esenipio  edifican- 
te. Perciò  la  casa  fu  doppiamente  santifi- 
cata, ricevendovi  s.  Brigida  altre  divine 
rivelazioni,  esercitandosi  nella  penitenza 
e  nelle  più  belle  virtù,  ed  ivi  scrisse  le  te- 
gole pel  suo  ordine,  di  cui  fu  fondatrice. 
Sostiene  il  Bovio  che  s. Brigida  abitò  sem- 
pre in  detta  ca'^a  di  s.  Damaso  1,  vi  nio- 
rl  santamente,  fu  trasportato  il  corpo  a 
s.  Lorenzo  in  Pance  Perna,  e  nel  1374 
da  s.  Caterina  a  Vaslena:  perciò  dice  dub- 
bioso l'asserto  che  la  «aula  abitasse  anco 


S  V  E 

ra  nella  rasa  dell'ospedale  dogli  svedesi, 
e  vi  rendesse  l'anima  a  Dio.  In  prov.T  os- 
serva, che  l'odierna  basilica  di  s.  Lorenzo 
inDamaso  non  esisteva  ove  sorge, ma  ben- 
sì più  vicina  alla  strada  del  Pellegrino  che 
in  que'tempi  non  era  aperta,  e  le  case  di 
s.Damaso  I  erette pe'pellegrini ragguar- 
devoli, erano  sì  ampie  che  si  protraeva- 
no e  arrivavano  a  piazza  Farnese,  e  con 
questo  egli  crede  che  l'ospedale  svedese 
fosse  parte  dell'ospizio  di  s,  Damaso  I  e 
una  sola  abitazione,per  concordare  le  con- 
trarie afTermazionijCheabilò  e  morì  nella 
casa  dell'ospedaie.  Ritiene  [)ure  che  nel 
sito  essendosi  poi  aperta  la  via,  in  memo- 
ria prese  i!  nome  di  Pellegrino.  SuH'o- 
rigine  di  questa  denominazione,  il  cav, 
Rullini  nel  Dizionario  delle  strade  dRo 
//'i7,espone  3  opinioni:  i  ."dall'avere  «.Bri- 
gida stabilito  nella  propria  abitazione  il 
vicino  spedale  pe'pellegrini  della  Svezia; 
2."  per  condurre  la  strada  all'ospizio  e 
chiesa  della  ss.  Trinità  de'Pellegriiii;  3." 
perchè  nella  via  stabilendovisi  gli  argen- 
tieri e  orefii'.i.vi  concorrevano  i  pellegri- 
ni all'  acquisto  di  croci,  medaglie,  coro- 
ne, ieli<pjiari,  vasi  sagri.  Nella  metà  del 
secolo  passalo  il  Venuti  pubblico  la  sua 
Ixoma  moderna,  ove  a  p.  570  dichiara 

che  s.  Brigida  abitò  ed  ebbe  alcune  visio- 

o 

ni  da  Gesù  Cristo,  nella  casa  contigua  al- 
la chiesa  che  descrive;  e  perciò  alTerma 
con  Piazza  che  ivi  si  conservavano  un  suo 
Crocefisso,  l'uflizio,  il  manto  nero,  e  un 
braccio  del  suo  corpo.  Tuttora  si  conser- 
vano le  3  stanze  abitate  dalla  santa,  una 
delle  (]uali  essendo  stata  il  suo  oratorio, 
per  la  festa  vi  si  celebra  la  messa.  La  chie- 
sa di  s.  Brigida  e  l'ospedale  ebbe  de'ret- 
tori  svedesi, monaci  dell'ordine  del  ss. Sal- 
vatore, e  ne  fu  governalrice  la  stessa  re- 
gina Cristina  quando  si  stabilì  in  Roma, 
avendoli  visitati  nel  1784  Gustavo  HI 
benché  acattolico.  Nel  declinar  di  quel  se- 
colo eravi  a  custode  e  rettore  un  religio- 
so svedese  di  detto  ordine;  ma  neliepoca 
ilellai. '^repubblica  del  1798  cessò  del  tut- 
to l'ospizio  0  ospedale;  e  siccouic  la  chic- 


S  V  E 
sa  è  filinle  della  basilica  di  s.  ÌNIarla  in 
Trastevere,  e  per  cui  sulla  fiicciala  ester- 
na vi  è  l'arme  del  cardinal  arciprete,  ol- 
tre quella  del  Papa,  da  tal  tempo  in  poi 
l'ha  in  cura  un  rettore  beneficiato  delti 
medesima,  clif^  abita  presso  le  stanze  di 
s.  Brigida,  le  quali, come  ho  veduto,  cor- 
rispondono con  finestre  all'abside  della 
chiesa  (il  resto  del  fabbricato  a  sinistra 
della  chiesa  fu  iiJotlo  ad  abitazioni  che 
si  locano),  e  per  la  festa  della  santa  agli 
8  ottobre  sono  divotamenle  vi>itate  con 
indulgenza.  Il  Piazza  neW Emerologio  di 
Roma,  narra  in  quali  sue  chiese  vi  so- 
no leliquie  e  si  celebra  la  festa  di  s.  Bri- 
gida e  di  s.  Caterina,  con  et  udite  nozio- 
ni su  ambedue.  Ivi  aggiunge,  che  l'o- 
spedale lo  fondò  in  una  casa  donatale  da 
Francesca  Papazzurri  matrona  romana, 
che  vi  contribuì  pure  con  limosine,  Io  do 
nò  al  suo  ordine,  e  s.  Brigida  vi  riposò 
nel  Signore.  Conviene  però  che  alla  sua 
venuta  in  Roma  per  prima  abitazione  fu 
alloggiala  nel  palazzo  di  s.  Lorenzo  in  Da- 
maso,  ove  si  ricevevano  i  personaggi  Co- 
rastieri  pellegrini;  e  vi  venerava  il  ss.  Cro- 
cefisso, quando  non  poteva  andare  a  s. 
i^aolo.  Che  s.  Caterina  dopo  la  morìe 
della  madre  continuò  ad  abitarenella  ca- 
sa dell'ospedale  degli  svedesi,  sino  al  suo 
ritorno  in  Isvezia.  Il  cardinal  Albani,  poi 
Clemente  XI,  per  le  sue  relazioni  culla 
regina  Cristina,  fece  ingrandire,  reslau 
rare  e  ornare  la  chiesa  di  s.  Brigida  con 
pitture  a  fiesco  nella  volta,  e  ad  olio  nei 
()  quadri  laterali  di  Biagio  Puccini,  buon 
pratico  di  sua  epoca;  inoltre  vi  aggiuirse 
la  balaustra  di  marmo  all'altare  maggio- 
re co'suoi  stemmi,  ripetuti  nella  volta  e 
altrove;  vi  fece  pure  la  facciata  esterna  di 
travertini, sormontata  dalle  simili  statue 
di  s.  Brigida  e  di  s.  Caterina,  con  iscrizio- 
ne in  onore  della  prima.  L'interno  delia 
chiesa  è  sufficientemente  grande,consua 
cantoria,  ed  lia  3  altari  :  il  maggiore  di 
marmo,e  con  colonne  e  ornali  di  stucco, 
ha  per  quadro  le  ss.  Brigida  e  Caterina, 
pittura  antica  di  buona  maniera:  iduela 


S  V  E  143 

lerali,  con  cassettoni  di  legno  intngliali  e 
dorati,  quello  a  sinistra  ha  un  ss.  Croce- 
fisso, l'altro  a  destra  ilfjuadioa  oliodel- 
laB.  Vergine  col  s.  Bambino  e  s.Gio. Bat- 
tista , d'Annibale  Caracci  0  meglio  sua  co- 
pia. Dalla  parte  dell'epistola  del  suo  al- 
tare vi  è  il  monumento  sepolcrale  di  buo- 
ni marmi,  dello  svedese  conte  Bielke  se- 
natore di  Pioma,  il  cui  ritratto  è  scolpi- 
to in  medaglione  di  mai  mo  bianco,  con 
due  putti  eguali,  e  onorevole  epitalfio. 
Vi  sono  pure  due  iscrizioni  gotiche,  altre 
sepolcrali,  fra  le  quali  una  del  veo.  De- 
siderio Vassoni  Clicimilen,  l'altra  di  Lo- 
renzo Benedetto  monaco  di  Vasteoa, ret- 
tore dell'ospedale  e  morto  nel  1323. 

I  primi  abitanti  della  Scandinavia, se- 
condo alcuni,  erano  di  razza  finnica  olap- 
[)0na;  furono  essi  soggettati  da'goli  e  da- 
gli sciti,  i  quali  più  tardi  invaselo  il  pae- 
se. Altri  vogliono  che  il  po[)olo  di  Svezia 
e  di  Norvegia  discenda  da  un  popolo,  che 
abitava  le  S|>iaggie  del  .Mar  Nero,  all'im- 
boccatura del  Don.  Altri  pretendono  che 
i  primi  abitatori  della  Svezia  fossero  i  cim- 
bri, colonia  de'cimmerii,  ch'era  antica- 
mentecompostadi  due  parti,ciascuna  del- 
le quali  avea  il  suo  re  particolare,  ed  ora 
riunivansi  insieme  sotto  lo  slesso  sovra- 
no. Il  comune  de'geografi  crede,  che  sog- 
getto questo  paese  a  frequenti  e  varie  in- 
cursioni di  popoli  nomadi,  nell'oscura  e 
vetusta  sua  origine, abbia  ti  alto  il  moder- 
no nome  da'^i'/o//7,ricordati  daTacito,aii- 
lichi  suoi  abitatori,  onde  la  Svezia  si  chia- 
mò Si'ilhiodj  col  qual  vocabolo  s'indica 
una  contrada,  di  cui  .»iiano  .«itale  abbru- 
ciate le  molte  foreste,  forse  per  renderla 
propria  all'abitazione. Tutti  convengono 
che  la  Svezia  è  uno  de'piìi  antichi  regni 
d'Europa,  ma  ch'è  poco  nota  la  sua  [ìii- 
mitiva  storia.  Si  ritiene  pure  che  sembra 
primìlivamente  popolata  da'diinesi  o  fin- 
landesi, da'lap[ioiii,  da'goli  i  quali  stabi- 
litisi nel  lato  meridionale,  dicesi  ch'ebbe- 
ro la  culla  nella  Gozia  o  isola  Goellaiul, 
sebbene  eziandio  l'origine  di  questo  va- 
loroso e  celebre  popolo  sia  oscurissima.  Si 


i44  s'VE 

noverano  3  principi  scandinavi  col  nome 
tli  Frontone  prima  dell'era  cristiana,  e  si 
•vuole  che  70  anni  prima  di  essa  il  famo- 
soOdino  duce  degli  scili  v'iiionipesse:lut- 
lo  però  trovasi  sparso  di  dubbi.  Sappiamo 
dalla  storia,  che  Odino  fu  capo  d'un  po- 
polo scita,  probabilmente  stanziato  fra  il 
l'onto  Eusino  e  il  mar  Caspio,  il  quale 
nella  gueira  di  INIilridateredel  Ponto  Po- 
Icinoniaco  contro  Roniti,  essendo  suo  al- 
lealo,volle  piuttosto  che  sottomettersi  ai 
lomani,  vedendoli  penetrati  sinoalTanai 
e  alla  Palude  Meolide,  riparare  in  regio- 
ni più  settentrionali  e  ignote  a  tali  con- 
fjuislatori.  Egli   chiamavasi   veramente 
Siggo  figlio  di  Fridolfo,  ma  assunse  quei 
nome,  ch'era  del  supremo  dio  degli  scili, 
sia  perchè  ne  fosse  il  [)onlefice,  ovvero  per 
qualche  politico  motivo.  Ardito  e  assai  va- 
loroso, ropidamenle  soggiogò  i  paesi  tra 
il  Pieno,  l'Elba  e  l'Oder,  con  alcuni  popoli 
russi  e  sassoni,  e  ne  divise  le  provincie  ai 
suoi  figli;  poi  mosse  verso  la  Scandinavia, 
passando  per  l'  Ilolstein  e  pel  Jutland  : 
quelle  provincie  cpiasi  vuote  d'abitanti, 
gli  fecero  poca  resistenza. Comparvee  con- 
quistò la  Fionia,  e  fondò  Oilensec  [f'.), 
cilUi  della  Danimarca  nell'isola  di  Fionia 
in  amena  situazione;  cerio  è  che  dessa  si 
ritiene  per  la  più  antica  di  quel  reame,  e 
secondo  altri  le  fu  dato  tal  nome  io  ono- 
re dell'imperatore  Ottone  I  dal  re  Aral- 
do che  la  fece  fabbricare.  Odino  indi  sot- 
tomise la  Danitnarca,  la  vSvezia  e  la  Nor- 
\egia;e  sostenendo  lo  splendoredi  tali  ge- 
sta con  molta  impostura  eeloquenza, giun- 
se a  farsi  credere  una  divinità.  I  popoli 
smarriti  dalla  celerilà  ed  estensione  delle 
sue  conquiste,  creilevano  ili  ravvisare  in 
esso  una  terribile  divinità  pronta  a  ful- 
minarli, ove  avessero  opposto  la  più  pic- 
cola resistenza.  Per  avvalorare  tale  pre- 
sligio  fece  uso  di  astuzie,  di  ftirsi  repula- 
re  ispirato,col  suo  parlare  impetuoso,  per- 
snatlendo  i  creduli  scandinavi  in  lultociò 
che  voleva.  Venuto  a  morte  annunziò  che 
recavasi  nella  Scizia  ad  assistere  ad  uu 
banchetto  eterno  cogli  altri  dei,  e  che  a- 


S  V  E 
vrebbe  ammesso  colà  lutti  i  guerrieri 
morti  onorevolmente  colle  armi  in  mano, 
e  prima  di  morire  si  fece  colla  punta  d'u- 
na lancia  g  tagli  sulla  pelle  a  guisa  di  cir- 
colo, e  colla  propria  spada  altre  ferite.  Ec- 
co la  fonte  della  superstiziosa  credenza  di 
que'popoli,edella  loroammissionene!  pa- 
lazzo Walhalla  d'Odino,  ed  a'suoi  ban* 
chetti. Questa  idea  di  sua  divinila  fu  la  sor* 
gente  di  tutte  le  favole,  del  cullo  e  de'ri- 
li  scandinavi.  Odino  dopo  la  sua  morie 
ottenne  dalle  nordiche  nazioni  i  più  ma- 
gnifici  funerali,  non  che  gli  onori  divini. 
Laonde  la  mitologia  scandinava  fece   di 
Odino  la  principale  divinità  degli  antichi 
popoli  del  Nord,  e  precipuamente  de'scan- 
dinavi:  dio  terribile  e  severo,  padre  della 
carnificina,  spopolatore,  incendiario,  agi- 
le, romoieggianle,  che  dà  la  vittoria,  ri- 
desta il  coraggio  nelle  battaglie,  nomina 
quelli  che  devono  essere  uccisi:  vive  e  go- 
verna per  secoIi,e  dirige  tutto:  egli  ha  crea- 
to il  cielo,  la  terra  e  l'uomo,  e  stelle  un 
tempo  co'giganti.  Fu  da  principio  adora- 
to in  aperta  campagna  e  senza  templi,  so- 
pra semplici  are;  in  seguitogli  ersero  tem- 
pli,e  il  più  famoso  fu  (|uellod'Upsal.  An- 
clie  a  Dronlheim  o  Nidrosia,  e  nell'lslao- 
da,  Odino  ebbe  splendidi  leinpli.  ivi  era 
rappresentato  con  utia  spada   in   mano; 
Thor  e  Frigga  stavangli  alla  sinistra.  Da 
lui  era  chiamato  da'popoli  del  Nord  il  4-^ 
giorno  della  settimana  Oileasdag,  On^- 
d(7f;,  J Todeusdage  fFoderìsday:  egli  fa 
creduto  come  l' inventore  della  magia  e 
l'autore  di  tulle  le  arti,  e  perciÀ)  con  ispou- 
denlealìNIercuriode'greciede'romaui.La 
festa  solenne  in  onore  di  lui  celebra  vasi  al 
principio  della  pritnavera,  onde  olleuere 
da  questo  dio  delle  battaglie  prosperi  suc- 
cessi nellespcdizioni  che  intraprendevan- 
si.  Da  principio  se  gli  olTersero  le  primi- 
ziedellateira, poi  cavalli, cani,  fdlclii,  gal- 
li e  grossi  tori,  e  finalmente  in  Upsid  vit- 
time umane,  cioè  9  viventi  o  uomini  o  a- 
nimali,  ogni  g  anni  e  per  g  giorni:  gl'in- 
felici sagriflcati  erano  o  prigionieri  se  in 
tempo  di  guerra,  0  schiavi  se  in  tempo  di 


S  VE 

pace,  talvolta  però  nelle  grandi  calamità 
CKJeva  la  scelta  anche  su  leste  nobili  e  per- 
sino sul  re,  ch'era  obbligato  assistervi  col 
senato  e  i  più  distinti  cittadini  con  offer- 
te; non  è  poi  raro  l'esempio  che  i  re  stes- 
si gli  sagrifìcassero  i  propri  figli.  Aquino 
re  di  Norvegia  oli'rì  i  propri   figli  in  sa- 
grifizio,  affine  d'ottenere  da  Odino  la  vit- 
toria contro  di  Araldo  suo  acerrimo  nemi- 
co. A  uno  re  di  Svezia  sagrificò  i  gsuoi  fi- 
gli a  Odino,  affmchè  il  nume  gli  prolun- 
gasse i  suoi  giorni.  L'antica  storia  del  Nord 
è  feconda  di  sì  abbominevoli  sagrifìzi, ch'e- 
rano accompagnati  da  diverse ceremonie. 
Oh  inumana  e  barbara  cecità!  Frigga  o 
Frea,  che  in  tedesco  significa  donna,  era 
lu  moglie  di  Odino,  e  la  2.^  divinità  dei 
danesi  e  la  dea  per  eccellenza:  presso  i  nor- 
vegi  e  irlandesi,  Thor  3. '' principale  divi- 
nità de'scandinavi  era  preferito  a  Odino 
suo  padre;  e  presso  gli  svedesi  Freya  fi- 
glia di  Niord  dea  dell'amore,  la  Venere 
de'  scandinavi,  sovente  confusa  con  Frig- 
ga, sebbene  ad  essa  inferiore.Niord,  il  Net- 
tuno del  Nord,  era  un  altro  figlio  d'Odi- 
no, ed  anche  l'eloquente  Bor,l'Apollo  dei 
greci.  Bor  era  il  padre  d'Odino  e  di  tutti 
gli  dei.  L'iconologia  rappresenta  Odino, 
il  gran  principio  di  tutte  le  cose,  avente 
sempre  sugli  omeri  due  corvi,  i  quali  gli 
dicono  all'  orecchio  tuttociò  che  hanno 
sentito  e  veduto  di  nuovo:  uno  chiamasi 
Ilugin,  initlltUo,  l'altro  Wumin,  memo- 
ria. Ogni  giorno  Odino  li  pone  in  liber- 
tà, ed  eglino  dopo  aver  percorso  il  mon- 
do, ritornano  la  sera  verso  l'ora  del  pran- 
zo. Tali  e  altri  numi  secondari, dipenden- 
ti da  Odino  come  più  antico,  erano  gli  dei 
degli  antichi  popoli  del  Nord.  Nella  Sve- 
7Ìa, nella  Norvegia  e  nella  Danimarca  tro- 
vansi  ancora  qua  e  là,  o  in  mezzo  d'una 
pianura,  osopra  qualche  collina,  degli  al- 
tari e  intorno  a'qua'i  quasi  sempre  incon- 
transi  delle  pietre  focaie,  imperocché  ogni 
altro  fuoco,  tranne  quello  che  traevasi  da 
quelle  pietre,  non  era  pe'sagrifizi  basta n- 
ten>ente  puro.Considirando  gli  scandina- 
vi Odino  per  loro  legislatore,  adottarono 
VOL.  ixxi. 


SVE  141; 

i  caratteri  runici  da  lui  portati  dalla  Sci- 
zia,  se  pure  non  fossero  romani  e  mal  si- 
tuati. Que'rozzi  popoli  si  persuasero  fa- 
cilmente che  in  essi  eravi  qualche  cosa  di 
soprannaturale  o  di  magico,  e  forse  Odi- 
no stesso  fece  loro  intendere  che  opera- 
va de'prodigi  col  soccorso  di  que'caratte- 
ri,per  cui  se  ne  classificò  la  specie  con  una 
infinità  di  superstizioni,  in  benefici,  no- 
cevoli,  vittoriosi,  medicinali,  e  quali  pre- 
servativi da  disgrazie.  Furono  anche  im- 
piegali per  usi  più  ragionevoli  e  meno  su- 
perstiziosi, per  lettere,  per  iscrizioni,  per 
epitaffi.  Rari  a  trovarsi  sono  quelli  scrit- 
ti dalla  dritta  alla  sinistra,  essendo  più  co- 
muni quelli  scritti  dall'  alto  in  basso  sur 
una  stessa  linea,  alla  maniera  de' cinesi. 
Quelli  d'Elsingia,  provincia  del  nord  di 
Svezia,  li  decifrò  l'astronomo  Magno  Cel- 
sius. Il  valore  essendo  una  virtù  indispen- 
sabile per  giungere  al  Walhalla,  credu- 
to la  residenza  de'morli  sul  campo  di  glo- 
ria,gli  scandinavisidedicaronoparticolar- 
mente  alla  guerra  e  alla  pirateria.  I  Goti 
stabiliti  nella  Svezia,  colle  loro  numero- 
se emigrazioni  si  resero  formidabili  e  fa 
mosi,  ed  invasero  ['Italia  e  Roma  al  ca- 
der del  romano  impero,  cogli  Eruli  [F.) 
e  altri  popoli  scandinavi.  Con  orribilistra- 
gi  ne  invasero  le  altre  contrade,  come 
Francia  e  Spagna^  e  contribuirono  alla 
sua  totale  rovina;col  nome  di  Goti, Ostro- 
goti  e  T'isigoti  fondando  regni  e  monar- 
chie, che  descrissi  a'Ioro  ai  ticoli,  in  uno 
alle  principali  loro  battaglie,  conquiste  e 
gesta.  Le  tribù  che  i  goti  aveano  lascialo 
nella  Scandinavia,  dopo  essere  state  per 
lungo  tempo  divise,  finirono  col  riunirsi 
onde  formare  il  regno  di  Gozia  o  Gothia: 
i  sovrani  di  questo  paese  lo  divennero  au- 
chedella  Svezia, esinod'allora  ledue  mo- 
narchie più  non  ne  formarono  che  una 
sola  sotto  il  nome  di  regno  di  Svezia,  in- 
titolandosi il  sovrano  anche  re  de' Go/£  e 
de  fandali  (^.),  popoli  antichi  lungo  il 
mar  Baltico  ed  in  altre  contrade,  i  «juali 
come  unosciame  piombaronosul  crollan- 
te impero  romano  e  contribuirono  alla 

IO 


1 46  S  V  E 

sua  dissoluzione;  Roriì a,  V Italia ^  la  Gol- 
lia ,\nSpa(;nn y Africa  e  altre  regioni  an- 
cora ne  licorda no  colla  ferocia  Ichai ba- 
rio tlislruggilrici  de'magnifici monumen- 
ti delle  arti  dello  stesso  romano  impero. 
1  goti  e  i  vandali,  ed  altri  scandinavi  con- 
(juistalori,  in  parte  abbracciarono  la  nuo- 
va religione  cristiana  de'vinli,  ma  presto 
soggiacquero  nella  maggior  porzione  alle 
pestilenti  eresie  degli  Ariani,  de'  Dona- 
tisll  [F.)  e  di  altri  eretici,  professandone 
gli  errori  e  sostenendone  a  danno  del  cat- 
lolicismo  i  fanatici  fautori. 

Forse  a'terapi  apostolici  a  questi  po- 
poli sommamente  barbari  fu  annunziata 
la  fede  di  Gesù  Cristo,  e  v'hanno  monu- 
menti non  ispregevoli,  onde  poter  crede- 
re che  s.  Andrea  apostolo  (il  che  si  ran- 
noda al  narialo  ne'vol.LlX,p.  27C),LXl, 
p.  64)  portasse  e  stabilisse  ili.°la  reli- 
gione cristiana  in  quelle  parli.  Nella  Go- 
7Ìa  molto  si    estese  e  propagò  il  cristia- 
nesimo dopo  la  metà  del  secolo  HI, quan- 
do regnando  Valeriano  e  Gallieno,  i  goti 
invasero  le  provincie  romane  loro  vici- 
ne, le  depredarono  delle  loro  ricchezze, 
e  ne  tornarono  ricchi  di  molte  sp«>glie 
e  di  molfissime  persone  fatte  schiavt-  in 
quelle  sconerie.  Fra  gli  schiavi  vi  furo- 
no molti  ecclesiastici  d'ogni  ordine,  i  qua- 
\\  si  resero  ammirabili  e  rispettabilissimi 
a'Ioro  padroni  per  le  celesti  virtù,  di  the 
il  Signore  gì'  illu>trava,  e  convertirono 
alla  Ì*tt\e  di  Cristo   in  tutti  i  luoghi  ove 
si  trovavano,e  nominatamente  nella  Go- 
lia, moltissimi  gentili,  e  lo  attesta  Sozo- 
nieno,  Hisl.  cccl.  lib.  2,cap.  6.  La  fede 
di  Gesù  Cristo  ebbe  nella  Gozia  quel  cor- 
so, cit'ebbe  in  tutti  i  luogbi  della  terra: 
fino  dal  suo  principio  fu  perseguitata  da- 
gli empi,  e  pel  sangue  de'martiri  diven- 
ne illustre  e  famosa,  e  sostenuta  da  un 
numeroso  stuolo  di  personaggi  santissi- 
mi, che  la  professavano,  come  ncavo  dal 
p.  Kninart,  Aili  siìicen  dtpiinìi  marti- 
ri della  chiesa  cattolica  I.  3,  nella  rela- 
zione del  martirio  di  s.  Saba  martire  del- 
la Gozia.  Attesa  la  barbarie  dc'goli,  e  la 


S  V  E 
somma  inimicizia  crudele  eh 'ebbeio  ro! 
|)opolo  romano,  appena  è  rimasta  sino  a 
noi  qualche  piccolissima   notizia   di  ciò. 
I^iima  della  metà  del  secolo  IV,  scrivea 
s.  Cirillo  Gerosolimitano,  Calli,  i  o,n.°  i  g. 
Calli.  1 3,  n."  4o,  e  s.  Epifanio,  Tlaer.  4o, 
n.  i4,che  la  Gozia  avea  già  avuti  ne'tem- 
pi  andati  martiri  illustri,  e  che  allora  vi 
avea  nella  Gozia  vescovi  e  preti,  diaco- 
ni e  monaci,  vergini  sagre,  e  laici  d'ogni 
ordine,  com'erano  tutte  le  provincie  più 
colte  del  romano  impero.  Oltre  le  anti- 
che persecuzioni,  una  berissima  ne  pati- 
rono i  cristiani  in  tempo  di  Costantino  I 
il  Grande.  Oltre  quelli  che  aveano  data 
allora  la  vita  per  Gesù  Cristo  nelle  pa- 
trieloro,moltissimifurono  costietti  a  pi 
gliarsi  un  volontario  esilio  e  a  ricoverar- 
si nelle  provincie  del  romano  impeio. Co- 
stantino I  ve  li  accolse  molto  amorosa 
niente,  assegnò  loro  comoda  abitazione 
nella   INIesia,    soccorrendo  con  cristiana 
carità,  come  par  certo,  alle  loro  somme 
iniligenze,secondoFiloslorgio,  Hisl.  evci 
lib.  2,cap.  5. Regnando  Valente  e  Grazia- 
no, i  cristiani  della  Gozia  patirono  un'  al 
tra  fiera  e  sanguinosissima   persecuzio- 
ne, narrata  da  Sozomeno  lib.  6,cap.  37, 
ila  Socrate,  Ilist.  enei.  lib.  4,  cap.  3,  e  d;i 
Rollando,  Ada  ss.  t.  3  aprii.  a'26,de'sR 
Gothis,  Bathusi  ce,  martiri.  Regnavano 
in  diverse  parti  della  Gozia  Atanaiicoc 
Friligerno  :  essendo  tra  loro  in  guerra, 
Friligerno  vinto  dal  nemico,  fu  costret- 
to per  sostenersi  ad  implorare  l'aiuto  dei 
romani.  Atanarico,non  potendo  di  peg- 
gio, in  odio  de'romani  sostenitori  dell'e- 
U)ulo  e  professori  del  cristianesimo,  co- 
minciò a  perseguitare  crudelissimanien- 
le  tutti  gli  adoratori  di  Gesù  Cristo  ch'e 
lano  ne'suoi  stati.  Questa   persecuzione 
sembra  che  incominciasse  intorno  all'an- 
no 368. Il  furore  d'Alanaiico  sopra  i  cri- 
stiani fu  crudelissimo,  ma  la  virtù  de'cri- 
stiani  fu  superiore  alla  crudeltà   del  ti- 
ranno, e  fecero  vedere  nella  Gozia  quei 
miracoli  di  fortezza,  che  tanno  a  tutti  cre- 
dibile, come  dice  la  s.  Scrittura, che  il  le- 


S  V  E 

slimonio  reso  da'martiri  all'evnngelo,  è 
testimonio  divino  e  infallibile.  De'iuai- 
tiri  ilella  Gozia  coronati  in  questo  tem- 
po, fuorché  una  lettela  enciclica  sul  mar- 
tirio del  ricordalo  s.Saba,  niuu'alfra  me- 
moria particolare  non  abbiamo,  e  sola- 
mente dalla  storia  di  Socrate,  loco  cita- 
to, e  di  Sozomeno,  si  sa  in  generale, che 
la  persecuzione  in  quelle  contrade  fu  fìe- 
rissima  a  questo  tempo,  e  che  il  Signore 
coronò  moltissimi  suoi  servi  del  mar- 
tirio. La  lettera  enciclica  della  chiesa  di 
Gozia  del  872,  è  riportala  dallo  slesso 
p.  Piuinart,  ed  è  commovente  e  edifican- 
te. Dolendosi  Alanarico,  che  altri  chia- 
mano Atarido,  che  molti  de'suoi  sudditi 
avessero  abbracciata  la  fede  di  GesùCri- 
slo,  fece  punire  con  vaii  supplizi  molti 
cristiani,  facendoli  rei  di  aver  profanala 
e  abbandonata  la  religione  de'loro  mag- 
giori,con  quelle  particolarità  che  riporta 
il  p.Ruinart.  Tra  le  enormi  empietà  com- 
messe, si  narra  che  i  gentili  attaccarono 
il  fuoco  ad  una  chiesa  ov'eransi  rifugiati 
uomini  e  donne,  co'Ioro  figli  e  bambini, 
e  con  loro  tutti  la  fecero  ardere.  Prelese 
Socrate  che  questi  mai  tiri  fossero  aria- 
ni, e  ne  seguissero  gli  errori.  Avverte  il  p. 
Ruinart,  che  ne'tempi  posteriori  a  quello, 
in  cui  dal  Signore  furono  coronali  i  mar- 
tiri de'quali  si  è  sinora  parlalo,  i  goti  cri- 
stiani fossero  sedotti  all'eresia  ariana,  è 
vero  pur  troppo;  ma  è  altresì  verissimo 
e  certissimo,  che  i  martiri  morti  nellaGo- 
i\a  nella  persecuzione  d'Atanarico  furo- 
no tulli  sinceri  cattolici.  Lo  attestano  s. 
Girolamo,  s.  Ambrogio,  che  loda  som- 
mamente i  meriti  d'Acolio  o  Ascolio  ve- 
scovo di  Tessalonica,  e  s.  Agostino  che 
parlando  di  questi  martiri  li  chiama  cat- 
tolici della  Gozia.  Altrettanto  afferma  s. 
Isidoro  di  Siviglia,  dichiarando  inoltre, 
che  atterrilo  Atanarico  dopo  lunghissi- 
ma persecuzione  dal  numero  de'professo- 
ri  della  cattolica  religione,sospese  la  stra- 
ge di  loro,  e  comandò  che  dovessero  ri- 
tirarsi da'  suoi  stali,  e  fissare  altrove  la 
loro  abitazione.  Queste  autorevoli  tesli- 


SVE  i47 

monianze  dimostrano  il  grave  abbaglio 
di  Socrate.  Aggiunge  i!  p.  Ruinart,  che 
nel  concilio  di  Nicea  del  325,  fra  gU  al- 
tri padri  che  condarmarono  Ario  e  i  suoi 
errori,  è  sottoscritto  Teofilo  vescovo  dei 
goti.  Yerosimilmeule  il  primate  di  tutta 
la  Gozia  si  chiamava  ilvescoi'o  degotij 
e  questi  avea  sotto  di  se  più  altri  vescovi, 
ch'erano  a  lui  subordinali  e  da  lui  dipen- 
denti.Poiché  la  lettera  enciclica  della  chie- 
sa di  Gozia  fu  scritta  a  nome  del  prima- 
te de'golie  di  tutte  leohiese  di  quelle  con- 
trade. Osserva  il  p.  Ruinart,  ch'è  distesa 
eccellentemente,  ed  è  lavoro  troppo  su- 
periore alla  capacità  de'goti,  ch'erano as 
sai  incolti  e  barbari  :  e  per  quanto  la  fe- 
de di  Gesù  Cristo  rendesse  tulli  que'goli 
che  la  professavano  istruiti  della  loro  cre- 
denza, e  a  paragone  de'loro  coinpalriot- 
ti  gentili,  assai  colli  e  civili,  pure  questa 
coltura  non  pare  bastante  a  dettare  una 
lettera  ottimamente  scritta,  com'è  quel- 
la del  martirio  di  s.  Saba.  Abbiamo  dal 
le  lettere  di  s.  Dasilio,  che  Ascolio  nati- 
vo della  Cappadocia  e  vescovo  di  Tessa- 
lonica, mandò  nella  Cappadocia  il  corpo 
di  un  martire  ch'era  morto  poco  prima 
in  un  paese  de' barbari  non  molto  lon- 
tano dalla  Cappadocia.  1  motivi  di  man- 
dare nella  delta  provincia  un  donativo 
cos'i  prezioso,  furono  perchè  dalla  Cap- 
padocia erano  passati  alle  contrade  ov'e- 
ra  morto  il  dello  martire,  i  primi  ban- 
ditori della  fede  di  Gesù  Cristo;  ed  era 
della  Cappadocia  lo  stesso  Ascolio,  che 
colle  sue  eso>  tazioni  avea  contribuito  al 
valore  di  detto  martire  e  de'suoi  compa- 
gni. Si  crede  che  parli  s.  Basilio  del  cor- 
po di  s.  Saba,  e  che  Giunio  Sorano  ch'e- 
ra a'confini  dell'impero  romano,  per  as- 
sicurarli col  suo  esercito  dalle  scorrerie 
de'  barbari,  ricevesse  da'  cristiani  della 
Gozia  il  corpo  di  s.  Saba,  e  di  loro  com- 
missione lo  mandasse  ad  Ascolto,  perchè 
Io  dovesse  trasmettere  nella  Cappadocia. 
1  vescovi  e  i  preti  della  Gozia,  vedendo 
il  sommo  furore,  onde  in  quelle  barbare 
contrade  erano   perseguitali  i  cristiani, 


i48  SVE 

probalVilmenle  vollero  mandare  nelle  ter- 
re tle'romani  tutte  le  rrlifjuie  che  pote- 
rono ile'loro  martiri,  por  assicurarle  dal- 
le sacrileghe  profanazioni  e  ingiurie  dei 
gentili,  e  perchè  avessero  le  debite  reli- 
giose onoranze  della  Chiesa.  Ascolio  era 
sialo  esortalorea  S.Saba  e  agli  altri  mar- 
tiri: forse  avea  mandali  nella  Gozia  al- 
cuni ecclesiastici  che  potevano  essere  o- 
riundi  goti,  e  di  quelli  che  sotto  Costan- 
tino I  si  erano  riparali  nell'impero  ro- 
mano; i  quali  ecclesiastici  sapendo  bene 
il  linguaggio  barbaro  della  Gozia,  avea- 
no  meravigliosamente  giovato  a  tulla 
quella  cristianità  nella  persecuzione  di 
Atanarico.  Questi  ecclesiastici  poterono 
avere  reso  nolo  e  rinomalo  alla  chiesa 
Gotica  il  nome  d'Ascolio  di  Tessalonica, 
e  poterono  determinarla  a  spedire  a  lui 
il  corpo  di  s.  Saba, acciocché  lo  mandas- 
se nella  Cappadocia.  Ascolio  scrisse  a  s. 
Easilio  la  descrizione  dell'  eroismo  dei 
martiri  goti,  ed  il  santola  rilesse  più  vol- 
te con  infinita  sua  consolazione,  ammi- 
rando in  essi  lo  spirilo  de'  primi  tempi 
beatissimi  del  cristianesimo. Da  lullo  que- 
sto si  congettura  dal  p.Kuinart  con  mol- 
to fondamento,  che  i  cristiani  della  Go- 
zia col  corpo  di  s.  Saba  mandassero  ad 
Ascolio  tulla  la  storia  del  martirio  di  lui, 
pregandolo  che  a  nome  della  chiesa  Go- 
tica in  una  lettera  in  lingua  greca  com- 
prendessetulta  quella  storia,  onde  a  lut- 
ti fòsse  nota  la  fine  gloriosa  di  quel  ser- 
vo fedele  di  Gesù  Cristo.  Sia  (|ualunque 
l'autore  della  lettera,  è  certo  d'essere  un 
monumento  di  somma  autorità,  e  scrii- 
lo  subito  dopo  il  martirio  di  s.  Saba,  av- 
venuto a'  12  aprile  del  Sy?.,  e  si  crede 
«he  nell'anno  stesso  le  sue  sagre  reliquie 
fossero  trasportale  nella  Cappadocia. 

Nel  buio  della  storia  di  Svezia,  dei 
primi  secoli  di  nostra  era ,  il  Lenglet 
nelle  Tavolette  cronologiche  della  sto- 
ria unh'trsaley  ricavò  dai  suoi  storici 
il  nome  de'  primi  re  svedesi  che  si  co- 
noscono, non  senza  molte  incertezze.  Ta- 
li sono  nel  4^»  Svvarlmanno,  cui  suc- 


S  V  E 
cessero  nel  Sog Tordo  f,  nel  5i  o  Piodol- 
fo,  nel  .Ita 7  Arino,  nel  'j/^^  Attila  (s'in- 
tende diverso  dal  re  degli  Unni),  nel  564 
Tordo  li, nel  582  Algolo  lignei  6o6God- 
stago,  nel  63o  Arto,  nel  649  Acone  II, 
nel  G70  Carlo  IV,  nel  676  Carlo  V,  nel 
685  Birgero,  nel  700  Erico  I,  nel  717 
Tordo  111,  nel  764Biorno  III,  indi  Ala- 
rico, neirS  I  3  BiornolV,  neir824  Bra- 
temundero.Asuo  tempo  sembra  che  inco- 
minciasse a  penetrare  la  benefica  Incedei 
vangelo  in  altre  par  li  di  Svezia, per  quanto 
accennai  a  Danimarca,  nel  riccNcre  il  pre- 
zioso dono  della  vera  fède.  Quindi  regna- 
rono Simasto  dell'  827,  Eroi  dell'  842, 
Carlo  VI  deir853:  sotto  questi  3  ultimi 
re  si  ellelluò  la  conversione  di  gran  par- 
te de'svedesi  al  cristianesimo.  Frattanto 
gli  svedesi  eallri  scandinavi  pagani, essen- 
dosi associali  a  quelle  terribdi  spedizioni 
che  soggiogarono  popoli  e  fondarono  tro- 
ni, le  loroainù  portarono  il  terrore  nel- 
le piì»  lontane  spiaggie.  Fra're  conquista- 
tori, le  tradizioni  di  Saga  ricordano  Ivar 
il  TViclfndrnc  o  TVidfarne  ossia  il  Con' 
(7fn'5/rttore,chc  regnò  pure  sullaDanimar- 
ca,  e  fece  eonquiste  nella  Geiniania,  nel- 
la Russia,  nell'Inghilterra,  ma  ne  sono  in- 
certe le  memorie  storiche:  i  discendenti 
ch'ebbe  dal  matrimonio  di  sua  figlia  A  n- 
dur  con  Roerik  principe  danese,  regna- 
rono lungamente  nella  Svezia  e  nella  Da- 
nimarca. Inolile  fra're  guerrieri  Ilarald 
Hildeland  che  die  la  battaglia  di  Braval- 
la,  la  più  celebre  di  que'tempi  eroici;  Ra- 
gnar Lodbrok.che  peri  in  Inghilterra,  e 
altri.  La  Svezia,  la  Norvegia  e  la  Dani- 
marca erano  considerate  nel  IX  secolo  co- 
mela  culla  di  quelle  guerrieie  bande  che 
inondarono  piìuegioni,noD  conoscendo- 
si a  quell'epoche  nel  settentrione  che  uq 
cieco  e  feroce  valore:  ed  i  principi  cristia- 
ni, per  opporre  un'azione  a'Ioro  attacchi 
e  alle  loro  tremende  depi  edazioni,  crede- 
rono bene  di  cattivarseli  per  mezzo  della 
religione  cristiana  ch'essi  professavano,  e 
la  quale  era  fondata  su  reali  vii  lìi  emi- 
neutemenle  più  umaue  della  superstizio- 


S  V  E 

sa  e  baibara  cl'Oùiuo:  questa  fu  la  mis- 
sione di  s.  Anscario  apostolo  del  setten- 
trione, che  vi  si  recò  verso  1'  83o  dalla 
Germania,  per  destinazione  di  Papa  Gre- 
gorio IV;  e  cos'i  anche  il  settentrione  e  la 
Svezia,  siccome  gli  altri  popoli,  sono  de- 
Litori  della  verità  e  civiltà  del  cristiane- 
simo allo  zelo  de'romaui  Pontefici.  Che 
se  dalla  Germania  provenne  alla  Svezia 
la  pura  religione  cattolica,  ad  essa  pur  de- 
ve il  veleno  del  fatale  luteranismo  e  la  sua 
apostasia.  Il  monaco  benedettino  s,  An- 
scario, dell'antico  monastero  di  Corbeia 
nella  Picardia,  passalo  nel  nuovo  istitui- 
to da  s.  Adelardo  in  Sassonia  o  Wtstfa- 
lia, predicò  la  fede  prima  a'dauesi,poi  agli 
svedesi,  e  per  ultimo  a'popoli  che  abita- 
vano il  settentrione  di  Germania.  Egli  fu 
accordato  ad  Harold  o  Harald  o  Heriold 
principe  di  Danimarca  o  re  del  Jutland 
meridionale, chebattezzato alla  corteira- 
periale  di  Lodovico  1  il  Pio  nella  chiesa 
di  I\l  agonza,  presso  il  quale  erasi  rifugia- 
to, bramava  la  conversione  de'scandiua- 
vi  dalle  false  e  superstiziose  pagane  cre- 
denze in  cui  erano  miseramente  ravvol- 
ti. Il  santo  monaco  si  portò  in  queste  con- 
ti ade  in  compagnia  d'alcuni  mercanti  del 
paese,  ed  arrivò  a  Birka  o  Byrke,  città  di 
cui  si  sono  perdute  tutte  le  traccie,  e  vi 
ottenne  la  libertà  di  predicarvi  la  religio- 
ne cristiana.  Il  Signore  benedì  le  fatiche 
apostoliche  di  s.  Anscario,ed  un  gran  nu- 
mero d'idolatri  confessarono  Gesù  Cristo 
e  la  sua  celeste  dottrina.  Gregorio  IV  uel- 
r832  lo  dichiarò  legato  della  s.  Sede,  ed 
arcivescovo  à' Amburgo,  città  che  messa 
a  sacco  e  fuoco  neir845  da'normanni  o 
norvegi ,  lo  zelo  indefesso  di  s.  Anscario 
consolò  e  mantenne  nella  fede  il  suo  greg- 
ge da'barbari sbandato.  Vacata  ueir849 
la  sede  di  Brema,  Papa  s.  Nicolò  I  l'uni 
a  quella  d'Amburgo,  e  commise  al  santo 
il  reggimento  delle  due  chiese,  onde  Cre- 
ma divenne  la  metropoli  di  tutta  la  Ger- 
mania settentrionale.  Harold  che  a  vea  ac- 
compagnato il  santo  non  potè  farvi  rico- 
noscere la  propria  autorità,  e  fu  obbliga- 


S  V  E  149 

to  nuovamente  a  ricoverarsi  da  Lodovi- 
co I,  il  (juale  gli  donò  l'isola  di  VValche- 
ren  nella  Seelandia  ove  morì,  ed  una  fi- 
glia sposò  un  piccolo  re  di  Norvegia.  Nel 
partire  s.  Anscario  dalla  Svezia  e  Dani- 
marca, vi  lasciò  per  vescovo  Simone  nella 
sededi  Byrke  da  lui  fondata  neir836,coa 
alcuni  missionari  fatti  venire  dalla  nuo- 
va Corbeia,  abbazia  già  florida  e  la  «[ua- 
le  per  l'attaccamento  alias. Sede  e  pe'pri- 
vilegi  cui  a  preferenza  di  altri  monaste- 
ri germanici  ottenne,  fu  delta  sposa  di  s. 
Pietro,  siccome  primo  e  grande  semen- 
zaio di  lutti  gli  apostoli  del  settentrione, 
ove  dopo  diverse  vicende  del  cristiane- 
simo lo  propagò  e  rese  florido  e  vigoro- 
so. Ma  per  allora  tutte lesullecitudini  del 
vescovo  Simone  e  de'benedettini  di  Cor- 
beia non  poterono  impedire  a'popoli  di 
Svezia  e  Danimarca  di  ricadere  nell'ab- 
biezione  dell'idolatria,  e  furono  il  vesco- 
vo e  i  monaci  cacciati  dagl'idulatri.  In  si 
deplorabile  stato,  reclamante  la  nascente 
chiesa  scandinava  ilsuofondatore,s.  An- 
scario ricomparve  in  Danimarca,  ove  sot- 
to la  prolezione  del  re  Erico  II,  gli  riuscì 
di  fare  rifiorire  la  religione  cristiana;  ma 
il  suo  mirabile  zelo  trovò  molti  ostacoli 
in  Isvezia,  Dappoiché  avendo  voluto  O- 
las,  principe  superstizioso,  che  la  sortede - 
cide«se  se  fosse  da  permettersi  ne'suoi  sta- 
ti il  libero  esercizio  del  cristianesimo,  s. 
Anscario  che  con  pena  vedea  la  causa  di 
Dio  assoggettata  all'  eventuale  capriccio 
della  fortuna, raccomandò  fervorosa mea- 
te  a  lui  l'esito  d'una  decisione  tanto  stra- 
Viiganle.  Dio  lo  esaudì  a  danno  del  pa- 
ganesimo, perocché  appena  la  luce  evan- 
gelica sfolgoreggiò,  che  il  monarca,  i  capi 
della  nazione  e  una  prodigiosa  moltitudi- 
ue  di  popolosi  convertirono:  s.  Anscario 
fece  edificare  diverse  chiese  consagrate  al 
bianco  Cristo,  come  in  que'tempi  remo- 
ti gli  scandinavi  chiamavano  ilSalvalore, 
a  motivo  del  color  bianco  delle  pareti  e- 
sterncilelie  medesime,  e  le  provvide  d'ec- 
cellenti pastori,  prima  di  ritornare  a  Bre- 
ma, ove  sautamcute  morì  ncir8G5.  Pare 


1  lo  S  V  E 

che  alla  gloria  della  conversione  a  Dio  dei 
popoli  settentrionali,  abbiano  pure  con- 
tribuito l'imperatoie  Lodovico  i,  ed  JLh- 
bone  arcivescovo  di  Reims,  che  vi  man- 
dò Goherlo  suo  parente, olire  diversi  mis- 
sionari inglesi.  Per  avere  Gregorio  IV  af- 
fidato a  s.  Anscariola  legazione  scandina- 
va e  la  predicazione  della  fede,  moren- 
do egli  arcivescovo  di  Brema  i  suoi  suc- 
cessori esercitarono  quindi  la  giurisdizio- 
ne ecclesiastica  e  metropolitica  sui  vesco- 
vi del  Nord,  finché  ne'secoli  X  e  XI  eret- 
te le  sedi  vescovili  e  arcivescovili,  a  queste 
fu  devoluta;  cioè  ad  Up'>nl[/^.)  [)er  la  Sve- 
zia, a  Nidrosiao  Dronlheim  per  la  Nor- 
vegia, a  Lnndeii  [V.)  per  la  Danimarca, 
a  Bign  {y)  per  la  Livonia  quando  piìi 
tardi  passò  quella  regione  in  potere  della 
Svezia,  ed  ora  della  Russia  insieme  all'E- 
stonia, altra  provincia  un  tempo  con(|ui- 
sta  della  Svezia;  e  siccome  s.  Rlenardo  o 
Mainardo  fu  ih. "vescovo  della  Livonia  e 
dell'Estonia,  da  lui  furono  pure  al  suo 
tempo  convertiti  i  superstiti  svedesi  ch'e- 
ranoancora  nelle  tenebre  del  gentilesimo. 
Impadronitisi  gli  svedesi  di  Lund,ridus- 
seio  la  sede  arcivescovile  in  vescovile,  eil 
\\  re  di  Danimarca  trasferì  il  grado  me- 
tropolitico di  Lunden  a  Copenaghen.  A. 
tali  artìcoli  citati  riportai  il  novero   dei 
\escovatisuHraganei  delle  metropolitane, 
e  quelle  scandinave  d'  Upsal,  Nidrosia  e 
Lunden,  nelleloro  provincieecclesiaslichc 
ne  contarono  22. Ad  onta  degli  sforzi  di  s. 
Anscario,  passò  veramente  più  d'un  se- 
colo prima  che  le  soavi  dottrine  di  Gesù 
.Cristo  avesserogetlato  profonde  radici  nel 
cuore  del  superstizioso  popolo,  soprattut- 
to fra  gli  svedesi  della  regione  piii  alta,  i 
quali  possedevano  i  principali  e  più  splen- 
didi lem  pli  de'Ioro  falsi  dei,ed  erano  ad  essi 
più  attaccati  de'goti  gentili  e  di  altri  scan- 
dinavi. Bensì  dipoi  nel  corso  di  pochi  se- 
coli furono  erette  le  amplissime  7  dioce- 
si vescovili  della  Svezia,  olire  laprimazia- 
led'CJpsal.  Egualmente  in  seguito  altret- 
tanto facileaccesso  e  pronta  diffusione  tro- 
vò nella  Svezia  l'osservanza  claustrale.  Gii 


S  V  E 

abitatori  di  questa  grande  ma  non  egual- 
mente popolata  regionedellaSvezia,i  qua- 
li sino  dal  bel  principio  si  fecero  ammi- 
rare per  tanta  pietà,  lealtà  ed  una  vera- 
mente singolare  rettitudine  e  semplicità 
d'irreprensibili  costumi, gareggiarono  ad 
apprestare  un'accoglienza  ospitale  a'de- 
gui  e  benemeriti  figli  di  s.  Benedetto,  di 
S.Bernardo,  di  s.  Domenico  e  di  s.  Fra»i- 
cesco  d'Assisi.  Ben  presto  s'innalzarono  60 
tra  monasteri  e  conventi  a  questi  diversi 
istituti  di  benedettini,  cisterciensi,  dome- 
nicani e  francescani,  i  cui  membri  diffu- 
sero, come  altrove,  nel  popolo  docile  e  in- 
telligente le  miti  arti  di  pace,  l'agricoltu- 
ra, la  civiltà  e  la  dottrina.  Notai  a  Riga, 
che  Papa  Innocenzo  111  die  alcuni  abbati 
di  Svezia  a  protettori  dell'orduie  de'ca- 
valieri  Porta  Spade  di  Livonia.  Né  alla 
chiesa  di  Svezia  mancarono  i  suoi  santi 
d'ambo  i  sessi,  e  ne  vanta  circa  2  3,  oltre 
IO  vescovi.  Fra  questi  ultimi  si  trovano 
molti  inglesi  e  alemarmi  che  vi  recarono 
l'evangelo  dopo  s.  Anscario,  e  s.  Rember- 
lo  compagno  di  lui  e  successore  nella  se- 
de di  Brema,  perciò  ebbe  la  generale  so- 
printendenza dellechiese  di  Svezia,  di  Da- 
ninìarca  e  della  bassa  Germania,  per  pro- 
seguire l'opera  cominciata  così  felicemen- 
te dal  suo  predecessore.  Fiorirono  poi  s. 
Escili  Ilo,  s.  Sigifrido,  i  ss.  Stefino  e  A- 
dalvardo  vescovi  di  We\sio  e  di  Scara,  s. 
Enrico  vescovo  d'  Upsal,  i  ss.  Brynuifu, 
Ilcmming  e  Nicola  vescovi  di  Scara,  Abo 
eLincoping.  Di  altri  santi  parlerò  in  pro- 
gresso dell'articolo,  e  mi  gioverò  pure  del 
d.*"  Agostino  Theiner:  r,a  S^'ezìa  e  le  re- 
lazioni di  essa  colla  s.  Sede  sotto  Gio^'an- 
ni  III,  Sigismondo  HI  e  Carlo  IX,  Ro- 
ma i83i3.  Quest'opera  tanto  importante 
per  la  storia  ecclesiastica,  oltre  il  pregio 
dell'esattezza  e  diligenza,  ha  quello  prin- 
cipale d'essere  sostenuta  da  documenti  au- 
tentici, e  finora  celati  alle  ricerche  degli 
storici,  la  uìaggior  parte  de'quali  e  i  pn'i 
notevoli,  per  graziosa  annuenza  di  Gre- 
gorio XVI,  l'autore  trasse  dal  prezioso  ar- 
chivio della  s.  Sede,  e  dalle  biblioteche 


S  VE 

Dorboniana  e  Eraucacci  di  Napoli.  Ipiin- 
cipiiilella  pretesa rifurma  religiosainisve- 
zia,  fra  gli  orrori  del  sangue,  sono  uno  dei 
punii  più  interessanti  tiattati  dal  cIj.  au- 
tore, ed  i  più  alti  a  convincere  per  via  di 
fallogrinfelici  seguaci  dell'errore.  Dichia- 
ra inoltre,  che  niuna  nazione  per  avven 
tura  al  paii  della  Svezia,  liconoscela  sua 
conversione  al  cristianesimo  dal  santo  e 
generoso  zelo  de'romani  missionari.  L'o 
pera  fu  pubblicata  in  Augusta  in  due  par- 
ti nel  1838-39.  Tradotta  in  italiano  dal 
can.  Giovanni  Breschi,  è  a  lamentarsi  che 
nella  tipografia  del  collegioUrbano  fu  sol- 
tanto impiessa  la  i.'parte,perciò  mancan- 
te de'preziosi  documenti  che  cita  ed  esi- 
stenti nella  2.^,  e  di  quella  almeno  profit- 
terò, ancora  parlando  dell'apostasia  de- 
gli svedesi  dal  caltolicismo,  e  dove  sarà 
opportuno. 

Dopo  Carlo  VI,  Lenglet  registra  i  se- 
guenti re:  neir883  Ingeldo  I,  nell'891 
Olao  I,  nel  900  Ingeldo  II,  nel  907  E- 
rico  VI,  nel  g-ìG  Erico  VII,  nel  940  Eri- 
co Vili  il  FìUorioso,  che  dicesi  creasse 
la  dignità  di  fari  o  contedi  palazzo,  nel 
980  Olao  li,  altri  lo  chiamano  OI;io  HI 
SloetkoDung, altri  Olas  Scobcong,  e  si  di- 
ce propriamente  il  [."re cristiano  di  Sve- 
zia, nato  nel  984  e  soprannominato  il 
Fanciullo  o  il  re  del  Grei/ibojpevchè  u- 
sciva  dalla  culla  quando  Erico  Vili  suo 
padre  il  foce  riconoscere  successore  al  tro 
uo.  Volendo  fare  rifiorire  ne'suoi  stali  la 
religione  cristiana,  ricorse  all'Inghilter- 
ra per  aver  de'  missionari,  e  pregò  il  re 
Eteiredo  II  che  gliene  procacciasse.  Que- 
sto principe  scelse  s.  Sigi/rido  esemplare 
pretedi  York  (come  lo  chiama  il  Butler, 
però  nella  vita  di  s.  Eschillo  appella  s. 
Sigifrido  arcivescovo  di  York),  il  (juale 
arrivato  nella  Svezia  si  die  a  combalte- 
le  il  paganesimo  con  tantosuccessoe  me- 
raviglioso zelo,  che  si  meritò  il  titolo  di 
Aposiolo  della  Svezia.  Bezelio  che  ne 
scrisse  la  vita,riferiscechealsuo  arrivo  in 
Isvezia  si  servì  d'interpreti  per  predica- 
re. PrJQia  ciò  fece  iu  \Vc\.5Ìo  uella  Go- 


SVE  i5r 

zia  meridionale,oveistiluì  la  sede  vesco- 
vile, poi  scorse  il  Sud  Gothlaod,  indi  \\ 
Westro-Gothland  ed  altre  provincie,  e 
tutte  le  ridusse  a  confessare  Gesù  Cristo. 
II  re  Olao  ricevè  dalle  sue  mani  il  bat- 
tesimo, insieme  a  tutta  la  di  lui  famiglia, 
ed  a  parecchi  grandi  del  regno  a  suo  e- 
sempio. I\Ia  avendo  s.  Sigifrido  lascialoa 
Wexsio  i  tre  nipoti  Sunamano,  Unama- 
no  e  WiamanOjfurono  barbaramente  uc- 
cisi dagl'  idolatri,  indi  venerati  martiri. 
Il  re  sdegnato  di  tanta  crudeltà  e  che  po- 
teva avere  pericolose  conseguenze,  risol- 
se di  condannare  a  morte  gli  uccisori,  i 
quali  ottennero  grazia  per  la  mediazio- 
ne pietosa  di  s.  Sigifrido,  che  virtuosa- 
mente ricusò  di  ricevere  le  somme  a  cui 
li  avea  multati  il  re.  Volendo  Olao  esten- 
dere le  prerogative  della  corona,  i  gran- 
di vassalli  vi  si  opposero  fortemente  e  fu 
obbligato  a  cedere.  Leggo  nel  Butler,/^'/- 
te  de' padri,  de' martiri  e  degli  altri  prin- 
cipali .^ant',  che  il  vescovo  s.  L'ifrido  o 
TVolfredo  martire,  soltoOlao  11  predi- 
cò la  fede  con  successo  iu  Isvezia,  e  seb- 
bene coll'autorità  del  re  nel  .028  vole- 
va spezzare  il  grande  idoloThor,  fu  uc- 
cisoall'istante.  I  cronisti  sono  discrepanti 
-sull'epoca  della  morte  d'  Olao,  Lenglet 
l.<  riporta  ali  o  18,  Cautù  al  1026.  Olao 
guerreggiò  contro  i  iiorvegi,  che  trasse- 
ro partito  dalle  loro  vittorie  per  dilata- 
re le  proprie  frontiere. Egli  (u  ili. "mo- 
narca degli  svedesi  che  assunse  il  titolo  di 
re  di  S^'ezia,  essendo  i  suoi  predecessori 
stati  semplicemente  chiamati  re  ^rZ^^v^?/, 
città  in  cui  per  solito  risiedevano,  e  ch'e- 
ra il  centro  dell'amministrazione  del  cul- 
to religioso.  Nella  biografìa  di  s.  EschU- 
/o col  citato  Buller  dissi  ch'egli  seguì  nel- 
la Svezia  il  pareutes.  Sigifrido,  e  che  que- 
sti nel  ripartire  per  l'Inghilterra  prega- 
to d.igli  svedesi  di  consagrarlo   vescovo 
e  darlo  loro  in  potere,  il  santo  gli  esaudì, 
anzi  al  dire  del  d.'"  Theiner  fi  vescovo  di 
Scar  I  e  di  Stregnes.  Lo  zelo  apostolico  di 
s.  Eschillo  ebbe  un  successo  meraviglio- 
so,ed  il  re  Ingou,  grandissimo  propugna  ■ 


i52  SVE 

loie  del  CI istiancsimo,  contribuì  a  mol- 
tiplicai- le  conversioni  e  ne  restò  vittima. 
Trucidalo  dagl'i nfedeli,questi  posero  sul 
trono  Svenone  \\  Sani^uinario,  con  fune- 
stissimi danni  alla  novella  chiesa  di  Sve- 
zia, poiché  si  ripristinarono  l'empiee 
barbare  superstizioni  del  paganesimo  , 
ed  il  santo  fu  lapidato.  La  storia  de' re 
continua  a  quest'epoca  ad  essere  oscura, 
contraddittoria  e  difficile;  furono  talvol- 
ta confusi  i  re  d'un  regno,  con  quelli  ap- 
partenenti piuttosto  agli  altri  due  del 
Nord,  ed  alcuno  de'3  regni  sovente  eb- 
be a  un  tempo  due  re  che  dominavano 
in  diverse  provincie;  i  nomi  poi  per  le  di- 
verse nomenclature  degli  scrittori   pre- 
sentano continui  imbarazzi,  peggio  le  di- 
screpanli  date  dell'epoche.  Ingoi»  e  Sve- 
none, che  ho  ricordati  col  Uuller,  Len- 
glet  e  Canta  non  li  nominano  aft'ullo.  Il 
j  ."dà  per  successore  ad  Olao  11  nel  i  o  i  8 
A  miuido  II;  Cali  tu  in  vece  nel  1026  ripor- 
ta che  successe  a  Olao  III,  il  re  Annodo 
Giacomo.  Pare  che  debbasi  chiamare  A- 
liund  11  Giacobbe  :  il  re  che  portò  il  no- 
me d'Auund  1  il  Broul  o  dislnUtore  Je/- 
/t'yò/e5/e,per  quelle  immense  da  lui  bru- 
ciale per  accjuistar  terreni  che  distribuì 
agli  abitanti  più  industriosi,  avea  nel  se- 
colo VII  ereditato  le  corone  di  Gozia  e 
di  Danipiarca,  conquistate  da  suo  padre 
Inguar,  e  gli  successe  il  figlio  Ingialdo. 
Anundo  Giacobbe  perciò  s'intitola  II,  e 
montò  sul  trono  dopo  Olao  II  suo  geni- 
tore: fu  cognominalo  Kollnener  o  Car- 
bonaio, perchè  fece  uua  legge  penale,col- 
la  quale  statuì,  che  colui  che  recasse  dan- 
no al  suo  concittadino,  fosse  condannato 
a  veder  bruciata  la  propria  casa.  Questo 
principedopoaver  infuso  vigore  alle  leg- 
gi, favorii  progressi  del  cristianesimo  nei 
suoi  stati.  Strascinato  in  una  guerra  con- 
tro Canuto  II  il  GrrtH<7e  re  di  Danimar- 
ca e  d'Inghilterra,  nel  io3o  perde  una 
parte  della  Svezia,  e  poi  la  vita  io  una 
battaglia  uelio35.  Anundo  111  il  /'ec- 
cìiio  suo  fratello  gli  successe,  nel  1087 
tliccLenglcl,  euelioSi  Canlù,che  lo  fa 


SVE 

regnare  sino  alio56,mentreLenglelneI- 
l'istesso  anno  gli  dà  per  successore  Aco- 
ne  II,  e  nel  io54  pone  il  re  Stenchilo  , 
indi  nel  1059  Ingeldo  III  che  essendo  i- 
dolalra  si  fece  cristiano,  nel  i  o64AUte- 
no,  nel  1080  Filippo,  nel  1 1  io  Ingeldo 
IV,  nel  I  1 29  Piagualdo,  nel  i  1  agMagno 
e  Suerchero,neli  i5os.  EricolX.  IlCan- 
tìi  poi,  dopo  EmundooAnuodo  III  scri- 
ve così  la  serie:  Stenchil  nelio56,  Eri- 
co VII  ed  VII,  ma  dev'  essere  errore  di 
stampa,  Aquino  I  nel  1067,  Ingo  I  nel 
1080  con  Alitano  sino  al  1090,  Filippo 
neh  I  12,  Ingo  lloeli  i  i  2solo,Suerche- 
ro  I  nel  i  i33,Erico  IV  il  Sanlo  neh  i  55, 
altro  fallo  tipografico  dovendo  dire  IX 
e  neh  j5o,  ma  di  lui  meglio  dipoi.  Da 
questore  potrò  descrivere  in  breve  le  no- 
tizie e  la  serie  de're  di  Svezia,  prima  del 
quale,  come  osservò  Vertol,  citalo  dal- 
VArle  di  verificare  le  date,  che  nel  l.  8, 
par.  2,  ne  riporta  la  cronologia  storica, 
non  si  può  avere  un'esatta  e  successiva 
serie.  Prima  però  narrerò  altre  notizie, 
liiporla  il  Piazza  x\c\V Einerologio  diRo- 
ma  p.  433,  che  già  neh  079  nel  pontifi- 
cato di  s. Gregorio  VII, la  Svezia  e  la  Nor- 
vegia eransi  dichiarate  tributarie  alias. 
Sede,  d'un  denaro  per  casa  a  s.  Pietro. 
Il  Papa  scrisse  tanto  aire  di  Norvegia, che 
al  re  di  Danimarca,  di  mandare  de'no- 
bili  a  Pioma  per  apprendere  le  discipline 
ecclesiastiche,  acciò  a  vesserò  sempre  c]uei 
regni  nazionali  idonei  per  le  loro  chiese 
e  pel  governo  spirituale  dell'anime.  Ingo 
]  o  Ingone  il  Buono  figlio  di  Stenchil  salì 
sul  trono  verso  l'anno  i  080, ed  associò  al 
governo  suo  fratello  Alslano,  ma  fu  as- 
salilo dal  cognato  Blolswen,  il  quale  im- 
padronitosi del  potere  lo  conservò  per  più 
anni. Liberato  da  taleavversarioche  par- 
tigiano era  dell'antico  falso  cullo  d'Odi- 
no, il  re  Ingo  I  alfezionato  al  cristianesi- 
mo, propagò  successivamente  la  sua  re- 
ligione. Fino  dal  principio  del  suo  regno 
si  pose  in  relazione  col  Papa  s.  Gregorio 
VII,  che  gl'indirizzo  una  bolla  per  l'or- 
canizzazioue  del  clero  e  l' introduzione 


S  V  E 

della  decima.  INel  pontificalo  di  Url)ano 
IJ  come  furoDO  di  suo  ordine  predicate 
le  Crociate  per  la  Sirin,or\(.\e  liberare  dai 
saraceni  i  iiioglii  santificati  dal  Salvato- 
lo, il  re  fece  rijolveie  parecchi  svedesi  a 
prendervi  parte,  e  Ragnilde  sua  moglie 
andò  nel  medesimo  tempo  in  pellegriudg- 
gio a  Gerusalemme.  Rilevai  aDAMMARCA, 
che  per  le  delle  Crociale  più  volte  dai 
porti  scandinavi  di  essa, di  Svezia  e iVor- 
vegia salparono  legni  armali  per  la  sagra 
guerra,  nella  quale  si  distinsero  i  croce- 
segnali svedesi,  norvegesi  e  danesi.  iVotai 
ancora, cheUrbano  11  sottrasse  i  3  regni 
del  iVord  dalla  giurisdizione   spirituale 
dell'arcivescovo  d'Amburgo  eBrema,e  li 
sottopose  alla  metropoli  di  Lunden,  se- 
condo il  concertato  di  s.  Gregorio  VII, 
e  le  pratiche  fatte  col  predecessoie  Ales- 
sandro !l, anche  peressere  divenuto  l'ar- 
civescovo Licraaro  partigiano  acerrimo 
del  perfido  Enrico  IV  imperatore  e  ca- 
porale di  tutti  i  scismatici.  Narra  Rinal- 
di, che  molestato  Erico  III  re  di  Dani- 
marca dall'arcivescovo  d'Amburgo,  che 
lo  voleva  scomunicare  per  falsi  sospetti, 
sì  appellò  alla  s.  Sede,  e  recatosi  in  Ro- 
ma da  Urbano  11,  dopo  esaminata  dili- 
gentemente la  sua  causa,  fu  riconosciuta 
la  sua  innocenza. lodi  il  re  ottenne  che  la 
Danimarca  non  fosse  più  soggetta  all'ar- 
civescovo d'Amburgo  e  di  Crema,  ed  a- 
vesse  il  proprio  arcivescovo.  Urbano  li 
spedi  un  legalo  in  Danimarca,  e  conside- 
rate tutte  le  sue  città  scelse  Luiid  o  Lun- 
dea,  lauto  per  gli  eccellenti  costumi  del 
suo  vescovo  Ascanio,  che  per  essere  age- 
vole il  recarvisi  dalle  altre  cillà  per  ma- 
reo  per  terra;  e  gli  sottopose  ancora  nello 
spirituale  laSvezia  e  laNorvegia.  In  que- 
sto secolo  si  disliuse  in  santità  di  vita  s. 
Elena  di  Shofda  o  Schodwig,  nell'  O- 
slrogozia  o  Gozia  orientale,  non  che  pei 
suoi  lunghi  e  sagri  pellegrinaggi.  Redu- 
ce da'Iuoghi  santi,sforzandosi  d'introdur- 
re lia'suoi  concittadini  ancora  pagani  la 
religione  cristiana,  n'ebbe  in  pieinio  la 
palma  del  mailirio.  Nella  suu  biogiufia 


SVE  i53 

con  Buller  la  dissi  canonizzata  da  Ales- 
sandro 111  neh  iGo;  all'articolo  Canomz- 
ZAZioNE  con  Lambertini  nel  i  164,  equi 
aggiungo  ad  istanza  di  Carlo  VII  redi 
Svezia.  Riferisce  il  d.*"  Theiner,  che  Ste- 
fano i.  vescovo  (meglio  arcivescovo)  di 
Upsal,  per  comando  d'Alessandro  IH  la 
scrisse  nel  numero  de'  santi;  vale  a  dire 
dopo  la  pontificia  canonizzazione.il  re  In- 
go I  impegnatosi  in  una  guerra  con  Ma- 
gno 111  da'  piedi  scalzi  re  di  Norvegia, 
riportò  parecchi  vantaggi  e  concluse  la 
pace  colla  mediazione  d'Erico  III  il  Btio- 
no  re  di  Danimarca:  uno  desìi  articoli 
del  trattato  fu  che  Magno  avrebbe  spo- 
sato Margherita  figlia  d'Ingoi,  la  (juale 
ricevè  perciò  il  soprannome  di  moglie  di 
pace.  Dopo  avere  re>o  illustre  il  suo  re- 
gno mediante  parecchi  utili  istituti,  In- 
go I  mori  nel  i  i  12.  Gli  furono  succes- 
sori neh  I  12  Filippo,  nel  i  1  18  Ingo  lì 
il  PiOjda  altri  chiamato  Ingone  IV,  am- 
bedue figli  di  suo  fratello  Alstano,  per- 
chè Filippo  morì  senza  prole.  Siccome 
la  Svezia  comprende  una  parte  della  Po- 
roerania,  che  il  R.inaldi  chiama  paese  del- 
la Schiavonia,  e  cosi  nominala  per  sta- 
re allato  al  mare,edessendoitata  la  con- 
trada in  origine  abitata  da'goti  e  da'van- 
daii,  non  che  dagli  slavi,  così  conviene 
che  col  medesimo  annalista  Rinaldi  fac- 
cia qui  parola  dell'introduzione  del  cri- 
stianesimo tra'pomerani.  Papa  Calisto  li 
neh  i24allidòla  predicazione  dellevan- 
gelo  nella  Fomerania  a  s.  Ottone  (nella  cui 
biografia  parlandosi  del  luogo  di  nasci- 
ta essendosi  usata  la  ri  in  vece  del  l'j  è  det- 
to Svezia,  mentre  egli  è  di  Svevia)  ve- 
scovo di  Bamberga,  il  quale  con  felice  suc- 
cesso convertì  buona  parte  de'  pomera- 
nì.  Il  perchè  Boleslao  111  duca  ili  Polo- 
nia invitò  s.  Ottone  a  recarsi  tra'pome- 
i-ani  gentili  a  lui  soggetti,  per  illuminar- 
li colla  dotti  ina  di  Gesù  Cristo,  Ma  l'uo- 
mo apostolico  ben  sapendo  che  l'aposto- 
lato alle  genti  non  devesi  ricevere  dai 
principi  temporali,  ma  appai  tener>i  sol- 
tuQto  ullu  s.  Sede,  uè  procurò  la  facoltà 


I  54  S  V  E 

dal  Papa  Calisto  11,  la  quale  gli  lu  cori- 
ferinata  dal  successore  Onorio  Il,eme- 
rilossi  col  suo  zelo  il  titolo  di  apostolo 
della  Pomtranìa;  la  quale  verso  il  i  i4o 
ebbe  il  suo  vescovodal  nnocenzo  II, men- 
tre più  tardi  Gregorio  IX  neh  281  per 
la  conversione  al  cristianesimo  di  altri  pu- 
merani,  se  ne  rallegrò  con  loro  e  li  ri- 
cevè sotto  la  speciale  protezione  di  s. Pie- 
tro e  sua.  Intanto  il  buon  re  Ingo  II  re- 
gnò solo,  e  mentre  il  cristianesimo  con- 
tinuava a  far  progressi,  si  fabbricarono 
parecchie  chiese,  la  schiaviti!  fu  a  poco' 
a  poco  abolita,  e  furono  regolate  le  cere- 
luonie  del  matrimonio.  Ingone  II  mor\ 
nel  I  I  3o  avvelenalo,  secondo  alcuni  sto- 
rici. In  tempo  di  Suerchero  I  suo  succes- 
sore, il  Papa  Eugenio  III  ncli  146  creò 
cardinale  l'inglese  Nicolò  Brekspear  e  nel 
1  i4^  lospedì  legato  apostolico  nellaSve- 
zia,  Danicnarca  e  Norvegia  per  esamina- 
re lo  stato  di  queste  chiese,  e  stabilirvi 
que'provvedimenti  che  fossero  giudicati 
più  acconci  e  opportuni  al  vantaggio  del- 
le n)edesime.  Oltre  V  aver  confermato 
nella  lede  le  barbare  nazioni,  anche  colla 
piedii:a7Ìoiie,second()  Butler  che  lo  chia- 
ma apostolo  della  Norvegia,  nello  stesso 
\  i4<^  celebrò  il  concilio  d\ Lincoping  (o- 
ve  per  equivoco  è  detto  Lundeu  in  vece 
diNidrosia),eresse  in  metropolitanaDroo- 
iheim  o  Nidrosia  capitale  della  Norve- 
gia, la  quale  perciò  fu  sottratta  alla  giu- 
risdizione metropolitica  di  Lnndeii.  In- 
oltre consagiò  in  arcivescovo  d'Upsals. 
Enrico  suoconcittadino  e  compagno  nel- 
la predicazione.  Dopo  essersi  il  cardinale 
adalicato  con  grandissimo  zelo  per  l'in- 
tera conversione  della  Norvegia,e  di  mol- 
te altre  conlradedelNord,  tornato  in  Ilo- 
ma  meritò  d'essere  eletto  Papa  col  nome 
<li  Adriano  IV , e  quindi  canonizzò  s.  Si- 
gifiido  apostolo  della  Svezia.  Prima  di 
questo  tempojdebbo  notare, che  spenta  in 
Isvezia  la  regia  progenie  degli  Stenchili,  i 
Bondied  iSuercheri  oSueri  occuparono 
a  vicenda  per  quasi  mezzo  secolo  il  tro- 
no.Nel  modo  col  quale  uel  ii  3  3  gli  ostro- 


S  VE 

goti  innalzarono  alla  dignità  dire  Suer- 
chero I,  così  gli  abitanti  della  Svezia  su- 
periore collocarono  ad  Upsal  neli  1  5o  sul 
trono  s.  Erico  IX  d'  una  delle  più  illu- 
stri famiglie  di  Svezia, istruito  e  ornato  di 
tutte  le  cristiane  virtù,  sposo  di  Cristi- 
!ia  figlia  o  nipote  del  re  Ingo  II.  Ucciso 
poi  per  mano  de'suoi  vassalli  Suerchero 
I  ucli  i55,  anche  gli  ostrogoti  colla  Go- 
zia  si  posero  sotto  la  signoria  di  s.  Erico 
IX,  ma  nel  tempo  stesso  i  goti  innalza- 
rono al  trono  Carlo  VII  figlio  di  Suer- 
chero I:  questa  doppia  elezione  produsse 
forti  dibattimenti,  finché  convennero  i 
due  partiti, ch'EricoIX  regnasse  solo  sui 
goti  e  gli  svedesi,!  quali  non  formereb- 
bero più  che  una  sola  e  stessa  nazione  ; 
che  dopo  la  morte  d'Erico  IX  succedesse 
CarloVlI,eche poscia  il  trono  fosseaUer- 
na  ti  va  meo  te  occu  pato  da'Ioro  discenden- 
ti Bondi  e  Sucri.  .Ad  Erico  IX  della  stirpe 
de'Bondi  e  figlio  di  Jeswar  o  I  war,gli  sto- 
rici danno  il  soprannome  di  Legislatore , 
e  gli  autori  ecclesiastici  quello  di  Santo 
a  cagionedelladivotasua  vita.pegli  sfjr- 
zi  da  esso  fatti  per  convertire  1  popoli  di 
Finlandia  alla  religione  cristiana, e  prin  - 
cipalmente  pel  riportato  glorioso  mar- 
tirio. I  popoli  trovarono  in  lui  un  padre 
o  piuttosto  un  servo  di  tutti  i  suoi  sud- 
diti; con  ardore  amministrò  la  giustizia, 
protesse  gl'infelici  e  U  sua  casa  fu  sem- 
pre aperta  agli  oppressi.  Visitava  spesso 
gl'infermi  e  li  soccorreva;  contento  del 
suo  patrimonio,  non  impose  tasse;  fece 
fabbricare  delle  chiese,  e  raccolse  in  un 
volume  le  antiche  leggi  e  costituzioni  di 
Svezia,  che  porta  il  titolo  di  Leggi  del  re 
Erico.Taìe  codice  d'Uplandia  fu  in  tanta 
estimazioue,ch'era  costume  dire:  La  leg- 
ge di  Dio  e  di  s.  Erico.  Questa  raccol- 
ta fu  poi  confermata  dal  savio  re  Magno 
I,  il  quale  compilò  e  pubblicò  un  altro 
codice  intitolato  Gardstroettey  che  altri 
vogliono  attribuire  allo  slesso  s.  Erico. 
Benché  d'indole  soave  e  pacifica,  talvol- 
ta fu  costretto  a  prendere  le  armi.  Egli 
regnava  iu   un'epoca,  iu  cui  l'enlusia- 


S  V  E 

smo  religioso  conti uceva  eserciti  di  fran- 
cesi, inglesi  e  tedeschi  in  Siria,oade com- 
battere gl'infedeli.  11  re  di  Svezia  trop- 
po lontano  dal  centro  dell'  Europa  per 
associarsi  a  quelle  spedizioni ,  ma  ani- 
mato dal  più  gran  zelo  per  la  propaga- 
zione della  fede,  risolse  d'intraprendere 
una  crociata  contro  le  nazioni  settentrio- 
nali ancora  pagane,  e  in  braccio  delle  su- 
perstizioni idolatriche.Mosse  contro  i  fin- 
landesi che  spesso  cagionavano  de'  gua- 
sti nelle  terre  del  suo  dominio,  in  com- 
pagnia di  s.  Enrico  arcivescovo  d'Upsal, 
tra'golfi  dlFinlanilia  e  di  Botuia. Ottenne 
\itloria,  ma  non  potè  trattenere  il  pianto 
in  vedere  il  campo  di  battaglia  pieno  di 
morti. Dopo  aver  soggettata  la  Finlandia, 
incaricò  l'arcivescovo  S.Enrico  con  missio- 
nari a  predicarvi  il  vangelo,e  vi  fece  innal- 
zare un  gran  numero  di  chiese. Alcuni  sto- 
rici pretendono  che  i  fìnui  o  finlandesi  re- 
sisterono e  difesero  con  ostinazione  il  lo- 
locultoe  indipendenza;  che  il  re  non  po- 
tè farvi  stabilimenti  che  lungo  il  mare,  e 
che  l'arcivescovo  d'Upsal  tornato  in  Isve- 
zia  fu  assassinato.  Lasomma  pietà  di  s.  E- 
rico  IXfupostainischerno  da  alcuni  sve- 
desi ancora  ostinatamente  seguaci  dell'i- 
dolatria, e  poi  concepirono  odio  contro 
di  lui.MagnoEricson  o  Henrikson  figlio 
del  re  di  Danimarca  Svenone  111,  che  a- 
vea  ambiziose  mire  sulla  corona  diSve- 
zia, vi  marciò  con  un  corpo  di  truppe,  si 
mise  alla  testa  de'malcontenti  e  li  stimo- 
lò a  cospirare  contro  il  re.  Appressandosi 
adUpsal,ne  fu  avvertito  S.Erico  IX  men  • 
tre  ascoltava  la  messa  ia  uua  chiesa,  e  pa- 
re la  metropoli  d'  Upsal,  né  volle  inter- 
romperla. Intanto  Magno  ci  congiurati, 
non  ostante  l'amore  che  il  popolo  avea 
pel  re,  potè  circondare  co'ribelli  congiu- 
rati il  tempio.  11  re  per  risparmiare  il  san- 
gue  de'suoi  sudditi  che  volevano  difeu- 
tlerlo,  fattosi  il  segno  della  croce  si  pre- 
sentò non  lungi  dalla  chiesa  a' suoi  ne- 
mici, i  ({uali  gli  mozzarono  il  capo  a' 1 8 
maggio I  1 5 r, secondo  Ijiitler,  che  seguii 
nella  biografia, senza  avvedermi  che  l'aii- 


SVE  1*71; 

nolatore  avvertiva  che  gli  autori  dcW Ar- 
ia di  verificare  le  date  assegnavano  l'an- 
noi i6o  per  questo  martirio  (e  come  as- 
segnano i  iSy,  per  quello  dell'arcivesco- 
vo s.  Enrico,  che  Culler  scrive  i  i5i),  e 
riscontrati  ora  i  medesimi  trovo  invece 
a'iy  maggioii62;  vogliono  altri  l'anno 
1 1 6i  più  iraprobabilmenle.il  popolo  pro- 
ruppe in  lamenti,  ripose  divcjtamenle  il 
suo  corpo  nella  stessa  metropoli  d'Upsal, 
lo  venerò  teneramente  e  lo  prese  per  suo 
principale  celeste  patrono,  e  la  Chiesa  io 
canonizzò  per  martire.  Al  suo  tempo  Pa- 
pa Alessandro  III  neh  i6o  confermò  l'e- 
rezione fatta  dal  cardinal  Brekspear  cou 
autorità  d'Eugenio  III,  della  provincia 
ecclesiastica  d'  Upsal  e  del  metropolita- 
no di  questa,  ed  ecco  perchè  altri  ripor- 
tano ali  164  la  consagrazione  dell."  ar- 
civescovo di  Svezia.  Così  la  Svezia  ebbe 
il  suo  metropolita  indipendente,  e  secon- 
do alcuni  fu  sottratta  dalla  giurisdizione 
dell'arcivescovo  di  Lundeii,qixe[ìo  d'Up- 
sal fu  dichiarato  primate  del  regno,  col 
diritto  di  consagrare  il  re,edi  3  regni  scan- 
dinavi ciascuno  ricevè  il  suo  particolare 
metropolita.  Però  l'arcivescovo  di  Lun- 
den  sostenne  le  sue  pretensioni,  le  quali 
del  tutto  cessarono  nel  secolo  XIV.  Nel 
I  iGiCarlo  VII  figlio  diSuerchero  I,  del- 
l'illustre prosapia  de'Suerl,  successe  a  s. 
Erico  IX,  giusta  le  precedenti  enarrate 
convenzioni. Debbo  notare,che  veramen- 
te Carlo  VII  dovrebbesi  piuttosto  chia- 
marlo Carlo  I,  poiché  sostengono  i  cri- 
tici che  prima  di  lui  niun  principe  di  tal 
nome  avea  regnato  nella  Svezia. Giovan- 
ni Magno  nella  storia  di  essa,  pel  «."par- 
lò de'suoi  re  del  nome  Carlo,  anteriori 
a  questo.  Benché  tutti  i  dotti  convengano 
esser  dessi  principi  immaginari,  per  evi- 
tare confusione  con  altre  cronologie, pre- 
ferii di  seguire  la  cronologia  di  Magno  tUi 
gran  tempo  adottata.  Carlo  VII  subito 
perseguitò  Magno  Ericsou,  creduto  «la 
lui  complice  dell'assassinio  del  suo  geni- 
tore Suerchero  I;  lo  di>fece  presso  (>e- 
rcbro  e  gli  tolse  la  vita,  vendicando  a  un 


i56  SVE 

tempo  l'uccisione  di  suo  padre  e  quella 
del  predecessore.  Silfatta  azione  couva- 
lidò  le  sue  ragioni  al  trono,  onde  gli  sve- 
desi lo  riconobbero  per  re  a  preferenza  di 
Canuto  dello£'mo-iS'ofl(([ueslo  appellali- 
•voiVo/iOiSewsignificafiglio,  poiché  antica- 
menlee  come  altre  nazioni, la  più  parte  del- 
le famiglie  nobili  scaudioa  ve  ognuna  chia- 
ma vasi  semplicemente  col  suo  nome  bat- 
tesimale, e  con  quello  dei  padre  aggiun- 
gendovi quello  di  Sou  o  Sen),  cioè  figlio  di 
6.  Erico  IX.  Gli  stati  di  Gozia  e  di  Svezia 
convennero  altresì  che  l'arcivescovo  loro 
nuovamente  creato,  intorno  alla  residen- 
za del  quale  ancora  non  aveano  potuto 
accordarsi,  avrebbe  sede  in  Upsal  e  noti 
riceverebbe  piìi  il  pallio  dall'arcivescovo 
diLunden.  Il  regno  di  Carlo  VII  fu  tran- 
quillo nell'interno,  prospero  e  abbondan- 
te. A  persuasione  di  l*apa  Alessandro  HI 
fu  rotta  la  sagra  guerra  agli  abitanti  del- 
ringriae  dell'Estonia,  che  perseguitava- 
uoicristiani  loro  limitrofi  e  ne  invadeva- 
no le  terre,ed  insieme  per  costringerli  ad 
abbracciare  la  religione  cristiana.  Carlo 
VII,  seguendo  le  pedate  dell'antecessore, 
fondò  molle  chiese  e  vari  monasteri,  cui 
riccamente  dotò,  l^rincipe  pacifico,  pro- 
mulgò buone  leggi,  e  per  impedire  le  iu- 
testinediscordie  prescrisse  che  d'allora  in- 
nanzi ire  avessero  a  prendersi  alternativa- 
mente dalle  famiglie  de'Bondi  ede'Sueri, 
come  aveano  giù  deciso  i  vescovi  ei  gran- 
di del  regno.  Il  potere  del  clero  aumen- 
tandosi considerabilmeute,  accorgendosi 
il  re  che  l'eccessive  sue  imuiutiitèi  poteva- 
nodiventarepericolose  per  l'autorità  rea- 
le, volle  porre  un  termine  alla  sua  esten- 
sione. Una  mano  di  faziosi  chiamalo  dal- 
la Norvegia  Canuto,che  ivi  avea  riparato, 
eglisirecòaVisingsoeisoladellagodiWet- 
ter  ove  risiedeva  il  re:  sospettando  Canu- 
to ch'egli  fosse  partecipe  della  sedizione 
che  cagionò  la  morte  del  padre  suo,  lo  fe- 
ce ammazzare  a  Iraduueulo  a'  i8  aprile 
I  iGB.  Cristina  moglie  di  Carlo  VII  fug- 
gì dallo  zio  Valdemaro  l  re  di  Daiiimar- 
ca,col  figlio  Suei'cheio,  e  Oauulofu  rico- 


SVE 
nosciuto  per  sovrano.  Vatdenaaro  I  fece 
•vani  «forzi  per  detronizzarlo,  e  Canuto  ri- 
portò su  di  lui  compiuta  vittoria  ohe  lo 
rese  padrone  di  tutta  la  Svezia.  Intanto 
un  discendente  di  Suerchero  I  fu  accla- 
mato re  in  Gozia;  altri  pretendenti  ten- 
tarono di  sollevare  diverse  Provincie,  ma 
furono  disfatti  a  Cìuelbo.  La  tranquììlìtù 
del  suo  regno  non  fu  poi  turbata  che  dal- 
le incursioni  de'popoli  pagani  all'est,!  qua- 
li devastarono  parte  dell' Upland.  Canuto 
non  s'ingerì  nelle  turbolenze  della  Nor- 
vegia e  della  Danimarca,  nella  i  .^avendo 
dovuto  Papa  Celestino  IH  spedire  un  car- 
dinal legato,  a  istanza  degli  arcivescovi  di 
Nidrosia  edi  Lunden. Nondimeno  mio  dei 
suoi  grandi  vassalli  inviò  truppe  nella  Sca- 
nia per  sostenere  i  ribelli  contro  Canuto 
VI  re  di  Danimarca.  La  pace  che  regnò 
nella  Svezia  sotto  il  savio  e  fermo  Canu- 
to, fu  favorevole  a'progressi  della  cultu- 
ra: il  re  fondò  im  gran  numero  di  mona- 
steri, fi  voli  molto  i  monaci,  e  si  fece  anzi 
aggregare  all'ordine  de'cisleiciensi.  Ver- 
so il  fine  di  sua  vita  fu  indotto  ad  espia- 
zione dell'uccisione  di  Carlo  VII  a  sceglie- 
re per  successore  il  di  lui  figlio  Suerche- 
ro II;  indi  si  tentò  invano  di  fargli  intra- 
prendere la  guerra  contro  il  suocero  Suer- 
rero  re  di  Norvegia. Imperocché  leggo  nel- 
l'annalista Rinaldi  all'annoi  198,0. "7  i, 
che  Sueriero  tirannicatneute  avea  usur- 
pata la  corona  di  Norvegia,  quindi  incru- 
deh  contro  ([ue'che  gli  si  erano  opposti, 
con  l'esilio  e  la  morte,  e  principalmente 
si  mostrò  fiero  contro  gli  ecclesiastici, con 
giusta  permissione  di  Dio,  per  averlo  pro- 
mosso agli  ordini  contro  i  canoni,  essen- 
do egli  illegittimo  e  figlio  d'  un  fabbro. 
Suerrero  si  ribellò  quindi  contro  ilPapa, 
e  rigettò  gli  ambasciatori  a  lui  mandati 
dallas.Sede.il  perchè  Papa  Innocenzo  IH 
comandò  all'arcivescovo  di  Nidrosia  e  a- 
gli  altri  prelati  diNorvegia,che  dovessero 
porre  l'interdetto  nelle  terre  che  gli  ub- 
bidivano, e  scomunicassero  isuoi  aderen- 
ti; oltre  aciò  con  sue  lettere  gl'iucilòcon- 
tru  i  Hi  di  Svcioiac  di  Dauimarcj.  Lo  sles- 


S  V  E 
so  Rinaldi  afferma  die  anco  la  Norvegia 
e  la  Danimarca  pagavano  alla  Sede  apo- 
stolica W  denaro  di  s.  Pietro.  Protesse  Ca- 
nuto le  lettere,  emoiìncli  if)2,  altri  dis- 
sero neh  19'ì^,  altri  neh  199  a  Friesberg 
in  Vestrogozia  o  Gozia  occidentale.  Siier- 
chero  li  ascese  al  soglio,  che  Erico  X  fi- 
glio del  defunto' voleva  contendergli,  e  poi 
si  limitò  ad  essere  designato  per  succes- 
sore. Suerchero  II  era  sospettoso  e  timi- 
do, e  ben  presto  di  venne  crudele  e  tiran- 
no. Narra  Hurter  nella  Storiadi  Papa  In- 
nocenzo III,  che  Suerchero  o  Suero  li 
da  principio  prese  ad  allevare  con  pater- 
na cura  i  figli  orfani  e  pupilli  del  prede- 
cessore, e  si  affezionò  tanto  a  loro  che  non 
sapeva  nn  solo  istante  da  se  dipartirli;  ma 
non  andò  guari,  e  forse  per  semplici  so- 
spetti, che  la  discordia  insorse  fia  loro, 
\olendo  il  re  vendicarla  morte  del  padre 
suo,  ed  i  figli  di  Canuto  avendo  tramalo 
nel  1 200  una  macchinazione  contro  la  vi- 
ta del  re,  3  di  e«si  lasciarono  la  vita  com- 
battendo: il  4-°  Erico  X  potè  salvarsi  in 
]Vorvpgia,donde3  anni  dopo  passò  nell'U- 
plandiadove  la  famiglia  sua  godeva  l'af- 
fetto del  popolo,  fino  da  s.  Erico  IX  suo 
avo.  Quivi  lacrudeltàdi  Suerchero  II  ra- 
dunò ben  tosto  intorno  a  lui  un  gran  nu- 
mero di  partigiani,  in  fronte  a'quali  egli 
mosse  contro  di  quello.  Il  re  come  paren- 
te percanto  materno  di  Valdemaro  II  re 
di  Danimarca,  gli  chiese  soccorso  e  n'eb- 
be 8000  uomini  condotti  dal  vescovo  di 
Pioschild:  ma  nulla  valsero  a  difenderlo 
contro  al  suo  suddito  ribelle,  poiché  nel 
I  ."febbraio  1 208  in  una  sanguinosa  bat- 
taglia presso  Kongslave  furono  sconfìtti 
i  danesi,  e  Suerchero  li  dovè  fuggire  in 
Danimarca  in  compagnia  dell'arcivesco- 
vo d'Upsal,  che  indarno  erasi  adoperato 
per  comporre  in  amichevole  accordo  i  due 
competitori,  il  favore  che  Suerchero  II 
erasi  acquistato  con  presenti,  franchigie 
ed  esenzioni  da  gravezze,  e  per  la  sua  pa- 
rentela col  primate  di  Scandinavia,  l'ar- 
civescovo Andrea  di  Limden,  frce  s'i  che 
u  Roma  i  suoi  diritti  fossero  tenuti   per 


S  V  E  1 5j 

pili  legittimi  di  quelli  d'Erico  X,  si  tenne 
vera  l'insurrezione de'figli  diCanuto,eche 
Papa  Innocenzo  IH  con  sua  lettera  disap- 
provasse l'impresa  del  pretendente.  Il  re, 
sapendo  d'essere  sotto  il  patrocinio  di  s. 
Pietro,  comechèla  Svezia  era  regno  Cita- 
to tributario  alla  s.  Sede,  si  dolse  di  es- 
sere ingiustamente  cacciato  dal  regno,  con 
danno  anche  delle  chiese,  le  quali,  come 
suole  avvenire  nelle  guerre  civili,  non  fu- 
rono rispellale.  Laonde  il  Papa, che  eser- 
citava l'autorità  suprema  d'un  eforo  (fra- 
se usata  da  Hurter  :  dissi  altrove,  che  a 
Sparla  gli  efori  erano  antichi  magistrati, 
istituiti  per  bilanciare  e  reprimere  il  pcf- 
tere  e  l'autorità  del  re  e  del  senato)  sui 
regni  della  cristianità, e  faceva  professio- 
ne d'acconciare  le  liti  de're  e  di  proteg- 
gere le  ragioni  de'popoli,  scrisse  a'vesco- 
vi  di  Lincoping  e  di  Scara,  ed  all'abba- 
te di  Vadsten.  »  Egli  non  vi  sta  bene  di 
chiiider  gli  occhi  sopra  simili  dissensioni; 
voi  dovete  anzi  riconciliare  Erico  col  re 
legittimo,  e  far  in  modo  che  lo  lasci  go- 
dere in  pace  del  regno,  ch'è  suo  per  di- 
ritto. Se  le  buone  parole  non  valgono,  voi 
dovete  minacciarlo  delle  censure  ecclesia- 
stiche, ed  insistere  soprattutto  perchè  e- 
gli  si  scusi  coll'arci vescovo  d'Upsala  del 
sopruso  fatto  alla  sua  chiesa".  Raro  es- 
sendo tuttavia  che  un  re  cacciato  veda  in- 
grossare il  numero  de'suoi  partigiani,  e 
dando  il  possesso  di  fatto  d'un  tronoassai 
vi  vuole  a  mantenervisi  :  Erico  X  seppe 
s'i  ben  provvedersi  contro  il  suo  awersa- 
riOjSOSlenutodal  re diDanimarca,che  nel- 
la nuova  invasione  da  Suerchero  li  ten- 
tata nel  1 2  io,  perdèquesli  in  una  3.' bat- 
taglia la  giornata,  la  corona  e  la  vita  ai 
17  luglio,  poco  lungi  da  Gestilren,  pae- 
se degli  ostrogoti.  Dopo  l'uccisione  del  suo 
rivale  Erico  X  Canuto-Son  detto  TTr//- 
(0  divenne  redi  Svezia,  e  consolidò  la  su.i 
vittoria  sposando  Richenza  sorella  del  re 
danese, acquistandocon  varieconcessioni 
il  clero,  che  da  principio  erasi  mostralo 
poco  a  lui  propizio,  e  fece  benedir  I.1  sua 
memoria  per  aver  procuralo  la  pace  e  la 


1 58  S  V  E 

prosperità  (1i;l  regno.  Rinnovò  1' aulico 
tialtato  co'figli  di  Sueicliero  li, e  disegnò 
a  successore  il  di  lui  figlio  Giovanni  I,  che 
fu  l'ultimo  re  della  casa  de'Sueri.  Erico 
X  dopo  aver  pacificamente  regnato,  mo- 
rì neh  2  19,  epoca  che  altri  anticipano  e 
altri  ritardano,  lasciando  un  figlio  dipoi 
re.  Nel  1 220  Giovanni  I  montò  assai  gio- 
vanesul  trono,  ed  ebbe  a  tutore  Olao  ar- 
civescovo d'Upsal.  Col  consiglio  di  questo 
prelato  egli  inviò  missionari  nell'Estonia, 
ma  furono  cacciati  dagli  estonii.  Unitisi 
poi  questi  popoli  co'  carelii,  i  vandali,  i 
prussiani,  inondarono  la  Gotliia  e  truci- 
darono presso  Lincoping  il  ducaCarlo  con 
gran  numero  di  signori  e  il  vescovo  del 
luogo.  11  re  fu  ammonito  da  Papa  Ono- 
rio 111,  acciò  non  pili  occupasse  le  cose 
della  chiesa,  né  vi  ponesse  vescovi  non  e- 
lelti  secondo  i  canoni.  Giovanni  I  poco 
dopo  morì  neh  223:  i  raggi  di  saggezza 
fatti  brillare  nella  breve  ilurata  del  suo 
regno,  gli  meritarono  il  soprannome  di 
Buono.  Rimarcai  nel  voi.  LXlX,p.  278, 
che  Papa  Onorio  111  a  suo  tempo  inviò 
per  legalo  in  Danimarca,  perchè  il  regno 
era  tributario  e  censuario  della  .s.  Sede, 
il  cardinal  Gregorio  Cre^^f/j::/,  onde  di- 
fenderla dagli  assalitori,  come  particolar- 
mente appartenentealla  chiesa  romana,e 
commettendogli  puregli  affari  di  Svezia. 
Divenuto  re  Erico  XI  il  Balbo  o  lo 
Scilinqualo,  figlio  d'Erico  X,  il   Papa 
Gregorio  IX  spech  legato  apostolico  nel 
settentrione  il  cardinal   Guglielmo,  che 
già  lo  era  stalo  di  Livonia  e  della  Prus- 
sia, a  predicarvi  la  fede..  Il  cardinale  fece 
«juel  bene  che  celebrai  nella  biogralìn,  a- 
(lunò  un  concilio  coli' intervento  del  re 
e.  dell'arcivescovo  d'Upsal  sulla  discipli- 
na ecclesiastica  e  sul  celibato  de'chierici. 
Innocenzo  IV  nuovamente  lo  mandò  le- 
gato in  Isvezia,  ed  in  Norvegia,  ove  coro- 
nò il  re  Aquino  V,  il  quale  per  un'amba- 
sceria a  Roma,  per  essere  coronalo  so- 
lennemente nel  pontificio  nome,avea  do 
mandato  un  legalo  al  Papa.  Questi  nel- 
l'incaricorc  il  cardinale  Guglielmo  anche 


S  V  E 

della  legazione  di  Svezia,  ordinò  a'pre- 
lati  e  a'baroni  del  regno  die  lo  dovesse- 
ro ubbidire.  Aquino  V  fu  anche  legitti- 
mato dal  legato,  e  per  riconoscenza  alla 
romana  chiesa  di  tanti  benefizi,  prese  la 
croce  contro  i  saraceni;  ed  Innocenzo  IV 
pose  la  di  lui  moglie,  figli  e  tutte  le  cose 
sue  sotto  la  protezione  della  s.  Sede,  e  gli 
concesse  per  la  guerra  crociata  e  pel  sol- 
do da  darsi  a'combaltenli,la  3.^  parledel- 
le  rendite  ecclesiastiche.  Il  re  di  Francia 
s.  Luigi  IX  inlesa  la  pia  risoluzione  d'A- 
quino V,  per  ambasciatori  l'invitò  a  con- 
giungere il  suo  esercito  a  quello  proprio 
di  altri  crocesegnati  per  liberare  la  Terra 
santa  da'  saraceni,  siccome  lo  ravvisava 
possente  in  mare.  Ma  Aquino  V  temendo 
che  i  suoi  norvegi,  diversi  ne'costumi  e 
nel  linguaggio  da'francesi,  non  potessero 
andare  d'accordo,  cortesissimamente  ri- 
spose a  s.  Luigi  IX  ch'era  meglio  che  cia- 
scuno conducesse  il  proprio  esercito  se- 
paratamente. Indi  per  lasciare  più  tran- 
quilla la  Norvegia  in  sua  assenza,  doman- 
dò licenza  al  Papa  di  domare  i  circonvicini 
pagani  e  di  ridurli  alla  fede,  il  che  felice- 
mente gli  riuscì.  CanulodeHillustre  ca- 
sa de'  Falkunger  e  cognato  d'Erico  XI, 
osò  contendergli  il  Irono,  e  vincitore  io 
una  I. '^battaglia,  l'obbligò  a  fuggire  inDa- 
niraurca.  Erico  XI  ritornato  io  Isvezia 
indi  a  poco,  die  una  2."bciltaglia  al  suo 
rivale  che  perì  nell'azione.  Erico  XI  ben- 
ché balbuziente  e  paralitico,  mostrò  nel 
suo  governo  molla  saggezza  e  prudenza: 
l'università  d'Upsal  lo  riguarda  per  suo 
fondatore.  Morì  senza  figli  a' 2  febbraio 
I  25o,  ed  il  trono  di  Svezia  passò  poi  nel- 
la casa  de'Falkunger  che  da  gran  tempo 
lo  vagheggiava. Dappoiché  nel  i25i  Val- 
demaro! figlio  del  valoroso  conte  Birgcr 
e  nipote  primogenito  dal  lato  di  sua  ma- 
dre lngel)urga  d'Erico XI  di  lei  fratello, 
di  I  3  anni  fu  eletto  re  di  Svezia  a  pregiu- 
dizio deprincipi  della  casa  de'Sueri.  Sic- 
come egli  era  giovanissinio,  Birger  I  suo 
padre  conico  prefello  del  palazzo,  digni- 
tà dìj'arl  e  i .'  del  reame  che  nella  sua  fa- 


S  V  E 

miglia  la  più  potente  del  regno  era  clive- 
mita  ereditaria,  presele  redini  del  gover- 
no con  titolo  di  reggente  come  uno  dei 
più  ragguardevoli  che  allora  fiorivano. 
Egli  avea  completamente  sottomesso  la 
Finlandia,  di  cuii  più  erano  pagani  e  dei 
quali  le  piraterie  costituivano  un  flagel- 
lo per  la  Svezia,  che  incominciava  a  de- 
dicarsi alle  arti  e  alla  civiltà.  Viaveasta- 
hilito  alcune  fortezze,  delle  colonie  sve- 
desi, e  curata  la  conversione  al  cristia- 
nesimo degl'infedeli.  Malcontento  d'es- 
sere stato  posposto  al  figlio  nel  titolo  di 
re,  fu  obbligato  contentarsi  di  quello  di 
reggente,  quindi  a  lottare  contro  una  fa- 
zione formatasi  nel  seno  della  sua  stessa 
famiglia  per  cacciare  dal  trono  il  figlio. 
Inoltre  Valdemaro  1  ebbe  ad  antagonisti 
altri  Faikunger,  invidiosi  di  veder  la  co- 
rona fuori  di  loro  famiglia  pe'diritti  che 
vantavano.  Si  venne  alle  armi,  ma  sul 
punto  di  dar  la  battaglia,  Birger  1  fatti 
entrare  i  capi  de'Falkunger  in  una  con- 
ferenza, sotto  pretesto  di  voler  trattare 
all'amichevole,  li  fece  arrestare  e  troncar 
loro  il  capo.  Birger  I  si  dedicò  poscia  a 
cancellare  le  odiose  impressioni  che  avea 
formato  negli  spiriti  il  suo  tradimento, 
protesse  la  religione,  edificò  e  dolo  chie- 
se, fondò  e  fortificò  la  citlàdiStockhoIm, 
che  più  tardi  divenne  invece  d'Upsal  ca- 
pitale del  regno,  e  in  nome  del  re  suo  fi- 
glio e  qual  governatore  generale  del  rea- 
me pubblicò  parecchie  saggissime  leggi, 
(he  fecero  epoca  nell'esistenza  sociale  de- 
gli svedesi:  abolì  '\  Giudizi  tìi Dio  o  Pro- 
ve, o  Purgazioni ,  non  ihe  totalmente  la 
schiavitù.  Tra  le  leggi  si  nota  quella  che 
ammette  le  donne  a  succedere  a'Ioro pa- 
renti, da  cui  sino  allora  erano  slate  sem- 
pre escluse,  e  fu  presciitto  ch'esse  per 
l'avvenire  godessero  la  3.'^  parte  de'beni 
nella  linea  retta,  e  la  metà  nella  linea  col- 
laterale. I  travagli  di  Birger  I  pel  perfe- 
zionamento dell'ordine  sociale  nel  suo 
paese  prodotto  avrebbero  più  pronti  e 
più  sensibili  eflelli,  se  poco  tempo  pri- 
ma di  morire  non  avesse  diviso  il  regao 


S  V  E  I  '9 

1ra'4  suoi  figli,  in  guisa  che  il  maggiore 
Valdemaro  I  dovea  regnare  sotto  il  tito- 
lo di  re,e  gli  altri  ottenere  alcuni  ducati. 
A  convalidare  quella  disposizione  il  reg- 
gente era  ricorso  a  Papa  Clemente  IV, 
il  quale  vi  acconsentì  e  die  la  sua  appro- 
vazione con  una  bolla;  ma  questa  non  val- 
se a  prevenirele  gelosiejuèi  contrasti  che 
insorsero  tra'suoi  discendenti,  e  che  fece- 
ro rinascere  più  volte  le  sanguinose  sce- 
ne di  strage  e  di  vendetta,  di  cui  la  Sve- 
zia era  slata  teatro  nei  precedenti  seco- 
li. Birger  I  nel  i  266  si  jitirò in  un  mona- 
sfero  e  poco  dopo  morì:  il  suo  elogio  di 
Lehnberg  è  tenuto  capolavoro  dell'elo- 
quenza svedese,  ^'aldenlarol  uscito  di  tu- 
tela, ebbe  ben  presto  a  competitori  i  fra- 
telli Magnus  duca  di  Sudermania  eprin- 
cipe di  Golhia,  Erico  duca  di  Smolland, 
e  Benedetto  duca  di  Finlandia.  Valde- 
maro I  contribuì  a  fare  riuscire  le  trame 
orditegli,  per  l'imprudente  suo  pellegri- 
.naggio,in  tra  preso  ad  espi  azione  d'aver  se- 
dotta la  sorella  uterina  della  moglie.  Nel 
I272partì  pei  Gerusalemme, lasciando  la 
reggenza  al\lagnus,ilqnaleabilmente  nel- 
la sua  assenza  si  giovò  per  accrescersi  par- 
tigiani. jVella  biografia  di  Papa  Gregorio 
X,  coll'auforità  del  suo  storico,  ricordai 
i  rimproveri  che  fece  a  Valdemaro  I  pei 
suoi  vizi,  ed  a'baroni  svedesi  perla  vio- 
lazionedella  libertà  e  immunità  ecclesia- 
stica; e  perchè  il  re  divenne  peggiore,  a 
mezzo  de'snoi  prelati  lo  piivò  del  trono 
e  gli  sostituì  il  fratello  IMagno  I  circa  il 
1  275,  meritevole  per  pietà,  prudenza  e 
virtù.  Le  altre  storie  prolungano  il  ri- 
torno di  Valdemaro  I  in  Isvezia  al  i  276, 
e  narrano  che  presto  la  discordia  scoppiò 
tra'due  fratelli;  il  re  accusò  pubblicamen- 
te di  aspirare  IMagno  alla  sovranità  e  gli 
dichiarò  guerra.  Ma"no  soccorsoda  Eri- 
CO  VII  re  di  Danimaica  si  difesee  in  più 
scontri  sconfisse  il  re,  che  vedendosi  poi 
disprezzalo  da'sudditi  edagli  stranieri  ce- 
de a  IMagno  la  corona,  indi  facendo  pra- 
tiche per  risalire  il  tiono,  venne  rinchiu- 
so nel  castello  di  ISicopingj  ivi  morendo 


i6o  SVE 

iiclici88enonpnrenel  i3o2.AIlri  voglio- 
no che  Magno  lo  facesse  prigioniero  in  li- 
na battaglia,  quindi  lo  rilasciò  e  gli  cecie 
alcune  provincie,ma  poi  lo  fece  arrestale 
e  condannare  a  perpetua  prigionia.  L'as- 
sunzione al  trono  di  Magno  I  o  Magnus 
detto  Ladulos  o  £a<ie/rt.?  (per  a  ver  decre- 
tato gravi  pene  contro  i  ladri  e  contro 
chiunque  togliesse  alcuna  cosa  dall'abitu- 
ro d'  un  contadino  senza  pagai  la),  si  ri- 
porta al  iCiyS  o  al  r  279:  prese  il  titolo  di 
He  di  Svezia  e  de  GoLi,  conservalo  poi 
sempre  da'successori.i  rjuali  vi  aggiunse- 
ro pur  quello  di  re  de  Fondali.  La  pre(Ì3- 
renzada  lui  data  agli  stranieri  in  confron- 
to degli  svedesi,  destò  la  gelosia  de' po- 
tenti Faikunger  e  di  parecchi  altri  signo- 
ri, che  perseguitarono  i  loro  rivali  e  tru- 
cidarono Ingmansuo  favorito  (altri  dico- 
no Ingeniar  cognata  del  re);  minacciaro- 
no la  regina  Edwige,  e  ne  arrestarono  il 
padreGerardo  I  conte  d'ilolstein.  Magno 
], benché  risoluto  di  Tendicarsi,dissiniulò 
il  suo  risentimento  :  si  armò  segretamen- 
te, invitò  i  capi  de'  malcontenti  a  un  bati- 
chetlo  e  li  fece  decapitare  a  Stockholm; 
laonde  niuno  più  gli  fece  resistenza.  Verso 
qucsl'  epoca  si  riporta  il  conquisto  della 
Lapponia.  A  procurarsi  il  re  un  appoggio 
contro  i  grandi  collasua  condotta, lusingò 
il  clero  e  protesse  il  popolo.  Estese  le  pre- 
rogative de'vescovi,fiibbricò  chiese  e  con- 
venti, e  osservò  scrupolosamente  le  ce- 
remonie  religiose.  Quindi  il  concilio  di 
Sudortelje  del  127C)  decretò  pene  rigo- 
rose contro  chi  avesse  ardito  allentare 
contro  la  persona  del  l'e  dalla  Chiesa  ri- 
conosciuta per  sagra.  Il  popolo  che  pei 
provvedimenti  del  re  giunse  a  goder  cal- 
ma e  sicurezza,  tenne  sempre  sincera  ni  en- 
te le  sue  parli  e  si  mostrò  pronto  a  di- 
fenderlo. Magno  I  fu  il  I  ."redi  Svezia  che 
mantenne  continue  relazioni  colle  poten- 
ze straniere,e  che  organizzò  lemilizic.l'er 
incoraggiare  i  sudditi  a  militare  sotto  le 
.sue  bandiere,  accordò  immunità  territo- 
riali a  quelli  che  si  presentavano  con  ar- 
mi e  cavalli:  ciò  fece  nascere  ludislinzio- 


S  V  E 

ne  delle  terre  in  esenti  e  tassale.  Median- 
te destre  negoziazioni  cogli  stali,  gli  riu- 
scì a  farsi  accordare  vaste  terre  in  domi- 
nio, e  la  proprietà  di  4  gi'andi  laghi.  Lo 
antiche  rendite  della  corona  non  potè  va- 
ilo bastare  ad  un  re,  il  (juale  cercava  di 
crescere  splendore  alla  dignità  sovrana, 
mediante  imponente  pompa,  che  faceva 
de'tornei,  riceveva  ambascerie,  e  costrui- 
va considerabili  edifizi  per  la  fiinigiui 
reale.  Naturalmente  generoso  e  magnifi- 
co, pieno  di  dolcezza  ed  equità,  saggio  e 
prode,  si  fece  amare  e  rispellare.  La  sua 
memoria  sarebbe  immune  da  rimprove- 
ri, se  fosse  giunto  ol  trono  per  vie  legit- 
time. Dopo  aver  assicurato  la  successio- 
ne al  lìglio  Birger  il, mori  nel  1590,0  se- 
condoaltrinel  i  agH.neH'isolaWisingsoe: 
de'contadini  trasportarono  solennemente 
il  suo  corpo  nella  chiesa  de' francescani 
di  Stockholm.  In  questo  secolo  XIII  il  re- 
cente storico  Reuterdahl,  il  più  giusto  tra 
quanti  scrittori  luterani  della  Svezia  il- 
lustrarono la  patria  storia  ecclesiastici , 
e  meglio  ancora  di  Thomaeus,  però  ncju 
senza  erronei  pregiudizi  da'(|uali  si  mo- 
stra preoccupato,  riferisce  che  nella  Sve- 
tia,  Norvegia  e  Danimarca  eranvi  7,000 
parrocchie.  Osserva  pure,  che  mentre  i 
suoi  antenati  cattolici  non  risparnnava- 
no  a  dispendi  per  edificare  le  chiese,  nei 
correnti  tempi  del  secolo  XIX  per  le  su- 
perstiti della  riforma  torna  dillicileil  rac- 
cogliere Imito  denaro,  quanto  è  neccs>a- 
rio  al  loro  mantenimento,  e  ciò  per  l'e- 
stremo ilell'  odierna  miscredenza  !  Rileva 
il  d.'  Theiner,  che  nel  secolo  Xlll  ono- 
rarono la  Sve7Ìa  colle  loro  virtù  s.  Ingri- 
da  morta  nel  i  T.'ò'ò,  fondatricedel  celebre 
monastero  di  vergini  a  Schòninga  ;  e  s. 
INbitilde  figlia  delpioAdolfo  conte  d'Hol- 
Stein,  lattosi  religioso  quando  restò  ve- 
dovo. Seguendo  l'esempio  del  magnani- 
mo genitore,  volle  anche  IMatilde  dopo 
la  morte  del  marito  Abele  re  «li  Dani- 
marca, prendere  il  sagro  velo;  ma  spin- 
ta dalle  rimostranze  del  degno  e  illumi- 
ualoarcivescovo  di  Lundcn,  si  ricongiuu- 


S  VE 

se  in  matrimonio  col  vedovo  Birgei'  I  am- 
iiiinislralore  del  regno  svedese.  Morto 
questi,  ella  si  unì  con  s.  Ingrida,  e  com- 
pagna a  lei  indivisibile,  visitò  insieme  i 
luoghi  santi  di  Palestina,  donde  ritorna- 
ta nella  Gothlaudia,  si  racchiusecon  es- 
sa nel  detto  monastero  di  Schòningajdo- 
ve  morì  nel  1288  in  fama  di  serva  insi- 
gne del  Signore.  Nel  1290  o  nel  1298 
Birger  li  primogenito  di  Magno  I  fu  ri- 
conosciuto per  suo  successore  in  età  di 
I  lanui.Torckel  Canuto-8on  marescial- 
lo del  regno,  incaricato  della  reggenza  du- 
rante la  sua  minorità,  coprì  tal  posto  e- 
minente  per  lo  spazio  di  1 3  anni  con  tan- 
ta asprezza, che  sollevò  i  popoli  e  i  fratelli 
stessi  del  re;  non  risparmiò  il  clero  e  lo 
dichiarò  soggetto  alle  pubbliche  gravez- 
ze, come  il  rimanente  della  nazione.  Fe- 
ce bensì  molte  vantaggiose  riforme  nelle 
leggi  civili,  iucoraggiò  il  commercio  e  re- 
presse le  sedizioni  di  Finlandia.  I  suoi  po- 
tenti nemici,  unitisi  a  Erico  e  Valdema- 
ro fratelli  del  re,  essendo  insorti,  s'impa- 
dronirono di  diverse  Provincie,  onde  Bir- 
ger II  spaventatos'avvicinòa'suoi  fratel- 
li, e  nel  I  3o4  fece  morireTorkel  qual  tra- 
ditore della  patria  e  della  Chiesa:  questa 
morte  generò  una  serie  di  discordie,  di 
combattitnenti  e  di  calamità. 1  fratelli  del 
re, orgogliosi  per  tal  successo,  mostraro- 
no nuove  pretensioni,che  ricusate daBir- 
ger  II,  egli  nei  settembre  fu  arrestato  col- 
la regina  Marta  o  Margherita  di  Dani- 
marca: posti  in  piigione  nel  castello  di 
Nykoeping,  un  fedele  servo  riuscì  a  sal- 
\areil  loro  figlio  Magno  e  lo  condusse  in 
Danimarca.  Scoppiò  la  guerra  civile,  e 
l'anarchia  invase  la  più  parte  del  regno. 
Neil  307  dopo  3  anni  e  per  le  rimostran- 
ze d'EricoVIlI  redi  Danimarca, Birger  li 
ricuperò  la  libertà,  costretto  ad  accettare 
daTratelli  due  terzi  circa  del  regno,essen- 
do  il  resto  aggiudicato  dagli  stati  gene- 
rali tenuti  in  Arboga,  a'fratelli  per  farne 
due  ducali  indipendenti,  Poco  dopo  Bir- 
ger Il  credè  di  riacquistare  il  toltogli,  al- 
leandosi co're  diDcUiimarcae  Norvegia, 

VOL,  LXXl. 


SVE  i6i 

ma  le  loro  milizie  ottennero  pochi  suc- 
cessi contro  i  duchi  fratelli  ch'erano  in 
possesso  delle  migliori  piazze.  Per  l'ac- 
cordo del  1 3 1  o  i  duchi  convennero  di  ren- 
dergli omaggio  delle  loro  terre  iu  qualità 
di  vassalli  del  regno;  condiscendenza  che 
nel  re  non  ispense  il  desiderio  di  vendet- 
ta. NeliSiy  avendo  tratti  a  corte  i  due 
principi  sotto  pretesto  di  loro  dare  una 
gran  festa,  li  fece  prigioni  e  li  lasciò  mo- 
rire di  fame.  La  loro  barbara  morte  non 
restò  impunita,avendo  gli  svedesi  preso  le 
armi  per  vendicarli.  Nel  i3i9  Birger  II 
sconfitto  in  parecchie  battaglie,  si  salvò 
nell'isola  Gothland  e  di  là  inDanimarca, 
ove  il  re  suo  cognato  gli  die  per  asilo  il 
castello  di  Spicaburgo, in  cui  morì  di  cre- 
pacuore nel  1 32  I  o  neh  326,  dopo  aver 
inteso  che  il  nipote  Magno  II  figlio  del 
ducaErico  e  d'Ingeburge  di  Novergia  nel 
i32o  era  stato  innalzato  sul  suo  trono, 
e  che  il  proprio  figlio  Magno  innocente, 
crudelmente  sulla  pubblica  piazza  avea 
perduta  la  testa  per  mano  del  carnefice. 
Biiger  II  fu  irresoluto  e  deboIe,e  per  l'am- 
bizione de'grandi  e  il  furore  de'  parlili 
il  suo  regno  fu  uno  de'più  infelici:  il  suc- 
cessore fu  poi  la i.'^  vittima  delle  passioni 
che  l'aveano  elevato  alla  corona.  Magno 
1 1  Smek  o  V Accalappialom  età  di 4 anni 
nel  1 3  1 9  divenne  re  di  Norvegia  col  nome 
di  Magno  Vili,  per  la  morte  d'  Aquino 
V  suo  parente  restalo  senza  prole,  e  nel 
I  320  re  di  Svezia,  il  cui  senato  ne  prese 
la  tutela, e  profittò  di  tale  circostanza  per 
ottenere  un  potere  al  quale  aspirava  da 
lungo  tempo.  11  senatore  Mattia  Kelhil- 
mundson  fu  incaricato  dell'amministra- 
zione del  regno. Questi  intraprese  la  guer- 
ra contro  i  russi,  e  contro  il  gran  vassallo 
Canuto. Mediante  negoziazioni  abilmente 
condotte  neh  332  a  Calmar  con  Gerhard 
conte  d'Holslein,unìallaSvezia  la  Scania, 
e  per  l'ascendente  di  sua  riputazione  an- 
che le  Provincie diBlekingen  ediHalland 
che  la  Danimarca  avea  lungamente  pos- 
sedute. Nel  1337  Magno  II  strinse  le  re- 
dini del  governo.  Alternativamente  de* 


1 69.  S  V  E 

l)ole  e  temerario,  deciso  e  irrcsolulo,  di- 
vinine il  zini))(ìllo  de'si^nori.  Disgrazialo 
nella  enei  ra  contro  i  russi ,  ridotto  per 
soppciiic  alle  pMhblicIie spose  a  profitta- 
re del  (U  naro  di  s.  Pietro,  die  la  Svezia 
come  tributaria  della  s.Sede  ad  essa  som- 
ministrava,soggiacque  airinterdetlo  sen- 
tenzialo dal  Papa  Benedetto  XII  o  Cle- 
njcnlc  VI,  il  cjuale  scomunicò  Valdema- 
ro li!  o  IV  re  danese, per  aver  abbando- 
nato i  suoi  stali  pel  pellegrinaggio  di  Pa- 
lestina, onde  poi  il  resi  fece  assolvere.  In 
veceMagnoll  jion  avendo  Icmulo  tal  gra- 
ve censura,  irritò  la  moltitudine  con  di- 
scoisi  che  lo  qualificarono  poco  docile  al- 
la Chiesa;  perde  la  fiducia  del  clero  e  del- 
la nobiIlà,e  degli  stati  generali, i  quali  nel 
1348  decretarono  che  avrebbe  diviso  il 
potere  con  Erico  XII  V Adescato  ^ììo  fi- 
glio. Allora  insorse  guerra  tra  ambedue, 
e  neh  354  furono  indotti  da'mediatori  a 
dividersi  il  regno. Nel  1  3 '117  larei;inaI5ian- 
ca  di  IVamur,  indispettita  peicliè  Erico 
XII  suo  figliole  aveva  ucciso  un  favorito, 
l'avvelenò  in  tni  festino,  in  uno  alla  mo- 
glie Beatrice  di  Brandeburgo,  e  ne  morì 
esclamando:  Colei  che  mi  die  la  vita,  me 
l'ha  tolta.  Alcuni  difendono  Bianca  di  tal 
delitto,  e  ne  incolpano  qualche  suddito 
ribellatosi  [)el  carattere  crudele  e  violen- 
to del  principe.  Anche  la  regina  Beatrice 
morì  con  lui. Nel  i  3  li o Magno  llavea  crea- 
to il  suo  figlio  Aquino  VII  re  diNorvegia, 
olaquino  oHakoneV  I  Ilcouie  altri  lo  chia- 
mano, e  nel  1  35f)  lo  fidnn/ò  alla  celebie 
Margherita  figlia  cadetta  di  Valdemaro 
llIoIVre  di  Danimarca,  e  di  Ed  vige  di 
Schleswig.  Questi  però  esigendo  in  com- 
penso di  talcoulralto,  alleanza  e  soccorsi 
richiesti,  la  restituzione  delle  provincia  di 
Scania,  Hai  land  e  Blekingen,  INIagno  11 
gliele  cede:  quest'atto  di  del)olczza  irritò 
gli  svedesi  contro  di  lui  Indi  per  vendicar- 
si degli  abitanti  dell'isola  Golhland  che 
ricusavano  le  imposte  da  lui  stabilite, in- 
dusse il  re  danese  a  farvi  arnìala  mano 
neh  36 1  uno  sbarco.  AVisby,celcbree  an- 
tica città  che  n'c  la  capitale,  e  una  delie 


S  V  E 

pili  commercianti  del  Nord,  fu  da'dane- 
si  saccheggiata,  e  1800  coloni  passati  a  fil 
di  spada:  il  re  di  Danimarca  desolò  pure 
l'isola  Oeland.  liidolli  gli  svedesi  agli  e- 
stiemijSupplicarono  il  figlio  del  reAquino 
VII  re  di  Norvegia  ad  assumere  1'  am- 
ministrazione della  Svezia,col  noD»e  d'A- 
quino II;  mentre  Magno  11  fu  arrestalo 
e  rinchiuso  in  Calmar,  donde  fuggì  nel 
1 362.Pretendendo  gli  svedesi  cheAquino 
li sposasseElisabetla  figlia  d'Erico  II  con- 
te d'ilolstein,  la  principessa  imbarcatasi 
per  la  Svezia  cadde  in  potere  del  re  di 
Danimarca,  che  la  tenne  prigione,  e  poi 
si  fece  religiosa  nei  monastero  di  We- 
sleinoVaslena  inlsvezia.  Indi  persuase  A- 
quiiio  II  a  sposar  la  figlia  sua  Margheri- 
ta, secondo  la  promessa,  il  che  sielletluò 
in  Copenaghen  nel  1  363  :  Marghei  ila  fu 
poscia  snprarmominala  la  Seiiiiraniide 
delNoid,  per  aver  poi  riunito  sul  siioca- 
pole  3  coioncscandiuavCjCOinediròa  suo 
luogo,  tlopo  la  morte  di  suo  padre,  del 
suo  sposo  e  del  figlio  suo.  Ma  questo  ma- 
tiimonio  fece  ribellare  gli  svedesi,  che  ri- 
solsero d'olFrire  la  corona  al  conte  d'I  lol- 
slein.  Questi  essendosi  ricusalo,  per  suo 
consiglio  nel  i  363  ovvero  nel  i  36'7  scel- 
sero A  licerlo  figlio  secondogenito  ti' Al  ber- 
lo duca  ili  INlecklenburgo  (del  quale  du- 
calo parlai  a  ScnvERiNsua  capitale), che 
tosto  "iunse  in  Isvezia.  Allora  si  fece  fnr- 
male  processo  al  re  Magno  II,  csu-jli  ar- 
ticoli di  accusa  proposti  losidichiaiòde- 
caduto  per  sempre  dal  trono  :  la  stessa  sen- 
tenza colpì  il  figlio  Aquino  II,  comedi  lui 
complice  per  molli  riguardi.  Il  re  Alberto 
era  nato  da  Eufemia  sorella  di  Magno  II, 
e  fu  acclamato  re  di  Sveziaa  Slockholm 
nel  I  365, dalla  stessa  assen)blea  che  avea 
deposti  suo  zio  e  cugino.  Rimaneva  non- 
dimeno a  que'due  principi  un  considere- 
vole partilo  nella  Svezia,  il  quale  raffor- 
zalo dalle  truppe  norvegie  e  danesi  si  tro- 
vò in  istalo  di  far  fi  onte  al  novello  re.  Se- 
guì quindi  battaglia  tra  Alberto  e  i  due 
principi  deposti,  e  la  vittoria  si  dichiarò 
a  favore  del  primo.  Aquino  II  feri  lo  «eli  a- 


S  V  il 

7,ione,si  salvò  colla  fuga,  e  Mngno  II  fallo 
prigione  fu  contlotto  a  Sfockholm  ed  ivi 
carcerato.  Alberto  dopo  aver  dato  l'at- 
tacco a  diverse  piazze  che  opposero  vigo- 
rosa resistenza,  pe'soccorsi  ricevuti  dalli» 
Danimarca, prese  il  partito  di  venire  col 
re  Valdemaro  IV  agli  accordi  nel  i  366, 
dal  quale  ottenne  pace  col  cedergli  diver 
se  provinole  di  Svezia.  Ma  non  perciò  il 
redi  Norvegia  Aquino  VII  fu  meno  riso 
luto  di  fiir  nuovi  sforzi  contro  il  cuginoj 
per  almeno  riacquistare  al  padre  la  tol- 
ta corona.  Nel  1871  egli  rientrò  in  Isvezia 
e  pose  l'assedio  a  Stockholm.  Alberto  ri 
coisealie  trattati ve,e  fu  stipulato cheMa- 
giio  II  uscirebbe  di  prigione,  e  in  avve- 
nire vivrebbe  da  semplice  privato  colli- 
rendite  d'alcune  provincia  che  gli  furo 
no  assegnate  per  suo  trattamento.  Magno 
Il  acceltò  le  condizioni,  rinunziò  al  trono 
e  si  ritirò  in  Norvegia  colla  sposa  Bianca: 
egli  visse  nel  suo  ritiro  sinoa  circa  il  1378, 
in  cui  per  disgrazia  si  annegò  nel  guado 
presso  Liiigholm.  Alberto  dopo  aver  ri- 
stabilito l'ordine,  godè  molti  anni  di  pa- 
ce. Nel  1876  morì  Valdemaro  IV  re  di 
Danimarca,clie  pel  t.°tra're  danesi  unì  ai 
suoi  titoli  quello  di  re  dei  Goti,  titolo  che 
continuarono  a  suo  esempio  a  prendere 
i suoi  successori. Gii  successe  Olao  VI, na- 
to da  Margherita  sua  figlia  e  da  Aquino 
VII  re  di  Norvegia,  sebbene  di  5  anni, pei 
maneggi  della  madre. AlbertoducadiMe- 
cklenburgo  però  fece  prendere  il  titolo  di 
re  di  Danimarca  al  nipote  Alberto,  nato 
da  Erico  suo  primogenito  e  da  Ingeburgc 
primogenita  di  Valdemaro  IV,  secondo 
il  trattato  con  questi  stipulato;  ma  non 
ebbe  elletto,  e  Olao  VI  per  l'energia  di 
sua  madre, che  si  amicò  tutti  i  vicini,  re- 
stò in  possesso  del  regno.  Margherita  re- 
stala vedova  d'  Aquino  VII  nel  i38o  , 
per  la  minorità  del  figlio  si  trovò  carica- 
ta del  governo  de'regni  di  Norvegia  e  Da- 
nimarca, e  se  ne  mostrò  degna  colle  sue 
grandi  qualità.  Intanto  (jui  ricorderò  col 
d.'"Tliciner  i  santi  fioriti  in  questo  secolo 
XIV,  non  meno  fecondo  de' precedenti, 


S  V  E  1 63 

olire  i  due  vescovi  già  ramroenlall.  Bero 
di  K!ockerike,morlo  sul  principio  del  me- 
desimo,si  meritò  l'ammirazione  e  la  gra- 
titudine della  chiesa  e  del  popolo  svedese 
per  la  sua  grande  carità,alla  quale  deve  il 
sopiannome  di  padre  de^poveri.  Al  fian- 
fo  di  esso  stanno  i  due  Stefani,  l'uno  do- 
menicano di  Wesleriis  e  l'altro  cistcrcien- 
se di  HìM)y.  Ornamento  più  bello  della 
corona  de'sanfi  di  questo  secolo  òs.  Brigi- 
da, che  già  celebrai  siiperiornjente,  mor- 
ta 911  028  luglioi873  nel  monastero 
della  Chiesa  dia.  Lorenzo  in  PnneePer- 
ita  di  Roma,  la  quale  può  riguardarsi 
come  l'educatrice  delle  virtù  eroicamen- 
te cristiane  nella  Svezia;  tanto  fu  potente 
l'esempio  di  lei,  e  le  parole  piene  dello 
spirito  di  Dio. Tra  questi  santi  soprasta- 
rono  per  la  virtù  e  per  la  scienza  Mattia 
domenicano  e  canonico  diLincoping  mor- 
to nel  I  8c)'2,  e  Pietro  priore  del  monaste- 
ro de'cislerciensi  d'Ai  vastra  neirOstrogo- 
zia:  l'uno  era  all'altro  consigliere  e  di- 
rettore di  coscienza.  Mattia  pe'  conforti 
di  s.  Brigida  tradusse  nella  lingua  ver- 
nacola o  dialetto  svedese  i  libri  dell'anti- 
co e  nuovo  Testamento  a  edificazione  e 
istruzione  de'fedeli.  L'opera  di  lui  rima- 
se, come  monumento  dell'antico  ìinguag 
gio,ed  esempio  di  fedele  versione,  a  con- 
fusione de'licenziosi  e  bugiardi  volgnriz- 
Ziimenli  de' riformatori.  Pietro  Ololf  ha 
molti  diritti  alla  riconoscenza,  massime 
della  Svezia:  cappellano  di  s.  Brigida  e 
islitulore  de'suoi  figli,  conserva  una  me- 
moria di  benedizione  in  tutti  i  cuori  cri- 
stiani pe'  viaggi  che  intraprese,  pe*  suoi 
scritti,  e  soprattutto  pir  l'educazione  del- 
la sua  discepola  s.  Caterina,  degna  figlia 
d'una  madre  cotanto  illustre  quale  fu  s. 
Brigida.  Confessore  e  depositario  di  tut- 
ti t  segreti  di  quella  santa  donna, egli  l'au- 
compagnò  ne'pellegrinaggi  di  Roma  e  di 
Gerusalemme;  raccolse  ledi  lei  meravi- 
gliose rivelazioni  (delle  quali  riparlai  a 
ss.  Salvatore  ordine  di  s,  Brigida),  ne 
descrisse  la  vita,  e  nel  1 38f)  (data  piìi  si- 
cura del  1 874riportala  di  sopra  eoo  l'aii- 


i64  S  V  E 

torilà  del  Bovio,  che  pure  raccolse  le 
notizie  (Iella  santa)  ne  ritornò  le  sagre 
leliquie  nella  Svezia,  e  solennemenle 
le  depose  nel  monastero  da  essa  innalza- 
to di  Vaslena  o  Waslena  o  Westein  nel- 
la diocesi  di  Lincoping  sino  dal  i334>  in- 
di rifuhLricato  neh  384  '"  ""  luogo  più 
comodo,  ove  il  vescovo  diocesano  in  luo- 
ghi separali  introdusse  le  monache  e  i  mo- 
naci. Esaurito  questo  pietoso  ufilcio,  e- 
gli  pure  beato  si  riposò  nel  Signore,  po- 
tendo dire  con  Simeone:  Ora  accommia- 
ta pure  o  Signore  il  tuo  servo,  secondo 
la  tua  parola,  nella  pace.  La  celebre  s.  Ca- 
terina figlia  di  s.  Brigida,  morta  abbades- 
sa  nel  claustro  di  Vastena  nel  1 383,  vive 
ancora  al  presente  nel  cuore  delle  divote 
dame  romane,  molte  delle  quali  si  dierO' 
no  a  imitarne  particolarmente  le  ammi- 
rabili virlij;  e  quando  nel  iSyg  il  Tevere 
jDopipatamenle  si  elevò  in  Roma  all'al- 
tezza dii3  braccia,  ed  uscito  dal  suofa- 
tnoso  letto  metteva  lo  spavento  e  il  peri- 
coloin  una  gran  parte  dell'alma  cillìi,  es- 
se ricorsero  all'intercessione  della  vergi- 
ne svetlese,  cui  per  la  morte  delhi  madre 
in  Roma  onoravano  come  loro,  e  il  fiu- 
me Iraripato ritornò  subito  dentro  le  sue 
sponde.  Si  ha  di  s.  Caterina  un  libro  in- 
titolato: Siclinna  Tr'ócst ^óoiCoiisolazio- 
ne  dell' anima:  la  santa  nella  prelazione 
dice  che  il  suo  libro  è  un  tessuto  di  mas- 
sime tratte  dalla  s.  Scrittura  e  da  trattati 
di  pietà;  essa  vi  si  paragona  all'ape  che 
forma  il  suo  miele  dal  succo  de' diversi 
fiori.  Inoltre  s.  Brigida  fu  fondatrice  del- 
l'ordine del  ss. iS\zA'rt/o/r(nel  quale  artico- 
lo riparlai  dell'ordine  equestre di^ncc/Vz- 
720,seda  lei  oda  altri  istituito)  per  ambo 
i  sessi,  pel  (piale  ben  meritò  non  solo  della 
sua  patria,  ma  ancora  di  tutta  la  cristiani- 
tà. Questo  s'introdusse  ben  presto  nella 
Germania,neiri  Ughi  1  terra, nel  laSpagna,e 
ncllealtre  parti  del  settentrione:  manten- 
ne sempre  nel  suo  seno  il  sagro  luocodel- 
la  pietà  e  della  scienza,  ed  in  Baviera  ha 
sopravvissuto  eziandio  al  turbine  distrut- 
tore della  lifuima.  Si  può  vedere  C.  Fr. 


S  VE 

barone  di  Nellelbiat,  Notizia  <V  alcuni 
monasteri  di  s.  Brigida  fuori  di  Svtzia, 
particolarmente  in  Germania,  con  os- 
H'n'azioni  e  figure ^  Francforte  e  Lima 
1769.  Vastena,  monastero  parimenti  e- 
letlo  dalla  santa  sotto  l'mvocazione  del- 
la B.  Vergine,  e  culla  ilei  suo  ordine,  ha 
mantenuto  sino  agli  ultimi  tempi  la  pu- 
rezza dell'antico  spirito  e  della  discipli- 
na, ad  onta  delle  persecuzioni  piìi  crude- 
li de'novatoii,  e  per  lungo  tratto  è  sialo 
l'unico  asilo  della  cattolica  fede  e  de'con- 
l'essori  generosi  di  essa  nella  Svezia.  Inol- 
tre qui  ancora  debbo  fare  menzione  del 
pernicioso  e  desolante  gran  Scisma[f  .) 
d'occidente,  conseguenza  dello  strano  e 
sempre  deplorabile  trasferimento  della 
residenza  papale  da  Roma  ad  Avignone. 
Dacché  il  francese  Papa  Clemente  V  nel 
I  3o5  preso  alle  trame  del  nefando  Fdip- 
po  IV  il  Bello  re  di  Francia,  trasportò 
la  pontifìcia  dimora  in  quella  regione  e 
poi  la  stabilì  in  Avignone,  corsero  pili  di 
71  anni  e  7  pontificali  d'indecoroso  esi- 
liode'Papi  dall'elerna  Roma,  paragona- 
ti meritamente  a'70  anni  della  cattività 
babilonese. Ed  ora  pure  runarco,  che  ba- 
sterebbe laconsiderazionedi  questo  stre- 
pitoso fallo,  fecondo  di  tante  e  lunghe  ca- 
lamità per  le  nazioni  cristiane,  per  con- 
vincere chiunque  non  ha  perduto  del  tut- 
to il  senso  comune,  della  necessità  del- 
l'indipendenza politica  e  quindi  della  ci  - 
vile  Sovranità  de'  romani  Pontefici  [f'-)- 
Alcuni  de'7  Papi  volendo  riparare  allo 
stravagante  trasporto,  non  ebbero  corag- 
gio di  elfettuare  il  ritorno  in  Roma.  L'al- 
tro francese  Urbano  f  [F.),  che  nella 
coronazione  non  volle  la  pompa  della 
cavalcala,  riguardando  la  dignità  pon- 
tilìcia  come  esiliata  al  di  là  de'  monti, 
nel  1367  partì  d'Avignone  e  tempora- 
neamente reintegrò  Roma  del  soggior- 
no papale  come  sua  sede;  indi  vedendo 
oppressiva  alla  Scandinavia  la  primazia 
che  l'arcivescovo  di  Lunden  voleva  con- 
tinuare sulla  Svezia,  consagrò  arcivesco- 
vo d'  Upsal  Birgero,  e  gli  die  il  pai- 


SVE 

lio  qual  primate  di  Svezia,  il  che  fu  un 
gran  colpo  alle  pretensioni  del  primate 
di  Lunden.  li  clero  svedese  appena  si  li- 
berò dall'influenza  de'datiesi, toccò  la  sua 
più  grande  altezza  ;  divenne  forte  e  po- 
tente mediatore  fra  il  popolo  e  il  trono, 
e  ben  pieslo  fu  scudo  ali. "contro  l'esor- 
bitanze crudeli  e  le  oppressioni  del  3.° 
Non  si  può  abbastanza  lodare  la  manie- 
ra d'impero  tutto  mite  e  paterno  che  la 
nobiltà  e  il  clero  esercitavano,  afllnchè  il 
popolo  non  avesse  da  muovere  il  meno- 
mo lamento.  Ma  poi  ripartendo  da  Ro- 
ma Urbano  V,s.  Brigida,  cui  avea  appro- 
dato l'ordine,  gli  riferì  la  rivelazione  del- 
la B.  Vergine:  che  se  tornava  in  Avigno- 
ne morrebbe  subito,  e  darebbe  occasio- 
ne a  un  furioso  scisma, in  cui  perirebbero 
migliaia  d'innocenti  cristiani.  Non  ceden- 
do il  Papa  alle  zelanti,  energiche  ragio- 
ni e  rimostranze  di  s.  Brigida  in  favore 
di  Roma,  i  suoi  vaticini!  si  verificarono 
appuntino.  Al  successore  Gregorio  A/, 
pure  francese,?.  Brigida  tanto  devota  al- 
ias. Sede,  egualmente  fece  riverenti  e  vi- 
ve esortazioni,  perchè  si  recasse  a  stabi- 
lirsi in  R.oma;  e  Valdemaro  1 V  re  di  Da- 
ni(narca  lo  pregò  perchè  canonizzasse  Ur- 
bano V,che  avea  ossequiato  in  Avignone 
vivente. Finalmente, come  aDio  piacque, 
nel  1877  Gregorio  XI  ritornò  debnili- 
vamente  alla  propria  sede.  Quella  lunga 
e  funesta  pellegrinazione  indeboh  nelle 
menti  de' popoli  il  criterio  di  conoscenza 
per  distinguere  in  caso  di  bisogno  chi  fos- 
se il  legittimo  Papa,  e  turbò  la  discipli- 
na de'mezzi  adoperati  nelle  legittime  ele- 
zioni.Morto  nel  I  3-8  Gre^forio  XI  inVa- 
ticano.ivi^i  cardinali  elesseroPapaLrZ»rt/jo 
/'/(/^.),  che  venne  universalcnente  rico- 
nosciuto. Tuttavia,  pel  suo  zelo  poco  pru- 
dente, per  la  sua  indole  severa,  cominciò 
a  mostrarsi  rigidissimo  co'cardinali  tutti 
francesi,  meno  3,  riprendendone  aspra- 
mente e  con  duri  modi  i  costumi,  e  ne- 
gando loro  risolutamente  di  ritornare  ad 
Avignone.  Indispettiti  i  cardinali, fuggi- 
rono in  Anagni  e  Fondi,  ed  elessero  ai 


SVE  i65 

20  settembre  dell'iste^soanno l'antipapa 
Clemente  FU  dì  Ginevra  (perciò  ne  ri- 
parlerò a  Svizzera),  col  pretesto  che  l'e- 
lezione d'Urbano  VI  fosse  slata  estorta  da 
timore  del  popolo  romano,  allorché  do- 
mandò un  Papa  romano  o  italiano  e  non 
francese,  temendo  il  ritorno  in  Avignone. 
Quivi  si  condusse  l'antipapa  e  vi  stabili 
cattedra  di  pestilenza,  ciecamente  ricono- 
sciuto da  diversi  regni  e  nazioni.  Così  eb- 
be principio  quel  lagrimevole  scisma,  nel 
quale  i  fedeli  incerti  non  sapevano  chi  ri- 
conoscere per  legittimo  pastore  univer- 
sale, perchè  tanto  iu  R.oma  che  in  Avi- 
gnone continuarono  le  successioni  dei 
FapiedeoU  Antipapi.  Ma  oltre  al  tre  mo- 
narchie e  popoli,  la  Germania  col  Set- 
tentrione, Svezia,  Norvegia,  Danimarca 
con  Pajssia  e  Prussia,  restarono  fedeli  a 
Urbano  VI  e  ubbidirono  a'  suoi  lesit- 
timi  successori  Bonifacio  IX,  Innocenzo 
\  li  e  Gregorio  Xll,  ili. "canonizzando 
s.  1j(  igida.  La  figlia  di  questa  s.  Caterina, 
ed.llfonso  spagnuolo  vescovo  diJaen,  che 
menò  vita  solitaria  e  apostolica,  e  fu  com- 
pagno di  s.  Brigida  ne'sagri  pellegrinaggi 
con  altri  servi  di  Dio,so5teiinero  la  legit- 
timità d'Urbano  VI  e  la  canonica  elezio- 
ne sua. 

Alberto  re  di  Svezia  tentando  di  ri- 
cuperare la  Scania,  nel  1 38o  prese  la  cit- 
tà di  Laholm;  ma  sentendo  diesi  avvi- 
cinava l'armata  danese  preferì  di  ritirar- 
si. Volendoegli  essere  re  assoluto  nel  suo 
regno,  e  manifestando  questo  divisamen- 
to  neh  385,  entrò  in  contesa  co'sisnori 
e  il  clero  de'suoi  stati  pe'loro  diritti  e  pre- 
tensioni. Il  popolo  da  lui  favorito  si  di- 
chiarò perla  sua  causa, ma  la  nobiltà  più 
forte,  dopo  aver  fatte  al  re  inutili  rimo- 
stranze, gli  dichiarò  ritirare  il  giuramen- 
to fittogli  di  fedeltà. Frattanto  essendo  ai 
3  agosto  1387  mortoOlao  VI  nella  Sca- 
nia, assai  lagrimato  da' sudditi  danesi  e 
norvegi  per  le  belle  speranze  che  avea  di 
se  date,  la  madre  Margherita  successe  al 
figlio  ne'regni  di  Danimarca  e  Norvegi. i 
cùlconseusodi  tutti  gliordiui  di  quc'due 


i66  S  V  E 

stali,  soddisfalli  della  dolcezza  e  sagaci- 
là  del  suo  governo.  JMa  i  uoivegi  accor- 
dandole lo  scetlro  sua  vita  duianle,  pev 
bilanciarela  ripugnanza  di  ubbidircauna 
donna,  in  che  si  opponevano  le  loro  an- 
liche  leggi,  stabilirono  che  do|)0  la  sua 
morte  passerebbe  nel  giovine  Erico  suo 
pronipote  di  5  anni,  come  figlio  di  Wra- 
lislao  principe  di  Poinerauia  e  di  Maria 
figlia  d'  Ingeburge  sorella  primogenita 
della  slessa  Margherita.  Questa  clausola 
conferì  sin  d'allora  al  giovine  principe  il 
lilolod'Erico  re  diNorvegia. InollreMar- 
gherila  couie  vedova  d' Ac|UÌno  o  Hakone 
11  redi  Sveziae  VII  o  Vlllcpial  re  di  Nor- 
vegia, assunse  pure  il  titolo  di  regina  di 
Svezia,  perciò  acremente  nioUeggiata  dal 
re  Alberto, ma  essa  non  tardò  a  fargli  sen- 
tire che  non  lo  avea  preso  invano.  Mar- 
gherita,nata  in  Copenaghen,  bella, gran- 
de, forte  e  dotata  di  mollo  spirilo  e  ca- 
l'atlere,  avea  dentato  sino  dall'infànzia  la 
più  viva  ammirazione.  Il  padre  suo  Val- 
demaro III  o  IV  diceva  che  la  natura  e- 
rasi  ingannata  facendola  nascere  donna, 
poicljè  l'avea  piuttosto  destinala  ad  esse- 
re uo(no.  La  sposò  al  figlio  del  le  di  Sve- 
zia.prevedendo  che  lai  parentado  avreb- 
be potuto  condurre  a  grandissimi  risul- 
tati per  la  politica  degli  stali  del  Nord, on- 
de penetratosi  tal  disegno  insorsero  que- 
gli ostacoli  che  già  tracciai,  Morto  il  fra- 
tello Ciisloforo,  Margherita  da  tal  mo- 
mento vide  schiudersi  dinanzi  alci  un  va- 
sto can)po  di  onori  e  di  prosperità  ;  per- 
chè sebbene  la  sorella  sua  primogenita 
fosse  lngell)urge  di  Mecklenburgo,  non 
essendo  il  diritto  di  successione  statuito 
in  maniera  chiara  e  precisa,  gli  slati  di 
Danimarca  radunati  in  Odensee  furono 
divisi  di  parere  su  tale  importante  que- 
stione. 1  talenti  di  Margherita,  sostenuti 
dall'alfetlo  del  popolo,prevalsero  quando 
il  figlio Olao  VI  fu  salutato  re,  ed  essa  fu 
delta  reggente  nella  sua  minorità.  Se- 
guendo poi  con  attenzione  gli  a  v  veniraeu- 
li  di  Svezia  e  di  Alberto  poco  capace  di 
tjovcraarla,nou  trascurò  d'acquistarsi  dei 


S  V  E 

partigiani, che  le  domandarono  soccorsi 
contro  Alberto.  Questi  spaventato  emi- 
grò in  Danimarca,  e  riconobbe  Marghe- 
rita regina  di  Golhia  e  di  Svezia,con  trat- 
tato de'22  marzo  1 388,  cui  accedette  il 
senato  svedesi*  a'20  maggio  per  una  par- 
te del  reguo.Margherita  prouiise  di  man- 
tenere i  privilegi  del  regno.edi  difender- 
lo contro  le  pretensioni  d'Alberto,  e  le 
furono  consegnate  le  piazze  furti.  Tutta- 
volla  Alberto  volle  mantenersi  nel  pote- 
re, lusingato  de'soccorsi  ricevuti  da'prin- 
cipi  d'Holstein  eMecklenburgo.Anzi  gon- 
fio d'  orgoglio,  credendosi  ormai  invin- 
cibile, giurò  di  non  levarsi  il  berretto  pri- 
ma d'aver  vinto  Margherita:  l'esito  della 
guerra  lo  fece  pentire  di  tal  ridicolo  giu- 
ramento, e  del  disprezzo  satirico  col  (|ua- 
leavea  irouicacnentc  provocato  lo  sdegno 
della  regina.  Nel  1389  seguì  la  battaglia 
ili  Falcoping  nella  Weslrogolliia  a^  24 
febbraio,  che  perde  Alberto,  e  filto  pri- 
gioniero,o  in  quella  de'2  I  sellembre,  col 
figlio  Erico, fu  tratto  a  Bahus  alla  presen- 
za di  Margherita,  che  fattagli  consegna- 
re con  pungenti  parole  uua  beriella, ven- 
ne da  essa  mandalo  nel  castello  di  Liiid- 
hotm  nella  Scania.  Quesla  memorabile 
giornata  terminò  di  operare  ciò  che  la 
sommissione  volontaria  d'una  parie  degli 
svedesi  avea  couiiucialo, l'altra  continuan- 
do neiramirchia,  mentre  la  Danimarca  e 
laNorvegia  godevano  di  pieno  ri  poso.  Me- 
no Stockholm  e  un  piccolo  numero  d'al- 
tre piazze  fòrti  che  tenevano  ancora  pel 
partito  d'Alberto,lulto  il  resto  dellaSve- 
zia  ricevè  la  legge  da  Margherita.  I  tede- 
schi che  dominavano  in  Stockholm, sfu- 
garoij^o  il  loro  furore  contro  que'svedesi 
che  giudicavano  inclinali  di  darsi  alla  re- 
gina. Giovanni  di  Mecklenburgo  venne 
in  aiuto  di  quella  piazza  assediala  da'da- 
nesi,e  la  liberò.  Dopo  aver  continuata  la 
guerra  in  Isvezia  per  6anni,enlrò  in  trat- 
tative con  Margherita, e  concluse  con  es- 
sa a' 17  giugno  iSgS  un  trattato  a  Lind- 
holm,  con  cui  fu  stabilito  che  re  Alber- 
to e  suo  figlio  fossero  posti  lu  libertà,  a 


S  V  E 

condizione  òhe  se  in  3  anni  non  potessero 
venire  a  un  llnule  accordo  colla  regina, 
si  costituissero  di  nuovo  prigioni,  ovvero 
si  riscattassero  pagando  ad  essa  60,000 
marcili  d'argento,  o  consegnando  Stock- 
liolni  con  quanto  possedevano  nella  Sve- 
zia e  riuunziando  alla  corona.  Analoga- 
mente a  tale  convenzione,  Alberto  e  il  fi- 
glio vennero  consegnati  a'deputali  delle 
città  an>>eaticlie,  di'  eransi  costituiti  ga- 
ranti di  quella  stipulazione,  e  partirono 
dalla  Svezia.  Allora  Margherita  vedendo 
the  per  l'unpossibilità  d'Alberto  di  paga- 
re il  riscatto, tale  regno  lesarebbe  rimasto 
sotlouiesso,  e  che  unito  ne  avrebbe  senza 
ostacolo  il  governo  a  quello  di  Danimar- 
ca e  delia  Norvegia, sviluppò  il  vasto  dise- 
gno di  cui  da  lungo  tempo  meditava  l'e- 
secuzione.Raccolti  a  tale  oggetto  nel  i  3q6 
gli  stali  nella  pianura  di  Mora  Steen  pres- 
so Upsal,  vi  fece  acclamare  a' 28  luglio 
il  suddetto  pronipote  Erico  Xlll  in  redi 
Svezia,  ma  sotto  la  sua  amministrazione. 
In  tal  guisa  ftlargherita  ralFermò  il  suo 
potere  ne'3  regni  senza  urtare  ninna  pre- 
tensione, e  seppe  procurare  alla  sua  am- 
bizione il  più  favorevole  avvenire;  impe- 
rocché non  fissò  in  modo  positivo  1  epo- 
ca in  cui  avrebbe  rinunziato  il  potere  al 
successore.  Drizzando  ancora  più  lungi  i 
suoi  accorti  sguardi,  volle  unire  per  sem- 
pre, mediante  un  patto  solenne,  i  popoli 
che  le  ubbidivano.  Convocò  "li  slati  de'3 
legni  di  Danimarca,  Svezia  e  Norvegia, 
in  Calmai  o  Colmar  città  e  porto  di  mare 
di  Smaland  nella  Svezia,  ed  a' ly  giugno 
I  3c)7  gl'indusse  a  riconoscere  per  unico 
Sovrano  Erico  XIII, come  redi  Danimar- 
ca IX,  e  (juale  re  di  Norvegia  11, e  lo  fe- 
ce coronare  dall'arcivescovo  di  Lunden 
e  da  un  vescovo  di  Svezia.  Nell'arringa 
ch'ella  tenne  poi  all'  assemblea,  vi  fece 
sanzionar  l'unione  perpetua  delle  3  coro- 
ne del  Nord,  formando  una  sola  monar- 
chia, vasta,  Uorida,  ricca  e  possente  sot- 
to un  solo  sovrano.  L'atto  di  ([uesto  fa- 
moso trattato  fu  scritto  il  suo  giorno  o- 
uomaslicOjfcsla  dis.  Margherita,  a'20  lu- 


S  V  E  1G7 

glio,  altri  dicono  VS  o  il  i  3,  con  queste  3 
basi  principali.  i.° Che  il  re  continuerelj- 
be  ad  essere  elettivo,  cioè  scelto  tra  la  fa 
miglia  regnante  finché  sussistesse,  come 
lo  era  stalo  sempre  ne'3  regni,  e  da'  de- 
putati degli  siali  di  ciascuno  di  essi.2.*'Che 
s.uebbe  obbligato  di  soggiornare  ne'3  re- 
gnialternativamente.edi  spendere  incia- 
scuno le  rendile  che  ne  ricaverebbe. 3." 
Che  ciascun  regno  conserverebbe  il  suo 
sigillo,  le  leggi  e  i  privilegi.  In  questo  trat- 
tato finalmentefu  riconosciuta  di  comu- 
ne consenso  la  primazia  dell'arcivescovo 
«i'Upsal  sulla  chiesa  di  Svezia, e  termina- 
rono le  pretensioni  su  di  essa  del  prima- 
tedi  Lunden  che  la  contrasta  va. Indi  Mar- 
gherita fece  porre  nel  suo  scudo  3  corone. 
Abbiamodi  J.  Bring,  De  unione  Calma- 
/•/e/2j/,Lundaei  745.  Fr.G.Muenchberg, 
Historia  pragmatica  pacli  Calmarien- 
sisy  Hafniae(749.  L'unione  de'  3  regni 
era  di  difllcile  mantenimento  e  imprali- 
cabile,  per  l'ontipalia  che  regnava  tra  le 
nazioni,  tutte  aspirando  all'indipenden- 
za, e  la  parzialità  di  Margherita  pe'suoi 
danesi  fece  pentire  gli  svedesi  e  norvegi 
dell'unione  di  Calmar  :  tutta  volta  colla 
fortezza  del  suo  animo  riuscì  a  tener  in 
fienogli  spiriti.  Riscallò  dall'ordine  leu- 
tonicoWisby,che  Alberto  a  vea  allogato  ai 
cavalieri,  e  da  questo  principe  neli4o5 
ottenne  la  rinunzia  foitnale  alla  corona 
di  Svezia,  conservandogli  il  titolo  di  re. 
Lo  scisma  continuando  a  Incerare  l'uni- 
tà della  Chiesa,  si  trailo  l'abdicazione  del 
Papa  Gregorio  -Y// e  dell'antipapa  .Se- 
ncdetlo  Xlll.  Ninno  cedendo,  nel  1409 
si  riuiù  il  Sinodo  (/'.)  di  Pisa,  coli'  in- 
tervento eziandio  de' vescovi  e  desìi  am- 
basciatori  de'  3  regni  del  Nord.  Deposti 
ambedue, a'26  gingno  fu  eletto  Alessan- 
dro V,  onde  in  vece  d'un  capo  della  Chie- 
sa a  un  tempo  se  n'ebbero  3,  ed  i  fedeli 
restarono  agitati  sulla  legittimità  del  ve- 
ro, per  cui  la  cristianità  fu  divisa  in  3  uh- 
biihenzc.  La  Romagna,  parte  del  regno 
di  Napoli,  la  Baviera,  il  Pai  ilinalo  del  Re- 
uo,  i  ducati  di  Brunswick  e  Luucbour^, 


i68  SVE 

il  landgraviatod' Assia, l'elelloralocliTie- 
veri,  altre  cillà  e  vescovi  di  Germania,  i 
legni  del  Nord  restarono  fedeli  a  Grego- 
rio XII.  La  Francia,  l'Inghilterra  e  l'ir- 
iHnda,  la  Polonia,  l'Ungheria,  il  Porlo- 
gidlo,  e  la  maggior  parte  di  Germania  e 
d'Italia,  con  Iioma,  Ijologna  eallre  pro- 
\inciedello  stalo  papale  si  sottomisero  ad 
Alessandro  V.  La  Spagna,  la  Scozia,  l'i- 
sole diCorsica  eSardegna, leconteediFoix 
e  d'Armagnac  riconobbero  il  falso  Bene- 
detto XIII.  Papa  Gregorio  XII  nel  i4'  o 
^ped'l  Giovanni  arcivescovo  di  Uiga  alle 
parti  settentrionali,  aHlne  di  confermare 
1  popoli  nella  sua  ubbidienza.  La  regina 
Margherita  co'suoi  lumi  e  coraggio  an- 
dava sostenendo  il  colossale  edifìzio  po- 
litico da  lei  innalzato,  mantenne  la  tran- 
quillità efece  fallire  i  maneggi  de'nialcon- 
lenti.  Estese  nella  Norvegia  la  giurisdi- 
zione dell'arcivescovo  di  NidrosiaoDron- 
tlieim,  ed  intraprese  di  convertire  i  lap- 
))oniai  cristianesimo,  ed  allora  perlai/ 
volta  penetrarono  de'missionari  in  quel- 
le agghiacciale  regioni, ma  con  poco  suc- 
cesso. Sostenne  la  conlessa  d'  Ilolslein  , 
contro  il  vescovo  d'Osnabrnck  di  lei  co- 
gnato che  le  contendeva  la  reggenza  dei 
.suoi  slati,  usando  la  cautela  nell'inìpre- 
slanze  che  le  fece,  di  liirsi  dare  per  gua- 
rentigia le  città  delloSchleSAvig,indi  ven- 
nero in  guerra  tra  loro,sospesa  dalla  tre 
gua  delibi  I.  Erico  XI 11  non  corrispo- 
se alla  sua  benefattrice,  si  mostrò  impa- 
ziente (li  regnale,  mentre  n'era  incapa- 
cejccrcò  di  scontentarla  e  d'impadronirsi 
delle  redini  del  governo:  fece  deca  [ti  la  re 
Broderson  generale  che  godeva  la  fidu- 
cia della  regina,  pe'sinislri  successi  pro- 
vati per  la  i  .""volta  soltoMargherila  dagli 
eserciti  danesi>nella  guerra  contro  i  conti 
d'iJolstein  per  le  pretensioni  sulloSchles- 
wig.Tuttociò  producendo  cordoglio  alia 
regina,  mentre  a  bordo  d'un  vascello  per 
evitare  una  malallia  contagiosa  navigava 
per  la  I)anin)arca,  a'iy  novembrei4' '^ 
piorìdi  morie  subitanea  di  60  anni  pres- 
so Flensburgo,  Trasportala  nella  calle- 


SVE 
drale  di  Roschild,  Erico  XIII  fece  scolpi- 
re sulla  sua  tondja  da  lui  creila  ,  che  la 
memoria  di  Margherita,  la  posterità  non 
onorerà  mai  tanto  quantoella  merita.  Le 
sue  qualità  eroiche  e  le  grandi  cose  ope- 
rate in  37  anni,  in  cui  esercitò  l'autorità 
regia,  le  meiilarono  un  posto  eminente 
tra  le  donne  celebri:  nelle  sue  gesta  v'han- 
no delle  cii  costanze  in  cui  seppe  innalzar- 
si ad  una  grandezza  e  potenza,  di  cui  do- 
poCarloMagno  forse  in  Europa  non  era  vi 
esempio.  Sei  cuslumi  non  furono  del  lut- 
to esenti  dalla  critica, ne  copriiono  le  mac- 
chie all'  occhio  della  moltitudine  le  libe- 
ralità che  prodigava  alle  chiese,  e  la  sua 
divozione  pel  clero  che  favorì  per  oppor- 
lonlla  tuibolentaeesigenle  nobiltà, ch'el- 
la infrenò  colla  forza  del  suo  inqeqno.  E- 
rico  XIII  pel  suo  carattere  fu  1' op|tcslo 
di  Margherita,  che  gli  avea  cinta  la  fron- 
te con  3  coione,  le  quali  non  seppe  con- 
servare.Privo  di  talenti, vileecrudele. pre- 
se misure  opposte  a'veii  vantaggi  della  va- 
sta monarchia  chedovea  governare,  e  a- 
lienò  da  se  tutti  gli  animi.  Indeboh  il  suo 
credilo  con  rom|)ere  la  tregua  per  la  lun- 
ga guerra  ai  conti d'ilolslein,  nel  i4i4f'*" 
cendosi  aggiudicare  dal  senato  di  Dani- 
marca il  ducato  di  Schieswig.  Nello  sles>o 
anno  si  convocò  il  famoso  Sinodo  di  Co- 
stanza^iU  cui  ragionerò  anche  aSvizzERA, 
continuazione  di  quello  di  Pisn,\)ef  l'e- 
stirpazionedell'eresia,  la  riforma  de'pub- 
blici  costumi,  e  per  resliluire  la  pace  alla 
Chiesa  sempre  scissa  dall'ubbidiie  la  cri- 
stianilàa  GregorioXII,a  Giovanni  XXII 
dato  in  successore  ad  Alessandro  V,  ed  al 
pseudo  e  ostinalo  Benedetto  XIII;  ed  al 
quale  concorsero  fatalmente  una  molti- 
tudine di  baccellieri  e  dottori  università- 
rii ,  che  resero  le  sessioni  tumultuarie  e 
tempestose,  co'Ioro  inverecondi  e  cavillo- 
si sermoni.  V'mtervenne  ancora  Tepisco- 
palo  del  Nord,  e  i  suoi  ambasciatori  e  o- 
ratori.  Gregorio XII  virluosameule  pera- 
more  dell'unità  cattolica  rinunziòil  pon- 
tificato; Giovanni  XXIII, elelto  in  forza 
e  per  conseguenza  del  sinodo  pisano,fuv- 


S  V  E 

vi  {leposlo,e  così  il  manifèsto  antipapa  Be- 
iieclelloXllI  acremente  censurato  di  sco- 
munica qnal  devialo  dalla  tede,  ludi  col 
suffragio  de'3  collegi  cardinalizi,  e  degli 
elettori  delle  nazioni,  ammessi  perquesla 
slraordinariacircoslau7a,neli4i  7fii crea- 
lo tarlino  V,  riconosciuto  da  tulli  [)er 
somnioPontefìce,ed  ebbe  la  gloria  d'estin- 
guere l'infelicissimo  e  lungo  scisma.  11  Pa- 
pa dipoi  neli4'25  s'interpose  nella  guer- 
ra cbe  ardeva  Ira  Erico  Xlll,e  i  duchi 
Adolfoe  Gerardo  fratelli  per  loScbleswig, 
acciò  cessassero  di  spargere  il  sangue  dei 
caltolici,  e  piuttosto  rivolgessero  le  loro 
armi  contro  gl'infesti  eretici  circonvicini; 
onde  ingiunse  a  Nicolò  vescovo  di  Brema 
di  cercare  in  ogni  modo  a  suo  nome  di 
pacificarli.  Ma  Erico  Xlll  tornalo  dalla 
visita  de'sanli  luoghi  di  Gerusalemme,  e 
radunato  un  esercito,  marciando  contro 
gliereliciboemi  non  potè  vincerli  efud'uo- 
pò  abbandonare  l'impiesa.  Pticominciata 
poscia  la  guerra  per  loScbleswig,  egual- 
mente fu  costretto  terminarla  a  suo  sca- 
pito, per  difendersi  da'propri  sudditi  in- 
surrezionali dal  procedere  de'suoi  mini- 
stri. Nella  Svezia  ardeva  il  focolare  della 
ribellione,  e  i  governatori  danesi  cbe  vi 
avea  posto  si  comportavano  da  veri  tiran- 
ni. Engelbrecbt  e  Puke gentiluomini  sve- 
desi, neli433si  miseroalla  testade'uìal- 
contenti,  e  imbrandite  le  armi  soggioga- 
rono in  breve  diverse  provincie  di  Sve- 
zia. IS'el  1435  Engelbrecbt  raccolti  gli  sta- 
tici persuasea  deporre  formalmente  il  re; 
alla  qnal  nuovaErico  Xlll  passò  in  Isve- 
zia  e  giunse  in  Stockbolm  non  senza  a- 
ver  corso  gravi  pericoli  nel  viaggio.  Pre- 
sentatosi Engelbrecbt  innanzi  la  città,  si 
convenne  ad  una  tiegua,durante  la  qua- 
le si  fece  dichiarare  generalissimo  delle 
truppe  svedesi  e  amministratore  della  co- 
rona. Si  raccolsero  a'3  maggio  ad  Helm- 
stadi  nell'Halland  gli  stali  generali,  e  fu 
ratificala  l'unione  di  Calmar  sulla  pro- 
messa falla  dall'arcivescovo  d'  Upsal  iu 
nome  del  re,  di  volere  ristorare  i  danni 
della  nazione,  La  dieta  di  Svezia  seguita 


SVE  169 

a  Stockholm  nel  novembre  confermò  ta- 
le deliberazione;  dopo  di  che  Erico  Xlll 
passò  in  Danimarca  ,  lasciando  per  via 
Iracciedi  risentimenti  contro  gli  svedesi, 
eia  risoluzione  di  non  osservare  gli  assun- 
ti impegni.  Ricominciale  le  turbolenze  di 
Svezia,  Eng(ilbrecbt  fu  assassinalo  pare 
d'ordine  diCarloCanuto-Son,  discenden- 
te dal  re  Canuto,  o  secondo  allri  dal  re  s. 
Erico  I X, geloso  della  sua  influenza,  0  per- 
chè come  credono  alcuni  uscito  dalla  clas- 
se del  popolo;  indi  s'impadronì  del  pote- 
re, ma  la  sua  condotta  tirannica  avendo 
sollevalo  gli  svedesi,  questi  tornarono  al 
loro  legittimo  sovrano.  A'27  luglio  1 43(3 
nella  dieta  di  Calmar  il  re  confeiì  co'ile- 
putali  de'3  regni,  e  fu  rinnovala  la  famo- 
sa unione  con  qualche  cambi  a  mento  e  ad- 
dizione. Quindi  passato  Erico  Xlll  nell'i- 
sola di  Golhland,  ove  limase  1'  inverno 
inoperoso,profitlando  Carlo  Canuto- Son 
di  lede  incertezza, ripigliò  il  piimitivo  po- 
tere. iN'eli438  stanco  il  re  dell'opposizio- 
ni che  provava  in  Danimarca, ritornò  nel- 
l'isola di  Gothland  co'suoi  migliori  effetti, 
determinalo  di  stabilirvi  il  suo  soggiorno, 
ed  ivi  si  abbandonò  alla  pirateria.  I  da- 
nesi avendolo  inutilmente  invitato  a  tor- 
nare Ira  loro,  nel  i439  offrirono  la  coro- 
na a  Cristoforo  III  di  Baviera,  nipote  del- 
l'imperatore Pioberlo  e  di  Erico  Xlll  dal 
canto  della  sorellaCaterinasua  madre.  In- 
(.liglislatidi  Svezia  adunali  da  Carlo  Ca- 
nuto-Son  nel  1  44°  dichiararono  il  trono 
vacante  per  l'abbandono  fittone  da  Eri- 
co XIII,  il  quale  riguai  dandosi  come  de- 
caduto visse  poi  vita  privata,  nell'oscuri- 
là  e  nel  disprezzo, morendo  nel  i4T'9Amò 
le  lettere,  ed  avea  ottenuto  da  Papa  Mar- 
lino  V  l'erezione  d'una  università  nel  suo 
regno,  che  non  potè  aprire  per  mancan- 
za di  mezzi;  e  lasciò  una  Cionaca  sulla 
Danimarcajch'esisle  negli  Scriplorcin  ve- 
runi Stptentrionalium  d'Erpold.  Ile  Cri- 
stoforo accorda  tosi  conCarloCnnuto-Sou, 
rS  sette(nbrei44'  f"-'  in  Calmar  acclama- 
lo re  di  Svezia  e  coronalo  a  Upsal  dal- 
l'arcivescovo; e  passato  nel  i44^  '"^  '^OV' 


lyo  SVE 

vegiadall'arcivescovo  diNitlrosia  fu  con- 
sngialo  re  in  Crisliaiiia.  Ritoiiialo  in  Da- 
nimarca, egual  consacrazione  ricevè  dal- 
l'arcivescovo di  Lunden.  Cnsloforoconi- 
spose  alle  speranze  de'3  regni,  e  verificò 
le  niagnificlie  promesse  da  lui  fatte.  Riu- 
nì alla  corona  di  DaoimaicaCopenaglien, 
appartenuta  sino  allora  alla  sede  vesco- 
vilediRoschild, mediante  alcune  terre  che 
dièincan)bio,estabdi  di  formarne  la  sua 
residenza,  dandole  leggi  e  privilegi.  Ge- 
loso della  potenza  e  florido  commercio 
delle  cillìi  anseatiche,  fece  forti  prepara- 
tivi e  formò  una  possente  alleanza  per  at- 
taccarle, ma  venne  sorpreso  dalla  morte 
in  llelsimbnrgo  nella  Scania  a'6  gennaio 
1  448senza  lasciar  figli.  La  sua  morie  fu  l'e- 
poca della  disunione  de'3  regni. Carlo  Ca- 
iiuto-Son  maresciallo  di  Svezia, vedendo 
il  trono  vacante,  riiuiovò  i   suoi  sforzi  a 
j)ervenirvi;  e  lauto  fece  colla  sua  potenza, 
che  negli  stati  da  lui  adunati  aStockholoi 
In  acclamalo  re  di  Svezia  a'20  giugno  e 
coronalo  il  28,  col  nome  di  Carlo  Vili. 
InDanimarca  vedendosi  che  conlroil  con- 
\cnuto  a  Calmar,  che  il  re  doveasi  eleg- 
gere da'3  stali  del  regno,  la  Svezia  da  so 
avea  crealoCarlo  VIII,adunatasi  in  dieta 
particolare  ad  Ilatlerslehen,  il  senato  nel 
I  ."settembre  i44^  accia  mòre  Cristierno 
o  Cristiano  I  conte  d'Oldemburgo,  pre- 
sentalo dallo  zio  .4d()llò  duca  di  Schles- 
wig,  a  cui  era  siala  olforla  la  corona,  co- 
me suo  erede  e  discemlente  da  Erico  1 X, 
IndiCarloYllI  volle  cacciare  Erico  XIII, 
che  ancor  vivea,  dall'isola  di  Golhland, 
da  dove  praticava  piraterie  sulle  spiaggio 
svedesi  e  danesi, Erico  XIII  ricorse  a  Cri- 
stierno 1,  lo  pose  in  possesso  della  cilla- 
dellaesi  riliròinl*omerania,ove  finii  suoi 
giorni.  1  generali  danesi  terminarono  la 
conquista  dell'isola,  che  fu  per  la  Svezia 
perduta.  Carlo  VIII  potè  reintegrarsi  con 
f u-si  eleggere  re  di  Norvegia  a'2  i  ottobre 
i449>  dopo  aver  fatto  annullare  l'elezio- 
ne diCrislierno  1  eseguila  in  Cristiania, 
ed  a'20  novembre  fu  coronalo  dall'arci- 
vescovo di  Nidrosia.  Ma  nel  Kpo  passa- 


SVE 
lo  Ci--istierno  I  in  Norvegia  trionfò  sul  ri- 
vale,ne  fece  annullare  la  nomina, e  fu  co- 
ronato a'29  luglio  in  iSidrosia.  Di  là  re- 
catosi a  Bergen,  i  senati  di  Danimarca  e 
Norvegia  rinnovarono  con  atto  solenne 
l'unione  decine  regni;  e  gli  stati  diSvezia 
costrinsero  Carlo  Vili  a  rinunziare  alla 
corona  di  Norvegia,  per  le  pratiche  diBe- 
nedelto  d'Oxenstiern,  da  altri  chiamato 
lienglson,  arci  vescovo  d'Upsal, sempre  in- 
tento ad  attraversare  i  suoi  disegni,  mos- 
so a  ciò  da  Cristierno  I,  e  indispettito  dal- 
la riduzione  de'beni  del  clero  fitta  a  pro- 
fitto della  corona:  inoltre  quel  prelato  nel 
I  45  I  indusse  Cristierno  la  portar  la  guer- 
ra nella  Svezia.  Ciò  saputosi  da  Papa  Ni- 
colò V,  a'  23  giugno  spedì  suo  nunzio 
in  Isvezia,  Danimarca  e  Norvegia,  Barto- 
lomeo vescovo  Coronense,  con  l'istruzio- 
ne di  pacificare  e  persuadere  i  due  re  a 
rivolgere  piuttosto  le  armi  contro  il  for- 
njidabile  Maometto  II  iuiperatorede'lur- 
chi,  che  stava  per  irrompere  contro  il  re 
di  Cipro,  e  di  aiutar  questi  con  poderosi 
Soccorsi.  Per  allora  la  guerra  Ira're  scan- 
dinavi fu  sospesa,  ma  neli4'>7  pei'  'e?" 
gieri prelesti  BenedettoarciveSviovod'Up- 
s:d  la  dichiarò  al  re  di  Svezia,  dopo  aver 
fjllo  sapere  a  Carlo  Vili  che  gli  ritirava 
il  giuramento  di  fedeltà.  Fallosi  duce  di 
un  esercito,  lo  sorprese  aSlregnes.lo  scon- 
fisse e  costrinse  a  chiudersi  inStockholin , 
ove  si  recò  a  investirlo.  Carlo  Vili  tentò 
invano  di  placare  l'arcivescovo,  veden- 
dosi abbandonalo  dalla  guarnigione  eda 
gli  abitanti, perciò  non  trovandosi  sicuro 
fuggì  co'suoi  migliori  averi  a  Dauzica.  In- 
di i  cittadini  aprirono  le  porle  all'  arci- 
vesco vo,che fece  dichiarare  vacante  il  tro- 
no, e  dispose  gli  spirili  a  favore  di  Cri- 
stierno l,  acciò  ristabilisse  l'unione  di  Cal- 
mar, essendo   pur  divenuto  sovrano  di 
Schleswig,  e  d'Holslein  eretto  poi  in  duca- 
to dall'imperatore  Ferdinando  III.  Il  re 
giunse  a  Slockholm,  di  cui  tosto  gli  furo- 
no consegnale  le  chiavi,  e  passalo  ad  Up- 
sal  fu  eletto  re  di  Svezia  a' 24  ghigno  e 
ivi  coronalo,  ricolmando  di  benefizi  far 


S  VE 

civescovo,  il  clero  e  le  chiese.  Dipoi  Cri* 
slieino  I  neh 463  entralo  in  contesa  col • 
l'arcivescovo  d'Upsal  Benedellu,  in  occa- 
sione d'una  rivolta  che  sos[)ellò  da  lui 
fomentata,  si  assiemò  di  sua  persona  e  Io 
trasse  a  Copenaghen,  il  che  saputosi  da 
Papa  Pio  11  scomunicò  il  re.  1  fratelli  del 
prelato  e  il  vescovo  di  LincopingKeltil 
Carlson  Wasadi  lui  ni[)Ote,  avendolo  in- 
vano ridomandato  offrendo  24  cauzioni, 
assoldarono  truppe,  commossero  tutto  il 
clero  svedese  contro  il  re,  ed  istigati  i  po- 
poli a  ribellarsi, s'impadronirono  d'ulcu- 
ue  piazze  e  assedrarono  Slockholm,  INel 
i4('4  Cristierno  I  passò  in  Isvezia,  die 
battaglia  al  vescovo  di  Lincoping  nella 
Westmania,  fu  vinto  e  si  ritirò  in  Slock- 
holm:  ivi  assediato  dal  prelato,e  veden- 
dosi impotente  di  respingerlo,si  restituì  in 
Danimarca.  Allora  i  malcontenti  richia- 
marono dalsuo  usilo  Carlo  Vili,  il  quale 
giunse  a  Stockholm  nell'agoslo  con  mol- 
ti soldati  e  vascelli  A.  tal  nuova  Cristierno 
1  si  riconciliò  con  Benedetto  arcivescovo 
d'Upsal,  e  lo  rimandò  in  Isvezia:  al  suo 
arrivo  subilo  le  cose  mutarono  di  aspet- 
to. Egli  insegu"i  Carlo  Vili,  e  nel 1 465 
lo  costrinse  a  far  la  sua  rinunzia  al  trono, 
essendogli  accordato  a  vita  il  governo  di 
Finlandia.  Ma  questa  rinunzia  non  resli- 
lu'i  la  calma  alla  Svezia;  essendo  essa  do- 
minata allora  dal  clero,  l'arcivescovo  Ce- 
detto,  ed  Enrico  Axclson  dell'illustre  ca- 
sa di  Tott,si  contesero  il  titolo  d'animi- 
nislratore  del  regno,  eia  vinse  il  2. "Mor- 
to il  prelato  nel  1 467,  Enrico  ofliì  di  nuo- 
vo la  corona  a  Carlo  Vili,  che  giunse  a 
Stockholm  a'i2  novembre,  e  di  bel  nuo- 
vo gli  fu  fatto  giuiamenlo  di  fedeltà,  Nel 
1 469  Cristierno  l,che  a  vea  ancora  un  pò 
tenie  partito  nella  Svezia,  vi  passò,  e  sul 
principio  riportò  de'vantaggi;  ma  attese 
varie  perdite  solferle,  nel  1470  per  ope- 
ra di  Stenoo  Sture  nipote  del  re,  fu  co- 
stretto ritornarein  Danimarca. Poco  do- 
po Carlo  Vili  morì  a' 1 5  maggio,  dopo 
aver  dichiarato  am  mi  nislratore  del  laS  ve - 
zia  il  detto  nipote  Stenon  I  denominato 


S  V  E  17, 

r^/i//c-o,edil  suo  figlio  di  tenera  età  poco 
gli  sopravvisse. 

Gli  stali  di  Svezia,  non  curando  le  ri' 
mostranze  de'danesi  perchè  fosse  rinno- 
V  ila  l'unione  di  Calmar,  confermarono 
Sleoou  I  finché  potessero  accordarsi  nel- 
l'elezione d'un  re;  ed  egli  governò  la  Sve- 
zia con  saggia,  prudente  e  vigorosa  am- 
ministrazione in  mezzo  alle  discortlie  che 
l'agitavano.  Se  meno  lieto  per  la  religio- 
ne fu  questo  secolo  XV,  con  ragione  può 
dirsi  che  esso  alimentò  funeste  scintille 
di  ecclesiastici  e  politici  tuibameiili,  le 
quali  sul  cominciar  del  successivo  secolo 
in  un  generale  incendio  divamparono. Os- 
serva il  d.r  Theiuer,  che  ne  somministrò 
materia  il  famigerato  trattato  di  pace  e 
unione  di  Calmar, concluso  per  congiun- 
gere in  una  lega  ollensiva  e  difensiva  i  3 
vicini  regni  di  Svezia,  di  Danimarca  e  di 
Norvegia,  contrastauli  tra  loro  in  perpe- 
tue ostilità;  i  quali  regni  inforza  di  que- 
sto trattalo  doveano  essere  retti  da  un  so- 
lo sovrano,  alla  cui  scelta  lutti  e  3  concor- 
jerebbero.Per  quanto  quest'alleanza  fos- 
se saviamente  immaginata,  e  paresse  do- 
versene aspettare  i  migliori  elfetti,  pure 
la  natura  slessa  delle  sue  condizioni  ren- 
devano impossibile  un  felice  riuscimen- 
to;  dappoiché  gl'interessi  delle  3  nazioni 
che  in  processo  di  tempo  si  aumentava- 
no, doveano  alimentare  le  reciproche  ge- 
losie e  quindi  generare  un  odio  implaca- 
bile che  non  sarebbe  trattenuto  per  al- 
cun vincolo.  Infatti,  come  si  è  veduto,  i 
3  regni  insorsero  l'uno  contro  l'altro  in 
feroci  dissensioni,  onde  il  nome  e  la  diiiui- 
la  reale  immensamente  ne  scapito.  La  no- 
biltà ed  il  clero  per  altro  assai  vi  guada- 
gnarono, perchè  il  popolo  in  queste  [)o~ 
litiche  agitazioni  si  tenne  così  ben  ilispo- 
sto,  da  porgere  volontieri  l'orecchio  alle 
insinuazioni  di  questi  due  grandi  stati,  cui 
gl'interessi  vicendevoli  aveano  collegalo 
insienie  in  intimaamicizia.  Forse  in  niuu 
paese,  come  nella  Svezia,  ebbero  essi  più 
sUette  lelaziooi,  le  quali  d'altra  parte  e- 
radilUcile  mantenere  in  Qua  durevole  ar- 


172  SVE 

monia,  non  potendo  entrambi  essere  sem- 
pre direni  dalle  medesime  intenzioni  e 
<J;ille  medesime  vedute.  Tulli  i  possedi- 
menti e  le  ricchezze  enmo  esclusivamen- 
te nelle  mani  degli  ecclesiastici  e  de'no- 
bili:  poderi,  ville  e  cnstella  tutto  loro  ap- 
parteneva, di  che  i  vescovi  e  i  magnati 
erano  cresciuti  smisuratamente  nel  pote- 
re e  nell'indipendenza,  e  si  è  detto  a  che 
peiveuneio  l'arcivescovo  d'Upsale  il  ve- 
scovo di  Lincopiiig.  Ln  podestà  reale,  al 
confronto  di  (pjesti  signori  così  possenti, 
andò  pressoché  perduta,  per  le  continue 
divisioni  eziandio  de'sudd  ili. Ognuna  del- 
le 3  nazioni  voleva  provvedere  a'propri 
vantaggi  ,  e  pertinacemente  ricusava  di 
concorrere  agli  altrui;  ed  un  solo  re  do- 
\ea  con  egnal  giustizia  promuovere  così 
diversi  e  bene  spesso  inconciliabili  inte- 
ressi. Di  che  non  è  a  dire  quanti  arbitrii 
e  prepotenze  ancora  derivassero,  ogni- 
qualvolta le  corte  viste  de'regnanli  non 
c(jn)prendevano  la  posizione  ardua  e  ve- 
race, ed  i  bisogni  delle  3  grandi  nazioni. 
A  Danimarca  rammentai  l'andata  in  Ro- 
ma di  Cristiano  I  in  abito  da  [)ellegrinu 
[)er  soddisfaree  per  essi  re  dispensato  d'un 
suo  voto  di  portarsi  a  (ierusalemme,  ma 
con  gran  corteggio,  magnificamente  ospi- 
tato ne'primi  d'aprile  I  474"'^''  palazzodi 
«.Spirito  inSassia  da  Sisto  IV.  Oitenne 
da  lui, oltre  molti  doni, la  bramata  gra- 
zia, coH'ohbligo  di  fondare  un  ospedale, 
e  come  amico  delle  lettere  rilurnato  nei 
suoi  slati  neli47B  eresse  a  Copenaghen 
l'università  pel  permesso  ottenuto  nel  suo 
soggiorno  in  Roma  da  Sisto  IV.  Questo 
Papa  a'28  febbraio  i47^>  ^d  istanza  di 
Stenon  I,  fondò  pure  rmiiversilàd'Upsal, 
la  quale  si  aprì  neiroltobrei477-  L'am- 
ministratore nel  1 482  introdusse  in  Isve- 
zia  l'arte  tipografica,  la  quale  per  suo  t." 
saggio  stampò  l'anno  dopo  il  libro  ìaù- 
U)\i\\o:DialoQus  crealurantin  ojHimeìno- 
raliznlnx  oiniii  maleriae  inorali  jocuìulo 
et  aedificalivo  modo  applicahiUs,  incipit 
felicilcr.  Quando  Crislierno  I  nel  1 47  i  si 
presentò  aSlockholm  alla  lesta  d'un'ar- 


S  VE 
mala  e  richiese  la  corona,  Stenon  I  mar- 
ciò contro  di  lui,  lo  sconfìsse  e  conservò 
il  supremo  potere;  ottenne  poi  altre  vit- 
torie sui  russi  invasori  di  Fmiandia.  Al- 
l'indipendeoza  dellaSvezia  precipuamen- 
te contribuì  il  grande  Stenon  I,  generoso 
e  veramente  d'antica  magnaninnlà,esper- 
tissimo  de'pubblici  affari,  salutato  dagli 
storici  imparziali  co'nomi  di  liberatore  e 
salvatore  di  sua  nazione.  Godè  d'una  po- 
destà illimitata  come  di  re,  e  sep[>e  assai 
bene  mantenere  e  difendere  le  franchigie 
del  clero  e  della  nobiltà,  senza  ledere  i 
vantaggi  dello  stato:  gH  svedesi  pongono 
l'etàdell'oro  nel  lungosuo  governo.  Sag- 
gia pietà,  caldo  afletto  di  religione,  fer- 
mezza invilta  nel  mantenere  i  duitti  ina- 
lienabili dellaChie$a,fiu-ono  legrandi  pre- 
rogative,difficili  a  rinvenirsi  in  un  polen- 
te, le  quali  gli  guadagnarono  popolarità, 
deferenza  e  acnore.  Già  sin  ilal  tenkpo  suo 
molti  nobili  agognavano  all'ecclesiastiche 
ricchezze:  Stenon  I  per  mostrar  loro  in 
un  modo  solenne  tutta  la  reità  di  quella 
cupidigia,  convocò  la  dieta  e  si  n)oslrò  in 
parole  e  atti  quasi  intendesse  restringer 
l'ormai  soverchia  [xitcnza  de'  vescovi  e 
della  chiesa;  tulli  i  senatori  gli  dierono  a 
divedere  la  loro  approvnzione.  Allora  e- 
gli  si  alzò,  e  con  acri  parole  li  ripiese  di 
silfatla  temerità,  dichiarando  non  mera- 
vigliarsi se  alla  con)une  patria  fusserocol- 
le  tante  sventure,  essendo  impossibile  che 
cada  la  dignità  della  chiesa,  senzachè  non 
tragga  seco  lutto  lo  stato  nella  rovina. 
Che  se  taluno  voleva  precipitar  la  cosa 
pubblica,  incominciasse  pure  dal  muove- 
re assalto  contro  la  spirituale  gerarchia, 
a  cui  non  sarebbero  mancali  ilifensori. 
Ilemming  Gadd  vescovo  di  Lincoping,  il 
più  dotto  ed  eloquente  del  suo  secolo,isli« 
luito  nelle  scuole  italiane  più  famose,  e 
già  maestro  di  matematica  al  Borgia  poi 
Alessandro  VI  Papa,  era  l'anima  di  quel- 
la generosa  lolla  di  libertà  patria  contro 
idanesi.  Egliabbominava  ildispoticogio- 
go  di  quegli  oppressori,  ed  alfrellava  coi 
più  fervidi  voli  la  liberazioue  de'suoi  lì  a- 


s  ^  E 

telli.  Ma  per  condurre  a  fine  la  mngna* 
«icua  impresa  sembrò  talvolta  dimenti- 
care i  sagri  doveri  del  suo  ministero,  col- 
pa più  de'miseri  tempi  che  sua,  e  non  di- 
sdegnò d'accoppiare  al  pacifico  pastorale 
la  spada.  I  danesi  lo  temerono  più  di  Ste- 
non  1,  come  quello  che  prestò  l'opera  sua 
anche  col  suo  successore.  Ad  onta  di  sue 
eminenti  benemerenze,a  danno  di  Stenon 
J  si  formò  un  partilo  contro  di  lui,  il  se- 
nato lo  spogliò  di  sua  dignità,  lo  dichia- 
rò nemico  della  patria,  di  cui  era  profon- 
damente divoto,  efecescomunicarlo  dal- 
l'arcivescovo  d'Upsal.  IVel  tempo  stesso 
Giovanni  re  di  Danimarca  e  ÌNorvegia, 
ch'era  succeduto  al  padre  Cristierno  I,  il 
quale  era  stato  sepolto  nella  sua  cappel- 
la di  Roschild,  passò  in  Isvezia  con  l'e- 
sercito, ruppe  le  genti  di  Stenon  I  e  que- 
sti si  ritirò  in  Finlandia:  col  nome  di  Gio- 
vanni li  a'i4  agostoi483  il  sovrano  da- 
nese fu  riconosciuto  re  di  Svezia,  ma  Ste- 
non I   non  rinunziò   1'  amministrazione 
che  nel  i497>  allorquando  Giovanni  li 
ritornò   armato  in    Isvezia  ,  assediando 
Stockholm,eda  paltodi  ricevere  da  Gio- 
vaimi  II  la  Finlandia,  le  due  Bolnie  e  al- 
cune castella,  col  grado  di  maresciallo  di 
Svezia. Quindi  Giovanni  11  a'26  novem- 
bre fu  coronato  in  Slockholm  dall'arci- 
vescovo d'Upsal,  e  il  suo  primogenitoCri- 
stierno  II  venne  riconosciuto  per  succes- 
sore al  trono,  come  già  lo  era  stato  per 
que'di  Danimarca  e  Norvegia.  Nel  1499 
ritornò  in  Isvezia  e  fece  coronarein  Upsal 
la  regina  Cristina  di  Sassonia  sua  moglie. 
Papa  Alessandro  VI  celebrando  l'anno 
santoi  5oo,  inviò  legato  aposlolicoil  car- 
dinal Pc'iauld  in  hvezia,Danimarca,  Nor- 
vegia e  Prussia  per  promulgarvi  l'indul- 
genza del  giubileo. Dipoi  altro  legato  fu  il 
cardinal  Bahacz  per  predicar  la  crociata 
contro  i  turchi, e  perciò  oltre  l'Ungheria 
sua  patria,  di  cui  era  pure  primate  e  arci- 
vescovo di  ly/r/^'o/j/VZjCsercitò  la  legazione 
inlìoemia.Polonia,  Danimarca,  Norvegia, 
Svezia,  Prussia,  Moscovia  e  Baviera  ,  in 
uua  parola  pei  lutto  il  Selleutrione  eoa 


SVE  173 

gran  zelo.  Nel  i  SocsStenonl  sdegnalo  per- 
chè il  re  gli  avea  ritirato  una  parie  del- 
le gratificazioni  accordategli ,  formò  un 
partilo  per  liberare  la  patria  dalla  domi- 
nazioneslraniera  ecacciarlo  dallaSvezia, 
e  potè  riprendere  il  titolo  e  le  funzioni  di 
amministratore.  Giovanni  II  per  ricupe- 
rare il  regno  fece  inutili  sforzi  colle  armi, 
colia  mediazione  dell'imperatore  e  l'au- 
torità della  slessa  s.  S^de,  e  lo  perde  per 
sempre.  a'i3  dicembre!  5o3  la  morie  lo 
liberò  da  Stenon  1  suo  possente  rivale,  che 
fu  tumulato  in  Stregnes;  trionfo  che  si 
dileguò  rapidamente,  perchè  l'ammini- 
stratore avea  comunicato  il  suo  spiiito  ai 
capi  delpropriopartito.  Questo  subito  gli 
sostituì  per    amministiatore  del  regno 
Swante  Nilson  Sture  d'una  famiglia  di- 
versa da  quella  del  predecessore,  che  ma- 
resciallo del  regno,  le  sue  tendenze  ea- 
bilità  già  erano  conosciute,  ed  avea  ere- 
ditato da  Stenon  I  l'amor  patrio,  l'eroi- 
smo e  la  fervente  pietà.  Egli  terminò  di 
francare  la  Svezia  dal  giogo  straniero,  e 
colla  sua  destrezza  e  valore  rese  inutili 
tulle  le  misure  prese  da'danesi  per  im- 
porglielo di  nuovo.  Egli  seppe  pure  con 
vigilante  fermezza  fissare  a  suo  favore 
l'incostani-a  degli  svedesi  e  tenerli  ubbi- 
dienti ,  malgrado  le  diverse  perdite  che 
gli  fece  provare  il  suo  rivale.  A'2  genna- 
ioi5i2  terminò  i  suoi  giorni,  portando 
alla  tomba  il  compianto  della  nazione, 
che  gli  surrogònell'amministrazioneil  fi- 
glio Stenon  Sture  11.  Mentre  Giovanni  I( 
tentava  di  ricuperar  la  corona,  median- 
te un  potente  parlitoavverso  a  Stenon  II, 
tra  i  capi  del  quale  eravi  Gustavo  Troll 
poi  famoso  arci  vescovo  d'UpsaI,emulo  del 
genitore,  la  morte  lo  colse  a'21  febbraio, 
vivamenledeploraloda'danesi,come  mo- 
derato, pio,  giusto,  pacifico  e  buon  eco- 
nomo. Stenon  II  fu  glorioso  quanto  il  pa- 
dre perspianar  la  via  all'intera  liberazio- 
ne della  patria,  e  se  trascorse  in  qualche 
cosa,  più  sono  da  incolparne  i  consiglieri 
suoi.  D()tato  di  spiritiardcnti,  e  chiama- 
to al  timone  del  regno  nel  primo  fiore 


I  74  S  V  E 

«lell'ctà,  non  è  nieraTlf»lla  s'egli  non  nq- 
giiin<;e  alle  sue  virlù  quella  somma  pru- 
denza e  moderazione,  perlaquale  i  due 
predecessori  rotantosi segnalarono.  Trat- 
to in  errore  da'suoi  ministri,  egli  die  trop- 
po facile  orecchio  alle  calunnie  d'un  no- 
bile d'infima  classe  contro  l'alto  clero  e 
la  nobillà  con  esso  collegntn.  Ver  tale  de- 
bolezza d'animosi  disgustò i  piii  ragguar- 
devoli personaggi  del  regno:  questa  fu  la 
causa  per  la  quale  l'illustreebenemeren- 
tissimoGiacomoUIfion  arcivescovo  d'U- 
psnl  si  ritirò,  e  più  tardi  mori  nella  cer- 
tosa di  Griipsliolm;  onde  gli  fu  dato  nel 
i5i6  da  Stenon  li  a  successore  il  nomi- 
rato  Gustavo  Troll,  i  contrasti  col  quale 
ebbero  origine  dagli  accennati  inconve- 
nienti, e  per  essere  Gustavo  della  prima- 
ria nobiltà,  la  quale  avea  veduto  di  mal 
animo  che  l'amministrazione  del  regno 
dopo  la  morte  di  SAvante  non  fo^se  stala 
anidala  a  Erico  Tioll  padre  dell'arcive- 
scovo, discendente  da  una  delle  più  an- 
tiche stirpi  di  Svezia,proveltoe  sperimen- 
tato, che  godeva  i  voti  de'prehili  edelKi 
[)iù  elevata  nobiltà,  sopraltalli  da'giova- 
«li  senatori  e  dal  resto  della  nobillà.  Ciò 
fu  causa  elici  nobili  col  ceto  ecclesiasti- 
co si  posero  sulle  difese,  contro  la  grande 
e  prepotente  influenza  deHamministra- 
tore.  La  fiizione  danese,  già  combattuta 
tlall'episcopato,  perqueste  scissure  ripre- 
se nuova  lena  e  vita,  protetta  da  Gusta- 
vo,dald/Theiner  dichiarato  ingrato, per- 
chè avea  ricevuto  da  Stenon  li  la  sede 
onde  questi  riacquistar  l'amicizia  del  pa- 
<lre  suo,  e  gli  ricusò  il  giuramento  di  fe- 
tleltà,  per  riconoscerei  diritti  di  Crisliei- 
iio  li  e  piopugnandoli.  Neli'Jiy  Stenon 
li  spedi  in  Roma  a  Leone  X  per  alfari 
ecclesiastici  rilevantissimi,  il  celebre  Gio- 
vanni Magno  Goto  di  Lincoping,  uomo 
d'incorrotta  fama,  d'acuto  intendimento 
e  di  nìolta  pietà, qualità  accoppiate  ad  u- 
na  rara  moderazione  e  prudenza ,  dotto 
nel  diritto  canonico  e  nella  teologia,  na- 
to fatto  pel  maneggio  di  grandi  e  didici- 
li  negozi.  Nella  corte  di  Leone  X  potè  per- 


S  V  E 
fezionarsi  neiresperienza,8cqnislando  de- 
strezza somma  nelle  cose  spirituali  e  tem- 
porali, comechèdi  continuo  usando  cogli 
uomini  più  famosi  d'Europa  per  ingegno 
e  dottrina.  Intanto  la  religione  tra  gli  ec- 
clesiastici, i  magnali  e  il  popolo  in  un  mo- 
do mirabile  fiorivajinleramente  e  coscien- 
ziosamente se  ne  osservavano  le  leggi,  la 
s.  vSede  vi  era  in  onore  e  riverenza,  e  l'a- 
more e  la  fedeltà  al  Papa  era  profonda- 
mente impressa  neiranimodi  tutti  gli  sve- 
desi. Il  popolo  venerava  e  commendava 
la  puritàeseveiità  grandede'costumi  dei 
suoi  preti  ;  si  avea  rispetto  al  celibato  e 
scrupolosamente  si  osservava.  Il  popolo 
nel  I  5 1 3  avea  celebrato  nella  vasta  cat- 
tedrale d*y^/;o,  antica  capitale  della  Fin- 
landiacon  sicuro  ecomodoporto,  con  in- 
credibile solennità  la  canonizzazione  fit- 
ta in  Roma  (U  Leone  Xdi  s.  Heraming, 
con  gran  concorso  dalle  parti  più  lonta- 
ne del  regno,  e  con  lietissime  feste  nazio- 
nali; e  tulio  si  rinnovò  poi  in  Lincoping 
quando  lo  stesso  Papa  nel  i  59,o  canoniz- 
zò*. Nicolao.  I  divoti  svedesi  facevano  sa- 
gri pellegrinaggi  ove  riposavano!  sagri  a- 
vauzi  di  s.  Erico  IX  in  Upsal,  e  delle  ss. 
Ingrida,  Matilde ,  Brigida  e  Caterina  in 
Vastena,ed  ivi  porgevano  fervorose  preci 
pel  mHntenimenlo  dell'antica  fede,  in  un 
tempo  ch'era  minacciata  da'fanatici  e  vi- 
ziosi proseliti,  che  andava  facendo  nella 
vicina  Germania  gli  errori  abbominevo- 
li  di  Lutero,  predicando  la  soppressione 
del  celibato  e  1'  usurpazione  de'  beni  di 
chiesa  ,  con  un  codazzo  d'  altre  eresie  e 
scisma  deplorabile,  tra  le  oscene  danze  di 
Venere  eBacco;  facendo  così  il  popolo  ave  - 
dese  un  pubblico  e  solenne  contrapposto 
alle  vergognose  licenze  de'novelli  pretesi 
riformatori.  Ma  questa  edificante  pietà  e 
festiva  gioia  del  fedele  popolo  svedese,  do- 
vea  esser  ben  presto  turbala,  e  quindi  ra- 
pita dolorosamente.  Continuando  le  acer- 
bedissensioni  Ira  l'arcivescovoTroll  eSte- 
non  II  con  aperta  guerra,  questi  l'assediò 
nel  suo  castello  di  Steke.  Narra  il  d.*"  Thei- 
ncr,  che  l'arcivescovo  di  Lundcn  Birgcr 


SVE  ij  V  E  17; 
prese  la  difesa  di  quello  d'  Upsal,  e  per  to  aI»I)ond.inti  vcltovaglie,  e  invece  il  re 
(onìmissioiie  avuta  da  Leone  X  a  mezzo  ingrnt.imente  corrispose  con  recai<-i  seco 
del  re  danese  Cristierno  li  (il  quale  era  gli  stndichi  contro  la  buona  fede. Ed  inol- 
stato  co!  padre  Giovanni  II  acclamato  re  tre  clie  Leone  X  inviò  tanto  al  re  die  al- 
di Svezia  fino  dali497,  epoi  gli  stali  di  1' amininistiatore  il  celebre  cardinal  de 
Danimarca,  Svezia  e  Norvegia  assicura-  P/o  per  legalo,  per  invitarli  a  impugna- 
rono Giovanni  Il  tbe  Cristierno  II  gli  sue  re  le  armi  contro  i  turchi  nemici  f)rnii- 
cederebbe,  e  quando  questi  fu  coronato  (labili  del  nome  cristiano.  Qui  debbo  di- 
re di  Danimarca  eiVor\egia  gli  svedesi  lo  cliiarare,cliedovendo procedere colle/1/e- 
riconobbero  nella  dieta  di  Waiberg),  ne!  mone  del  eh.  ed  eruditissimo  mg.'  Wa- 
l5i7  o  prima  scomunicò  rammiiii>lra-  timoni,  in  confutare  la  pretensione  de'lu- 
lore  qualca[)ode'i  ibelli  (per  avere  co' ve-  terani  svedesi  sulla  successione  aposloli- 
scovi  e  alcuni  signori  di  Svezia  dichiara-  ca  che  suppongono  esistere  in  Isvezia,  ed 
to  Cristierno  II  illegittimo  e  non  eletto  li  insieme  riportare  nozioni  che  si  ranno- 
bciamenle  loro  re,  per  cui  concitatosi  il  daiio  con  altri  gravi  articoli, e  in  ispecie 
jiopolo,  il  re  fu  costretto  prender  le  armi  colla  deplorabile  riforma  di  Lutero  e  sue 
per  nirttersi  in  possessodel  suo  trono, che  nbbominevoli  conseguenze  ,  primiera- 
gliconlendeva  Stenon  11, il  (piale  persua-  mentecon  tanta  autorità  rettifico  le  celi- 
be gli  svedesi  nella  dieta  d'Arboga  d'op-  sure  pontificie  di  Leone  X.  Questo  Papa 
porgli  la  forza),  e  come  liianno  del  clero.  scomunicòStenonlI  a' Tmaggioi  j  i4>per- 
Questi  però  nofi  sospese  l'assedio,  duran-  chèavea  ingiustamente  tolto  alla  legina 
l«;  ilqualee  C(j||a  mira  di  deluderlo,  Troll  Cristina  madre  di  Ciistierno  II  la  sua  do- 
cile a  vea  intelligenze  con  Cristierno  11  ,  le;  indi  neh  j  16  Leone  X  inviò  in  Isve- 
eiiliì)  conSlenon  II  in  negoziazioni,  enei  zia  il  nunzio  Gio.  Angelo  Arcindxildi  per 
cotso  delle  coniérenze  una  fiotta  danese  far  la  pace  Ira  Stenon  II,  lallocleroe  i 
sbarcò  un  esercito  presso  Stockholm.Ste-  grandi  di  Svezia,  col  re  Cristierno  II.  Ma 
non  II  accorse  per  dargli  la  caccia,  e  ri-  il  pontificio  legato  si  lasciò  guadagnare 
turno  trionfante  a  Sleke,di  cui  s'impa-  da'mngnilìci  presenti  di  Stenon  II;equc- 
droni,  costringendo  il  prelato  per  salvar  sii,  di  cui  altri  fa  un  santo,  inliomellen- 
la  vita,  con  violenta  infrazione  delle  leg-  dosi  nel  governo  di  Svezia  conilo  il  trat- 
gi  canoniche,  per  prepotenza  a  rinunziaie  tato  dell'unione  di  Calmar  e  i  patti  disuc- 
alla  sua  sede.  INel  1  5  18  Cristierno  II  fai-  cessione,  pei  seguilo  l'arcivescovo  d'Upsal 
lo  uno  sbarco  vicino  a  Stockholni,  si  Irò-  Troll  pai  liginno  del  re  IcgiUimo  Cristier- 
\ò  n  fronte  Slenon  II  e  fu  da  essoa'22  no  II,  e  avendo  preso  il  castello  di  Sle- 
luglio  sconfitto  a  IJenkiika.  Il  re  gli  chic-  ke,  ove  l'arcivescovo  erasi  ritiralo,  lode- 
se  ostaggi  per  conferir  seco  lui,  ed  otte-  pose  di  sua  propria  autorità;  e  Arcimbol- 
nutine  6,  invece  di  portarsi  al  convegno  di  guadagnalo  dai  presenti  e  dalla  se<le 
di  Stoekhohn,  li  condusse  in  Daniuiar-  d'L'psal  che  Slenon  11  gli  olTrì,  approvò 
ca.Nel  niinierodupiesti  prigionieraviGu-  «juesta  deposizione.  Indi  gli  svedesi  nella 
slavo  Erico-Son  figlio  d'Erico  Wasa  du-  dieta  d'Aiboga  del  1  5  i  <S  pi  omisero  a  .Sle- 
ca  di  Griipsholm,  poi  vendicatore  della  non  II,  che  non  farebbero  caso  di  tulle 
mala  fede  e  della  libertà  degli  svedesi  le  sentenze  di  scomunica  che  il  Papa  po- 
(juando  lo  elessero  re.  Trovo  nell'anna-  lesse  lanciare  contro  la  Svezia;  e  re  Cri- 
lisla  Rinaldi, a  dello  ann(»i  5  18,  che  inol-  sliei  no  II  accusòStenon  II:  1  ."d'averasse- 
lie  Stenon  II  al  debellato  Cristierno  II,  dialoTarcivescovo  Troll;  2.' d'aver  f.ilfo 
che  avendo  rolto  la  tregua  e  assedialo  prigione  e  caricalo  di  catene  l'arcivesco- 
Slockholm,  era  slato  in  mare  esposto  a  voGiacomo  UIf»on;  3."  d'aver  sequestra 
morir  di  fame,  giù  gli  aveasomminislia-  to  i  beni  de'ciinonici  d'Lpsal  che  prcscio 


lyG  S  V  E 

i)  partito  del  loro  arcivescovo;  4-°<l'3^er 
fatto  rivoltare  gli  svedesi  contro  il  loro 
re  legittimo,  e  fattili  mancare  al  loro  giu- 
ramento di  fedeltà, costituendosi  loro  go- 
vernatore senza  l'autorità  del  re.  Dipoi  a- 
vendo  Cristierno  11  esposto  a  Leone  Xla 
condotta  del  nunzio  e  la  sua  collisione 
cogli  svedesi,  il  Papa  poscia  richiamò  il 
prelato,  ed  incaricò  Birger  arci  vescovo  di 
Lunden  primate  di  Svezia  e  legato  della 
s.Sede,come  lo  chiama  licitato  mg/  Wa- 
rimont,  di  sentire  i  testimoni  a  carico  e 
difesa  s'idiH'ArcimboldijSÌ  di  Slenon  II, 
ed'inviarne  processo  verbale  a  lloma,  co- 
me il  Papa  scrisse  a  Cristierno  II  a'  i6 
agosto  1 5 1 9.  L'arci  vescovoGustavoTroll 
nella  dieta  d'Arhoga  del  iSip,  coH'an- 
iiuenza  del  ntuizio  pontifìcio  Gio.  Ange- 
lo Arcindjoldi,  fu  dalla  nazione  dichiara- 
lo decaduto;  ma  egli  invece  islitiù  uu  ec- 
clesiastico giudizio,  nel  quale  giustilicò  la 
scomunica  che  avea  sollecitata  contro 
l'amministratoreStenon  li  e  suoi  fautori, 
enestabih  il  reCristierno  II  legittimo  ese- 
cutore. NeliSig  Cristierno  II  Irruppe  di 
nuovo  sulla  Svezia,  e  dopo  aver  conqui- 
.stato  sulla  costa  orientale  l'isola  Oeland, 
nella  prefettura  di  Calmar,  fu  sconfitto 
<linnnzi  a  questa  città.  Nel  seguente  an- 
noi 520  ricevuti  vari  rinforzi  dal  cogna- 
to imperatore  Carlo  V,  da  Francia  e  da 
Scozia,  nel  gennaio  fece  un  nuovo  sbar- 
co in  Isvezia.  Rrumpen  suo  generale  si 
scontrò  11193  Bogesund  nella  Westrogo- 
7Ìa  con  Stenon  11, che  mentre  stava  per 
riportare  vittoria  restò  ferito,  e  spirò  sul 
ghiaccio  del  lago  Maelar  quando  era  por- 
lato  a  Stockholm.  Questa  città  fu  difesa 
dalla  sua  vedova  Cristina, mentre  i  dane- 
si senza  inciampi  percorsero  vittoriosi 
la  Svezia,  la  quale  caduta  in  confusione, 
in  sì  diOicili  circostanze  essendogli  stati 
senza  capo  adunati  in  Upsal,  comparso 
l'arcivescovo  d'Upsal  Troll,  come  quello 
che  non  avea  perduto  i  diritti  alla  sua  se- 
<le  per  la  forzata  abdicazione,  persuase 
l'assemblea  a  sottomettersi  a'6  marzo  a 
Cristierno  II.  Questi  a'7  aprile  ratificò  le 


S  VE 

condizioni  colle  quali  gli  fu  conferita  la 
corona, con  indulto  generale  di  perdono; 
ma  Cristina  aiutala  daLubecca  ricusò  di 
sottomettersi.  Laonde  il  nunzio  Arcim- 
boldi  vedendo  scoperto  il  suo  operato  , 
procurò  di  scolparsi  con  Cristierno  II  eoa 
lettera  de' 18  aprile  iSig.  Continuando 
Cristina  a  sostenersi  in  Stockholm  ,  nel 
maggio  Cristierno  II  si  recò  ad  assediar- 
la, e  dopo  3  mesi  mediante  grandi  pro- 
messe capitolò.  Il  re  fece  il  suo  solenne 
ingresso  in  Stockholm  a'7  settembre,  ed 
a'4  novembre  fu  coronatodall'arcivesco- 
vo  d'Upsal  Troll,  riunendo  cos\  di  nuo- 
vo sulla  sua  testa  le  3 coione delNord. Pe- 
rò la  gioia  di  tal  ceremoniasi  cambiò  to- 
sto in  lutto.  Niun  tiranno  commise  giam- 
mai tante  atrocità  (|uanto  il  re  nella  ca- 
pitale della  Svezia  18,  il  gè  il  io  novem- 
bre.Cristina  fu  cacciata  in  prigione, il  cor- 
po del  marito Stenon  11  disotterrato,  fu 
strascinato  su'graticci  e  arso  in  una  pub- 
blica piazza,  dopo  averlo  il  re  insieme  al 
cadavere  del  figlio  con  rabbia  ferina  e 
inaudita  lacerato  co'propri  denti;  indi  ne 
fece  per  terrore  portare  in  giro  gli  avan- 
zi per  tutto  il  regno.  Ad  esterminio  poi 
delle  principali  famiglie  che  ritrovavan- 
si  riunite  in  Stockholm  e  già  da  lui  splen- 
didamente banchettate,  sotto  il  pretesto 
che  siccome  colpite  dalla  scomunica  del- 
l'arcivescovo di  Lunden,  quali  aderenti 
dell'amministralore  fossero  eretiche,  fu- 
rono arrestate,  e  negando  loro  gli  estje- 
mi  conforti  della  religione,  vennero  de- 
capitate sul  patibolo,  inclusivainente  ai 
santissimi  vescovi  Mattia  di  Slregnes  e 
Vincenzo  di  Scara,  onde  il  popolo  gemen- 
do inorridito  si  sciolse  in  lagrime.  Per  3 
giorni  tra  la  generale  costernazione  resta- 
rono insepolte  94  vittienedi  tanta  infan)e 
crudeltà,  che  immolò  al  suo  furore  il  fio- 
re della  nobiltà  svedese,  e  dipoi  strasci- 
nate da'carnefici  fuori  della  città  furono 
bruciate.  A  sì  tremenda  vendetta,  aggiun- 
se Cristierno  II  per  giustificazione,  eoa 
infernale  astuzia,  h  dichiarazione  d'es- 
sere esecutore  d'uu  breve  pontificio,  che 


S  V  E 

con  false  rappresentanze  avea  nel  i5f9 
carpito  ila  Leone  X,  di  scomunica  contro 
Slenon  II  e  suoi  addenti,  colla  minaccia 
d'interdetto  a  tutta  la  Svezia,  in  ciò  a- 
iutato  dagli  arcivescovi  d'Upsal  e  di  Lun- 
den,  al  dire  del  d/  Theiner.  Il  traditore 
Cristierno  II,  che  la  posterità  ben  a  ra- 
gione cliiama  il  Nerone  del  Nord,  e  lo 
rassomigliò  ancora  a  Caligola  (certo  è  che 
come  cristiano  gli  ha  di  gran  lunga  ol- 
trepassali), ingannò  con  lettera  il  Papa, 
tenendo  il  linguaggio  d'un  difensore  del- 
la Chiesa,  couìe  e  megiio  riferisce  lo  sles- 
so d.^  Theiner,  col  quale  principalmente, 
e  tenendo  presente  per  le  modifica/.ioni 
mg.rWarimont,procederòin  narrare  l'in- 
fausta introduzione  del  luteranismo  in 
Isvezia  per  opera  di  Gustavo  I,  il  cui  pa- 
dre fu  compreso  nel  massacro  di  Stock- 
holm.  Egli  dice  pure  che  l'interdetto  fu 
inulilaiente  lanciato  nel  i  5r9,  senza  che 
il  Papa  l'avesse  decretato.  Anche  il  Rinal- 
di confuta  la  calunnia  e  menzogna  con- 
tro LeoneX  divulgata  da  GiovanniMeur- 
sen  e  disavvedutamente  scritta  da  Olao 
Magno,  storici  di  Danimarca  eSvezia.  Do- 
po la  morte  di  Slenon  II  il  suo  oratore 
presso  la  s.  Sede  Giovanni  Magno  Goto, 
per  quiete  si  ritirò  a  Perugia,  ove  per  la 
reputazione  che  godeva  fu  eletto  profes- 
sore di  teologia.  Tosto  che  seppe  la  ca- 
tastrofe di  Stockholm  rinunziò  la  catte- 
dra e  volò  a  Roma  per  difendervi  le  ragio- 
ni della  patria  a  lui  cara,  contro  le  ini- 
que arti  di  Cristierno  lì.  Ne'privati  ra- 
gionamenti con  Leone  X,  e  ne'pubblici 
in  concistoio  alla  presenza  del  sagro  col- 
legio ,  reclamò  eoeigicamente  contro  le 
crudeltà  commesse  in  Isvezia,  ed  in  no- 
me de'suoi  concittadini  domandò  solen- 
ne soddisfazione.il  Papa  e  i  cardinali  all'u- 
dire il  racconto  lamentevole  de'casi  del- 
l'infelice nazione  oppressa,  non  poterono 
ri'^parmiare  le  lagrime.  Altrettante  cru- 
deltà commise  Cristierno  II  in  ogni  par- 
te del  regno  che  percorse,  dovunque  la- 
sciando vestigi  di  morte,  di  sangue  e  di 
tirannia.  In  Raspurg  nel  giorno  di  Mata- 

VOI-    LXXI. 


SVE  177 

le  fece  mozzare  il  capo,  insieme  con  al- 
ili io  campioni  della  patria  indipenden- 
za, all'illustreGadd  vescovo  diLincopini,', 
al  quale  dovea  pei*  la  massima  parte  d 
suo  innalzamento  al  trono. Nel  giorno  del- 
l'Epifania del  i52  I  fece  squartare  in  Va- 
slena  due  cittadini,  e  gettarne  i  brani  ai 
corvi.  In  quello  della  Purificazione,  giun- 
to nel  monastero  diNydala,  in  ricambio 
della  riverente  accoglienza,  fece  annegar 
nel  (lume,  colle  mani  legate  al  dorso,il  pio 
abbate  e  7  monaci, Così  il  barbaro  pu- 
niva la  fede  serbala  dagli  svedesi  alla  lo- 
ro patria,  nell'ultima  guerra  contro  i  da- 
nesi. 11  numero  degli  uccisi  in  questa  ma- 
niera nella  Svezia  arrivò  a  5oo,  altri  di- 
cono 600,  e  che  dappertutto  ove  passava 
ficeva  innalzar  le  forche. Carico  d'immen- 
sa preda  de'beni  confiscati  a  lauti  infeli- 
ci,e  dell'universale  indegnazione,  tornò  iu 
Danimarca.  Unode'miiiistri  principali  dei 
suoi  eccessi  fu  Teodorico  SclachekoSgla- 
ghoeck,  che  creò  vescovo  di  Scara  e  poi 
arcivescovo  di  Lunden,e  gli  alììdò  il  go- 
verno di  Svezia.  Poi  per  le  sue  estorsioni 
e  tirannie  avendolo  richiamato,  quando 
giunto  in  Danimarca  illrancescano  Gio. 
Francesco  da  Potenza  nunzio  del  Papa, 
in  suo  nome  altamente  si  querelò  della 
mortedegli  ecclesiastici  avvolta  nella  stra- 
ge di  Stockholm,  il  re  per  iscusarsi  eoa 
Leone  X  e  calmarne  il  risentimento,  ne 
incolpò  i  consigli  di  Teodorico,  e  dopo  a- 
verlo  caccialo  in  orribile  carcere,  lo  fece 
bruciare  a'22  gennaio  1 52  2  sul  mercato 
di  Copenaghen  ,  sicuro  di  non  riviolare 
l'immunità  ecclesiastiche  perchè  esso  non 
avea  ricevuto  da  Roma  le  bolle  dell'isti- 
tuzione canonica.  L'estremo  supplizio  era 
pure  pieparato,se  non  fuggivano,  a'due 
virtuosi  prelati,  Enrico  Valchendorp  ar- 
civescovo di  Nidrosia  e  primate  di  iVor- 
vegia,  ed  a  Giorgio  Scorborg  arcivesco- 
vo diLunden  e  primate  di  Danimarca;  l'u- 
no perchè  confortalo  dal  cognato  del  re 
l'inìperalore  Carlo  V,  l'avea  ripreso  nel- 
le scandalose  sue  tresche,  l'altro  per  di- 
sapprovare lecarnificine  commesse  iu  I- 

13 


178  SVE 

Svezia.  S'impossessò  delle  loro  sostanze  e 
tielle  proprielà  di  loro  sedi.  Più  lardi  e- 
stese  le  sue  vendette  a'capiloli  metropo- 
litani, con  mille  strazi  maltrattando  quei 
pacifici  ecclesiastici.  Voleva  eziandioche 
fosse  annegato  il  rispettabile  vescovo  di 
Slregnes,  Giovanni  Anderson  Beldenak, 
peraver  eccitato  il  popolo  all'omaggiodel 
nuovo  re  o  reggente  Gustavo  I,  ma  per 
timore  del  Papa  gli  condonò  la  vita,  e  l'in- 
viò a  Borenholm  carico  di  catene.  Neppu- 
re a  Gio.  Angelo  Arcimboldi  nunzio  del- 
la Scandinavia  avrebbe  perdonato  la  sua 
vendetta  (irritato  pel  narrato  con  mg.'" 
Warimonl),  se  non  l'avesse  trattenuto  la 
jjaura  di  Carlo  V,  piucchè  di  LeoneXjma 
pose  le  mani  addosso  ad  Antonello  suo  in- 
nocente fratello,  e  su  di  esso  sfogò  il  suo 
furore,  nulla  curando  le  preghiere  della 
regina  Isabella  d'Austria  che  s'interpose; 
e  di  più  tolse  al  nunzio  un  milione  di  tal- 
leri delle  oblazioni  che  da  tutte  le  chiese 
di  Scandinavia  avea  raccolte,  forse  perle 
indulgenze  concesse  a  chi  contribuiva  alla 
sontuosa  riedificazione  della  basilica  Va- 
ticana, e  per  la  quale  il  re  avea  ricevuto 
il  cardinal  legato  del  Settentrione  (forse 
il  rammentato  cardinal  Vh),  sperando 
che  lo  avrebbe  giovato  quando  ambiva  la 
corona  di  Svezia,  che  gli  spettava  pe'pre- 
cedenti  riconoscimenti  degli  svedesi. L'an- 
nalista Rinaldi  dice  che  il  re  imprigionò 
e  spogliò  il  nunzio  della  s.  Sede.  Se  pron- 
tamente non  ritornava  in  Roma,  chi  sa 
chesarebbc  avvenuto  al  ricoidato  nunzio 
francescano  Gio.  Francesco  da  Potenza, 
inviato  dal  Papa  a  Copenaghen,  dopo  le 
informazioni  di  Giovanni  Magno,  per  i- 
slituire  un  ecclesiastico  regolare  processo 
e  di  tultoprendere  cognizione,  quindi  do- 
mandar conto  al  tiranno  della  strage  dei 
vescovi  e  altri  ecclesiastici.  Bensì  il  re  eb- 
be ardire  di  difender  la  sua  innocenza  in 
faccia  all'inviato  pontifìcio,e  ne  scrisse  let- 
tera piena  di  menzogne  a  Carlo  V.  Sulle 
diverse  narrative  fin  qui  riportate,  per  i- 
storica  imparzialità  non  debbo  occultare 
quanto  ofli^nna  mg/  "Wariu)OUl.«Dopo 


SVE 
aver  Leone X  esaminalo  i  documenti  del- 
la questione  (iraCristierno  II,  gli  svede- 
si e  Steoon  Il,e  prima  che  sapesse  di  sua 
morte),  scomunicò  di  nuovo  Stenon  li,  e 
mise  in  interdetto  la  Svezia  coti  una  bol- 
la de'i3  maggio  I  520,  diretta  all'arcive- 
scovo di  Lunden  e  al  vescovo  di  Koschild, 
che  sono  incaricati  dell'esecuzione  di  que- 
sta sentenza:  di  maniera  che  è  una  men- 
zogna quello  che  dicono  gli  storici,  che  il 
Papa  die  incarico  a  Cristiano  li  d'eseguir 
la  sentenza  contro  gli  svedesi,  come  fan- 
no IMessenio,  Loccenio  e  Geyer.  Quindi 
l'arcivescovo  Troll  (che  nella  bolla  viene 
reintegrato  della  sede  d'Upsal)  ebbe  ileo- 
raggio  di  dire  a  Cristiano  li  prima  della 
strage  di  Stockholm  del  i5:xo,  che  il  re 
dovea  domandare  il  parere  della  corte  di 
Roma  sulla  punizione  che  voleva  inflig- 
gere a'colpevoli  di  lesa  maestà  edi  ribel- 
lioneaperta  contro  i  decreti  del  Papa:  ma 
distianoli  non  ascollò  il  saggio  consiglio 
dell'arcivescovo  Troll  e  passò  oltre.  Il  le- 
giito  del  Papa  Gio.  Fiancesco  da  Poten- 
za esaminò  neh 621  l'affare  della  strage 
di  Stockholm,  e  non  trovò  colpevoli  che 
Belnedake  e  Sclachek,che  soli  aveano  so- 
s[)intoCristiano  II  a  commetterla.  E  il  ve- 
scovo di  Lincoping  Giovanni  Braskscri- 
vea  a'9  dicembre!  526, che  gli  era  stato 
impossibile  di  sapere  la  decisione  del  le- 
gato: né  v'ha  bisogno  dire  che  Gustavo 
I  non  lasciò  che  questa  decisione  passasse 
la  frontiera  di  Svezia  (forse  perchè  con- 
teneva la  riprislinazione  di  Troll),  giac- 
chèavrebhe  potuto  aprire  gli  occhi  degli 
svedesi  in  suo  disfavore".  Dopo  aver  Cri- 
sticrno  II  tradito  la  chiesa  di  Svezia,  vol- 
se anco  l'inique  sue  arti  contro  quella  di 
Danimarca  e  contro  i  doviziosi  beni  che 
possedeva:  a  tal  uopo  chiamò  a  Copena- 
ghen un  discepolo  dell'eiesiarca  Lutero, 
e  gli  concesse  piena  facoltà  di  sporgere  la 
nuova  rea  dottrina,  tanto  cara  e  preziosa 
a  tulli  i  principi  cui  premeva  impiuiemen- 
te  la  sete  di  lussuria  e  degli  altrui  averi. 
Tutto  il  popolo  e  gli  stali  del  regno  e  il 
clero  solennemente  protestarono,  ma  non 


S  V  E 

furono  attesi:  il  novello  falso  predicatore 
sotto  la  protezione  di  Cristierno  II  conli- 
imò  neiraljbominevole  intrapresa.  l'are 
che  il  re  negli  ultimi  di  sua  vita  detestas- 
se le  passate  scelleratezze, le  confessasse, 
e  doniandòdi  riconciliarsi  collaChiesa;ed 
il  Papa  Clemente  VII,  mosso  pure  dalle 
preghiere  dell'  imperatore  suo  cognato, 
autorizzò  il  cardinal  Lorenzo  Campeggi 
legato  a  Intere  di  Germania  per  arresta- 
re il  corso  all'eresia  luterana,  con  lettera 
riportata  dalBernino,a  riammetterloalla 
lommiione  de'fedeli.  Sembra  al  d/  Tliei- 
ner  che  la  misericordia  del  Signore  non 
permise  di  raccoglieie  tra  le  sue  braccia, 
(jual  figlio  pentito  della  Chiesa,  un  uomo 
reo  di  tante  empietà.  Pure  Cristierno  II 
appartiene  a'  re  santi  della  sedicente  li- 
forma!  Indi  soggiunge  queste  gravi  paro- 
le e  comparazione. "Cristiano  li  divide  la 
gloria  di  fondatore  d'una  chiesa  novella 
insieme  con  Enrico  Vili  re  ò' Inghilter- 
ra C^.),  rassomigliando  nelle  crudeltà  e 
ne'tìisonesli  costumi,  col  libidinoso  land- 
gravio à' Assia,  coll'incrednlo  e  ingordo 
delle  sostanzedellaChiesa  Alberto  di  FrH5- 
sia  {f.),  e  con  altri  principi  di  tal  manie- 
ra. Di  siffatta  progenie  di  nomini  avea- 
no  mestieri  i  Pro/e^/^/zf;  (/"'.)  per  islabi- 
lire  il  loro  regno  di  sovversione,  d'impu- 
dicizia e  d'incredulità". Per  seguire  la  nar- 
rativa che  il  eh.  scrittore  premette  al- 
le azioni  di  Gustavo  I,  ho  prima  di  que- 
sto tracciato  in  breve  alcune  delle  tante 
iniquità  di  Cristierno  II,  quanloallaSve- 
zia,  altrimenti  del  non  men  ol^brobrioso 
operato  in  Danimarca,  Norvegia  e  altri 
suoi  dominii  da  cui  fu  deposto,  avrei  do- 
vuto essere  molto  prolisso,  il  che  mi  vie- 
ta il  molto  che  mi  resta  a-  dire;  e  sebbe- 
ne vado  qua  e  là  spargendo  qualche  no- 
zione su'dueregni,a  compensare  lo  stretto 
compendio  tenuto  in  quegli  articoli,  nel- 
l'intendimento che  il  più  importante  l'a- 
vrei in  questo  accennalo.  Ed  è  perciò  che 
a  compimento  dell'indicazione  sull'intro- 
iluzioue  del  luteranismo  nelle  infelici  Da- 
nimarca cNorvegia, aggiungerò  precipua- 


SVE  179 

mente  col  A}  Theiner.  Fu  Giovanni  Du- 
genhagen  pomerìano  e  religioso  aposta- 
ta, intimo  amico  di  Lutero,  parroco  lu- 
terano di  Wiltemberga  e  professore  di 
quella  università,  che  consumò  la  sepa- 
razione della  chiesa  di  Danimarca  sotto 
Federico  I  e  sotto  Cristierno  III,  succes- 
sori immediati  di  Cristierno  II.  Fin  dai 
17.  agosto  i537  Bugenhagen,  divenuto 
ministro  o  vescovo  della  riforma  ,  avea 
preso  parte  alla  coronazione  di  Cristier- 
no III  e  della  regina  sua  moglie,  senza  il 
consenso  de' veri  vescovi,  e  due  giorni  do- 
po, per  autorità  conferitagli  da  Lutero, 
consagrò  7  vescovi  della  Duova  chiesa  lu- 
terana, che  altri  chiamano  intendenti  o 
soprintendenti,  perchè  dovessero  in  av- 
venire supplire  alle  funzioni  de'vescovi,  e 
fare  eseguire  i  regolamenti  spettanti  al- 
l' ordine  ecclesiastico.  Altrettanto  fu  fat- 
to nel  regno  di  Norvegia,  per  lo  stabili- 
mento del  luteranismo.  In  tale  occasione 
della  coronazione,  Bugenhagen  pubblicò 
questo  ceremouiale:  Ordinatio  eccLsia- 
stica  regnoruni  Daniae  etNorvegiae,ac 
duca  tu  ni  Slesvicii  et  Hohatiaejussii  Cìiri 
stiani  III  regis  Daniae  cii/us  diploma  est 
praefìxunijal.  aBugenhagio  conscripla. 
Siccome  quest'apostata  avea  ingrassato  i 
re,dando  loro  illimitata  autoritàd'impos- 
sessarsi  di  tutti  i  benide've>>covati,de'capi- 
loli,  de'conventi  e  monasteri,e  d'ogni  ma- 
niera di  pie  istituzioni,  così  nemmeno  e- 
gli  dimenticò  di  prendersi  la  sua  parte, 
e  ricco  a  dovizia  delle  rapine  delle  chiese 
se  ne  ritornava  a  Wiltemberga  nella  pa- 
tria Geimania,  dove  appena  pose  il  pie- 
de esclamò:  Addio,  o  Danimarca,  tu  tien- 
li  il  mio  vangelo,  ed  io  m'avrò  i  tuoi  de- 
nari! Commiato  veramente  degno  di  sa- 
telliti e  di  sacrileghi  di  tal  fitta.  .A  sem- 
plice schiarimento  de'  3  nominati  re  di 
Danimarca  e  Norvegia  trovo  opportuno 
riuninentare  ciò  che  narra  il  Berninonel- 
\'  [Ustoria  dell' eresie,  t.  4,p-  3G3,  che  ri- 
.soluto  Cristierno  II  il'cnlrare  anch'esso 
nella  setta  luterana,  per  torsi  davanti  o- 
gni  opposizione  de'vescovi  nel  suo  regno. 


i8o  SVE 

che  l'ammonisse  o  fulminasse  tli  scomu- 
nica, gl'invito  un  giorno  tutti  a  pianzo,  e 
tutti  dopo  di  esso  fece  vivi  bruciate  in 
f|ueila  stanza,  professando  poi  egli  pub- 
blicamente, come  di  trionfato  nemico,con 
pompa  e  fuochi  di  gioia  la  religione  lu- 
terana. Diche  inorridirono  gli  stessi  ereti- 
ci, per  tanto  eccesso  di  crudeltà.  Dubito 
dell'eccidio  di  questi  altri  vescovi,non  leg- 
gendolo confermato  in  altri  sci  itlori,e  non 
facendone  parola  ild.rTlieiner.  Neh  52 3 
la  Svezia,  la  Danimarca  e  la  Norvegia  ri- 
bellate contro  Cristierno  li  Io  deposero 
del  regno,  la  Svezia  scelse  per  suo  re  Gu- 
stavo 1;  la  Danimarca  e  Norvegia  il  du- 
ca di  Schleswig-Holslein  suo  zio  Federi- 
co 1  il  Pacifico,  che  avea  introdotta  nei 
suoi  ducati  l'eresia  luterana.  Cristierno 
11  fuggì,  e  dopo  aver  errato  per  la  Ger- 
mania e  pe'Paesi-Bassi,  col  soccorso  di  Lu  - 
becca  e  degli  olandesi  nel  1 53  i  sbarcò  in 
Norvegia,  ma  vinto  in  battaglia  e  fatto 
prigione,  il  nipote  lo  mandò  nel  castello 
di  Sonderburg,  donde  passò  in  quello  di 
Callandburgo,  ove  morì  neh  559  misera- 
mente,e  secondo  alcuni  di  veleno,  sebbe- 
ne sembra  che  Cristierno  111  avesse  mi- 
gliorata la  sua  condizione.  Di  Gustavo  I 
edellaSveziadovrò  molto  parlare.  Quan- 
to a  Federico  1,  per  lui  neh5c>.5  la  re- 
ligione cattolica  provò  gran  rovescio  in 
Danimarca  e  Norvegia,  per  aver  egli  pro- 
fessato il  luteranismo  e  autorizzata  la  li- 
bertà di  coscienza  con  edillo  prescriven- 
te, che  ciascuno  si  conducesse  in  fitto  di 
credenza  come  debitore  di  renderne  con- 
toa  Dio.  Raccolti  in  Odensee  gli  stali  nel 
\5i'7,  fece  ad  essi  ratificare  il  suo  editto 
o  malgrado  i  reclami  de' vescovi,  e  per- 
mise a'monaci,  frati  e  religiose  di  lascia- 
re i  loro  chiostri  e  secolarizzarsi,  e  ad  es- 
si e  a'preti  di  maritarsi,  con  proibizione 
a'prelati  di  rivolgersi  a  verun  altro  tri- 
bunale tranne  quello  del  re  perciò  che  ri- 
guardasse affari  ecclesiastici.  La  città  di 
Malmoe  fu  lai."  a  rinunziare  pubblica- 
mente all'ubbidienza  che  avea  sino  allo- 
ra osservala  verso  la  chiesa  romana,  ne 


SVE 

lardarono  le  altre  città  di  Danimarca  a 
seguire  il  suo  esempio.  Appren  do  dall'an- 
nalista Rinaldi,  che  il  PapaClemenle  \  li 
avea  esortato  caldamente  Federico  1,  ed 
il  suo  figlio  Cristierno  o  Cristiano  duca 
diSchleswig-Holslei  n,di  difendere  la  cau- 
sa di  Cristo  e  della  Chiesa  cooìbatluta  dai 
luterani.  I\Ia  eg^lino  invece  di  compiacer- 
lo, introdussero  l'eiesia  nella  Danimar- 
ca, nella  Norvegia  e  ne'detti  due  ducati, 
abolendo  la  religione  caUolica,ed  il  i  .°per 
meglio  stabilirsi  nel  regno  tolto  a  Cristier- 
no II.  Scrive  Olao  Magno,  poi  arcivesco- 
vo d'UpsaljChe  tanto  nella  Svezia,  quan- 
to nella  Danimarca,  nella  Norvegia  e  nel- 
l'altre Provincie,  le  monache  mo>traro- 
no  una  meravigliosa  costanza  e  fortezza 
d'animo,  nel  conservare  l'integrila  della 
fede  cattolica  e  del  proprio  corpo.  Al  con- 
trario i  preti  ed  i  religiosi  comunemenle 
corsero  senza  freno  alla  lussuria,  e  posta 
in  abbandono  la  fede  cattolica  dilatarono 
l'eresia. Vedasi  il  citaloBernino.Morì  Fe- 
derico I  neh  533, e  fu  sepolto  nella  calte- 
diale  di  SchlesAvig.  Seguì  un  inlerregno, 
perchè  l'interesse  della  religione  divise  i 
danesi  in  due  parliti  intorno  al  successo- 
re da  eleggersi.  Cristierno  primogenito 
del  defunto  avea  per  se  i  luterani,  di  cui 
ne  avea  abbracciato  la  sella,  come  notai. 
1  cattolici  tenevano  per  Giovanni  secon- 
dosenito  d'Sanni.attaccato  alla  santa  re- 

.        .  o  •  • 

ligionede'suoi  maggiori.  Un  3.  partito  si 
dichiarò  pel  prigioniero  Cristierno  II.  Ai 
24  giogno  adunatisi  in  Copenaghen  i  di- 
versi ordini  dello  stalo,  ebbero  i  vescovi 
la  superiorità  e  fecero  emanare  a'  3  lu- 
glio un  decreto  favorevole  alla  religione 
cattolica.  Ma  que'  prelati  e  loro  seguaci 
insistendo  perchè  si  chiamassero  i  depu- 
tati di  Norvegia  a  far  la  scella  d'im  so- 
vrano che  dovea  essere  loro  comune,  fu 
dal  senato,  che  durante  l'inlerregno  ri- 
mase padrone  del  governo,  rimesso  l'af- 
fare alla  festa  di  s.  Giovanni  dell' auno 
dopo.  I  vescovi  temendo  che  il  figlio  di 
Federico  I  non  terminasse  a  danno  della 
religione  la  pretesa  riforma  da  lui  iul«o- 


S  V  E 

dolla,  virilmente  si  opposero  alla  sua  e- 
sallazioiie.La  potente  reggenza  di  Lubec- 
ca  sostenitrice  del  partito  di  Cristierno  li 
e  del  popolo  che  lo  desiderava,  vedendo 
senza  capo  la  Danimarca  e  discordanti  i 
suoi  membri,  formò  il  progetto  d'impa- 
dronirsi del  commercio  del  Baltico,  inter- 
dicendo agli  olandesi  il  commercio  colla 
Svezia  e  Danimarca.  Non  essendovi  riu- 
scita,fìnse  di  voler  nstabilireCristierno  II 
armata  mano  con  flotte,  e  pe'progressi  ot- 
tenuti il  senato  danese  accelerò  l'elezio- 
ne del  duca,  e  decise  tra'due  principi  che 
aveanosino  allora  diviso  ì  voti,  in  favo* 
re  di  Cristierno  111  duca  di  Schleswig- 
Holstein,  acclamandolo  re  a  Rye  a'24  lu- 
glio I  534-  I  vescovi  temendo  il  partito  di 
Cristierno  II, e  stretti  da  una  sollevazio- 
ne di  quellodiCristierDoIII,  a  questi  die- 
rono  l'assenso. Dopo  aver  espugnato  i  luo- 
ghi che  gli  erano  contrari  od  occupati  dai 
nemici,  fra'quali  fu  memorabile  l'assedio 
di  Copenaghen  e  l'importante  piazza  di 
lyialmoe, Cristierno  111  si  alleò  poscia  col 
cognato  Gustavo  1  re  di  Svezia,  e  co'suoi 
soccorsi  terminò  la  guerra  con  Lubecca. 
11  le  intese  tosto  a  cambiar  la  religione  in 
Danimarca  e  iVorvegia,  e  fece  arrestare 
in  un  istesso  giorno  tutti  i  vescovi, a  fron- 
te de'  clamori  che  suscitò  sì  ardita  riso- 
luzione. Raccolti  gli  stati  di  Danimar- 
ca, senza  chiamarvi  il  clero,  con  un  edit- 
to de'  3o  ottobre  1 536  fece  interamen- 
te abolire  la  cattolica  religione  per  tutta 
l'estensione  del  regno,  il  suo  culto,  la  co- 
munione e  ogni  rito.  In  conseguenza  fu- 
rono destituiti  tutti  i  vescovi,  e  per  con- 
siglio di  Lutero  posti  in  loro  vece  nelle 
sedi  de'soprintendenti,  che  inseguito  ri- 
pigliarono lo  stesso  titolo  di  vescovi.  I  ve- 
scovi cattolici  furono  accusati  d'aver  fo- 
mentato turbolenze,e  che  si  fossero  oppo- 
sti alla  religiosa  riforma  con  mezzi  violen- 
ti. Destinò  i  beni  del  clero  al  pagamento 
dei  debiti  dello  stato,  al  mantenimento 
dei  ministri  luterani,  dell'università, delle 
scuole  e  degli  ospedali.  Nel  i537  si  fece 
coronare  a  Copcuagheu  da  Bugeuhagcn 


SVE  i8t 

a  lui  spedito  da  Lutero,  col  riferito  cere- 
raoniale;  e  poscia  incaricò  quel  ministro 
luterano  di  stendere  un  formolario  di  fe- 
de e  di  di^sciplina,  il  quale  essendo  stato 
approvato  da  Lutero,  fu  sanzionato  eoo 
un  decreto  del  re  e  del  senato,  indi  spe- 
dito per  tutto  il  regno  per  la  sua  osser- 
vanza. Fer  contrassegnare  l'avvenimen- 
to della  coronazione  con  pubbliche  alle- 
grezze, die  la  libertà  a'vescovi  cattolici, 
tranne  Rennon.  In  una  dieta  tenuta  l'an- 
no stesso  a  Copenaghen,  essendo  stata  e- 
manata  un'ordinanza  conlenente  princi- 
palmeule,clielaNorvegia  sarebbe  da  quel 
momento  e  per  sempre  aggregata  allaDa- 
nimarca,essa  perde  il  suo  consiglio  di  sta- 
to, né  fu  più  considerata  che  come  pro- 
vincia della  Danimarca  e  amministrata 
da'governatori  danesi.  Sin  allora  non  e- 
sistevaioDani  marca  veruna  versione  del- 
la Scrittura  sagra  in  lingua  volgare,onde 
Cristierno  III  nel  1  545  incaricò  i  profes- 
sori dell'accademia  di  Copenaghen  a  tra- 
durla in  danese,  e  sulla  versione  della  tra- 
duzione alemanna  di  Lutero.  Ed  eccotni 
col  d.r  Theiner  per  principal  guida  e  con 
altri,  a  bievemente  riferire  l'avvenimen- 
to al  trono  di  Svezia  di  Gustavo  I,  e  l'a- 
postasia della  religione  de'padri  suoi,  in 
cui  strascinò  l'intera  Svezia,  che  tuttora 
giace  nell'errore  dello  scisma  e  dell'eresia. 
Niun  tiranno  forse  avea  giammai  cosi 
profondamente  e  fieramente  come  Cri- 
stierno li  otìéso  il  sentimento  nazionale 
del  nobile  popolo  svedese.  Era  un  grido 
generale  d'indegnazione  e  di  vendetta,  e 
con  iuìpaziente  ansietà  aspettava  il  mo- 
mento e  l'uomo  ardito  che  in  nome  della 
patria  l'eseguisse.  Questo  uomo  fu  l'im- 
pavido e  ardimentoso  giovane  Gusta  voi 
Wasa.Educaloalla  scuola  degliSturi  am- 
ministratori del  regno,  e  da  loro  amato 
con  particolare  alletto;  ne  possedeva  la 
bravura,  il  coraggio  e  l'amor  patrio,  ma 
non  già  la  magnanimità,  l'equità,  il  di- 
sinteresse, e  molto  meno  la  pietà  e  la  fi- 
liale sommessione  verso  la  Chiesa.  Dato 
con  altri  per  ostaggio  daSlcuuu  Ila  Cri- 


i82  S  V  E 

tiano  o  Cristierno  II, questi  come  raccon- 
tai, di  prepotenza  lo  ritenne  in  prigione, 
<londe  per  gran  ventura  essendo  scappa- 
tOjSi  trasferì  a  Lubecca,  ove  seppe  il  ma- 
cello di  Stockholm  e  tra  le  vittime  il  pa- 
dre suo;  e  che  la  madre,  due  sorelle  e  al- 
tre svedesi  erano  slate  gettate  spietata- 
mente nelle  carceri  di  Copenaghen, nelle 
quali  prohabiltnente  perirono  di  veleno. 
Acceso  d'ira  e  di  vendetta,  fin  d'  allora 
viemmeglio  maturò  i  grandi  disegni  che 
concepiti  nella  cattività  gli  riuscì  elTel- 
tuare.  Lithecca  trovandosi  alla  testa  del- 
la lega  delie  città  anseatiche,  era  gelosa 
dell'ascendente  che  Cristierno  li  pretide- 
va  nel  Nord,  e  cercava  l'occasione  d'in- 
debolirne la  potenza.  I  magistrali  fecero 
all'esule  la  più  favorevole  accoglienza, gli 
promisero  armi,  denjy-i,  soldati,  e  gli  die- 
rono  un  vascello  per  tragitiare  nella  Sve- 
zia, Travestito  da  paesano,  tra  mille  pe 
ricoli, pervenne  nella  Dalecarlia.i  cui  pro- 
di abitanti  odiavano  l'oppressione  stra- 
niera de'satrapi  di  Cristierno  II,  perciò 
asilo de'mal  sofferenti  della  lirannide  da- 
nese. Il  suo  maestoso  aspetto  trasse  lutti 
gli  sguardi,  la  sua  voce  eloquente  per- 
suase lult'i  cuori  a  vendicar  i  patiti  mas- 
sacri, e  ridonar  1'  antica  libertà  e  indi- 
pendenza all'  amata  patria.  Tra  gli  ap- 
plausi de'montani  dalecarli  e  degli  altri, 
giurarono  tulli  di  seguirlo  armali  sotto 
la  sua  bandiera.  Con  sì  audaci  e  ardenti 
guerrieri,  Gustavo  mosse  all'ardua  im- 
presa marciandosu  d'Upsal  eStockholm, 
e  lungo  la  via  s'impadronì  de'  castelli. 
Battè  nel  I. "scontro  i  danesi  a  Brunbàck 
e  presso  Wesleras,  e  penetrò  fino  adUp- 
sai  chiave  del  regno  e  i  ."centro  della  po- 
tenza del  clero  e  della  nobiltà  insieme  riu- 
nita, dopoaversuperatole  truppe  chegli 
avea  opposto  l'arcivescovo  d'UpsalTrolI. 
Sorpreso  e  meravigliato  il  popolo  dell'e- 
roismo e  bravura  del  giovane  vincitore, 
nella  dieta  di  Vastena  a' 1 4  agosto  i  Sa  i 
Io  elesse  amministiatore  del  regno  e  du- 
ce dell'esercito.  Una  vittoria  successe  al- 
1  altra,  e  la  potenza  danese  in  Isveziapre- 


S  V  E 
cìpitòalsuo  tramonto  e  rovina.  Neil  5^3 
essendosi  a'20  gennaio sollratta  la  Dani- 
marca e  la  Norvegia  da  Cristierno  II, so- 
stituendogli Federico  I,  indi  portato  Gu- 
stavo dal  popolo  svedese  in  trionfo,  nella 
dieta  di  Stregnes  fu  dichiaralo  Cristierno 
Il  decaduto  dal  trono,  ed  egli  venne  so- 
lennemente a'  6  giugno  dagli  siali  pro- 
clamalo re,  col  nome  di  Gustavo  I.  A  ven- 
do co'soccorsi  de'IubeCchesi  assedialaSto- 
ckholm,  questa  pervenne  in  suo  potere, 
e  così  le  altre  piazze  e  fortezze  del  learae. 
Per  finire  la  sanguinosa  contesa  colane - 
si  e  norvegi.  Gustavo  I  vedendo  lo  stalo 
rifini  lo  da  lunghe  sciagure.e  che  Cristier- 
no II  negoziava  i  soccorsi  di  Carlo  V,  en- 
trò in  trattative  con  Federico  I  coll'io- 
terposizione  interessata  di  Lubecca,  per 
la  quale  nell'abboccamento  tra'due  re  a 
Malmoe  si  fermò  perpetua  pace  e  assicu- 
rò la  sua  corona  e  l'indipendenza  di  Sve- 
zia. Ivi  fu  soppressa  del  lutto  1'  unione 
di  Calmar,  eia  Svezia  fu  emancipata  per 
sempre  dalla  dominazione  danese,  pel 
braccio  invitto  del  suo  nuovo  re.  A  que- 
sti non  restando  ormai  che  consolidare  il 
suo  Irono.didldenle  degli  eventi  della  for- 
tuna, dilTerì  saviamente  la  sua  coronazio- 
ne. Volendo  poi  tramandarlo  per  l'av- 
venire olla  famiglia,  e  considerando  colla 
storia  patria  a  iptanle  incertezze  andasse 
soggetto  un  regno  elettivo  da  lui  conse- 
guilo pe'soli  personali  meriti,  si  propose 
di  cambiare  l'antica  costituzione  della 
Svezia  in  una  monarchia  ereditaria  da 
passare  a'suoi  futuri  discendenti.  A  tal  fi- 
ne ricorse  nl!a  nuova  dottrina  di  Lutero, 
a  quell'ancora  salutare  di  tutti  i  principi 
poveri,  avidi,  orgogliosi  e  scostumati:  e- 
gli  fatalmente  seppe  usarne  da  maestro 
per  abbattere  l'antica  chiesa,  e  come  per 
l'innanzi  a' danesi,  così  dichiarò  guerra 
d'eslerminioal  venerando  episcopato  cat- 
tolico e  alla  più  antica  nobiltà. Creò  un  no- 
velloenon  meno  potente  episcopatOjcheo- 
sa  ancora  pretendere  di  conservare  la  suc- 
cessione apostolica,  ed  una  novella  nobiltà 
estralla  dalla  feccia  del  popolo,  e  1'  uno 


S  V  E 

e  l'altra  secondarono  efficacennente  le  sue 
mire  e  capricci.  Questa  maniera  iniqua 
eli  stabilire  la  propria  dominazione,  è  il 
I. "rimprovero  che  a  sì  potente  principe 
fa  l'inesorabile  storia  imparziale  rappre- 
sentatrice  del  giudizio  de'popoli,  e  inda- 
gatrice severa  delle  cause  che  mossero  i 
re  e  le  nazioni  ad  agire  in  uno  o  1'  altro 
modo.  Egli  volle  innalzare  que>ta  terre- 
na e  transitoria  dominazione  sulla  rovi- 
na dell'eterna  religione,  e  della  patria  che 
si  vantava amare:proteslò  temerariamen- 
te che  non  si  sarebbe  imposta  la  corona  sul 
capo,  se  prima  non  avesse  distrutto  l'e- 
piscopato e  la  chiesa  cattolica  in  Isvezia. 
Così  in  questo  egli  coprì  d'infamia  il  pro- 
prio nome  e  tradì  la  coscienza  de'suoi  sud- 
diti.coraeesclamail  d.^'Theiner,  soggiun- 
gendo:»» E  Gustavo  Wasa  e  tutti  gli  al- 
tri principi,  che  hanno  preteso  di  conso- 
lidare e  circondar  di  splendore  il  loro  tro- 
no culla  dottrina  di  Lutero  ede'riforma- 
lori,  sono  stali  ormai  giudicati  da  Cristo 
quando  disse:  Che  gioverà  all' uomo  l'ac- 
quislar  lutto  il  mondo , quando  debba  sof- 
frirne delrimenlo  l'anima  sua?  Compri- 
mano pure  al  presente  i  latrati  della  co- 
scienza alla  vista  de'ricchi  possedimenti, 
frutto  di  loro  apostasia,  verrà  tempo  nel 
quale  non  potranno  giustificarsi,  Peroc- 
ché il  Figlio  dell'uomo  verrà  nella  gloria 
del  Padre  suo  insieme  co' suoi  angeli,  ed 
allora  renderà  a  ciascuno  secondo  le  o 
pere  diluì  (s.  Matteo  xiv,26e27)."Que- 
sti  gravi  riflessi  hanno  tanto  maggior  pe- 
so e  valore,  come  tutto  il  resto  dell' £"- 
sposizione  storica  stilla  Svezia,  lu  quan- 
to che  il  eh.  autore  è  quegli  che  professan- 
do gli  errori  di  Lutero,  rallegrò  la  Chiesa 
con  felicemente  ritornare  al  suo  seno  do- 
po averli  detestati,  il  che  ad  onorsuo  no- 
tai nel  voi.  LXllI,  p.  323.  In  niun  paese 
per  avventura  la  pretesa  riforma  di  Lute- 
ro sì  bene  sviluppò  e  si  stabilì,  quanto  in 
Isvezia;  allato  ad  essa  nulla  potè  soprav- 
vivere, e  ciò  devesi  all'astuta  politica  e 
alla  penetrazione  di  Gustavo  I,  meglio 
che  al  cieco  impeto  de'  sedicenti  apostoli 


SVE  i83 

della  nuova  perniciosa  dottrina.  Egli  die 
al  luteranismo  tutto  1'  appoggio  e  l'au- 
torità che  volle,e  l'assicurò  per  l'avvenire 
dalle  sempre  ripullulanti  riforme  e  mo- 
dificazionijalle  quali  negli  altri  regni  iu- 
cessanteinenle  va  soggettto.  I  primi  rifor- 
matori della  Svezia,  caldi  e  fidi  discepoli 
di  Lutero, ed  usciti  dalla  medesima  scuo- 
la di  lui,  adoperarono  e  tennero  lo  stesso 
linguaggio  del  maestro  control  difensori 
dell'antica  e  vera  chiesa,  menarono!  me- 
desimi lamenti,  usarono  le  stesse  armi  per 
dominare  e  ingannare  la  pubblica  opinio- 
ne, llpopolosvedese  peraltro  si  contenne 
in  una  manieradiversa  dalla  Germania^ 
a  riguardo  della  nuova  dottrina  e  de'suoi 
propagatori.  Affezionato  con  tutta  l'ani- 
ma alla  chiesa  cattolica  e  pronto  a  im- 
pugnare r  armi  pel  suo  mantenimento, 
uon  vi  volle  che  una  trama  finissimamen- 
te ordita  dal  re  ch'egli  adorava, per  trar- 
lo proditoriamente  nella  rete  della  rifor- 
ma. 1  nuovi  apostoli  v'ebbero  ben  poco 
a  fare,  unicamente  doverono  coordinar 
l'opera  loro  di  frode  e  di  menzogna  alla 
macchina  da  Gustavo  I  ponderatamente 
combinata, il  cheeseguirouocon  tanta  ser- 
vilità da  meravigliare  e  arrossire.Gustavo 
1  solo  colla  sua  astuzia  e  persistenza  intro- 
dusse il  luteranismo  nella  Svezia. Qui  di- 
chiara il  d.'  Theiner,che  per  non  inlerte- 
nersi  nel  corso  della  narrazione  a  dilucida- 
re l'inverecondo  e  strano  linguaggio  tenu- 
to dagli  svedesi  riformatori,  inteoileva  e- 
sporre  sommariamente  la  maniera  con  che 
Lutero  intraprese  e  compì  la  sua  missione, 
per  considerare  il  vero  punto  dell'introdu- 
zione dello  scisma  nella  Svezia. Quantoal- 
la  procedura  diLutero  e  de'suoi  numerosi 
errori,  che  pur  sarebbe  importantissimo 
il  riportare,  per  la  natura  compeniliosa 
di  questa  mia  opera  tralascio  e  mi  dispen- 
so di  ripetere,  ed  anche  per  quanto  già 
dell'una  e  degli  altri  trattai  colle  mie  de- 
boli forze  ne'  numerosi  articoli  che  gli  so- 
no relativi  e  lo  riguardano;  soltanto  tra  di 
essi  ricorderò  Protestanti,Sassoma, Set- 
ta,e  (jnel  che  più  moutaLuTiìu  v.m  e  Lute- 


i84  SVE 

no,  siccome  articolo  che  sottomisi  dopo 
scritto  alla  sagace  e  dotta  revisione  dello 
slesso  d/  Theiiier.  Non  lacerò  che  questi 
iDogislralraenle  lumeggiò  Lutero  man- 
cante di  tutte  le  doti  necessarie  a  un  vero 
riformatore,  nella  sua  impresa  vasta,  in- 
concepibile e  strana,derivata  da  un  furio- 
so e  cieco  odio  irreconciliabile  contro  la 
Chiesa  cattolica  e  il  Ponleficc.  Rimarca 
le  contraddizioni  enormi  in  cui  cadde  nei 
suoi  deliri  che  lo  resero  abbominevole,con 
iTioslrarsi  con  vinto  dell'unitàjSantità  e  in- 
fallibili tàdellaChiesa  unita  alPapa  suo  ca- 
po, pel  quale  la  chiesa  romana  è  la  sola 
inantenilrice  òc'Sagramenti.  Egli  tiene  la 
iVecle  apostolica  pei  \a  veia  Chiesa  di  Cri- 
i>\.o,nella  quale  solo  puh  oUenersi  la  salute 
eterna  (la  quale  sentenza  dilucidai  a  Sr.r- 
TA);non  potersi  negare  il  Prirnatoi\c\  Pa- 
pa, con  altre  difese  l'alte  dal  novatore  dei 
dogmi  slessi  che  da  forsennato  combalte- 
\a  nelle  sue  aberrazioni.  Testimoniante 
tulle  strappate  dallaforza  della  verità, e 
insieme  volle  disconoscerle  perchè  laChie- 
sa  ricusò  condiscendere  alle  sue  passioni 
e  orgoglio,  pel  quale  con  sacrilego  allen- 
tato e  orrende  bestemmie  si  pose  nel  luo- 
go medesimo  di  Dio:  ma  quanto  piìi  alto 
si  letò  col  suo  depravalo  cuore,  tanto  più 
profondane  fu  la  caduta;  e  per  non  dir  al- 
tro prelese  soggettare  al  proprio  arbitrio 
l'interpretazione  della  s.  Scrittura  e  de'ss, 
Padii,per  nulla  ricordare  delle  sue  turpi- 
tudini. Ritorna  ndo  aGusta  vo  I,seml)ra  che 
sino  dalla  sua  dicnora  in  Lubecca  ponesse 
attenzione  a'progressi  dell'eretica  dottri- 
na e  si  proponesse  introdurla  alla  sua  vol- 
ta in  Isvczia, confidando  che  gli  porgereb- 
be potenti  mezzi  per  stabilirvi  una  salda 
e  durevole  dominazione. Giunto  al  Irono, 
per  cogliere  interamente  il  frutto  di  stia 
vittoria,  volse  il  pensiero  airordinamento 
delle  cose  ecclesiastiche;  perciò  dopo  la 
sommissione  della  Finlandia,  al  principio 
dell  5-22  provvide  di  pastori  le  vacanti 
chiese  di  ijlregnes,  di  Scara  e  di  Wesleras 
nelle  persone  di  Rlagno  Sommcr,  di  Ma- 
gno tliualdson  e  di  Pietro  Jucobsou  Suu- 


S  VE 

nanwader  slato  lungamente  segretario  e 
cancelliere  di  Stenon  II.  Per  la  primazia- 
le  d'  Upsal  avea  designalo  il  suo  antico 
maestroG  io  vanni  Brask,sucessorediGadd 
nella  sede  di  Lincoping,  ma  perchè  caldo 
amico  e  difensore  dell'arcivescovo  d'Op- 
sal  Gustavo  Troll,  lo  dimise  dalla  dignità 
e  di  prepotenza  v'intruse  Erico  decano  del 
capitolo.  In  breve  riempii  la  sede  d'Abo, 
perchè  Arvido  virtuoso  vescovo,con  mol- 
ti sacerdoti  e  nobili  temendo  la  sua  ira  a- 
vea  preso  la  fuga. L'antico  odio  diCristier- 
no  II  verso  il  degno  e  benemerito  clero 
passò  nel  cuore  diGustavo  |,  che  fece  di- 
sotleriare  gli  avanzi  dell'oltimo  arcive- 
scovo Ulfion  per  aver  contribuito  all'in- 
nalzamento di  Giovanni  di  Danimarca  al 
trono  svedese,e  per  cinque  anni  giaccjuero 
inonorati,  finché  il  suo  successore  e  nun- 
zioGiovannilNIagnoe  il  popololo  ripose  so- 
lennemente nella  tomba  de'suoi  predeces- 
sori. Avendo  in  allri  modi  fatto  conosce- 
re i  suoi  avversi  sentimenti  alla  chiesa  cat- 
tolica, a  difenderla  dall'invasione  della 
nuova  dottrina  si  strinsero  insieme  gli  sles- 
si vescovi  da  lui  eletti;  poiché  già  ne  ve- 
devano minacciate  le  principali  città  per 
la  clandestina  ditl'usione  degli  scrini  diLu- 
tero, perla  ujescolanza  de'soldali stranici i 
nell'esercito,  e  soprattutto  pel  veleno  be- 
vuto da'  giovani  studenti  nell'università 
diWiltembergn  che  spargevano  l'iniezio- 
ne in  patria.  Primo  fra  questi  fu  Olufo 
Olao  Pelli  o  Peterson  di  iVeiida,  nato  in 
Oerebro,  ecclesiastico  figlio  d'un  fabbro, 
poi  divenuto  fondatore  della  riforma,  che 
pel  suo  ingegno  il  suo  vescovo  Mattia  di 
Slre^nes  avea  fatto  canonico  della  catte- 

o 

drale  e  suo  cancelliere.  Egli  celava  artifì- 
ciosamenle  i  suoi  principii  e  non  li  lascia- 
va trapelare,  finché  perito  il  suo  bene- 
fattore net  san^iuinoso  eccidio  di  Stock- 
holin,  e  fuggito  per  le  persecuzioni  il  suc- 
cessore Beldenach  ,  alto  alzò  la  fronte  e 
senza  timore  cominciò  a  spargere  la  dot- 
trina di  Lutero,  anche  co' suoi  scritti,  e 
guadagnò  il  proprio  preposto  earcidiaco  • 
no  LoreuzoAudersou,  uomo  di  grandi  spi- 


S  V  E 

riti,  ambizioso  e  dedito  alle  novità,  il  rjua' 
le  fece  eleggereOlof  direttore  della  scuola 
teologica  di  Stiegnes  e  predicatore  della 
cattedrale.  Laoiidesenza  j  ilegiio  nellacat- 
tedia  e  sul  pulpito,  Olof  principiò  a  dif- 
fóndere le  massime  eterodosse,  con  furo- 
re contro  la  Chiesa  cattoliia  e  i  suoi  pa- 
stori, alterando  l'antico  insegnamento,  in 
nulla  cedendo  al  grande  antesignano  Lu- 
tero,e  colla  stessa  malafede,  scostumatez- 
za e  inverecondia.  Olof  propose  a'suoi  se- 
guaci 7  erronei  articoli,  che  prese  a  com- 
battere iNicoIao  dottore  di  teologia  e  de- 
cano della  cattedrale, di  esemplare  pielàe 
vasta  scienza.  Quindi  levossi  un  clamoro- 
so contrasto  di  dispute  e  di  questioni,  che 
Gustavo  l,alIora  amministratore  ed  a  cui 
stava  a  cuore  che  la  nuova  dottrina  pre- 
valesse, ne  commise  l'esame  all'Anderson 
già  da  lui  elevato  a  cancelliere  del  regno 
pei-  l'appoggio  dato  a  Olof  e  suoi  seguaci. 
L'Anderson  che  nulla  di  più  desiderava 
per  Far  trionfare  la  causa  che  avea  abl>rac- 
ciato,  die  al  residente  una  favorevole  idea 
della  dottrina  di  Lutero, rappresentando- 
gli i  vantaggi  che  gliene  verrebbero,  e  co- 
me i  principi  tedeschi  che  l'aveano  adot- 
tata eransi  arricchiti  co' pingui  possedi- 
menti del  clero  e dellaChiesa. Gustavo  I  u- 
sato  a  ponderare  qualunque  impresa, pre- 
se daGermania  e  forse  da  Witlembeiga  si- 
cure informazioni  sulla  natura  e  progres- 
si della  dottrina,e  con  quali  tnodi  senza  tu- 
multi potesse  introdurla  ne'suoi  stati.  Le 
risposteconsuonarono  in  tutto  colle  paro- 
le dei  cancelliere,percui  d'allora  in  poiGu- 
stavo  I,  senza  far  trapelar  nulla  di  sue  in- 
tenzioni, niente  ommise  di  gratificare  con 
accorgimento  i  novatori.  Ma  gli  aderenti 
clell'anlica  fede  non  erano  men  solleciti 
a  indagare  e  conoscere  la  «condizione  dei 
tempi.  Già  l'inoperosità  del  reggente,  al 
minaccioso  avanzar  dell'errore, comincia- 
va a  divenir  sospetta  e  ispirava  non  lievi 
dubbi  ch'egli  fosse  d'intelligenza  co'nuo- 
vi  apostoli.  Il  perchè  nel  declinar  del  i522 
convenuto  insieme  lutto  l'episcop  ito,  de- 
teroiiuòd'opporsi  furleiueule  all'mvusio- 


S  V  E  i8T 

ncdella  riforma:  il  già  nominato  Giovan- 
ni Brask  vescovo  di  Lincopiug  e  lumina- 
re dell'episcopato  svedese,  si  posealla  le- 
sta del  movimento,  ed  eccitò  Klaus  Huit 
dotto  e  animoso  domenicano  diCalmara 
dispulare  sopra  i  y  empi  articoli  con  Olof. 
Questi  nel  dibattimento  qual  corifeodella 
lifoima  ricorse  alla  satira  mordace  e  al- 
l'insulto, per  cui  il  campione  delia  verità 
rimase  oppresso,  ed  Olof  inorgoglito  pre- 
se il  soprannome  di  ìMosè  2.°,per  credere 
di  aver  sottratto  la  Svezia  dalla  schiavitù. 
Appena  Gustavo  I  fu  proclamalo  re,  co- 
niinciò  ad  ingerirsi  assolutamente  negli 
affari  della  Chiesa,  deponendo  quella  ma- 
schera che  sinoallora  avea  portata,annun- 
ziando  chiaramente  nella  dieta  di  Sire- 
gncs  le  sue  tendenze.  ÌS'on  mandò  ad  effet- 
to quanto  avea  disposto  per  I  insaputo  ar- 
rivo del  celebre  Giovanni  Magno  nunzio 
pontificio  di  Adriano  VI,  che  avea  avu- 
to a  maestro  in  Lovanio;  imperocché  il 
Papa,  a  cui  nulla  piùstava  a  cuore  quanto 
d'alleviare  i  mali  che  affliggevano  laChie- 
sa,  compreso  da  dolore  perla  misera  con- 
dizione de'cattolici  svedesi,  travagliati  dal 
doppio  flagello  della  persecuzione  di  Cri- 
slierno  11  (ignorandosi  in  Roma  la  sua  de- 
posizione) e  dell'eresia,  udito  il  voto  dei 
cardinali, impose  nel  marzo  i  523  all'espe- 
rimentato  Giovanni  di  sollevarli,  colla  di- 
gnità di  nunzio  della  s.  Sede,  e  colfinca- 
rico  della  iifbrn)a  delle  chiese  di  Svezia 
e  di  Gothlandia.  Egli  dovea  prima  recar- 
si con  importanti  commissioni  da  Sigi- 
smondo 1  re  di  Polonia,  da  xVlberto  di 
Piussia  gran  maestro  dell'ordine  teutoni- 
co, e  qumdi  in  Isvezia  per  opporsi  preci- 
puamente all'inlroduzionedegli  errori  lu- 
terani, domandar  conto  all'arcivescovo 
Gustavo  Troll  di  sua  condotta,  ed  a  Ci  i- 
slieino  II  del  sangue  sparso  de'vescovi  di 
Stregnes  e  di  Scara.  Gli  consegnò  il  Papa 
commendatizie  pel  vescovo  Brask  propa- 
gntjOre  infiticabile  dell'antica  fede,  nelle 
quali  encomiando  il  suo  zelo,  lo  confortò 
a  inliamuiaregli  altri  vescovi  all'estinzio- 
ne della  uuscculc eresia, nou  che  esorUiu- 


i86  SVE 

dolo  a  sostenere  validamente  il  nunzio , 
a/liiichè  la  sua  missione  sortisse  il  deside- 
rato elFelto.  Il  nunzio  dopo  essere  sta  lo  in 
Polonia  e  Prussia,  giunse  nella  Svezia 
nìentre  Gustavo  I  assisteva  alla  dieta  di 
Westeras.  Non  Io  sorprese  la  novità  del- 
l'avvenimento, perchè  nel  suo  pritno  in- 
gresso nel  regno  avea  saputo  l'innalza- 
inentodel  leggeuteal  trono:  si  diresse  per- 
ciò immediatamente  da  lui  per  prestar- 
gli i  suoi  omaggi, e  perdergli  parte  delia 
missione  che  veniva  recando.  Frattanto 
il  re  avea  fatto  alla  dieta  un  pieno  uso  del 
suo  esorbitante  potere  riguardo  allaCliie- 
sa,  sotto  prelesto  dell'esausto  erario.  Lu- 
becca  pretendeva  70,000  marche  d'ar- 
gento pe'prestali  servigi  nella  guerra,  e  le 
paghede'soldati  erano  arretrate;  per  cui 
estorse  da'vescovi,  ad  onta  della  loro  re- 
sistenza, delle  grandi  somme  in  prestilo 
che  mai  soddisfece.!  vescovi  che  nella  die- 
ta si  confermarono  sui  sentimenti  etero- 
dossi di  Gustavo  I,  e  presero  per  usurpa- 
zione de'heni  di  chiesa  la  forzata  impre- 
stanza, l'inalleso  arrivo  infuse  loro  nuovo 
sjiirito  e  fermezza  per  sostenere  i  loro  di- 
ritti e  l'ecclesiastica  libertà. Gustavo  I  con 
dissimulazione  fece  onoratamente  incon- 
trareil  nimzio  da  3  vescovi  primari  e  dai 
notabili  del  regno,perch<j  l'accompagnns- 
seroinStregnes.  Gli  assegnò  un  luogo  di- 
stinto nel  senato,  e  Giovanni  Turessun  lo 
accolse  con  un  solenne  rugionaiuenlo,en- 
con)iando  il  suo  nobile  altaccamento  al- 
la patria,  dimostrato  in  Roma  per  molti 
anni  e  nelle  più  tlilHcili  circostanze.  Gio- 
vanni Magno  cominciò  ad  eseguire  le  sue 
commissioni  col  re,  ma  reslò  addolora- 
lo di  vedere  quanta  breccia  avessero  fat- 
to nel  suo  animo  le  nuove  dottrine,  e  co- 
me fosse  circondato  da  uomini  che  pro- 
fessavano le  massime  d'Olof  e  di  Lutero. 
Questi  nidla  lasciarono  intentato  per  at- 
traversare le  rimostranze  del  nunzio,con- 
sigliandoii  re  alla  convocazione  d'un  con- 
cilio nazionale,  che  il  nunzio  rigettò  per 
aver  conosciuto  il  laccio  che  gli  si  lende- 
\a.  Alllilto  per  lauti  mali  iu  cui  gemeva 


SVE 
la  chiesa  di  Svezia,  si  proponeva  di  resti- 
tuirsi aPioma  per  esporli  al  Papa  e  a'car- 
dinali,  e  indicare  i  mezzi  per  dissipare  il 
nembo  della  persecuzione  e  dell'  eresia 
che  stava  per  iscoppiare;  ma  ne  fu  distol- 
to dal  capitolo  d'Upsal  pe'danni  che  ne 
verrebbero  alla  sede  primaziale,alla  chie- 
sa svedese  e  alla  patria.  La  nobiltà  del  re- 
gno co'senatori  ecclesiastici  e secolari,an- 
cora  adunati  negli  stati  generali,a'i2  giu- 
gno inviarono  ad  Adriano  VI  una  rispet- 
tosa lettera,  ringraziandolo  dell'avere  in- 
viato per  nunzio  un  personaggio  tanto 
ragguardevole,  essere  nella  speranza  che 
prendeiebbea  cuore  l'infelice  condizione 
della  chiesa  di  Svezia,  e  le  darebbe»  pa- 
stori uomini  del  paese  atti  a  mantener  la 
pace;  deplorare  la  condotta  del  Tioll  ri- 
fuggilo presso  Cristierno  II,  pregandolo 
date  un  degnoca pò  alla  metropolitana  di 
Upsal,  dipendendo  dalla  sua  saviezza  l'in- 
tera salute  dellachiesa  scandinava, e  di  la- 
sciar tra  loro  il  nunzio  onde  provvedere  di 
vescovi  le  vedove  sedi.  Questo  desiderio 
espose  pure  nella  risposta  il  vescovo  di  Liti- 
coping  Drask,  massime  di  riempire  sol- 
lecita niente  la  sede  di  Abo, in  pericolo  <li 
cadere  nelle  mani  de'russi  scismatici;  si  la- 
mentò dell'eretiche  trame,  e  perchè  i  suoi 
sforzi  ad  impedir  il  progresso  dell'  errore 
e  la  rapina  de'beni  di  chiesa  avessero  ef- 
lìcacia  maggiore,invocò  d'essere  dal  iniii- 
zio  investito  di  particolare  autorità.  In- 
tantocontro  le  innovazioni  e  (ninaccie  di 
Gustavo  I,  e  sebbene  l'onorasse  di  singo- 
iar favore, alto  alzò  la  voce  il  celebrePie- 
Irò  Jacobson  Sunnanwader  vescovo  di 
Westeras,  caro  alla  nazione,  onde  i  suoi 
valorosi  diocesani  e  svedesi  di  altre  par- 
li,presi  da  santosdegno  per  l'occulte  mac- 
chinazioni a  danno  della  fede  de'padri  lo- 
ro, corsero  alle  armi  e  giurarono  di  di- 
fendere e  vendicar  la  Chiesa.  Il  re  scosso 
dal  pericolo  che  gli  sovrastava,  recossi  a 
Westeras,  e  dichiarato  il  vescovo  reo  di 
ribellione,  Io  privò  della  dignità  e  delle 
rendile.  Altri  e  più  imponenti  movimen- 
ti iudiversc  parli  del  regno  resero  il  prin- 


S  VE 

cipe  più  circospetto  nella  persecuzione  del 
clero  e  della  Chiesa.  Il  nunzio  osservando 
i  passi  de'novalori,  si  presentò  al  re,ef(jr- 
lemente gli  rimproverò  !e  usurpazioni  da 
lui  commesse  contro  la  Chiesa,  lo  avver- 
ti delle  conseguenze  che  ne  verrebbero  se 
non  si  emendava,  e  paternamente  l'esor- 
tò a  nonabbandonar  la  religione  degli  avi 
suoi,  e  ad  opporsi  al  progresso  degli  er- 
rori luterani  nel  regno.  E  perchè  la  na- 
zione e  il  clero  avesse  una  guarentigia  di 
sua  ortodossia,  chiese  la  stipulazione  di 
solenne  convenzione,  obbligandosi  il  re  a 
mantenere  il  caltolicismo,conservurei  be- 
ni ecclesiastici,  e  proibire  agli  svedesi  di 
professarci  dogmi  falsi  di  Lutero  e  di  leg- 
gerne gli  scritti.  Gustavo  I  tenne  a  bada 
il  nunzio  con  lusinghiere  promesse;  ma  il 
prelato  non  facendone  conto,  senza  il  rea- 
le assensochiamò  in  giudizio  Olof  e  i  suoi 
aderenti,  domandò  conto  di  quanto  in- 
segnavano, proibì  loro  di  non  più  spar- 
gere dottrine  e  libelli  contro  la  fede  cat- 
toiica,e  gl'invito  a  rientrare  nel  seno  del- 
la cattolica  chiesa. Il  re  e  i  proseliti  diLu- 
tero sorpresi  della  libertà  e  risolutezza  del 
nunzio,  giudicarono  bene  di  dissim.ulare 
e  acquistar  tempo.  A  tal  uopo  Gustavo  I 
pel  nunzio  diresse  ad  Adriano  VI  3  let- 
tere scritte  a' IO,  12  e i4 settembre 1 02  3, 
piene  di  belle  parole,  tutte  spiranti  sen- 
timenti conformi  a  quelli  della  lettera  de- 
gli stali  generali,assicurandolo  che  in  tut- 
to cederebbe  a'desiderii  dell'inviato  del- 
la s.  Sede;  rincrescergli  che  non  si  fosse 
ancor  dato  sesto  alle  cose  della  Chiesa,  a 
motivo  della  vacanza  delle  sedi  vescovili, 
alle  quali  quando  in  Roma  fosse  provve- 
duto, e  di  là  il  nunzio  con  piùpieikzza  di 
poteri  fosse  ritornato,  egli  non  avrebbe 
mancato  di  concorrere  con  tutte  lesue  for- 
ze a'vanta""i  e  all'onore  della  religione: 
coopererebbe  pulenleiuente  co'vescovi  a 
porre  un  argine  alla  crescente  eresia  che 
desolava  laChiesadiGesùCristo,a  ridurre 
alla  cattolica  unitili  vicini  scismatici  mo- 
scoviti, ed  a  spargere  la  luce  dell'e  vangelo 
nella  su<ldita  Lappouia  ancor  pagana;  e 


S  V  E  187 

purché  la  s.  Sede  condiscendesse  in  qual- 
che cosa  delle  contribuzioni  dovutele  per 
la  povera  chiesa  di  Svezia,  i  suoi  sudditi 
non  mancherebbero  di  concorrere  alla 
guerra  contro  il  turco.  Difenderebbe  co- 
stantemente la  liberta  e  immunità  della 
Chiesa, e  ne  rispetterebbe  scrupolosamen- 
te i  possedimenti,  del  che  poterle  essere 
mallevadrice  la  santa  guerra  sostenuta 
contro  Cristierno  II,  nemico  implacabile 
della  religione,  sicché  a  buon  diritto  pote- 
va vantarsifjndalore dell'ecclesiastica  in- 
dipendenza in  sua  patria:  (juesto  giustifi- 
carlo dall'imputatagli  oppressione  d'al- 
cuni vescovi  perturbatori  della  pubblica 
quiete.  Sperare  che  il  Papa  vorrà  eleg- 
gere tali  pastori  chesieno  di  edificazione 
e  sostengano  le  loro  prerogative  senza  le- 
dere i  diritti  della  corona:  tali  poter  es- 
sere i  già  da  lui  nominati  di  sopra,  per 
Scara  e  Stregnes;  quanto  però  a  Weste- 
ras,  Pietro  Magno  o  IMagiiusson  monaco 
di  Vaslena,  già  rettore  del  monastero  o 
provveditore  dell'  ordine  e  spedale  [do- 
r/ius)  di  s.  Brigida  in  Roma  (ov'erasi  re- 
cato per  scausare  la  tirannia  di  Cristier- 
no II,  e  pare  che  servisse  il  Papa  Leone 
X  in  più  occasioni  come  segretario  alla 
cancelleria,  giacché  era  uo(no  istruito,al 
dire  di  Swart;  ma  mg. r  Wariinont  nelle 
sue  Mcmovie  prova  che  Pietro  vi  godeva 
cattiva  riputazione,  e  il  Papa  Giulio  11  lo 
considerava  un  apostala,  com'egli  stesso 
scrisse  a'6  marzoi5i2,ed  in  quest'epo- 
ca Cristierno  II  non  dominava  nella  .Sve- 
zia; di  questo  Pietro  Magno,  comechè  su 
di  esso  pielenilesi  sussistere  la  successio- 
ne apostolica  in  Isvezia, ripetutamente  do- 
vrò tenerne  proposito);  e  quanto  a  Upsal 
bramare  che  sia  destinata  al  nunzio  iMa- 
gno,  che  ottimamente  avea  meritato  del- 
la Chiesa  e  della  patria,  ed  era  altissima 
a  mantenere  la  cattolica  religione  e  la  de- 
bita riverenza  alla  cattedra  di  s.  Pietro  iu 
tutta  la  Scandinavia.  ^Nla  ben  presto  Gu- 
stavo I  dimostrò  con  quanta  poca  lealtà 
avea  pronunziato  queste  promesse,e(juaii- 
to  l'odio  S'IO  coulru  la  cattolica  rclmoiie 


i88  S  V  E 

fosse  in  lui  profondamente  radicalo.  Men- 
tre il  nunzio  accompagnato  da  magnifi- 
ca flotta  dovea  partire  per  Roma,  da  que- 
sta giunsero  letleie  minacciose  che  inti- 
mavano al  re  sotto  le  più  severe  censure 
di  reintegrare  nella  sede  d'Upsal  Gusta- 
vo Troll  già  deposto  e  seguace  di  Cristier- 
no  11,  credule  apocrife  e  invenzione  dei 
novatori,  aldne  di  preoccupare  contro  la 
s.  Sede  l'animo  del  re,  che  ne  restò  irri- 
talissimo.  Inutilmente  il  nunzio  fece  ogni 
sforzo  per  convincerlo  di  loro  manifesta 
falsità,  ma  Gustavo  1  cui  tornava  bene  di 
crederne  la  realtà,  uè  mosse  amare  la- 
gnanze in  due  lettere  del  i.°  e  4  ottobre 
15x3,  una  a  Adriano  VI  (era  moi  toa'14. 
settembre  e  a' 18  novembre  gli  successe 
Clemente  VII),  l'altra  al  sagro  collegio 
de'  cardinali.  Il  linguaggio  die  vi    ten- 
ne fu  aspro  e  acerbo,  non  senza  rinnovar 
a  un  tempo  le  piolesle  di  sommissione  e 
fedeli;!  alla  cattolica  religione  cai  Papa 
suo  supremo  capo,  mostrandosi  pronto  a 
qualimquesagrilizio,  per  l'onore  e  pel  be- 
ne della  chiesa  di  Svezia. Scagliandosi  con- 
tro il  perfido  traditore  Tròll, minacciò  che 
se  la  s.  Sede  non  si  ricredeva,  di  propria 
autorità  avrebbe  ordinalo  la  chiesa  diSve- 
zia. Trattenne  il  nunzio,  e  in  luogo  di  es- 
so spedi  a  Roma  il  suo  fratello  Olot'o  Olao 
Magno  pieposto  di  Stregnes  (della  qual 
sede  lo  a  vea  eletto  vescovo  e  ne  dovea  do- 
mandar la  conferma  all^apa  secondo  mg.^ 
Warimonl),  per  indagare  le  vere  deter- 
minazioni del  Papa,  e  dove  fjssero  cor- 
rispondenti alle  lettere,  dichiarò  che  a- 
vrebbe  rotto  con  esso  ogni  relazione,  di 
cacciar  11  nunzio  dalla  Svezia,  e  di  prov- 
veder altrimenti  laseded'lJpsal,e  sopra 
tulio  d'assoggettare  gli  alfari  ecclesiastici 
olla  podestà  reale,  come  si  adoperava  ne- 
gli stali  che  aveano  adottato  la  riforma 
luterana.  Dove  poi  f  »ssero  conformi  alle 
assicurazioni  del  nunzio,  allora  Olof  Ma- 
gno rimarrebbe  presso  il  P.ipa  come  suo 
rappresentante  munito  di  piena  autorità, 
e  la  s.  Sede  potrebbe  interamente  lldar- 
si  al  suo  reale  appoggio  e  cooperazione.  U 


S  VE 

savio  nunzio  volle  pure  giustificare  agli 
occhi  di  tutti  l'innocenza  della  s.  Sede  sì 
indegnamente  oltraggiata,  con  compilare 
subito  un  processo  contro  Crislierno  li  e 
il  Troll;  dichiarò  ili.°autore  della  mor- 
te de'vescovi,  e  confermò  la  deposizione 
del  2."  e  qual  complice  di  tal  delitto,  di- 
cendo il  d.""  Theiner  che  confermò  il  giu- 
dizio pronunziato  da  Gio.  Francesco  da 
Potenza  nunzio  di  Leone  X  fino  dali  52  i. 
Quanto  alla  complicità  di  Troll,  siccome 
istigatore  della  strage  di  Stockholm,  ciò 
ripugna  a  mg.'  Warimonl,  provandolo 
col  confessato  da  Gustavo  1  stesso  lontano 
dal  crederlo  reo  di  ciò»  ben  altrimenti  di 
quanto  fmno  gli  storici  moderni  che  ne 
vogliono  sapere  più  de' contemporanei". 
Il  re  dovette  riconoscere  l' incolpabilità 
della  s.  Sede  e  si  chiamò  soddisfatto  ;  di 
più  chiamò  il  capitolo  d'Upsalegli  pro- 
pose il  nunzio  Magno  per  la  sede,  con  gra- 
dimento del  capitolo  che  gliela  avea  of- 
ferta due  volte,  e  non  accettata  perchè.M.i- 
gno  prevedeva  che  essa  l'esponeva  al  mar- 
tirio. L'accettò  colle  condizioni,  che  la  s. 
Sede  ne  confermasse  la  nomina,  e  che  il 
re  mantenesse  tulli  i  privilegi,  franchigie 
e  rendite  che  da  lungo  tempo  godeva  la 
sede.  11  re  acconsentì  alle  condizioni  con 
pubblico  istromento  che  munì  del  proprio 
sigillo.  Inoltre  per  compiacerlo,  dopo  la 
partenza  del  fratello  per  Roma,  pubbli- 
cò il  suo  celebre  edillo,  col  quale  risla- 
bih  nel  regno  la  religione  cattolica  e  ne 
escluse  solennemente  l'eresia  di  Lutero, 
ordinandone  l'eslirpazione  come  l'intro- 
duzione e  dilfusióne  de'suoi  scritti,  qual 
pestifera  dottrina  degli  Ussiti ,  la  quale 
con  danno  della  pubblica  quiete  andava- 
si  disseminando,  e  ciò  sotto  la  perdila  dei 
beni  e  della  vita.  Gravi  rilievi  mg.'  Wa- 
ri(nont  fa  sulle  lettere  pontificie  riputa- 
te surrettizie  da  Giovanni  Magno.  Inco- 
mincia dal  rammentare,  che  Leone  X  col- 
la bolla  deli520  avea  ordmato  la  ripri- 
stinazione  dell'arcivescovo  Troll  sulla  se- 
de d'Upsal,  quindi  riferisce  che  nel  1  12  i 
Gustavo  Wasa  offrì  a  questo  prelato  di 


S  VE 

mantenerlo  sulla  sede  d'UpsnI  purché  si 
associasse  a  lui  contro  Crislieruo  II,  il  che 
Troll  si  ricusò  di  fare,  per  non  far  parte 
della  rivolta.  Dice  forse  probabile  con 
Thysselio,  Introduzione  e  propagazione 
della  riforma  in  IsK'ezia,  che  (|uella  let- 
tera del  Papa  che  ordinava  sotto  pena  di 
scomunica  a  Gustavo  Wasa  di  reintegra- 
re il  Troll,  sia  autentica;  malgrado  che 
il  nunzio  IMagno,  che  non  erasi  portato 
in  Isvezia  se  non  per  riconoscere  il  ter- 
reno, sostenesse  ch'era  fabbrica  di  male- 
voli: però  mg.r  VVarimont  ancora  dichia- 
ra falsa  tale  lettera,  dopo  l'anteriore  o- 
pinamentodubitativo.  Che  il  Magnonon 
si  recò  in  Isvezia  che  per  acquistar  nozio- 
ni dello  stato  delle  cose,  lo  crede  prova- 
to mg/Warimont  dalle  lettere  de' 12  giu- 
gnoeio  settembre,  nelle  quali  il  consiglio 
di  stato  e  Gustavo  Wasa  domandniono 
pieni  poteri  pel  nunzio  Giovanni  Magno, 
per  cui  deduce  ch'egli  non  gli  avea  al  suo 
arrivo  in  Isvezia.  Aggiunge  mg.'  Wari- 
mont  in  conferma,  l'aspirare  che  il  ÌMa- 
gno  fece  alla  sede  episcopale  d'Upsal,e  che 
la  sua  debole  condotta  1  isvegliarono  già 
sospetti  nel  vescovo  di  Lincoping  Bra^k, 
come  risulla  dagli  Alti  relativi  alla  sto- 
ria della  Scandinavia.  Nel  riferire  tut- 
to ciò  mg.*^  Warimont  si  mostra  piena- 
mente istruito  di  quanto  il  d."^  Theiner 
disse  del  Magno  e  della  lettela  apocrifa, 
che  io  sono  andato  riferendo.  Indi  mg.' 
W  arimont  aggiunge  altre  considerazioni 
a  favore  di  Troll, che  già  innestai  di  so- 
pra per  modificare  la  narrativa  del  d.' 
Theiner,  essendo  di  rimarco  ([uesta.  «O- 
lao  Magno  inviato  plenipotenziario  a  Pio- 
ina  da  Gustavo  Wasa,  colle  lettere  al  Pa- 
pa e  a' cardinali,  non  potè  mai  ottenere 
ima  mentita  deirauteuticità  dell'ordine 
dal  Papa  inviato  a  Gustavo  Wasa,  di  rein- 
tegrare l'arcivescovo  Troll  a  Upsai  sotto 
pena  di  scomunica  e  d'interdetto". 

Gustavo  I  con  tale  atto,  cioè  editto  e 
islromento,  sembra  che  volesse  rendeisi 
benevolo  anche  Adriano  VI,  credendolo 
Vivente,  per  le  intime  relazioni  che  avea 


SVE  189 

col  suo  antico  discepolo  Cai  lo  V,  il  qua- 
le era  lutto  intento  a  sostenere  il  cogna- 
to Cristierno  11.  Nondimeno  le  azioni  del 
re  non  erano  punto  conformi  al  pensiero 
espresso  nell'editto,  né  la  riconciliazione 
di  lui  colla  Chiesa  era  sincera  :  la  dottri- 
na di  Lutero  per  la  sua  avarizia,  e  per  le 
prospettive  lusinghevoli  dell'  Anderson, 
gli  aveano  troppo  abbagliato  l'intelletto, 
onde  di  giorno  in  giorno  mostravasi  più 
sdegnoso  verso  il  clero,  e  se  ne  antivede- 
va l'imminente  e  inevitabile  rovina.  Il 
magnanimo  vescovo  di  Lincoping  Brask, 
che  spogliato  d'ogni  dignità  e  beni  avea 
cacciato  nell'esilio, e  che  da  questo  non  a- 
vea  cessato  d'avvertire  con  frequenti  let- 
tere i  vescovi  delle  regie  miie  avverse  alla 
religione,  dopo  averlo  il  re  fintamente 
riammesso  alla  sua  grazia, non  guardò  pe- 
ne,sagri(jzi  epericoli  perallontanare dalla 
Chiesa  la  tempesta  che  ad  ogni  momento 
diveniva  più  minacciosa:  confortò  calda- 
mente il  nunzio  a  pone  in  opera  tutta 
l'itilluenza  di  primate  della  Svezia  e  le- 
gato pontificio, per  distornar  dalla  comu- 
ne patria  tanto  flagello.  Lettere  vigoro- 
sissime inviò  pure  al  noniinatoPielroMa- 
gnusson  rettore  del  monastero  o  ordine 
e  spedale  di  s.  Brigida  in  Roma,  dipoi  ve- 
scovo di  Westeras  (convien  credere  che  i- 
gnorasse  le  sue  vere  qualità,  che  poi  de- 
scriverò, oltre  l'accennato,  essendo  falso 
l'asserito  di  sopra  del  luteranoSwart, ov- 
vero il  d/  Theiner  ciò  riporta  sopra  au- 
torità the  ripugnano  a  mg.^Warimont), 
supplicandolo  di  rappresentare  alla  s.Se- 
de  lo  stato  deplorabile  della  chiesa  sve- 
dese,d'appoggiare  con  tutto  zeloOlofMa- 
gno  che  come  reale  incaricato  dovea  or- 
mai esservi  giunto,  e  di  persuadere  con 
esso  il  Papa  a  scrivere  fortemente  al  re, 
onde  desistesse  dalle  misureostili  contro 
la  Chiesa,  e  di  stabilir  in  ogni  vescovato 
un  tribunale  contro  l'eretica  pravità  per 
la  conservazione  della  lede  nella  Svezia. 
A'  monaci  del  monastero  di  Vastena, 
fondato  da  S.Brigida  e  baluardo  della  fe- 
de come  il  più  ragguardevole  del  regno, 


1 90  S  V  E 

Brask avvisò  delle  reali  trame  per  sodar- 
li e  trarli  a  seguir  Lutero  colle  opere  lo- 
ro inviate  da  Anderson,  esortandoli  d'es- 
sere costanti  nell'antica  purità  della  fe- 
de. Anche  al  re  il  campione  del  cottoli- 
cismo  indirizzò  paterne  lettere  di  rimo- 
stranzCjSuH'equivoca  di  lui  condotta;  ma 
Gustavo  I  ofiìiscato  dalle  ricchezze  che 
gli  prometteva  la  riforma, avea  chiusa  l'a- 
nima ad  ogni  raggio  della  grazia  celeste. 
In  onta  a  tante  sagre  promesse,  studia- 
va l'introduzione  dp'partiglani  dell'ere- 
sia in  tulli  i  pubblici  ufllzi  sì  civili  che 
ecclesiastici,  e  persino  dentro  i  chiostri, 
massimamente  favoreggiando  i  reduci 
dagli  studi  di  Willemberga  focolare  del- 
l'eresia. Così  Olof  Peterson  ebbe  in  Sto- 
ckholm  l'ufìicio  di  i  ."predicatore  e  di  sin- 
daco, pel  quale  fece  il  primo  passo  alla 
sua  futnia  grandezza,  e  acquistò  tale  un 
ascendente  nella  capitale,  da  regolare  a 
suo  senno  tutti  i  religiosi  e  politici  alfa- 
ri.  Gonfio  della  sovrana  protezione,  dal 
[tergamo  prese  di  mira  icon  violenta  tra- 
cotanza gli  ortodossi,  i  quali  però  a  fu- 
ria di  pietre  lo  cacciarono  dalla  città.  Ta- 
le umiliazione  del  promotore  dell'eresia 
non  iscoraggì  il  re,  che  sapendo  il  pre- 
dominio de'  monaci  su'popoli  e  quanto 
insuperabile  ostacolo  fossero  a'suoi  dise- 
gni, dichiarò  loro  aperta  guerra. Statuì  a 
lui  devoluta  la  nomina  delle  abbazie,  e 
incoiati  tutti  gli  abbati  di  pura  fede  e  ze- 
lanti, vi  sostituì  uoa»ini  dediti  alle  nuo- 
ve rifornie,precipuamen(e  a  Wesleras.O- 
diando  l'ordine  domenicano,  cspulsie  dal 
regno  i  non  svedesi,  e  pose  a  suo  visita- 
tore generale  con  piena  podestà  il  pi-io- 
re  di  Sigi  una,  fautore  deciso  delle  niassi- 
me  luterane.  Cominciò  a  rapite  a'mona- 
steri  tutte  le  preziose  suppellettili  e  uten- 
sili sagri,  e  all'abbadessa  di  Vastcna  estor- 
se la  ricchissima  urna  d'argento  con  or- 
nauienti  d'oro,  che  racchiudeva  le  tan- 
to venerate  reliquie  di  s.  Caterina.  A  po- 
co a  poco  la  Svezia  divenne  l'asilo  e  l'a- 
ringo de'  limatici  e  furibondi  eretici,  di 
cui  formicolava  Germania;  gli  Anabat- 


S  VE 

ti<;ù  di  prepotenza  s'unpossessarono  della 
principal  chiesa  di  Stockholm,  da  dove 
con  focosi  ragionamenti  esaltando  il  bas- 
so popolo,  sempre  disposto  alle  novità, un 
giorno  irrup[)e  nelle  chiese  profanando- 
ne i  vasi  sagri, rubando  le  cose  di  pregio,  e 
rompendo  quelle  che  non  ne  aveano;  get- 
tatea  terra  le  s.  imraagini,spezzate  le  sta- 
tue, vituperosamente  le  trascinarono  per 
le  vie.  I  fautori  della  riforma  affatto  non 
coa^pressero  tanti  eccessi  brutali,  ed  i  re- 
clami dei  cattolici  furono  frastornati  dal- 
le mene  de'seguaci  di  Lutero  colle  gran- 
di somme  di  denaro  offerte  al  re  coimi- 
vente.  Questi  palesandosi  vieppiii  avver- 
so alla  Chiesa,  infastidito  dal  costante  ze- 
lo del  vescovo  Brask,  gli  scrisse  amara- 
mente, chiedendogli  pe'consigli  di  Peter- 
son,  qiial  diritto  egli  avesse  d'ergersi  in 
giudice  de'nuovi  dogmi, non  condannati 
da  veruD  concilio  generale,e  ricusò  proi- 
bire la  lettura  de'libri  di  Lutero  e  di  cac- 
ciare i  suoi  proseliti.  La  guerra  dunque 
contro  la  fede  cattolica  fu  solennemente 
dichiarata,  e  Peterson  si  pose  nelle  pri- 
me fde:  dilfuse  dappertutto  l'opera  di  Lu- 
tei o  contro  il  celibato,  e  per  imitare  il  suo 
gran  maestro  Carlostadio, e  Lutero  che 
vi  si  disponeva,  ne'primi  deli 525  cele- 
brò con  pompa  il  suo  matrimonio  nella 
cattedrale.  1  vescovi  con  alla  lesta  l'irre- 
movibiiclhask  etulta  la  più  cospicua  no- 
biltà, ne  furono  pieni  di  giusto  risenti- 
mento.Riprovarono  animosamente  e  con 
fermezza  innanzi  al  re  il  temeiario  ope- 
ralo d'Olof  Peterson,  dichiarando  il  lo- 
ro malcontento  pe'dazi  imposti  su'vesco- 
vati,  chiese  e  monasteri  per  le  spese  del- 
la guerra,  e  pel  gravame  imposto  agli  ul- 
timi d'alimentar  la  cavalleria.  Gli  ram- 
mentarono di  aver  nelle  diete  solenne- 
mente giuralo  di  mantenere  l'immunità 
ecclesiastica,ed  avere  invece  nell'oppres- 
sive esazioni  sorpassato  lostessoCristierno 
11.  Dichiararono  invalido  e  scandaloso 
per  gli  altri  preti  il  matrimonio  di  Peter- 
son ,  perciò  incorso  nelle  censure  della 
Chiesa,  invocando  la  regia  autorità  per 


S  V  E 

annullarlo,  ed  a  desistere  dalle  leggi  op- 
jircssive  contro  il  clero. Gustavo  1  non  sep- 
pe die  rispondere  a  si  giuste  rimostran- 
te, e  sfogò  l'ila  sua  contro  Brask,  cui  fece 
intendere  per  lelleia,  essere  tulli  i  beni 
ecclesiastici  perlineuza  della  corona;  che 
Peterson  sosteneva  che  il  celibato  era  con- 
trario alla  s.  Scrittura,  slare  a  lui  dimo- 
strar la  falsità  dell'asserzione;  ed  il  ma- 
trimonio de'preli  esser  introdotto  in  tut- 
ta la  Germania,  il  che  ben  presto  si  fa- 
rebbe pure  in  Isvezia,  Il  zelante  vescovo 
con  pastorale  vietò  a'diocesani  il  dispu- 
tare sulla  dottrina  di  Lutero,  come  ve- 
leno e  morte  dell'animajeperoonfermare 
nella  vera  religione  i  fedeli  intraprese  la 
\isila  della  diocesi,  e  contro  l'apologia  a 
lui  rimessa  daPeterson,con  vittoriosa  let- 
tera al  re  la  confutò.  Gustavo  I  continuò 
la  sua  lotta  contro  la  Chiesa,  e  per  diffon- 
dere meglio  tra  il  popolo  i  nuovi  dogmi, 
ad  esempiodi  Lutero  fece  volgarizzare  la 
Kibbia,edestinò  che  la  versione  del  nuo- 
vo Testamento  si  eseguisse  da'cattolici  e 
da*  luterani,  e  la  miglior  versione  volle 
che  si  adottasse  dalle  chiese  e  dalle  scuo- 
le. Peterson  pe'protestanti,e  il  nunzio  pei 
cattolici  assunsero  l'incarico  di  f  u'  volta- 
re in  isvedese  il  nuovo  Testamento,  ed  il 
2."  invitò  a  coadiuvarvi  i  piìi  distinti  uo- 
mini di  lult'i  capitoli  e  monasteri,  a  cia- 
scuno assegnandone  una  parle,ed  il  tutto 
si  sarebbe  esaminato  da  dotti  teologi  per- 
rhè  riuscisse  uniforme  allo  spirito  della 
•  hiesa  cattolica  romana.  Il  nunzio  dopo 
aver  pacificalo  col  re  gli  uplandesi  insorti 
per  gli  ultimi  suoi  decreti,  per  di  Itii  com- 
missione parli  per  Lubrcca  col  regio  co- 
gnato conte  Iloya,  onde  assestare  le  gravi 
differenze  della  Svezia  con  essa,  le  altre 
città  anseatiche  e  la  Danimarca,  ed  egre- 
giamente vi  riuscì  con  gran  soddisfazione 
tielle  parti,  salvando  la  patria  da  perico- 
losa guerra, e  concludendo  un  trattalo  di 
commercio.  Gli  siali  svedesi  lo  accolsero 
con  distinti  onori  e  riconoscenza, per  aver 
salvalo  il  proprio  pae«e  emanlenuloi  l)e- 
nefizi  della  pace;  demandarono  al  re  l'io- 


S\  E  I ( ) I 

denn!zzodeIlespesein4ooomarche,eseb- 
beiie  con  pubblico  alto  le  promise,  poco 
dopo  le  negò!!  liforoialoi  i  intanto  uniti  a 
de'viltembeighesi,  con  altera  fronte,  per 
gradire  al  re  che  combatteva  laChiesa, co- 
me altrove, rabbiosamente  predicarono  i 
tenebrosi  dogmi ,  tiaboccando  in  insulti 
e  calunnie  contro  il  Papa,  i  vescovi  e  sa- 
cerdoti cattolici,  insinuando  ancora  l'ab- 
borrimenlo  pel  re,  il  quale  a  frenarli  pre- 
scrisse loro  il  modo  per  l'introduzionedel- 
l'eresia.  Per  ingannare  i  cattolici,  il  re  in- 
limò una  generale  conferenza  sulla  reli- 
gione pe'26  dicembre  in  Upsal,  onde  di- 
scutervi le  principali  questioni,  e  con  puti- 
ti di  tal  natura  per  rendere  odiosa  l'auli- 
ca Chiesa  e  prevenir  l'animo  degli  astan- 
ti contro  di  lei,  i  quali  con  arte  furono 
composti  di  magnati  e  altri  che  propen- 
devano per  le  novità,  oltre  quelli  the  già 
leprofes-^avano.  Per  la  disputa  furono  de- 
putali da'  cattolici  Pietro  Gali  professo- 
re di  teologia,  da'Iuferani  Olof  l'eterson, 
con  l'intervento  del  re,  dell'am  vescovo  e 
nunzio  INLigno,  e  molli  capitolari  ed  altri 
ecclesiastici.  Olof  ignorante  della  storia 
ecclesiastica, prelese  d'appr-ggiarsi  unica- 
mente alla  s. Scrittura  inlerprelalada  Lu- 
tero suo  maestro.  Non  potè  confutare  le 
opposizioni  di  Gali  se  non  colle  solite  vili 
ingiurie,  e  colla  denominazione  di  sagrifi- 
calore  papista.  H  re  ben  conobbe  la  de- 
liolezza  del  suo  favorito,  avendo  interrot- 
ta la  conferenza,  e  invitalo  i  due  dispu- 
lanli  a  presentargli  in  iscritto  gli  argo- 
menti favorevoli  o  contrari  alle  proposi- 
zioni controverse.  Aggiudicò  la  vittoria  a 
Peterson,  sotto  prelesto  d'  essersi  lennlo 
più  attaccato  alla  Scrittura,  e  adulato  le 
sue  ma.ssime  e  insultato  i  manteniloridcl- 
Innlica  fede:  ne  fece  slampare  eli  arqo- 
menli  e  diffonderli  pel  regno,  per  prepa- 
rare meglio  i  popoli  ad  accogliere  la  ri- 
forma. Neil 5^6  il  re  con  rincrescimen- 
l(j  della  nazione  soppresse  6  monasteri, 
compreso  il  celebre  di  Gì  ii[)sholm  cam- 
biato in  fcniezza.  In  (juesto tenijio  Miigno 
fece  la  visita  dì  sua  vasta  arcidiocesi,  che 


192  SVE 

da  28  anni  era  priva  tlilalespiriluale  lìe- 
nefìzio,  con  felice  successo  anche  tem[)0- 
rale,  poiché  il  caritatevole  arcivescovo 
com miserando  gl'indigenti  privi  di  mezzi 
percompraie  il  sale, non  conoscendosi  an- 
cora l'arie  di  fabbricarlo  in  Isvezia,  spe- 
se del  proprio  più  di  i  000  marche  e  sta- 
bilì sulle  spiaggie  marittime  delle  saline, 
e  così  introdusse  il  modo  di  farcii  saletra 
gli  svedesi  con  pubblico  benefizio.  Si  gua- 
dagnò collesue  virtìi  l'amore  de'suoi  dio- 
cesanijche  lo  pregarono  di  richiamare  sul- 
la retta  via  il  travialo  principe,  al  qua- 
le nel  suo  ritorno  dimostrò  essere  ciò  vo- 
to ardentissirao  di  tulli;  ma  il  re  ingelo- 
silo  delle  favorevoli  impressioni  lasciate 
dal  prelalo,interpretò sinistramente  lesue 
l)elle  azioni, e  il  suo  li  vore  giunse  al  colmo, 
quando  seppe  che  l'arcivescovo  ricevè  dai 
ministri  imperiali  diLubeoca  molle  lette- 
re che  pel  sigillo  si  supposero  di  Carlo  V. 
Lo  citò  a  Slockholm  a  rendere  conio  del 
supposto  tradimento,  restando  confuso  e 
dolente  di  non  potersfogare  l'occulto  odio 
suo,quando  in  esse  soltanto  lesse  le  gratu- 
lazionidellaziae  de'ministri  dell'impera- 
tore per  la  bella  convenzione  stipulata  a 
Lubeccajdi  chea  menomargliene  col  po- 
polo il  merito,  ne  attribuì  tulio  l'onore 
al  giovane  cognato  conte  Iloya,  che  sem- 
plicemente l'avea  accompagnalo  nell'am- 
basceria, mediante  circolari  alle  provin- 
cie:  vessazioni  tulle  che  aveano  per  isco- 
pol'efiettuazione  de'suoi  disegni.  Perchè  i 
Tescovi  ricusarono  una  grossa  sovvenzio- 
ne, il  re  fece  piopagar  la  recente  opera  di 
Lutero,  De  bonis  cleri  confìscandis,\occ\\è 
e  le  violenze  usate  contro  jMagiio  renden 
do  malcontento  l'oneslo  popolo  nplande 
se  e  norlandese,  prese  l'armi  e  stava  per 
impadronirsi  d'Upsal,  quando  ilreaccor 
se  cogli  artificii  a  impedirlo.  Recatosi  poi 
coll'esercito  nella  città,  raccolse  il  popolo 
nella  pianura,  e  alla  presenza  dell'arcive- 
scovo espose  la  sua  indegnazione  per  l'o- 
peralo, e  proruppe  in  invettive  contro  i 
cliierici,  il  Papa,  i  cardinali  e  tutta  la  ge- 
rarchia ecclesiastica,  chiamandoli  tradito- 


S  VE 
ri  dell' uman  genere,  peste  della  terra,  i 
preti  ei  frati  perfida  razza  divoralricedel- 
le  sostanze  della  nazione,  e  minacciò  a  Ma- 
gno la  morte  se  avesse  continuato  a  re- 
sistere a'suoi  voleri.  Un  profondo  e  tetro 
silenzio  lasciò  inonoralo  il  re,  e  con  ac- 
clamazioni il  popolo  ricondusse  in  citlà 
l'arcivescovo.GuslavoI  seppe  pel  momen- 
to dissimulare  il  suo  furore,  e  quando  vol- 
le assistere  il  giorno  di  Pentecoste  col  suo 
numeroso  seguito  al  convito  di  maggio, 
cioè  al  sontuoso  tratlamento  che  gl'ini- 
bandì  l'arci  vescovo, lo  molleggiò  maligno- 
samente  di  profusione,  e  in  quellochediè 
lui  nel  dì  seguente  per  contrapposto  fu 
frugalissimo,con  detrazioni  su'beni  e  fran- 
chigie degli  ecclesiastici.  Queste  ripeten- 
dosi da'novatori,Gall  eTuressonsi  leva- 
rono per  rispondere  alle  provocazioni  di 
Olof, e  si  meritarono  i  plausi  degli  astan- 
ti; pure  il  re  si  ostinò  in  dar  la  vittoria  al- 
l'idlimo,  per  aver  cavato  i  suoi  argomen- 
ti dalla  soia  Scrittura.  I  fatti  tosto  suc- 
cessero alle  parole,  si  retjuisirono  le  cam- 
pane, parte  si  convertirono  in  cannoni  e 
parte  si  destinarono  a  pagar  il  debito  di 
Lubecca,  e  ili  nuove  forti  imposte  si  ag- 
gravarono le  mense  vescovili  d'  Upsal  e 
suesulfraganee.L'umiliazionesolferta  dal- 
l'arcivescovo nel  banchetto  non  bastò  a 
placar  l'ira  del  re;  benché  infermo  lo  vol- 
le inSlockhohn, rimproverandolo  per  per- 
seguitare i  luterani  meritevoli  d'ogm  sti- 
ma, e  in  ispecie  il  degno  Anderson,  e  di 
piaggiare  il  popolo,  la  nobiltà  e  i  princi- 
pi stranieri  per  averli  favorevoli  nella  ri- 
volta che  tramava  contro  di  lui.  Il  nun- 
zio con  pari  forza  e  modestia  si  discolpò, 
non  pertanto  il  re  lo  fece  chiudere  nel  con- 
vento de'francescani,  ed  ove  al  solo  An- 
derson fu  permesso  l'adito  per  minacciar- 
lo'di  morte  o  esilio,  se  non  dava  libeio 
accesso  alla  dottrina  lulerana.da  lui  detta 
evangelica,  e  per  questa  promettendogli 
onori  e  ricchezze.  L'arcivescovo  rispose 
sempre  con  orrore  a  tali  suggestioni,  di- 
chiarandosi pronto  a  subir  la  morie  o  l'esi- 
lio. Magnanimità  che  raddoppiò  il  ranco- 


S  V  E 

re  del  re,  che  giurò  di  levarlo  dalla  sede 
e. sostituirgli  un  riovatore,cornc  iniquo  pa- 
pista. Tullavolla  tra'Iuterani  prevalse  il 
consiglio  d'allontanarlo  con  rpialclie  am- 
basceria e  poi  invaderne  la  sede.  Il  re  per- 
tanto lo  chiamò  a  se  accogliendolo  con 
on(jre,e  l'incaricò  d'una  splendida  amba- 
sceria a  Sigismondo  I  re  di  l^olonia  per 
domandargli  la  figlia  Edwige  in  isposa. 
Benché  il  prelato  non  fosse  di  ciò  persua- 
so, lietamente  vi  si  sottopose  per  aver  mo- 
do d'isli'uir  la  s.  Sede  dello  stalo  uiisere- 
vole  della  chiesa  svedese.  Dopo  partilo, 
l>rnscamen(e  da  Danzica  lo  fece  ritornare 
per  sospetti,  e  poi  lasciò  che  riprendes^e 
la  via  per  Polonia,  deputando  il  Brask  per 
amministratoredi  sua  sede.  Appena  si  ri- 
seppe dal  re  esser  di  nuovo  approdato  a 
Danzica,  confiscò  lutti  i  beni  dell'arcive- 
scovato: questo  fu  il  seguale  delle  rapine 
e  dell'oppressione,  chedoveanoalfattodi- 
struggere  la  chiesa  cattolica.  La  voce  dei 
più  si  era  ammutita  per  l'esca  de'terreni 
vanlaggi,con  che  il  re  a  vea  saputo  allettar- 
li: solo  l'episcopato  si  tenne  inflessibile  nel 
raanteneri  suoi  diritti  e  nel  difenderla  fe- 
de. II  basso  clero  e  alcuni  claustrali,  co- 
me in  altri  luoghi,  scorsero  nella  nuova 
dottrina  un  facile  mezzo  di  scuotere  il  gio- 
go episcopale,  e  di  sfogar  le  loro  passioni, 
vedendo  in  essa  una  via  sicura  di  giun- 
gereagli  onori,  dignità  e  ricchezze,e  vio- 
lare il  celibato,  terminando  così  in  una 
perfetta  apostasia.Solamenle  le  sagre  ver- 
gini ebbero  coraggio  di  ricusare  la  mano 
a'forli  e  sacrileghi  pretendenti,  e  lascia- 
rono un  bell'esempio  di  fede  inviolabile 
al  loro  sposo  celeste,  non  così  facendo  quel- 
le di  Germania,   tranne  rare  eccezioni. 
Furono  singolarmente  costanti  nel  serba- 
re illibata  la  loro  castità  le  monache  di 
s.  Brigida  di  Vastena;  non  temerono  nò 
l'ira  del  re,  né  le  minacele  de'grandi  e  po- 
tenti. Tali  erano  i  primi  frutti  che  in  I- 
Svezia  si  producevano  dalla  riforma.  Di 
tanti  disordini  cagionati  dalle  innovazioni 
luterane,  mosse  gravi  lamenti  Papa  Cle- 
uienle  Vi!  con  lettera  a'vescovi  di  Sve- 

VCL.   LXXI. 


SVE 


193 


zia  de'rg  settembre  r  526,  deplorando  i 
chierici  e  religiosi  cheavtano  abbraccialo 
l'empia  e  ilannata  dottrina,  negletti  i  riti 
del  battesimo  e  quelli  della  niessa,  intro- 
dotta ìa  comunione  ne'  laici  sotto  ambo 
le  specie,  abolita  la  confessione  e  l'estre- 
ma unzione.  Esortò  i  vescovi  a  cacciare 
dal  santuario  gl'indegni  ministri,  valen- 
dosi dell'autorità  secolare  se  bisognasse. 
I  n  vi  tò  il  ree  i  grandi  a  coadiuvarli. Ma  que- 
sti non  dierono  ascolto  alle  rimostranze 
del  supremo  capo  della  Chiesa,  che  anzi 
profittando  della  lontananza  del  nunzio, 
procedevano  sollecitamente  ne'Ioro  ini- 
qui disegni.  Frattanto  il  popolo  levava  uu 
fremito  sempre  crescentCje  s'apparecchia- 
va una  sollevazione  generale;  una  sangui- 
nosa guerra  di  religione  minacciava  la 
Svezia,  e  ben  presto  scoppiava  se  l'astuzia 
e  l'attività  singolare  di  Gustavo  I  non  l'a- 
vesse compressa,  volando  rapidamente  o- 
vutjque  a  farne  vendetta,  o  usando  arti 
per  ristabilirla  calma.  Indi  ricorse  al  so- 
lito spediente  de'novatori  colle  pubbliche 
dispute,  con  argomenti  atti  a  destarla  po- 
polaresimpatia,  inulihnenlcopponendo- 
siasì  nocevoli  conferenze  i  vescovi.  Brask 
campione  di  tutti,  chiarì  le  macchinazio- 
ni del  re  in  ([ue'religiosi  e  solenni  dibat- 
timenti,sì  colla  voce  che  cogli  scritti, impe- 
gnanilo  una  grande  e  nobile  lotta  al  co- 
spetto di  tutta  la  Svezia.  lAIa  il  re  per  to- 
gliere al  prelato  un  potente  mezzo  di  co- 
municare co'  suoi  aderenti,  interdisse  in 
tutto  il  regno  l'uso  della  stampa;  onde  il 
Brask  si  servì  de'tipi  di  Copenaghen  e  dif- 
fuse in  maggior  copia  i  suoi  scritti,  ecci- 
tando gli  altri  piìi  abdi  propugnatori  a 
cond)attere  vigorosamente  i  nemici diGe- 
sìi  Cristo;  ma  tutti  spiranti  moderazione  e 
senza  una  parola  contro  il  re,anzi  gli  scris- 
se,scongiurandolo  a  riparare  a  tante  10 vi- 
ne  e  serbare  intatta  la  religione  de'padri 
suoi.  Gustavo!  non  ci  fece  caso,  e  conti- 
nuò a  promuovere  le  conferenze  religio- 
se, e  poi  dichiarò  la  sua  iudegnazione  a 
Brask  e  gli  vietò  di  stampare  ovunque 
benza  il  »uo  permesso.  Il  vescovo  nondi- 
i3 


,94  '^VE 

nienoconlinuò  nel  tlifforKÌereesorln/ioni  e 
conforli  Ira'ledeli.  Inasprirò  il  ree  medi 
fando  acerbissima  vendeltn,  a  lenore  di 
f|uanli  altraversavanoii  suo  divisamente 
d'abbattere  la  cattolica  fede,si  recòadUp- 
sal,  e  vi  fece  decapitare  e  squartare  Pietro 
Jacobson  Sunnanwader  vescovo  di  Ve- 
sleras,  eKnut  in  Slockholm  già  designa- 
toarcivescovo  d'Upsal,  che  avea  fatto  im- 
prigionare e  nel  modo  più  vituperevole 
come  l'alfio,  per  aver  ambedue  eroica- 
mente difeso  la  religione  cattolica,  ciòclie 
produsse  un  generale  fremito  ne'popoli, 
e  gli  onorarono  quali  santi  e  martiri.  Al- 
la lesta  (le'malcontenti  si  pose  l'intrepido 
Giovanni,  ma  celando  l'oscurila  de'suoi 
natali  si  spacciò  per  Nilo  Sturio  figlio  di 
Stcnon  II  detto  il  Signore  (fella  Monta- 
gna. In  M  terribili  e  pericolosi  momenti 
Gustavo  T  pel  [."giugno  iS^y  intimò  la 
dieta  di  Vesteras,  promettendo  che  hbe- 
ramente  vi  si  tratterebbero  gì'  interessi 
della'religione  edello  stato;  ma  usò  della 
pili  gran  destrezza  nell'eleggere  le, perso- 
ne che  doveano  farne  parte,e  di  compari- 
re tutte  con  seguito  armato  per  impor- 
re alla  moltitudine.  Imperocché  colla  sua 
avvedutezza  ne  conobbe  tutta  l'impor- 
tanza, pose  perciò  preventivamente  in  o- 
pera  tutta  l'arleesottile  astuzia  per  con- 
seguire il  proprio  intento,  ed  in  sì  tem- 
pestosa adunanza  superò  se  stesso,  pro- 
fittando del  clamoroso  avvenimento  della 
presa  e  tremendo  saccheggio  di  Fomo{/.) 
e  prigionia  di  Clemente  VII,  principal- 
mente per  opera  de'piìi  accanili  erelid, 
che  commisero  esecrabili  scelleratezze  e 
ruberie,riprovatepoiformalmentedaCar- 
lo  V  al  modo  notalo  anche  nel  vol.LXX, 
p.  49-  Con  un  lauto  banchetto  si  aprì  la 
memorabile  dieta  degli  slati  a'aG  giugno 
nel  convento  de'domenicani,  in  cui  il  re 
per  lusingare  e  impegnare  vieppiù  i  no- 
bili in  suo  favore,  li  fece  sedere  presso  di 
se  nel  posto  d'  onore  che  sempre  avea- 
no  goduto  i  prelati  e  altri  ecclesiastici,  in- 
versione che  non  poco  sturbò  i  vescovi, 
confermandosi  nelle  perverse  iutenzioni 


S  VE 

regie;  essi  però  confortati  e  infinmmali  di 
zelo  dalle  precedenti  eloquenti   esorta- 
zioni di  Crask, rannodali  più  strettamen- 
te alla  s.  Sede,  aveano  giurato  una  pro- 
testa di  mantenere  ad  ogni  costo  i  diritti 
della  Chiesa,  di  non  cedere  un  obolo  ec- 
clesiastico, e  di  giammai  abbandonar  la 
fede.  Il  cancelliere  Anderson  magnificò  i 
benefizi  del  governo  di  Gustavo  I, espose 
l'enormi  spese  a  cui  non  potea  sopperi- 
re l'erario,  che  esortò  a  sovvenire  ;  indi 
propose  i  punti  da  deliberare,  cioè  come 
si  potessero  comprimere  le  frequenti  som- 
mosse del  popolo,  fatte  sotto  pretesto  di 
cambiarsi  la  religione  dal  re,  e  come  si 
potesse  aumentar  la  sua  ricchezza  e  po- 
tenza.Il  redopo  aver  inveito  contro  i  pos- 
sedimenti del  clero,  ordinò  a'vescovi  di 
cedere  alla  corona  quanto  sopravanzava 
di  loro  entrata,  e  di  rimettere  a'Iegitti- 
mi  eredi  tutti  i  beni    acquistati   dopo  il 
censo  del  1454)6  permise  a' contadini  di 
non  pagar  più  i  filli  de'Ioro  terreni, do- 
vuti alle  panocchie  oa'conventi  e  mona- 
steri.Alle  imputazioni  del  re  rispose  Brask 
in  nome  dell'episcopato  svedese,  ne  mo- 
sliò  tutta  l'ingiustizia,  provò  che  le  sante 
istituzioni  de'maggiori  non  potevano  es- 
sere da'posleri  rivocate  né  soppresse.sen- 
za  incorrere  nell'ira  di  Dio;  che  il  clero 
dipendendo  dal  Papa,  non   potea   nulla 
intraprendere  senza  il  suo  beneplacito  j 
essere  solo  soggetto  al  re  quando  le  sue 
leggi  non  ripugnano  a  quelle  della  Chie- 
sa, né  poter  dar  mai  il  suo  consenso  per- 
chè la  Chiesa  divenga  una  proprietà  e  di- 
pendenza reale.  Il  Bia>k  incontrò  gran- 
de approvazione  nell'adunanza,  e  molli 
tra'più  ragguardevoli  del  popolo  e  della 
nobiltà  si  dichiararono  per  la  difesa  della 
Chiesa.  Il  re  ne  scoppiò  di  sdegno  e  mi- 
nacciò di  partire,  dove  non  si  fossero  a- 
scoltale  le  sue  proposizioni,  artificio  co- 
me in  questa  usato  altre  volte  con  suc- 
cesso, e  disse:  Io  non  posso  più  essere  vo- 
stro signore,  poiché  mi  anteponete  i  pre- 
ti e  i  frati;  vi  rinunzio  il  regno,  datelo  a 
chi  volete;  ma  dovete  almeno  farmi  giù 


S  V  E 

slizia,  mi  siete  debitori  cV  un  compenso 
per  qiinnto  del  mio  profusi  per  lo  stato; 
e  fra  le  lagrime  e  i  sospiri  andò  a  chiu- 
dersi in  un  castello,  lasciando  lutti  sbi- 
gottiti. Surse  a  rincorar  gli  abbattuti  a- 
nimi  della  moltitudine,  Thure  Johnson 
nd  essa  carissimo,  inlimo  di  Brask  e  stret- 
to parente  del  re.  Disvelò  le  mire  di  ro- 
vesciar l'antica  chiesa, e  poi  peicorse  le  vie 
inviiando  i  cittadini  a  una  generale  sol- 
levazione contro  il  re  e  gli  odiati  lutera- 
ni che  minacciavano  d'invadere  la  Sve- 
zia. Ver  questo  inaspettato  avvenimento, 
gli  stati  di  nuovo  si  radunarono, ove  An- 
derson e  Magno  vSamnar  o  Sommar  ve- 
scovo di  Slregnes  ricomposero  le  cose, 
questi  rappresentando  i  pericoli  se  il  re 
avesse  lasciato  il  timone  dello  stato. Bryii- 
lesson,  personaggio  ragguardevole  e  zela- 
tore della  religione  e  della  patria,assunse 
l'incarico  di  pacificar  l'animo  di  Thure, 
il  quale  si  rese  alle  sue  ragioni,  protestan- 
do che  se  il  re  non  cessasse  dal  proponi- 
mento di  slalìilire  il  luteranismo,  nulla 
lascierebbe  intentato  per  rovesciarlo  dal 
trono. Lieti  di  questo  vantaggio  i  regi  par- 
tigiani, passarono  agli  affari  religiosi,  nei 
quali  erano  certi  d'aver  eftìcaci  declama- 
tori contro  il  clero,  e  da  ciò  dipendere  la 
vittoria  del  re.  Gali  ed  Olof  presero  alla 
loro  volta  la  parola  :  disputarono  acre- 
tnenle,e  il  2.°  colle  solile  sue  armi  di  tur- 
pitudini e  buifonerie.per  spargere  il  ri- 
dicolo sulle  dottrine  e  riti  della  Chiesa: 
di  esecrazione  sulle  pretese  ricchezze  e  po- 
tenza de' vescovi  e  del  clero,  parlando  in 
lingua  svedese  con  meravigliosa  compia- 
cenza della  moltitudine.  Gali  reclamò 
contro  quest'ultima  licenza,  si  tenne  co- 
stante a  pai  lar  Ialino,  secondo  l'  antico 
liso,  ma  l'adunanza  applaudi  Olof  e  vol- 
le che  tutti  parlassero  nell'idioma  del  pae- 
se. 11  3.°  gioino  della  dieta  cotìiinciò  con 
ouspicii  migliori  pel  re;  i  nemici  del  cle- 
ro eransi  aumentati,gli  amici  spaventati 
andavano  considerevolmente  diminuen- 
do, gran  parte  de'nobili  si  die  al  parti- 
lo regio,  i  borghesi  e  contadini  minaccia- 


SVE  .9^ 

vano  di  non  abbandonar  la  dieta, se  pri- 
ma non  vedessero  il  re.  Olofe  Anderson 
andarono  a  invitarlo  a  nome  del  popolo 
di  1  ipiender  le  redini  del  governo.  Gu- 
stavo I  affettò  ripugnanza,  e  la  dieta  ne 
fu  addolorala,  e  solo  cede  a  una  1.'  am- 
basceria, venendo  accolto  con  plauso  uni- 
versale, trovandosi  così  il  re  nel  colmo 
di  sua  potenza.  Il  consesso  soddisfece  sen- 
za limiti  alle  sue  richieste,  che  ovunque 
si  sbandirebbero  i  perturbatori  della  pub- 
blica quiete;  egualmente  la  dieta  si  mo- 
strò condiscendente  per  gli  affari  eccle- 
siastici che  piìi  premevano  al  re,  perchè 
sperava  di  dividere  con  lui  la  ricca  pre- 
da, perciò  gli  concesse  di  rapire  e  mano- 
mettere i  beni  ecclesiastici  d'ogni  prove- 
nienza, di  togliere  a' vescovi  la  giurisdi- 
zione temporale  e  circoscrivere  il  nume- 
ro de'loro  servi.  Quindi  la  dieta  ordinò, 
che  in  tutte  le  scuole  si  leggerebbe  la  sola 
Bibbia  volgarizzata  da  Olof;  che  i  vesco- 
vi ordineranno  solo  uomini  istruiti,  né  li 
destineranno  a  uffìzi  e  prebende  senza  il 
consenso  del  re  ;  che  si  abolirebbero  le 
soverchie  parrocchie,e  due  si  riunirebbe- 
ro in  una;  che  niun  laico  sarebbe  più  sog- 
getto alla  scomunica  per  aver  percosso 
un  chierico,  ma  sarebbe  giudicalo  colle 
leggi  del  paese;che  i  vescovi  non  pretendes- 
sero più  gli  spogli  o  eredi  là  de'preti  mor- 
ti ab  inlesialo,  ma  la  rilanciassero  a'pa- 
renti;che  se  uno  sposo  prima  del  matri- 
monio avesse  abusato  di  sua  promessa, 
dovesse  condannarsi  dalle  leggi  canoni- 
che se  ricusasse  di  sposare;  che  tutti  gli 
ecclesiastici  secolari  e  regolari  sarcbbe- 
10  tradotti  al  tribunale  ecclesiastico  in  af- 
fari spirituali,  nel  resto  dipendessero  dal 
foro  laico;  che  i  frati  mendicanti  tacesse- 
ro una  sola  questua  annua  e  per6  setti- 
mane; finalmente  che  in  tutta  la  Svezia 
si  predicherà  il  semplice  e  puro  evange- 
lo.  Il  re  incominciò  nella  dieta  a  por  ma- 
no su'beni  ecclesiastici,  ottenendo  da've- 
scovi  di  Stregnes  e  Scara  la  cessione  dei 
loro  castelli;  ricusando  Brask  il  suo  feu- 
do, lo  fece  occupare:  nel  dì  segueule  or- 


U)G  SVE 

«lino  «'vescovi,  prelati,  capitoli,  chiese  e 
monasteri  di  rinunziare  a  beneficio  della 
corona  le  loro  terre,  feudi,  possessioni, 
lascife,  ed  a  tutte  le  rendite  provenienti 
da  prebende,  benefizi  e  legali  pii,  coin- 
pensando  gli  spogliati  con  pensioni,  e  fa- 
cendo sottoscrivere  a'vescovi  il  decreto. 
Intal  modolaChiesa  fu  spogliata  de'beni, 
depressa  l'aulorità  de'  vescovi,  abbattu- 
ta la  cattolica  fede,  secondo  le  predizioni 
di  Brask.La  dieta  di  Vesteras  die  al  naon- 
do  l'esempio  del  piìi  assoluto  dispotismo. 
Le  scarse  rendite  assegnale  a'  monaci  e 
frati,  produssero  l'effetto  che  si  voleva, 
prima  diminuirono  e  poi  sparirono  del 
tutto.  Ma  sul  dividere  della  preda  nac- 
que irreconciliabile  discordia,  indi  san- 
guinosa guerra  Ir  a'nobili  e  il  re:  il  popolo 
prima  spettatore,  indi  prese  in  ira  l'uno 
e  gli  altri.  La  massima  parte  de'beni  ec- 
clesiastici se  li  prese  il  re,  e  fu  la  sorgen- 
te delle  immense  ricchezze  che  lasciò  ai 
suoi  discendenti;  la  minor  porzione  l'at- 
tribuì alla  corona.  Il  numero  più  proba- 
bile di  tulle  le  possessioni  lolle  da  Gu- 
stavo I  alla  Chiesa  Cu  di  circa  3 0,000, 
comprese  le  applicale  alla  corona.  Seguì 
lo  spoglio  delle  suppellettili  e  vasi  sagri 
di  valore.  I  modi  usali  nell'esecuzione  del- 
le prescrizioni  furono  i  piìi  ingiusti,  e  nel 
riparto  de'beni  a'nobili  slessi  si  usò  in- 
giustizia e  prepotenza,  che  procurò  indi 
mitigare  Erico  XIV  ;  quindi  lamenti  e 
malcontento  generale.  Conlemporanea- 
menle  il  re  continuò  ad  abbattere  più  a- 
perlamenle  la  religione  cattolica: a'  1 5  a- 
gosto  fece  atterrare  tultelechiese  de'sob- 
borghi  della  sua  diletta  capitale  e  metro- 
poli della  riforma  Stockholm, insieme  al- 
la maestosa  e  di  puro  gotico  stile  unita 
al  convento  di  s.  Chiara,  e  le  povere  re- 
ligiose francescane  si  rifugiarono  in  una 
■vicina  isola.  Gustavo  I chiamava  le  chie- 
se cattoliche,  covigli  de'nemici  del  trono 
e  dello  statoli  montanari  sdegnali  da  tan- 
ta enormità,  ripresero  le  armi,  e  il  cre- 
duto Sturio  o  Nilo  ricomparve  colle  nu- 
merose bande:  si  combattè  ferocemente 


SVE 

d'ambo  le  parti,  indi  col  perdono  e  alcu- 
ne convenzioni  terminò  rinsurrezione,la- 
sciandosi  evadere  Nilo  in  Danimarca, ma 
il  re  fece  decapitare  il  suo  amico  Siegfiid- 
son  degno  ecclesiastico.  S'impadronì  del 
convento  de'  domenicani  di  Stockholm, 
che  i  frali  dovettero  abbandonare,  poi 
dalle  fondamenta  demolì  il  vago  edifizio, 
prezioso  monumento  di  cristiana  archi- 
tettura, e  il  suolo  fu  destinato  a  giardi- 
no regio. 

Avendo  Gustavo  I  protestato  che  non 
si  sarebbe  coronato  se  prima  non  atter- 
rava l'autorità  episcopale,  ora  cheavea 
conseguito  l'intento,  a' 12  gennaio  i^JiS 
fu  solenuemenle  coronato  ad  Upsal  dal 
sunnominato  Pietro  Magno  o  Magmis- 
son  vescovo  di  Vesteras,  slato  già  in  Ro- 
ma e  fors'anche  colà  consngralo,  secon- 
do ild.'Theiner  (ma  noi  fu  alFatlo,  come 
poi  proverò  con  mg.""  Warimonl),ed  un 
concionatore  fece  una  fierissima  diatri- 
ba contro  la  chiesa  cattolica.  Tra  le  feste 
e  i  convili,  comparvero  all'  improvviso 
griiidumabili  n:onlanari  e  instancabili  di- 
fensori dell'oppiessa  religione,  condotti 
da  iVilo  reduce  dalla  Danimarca. Minac- 
ciando loro  una  guerra  d'  esterminio  si 
venne  a  palti,e  poi  contro  le  promesse  il  re 
fece  uccidere  i  creduli  più  rei,  indi  corse 
a  domare  altri  luoghi  sollevali  e  ne  tras- 
se grosse  multe:  dipoi  rifugiatosi  Nilo  in 
Iloslock,  il  magistrato  per  compiacere  il 
re  gli  fece  mozzare  il  capo.  Indi  cacciò  i 
religiosi  da  Lodose  e  da  Vesteras,  e  quelli 
chesi  ammogliarono  ottennero  le  miglio- 
ri parrocchie  ne'castelli.Olof andava  pub- 
blicando le  più  sozze  e  impure  opere  con- 
tro la  Chiesa,  i  vescovi,  i  preti,  i  frali,  e- 
sortando  questi  a  prender  moglie;  in  par- 
te lo  imitò  Anderson.  I  riformatori  ecci- 
tati dal  re  eresseio  un  inesorabile  tribu- 
nale d'inquisizione  contro  chiunque  av- 
versasse le  loro  dottrine,  per  cui  la  Sve- 
zia a  manoa  mano  reslòpriva  de'più  no- 
bili suoi  difensori  della  religione,fra'quali 
il  Brask  per  uvilare  il  patibolo  evase  a 
Dauzica,ove  s'iucoulrò  col  nunzio  Magno 


S  V  E 

di  ritorno  da  Polonia, ed  iniieme  pian- 
sero le  sventure  di  loro  patria.  Coraggio- 
samente per  lettere  avvi>aioiio  il  re,  i  ma- 
gnati, i  più  ragguardevoli  del  clero  e  del 
popolo  dell'  abisso  nel  quale  erano  per 
precipitare,  e  dell'insidie  teseda'novato- 
ri  per  trarli  ne'Ioro  lacci,  ma  inutilmen- 
te. Magno  inoltre  scrisse  al  re  che  Sigi- 
smondo i  era  pronto  dargli  la  figlia  in  i- 
sposa  con  200,000  ducati  di  dote,  ma  la 
virtuosissima  EdAvige  voleva  conservar 
pura  la  religione  in  cui  era  nata;  e  che 
coll'alleanza  della  Polonia  avrebbe  potii- 
toabbatterenelsuoincremento  la  minac- 
ciosa potenza  della  Prussia.  Però  i  rifor- 
matori temendo  per  questo  matrimonio 
ostacoli  alle  loro  macchinazioni,  mancan- 
do alla  sua  richiesta  si  persuase  a  sposa- 
re Caterina  figlia  del  principe  di  Sasso- 
nia Lauenbuigo,  povero  ma  ardentissi- 
mo  promotore  del  luteranismo.  Il  re  in- 
timò a  Magno  di  tosto  tornare  in  Stock- 
holm,  sotto  pena  di  perder  la  sua  grazia 
e  le  rendite  arcivescovili;  ma  egli  franca- 
mente rispose,  che  non  rivedrebbe  più  il 
paese  nativo, se  la  vera  religione  e  la  ve- 
ra chiesa  non  fosse  rimessa  in  onore.  Gu- 
stavo I  andò  sulle  furie,  e  scrisse  un'amo- 
revole lettera  ad  Olof  Miisrno  suo  fratel- 
lo  che  l'accompagnava,  e  già  destinato 
suo  rappresentante  in  Roma, d'abbando- 
nar Magno  e  di  venir  in  Isvezia,  promet- 
tendo di  farlo  cancelliere  del  regno;  ma 
egli  rispose  che  volev,\  seguir  la  soite  e  i 
patimenti  del  perseguitato  fratello,  onde 
sdegnato  il  re  fece  confiscare  i  beni  de'due 
fratelli,  e  miuacciò  pena  di  morte  a  chi 
avesse  con  loro  corrispondenza,  sfogan- 
do il  suo  risentimento  contro  tutti  "li  a- 

o 
mici  del  nunzio,  e  sul  capitolo  d'Upsal  a 

cui  rap'iquanto  di  prezioso  rimaneva  nel- 
la cattedrale.  Giovanni  Magno  fin  dali.° 
luglio 027  avea  scritto  a  Clemente  VII 
con  minuto  e  commovente  ragguaglio  lo 
stalo  infelice  della  sua  Svezia,  pregando- 
lo ad  accorrere  prontamente  al  soccorso 
di  lei,  narrandogli  la  sua  missione  in  Uo- 
ma,  donilo  d'Adriano  VI  eia  sialo  spedi- 


SVE  197 

lo  nunzio  in  Isvezia,  de!  cui  stato  subito 
gli  fece  deplorabile  relazione,  e  quanto  a- 
vea  fatto  pel  sostenimento  della  fede  cat- 
tolica; che  se  gli  avesse  comparlila  la  con- 
sagrazione  d'arcivescovo  d'  Upsal,  a  cui 
era  stalo  nominato  dal  re, e  confermato 
i  poteri  di  nunzio  concessi  dal  predeces- 
sore, avrebbe  potuto  nominare  e  ordina- 
re i  vescovi,  con  meglio  prestarsi  a  van- 
taggio e  per  l'onore  della  s.  Seòe.  in  pa- 
ri tempo  provocò  la  pietà  de'piìi  potenti 
prelati  di  Germania  e  Polonia  per  la  tra- 
vagliata chiesa  svedese,  e  di  diversi  sovra- 
ni, fra'ffuali  Sigismondo  1;  e  lutti  ne  scris- 
sero premurose  lettere  al  Papa  per  arre- 
stare i  progressi  dell'eresia,  altameoteco- 
mendando  il  Ma^no,  massime  Sigismon- 
do I  che  invocò  su  di  lui  la  coosagrazio- 
ne  e  le  richieste  facoltà.  Ma  le  fiere  per- 
secuzioni in  cui  allora  trova  vasi  espostala 
s.  Sede,  e  le  politiche  agitazioni  e  inva- 
sioni dello  stato  pontificio,  impedirono  a 
Clemente  VII  di  rivolgere  le  sue  cure  al 
settentrione,  temendo  pure  d'  inasprire 
Gustavo  I,  dove  si  prendessero  forti  ri- 
soluzioni. Gustavo  i  avea  scosso  dallefon- 
damenta  la  chiesa  di  Svezia,  non  gli  re- 
stava che  al  tutto  d'abbatterla  ne'dogmi. 
ne'i  iti  e  nella  disciplina,  e  ciò  fece  nel  con- 
cilio nazionale  d'  Oerebro  capitale  della 
Nericia  del  i. "febbraio  1029,  con  l'inter- 
vento de' vescovi  di  Scara,  Slregnes  e  Ve- 
stera«,per  concessione  del  re,edegli  uomi- 
ni pili  dediti  alle  nuove  dottrine  d'ogni 
vescovato,  il  re  alFidandone  la  presiden- 
za e  direzione  al  cancelliere  Anderson. 
I  riformatori  astuti  seppero  innestare  i 
principii  fondamentali  del  luteranismo, ai 
brani  della  religione  antica,  e  per  tal  for- 
ma contentarono  il  re  e  riuscirono, se  non 
a  dileguare, ahneno  a  mitigare  l'appren- 
sione del  popolo  sul  tantoabborrilo  cam- 
biamento della  fede  patria.  Fu  raccoman- 
dai» la  lettura  della  Hibbia,  specialmen- 
te del  Nuovo  Testamento ,  anzi  da  essa 
solasi  iledusse  il  nuovo  ordinatnenlo  del- 
la chiesa.  La  predicazione  e  il  catechismo 
sarebbero  il  1  ."scopo  delle  ce»  emonie  >a- 


gre:  si  iijicgheiebbero  principalmente  il 
Pater  nosler,  il  Simbolo  e  la  Salulazio» 
ne  angelica.  Il  nuuieru  delle  feste  fu  as- 
sai listietto,  e  per  allora  lasciale  quelle 
tlella  Concezione  di  Maria,  Natale,  Epi- 
fania, Pasqua,  Pentecoste,! giorni  festivi 
degli  A  postoli  e  de'protetloii  locali.  Si  de- 
clamò mollo  conti oieceienjonie,i  sagra- 
mcnlali  ei  santi  usi  della  Chiesa,  i  quali 
meglioera  l'abolirli  einlantos'illuminas' 
se  il  popolo  sulle  superstizioni  che  conte- 
nevano. A'sagtairjentali  e  a'riti  si  die  al- 
tro significato.  Si  tollerarono  le  ss.  Imma- 
gini,e  invece  de'lumi  innanzi  ad  esse  s'in- 
culcò la  limosina.  Vennero  disapprovati 
i  pellegrinaggi  e  processioni  del  venerdì 
sauto.  In  una  parola,  in  questa  specie  di 
concilio  o  conciliabolo  Gustavo  I  fece  del 
tutto  abolire  la  religione  cattolica  e  adot- 
tare la  Confessione  A  ugusCana  (  F.).  Que- 
ste determinazioni  le  approvarono  gli  ec- 
clesiastici astanti,  ed  il  re  diede  loro  forza 
di  leggi*,edecrelòcbeinogni  catledraleuu 
teologo  della  nuova  dottrina  dovesse  spie- 
gore  al  popolo  la  s.  Scrittura.  Co'decreti 
del  conciliOjOlofstaiupò  il  Manuale  Sve- 
ticum,e  V Orcio  Missae  S%>eticae,  libri  li- 
turgici e  fondamento  delle  nuove  dottri- 
ne. Tutti  i  riti  si  doveanocelebrarein  lin- 
gua vernacola  o  dialetto  svedese.  Iliedun- 
«(ue  ormai  ottenne  il  proprio  intento  nel- 
l'aver  abbattuta  l'antica  chiesa,  e  solo  ri- 
tenne alcune  insignificanti  costunianze 
per  non  offendere  il  popolo  con  un  tota- 
le cambiamento.  E  se  i  regi  udiziali  aves- 
sero adoperato  prudente  moderazione  e 
l'accorgimento  prescritto  loro,  compiuta 
era  l'opera;  avendo  con  fanatismo  atter- 
rato le  cattoliche  islituzionì,e  da'liabau- 
ti  messo  a  ruba,  ferro  e  fuoco  quanto  a- 
vanzò  alle  devastazioni  de'  riformatori , 
oppresso  il  clero,  maltrattati  gli  aderen- 
ti nobili  e  cittadini,  l'esecrazione  per  la 
nuova  dottrina  e  l'inasprimento  del  po- 
polo giunse  al  colmo,  e  segui  la  guerra 
di  religione  e  poi  la  civile  per  tutto  il  re- 
gno con  lotta  santa.  Non  potè  mai  il  re 
deporre  la  spada ^  che  troppo  sovente  inac- 


S  Y  E 

chiò  del  sangue  de'suoi  popoli,  insensibi- 
le alle  loro  lagrime  e  clamori,  a'poi)olari 
tumulti  e  rivolgimenti  che  senza  posa  tra- 
vagliarono il  regno.  Non  coiisenlendomi 
la  brevilà  neppur  accennarli,  per  ciò  che 
spetta  alla  loro  origine  e  circostanze  che 
gliaccompagnaron<;,si  [)uò  leggerne  la  d<)- 
lorosa  iliade  nel  d.rTlieiner,  le  atroci  per- 
secuzioni, le  confische  e  altre  gravezze,  i 
niassacri  e  le  vendette,  la  guerra  impla- 
cabile contro  la  Chiesa, l'emigrazioni  e  so- 
lenni proteste  de'vesco  vi  e  altri  personag- 
gi fedeli  al  cattolicismo,  la  generale  deso- 
lazione del  regno,  la  nuova  re(|uisizione 
delle  campane  con  rammarico  e  opposizio- 
ni de'popoli,  le  incessanti  esazioni  sui  mo- 
nasteri e  vescovati,  la  ripugnanza  de'buo- 
ni  svedesi  di  fidare  i  propri  figli  agl'isti- 
tutori luterani.  Gustavo  I  tra  le  turbolen- 
ze e  i  generali  lamenti,  celebrò  solenue- 
mente  le  sue  nozze  alla  presenza  de'nuo- 
vi  vescovi  da  lui  notninati:essi  furono  l'ar- 
civescovo d'Upsal  Lorenzo  Petersun,  pei 
meriti  del  fratello  Olof  fanatico  e  famoso 
luterano;  il  vescovo  d'Abo,  in  luogo  del 
cacciato  e  virtuoso  Erico,  Martino  Skytte 
detto  l'apostolo  luterano  della  Fiidamiia; 
il  vescovo  di  Liucopiiig  già  preposto  Gio- 
vanni MagnussoUjin  luogo  di  Brask;il  ve- 
scovo di  Scara  Sveuone  uìaestro  di  scuo- 
la; il  vescovo  di  Wexsiogià  canonico  Gio- 
na: il  primate  fu  consagrato  in  un  mona- 
stero vicinoaStockliolui.ed  i  vescovi  per 
un  diploma  regio.  Le  spunsalizie  ebbero 
luogoa'23settembrei533;il  primate  giu- 
sta l'antico  uso  impose  la  corona  alla  re- 
gina e  la  consagrò,  ma  con  olio  non  bene- 
detto, come  Bugenhagen  avea  fatto  in  Da- 
nimarca con  Crislierno  III  ,  aifermaiido 
che  qualutique  unto  di  cucina  era  santo 
e  idoneo  a  consagrare  i  re!  Gustavo  I  a- 
vendo  sollevato  aliai. "sede  di  Svezia  l'o- 
scuro Lorenzo,  volle  supplire  alla  nobil- 
tà che  gli  mancava,  con  destinargli  cospi- 
cue rendite,  una  guardia  di  5o  soldati  e 
una  sua  parente  per  moglie,  le  cui  due 
figlie  poi  si  maritarono  a  due  ministri  del 
nuovo  cvangelo,  uu  de'quali  fu  nominato 


S  V  E 

a  successore  nellii  sede  pi'imnziale. Loren- 
zo per  incontrale  il  genio  regio,  tolse  o- 
gtii  influenza  a'suoi  canonici  e  soslituì  lo- 
ro! partigiani  ilei  kiteranismo,  e  Ira'soste- 
pilori  suoi  Dollnvido  fu  creato  vescovo  di 
Stregncs,e  Agricola  d'Abo.  L'ordinazio- 
-  ne  di  Lorenzo  alla  dignità  arcivescovile 
stubiPi  interaoienle   il  luteranismo  nella 
Svezia  e  die  alla  religione  cattolica  l'ul- 
timo tracollo.  Il  nunzio  Magno,  a  non  la- 
sciar più  ;i  limgo  inconsapevole  il   Papa 
dell'infausto  avvenimento,  dal  luogo  del- 
l' esdio  si  trasferì  in  Bologna,  ove  allora 
trovavansi  Clemente  VII  e  Carlo  Y,  e  fu 
da  essi  accollo  con  gran  distinzioni.  Il  Pa- 
pa amorevolmente  loconsolò  delle  patite 
persecuzioni,econdoltoloseco  aRoma, do- 
po diversi  concistori  tenuti  per  trattar  gli 
alfari  di  Svezia,  a'6  giugnoi533  lo  pre- 
conizzò arcivescovo  d'  Upsal   e   primate 
della  chiesa  svedese,  indi  a'28  luglio oon- 
sagrato  dal  cardinal  Alessandro  Cesari- 
ni  in  s.  Angelo  in  Borgo.  Onorato  del  pal- 
lio e  avuta  la  conferma  di  tutti  i  poteri 
jicevuli  da  Ailriano  VI,  fu  da  Clemente 
VII  rinvialo  per  suo  legalo  apostolico  in 
Isvezia:  dopo  un  travaglioso  viaggio,  per- 
venne in   Danzica  alla  metà  di   giugno 
1  534.  Quivi  risaputa  dal  vescovo  Crask 
la  sua  ordinazione,  fin  da'ig  settembre 
I  533avea  spedita  in  Isvezia  fervorosa  pa- 
storale, esorlando  tutti  i  fedeli  per  quan- 
to slasse  loro  a  cuore  l'eterna  salute,  a 
inautenersi  coslanli  nell'antica  fede,  ed  a 
rigettar  con  isdegno  l'empie  dottrine  di 
Lutero,  e  che  combalterebbe  con   loro 
sino  all'ultimo  respiro.  In  egual  senten- 
za scrisse  al  re,  jìivgandolo  a  ritirarsi  dai 
suoi  atlenlati   contro  la  religione  ,  dalle 
crudeltà  contro  i  fedeli,  d.dle  rnpine  del- 
le chiese:  ricordasse  i  castighi  che  in  que- 
sta vita  piombarono  su  IJaldassar,  Nabuc- 
co, Giuliano, Enrico  IV  e  Federico  II,  e 
certamente  aspettarlo  il  divino  terribile 
giudizio.  11  nunzio  stesso  dopo  il  suo  ritor- 
no in  Danzica  non  cessava  d'iiininonire 
Gustavo  I  per  lettere  e  messaggi  del  pe- 
ricolo calrcnio  che  poneva  l'anima  sua,  se 


S  V  E 


'99 


SI  fosse  oslinalo  ad  oppiioieie  l'antica  re- 
ligione: gli  dichiarò  di  voler  onninamen- 
te ripristinare  la  fede  cattolica  in  Isve/ia, 
ma  con  dolcezza  e  riguardi.  Similmente 
cotjforlò  i  cattolici  a  non  abbandonar  l'an- 
tica credenza  per  qualunque  patimento, 
e  prepaiarsi  a  soffrire  coraggiosamente 
ulteriori  persecuzioni.  Danzica  era  l'asilo 
polacco  e  il  convegno  di  tulli  i  santi  con- 
fessori scandinavi  fuggili  dall'ira  del  re, 
Magnoe  Braskerano  i  consolatori  e  i  pa- 
dri di  que'solferenli.  Egual  cura  si  prese 
il  nunzio  per  le  minacciale  e  vicine  chie- 
se di  Danimaica  e  Norvegia,  nelle  quali 
Guslavolsospirava  il  consolidamento  del- 
la rif  irma,  per  meglio  assicurar  quella  di 
Svezia.  Il  Magno  avvertiva  pretnurosa- 
mente  que'vescovi  e  prelati  di  star  vigi- 
lanti, massime  i  danesi,  perchè  Cristier- 
no  III  alleato  di  Gustavo  1  avea  da  que- 
sti appreso  nel  principio  del  1 53 5, che  non 
sarebbe  sicuro  sul  trono,  se  nel  re^no  do- 
minasse  il  cattolicismo.  Ben  alzarono  la 
voce  a  disinganno  di  Cristierno  IH,  l'ar- 
civescovo di  Lunden  e  il  pio  vescovo  di 
Pioschild  Gioacchino  Rennon,  ina  non  fu- 
rono intesi,e  l'episcopato  cattolico  fu  ab- 
battuto,la  libertà  ecclesiastica  interamen- 
te oppressa,  come  già  narrai.  INIngno  di 
lutto  rese  conto  alla  s.  Sede,  e  scrisse  al 
re  Sigismondo  I  che  a  lui  e  suoi  concit- 
tadini dava  generoso  ospizio;  a  Carlo  V, 
alla  sorella  di  lui  Maria  governatrice  dei 
Paesi  Bassi,  a  Federico  palatino  del  Re- 
no e  duca  di  Baviera  parente  di  Cristier- 
no III,  perchè  questi  persuadessero  a  ces- 
sare dalle  crudeli  persecuzioni  contro  la 
chiesa  cattolica.  Ma  tardi  giunsero  le  me- 
diazioni,ela  religionecaddeancora  inNor- 
vegia, colpa  pili  dell'inique  arti  di  Gu- 
stavo Ijche  de'riformatori  i  quali,  tranne 
l'impinguarsi  insieme  co'principi  de'beni 
ili  chiesa  e  lasciar  libero  il  freno  a  o^rni 

o 

genere  di  lussuria,  di  poco  altro  si  cura- 
vano. Più  si  mostrava  Gustavo  I  ingrato 
e  avverso  al  nunzio  e  arcivescovo  callo- 
lieo  d'Upsal,  più  questi  ardeva  di  sovve- 
nire la  patria  in  ugni  occasione,  e  lo  prò- 


200  S  V  E 

vò  ancora  quando  una  tempesta  sulla  fi- 
ne del  I  /ìS/j  spinse  parte  della  flotta  sve- 
dese contro  Lubecca,  nel  porto  di  Dan- 
zica  alleata  de'Iubecchesi,  poiché  il  nun- 
zio col  fratello  tanto  fecero  che  liberaro- 
no i  prigionieri.  L' inaudite  crudeltà  di 
Gustavo  1  indussero!  montanari  a  ripren- 
derle armi  e  combattere,  finché  nel  i  537 
alleatisi  co'vicini  scossero  alTallo  il  giogo, 
ed  or  vincitori  or  vinti,  videro  i  loro  ca- 
pi massacrare  esoggiacqueroad  una  guer- 
ra di  eslerminio.  Fra  tante  sventure  nuo- 
ve perdite  afllisse  la  chiesa  cattolica,  per 
la  morte  in  esilio  dell'intrepido  difensore 
della  religione  Pietro  Magno  o  Wagnus- 
son  vescovo  di  Vesleras  (come  lo  quali- 
fica il'd.iTheiner,  ma  conviene  attende- 
ic  quanto  di  Pietro  dovrò  dire  con  mg.r 
Warimont),  e  IVlagnoSainnar  vescovo  di 
Slregnes,dopochèin  dura  prigionia  espiò 
qualche  colpevole  condiscendenza  verso 
il  re:  ali. "di  essi  successe  l'apostata  En- 
rico furibondo  contro  la  chiesa  cattolica 
e  ignobile  strumento  di  Gustavo  I.  IVel 
i^Sy  il  ntmzio  IMagnosi  recò  al  concilio 
generale  di  IManlova,  convocalo  da  Papa 
Paolo  III  e  per  suo  invito,  afCinedi  por- 
re un  argine  a'mali  che  provenivano  ilid 
i)un)ero  stei  minato  d'eretici  che  alìlig- 
gevano  la  Chiesa.  Inoltre  nel  1 538  fini  tli 
■vivere  il  venerando  Brask,  ospitato  pie- 
tosamente da'monaci  di  Lundcn  o  di  Lan- 
da nella  voivodia  di  Posen,ed  il  clero  po- 
lacco gaieggiò  neir  onorare  il  generoso 
atleta  di  Gesù  Cristo,  e  ne  depose  la  sal- 
ina indecorososepolcro. lire  intesa  la  sua 
morie  non  più  contenne  il  suo  fiu'ore  con- 
tro! nionasleri  di  Vaslena  da  Lrask  sem- 
pre difesi:  la  maggior  parte  delle  mona- 
i:he fece  deportare  nel  monastero  di  JMuu- 
thaliv  in  Norvegia, e  il  più  de'monaci  cac- 
ciò Ira  i  geli  dell'estrema  Lapponia,  sot- 
to pretesto  che  vi  dovessero  preilicar  la 
fede,  ed  il  restosi  salvò  col  tributo  di  3oo 
marihc  e  de'supersliti  eliciti  preziosi,  1- 
liesorabihuentefu  soppresso  e  rovinalo  il 
ITicnaslcro  di  s.  Brigida  di  Seyon  in  In- 
(jlùllcvii'jchc eretto  da'rc  di  Svezia  si  abi- 


S  V  E 

lava  dagli  svedesi.  Per  conlenerei  popoli 
sotto  il  giogo  della  riforma,  nel  i  54o  il 
re  istituì  t)ella  ditta  di  Lodose,e  per  tut- 
te le  Provincie,  un  tribunale  dispotico  e 
tremendo  die  sommariamente  e  senza  ap- 
pello giudicasse  su  tulli  gli  affari  di  reli- 
gione, siccome  avea  per  iscopo  il  tolale 
esterminio  del  cattolicismo:  in  tal  modo 
Gustavo  1  divenne  l'arbitro  e  l'assoluto 
dominatore  della  Chiesa,  e  lo  stesso  clero 
luterano  più  che  altrove,  [)endevadal  suo 
dispotisnìo  e  capricci,  e  perciò  detestava 
il  re.  Quando  egli  chiese  a  Bolhwido  ve- 
scovo luterano  di  Slregnes  il  bell'episco- 
pio, e  questi  glielo  negò,  domandò  il  re: 
In  (piai  capitolo  dell'evangelo  erano  as- 
segnate a'vescovi  sì  splendide  abitazioniV 
Rispose  il  vescovo:  Nel  capitolo  in  cui  si 
concede  a're  l'usurpazione  delle  decime 
e  de'beni  ecclesia>tici!  Quando  non  ebbe 
più  bisogno  de'soslenilori  principali  del- 
la nuova  chiesa,  dièa  divedere  quanto  po- 
co conto  ne  facesse,  e  gli  stessi  Anderson 
e  Olof  incorsero  nella  sua  disgrazia,  so- 
stituendo loro  il  fiunoso  satellite  Giorgio 
Normann,  già  scolare  diletto  di  Lutero  e 
promoloreilel  suddetto  terribile  tribuna- 
le, grande  iiupiisitore  luterano  della  Sve- 
zia. Condannati  ambedue  a  morte  qunli 
rei  di  lesa  maestà,  ricomprarono  la  vita 
ciascuno  con  5oo  pezzi  d'oro.  Così  la  giu- 
stizia di  Dio  raggiungeva  tulli  gliaposta- 
ti  e  traditori,  e  riuscì  di  gran  lezione  ai 
cattolici  e  luterani, che  vi  riconobbeioina- 
nifesta  la  vendetta  divina.  Commossi  al- 
tamente gli  animi  de' vacillanti  e  de'ca- 
diili,  Giovanni  IMagnusson  fallo  vescovo 
di  Lincoping  in  lucigo  di  Brask  quando 
espatriò,  nel  i  543  abiurò  la  nuova  dot- 
trina,e  lasciala  la  sede  rienlrò  nel  seno  del- 
la Chiesa  e  santamente  finì;  gli  successe 
l'apostata  religioso  Klaus  Huit  inlimo  di 
Lutero,  ecome  luiamuioglialoa  una  mo- 
naca. Fortunatamente  la  Svezia  non  eb- 
be a  lamentare  multi  di  questi  scandalosi 
esempi;  tulli  gli  allri  claustrali  preferiro- 
no l'esilio  e  la  uìorle  al  vilipendio  della 
gallolica  fede  e  della  propria  professioue. 


S  VE 

Fin  da*  IO  settembre  i  53(3  il  re  era  sta- 
to invitalo  da  Paolo  111  nel  inviare  i  suoi 
prelati  e  oratori  al  concilio  generale  di 
I\Iantova.  Ma  egli  non  solo  non  vi  man- 
dò alcuno,  ma  procurò  che  l'imitasse  il 
re  di  Danimarca.  Anzi  accolse  cou  onore 
e  benevolenza  i  messaggi  de'principi  pro- 
testanti, e  a  loro  istigazione  entrò  nella 
famosa  lega  di  Smalkald,  obbligandosi  a 
difendere  e  promuoverei!  protestantismo 
con  giuramenti:  e  consiglialo  da  iMauri- 
zio  di  Sassonia  ad  accomodarsi  aWInle- 
teriin  [F.)  di  Carlo  V,  lo  ricusò  come  l'o- 
pera più  esecrabile  del  pa[)ismo.  Perciò 
iiiun  minislrodella  chiesa  Scandinava,  ad 
eccezione  di  Giovanni  INIagno,  si  presen- 
tò al  concilio  generale  trasferito  poi  in 
Trento,  poiché  gli  altri  vescovi  erano  o 
traviati,  o  impediti, o  languivano  in  cate- 
ne. Il  Magno  ne'due  anni  precedenti  al- 
l'apcrtiu'a  del  concilio,  fu  tlecoiosamen- 
te  ospitato  in  Venezia  dal  patriarca  Qui- 
lini, suo  magnanimo  amico  e  protettore 
delle  lettere,  ed  ebbe  agio  di  comporre  la 
sua  bella  storia  della  Svezia:  l'intitolò  ai 
figli  di  Gustavo  I,  Erico,  Giovanni  eCar- 
lo che  poi  gli  successero  sul  trono,  per- 
suaso che  contemplando  essi  la  pielù  di 
tanti  incliti  personaggi  svedesi,  non  po- 
trebbero non  inorridirsi  della  deformità 
in  cui  era  caduta  la  Svezia.  Dopo  finita 
l'opeia,  invitato  da  Paolo  III  in  Uoma,  a 
Iraltenervisi  finché  incominciasse  il  con- 
cilio, alhanto  da'continui patimenti,  dal- 
le lunghe  peregrinazioni,  vi  morì  di  5? 
anni  a'aa  marzo i544>  nienlre  l'infelice 
Svezia  consumava  la  sua  prevaricazione. 
Roma  ammirò  in  Magno  le  più  eroiche 
"virtù,  amore  e  riverenza  illimitata  alla  s. 
Sede,  il  primate  illustre  di  tutta  la  Scan- 
dinavia. La  sua  morte  fu  compianta  da 
tutti  i  roDìani,  il  Papa  per  distinzione  lo 
fece  tumulare  nella  basilica  Vaticana  ac- 
canto a  s.  Leone  1  ,  onorando  la  pompa 
funebre  il  capitolo  co' cardinali  Betnbj, 
Moroni,  Polo,  Guidiccioui  e  Caralfa  poi 
Paolo  IV,  ed  il  fratello  Olao  Magno  gli 
pose  1q  bella  isuizionc  che  riporta  il  d."' 


SVE  20. 

Theiner.  Cadde  dopo  Magno  la  chies  i  di 
Scandinavia,  ma  il  sagro  fuoco  della  re- 
ligione si  trasfuse  collo  spirito  apostolico 
<lel  fratello  in  ()I;io,  che  gli  successe  nel- 
la carica  e  nell'fu-civescovalo  (mg.r  Wa- 
limont  diceche  fu  consagiato  arcivesco- 
vo d'Upsal  in partibus  ?i  \  6  ottobre  i  544; 
in  altro  luogo  scrive  che  Paolo  HI  die  il 
permesso  per  la  consagrazione  a'28  giu- 
gno i  547:  questa  svista,  o  menda  tipogra- 
fica ,  dell' eruditissimo  e  diligentissimo 
scrittore,  credo  che  debba  spiegarsi,  che 
a'28  giugno  i544  0  1^47  <^'^  ''  t^'T'''  '1 
mandato  per  l'ordinazione,  la  quale  ebbe 
luogo  a' 1 6  ottobre?,  trovando  più  proba- 
bile il  i  544>  ^"no  ^^l'^'la  niorte  del  fratel- 
lo, e  lo  stesso  anno  ripete  mg.r  Varimoiit 
in  un  3.°  luogo),  nel  zelo  e  nell'amore  di 
(juanto ancora  vi  restava  di  cattolico  nel- 
la sua  patria,  e  morì  inPioma  ricco  di  me- 
riti e  di  virtù  ili.°agosloi55(),  e  Paolo 
IV  Io  fece  deporre  presso  il  fratello  per 
onorevole  dimostrazione.  Olaoscrissesul- 
le  costumanze  e  sulle  guerre  de'  popoli 
del  settentrione:  alcuni  pretesero  che  in- 
tervenisse al  concilio  di  Trento, comeSoa- 
vecheper  censuia  lo  chiama  titolare  che 
non  vide  mai  la  sua  chiesa,  ma  lo  trovo 
confutato  dal  Pallavicino  weW Istoria  dd 
concilio  eli  Trerdo,'\ì  quale  lodandone  l'ec- 
cellenti lelteree  l'apostoliche  fatiche,  ben- 
sì afferma  che  non  si  mosse  da  Roma.Gu- 
stavoi  travagliava  incessantementeall'in- 
grandimento  della  propiia  famiglia,  e  a 
stabilir  sopra  solide  basi  la  nuova  dottri- 
na, indie  non  poco  gli  giovò  la  morte  e 
l'allontanamento  degli  ultimi  vescovi  cat- 
tolici. La  sua  mano  di  ferro  avea  compres- 
so ormai  il  pubblico  risentimento.  Gli  sta- 
ti generali  si  convocarono  a  Vestcrasai 
()  gennaio  i544j  ed  ivi  Gustavo  I  stabilì 
ereditaria  nella  sua  famiglia  la  corona  di 
Svezia.  Nel  suo  furbo  ragionamento  ma- 
gnificò i  suoi  servigi,  si  lamentò  delle  ri- 
bellioni, finse  di  rinunziar  la  corona, e  per 
giustificai-  i  suoi  cambiamenti  religiosi  , 
rappresentò  che  il  culto  di  Dio  consiste 
meglio  ucila  carità,  nella  soggezione,  ucl 


20-2  S  V  E 

cvetlere  alla  mediazione  di  Cristo  verso  il 
Pndie,  e  iieiramor  verso  il  prossimo,  che 
nelle  ceremonie,  ne'sagramentali  e  altri 
argomenti,  alti  più  a  fomentar  la  super- 
stizione che  la  soda  pietà.  Dichiarò  aver 
abolitole  umane  lessi  che  derosavano  a 
quelle  di  Cristo, e  ristabilita  la  vera  re- 
ligione; dipinse  i  vescovi  cattolici  come 
Altrettanti  Caldina, e  con  sifTatte  e  altre 
cabale  e  parole  ottenne  il  suo  scopo.  La 
corona  svedese  fu  dichiarata  ereditaria 
nella  stirpe  de'Vasa,  e  il  primogenito  E- 
rico  venne  nominato  principe  ereditario 
e  proclamalo  re;  si  assegnarono  provin- 
cie  per  appannaggio  degli  altri  f]gli,edoti 
convenevoli  alle  figlie.  Dopo  aver  Gusta- 
vo I  regolata  la  costituzione  del  regno, 
passò  all'ordinamento  delle  cose  leligio- 
se.  Proscrisse  per  sempre  le  sagre  ceremo- 
nie, fece  infrangere  le  ss.  Immagini,  e  gli 
ornamenti  preziosi  die  all'  erario;  e  per 
compiere  l'apostasia  di  tolti  i  cattolici,  de- 
cielòseveri  castighi  contro  chi  non  man- 
dava  i  figli  alle  scuole  luterane,  ed  a'nuo- 
vi  riti  non  assistessero  dal  principio  al 
fine.  Operò  il  Signore  non  pochi  strepi- 
tosi prodigi  in  ogni  parte  coutio  que- 
sto nuovo  iconoclasta,  per  render  palese 
la  santità  della  cattolica  chiesa,  e  la  rei- 
tà della  nuova  setta  elicsi  stabiliva,  ma 
lullo  fu  inutile.  Lo  sdegno  di  Dio  si  fece 
sentire  nella  Svezia,  con  orribile  tempe- 
sta che  porlo  l'estrema  desolazione  in  tut- 
te le  campagne,e Gustavo  I  stesso  ne  fu 
riscosso  e  spaventalo.  Invitò  tutti  i  po|)oli 
alla  preghiera  calla  peniten7.a,equal  ca- 
po della  nuova  chiesa  prescrisse  un  di- 
giuno di  8  giorni,  da  rinnovarsi  per4o- 
gni  anno. L'ordinanza  con  aperta  contrad- 
dizioneèun'eccellenteapologia  della  cat- 
tolica religione,  e  insieme  grave  accusa 
della  nuova  setta  e  de'suoi  vizi.  Per  gli 
eccessi  della  lussuria,  il  re  fu  costretto  pu- 
nirla negli  stessi  suoi  diletti  preti  della 
nuova  dottrina,  con  battiture  e  multe; 
l'immoralità  e  la  rilassatezza  divenne  ge- 
nerale. Successivamente  si  continuò  l'ul- 
teriore spoglio  delle  chiese,  e  la  dislru- 


S  V  E 
zione  de'monasleri;  (piello  di  R.ieserl)urg 
fu  dato  alle  fiamme,  così  furono  demoli- 
ti i  celebri  di  Wahrnhem  e  di  Gulhem, 
sepolcro  de'  re  e  delle  regine  di  Svezia, 
a'quali  si  rannodavano  le  più  antiche  me- 
morie storiche.  Neli54i  Gustavo  I  get- 
tò le  fondamenta  del  suo  nobile  castello 
di  Vastena,  co'  materiali  de' s;igri  edifi- 
zi;  però  risparmiò  il  gran  mooastero  di 
s.  Brigida,  per  la  sua  imponente  archi- 
tettura gotica  e  vaghissime  vetrate  dipin- 
te. Ivi  nel  santuario  della  miracolosa  im- 
magine della  B.  Vergine  accorrevano  i 
popoli  d'ogni  parte  in  sagri  pellegrinaggi, 
a  piangere  l'ultima  rovina  della  religio- 
ne, onde  il  re  per  troncarli  tentò  di  sov- 
vertire i  religiosi,  e  in  qualche  cosa  fin- 
sero accedere  alle  nuove  dottrine;  ma  il 
generoso  Turesson  che  vi  si  era  ritirato, 
intrepidamente  si  oppose  alla  perversio- 
ne a  cui  il  re  con  tanto  impegno  voleva 
indurlo.  Nella  Finlandia,  oltre  la  sede  di 
A  ho,  vi  eresse  quella  di  TViburgo,  su  cui 
collocò  Paolo  Justen,  col  quale  ottenne 
più  facilmente  d' introdurvi  il  luterani- 
smo. Non  essendo  Agricola  vescovo  d'A- 
bo  consngralo,  il  re  fece  ambedue  con- 
sagrare daBothwidodiSlregnes  nel  i5  54. 
Il  I .°  non  volendo  dismettere  l'uso  della 
mitra,  del  pastorale  e  dell'altre  insegue 
episcopalijCadde  dal  regio  fivore,e  Io  stes- 
so avvenne  a  Bothwido.  A  fronte  dell'op- 
posizione dell'episcopato,  di  6?,  anni  il  re 
in  terze  nozze  sposò  la  trilustre  Caldi- 
na Slenbock, nipote  di  sua  2. "moglie  Mar- 
gherita di  Laholm  che  gli  die  molli  figli, 
dalla  I  .'avendo  avuto  Erico,  e  ninno  dalla 
3.''  Noterò  chemg.r  Wariiiìont,di  cui  va- 
do ormai  a  parlare,  nella  sua  opera  chia- 
ma come  altri  Gustavo  I  cognato  di  Cri- 
slierno  Ili,  per  aver  sposato  la  sorella  Ca- 
terina, e  di  più  che  il  i.°  voleva  assassi- 
nare il  2.°  allorché  fu  a  Stockholm,  per 
impadronirsi  della  Daniinaica,  come  gli 
notificò  la  sorella,  che  morta  poco  dopo 
corse  grave  sospetto  su  Gustavo  1  per  pu- 
nirla della  manifestazione. Nell'atterrarsi 
la  maestosa  cattedrale  di  Stockholm  per 


S  V  E 

foiiiire  spazio  e  materiale  alla  nuova  cil- 
tailella,  successero  i  castighi  celesti,  on- 
de il  re  ne  ordinò  la  sospensione.  Gusta- 
vo 1  e  i  successori  impedirono  l'introdu- 
zione di  nuove  riforme  d'altri  erelici,per 
cui  pochi  sono  i  regni  come  la  Svezia,  e 
anche  la  Danimarca  per  Cristierno  111, 
nel  quale  il  luteranisnto  tiene  l'esclusiva 
dominazione.  Inoltre  Gustavo  I  vietò  le 
a[)pellazioni  alla  s.  Sede,  e  con  arrogarsi 
la  conferma  de'  vescovi,  si  sottrasse  del 
tutto  dall'ubbidienza  del  Pa|)a. Leggo  nel 
p.  Contiti,  Dizionario  dell'eresie^  all'ar- 
ticolo Lutero,  5  II  luleranisiiio  in  Sve- 
zia, che  Gustavo  1  avendo  cacciato  da 
questo  trono  il  cognato  di  Carlo  V, conob- 
be di  dover  temere  l'autorità  del  Papa 
influenzata  da  quell'injperatore,  e  il  cre- 
dito del  clero  inclinato  jiel  deposto  Cri- 
stierno II  ad  onta  di  sua  tirannisi;  qiiintli 
\olendo  mutar  il  governo  della  Svezia, 
sopprimere  la  grande  autorità  del  clero 
e  regnar  da  monarca  assoluto,  risolse  di 
annullare  la  potenza  del  Papa  e  il  potere 
de'chierici;  e  questa  essere  la  vera  causa 
della  mutazione  religiosa  inlsvezia,e  sa- 
rebbe un  mancar  d'equità  e  disceinimen- 
to  l'attribuirla  alle  indulgenze  pubblica- 
te nel  regno  da'minislri  di  Leone  X,  co- 
me prelese  alcuno.  Ossei  va  che  la  mag- 
gior parte  de'  nuovi  dottori  ebbe  sopra 
il  clero  il  vantaggio  della  scienza  e  del- 
l'eloquenza audace,  ascoltali  dal  popolo 
sempre  avido  di  novità,  principalmente 
se  tendono  ad  abbassare  i  superiori. Gu- 
stavo 1  accortissimo  per  rovinare  la  po- 
tenza letnporale  de'  vescovi  e  del  clero, 
attaccò  prima  gli  ecclesiastici  di  2. "ordi- 
ne e  dopo  i  vescovi, il  che  eseguì  con  iscal  - 
trezzae  violenza, protestando  sempre  con 
ipocrisia  d' essere  attaccatissimo  alla  re- 
ligione cattolica, e  la  Svezia  divenne  quasi 
tutta  luterana. Tuttavolta  in  molte  chie- 
se del  regno  si  vide  un  bizzarro  miscu- 
glio di  ceremonie  cattoliche  e  di  preci  lu- 
terane; de'preli  e  de'curati  ammogliati 
dicevano  la  messa  ancora  in  molti  luo- 
ghi, secondo  la  romana  liturgia;  si  ani- 


S  V  E  2o3 

ministrava  il  sagramento  del  battesimo 
con  preci  ed  esorcismi,  come  nella  chiesa 
cattolica;  si  seppellivano  i  morti  colle  stes- 
se orazioni,  che  si  usano  per  chiedere  a 
Dio  il  sollievo  delle  anime  de'lrapassati, 
nonostante  che  la  dottrina  del  piirgalo- 
I  io  fosse  condannata  da'Iulerani. Che  nel- 
l'assemblea generale  del  clero  di  Svezia 
in  f()rma  di  concilio,  e  composta  de' ve- 
scovi, dottori  e  pastori  luterani,  vi  si  a- 
dottò  per  regola  di  fede  la  confessione  di 
Augusta, ri nunziandosi  solennemente  con 
scisma  alla  dovuta  ubbidienza  del  capo 
della  Chiesa:  abolitoli  cullo  della  roma- 
na chiesa,  proibite  le  orazioni  pe'morti, 
dallechiese  luterane  di  Germania  si  pre- 
se il  metndod'amministrare  il  battesimo, 
e  alla  messa  fu  sostituita  la  Cena  con  a- 
buso  di  nome  per  indicare  il  sagramen- 
to de\\'Eucarislia,e  creduta  da  essi  una 
cena  religiosa.Finalmentesi  dichiarò  ban- 
dito il  celibato  e  i  voti  religiosi,  appro- 
vato lo  spoglio  de'beni  ecclesiastici. Si  du- 
rò tuttavia  molta  fatica  nel  sopprimere 
interamente  la  pratica  e  la  disciplina  del- 
la chiesa  romana  nell'amministrazione 
de'sagramenti,  [)ergli  universali  lamen- 
ti, onde  Gustavo  I  per  timore  di  esfrema 
esasperazione,  ordinò  a'cninisiri  luterani 
condiscendenza  a  chi  voleva  le  antiche  ce- 
remonie, e  che  le  nuove  si  stabilissero  a 
misura  che  trovassero  i  popoli  disposti, 
siccome  avvenne  a  grado  a  grado.  Dice 
però  il  continuatore  di  Fleury."Nuiro- 
sfanfe,  gli  svedesi  hanno  meno  degli  al- 
tri luterani  mutato  in  quanto  riguarda  a 
religione,  poiché  essi  hanno  vescovi,  sa- 
cerdoti e  diaconi  maritati.  Le  loro  chiese 
sono  poco  differenti  dalle  cattoliche;  han- 
no una  liturgia  molto  simile  a  quella  del- 
la chiesa  romana;  nelle  festività  solenni 
si  confessano  e  talvolta  si  pongono  aio 
ein  a'piedi  de'Ioro  ministri  per  ricever- 
vi la  penitenza".  La  Svezia  protestante 
pretende  di  avere  la  successione  episco- 
pale apostolica, non  altrimenti  della  chie- 
si protestante  iV  fn^hiltcrrd  per  legge  sta- 
bilita. Quindi  di  grauilissimo  pregio  per 


a«>4  S  V  E 

In  storia  della  pretesa  rif  jima  svedese  e 
(Ielle  vere  origini  del  malaugurato  pro- 
lestantisino  ne'diversi  paesi,  come  della 
f^rniide  analogia  tra  Svezia  e  Inghilterra 
delle  lirannicheusnrpazioni  e  inganni  con 
che  le  due  nazioni  furono  strappate  dal- 
l'antica fede  e  dalla  cattolica  unità,  sono 
le  Memorie  storiche  sulla  pretesa  succes- 
sione apostolica  in  Svezia,  compilate  in 
Isvezia  stessa  sopra  autentiche  fonti  e  ra- 
ri documenti,  dal  belga  mg.''  Costantino 
de  Warimont,  il  quale  ivi  fu  missiona- 
rio sei  anni,  e  venuto  in  Roma  fu  amore- 
volmente accolto  da  Gregorio  XVI  e  no- 
minato suo  cameriere  d'onore.  Avendo- 
ne fallo  dono  agli  Annali  delle  scienze 
religiose,  questi  co'  più  giusti  encomi  e 
\oItate  dal  francese  in  italiano,  nonché 
tradotti  i  titoli  delle  opere  svedesi  e  a"- 
giimgendovi  il  testo,  per  cura  del  bene- 
merito compilatore  della  2.'  serie  dei 
niedesimi,ilchiarissimo  professor  d.  Gia- 
como Arrighi,  le  pubblicò  nella  2.'  se- 
lio, t.  4,  p.  245:6  32  1,1.6,  p.  328.  Mi 
duole  l'animo  che  io  non  possa  diflbn- 
dermi  in  darne  im  estratto,  e  con  dispia- 
cere debbo  limi  tarmi  a  farne  laconici  cen- 
ni, anche  per  supplire  alla  non  pubbli- 
cata e  desiderata  2.-'  \^nv\Qàc\V Esposizio- 
ne slorica  di  quanto  hanno  operaio  i  som- 
mi Pontefici  romani  nei;li  ultimi  tre  se- 
coli per  restaurare  la  religione  cattolica 
nel  settentrione,  ossia  Si'ezia  e  le  relazio- 
ni di  essa  colla  s.  Sede,diiì  giù  lodato  te- 
desco d."^  Theiner. 

La  chiesa  di  Gesù  Cristo  dev'essere  e- 
difìcata  su'  fondamenti  degli  Apostoli,  e 
principalmentesul  principe  di  essi  s.  Pie- 
tro, perchè  sia  veramente  quella  chiesa, 
contro  cui  giammai  prevarranno  le  por- 
te dell'inferno,  e  tutti  gli  sforzi  della  pui 
potente  euìpielìi;  imperocché  con  questa 
sola  chiesa  e  non  con  altra  Gesù  Cristo 
sarà  sino  alla  fine  de'secoli.I  cristiani  con- 
fidati  su  tal  inconcusso  principio  e  fondi- 
mento,  haimo  in  tulli  i  tempi  riguarda- 
to la  successione  apostolica  cornei!  pai- 
ludio  della  Chiesa,  persuasi  che  uu  prete 


S  VE 
o  un  vescovo  non  abbia  il  minimo  pole- 

redi  amministrarci  ss.  sagramenli,se  non 
sia  slato  ordinato  prete  o  consagrato  ve- 
scovo da  un  vescovo,  che  facendo  l'albe- 
ro genealogico  delle  successioni  de'voco- 
vi  non  risalga  fino  agli  ApoNloli  per  la 
comunicazione  della  podestà  spii  iiuale. 
Tale  fu  la  dottrina  invariabile  de'ss.Pa- 
dn,  e  tutte  le  antiche  sette  separate  dal- 
la Chiesa  furono  perfettamente  d'accor- 
do su  questo  dogma  in  tutti  i  paesi  e  in 
tulli  i  tempi  '•  i  teologi  più  notabili  fra  i 
protestami  di  Germania,  che  si  vantano 
di  ortodossia  con  abuso  di  vocabolo,  sono 
oggimai  d'unanime  consenso,  che  la  chie- 
sa cristiana  non  può  trovarsi  se  non  ivi, 
dove  trovasi  la  gerarchia  de' vescovi,  preti 
e  diaconi  istituita  da  Gesù  Cristo,  la  qual 
gerarchia  è  impossibile  senza  una  succes- 
sione non  interrotta  d'ordinazioni  che  ri- 
salgano sino  agli  Apostoli;  donde  conclu- 
dono, che  colà  dove  questa  successione 
non  trovasi,  non  vi  sono  altri  sagramenli 
che  quelli  di  Korah,  che  servono  ad  irri- 
tare il  Signore.  Di  qui  hanno  origine  i  re- 
centi tentativi de'proteslantì  di  rimpastar- 
si nella  pretesa  succi-ssione  apostolica  <le- 
gli  anglicani,  e  ie  relazioni  co'lult-rani  di 
Svezia  stabilite  dall'associa/.ione  cosi  iletta 
Gustavo  Adolfina.  Ma  Lutero  al  contra- 
rio insegnava  che  tulli  i  cristiani  sono  fat- 
ti preti  per  lo  stesso  battesimo,  e  che  ogni 
altra  ordinazione  nulla  significa!  Si  bella 
egli  di  quaKuKjue  successione,  e  dice  che 
questa  none  in  alcun  modo  necessaria  pe*' 
predicar  la  parola  di  Dio  e  amministra- 
re i  sagiamenti,  perchè  tutti  gli  uomini 
hanno  la  missione  dell'apostolato.  Il  sa- 
cerdozio è  per  lui  un  segno  e  non  nn  sa- 
gramento,  e  quindi  pretende  non  essei-vi 
più  unzione  sagra, non  vestimenti  partico- 
lai-i,  non  ordinazione.  Al  popolo  spellare  il 
diritto  de'solTragi,  alla  comimilà  o  par- 
rocchia quello  di  dare  regole, ordmazioni 
e  leggi;  imperocché  prelende  la  parroc- 
chia rappresentare  il  popolo,  e  il  chierico 
non  esseiecheil  ministero  del  verbo  e  nori 
avere  il  potere  di  couferirlo.  Lutero  qua- 


S  VE 

leeccIesiaslioodiWiUemlìorgn  (della  rjnal 
rillì» parlala  Sassom\  ePR0TESTA>Ti),era 
adollato  di  progetti  di  riluraia.  IlausDiaii 
avea  immaginato  nn'ortliiiazione  per  in- 
siifflalioncni  senz'alila  ceiemoiiia,  e  fu  al- 
lora che  Lutero  videsi  costretto  di  rista- 
bilir l'ordinazione,  come  un  simbolo  po- 
polare, e  oidinò  prete  a'  i  7  maggio  1  'j2  ) 
Giorgio  Korer.  ligia  nominaloBugeidia- 
gen,  non  essendo  egli  vescovo  piìiclie  lo 
fosse  il  suo  amico  Lutero,  fin  dal  i  533  e 
prima  che  coronasse  Cristiernolll  e  la  sua 
sposa,  e  consogiasse  i  7  primi  vescovi  del- 
la nuova  chiesa  danese,  avea  pur  creato 
in  Danimarca  i  dottori,  per  cui  i  dottori 
di  quel  paese  hanno  il  vantaggio  d'avere 
successione  canonica,come  riferisce  il  pro- 
testante Giorwell  nella  Biblioteca  svede- 
se. I\Iaa'24  ottobieiGi  7  il  cancelliere  di 
stato  Axel  Osenstiern  creò  il  i.°  dottore 
in  teologia  in  Isvezia,e  questo  cancelliere 
avrebbe  dovuto  essere  prete  e  dottore  in 
teologia,  perchè  il  grado  di  dottore  in  teo- 
logia presso  gli  svedesi  posNasignificareog- 
gidi  qualche cosa,soggiuiigeGiorAveli  sup- 
ponendo che  l'ordinazioni  danesi  sieno  va- 
lide, e  che  in  q-.esto  paese  si  trovino  veri 
preti.  Gustavo  I  non  vollesubito  romperla 
apertameutecollas.Sede,e  vedendo  le  dio- 
cesi del  suo  regno  di  Svezia  senza  vesco- 
vi, eccetto  la  diocesi  di  Lincoping,  non  si 
die  cura  di  far  ordinare  pieti,  né  sopra 
tutto  di  fare  consngrar  vescovi,  perchèa- 
vea  gustate  le  dottrine  di  Lutero  nel  suo 
soggiorno  in  Germania,  e  avea  riunito  in- 
torno a  se  i  ricordati  discepoli  del  rifor- 
matore. Ma  egli  come  andai  narrando  non 
volle  introdurre  la  riforma  bruscamente, 
uè  subito  cambiar  fede,  protestando  m 
vece  con  restrizioni  mentali  di  mantener 
l'antica,  e  solennemente  lo  avea  giurato 
nell'accettare  d  regno, e  persino  chiaman- 
do il  luteranismo  amalgama  di  eresie  con- 
dannate già  da  lungo  tempo,  come  peri- 
colose all'ordme  pubblico  e  alla  sicurezza 
dello  stato.  Se  l'avesse  detto  sinceramen- 
te, avrebbe  pronunziato  im  vero,  sebbe- 
ne a  un  tempo  eccitasse  i  novatori  a  spar- 


S  V  E  30J 

gere  la  dottrina  evangelica  luterana,  falsa 
(lollrina  ch'egli  avea  abbracciata  al  prin- 
cipio del  suo  regno, come  scrisse  aLntero, 
ad  onta  the  lo  tenesse  celato  finché  gli 
si  otliì  l'opportunità  di  far  testa  a'difen- 
sori  dell'aiìtica  religione.  jyeli542  scrisse 
al  gran  maresciallo  di  Svezia  Larz  e  agli 
altri  consiglieri  distalo:  Promettete,  pro- 
mettete tutto,  non  vi  è  bisogno  di  mante- 
ner la  parola  data!  ^elle  frequenti  sue  vi- 
site nel  paese,  riunendogli  svedesi  diceva 
loro-.Chele  dottrine  predicate  da'discepo- 
li  di  Lutero  non  erano  tuiove,  erano  quel- 
le stesse  predicate  da  GesùCristo  e  da'suoi 
apostoli,  e  già  credute  iu  ogni  tempo  dai 
loro  antenati!  Si  può  vedere  P.  E.  Thy- 
selio,  Introduzione  e  progresso  della  ri- 
forma in  /.5Vf;;V7,Stockholm  i  843.  N.  I- 
gnel  j  Esame  delle  principali  dottrine  del- 
la confessione  di  fede  evangelico-Infera- 
na,  Orebroi  843.  Spegel-Skriftelige,Do- 
cunienli  scritti  pertinenti  alla  storia  della 
chiusa  svedese  0  cronica  episcopale,  Up- 
sal  1716.  Handlinger,  Alti  riguardanti  le 
interne  relazioni  della  Svezia  sotto  lire 
Gustavo  /,  Stockholm  1841.  Per  que- 
sta perfida  politica  di  Gustavo  I,  che  ci- 
tando i  detti  e  altri  autori  anco  mg.'  Wa- 
rimont  con  prove  sviluppa  e  chiarisce  , 
gli  svedesi  divennero  luterani  a  poco  a  po- 
co senza  avvedersene,  ed  erroneamente 
credono  ancor  oggi  appai  tenere  alla  chie- 
sa cattolica  o  universale,  perchè  vedono 
nelle  loro  chiese,  che  le  vesti  elecertino- 
iiie  religiose  sono  rimaste  quasi  ciò  ch'e- 
rano nel  ten)po  dell'antica  fede.  Il  popolo 
di  Svezia  metteva  molta  importanza  nel- 
la  consagrazionede'vescovi,e  si  concitò  a 
rivolta  per  aver  de'vescovi  ede'preli  ordi- 
nati. Gustavo  I  nel  1527  dichiarò  essere 
diflicifecontenere  più  a  lungo  il  furore  del 
popolo, per  non  aver  piìi  vescovi  unti,  on- 
de allora  fu  costretto  a'5  gennaio  i  SiS  di 
farordinare  3  vescovi  per  calmare  la  col- 
lera del  popolo,  le  cui  grida  ogni  giorno 
divenivano  più  minacciose.  ISella  dieta  di 
Yeslerasdel  1  544  tuttavia  rimproverò  a- 
gli  stati  la  loro  alfezione  at>li  antichi  ve- 


9,oG  S\  E  S  V  E 
scovi  e  jille  ceremonie  dcirantica  religio-  4  g'ot''^  piene  di  denaro,hcnchè  ne  aves- 
re.  Come  fu  la  sciabola  di  Gustavo  1  che  se  perduto  una  considerevole  quantità 
a  Vesteras  fece  della  Svezia,  da  regno  e-  nell'assedio  diStockholm:  suo  figlio  Eri- 
letlivOjereditario  pe'suoi  discendenti, così  co  XIV  confessò  che  il  padre  avea  ruba- 
fu  la  sua  inesorabile  spada  e  non  il  con-  to  alla  nazione  quanto  egli  possedette.  A- 
vincimento,  che  costrinse  gli  svedesi  alla  dunque  fu  l'avarizia  quella  che  generò  il 
purità  evangelica  della  dottrina  dell'em-  luteranismo  in  Isvezia,come  ful'adulle- 
pio  Lulero,efu  mestieri  ch'egli  armasse  rioquellochedièorigineall'anglicanismo 
j 4:000  uomini  per  predicar  quesl'evan-  in  Inghilterra.  Belleorigini! Gustavo  I  che 
gelo  nella  Dalecarlia;  e  al  fa/noso  Nor-  parevadapriucipio  mettessetanta  impor- 
mann  e  al  vescovo  di  Vesteras  Enrico  fu  tanza  nella  successione  apostolica  de' ve* 
d'uopo  nel  i54o  di  rinchiuderei  ripugnali-  scovi  e  preti,  e  da  autocrata  (del  cui  signi- 
ti svedesi  nudi  entro  bolli  pienedipun-  fìcatoparlaiaRussu),comelochiamòGu- 
genli  chiodi, lequali  si  rotolavano  per  pre-  stavo  111,  non  dubitò  poi  di  sopprimere 
tlicar  loro  l'evangelo  di  Lutero. Ma  il  re  si  i  vescovi,  dacché  s'accorse  che  questi  mo- 
ficcorse  che  il  sangue  de'martiri  che  colava  derni  vescovi,  per  quantunque  evangelici 
(lnquestebolti,riuscivad'incoraggimcnto  si  fossero,  non  vollero  comprendere  che 
figli  altri  svedesi  per  confessar  animosa-  il  regno  loro  non  era  in  questo  mondo; 
»nenteGesùCristo,onde  lefece  abolire  eri-  ma  come  il  re  compresero  l'evangelo,  e  a- 
corse  a  meglio  raflìnatapersecuzione;non  vendo  mogli  e  figli  andarono  ben  più  a- 
dimeno  la  morie  spietata  per  tali  costanti  vanti  nel  cumulare  ricchezze  che  non 
cattolici  soloHuivocata  nel  1780.  Gusta-  dianzi  i  vescovi  celibatari.  Gustavo  I  non 
vo  I  dunque  cedendo  a'clamori  fece  con-  avendo  più  bisogno  di  quella  parte  di  eie- 
.sagrar  alcuni  vescovi  da  Pietro  Magno  o  ro  che  eragli  servito  di  mezzo  polentis- 
Magnusson  vescovo  di  Vesteras sunnonii-  simo  per  stabilire  in  Isvezia  una  specie  di 
nato,  il  quale  credevasi  generalmente  in  luteranismo,  se  ne  disfece  e  gellò  a  lena 
Isvezia  avere  ricevuto  la  consagrazione  come  si  fa  del  palco  servito  ad  elevare  un 
nella  sua  dimora  in  Roma  nel  i527,edon-  cdifizio,  ed  eresse  quel  memorato  tribu- 
de  invece  era  già  ritornalo  nellaSvezia  nel  naie  criminale  e  d'inquisizione,  per  giu- 
1 524»' 1 6  luglioe  vi  era  ancora  nel  1 5^5,  dicare  gli  alFari  ecclesiastici  e  castigare  i 
comesi  ha  dal  DìariumFadslenense^}^'  nuovi  vescovi,  medianteNormann  soprin- 
s,,\\\nQ  \ '^  11, e  i\i\a)\  Ani  ri  guarii  ami  la  sto-  tendente  e  si  può  dire  patriarca  con  pie- 
riaddlaScamliìiai'ia.\\\eG\.\^^n\o\  non  ni  poteri  di  tutto  il  clero  svedese,  e  lo  po- 
faceva  alcun  caso  di  queste  consagrazioni  se  alla  testa  della  chiesa  scandinava  di- 
de'vescovi,rilenendole  con  Lutero  super-  venula  per  lui  presbiteriana,on(lesoppres- 
flue,  ma  le  credeva  necessarie  per  gettar  se  i  vescovi;  e  nel  fine  del  regnodi  Gusta- 
la polvere  negli  occhi  del  popolo,  come  voi  noneranvi  nella  Svezia  che  una  spe- 
scrissepoi  a  Sommar  oSamnar  eletto  ve-  eie  di  preposti,  che  A  re  fece  chiamare  or- 
scovo  di  Stregnes  e  uno  de'suddetli  3  ve-  dinari,  cioè  ad  Upsal,  Stockholm,  Gcflfe, 
scovi  consagrali  nel  iSaS.Mg.'Wariraont  Lincoping,Joiikoping,  Calmar,  Stregnes, 
pure  rimarca  la  sordida  avarizia  di  Gusla-  Orebro,  Vesteras,  Tuna,  Abo  e  Wiburg, 
\ol,ed esercitala co'suoistessifigli,avendo  lo  questa  occasione  l'insaziabile  Gustavo 
sostenuto  liti  con  tulli  i  parenti  perle  ere-  I  dimise  i  pastori  dalle  loro  funzioni  nel- 
dità.  Si  riguardava  come  erede  univer-  le  parrocchie  riccamente  dolale,  couser- 
sale  dell'argenterie  e  mobili  delle  chiese,  vò  per  se  le  rendite,  e  fece  fare  il  servi- 
de'convenli  e  luoghi  pii,  senza  dimenìi-  7Ìo  divino  da'vice-paslori  a  buon  merca- 
car  le  caldaie  di  rame  e  i  vasi  di  slagno,  to.  INon  è  qui  fuor  di  proposito  riconla- 
Egli  possedeva  del  proprio  2  5oo  terre  con  re  l' invio  fatto  da  Lutero  d'alcuni  visi-. 


s  V  f: 

latori  in  Sassonia  per  cosliingere ciascu- 
no a  intendere  la  Bibbia  al  modo  ch'e- 
gli riformatore  volevo;  laonde  mediante 
questa  inquisizione  tolse  di  fattoqiiella  li- 
bertà di  coscienza,  la  quale  egli  stesso  a- 
vea  insegnato  in  teorica.  Il  re  dopo  aver 
distrutto  il  papismo  prese  il  titolo  di  Pa- 
pa, altri  ironicamente  pure  lo  dissero  P^- 
pa,  q\1\'\  arcivescovo  ó'Upsalj  imperoc- 
ché egli  usurpò  nella  geiarchia  ecclesia- 
stica l'ciutorità  maggiore  di  quella  del  pn- 
n)ale,e  interpretò  la  famo«a  hlterlà  evan- 
gelica, facendo  emanare  lutti  i  poteri  del- 
l'episcopato  dalla  regia  persona  sua  ,  il 
perchè  Thyselius  lo  proverbiò  sovrano 
pontefice  eredi  Svezia.  I  successori  di  Gu- 
stavo I  ebbero  cura  in  tutti  i  tempi  d'e- 
sercitare il  diritto  di  tenere  gli  svedesi  in 
una  schiavitù  tempor;ilecompleta.  Quin- 
di Carlo  XI  nella  sua  legge  di  chiesa  di- 
chiarò, ch'egli  era  il  sovrano  giudice  del- 
le cosr.ienre  tanto  pel  clero  che  pe'Iaici. 
La  reginaEdAvigeEleonoia, nella  reggen- 
za pel  suo  figlio  Carlo  Xi,  condannò  i  li- 
bri del  vescovo  di  Slregnes,  e  rai'^e  all'in- 
dice de'libri  proibiti  il  catechismo  pub- 
blicato dal  vescovo  d'Abo.  Queste  leggi 
sono  ancora  in  vigore  nella  Svezia,  e  nel 
I  843  il  concistoro  d'Hernosand  proibì  ai 
laici  di  spiegare  la  bibbia,  cui  non  pon- 
ilo leggere  per  intero:  ecco  la  libertà  reli- 
giosa di  che  i  teocrati  di  Svezia  largheg- 
giano verso  i  poveri  svedesi  loro  schiavi 
spirituali;  eppure  Lutero  avea  detto  che 
ciascuno  deve  leggere  la  Hi  bbia  mi  Ile  e  mil- 
le volte,  e  che  non  si  deve  ubbidire  a  un 
governo  il  quale  ne  impedisca  la  lettura. 
La  consagrazione  dei  vescovi  in  Isvezia 
non  fu  dunque  che  un  mc7Z0  politico,  per 
introdurre  insensibilmente  il  luteranisuìO 
nella  Svezia  stessa  sotto  la  corteccia  del- 
l'antica religione  e  contro  la  volontà  na- 
zionale. Rhyzelio  confessa  neir/Y^/.?ro/JO- 
scopia  i^i'cogo/Zt/r^?,  Lincoj)ingi  'j^^i^  che 
la  consagrazione  di  Pietro  IMagno  vesco- 
vo di  Vesleras  in  Roma  non  è  che  un  si 
dice,  ma  in  Isvezia  si  crede  di  buona  fe- 
de ch'egli  fosse  consagratOjC questo  baslu- 


S  V  E  207 

va  alla  politica  di  Gustavo  T.  Invece  Da- 
liii,  Flint  e  Geyer  la  danno  per  fatto  sto- 
rico, però  senza  darsi  la  pena  di  provar- 
lo con  qualche  memoria  autentica.  Gior- 
^vel  rifeiisce  che  Gustavo  I  fece  consagra- 
re Pietro  IMagno  o  INIagnusson  in  Roma 
nel  1527  da  un  cardinal  vescovo;  altret- 
tanto senza  provarlo  ripetè  Sveno  Bael- 
ter,  il  solo  e  unico  scrittore  della  storia 
della  liturgia  luterana  svedese,  nelle  Os- 
servazioni storiche  sitila  liturgia  della 
chiesa j  Orebro  i838.  D'altronde  è  ben 
provalo  che  Pietro  arrivò  nella  Svezia  nel 
luglio  I  024,  come  riportai  di  sopra:  vi  eia 
ancora  nel  i  02 5, similmente  nel  1026  co- 
me lo  narra  il  vescovo  Rraskin  una  let- 
tera de'  I  o  marzo  presso  i  citati  /étti,  e  nel 
febbraio  i  527  fu  presente  a  Upsal  e  con- 
dannò a  morte  il  suo  predecessore  Pietro 
Jacobson  Sunnamvadher,  vescovo  eletto 
di  Vesteras;  azione  odiosa  che  lo  tende- 
va irregolare  o  inabile  a  essere  consagiato 
vescovo,  secondo  il  diritto  canonico.  Dun- 
que Pietro  IMagno  non  lasciò  piìi  la  Sve- 
zia, dopo  il  suo  rilorno  nel  i  Ti24,e  non  po- 
teva andare  nel  1327  a  Roma  per  f.irsi 
consagiare,  poiché  a'Sgennaio  i  528  cou- 
sagiò  in  Isvezia  3  vescovi,  come  raccon- 
ta R.hyzeIio,  e«.l  inque'leinpi  non  vi  era- 
no né  battelli  a  vapore,  né  strade  ferrate 
per  viaggiare.  Prima  di  questo  teropoPie- 
tro  Ingemari  non  arrivò  da  R.oma  in  Isve- 
zia colla  lettela  di  Pietro  Magno  de'  3o 
settembre  I  ? i8,chea'2  3  giugno  i  52o,se- 
condoil  ricordato  Diariiun  f'adsleiiei:sc, 
per  cui  è  impossibile  ch'egli  sia  stato  con- 
sagrato  vescovo  in  Roma  nel  1527,  e  in 
conseguenza  l'asseizione contraria  e  men- 
zocrna.  JM".''^Varimonteziandiocon  eru- 
dita  critica  e  disamina  ragiouatajConfuta 
pe'  manifesti  anacronismi  il  riferito  da 
Andrea  Nigero  Swart  2.°  vescovo  di  Ve- 
sleras dopo  la  morte  dtl  JMagno,  quan- 
to alla  confern)a  pontificia  di  sua  ele- 
zione alla  sede  di  Vesteras  e  consagrazio- 
ne in  Roma,  e  conclude:  che  le  persone 
ch'erano  meglio  in  istato  di  sapere  sce- 
rà stalo  rtulmenlecoDsagralo  vescovo,  e 


2o8  SVE 

tla  lui  pur  citate,  non  ne  dicono  niente: 
e  quando  Giovanni  llerbst  elemosiniere 
cattolico  delia  regina  Caterina,  moglie  del 
re  Giovanni  III,  scrisse  più  commentari, 
in  essi  sostenne,  die  i  moderni  ministri 
della  parola  di  Dio  nella  chiesa  di  Sve- 
zia non  sono  veri  preti,  non  essendo  sta- 
li legalmente  eletti  né  ordinati, che  in  con- 
seguenza non  possedeva  veri  sagramen- 
ti.  Al  tempo  di  Giovanni  III  e  del  suo  fi- 
glioSigisniondo  vi  furono  troppe  relazio- 
ni tra  la  Svezia  e  Uoma,  perchè  si  doves- 
se lasciar  in  oblio  la  prelesa  consagrazio- 
ne  di  Pieti  0  Magno,  alla  quale  i  suoi  con- 
temporanei un  poco  ihiaroveggenti  sem- 
bra non  prestassero  Cede,  perchè  lo  tra- 
passano sotto  silenzio  nelle  loro  cronache. 
E  siccome  il  Messenio  rifrisse  l'aneddoto 
della  consagiazione  di  Pietro  Magno  in 
Pioma  e  nel  i')24)ttig-' Warimonl  con  giu- 
ste considerazioni  e  testimonianze  riget- 
ta ancora  silfalto  asserto,  non  avendolo 
trovato  constatato  nelle  sue  diligenti  ri- 
cerche, neppure  nella  voluminosa  corri- 
spondenza del  celebre  e  infaticabileCiask 
\escovodi  Lincoping,  ch'era  in  relazione 
colla  s.  Sede;  mentre  da  essa  invece  si  ap- 
prende ch'era  afflitto  di  non  vedete  in- 
torno a  se  che  vescovi  eletti  e  non  con- 
fermati dal  Papa,  né  consagrati  vescovi, 
come  fra  le  altre  scrisse  in  una  lettera  de' 
1  o  maizo I  57.5  al  vescovo  eletto  d'Abo, 
presso  Handinglar,  E  nelle  sue  lagnanze 
nmaresulla  vedovanza  della  chiesadiSve* 
7Ìn  non  dice  mai,  ch'è  almeno  una  con- 
solazione per  lui  di  vedere  la  sede  di  Ve- 
steras  occupata  da  un  vescovo  consagra- 
lo. Dichiarai  già  che  Giulio  II  teneva  Pie- 
tro Magno  per  apostala,  e  perciò  godeva 
cattiva  riputazione  in  Uoma,  quindi  fal- 
lace l'asserito  dal  nominalo  suo  successo- 
re Swart.  Una  prova  che  ivi  era  egli  ap- 
prezzalo pel  suo  giusto  valore,  è  la  di  lui 
lettera  de'3o  seltembrei5i8con  alcune 
bolle  di  Leone  X,  all'abbadessa,  al  con- 
ftissore  generale  e  a  tutta  la  comunità  di 
Vadstena  o  Vastena,  scrivendo  che  tul- 
le le  indulgenze  papali  non  significauo 


SVE 

niente  affatto;  che  bisogna  consultare  gli 
scritti  d'im certo  dottore  agostinianodel- 
l'universilà  di  Wittemberga,  cioè  a  dire 
Lutero.  Pertanto,  a  torto  Sv.  art,  Messe- 
nio, Itliy/elio  scrissero  che  il  Magno  ve- 
scovo di  Vesleras  fu  un  fervente  cattoli- 
co lotnano  (ino  alla  morte;  mentre  pre- 
cisamente egli  fu  il  i.°tra'suoicompatriol- 
li  a  raccomandarla  nuova  dottrina  di  Lu- 
tero agli  svedesi,  e  fu  questo  fatto  che  co- 
stituì agli  occhi  di  Gustavo  I  i  meriti  di 
Pietro  Magno,  d'altronde  di  spirito  limi- 
tato, per  cui  lo  propose  al  capitolo  di  Ve- 
steras  nella  sede  episcopale  vacala  per  la 
deposizione  di  Sunnainvadher  già  ricor- 
dato. Essendo  astuto,  si  dava  egli  in  Isve- 
zia  l'aria  di  vescovo  cattolico,  benché  par- 
tecipasse ne'senlimenti  di  Lutero  sull'in- 
dulgenze; tutta  volta  esso  ne  andò  dispen- 
sando nella  Svezia  per  ingannare  il  buon 
popolo  alTezionato  all'antiche  abitudini. 
Non  si  oppose  alla  predicazione  del  van- 
gelo di  Lutero  nella  sua  diocesi,  e  quau- 
do  i  diocesani  gridavano  sul  cambiamen- 
to di  religione  ,  con  circolari  li  esortò  a 
tranquillarsi  esotlomellere  la  cosa  a  più 
maturo  esame.  Quando  neh  52  3  Gusta- 
vo I  domandava  ad  Adriano  VI  (ed  era 
già  morto,  come  rilevai)  la  conferma  del 
designato  INIagno  perla  sede  di  Vesleras, 
già  col  d.'  Theiner  (tenuto  presente  anche 
da  mg.*"  WarinKjnt)  narrai,  che  soprag- 
giunsero le  credute  fdse  lettere  ponlitìcie 
che  esacerbarono  il  re,percui  rispose  colla 
riferita  amarezza,  il  che  avrà  imbarazza- 
to in  Pioma  la  richiesta  pel  Magno  e  gli 
alfari  di  Svezia,  onde  certamente  non  si 
potè  trattare  la  conferma  di  esso,  anche 
per  attendere  l'informazione  o  l'arrivo  del 
degno  nunzio  Giovanni  Magno  (preferi- 
to a  Pietro  in  tal  dignità), che  il  re  avea 
denunziata  al  Papa  nella i. ''lettera;  ed  è 
plausibile  che  l'invialo  regio  Olao  Magno 
eletto  vescovo  di  Slregnes,  venuto  in  co- 
gnizione del  suo  discredilo,  uoa  si  occu- 
passe di  Pietro  Magno,  anzi  per  la  caute- 
la colla  quale  procedeva  la  s.Sede  non  ot- 
tenne la  conferma  dell'oltimo  fralelloGio- 


S  V  E 

vnnni  Magno  per  la  metropoli  d'Up<:aI. 
Clemente  VII  nel  breve  de' ig  setteml)rc 
1526  al  vescovo  Brask,  si  lan)enlò  alta- 
mente del  progresso  che  il  liiteraoismo  fa- 
ceva in  Isvezia,  senza  ùv\\  paiola  di  Pie- 
tro Magno,  il  quale  solamente  ritenne  di 
avere  idonearuente  come  ricevuta  1  isti- 
tuzione canonica  o  la  conferma  di  sua  e- 
lezione  in  dello  anno,  nella  pretesa  rispo- 
sta che  Clemente  VII  fece  al  re,  accet- 
tando i  candidali  da  lui  proposti  alle  sedi 
vacanti,  il  che  prova  che  Pietro  per  testi- 
monianza dell'  autore  del  breve,  che  in 
questo  è  valida  all'argomento,  non  pote- 
va essere  statoconsagralo  nel  1 5^3  0 1524 
in  Roma,  nel  qual  ultimo  anno  già  Pie- 
tro era  ritornalo  in  Isvezia.  Vi  è  poi  for- 
temente a  dubitare  sull'  autenticità  del 
breve  pontificio,  che  il  nunzio  Magno  con- 
tro la  sua  autenticità  si  lamentò  con  a- 
tnarezza  al  re  per  l'ollraggio  che  ne  rice- 
veva la  s.  Sede  ;  breve  che  mg.*"  AVari- 
mont  cercò  invano  anche  nel  Celsio,  Re- 
censio  Bullorii  ronìano-sveo^othici ,  e  in 
Gorthan,  Ad  recensionem  BuUarii  acces- 
sio,  e  perciò  dichiara  non  mai  dato  e  fal- 
so del  tutto;  ed  eziandio  per  essere  il  bre- 
ve in  favore  dell'arcivescovo  Troll,  di  cui 
superiormente  tenni  proposito,  e  che  pro- 
vocò la  ricordata  acre  riposta  regia.  Ep- 
pure sulla  fededi  tale  apocrifo  breve, Gu- 
stavo I  si  fece  coronare  dal  vescovo  di  Sca- 
ra, uno  di  quelli  in  esso  confermati,  ben- 
ché invalidamente  consagrato  dal  prele- 
so vescovo  consagrato  di  Vesleras  Pietro 
Magno,  la  cui  ipocrisia  pare  che  fosse  no- 
ta al  virtuoso  vescovo  Brask.  Anzi  se  Mes- 
senio  nel  Chronicon  Episcoporum ,  Hol- 
miaeiGi  i,  testimoniò  la consagrazione di 
Pietro,  contro  tanti  fatti  storici  provati, 
per  acquistarsi  il  favore  del  governo  sve- 
dese e  de'suoi  compatriotti,  per  togliere 
da  loro  il  malumore  d'essere  stato  mvia- 
lo  da  Giovanni  Illa  fare  gli  studi  dai  ge- 
suiti e  d'essersi  fatto  cattolico  (ma  nel  i  G 1 3 
riceveva  ancora  la  Cena  pres<iO  i  lutera- 
ni, e  già  neh  610  avea  pubblicatoli  suo 
scritto  virulento  contro  i  gesuiti  e  contro 

VOI..    LXXI. 


S  V  E  209 

i  cattolici  in  generale,  e  così  pieno  di  ca- 
lunnie, ch'egli  stesso  le  ripudiò  prima  del- 
la sua  morte),quando  poi  nella  prigionea 
vita  di  Caianeborg,  ove  nulla  più  avea  da 
sperare  e  da  temere,  ivi  scrivendo  con  do- 
cumenti autentici, che  prima  non  conob- 
be,lai5co/i(^ia  illustrala  jSlockho\m  1701, 
si  corresse  in  molti  punti,  e  con  piena  co- 
gnizione dicausa  dice  solamente,  cheGu- 
stavo  I  fece  il  5  gennaio iSiS  a  Stregnes 
solennemente  da  Pietro  Magno  mettere  in 
possesso  delle  sedi  episcopali  i  vescovi,  sen- 
za dire  ch'egli  veramente  li  consagrò,  né 
che  fosse  consagrato  essoslesso.  Nota  inol- 
tre rog.r  Warimonl,  che  nella  Scondia 
illustrata,  Vev\na%V\o\à  che  ne  fu  l'edito- 
re si  prese  delle  licenze,  ed  Arnoldo  figlio 
delMessenio,  che  la  ritoccò  e  copiò,  noa 
approvòsempre  ciò  che  scrisse  suo  padre, 
e  l'edizione  citata  di  Peringskiold  dlHe- 
risce  in  più  parli  dal  mss.  di  Arnoldo,  sen- 
za che  nel  corso  dell'  opera  sia  indicalo 
quali  sono  le  osservazioni  o  note  dell'e- 
ditore, ma  tutto  è  dato  come  scritto  di  ma- 
no di  Giovanni  Messenio.  Ed  è  per  que- 
sto che  mg.'  Warimont  avrebbe  deside- 
rato che  il  eh.  d.*"  Theiner  nella  sua  di- 
scorsa opera  sulla  Svezia,  avesse  avuto  al- 
le mani  lefonli  originali  svedesi,dallequa- 
li,  eattinte  nel  luogo  stesso, egli  ricavò  le 
sue  I\IeniorÌ€,  per  diffidare  un  poco  più 
delle  asserzioni  contenute  negli  scritti  di 
Giovanni  Messenio,  i  quali  certamente  sa- 
rebbero di  grandissima  autorità,  se  non 
si  conoscesse  a  prova  che  sono  stati  fal- 
sificati; dappoichèsinodal  1637  il  cancel- 
liere della  corte  Salvins  avea  dichiaralo, 
non  potersi  lasciare  stampare  e  pubblica- 
le gli  scritti  di  Messenio  com'erano,  ma 
doveansi  rifondere  per  non  compromet- 
tere l'onore  della  nazione.  Ella  è  cosa  poi 
inconcepibile,  che  il  dotto  vescovo  lute- 
rano svedese  Enrico  Benzelio  citi  il  Chro- 
nicon Episcoporum  di  Giovanni  Messe- 
nio come  unica  autorità,  in  una  disserta- 
zione in  cui  si  propose  dimostrare  che  il 
clero  svedese  ha  la  successione  apostoli- 
ca, e  ripetendo  le  parole  di  Messenio cad- 


2,o  SVE 

tic  ancor  lui  in  grave  anacronismo,  dicen- 
do che  Gregorio  XIII  confermò  l'elezio- 
ni falle  da  Gustavo  I  nel  i  ')22  e  notifica- 
te  a  Roma  nel  1 523,  mentre  egli  fu  crea- 
toPapa  nel  1572,6  Pietro  Magnoera  mor- 
to nel  1534.  Osserva  rog.r  Warimont,  che 
Pietro  colle  sue  furberie  servai  di  marcia- 
piede a'nuovi  vescovi  per  salire  alle  loro 
dignità,  ma  più  destri  e  cortigiani  di  lui, 
lo  supplantarono  presso  Gustavo  1  che  lo 
depose  nel  i  53o,  onde  si  lagnò  d'aver  con- 
sagrato o  meglio  posto  in  possesso  de've- 
scovi,  che  portarono  troppo  lungi  la  ri- 
forma,come]Messenioconun  giuoco  d'im- 
maginazione lo  fi  parlare;  il  quale  lin- 
guaggioda  niuti  documentfjautenlico  può 
giustificarsi,  se  non  per  riguardo  al  nar- 
rato. Avverte  inoltre,  che  quanto  sulla 
prelesa  consagrazione  è  riferito  nel  Dia- 
liiitn  Vadsitncnse,  i  monaci  compilatori 
non  ne  sapevano  di  più,  perchè  GunIb- 
\ol  intercettava  tutte  le  ltttere,e  impediva 
ogni  coniunicazioneconl'e.Ntcro,  e  non  la- 
sciò scrivere  che  quanto  gli  tornava  grade 
Tole.  Nell'edizione  della  Scovdia  illustra- 
ta o  Epitome  Scondiae  illuslrafae,Uo\- 
miae  i7o5,  si  dice  che  i  cattolici  roma- 
ni hanno  in  ogni  tempo  sostenuto  clie  i 
vescovi  luterani  di  Svezia  non  sono  veri 
vescovi.  Di  tutte  le  menzogne  istoriche 
non  ve  n'è  alcuna  piìi  ridicola  di  quella 
pretesa  consagrazione  di  Pietro  INIagno  a 
Pioma,  e  quelli  che  la  lipetono  a'  nostri 
giorni   non   hanno  propriamente   altro 
scampo  per  difendersi  dalla  taccia  di  men- 
titori, che  quello  di  riconoscersi  ignari  of- 
fallo  de' veri  storici  monumenti.  Anche 
Magno  Celsio  nella  i.'  parte  del  suo  y^p- 
paratus  ad  hisloriam  Sveogothicam,ìio\  ■ 
niiae  1783,  nel  darci  1'  enumerazione  e 
Ja  sostanza  di  tutte  le  bolle  e  brevi  che 
la  s.  àSede  inviò  in  Isvezia,  dice  che  Pie- 
lioRlagno  non  ha  potuto  ricevere  la  con- 
ferutadisua  elezione  da  AdrianoVI(come 
mortoa'  i4settembre  i523enon  neli52i, 
cioènellostessogiorno  incoi  Gustavnl  gli 
scrisse  la  lettera  per  ottener  la  conferma 
di  Pietro):  e  questo  è  tulio  quello  die  il 


S  V  E 

laborioso  cancelliere  e  isloriografo  del  re- 
gno di  Svezia  potè  trovare.  Fredenheim, 
che  per  benignità  di  Pio  VI  e  dell'orchi- 
vista  pontificio  mg.*"  Marini,  potè  dalla 
biblioteca  Vaticana  e  dall'arcliivio  della 
s.  Sede  prendere  copia  di  lulte  le  bolle 
e  documenti  segreti  relativi  alla  Svezia, 
niuno  indizio  trovò  della  decantata  con- 
sagrazione di  Pietro;  laonde  questa  de- 
vesi  ritenere  pretta  menzogna  grossolana, 
ad  onta  di  tultociò  che  fu  detto  e  scritto 
sino  a  noi.  Mg. r  Warimont  riporta  allri 
fatti  per  vieppiù  provare  ad  evidenza  l'im- 
possibililà  della  conferma  dell'elezione  e 
consagrazione  di  Pietro  Magno.  La  con- 
sagrazione che  di  queUi  vuoisi  fjtta  inRo- 
mn,  è  il  palladiuni  della  chiesa  svedese, 
sul  quale  solo  la  successione  apostolica  del 
vescovato  svedese  può  essere  fondata  :  e 
se  questa  consagrazione  di  Pietro  non  a- 
ve*se  avuto  luogo,  allora  i  cattolici    po- 
tiebberocon ragione  opporre  agli  svede- 
si,che  nella  chiesa  di  Svezia  non  trovasi 
un  solo  vero  prete,  e  in  conseguenza  ne 
remissione  di  peccati,  né  vera  Cena,  co 
me  dicono  gli  slessi  piotestanti  Rhyzelio, 
Baeller  e  Gt-yer.  A  Pietro  Magno  alcu- 
ni attribuiscono  di  aver  consagrato  a' 5 
gennaioi528  Magno  Harald  vescovo  di 
Scara,  Magno  Sommar  vescovo  a  Slic- 
gnes.  Martino  Skylte  vescovo  a  Abo;  ma 
Samuele  Pulfendorf con  altra  menzogna, 
neir  I/ilrodiizlonr  alla  storia  del  regno 
di  Si'ezia  del  i()85,  diceche  fu  il  vesco- 
vo di  Stregnes  quello  che  consagiò  in  det- 
to giorno  i  primi  vescovi  della  chiesa  di 
Svezia  ;  imperocché  dagli   8  no\embie 
I  520,  giorno  della  morie  di  Mattia  Gre- 
gori,in  poi,  non  si  ebbe  piìi  alcun  vesco 
vo  consagrato  a  Stregnes.  In  ogni  caso  i 
primi  vescovi  luterani  della  Svezia  rice- 
\  erono  la  consagrazione  dalle  mani  di  ta- 
le che  prima  non  era  stato  canonicamen- 
te consagrato  vescovo,e  che  in  conseguen 
ra  non  avendo  la  successione  aposlolira 
per  se,  non  potè  esserne  propagatore  pres- 
so i  vescovi  e  preti  svedesi  luterani,  ^on 
tiovandcsi  Pici ro  Magno  notato  ne'regi- 


S  V  E  S  V  E  2  (  . 
stri  Jella  s.  Sede  de'peimessi  della  con-  vescovo  d'Upsal,  purei  potentati  stranie» 
sagrazione  de'vescovi  caltoliii  di  tutto  il  ri  gli  lifuitarouo  il  titolo  di  re  o  di  mae- 
nioodo,  è  chiaiissimo  ch'egli  non  fu  mai  slìi,  perchè  falsi  vescovi  non  potevano  da- 
consagrato  vescovo  da  un  vescovo  catto-  re  legiitimaconsagrazione  secondo  le  idee 
lieo.  Gli  anni  1 523  e  15^4  erano  troppo  giuste  di  que'lempi:  nel  1629  gli  elettori 
torbidi  per  Roma  e  pel  Nord,  perchè  il  dell'  impero  negarono  lo  stesso  titolo  a 
Papa  avesse  potuto  pensare  di  far  ordi-  Gustavo  11  Adolfo.  Gustavo  l  confuso  e 
nare  de'vescovi,  e  l'eletto  arcivescovo  di  turbato  dalla  lettera  di  Olao, scrisse  a' to 
Lunden  Giovanni  VVeze  partì  da  Roma  dicembre  1 554  a'figli  Erico  e  Giovanni, 
a' 12  gennaio  r  524j  senza  avere  ricevuto  che  poi  gli  successero,  inviando  ad  essi  le 
uè  conferma,  né  consagrazione,  com'egli  lettere  d'Olao,  e  disse  loro:  vCi  sembra 
dichiara  nella  sua  rinunzia  de'21  aprile,  ch'egli  ci  calunnii  scrivendo  chela  coro- 
Quando  nel  1  554  Olao  IMagno  SAvincfot  nazione  de'signori,  principi  e  re  fitta  da 
inviato  plenipotenziario  diGustavo  I  per  vescovi  lutei'ani  non  valga  nulla.  Ma  noi 
negoziare  a  Roma  la  conferma  de'vesco-  crediamo  e  speriamo,  che  noi  e  tutti  i  si- 
vi  eletti  in  Isvezia,  gli  scrisse  che  la  con-  gnori  e  potentati  cristiani  che  confessa- 
sagrazione  de'vescovi  nella  Svezia,  e  in  no,  adorano  e  onorano  d'un  culto  vero 
conseguenza  pure  la  consagrazione  del  re  Gesti  Cristo,  siamo  veramente  coronati  e 
/ìitta  da  loro,  erano  invalide  e  nulle, Gu-  cristianamente,  e  a  cagione  di  questo  noi 
stavo  I  sarebbe  stalo  senza  dubbio  ben  non  facciamo  alcun  caso  delle  sue  ragio- 
contento  di  poter  subito  far  menzionedel  ni  e  opinioni  papistiche".  Adunque  Gu- 
inandato  pontificio  per  consagrar  vesco-  stavo  I  dovè  confessareche  i  vescovi  del- 
VQ  Pietro  Magno  e  dell'atto  notarile  del-  la  nuova  chiesa  luterana  di  Svezia  non 
la  costui  consagrazione,  per  chiudere  cosi  hann«i  più  diritto  alla  successione  apo- 
la  bocca  all'inviato,  dimostrando  chePie-  stolica,  di  quel  che  s'abbiano  i  vescovi 
Irò  avea  podestà  di  consagiare  vescovi  e  degli  altri  paesi  luterani,  e  segnatamen- 
di  conseguenza  la  consagrazione  essere  va-  te  quelli  di  Danimarca.  Già  dissi  col  d.*" 
lida.  Olao  nella  sua  lettera  dice  die  non  Theiner  e  con  mg.r  Warimont,  che  Gu- 
eravi  differenza  tra'vescovi  consagrati  in  stavo  I,dopo  aver  avuto  le  mani  libere, 
Danimarca  dal  d.rBugenhagen  inviatoda  oppresse  il  nuovo  episcopato,  e  come  se- 
Lutero  per  riformare  il  p?iese,  e  i  vesco-  dicenJeprolettoredellareligionecrisliana 
vi  consagrali  in  Isvezia  daPietro  Magno,  o  papa  di  Svezia  die  pieno  potere  al  mae- 
Dunque  Olao  afferma  che  Rugenhagen,  stro  ordinatore  Normann, inviato  da  Lu- 
che mai  pretese  d'  essere  consagrato  da  tero  per  terminar  la  riforma  in  Isvezia, 
vescovo  cattolico, e  PielroIMagno  si  trova-  di  deporre  o  nominar  vescovi  e  preti,  i 
vano  quanto  al  carattere  episcopale  nella  quali  dopo  aver  ricevuto  un  diploma  dei- 
stessa  linea.  Certo  è  che  Olao  era  un  giù-  la  cancelleria  del  re-papa  Gustavo  I  oc- 
dice  competente,  giacché  ninno  sapeva  cuparono  le  funzioni  episcopali  e  sacer- 
mcglio  di  lui  qual  era  stato  il  risultamen-  dotali,  e  non  si  fece  piìicaso  di  ordina- 
to de'suoi  negoziati  a  Roma  per  ottener  zioneeconsagrazione.Alcuni studenti for- 
la  conferma  dell'elezione  de'  vescovi  di  nati  da  Wittemberga  in  Isvezia,  sotto  la 
Svezia.  La  lettera  d'Olao  toccò  sul  vivo  soprintendenza  di  Norraann,  nonsidie- 
e  pose  in  forte  imbarazzo  Gustavo  I,  dac-  rono  alcuna  pena  d'essere  ordinati  o  con- 
che gli  svedesi  curavano  altretUinto  d'a-  sagrali,  giacché  aveauo  imparato  ad  es- 
vere un  re  coronato  validamente,  (juan-  sere  francamente  luterani.  Il  clero  dun- 
lo  curavano  d'avere  vescovi  validamen-  <|ue  luterano  di  Svezia  ha  sua  missione 
te  consagrati.  QuantunqueErico  XIV  si  dall'apostolo  luterano  lVormano,comeil 
facesse  ungere  da  capo  a  piedi  dall'arci-  clero  luterano  di  Danimarca  e  di  Norve* 


212  SVE 

già  ha  sua  missione  dall'apostolo  luterà- 
noBugenhagen,e  il  clero  luterano  di  Sas- 
sonia da  Lutero  stesso.  Che  se  pure  Pie- 
tro Magno  fosse  stalo  consagrnio  vesco- 
vo a  Roma,  e  avesse  portata  la  successio- 
ne apostolica  romana  in  Isvezia,  questa 
successione  è  già  slata  e  di  buon'ora  in- 
terrotta, essendo  ridicolo  che  il  clero  lu- 
terano d'oggid^i  voglia  toccare  con  un  pie- 
de Roma  e  coirallro  Willemberga.  Ec- 
co come  Gregorio  XIII,  scrivendo  nel 
1 58 1  a  Giovanni  Illjdefinì  i diritti  del  cle- 
ro di  Svezia  alla  successione  apostolica. 
wQuelli  che  ne'vostri  stati  si  danno  il  no- 
me di  preti  e  di  pastori,  non  sono  né  veri 
preti,nè  legittimi  ministri  di  Dio.  Quan- 
do i  veri  preti  amministreranno  ne' vo- 
stri stati  i  sagramenti, allora  il  vostro  po- 
polo non  sarà  nudrito  solamente  di  pa- 
ne,  il  quale  i  miserabili  ministri  gli  dan- 
no con  un'idolatria  detestabile,  perchè 
essi  non  sono  consagrati,  e  non  hanno  in 
conseguenza  alcun  potere  di  consagrare 
la  santa  ostia".  Ciiiara  è  pure  la  prece- 
dente risposta  data  nel  1 5'j&  dal  patriar- 
ca scismatico  greco  di  Costantinopoli  ai 
teologi  di  Tubinga,  che  si  erano  diretti 
alla  chiesa  greca  per  entrare  nella  sua  co- 
munione, e  mantellare  così  la  loro  suc- 
cessione apostolica,  di  cui  i  riformatori  a- 
veano  bruscamente  rotto  il  filo,  e  rimpa- 
starsi in  questa  chiesa  apostolica  per  po- 
ter quindi  mostrar  la  loroorigine  da  qual- 
che altra  chiesa  e  non  da  se  stessi.  Questa 
risposta  del  patriarca  dice  la  stessa  cosa  di 
Gregorio XI  li. Essa  fa  ancora  notare,che 
presso  i  luterani  non  v'  è  né  remissione 
de'peccati,  ne  vero  sagramento  dell'alta- 
re, perchè  le  ordinazioni  fatte  da'lutera- 
ni  sono  nulle  e  di  niun  valore^  e  in  con- 
seguenza i  ministri  o  i  predicatori  lute- 
rani non  hanno  que'poteri  che  Gesù  Cri> 
sto  die  a' suoi  apostoli  per  trasmetterli 
a'Ioro  legittimi  successori.Laonde  la  chie- 
sa cattolica  latina,  e  la  chiesa  greca  ben- 
ché scismatica  sonoconcordi  nel  loro  giu- 
dizio sul  clero  luterano,  e  dicono  tutte  e 
due  che  la  chiesa  cristiana  non  si  trova 


SVE 

che  là  dove  ei  trova  la  gerarchia  de't'f- 
scovi,  àe  preti  e  de'  diaconi  istituita  da 
Gesù  Cristo  slesso.  Sotto  il  regno  di  Gio- 
vanni III  rimproverati  i  preti  luterani 
svedesi  di  non  avere  successione  aposto- 
lica, e  che  perciò  i  loro  sagramenti  non 
sono  che  vane  ceremonie  per  inganna- 
re il  semplice  popolo  svedese  e  condur- 
lo così  infallibilmente,  senza  che  possa 
accorgersene,  nel  regno  di  Belzebub.  Hel- 
sing  eletto  vescovo  di  Stregnes,  ed  il  ret- 
tore scolastico  di  Kicoping  Martini,  ri- 
sposero d'ordine  di  Carlo  duca  di  Soder- 
manland  o  Sudermania  colle  solile  in- 
giurie e  calunnie  proprie  de'  loro  settari, 
e  dichiarando:  "  Il  Papa  non  è  il  succes- 
sore dell'apostolo  s.  Pietro,  e  noi  ci  glo- 
riamo di  non  avere  ricevuta  la  pretesa 
successione  apostolica  da  questo  anticristo 
per  essere  preti  dell'anticristo;  n)a  ci  glo- 
riamo di  avere  ricevuto  la  legittima  suc- 
cessione rinnovellata  di  Lutero".  Prima 
dunque  che  l'ultimo  vescovo  cattolico  ro- 
mano di  Svezia  fosse  morto  (l' illustre 
Brask  morì  nel  convento  di  Landa  in  Po- 
lonia a'3  luglio  i53c)),  il  clero  svedese  lu- 
terano di  Svezia  confessò  ch'era  luterano 
e  niente  più  che  luterano;  nella  qnal  co- 
sa gli  storici  svedesi  moderni  e  soprattui- 
ti il  clero  odierno  di  Svezia  non  vorreb- 
bero oggi  convenire. Giovanni  III  soleva 
dire  a'suoi  consiglieri  di  stalo,  ch'egli  a- 
•vea  nella  Svezia  due  specie  di  preti,  gli 
uni  che  sonoordiqati  legalmente  dagli  an- 
tichi vescovi  cattolici,  e  che  sono  i  soli  ve- 
ri preti;  gli  altri  ordinali  da'vescovi  lu- 
terani svedesijchenonsono  veri  preti,  co- 
me ordinati  da  quelli  che  non  ponno  es- 
sere veri  preti  essi  medesimi.  Or  se  la  co- 
sa non  fosse  stata  di  pubblica  notorietà, 
il  re  si  sarebbe  ben  guardato  di  fare  si- 
mile esplicita  confessione,  la  qualeera  dia- 
metralmente opposta  alle  sue  vedute  po- 
litiche d'introdurre  insensibilmente  il  cat- 
tolicismo  nel  regno;  giacché  eragli  iutìni- 
tamentepiù  facile  di  far  adottare  i  dogmi 
eie  ceremonie  caltoliihe  da'vescovi  e  dai 
preti  svedesi,  che  dichiaiaie  l'ordmazia- 


S  V  E 

ne  ili  questo  clero  nulla,  e  farne  venire 
dallo  straniero  un  altro  die  dovesse  ne- 
cessariamente mettere  in  sommossa  con- 
tro il  re  tutto  il  clero  svedese,  che  si  ve- 
dea  minacciato  di  perdere  il  suo  posto  e 
lesile  rendite.  Giovanni  III  fu  un  re  dot- 
to, che  oltre  le  lingue  latina  e  greca  par- 
lava le  principali  lingue  viventi,  e  ave.i 
fatto  durante  la  sua  cattività  uno  studio 
profondo  della  teologia  e  della  storia  del- 
la Chiesa.  Era  egli  duncjue  ben  idoneo  a 
giudicare  della  legalità  de'suoi  vescovi,  e 
sapeva  d'altronde  benissimo  ciò  ch'erasi 
praticalo  a  tempo  di  suo  padre  Gustavo 

I  rispetto  all'ordinazione  de' vescovi.  Il  ce- 
lebre nunzio  Possevino  gesuita  scriveva 
francamente  a  questo  Giovanni  III,  che 
egli  avea  nella  Svezia,  in  luogo  del  cor- 
po e  del  sangue  di  Gesù  Cristo  nel  santo 
sagramento,  d  pane  e  il  vino  luterano;  in 
luogo  del  santo  evangelo,  le  grida  insen- 
sate degli  apostali;  in  luogo  di  preti  lai- 
ci, de'  servi;  in  luogo  de'  vescovi,  uomi- 
ni più  capaci  di  condurre  artnenti  di  bo- 
vi che  uomini,  e  piuttosto  acconci  a  sta- 
re nella  stalla  che  sulla  cattedra.  Infat- 
ti Giovanni  III  trovò  il  clero  svedese  ri- 
dotto a  un  gran  vilipendio  dall'avarizia 
del  padre  e  dal  calvinismo  del  fratello  E- 
rico  XIV,  ignorante,  disonesto,  avido  di 
guadagno  e  sucido,  a  non  dir  altro.  Per 
uscire  da  questo  caos,  Giovanni  III  co- 
liiinciò  a  far  pubblicare  l'  Ordinamento 
ecclesiastico  svedese,  comi^os\.o  dall'arci- 
vescovo d'Upsal  Lorenzo  Peterson,  e  ri- 
cevuto dal  concilio  d'Upsal  del  1572,  il 
quale  avea  consigliato  il  crudele  e  abbo* 
minevole  Erico  XIV  a  vendere  la  mo- 
glie di  suo  fratello  Giovanni  III,  Cateri- 
na Jagellona,  figlia  di  Sigismondo  li  re 
di  Polonia,  a  Ivan  IV  czar  di  Moscovia. 

II  medesimo  prelato,  ed  i  vescovi  Helsing 
di  Stregnes  e  Caroli  di  Vesteras  insinua- 
rono a  Giovanni  III  d'avvelenare  Erico 
XIV, e  loro  ubbidì  II  re  Giovanni  III  a- 
\ea  saputo  talmente  guadagnar  l'altocle- 
ro  svedese,  per  le  sue  viste  di  riunire  sul- 
la sua  lesta  la  coroua  di  Polouia  a  quel- 


SVE  2i3 

la  di  Svezia,  che  l'arcivescovo  nel  iSS^ 
nell'orazione  funebre  della  regina  Cate- 
rina, non  dubitò  di  dire  ch'ella  era  for- 
tunata d'  essere  morta  nella  comunione 
deWaclùesaciìllohca,  fuor  delta  quale  non 
vi  (•  salute.  Senza  le  macchinazioni  del 
fratello  duca  di  Sudermania  Carlo,  il  re 
sarebbe  pervenuto  a  riunire  i  due  po[)o- 
li  sotto  il  suo  dominio,  e  ad  evitare  tut- 
te le  disgrazie  che  piombarono  dipoi  sul- 
la Polonia  e  sulla  Svezia.  Imperocché  Si- 
gismondo figlio  di  Giovanni  III  fi  catto- 
lico e  re  di  que'  due  regni,  e  V Ordina- 
mento ecclesiastico  pvepavava.  la  via  in  I- 
Svezia  alla  restaurata  liturgia,  sulla  qua- 
le abbiamo  :  Liturgia  Svecanae  cecie- 
siae  catholicae  et  orthodoxae  conforniis, 
Stockholmiae  i  SyS. Prima  di  tale  regola- 
mento nella  Svezia  non  eravi  altro  ritua- 
le che  il  buon  grado  di  ciascun  vescovo 
o  predicante.  La  consagraziooe  de' vesco- 
vi nel  15^8  e  dell'arcivescovo  nel  i53i 
non  si  fece  da  Pietro  Magno  colle  cere- 
monie  cattoliche,  ma  colla  parola  di  Dio, 
con'preghiere  e  coll'imposizione  delle  ma- 
ni, secondo  Rhyzelio;  né  egli  avrebbe  o- 
sato  usare  altri  riti  da  quelli  che  piace- 
vano a  Gustavo  I.  Quando  l'arcivescovo 
Troll  minacciò  d'entrare  con  un  eserci- 
to in  Isvezia,  i  vescovi  Magno  di  Stregnes 
e  Pietro  Magno  di  Vesteras,  presi  da  ti- 
mor panico,  emisero  in  iscritto  la  prote- 
sta, di  non  aver  contribuito  a  introdurre 
in  Isvezia  il  luteranismo,  che  costretti  da 
forza  maggiore,  e  cos'i  ancora  essi  avea- 
no  consagrati  i  vescovi.  La  validità  per- 
tanto di  queste  consagrazioni  è  del  tutto 
incerta,  fatta  anche  astrazione  se  Pietro 
non  fu  mai  consagrato  esso  stesso.  Erico 
XIV  fece  venir  da  Germania  molti  pre- 
ti che  non  tenessero  tanto  alle  cereraonie 
papistiche,  quanto  il  clero  svedese,  e  tali 
predicanti  si  contentarono  dell'ordinazio- 
ne già  ricevuta.  Ndì' Ordinamento  o  ri- 
tuale del  I  57  I  dicesi  espressamente,  che 
si  dà  ivi  una  (òrma  d'ordinazione  per 
(|uelli  che  vorranno  servir^eiif,  giacché  i 
ciikliaui uou  souu  obbligali  m  coscienza  a 


I 


2i4                    '^  V  E  ^  SVE 
servirsi  di  cciemoiiie;  ouJe  alili  polè  u-  ,v*en<0  rfe//at7ueiflf.  Secondo  questa  il  ve- 
sarne  tuU'allra,  o  iiiuna  couie  ftce  Noi-  ^covoconsagia  un  altiodandogli  l'impie- 
uiami.  Secondo  tale  rituale  l'aioivescovo  go  di  vescovo  in  nome  della  ss.  Trinità, 
dice  al  nuovo  vescovo  eletto:  Mediante  la  imponendogli  poi  le  mani,  senza  diie  don- 
procura  e  pieno  potere  che  mi  è  stato  da-  de  ha  ricevuto  il  potere  per  la  consagra- 
to a  quest'effetto  da  parte  di  Dio,  dalla  zione,  agendo  in  virtù  del  pieno  potere 
comunità  de'fedeli,  io  ti  conferisco  l'im-  a  lui  tacitamente  dato  dalla  comunità  dei 
piego  di  vescovo  in  nome  del  Padre,  del  fedeli  luterani  o  piuttosto  da  parte  del  re. 
Figlio  e  dello  Spirilo  santo.  Questa  è  as-  11  vescovo  ordina  i  preti  dando  loro  l'in- 
solulamente  la  Slessa  foruioladicousagra-  carico  di  predicare,  con  l'invocazione  del- 
zione,  che  nel  1824  ''  «"^  ^^  Prussia  iiu-  la  ss.  Trinità  e  l'imposizione  delle  ma- 
pose  colla  sua  nuova  Jgenda  prussiana  ni.  Dipoi  non  sempre  i  vescovi  ordina- 
o  OrcUiiamenlo  ecclesiastico  della  cliiesa  rono  i  preti,  perchè  Carlo  XI l  fece  fare 
EvangtUca  di  Gennania  nel  suo  \°  se-  l'ordinazionede'preli  dal  preposto  d'Up- 
co/o. Dunque  in  tal  modo  lacomunitàpo  sai  e  dal  predicante  della  corte.  France- 
lrebbe,senza  delegare  la  sua  autorità, con-  sco  Vormundoi.°  vescovo  luterano  diLun 
sagrare  e  ordinare  essa  slessa  i  suoi  vesco-  den,  fu  consagrato  neliSSy  dal  d.r  Bu- 
vi  e  preti.  Nelle  tre  provincie  a  lui  sotto-  genhagen  in  Danimarca,  i  cui  successori 
messe,  Carlo  duca  di  Sudermania  non  fé-  consagrarono  gli  altri.  Mattia  Steuchius 
ce  ordinare  alcun  prete,  né  consagrare  al-  vescovo  di  Lundeu  ricevè  la  successione 
cun  vescovo;  né  ricevè  V Ordinaviento  o  dell'apostolo  danese  Bugenhageii,  e  tra- 
riluale  dato  alla  Svezia  dal  fratello  Gio  sialo  ad  Upsal  consagrò  tulli   i   vescovi 
vannini,  e  avendo  cacciato  nel  1600  dal  di  Svezia;  così  questo  regno  come  la  Da- 
trono  il  nipote  Sigismondo,  die  a'predi-  nimarca  ripete  da  Bugenhagen  Usuccps- 
canli  delle  già  sue  provincie  i  posti   più  sione  de'  vescovi,  e  quantunque  il  clero 
importanti  nella  Svezia:  laonde  il  clero  svedese avesseconservato  prima  l'aposto- 
di  essa  non  ha  il  diritto  di  farsi  scudo  di  lica  successione  fu  compiulamente  inter- 
al  tra  successione  aposlolica,che  quella  che  rotta  daSteuchius.  Per  l'ordinanza  daCar- 
gli  è  coniune  col  clero  luterano  in  gene-  lo XIII  imposta  nel  181  i,  i  preti  luterani 
rale.  Divenuto  il  detto  duca  Carlo  IX,  di-  svedesi,  non  ricevono  nell'ordinazione  né 
chiaro  che  V Ordinamenloconiei\e''a  ah-  piìinèmeoo  che  il  [)ermessodi  predicare, 
l>ominevoli  cercmonie  popisliche,  lo  fece  ed  è  in  ciò  che  consistono  tutti  i  loro  pote- 
correggere  e  stanqiarc  col  nome  di  Ma-  ri  spirituali,  e  per  amministrare  i  sagra- 
niiale,  il  quale  non  contiene  nulla  sulla  menti  il  vescovo  non  dà  loro  alcuna  po- 
consagrazione  dei  vescovi  e  ordinazione  desta.  Nel  Manuale  del  1809  perla  con- 
dc'preli.  Gustavo  II  Adolfo  voleva  farlo  sagrazione  fu  messa  questa  forinola:  In 
rivedere  e  ristampare,  ma  per  la  strepi-  viiiìidel  pieno  potere  che  mi  è  stato  da- 
tosa  guerra  di  Germania  lasciò  gli  affa-  to  a  quest'effetto  io  conferisco  l'autoriz- 
i  ecclesiastici  nel  piìi  gran  disoi\line,  per  /azione  reale  per  l'impiego  di  vescovo  nel- 


cui  ogni  vescovo  fece  per  la  sua  diocesi  un  la  diocesi  di  N.  N.  Termina  mg.r  AVari- 

legolamenlo  particolare  a  suo  capriccio,  mont  le  sue  Memorie  storiche  sulla pre- 

e  il  simile  fecero  i  predicanti  perle  par-  tesa  successione  apostolica  inS\'ezia, col- 

locchie.La  regina  Cristina  intendeva  fir-  la  seguente  conclusione.»»  I  vescovi  in  Sve- 

sie  compilare  uno  unif)rme  per  tutto  il  zia  non  sono  diuique  altra  cosa  oggi  che 

paese;  Carlo  X  rimise  in  vigore  V Ordi-  impiegati  della  corona,  e  non  hanno  al- 

ìiaincnto  del  iGG  i,  ma  niente  stabilì  sul-  tri  poteri  spirituali,  che  questi  che  ema- 

le  ceremonie;  finché  Carlo  XI  dopo  re-  nano  dall'augusta  persona  del  re.  Ma  Ge- 

\isioue  fece  stampale  la  Legge  e  regota-  sii  Cristo  diceva:  reudcle  a  Ccsaieciò  ch'ò 


S  V  E 

di  Cesare,  e  a  Dio  ciò  ch'è  di  Dio;  e  a  l'i- 
lalo  diceva:  Il  mio  regno  non  è  di  <|ueslo 
mondo;  e  non  diede  le  chiavi  del  regno 
de'cielinèal  governatore  Pilato, né  a  Ce- 
sare slesso,  ma  sìa  s.  Pietro  innanzi  a  tut- 
ti e  in  ispecial  maniera,  e  quindi  agli  al- 
tri Apostoli.  Dunque  la  podestà  spiritua- 
le non  può  risiedere  che  nelle  mani  di 
quelli  che  sono  edificali  sul  fondamento 
degli  A  postoli j  della  qual  cosa  gli  svede- 
si sono  convinti,  perchè  hanno  l'ilsalo  la 
storia  per  provare  che  il  clero  svedese  non 
iia  perduto  la  successione  apostolica.  O- 
ra  riprendo  il  fdo  de'cenni  storici  e  poli- 
tici della  Svezia. 

Gustavo  I  durante  gli  ultimi  anni  del 
suo  regno  fu  tratto  in  guerra  contro  l- 
van  IV  czar  di  Ru^^sia,  ad  onta  che  nel 
ìSo'j  avesse  stipulalo  con  esso  un  trat- 
tato di  pace  per  70  anni,  e  lo  avesse  con- 
fermato nel  I  Ti54,  '>ia  lo  ruppe  nel  seguen- 
te anno,  perchè  lo  czar  nutriva  jnire  am- 
biziose sulla  Finlandia  e  sulla  Livonia.  Il 
re  si  trasferì  in  persona  nella  Finlandia 
e  l'eresse  in  ducato,  e  provvide  alla  difesa 
delle  fionliere.Fece  porre  l'assedio  a  Or- 
chez,chefu  poi  costretto  ili  levare. Gittali- 
si  poscia  i  russisullaLivonia,marciòilre  a 
tlifesa  della  provincia,  che  secondo  gli  sve- 
ilesi  liberò,  ciò  che  negano  gli  storici  rus- 
si. Sentendosi  indebolire  le  forze,  mostrò 
j)oco  ardore  di  proseguire  la  guerra, e  pro- 
lìltato  delle  prime  circostanze  favorevo- 
li, nel  I  557  o  nel  1 55c)  concluse  una  tre- 
gua di  4o  anni.  Tante  cure  religio'^e,  per 
guarentire  il  suo  trono,  per  comprimere 
le  fazioni  e  per  farsi  rispettare  dalle  po- 
tenze vicine,  non  gl'impedirono  di  fu'  pro- 
sperare l'dgricollura,  incoraggiare  il  com- 
mercio e  fir  rispettare  la  bandiera  svedese 
nell'Oceano  e  nel  Mediterraneo,con  nume- 
rosa flotta  e  miglioramento  de'porti,  non 
che  di  forlilìcare  le  fiontiere.Cuiò  il  rior- 
dinamento della  pubblica  amministrazio- 
ne e  dell'insegnamento,  ed  elevò  la  poten- 
za della  Svezia  Ira  le  principali  d'Euro- 
pa nel  teatro  politico.  La  sua  alleanza  fu 
ricci'cnUi,  e  Franccsou  1  cuuclusc  cuu  cs- 


SVE  2i5 

so  un  trattato  che  si  puòriguardarecome 
lai."  origine  delle  relazioni  politiche  tra 
Francia  e  Svezia.  Non  gli  si  può  negare 
fermezza,  costanza,  ingegno  penetrante, 
visleelevate,una  maestà  imperiosa |aceom- 
pagnata  dal  personale.  Sapeva  vincere  gli 
ostacoli,  ma  combattendoli  talvolta  tra- 
scorreva in  durezza  e  oegli  impeti  della 
collera.  Indebolito  dall'età  e  dall'inquie- 
liliulini  che  avea  provocato  nel  disporre 
della  religione  a  suo  capriccio,  come  fo- 
ce dei  beili  de'sudditi,  sentendo  vicina  la 
sua  fine  adunò  gli  stali  in  mefto  a'suoi 
4  figli  che  loro  raccomandò,  lasciando  la 
corona  a  Erico  XIV  il  maggioi-e,  che  po- 
co amava  per  la  sua  indole  violenta  e  fo- 
cosa, ed  i  frequenti  accessi  di  melanconia 
lo  rendevano  inquieto  e  irresoluto;  meu- 
tre  Giovanni,  prudente  e  dolce,  erasi  cat- 
tivato il  suo  amore;  a  questi,  a  Magno  e 
Carlo  lasciò  alcuui  ducati  o  feudi  che  di- 
vennero una  sorgente  di  discordie  e  di  ge- 
losie. Gustavo  I  se  non  avesse  rinunziato 
alla  religione  degli  avi  suoi  e  resa  lutera- 
na la  Svezia,  se  non  fosse  stato  domina- 
to dall'avarizia,  che  i  suoi  panegiristi  chia- 
mano pe'suoi  tesori  frutto  d'una  saggia  e- 
conomia,  tirando  un  denso  velo  sul  mo- 
do col  quale  se  li  procacciò, e  qualificando 
l'apostasia  della  Svezia  rigenerazione  del- 
la medesima,sarebbe  slato  unode'monar- 
chi  più  considerevoli  del  suo  secolo.  La- 
sciò il  regno  in  pace  co'vicini,  e  morì  di 
70  anni  a'29  settembre i65o  in  Stock- 
holm.  Mg.'Warimont  osserva  ancora  una 
volta,  che  fu  l'avarizia  quella  che  generò 
il  luteranismo  in  Isvezia,enon  il  convin- 
cimento religioso  di  Gustavo  I,  che  non 
avea  realmente  alcuna  religione  e  mor\ 
della  morte  degli  empi.  Essendo  all'estre- 
mo punto, cacciò  e  riprese  il  predicante, 
che  tentava  ricondurlo  a  sentimenti  cri- 
stiani, e  non  volle  mai  confessarsi  de'suoi 
peccati  o  pur  solo  ascoltare  esortazioni. 

Disse  pertanto  al  predicante:  Cessa  collo 
tuo  landouiCjho  bisogno  piuttosto  di  qual- 
che cosa  per  lo  stomaco  che  per  l'anima; 

e  morì  da  vcio  miscredente.  iMontò  sul 


2i6  SVE 

Irono  Erico  XIV  educato  da  principio  da 
Kormann  discepolo  di  Lutero,  poi  da  Bu- 
ri o  Beurreus  francese  calvinista  venuto 
da  Francia,e  da  Joeran  PehrsoQ  altro  set- 
tario di  Calvino  e  figlio  d'un  monaco  a- 
postata  di  Weslmauia,  e  d'ambedue  ne 
contrasse  gli  errori.  Le  prerogative  dal 
padre  accordate  a' fratelli,  gì' ispirarono 
gelosia,  l'inquietarono  nell' amministra- 
zione, e  favorirono  le  mire  ambiziose  di 
que'che  seminarono  la  discordia  nella  fa- 
miglia reale.  Nel  i56i  si  fece  coronare 
con  molta  pompa  ad  Upsal,  e  nel  mede- 
simo tempo  creò  le  dignità  di  conte  e  ba- 
ione,fino  allora  ignote  nella  Svezia,  ed  i 
marchesi  furono  istituiti  dipoi.  Il  suo  ca- 
rattere fu  un  misto  di  follia  e  di  crudeltà, 
die  pose  il  regno  in  tranibusto.  Sino  dal 
1 56 1  la  sua  condotta  ribellòrEstonia  (an- 
tico ducalo  posseduto  daWaRussia  in  par- 
te, e  in  parte  dalla  Svezia  e  dallaPo/o/JW, 
perciò  motivo  di  loro  frequenti  contesta- 
zioni, finché  fu  interamente  ceduto  alla 
1.'),  la  quale  scosse  il  giogo  della  Svezia 
per  darsi  alla  Russia;  mentre  altri  aHer- 
mano  che  Erico  XIV  allargando  i  liniiti 
del  regno  a  occidente,  s'impadronì  di  par- 
te dell'Estonia.  Il  fratello  Giovanni  duca 
di  Finlandia, avendo  sposato  Caterina  fi- 
glia del  re  di  Polonia  nemico  della  Svezia, 
fu  assediato  dal  re  avverso  a  tali  nozze  nel 
1 563  in  Abo,  e  costretto  ad  arrendersi  fu 
mandato  colla  moglie  nel  castello  dlGiilp- 
sholm  dopo  aver  fatto  morire  molli  del 
suoseguito,etalunocolIesue  mani.  Rifiu- 
tato il  re  dalle  regineElisabetta  d'Inghil- 
terra e  Maria  di  Scozia,  e  da  Cristina  d'As- 
sia, sposò  dipoi  Caterina  Maus  o  Mans- 
doter  figlia  d'un  caporale,  da  cui  nacque 
Gustavo,  che  poscia  spoglialo  de'suoi  di- 
ritti visse  in  paesi  stranieri,  si  ridusse  a 
far  lo  stallino  e  medicare  i  cavalli,  e  mo- 
ri prigioniero  in  R.ussia.  Inoltre  lo  stra- 
•vaganle  Erico  XIV  contemporaneamen- 
te visse  pure  con  Agda,  povera  fanciul- 
la di  Slockholm,  e  n'ebbe  tre  figlie.  Nel- 
la  guerra  contro  i  danesi  con  alterni  suc- 
cessi^ sperando  nel  i5G6  alla  battaglia 


SVE 

di  Swastera  di  pienamente  trionfare,  se 
la  prese  con  Nilson-Slure  della  fami- 
glia dell'  ultimo  amministratore  di  Sve- 
zia, accusandolo  di  codardia,  sotto  il  qual 
pretesto  lo  mandò  per  le  vie  di  Stock- 
holm  con  una  corona  di  paglia  in  testa 
tra  gli  urli  della  plebe.  Ne  restarono  of- 
fesi i  nobili,  ed  Erico  XIV  a  risarcire  il 
dileggio  inviò  Nilson  ambasciatore  al  du- 
ca di  Lorena,  e  in  pari  tempo  o  per  ti- 
more d'una  ribellione  pose  in  libertà  il 
fratello  Giovanni.  Sotto  il  regime  d'Erico 
XIV  la  chiesa  cattolica  si  mantenne  nello 
slato  medesimo  in  cui  l'avea  lasciata  Gu- 
stavo I,  ed  appena  ne  rimaneva  vestigio: 
solo  in  alcuni  avea  lasciato  un  senso  di  do- 
lore per  la  sua  caduta,  e  un  desiderio  oc- 
culto del  suo  ritorno.  Il  re  sembrava  men 
severo,  ed  eravi  speranza  cliel'inquisizio- 
ne  luterana  volesse  cedere  a  un  procedere 
più  mite.  Né  fanatici,  né  insolferenti  come 
quelli  del  padre  erano  i  sentimenti  d'E- 
rico XIV,  ma  voleva  ubbidire  a' ricordi 
del  genitore  morente,  lasciando  sussistere 
il  luteranismo.  Però  avea  una  personale 
tendenza  aìCahinisrno  {^^•),  fomentatagli 
dal  suo  maestro  di  filosofia  e  matematica 
Beurreus  amico  di  Beza  e  dello  stesso  e- 
resiarca  Calvino,  già  caldo  diffonditore 
delle  sue  false  dottrine  in  Inghilterra 
quandofu  inviato francesealla  regina  An- 
na. Se  le  sue  efficaci  pratiche  pel  matri- 
monio del  re  con  Elisabetta  avessero  a- 
vuto  efletto,  lo  stabilimento  del  calvini- 
smo in  Isvezia  era  sicuro.  Erico  XIV  lui- 
tavolta  volle  che  fosse  libero  ad  ognuno 
di qualunquesetta l'avere  un  asilo  nelsuo 
regno,  per  cui  lutti  i  luterani  e  calvinisti 
perseguitati  per  divergenti  opinioni,  si  ri- 
fugiarono nella  Svezia.  Così  i  cattolici  su- 
perstiti al  comune  esterrainio  trovarono 
nel  giovane  re  sofferenza  e  umanità.  Beur- 
reus divenuto  suo  consigliere,  prese  ar- 
ditamente ad  eseguire  i  suoi  disegui  pel 
calvinismo,  e  trovò  in  Giovanni  Ofeg  ve- 
scovo di  Vesteras  un  amico  e  sostenito- 
re. Attaccò  colla  mordacità  e  col  ridicolo 
l'arcivescovo  d'Upsal,  il  quale  irremo  vi- 


S  VE 

bile  ne'suoi  principii  religiosi  si  difese  con 
un'operetta, piena  del  risentimento  e  del» 
J  amarezza  propria  de'Iuterani  ledescUi  di 
quel  tempo.  Protestava  che  tra  la  confes- 
sione d'Augusta  e  la  dottrina  di  Calvino 
poteva  essere  tanto  consentimento,  quan- 
to u'è  tra  Cristo  e  il  demonio.  Indi  fiero 
comhatlimentos'altaccò contro  il  lutera- 
nismo dal  vescovo  OI'eg,e  l'infausta  guer- 
ra che  allora  ardeva  tra  la  Danimarca  eia 
Svezia  ne  porse  l'  opportunità.  Essendo 
venuto  a  mancare  il  vujo,non  potè  più  di- 
strduursi  la  Cena  sotto  ambo  le  specie,  di 
che  il  popolo  si  lurbò  e  mosse  lamento,  e 
i  calvinisti  ne  profittarono  perla  loro  cau- 
sa. Mentre  l'arcivescovo  si  consigliava  coi 
suoi  sulFrnganei  sul  modo  di  rimediare  a 
questo  difetto,  Ofeg  e  Beurreus  incomin- 
ciarono a  sostituire  al  vind'acqua  mista 
eoi  miele  o  altri  spiritosi  liquori;  il  lestes* 
so  non  sembrò  disapprovarlo.  Ben  recla- 
mò l'arcivescovo  e  tutti  i  luterani,  accu- 
sando Ofeg  di  segreto  calvinismo,  e  chìa- 
xnaniìoìo liquorisla.  Ma  egli  adunandosi- 
nodi,  svolgendo  le  s.  Scritture,  citando  i 
Padri,  si  discolpò  e  ordinò  a'minislri  di 
sua  diocesi  che  adottassero  nella  distri- 
buzione della  Cena  le  non)inale  modifi- 
cazioni, finché  non  erasi  provveduto  alla 
mancanza  del  vino.  L'arcivescovo  pub- 
blicò uno  scritto  firmato  da'vescovi  suf- 
fragane! e  da'piìi  ragguardevoli  pastori, 
nel  quale  con  amare  invettive  coufutògli 
argomenti  d'Ofeg,  e  sostenne  che  quando 
non  possa  parteciparsi  alla  Cena  nelle  de- 
bite forme,sia  meglio  rometlerla,e  allora 
ponno  i  fedeli  supplire  a  questa  privazio- 
ne a  mezzo  della  t\n\cì  Dichiarò  arci-ere- 
tici Ofeg  e  i  suoi  aderenti,  solo  perchè  sem- 
bravano recare  indubbio  questa  gran  ve- 
rità; volle  che  a  tutta  la  Svezia  fossero  de- 
nunziati, adliichè  il  popolo  sapesse  ben 
guardarsi  da  uomini  così  perniciosi.  Il  re 
però  s'intromise  a  togliere  la  gran  contesa, 
evitando  una  guerra  ci  vile  e  religiosa.  Ma 
la  fazione  luterana  vittoriosa  contro  il  cal- 
vinismo, tanto  fece  e  disse,  che  finalmen. 
lo  Io  pretjipilò  dalla  jjruiia  del  popolo,  ^'cl 


SVE  217 

1 567  ritornalo  Nilson  daH'atnbasciala  gli 
cadde  nuovamente  in  sospetto,  e  avendo- 
lo eventualmente  incontrato  gli  cacciò 
un  pugnale  nel  seno.  Nilson  se  lo  trasse 
dal  petto,  lo  baciò  e  il  presentò  al  re,  il 
quuiein  vece  di  commuoversi  a  quell'atto 
mirabile  di  sommessione,crudelnienteor- 
dmò  a'suoi  di  finire  d'ucciderlo,  indi  fece 
eccidio  di  26  parenti  di  Nilson.  Agitato 
poi  il  re  da  giusti  rimorsi,  si  ritirò  in  un 
bosco,  ove  slette  nascosto  per  3  giorni  tra- 
vestito da  contadino.  Ma  la  sua  favorita 
mandò  in  traccia  di  lui,  e  fu  ricondotto 
al  palazzo,  l'ehrson, ch'era  divenuto  mi- 
nistro e  favorito,  ne  calmò  le  agitazioni 
elo  restìtuìalla  sua  naturale  ferocia.  Tra* 
vaglialo  da  paure  e  da  rimorsi,  dipoi  non 
ebbe  più  pace,  dappertutto  inseguendolo 
l'ombre  invendicale  degli  uccisi.  Erran- 
do un  tempo  nelle  selve  della  Suderma- 
nia,  incontratosi  con  un  suo  antico  e  vec- 
chio maestro,  mentre  questi  [>rocura  va  di 
confortarlo  e  dileguargli  dalla  mente  le 
torbide  fantasie,  lo  prese  per  un  traditore 
e  all'istante  l'uccise.  Dall'andare  così  ra- 
mingo si  abbandonòalla  superstizione,  al- 
le vane  osservanze  e  agli  astrologi,  com- 
mettendo altre  crudeltà.  Il  re  invidiava 
sempre  i  possedimenti  lasciali  dal  padre 
a'suoi  fratelli,  e  per  spogliarli  studiò  di 
perderli  nel  giorno  che  dovea  sposare  la 
Mansdoter  sua  favorita.  Se  non  che  fatti 
essi  a  tempo  consapevoli,  lo  preveniroMo 
eassediarono  in  Stockholm.ov'egli  si  di- 
fese sinoa'So  settembre  I  568.  Obbligalo 
a  capitolare,dovè  inoltre  cederela  corona 
al  fratello  Giovanni  nella  cattedrale,  e  poi 
fu  rinchiuso  nel  castello  della  capitale  e 
trattato  duramente.  Pehrson  durante  le 
trattative  era  stalo  consegnalo,  fu  puni- 
to de'suoi  pravi  consigli, egiustiziato  spi- 
rò in  mezzo  a  orrendo  supplizio.  Erico 
XIV  stando  in  prigione  si  conservò  alcu- 
ni partigiani  che  tentarono  più  volle  in- 
vano di  ripristinarlo  sul  trono,  finche  il 
re fialello a  terminare  le  ii)(juietilndmi,lo 
fece  avvelenare  a'22  febbraio  1  IÌ78.  E^li 
uvea  prulello  le  scienze  e  i  dulli,  nella  cai- 


2  1 8  S  \'  E 

livitù  si  die  allo  sludio  e  Inscio  alcune  o- 
pere.  Sotto  di  lui  si  accrebbe  la  marine- 
ria svedese,  e  le  relazioni  commerciali  di- 
\ennero  uno  de'primi  oggetti  del  gover- 
no. Dopo  la  forzata  rinunzia  del  fratello, 
Giovanni  III  giunse  alla  corona  di  Sve- 
zia. Già  di  sopra  notai  com'egli  fosse  dot- 
to, onde  protesse  le  scienze  e  le  arti;  la 
sua  disposizione  al  catlolicismo  che  nuo- 
vamente voleva  rislabilire  nel  regno;  il  di- 
sprezzo in  cui  teneva  la  setta  luterana  e 
principalmente  i  suoi  minisUi,  e  per  sop- 
perire alla  loro  ignoranza  fece  pubblicare 
V  Ordinamento  ecc/e6/a?//co, rituale  di  cui 
manca  vano. Con  questo  permise  a' vescovi 
e  preti  maritali  di  vivere  colle  loro  mogli, 
accordò  a'Iaici  la  comunione  sotto  le  due 
specie,  e  autorizzò  la  celebrazione  della 
messa  nel  volgare  svedese,  la  quale  ven- 
ne rigettata  da  Gregorio  XIII  concui  era 
entrato  in  trattative,  oltreché  riprovò  il 
di  sopra  narrato,  né  meglio  la  trovarono 
i  luterani  rimarcandola  troppo  favorevo- 
le a'dogoìi  cattolici;  ma  Giovanni  III  in- 
uamoratodel  suo  0/Y//>t(7///e/i/o,  impiegò 
la  violenza  e  la  pers^'cuzione  perchè  fosse 
adoltato,e  riuscì  poi  di  far  passare  in  legge 
quella  liturgia  negli  stati  tenuti  nel  i  582, 
minacciandu  pena  capitale  a  chiunque  vi 
contravvenisse.  Mancò  poco  che  con  ciò 
non  occasionasse  nel  regno  una  solleva- 
^ione,  alla  testa  della  quale  era  in  procinto 
di  porsi  il  suo  fratello  Carlo  duca  di  Su- 
dermania;  ma  i  due  principi  conclusero 
un  componimento,  che  lasciò  libero  ad  o- 
gni  partito  di  seguir  la  propria  religione. 
Ne'pri mordi  del  suo  regno,  cedendo  Gio- 
vanni III  alle  sollecitazioni  della  reginaCa- 
lerina  calto!ica,come  figlia  di  Sigismondo 
II  re  di  Polonia,  intraprese  di  ristabilire 
il  cattolicismo;  non  ardi  di  procedere  con 
animo  determinato,  e  non  potè  riuscirvi 
per  essersi  mal  diretto,  pel  suo  carattere 
privo  d'energia  e  di  franchezza.  Il  p.  Maf- 
fei  negli  Annalidi  Gregorio  XIII y  narra 
che  il  nunzio  di  Polonia  Laureo  poi  car- 
dinale, ncliSyi.  entrò  in  qualche  buona 
speranza  della  riduzioue  di  Giovanni  III 


S  V  E 

al  cattolicismo,  pe'molli  ragionamenti  a- 
vuti  sopra  di  ciò  co'suoi  ambasciatori  re- 
sidenti nella  corte  polacca  (anzi  nella  sua 
biografia  dissi  che  Laureo  guadagnò  alla 
fede  cattolica  l'ambasciatore  svedese  An- 
drea Lorichio,  e  persuase  Giovanni  III  a 
ricevere  il  celebre  p.  Antonio  Possevino 
gesuita  e  nunzio  apostolico),  e  ne  die  su- 
bito avviso  al  Papa;  il  quale  tanto  più  vo- 
lentieri abbracciò  la  pratica,  in  quanto  che 
con  tal  mezzo  sperava  d'unire  Giovanni 
II!  col  re  diSpagna  a  beneficio  delle  cose  di 
Fiandra  manomesse  dagli  eretici  e  ribel- 
li, mediante  il  concorso  d'un'armata  sve- 
dese. Con  questo  intendimento  Gregorio 
XIII  destinò  d'inviare  in  Isvezia  il  p.  Sta- 
nislao Varzovizchi  gesuita,  nobile  polacco 
e  buon  teologo,  a  cui  per  diverse  vie  era 
agevole  introdursi  dalla  regina, e  col  fa- 
vore di  lei  al  re  suo  marito.  Nel  1576 
sembrando  a  Gregorio  XIII  che  la  mis- 
sione del  p.  Stanislao  in  Isvezia  pigliasse 
buona  piega,  vi  spedi  un  altro  religioso 
gesuita,  il  quale  col  favore  della  regina 
Caterina  cominciò  a  predicarvi  libera- 
mente l'eterne  verità  della  religione  cat- 
tolica. Affermava  Giovanni  III  di  volere 
ad  ogni  modo  essere  cattolicQ.,  e  perciò 
manderebbe  in  breve  a  Roma  un  amba- 
sciatore con  3  sole  domande:  i  .°di  accor- 
dare la  comunione  sub  utraque  speciej 
2. "di  permettere  il  matrimonio  de'sacer- 
doti;3.°di  potersi  celebrar  la  messa  in  lin- 
gua volgare.  Alle  quali  istanze,  sebbene 
Gregorio  XIII  non  era  per  consentire 
giammai,  pure  si  rallegrò  della  buona  vo- 
lontà del  re,  avendo  ragione  di  sperare, 
che  avesse  colla  grazia  celeste  a  restar  piau 
piano  persuaso  dell'inconvenieuza  di  tali 
proposte,  ed  accomodarsi  a', consigli  che 
gli  avrebbe  dato,  a' decreti  de'concilii,  e 
della  Chiesa  madre  e  maestra  universa- 
le. Intanto  il  Papa  si  adoperò  per  procu- 
rare che  fossero  pagate  le  pensioni  sul  du- 
cato di  Bari  alla  regina  Caterina  e  alla  so- 
rella Anna  nuovamente  maritala  con  Ste- 
tano Datori  re  di  Polonia,  e  l'ottenne  con 
soddisfazione  delle  due   principesse.  Nel 


S  V  E 

1^77  Gregorio  XllI  per  fumeulare  e  ac- 
ceotlere  quelle  poche  faville  di  pura  fe- 
de che  nella  Svezia  nuovamente  appaii- 
vano, ammise  con  molta  beiiignitìi  Poiitu 
de  la  Cardie  gentiluomo  di  Lin^uadoca 
e  principale  della  corte  di  Giovanni  Ili, 
di  cui  avea  sposato  la  figlia  naturale  S(jfia, 
dal  re  mandato  in  Roma  per  trattare. 
Quairlunque  nel  coociistoro  pidjhlico  nuri 
rese  l'ubhidienza  consueta,  l'esegui  pciò 
nella  canaera  del  Papa  e  con  gran  som- 
missione alla  presenza  di  molti  cardinali, 
alFermando  con  larghissime  parole  in  vo- 
ce ed  in  iscritto  voler  esseie  Giovanni  III 
buon  re  cattolico, ed  ubbidienlissimoalla. 
s.  romana  Sede.  Indi  in  privato  l'amba- 
sciatore propose  le  petizioni  del  re  surri- 
cordate, facendo  insieme  istanza,  che  si 
mandasse  nella  Svezia  persona  idonea  [)cr 
trattare  in  segreto  le  cose  della  religione 
cattolica,  e  con  autorità  di  assolvere  il  pre- 
varicamento da  essa.  Le  proposte  esami- 
nate, non  si  crederono  affitto  accordare. 
E  per  isgannare  il  re  e  ridurlo  al  grembo 
di  s.  Chiesa,  Gregorio  XIII  destinò  suo 
nunzio  in  Isvezia  il  p.  Antonio  Possevino 
gesuita,  il  quale  partendo  con  l'ambascia- 
tore, e  passando  per  le  corti  del  granduca 
di  Toscana,  e  de' duchi  di  Ferrara  e  di 
Mantova,  fu  molto  onoiatoed  esortato  al- 
la dilìicile  impresa,  ed  aocheaccompagna- 
to  con  lettere  ufiìciose  e  cristiane  pel  re. 
Colpito  nel  viaggio  Tambasciatore  da  in- 
fermità, fu  costretto  fermarsijCon  Venendo 
che  il  p.  Possevino  lo  proseguisse.  Giunto 
(juesti  nella  corte  diSvezia  non  trovò  quel- 
la buona  volontà  e  costanza  di  sentimenti 
cattolici  che  si  aspettava.  Nondimeno  con 
l'aiuto  della  pia  regina  procurò  di  alFe- 
zionare  Giovanni  III  alle  tradizioni  apo- 
stoliche e  a'rili  della  chiesa  romana.  Ed 
oltre  a  ciò,  cercò  di  frastornare  il  re  dalle 
corrispondenze  d'Elisabetta  regina  d'In- 
gtùlterra  e  del  principe  d'Orange,  ambe- 
due eretici,  e  di  poi  lo  nell'amicizia  di  Fi- 
li[)po  II  re  di  Spagna  sovrano  delle  Fian- 
dre. Neh  578  si  trattò  la  lega  tra  la  Po 
linia  e  l.i  Svezia,  per  frenare  la  rapacità 


S  V  E  2  I  y 

d'ingrandimento  della  Piussia,  e  Gregorio 
Xlllpe'suoi  nunzi  aiutò  gagliardemenle 
le  pratiche,stimandola  di  gran  giovaiuen- 
[{)  alla  riparazione  della  fede  cattolica  nel 
settentrione, eil  a  questo  elletlo  inviò  al- 
cune persone  in  quelle  parti.  Il  p.  Pos- 
sevino propagati  molti  buoni  libri  per  la 
Svezia  nella  lingua  svedese,  e  riordinato 
con  somma  soddisfazione  il  celebre  mo- 
nastero di  s.  Brigida  di  Vastcua,  l'unico 
che  vi  era  rimasto  nella  Gozia ,  ritornò 
in  Roma  per  dare  al  Papa  distinto  rag- 
guaglio del  da  lui  operalo,  e  seco  condus- 
se a  Roma  alquanti  giovani  svedesi  per 
essere  educati  nel  collegio  Germanico  nel- 
la fede  cattolica.  Filippo  II  per  consiglio 
del  Papa  non  lasciò  di  stringere  amicizia 
conGiovanni  111, per  lettere  e  a  mezzo  del- 
l'ambascialore  Francesco  Erasso,  procu- 
ran  doGregorioXI  1 1  di  sollecitare  tal  buo- 
na intelligenza  e  unione,  per  comprime- 
re le  ribellioni  delle  Fiandre  sostenute  dal 
principe  d'Orange,  e  per  liberare  1'  In- 
ghilterra dal  giogo  d'  Elisabetta,  a  tale 
effetto  studiandosi  collegare  co' due  re, 
quello  di  Pofonia  e  principe  di  Transil- 
vania,  come  riporta  Novaes  nella  Siorui 
di  Gregorio  XIII.  Questi  inoltre  raccon- 
ta, che  Giovanni  111  animato  dal  zelo  re- 
ligioso della  regina,  segretamente  abiurò 
gli  errori  luterani  nelle  mani  del  p.  Pos- 
sevino, e  di  proposito  cominciò  a  trattai  e 
della  riduzione  dell'intero  regno  alla  cat- 
tolica religione.  Pare  che  il  nunzio  p.  Pos- 
sevino impegnasse  Sigismondo  figlio  del 
re, dalla  madre  educato  nel  caltolicismo, 
a  professarlo  pubblicamente,  colla  fami- 
glia reale.  Il  p.  Possevinoda  Roma  (u  spe- 
dito nunzio  apostolico  nella  Russia,  nel 
(|uale  articolo  celebrai  il  suo  zelo  e  sape- 
re. Anche  in  altri  storici  trovo  affermala 
l'abiura  del  luteranismo  fatta  da  Giovan- 
ni III,  con  promessa  di  conformarsi  al  de- 
siderio del  Papa,  ma  che  il  popolo  espres- 
se il  suo  disgusto  di  ritornare  al  culto  cat- 
lolico;  i  vescovi  luterani  che  il  re  si  era 
guadagnato,  vedendo  che  la  loro  condi- 
>ccMdeuza  gli  uMcbbc  assai  esposti,  mu- 


220  SVE 

tarono  risoluzione  e  protestarono  ,  cosi 
CailoducacliSutlermaiiiasidichiaròcon- 
tio  i  mutanienli  che  si  maneggiavano. 
LaondeGiovannilIIjSempie  debole  e  ir- 
resoluto, temè  di  procedere  oltre,  licen- 
ziò i  ministri  della  s.  Sede,  e  morta  la  re- 
gina passando  alle  nozzecoiiCruuilde  Biel- 
ke  d'una  fiìmiglia  ligia  alla  falsa  creden- 
za luterana,  il  suo  zelo  [)er  la  chiesa  ro- 
mana si  ralFreddò  interamente  e  ritornò 
del  tutto  al  luteranismo.  Neil 586  mor- 
to Stefano  Batteri  re  di  Polonia,  Giovan- 
ni III  negoziò  che  il  suo  figlio  Sigismon- 
do come  nipote  di  Sigismondo  li  re  di  Po- 
lonia gli  succedesse,  anche  per  professa- 
re la  religione  cattolica, senza  la  quale  i 
polacchi  non  l'avrebbero  eletto;  altri  in 
vece  dicono  che  fu  contrario  a  tale  elezio- 
ne, prevedendo  le  conseguenze  che  avreb- 
be prodotto  in  Isvezia,  e  infatti  in  segui- 
to fu  causa  che  ne  perdesse  la  corona.  Gli 
elettori  si  divisero  in  due  partiti,  uno  fa- 
vorendo l'arciduca  d'  Austria,  l'altro  il 
principe  di  Svezia:  sia  per  timore  che  il 
i.^divenendo  imperatore  non  facesse  il  re- 
gnoereditario  di  sua  casa,conie  i  suoi  mag- 
giori aveano  fatto  dell'Ungheria  e  della 
Boemia;  sia  per  le  pretensioni  ohe  avea 
Giovanni  IH  sulla  Lituania  come  statoe- 
reditario  della  madre,  e  la  quale  era  sla- 
ta riunita  alla  Polonia;  sia  fiiialmeiite  che 
con  preferire  il  principe  svedese  la  Polo- 
nia sarebbe  potente  per  mare  e  per  terra, 
e  così  agevoitnente  superare  lo  czar  già 
chiamato  il  gran  drago  settentrionale  e  col 
quale  aveano  innata  inimicizia.  Nel  i  SSy 
il  partito  più  numeroso  elesse  per  so- 
vrano Sigismondo  III  re  di  Polonia  (/^.), 
mentre  Papa  Sisto  Vavea  incaricato  An- 
nibale di  Capua  arcivescovo  di  Napoli, 
suo  nunzio  in  Polonia,  di  favorire  possi- 
bilmente l'elezione  di  Massimiliano,  onde 
il  suo  partito  restò  fermo  nell'elezione  di 
lui  fatta,  e  si  vuole  che  il  Papa  gli  som- 
ministrasse pure  22,000  ducati  d'oro, 
Massimiliano  marciò  nella  Polonia  con 
16,000  uomini,  che  decimati  dalle  nia- 
latliej  fu  viuto  da  ^igismoado  Ili  e  fallo 


SVE 

prigione  con  dispiacere  di  tutti  i  principi 
cristiani.  Sisto  V  inviò  legalo  a  Sigismon- 
do III  il  cardinal  Aldobrandini,  poi  Cle- 
mente VI  li,  per  ottenere  la  liberazione  di 
Massimiliano  e  pacitlcare  i  due  principi. 
Superate  gravi  diiBcoltà,  la  perizia  e  in- 
dustria del  cardinale  a'9  marzo  1  58g  ot- 
tenne l'intento,  rinunziando  l'arciduca  al- 
le sue  pretensioni,  con  grande  onore  del 
suo  nome.  Frattanto  Giovanni  III  aven- 
do terminala  la  guerra  di  Danimarca,  fa 
costretto  disostenernealtra  contro  lo  czar 
Ivan  IV  che  devastava  l'Estonia  e  la  Li- 
vonia;  i  generali  svedesi  sotto  il  supremo 
comando  del  suddetto  Ponto  de  la  Gar- 
die,  ottenuti  alcuni  vantaggi,convennero 
ad  una  tregua.  I  senatori  svedesi  indus- 
sero Giovanni  Illinsospettocontroii  fra- 
tello Carlo  duca  diSudermania,di  cui  te- 
mevano l'influenza:  il  re  avendo  scoper- 
ta la  loro  trama,  gli  accasò  agli  stati  ge- 
nerali e  furonocondannati  in  prigione,  in- 
di rilegati  nelle  loro  terre.  Ciò  con  tolse 
che  sinistri  dubbi  amareggiassero  il  re- 
stante de'suoi  giorni.  Atterrito  da  visio- 
ni e  da  sogni,  cadde  in  malattia  di  lan- 
guore.e  terminò  di  vivere  a' 17  novem- 
bre [  592.  Sigismondo  suo  figlio  re  di  Po- 
lonia gli  successe,  e  mentre  attendevasi  il 
suo  arrivo,  lo  zio  Carlo  presele  redini  del 
governo  coll'assenso  del  senato.  1 1  suo  i . 
passoannunziòi  suoi  disegni:  convocò  gli 
stati  del  regno  ad  Upsal,  e  siccome  il  ni- 
pote avea  sempredimoslrato  grande  av- 
versione per  la  credenza  luterana  e  pro- 
fessava il  cattolicismo,  fece  decretare  so- 
lennemente nel  1 593  che  la  religione  lu- 
terana sarebbe  la  sola  tollerata  in  Isve- 
zia, e  che  Sigismondo  non  sarebbe  rico- 
nosciuto re  se  non  dopo  che  avesse  ap- 
provato taldecreto.NondiinenoPapaCle- 
mente  VI  li,  che  da  cardinale  era  stalo  le- 
gato a  Sigismondo,  per  mezzo  del  nun- 
zio di  Polonia  Germano  Malaspina  vesco- 
vo di  s.  Severo,  e  non  di  s.  Severino  co- 
me con  Novaes  dissi  a  Polonia,  invitò  il 
re  a  ristabilire  nella  Svezia  la  fede  cat- 
tohcaddluiproftìssala^  ed  a coiooarbi  eoa 


S  V  E 

rito  callolico.  Ma  opponendosi  vlgorosa- 
niente  i  magnatisvedesìeprotestandoche 
nel  regno  volevano  la  sola  religione  lu- 
terana, e  che  si  dovesse  coronare  dal  pri- 
male,  Sigismondo  dovè  adattarsi,  aspet- 
tando opportuna  occasione  per  ristabili- 
re il  caltolicisDio  iu  Isvezia.  .Sigismondo 
arrivò  nello  slesso  anno  in  Slockliolm,  e 
trovò  il  regno  diviso  in  due  partiti:  l'u- 
no sostenuto  da  molle  famiglie  potenti, 
avea  per  iscopo  conservargli  le  duecoro- 
ne  per  diminuire  il  suo  potere  in  Isve- 
zia; l'altro  composto  degli  uomini  più  atti- 
vi degliordini  inferiori,  disapprova  va  l'u- 
nione de'due  scettri,  per  timore  che  gl'in- 
teressi dellaSvezia  sarebbero  stati  trascu- 
rati, e  la  religione  del  paese  esposta  a  pe- 
ricolosi attacchi. Carlo  si  fece  capo  di  que- 
st'ultimo parlilo,  e  Io  zelo  poco  pruden- 
te di  Sigismondo  secondò  l'ambiziose  sue 
mire,  e  gli  convenne  sottoscrivere  il  de- 
cretod'Upsal.  Nel  i  '>94  Sigismondo  fu  co- 
ronato ad  Upsal  dall'  arcivescovo  a'  ig 
febbraio,  dovendo  promettere  di  conser- 
vare la  confessione  auguslana  :  tuttociò 
che  potè  ottenere  a  favoie  della  religio- 
ne cattolica,  fu  di  poterla  fare  esercitare 
nella  cappella  del  castello  che  avrebbe  oc- 
cupato in  Isvezia.  Sin  d'allora  incomin- 
ciarono le  malinlelligenze  tra  il  re  e  lo 
zio  Cai  lo  duca  di  Sudermania  zelante  lu- 
terano, e  queste  crebbero  sempre  più  per 
la  sua  ambizione  al  trono, sebbene  l'ul- 
timo de'fìgli  di  Gustavo  I.  Manifestando 
il  re  la  sua  predilezione  per  la  religione 
cattolica,  si  lasciò  strascinare  ad  impru- 
denti provvedimenti,  da'grandi  opposti 
al  duca  di  Sudermania.  l'ressato  da'[)0- 
lacchi  di  ritornare  a  Varsavia,  abbaiido- 
nòSlockholm,  lasciando  un  ordined'am- 
minislrazioiie  the  dovea  es<.eie  osserva- 
to, durante  la  sua  assenza.  Tale  ordina- 
mento fu  disapprovato  dal  duca  Carlo  e 
dal  suo  partilo,  e  gli  stati  tlnisero  che  il 
duca  amminislreicbbc  il  regno  d'accor- 
do cól  senato,  e  che  lutti  gli  all'ari  sareb- 
bero dennilivarornle  regolati  nella  vSve- 
zia,  seuzachè  potesse  esservi  appello  io  l'o- 


SVE  221 

Ionia.  Non  pertanto  i  membri  del  senato 
divoli  a  Sigismondo,  adoperarono  a  gua- 
dagnargli partigiani  e  tennero  molle  pra- 
tiche in  suo  favore;  ma  a  Carlo  riuscì  di 
sovvertire  i  loro  disegni,  e  approfittò  del- 
le circostanze  per  rassodare  il  suo  jjotere. 
Fingendosi  annoialo  del  pesod'un'ammi- 
nistrazione  dillicile,  dichiarò  che  si  ritira- 
va; ma  prima  di  lasciarsi  cadere  dalle  ma- 
ni le  redini,  convocò  i  rappresentanti  del- 
la nazione.  I  senatori  ligi  a  Sigismondo 
piotestaiono  contro  tale  allo  d'autorità, 
ed  i  più  zelanti  passf^rono  in  Polonia.  Car- 
lo che  avea  in  suo  favore  i  3  ordini  e  i  pae- 
sani soprattutto,  pervenne  al  suo  scopo  : 
fu  pregato  di  conservare  l'amministrazio- 
ne, e  si  minacciarono  anzi  di  severo  casti- 
go coloro  che  non  riconoscessero  silfatta 
risoluzione  degli  stati.  La  corona  vacilla- 
va sul  capo  di  Sigismondo;  egli  se  ne  ac- 
corse e  passò  in  Isvezia  con  un  esercito. 
Carlo  armò  dal  canto  suo,  e  dopo  alcune 
infruttuose  negoziazioni,  i  due  rivali  ri- 
corsero alle  armi  per  terminare  la  loro 
contesa.  Le  truppe  del  duca  furono  disfat- 
te nel  combattimento  di  Slogeboig,e  se 
il  re  avesse  profittato  di  tal  vantaggio,  a- 
vrebbe  abbattuto  il  parlilo  del  suo  nemi- 
co; ma  egli  negoziò  e  lasciò  tempo  a  Carlo 
di  rimettere  le  sue  forze.  Sigismondo  fu 
battuto  a  Slongebro  presso  Lincoping,  e 
nel  1 598  fu  ridotto  a  sottoscrivere  una  ca- 
pitolazione. Promise  di  consegnare  al  vin- 
citore i  senatori  che  si  erano  trasferiti  ia 
Polonia,  e  di  convocare  gli  stali;  ma  te- 
mendo le  conseguenze  della  sua  debolez- 
za e  del  sinistro  che  avea  provalo,  non  osò 
di  rimanere  in  Isvezia  e  partì  di  nuovo  per 
la  Polonio.  Egli  così  assicurò  il  trionfo  del 
duca,  che  non  incontrò  più  niun  ostacolo. 
Gli  stali  dichiararono  nel  1599  Sigismon- 
do decadulo,proponendo  tuttavia  di  dar  la 
corona  a  suo  flglioVladislao, «e  questo  gio- 
vine principe  entro  un  anno  fòsse  manda- 
lo in  Isvezia  per  esservi  allevato  sotto  la 
cura  di  Carlo,  nella  religione  del  pae.^e. 
Frattanto  Carlo  fu  eletto  reggente,  e  on- 
de meglio  assicurarsi  del  potere,  fece  una 


222  S  V   E 

spedizione  in  Finlandia,  dove  Flemming 
governatore  fallo  da  Sigismondo  gli  eia 
1  iroaslo  fedele.  Avendo  terminala  crudel- 
mente questa  spedizione,  il  reggente  an- 
dò a  LincopingjOve  gli  stati  erano  raccol- 
ti, vi'condannò  i  senatori  consegnali  da 
Sigismondo,  e  4  ne  fece  decapitare.La  co- 
rona fu  offerta  a  Carlo,  ma  egli  non  l'ac- 
cettò facendo  nuove  pioposizioni  a  Sigi- 
smondo, che  le  rigettò  e  gli  dichiarò  la 
guerra.  Il  reggente  nulla  andava  trascu- 
rando per  stabilirla  sua  autorità  su  so- 
lide basi  e  per  compiere  il  suo  trionfo,  e 
ne  giunse  il  momento  in  cui  credè  accet- 
tare il  titolo  e  gli  onori  che  gli  mancava- 
no. Gli  siali  congregali  neli6o4a  Nico- 
ping  a'ig  marzo  confermarono  la  depo- 
sizione di  Sigismondo,  e  decretarono  che 
la  corona  era  devoluta  al  reggente  e  suoi 
discendenti,e  poco  dopo  si  coronò  a  Upsal 
col  nome  di  Carlo  IX.  Giunto  al  trono 
volle  segnalare  il  suo  regno  per  azioni 
strepitose,  e  si  recò  in  Livonia  perccm- 
l^a  ttere  i  polacchi;  ma  tale  spedizione  eb- 
be calti  va  riuscita  e  sarebbe  peritose  l'tif- 
fìziale  Wrede  non  gli  avesse  dato  i!  suo 
cavallo,  onde  venne  ucciso  e  il  rj  pel  suo 
sagrifizio  colmò  la  sua  famiglia  di  favo- 
ri. Giacomo  di  la  Cardie,  forse  figlio  di 
Ponto  e  generale  svedese,  fu  più  fortu- 
nato co'russi  e  fece  grandi  progressi  nel- 
l'impero moscovita.  Tale  e  vento  sgomen- 
tò Crislierno  IV  re  di  Danimarca,  prin- 
cipe attivo  e  intraprendente,  il  cpiale  per 
prevenir  l'ambizione  di  Carlo  IX,  gli  rup- 
pe guerra  e  s'impadronì  di  molli  luoghi 
forti  nella  Svezia.  Carlo  IX  si  accese  di 
furore,  e  obliando  la  sua  età  e  cagione- 
vole salute,  inviò  al  re  danese  una  disfi- 
da veemente  e  grossolana:  Crislierno  IV 
ricusò  il  duello,  colle  più  amare  ironie. 
Agitato  dalle  guerre  collaPolonia  e  laPius- 
sia,  neliGoggli  stati  avendogli  ricusato 
i  richiesti  soccorsi,  ne  concepì  tale  ram- 
marico che  ne  sconcertò  lo  spirilo,  e  mo- 
rì a  Nicoping  l'8  novembre i6i  i,  fana- 
licissimo  luterano  e  persecutore  de'super- 
slili  callolici; imperocché  tulli  gli  svedesi 


S  VE 
chesotto  Giovanni  III  e  Sigismondo  a  vea- 
Tio  avuto  delle  relazioni  con  Pioma  o  col 
clero  cattolico,  li  fece  passare  alla  ruota 
o  impiccare  furiosamente.  Ebbe  due  mo- 
gli,Maria  figlia  dell'elellore  Palatino  Lui- 
gi, che  gli  partorì  Caterina,  sposala  a  Gio. 
Casimiro  Palaliuode'Due  Ponti  padre  di 
Carlo  X;e  Cristina  d'Holstein  che  gli  die 
Gustavo  II  Adolfo  di  lui  successore,  Car- 
lo Filippo  morto  neli62?,  edue  femmi- 
ne. La  sua  memoria  non  è  cara  agli  svede- 
si, per  le  vendette  cui  si  abbandonò  e  per 
la  durezza  del  suo  animo;  sebbene  il  suo 
regno  fu  utile  per  diversi  rapporti,  aven- 
do incatenato  i  parliti  che  tendevano  al- 
l'anarchia. Allargò  all'est  i  confini  del  re- 
gno, fece  costruire  diverse  città,  e  pose  i 
fondamenti  aGolhemburgo.Feceun  nuo- 
vo codice  di  leggi,  intraprese  i  primi  la- 
vori di  geodesia  per  levare  lecartedel  pae- 
se,fonilò  licei,  e  compose  una  cronaca  m 
versi  della  Svezia. 

Gustavo  II  Adolfo  il  Grande,  il  cui 
padre  avendo  ottenuto  il  regno  a  pregiu- 
dizio del  nipote  Sigismondo,  bramoso  di 
assicurare  la  corona  alla  sua  posterità,  im- 
piegò le  più  sollecite  cure  nell'educazio- 
ne del  figlio,  venne  istruito  nelle  belle 
lettere,  nella  storia,  nella  politica,  nell-i 
filosofia,  nelle  matematiche  da  Giovanni 
Skylte.  Una  tregua  avendo  interrotta  la 
famosa  guerra  tra  l'Olanda  e  la  Spagna, 
molti  ufìiziali  tedeschi,  inglesi  e  francesi, 
che  aveano  militato  agli  stipendi  degli  o- 
landesi,  passarono  nel  Nord  in  cerca  d'oc- 
casioni per  esercitare  il  loro  valore.  Gusta- 
vo Adolfo  ricevè  le  prime  lezioni  di  tattica 
da  quegli  allievi  del  celebre  IMauriziosta- 
tolder,  riguardatocomeuno  de'primi  ca- 
pitani del  suo  tempo,  e  ben  presto  il  gio- 
vine principe  aimunziò  le  brillanti  doti 
bellicose  che  lo  segnalarono;  per  i.°  sag- 
gio e  con  valore  superiore  all'età  sua, tolse 
a'  danesi  la  città  di  Crisliansladl  con  i- 
slrallagemma  che  fece  concepire  gran  o- 
pinione  di  sua  abilità.  11  padre  neliGi  r 
lo  presentò  agli  stali  del  regno  e  dichia- 
rò maggiorenne.  Poco  dopo  morì  Carlo 


( 


S  V  E  S  V  E                    293 

IX,  e  sebbene  avesse  statuito  l'età  di  24  prevenirlo  con  [tuie  considerabili,  e  si  ai- 
anni  per  comandare,  e  designato  un  con-  leò  con  Gio.  Sigismondo  elettore  di  Braii- 
siglio  di  reggenza,  i  talenti  di  Gustavo  li  deburgo,sposandone  la  figlia  M.^EIeono- 
Adolfo  e  la  maturità  cLe  già  dimostrava  ra,da  cui  nacque  la  celebre  Cristina.  La 
indussero  gli  slati  ad  afiulargli  le  redini  guerra  collaPolonia  ricominciò  nel  16?.  i, 
del  governo.  Egli  l'i  1  dicembre  piomise  e  fu  alloia  cbe  concepì  il  progello  della 
con  a  Ito  solenne,  di  regnare  secondo  leleg-  nuova  disciplina  e  tattica  mi  li  lave, cui  per- 
ei e  la  costituzione  del  regno.  Subito  ri-  feyionò  poi  in  Germania  e  cbe  produsse 
volse  i  suoi  sguardi  sugli  uomini  dime-  una  rivoluzione  nell'arie  della  guerra, 
rito  per  profittare  de' loro  lumi  e  ne  for-  Pubblicò  im  codice  co'doveri  de'cnpi  e  dei 
mò  il  suo  consiglio.  Gli  prepose  Axel-O-  soldati,  l'ordine  delle  marcie  e  degli  ac- 
xenstiern  col  titolo  di  cancelliere,  e  que-  campamenti,  e  la  maniera  d'esercitare  il 
sto  ministro  distinto  per  le  profonde  sue  cullo  religioso.  Distribuì  la  cavalleria  per 
cognizioni  in  tutte  le  parli  amministrati-  isquadioni,  die  alla  fanteria  l'importanza 
ve,  ne  divenne  il  confidente  e  l'amico.  11  le  che  dovea  avere  nelle  baltaglie,prescrisse 
tro\ò  la  Svezia  in  guerra  colla  Danimar-  allineamenti  più  favorevoli  alle  mosse, 
ca,  Polonia  e  Russia.  I  danesi  padroni  del-  perfezionò  le  armi  e  soprattutto  i  canno- 
le  fortezze  di  Calmar  e  d'Elf^borg,  face-  ni,  e  fece  regnare  la  piti  severa  subordi- 
vano scorrerie  ecolla  flotta  minacciavano  nazione  in  tulli  i  coi-pi.  Terminati  i  pre- 
lacapitale.Evilòogniconflitto  cbe  avesse  parativi  per  la  campagna,  il  re  s'imbarcò 
potuto  esporre  un  esercito  indebolito,  si  con  un  esercito  di  24,000  uomini:  arri- 
contenlò  d'arrestare  i  progressi  del  nemi-  vaio  in  Livonia,  cinse  d'assedio  Riga.  La 
co,  e  colla  mediazione  d'Inghilterra  van-  difesa  fu  ostinata,  perchègli  abitanti  avea- 
taggiosamenteconcluse  la  pace  neli6  I  3.  no  impugnato  le  armi,  ma  in  fine  si  ar- 
II  feld-mare«ciallo  le  Cardie  avendo  so-  rese  ottenendo  In  conservazione  de' suoi 
slenuto  in  Russia  con  onore  le  armi  sve-  privilegi.  Vi  trovò  il  re  alcuni  gesuiti,  e 
desi,  i  russi  di  Nowgorod  aveano  offerto  comeacerrimo  luterano,  li  mandò  viacol 
lo  scettro  al  fratello  del  re  Carlo  Filippo,  divieto  di  ritornarvi,  perchè  erano  in  so- 
ma temporeggiando,  quando  si  recò  sulla  spetto  di  accordi  col  le  di  Polonia  onde 
frontiera  la  reggenza  di  ]\Iosca  avea  ac-  ristabilire  l'avventuroso  e  preziose  bene- 
clamatoMichele  Romano'^v.  Questo  nuo-  fizio  della  religionecallolici  in  Isvezia.  Le 
vo  czar  ricominciò  la  guerra,  la  fece  con  principali  forze  di  Sigismondo  III  erano 
poco  buon  successo,  e  nel  16 17  solloscris  occupale  contro  i  turchi,  per  cui  ricorse 
.se  la  pace,  cedendo  alla  Svezia  il  paese  tra  alle  negoziazioni  ecliiese  una  tregua.  Spi- 
TN'owgorod  e  il  baltico,  rinunziando  alle  rata  che  fu  neh  0)25,  ed  il  redi  Polonia 
pretensioni  sull'Estonia  e  Livonia.  Allora  persistendo  nelle  sue  dis[iosizioni  ostili, 
Gustavo  II  Adolfo  si  fece  coronare  a  Up-  Gustavo  II  intraprese  ima  nuova  spedizio- 
sai  a' 1  2  ottobre,  e  volse  tutta  la  sua  al-  ne.  Avendo  espugnatetutle  le  piazzeforti 
tenzione  dal  lato  della  Polonia,  ove  il  cu-  della  Livonia,  entrò  in  Lituania  e  in  Cur- 
gino  Sigismondo  III  non  avea  rinunzia-  landia,e  s'impadronì  di  Biraen.  Mosse  ad 
to  alla  speranza  di  risalire  sul  trono  di  incontrarlo  Sapicha  generalede'polncclii, 
Svezia;  Io  spossamento  delle  forzesolol'a-  e  i  due  eserciti  si  azzuffarono  neh  626pres- 
\ea  costretto  a  tregua  cheslava  per  spi-  so  Wallhcif  nella  Scmiqallc.  Fu  questa  la 
lare,  durante  la  quale  erasi  formato  un  prima  battaglia  ordinata  in  cui  si  trovò  d 
partito  tra  gli  svedesi,  ed  eragli  riuscito  re,  e  riportò  compiuta  vittoria. Ritornalo 
d'interessarci  polacchi  nella  suacausa,cal-  in  lsve7Ìa,poco  dopo  ricomparve  nell'ar- 
colandosid  soccorso  dell'imperatore  Mal-  mata  con  un  rinfoizo  considerabile,  ve- 
lia suo  cognato.  11  re  di  Svezia  risolse  di  ncndo  secondalo  ne'suoi  progetti  dall'e- 


27.4  S  V  E 

lettore  di  Brandebuigo,  dal  duca  diRns» 
sia,  e  dal  principe  di  Tiansilvania  mari- 
to d'una  sorella  dell'elettore.  Le  princi- 
pali piazze  della  Prussia  polacca  caddero 
in  potere  degli  svedesi,  ed  il  re  vittorioso 
si  recò  a  Stockholm  per  deliberare  cogli 
stati  sulla  continuazione  della  guerra.  Ra- 
dunati nuovi  rinforzi,  nel  1627  assediò 
Danzica,  ma  ferito  nel  riconoscere  il  for- 
te di  Weichselmunde,  abbandonò  tale 
impresa,  e  si  collocò  in  un  campo  trince- 
rato ad  Arschau.  Fu  di  nuovo  ferito  fa- 
cendo un  riconoscimento,  e  si  trovò  per 
3  mesi  obbligato  all'inoperosità.  In  que- 
sto tempo  arrivarono  negoziatori  di  va- 
rie potenze:  Sigismondo  III  pareva  in- 
clinato alla  pace,  ma  cambiò  d'  avviso, 
quando  seppe  il  buon  successo  dell'armi 
imperiali  in  Germania,  e  disfatto  Cristier- 
no  IV  re  di  Danimarca  come  capo  della 
lega  pel  ristabilimento  dell'elettore  Pa- 
latino,\\e\\a  sanguinosa  battaglia  dì  Lut- 
ter  presso  Wolfenbultel.  Intanto  che  l'e- 
sercito svedese  stringeva  i  polacchi,  il  fa- 
moso boemoWallenstei  nsu  premo  conian- 
dante  dell'imperatore  Ferdinando  li,  i- 
nondò  colle  sue  truppe  l'Holstein  e  il  Me- 
klenburgo,  s'impadronì  di  Rostock  e  di 
Wismar.ed  assediò  Stralsunda.  L'impe- 
ratore inviò  nello  stesso  tempo  5ooo  fan- 
ti e  2000  cavalli  in  Polonia.  Gli  svedesi 
però  si  manteiuiero  superiori,  e  riporta- 
rono a  Sthum  una  vittoria  decisiva.  Si- 
gismondo IH  acconsentì  alla  tregua  di  6 
anni,  accordando  che  il  re  di  Svezia  re- 
slasse  in  possesso  di  tutte  le  piazze  che  a- 
vea  occupate  in  Livoniaein  Prussia.  Ta- 
li conquiste  furono  afiìdate  alle  cure  d'O- 
xenstiern,  ed  il  re  si  dedicò  a  nuovi  pro- 
getti.Learmì  del  bavareseTilly e  diVVal- 
lenstein  avendo  soggettato  la  Gennania 
fino  alle  sponde  del  Baltico,  poiché  Fer- 
dinando Il  ambiva  l'impero  di  quel  ma- 
re, o  per  gli  abili  maneggi  diplomatici  del 
prode Tilly,Crislieino IV  nel  1629  si  pa- 
cifìcòa  Lubeccacoll'imperatore.  Siccome 
il  re  danese  considera  vasi  capo  della  lega 
de'priucipi  protestanti  dell'  impero  gcr- 


S  VE 
manico  contro  i  cattolici,  quando  Tilly 
lo  vinse  a  Lutler,  Papa  UrbanoVI II  scris- 
se al  comandante  ha  varese,per  significar- 
gli la  gioia  della  Chiesa  per  vittoria  sì  van- 
taggiosa a'caltolici.Cosìla  casa  d'Austria 
assodava  il  suo  potere,  ed  i  protestanti 
slavano  per  soccombere  nella  lotta  con- 
tro l'alleanza  cattolica,  dappoiché  aito  ri- 
suona nella  storia  moderna  la  strepitosa 
gueri-a  de'3o  anni,  che  dal  1 6 1 8  al  1 648 
insanguinò  il  suolo  di  tutta  la  Germania. 
Due  opposti  personaggi  visi  segnalarono, 
il  re  di  Svezia,  e  Tdly  di  Brusselles  gene- 
rale bavarese  di  Massimiliano  duca  ed  e- 
lettoredi  Baviera, comandante  degli  slati 
cattolici  confederali,  uomo  di  salda  fede 
cattolica,  disinteressalo  ,  sobrio,  dì  gran 
perìzia  nelle  armi  e  vincitore  di  36  bat- 
taglie. Ad  istigazione  della  Francia  e  sul- 
le lagnanze  de'protestanti  Gustavo  II  A- 
dolfo  intraprese  d'oppoisi  a'progelti  del- 
l'imperatore, poiché  soccorse  Stralsunda 
che  si  difendeva  ancora,  entrò  in  nego- 
ziazioni co'principi  protestanti, e  con  Lui- 
gi XI  II  redi  Francia,il  quale  era  nell'in- 
tendimento di  deprimere  la  possanza  di 
casa  d'Austria.  Avendo  ottenuto  un  sus- 
sidio considerevole  dagli  stati  del  regno, 
e  fatti  d'accordo  col  senato  lutti  i  prov- 
vedimenti per  l'amministrazione  interna, 
s'imbarcò  vicino  a  Stockholm  con  1 5:000 
uomini, e  arrivò  sulla  costa  di  Pomerania 
verso  la  fine  dì  giugno  1 63o,  comincian- 
do le  ostilità  nell'isola  di  Rugen.  I  prin- 
cipi protestanti  minacciali  dalle  truppe 
imperiali,  si  mostrarono  incerti  e  irreso- 
luti; ma  Gustavo  II  non  si  lasciò  preve- 
nire, occupò  le  piazze  più  importanti  del- 
laPomeraniaecostrinse  l'elettore  diBran- 
deburgo  educa  di  Prussia  Giorgio  Gu- 
glielmo suo  cognato  a  far  causa  comune 
con  lui.  In  pari  tempo  sottoscrisse  un  trat- 
tato coWa  Francia ,  e  sollecitò  Gio.  Gior- 
gio I  elettore  di  Sassonia  a  dichiararsi;  e 
questi  pentito  d'aver  dato  mano  all'op- 
pressionedell'eletlorePalatmo,  di  concer- 
to con  altri  principi  protestanti,  indusse 
segretamente  Gustavo  II  Adolfo  a  venire 


S  VE 

in  Germania,  sotlenlrando  ai  re  di  Dch- 
niraarca,di  cuiil  soccorso  era  i  iuscito  io- 
ntile.  Siccome  rimpetalore  Ferdinando 
Il  col  suo  celebie  editto  dei  i(ì^.(j,  avea 
foizato  i  protestanti  a  restituire  tutti  i  be- 
ni ecclesiastici,  ch'essi  aveano  acquistato 
all'ombra  del  famoso  trattato  ili  Passa- 
via, così  formossi  tra  loro  una  foriuida- 
bile  lega  per  sostenersi  nel  possesso  di  ta- 
li beni  di  cui  s'erano  impadroniti,  e  Gio. 
Giorgio!  riguardandosi  come  il  capo  dei- 
la  lega,  e  desiderando  figuiarecome  per- 
sonaggio principale,  desiderava  di  dive- 
nir mediatore  tra  l'impeiature  e  il  re  tli 
Svezia.  L'imperatore,  capo  naturale  ilel- 
la  lega  cattolica,  esercitava  sulle  opera- 
zioni del  suo  partilo  più  influenza  che 
qualunque  altro  principe.  L'esercito  poi 
di  Massimiliano  duca  ed  elettore  di  Bavie- 
ra, non  solo  si  chiamava  l'esercito  di  ese- 
cuzione, ma  veramente  era  pure  la  sola 
forza  militare  che  proteggesse  gli  stati  cat- 
tolici, per  cui  Massiuiiliano  di  fatto  era  il 
vero  capo  della  lega:  avea  a  comandante 
delle  sue  truppe  Tilly,  uno  de'più  grandi 
capitani  del  suo  tempo,  e  pel  suo  valore 
e  trionfi  godeva  la  preponderanza.  Que- 
stasituazioneera  umiliante  perFerdman- 
do  li, allorché  l'ardito  Wallenstein  co'suoi 
consigli  l'indusse  a  formare  un  numero- 
so esercito  di  1 00,000  combattenti,  ed  o- 
però  sebbene  disgiuntamente  d'accordo 
con  Tiily.  Quando  il  le  di  Svezia  minac- 
ciava Francfort  sull'Oder,  Tilly  divenu- 
to generalissimo  imperiale  accorse  per  li- 
berar quella  piazza,  ma  informato  di  sua 
resa,  tornò  ad  assediare  la  città  an'.eatica 
di  MagdcburgOy  ebbra  di  protestantismo 
e  collegata  cogli  svedesi.  Imlarno  il  duca 
d'HolsIein  e  il  colonnello  W'i  angel  tenta- 
rono di  molestare  Tilly,  il  quale  raddop- 
piando i  suoi  sfjrzi  a'i  o  o  20  maggio 1 63  l 
prese  d'assalto  la  città.  Mentre  i  vincito- 
ri, dopo  accanila  e  sanguinosa  pugna  co- 
gli abitanti  entro  la  città  stessa,  erano  in- 
fine riusciti  a  insignorirsene,  ecco  da  più 
lati  erompere  il  fuoco,  scoppiar  sotter- 
ranee mine,  e  tutta  Mcigdeburgo  andare 

VOL.    LXXI. 


S  V  E  22  j 

in  fiamme.  Fuggirono  dall'  incendio  le 
truppe  imperiali  e  i  miseri  cittadini  cer- 
caruno  invano  scampo  nelle  cantine;  so- 
prnggiunse  il  vento  a  crescere  la  violeiiz<T 
delia  conflagrazione,e  la  sera  stessa  di  (|uel 
memorando  giorno,  quella  potente  città 
si  ridusse  a  un  miicchiodicenere,e  1  5,000 
cadaveri  di  cittadini  giacquero  solfocati  e 
arsi,  oltre  5ooo  periti  nell'azzuiriinento: 
orribile  avveuMueiilo  che  fu  dipinta  d» 
Schiller  co'più  vivi  colori.  Fino  a'uoitri 
giorni  la  colpa  dell'eccidio  di  Magdebur- 
go  fu  odiosamente  altiibuila  al  coman- 
dante dell'armi  imperiuli  il  cattolico  Td- 
ly,  vituperato  per  tal  distruzione  da'pro- 
testanti  qual  cane  sitibondo  di  sangue,  e 
lo  Schiller  non  fece  che  rincalzare  silfat- 
ta  persuasione  nel  suo  libro,  e  come  cal- 
do protestante,  tutto  intento  a  denigrare 
i  cattolici  e  le  cose  loro.  Ma  a  restaurare 
la  verità  storica  in  prò  del  bravo  e  bene- 
merito Tiliy,  di  recente  entrò  in  campo 
da  valoroso  i!  veslfalioAlberto  Ileisingcou 
due  dissertaz.oni  storiche:  Ma^dtburgo 
non  disirutia  da  Tilly,  e  Gusta^-o  Adol- 
foin  Germania,  Berlino 1 345.  Colla  for- 
za ineluttabile  de'documeuti,  e  colla  sa- 
gacità  d'una  critica  retta  e  imparziale,  po- 
se in  chiaro  lume,  come  il  Tilly  deve  an- 
dar scevro  da  quella  nota  d'infamia,  e  co- 
me anzi  l'incendio  di  Magdeburgo  fu  o- 
pera  di  Falkenberg  capitano  delle  truppe 
svedesi  in  quella  città,  congiuntamente  u 
una  fazione  di  cittadini  pieni  tli  protestau- 
tico  fanatismo  e  d'  astio  contro  la  parte 
cattolica  ,  i  quali  col  distruggere  quella 
piazza  sì  forte  vollero  togliere  agl'impe- 
iiali  tutto  il  frutto  della  vittoria.  Tilly  pa- 
drone dell'Elba,  voleva  impedire  al  re  di 
Svezia  d'avanzarsi:  scrisse  alla  Sassonia  e 
agli  stati  protestanti  ,  eh'  essi  dovessero 
hancaraente  sottomettersi  all'imperato- 
re, e  licenziar  le  loro  truppe.  Avendo  la 
Sassonia  rifiutato  tl'aderirCjeglientrònel- 
la  Turingia  e  vi  sparse  il  terrore,  e  poco 
dopo  arrivò  neir  Assia.  Gustavo  il  s' ac- 
.-;ostò,  gittando  un  ponte  suìrElba,a  Tan- 
gerinuud  per  assalire  rilagdibuigo,  ove 
i5 


226  S  V  E 

litornò  Tilly  e  indi  passò  in  Sassonin.  n 
neodosi  a  Fiuslenslein  che  avea  i '),oon 
nomini;  penetrò  nel  Morsbmg  ,  e  prese 
Lipsia  per  capitolazione.  Fratlnnto  l'elet- 
tore di  Sassonia  avea  dato  a  Gustavo  li 
le  proprie  truppe  da  comandare,  e  il  re 
s'avanzò  contro  Lipsia,  ricevendo  rinfor- 
zi assiani  nel  cammino.  Tilly  che  occu- 
pava nna  posizione  vanlaggiosa,  indotto 
da  Pappenheiin  eia  altri  generali,  si  mos- 
se incontro  a  lai  e  all'elettore  lungi  una 
lega  dalla  città,  e  nella  pianura  gli  pre 
sentòbattagliaa*7setleuibrei63  i. Le  due 
artnaie  erano  ciascuna  di  circa   3o,ooo 
combattenti.  Le  truppe  sassoni  levale  di 
fi  esco,  non  fecero  resistenza,  furono  poste 
in  rotta  e  l'elettore  si  salvò  colla  fuga  cre- 
dendo i  suoi  stati  perduti.  Però  Gusta- 
vo II,  senza  scom[)oi si, fece  nuove  dispo- 
sizioni: respinta  cli'ebbe  la  cavalleria  au- 
striaca,assaltò  la  fanteria  che  perde  i  suoi 
cannoni  e  le  bagaglie,  abbandonandosi  al- 
la fugargli  svedesi  l'inseguirono  sino  a  not- 
te, e  ne  distrussero  la  più  parte,  la  qual 
vittoria  gli  apri  la  via  fino  a  ]Magonza,che 
presea'sgdicembre.Tillyferitoda  Scolpi 
di  fucile,  e  da  parecchi  di  picca  nella  testa 
e  nel  braccio  destro,  fuggi  nella  Westfilia 
cogli  avanzi  dell'esercitOjindi  sebbene  rin- 
forzato dalle  truppe  che  gli  condusse  il  du- 
ca di  Lorena,  non  si  oppose  a' progressi 
del  re.Tilly  che  fino  allora  ei'a  stalo  cont;i- 
tlerato  come  il  migliore  generale  d'Euro 
pa,videsvanirelasua  riputazione  in  pre- 
senza di  Gustavo  II.  Tale  successo  lumi- 
noso di  Lipsia  sparse  in  tutta  la  Germa- 
nia l'ammirazione  e  il  terrore.  Si  affer- 
ma che  Oxensliern  lo  consigliasse  ad  ac- 
corciar la  guerra  di  Germania,  e  di  av- 
viarsi poi  alla  volta  della  Prussia  per  ter- 
minar le  sue  conquiste  verso  il  Baltico,  ma 
che  l'elettore  di  Sassonia  e  il  duca  di  Sas- 
sonia-Weimar Bernardo  lo  incoraggisse- 
10  a  proseguire  i  lieti  successi,  e  gli  mo- 
strassero in  una  prospettiva  seducente  la 
corona  intperiale  come  termine  e  guider- 
done di  sue  fatiche.  Senza  manifestare  al- 
tri disegni  che  quelli  di  soccorrere  i  pro- 


festanti  ,  il  re  marciò  peria  Francnnia, 
s'impadron'i  di  varie  piazze,  e  fece  avan- 
zare i  suoi  generali  sino  al  Reno,  sotto- 
mettendo tutto  il  paese  dall'Elba  al  Reno: 
da  un  altro  canto  provvide  per  conservar 
le  sue  conquiste  nel  noid  di  Germania, 
dalla  Sassonia  fino  al  Baltico.  L'impera- 
tore Ferdinandoll,discesoin  un  punto  da 
quel  sublime  grado  di  altezza  che  sem- 
brava s'i  formidabile,  perplessa  Vienna  da 
timori, ricorse  al  borioso  ed  esigenle^Val- 
lenstein,  che[ier  la  sua  alterezza  nel  set- 
tembre i63oavea  privatodel  supremoco- 
mando,  ed  a  lui  affidò  l'esercito,  come  so- 
lo braccio  capace  di  fienare  il  torrente, 
non  lasciandoaTilly  altroché  poche  trup- 
pe per  tenersi  nella  difensiva.  Il  re  essen- 
dosi recato  col  principale  esercito  verso  la 
Baviera  ,  arrivò  sulle  rive  del  Ledi  nel 
i632.  Tilly  eh 'erasi  trincerato  in  Rain, 
volle  disputargli  il  passaggio  di  quel  fiu- 
me, e  si  appostò  nel  bosco;  ma  a'5  apri- 
le 70  pezzi  di  cannone  piantati  contro  gli 
austriaci  e  i  bavaresi,  li  forzarono  ad  ab- 
bandonar il  campo,e  Tilly  nell'opposizio- 
ne in  cui  si  sforzò  cadde  ferito  ,  e  pochi 
/giorni  dopo  morì  a'Soaprile  inlngolstadt, 
dopo  aver  perdutf)  quasi  i  2,000  uomini. 
Altringer  assunto  il  comando  dell'eserci- 
to, ne  ordinò  la  ritirala.  Il  re  di  Svezia 
enti  ò  in  Monaco  a' i  7  maggio,  e  progre- 
dendo nelle  conquiste  fece  mettere  pre- 
sidio nelle  principali  piazze  della  Bavie- 
ra, ed  essendosi  injpadronito  d'Augusta 
ricevè  il  giuramento  da'cittadini,  non  so- 
lo per  lui,  ma  per  la  corona  di  Svezia. Par- 
ve di  scorgere  in  tale  condotta  di  Gusta- 
To  li  lo  j.copo  a  cui  tendeva:  vari  stati  di 
Germania  ne  presero  ombra,  e  l'impera- 
tore concepì  i  più  fjrti  timori.  Intanto 
Wallenstein  colla  magia  del  suo  nome 
rinnovò  il  prodigio  della  f()i  mazione  d'un 
esercito,  e  si  rinforzò  coll'armata  di  Ba- 
viera. Entrò  in  Boemia  per  assalirvi  i  sas- 
soni, e  s'impadronì  di  Praga  a'5  maggio 
1 632,  poi  di  tutta  la  Boemia.  Indi  si  con- 
dusse in  Franconia,  e  per  attirarvi  il  re 
s'avviò  verso  Norimberga,  e  così  preser- 


S  V  E 

vaie  gli  stati  ereditari  d'Austrin.  Norim 
heif^a  avendo  dato  a  Gustavo  11  i  mag- 
giori contrassegni  di  divozione,  qnesli  ac- 
corse a  salvarla,  potenilone  ricevei  e  soc- 
corsi; ma  Wallenstein  avea  il  vantaggio 
del  niimeio,  nondimeno  temeva  espone 
il  suo  pai  lito  e  riputazione  ad  una  gior 
nata  campale,  sperando  inveced'aHamn- 
le  l'inimico.  1  due  eserciti  si  osservarono 
por  3  mesi  senza  risolversi  :  il  re  piovo 
od  appiccar  la  battaglia  ,  ma  non  potè 
traivi  \Valleiisfein,  il  quale  volle  persi- 
stere nella  sua  inazionecconfidavadi  riu- 
scire a  tagliar  fuori  i  viveri  al  nemico.  Fi 
nnlmente  un'oi  libile  penuria  aflliggendo 
<lel  pari  Norimberga,  che  il  rampo  regio, 
Gustavo  li  raccolti  ch'ebbe  70,000  uo- 
mini, ordinò  a'24  agosto  1 632, contro  il 
parere  del  suo  consiglio,  l'assalto  genera- 
le del  vallo  imperiale.  Durò  il  combat 
timenlorooreefu  terribile:  Wallenstein 
si  può  dire  che  non  si  serv'i  che  delle  so- 
le artiglierie,  respinse  da  tutti  i  lati  i  ne- 
mici, ne  uccise  circa  4ooo,  oltre  10,000 
ubilanti  di  !\oi  imberga  mietuti  dalla  fa- 
me. Gl'imperiali  peideronoi  000  uomi- 
ni, e  Wallenstein  ebbe  la  gloria  d'aver 
fermato  se  non  vinto  un  capitano,  il  qua- 
le fino  allora  aveii  superati  tutti  gli  osta- 
coli. A'q  settembre  il  re  levò  il  campo, selc- 
ia essere  inquietatoda Wallenstein,  mos- 
se per  la  Sassonia,  e  lasciando  un  corpo 
inFranconia,  marciò  verso  il  Danubio  e 
la  Baviera.  Erasi  impadronito  di  varie 
piazze,  allorché  seppe  che  la  Sassonia  era 
stala  invasa  dagli  austriaci,  e  1'  elettore 
sollecitava  il  suo  soccorso.  Guatavo  11  a 
impedir  al  nemico  di  stabilirsi  nel  setlen- 
li  ione  di  Germania,  lasciati  alcuni  corpi 
in  Baviera,  nella  Svevia  e  in  Alsazia,  si 
congiunseal  duca  ili5nssonia-\Veimar  per 
recarsi  in  Turingia  e  di  làin  Misnia,(lov'e- 
ransi  raccolte  le  principali  forze  dcll'im- 
peralore.  Arrivando,  intese  che  Wallen- 
stein avea  staccato  un  corpo  comandalo 
dn  Pnppenheim  per  inviarlo  nella  Bassa 
Sn-isomajC  prolìllando  di  tal  circostanza 
ordinò  di  assalire  senza  indugio.  A'  i  G  no- 


S  V  E  -ìi^ 

vembre  i632  incominciò  una  batlaglin 
sanguinosa  nella  v.tsta  pianura  che  si  sten- 
de Ira  ^^  eissenfels  e  Lut/en.  La  fmleria 
svedese  ruppe  le  linee  degl'imperiali,  le 
mise  in  disordine  e  s'impadronì  de'Ioro 
cannoni:  il  re  volendo  accelerare  l'arrivo 
della  sua  cavalleria,  si  avanzò  nella  mi- 
schia, e  perde  la  vita,  non  si  sa  come,di 
38  anni,  prima  ciie  si  fosse  potuto  accor- 
rere in  suo  soccorso,  e  dopo  aver  dato  a 
vedere  in  quest'azione  famosa  tuttociò 
che  l'arie  della  guerra  ha  di  più  profon- 
do e  più  degno  dell'ammirazione  degli  e- 
spei  ti.  La  nuova  della  sua  morte  invece 
d'abbattere  il  coraggiodegli  svedesi, infu- 
sea!  valor  loronuovospirito,  epioml-aro 
no  sui  nemici  con  tanlo  ardore,  che  li  cac- 
ciarono in  fuga  da  ogni  parte.  L'arrivo  da 
Hall  de' 12,000  uomini  di  f'appenheim 
sospese  alcuni  momenti  la  rolla;  ma  egli 
venendo  ferito  mortalmcule.gli  austria- 
ci sroiaparvero  di  nuovo  dal  canipo  e  si 
salvarono  in  Boemia;  essendo  sottenlralo 
nel  comandode"li  svedesi  il  ducadiSasso- 

o 

ii'a-Weimar,vin^e  l'accanimento  del  reg- 
gimento di  cavalleria  toscana  del  capita- 
no saneseOttavio  Pirrolomini,poi  uno  dei 
de'più  ragguardevoli  generali  austriaci  di 
questa  famosa  guerra,  e  lutti  gli  sforzi  di 
Wallenstein,  che  sebbene  infermo  di  gol- 
ia e  impiagato,  crasi  recalo  alla  battaglia 
in  lettiga,  diportandosi  co  1  grande  atti- 
vità, ad  onta  che  una  pal!a  l'avesse  feri- 
to in  una  coscia.  La  perdila  de'due  eser- 
citi si  calcola  a  circa  10,000  morti;  alcu- 
ni riguardano  indecisa  la  vittoria,  ma  gli 
svedesi  restarono  padroni  del  campo, e  l'e- 
sercito imperiale  soflij  più  di  loro.  Tut- 
tavia gli  svedesi  aveano  perduto  il  re,  e 
(juesta  morte  (il  una  vera  vittoria  per  l'Au- 
stria e  per  la  lega.  Pullendoif  e  altri  sto- 
rici raccontano  che  Gustavo  li  Adolfo  pe 
lì  per  Iradimenlo,  e  ne  incolpano  Fran- 
cesco di  Sassonia-Lauenburgo,  il  quale 
in  seguito  passò  a'servigi  dell'Austria.  Il 
corpo  del  re  coperto  di  sangue  e  di  feri 
te,  lu  trasportato  aW  eissentels  per  esser- 
\  I  imbaUamalo,e  di  là  in  l'omerania,doii- 


228  SVE 

de  una  nave  svedese  lo  condusse  a  Stock- 
holm.  Gli  austriaci  portarono  via  una 
parte  del  vestilo  semplice  e  tuodesto  di 
questo  re  guerriero,  che  gli  avea  conjbat- 
luti  con  tanta  gloria,  e  di  cui  rispettava- 
no anch'essi  le  grandi  qualità;  indi  depo- 
sero nell'arsenaledi  Vienna  la  sua  soprav- 
•veste  di  pelle  di  buffalo  forata  da  parte 
a  parte,  e  il  suo  cappello  co'segni  d'  un 
colpo  d'arme  da  fuoco  che  avea  leso  il  cra- 
nio. Ove  il  re  perde  la  vita,  fu  poi  eret- 
to un  monumento  in  pietra.  La  morte  di 
Gustavo  II  Adolfo  rassicurò  la  corte  di 
Vienna  ,  ma  sparse  la  costernuzioue  nel 
parlilo  protestante.  I  cattolici  di  Germa- 
nia, le  chiese  e  i  monasteri  soffrirono  im- 
mensamente dal  crudele  fanati^nlO  del- 
l'esercilo  invasore;  e  nella  biblioteca  di 
Stockholm  furono  portati  preziosi  libri  e 
niss.  massime  slavi  e  in  gran  numero,  tol- 
ti dalle  biblioteche  di  delti  monasteri  in 
questa  terribile  guerra,  e  fla  ultimo  su  di 
essi  fece  minuzioso  esame  Dudick conser- 
vatore della  biblioteca  impc.rialedi  Vien- 
na, iucaricfilo  dal  suo  governo  di  ricer- 
cale lultociò  che  ha  lapjiorto  con  l'isto- 
ria antica  di  Boemia  e  Moravia.  1  libri  tol- 
ti dalle  biblioteche  d' Erbipoli,  Olmiilz, 
Praga,  Brema  e  altre,  pervennero  io  po- 
tere della  dotta  figlia  Cristina  denomina- 
la la  Palladc.  di  Si'czia.  La  religione  cal- 
loli-^a  molto  soffrì  per  l'armi  vittoriose 
dell'eretico  monarca,  divenuto  il  terrore 
di  Germania  e  della  fede;  anzi  correva  vo- 
ce ch'egli  meditasse  passare  in  Italia  a  ter- 
minare i  suoi  trionfi  con  l'acquisto  di  Ro- 
ma: per  cui  e  come  notai  nella  biografia 
d'Urbano  FUI,  questo  Papa  fu  critica- 
to percliènel  minaccialo  eccidio  della  re- 
ligione, nou  die  all'imperatore  lutti  quei 
socccisiches'aspeltava,e  mirasse  con  iu- 
dilferenza  l'abbassamento  di  casa  d'Au- 
stria, disgustato  per  la  guerra  di  Manto- 
va, come  riporta  Novaes.  A  Germania  pe- 
rò registrai  quanto  fece  per  aiutarlo,  e  re- 
gistrò la  storia  che  Urbano  Vili  si  afìlig- 
geva  in  sentire  le  sconfìtte  dc'cattolioi,  gli 
avanzameuli  e  funesti  progressi  de'lule- 


SVE 

rani,  le  crudeltà  che  commettevano,  le 
depredazioni  delle  chiese  e  monasteri,  il 
ludibrio  de'sagri  ministri  e  del  Papa  stes- 
so. L'encomialo  Heising,  non  contento  di 
aver  vendicalo  il  nome  del  gran  Tilly,  non 
paventò  di  sfrondare  alquanto  quel  serto 
di  gloria  onde  si  cinge  Gustavo  II  Adol- 
fo ,  precipuamente  dagli  scrittori  prole- 
stanti,  il  che  è  come  un  ferire  i  loro  cor- 
religionari nella  pupilla  degli  occhi  loro. 
Sono  più  di  200  anni  che  costoro  lo  [)re- 
dicano  per  un  eroe,  che  scevro  da  ogni  in- 
tenzione terrena  e  interessala,  per  puro  ze- 
lo della  fede  evangelica  e  in  coscienzioso 
sentimento  d'un  supremo  dovere,  prese 
a  sostenere  la  tremenda  lotta  contro  la  par- 
te cattolica  romana  degl'imperiali;  e  pe- 
rò lo  salutano  e  gridano  co'faslosi  nomi 
di  liberatore  e  rigeneratore  di  Germani.'i,e 
salvatore  di  sua  fede  evangelica.  Ma  l'Hei- 
sing  provò  loro  a  rigore  d'argomenti  e  di 
fatti,  che  la  famosa  guerra  de'3o  ainii  fu 
nell'origine  come  nella  natura  sua,  niente 
altro  che  vera  ribellione  contro  la  legitti- 
ma podestà,  eseguita  in  gran  parte  ila  or- 
de di  ladri  con  incendi,  saccheggi,  guasta- 
nienlid'ogni  maniera,sottoil  meiitilo  no- 
me di  religione  e  libertà  germanica:  che 
quando  dopo  12  anni  di  silfalti  guai,  l'ar- 
mi imperiali  aveano  restituito  l'ordine,  il 
diritto,  la  quiete  pubblica,  nel  comprime- 
re l'ambizioso  eletlorePalatino, trasse  fuo- 
ri dalla  sua  Svezia  Gustavo  II  Adolfo,  e 
venne  in  Germania comechiamato  da  al- 
cuno di  quei  principi,  per  cui  diceva  di 
combattere,  e  vi  riaccese  sanguinolenta 
guerra  per  altri  18  anni,  tutta  a  diserta- 
mento  di  Germania,  da  lui  percorsa  da 
conquistatore:  che  Gustavo  II  AdoUb  vi 
fu  mosso  dal  natio  indomabile  suo  genio 
di  conquistare,  dalla  sicurezza  e  ingian- 
dimenlo  del  suo  regno  ,  da  gelosia  della 
potenza  imperiale  :  che  il  manifesto  di 
guerra  con  cui  pigliò  le  armi,  al  dire  di 
Federico  II  re  di  Prussia,  fu  un  capola- 
voro di  sofìstica  regia,  seuz'alcuna  ragio- 
ne che  valesse;  né  la  difesa  del  protestan- 
tesimo o  de'prolestauti  vi  era  tocca  puu- 


S  VE 

to  né  poco;  che  questa  sua  missione  ce- 
lestiale in  prò  della  fede  evangelica  egli 
non  la  pose  innanzi  che  n)olto  dopo,quan- 
do  cioè  la  vide  necessaria  a  carezzare  l'a- 
nimo de'protestanti  e  far  vieppiù  prospe- 
rare le  sue  anni:  che  orrori  senza  modo 
si  commisero  in  tutte  le  città  alemanne 
dalle  milizie  capitanale  da  lui;  e  che  da 
ultimo  quella  guerra  fu  vero  estermiuio 
di  Germania  e  perdila  di  sua  politica  in- 
di pendenza.  Se  la  Svezia  va  superba  diGu- 
stavo  li  Adolfo,  come  il  piìi  gran  re  che 
abbia  avuto,  è  ben  lungi  dal  riguardarlo 
per  quell'uomo  mistico  che  di  lui  si  sono 
formali  i  teologi  protestanti  tedeschi;  o- 
l)ora  la  Svezia  in  lui  il  conquistatore  che 
la  levò  per  lungo  tempo  al  i. "ordine  del- 
le potenze  d'Europa.  Ma  i  tedeschi,  il  cui 
aunienlamenlo  dovea  servir  di  condizio- 
ne al  politico  ingrandimento  della  Svezia, 
non  vogliono  intendere  di  fargli  eco,  per 
lutti  i  mali  che  per  lui  hanno  patito,  col- 
la rovina  della  nazione.  Certo  è,  che  per 
Gustavo  li  Adolfo  la  Svezia  diventò  la 
I. ^potenza  del  Nord,  tanto  per  la  reputa- 
zione delle  sue  armate,  quanto  per  l'am- 
piezza de'suoi  possedimenti,  e  perle  pro- 
vincie  conquistale.  I  suoi  storici  lo  cele- 
brano non  men  grande  guerriero  e  poli- 
tico, die  legislatore,amminislratore  euo- 
mo. Vev  assicurar  l'esecuzione  delie  leg- 
gi, fondò  nel  i6i4  lai. "corte  di  giustizia, 
ed  in  una  causa  che  lo  riguardava,  pie- 
miò  i  giudici  peraver  deciso  in  favore  dei 
suoi  avversari.  D'accordo  cogli  stali,  or- 
ganizzò il  governo  e  l'ordine  interno  del- 
la dieta,  e  alle  leggi   costituzionali   dello 
stato  die  maggiore  precisione;  la  nobiltà 
sotto  di  lui  ac(|uistò  un  eccessivo  potere, 
per  consiglio  d'Oxensliern,  ristabilendo- 
la ne'suoi  ilii  itti  e  privilegi  di  cui  l'avea 
spogliata  il  padre.  IN'è  la  sua  politica  per 
aiVczionarla  al  Irono  restò  delusa;  i  nobi- 
li lo  seguirono  con  ardore  alla  guerra,  e 
furono  gli  stromenti  principali  di  sue  vit- 
torie. Vietò  il  ducilo  sotto  pcn.i  di  mor- 
te, fu  rigoroso  noi  farne  0'>servar  la  Icg- 
ge.e  dopo  aver  minaccialo  la  decapitazio- 


S  V  E  229 

neal  superstite  de'duellanti,non  piùs'in- 
lese  parlar  di  duello  negli  eserciti  svede- 
si. Se  per  la  guerra  gì  avo  il  popolo  di  nuo- 
ve imposizioni,  dischiuse  nuove  sorgenti 
di  prosperità  e  ricchezze.  Chiamò  da  Ger- 
mania e  Fiandra  uomini  industriosi  per 
iscavar  le  miniere  ed  erigere  le  ferriere, 
non  che  per  accrescere  le  manifatture  e 
il  commercio.  Fondò  diverse  città,  e  me- 
glio riedificò  Gothenburgo  devastata  dai 
danesi.  Le  imprese  commerciali  si  dila- 
tarono in  Asia  e  Africa,  e  de'coloni  sve- 
desi e  finlandesi  si  trapiantarono  in  Ame- 
rica a  formar  stabilimenti  sullesponde  del 
Delaware.  Rimiovò  l'università  d'Upsal, 
e  le  donò  le  terre  di  sua  famiglia  VVasa: 
inoltre  aprì  nuove  scuole,  fondò  collegi, 
e  pensionò  un  letterato  perchè  voltasse  in 
isvedese  le  migliori  opere  straniere.  Egli 
avea  lo  spirito  coltissimo,  parlava  più  lin- 
gue e  intendeva  l'italiano,  e  scrisse  delle 
memorie  storiche. Era  soggetto  a  degl'im- 
peti, e  reprimendosi  ne  manifestava  di- 
spiacere; oltre  l'impetuosità  gli  si  rimpro- 
vera la  temerità.  Nato  con  mente  attiva 
e  animo  elevalo,  concepì  vasti  disegni,  e 
gli  ellettuò  con  gloria,  serbando  sempre 
semplicità  di  costumi.  R.ispettò  la  sua  re- 
ligione luterana,  senza  intolleranza, acco- 
gliendo nel  suo  regno  uomini  d'altre  set- 
te, commendevoli  pe'talenti.  Gustavo  II 
AdoKò  trasmise  più  d'una  delle  sue  grandi 
qualità  a  Cristina  sua  figlia  erede  del  Iro- 
no,e  fu  assai  pianto  dalla  moglie,  la  quale 
conservò  religiosamente  il  di  lui  cuore  iu 
uno  scrigno  riccamente  ornato.  Dall'olau- 
dcse  Cabeliau  ebbe  il  figlio  naturale  Va- 
sai)org,  fatto  poi  conte  da  Cristina  e  ot- 
tenne possedimenti  in  Weslfalia,ov'ebbe 
discendenti  chesi  estinsero  nel  secolo  pas- 
salo. Gustavo  II  Adolfo  è  considerato  co- 
me il  creatore  della  nuova  arte  militare 
in  Europa:  Luigi  XIII  ebbe  tanta  stima 
per  lui,  che  ne  portava  sempre  il  ritrailo 
e  n'esaltava  i  meriti  di  frequente  co'suoi 
grandi.  Il  cardiiialSfuizaI*allavicinochi<i- 
mò  (pasto  re  di  Svezia,  esterminio  della 
Germania  e  spavento  del  crisliaucbimo. 


a3o  S  V  K 

Cristina  nula  nel  1626  successe  a  suo 
padre  Gustavo  11  Adolfo,  il  quale  veden- 
do in  essa  il  solo  appoggio  del  suo  Irono, 
la  fece  educare  colia  massima  diligenza. 
Volle  che  fosse  allevata  iu  modo  forte  e 
oiaschio,  e  che  venisse  istrutta  in  tutte  le 
scienze  che  pollavano  ornare  il  suo  spirito 
e  dar  enei  già  ai  suo  carattere.  Avendola 
condotta  nella  fortezza  di  Calmar,  quan- 
do non  avea  più  di  due  anni,  e  il  coman- 
dante di  essa  temendo  di  far  sparare  il 
cuiiiione  in  presenza  delia  fanciulla, il  re  gli 
disse:  Tirate,  ella  è  llgiia  d'un  soldato;  bi- 
sogna che  {.'avvezzi  a  questo  strepito.  La 
bambina  udito  ilfi'agore,battè  le  mani  cou 
gioia  e  fesla!  Poco  dopo  il  re  parli  per  Ger- 
mania, e  raccomandò  caldamente  sua  fi- 
glia aisuoamicoeconsiglieie  Oxenstiern, 
11  le  avendo  terminata  la  vitale  sua  corsa 
a  Lutzen,  non  avea  Cristina  alcun  diritto 
ul  retaggio  delia  corona,  poiché  il  suo  bi- 
savolo Gustavo  1  fondatore  della  monar- 
cliia  ereditaria,  convenne  cogli  slati  nella 
legge  d'/<«/o«e, la  quide  chiama  va  allo  scet- 
tro la  sua  discendenza  maschile,  negando 
m  qualunque  evento  alle  femmine  ogni 
altra  ragione,che d'una  dote  competente, 
t; risei  vando  in  difetto  di  progenie  masco- 
lina l'elezione  dei  principe  alla  disposizio- 
ne degli  slessi  stati. Nondimeno  l'alTelto  na- 
zionale verso  la  memoria  di  Gustavo  li 
Adolfo,  che  con  l'arti  della  pace  e  della 
guerra  era  stato  sì  benemerito  delia  Sve- 
zia; la  considerazione  de'tumulti,  onde  iu 
queste  nuove  elezioni  talora  in  cambio  di 
creare  il  re  si  distrugge  il  regno;  e  la  spe- 
ranza di  qualche  grande,  cui  le  nozze  di 
Cristina  dovessero  portar  quietamente  il 
dominio  nella  casa  sua,  operarono  che  gli 
ordini  a'  1 4  marzo  1 633  dessero  a  lei  quel- 
la signoria,  che  l'era  indebita  secondo  le 
leggi,  ed  inesercitabde  pe'suoi  6  anni  d'e- 
tà, provvedendosi  a  questo  coi  porre,  fin- 
ché ella  crescesse,  ilgoveir.o  supremo  iu 
cura,equalisuoi  lutori,di  Sdignitari  della 
corona,  conosciuti  pe'ioro  lumi,sperienza 
e  amor  patrio;  il  cancelliere  Oxenstiern 
«opra  tulli  si  era  fiUto  ammirare  da  grau 


>»  VE 

tempo  pei  l'energia  e  la  maturità  de'suoi 
consigli,  onde  ottenne  la  direzioiìC  degli 
allàri  iu  Germania,  e  d'accordo  co'geue- 
laii  sostenne  'a  gloria  e  l'influenza  delia 
Svezia.  Proclamata  regina  Cristina  per 
l'airezione  de'popoii,  le  grazio  della  natu- 
ra supplirono  al  difetto  dei  sesio  :  la  Mia 
educazione  fu  continuata  secondo  le  pre- 
scrizioni paterne.  Fino  dalla  puerizia  si 
vide  eh'  ella  niente  avea  di  fanciullesco, 
fuorché  i'elà;niente  di  donnesco,  fuori  che 
il  sesso,  disdegnando  i  sollazzi  non  amava 
vestire  da  femmiua,madauomo.  Ingegno 
sublime  e  maturo,  senno  più  che  senile, 
disprezzo  d'ogni  culto  e  d'ogni  deliiia, 
niun  altro  piaceredi  corpo  provava,  salvo 
il  fiticoso  della  caccia,  né  di  niente  tran- 
ne l'operant'i  de'libri:  altreltanlo  amore- 
vole del  tempo  rA\o  studio,  quanto  avura 
al  sonno,  a  cui  non  ilava  più  che  tre  ore. 
Dotata  di  viva  immaginazione,  di  memo- 
ria felicissima  e  d'un'intelligenza  poco  co- 
mune, fece  in  poclii  anni  gran  proijlto 
nella  storia,  nella  geografia,  nella  [)olitìca, 
ed  arrivò  ad  intender  bene  i  1  lingue,  tra 
le  quali  la  ialina,  greca,  ebrea,  araba,  e 
non  meno  a  penetrarci  sensi  quantunque 
profondi  de'più  famosi  sci  illori,ciic  iu  cia- 
scuna di  esse  fiorivano,  né  mancò  di  stu- 
diare i  classici  poeti,  svolgendo  gli  autori 
greci  e  Ialini.  Onde  apprese  le  scienze,  così 
le  profane  di  matematica  e  di  filosofia, co- 
me le  sagre  in  quaUiii([iie  parte  della  teo- 
logia, ed  i  ss.  Padri.  Né  la  speculazione  la 
distoglieva  dalia  pratica.  Allo  stesso  tem- 
po intervenendo  assiduamente  iu  senato 
[)er  ammaestrarsi  nell'arte  della  futura 
dominazione,  vi  stava  sì  attenta,  e  n'era 
così  capace,  che  appena  giunse  all'età  di 
pigliare  il  governo,ebbe  l'intera  perizia  di 
amministrarlo;  sicché  loslo  regnò  con  più 
assoluta  autorità,  e  con  maggior  venera- 
zione de'popoii  e  de'senatori,  che  mai  ve- 
runo degli  antenati.  In  pari  tempo  mani- 
festava già  quella  singolarità  di  condotta 
e  di  carattere,  di  cui  l'intera  sua  vita  portò 
riiiq)ronta,  e  che  fu  forse  il  risultalo  ili 
sua  educazione  0  delle  naturali  sue  dispo- 


S  VE  S  V  E  23( 
sizioni.  Si  durava  molla  pena  nelle  occa-  giitoacconsenlire  a  tali  condizioni!  Ma  O- 
sioni  solenni   a  farle  osservare  gli  usi  e  le  ienstiei  n  non  si  mostrò  più  disposto  del 
convenienze,  che  prescriveva  1' etichetta  le  defunto,  a  fidare  in  uomo  di  cui  l'in- 
della  corte;  abhandonaudosi  talvolta  alla  tcra  condotta  era  misteriosa, non  si  fidava 
piùgrande  famigliarità  con  que'che  la  cir-  mai  di  rispondere  per  iscritto  o  in  mo- 
condavauo,  dispiegando  in  altreoccasioni  do  categorico  a  Wallenstein,  il  quale  ai- 
un'alterezza  disdegnosa  o  una  dignilìiim-  lorcliè  sembrava  prossimo  a  concludere 
ponente.  La  gloria  militare  che  gli  sve-  sconcertava  tutti  i  negoziatori  con  nuove 
desi  eran>i  procacciata  sotto  il  regno  del  bizzarrie  inesplicabili.  Laonde  tali  uco 
padre,  non  si  ecciissò  sotto  quello  di  sua  ziazioui  riuscirono  infruttuose  quanto  le 
figlia.  Appoggiati   dalla  Francia,  e  dalla  precedenti.  L'inazione  sua  nella  Slesia, 
più  parte  dc'principi  protestanti  deli'im-  malgrado  forze  soaimamente  superiori, 
pero,  continuarono  la  guerra  sotto  la  con-  era  del  pari  un  mistero.  Tutto  fu  scoper- 
dotla   de'  generali   Banier,  Torstenson,  lo  colla  sua  defezione  nel  i634,  d'e  co- 
Weimar,  Wrangel,Horn,esostennerora-  inunicata  al  general  Piccolomiui,  come 
scendente  dell'armi  svedesijed  il  cancellie-  quello  su  cui  aveva  più  fiducia  in  ra"ione 
re  Oxenstiern  appoggiò  i  loro  sforzi  colle  de'suoi  talenti,  non  essendo  riuscito  a  far- 
sue  negoziazioni  in  Francia, 01anda,Ger-  gli  cambiare  risoluzione,  questi  destra- 
mania. Dopo  la  battaglia  di  Lutzen,Wal-  mente  corse  a  Vienna  ad  avvertirne  l'im 
lenstein  generalissimo  della  lega  cattolica,  peratore.  Wallenstein  che  poco  prima  era 
sottopose  a  severo  esame  la  condotta  dei  i'uotno  il  più  potente  d'Europa,  messoal 
suoi  ulHziali  in  tale  combatti(nento,peres-  bando  dell'impero,  fu  abbandonato  dal 
sere  o  punito  o  ricompensato:  1 8  soggiac-  suo  esercito,  respinto  da'nemici  cui  si  vo- 
quero  alla  pena  di  morte.  Tutta  Germa-  leva  unire,  ed  ucciso  dall'irlandese  Deve- 
nia  impaziente  aspettava  di  vederlo  prò-  loux  in  pena  del  suo  tradimento.  Fiul- 
fittare  delta  costernazioiiecheavea  cagio-  tanto  agli  svedesi,  ch'eransi  avanzati  in 
nato  a'pioteslantila  perdita  dell'eioesve-  Frauconia  e  nel  Palatinalo,  la  sorte  del- 
dese;  fu  sommo  lo  stupore  quando  coll'e-  l'anni  non  fu  sempre  favorevole,  e  il  «e- 
sercito  che  avea  reintegrato  mosse  per  la  neral  Ilurn  a'6  settembre  1634  fu  scou- 
Slesia.  Bernardo  di  Weimar  e  Horn,  tra-  fitto  a   ^'ordlinghen  dal  re  d'Ungheria 
scorrevano  le  sponde  del  Reno  e  la  Sve-  figlio  dell'  in)peratore  e  poi  Ferdinando 
via.  Massimiliano  di  Baviera  nuovamente  III.  Questo  disastro  non  lo  abbattè  pim 
minacciato,  implorava  il  soccorsodegl'im-  to,  e  nel  1 636  il  general  Bannier  a'4  ol 
periali;  l'imperatore  Ferdinando  II  insta-  tobredi>fece  gl'imperiali  presso  Wistock, 
va  presso  al  suo  generale  perchè  soccor-  e  nel  seguente  anno  penetrò  in  Sassonia, 
resse  i  punti  più  esposti.  Wallenstein  ab  la  pose  a  guasto,  die  la  legge  al  Brande- 
l'opposto,  inquelmentre  proseguiva  tran-  borghese,  e  stese  i  suoi  conquisti  sinonel- 
quillameiiteie  trattative  con  lsvezia,Sas-  la  Pomerania.  Nel  i  636  Oxenstiern  che 
soma  e  Brandebuigo,  convenendo  sul  ri-  avea  passato  molti  anni  in  Germauia,  toi 
stabilimento  de'privilegi  e  restituzione  dei  nò  in  Isvezia,  e  prese  sede  nel  consiglio  di 
beni  confiscali,  a'  principi  luterani  della  reggenza.  Cristina  lo  accolse  come  un  pa- 
lega;  promettendo,  se  avesse  conseguito  die.loammiseairintera  sua  confidenzii,o 
la  corona  di  Boemia,  il  richiamo  degli  e-  >i  forinò.pe'frequenti  trattenimenti  ch'eb- 
siliali,  di  restituir  loro  i  beni,  stabilir  la  becon  lui, all'artedi  regnare. In  brevemo- 
liberlà  de'culli,  e  di  reintegrare  1  I  conie  btiò, assistendo  al  consiglio,  una  matuiilà 
Palatino  ne'suoi  stati;  proponendoagli  al-  di  criterio  che  fece  stupire  i  suoi  tutori, 
leati  di  marciar  con  essi  contro  Vienna  Neli6|0  essendo  stata  dall'  imperatore 
percoslringcrvi  l'unperalorCjSeavcsseuc-  Ferdinando  111  convocala  la  dieta  ili  Ra- 


232  S  V  E 

lisbona,  Baimi  er  che  a  vea  desolalo  la  Boe- 
mia tentò  (I'ii)ipedirla,n[ia  f^li  falPi  il  colpo, 
e  mon  a'9.0  maggio  del  seguente  artno, 
dopoaverdicliiaraloche  nelcomandodel- 
l'aim;Mti  gli  succedesse  Torslenson:  que- 
sto generale  marciò  sulle  sue  [jedate,  ri- 
portò piirecclii  vantaggi  contro  gl'irape- 
1  ialijdislece  l'arciduca  Leopoldo  e  il  gene- 
ral Piccolomini  a' j  3  oUobrei642,e  pre- 
se Lipsia.  Fino  allora  il  paese  dell'Austria 
era  stato  preservato  da'furori  della  guer- 
ra,ma  essendo  in  apprensioni  d'un'invasio- 
ne,  le  cui  conseguenze  erano  incalculabdi, 
riuscì  a  Piccolomini  di  trasferire  il  teatro 
generale  della  guerra  a  ponente,  facendo 
in  pari  tempo  prigioniero  il  colonnello 
èlcLlang,  con  un  corpo  svedese  non  poco 
numeroso, pressoKeuburgo  nell'alto  iMla- 
tinalo;  molestò  mollo  i  movimenti  de'ne- 
mici,  e  cagionò  loro  perdite  considerabili. 
Gli  slati  di  Svezia  adunali  nel  iG/p,  sol- 
lecitarono Cristina  a  stringere  le  redini 
del  governo;  ma  ella  ricusò,allegando  l'e- 
tà sua  di  circa  1  7  anni  e  la  sua  poca  espe- 
rienza. Costretta  poi  ad  assumerle,  si  di- 
stinse subito  nella  gran  facilità  per  appli- 
care agli  allari,  e  nella  fermissima  saldez- 
za. Intanto  Torslenson  nel  i643  saccbeg- 
giò  la  Slesia  e  la  Moravia,  ed  entralo  in 
Boemia  nel  i  G^5,  riporlo  a'6  mai  zo  com- 
piuta vittoria  sugl'imperiali  a  Jankau. 
L'assedio  di  Brunn  in  Moravia  da  lui  in- 
tiapreso,  gettò  la  costernazione  in  Vien- 
na, da  cui  l'imperatore  fu  sul  punto  di 
allontanarsi. MaToislensou  fu  l'annosles- 
so  obbligato  dalla  golia  ad  abljandonare 
il  comando  dell'esercito  a  Wraiigel.  Indi 
il  conte  Montecuccoli,  uno  de'più  grandi 
generali  imperiali,  nel  1  G4G  cacciò  gli  sve- 
desi ila  tutta  la  lìoemia.  Cristina  neh  64^ 
avea  lei  minato  la  guerra  colla  Danimar- 
ca, cominciata  nel  precedente  anno, e  pel 
trattalo  che  fece  concludere  ottenne  la 
cessione  di  diverse  provincie.  Intraprese 
poi  a  pacificare  la  Germania  e  ad  aifret- 
tare  il  lisidlato  definitivo  delle  negozia- 
zioni incominciale  per  talegravissimo  og- 
getto. Oxenslieru  no,o  era  d'aqcordo  coq 


S  VE 
essa;  egli  desiderava  la  continuazione  del- 

la  guerra,  per  assicurare  alla  Svezia  vit- 
toriosa maggiori  vantaggi,  e  la  gioì  lidi 
dettar  sola  le  condizioni  della  pace.  La  re- 
gina voleva  godei  e  del  riposo  e  della  tran- 
quillila; desiderava  di  far  fiorire  le  aiti 
pacifiche,  e  di  dedicarsi  al  suo  amore  per 
le  lettere.  Il  figlio  del  cancelliere  fu  in- 
viato a  Osnabruckj  ove  si  teneva  il  con- 
gresso per  la  pace  generale,  ma  Cristina 
lo  f(;ce  accompagnare  da  Alder  Salvius, 
cortigiano  accorto  e  valente  politico,  e  sul- 
la cui  divozione  poteva  contare.  1  grandi 
interessi  dell'Europa  furono  discussi  dai 
plenipotenziari  della  maggior  parie  del- 
le potenze,  inOsnabrnckey)/f/'ii/e;',e  i*a- 
pa  Innocenzo  X  v'inviò  il  nunzio  Chigi 
poi  Alessandro  VII ,  dal  predecessore  a 
ciò  destinato.  A' 17  aprile  1G48  Wrangel 
sconfisse  gl'imperiali  presso  Augusta,  u- 
nilo  al  celebre  visconte  di  Turenna  co- 
mandante dell'esercito  di  Luigi  XIV  re 
«li  Francia.  Questo  re  e  Cristina  ftu'ono  i 
principali  promolori  della  pace  di  TVesi- 
falia  a  'j.^  ottobre,  la  quale  restituì  la 
tranquillità  alla  Germania  e  die  fine  ni 
conquisti  degli  svedesi,  i  quali  con  que- 
sto famoso  Irallato  rimasero  in  possesso 
degli  siali  dell'arcivescovato  di  Brema  e 
del  vescovato  di  V^erden,  della  Pomera- 
nia  cilei  iore,  dell'isola  di  Rugen,e  di\yis- 
mar.  Siccome  nel  iGSy  crasi  estinta  la  fi- 
miglìa  ducale  di  Pomerania,  la  casa  elet- 
torale di  Brandeburgo  avendone  recla- 
mato il  possedimento,  la  Svezia  che  se 
n'era  impadronita,  e  che  i  suoi  successi 
militari  rendeano  allora  prepoiuleraute, 
indennizzò  l'elellore di  Brandeburgo  sol- 
tanto per  la  cessione  di  tutti  i  vescovati  se- 
colarizzati.Inoltre  la  Svezia  ottenne  3  voci 
nella  dieta  dell'impero,  e  una  somma  di 
molti  milioni  di  scudi  germanici. La  libertà 
di  coscienza  fu  stabilita  in  tutta  l'Alema- 
gna,  ed  i  suoi  beni  ecclesiastici  in  gran- 
dissima parte  furono  concessi  a'principi 
protestanti  per  risarcirli  delle  spese  della 
guerra. Siccome  pregiudizievole  allaChie- 
su,  li  nunzio  Chigi  emise  soleoue  piulesta 


S  VE 

contro  il  Iratlato,  ed  Innocenzo  X  Io  ri- 
provò come  ingiuiioso  all'impero  e  alla 
repubblica  cristiana. Di  questa  f.iniosa  pa- 
ce e  della  disastrosa  guerra  de'3o  anni, 
parlai  in  tutti  gli  articoli  suindicati  e  negli 
altri  die  vi  lianno  relazione.  Salvius, il  2." 
plenipotenziario  di  Cristina  al  gian  con- 
gresso, non  poco  contribuì  alla  conclusio- 
ne di  sì  importante  adare.  La  regina  per 
ricompensarlo  l'innalzò  al  grado  di  sena- 
tore, benché  non  vantasse  nobdià  di  na- 
tali; di  che  si  mormorò,  non  essendo  l'in- 
gresso del  senato  aperto  se  non  alle  per- 
sone tieila  primaria  nobiltà.  Rispose  Cri- 
stina che  un  merito  eminente  dovea  vin- 
cerla in  confronto  di  1 6  quarti  di  nobiltà, 
e  vi  dovea  tener  luogo.  Cristina  era  chia- 
mala pe'suoi  talenti  e  per  le  circostanze 
politiche  a  brillare  nel  settentrione,  e  per 
alcun  tempo  si  mostrò  penetrata  di  lai  glo- 
ria. Sostenne  in  molte  occasioni  la  dignilà 
della  sua  corona,  e  l'onore  del  suo  paese. 
La  Francia,  la  Spagna, l'Olanda,  l'Inglul- 
terra  cercarono  la  sua  alleanza  e  le  diero- 
no  contrassegni  lusinghieri  della  loro  con- 
siderazione. Ella  bandì  molti  editti  van- 
taggiosi al  commercio,  e  perfezionò  le  isti- 
tuzioni dotte  e  letterarie,  create  sotto  i  re- 
gni precedenti,edinAbo fondò  ini'illustre 
accademia, come  leggo  in  mg.'IMastai Fer- 
retti, Nolizie  sloriche  dell' accademie  di 
Europa  ^cap.3, /accademie  di  Danimarca 
e S^tzia.  ha  nazione  erale  alIezionala,esi 
compiaceva  di  vedere  alla  duezione  del 
governo  la  figlia  di  Gustavo  II  Adolfo, 
attorniala  da'capitani  e  dagli  uomini  di 
stalo  che  quel  gran  principe  a  vea  forma- 
to. Un  volo  generale  manifestava  che  la 
regina  volesse  scegliere  uno  sposo,  e  assi- 
curare in  tal  guisa  la  successione  al  trono; 
ma  tale  legame  era  contrario  al  genio  di 
Cristina,  per  1'  indipendenza  che  voleva 
godere;  ella  ricusi)  di  maritarsi, e  rispose 
un  giorno  a  que'che  di  ciò  le  parlavano: 
Non  mi  obbligate  a  prender  marito;  può 
nascere  fnciltuente  da  me  un  Nerone,  co- 
me un  Augusto.  Tra'  principi  che  aspi- 
favauo  alla  sua  luapo,  cruvi  Carlo  Gu- 


S  V  E 


233 


slavo  suocuginOjinsigne  percarattere  no- 
bile, per  cognizioni  eslese  e  per  grande 
prudenza.  Essa  rigettò  la  domanda  che  le 
fece  di  sposarla,  ma  nel  1  64r),o  a' 1  8  ot- 
tobre i6jo,  o  più  lardi,  indusse  gli  s'ali 
ad  eleggerlo  per  successore,  per  provai  e 
cli'ellaavea  [)reso  irrevocabilmenteil  suo 
partito  di  restare  nubile. Ma  come  poi  di- 
rò, la  regina  avea  un  altrostipremo  mo- 
ti vo,che  celava  gelosamente,  non  solo  per 
abdicare  la  corona,  ma  insieme  per  eva- 
dere dalla  Svezia.  Indi  Carlo  Gustavo,  col 
nome  di  Carlo  X,do|)0  breve  tempo  si  fe- 
ce coronare  in  P|)sal,  ciò  che  altri  ritar- 
dano con  più  probabililà  non  prima  dei 
17  giugno  1654.  Verso  lo  slesso  tempo 
la  regina  cambiò  in  sorprendente  modo 
ilsistema  d'amministrazione  e  di  condot- 
ta. Trascurando  i  consigli  degli  antichi 
ministri,  ascollò  quelli  di  molti  fivoiiù 
ambiziosi,  tra'quali  distingnevasi  iMagno 
di  la  Cardie.  1  raggiri  e  le  pratiche  di  pic- 
cole passioni  successero  a'Iavori  impor- 
tanti, alle  mire  nobili  e  utili.  Il  tesoro  del- 
lo stato  fu  in  preda  alle  profusioni  del  ius- 
ào  e  dell'ostentazione:  i  titoli  e  gli  onori 
toccarono  ad  uomini  corrotti  o  privi  di 
talento,  e  la  gelosia  fece  nascere  non  solo 
doglianze  e  clamori,  ma  altresì  partili  e 
fazioni.  Accerchiata  da  imbarazzi  e  .lidi- 
coltà,  tratta  in  un  laberinto  in  cui  le  sfug- 
giva il  filodi  guida, la  regina  cominciòa  ili- 
chiarareclie  voleva  rinunziareal  governo. 
vSiccome  la  regina  abiurò  poi  i  suoi  erro- 
ri luterani  e  si  convertì  al  cattolicismo,  io 
credo  che  in  si  irai  te  narrative  vi  sieno  e^ 
sagerazioni  di  parziali  scrittori  che  vide- 
ro in  cagnesco  l'atto  eroico  tli  Cristina, 
alterando  i  suoi  difetti  e  facendola  com- 
parire eccessivamente  volubile,  l'oche 
principesse  furono  come  Cristina  sogget- 
to di  lodi  e  di  salire.  L'abdicazione  tìi  pre- 
ceilula  e  accompagnata  da  quelle  circo- 
stanze che  riferirò  coli'  autorità  ilei  con- 
temporaneo cardinal  Sfoi/a  PidLwicino 
disopra  lodato.che  testimonio  oculare  di 
molti  falli,  confidente  d'Alessandro  VII 
ccousapevole  de'scgreti,  che  riguardava,- 


234  S  V  E 

uo  la  conversione  della  regina  e  la  sua  ve- 
nuta in  Pioma,  alla  quale  ivi  ebbe  fre- 
quente accesso,  merita  sopra  ogni  altro 
pienissima  fede.  E  servirà  di  confutazio- 
ne, o  per  lo  meno  di  rellificazione,  alle 
tante  dicerie  pubblicate  e  ripetute  senza 
critica  per  menomare  questo  bel  trion- 
fo della  chiesa  cattolica,  e  adombrare  l'e- 
roismo della  regina.  Si  giunse  fino  ad  af- 
fermare, che  gl'imbarazzi  dell'ammini- 
strazione, e  la  cospirazione  di  Messenius 
avendo  minacciato  non  solo  i  favoriti  del- 
la regina,  ma  essa  stessa  ;  laonde  e  per 
l'ambizione  del  suo  carattere  di  dare  al 
mondo  uno  spettacolo  straordinario,risol- 
se  rinunziare  al  trono,  senza  punto  attri- 
buirlo alla  causa  principale,  perchè  reli- 
giosa e  cattolica!  Gli  antichi  ministri  af 
Sezionati  alla  memoria  di  Gustavo  11  A- 
dolfo,  e  che  speravano  avrebbero  gli  an- 
ni prodotto  un  cambiamento  favorevole, 
fecero  le  piìi  forti  rimostranze,  ed  Oxen- 
stiern  sopra  lutti  li  espresse  con  tanta  e- 
nergia,  che  la  regina  desistè  dalla  sua  ri- 
soluzione.Ripigliò  il  governo  con  più  fer- 
mezza, e  dissipò  per  alcun  tempo  le  nu- 
bi che  si  erano  alzate  ìntoi  no  al  suo  tro- 
no. Le  scienze,  le  lettere,  le  arti  forma- 
rono la  principale  sua  attenzione.  Già  sin 
da  quando  isuoi  generalistordivano  l'Eu- 
ropa col  rumore  delle  loro  gesle  milita- 
ri, la  regina  fra  le  gravi  cure  del  gover- 
no ancora  si  dava  tranquilla  allo  studio 
delle  scienze  e  delle  belle  arti,  in  mcz7u 
a'dottl  più  distinti  da  lei  chiamali  da  di- 
versi paesi.  Grozioe  Cartesio  erano  le  sue 
guide  principali,  l'uno  per  l'erudizione, 
l'altro  per  la  filosofia.  Fu  anche  questo 
gusto  per  la  vita  privata  e  studiosa,  giu- 
dicalo pococompatibileco'doveridel  tro- 
no, che  le  fece  concepire  avversione  al 
matrimonio.  Comprò  quadri,  medaglie, 
gemme,  manoscritti,  hbri  rari  e  preziosi. 
Per  formare  la  sua  ricca  biblioteca  spe- 
dì uomini  dotti  in  Germania  e  Inghilter- 
ra, in  Francia  e  in  Italia,  con  ordine  di 
fare  ricerche  di  mss.  e  di  comprarli  a  qua- 
lunque orezzo.  In  Italia  inviò  Giobbe  Lu- 


S  V  E 

dolfo  poliglotta  che  conosceva  2  2  lingue; 
u»a  più  di  lui  fu  fortunato  Isacco  Vossio, 
dal  quale  avea  appreso  il  greco,  il  quale 
percorse  i  Paesi-Bassi,  la  Germania  e  la 
Francia.  Ovunque  comprò  libri  rari  e  di 
gran  pregio,  ed  in  Parigi  per  4o, eoo  li- 
re acquistò  un  notabile  avanzo  della  fa- 
mosa biblioteca  già  esistente  nel  mona- 
stero benedettino  sulla  Loira,  chiamato 
l'anima  de'codici  di  Francia. Egualmente 
pel  Vossio  la  regina  acquistò  per  3o,ooo 
scudi  la  biblioteca  di  libri  orientali  di  Gi- 
berto Gaultuin.Con  altri  acquisti  e  la  spe- 
sa d'ingenti  somme,  formò  una  rara  e  co- 
piosa libreria,  i  cui  soli  mss.  e  codici  ar- 
rivarono a  Sodo.  Ambiziosa  sempre  di 
trarre  nella  sua  corte  di  Stockhohn  i  più 
sapienti,e  di  giovarsi  della  loro  dottrina, 
v'invitò  Freinsemio,  Salmasio,  Bochart, 
Vezio,  Chevrau,  Conrigio,  Meiboraio  e 
Naude,  il  quale  diceva  di  Cristina:  Ella 
sa  lutto,  ha  veduto  tutto,  e  lutto  ha  let- 
to. Tra'diverlimenti  lellerari,  che  accop- 
piò agli  studi  scrii  d'ogni  letteratura  gre- 
ca e  latina,  ed  alle  dotte  conversazioni  di 
filosofia,  storia,  antichità  ed  erudi7Ìone, 
si  può  ricordai'e  il  canto  antico  e  la  dan- 
za greca  che  fece  eseguire  da  Meibomio 
e  Naudé,  che  fiu'ono  in  estremo  imba- 
razzo per  sostenere  la  loro  parte,  e  dei 
quali  ili. "entrò  in  furore  contro  il  nie- 
dico  Bourdelot  che  di  lui  si  rideva.  Im- 
perocché il  Meibomio  che  avea  stampato 
una  raccolta  deqli  autori  dell'aulica  mu- 
sica,  fu  impegnato  dalla  regina,  a  cui  l'a- 
vea  dedicata,  a  cantar  un'aria  di  musica 
antica,  mentre  Naudé  avrebbe  danzato 
qualche  ballo  greco  al  suono  della  sua  vo- 
ce: questo  spettacolo  fece  ridere  tutti  gli 
astanti;  ma  lo  schernito  Meibomio,  dopo 
d'averammaccalodi  pugni  il  visodiBour- 
delot,  che  avea  suggerita  questa  comme- 
dia, abbandonò  la  corte.  Ed  eccoci  alla 
sua  strepitosa  rinunzia  al  Irono,  e  con- 
versione al  cattolicismo,  in  che  procede- 
rò nella  narrativa  principalmente  colla 
Descrizione  deh  °  vi  aggio  fatto  a  Roma 
dalla  regina  diS\'ezìu  Cristina  /Ilaria 


S  VE 

ronverlila  alla  religione  cai  lotica  ^  e  dtl- 
It  accoglienze  fjuivi  avute  sino  alla  sua 
pai  lenza.  Opera  inedita  del  p.  Sforza 
Pallavicino  della  compagnia  di  Gesìi, 
accademico  della  Crusca  e  poi  cardina- 
le di  s.  Chiesa,  traila  da  un  mss.  della 
biblioteca  Albani  (pubblicala  dal  biblio- 
tecarioTito  Cicconi  gesuila),Uoiiia  1 838. 
Quanto  compendiosa uieule  su  questo  ar- 
pomeulo  lifeiisce  Novaes,  nella  Storia 
d Alessandro  F II, coQCOvà.x  col  luss.  del- 
ia Fila  d' Alessandro  /'//dello  ste>so 
caidinale  con  alcune  postille  di  mano  del 
J^apa  in  margine,  dal  Novaes  Iella  nella 
biblioteca  del  Gesù  di  Roma  (della  qua- 
le, ora  non  più  esistente,  palla  il  Cicconi 
ap. 6e  7  delli  Descrizione  del  conlag:o 
di  Roma  del  i656,  scritta  dallo  aIcS'ìo 
cardinal  Pallavicino,  avvertendo  che  lai 
perdita  vienesupplita  ÒAWaf'itamss.d^ A- 
lessandro  F//jtullora  esisleule  aeWuBi- 
llioteca  Ch'giana  cfj /?o//jrtj  ch'egli  giu- 
dica di  lai  porporato,  e  precisamente  l'e- 
secn piare  che  ofùì  al  cardinal  Flavio  Chi- 
gi nipote  del  Papa,  ed  in  essa  vi  è  ripe- 
tuta pure  la  Descrizione  del  viaggio  di 
Ciislina),cWeg{\  profittò  per  compilare  la 
detta  Storia,  e  di  questa  io  me  ne  giovai 
ne'luoghi  che  dipoi  audrò  i  icordando,per 
non  ripetere  io  tutto  il  già  detto. 

Le  nozze  diCrisliua  erano  tuttora  ambi- 
te da'primi  re  della  terra;  ma  ella  che  ab- 
borriva  d'esser  donna, mollo  più  abborrì 
bempre  di  soltopoisi  ad  lui  uomo.  Sorli 
un  animo  osser\anlissimo  dell'  onesto,  e 
lo  intesa  dire  che  giammai  avrebbe  ope- 
ralo ciò  che  scorgesse  gravemente  discon- 
venire alle  regole  della  ragione,  e  che  le 
cagionasse  rossore.  Perciò  la  divina  luce, 
the  non  lascia  mai  d'eiitiaie  ove  la  per- 
tinacia o  il  viziu  non  le  chiudono  il  pas- 
su,  cominciò  a  spuntare  nel  suo  intellet- 
to (ella  presto  conobbe  ch'erano  incre- 
duli molli  de'dotti  chela  circondavano, 
e  per  materialista  tenne  il  suo  medico  la- 
vorilo Bourdelot  di  luiiitalo  sapere, che 
poi  espulse  dulia  Svezia),  hinauzi  di  per- 
\enire  al  ritiovaineulo  del  vero  die  prin- 


6  V  E  ji35 

cipio  da!  più  agevole,  cioè  dal  conosci- 
cnento  del  falso.  Scorse  la  vanità  della 
setta  luterana,  che  si  professava  nel  suo 
regno, non  autorevole  per  antichità,  non 
confermata  da  miracoli,  non  ingegnala  e 
seguita  da  uomini  santi,  non  conforme  al 
lume  della  natura,  non  cor.cordea  se  sles- 
sa, varia,  instabile,  finta  a  capriccio.  Per- 
tanto si  pose  a  investigare  con  operosa 
diligenza  ì  fondamenti  delle  altre  selle 
così  de'  cristiani,  come  degl'  infedeli;  ed 
in  tutte  rinvenne  difetti  eguali  o  maggio- 
ri, eccello  nella  cattolica.  Verso  la  quale, 
ancorché  le  tenere  sue  orecchie  fossero 
imbevute  d'iniraicissimi  concetti  dalle  sa- 
tire de'suoi  predicanti,  nondimeno  cre- 
dendo ella  più  all'esperienza  propria,  che 
alle  lelazioui  d'uomini  passionali,  s'era 
ila  purgando  da  quella  prelibata  opinio- 
ne, menile  erale  occorso  di  trattare  cou 
molli  seguaci  della  cattolica  fede  andati 
alla  sua  corie  o  per  alfari  pubblici  o  per 
vaghezza  privata;  ed  uvea  trovato  in  lo- 
ro lutt'ullro,  che  quella  malvagità.  oud« 
da'minislri  eretici  vengono  calunniati.  E 
così  passando  ella  con  puro  e  imparziale 
animo  ad  esaminarla,  aveala  conosciu- 
ta aulica,  stabile,  uniforme,  auleolica- 
la  da  cultori  doUissimi,  feconda  di  san- 
tissimi allievi,  e  benché  superiore,  in  nul- 
la però  ripugnante  al  lume  della  ualu- 
ra.  Quindi  raccolse,  die  se  alcuna  fos- 
te verace,  questa  era  dessa.  Ma  leggendo 
in  Cicerone  sopra  la  natura  degli  dei,  co- 
me non  poteva  già  sospellaisi  più  d'una 
leligione  esser  vera,  ma  bensì  non  aver- 
vene  alcuna  vera;  anche  intorno  a  que- 
.Nl'ultimo  punto  spese  lungo  studio  e  lun- 
ga meditazione.  E  fu  tentata  di  slare  in 
lòise,ora  sopra  la  ditferenza  dell'opere  li- 
bere, buone  o  ree,  se  non  in  quanto  al- 
cune non  profittevoli,  ed  alti  e  dannose  al 
mondo,  come  appunto  le  naturali  :  ora 
sopra  la  piovvidenza divina  rispeltoal  cu- 
rare o  no  le  umane  operazioni  morali:  ora 
sopra  la  volontà  divina,  la  (piale  liclncg- 
ga  o  non  t'ichiegga  uu  delermiiiato  cul- 
to ed  uua  dclcruiinula  fede.   Non  rim.i 


236  S  V  E 

se  autore  celebre,  che  di  ciò  avesse  tratta- 
to, il  quale  da  lei  non  fìjsse  veduto;  non 
lelteralodi  nome  in  queste  dottrine  per  le 
Provincie  seLtenlrionali,con  cui  non  pi"o 
cacciasse  di  ragionare.  E  talora  fu  spinta 
a  credere, che  bitstasse  osservar  iioH'esler- 
iio  la  religione  del  suo  paese,  e  nel  rima- 
nente operare  secondo  gì'  insegna ujenli 
della  natura.  Ma  infine,  le  parve  che  Id- 
dio, cioè  l'ollimo,  sarebbe  peggiore  d'o- 
gni tiranno,  se  tormentasse  tutto  il  ge- 
nere umano  con  fieri  rimorsi,  ma  falsi  del- 
ia coscienza;  e  se  avendo  egli   innestrlu 
alle  sue  creature  universale  persuasione, 
che  a  lui  sieno  in  grado  i  loro  sagrifìoi , 
che  ascolti  ed  esaudisca  i  loro  voli,  gli  a- 
vesse  tutti  in  non  cale  :  e  non  meno,  se 
dando  egli  a  tutte  le  nazioni  un  sollecito 
zelo  di  sostenerla  vera  religione  siccome 
itanta,  e  di  perseguitar  la  falsa  coni'em- 
pia,  tutte  fossero  vere,  o  piuttosto  vane 
ad  un  modo.  Oltre  a  ciò,  insegnando  la 
chiesa  cattolica,  ch'ella  soiaègiala  al  cie- 
lo, e  che  raitce  sette  gli  sono  in  odio,  e 
vedendosi  in  lei  s\  numerose  testimonian- 
ze di  verità  con  operazioni  ammirande, 
e  possibili  solo  a  Dio;  se  questa  sua  dot- 
trina fosse  menzogna,  ne  seguirebbe,  di- 
scorreva Cristina,  che  Dio  avesse  inter- 
posta la  sua  onnipotenza  a  testimoniar  la 
menzogna.  Questi  e  altri  gravi  argonìen- 
ti  convincevano  il  suo  intelletto.  [N'ontli- 
nieno  sentendosi  ella  inquietare  da  vari 
did)bi,  che  in  lei  muoveva  o  l'acutezza 
del  proprio  spirito,  o  la  suggestione  del- 
lo spi  rito  nemico, desi  <ler  a  va  conferi  re  con 
nomini   riputati  ,  e  massimamente  con 
quelli  dell'esemplare  compagnia  di  Gesù, 
ch'erano  insieme  i  piìi  celebri  antagonisti 
de^li  eretici  nel  settentrione.  Ma  essendo 
perciò  esecrato  il  nome  loro  dagli  svedesi, 
e  come  quelli  che  aveanogià  indotto  il  re 
Sigismondo  alla  professione  della  fede  cat- 
tolica, e  alla  sommissione  di  se  e  del  re- 
gno al  romano  Pontelice,non  vedeva  mo- 
llo per  trattarvi.  Ora  Iddio,  del  quale  so- 
no i  pivi  sottili  arllficii  quelli,  che  all'uo- 
1110  sendjranu  casi,  come  opere,  nelle  qua- 


S  V  E 
li  niente  avendo  l'industria  umana,  tutto 
l'artificio  è  di  Dio,  le  apri  di  ciò  la  stra- 
da nel  luglio  iG5o.  Era  venuto  nella  Sve- 
zia Giuseppe  Finto  Parer  (nota  Cicconi 
che  Parer  lo  trovò  pure  nel  suddetto  mss. 
Chigiano,  e  che  da  altri  storici  è  detto  Pe- 
reira: però  leggo  nel  portoghese  Novaes 
soltanto  il  cognome  di  Pinlo)  come  am- 
basciatore di  Giovanni  IV  redi  Portogal- 
lo per  cagione  di  commerci  marittimi; e 
stava  con  lui  per  confessore  il  gesuita  por- 
toghese p.  Antonio  Macedo, ma  senza  l'a- 
bito odioso  tra'  luterani  di  quella  zelan- 
te ebenemerita  religione,persona  di  buon 
giudizio  e  di  suflìciente  letteratura.  Non 
intendendo  l'ambasciatore  i  linguaggi  fa- 
migliari alla  regina,  né  questa  perfetta- 
mente il  poitoghese,  valevasi  quegli  per 
inteiprete  or  io  presenza,  or  con  amba- 
sciate, d'un  suo  segretario,  il  quale  espo- 
neva alla  regina  i  concelti  del  suo  signo- 
re, ed  a  lui  rendeva  nel  portoghese  ciò 
che  la  resina  diceva  latinamente.  Essen- 
dosi  malato  il  segretario,  l'ambasciatore 
dovè  sostituirgli  il  p.  Macedo,  la  cui  co- 
gnizione non  era  ignota  a  Cristina,  la  qua- 
le preso  ildestro  dall'occasione,  introduS' 
se  con  lui  discorsi  di  lettere  in  prima  ge- 
neralmente, e  poi  anche  di  religione.  E 
come  scaltra  a  meraviglia  nellaconoscen- 
za  degli  uomini,  apprese  che  col  p.  Ma- 
cedo potevaallargarsi.  A  vanti  al  resto  vol- 
le con  varie  interrogazionichiarirsi,  sees- 
so  e  gli  altri  di  sua  scuola  credevano  in 
verità  ciò  che  professavano,  ovvero  era- 
no simulatori  di  tal  credenza  per  servi- 
re alla  politica  umana.  Ma  si  convinse  che 
eglie  i  suoi  religiosi  aveano  tanto  per  ve- 
re le  cattoliche  dottrine,  che  stimavansi 
avventurali  nel  dare  in  difesa  loro  la  vi- 
ta. Strinse  perciò  la  pratica  e  la  conferen- 
za anche  in  presenza  dellambasciatore, 
il  quale  nidia  intendendo,  solo  accorge- 
vasi  che  il  colloquio  tra  l'interprete  e  la 
regina  era  più  lungo  di  quanto  portava 
la  sua  risposta.  Interrogatone  di  ciò  il  [x 
Macedo, egli  senza  mentire  ne  assegnò  per 
cjgione  varie  domande  letterarie  frappo- 


S  V  E 
sfe  dalla  regina,  il  che  aU'nnihnsciafore 
non  (lispiacqtie,  credendo  così  di  guada- 
gnar più  grazia  e  ngevu'rzza  ne'suoi  af- 
fari. Quando  Cristina  ictò  abbastanza 
peisuasa,vedeadochela  pratica  col p.Ma- 
cedo  non  poteva  esser  né  libera,  né  du- 
revole, lo  pregò  n  portare  al  p.  genera- 
ledella  couìpagnia  una  sua  lettera  di  cie- 
deuza,e  gli  esponesse  a  voce  l'inclinazio- 
ne  che  sentiva  ad  abbracciare  la  [ade  cat- 
tolica; ma  che  prima  desiderava  comuni- 
car in  materie  di  religione  con  due  teo- 
logi di  quell'ordine,  i  quali  si  lecassero 
in  Isvezia  travestiti  e  sconosciuti:  voler- 
li italiani,  come  di  nazione  a  lei  men  so- 
spetta, e  che  li  rendeva  |)iù  esenti  da  ri- 
scliiodi  scoprimento.  Non  si  ricusò  il  p. 
Macedo,  quantunque  per  non  partecipar 
l'arcano  all'ambasciatore,  eli  convenne 
partire  in  sembianza  di  fuga;  onde  sospet- 
tò che  l'avesse  tradito  o  con  sottrargli 
qualche  scrittura,  o  con  volerne  rivelare 
i  segreti,  onde  ricorse  alla  regina  di  farlo 
inseguire  e  ricondiu  re.  Ella  Irovossi  in  an- 
gustie, non  potendo  aprirsi  con  veruno, 
tuttavia  ordinò  le  cose  in  modo  per  pla- 
car l'ambasciatore,  che  l'incaricato  ad  ar- 
restarlo fìngesse  di  non  averlo  potuto  ar- 
rivare, protestando  con  tutti  che  mai  più 
avrebbe  ricettato  gesuiti.  Il  ministro  tro- 
vò nel  porto  di  Lubecca  il  p.  Macedo,  a 
cui  la  contrarietà  del  \ento  avea  negato 
di  far  vela,  ma  non  potè[)ersuaderlo  a  re- 
trocedere, onde  l'ambo jcialore  scrisse  per 
ogni  parte  focose  lettere  contro  l'innocen- 
te credulo  reo.  Giunto  in  Roma  nel  finir 
dell'autunno  iG5r,  trovò  morti  il  sanese 
p.  Francesco  Piccolooiini  generale  fin  flai 
1  7  gennaio,  e  l'altro  cui  erano  indirizzate 
le  regie  lettere,  per  cui  le  consegnò  al  siu- 
rogato  vicario  p.  Gosvino  iNickel  ungaro 
poi  eletto  gener:de.  I^er  buona  ventura  tal 
mutamento  fu  ignoralo  da  Cristina  quan- 
do scrisse,  altrimenti  poteva  cagionarle 
perditadicoronaedi  vita  per  le  leggi  sve- 
desi, per  aver  scritto  a  un  tedesco,  nazio- 
ne sì  atroc(  mente  offesa  dalle  itrnii  sve- 
desi, e  uou  sarebb«si  faciliueule  fidula  di 


S  V  E  237 

lui, Il  p.  Nickel  nonosòd'imprcndere  ne- 
gozio sì  grave  col  so'o  proprio  consiglio, 
e  reputò  che  gli  fosse  lecito  confidarlo  al 
cardinal  Chigi  segretario  di  slato,  prati- 
cissimo del  settentrione,  come  quello  che 
da  nunzio  avea  soltoscrillo  il  suddetto 
trattato  di  pace  di  Weslfalia  previa  pro- 
testa. Da  lui  coi.fortato,  abbracciò  la  pia 
domanda,  e  scelse  occultissimamente  [)er 
tanta  missione  il  p.  Alessandro  .Malines 
piemontese  e  il  p.  Paolo  Casati  piacen- 
tino, ambo  gesuiti  nati  nobiini"nte,  pe- 
riti dell'idioma  francese,  ch'era  il  piìi  co- 
mune alla  regina,  e  di  complessione  tol- 
lerante d'  ogni  fatica,  sperimentali  nel- 
la virtù,  vivaci  d'ingegno,  facondi  di  lin- 
gua, accorti  nel  trattare,  e  dolati  di  va- 
rie lettere  così  sagre,  come  profane  e  mas- 
simamente nelle  georaclriche,  le  quali  es- 
sendo gradite  singolainiente  a  Cristina, 
potevano  dar  loro  titolo  di  ragionare  fre- 
quentemente con  lei,  e  condire  con  dilet- 
to di  essa  i  più  severi  discorsi.  Dopo  vari 
stenti  e  peritoli  pervennero  a  Stocklioloi 
nel  fine  di  febbraio  i  65 1,  e  per  conget- 
tura potè  la  regina  riconoscerli,  e  col  la  sua 
scaltrezza  e  animo  franco  le  riuscì  d'  in- 
trodur  pratica  con  loro.  Finalmente  dopo 
spessi  e  lunghi  discorsi,  appagala  ell;i  in- 
torno alla  verità  della  nostra  sola  fede,  in- 
terrogò i  religiosi,  se  il  Papa  Innocenzo 
X  avrebbe  potuto  dispensarla  di  vivere 
cattolica  di  nascosto,  prendendo  in  palese 
una  volta  l'anno  la  comunione  luterana. 
Ed  udito  di  no,  perchè  la  simulazione  è 
atto  intrinsecamente  ingiurioso  aDio,sog- 
giunse:Adunque  bisogna  depoi  le  il  regno. 
Avta  essa  tentato  d'addomesticar  in  Sto- 
ckliolm  la  religione  cattolica  per  mezzo 
dell'utilità,  del  diletto  e  dell'onore,  facen- 
dovi concorrere  dalle  provincie,  artefici, 
letterali  e  cavalieri,  che  accetti  al  paese 
ne  togliessero  pian  piano  l'odio  e  l'orrore: 
ma  il  tutto  era  stato  nulla,  ostando  a  ciò 
l'interesse  dc'nobili  e  la  licenza  del  volgo, 
sicché  ivi  erano  tulli  gelosi  che  non  v'al- 
lignasse una  religione  tanto  facile  a  insi- 
gnoiirsi  ovunque  s'appieude,  echeiusi- 


238  6  V  E  S  V  E 
gnoriln  avrebbe  spogliali  i  primi  dalle  ra-  linps  con  allre  indirizzale  al  cardinal  Ca- 
pine ecclesiastiche,  e  legato  ciascuno  colle  niillo  Pamphilj  nipote  del  Papa,  al  car- 
sue  leggi.  Pertanto  caduta  di  siffatta  spe-  dinal  Chigi,  ed  ai  p.  generale  de'gesuiti, 
ranza,  deleiminò  Cristina  di  lasciar  la  co-  edivisavasicheil  p.  Malines portasse  tutto 
Iona  e  la  Svezia,  e  di  ritirarsi  a  vivere  pri-  a  Roma,  dopo  che  fosse  arrivalo  in  Ma- 
valamente  in  tal  terra,  donde  non  le  fosse  drid  il  Pimenlel,  il  quale  avesse  l'onore  di 
chiuso  in  morte  l'accesso  ol  cielo.  Con  cjtie-  darcon  l'aulorilà sua  l'ultimo  compimcn- 
sto  fernìo  proponimento  sul  principio  di  lo  al  trattalo  in  quella  corte.  Ma  giunto 
maggio  1 6^2  rimandò  a  Roma  il  p.  Co-  nella  Spagna  ilp.  Malines,  ed  abbozzato 
sali,  come  il  più  giovane, con  lettera  di  ere-  il  negozio,  essendosi  poscia  il  Pimenlel  im- 
denza  alsiio  p.generale,econdisegnod'in-  Inarcalo,  la  perversità  de' venti  gli  vietò  di 
viarealire  IcUereaPapa  InnocenzoX,pei'  proseguir  la  navigazione,  e  lo  risospinse 
mezzo  del  p.  Malines,  quando  il  negozio  a'porli  di  Svezia  ;  onde  T  altro,  dopo  a- 
fosse  maturo.  Ma  poi  ripensò,  che  un  tan-  verlo  lungamente  atteso  invano,  eljbe  ne- 
to  affare,  il  quale  poteva  essere  implicalo  cessila  di  lasciar  il  lavoro  imperfetto,  ve- 
in  mille  nodi,  e  bisognoso  di  mille  aiuti,  nendo  richiamalo  in  Italia  da'suoi  supe- 
dovesse  appoggiarsi  alla  mano  di  qualche  riori,  ove  poi  tenne  sempre  corrispon- 
gran  potentato.  Dopo  aver  messo  l'ar.imo  denza  di  lettere  colla  regina,  la  quale  ad 
per  qualche  tempo  in  Luigi  XIV  re  di  esso  e  al  p.  generale  andò  snccessivanien- 
rrancia,come  principe  alleato, mutò  pen-  tes'gnifìcando  infino  all'ultimo  i  suoi  pen- 
siero e  s'avvisò  di  non  potersi  volgere  in  sieri,  e  valendosi  dell'opera  loro.  Il  ri- 
meglio  che  nell'austriaco  re  di  Spagna  Fi-  torno  del  Pimenlel  fu  cnro  a  Cristina,  per 
lippo  IV,  nel  quale  non  avrebbero  luogo  aver  seco  alcuno  di  cui  fidarsi;  onde  vol- 
alcuniriguardipolilici  validi  per  avventu-  le  che  rimanesse,  fingendo  nuovi  ordini 
la  a  trattenere  i'  re  di  Francia,  e  l'impe-  del  suo  principe,  e  in  luogo  di  lui  fu  di- 
laloreFerdinandoIII. Fissa  inquesto,lro-  sposto  che  andasse  fr.  Gio.  CattistaGue- 
\ò  maniera  di  persuadere  al  suo  senato  mcs  o  Gomez  domenicano,(lotato  di  pro- 
che  si  spedisse  un  ambasciatore  in  Ispagna  bità  e  di  prudenza,  il  quale  avendo  ser- 
per Irallato  gradevole  agli  svedesi  di  trai-  vitocon  dissimulazione  di  vestimento.ne- 
ficoenavigazionejprevedendoclieciòmo-  cessaria  in  tali  paesi,  al  conte  di  Raboglie- 
verebbe  scamliievolmente  gli  spagnuoli,  do  ambasciatore  di  Spagna  in  Duiimar- 
desiderosi  di  buona  corrispondenza  con  ca,  era  stato  invialo  da  esso  per  suoi  af- 
quella  regina  potenleeconfcderataa'fran-  fari  a  Madrid,  ed  accidentalmente  avea 
cesi,  d'inviarne  un  simile  a  lei.  Così  ben  presa  la  compagnia  del  Pimenlel  nel  viag- 
preslo  avvenne;  e  l'oratore  giunto  a  Sto-  gio  ,  ed  era  soggiaciuto  allo  stesso  infor- 
rl.holm  fu  il  cav.  Antonio  Pimenlel,  che  tunio  marittimo, e  alla  stessa  necessità  di 
<!a!la  regina  in  breve  conosciuto  per  savio  ricoverarsi  a'iidi  di  Svezia;  sicché  la  sua 
e  pio,  gli  scoprì  il  suo  interno.  E  delibe-  gita  in  ispagna  era  libera  da  tutte  leom- 
larono,  che  l'ambasciatore  facesse  richia-  bre.  l  ministri  della  corte  spagnuola  sulle 
marsi  dal  re,  e  iti  Ispagna  stabilisse  Taf-  prime  proposizioni  dello  faccenda  recate 
fare;  ma  che  fraltanlo  si  premettesse  l'in-  loro  dal  p.  IMalines,  avrebbero  voluto  ad 
y'w  colà  del  p.  IMalines  con  lettere  al  re,  ogni  patto  che  la  regina  continuasse  nel 
ed  al  favorito  ministro  d.  Luigi  de  Haro  regno  per  que'vantaggi  che  ne  sarebbero 
per  dirigere  il  delicato  negozio,  e  disporre  ridondati,  e  alla  fede  cattolica  e  al  re  di 
nncoraquel  principe  ad  accompagnare  ed  Spagna.  Ma  sentita  Timpossibilità  di  far 
autenticare  un  sì  fatto  annunzio  con  prò-  ciò,  senza  violare  la  medesima  fede.il  re 
pria  lettera  a  Innocenzo  X;  per  cui  altiesì  t.cceUò  generosan>ente  d'e>ser  padrino  di 
consegnò  la  regina  sue  lettere  al  p.  Ma-  un  sì  bel  allo. Or  mentre  k  deliberazioni 


S  V  K 

di  Spagna  pendevano,  avea  lardalo  la  re- 
{^ina  l'ordinare  clie  si  desse  al  Papa  la  sua 
lellera,e  la  contezza  della  sua  determi- 
nazione, ed  a  lui  n'avea  sol  recato  il  cai  - 
dinal  Cliigi  qualche  incerto  barlumejcon- 
tenendosi  egli  fi  a  questi  segni,  sì  per  l'in- 
certezza che  avea  il  suo  animo  poco  cre- 
dulo di  natura  alla  costanza  d'  un  cuor 
femminile,  in  propouiiuento  più  che  vi- 
rile; sì  perchè  scorgeva  che  aire<!ecuzio- 
iie  nulla  poteva  nuocere  più  che  l'antici- 
pato dilatamento  della  notizia.  Ebbe  in 
lerilà  il  cardinale  anche  un  altro  rilegtio 
d'allargarsi  in  ciò  oltre  il  necessario  col 
I^apa.  La  regina  sin  da  quando  inviò  il  p. 
Casali,  cnoslrossi  disposta  di  recarsi  e  sta- 
ì>ilirsi  in  Ron)a,conieinciltìicapodi  quel- 
la religione  ch'ella  abbracciava,  e  pej"  cui 
abbandonava  lo  scettro  e  la  patria,  e  do- 
ve poteva  vivere  più  sciolta  che  negli  sta- 
li d'  alcun  pi  incipe  secolare,  ed  aver  più 
consolazione  di  spirito  e  di  studi,  e  di  cjua- 
iiiiique  onesto  diletto,  che  in  altro  luogo 
del  mondo;  di  che  Innocenzo  X  anco  per 
sua  gloria  si  mostrava  già  cupidissimo. INIa 
il  savio  cardinal  Chigi  considerando  che 
(juanlunque  la  regina  fosse  per  veder  in 
Koma  esempi  segnalalissimi  d'ogni  virtù 
cristiana,  tuttavia  siccomegli  occhi  unia- 
ni  sono  dalla  natura  volli  all'insù,  così  più 
riguardevole  per  avventura  sarebbe  slata 
a'suoi  occhi  rimmoderata  autorità  della 
cognata  del  Papa  d.  Olimpia  PamphUj 
(/.),  esercitala  da  lei  con  deforme  avidi- 
tà e  anjbizione;  onde  sarebbe  piaciuto  al 
cardinale  che  l'avvenimento  della  regina 
si  riservasse  a  tempi  migliori,  o  che  alme- 
no prima  la  d^ùtt  ponesse  nel  suo  cuore 
più  ferme  radici.  Questo  desiderio  del  car- 
dinal Chigi  fu  secondalo  dal  corso  degli 
avvenimenti,  poiché  quantunque  riceves- 
se dopo  la  regina  le  rispostediFilippo  IV, 
ella  ritardò  di  dar  conto  al  Papa  ilell'af- 
fare  col  mezzo  del  re  deslinalonc  il  i  ."ad 
annunziarlo, riserbaiidolo  per  quando  fos- 
se uscita  di  Svezia  e  avesse  preso  asilo  nel- 
le sue  Provincie  di  Fiandia. 

A  pervenire  Cristina  aHelIelluRzione 


S  \   E  23f) 

de'suol  costanti  desiderii,nuovamente  di- 
chiarò, che  non  volendo  inchinarsi  a  vi- 
ta feconda,  ad  ovviare  a'turbamenti  che 
in  caso  di  morte  avrebbe  recato  l'incer- 
tezza del  successore,adunògli  stati  e  gl'in- 
vito a  destinarlo.  Con  l'autorità  e  la  per- 
suasione, li  dispose  a  sostituirgli  Carlo 
Gtistavo  di  Baviera  duca  di  Due  Ponti, 
figlio  della  sorella  del  padre, di  cui  già  par- 
lai e  riparlerò.  Quindi  dichiarò  Cristina, 
che  a  togliere  le  gelosie  e  le  sedizioni,  le 
quali  sorgono  talora  menile  l'uno  ha  il 
[lossessodel  regno,e  l'altro  la  speranza  e 
il  diritto  della  successione,  le  piaceva  per 
gratitudine  alla  sua  Svezia  di  consegna- 
re il  proprio  retaggio  in  vita,  e  di  ritirar- 
si a  condizione  privata,  godendo  la  quie- 
lee  pascenciosi  dello  studio.  E  benché  in 
ciò  incontrasse  incredibile  durezza  nc'po- 
poli,  de'quali  possedeva  lutto  l'amore,  e 
che  sotto  di  lei  aveano  giustizia,  gloria  e 
felicità,  finalmente  cederono  al  suo  irre- 
movibile volere.  JNon  si  riservò  per  tale 
rinunzia  uè  piazze  né  porli, per  non  lasciar 
gelosie  di  stalo,  ma  procede  con  quei  can- 
dore che  conviene  alia  sincerità  della  fe- 
decattolica.  Stabilì  che  le  si  pagassero  an- 
nui 200,000  talleri  o  scudi,  colle  possibi- 
li cautele  per  la  sicurezza,  e  che  neppu- 
le  per  le  leggi  di  Svezia  potesse  esserne 
privata.  Convenule  le  condizioni,  a'  17 
giugno  1654  nel  gran  portico  d'Upsal  as- 
sisa in  trono  e  sotto  un  magnifico  baldac- 
chino, la  regina  fece  leggere  ad  alta  vo- 
ce il  solenne  atto  di  sua  donazione  in  f  i- 
vore  di  Carlo  Gustavo  ivi  presente,  ce- 
dendogli tutti  i  suoi  dominii  e  regno;  in- 
di lu  letta  una  patente  del  nuo\ore,  in 
cui  egli  obbligava  3  isole  e  alcune  entra- 
te nella  Pomerania,  corrispondenti  nelle 
rendile  allo  statuito  annuo  assegno,  e  gli 
slati  concorsero  a  fii  marcii  contrailo  con- 
venuto fra  le  due  parli.  Quindi  Cristiiva 
alzatasi  inpiei.li,si  andò  a  spogliare  di  tut- 
te le  regie  insegne,  e  con  allegra  franchez- 
za in  un  tratto  si  sciolse  la  veste  di  por- 
pora, e  comparve  in  abito  privato.  Note- 
rò che  ìi  Cancellieri  nelle  sue  opere  riu* 


24o  S  V  E 

ni  eruilile  e  anclie  ciiiiosenotizie sulla  re- 
gina Cristina,  le  quali  andrò  collocamlo 
a'Iuoghi  loro;  massime  nel  Mercato,  ove 
lilerisce  che  nell'archivio  di  Castel  s.  An- 
gelo di  Roma  fu  custodito  ristromenloo- 
liginale  di  sua  liniuizia  scritto  in  isvede» 
se,  sottoscritto  dai  consiglio  regio  e  dagli 
stati  con  3  in  4oo  sigilli  pendenti.  Di  que- 
st'atto d'abdicazione  Benedetto  XIV  ne 
fece  fare  la  traduzione  in  italiano  e  in  fran- 
cese, dallo  svedese  Lielke  senatore  di  Ro- 
ma.A  p.2i6 1  icorda  gli  scrittori  dell'esegui- 
ta rinunzia  e  i  iserve  fatte  dalla  regina  pel 
suo  decoroso  aianlenimento,ollreSamue- 
le  Puffend(jrf,  Conunenlarioritm  de  rebus 
svecicis,  ahcxpcdilione  Gu.stni'i  Adulphi 
rcgis  ìnGcrnìaniani^adabdicaiioneiii  us- 
qiie  Christiìiae,  Ultiajcctuin  168G.  Dipoi 
la  regina  simulando  malattie  femminili, 
mostrò  convenirle  andare  a'bagni  di  Spà 
ne'Paesi  -Bassi  s[)agnuoli.  Ma  gii  svedesi,  a 
cui  traspariva  non  so  che  di  confuso  ar- 
cano in  queste  azioni  della  regina,  sotto 
specie  di  volerla  colà  accompagnare  col- 
Tarmata,  la  rimoveanodal  viaggio  terre- 
stie,  ed  allegando  l'intrattabilità  del  ma- 
re, procrastinavano l'indjarcamento,  fin- 
ché passasse  la  stagione  di  prender  quel- 
l'acque al  suo  fonte.  Ella  però,  che  sotto 
■vari  pretesti  avea  già  mandati  in  Fian- 
dra i  suoi  libri  e  pitture,  per  legare  con 
eleganza  i  primi  e  fare  acconcie  cornici 
alle  seconde  ,  accompagnandovi  ancora 
quanlodi  nascosto  potè  cumulare  di  gioie 
e  argenti,  prese  occulta  fuga  su  velocissi- 
mi cavalli;  troncatasi  la  chioma  e  in  ar- 
nese maschile,  con  pochi  fidati  servi,  sen- 
za dichiarar  mutamento  di  religione,  ma 
.solo  vaghezza  di  libertà, ondeeleggere  una 
dimora  a  suo  piacere.  Dicesi  che  in  par- 
tire prendesse  per  impresa  queste  parole: 
Pala  viani  iiweiìient ,  quasiché  i  destini 
le  dovessero  additare  la  via.  Dopo  infi- 
niti disagi,  rischi  e  strattagemmi,  traver- 
sata la  Danimarca  e  parte  di  Germania 
\eslita  da  uomo,  si  condusse  nc'domiuii 
del  le  di  Spagna.  Si  fermò  prima  in  An- 
versa e  vi  dimorò  qualche  mese,  quando 


S  VE 

l'arciduca  Leopoldo  fratello  dell'imperfi- 
tore  e  governatore  di  quelle  piovincie  si 
trovava  con  alcuni  principi,  e  co!  fiore  del- 
la nobiltà  all'assedio  d'Arras,  il  quale  poi 
fu  sciolto  dall'esercito  nemico  francese  co- 
mandato dal  giovine  re  Luigi  XIV,  di 
cui  fu  lai. ■'impresa. Indi  tornato  l'arciduca 
in  Brusselles,  colà  si  portò  la  regina,  in- 
C(jntrata  e  accolta  col  massimo  onore  ai 
26  dicembre  16 54,  e  la  stessa  notte  abiu- 
rò segreta  mente  l'eresia  nella  cappella  del- 
l'arciduca, alla  sua  presenza  e  di  pochis- 
simi principali  ministri  che  ne  furono  te- 
stin)oni,  e  s[)ecialmente  del  Pimentel(gli 
altri  si  ponno  leggere  \\^  Cancellieri,  nel- 
r  opera  citata  a  p.  2  i  5,  ma  egli  dice  che 
l'abiura  seguì  nella  notte  di  Natale),  che 
dopo  la  rinunzia  della  regina  era  ito  in 
Ispagna,  e  indi  per  lei  ritornato  in  Fian- 
dra col  titolod'ambasciatore,riconducen- 
ilo  seco  qual  segretario  d'ambasci;it.i  fr. 
Giambattista  Gomez  in  abito  d'ecclesia- 
stico secolare.  In  mano  di  questo,  ch'era 
l'unico  sacerdote  ivi  consapevole  dell'af- 
fare, si  fece  l'alto,  e  parimente  da  lui  ri- 
cevè la  regina  i  sagramenti  dell'assoluzio- 
ne e  dell'Eucaristia,  ritenendolo  per  or- 
dinario suo  confessore.  Fin  qui  col  car- 
dinal Pallavicino  riportai  le  vere  partico- 
larità della  memorabile  risoluzione  diCri- 
stina, sia  dell'abdicazione  che  dell'abiura, 
in  esecuzione  del  proponitneuto  e  onde 
meglio  propugnare  le  contrarie  asserzio- 
ni da  cui  si  pretende  far  derivare  tali  ce- 
lebri determinazioni.  Ora  pel  resto  delle 
principali  notizie  sull'eroina  di  Svezia  sa- 
rò pi  ìi  breve  in  proporzione  del  molto  che 
occorrerebbe  descrivere,  anco  per  averne 
trattato  ne'Iuoghi  che  indicherò  in  corsi- 
vo. La  regina  Cristina  dopo  l'abiura  del 
luteranismo  usava  di  assistere  occulta- 
menle  alla  messa  del  p.  Gòmjz  e  di  rice- 
vere da  lui  il  Corpo  del  Signore,  ma  in 
palese  con  istudio  celava  d'essere  cattoli- 
ca, non  però  si  dimostrava  eretica  in  al- 
cun atto.  11  perchè  nella  moltitudine  cor- 
se di  lei  dubbia  e  sinistra  fama,  quasi  in 
verità  non  teaesse  veruna  leligiuuc,  e  da 


S  V  E 

lulernna  ch'era  prima  tenuta,  si  flesse  sco- 
pc-rta  per  atea,  vedendosi  che  non  osser- 
viiva  l'antica  setta  e  non  ne  abbracciava 
altra  nnova,  mentre  dimorava  in  paese 
catlohco.  llqual  concettosi  l'ondava  sopra 
una  certa  sua  hbertìi  d'operare  e  parla- 
re, non  già  empio  o  disonesto,  ma  nien- 
te religiosa  e  guardinga,  ed  usata  da  lei 
in  Brusselles  per  arte  d'ascondere  la  sua 
vera  credenza,  e  per  natura  del  suo  spiri- 
to maschile  intollerante  di  conlegni  don- 
neschi ,  ed  ancora  per  la  sua  condizione 
abituata  ad  esser  legge  a  se  slessa  e  non 
apprenderla  dagl'inferiori.  INIa  è  temera- 
rio il  giudizio  umano,  quando  si  limita 
a  giudicare  del  puro  esteriore  e  ne  igno- 
la  la  cagione.  Conviene  sapere,  che  allo- 
ra  la  regina  per  non  riuscir  gravosa  a  ve- 
runo pel  suo  onorevole  mantenimento, 
trattava  col  re  di  Svezia  per  comporsi  in 
qualche  gran  somma  di  denaro,  onde  as- 
solverlo per  sempre  dall'annua  pensione, 
divisando  di  mettere  poi  quella  pecunia 
a  il  ulto  in  llomn  oin  altro  luogo  sicuro. 
A  quesl'edelto  dunque  ricopriva  la  sua 
vera  religione,  il  cui  palesamento  avreb- 
be impedito  il  disegno,  e  di  tuftociò  fece 
ella  consapevole  il  redi  Spagna.  Appena 
pervenuta  in  Fiandra,  la  regina  udì  la  di- 
sperata salute  e  successivamente  la  mor- 
te d'Innocenzo  X,  avvenuta  a'7  gennaio 
i65ti;  il  the  la  pose  in  grave  pensiero,  co- 
me sollecita  del  successore,  dagli  alfetti  e 
da'sensi  del  quale  vedeva  che  dipendeieb- 
be  la  sua  tranquillila  e  consolazione,  at- 
teso il  fermo  proponimento,  benché  ta- 
ciuto agli  spagnuoli,  di  collocare  la  sua 
stanza  in  Roma.  Indi  risaputa  sul  fin  d'a- 
prile la  creazione  del  cardinal  Chigi  in  Pa- 
pa col  nome  ò' Alessandro  f^' II,  già  noto 
a  lei  per  unico  direttore  di  questa  prati- 
ca,e  per  uomod'incomparabdezelo  e  be- 
nignità,meravigliosamente  si  rallegrò, pa- 
rendole che  in  quell'inaspettata  elezione 
Iddio  avesseancora  voluto  rimunerar  lei 
del  gran  sagrifizio  olleitogli  per  abbrac- 
ciar la  sua  fede;  peroni  pregò  Filippo  IV 
che  partecipasse  al  Pupa  tutto  1'  aliare, 
VOL.  ixxi. 


S  V  E  24 1 

coni*  erano  tra  loro  convenuti.  Quando 
poi  reputò  che  il  re  l'avesse  eseguito,  vol- 
le anch'essa  scrivere  breve  lettera  ad  A- 
lessandio\II,epelp.  Malines  la  fece[)re- 
sentare  ili.°luglio,  mentre  quella  del  re 
giunse  più  tardi  nel  settembre.  Il  Papa 
non  rispose  direttamente  alla  regina,  per- 
chè ancora  non  avea  riconosciuta  este- 
riormente per  madre  la  Chiesa,  onde  nou 
poteva  riconoscerla  autenticamente  per 
figlia  di  essa,  e  perchè  la  sua  lettera  non 
era  del  tutto  chiara;  ma  die  al  p.  genera- 
le de'gesuiti  uno  scritto  di  propria  mano 
da  mandarsi  alla  regina,ove  mostrava  pa- 
terna allegrezza  di  sua  conversione,  di- 
chiarava di  volere  che  innanzi  di  penetra- 
re nello  stato  pontificio  ne  facesse  atto  so- 
lenne, acciò  se  le  potessero  usare  le  do- 
vute accoglienze,  intorno  alle  quali  l'in- 
vilò  a  fidarsi  di  lui,  e  la  tratterebbe  co- 
me a  gran  regina  si  conveniva.  La  lette- 
la del  re  di  Spagna  fu  onorevolissima  al- 
l'eroismo della  regina,echiamavasiad  es- 
sa sommamente  obbligato  per  l'elezione 
fitta  di  se  in  padrino  di  s'i  nobile  rigene- 
razione, congratulandosi  del  principio  di 
suo  pontificato  con  auspicii  di  tanta  glo- 
ria. Intanto  Cristina  rispose  al  Papa,  che 
ubbidirebbeciecamente.ed  essendosi  pro- 
posta d'incamminarsi  a  Roma  sul  prin- 
cipio d'autunno,  e  giunta  in  Innspruck 
città  austriaca  avrebbe  emesso  l'atto  che 
richiedeva.  Parfi  a'22  settembre  col  Pi- 
menlel  e  numerosa  corte,  composta  in 
gran  parte  di  svedesi  eretici,  e  de'cjuali 
si  andò  sbrigando  per  via,  insieme  al  con- 
te ì\Iontecuccoli  che  poi  l'accompagnò  a 
Roma.  Per  (juanto  ella  sfuggisse  gli  ono- 
ri,che  rendono  più  pomposo  e  in  uno  ri- 
tardano il  cammino  ,  lii  per  ogni  luogo 
da'principi  e  dalle  città  ricevuta  con  ma- 
gnificenza pari  alla  grandezza  del  suo  na- 
scimento e  fama.  Il  Papa  sentita  la  sua 
mossa  e  i  suoi  pensici  i ,  giudicò  dignità 
della  s.  Sede,  che  la  solenne  abiura  si  fa- 
cesse con  autorità  d'un  suo  delegalo,escel- 
se  mg.'  Luca  Olstcnio  canonico  Valica- 
no e  I  ."custode  della  Biblioteca  f'atial- 
16 


2^7.  S   V   E 

na,  già  luterano  <1' Aml)urgo  convertilo 
colla  lettura  tle'ss.  Padri,  per  reputarlo 
a  lei  gj^^adito  a  motivo  dell'anteriore  car- 
teggio letterario  tra  loro  passalo,  facoU 
lizzandolo  ad  assolverla  da  ogni  scomu- 
nica, dopodi  averla  ulteriormente  istrui- 
ta nelle  massime  ca lloliclie,della  sana  dot- 
trina della  chiesa  romana,  il  che  registrò 
pure  ne'suoiiD/V7r/rt  il  celebre m^ie5//o<7eZ- 
le  ceremonie  pontifìcie  mg.*"  Fulvio  Ser- 
vanzi  di  s.  Severino.  Il  breve  Cum  sicut, 
de' IO  ottobre i655,per la  facoltà  dell'as- 
soluzione, si  legge  nel  Bull.  Rem.  t.  6, 
par.  4,  p.  5o,  L'inviò  a  Innspruck  per  ri- 
cevere dalla  regina  la  solenne  professio- 
ne della  fede  roujjma, facendolo  precede- 
re dal  p.  Malines,  onde  notificare  a  Cri- 
stina la  di  lui  commissione.  Divulgatasi 
per  Roma  la  volontà  della  regina,  ormai 
non  più  dissimulata  da  lei,  il  Papa  vol- 
le preparare  il  suo  ricevimento,  e  però  e- 
san)inati  i  cerenioniali  e  i  precedenti  e- 
sempi,  e  trovato  che  si  dovea  mandare  a 
riceverla  sui  confini  dello  slato  4p''ela- 
ti,  o  vescovi  assistenti  al  soglio,  o  udito- 
ri di  rota,  o  chierici  di  camera,  deputò  per 
nunzi  i  mg."  Centivoglio  e  Torrigiani  ar- 
civescovi di  Tebe  e  di  liavenna,ed  i  mg." 
Ciuacciolo  e  Cesarini  chierici  di  camera, 
col  grado  di  nunzi  per  vieppiù  onorare 
la  regina  e  per  precedere  all'  ambascia- 
tore spagnuolo  Pimen'lel  che  l'accompa- 
gnava, dovendo  assisterla  nel  viaggio,  de- 
stinazione che  attribuì  loro  col  breve  Spe- 
data vestra^óe^C)  ottobre,  Bull,  cit.,  p. 
58.  Per  legati  incaricò  i  cardinali  diaco- 
ni (alle  regine  di  Francia  o  di  Spagna  si 
solevano  mandare  i  cardinali  preti  o  ve- 
scovi) de  Medici  e  i\' Assia  cugino  della 
regina  ,  per  incontrarla  mezza  giornata 
vicino  a  Roma  e  quivi  condurla,  median- 
te il  breve  Cum  charissima,  de' 29  no- 
vembre, ì5m//.  cit.,  p.  a^.  A'nunzi  die  per 
ceremoniere  mg/  Servanzi,  perchè  l'in- 
carico era  più  difficile,  ed  acciocché  poi 
colla  sua  ben  fondata  e  discreta  esperien- 
za servisse  alla  regina  a  quanto  nelle  fun- 
zioni le  occorresse;  a'legali,come  missione 


S  V  E 

più  facile,  destinò  ad  assisterli  tug.*^  Car- 
lo Carcarasio  altro  maeslrodelle  ceremo- 
nie pontificie.  Tutto  ricordò  mg.'^Servan- 
zi  ne'cifati  Diaria, <:\\&(\\x'\  rammento  per 
aver  egli  notato  diverse  cose  riguardanti 
la  regina  nella  sua  venula  e  soggiorno  in 
Roma,  e  dell'assistenza  personale  ila  lui 
prestatale.  Giunta  sul  fine  d'  ottobre  la 
regina  in  Innspruck, vi  trovò  il  p.lNIalines 
che  le  significò  a  nome  del  Papa,  in  ma- 
no diclii  dovesse  pubblicamente  abiura- 
re, al  che  si  rimise  con  ogni  ossequio;  e 
sopravvenuto  mg."*  Olsleuio,  si  fece  a'  3 
novembre  nella  chiesa  arciducale  di  s. 
Crocede'minori  osservanti  (riformati,  on- 
de poi  la  regina  si  fece  ascrivere  alla  fi^- 
gliuolanza  deirordine,ed  ebbe  a  confesso- 
ri e  teologi  alcuni  suoi  religiosi ,  come  i 
riformati  p.  Reroardino  da  Venezia  iixli 
vescovo  di  Pekino, e  il  p.  Lorenzo  da  s. 
Paolo  svedese)  quella  uìemorabile  azione, 
alla  quale  per  accrescere  solennità,  la  re- 
gina preferì  al  privato  corridoio  del  pa- 
lazzo adiacente  alla  chiesa  e  perciò  ma- 
gnificamente addobbalo,  di  recarvisi  per 
la  pubblica  piazza,  ma  con  semplice  veste 
nera,  con  in  petto  una  croce  di  5  grossi 
diamanti.  Pervenuta  in  chiesa,  e  condot- 
ta processionalmenle  all'altare  in  mezzo 
de'due  fratelli  arciduchi,  fece  la  profes- 
sione di  fede  romana  (ove  conliensi  vir- 
tualmente l'abiura)  con  voce  alta,  e  in 
ginocchioni  avanti  mg.*^  Olstenio,  che  se- 
deva con  berretta  in  testa,  rogandosi  l'at- 
to da'pubblici  notari,  il  quale  l'arciduca 
Carlo  signore  d'  Innspruck  fece  scolpire 
in  simulacrodl  bronzo  in  detta  chiesa  con 
immenso  suo  giubilo  a  perenne  ricordane 
za,  segnalando  l'avvenimento  (descritto 
anche  con  opuscolo  ricordato  da  Cancel- 
lieri,a  p.2 1  5,con  altre  notizie  relati  ve)con 
salve  d'artiglierie  e  suoni  militari.  Gì  in- 
numerabili astanti  ne  furono  tanto  com- 
mossi, che  si  sciolsero  in  lagrime,  in  ve- 
der umiliata  alla  fede  cattolica  colei  che 
poc'anzi  le  minacciava  poderosamente  l'è- 
sterminio,  e  ciò  col  sogi  illzio  di  3  regni 
(cioè  come  regina  di  Svezia,  de'goti  e  dei 


S  V  E 
vandali)  e  con  dubbio  d'avera  mendica- 
le il  sosleulamento:  opera  nella  (|ualc  chi 
non  vi  ravvisa  la  mano  onnipotente  diDio, 
non  ha  lume  più  che  brutale.  La  regina 
per  dimostrazione  di  riverenza  al  Papa, 
per  la  posta  voleva  spedire  il  suo  mag- 
giordomo Antonio  della  Queva  e  luogo- 
tenente generale  di  cavalleria  in  Fiandra, 
colla  seguente  lettera,  lai. ^che  scrisse  in 
italiano  ,  ma  essendosi  malato  supplì  il 
conte  Monlecuccoli.  »  Santissimo  Padre. 
Essendo  io  finalmente  arrivata  a  quel 
tanto  dii  me  desiderato  segno  di  vedermi 
ricevuta  nel  grembo  della  nostra  s.  ma- 
dre chiesa  cattolica  romana,  non  ho  vo- 
luto mancare  di  darne  parte  a  Vostra  San- 
tità, ringraziandola  umilmente  dell'ono- 
re, che  mi  ha  fatto  de'suoi  benignissimi 
comandamenti,  i  quali  sono  osservati  da 
me  col  rispetto  dovuto  allaSantità  Vostra. 
Ho  manifestato  al  mondo,  per  obbedire  a 
Vostra  Santità,  aver  lasciato  con  somma 
allegrezza  quel  regno,  dove  il  riverirla  è 
posto  fra  i  peccati  irremissibili,  ed  ho  mes- 
so da  parte  ogni  rispetto  umano  per  far 
conoscere,  ch'io  stimo  assai  più  la  gloria 
d'obbedire  a  Vostra  Santità,  che  quella 
del  piùdegno  trono. Supplico  Vostra  San- 
tità di  ricevermi  così  spogliata  come  so- 
no d'ogni  grandezza  con  quella  sua  pa- 
terna ed  usata  benignità,  che  s'è  degna- 
to di  mostrarmi  sinora.  Io  qui  non  ho  al- 
tro da  sacrificare  ai  santi  piedi  di  Vostra 
Santità,  che  la  mia  persona.  Insieme  col 
sangue  e  con  la  vita  l'olTerisco  tutta  a  Vo- 
stra Santità  con  quella  cieca  obbedienza 
che  le  è  dovuta  ,  supplicandola  a  voler 
disporre  di  me  conforme  giudicherà  più 
convenirsi  al  pubblico  bene  della  nostra 
s.  Chiesa:  alla  quale,  ed  alla  Santità  Vo- 
stra come  a  suo  unico  e  vero  capo,  ho  de- 
dicato tutto  quello  che  mi  resta  di  vita, 
con  ardentissimo  desiderio  d'impiegarla 
e  spenderla  tutta  alla  maggior  gloria  di 
Dio;  dal  (piale  auguro  a  V^ostra  Santità 
(juc'Iunghi  e  felicissimi  anni  che  sono  tan- 
to necessari  al  bene  ed  al  riposo  comune 
della  ciistiauitù.  Pregaudo  Nostro  Signo- 


S  V  E  243 

re  di  conservare  nella  Santità  Vostra  quei 
gran  doni,  che  le  ha  dati,  e  di  far  me  co- 
sì fortunata,  ch'io  possa  arrivale  a  quel 
desiderato  giorno,  nel  quale  mi  sia  per- 
messo d'inchinarmi  a'&antissimi  piedi  di 
Vostra  Santità,  li  quali  umilmente  le  ba- 
cio,pregandoladi  parteciparmi  la  sua  san- 
ta e  paterna  benedizione.  D'Innspruck  li 
5  di  novembre  1 655.  Di  V.  Santità  ob- 
bedientissima  Figlia  Cristina".  Ricevuta 
questa  generosissima  e  religiosissima  let- 
tera, il  Papa  convocò  a  posta  il  concisto- 
ro, e  diede  parte  a'cardinali  succintamen- 
te di  tutto  il  negozio  trattato  seco  molti 
anni  avanti,  quando  era  in  minor  condi- 
zione, ridotto  a  compimento  in  que'po- 
chi  mesi  del  suo  pontificato.  Fece  quin- 
di un  appropriato  discorso,  e  pubblicò  i 
due  cardinali  per  incontrarla.  Esortò  gra- 
vemente i  cardinali  a  far  opera,  che  ve- 
nendo in  Roma  tal  principessa  ogni  cosa 
trovasse  piena  di  santità,  acciò  scorgesse 
la  f  iKità  di  quanto  si  dice  di  là  da'mou- 
ti  della  santa  città  e  della  romana  corte. 
Indi  fece  leggere  dal  segretario  de'brevi 
mg.*"  Rondinini,  le  lettere  di  Filippo  IV 
e  di  Cristina.  Leggo  in  più  scrittori,  che 
l'Europa  rimase  attonita  in  veder  la  fi- 
gliadiGustavoII  Adolfo, di  quel  monar- 
ca ch'erasi  sagrificato  perla  causa  de'pro- 
testanti ,  passare  nel  seno  della  romana 
chiesa.  Pochi  tennero  sincera  la  sua  con- 
versione, ed  i  più  pretesero  d'indagarne 
le  cause  ne'principii  di  tolleranza  ormai 
universale  ,  che  le  avea  insinuati  il  suo 
dotto  precettore  Giovanni  Matthiae  ve- 
scovo luterano  diStiegnes  per  sua  nomina, 
e  pel  quale  ella  ebbe  la  più  alta  conside- 
razione, anche  per  essere  stato  cappella- 
no del  padre.  Quando  lo  scozzese  Dureo 
si  recò  in  Isvezia  per  predicarvi  l'unione 
de'luteranico'calvinisti,truvòin!Mattliiatì 
un  parligianozelante,  che  sostenne  a  tut- 
ta possa  un  sistema  pacifico  analogo  ai 
suoi  principii:  nata  forte  opposizione  tra 
il  clero  svedese,  il  vescovo  si  vide  esposto 
a  pericolose  [»ersecuzioni,e  ne  scampò pi-r 
la  protezione  del  governo.  Stanco  d'uni 


244  s  V  E 

lotta  contraria  al  propriogenio,  rinunziò 
il  vescovato  nel  1664  e  si  ritirò.  Altri  con- 
getturarono, che  Cristina  nel  desiderio  di 
vivere  piti  gradevolmente  in  Italia,  ella 
vi  andava  a  fermar  sua  stanza,  nel  suo 
genio  per  tutlociò  ch'era  straordinario. 
Si  narra,  che  avendo  veduto  in  un  libro 
citata  l'opera  di  Campuzauo:  Com'ersio' 
ne  della  regina  di  Svezia,  e  posta  in  dub- 
bio la  medesima,  vi  oppose  la  seguente 
postilla:  Chi  lo  sa  non  lo  scrive ,  echi  lo 
scrivcnon  Iosa.  Alcune  erudizioni  su  det- 
to libro  si  ponno  leggere  in  Cancellieri  a 
p.  223.  Alcuni  della  fazione  francese  in 
Roma,  argomenlavansi  di  scemar  pregio 
all'opera  per  iscemarlo  agli  spagnuoli,  e 
da'quali  falsamente  credevano  che  la  re- 
gina volesse  vivere  dipendente,  e  ch'ella 
avesse  operato  o  per  bizzarria,  o  per  leg- 
gerezza, o  per  tedio  delle  cure.  Ma  il  Pal- 
lavicino con  robusta  difesa  distrugge  que- 
ste e  altre  imputazioni.  Gli  ambasciatori 
veneti,  arrivati  in  que'giorni  inTioma  per 
cavar  aiuti  dal  Papa  per  la  guerra  di  Can- 
dia,  mirarono  con  tristo  sguardo  le  spe- 
se di  questo  accoglimento,  quasi  uscissero 
ad  essi  di  mano,  sebbene  poi  il  Papa  offrì 
loro  grossissimi  sovveniraenti.  Né  mancò 
il  minuto  volgo,  fomentato  da'  contrari, 
di  mormorare  pe'  dispendi  cui  andavasl 
inconlrOjSenza  considerare  il  generale  mo- 
vimento che  recava  tanti  vantaggi  mag- 
giori, mentre  il  solo  cardinal  De  Medici 
per  delta  legazione  sborsò  80,000  scudi 
pel  suo  magnifico  corteggio  e  altro.  Ma 
gli  uomini  di  maggior  intelletto,inualzan- 
do  più  su  il  pensiero,  udivano  con  vergo- 
gna ,  che  nella  città,  la  quale  è  la  sede 
della  religione  e  del  pontificato,  si  que- 
stionasse intorno  alla  convenevolezza  di 
questo  meraviglioso  fatto.  Questo  poi  a 
manoamano  la moltitudineapprovò  dal- 
l'utilità che  ne  provenne,  ed  anche  dal- 
l'amabilità della  regina,  che  sgombrò  in 
gran  parte  le  calunnie  colla  presenza,  e 
atquislossi  gli  animi  colle  maniere.  Tiat- 
tenutasi  Cristina  8  giorni  in  Innspruck  tra 
immense  e  magnifiche  onoranze,  mosse 


S  V  E 

perritalia,edal  principe  vescovo  diTren- 
to, come  dal  duca  di  Mantova,  ricevè  ri- 
verente e  splendida  accoglienza.  1  vene- 
ziani o  per  politica  o  dillerenza  di  cere* 
monie,  le  dierono  il  passo  come  ad  in- 
cognita, bensì  la  presentarono  di  abbon- 
danti ed  eccellenti  rinfreschi  inviati  al  Pi- 
meutel.  Quindi  pervenne  a'2  I  di  novem- 
bre nel  lo  stato  ecclesiastico  à\Ferrara,nc- 
colta  con  tutti  gli  onori  da  due  nunzi  ver- 
so Melara  (allora  con  altri  paesi  descritti 
a  Rovigo,  non  staccata  dalla  provincia), 
lungi  28  miglia  dalla  città  :  essi  le  pre- 
sentarono un  breve  del  Papa,  ed  insieme 
una  carrozza,  una  lettiga,  ed  una  sedia  del 
medesimo  pel  suo  viaggio.  All'apparire 
e  allo  smontar  de'nunzi,  ella  non  curan- 
do la  pioggia  volle  parimenti  smontare; 
indi  salì  nella  pontificia  carrozza.  A'due 
cardinali  Gio.Battistai9/?rtrf(7  legato  e  Car- 
lo Alberto  Pio  vescovo  della  città  (che  la 
trattarono  magnificamente) ,  quando  le 
furono  incontro,  ed  agli  altri  successiva- 
mente, die  il  titolo  d! Eminenza jeà  in  tut- 
to il  resto  usò  una  gran  cortesia,  la  qua- 
le era  più  apprezzata,  perchè  ella  niente 
però  calava  dal  posto  regio,  e  così  que- 
gli onori  vedevansi  fatti  non  da  privata, 
ma  da  regina.  Si  ha  da  Carlo  Festini  fer- 
rarese: I  trionfi  della  magnificenza  pon- 
tifìcia celebrali  per  lo  passaggio  nelle 
città  e  luoghi  dello  sialo  ecclesiastico  e  in 
Boma  per  lo  ricevimento  della  maestà 
della  regina  di  Svezia,  descritti  con  tulle 
le  azioni  seguite  alla  Santilàdi  N.  S.  A- 
lessandro  /^//,Roma  i656.AvverteCan- 
cellieri,  che  nel  passaggio  della  regina  a 
Ferrara,  per  commissione  del  Papa  fu 
destinata  a  servirla  sino  a  Roma  d.  Co^ 
stanza  figlia  del  duca  Sforza  e  moglie  di 
Cornelio  marchese  Benlivoglio,  in  vece 
della  dama  Queva  rimasta  indietro  per 
indisposizione.  Gareggiarono  le  città  e  i 
presidi,  per  lo  più  cardinali  (e  l'andai  no- 
tando nelle  loro  biografie,  e  in  diversi  ar- 
ticoli delle  città  e  luoghi  per  ove  transi- 
tò), in  darle  nel  suo  passaggio  artificiosi 
e  pomposi  Iralleuimeuli  a  pubbliche  spe- 


S  V  E 
se  di  spontanee  contribuzioni,  alcuni  (ìei 
quali  meo  gravi  non  approvò  il  l'apa  e 
non  permise  in  Ronoa.  In  ogni  luogo  ve- 
niva prima  conilotla  al  diiomo.ed  ivi  con 
sagra  solennità  riceviila.  Visitò  per  lut- 
to le  piìi  segnalate  reliquie  divotaiuente; 
e  volle  deviare  ad  Asisi  per  venerarvi  il 
corpo  di  s.  Francesco.  Ma  più  insigni  atti 
di  religione  esercitò  in  riverire  la  s.  Casa 
di  Loreto.  Venendo  colà  d'Ancona,  tosto 
che  si  scoprì  con  la  vista  la  cupola  della 
chiesa,  smontò  di  carrozza,  e  colle  ginoc- 
chie  a  terra  adorò  (jiiel  divino  albergo; 
indi  volle  fare  a  pie'ili,  e  colla  testa  sco- 
perta, non  ostante  il  rigore  della  stagio- 
ne e  la  delicatezza  del  suo  corpo  intolle- 
rnnle  il  freddo,  tutta  quella  lunga  pen- 
dice per  cui  si  sale  alla  città.  Nell'entra- 
re in  chiesa  ricusò  l'onore  del  baldacchi- 
no; orò  nella  s.  Cappella  con  tal  divozio- 
ne, che  ad  un'  immensa  turba  di  circo- 
stanti trasse  le  lagrime.  Comunicossi  qui- 
vi la  mattina  seguente, ma  in  occulto, poi- 
ché riserbavasi  a  prendere  in  pubblico  la 
1.''  volta  il  Corpo  di  Cristo  dalla  mano 
del  suo  Vicario;  fece  l'oblazione  alla  B. 
Vergine  di  quella  Corona  e  scettro  che 
descrissi  in  quell'articolo, ove  con  Novaes 
dissi  polita yvnenive  Pallavicino  dice/70- 
sitatn.  A'diamanti  di  cui  la  notai  arric- 
chita, pare  che  collo  Sprengero,  Roma 
nova,  si  possa  aggiungere,  rubinis  splen- 
didani.  Prosequendo  il  cammino  alloc- 
giù  sontuosamente,  per  tutto  ricevuta  o 
in  palazzi  della  camera  apostolica  o  dei 
vescovi,  e  d'  altri  signori  come  in  Asisi, 
in  Cnprarola  e  in  Ijracciano,  ma  sempre 
a  spese  del  Papa,  le  quali  non  ascesero  a 
100,000  scudi,  perchè  egli  viavea  man- 
dalo un  esperto  e  fedele  ministro  came- 
rale, che  riunì  al  decoro  una  discreta  eco- 
nomia.Finalmente  a'20  dicembre  giunse 
alla  villa  suburbana,  già  degli  Olgiati, 
ove  recaronsi  i  cardinali  legali,  non  pre- 
ceduti dallaCroce, perchè  nel  distretto  di 
llomn.  La  pompa  e  Cavalcata  colla  qua- 
le la  regina  fu  condotta  neir///^/T.v.^o  jo- 
Iciiiic  ili  lionia,  per  la  restaurala /'u/^i 


S  V  E  24i 

del  Popolo,  alla  basilica  Vaticana  e  nel 
Concistoro  dal  Papa,  la  narrai  nel  voi. 
X,  p.  3o2  e  scg.,  in  uno  a'magnilìci  doni 
presentali  in  Momedel  Papa,ollrechè  nei 
qui  indicali  articoli,  nel  ^..''avendo  ricor- 
dato la  Descrizione  del  Pallavicino.  Ivi 
notai  che  due  furono  gl'ingressi,  uno  pri- 
vato e  l'altro  solenne,  nel  quale  fu  por- 
lata  in  concistoro.  Neil.'  ingresso  essen- 
do giunta  alle  ore  3  di  notte  alla  porta  del 
giardino  del  Palazzo  apostolico  f'alica- 
iiOy  vi  fu  ricevuta  da  mg.""  Farnese  Mag- 
giordomo con  tutta  \a  famiglia  ponti  fi- 
da domestica  e  onoraria,  e  condotta  nel- 
le camere  destinate  e  superbamente  ad- 
dobbate,già  abitazione  d'I iinocenzoVIIF, 
poiché  essendo  l'ora  tarda  non  si  credè 
conveniente  farla  andarealgrandiosoP<2- 
lazzo  Farnese,  che  il  duca  di  Parma  no- 
bilissimamente le  avea  fatto  preparare, 
con  preziosissime  suppellettili  e  superbi 
addobbi,  venendo  ornata  la  facciata  eia 
porta  con  istucchi  dorati,  pitture  e  iscri- 
zioni, figure  e  imprese.  iMutatesi  da'Iega- 
ti  le  vesti  da  viaggio,  la  condussero  alla 
galleria, chedividee  insieme  unisce ledue 
gran  fabbriche  del  Vaticano,  e  sulla  so- 
glia di  essa  trovò  mg.^  maestro  di  came- 
ra, dal  quale  venne  introdotta  ì]ì\  Papa, 
essendo  |)iene  le  stanze  di  tutto  il  fiore  di 
Roma.  Quando  fu  al  cospetto  del  Pon- 
tefice, la  regina  s'inginocchiò  3  volte,  gli 
baciò  il  piede  e  la  mano,  ed  egli  imman- 
tinente la  sollevò  e  la  fece  seilere,  non  di- 
rimpetto a  se  come  gli  altri  minori  prin- 
cipi, ma  piìi  onorevolmente  a  destra  del- 
la predella  partecipando  del  baldacchino, 
sopra  seggio  reale  di  velluto  cremisi,  ma 
senza  bracciali,  nel  resto  tutto  ricco  e  a- 
dorno  d'oio  e  d'intagli. Racconta  Cancel- 
lieri, che  il  Bernini  iileò  unseddc  per  ac- 
comodare le  dilFerenze  insorte  nel  tratta- 
mento della  regina,  a  cui  pel  cereuìonia- 
le  non  si  poteva  dure  una  seilia  con  brac- 
ciuoli,  non  essendo  più  regina,  per  aver 
rinunziato  alla  corona, né  un  semplice  sga- 
bello come  u'cardinali,  dovendo  ricevere 
una  maggior  ilislinzione.  Onde  (ormò  un 


246  S  V  E 

sedile,  che  non  fosse  né  uno  sgabello,  ne 
una  sedia,  il  quale  si  conservò  sino  agli 
ultimi  tempi  nella  galleria  geografica  del 
Valicano.  La  piacevolezza  d'Alessandro 
VII  nel  volto  non  bastò  siCfattaniente  a 
teniperaruela  maestà, che  la  regina  quan- 
d'ebbe a  cominciare  il  discorso,  con  ef- 
fetto da  se  più  non  provato,  e  in  dir  le 
premeditate  parole,  non  s'intrigasse.  Di 
che  il  Papa  senza  mostrar  d'avvedersi  per 
maniera  di  cortese  famigliarità  le  inter- 
ruppe il  periodo,  e  con  umanissimi  det- 
ti la  rinfrancò  a  ragionale.  Si  trattenne 
quivi  ella  per  una  mezz'ora,  ma  colle  por- 
tiere alzate,  cautela  usala  dal  Papa  ogni 
volta  che  furono  insieme. 

Il  conteSeverinoServanziColiiOjche  en- 
comiai a  s.  Severino  sua  patria  per  le  be- 
nemerenze con  essa,  ed  anche  per  la  com- 
posizione di  diversi  eruditi  opuscoli  che 
ivi  ricordai,  in  quello  intitolato.  Ragioni 
addoUe  ec,  Sanseverino  1847,  descrive 
e  illustra  il  quadro  e  sua  rappresentazio- 
ne, che  di  recente  egli  fece  eseguire  dal 
valoroso,  fecondo  e  insigne  pittore  suo 
concittadino,  cav,  Filippo  Bigioli,  e  nel 
njedesimo  ne  pubblicò  il  disegno  con  e- 
leganle  incisione  per  darne  un'idea;  o- 
pera  lodata  assai  dagl'intendenti  dell'ar- 
ie con  belle  composizioni  e  descrizioni 
stampate.  Esso  esprime  la  riferita  i."  u- 
dienza  che  Cristina  ebbe  da  Alessandro 
VII,  e  l'inchiesta  che  gli  fece  perchè  le 
conferisse  la  cresima,  e  l'adesione  del  Pa- 
pa, il  quale  nell'istante  commise  a  mg.*' 
Olstenio  e  a  nig.^'Servanzi  (antenate  a- 
scendenle  del  conte)  ivi  presenti,  di  pre- 
pararla al  ricevimento  di  lai  sagramen- 
to,  che  le  avrebbe  somministrato  insie- 
me a  quello  dell'Eucaristia,  in  questo  in- 
teressante opuscolo  raccolse  il  eh.  conte 
Severino  molte  importanti  notizie  della 
conversione,  venuta  e  soggiorno  in  R.0- 
ma  di  Cristina,  ragionando  e  provando 
ancora  la  narrata  destinazione  di  mg.r 
Servanzi  a  incontrarla,  e  quindi  l'incari- 
co di  assisterla  e  istruirla  ove  occorresse 
anche  nella  disciplina  della  fedc,uelle  sa- 


S  VE 
gre  ceremonie  e  ne'trattamenti  di  corte, 
oltre  l'incombenza  di  altri  negozi  delica- 
tissimi; di  che  il  prejalo  fece  ripetuta  me- 
moria ne'suoi  pregievoli  e  citati  Diaria. 
ludi  il  conte  dimostra  i  gravi  studi  falli 
da  mg.'^ServanzijIe  qualità  che  lofregia- 
ronOjle  onorevoli  comn)issioni  che  adem- 
pì per  38  anni  qual  dotto  e  zelante  cere- 
raoniere  della  s.  Sede;  gli  opuscoli  che 
scrisse  nel  suo  uHlzioper  la  medesima,os- 
sia  Diaria  Fulvii  Strvantii,  per  cui  me- 
ritò un  canonicato  in  s.  Maria  in  Via  La- 
la  di  Roma,  e  da  Clemente  X  pensione 
eoo  onorifico  breve  che  ricorda  le  due 
distinte  legazioni  sulla  venuta  di  Cristina 
in  Roma,  e  l'accompagno  in  Francia  di 
quella  del  cardinal  Chigi  nipote  d'Ales- 
sandro VII  per  assisterlo  e  aiutarlo.  Nel 
dì  seguente  al  suo  arrivo  in  Roma  e  ne- 
gli altri  di  sua  dimora  nel  palazzo  Vati- 
cano, Cristina  vide  i  suoi  giardini,  le  pit- 
ture, le  statue,  i  libri,  cose  tutte  singola- 
ri in  lor  condizione;  e  di  ciascuna  e  degli 
autori  dando  squisito  giudizio,  che  facea 
restar  attonito  ogni  intelligente.  Ma  seb- 
bene abi  tasse  col  nome  d'incognita  le  stan- 
ze. Valicane,  non  meno  fu  oggetto  di  stu- 
pore la  scienza  da  lei  dissimulata,  che  la 
dimostrata,  mentre  ne'famigliari  discorsi 
eziandiocon  uomini  letterali,  che  tra  per 
curiosità  e  per  ossequio  furono  a  riverirla, 
non  le  uscì  giammai  una  parola  latina, 
né  un  concetto  di  erudizione;  ammirabile 
continenza  in  un  personaggiodi  tal  sape- 
re,di  tal  grandezza, di  tal  sesso:  e  tanto  più 
mirabile  perchè  si  sperimentò  non  arli- 
fiziosa  ed  a  tempo,  ma  abituale  e  perpe- 
tua. La  mattina  del  23  dicembre  i  car- 
dinali legali  colla  precedente  loro  splen- 
dida comitiva  veunero  a  pigliarla  per  la 
slessa  porla  segreta  in  arnese  di  campa- 
gna, ed  ella  con  una  veste  bigia  tutta  se- 
minata di  canutiglia  (la  cui  etimologia  e- 
ruditamente  spiegò  il  Cicconi,  per  dimi- 
nulivodi  canna  o  cannello  d'argento,  oro 
e  vetro,  ridotti  a  mano  per  ricami,  '\o- 
vendosi  meglio  chiamare  crt/J/^«//g/'<7),au- 
do  con  loro  al  ponte  Mih'io,  donde  si  re- 


S  V  E 

ci)  alla  i'illa  di  Papa  Giulio  UT,  e  poi 
alla  porta  Flaminia  o  del  l^opolo  ailor- 
liala  aocoia  colle  insegne  della   icgin;i. 
JN'ella  nurneiosissimaeinagnilìceiitissiina 
cavalcala,  nolo  il  contemporaneo  diari- 
staGigli,che  la  regina  entiandoa  21  ore  in 
Roma,  cavalcava  una  cliinea  a  modo  di 
nomo  secondo  il  sno  costume,  vestita  al- 
la francese  (non  d'amazzone  come  scris- 
sero alcuni)  di  color  bei  rellino,  ricama- 
to d'oro,  col  cappello  in  lesta  con  cordo- 
ne d'oro.  Erasi  ordinato  per  pubblico  e- 
dilto  in  quel  giorno  che  si  osservasse  fe- 
sta solenne  e  universale,  e  che  per  le  vie 
ove  dovea  passare,  ciascuno  il  meglio  pos- 
sibile parasse  le  mura  e  finestre  di  sua  ca- 
sa :  tranne  le  monache  e  gl'infermi,  tutti 
accorsero  allo  spettacolo.  Risuonava  Ro 
ma  di  tamburi  e  di  trombe,  e  come  la 
rcgina(ricevuta  con  applausi  da  quasi  tut- 
ta la  nobillà  romana)  fu  presso  Castel  s. 
Angelo  ribombarono  le  artiglierie  (a  pon- 
te Molle  erano  stati  schierali  1000  fanti 
scelti  di  milizia  pontificia,  e  2000  sulla 
piazza  di  s.  Pietro,  oltre  due  squadroni 
di  corazze,  e  tutti  ripetutamente  esplose- 
ro le  artiglierie  con  i  8  pezzi  di  cannoni): 
nella  notte  e  in  quella  del  di  seguente  si 
fecero  splendide  allegrezze  di  fuochi  ar- 
lilìciali  e  di  luminarie.  Arrivata  alla  ba- 
silicaValicann(il  principe  d.Cami  IloPan)- 
philj  nipote  il'lnnocenzo  X,  che  avea  ri- 
nunziato il  cardinalato,  le  die   la  mano 
nello  scendere  da  cavallo:  egli  e  il  prin- 
cipe di  Galestrina  Barberini  si  distinsero 
pel  magnifico  corteggio  nella  cavalcata), 
fu  ricevuta  in  processione  dal  capitolo  e 
dal  clero,  e  ccjndoUa  all'altare  maggiore 
ov  'era  esposto  il  ss.  Sagra  mento.  Appren- 
do dal  diarista  Gigli  leslimonio  oculare, 
che  la  basilica  di  s.  l*ielro  era  stata  ap- 
parata co'piìi  ricchi  e  superbi  drappi  d'o- 
ro, con  imprese  ed  emblemi  proporzio- 
nati alla  regina,  e  di  bellissime  tappezze- 
rie e  paramenti,  che  aveano  i  piìi  opuien 
li  signori  diRoma,  ed  in  chiesa  «vanti  tul 
ti  i  pilastri  tra  le  cappelle  erano  lauti  co- 
ri di  musici  (pianti  n'csislcvano  iu  Uo- 


S  V  E  247 

ma.  Usci  dalla  basilica  n  riceverla  tutto 
il  capitolo, ed  i  musici  inluonarono  il  fe- 
rii Creator  Spirilus.  Fu  menata  a  far  o- 
razione  al  ss,  Sagramenlo,  e  poi  all'alta- 
re de'ss.  Pietro  e  Paolo,  e  tanto  in  (piel 
luogo  che  nell'altro  fu  portalo  un  Croce- 
fisso, ed  ella  lo  baciò;  (iuite  le  ceremo- 
nie  fu  cantato  da'musici  il  Te  Deuni,  e 
poscia  fu  condotta  dal  Papa,  il  quale  la 
ritenne  a  cena  nella  stessa  stanza  ove  lui 
cenava,  e  poi  ritornò  nelle  sue  camere. 
IMa  della  cena  il  Pallavicino  non  fi  men- 
zione, dicendo  soltanto,  che  accolta  nel 
palazzo  nuovamente  dal  maggiordomo, 
da  8  vescovi  assistenti,  dal  maestro  del 
sagro  ospizio,  e  dai  cardinali  Orsini  eCo- 
staguti,  più  antichi  diaconi,  e  in  mezzo 
a' quali  nvea  cavalcato,  ascesa  in  conci- 
storo nell'andar  avanti  ol  Pontefice,  se- 
condo il  rito  inginocchiossi  tre  volte,  ed 
allo  stesso  tempo  i  due  cardinali  che  le 
stavano  a  lato  s'inchinarono  giusta  il  co- 
slurae.L'ullima  delle  3  volle  essendo  per- 
venuta al  soglio  sopra  cui  sedeva  Alessan- 
dro VII,  gli  baciò  il  piede  e  la  mano;  e 
con  brevissime  parole  scambievoli  finì  la 
ceremonia,  fiattanto  scaricandosi  nella 
piazza  di  s.  Pietro  innumerabili  colpi  di 
maggiori  e  minori   bombarde.  Furono 
pubblicati  colle  stam[)e:  Benetlelto  Mei 
lini,  r^a  Chiesa  trionfante  nella  ^'entità 
della  regina  di  Svezia.  Giuseppe  Elmi, 
Uelazione  del  viaggio  fatto  da  Svezia  in 
Roma  della  serenissima  regina  di  Sve- 
zia, con  i  ricevimenti  fattile  nello  stato 
ecclesiastico,  per  ordine  della  S.  di  N. 
S.  Alessandro  f'II,  RomaiGG3.  Barto- 
lomeo Lupardi,  Relazione  dellacavalca- 
la  falla  in  Roma  nell'ingres^io  di  Cristina 
regina  di  Svezia,  Roma  1  6  76.  Applausi 
di  Felsina  nel  felicissimo  passaggio  del- 
la serenissima  Christina  regina  di  ò^rf- 
zia,iG'ì'ì.  Antonio  de  IMelangoncllis  de 
Amadoris,  Ad  Cliristinani  Flaminiae  fi- 
nes  ingtvssanà,  Oratio  sul'  p'-rwna  lega- 
toriini  reip.  s.  fl/artni,  iNeapoli.  I-'ranci- 
sciisRapaccioliCard.,C<in«i>irt  ad  Cliri- 
stiiiani  svccorum  leginam  in  acdem  e- 


248  S  V  E 

pisropall,  Interamnae  liospilìo  recepta, 
presso  Mazzucchelli.  Inolile  la  descrizio- 
ne e  la  pompa  dell'ingresso  in  Iloma  di 
Cristina  fu  ampiamente  descritta  da  al- 
tri, e  dal  p.  Bunanni,  Numismala  Ponti- 
Jicum,  t.  2,  p.  647.  Un  bel  numero  di  re- 
lazioni stampate  si  ponno  leggere  inCan- 
cellieri  a  p.  2  19,  anche  per  le  visite  che 
poi  fece  la  regi  na  del  collegio  roinaDO,del 
seminario  romano,  dell'università  roma- 
na, del  collegio  di  propaganda  fide,  del 
collegio  inglese  e  altri  luoghi,  cogli  ap- 
parati che  fecero  magnifici,  le  allocuzio- 
ni e  i  poetici  componimenti  reiterati  in 
diversi  idiomi.  Ricorderò  solo  quelli  del 
Collegio  Urbano,  e  riportati  nel  voi. 
XIV,  p.  23o.  A'  24  dicemhie  il  Papa 
cohrevi  Singiilaris,  Spiritiuili,  L'ximta, 
presso  il  cit.  Bull.  p.  69,  concesse  alla  re- 
gina di  poter  visitare  qualunque  conven- 
to e  monastero  di  religiosi  in  Roma  di 
clausura, anche  accompagnala  da  onesto 
e  moderato  corteggio  di  uomini  e  donne; 
di  poter  visitare  i  monasteri  delle  mona- 
che con  discreto  seguilo  di  donne  in  mo- 
desto abito;  e  d'incedere  a  piacere  nelle 
sagre  Grotte  Vaticane,  nella  cappella  di 
SaiìctaSnncloriini,ed  in  quella  sollerra- 
iiea  di  s.  Elena  as.  Croce  in  Gerusalem- 
me. Nella  seguente  domenica  mattino, fe- 
sta di  Natale,  i  due  cardinali  legali  insie- 
me a  4  de'  vescovi  assistenti  condussero 
Cristina  dalle  sue  stanze  nell' adi;icente 
basilica  di  s.  Pietro,  ove  ricevè  dal  Papa 
la  Coiìfeniiazione,  facendo  rulìizio  di  pa- 
drino pel  re  di  Spagna  Filippo  IV  il  car- 
dinal de  Medici,  ed  essa  al  suo  nome  ag- 
giunse quelli  di  ]Maria,e  di  Alessandra  per 
ilivoto  aflelto  verso  il  suo  nuovo  padre  il 
Papa  e  con  suo  permesso,  sebbene  poi  co- 
stumò sottoscri  versi  Cristina  Alessandra. 
Seguila  la  ceremonia  della  cresima, la  re- 
gina si  assise  entro  un  ricco  talamo  ap- 
parecchiato per  lei  (nelle  bellespiegazio- 
ni  che  il  p.  Cicconidìi  sul  vocabolo  tala- 
mo, dichiara  doversi  qui  prendere  per 
luogo  appariate  dentro  la  stessa  chiesa, 
con  geuuflessovio,  e  adorno  di  lappezze- 


S  VE 

rie,ovecome  in  un  trono  assi  devasi  la  re- 
gina jfors'anche  un  baldacchino  con  am- 
pi drappelloni  pendenti,  o  un  padiglione: 
il  Bagatta  nella  f^ilad' Alessandro  f  II 
lasciò  scritto,  che  il  suo  posto  fu  appa- 
recchiato fuori  delrecintoovesiede  ilPa- 
paei  cardinali,alla  destra  dell'altare  mag- 
giore, in  forma  di  gabinetto;  e  che  leva- 
ta da' due  cardinali  legati  con  4  vescovi 
assistenti,  fu  condotta  da  sua  Santità,  do- 
ve inginocchioni  ricevèla  s.  confermazio- 
ne, e  di  poi  prese  dal  medesimo  la  s.  co- 
munione avanti  che  la  ricevessero  i  car- 
dinali diaconi;  e  che  dopo  il  desinare  an- 
dò in  lettiga  a  s.  Maria  Maggiore),  rima- 
nendo presente  alla  solenne  messa  canta- 
ta dal  Papa,  e  ricevè  di  sua  mano  il  Cor- 
po di  Cristo,  con  provar  in  tutta  (|uella 
funzione  di  sopraumana  maestà,  gagliar- 
dissimi sensi  d'un  divoto  terrore  non  i- 
sperimentato  mai  pili  dui  suo  animo. In- 
di fu  invitala  dal  Papa  a  lautissimo  Pran- 
zo, che  seguì  come  dissi  in  queirart,icolo: 
però  illjagatla  storico  contemporaneo  di- 
ce che  seguì  tale  convito  nella  seguente 
domenica;ma  io  trovai  che  in  questo  gior- 
no cadde  la  festa  di  ìNotale,  e  che  dopo  il 
pranzo  fu  divertila  da  un  dramma  eccel- 
lentemente eseguito.  La  medesima  sera 
poi  (o  nella  seguente  secondo  il  Bagatta) 
la  regina  uscì  dal  palazzo  Vaticano,  e  vi- 
sitata la  contigua  basilica,  andò  con  in> 
finito  corteggio  di  principi  e  titolati  a  ca- 
vallo,^ dimorare  nelFarnesiano,ove  a'28 
fu  visitata  da  tutto  il  sagro  collegio.  Le 
vie  da  lei  percorse  tra  la  moltitudine  ri- 
splendevano  per  la  copia  de'lumi,  onora- 
ta nel  passaggio  dal  collegio  inglese  col 
suono  delle  sue  campane,  e  col  plauso  di 
tutti  gli  alunni  schierati  e  con  torcie  ia 
mano  accese.Trovòil  palazzo  Farnese  il- 
luminato nell'esterno  con  3  ordini  di  lor- 
de quanti  sono  quelli  delle  sue  finestre. 
A'29andòcon  9  carrozzealla  visita  della 
basilica  Lateranense,  ed  a'3o  a  s.  Giaco- 
mo degli  Spagnuoh,  chiesa  che  descrissi 
a  Si'AGNA.  Nel  I. "dell  656  in  compagnia 
d'una  dama  visitò  la  chiesa  del  Gesìi  dei 


S  V  E 

gesuili,  e  si  affacciò  a'coretti;  a'5  si  porlo 
a  veder  Castel s.  Angelo,  v\t\  (jual  articolo 
dissi  che  poi  da  ivi  cuti  3  palle  di  cannone 
colp^  il  pollone  di  villa  Medici,  che  avea 
preso  di  mira, e  lasciò  un  t'ondo  per  sinfo- 
nie militari  da  suonarsi  all'aurora  nella 
sua  ringliieia;  a"6  entiò  nel  monastero  di 
Tor  de'Specclii;  a'20  in  quello  de'ss,  Do- 
menico e  Sisto.  Alessandro  VII  sino  dal  3 
gennaio,  co'  hrevi  Li  charissinia.Eximia 
tnajestalis,  Singutaris  niojeslc2HSjde\cit. 
Bull.  p.  7  I ,  autorizzò  il  capitolo  \  alica- 
no  a  ricevere  la  regina  ove  si  conserva- 
no le  reliquie  maggiori  del  Volto  Santo, 
della  s.  Lancia  e  della  ss.  Croce  ;  die  li- 
cenza alla  regina  di  visitare  ([iialunque 
santuario,  cappella  e  sagro  sotterraneo  di 
Iloma,  col  suo  uiodesto  accompagnameu- 
lo  d'ambo  i  sessi;  e  le  permise  d'  entra- 
re collo  stesso  seguito  nella  certosa  di  Ro- 
ma, e  nell'eremo  de'camaldolesi  di  Fra- 
scali,  ove  vietò  il  pernottarvi.  Col  breve 
Quando  majori,  degli  i  i  gennaio,  Bull. 
Cit.  p.  73,  il  Papa  accordò  alla  regina  va- 
rie indulgenze  negli  esercizi  divoti,  nella 
comunione,  nella  visita  degli  ospedali  e 
degl'ml'ermi.  Dipoi, oltre  all'assiduità  del 
coi  leggio  prestalo  a  lei  da'primi  baroni, 
volleio  alcuni  di  loro  e  specialmente  i 
Barberini  onorarla  e  ricrearla  nel  carne- 
vale, dandole  soninosi  trattenimenti  di 
tornei  e  caroselli,  e  di  poetiche  azioni  rap- 
presentate sulla  scena  con  la  melodia  di 
eccellenti  cantori.econ  la  vaghezza  di  me- 
ravigliose apparenze.il  principe  l'amphi- 
Ij  le  donò  un  bellissimo  carrozzino,  e  lu 
servita  daini  per  10  giorni  continui  nel 
carnevale  nei  suo  palazzo  al  Corso,  dov'è 
in  una  notte  si  eresse  con  ben  inlesa  ar- 
chitettura una  superbissima  loggia  tutta 
di  cristallo  posta  a  oro,  che  prendeva  nel- 
la strada  tutta  la  lunghezza  dei  palazzo 
earrivava  olla  sommila  de'lelli:  ivi  si  re- 
citarono o"ni  "iorno  vari  drammi  in  mu- 
sica,  facendo  la  regina  stima  singolare  di 
quel  principe  con  nubilissime  dimostra- 
zioni, come  riporla  il  Bagalla.  Le  quali 
feste  il  l'apa  le  pcriuijc,  ma  non  cuusi- 


S  V  E  249 

gliò;  ma  valsero,  oltre  il  guadagno  degli 
ai  listi, a  rendere  giocondissimo  il  popolo, 
e  in  uno  modesto  e  virtuoso,  non  che  a 
dimostrare  come  in  Iloma  non  solo  dal 
Papa,  ma  da'  particolari,  non  meno  si 
pregia  un  diadema  deposto  per  la  religio- 
ne, che  posseduto,  laonde  non  si  rispar- 
miano fatiche  e  spese,  in  grazia  di  chi  es- 
sendosene dispogliala  non  può  allettar  ve- 
runa speranza  di  guiderdone.  1  discorsi 
tenuti  c'olia  regina  mentre  dimorò  nel  Va- 
licano e  poi,  recarono  al  Papa  molla  al- 
legrezza, per  aver  in  lei  conosciuta  sal- 
dezza immobile  nella  fede, ed  il  Pallavi- 
cino udì  dalla  bocca  di  Cristina  che  si  sa- 
rebbe reputala  a  vergogna  se  il  Papa, 
quantuntjue  da  lei  tenuto  per  santo  e  im- 
pareggiabile nelle  altre  virtù,  in  questa 
della  fede  l'avesse  avanzata. Quindi  spe- 
rava ilPapa,che  per  l'esempio  di  sì  gran- 
d'alto  corroborato  dalla  perseveranza,a- 
vrebbe  trailo  altri  molti  alla  religione  or- 
todossa ne'paesi  Ijoreali,  dove  signoreg- 
giava l'estimaziouee  l'auloritàdeila  prin- 
cipessa; in  fatti  poco  dopo  si  convertì  al 
cattolicismo  il  duca  di  Aeiiburg  e  Giu- 
liers  Cristiano  Augusto  d»  Sulzback  dei 
Palatini  del  Reno.  Vide  ancora  il  Papa 
nella  regina  un  animo  generoso,  candi- 
do, forte,  nemicodelia  vanità edeli'osten- 
tazione,  amalor  dell'onesto  per  la  pura 
onestà.  L'inlellello  lo  sperimentò  mera- 
viglioso per  verità, poiché  già  in  breve a- 
vea  conosciuto  le  condizioni  di  rioma,e 
con  animo  tanto  cattolico  che  ilPapa  eoa 
letizia  lo  sperava  quale  istromento  elhca- 
ce  per  operare  santamente  cose  grandi. Al 
contrario  lo  tenevano  in  ansietà  que'gra- 
vi  ritiessi  che  magislralmenle ,  come  ia 
tutto, lasciòsciillo  il  Pallavicino, ed  i  qua- 
li non  senza  dispiacere  mi  è  forza  evitare 
per  la  dura  legge  della  carta  misurata. In 
poco  solo  accennerò,  omettendo  i  più  u- 
lili  e  morali  ritiessi:  che  il  Papa  era  in  ap- 
prensione, trovandosi  al  buio  intorno  al- 
le certe  entrate  della  regina,  lullavolta 
era  fermo  di  mai  abbandonar  quella  dia 
tutto  uvea  abLaudoualo  per  Iddio:  elio 


2JO  S  V  E 

conosceva  di  non  [)otersi  fidare  nell'aiu- 
to degli  spagnuoli,  conoscitore  com'era 
dell'animo  nobile  della  regina,  incapace 
«l'abbassarsi  a  villa,  Unito  [mìj  che  sape- 
va esser  maggiori  i  servigi  a  loro  da  lei 
accoidali  sul  trono,  tIelLe  ricevute  acco- 
glienze e  accompagnamento,  anzi  d'  es- 
sersi essa  guardata  d'intrinsicarsi  co'car- 
dlnaliadeienti  aSpagna,irritata  coU'am- 
bascialore  che  tendeva  alienarla  dai  Pa- 
pa,affine  di  toglierle  ogni  rifugio  che  nelle 
l)raccia  spagnuole;  anco  per  le  preten- 
sioni de'grandi  di  Spagna  che  in  Roma 
cuoprivansi  il  capo  alla  sua  presenza,  il 
che  negando  agli  altri  le  avrebbe  tolto 
il  corteggio  che  ne  ricevea,  e  accordan- 
dolo disgustava  i  primi.  Con5Ìderava,che 
se  le  leggi  di  Svezia  privavano  il  re  di- 
venuto cattolico, della  corona,  nonde'be- 
iii,  i  (piali  la  sagace  regina  espressamen- 
te erasi  riservali  nella  memorata  somma 
in  uno  alla  condizione  sovrana, onde  non 
potevasi  considerare  suddita.  Ma  d'  al- 
tronde avendo  la  regina  ad  lunspruck 
scritto  al  re  Carlo  X  della  cambiala  reli- 
gione, ancora  allendeva  risposta,  [)reva- 
lendo  la  cupidigia  alla  gratitudine,  an- 
che per  la  generale  pro[)rietà  dell'eresie, 
tutte  originale  e  nudrite  dalla  rapacità,  e 
dubita  vasi  che  il  re  col  favore  del  [»opolo 
troverebbe  pretesti  per  dispogliarla  del 
convenuto,  i  quali  non  mancano  mai  a 
chi  può  salariare  molle  penne  per  colo- 
rarli (per  mala  ventura  tuttora  vi  sono 
gli  scrittori  o  autori  di  professione, che  si 
pongono  a  stipendio  di  certi  governi,  dei 
librai,  degli  editori,  de'  gazzellieri,  e  di 
chiunque  voglia  compr.ne  i  loro  servigi; 
classe  [)oco  rilevala  di  letterati,  Che  del- 
la penna  lor  fanno  inercalo:  dissi  a  1:^- 
oiiiLTERRA,  che  Gobbet  per  denaro  scris- 
se contro  e  in  favore  della  prelesa  rifor- 
ma), ed  assoldar  molte  spade  per  soste- 
nerli. Intanto  la  regina  d'animo  tutto 
profusione, a  ipiesla  non  poteva  sopperi- 
re il  Papa  con  limitati  moiii,  e  con  cre- 
scenti e  imprevisti  bisogni,  ed  allura  co- 
slrcUo  a  guardare  i  coullni  per  le  guerre 


S  VE 

propinque  e  pe'sospetti  delle  pretensioni 
del  duca  di  Modena  per  Ferrara  che  do- 
vea  tener  munita, di  sovvenir  i  poveri  nel- 
la penuria  di  frumento,  di  mandar  soc- 
corsi a'cattolici  di  Svizzera  assaltati  da- 
gli eretici,  e  minacciato  da  terribile  pe- 
ste. Dava  ancora  pensiere  ad  Alessandro 
VII  in  iscorgere  nella  regina  que' difet- 
ti che  la  fama  avea  divulgati  per  zelo  di 
detrazione,  e  piìi  che  in  Fiandra  le  dis- 
dicevano in  una  Roma,  si  per  la  minor 
libertà  ivi  conceduta  alle  donne,  si  per- 
chè la  dichiarazione  di  cattolica  ricerca- 
va in  lei  più  modestia  e  pietà,  e  di  noa 
trattar  liberamente  co'giovani,  essa  non 
mostrando  quella  divozione  che  va  con- 
giunta con  una  fede  viva,  pel  suo  fallace 
principio  che  la  virtìx  dovesse  star  lungi 
dall'apparenza.  11  Papa  nel  suo  zelo  bra- 
mava l'emendazione  di  questi  mancamen- 
ti, e  nondimeno  senza  toccar  il  passato, 
per  istillarle  concelti  pii  andava  dandole 
piccoli  libri  spirituali  pieni  di  sugo,  e  fa- 
cendole conoscere  delicatamente  in  lutti 
i  discorsi,  che  ninni  gratitudine  gli  sa- 
rebbe più  cara  di  quella  che  giustificasse 
il  da  lui  fallo  e  da  fusi.  Perciò  era  parco 
d'udienze,  e  in  vece  s'ingegnava  che  con 
più  d'efficacia  altri  l'auimonissero,  non 
per  gloria  sua,  ma  per  quella  di  Dio, col 
quale  avrebbe  più  merito  dire  unVveMa- 
ria  ili  palese,  che  un  Rosario  in  segreto. 
La  regina  che  nell'altura  del  suo  cervel  - 
lo  sempre  mostrò  la  più  grande  deferen- 
za verso  il  degno  Papa,  incominciò  a  vi- 
sitar più  spesso  le  chiese,  gli  sottomise  le 
regole  dell'accademia  da  lei  formata  (si- 
no da'24  gennaio,  come  notai  nell'arti- 
colo Accademie  di  Rom\,  insieme  al  suo 
scopo  e  da  chi  composta,  derivando  poi 
da  essa  la  tuttora  florida  e  celebratissima 
accademia  d' Jrcadi a, i}e\ìa  quale  ripar- 
lai pure  a  Poesia)  per  suo  diporto,  e  nel- 
la quaresima  la  cambiò  in  trattenimenti 
spirituali,  con  musiche  sagre,  mescolan- 
dovi qualchesermonede'più  reputali  pre- 
dicalori.  Però  nella  libertà  del  tratto  l'e- 
mendazione era  troppo  lenta,  perchè  uou 


S  V  E 

si  osaYaapertameiileavvertirla,anco  per 
1.1  naturale  sua  focosa  vivacità.  Tuttavia 
il  l'apa  veduto  che  il  fruito  era  di  buo- 
na condizione,  quautinique  acerbo,  con- 
fidava che  il  lenjpo  colla  maturità  gli  da- 
rebbe peifezione.  Intanto,  contro  ogni  e- 
spet ta zi one  della  regina,ma secondo  quel- 
la di  tulli  gli  altri,  dagli  svedesi  erasi  a 
lei  confiscalo  ogni  suo  avere. Imperocché 
quantunque  essa  nella  rinunzia  e  nella  li- 
srrva  avesse  usato  le  cautele  più  oppor- 
tune, luttavolta  non  essendosi  potuto  e- 
sprimere  da  lei  il  caso  di  farsi  cattolica, 
rimase  appicco  agli  eretici  che  per  la  se- 
verità delle  leggi  ciò  avrebbe  richiesto 
special  menzione;  e  poi  qualunque  lagio- 
ne  bastava  a  fjrla  rimaner  perditrice  a- 
vantia  giudici  tanto  sdegnati  per  lo  scor- 
no del  suo  generoso  ripudio,  ardendo  essi 
di  vergogna  e  di  rabbia  che  una  fanciulla 
da  loro  eletta  a  regina,  e  celebrata  quin- 
di come  una  Fallade  di  sapienza,  avesse 
condannato  la  loro  religione  per  cosi  ma- 
nifestamente saciilega,  che  a  fine  di  la- 
sciarla s'indusse  eziandio  a  ripudiarla  co- 
rona; onde  la  dichiararono  decaduta  d'o- 
gni ragione,  e  privarono  d'ogni  entrata. 
Cristina  rimase  stordita  da  questo  col- 
po, come  (|uella  che  abborrendu  qualun- 
(pie  ombra  di  servitù  o  soggezione,  non 
sapeva  abbassarsi  a  vivere  dell'altrui.  IVon 
sarebbe  stato  inflessibile  conlultociò  l'al- 
tiero suo  animo  a  pigliar  f|ualche  sovve- 
nimenlo  dal  Papa  come  da  principe  dif- 
ferente dagli  altri,  ed  a  cui  tutti  s'inchi- 
nanoqual  padre cumune;nondimeno  pro- 
vara due  ritegni  s'i  dal  chiederlo,  come 
d'acceltarloseoiferto  spontaneamente, co- 
noscendo la  deficienza  dell'erario  puiili- 
fìcio  e  le  suddette  condizioni  in  cui  tro- 
va vasi  il  governo, e  neppure  ignorandole 
mormorazioni  fitte  per  lo  speso  nel  suo 
ricevimento.  Altro  ritegno  derivava  dal 
sapere,  che  dalla  circospetta  equità  e  pro- 
bilùd'Alessandro  VII,  non  venivano  pun- 
to approvati  i  suoi  leggeri  costumi;  anzi 
quando  il  Papa  glien'avea  fitto  gettare 
alcun  mnttu  0  da  «jinilche  religioso  accel- 


S  V  E  2^1 

toa  lei  per  vaghezza  di  lettere,©  dal  cele- 
bre cardinal  Decio  Azzolini  il  giuniore 
di  Fermo,  il  cui  spiiilo  vivace,  il  prodi- 
gioso ingegno, l'eccellenza  nella  giurispru- 
denza, nel  l'eloquenza, nel  l'erudizione, nel- 
la poesia,  [)ercui  era  denominalo  Vnnnila 
(  I  ciò  allude  il  rovescio  d'una  medaglia 
coniata  colla  sua  efllgie,  e  il  molto  /tJC- 
pcriits  ndeleni),  non  che  il  venusto  ed  e- 
legante  aspetto,  il  suo  nobile  disinteresse, 
l'amenità  gentilissima  di  tratto,  erasi  me- 
ntalo la  sua  intimastima, considerandola 
magnanimo  mecenate  de'Ietterati;  la  re- 
gina con  baldanza  come  di  chi  fosse  ve- 
nuta a  regnare  in  casa  altrui,  avea  rispo- 
sto ch'ella  era  tale  quale  la  provavano,  e 
elùdi  lei  non  rimanesse  contento  si  stesse, 
mentre  poi  protestava  ossequio  infinito  ai 
pontificii  cenni. Questo  conlegno  ilissimu- 
lato  dalla  prudenza  d'Alessandro  VII,  gli 
pungeva  il  cuore,  perchè  gli  troncavano 
la  speranza  di  migliorarla,  edi  recar  nella 
vita  esem|)Iare  di  lei  unsi  gran  lustroalla 
Chiesa.  Ella  dunque  benché  si  staccasse 
con  pena  da  Pioma,  grato  albergo  d'animi 
grandi,  e  di  più  vedesse  quanto  poco  le 
rimaneva  da  confidar  ne*  suoi  svezzesi, 
nondimeno  si  propose  di  far  l'ultime  pro- 
ve, con  recarsi  in  .\trburgo  città  vicina 
alla  Svezia  e  conforme  di  setta,  e  quivi  o 
per  via  di  lettere  odi  parlamenti  ingegnar- 
si di  venire  a  qualche  compenso  de'suoi 
alfari,  bramosa  di  ricondursi  poi  in  R.oma, 
ma  come  a  stanza  d'elezione,  non  (|ual  ri- 
covero di  bisogno.  l'ei  tanto  signi  fico  al  Pa- 
pa la  sua  deliberata  partenza,  tacendogli 
per  vergogna  la  sua  sopravvenuta  po- 
vertà per  le  mal  consigliate  spese.  Ales- 
sandro \  II  preso  ila  meraviglia  da  s'i  im- 
provvisa risoluzione,  dubitando  che  ciò 
fosse  occasione  di  variamento  nella  fede, 
procurò  di  deviarla  da  tal  pensiero;  ina  cl- 
1 1  fissa  nel  suo  proponimento  l'assicurava 
che  solo  urgente  e  onesto  rispetto  la  muo- 
\ea  a  qucldisagio,onde  il  Papa  per  schivar 
ogni  on)bra  di  violenza  non  insistette.  La 
regina  quindi  gli  chiese  qualche  galera 
per  navigar  u  Marsiglia,  giacche  i  passi 


25a  S  V  E 

terrestri  erano  chiusi  per  sospetto  di  con- 
tagio. Rispose  il  Papa,  che  siccome  non 
poteva  ritenerla,  COSI  non  doveva  coope- 
rare alla  sua  andata  in  paese  luterano.  Il 
che  costrinse  la  regina  a  recarsi  da  lui,  e 
manifestargli  la  necessita  di  partire,  senza 
spiegargli  cosa  intendeva  opei  are,  bensì  as- 
sicurando lo  eh  e  risulterebbe  a  servi  "io  del- 

o 

Ja  fede  cattolica,  ralfermandogli  il  certo 
suo  ritorno.  Allora  il  Papa  per  non  irri- 
tarla con  aperta  diflldenza,  mostrò  con- 
fidare nella  sua  fermezza  eie  consentì  l'u- 
so delle  galere,  dandone  parte  a  cardinali 
in  concistoro.  Per  la  sua  prodigalità  avea 
impegnato  tutte  le  gioie,  e  non  le  restava 
uno  scudo  per  intraprendere  il  viaggio; 
perciò  la  necessità  vincendo  la  vergogna, si 
fece  violenza  in  domandar  soccorsosi  Pa- 
pa, impegnandolo  a  far  siche  alcun  noer- 
cante  le  prestasse  denaro  con  promessa  di 
restituzione. Tutto  ritleltulo,  Alessandro 
"N  li  pieferi  di  rimetterle  segretamente  in 
dono  per  un  religioso  di  comune  conli- 
denza,  una  borsetta  eoa  alcune  medaglie 
d'oro  e  argento,  esprimenti  la  sua  entra- 
ta in  Roma  in  mezzo  a  due  cardinali,  colla 
porta  Flaminia  adorna  della  nuova  allusi- 
va iscrizione, oltre  una  polizza  di  10,000 
scudi,  invocando  scusa  per  la  pochezza 
del  dono,  a  motivo  della  nota  angustia 
dell'erario.  E'  indicibile  quanto  la  regina 
si  mostrasse  compresa  e  del  benefizio,  e 
della  maniera  per  cui  cerca  vasi  d'occultar- 
lo, onde  nel  ringraziare  pianse  due  volte. 
jNon  mancavano  frattanto  alcuni  d'opina- 
re,che  per  dignità  della  s. Sede  si  convenis- 
sedarle  un  annuo  assegno\^di  scudi24,ooo 
secondo  alcuni)  per  vivere  in  Ptoma.enoa 
esporla  alle  tentazioni  dell'indigenza,  0- 
scurando  quello  splendore  che  l'eroica  sua 
conversione  avea  recato  alla  nostra  fede; 
tanto  più  che  il  cardinal  Barberini, vi  ven- 
ie lo  zio  Urbano  Vili,  avea  dato  grosso 
e  diuturno  sowenimentoaFeLlerico  land- 
gravio d'y^ii;(2j  il  quale  nella  conversione 
non  avea  lasciato  nidla  in  confronto  di  Cri- 
stina sua  cugina,  e  in  cui  colla  [)orpora 
gì;  erauo  stati  cumulati  pingui  bcueilzi  ec- 


S  VE 

clesiastici  e  fatto  legato  nel  di  lei  ingresso 
in  Roma,  sebbene  allora  i  suoi  giovanili 
costumi  fossero  più  reprensibili  della  re- 
giua,sperandosi  ch'essa  per  la  provata  de- 
ficienza dimettesse  il  fasto  e  il  capriccio. 
PSoii  avendo  bisogno  il  bell'animo  d'Ales- 
sandro VII  d'altri  molti  stimoli  per  eser- 
citare la  beneficenza,  nel  convenirvi  per 
diversi  riflessi  richiese  3  condizioni:  lai .' 
che  la  regina  in  obliqua  maniera  lo  ri- 
cercasse; la  2. ^per  assicurare  permanen- 
temente il  sussidio,  che  si  accordasse  col 
consenso  del  sagro  collegio;  la  3. '  che  Cri- 
stina si  disponesse  a  vivere  in  modo  più 
lodevole  a  se,  e  più  onorevole  alla  s.  Se- 
de. Portate  queste  a  cognizione  della  re- 
gina,e  laS/"  con  soavissime  forme, con  farle 
riflettere  che  tutti  gli  occhi  del  mondo  era- 
no fissati  in  lei,  come  uno  de'più  ragguar- 
devoli oggetti  che  fosse  in  terra:  questa 
dolce  ammonizione  riuscì  cruda  alle  sue 
orecchie, sdegnando  d'essere  ripresa  e  pre- 
cipLiamente  dal  maggiore,  onde  scoppiò 
in  impeti  d'iracondia.  Deposta  poi  la  col- 
lera, e  con  maniera  di  gran  riverenza  e 
affetto  andò  a  licenziarsi  dal  Papa.  Lagii- 
mòquivi  di  tenerezza,  né  recossi  a  vergo- 
gna esser  veduta  piangere  dall'anticame- 
ra; uscendo  usò  i  più  affettuosi  ringrazia- 
menti, chiese  supplichevole  al  Papa  la  be- 
nedizione per  l'articolo  di  morte,  il  pregò 
di  perdono  de'commessi  errori,  e  gli  ob- 
bligò la  sua  fede  al  ritorno.  Alessandro 
VII  corrispose  con  iuesplicabilegentilez- 
za,  si  mostrò  desiderosissimo  del  suo  ri- 
torno, e  le  offrì  4  galere  per  Marsiglia  o 
altro  luogo,  corredate  splendidamente  e 
lautamente  di  vettovaglie.  L'ultima  fun- 
zione della  regina  in  Roma,  fu  pigliar  con- 
gedo da'principi  degli  Apostoli  nella  ba- 
silica Vaticana,  ove  la  ricevè  l'arciprete 
cardinal  Barberini,  che  nella  messa  la  co- 
municò colla  sua  gente.  ìVel  dì  seguente 
18  luglio  16 56  si  mosse  per  Palo  (di  cui 
parlai  nel  voi.  XLVlII,p.  264), allora  de- 
gli Orsini,  ove  l'attendevano  le  galere  e 
un  sontuoso  ricevimento  a  nome  del  Papa. 
Quindi  ella  gli  scrisse  una  lettera  amore- 


S  VE 

Tolissima  e  d'ossequio,  e  sciolse  versoMnr- 
sigiia.  Alessandro  VII  poi  a'  24  luglio  in 
concistoro  partecipò  tutto  il  n-iiiato  ai 
cardinali.  Avea  desideralo  la  regina  di  la- 
sciare al  Papa  una  memoria  di  se,  e  non 
essendole  giunte  le  sue  pitture,  pel  reli- 
gioso che  le  avea  recato  i  doni,  in  tributo 
di  filiale  allezione  gli  offrì  un  Croceiìsso 
d'avorio  e  un'immagine  della  Tì.  Vergine 
fatta  di  soprnpposta  d'argento  con  molte 
figurine  finissimameole  lavorale  e  rap- 
presentanti i  misteri  della  Passione,  e  fu 
benignamente  accollo.  Andò  la  regina 
con  prospera  navigazione,  ricevendo  per 
lerivierediGenova  tutte  le  onoranze  com- 
patibili colle  cautele  sanitarie  del  serpeg- 
giante contagio:  maggior  agevolezza  tro- 
vò in  Marsiglia,  dove  più  le  importava, 
dispensandola  i  francesi  dalla  quarante- 
na e  accogliendola  con  gran  pompa  e  fe- 
sleggianieiilo.  Tosto  giunsero  lettere  di 
Luigi  \l\,  della  regina  madre  e  del  car- 
dinalMarzarinijOlfrendolela  reggia, ed  es- 
sa le  rimise  al  cardinal  Azzolini  per  ren- 
dere noli  i  ricevuti  inviti,  e  scrisse  al  Pa- 
pa con  sensi  d'infinita  obbligazione,  con 
letizia  del  suo  cuore  paterno.  Qui  finisce 
la  Descrizione  dell'aurea  penna  del  car- 
dinal Pallavicino.  Avanli  di  proseguire  i 
cenni  di  questa  celebre  sovrana,  convie- 
ne che  ricordi  alcune  cose  avvenute  a  lei 
in  Roma.  Primamente  rammento,  che  a 

G3?fGREGAZI0!»E  DI  PrOPAGATTDA  FmE   11- 

porlai  di  avere  Alessandro  VII  dalle  sue 
rendile  assegnato  a  Cristina  l'annua  som- 
ma di  20.OOO  scudi.  Ciò  affermai  sulla 
fede  di  Novaes  peculiarmente  dotto  delle 
particolarità  del  pontincato  di  quel  gran 
papa,  il  quale  cita  l'  Egas,  Pttrpura  do- 
<7rtlib.r»,n.°6?.,chefa  un  compendio  della 
vita  di  questa  regina.  Nel  pi  ccedente  i;:u- 
gno  essendosi  sdegnata  cogli  spagnuoli , 
che  aveano  dato  aiuto  a'  polacchi  nella 
guerra  contro  Carlo  X  redi  Svezia  suo 
cugino,  licenziò  la  loro  guardia  che  tene- 
va ni  suo  servizio,  e  prese  de'perugini  che 
lece  vrstireconiegli  sx'izzeri.  Narrala  Pf.- 
sTiiENZA^chenel  generale  terrore  e  Iram- 


S  V  E  253 

busto  da  p?sa  cagionalo,  e  nella  quale  A- 
Icssandro  \'II  si  ree  eminentemente  be- 
nemerito di  Roma,  il  che  rilevai  pure  in 
quell'articolo,  da  un  famiglio  dell'amba- 
sciatore di  Spagna  si  tramò  una  congiura, 
e  di  far  prigioni  Alessandro  VII,  colla  re- 
gina, pel  congedo  dato  alla  guardia  spa- 
gnuola;  laonde  la  regina  accelerò  la  sua 
partenza  da  R.oma  per  Francia,  per  sot- 
trarsi a  tanti  pericoli,  alle  ore 7  di  notte 
de'?.o  luglio,  donde  ritornò  nel  1G6S  (in 
cui  regnava  Papa  Clemente  IX /»o<^/^//c- 
si),  secondo  Cancellieri  (lessi  nel  Ciescim- 
beni,  te  vile  degli  Arcadi  illii^fri,  che  Cri- 
stina si  restituì  in  Pionra  nel  1  618,  e  sem- 
bra più  probabile;  co>ì  il  suddetto  assegno 
meglio  è  ritenerlo  accordato  dopo  il  ri- 
torno in  Pioraa,  altri  pretendendo  dimi- 
nuirlo a  12,000  scudi,  e  il  Papa  le  die 
per  intendente  delle  sue  finanze  il  cardi- 
nal Azzolini,  il  quale  godè  sempre  auto- 
rità e  riputazione  presso  la  regina,  che  si 
gloriava  di  averlo  a  soprintendente,  con- 
sigliere e  arbitro  delle  cose  sue  e  degli  af- 
fari della  propria  casa.  Col  breve  Spiri- 
tuali ma/eslatis,  de'4  luglio  1  6  j^,  Bull. 
cil.  p.iS4,  Alessandro  \  lì  concesse  alla 
regina  1'  indulto  di  entrare  e  pernottare 
con  4  donne  e  sua  famiglia  in  qualunrjue 
monastero  di  monache,  sì  d'Italia  che  di 
Fi  ancia.  Fu  ricevuta  Cristina  in  Francia 
cogli  onori  praticati  colle  teste  coronate, 
essendosi  fermata  alcuni  giorni  aCoinpie- 
gne  dove  risiedeva  la  corte,  e  di  là  a  Pa- 
ligi.  La  bizzarria  del  suo  vestire  e  la  sin- 
golarità del  suo  tratto  fecero  un'impre.s- 
sione  poco  vantaggiosa;  ma  in  generale 
si  ammirarono  ilsuospirito,  i  talenti  e  l'e- 
stensione delle  sue  cognizioni.  Durante  il 
suo  regno  ,  si  era  dichiarala  ora  per  la 
Francia,  ora  per  la  Spagna;  nella  sua  di- 
mora n  Parigi  fu  mediatrice  tra  le  due 
potenze,  ma  il  cardinal  Margarini  1. "mi- 
nistro della  I.' rimosse  tal  intervento.  Si 
adoperò  altresì  nella  relazione  di  Luigi 
\l  V  colla  nipote  del  cardinale,  e  si  pre- 
tende che  colesse  indurre  il  re  a  sposarla. 
Il  cardinale  pruiuudo  diplouialicosi  de- 


y.'iX  S  V  E 

terminò  ad  alhnitanaiia  in  modo  civile 
e  accelerare  la  sua  partenza  per  Ambur- 
go. Dell'onoranze  ricevute  in  Francia  se 
neleggeun  saggio  in  questi  due  opuscoli. 
De  i'Escalopier,  Relalioii  de  ce  qui  s'est 
passe  à  l'arrivce  de  la  reine  Christine  à 
Essoivie,  Parisi 656.  Enlrce  de  Christi- 
ne reine  de  Suede,  Parisi 6 j6.  Nel  1637 
ritornò  in  Francia  e  le  fu  assegnato  il  pa- 
lazzo di  Fonlainebleau, che  fu  testimonio 
della  tragica  One  del  marchese  Gio. Rinal- 
do Monaldesclii  orvietano  suo  gianscu- 
diere,cheavea  goduto  dell'intera  sua  con- 
fidenza, e  cui  a  vea  rivelato  i  suoi  piìi  inti- 
mi pensieri, anzi  secondo  alcuni  suo  aman- 
te. L'accusò  la  regina  di  perfìdia  e  tiadi- 
mento,  e  ris(}lse  di  farlo  morire.  Ordinò 
a  Lodovico  Santinelli  pesarese  capitano 
delle  sue  guardie  di  f  irlo  uccidere,  e  peri 
quasi  alla  sua  presenza  nella  galleria  dei 
Cervi  1*8  o  IO  novembre,  segnando  una 
macchia  indelebile  alla  memoria  di  Cri- 
slina.  Si  ha  la  Relation  de  la  niortdu  niar- 
(juis  de  lìlonaldeschi  grand  écuyer  de 
Christine  de  Suède,  par  le  p.  Le  Bel  Ma- 
thurin,  dans  le  Recueil  de  diverses  Pic- 
ces  curieuses  pour  servir  à  l'histoire,  Co- 
Iognei664.  Quantunque  la  regina  cer- 
casse di  palliare  la  sua  crudeltà,  con  dar 
parte  al  cardinal  Mazzarini  della  morte 
di  Monaldeschi,  come  seguita  in  rissa  col 
Santinelli,  pure  essendosi  saputo  il  fatto, 
fu  detestalo  da  lutti  e  le  conciliò  la  pub- 
blica odiosità,  per  cui  rimase  esposta  a  mil- 
le censure.  Onde  fu  detto  argutamente, 
ch'era  una  regina  senza  regno,  una  prin- 
cipessa senza  sudditi,  una  generosa  sen- 
za soldi,  una  politica  senza  ragione  ili  sta- 
to, una  formidabile  senza  forze,  una  no- 
vella cristiana  senza  fede,  una  fabbra  del- 
la propria  rovina,  che  faceva  conoscere  al 
mondo  che  vi  vuole  ma^^ior  viilùetaien- 
toa  viver  beneda  privata  nell'Europa  me- 
ridionale, che  9  fare  da  regina  nelle  geli- 
de parti  del  settetitrione.  11  re  di  Francia, 
la  reginn  madre  e  il  ministro  ne  furono 
egualmente  sdegnali,  ma  si  credette  op- 
porluno  dissimulare;  il  Papa  ne  restò  in- 


S  VE 

consolabile  e  trafitto  di  dolore.  Passaro- 
no due  mesi  primachè  Cristina  si  facesse 
rivedere  a  Parigi:  vi  fu  minor  premura 
di  vederla,  e  le  vennero  prodigali  meno 
incensi;  ella  n'  ebbe  però  da  una  donna 
di  spirito,  dalla  De  la  Suze,  che  avea  ab- 
bandonalo la  credenza  protestante  pres- 
soché in  pari  tempo  ch'erasi  separata  da 
suo  marito,  per  evitare  di  vederlo,  diceva 
Cristina,  in  questo  mondo  e  nell'altro!  Ap- 
pena Cristina  otteunc  il  permesso  di  re- 
carsi a  Compiegiie,  in  cui  dimorava  la  cor- 
te, parli  di  Francia  ne'primi  giorni  della 
quaresimai658  per  tornare  in  Pioma.  Il 
Papa  tipo  di  prudenza  si  regolò  con  sag- 
gezza ,  zelo  e  generosità.  Dimorando  iti 
Piouia,  Cristina  ebbe  nuove  poco  soddi- 
sfacenti della  Svezia,  donde  non  poteva 
ricevere  le  sue  rendite,  anche  per  soste- 
ner Carlo  X  la  guerra  con  Danimarca  e 
Polonia,  come  poi  dirò.  Morto  nel  1660 
Carlo  X,  la  regina  intraprese  un  nuovo 

viafTiiioin  Isvezia  sotlo  colore  di  voler  re- 
no 

golare  le  sue  faccende  economiche;  ma  si 
scorse  in  breve  ch'ella  nutriva  altri  pro- 
getti e  che  piangeva  quel  trono,  dond'e- 
ra  discesa  pochi  anni  prima   con  fastosa 
indifferenza:  in  tal  modo  si  verificò  la  pre- 
dizione fattale  dal  cancelliere  Oxenstiern, 
ch'ella  si  pentirebbe  del  passo  falto.II  prin- 
cipe reale  Carlo  XI  essendo  fanciullo,  el- 
la fece  intendere  che  se  venisse  a  morte, 
aspirerebbe  alla  corona;  ma  silfatla  idea 
fu  male  accolta,  e  le  si  fece  anzi  sottoscri- 
vere un  alto  formale  di  rinunzia,  pare  con 
decorosa  pensione.  Altre  contrarietà  re- 
sero il  suo  soggiorno  a  Slockholm  poco 
soddisfacente  e  l'indussero  a  partire.  In- 
tanto aspirando  di  farvi  ritorno,  reffelluò 
nel  1666;  ma  avendo  risaputo  che  non 
le  sarebbe  accordato  il  pubblico  esercizio 
della  sua  religione,  partì  avanti  d'arriva- 
re alla  capitale, e  soggiornò  alquanto  iu 
Amburgo.  Nel  1  668  avendo  Giovanni  II 
Casimiro  re  di  Polonia  rinunziato  alla  co- 
rona, vi  aspirò  Cristina,  ma  i  polacchi  non 
badarono  alla  sua  domanda;  ella  tornò  iu 
Italia  e  fermò  il   domicilio  iu  Roma  pel 


s  ^  E 

limanenle  de'suoi  giorni,  riassmnemlo  In 
ciilluia  delle  leUeie  e  delle  arti,  che  di- 
vennero il  principale  oggetlodelle  snecu- 
re.  Alessandro  VII  era  morto  ali  mag- 
gio 1 667jegli  era  stalo  dato  per  successore 
il  celebre  suo  Scgrelnrio  di  slato  cardinal 
Rospigliosi  col  nome  di  Clemente  IX  ai 
20  giugno,  il  quale  elesse  a  segretario  di 
stato  il  cardinal  Azzolini  pel  suo  spirito 
e  singolare  capacità,  come  alto  a  tutto. 
La  regina  ne  fu  mollo  con<;olata,  e  dimi- 
nuì il  dispiacere  della  perdita  del  suo  ma- 
gnanimo benefattore.  Però  Clemente  IX 
poco  visse,  morì  a'g  dicembre  1 669,  e  gli 
successe  a*  29  aprile  1670  Clemente  X 
Altieri.  Celebrando  questi  V/fnno  santo 
1675,  a  quell'articolo  notai  chele  regina 
si  trovò  presente  all'apertura  della  porta 
santa,  e  più  volte  fu  veduta  in  abito  di- 
messo salire  ginocchioni  la  scala  santa 
piangendo  di  compunzione,  il  che  riuscì 
di  molta  edificazione  al  popolo,  avendo 
pure  somministrato  ragguardevole  som- 
ma pe'pellegrini.  Rilevo  dal  contempora- 
neo Ricci,  De  giubilei  universali  p.3i8, 
l'atto  di  Crislina  di  gran  venerazione  per 
Clemente  X.  Avea  la  reqina  onorato  nel 
suopalcoalc(uii  signori  d'ollremunte,  tra* 
quali  un  cavaliere  acattolico,  che  n«i  vo- 
lendosi inginocchiare  all'arrivo  del  Papa, 
la  regina  glielo  comandò;  epercliè  alla  i .' 
\olta  non  ubbidì,  reiterando  l'ingiutizio- 
ne,  lo  minacciò  che  se  non  ubbidiva  a- 
vrebbe  ricevuti  disgusti ,  e  si  sottomise. 
Clemente  X  col  breve  Circitmspecta,  dei 
25  giugno  1673,  la  dichiaiò  amministra- 
trice  della  chiesa  nazionale  e  annesso  o- 
spedale  di  s.  Brigida.  IVel  passar  di  Lova- 
niOji  gesuiti  tentarono  d'invogliarla  a  me- 
ritarsi un  posto  eguale  a  quello  della  san- 
ta sua  connazionale,  ma  essa  rispose:  Che 
gradiva  d'averlo  piuttosto  nel  coro  de'Iet- 
terali.AClementeX  a*2  1  settembre  1676 
successe  Innocenzo  XI  Odescalchi,  il  qua- 
le avendo  nominato  mg.rAlbani,  poi  Cle- 
mente A'/,  segretario  (ìe'Bm'i,  la  regina 
gli  scrisse  quella  gratulatoria  che  accen- 
nai in  quegli  articoli.  Dipoi  nel  i  G88  l'a- 


S  V  E  2-:: 

scrisse  alla  sua  celebre  accademia,  nella 
quale  soltanto  ammetteva  il  fiore  de'  let- 
terati di  tutte  le  nazioni  dimoranti  in  Ro- 
ma, e  per  l'Albani  dalla  regina  fu  dero- 
gato alla  legge  degli  accademici,  di  sen- 
tire per  turno  le  loro  produzioni,  piacen- 
dole udirlo  quando  voleva,  a  motivo  dei 
plausi  che  riscuoteva.  I  citati  Crescimbe- 
ni  e  Cancellieri  ci  dierono  il  novero  de- 
gli accademici  reali,  ed  il r.^più  numero- 
so, riportandolo  nel  t.  i,p.20f),  essendo  e- 
gli  del  bel  numero  uno.  Crescimbeni  an- 
cora co'piìi  splendidi  epiteti  celebra  la 
gran  donna,  e  la  scelta  che  fece  de'[)iìi  il- 
lustri tra'dotti  della  cospicua  letteratiua 
romana  per  formare  l'accademia,  tra  i 
quidi  diversi  gesuiti,  e  il  suo  regio  segre- 
tario barone  Michele  Cappellari  di  Bel- 
luno, antenate  di  Gregorio  XVI,  di  cui 
bene  scrisse  il  conte  Florio  Miari  bellu- 
nese, nel  Dizionario  storico-arti &tìco-let- 
terario  Bellunese,  rimarcandone  la  dot- 
trina, i  pregi  e  le  opere;  fra  queste  (pia- 
lifìca  di  famoso  il  poema  eroico  la  Crì- 
stianiade,\nhto\nlo  Christinas,si\'e  Chri- 
stina lustrata ,  in  XII  libri, Veuetiaei  700, 
e  nel  quale  descrisse  le  di  lei  gesta,  repu- 
talo degno  d'essere  dedicato  a  Innocenzo 
XII  e  rimunerato  dal  successore  Clemen- 
te XI.  Crescimbeni  magnificando  pure  la 
nobilissima  sua  corte,  racconta  come  in 
questa  con  generose  e  mensili  provvisioni 
teneva  Cristina  molti  tra'primaii  scien- 
ziati e  artisti,  siccome  gran  protettrice  e 
maesira  di  essi,  istruita  in  tutte  le  scienze 
e  nelle  bel!e  aiti,  ilonna  the  colla  sua  ec- 
celsa mente  fu  al  di  sopra  del  suo  sesso, 
avendo  illustrato  i  legni,  la  scienza,  la  re- 
licione. Così  il  suo  vasto  inqeqno  valse  ad 
esercitare  non  lieve  influenza  sull'italia- 
na letteratura.  Da  essa  fu  bandito  lo  scri- 
vere gonfio  e  lezioso,  che  a  quei  dì  era 
tanto  in  voga,  come  leggiamo  nell'ofiere 
e  composizioni  poetiche  di  quell'epoca.  Di 
Sovente  correggeva  i  vari  componimenti 
che  le  presentavano,  onde  valse  a  ricon- 
durre la  poesia  e  la  pro*a  sulla  via  del  buon 
gusto,  ^iulladimeno  in  mezzo  a  tante pa- 


256  S  V  E 

cificee  geniali  occupazioni, brillando  qual 
stella  nel  (ìrmanienlo  di  que'che  sanno, 
pel  singoiar  conlraslo  di  sua  natura,  l'in- 
qiiietitndine  e  l'affanno  non  cessavano  di 
perlurbarla.VoIeva  prender  parte  a'gran- 
di  avvenimenti,  e  far  mostra  d'influire  sui 
destini  del  mondo.  La  disputa  insorta  nel 
pontificato  di  Clemente  X,  per  la  fermez- 
za del  cardinal  Palazzi  Altieri,  in  propo- 
silo delle  abusive  franchigie  immunitarie 
sui  p^/«zzij  che  descrissi  a  Immunità^,  la 
tenne  con  ansia  lungamente  occupala;  e 
in  difesa  de'minislii  di  residenza  del  cor- 
po diplomatico  offrì  la  sua  mediazione  a 
molle  potenzeche  pretendevano  sostener- 
le, ma  trovarono  un  insuperabile  propu- 
gnatore nel  venerabile  Imiocenzo  XI,  il 
quale  nella  sua  mansuetudine  e  saviezza 
si  contentava  rispondere  a  coloro  che  gli 
rappresentavano  i  difetti  d'esigenze  del- 
la regina,  col  dire:  Ella  ì- una  donna. 
Ledillicoilà  col  Papa  sulle  franchigie  del 
suo  palazzo,  e  sull'arìnua  pensione,  «par- 
sero tristezza  e  cordoglio  su^li  ultimi  an- 
ni  di  sua  vita,  nel  suo  tanto  gradilo  sog- 
giorno di  Roma.  Gelosa  per  tanto  tempo 
<li  mantenere  tal  privilegio,  ma  poi  vi  ri- 
nunziò. Si  ha  la  Rflalion  vtrilablc  da  sue- 
crs  de  la  déniixsinnque  la  reinedc  Suede 
fil  de  son  qiiartier  à  Rome  le  Zo  avril 
16S7,  Ron)eiG88.  Nel  1 685  quando  da 
Luigi  XIV  fu  rivocato  il  funigeralo  edit- 
to di  Nantes,  scrisse  a  Terlon  acnbascia- 
tore  di  Francia  in  Isvezia  una  lettera,  in 
cui  disapprovava  l'energiche  determina- 
zioni prese  contro  i  protestanti,  per  cui 
ironicamente  fu  motteggiata  da  liayele, 
proverbiando  la  lettera,  residuo  di  s[)iri- 
lo  protcslanle,  il  che  è  calunnia.  Già  no- 
tai che  l'emporio  di  erudizioni  contenule 
in  Cancellieri  comprendono  ancora  quel- 
le che  riguardano  la  Pallnde  di  S^'t-zia 
e  del  suo  secolo,  come  per  antonomasia 
■vien  celebrata  Cristina  Alessandra  Wasa: 
ne  aggiungerò  altre,  per  lumeggiare  il  va- 
sto argomento  racchiuso  in  poche  pagine. 
Avendo  un  animo  del  lutto  virile  e  piena 
di  coraggio,  spesso  accusava  la  natura  che 


S  VE 

l'avesse  fatta  nascer  donna,  e  radendosi 
perfino  la  barba, poco  meno  degli  uomini 
che  invidiava;  volava  a  cavallo  come  un 
uomo, e  si  giunse  a  crederla  ermafrodito. 
Un  giorno  il  medico  Arligur  le  doman- 
dò perchè  le  f  jssero  talvolta  moleste  tut- 
te le  lodi  chea  lei  si  facevano. Rispose:  Che 
l'aniiggevano  perchè  le  destavano  il  disgu- 
stoso pensiere  del  suo  stato  femminile, 
sentendosi  chiamare  la  decima  Musa,  la 
Saffo  novella,  la  gloria  dei  sesso;  quindi 
amava  di  travestirsi  spesso  da  uomo.  Cri- 
stina sempre  si  dolsedi  non  essersi  trova- 
ta in  una  battaglia,  alla  testa  d'un'arma- 
ta.  Osserva  Cancellieri,  che  non  è  da  me- 
ravigliarsi che  gli  uonuni  grandi  del  suo 
lempoambisserodi  venireammessi  al  suo 
servigio,  essendo  essa  la  maggior  prolet- 
trice di  tutti  i  letterati;  perocché  essendo 
amantissima  d'oqni  "enere  d'erudizione 
e  di  scienza,  tosto  cominciò  a  raccogliere 
nel  suo  palazzo  una  volta  la  sellimana  i 
più  dotti  di  Roma,  fra'quali  ammise  an- 
cora alcuni  de'  più  illustri  patrizi  roma- 
ni. A'24  gennaio  1 656  si  tenne  nel  palaz- 
zo Farnese  la  i  .^solenne  adunanza,  in  cui 
come  nelle  posteriori  si  attendeva  all.i  fi- 
losofia morale,  che  formava  il  principile 
soggetto  de'  loro  tratlenimeuli  studiosi, 
verso  i  quali  sempre  die  prove  le  piìi  lu- 
minose del  suo  favore,  soccorrendoli  ge- 
nerosamente ne'bisogni.  Molto  si  adope- 
rò con  Clemente  X  e  Innocenzo  XI  per- 
chè fosse  chiamato  in  Roma  il  doltisNÌmo 
iV^om, creato  poi  cardinale  da  Innocenzo 
XII;  onde  non  è  meraviglia  che -Io  stesso 
porporato, grato  alle  di  lei  beneficenze,  la 
chiamasse  Saeculi  decus  et  niiraculnnt. 
11  Cancellieri  dice  aver  veduto  nella  Bi- 
hlioleca  Albani  \  8  gran  volumi,  ove  n'e- 
sistevano molli  altri  de'suoi  carteggi,  e  ri- 
corda le  opere  che  ne  trattano.  Ad  essa 
poi  si  congiunse  ancora  la  poesia,  che  da 
parecchi  di  quegli  accademici  si  coltiva- 
va. Dopo  il  suo  ritorno  in    Roma  ,  fissò 
stabilmente  la  residenza  nel  palazzo  Ria- 
rio  alla  via  Lungara,  ora  Palazzo  Cor- 
sini, ed  ove  terminò  la  sua  gloriosa  car- 


S  V  E 

riei'a,e  di  venne  un  Liceo  a'fìlosofi,  un'Ar- 
cadia a'poeti,  ed  ancoun'Accndeoìia  agii 
aitedci,  sede  delle  muse,  delle  ai  li  e  della 
sapienza.  Ancor  essa  dilellavasi  di  e-icrci- 
tarsi  nel  verse^'giaie  in  lingua  italiana. 
Suo  fu  il  disegno  del  poema  pastorale  Eii- 
dimione,  dato  ad  Alessandro  Guidi,  vit- 
tima d'un  errore  iWSlampa  {/^.,  eppure 
disse  un  poeta:  Prato  guininiai  non  fu 
sleril  ili  fiori  -  Ne  stampa  fu  giammai 
senza  gli  errori)j  e  volle  inserirvi  pa- 
reccliie  ottave  da  lei  composte,  e  distin- 
te di  virgolette.  Gli  die  ancora  l'idea  di 
una  composizione  in  onore  di  Giacomo 
II  re  cattolico  d' Inghilterra,  ed  in  que- 
sta ancora  vi  aggiunse  alcuni  versi  suoi. 
11  trasporto  di  Cristina  per  le  auticlii- 
tà,  le  fece  intraprendere  uno  scavo  nel- 
la piazza  di  Termini  o  Terme  Dioclezia- 
ne,  veduto  dall'Escliinardi  e  dal  Ficoro- 
ni.  In  mezzo  però  agli  altri  studi  lodevoli 
delle  scienze,  delle  belle  lettere,  dell'eru- 
dizione, si  occupò  ancora  di  quello  vano 
e  inutile  dell'alchimia,  di  cui  la  fece  invo- 
gliare in  Amburgo  l'astuto  e  famoso  av- 
venturiere Francesco  Giuseppe  Borro  (di 
cui  Cancellieri  fornisce  nozioni  bibliogra- 
fiche), che  le  fece  spendere  colle  sue  im- 
posture molte  migliaia  di  scudi,  per  trar- 
ne qualche  sacco  di  cenere,  avendola  in- 
gannata al  pari  del  re  di  Danimarca, a  cui 
pure  fece  dissipare  immense  ricchezze,  per 
licercare  l'irreperibile  pietra  à^X  lapis  pìii- 
losofonun  o  pietra  filosofale.  Soleva  dilet- 
tarsi di  scrivere  de*  motti  arguti  e  delle 
sentenze  ne'margini  de'libri,  che  leggeva 
nelle  lingue  in  cui  erano  scritti,  cotue  po- 
liglotta e  posseditrice  della  cognizione  di 
molte  lingue,  benché  per  l'ordinario  se  ne 
creda  di  avanzo  per  ogni  donna  anche  u- 
Ila  sola.  Quindi  se[)pe  leggere  ne'loro  o- 
l'iginali  greci  Tucidide  e  Polibio,  in  un'e- 
tà in  cui  appena  se  ne  saprebbero  logge- 
re  le  traduzioni.  Perdimoslrarela  sua  su- 
periorità d'animo  ad  ogni  vicenda,  scris- 
se in  un  L.  Anneo  Seneca  degli  Elzeviri: 
A(U'e.rsus  virtulem  possunt  ralanntatcs , 
ilamna  ti  injariae,  (juod advtrsus  solein 

VOL.   LXXl. 


S  V  E  257 

nehtdae possimi.  11  p.  Mabillon  lodò  le  ra- 
re doti  di  questa  insigne  pi  incipessa,  e  la 
sua  biblioteca  ricca  di  ?.  i  4  >  antichi  mss., 
oltre  i  scelli  e  rari  volumi,  di  cui  l'Olste- 
nio  fece  il  catalogo.  Ve  n'erano  pure  de- 
gli acquistati  dalla  libreria  del  cardinal 
Mazzarini.  La  diminuzione  loro  dal  mag- 
gior numero  che  prima  possedè  va, deve  at- 
tribuirsi alla  confusione  di  sua  partenza, 
a'rapiligli  da  alcuni  quanto  dotti  altret- 
tanto indegni  letterali  suoi  amici,  e  prin- 
cipalmente dal  Vossio,  che  mancante  di 
onestà,  come  altri  incaricati  degli  acqui- 
sti, in  questi  non  poco  ignobilmente  abu- 
sò. Le  furono  rubati  anche  non  poche  me- 
daglie e  cammei.  Ne'tasselli  de'libri  della 
biblioteca  di  Cristina,  essa  vi  fece  impri- 
mere il  motto:  Ad  uswn  Reginae.  Fece 
ancora  la  più  doviziosa  raccolta  di  qua- 
dri, ed  il  p.  Silos  nella  sua  Pinacoiheca 
pubblicò  39  epigrammi,  che  descrivono 
altrettanti  quadri  della  sua  galleria.  Rac- 
colse pure  medaglie,  ed  il  Cavielli  pub- 
blicò: Index, seu  catalogns  numisniaiuni 
reginae  Cliristinae,  RomaeiGgi.  Inoltre 
possedè  una  preziosa  colleaione  di  gem- 
nje,  che  acquistata  dopo  la  sua  morte  da 
d.  Livio  Odescalchi,  insieme  a'bronzi,  eJ 
a  parte  de'  quadri  (altra  ne  comprò  nel 
1722  il  duca  d'Orleans  reggente  di  Fran- 
cia per  90,000  scudi)  e  alle  antichità,  e 
pel  prezzo  di  1 53, 000  sc-idi,  onde  furono 
pubblicale  le  illustrazioni  :  Havercamp, 
Numophylacium  reginae  Cliristinae,li\i- 
jae  I  'jf\.'i;  N. Galeotti, /17<iV(ieM'/i  Odescal- 
chiuni,  sive  tìu'.saurus  anliqnaruni  geni- 
martini,  Piomae  1 7  ì  1  (nel  voi.  XLIV,  p. 
«So  e  8 1  notai,  che  le  collezioni  di  gemme 
e  medaglie  di  Cristina,  acquistate  da'Papi 
dagli  Odescalchi  e  riposte  nella  Bibliote- 
ca-Vaticana ,  per  la  repubblica  francese 
andarono  disperse,  insieme  alla  collezio- 
ne di  medaglie  d'oro  e  argento  da  Gusta- 
vo III  donala  a  Pio  Vl.coll'efllgie  di  tut- 
ti i  sovrani  e  uomini  piìi  celebri  della  Sve- 
zia). Queste  raccolte  e  (|ueste  0[»ere  assai 
giovarono  agli  studi  degli  antiquari  e  de- 
gli artisti,  e  sono  ulteriori  monumenti  del 


2)8  S  V  E 

fiivoie  prestalo  alle  belle  aiti  dalla  gran 
tloniia.L'ovv.  Zappi  nell'ingegnosa  Ora- 
zione sulle  belle  arlì,c.(i%\  lo  rilevò  nel  i  70  i: 
«  Cliitli  noi  nonlia  veduto  Cristina  Ales- 
sandra, la  gran  reina  degli  svechi,  allor- 
(  he  portandosi  a  visitare  il  Bernini,  e  ri- 
(Tvendola  egli   a  bello  studio  vestito  di 
quel  grosso  abito  e  rozzo,  con  cui  si  ado- 
perava intorno  a'suoi  nrjarmi,  prese  la  ma- 
gnanima donna  un  lembo  di  quel  ruvido 
manto,  e  si  piegò,  come  in  alto  d'impri- 
mere su  quella  veste  un  bacio  reale;  qua- 
siché, in  persona  di  s'i  celebre  architetto, 
pittore  e  scultore,  con  l'architettura,  con 
la  pittura,  e  con  la  scultura  far  volesse  la 
gran  rcina  de'  goti  una  generosa  discolpa 
di  fiueiringiuiie,che  un  tempo  ferono  a 
SI  belle  arili  suoi  anlithi  vassalli".  Quin- 
di assai  prima  di  lui  mg/  Agostino  Fa- 
voriti, ne'  3.3  esametri  che  fece  incidere 
intorno  allastatua  di  marino  pario,  posta 
da  Giulio  II  al  fondo  del  con  idore  di  Bel- 
vedere, e  detta  volgarmente  di  Cleopatra, 
o  Arianna  abbandonata  da  Teseo  (di  che 
parlai  nMusEO  Vaticano),  l'introdusse  a 
parlare  colla  regina  Cristina  ,  dicendole 
graziosamente,  r///o<7»/o  solare  doleniem 
Rtgiiiam  Regina,  ed  invitandola  ad  am- 
mirare gli  avanzi  preziosi  dell'opere  grc- 
elie,  risparmiati  dal  furore  della  sua  gen- 
ie, per  riverenza  e  ammirazione  della  lo- 
ro bellezza.  Quando  nel  1680  Innocenzo 
XI  nel  dì  seguente  alla  morte  di  Berni- 
ni, mandò  a  regalare  la  regina,  richiese 
questa  al  cameriere  del  Papa,  che  si  di- 
cesse dello  sialo  lasciato  dal  cav.  Bernini? 
e  risposele  4  00,000  scudi  circa.  Essa  sog- 
giunse: Io  mi  vergognerei  s'egli  avesse  ser- 
vito me,  ed  avesse  lasciato  così  poco.  Pri- 
ma di  questo  tempo,  nel  visitare  Cristina 
i  monumenti  di  Roma,  pose  grande  al- 
lenzionea  lutlociò  che  si  riferiva  alla  sto- 
ria: ammirò  molto  la  statua  della  Verità 
scolpila  da  Bernini  ignuda  e  sedente  col 
sole  in  una  mano,  e  con  un  piede  sopra 
un  globo,  che  viene  scoperta  dal  Tempo. 
Il  cardinale  che  l'accompagnava,  disse  : 
Iddio  sia  lodato,  che  vostra  Maestà  facci.! 


S  V  E 

tanto  conto  della  verità,  non  sempre  gra- 
dita alle  persone  del  di  lei  grado!  Rispo- 
se ella:  Lo  credo;  ciò  proviene  dal  non 
essere  tutte  le  verità  di  marmo  !  Tra  le 
feste piìj  solenni,  datedal grandioso  e  ma- 
gnifico genio  della  regina  nel  palazzo Ria- 
rio,  meriterebbero  menzione  le  3  accade- 
mie da  lei  fatte  eseguire  io  onore  dell'am- 
basciatore d'Inghilterra,  da  Giacomo  li 
invialo  a  Innocenzo  XI:  chi  ne  ha  vaghez- 
za di  conoscerne  la  descrizione,  può  ap- 
pagarla con  leggere  Cancellieri,  che  a  p. 
2^3  ne  fa  la  splendida  descrizione  ,  con 
ragionamento  eloquente  e  applaudilo  di 
rag.r  Albani  poi  Papa.  Avvezza  la  regi- 
na a  un  trattamento  regio,  in  ogni  circo- 
stanza esigeva  le  più  gran  distinzioni,  co- 
me rilevasi  dalla  slampa:  Prospelto  e  ni)- 
paralo  del  palco,  nel  quale  si  rica-e  la 
regina  Cristina  (li>7vezia  ne' giorni  di  car- 
nevale ^  per  vedere  il  corso  depalii,  e  la 
comparsa  delle  nia<ichcre ,  disegnato  e  in  • 
tagliato  in  acqua  forte  da  Gio.  Battista 
Frt/f/^T.  A  vendo  risaputo  la  morie  del  prin- 
cipe Condè,  che  avea  sempie  amojiralo, 
scrisse  alla  Scuderi  ,  per  indurla  a  c<'le- 
brarne  la  memoria:  La  morte  non  m'in- 
quieta; l'atlendo senza  sfidarla,  né  temer- 
la. Alcuni  anni  dopo,  a' 19  aprile  iG8f), 
dopo  aver  vissuto  piìi  di  (i3  anni,  e  4  bi- 
stri in  Roma,  ove  si  mostra  ancora  la  ca- 
mera nel  palazzo  Corsini,  in  cui  terminò 
la  sua  gloriosa  carriera,  spirò  la  grande 
anima.  Il  Cresciinbeni  riferisce,  nella  /  i- 
ta  d' Alessandro  G«/r//.>»  Venne  a  morte 
la  sua  real  pruteltrice  con  sentimento  u- 
niversale  di  tutta  l'Europa,  e  particolar- 
mente de'  lelteiali,  a'  quali  mancava  in 
questa  gran  priiuipessa  un  apjMjggio  non 
minore  di  quello,  che  ottennero  i  poeti  ai 
tempi  felici  di  Mecenate  e  di  Augnslo.E- 
la  intornialo  il  regio  letto  dell'agonizzan- 
le  signora  dall'inconsolabile  Un  ba  de'suoi 
cortigiani,  ciascun  de'qiali  se  le  presen- 
tava, non  tanto  per  veileila,  sinché  vivea, 
quanto  per  esser  veduto  e  l>eneficalo  Quel 
l'anima  generosa  rimunerò  quanti  ebl>c 
presenti,  ma  ncn  ebbe  già  piesenie  AIcs  • 


S  V  E 

s.inilio,  clic  in  dispaile  piegando  il  cielo 
per  Io  felice  passaggio  dulia  sua  insigne 
benefalliice,  non  ebbe  cuore  s'i  merce- 
nario e  inferessato  da  prosliarsi  alla  mo- 
ribonda, per  iuipetrarne  soccorso  alla  sua 
allora  al)baiidoiiata  ,  ed  ancbe  angust  i 
fortuna".  Quindi  passa  il  Cresciinbeni  a 
nai  rare,comeCrislina  morì  cristianamen- 
te con  eroici  e  pii  sentimenti,  consolando- 
si colla  speranza  che  fosse  passata  a  mi- 
glior corona  sul  paradiso,  come  quello  che 
ne  aven  meritato  l'estimazione.  Dopo  il 
sin  qui  detto,  e  senza  asconderne  i  difet- 
ti, vanno  Ietti  con  molta  cautela  que'bui- 
grafi  che  ne  appaimarono  la  gloria,  forse 
anche  per  l'eroismo  di  sua  coiiversioneal- 
la  vera  cbiesa,  che  indispose  e  mosse  l'a- 
stio degli  scrittori  d'opposta  religione.  Es- 
si e  1  loro  copisti  la  dipinsero  di  bizzar- 
ra e  ineguale  condotta,  singolare  nell'ab- 
bigliamento,  onde  tanto  più  si  mostrava 
donna  quanto  più  aifeltava  di  non  appa- 
rirlo. Se  la  confessano  protettrice  delle 
lettere,  l'offendono  indegnamente,  come- 
chè  avesse  riunito  l'estensione  del  genio 
di  Giuliano,  e  il  carattere  benefico  di  Me- 
cenate.Rimarcano  un  contrasloe  un  com- 
plesso di  fierezza  e  grandezza  d'animo,  di 
franchezza  e  di  dolcezza,  d'orgoglio  e  di 
■vanità,  di  durezza  e  di  vendetta.  Che  il 
discernimento  e  penetrazione  de'suoi  lu- 
mi non  poterono  disforia  da' chimerici 
progetti,  dall'imprese  temerarie  e  da  i' 
lusioni.  Non  negano  però,  che  si  mostrò 
grande,  straordinaria,  e  che  eccitò  stupo- 
re. Cristina  lasciò  molle  opere  di  poca 
mole,  che  nella  più  parie  pubblicò  Ar- 
chenhoIznellesue.l/ewJonVjnel  lySi.Tra 
esse  vi  sono  le  inflessioni  sulla  vita  e  a- 
zioni  d' /llessandro  il  Grande,  ch'era  il 
suo  eroe;  e  le  fllemorie  della  sua  i'ita,  de- 
dicate a  Dio,  e  nelle  quali  se  giudica  con 
imparzialità  notabile.  11  suo  coi  pò  con  so- 
lenne pompa  fu  trasportato  pe' funerali 
alla  chiesa  di  s.  IMaria  in  Vallicella  dejì- 
Uppini,  e  l'apparato  fu  intaglialo  in  ac- 
qua forte  da  N.  Doiigny:  altra  incisione 
simile  di  R.  Andeannerl  rappresenla  la 


S  V  E  2% 

pompa  funebre  del  trasporlo  da  delta 
chiesa  a  s.  Pietro  in  Vaticano,  con  nume- 
rosa e  magnifica  cavalcata,  con  tutti  i  so- 
dalizi, il  clero  regolare,  la  famiglia  del  Pa- 
pa, tra  un  concorso  immenso  di  popolo; 
venendo  deposto  il  cor[»o  nella  navata  di 
mezzo  delle  s.  Giolle\  alicanedalla  parte 
dell'epistola,  ed  i  suoi  precordi  restano  vi- 
cini a  quelli  di  Benedetto  XIII. Nello  sles- 
so 16S9  furono  pubblicati  in  Roma:  7«- 
fermità,  morie,  funerale  della  R.  M.  di 
Cristina  Alessandra  regina  di  Svezia.  In 
Venezia  :  A.  de  Malangonelli  de  A  mado- 
ri, In  funere  Christinae  GotJiorum,P'an- 
daloruin,  ac  Svecomni  rrginae  panegy- 
ricus.  Nella  basilica  Vaticana, dopo  la  cap- 
pella dellaPietàe  vicinoa'quella  di  s. Se- 
bastiano, Innocenzo  XII  ordinò  e  Clemeu- 
te  XI  compi  un  nobile  cenotafio  alla  re- 
gina, con  disegno  del  cav.  Carlo  Fonta- 
na: i  putti  li  scoI[)'i  Lorenzo  Ottone,  e  Gio- 
vanni Teudon  fiancese  il  bassorilievo  e- 
sprimente  la  sua  solenne  abiura  fatta  iu 
Innspruck;  gli  ornali  in  bronzo  dorato  e 
il  gran  medaglione  simile  del  peso  di  5ooo 
libbre  col  suo  ritratto,  furonofusi  da  Gio- 
vanni Giardini.  Per  singoiar  coincidenza 
di  contro  è  il  monumento  sepolcrale  di 
Leone  XII, eretto  da  Gregorio  XVI, il  cui 
ascendente  fu  intimo  segretario  di  Cristi- 
na,l'encomiato  latinista  ed  esimio  lettera 
to  barone  Cappellari.  Neh  701  a'2  7  no- 
vembre fu  esposto  alla  pubblica  vista  e  di 
Clemente  Xi  il  medaglione  e  il  resto  del 
monumento  non  ancora  terminato,  e  dai 
critici  fu  trovato  di  cattivo  gusto, onde  il 
Fontana  fu  pure  acremente  censuralo  per 
aver  dichiaralo  al  committente  Innocen- 
zo XII  chela  spesa  non  avrebbe  supera- 
lo 3ooo  scudi,  mentre  il  solo  medaglio- 
ne e  gli  ornati  ne  costarono  jooo;  osser- 
vandosi inoltre,  che  con  minor  sptsa  si 
poteva  fare  più  magnifico.  Mg.r  France- 
sco Bianchini,  nel  t.  2,  p.  23  1  de'suoi  O- 
puscoli,  Roma  I  754)  illustrò  il  Deposito 
eretto  da  Clemente  XI  a  Cristina  regi- 
na di  Svezia  nella  basilica  f^'aticana.GW 
C.  Dartolomeo  Piazza  neliGf)!^  sotto  Iu* 


26o  S  V  E 

uocenzo  XII  avea  pubblicalo  neWEuse- 
vologio  romano  Iraf.  i  i,cap.  23:  Del  de- 
posito di  Cristina  Alessandra  regina  di 
Si'ezia  nella  basilica  J^alicana.  Prende 
argometilo  da  questo  per  parlare  erudi- 
tamente cofne  fu  costume  antico  degl'im- 
peratori e  re  d'essere  sepolti,  non  in  det- 
ta basilica  riservata  pe'soli  Papi,  ma  nel- 
l'atrio e  portici  per  riverenza  a'ss.  Pietro 
e  Paolo,  stimandosi  onorati  comedi  sta- 
re in  guardia  alleloio  porte.  Indi  dice  del- 
l'imperatrice Agnese  venuta  in  Roma  a 
far  penitenza  per  aver  fatto  eleggere  l'an- 
tipapa Onorio  II  contro  Alessandro  II,  la 
quale  maialasi  nel  palazzoLateranensedi 
s.  Gregorio  P'II,  questi  la  fiice  araorevol- 
roente  assistere  (nientr'era  perseguitato 
a  morte  dal  perfido  figlio  Enrico  IV),  le 
fece  in  morte  celebrare  solennissime  ese- 
quie e  deporre  nel  tempio  di  s.  Petronil- 
la della  basilica  Viiticaua,conepitallloclie 
riporta.  Poi  ricorda  il  nobilissimo  monu- 
mento sepolcraleedifìcalodaUrbauoV  III 
nella  medesima  alla  gran  contessa  I\Ja- 
//7^/ejaiagnanima  e  munifica  eroina  di  s. 
Chiesa;  quello  da  Sisto  IV  eretto  in  s.  Ma- 
ria d'Araceli  a  Caterina  regina  di  Bosnia 
(di  cui  anche  nel  voi.  LXVll,  p.  43,  ri- 
parlando della  Bosnia),  e  quello  che  fu 
dallo  slesso  Papa  ordinalo  per  Carlotta 
regina  di  Cipro  e  d'Armenia  nella  basi- 
lica (a  Sovrani  pallai  de'venuti  e  morti 
inIloma,e  dellesplendide  beneficenze  ri- 
cevute in  ogni  tempo  dalla  magnanimità 
de'Papi  veri  padri  comuni).  Per  ultimo 
celebra  Innocenzo  XII  pel  vago  e  magni- 
fico deposilo  decretalo  a  Cristina  figlia 
ubbidiente  della  chiesa  romana,  portan- 
do alla  religione  e  a  Roma,  e  ricevendo 
da  esse  altrellanto  di  splendore,  quanto 
di  spavento  e  stragi  le  recarono  le  bar- 
Lare  nazioni  de'goti  e  vandali  che  piìi  vol- 
le infelicemente  saccheggiarono  l'alma 
città.  Encomia  i  gran  talenti  e  virtù  sin- 
golari di  Cristina,  la  sua  grandezza  d'a- 
nimo culla  (juale  sì  fece  temere  e  amare; 
la  sua  applaudita  conversione  e  venuta  iu 
Roma,  Iriout'anle  dell'umane  grandezze, 


S  VE 
e  crede  che  il  suo  corpo  dalle  sagre  Grot- 
te Valica  ne,o  ve  fu  sepolta,  d'ordine  d'In- 
nocenzo XII  fosse  trasferito  nel  suo  mae- 
stoso deposito,  altro  trofeo  dell'mesauri- 
bile  apostolica  beneficenza.  Nel  museo  e 
pinacoteca  Mariotli,  oltre  un  somigliante 
busto  di  cartapisla  dorata  esprimente  Cri- 
stina, si  conservava  il  disegno  pel  suo  se- 
polcro,concepito  dal  celebre  gesuita  p.  An- 
drea Pozzi  e  dipinto  da  lui  sulla  tela,  seb- 
bene dipingesse  a  fresco  e  sul  muro,  come 
uella  sorprendente  opera  della  cupola  di 
s.  Iguiizio  e  altre.  In  tal  concetto  la  regi- 
na si  alza  dal  trono  ,  per  significarne  la 
rinunzia;  il  Tempo  le  presenta  lo  scettro 
e  le  corone,  ch'essa  cal[)esla  fiancheggia- 
ta dalle  4  virtù  cardinali.  L'urna  sembra 
un  altare,  ed  al  quale  sta  appoggiala  la 
Storia  con  uu  libro  aperto  e  seri  vendo  l'a- 
zione eroica,  il  di  cui  tempo  viene  indi- 
calo da  un  segno  del  zodiaco  dipinto  sul- 
la volta.  La  Gloria  poi  fibrata  sulle  sue 
ali,  impone  un  diadema  sulla  fronte  del- 
l'eroina. A  Cristina  furonoconiale  36  me- 
daglie (descritte  da  C.  R.  Berchius,  Se- 
rie Nuniisniatuin  ineniorialiiini,  regnan- 
te,  vÌK'enleque  Ckriuina  cusoruni  ;  e  da 
Elia  Brennero  ,  Thesaurus  nunimoruni 
si'eco-gotkicoruni  vetuslusj  e  nell'appen- 
dicu  alla  Biblioteca  Firmian,  contenente 
la  Haccolta  delle  medaglie  d'  uomini  il- 
lustri, MilanoiySS)  in  onor  suo  con  di- 
versi rovesci  e  iscrizioni.  A  indicar  quan- 
to fossero  grandi  le  idee  di  questa  donna, 
quella  battuta  dopo  la  sua  rinunzia  ha  la 
leggenda:  Parnaso  vale  più  del  Tronoj 
altra  col  suo  busto  nel  rovescio  ha  la  sfe- 
ra terrestre  col  mollo  intorno:  Ne  mi  bi- 
sognarne mibaslaj  altra  quasi  simile  col- 
le parole:  Non  sufjlcil.  Nella  sala  de'Con- 
servatori  di  Roma  in  Campidoglio  esiste 
il  suo  busto  in  marmo  bianco  con  iscri- 
zione, descritto  dal  p.  Silos  con  due  epi- 
grammi. 11  Cancellieri  riporta  molti  scrit- 
tori di  sua  vita,  o  che  ne  magnificarono 
le  gesta,  o  descrissero  gli  aneddoti  eie  no- 
tizie. Nel  suo  testamcnlo  rogalo  il  i  ."niar- 
zo  1 68c)  istituì  la  Regina  suo  erede  uni  ver- 


SVE 

salissimo  e  fiiluciarìo  il  cardinal  Azzolini 
(che  in  una  lettera  cliìacuò  il  mai^giorcar- 
cliiiale  e  il  maggior  uomo  tlel  mondo)"»! 
quale  per  !e  sue  incomparabili  qualità,  per 
i  meriti  propri,  e  per  quelli  che  si  è  ac- 
quistato con  noi,  nel  corso  di  tanti  anni, 
dobbiamo  questa  dimostrazione  di  aifet- 
to,  di  stima  e  di  gratitudine".  Narra  Can- 
cellieri, ch'egli  seppe  meritarsi  la  sua  gra- 
zia, mentre  stava  nel  collegio  dementi- 
no (.WSomaschi,  con  questo  tratto  di  spi- 
rito. Trovossi  colla  sua  camerata  tneutre 
la  regina  smontava  a  s.  Luigi  de'fiance- 
si.  Avendola  veduta  imbarazzata  per  non 
sapere  ove  posare  il  piede,  per  esser  la  stra- 
da imbrattala  di  fango,  egli  prontamen- 
te si  tolse  il  suo  mantellino  nero  e  grazio- 
samente lo  distese  per  terra,  allinchè  vi 
passasse  sopra,  come  fece,  alTezionandosi 
fin  da  qu(-l  punto  a  sì  obbligante  e  ama- 
bile giovinetto.  Tanto  riporta  Cancellie- 
ri; nondimeno  mi  permetterò  un  riflesso, 
oltreché  già  dissi  che  Azzolini  era  cardi- 
nale quando  venne  in  Roma  la  regina.  A 
quest'e()ota  essa  avea  compiti  29  anni,  e 
il  cardinale  ne  contava  43!  Nell'istesso  an- 
no iG8c)  il  cardinal  Azzolini  e  Innocenzo 
XI  seguirono  la  regina  nel  sepolcro,  on- 
de il  nuovo  Papa  Alessandro  Vili  Olio- 
boni,  come  già  rilevai  anche  a  Bibliote- 
ca Vaticana,  e  riparlando  di  questa  a 
Stamperia  Vaticana,  a  impedire  che  gli 
eredi  del  cardinale  e  il  prelato  Azzolino 
suo  nipote  nell'alienarne  le  sostanze,  si  di- 
speidesse  la  preziosa  libreria  della  regina, 
l'accjuislò  per  la  modicissima  somma  di 
8000  scudi  d'oro,  e  prelevali  lutti  i  libri 
stampati  e  100  codici,  che  donò  al  proprio 
pro-nipote  cardinal  Olloboni  (dal  quale 
poi  passarono  alla  Biblioteca  Vaticana  , 
quando  per  munilìcenza  diBenedetloXl  V 
per  essa  acquistò  l'Ottoboniana,  e  così  si 
riunirono  alla  collezione,  come  notai  nei 
citali  articoli),  gli  altri  iqoo  codici  collocò 
nella  Biblioteca  Vaticana,  ed  a  memoria 
\i  lii  posta  marmorea  lapide  nel  1  (.Ì90,  ol- 
tre la  medaglia  die  si  conio  coll'epigra- 
fe;  Adduo  ili  f^alicano  SìI/jìciUìuc  /idOti- 


SVE  261 

lo  ex  regiis  Chrisiinae  thesaiu'ìs.  Dal  no- 
raedel  Fapa odal  2. "della  regina, la  stan- 
za ove  fcuono  disposti  i  codici  fu  deno- 
minata Alessandra,  e  poi  ornata  di  pit- 
ture da  Pio  VII,  come  si  legge  nell'iscri- 
zione che  vi  fu  posta.  Come  ognun  ve- 
de, per  compiere  le  cronologiche  notizie 
della  tanto  celebrata  Cristina,  preferii  di 
non  interrompere  il  filo  di  quelle  della 
Svezia  e  de'suoi  successori,  che  ora  vado 
a  riprendere. 

Carlo  X  assunto  al  trono  della  cugina 
nel  1 654,  avea  appreso  l'arte  della  guer- 
ra dal  famoso  generale,Torstenson  che  a- 
vea  il  supremo  comando  degli  eserciti  sve- 
desi in  Germania,  e  si  educò  a  quell'atti- 
vità militare  colla  quale  segnalò  il  suo  re- 
gno, essendo  stato  fatto  generalissimo  nel 
1648,  quando  poco  dopo  si  seguo  il  trat- 
tato di  Westfalia.  La  prudente  e  mode- 
rata sua  condotta,  e  il  suo  accorgimento 
gli  conciliarono  la  stima  di  Cristina  e  ac- 
celerarono il  suo  innalzamento.  Strinse 
tosto  le  redini  del  governo  con  mano  fer- 
ma e  sicura,  avenilo  le  qualità  e  i  talenti 
necessari  per  seguir  le  orme  di  Gustavo 
1.1  Adolfo  suo  zio,  per  sostenere  la  Svezia 
a  quel  grado  di  potenza  e  gloria  cui  era 
giunta.  11  suo  regno  fu  una  serie  d'impre- 
se ardite,  di  gesta  notabili,  d'avvenimenti 
straordinari.  Giovanni  II  Casimiro  re  di 
Polonia,  uscito  per  SigismondoIII  suo  pa- 
dre dal  sangue  de'Wasa,  mosse  preten- 
sioni alia  corona  di  Svezia,  e  proteslòcou- 
tro  la  sua  elezioue  qual  successore  di  Cri- 
stina, Le  intraprese  negoziazioni  non  po- 
terono ristabilire  l'armonia,  e  non  fecero 
che  inasprire  gli  animi.  Carlo  X  alleatosi 
col  principe  di  Ti-ansilvania,  nel  1 65 J  in- 
vase la  Polonia,  e  disfatti  i  polacchi  in  mol- 
ti incontri,  prese  Varsavia  e  poi  Craco- 
via, ricevendo  il  giuramento  di  fedeltà  dai 
polacchi.  Giovanni  li  essendo  fuggito  in 
Slesia  invocò  l'aiuto  dell'iuiperalore,  dei 
danesi,  de'russi,  e  di  Alessandro  VII  che 
gl'invio  per  nunzio  mg.'Pignallelli  poi  In- 
nocenzo XII.  Raccontai  a  Polonia  quanti 
grandi  soccorsi  Alessandro  VII  gli  luruì, 


26a  S  V  a 

menile  iiiRorna  a  un  tempo  dovea  aiutare 
Cristina,  eccitando  calorosamenle  i  prin- 
cipi cattolici  a  difenderlo.  Nel  1 656  Cai  lo 
X  occupò  la  Prussia  e  costrinse  l'elettore 
a  riconoscersi  vassallo  della  Svezia.  Es- 
sendosi parte  de'polacchi  sottratti  dal  suo 
giogo,  con  nuove  vittorie  lisottomise,coin- 
j)eusando  l'elettore  che  l'a vea  aiutato  col 
renderlo  indipendente  dalla  Polonia.  A- 
■vendo  il  czar  Alessio  fatte  alcune  scorrerie 
inlsvezia,gli  furonocedutediverse  fortezze 
l'd  acconsenti  nel  1 658  a  una  tregua.  I  suc- 
cessi di  Carlo  X  avendo  ingelosito  la  Da- 
nimarca, e  intimorito  Francia  e  Inghil- 
terra, lai. 'attaccò  la  Svezia,  onde  il  re  dal- 
la Polonia  corse  a  respingere  i  danesi,  in- 
sorgendo intanto  i  polacchi  a  ristabilire 
il  loro  re.  Carlo  X  rapidamente  sottomi- 
se  l'  Holstein,  Io  Schleswig  e  il  Jutland. 
Con)battè  i  danesi  ancl/e  sul  ghiaccio  del 
piccolo  Belt,  e  vittorioso  entrò  nell'isola 
Fionia,  e  poi  in  quella  di  Seland,  spar- 
gendo il  terrore  a  Copenaghen.  Federico 
HI  re  di  Danimarca  gl'invio  negoziatori, 
e  colla  mediazione  di  Francia  e  Inghil- 
terra nel  i658  sottoscrisse  un  trattalo  a 
Pioschild,  pel  quale  Carlo  Xebhe  molle 
Provincie  e  Ira  esse  la  Scania,  l'Ilalland 
e  il  Bleckingen,  situate  sull'altra  sponda 
del  Sund,  e  queste  restarono  alla  Svezia, 
la  quale  ebbeil  mare  per  confioecolla  Da- 
nimarca. Uno  de' negoziatori  danesi  nel 
sottoscrivere  la  cessione,  disse:  Vorrei  non 
saper  seri  vere!  Nella  Svezia  dopo  l'ardito 
passaggiodel  Belisi  coniò  la  medaglia  col 
molto:  Natura  hoc  clchidt  uni.  Contutto- 
ciò  Carlo  X  non  era  soddisfatto,  ed  aspi- 
rando a  unire  la  Danimarca  alla  Svezia, 
o  almeno  indebolirla  per  non  più  temer- 
ne, con  pretesti  si  presentò  all'assedio  di 
Copenaghen,  ma  fu  lespinto,  mentre  la 
sua  flotta  era  messa  in  disordine  dalla  da- 
no-olandese.  Lasciata  Copennghen  bloc- 
cata, si  recò  in  Isvezia  per  soccorsi,  ma  la 
morte  d'un  tratto  lo  sbalzò  in  Gotheni- 
Lurg  nella  tomba  a'aS  febbraio  1660.  E- 
gli  ambiva  l'impero  del  Nord,  e  voleva 
ampliar  la  monarchia  svedese  fino  all'  O- 


S  V  E 

ceano  settentrionale. Àvea  ancora  piia  va- 
sti progetti,  cioè  di  passare  in  Italia  ctju 
polente  llolla  come  un  2.°  Alarico,  per 
mettere  ancora  una  volta  Roma  sotto  il 
potere  de' goti,  senza  però  distruggere  i 
monumenti  delie  scienze  e  delle  arti.  Di 
spirito  illuminato,  parlava  molle  lingue, 
proteggeva  i  dotti  e  s'mlerteneva  fimi- 
liarmente  con  quelli  che  sovente  aduna- 
va intorno  a  se.  Era  fiero  e  nobde,  e  pre- 
tendeva di  ristabilire  in  Isvezia  il  dispo- 
tismo.Gli  successe  il  figlio  Carlo  XI  di  5,o 
megliodii5  anni, sotto  la  tutela  della  pro- 
pria madre  Edwige  Eleonora  d'Holstein- 
Gottorp,  e  d'un  consiglio  secondo  il  pa- 
terno testamento;  ma  a  (|uesto  gli  stati  so- 
stituirono 5  grandi  dignitari  [jer  ammi- 
nistrare il  resfuo.  Il  ristabilimento  della 
pace  fu  ili  ."oggetto  a  cui  intesero,  e  fu 
conclusa  a  Oliva,  per  la  quale  assicurate 
le  conquiste  all'est  del  Baltico,  Giovanni 
II  fece  rinimzia  formale  di  sue  pretensio- 
ni al  trono  di  Svezia.  La  pace  colia  Da- 
nimarca restituì  a  questa  soltanto  l'isola 
di  Bornholm,e  il  distretto  di  Dronlheiin 
o  Nidrosia  in  Norvegia,  mediante  un  e- 
quivalenle  a  flivore  degli  svedesi.  Indi  i 

russi  restituirono  le  fortezze.  La  sa""ezza 

00 

della  reggenza  non  appagò  la  nazione  sul 
governamento  interno,  entrò  il  disordine 
nelle  finanze,  e  si  aumentarono  arbitra- 
rie imposte,  il  popolo  malcontento  pro- 
ruppe in  minacce,  e  due  partiti  potenti 
accrebbero  i  mali.  Carlo  XI  assunse  il  go- 
verno nel  1672,  diretto  dallo  zio  Magno 
di  la  Cardie,  la  cui  abilità  strinse  f  allean- 
za con  Inghilterra  e  Olanda  per  osteggiar 
Luigi  XIV;  ed  il  re  si  dichiarò  per  Fran- 
cia, e  fece  occupar  la  Prussia  per  esser- 
si dichiarata  contro  di  essa.  Ma  l'  elettore 
Federico  Guglielmo  il  Grande,  àa\  Pieno 
portatosi  contro  gli  svedesi,  li  sconfisse 
compiutamente.  Allora  idanesi  per  ricu- 
perare il  perduto  penetrarono  in  Isvezia, 
venendo  battuti  dal  re  nel  1677  a  Helm- 
stadt,  nella  famosa  battaglia  di  Lund,  a 
Landscrona,  onde  evacuai  ono  il  paese  in- 
quietando lecoslccogliolandcsi,i  quali  poi 


ò  V  K 

pel  trdllato  di  Nimega  cessarono  le  osli- 
lifà,  e  Francia  cosliiiise  gli  altri  nemici  di 
Svezia  a  ravvicinarsi  alla  corte  di  Stock- 
IkJqi.  Pelò  Carlo  XI  cede  alla  Prussia  al- 
cuni luoghi  di  Pùmeiania,esi  obbligò  pa- 
gar una  somma  alla  Danimarca,  conve- 
nendo al  suo  matrimonio  con  Cliica  E- 
leoiiora  sorella  del  re  danese  Cristierno  V. 
Intanto  ì   partiti    fomentavano   1'  inter- 
na agitazione,  senza  che  il  re  prendesse 
parte  a  tali  gravi  tmnulti,  e  soggiacque  al 
senato  che  divenne  il  suo  consigliere,  D)sn- 
tre  prima  era  un  magistrato  interposto  tra 
esso  e  i  rappresentanti  delia  nazione.  Rin- 
novata r  alleanza  con  Fiancia,  Carlo  XI 
risolse  di  restar  neutro  alle  guerre  che  po- 
tevano insorgere  tra  gli  altri  stati  d'Eu- 
ropa, indi  ridusse  il  senato  a  non  essere 
che  il  consigliere  del  principe,  e  i  senatori 
a  non  aver  cheli  volo  consultivo,  ed  in  una 
dieta  straordinaria  il  clero,  i  cittadini  e 
gli  agricoltori, per  umiliar  la  nobiltà  che 
troppo  ormai  dominava,  conferirono  al 
re  l'autoritù  assoluta  e  volle  subordinate 
a  lui  le  leggi,  lasciandolo  padrone  d'usar 
i  mezzi  più  convenienti  nel  governo  del 
regno.  Ricuperata  l'assoluta  autorità  so- 
vrana, fedele  al  suo  sistema  pacifico,  in- 
tese principalmente  a  migliorare  l'ammi- 
nistrazione interna,  e  per  regolare  l'im- 
posizioni continuò  a  convocar  gli  sta  ti.  Nin- 
na parte  di  essa  fu  negletta,  e  tranne  l'e- 
secuzione talvolta  dura  e  ingiusta  del  de- 
creto sul  reclamo  de'  beni  della  corona, 
the  dopo  Gustavo  II  erano  passali  in  di- 
verse guise  nelle  grandi  famiglie,  tutte  le 
provvisioni  furono  fa  Ite  con  saggezza  e  con- 
dotte con  moderazione.  Le  principali  i- 
slitiizioni  di  Carlo  XI  esistono  ancora:  so- 
no desse  sopì  a  lutto  la  conformazione  liel- 
l'esercilo  nazionale,  il  catasto  per  l'inipo- 
sta  sui  predi,  la  banca  di  Stockholm,  la 
polizia  medica  e  quella   delle   pubbliche 
strade.  Creò  il  porlo  di  Carlscrona,  per- 
fezionò le  leggi  marittime,  e  fece  scavar 
i  primi  canali.  Le  manifatture  >i  svilup- 
parono molto  sotto  il  suo  regno,  il  com- 
mercio crebbe  considerevolmente;  le  lì- 


i>  V  E  ^f,^ 

iiaiize  ridotte  a  più  solida  condizione,  le 
scienze,  le  lettere  e  l'arti  ottennero  gran- 
di incoraggiamenti.  Carlo  XI  fece  viag- 
giare dotti  e  artisti,  per  l'acquisto  di  nuo- 
vi lumi,  dotò  di  rendila  fissa  l'uni  versila 
di  Lund  nella  Scania,  fondata  nel  i  6(38 
durante  la  sua  luinorilà;  fiorendo  (juella 
d'Upsal  pegli  studi  dell'antichità,  cricevè 
notabile  increiueoto,oadepoi  si  eslesesul- 
la  Storia  naturale,  botanica  e  astronomia. 
-Nel  I  694  il  re  si  recò  a  Torneo  per  vede- 
re ii  f-inomeno  del  solstizio,e  nel  seguente 
iir.no  vi  mandò  due  matematici   svedesi 
p.M-  importanti  osservazioni,  di  cui  pub- 
blicarono i  risultati.  Carlo  XI  non  era  do- 
ta to  del  le  bri  Hauti  qualità  chea  vea  no  reso 
luminosi  molti  de'suoi  predecessori, e  seb 
bene  la  sua  educazione  era  stala  negletta, 
avea  ricevuto  dalla  naluiagiuilizio  retto, 
ragione  maschia  e  forte.  L'esperienza  e  l'u- 
more dell'applicazione  svilupparono  tali 
disposizioni,  e  dieron»  loro  un'influenza 
energica  sui  destini  della  nazione:  la  se- 
rietà dominava  nel  suo  carattere,  elagra 
vita  nel  suo  contegno.  Un  giorno  che  la 
regina  volea  parlargli  d'alfari, colpita  dal- 
le lagnanze  del  popolo  oppresso  da' tri- 
buti e  indispettito  dal  rialzato  prezzo  del- 
le monete  per  pagar  i  debili  dello  slato, 
duramente  le  disse:  Signora,  noi  vi  ab- 
biamo scelta  perchè  ci  deste  de'figli  e  non 
de' consigli.  Nel  1692  avendo  la  Livonia 
fallo  rimostranze  per  essere  stata  spoglia 
la  de'suoi  privilegi,  il  re  condannò  a  mor 
tePaikul  che  con  eloquenza  avea  perora 
lo,  e  5  landraths  o  consiglieri  di  slato  che 
aveano  sottoscritta  l'istanza:  il  [."fuggì  in 
Polonia,  agli  altri  commutò  la  pena  in  6 
anni  di  prigionia.  Carlo  XI  dojioaveruel 
1Ó81  ereditato  il  ducato  diDuePonli,  mo- 
rì in  Stockholm  quasi  improvvisamente 
a'i  j  aprile  1697,  lasciando  i  seguenti  figli 
nati  da  Ulrica  Eleonora:  Carlo  XII  bel- 
licoso e  in  cui  trasfuse  l'illimitato  suo  po- 
tere, Edwige  moglie  del  ihica  d'Holstem, 
0  Lirica  Eleonora  maritala  col  principe 
ereditario  d'.Vssia-Cassel  e  poi  regina  di 
Svezia.  Terminò  di  vivere  ucl  momento 


264  S  V  E 

in  cui  raccoglieva  il  frutto  de'suoi  trava- 
gli, chiamato  quasi  da  tutta  Europa  a  me- 
diatore delle  negoziazioni  die  produsse- 
ro la  pace  di  Piyswick.  Trasmise  al  figlio 
un  regno  fiorente,  un  esercito  e  una  flot- 
ta del  pari  rispettabili  ,  e  un  tesoro  che 
maiavea  posseduto  alcun  sovrano  delset- 
lentrione.  Il  suo  lungo  reggimento  fu  det- 
to da  alcuni  il  secolo  di  Pericle  per  la  Sve- 
zia; altri  Io  tacciarono  d'estrema  durezza. 
Carlo  XII,  V Alessandro  del  Nord,  nac- 
que in  Sloclvholm,  fu  educato  con  gran 
diligenza  e  istruito  da'dotli  più  ragguar- 
devoli del  paese  nelle  lingue,  nella  storia, 
nella  geografia  e  nelle  matematiclie.  En- 
rico Denzelio  teologo  profondo  e  somma- 
mente ligio  alla  confessione  augustana,lo 
ammaestrò  nella  religione  e  gì' ispirò  sì 
gran  fiducia  di  se,  che  poi  lo  fece  arcive- 
scovo d'Upsal.  Sebbene  conoscesse  l'idio- 
ma francese,  non  volle  mai  usarlo.  Tia 
le  sue  prime  letture,  preferì  quella  di  Q. 
Curzio,  e  le  gesta  d'Alessandro  il  Gran- 
de fecero  una  viva  impressione  nella  sua 
fervida  mente.  Successo  al  padre  sotto  la 
reggenza  dell'ava  Edwige  Eleonora,  im- 
paziente di  regnar  da  se  solo,  coli' aiuto 
di  Pipei',poi  conte  del  regno  e  suo  mini- 
stro fnvorito,  si  fece  dichiarar  maggioren- 
ne dii5  anni  nello  stesso  1697  a'27  no- 
vembredagli  slati,  e  a'24  dicembre  fu  co- 
ronato. IS'olossi  in  questa  ceremonia  ch'e- 
gli strappò  la  corona  dalle  mani  dell'ar- 
civescovod'Upsal,e  se  la  pose  in  testacon 
un  tuono  di  grandezza  e  fierezza  che  im- 
pose a  tutta  l'assemblea.  Il  giovane  mo- 
narca dimostrava  poca  disposizione  ad  at- 
tendere agli  affari;  gli  esercizi  violenti  e 
principalmente  la  caccia  degli  orsi  erano 
il  dominante  suo  gusto.  Ignorava  ancora 
i  mezzi  di  celebrità  e  di  gloria  chea  lui 
davano  un  carattere  fermo  e  uno  spirilo 
elevato,  unitamente  a  costituzione  sprez- 
zatrice  d'ogni  fatica;  ma  l'occasione  dico- 
uoscorsi  cdi  cominciare  una  corsa  atliva 
si  presentò  in  breve.  Da  lungo  tempo  la 
preponderanza dellaSvezia  nelsettentrio- 
\ic  t:ccilavu  la  gelosia  delle  limitrofe  pò- 


S  V  E 

lenze,  che  sempre  aspiravano  al  momen- 
to op[)orluno  d'indebolire  una  suprema- 
zia che  le  umiliava.  La  di  lui  giovane  etk 
e  inesperienza  parve  a'  suoi  vicini  occa- 
sione favorevole  per  far  de'conquisli  sul- 
la Svezia,  e  staccarne  le  porzioni  ch'era- 
no loro  vantaggiose.  Con  questa  vista  lo 
zio  Cristierno  V  re  di  Danimarca,  e  Au- 
gusto II  re  di  Polonia  ed  elettore  di  Sas- 
sonia si  collegarono  nel  1699  col  czar  Pie- 
tro I  il  Grande  contro  Svezia,  con  guer- 
la  che  si  estese  per  tutto  il  Nord,  e  durò 
più  di  20  anni  :  il  [ìnimogià  Io  era  col  du- 
ca d'Holstein  amato  cognato  e  confedera- 
to del  re  di  Svezia  e  tentava  spogliarlo. 
Carlo  Xll  nel  1700  volle  energicamente 
prenderne  la  personale  difesa:  uscito  a  un 
tratto  dalla  sua  indifferenza,  fece  attonito 
il  consiglio  pel  vigore  delle  provvisioni 
che  propose.  Dopo  alcune  deliberazioni 
ioloruo  al  governo  interno,  s'imbarcò  a 
Carlscrona  con  truppe  e  3o  vascelli  di  li- 
nea, oltre  un  gran  numero  di  bastimenti 
minori, rinforzati  da  una  squadra  anglo- 
olandese;corse  in  aiuto  del  duca  cognato, 
dissipò  la  flotta  danese,  penetrò  nel  cuore 
della  Danimarca,  né  si  ritirò  se  non  dopo 
d'aver  costretto  il  re  a  Thra ventilai,  di 
rinunziar  alla  federazione  co'suoi  nemici 
e  di  dare  piena  soddisfazione  a!  duca,  e  ol- 
la restituzione  de'dirilti  di  cui  si  voleva 
spogliarlo.  Nulla  chiese  per  se,  e  tultociò 
che  i  danesi  aveauosonuninistrato  al  suo 
esercito  fu  loro  pagato,  avendocuratoche 
i  soldati  non  commettessero  eccessi.  Con 
(|uesta  I  ."spedizione  ebbe  principio  altresì 
il  genere  di  vita  semplice,  frugale  e  duro, 
cui  Carlo  XII  tenne  per  tutto  il  rimanen- 
te de'suoi  giorni.  Non  più  distrazioni,  non 
più  frivoli  divertim.euli;  il  vino  fu  ban- 
dito dalla  sua  mensa,  e  uu  pane  grosso 
era  talvolta  il  solo  suo  nutrimento.  Dor- 
miva sovente  sulla  terra,  ravvolto  nel  suo 
mantello-.veslivaunsoloabitoazzuirocou 
bottoni  di  rame, portava  grandi  stivali  li- 
no oltre  il  ginocchio  e  guanti  di  buffalo. 
I\Ia ni festò  sempre  la  massima  iudiffereii- 
z.a  per  ledouue,cd  a  uiuua  riuscì d'otleue- 


S  V  E 

re  impero  su  (li  lui. Ria  non  bastava  l'aver 
ridollo  la  Danimarca  alla  pace,era  d'uopo 
rìpulsar  gli  attacchi  del  re  di  Polonia  e 
delc7.ardi  Russia,strascinati  nei  loro  am- 
biziosi progetti  contro  Sve?.ia  dalli vonese 
Paikuljclie  cercava  di  vendicarsi  de'diiii 
traltan)enti  di  Carlo  XI  e  di  sua  condon- 
na. Dopo  essere  Carlo  Xll  tornalo ne'stioi 
stati,  impaziente  di  combattere  i  duemo- 
narclii,  parli  dalla  sua  capitale,  che  non 
pili  rivide,  andò  in  traccia  de  russi,  ed  ai 
3o  novembre  con  8000  nomini  sconfisse 
gli  80,000  russi  a  Narva  che  l'assediava- 
no, con  più  di  3o,ooo  morii:  gli  ufllziali 
russi  comandanti  dal  duca  di  Croy,  si  die- 
rono  al  vincitore  che  gli  accolse  in  forma 
dolce  e  umana,  fece  restituir  loro  la  spa- 
da, e  spinse  la  generosità  sino  a  far  loro 
distribuir  denaro.  In  occasiotie  di  tal  vit- 
toria si  comò  a  Stockholm  una  medaglia 
su  cui  da  una  parte  vedevnsi  un  russo, un 
danese  e  un  polacco  incatenati,  e  dall'id- 
Ira  Ercole  colla  clava  che  calpestava  Sullo 
i  piedi  Cerbero, con  quest'epigrafe:  Tivs 
uni  conudit  ìctu.  Il  czar  e  il  re  di  Pulo- 
nia,scnz'e8sere inaspriti  per  la  luro  disfat- 
ta, strinsero  vieppiii  la  loro  alleanza,  ed 
in  una  conferenza  a  Birsen  concertarono 
un  nuovo  piano  d'attacco  contro  Carlo 
XII.  IMa  l'altività  di  questi  prevenne  le 
loro  o[)erazioni:  entiò  in  Livonia,  passò 
la  Divina  e  balte  i  sassoni;  trascorse  quin- 
di nella  Cnrlandia,  ed  espugnò  Abltau  in 
im  alle  città  del  ducato  con  incredibile  im- 
petuosità.Voltosi  poi  alla  Lituania,  giun- 
se in  Birsen,  ove  poco  prima  aveano  con- 
giurato alia  sua  perdita:  tutto  piegò  di- 
nanzi a  lui.  Allora  egli  concepì  il  disegno 
di  detromzzare  il  redi  Polonia, e  per  e- 
se^uirlo  unì  le  sue  armi  a'  maneyi'i  del 
cardinal  lìadziewski  primate  di  Gnesna, 
the  avea  avversata  l'elezione  d'Augusto 
11,  in  uno  al  vescovo  di  Posnania,  di  che 
fiì  indignato  Papa  Clemente  XI.  Avendo 
i  pol.icchispeditoal  cavallerescuCarloXl  I 
andjasciatori  per  trattar  la  pace,  rispose 
che  avrebbe  negozialo  a  Varsavia,  la  qua- 
le al  suo  presentarsi  gli  aprì  le  porlo  nel 


SVE  20  7 

maggioi  702.  Ivi  dichiarò  con  un  manile* 
sto.chc  si  (lilliiseper  tuttaPolonia.chenoii 
uscirebbe  dal  regno  ove  prima  Augusto 
II,  che  considerava  illegittimo  e  nemico 
di  lui  e  della  repubblica  polacca,  non  fos- 
se tornato  in  Sassonia  e  gli  fosse  dato  im 
successore.  Postosi  indi  m  marcia  con 
10,000  uomini  per  passar  in  Polonia,  lo 
trovòapposlatocon  un  esercito  di  22,0  00 
a  Clissow,  (pialche  lega  distante  da  Cra- 
covia. A'  1 9  giugno  s'impegnò  il  combat- 
timento,e  la  vittoria  decisiva  fu  degli  sve- 
desi, sempre  seguaci  della  dotta  tattica  e 
severa  disciplina  di  Gustavo  II,  condotti 
da  un  capo  a  cui  ninna  gesta  sembrava 
paurosa, e  che  dava  loro  l'esempio  del  più 
brillante  valore,  quindi  superavano  tutti 
gli  ostacoli  e  si  accingevano  all'  imprese 
più  ardite.  Il  terrene  si  sparse  pel  ^Ol•d, 
ma  il  re  non  volle  far  una  pace  che  l'a- 
vrebbe reso  arbitro  del  setlenlrione,  e  for- 
se dell'Europa  intera.  Nel  i  708  si  raccol- 
se a  Varsavia  una  dieta  per  privar  della 
corona  lo  sfortunalo  Augusto  II,  e  fiat- 
tanto  l'armi  di  Carlo  XII  fecero  nuovi 
avanzamenti.  Il  1  .'maggio  seguì  la  batta- 
glia a  Pultausk  sul  INaren,  ove  sconfisso 
5ooo  cavalieri  sassoni  che  opposero  lieve 
resistenza;  indi  formò  il  blocco  di  Thoin, 
e  in  capo  a  3  mesi  lormalmenle  a^sedllJ 
la  piazza,  impadronendosene  a'i4  otto- 
bre. Avendo  l'assemblea  di  Varsavia  di- 
chiarato nel  I  704  Augusto  li  incapace  al- 
la corona,  Carlo  Xll  i'cce  eleggere  con- 
tro la  con)uue  espellazione  Stanislao  [ 
Lesczyoski,  signoie  polacco  che  avea  co- 
nosciuto a  caso,  ma  il  quale  n'3  1  agosto  fu 
sloggialo  dal  suo  rivale  da  Varsavia;  bre- 
ve però  fu  il  liioiilò  di  .-Xaguslo  II,  e  if  re 
di  Svezia  a'aq  ottobre  ricondusse  a  \'ai- 
savia  Stani>lao  1.  Carlo  XII  sempre  di 
trionlòìn  trionfoobbligònel  1  7u()Auguslo 
li  a  chieder  la  pace,  elicgli  fu  accordata 
a'?!  settembre  col  trattilo  d'.VIt-Uaen- 
•sladt,  le  cui  conilizioni  principali  furono: 
I  ."^Che  .\u2ust0  1 1  nel  cedere  a  Stanislao 
1  il  Irono,  conserverebbe  il  titolo  e  gli  o- 
uoridi  re;  2.°  Iruneheiebbcogui  alleanza 


266  S  V  E 

col  czar;  3.°  lesliluirebbe  in  libertà  i  prin- 
ti[)i  Giacomo  e  CosUTnIino  Sobieski  fi- 
glici» Giovanni  111;  ^."conses^iìevehhe  lut- 
ti i  disertori  ch'erano  passati  a'suoi  sol- 
di, insieme  al  suddetto  livonese  Patkul, 
the  fece  arrostir  vivo  e  squartare,  coa- 
tro il  diritto  delle  genti,  perchè  era  allo- 
la  andjasciatore  dello  czar  ad  Augusto  li, 
tratto  di  barbarie  che  la  posterità  non 
perdonò  all'  eroe  della  Svezia.  Tornalo 
Augusto  11  in  Sassonia,  Carlo  XII  vi  fece 
vui'uivasione,  eneli  707  trovandosi  pres- 
so Dresda  coU'esercito,  prese  al  re  il  ca- 
priccio di  staccarsene  per  andare  a  con- 
gedarsi con  Augusto  11  che  avea  detro- 
nizzato, colla  sola  compagnia  di  4  uflizia- 
li  circa.  Augusto  II  ne  restò  sorpreso,  ed 
ebbe  appena  tempo  di  pensare  a'vantag- 
gi  chepotea  ritrarre  dall'imprudenza  del 
suo  nemico.  Carlo  XII  dopo  aver  fatto 
secului  colazione  all'  amichevole,  si  fece 
mostrare  le  fortificazioni,  parlando  con 
tuono  imperioso  come  fosse  inStockhoIm. 
Hicusò  anche  seccamentedi  graziar  un  li- 
vonese proscritto,  di  cui  Io  richiese  Au- 
gusto II,  e  da  questi  si  licenziò  abbrac- 
ciandolo,raggiungendo  la  sua  armata  che 
trovò  pel  passo  latto  nella  maggior  iu- 
quieliludine.  Nel  dì  seguente  Augusto  H 
radunò  un  consiglio,  per  deliberare  su 
«|uauto  avea  dovuto  fu-  nel  dì  innanzi  ! 
]^are  che  (piesto  fitto  accadesse  prima 
della  pace.  Essendo  il  re  in  Sassonia  voi 
le  veder  la  pianura  di  Lutzen,dove  Gu- 
stavo lì  riportò  quella  vittoria  che  gli  cu 
sto  la  vita.  Contemplandone  il  sito,  escla- 
mò: Ho  procurato  di  vivere  coni'  esso  ; 
forse  Iddio  m'accorderà  un  giorno  una 
simile  morte.  Prima  di  lasciar  la  Germa- 
nia, il  re  di  Svezia  chiese  all'imperatore 
Giuseppe  I  la  libertà  di  coscienza  pe'lu- 
lerani  di  Slesia,  ed  il  capodell'imperonou 
osò  opporsi  alla  sua  domanda,  né  ad  al- 
tre pretensioni.  Clemente  XI  si  gravò  a- 
niaramente  dell'  iiiique  condizioni  della 
pace  cP  Alt-Piaenstadt,  pel  pregiudizio  re- 
cato alla  propagazione  della  lede,  all'e- 
sercizio del  culto cattolico,ullu  salute  del- 


SV  E 

l'anime  e  alla  s.  Sede,  e  scrivendo  al  car- 
dinal Cristiano  di  Sassonia  e  ad  Augusto 
II,  annullò  e  riprovò  gli  articoli  del  trat- 
tato lesivi  e  dannosi  al  catlolicismo  e  al- 
l'ecclesiastica giurisdizione;  onde  Augu- 
sto lì  rivocò  poscia  il  trattato  e  lo  con- 
dannò, per  dimostrarsi  ossequioso  al  su- 
premo capo  della  Chiesa.  Dipoi  il  Papa 
scrisse  all'imperatore  Carlo  VI,  esortan- 
dolo a  considerar  nullo  tale  trattato,  a 
cui  avea  acceduto  il  predecessoreGiusep- 
pe  I,  acciò  non  venisse  mai  ad  elfettuar- 
si.  Nel  1708  rientralo  Carlo  XII  in  Po- 
lonia, e  lasciati  6000  combattenti  a  Sta- 
nislao I  per  difendere  il  suo  Irono,  for- 
mò il  disegno,  dopo  averne  scacciato  i 
russi,  d'attaccar  lo  czar  Pietro  I  sino  nel 
centro  de'.suoi  stati.  Aveadue  strade  per 
condursi  iu  Russia,  l'una  per  la  Livonia, 
ove  lutti  i  soccorsi  della  Svezia  potevan- 
gli  giungere  per  mare,  quella  cioè  della 
nuova  città  fondata  dallo  czar  sul  Balti- 
co; l'altra  attraversava  l'Ukraaia  e  con- 
duceva a  Mosca  per  deserti  impraticabi- 
li. Carlo  XII  fatalmente  scelse  quest'ul- 
tima,e  sulla  line  dell'aprilei  70f)  s'avviò 
perla  via  più  breve  verso  INlosca;  ma  ar- 
rivato presso  il  Duieper  a  poca  distanza 
da  Sinolensko,  cambiò  disegno  e  indot- 
to dalle  proposizioni  di  Mazzeppa,etman- 
uo  de'cosacchi,  s'  incamminò  per  la  fer- 
tile Ukrania,ove  sperava  che  i  cosacchi 
del  Don, allora  in  guerra  collo  czar,  si  sa- 
rebbero unili  al  suo  esercito.  Fu  iu  effel- 
to  secondato  da  alcuni  abitanti,  ma  IMaz- 
zeppa  non  potè  o  non  volle  somministra- 
re i  promessi  aiuti.  Il  penoso  viaggio,  il 
rigore  tlella  stagione,  la  mancanza  de'vi- 
veri,gli  attacchi  continui  de'russi  trava- 
gliarono gli  svedesi  e  ne  fecero  perire  uu 
gran  numero:  i  rinforzi  sopraggiunti  fu- 
rono deboli.  Arrivato  l'esercito  presso 
Pollava,  dall'una  all'altra  estremità  del 
la  Russia,  mentre  stava  per  essere  inve- 
stita, si  presentò  Pietro  I  con  70,000  uo- 
Uiiui  :  il  re  volle  riconoscerli  e  fu  peiico- 
losamenle  ferito  in  una  gaudja.  Il  27  lu- 
glio» 701)  fu  la  famosa  ijiuruala  iucui  veu- 


S\  E 

ne  combnltiUa  quella  batlnglia,  la  quiile 
c.iiiiIjìò  la  sorte  tlell'eioe  svedese  e  i  lie.^li- 
iii del  sellenli  ione.  Callo  \ll  v'  iiilerven- 
ne  pollato  sopra  una  barella,  ma  non  po- 
teva animar  le  sue  truppe  e  accorrere  in 
tulli  i  punii, non  clie  si  aggiunse  per  l'in- 
felice esito  la  mala  inlelligi  nza  de'gene- 
lali.l  russi  vinsero  sbaragliando  i  2  1 ,000 
svedesi  avvezzi  a'  Irioud,  e  ne  rimasero 
8ul  campo  c)Ooo;  il  conte  Piper  e  diver- 
si generali  furono  tra'6ooo  prigionieri, 
ed  il  re  con  debole  scoria  fuggi  a  cavallo 
malgrado  i  dolori  della  ferita,  e  valicalo 
il  ]]ijrisleDe  giunse  a  Bender  sul  Aiesler 
nella  T'essarabia,  invocamlo  asilo  da'lur- 
chi.  Il  suo  nome  dovunque  famoso  gli  val- 
se un'accoglienza  onorevole,  e  il  sultano 
Acmel  111  ordinò  che  col  suo  seguilo  fus- 
se  mantenuto  a  spese  della  Porta  ;  ma 
il  suo  gran  progetto  era  fallito,  la  fama 
non  poteva  più  figurare  come  invinci- 
bile, ed  i  suoi  mezzi  di  con(jui>la  erano 
scomparsi.  Appena  la  novella  della  dis- 
falla degli  svedesi  fu  conosciuta,  che  lut- 
ti i  nemici  di  Carlo  Xil  ripresero  corag- 
gio. Augusto  li  protestò  contro  il  tratta- 
to d'Alt  Raenstadt,  Federico  1  V  redi  Da- 
nimarca sbarcò  un  esercito  nella  Scania, 
e  Pietro  I  entrò  in  Livonia,  La  reggen- 
za di  Stockholm  provvide  in  modo  che 
almeno  fosse  dileso  l'anlico  territorio  sve- 
dese. Il  general  Stenbock  raccolse  in  fret- 
ta un  corpo  militare  e  di  paesani,  battè 
i  danesi  e  li  forzò  ad  evacuare.  Furono 
inviali  alcuni  nella  Finlandia  per  ferma- 
re i  russi,  i quali  continuarono  i  loro  [)ro- 
gre^si,  prevalendo  in  numero  e  incomin- 
ciando ad  annoilar  pratiche  cogli  svede- 
si. Intanto  Carlo  XII  confinato  in  Bender 
(juasi  prigioniero  de'lurchi,  si  maneggiò 
con  essi  per  oltener  milizie,  ma  solo  gli 
riuscì  che  a'20  novend)re  17  io  dichia- 
rassero guerra  alla  Piussia.  Nel  17111 
due  eserciti  s'incontrarono  sulle  rive  del 
J'rulh,  il  campo  dello  czar  fu  accerchia- 
lo da'lurchi,  i  viveri  mancando  allo  sue 
liii[)[)e,  fece  vani  sforzi  per  trarlo  dalla 
pericolosa  situaziouc.  Carlo  XII  fu   sul 


S  \  E  2G7 

punto  di  veder  vinto  il  suo  rivale  polen- 
te; Pietro  1  nell'imbarazzo  fu  salvo  dalla 
.scaltrezza  della  moglie  Caterina  I, la  qua- 
le con  coraggio  e  fermezza  lo  indusse  e 
confortò  a  domandar  la  pace  al  visir, che 
guadagnato  con  ricchi  presenti  1'  accor- 
dò, con  immenso  rammarico  del  re,  che 
vide  salvati  i  russi  e  dislrulte  le  sue  spe- 
ranze, essendo  stali  interamente  trascu- 
rati i  suoi  interessi.  Colmò  di  rimproveri 
il  visir,c  tuttavia  restò  in  Bender,  uutreu- 
dosi  di  progetti,  e  sollecit.uido  presso  la 
Porta  soccorsi  contro  i  suoi  nemici.  Que- 
sti frattanto  profittavano  delle  circo»tan- 
ze  per  mandar  ad  elfetlo  i  loro  disegni, 
e  gli  sforzi  di  Stenbock  per  salvare  le  pio- 
viucie  di  Germania  non  poterono  avere 
decisivo  risultato,  per  la  contrarietà  deJIa 
leggenza.  Da  un  altro  canto  la  Porta  fu 
prevenuta  contro  Carlo  XII  da'russi,  per- 
suadendola ch'egli  tendeva  a  impadronir- 
si di  Polonia  e  poi  d'altaccarla  d'accordo 
coH'imperatore.  Pertanto  Acmetlll  or- 
dinò al  seraschiere  di  Bender  che  indu- 
cesse il  re  di  Svezia  a  partire,  e  se  ricusa- 
va lo  conducesse  vivo  o  morto  in  Adria- 
nopoli.  L'i  I  febbraioi  7  I  3,  dopo  il  sog- 
giorno di  3  anni  e  mezzo,  fu  intimato  al 
re  di  partire  entro  24  ore.  iVon  avvezzo 
.■id  altra  volontà  che  la  sua,  e  temendo  che 
fjssedato  in  potere  de'suoi  nemici,  Carlo 
X  II  risolse d'alfrontare  con  circa  3oo  uo- 
mini, che  formavano  tutta  la  sua  gente, 
il  potere  della  Porta  Olioinaua,  e  di  al- 
l' ndere  la  sua  sorte  colla  spada  in  pugno. 
Il  suo  soggiorno  di  Partniz  presso  Bender 
e-sendo  stalo  attaccato  da'giannizzori,  e- 
gli  disperatamente  si  difese,  ed  allorché 
il  fuoco  s'  appiccò  alla  casa  che  abitava, 
^olle  occupar  cjnella  ilella  cancelleria,  ma 
s'imbarazzò  negli  speroni, cadde  e  fu  preso 
colla  sciabola  siitulata:  le  sue  paljtebre  e- 
rano  bruciate  dalla  polvere,  e  i  suui  abi- 
li portavano  le  tracce  del  sangue  che  avea 
sparso.  Alcuni  giorni  dopo  m  strano  coiu- 
battimenlo,  Stanislao  1  arrivò  a  Bender 
per  iiubirre  il  re  di  Svezia  ad  acconscn 
tue  al  trattato  che  si  vedeva  ridullu  a  cou- 


268  S  V  E 

eludere  con  Augusto  li  rientralo  in  Po- 
lonia. Cario  Xll  ricusò  aderire,  e  gli  disse 
clie  se  ncu  voleva  essere  re  di  Polonia  ne 
avrebbe  fatto  eleggere  un  altro.  Da  Ben- 
der  il  reale  prigioniere  fu  da'turchi  con- 
dotto in  Adrianopoli,  onorevolmente  ac- 
colto dal  sultano.  Di  là  fu  tratto  a  Demir- 
Tocca,  e  non  essendo  questa  rilegaziooe 
di  suo  gusto,  passò  a  letto  tutto  il  tempo 
che  vi  rimase  sdraialo  per  io  mesi,  fin- 
gendo d'esser  malato,  occupandosi  a  scri- 
vere e  lessfere:  cliiamòase  molti  dotti  dal- 
la  Svezia,  e  gl'invio  ne'viaggi  in  Grecia  e 
Asia  per  ricerche  scientifiche.  Intanto  i 
suoi  nemici  continuarono  a  profittarceli 
sua  assenza  per  distruggere  i  suoi  eserciti, 
e  togliergli  i  suoiconcjuisli  e  quelli  de'suoi 
predecessori.  Parfi  finalmente  travestilo 
ili. "novembre  17  i4,con  3 soli  compagni, 
correndo  a  cavallo  notte  e  giorno  per  le 
jìrovincie  dell'imperatore,  e  giunse  spos- 
salo e  sfigurato  a  Stralsunda  nella  Po- 
merania  a'22,  che  fu  assediala  ila  un  e- 
sercito  alleato  di  danesi,  sassoni,  prussia- 
ni e  russi.  Vi  fece  prodigi  di  valoree  d'in- 
trepidezza, mescolandosi  nelle  file  de'sol- 
dati  per  animarne  il  coraggio,  egli  abi- 
tanti della  città  lo  fornirono  d'ogni  soc- 
corso. Convenne  cedereal  numero,  Stral- 
sunda si  arrese,  ed  il  re  passò  nell'isola  di 
liugen  e  poi  dimoiò  a  Luiid,non  cedendo 
allesollecitazioni  pel  ritorno  a  Stockholm, 
sognando  vasti  progetti  fomentali  dal  ba- 
rone Goertz  ardilo  ne'concepimenti  e  suo 
i.°  ministro,  il  quale  dopo  la  sua  morte 
fu  dal  senato  decapitato  per  l'umiliazione 
cui  l'a  vea  ridotto.  Carlo  XI 1  disponevasi  a 
secondare  i  vasti  piani  del  cardinal  y^/- 
heroni  i  ° m'inhlvo  dìSpagua  {^'.),  ed  a  ri- 
volgere le  armi  contro  l'imperatore  Carlo 
"VI  e  le  altre  potenze  che  a veano  conclu- 
so Il  quadruplice  alleanza.  Intese  a  met- 
tere le  coste  in  salvo  dalle  invasioni,  or- 
dinò leve  di  truppe  e  si  propose  il  con- 
quisto della  Norvegia  nel  i  7  i8,avendoos- 
servato  il  ralTreddamento  insorto  tra  Pie- 
tro I  e  gli  alleati.  La  i  .\>.pedizione  non  es- 
sendo nuscitu,  nella  2.''ue  occupò  parie,  e 


S  V  E 

stava  per  collegarsi  con  Pietro  I,  quando 
per  compiere  la  conquista  di  quel  regno 
coM'espugnazione  della  fortezza  di  Fre- 
derikshall,  l'ii  dicembre  17  18  recatosi 
a  veder  la  breccia  che  avea  aperta,  men- 
tre stava  appoggiato  sul  parapetto  colla 
spadcA  impugnata,  una  palla  di  fàlconetta 
lo  percosse  nel  capo  e  l'uccise,  dopo  aver 
scampato  tanti  pericoli,  in  età  di  87  anni. 
La  sua  morte  fece  del  tutto  cambiare  a- 
spetto  alle  condizioni  di  Svezia.  iNelle  ta- 
sche del  suo  vestitosi  trovò  il  ritratto  di 
Gustavo  II,  e  un  libro  di  divozione.  Si 
vuole  che  una  qualche  trama  dirigesse  il 
fatai  col  po,e  che  venisse  dal  lato  degli  sve- 
desi, contro  un  genio  e  stravagante  eroe 
che  avea  abusato  della  sua  buona  fortu- 
na e  de'felici  eventi;  onde  seml)ia  trop- 
po spinta  r  appellazione  di  Alessandro 
(Iella  Svezia  o  del  Nord,  e  troppo  inde- 
cente l'altra  di  D.Chisciotte  del  Nord.  K- 
gli  non  ebbe  né  il  genio,  né  la  politica  di 
Alessandro  il  Grande.,  ma  lo  somigliò  nel 
valore,  nell'ambizione,  nella  rapidità  dei 
conquisti  e  nel  prematuro  fine,  non  però 
neirintemperanzajed  avea  retto  la  Svezia 
colla  più  assoluta  autorità,  non  altra  leg- 
ge conoscendo  che  la  propria  volontà,  fi- 
gli ebbe  il  tempodi  riuscire  un  uomo  stra- 
ordinario; non  gli  si  lasciò  quello  di  cui  a- 
V  re  bbe  a  voto  d'uopo  per  di  venire  un  gran- 
d'uomo  in  una  nuova  situazione.  Sem- 
bra ch'egli  si  preparasse  ad  una  inclina- 
zione più  pacala  e  più  dolce,  a  modera- 
zione, a  politica  più  saggia,  ed  a  ristorare 
con  Goertz  una  vigile  amministrazione. 
Grandi  progetti  nutriva  per  la  marina, 
l'industria  e  commercio.  Ordinò  lo  scavo 
d'  un  bacino  di  riparazione  o  raddobbo 
nel  porlo  di  Carlscrona,  e  d'aprire  un  ca- 
nale per  la  comunicazione  del  Cattegatcol 
Eallico.  Nel  suo  soggiorno  in  Luiid,  so- 
vente si  trattenne  co'professori  dell'uni- 
versità, e  assistè  alle  dispute  pubbliche. 
La  fermezza,  il  valore,  l'amore  della  giu- 
stizia dominavano  il  carattere  di  Carlo 
XII;  ma  egli  portò  all'eccesso  sì  bolle  <|ua- 
Illa,  e  le  rese  spesso  funeste  a  se  stesso  ed 


S  VE 

a'snoi  popoli.  Ef;li  ebbe  grandi  rpialità  e 
giMiulitlin^Uijsi  lasciò  tra  viene  dalla  pro- 
spera, senza  lasciarsi  abballcie  dall'av- 
versa fortuna:  per  un  istante  scosse  il  co- 
losso del  jNord,  e  non  seppe  profittarne. 
Alla  sua  morte  la  vSvezia  cessò  di  far  par- 
te del  numero  delle  grandi  potenze.  \  ol- 
taire  scrisse  la  Storia  di  Carlo  XI  f  re  di 
Svezia, \tuti\a  i  y5 1 , oltre  il  d.""  ^orberg 
con  opera  voluminosa.  L'inclinazione  e 
l'amore  spiegato  da  Carlo  XII  pel  gio- 
vine nipote  duca  d' Holstein,  figlio  della 
sua  sorella  maggiore,facevanocrederege- 
iieralmenle  che  lo  destinasse  a  succeder- 
gli; ma  egli  dopo  la  sua  morte  fu  trascu- 
rato e  anclie  perseguitato,  ed  il  suo  pri- 
niaiio  partigiano  Goertz  giustiziato  sul 
patibolo.  Questo  contegno  avvalorò  i  so- 
spetti che  il  colpo  uccisore  di  Carlo  XII 
fossedirelto  con  intelligenza  degli  svede- 
si, e  li  confermarono  il  nioilo  come  fu  re- 
golata la  successione  al  trono.  A'  nostri 
giorni  l'abito  che  portava  alla  battaglia 
di  Pultava  fu  venduto  per  un'esorbitan- 
te somma;  cos'i  una  sedia  di  Gustavo  I, 
e  lo  notai  nel  voi.  LVI 1,  p.  i  1 1 . 

Gli  stati  di  Svezia  dichiarato  vacante  il 
trono,  prevalendo  il  partito  contrario  alla 
primogenitadi  Carlo  XI  eal  suofìgliodu- 
ta  d'ilolstein,  a'3  i  gennaio  17  ir)  scelsero 
a  regina  la  sorella  cadetta  di  essa  e  del  re 
defunto,  Ulrica  Eleonora,  maritala  a  Fe- 
derico landgravio  d'Assia-Casscl,  già  co- 
n)andanledeirarn)i  olandesi  nella  guerra 
della  successione  di  Spagna,  poi  genera- 
lissimo all'assedio  di  Fiederikshall  sotto 
gli  ordini  di  Carlo  XII,  alla  cui  inoite  non 
ascose  i  suoi  sentituenli:  certo  è  die  la  re- 
gina a  lui  cede  il  potere,  e  ch'egli  sotto- 
scrisse a  tutte  lecondi/ioni  dell  a  le  dal  par- 
tito de'graiidi  pei  liinilaii'  la  potenza  rea- 
le, quando  il  partito  ch'erasi  (ormalo  ve 
lo  innalzò,  dopo  aver  abbandonalo  la  re- 
ligione della  ritòrmala,incui  era  nato, per 
abbracciar  la  lulciana:  cos'i  po-^pose  la  pre- 
lesa  religione  degli  avi  suoi  [>el  Irono, men- 
tre Ci  ialina  lo  avea  abdicato  per  abiura- 
le tjuclla  da  lui  adollula,  per  rientrare  nel 


S  V  E  2G9 

grembo  della  vera,  fuori  della  rpiale  non 
trovasi  l'eterna  salute.  IJIrica  Eleonora  sa- 
li sul  Irono,  non  per  diritto  di  successione 
ereditaria,  ma  per  libera  elezione  degli  sta- 
ti ,  poiché  si  prelese  che  avendo  sposalo 
un  principe  straniero  avesse  perduto  il  di- 
ritto sull'eredità:  la  regina  invece  di  con- 
traddirvi ,  olfri  da  se  stessa  di  ripoi  li  in 
possesso  delle  loro  antiche  prerogative,  se- 
condo le  precedenti  assicurazioni,  per  es- 
sere preferita  alla  sorella  e  nipote.  Accet- 
tata un'ollerla  cosi  generosa,  fu  in  con- 
seguenza il  2J  febbraio  pubblicata  dalla 
regina  una  solenne  dichiarazione  nella 
dieta  diSlockholm,  nella  rpialespontanea- 
mente  si  spogliò  del  supremo  potere  as- 
soluto e  sovrano.  Allora  gli  stati  istituiro- 
no una  nuova  forma  di  governo, che  sen- 
za distruggerel'aulorilà  regia, vi  pose  quel- 
le restrizioni  che  si  giudicarono  necessa- 
rie, dividendo  il  potere  fra  il  monarca,  il 
senato  e  gli  stali.  Clrica  fu  coronata  a'9.8 
marzo  in  Upsal,ed  il  nuovo  governo,  an- 
ziché confermare  le  negoziazioni  colla  Uus- 
sia,  preferì  di  trattare  co'principi  di  (ier* 
mania,  parenti  o  amici  della  casa  d'Assia- 
Cassel,  e  che  ottennero  per  somme  di  de- 
naro la  cessione  delle  provincie  tedesche 
della  Svezia.  11 1  ."febbraio  1720  fu  segna- 
la la  pace  di  Stockholm  tra  la  Svezia  e  la 
Prussia,  in  forza  del  qnal  trattalo  la  Prus- 
sia acquistò  la  l'omerania,  ad  eccezione 
d'  ima  n.'  parteall'ovest,  the  ricevette  il 
nomedi  Pomerania  svedese;  co-'i  la  rivie- 
ra ili  Peine  servi  di  limite  alla  Pomera- 
iiia  svedese. Nel  gioriìo  stesso  la  Svezia  eol- 
la n)ediazir)nedi  Francia  conclusecoH'In- 
ghilteriaalleanza  difensiva.  Siccome  con- 
ti mia  va  la  guerra  co'danesi,  e  più  co'rus- 
si  che  desolavano  lefronlieie  e  minaccia- 
vano la  capitale  colla  llolla,  a' j  a|>riled(-l- 
l'aiino  stesso  la  regina  vedendoche sareb- 
be soggiaciuta  sotto  il  peso  delle  dinicol- 
là  dell' amministrazione,  col  beneplacito 
degli  siali  associò  ai  trono  il  principe  e 
suo  amatissimo  «poso  Federico  I,  il  cjiiii 
le  fu  coronato  a'  1  4  maggio  a  Stockholm, 
d<i[)o  avere  ratificalo  gl'impegni  assunti 


ira  S  V  E 

fl;ill,i  iTginn  vci'Jn  gli  slnfi.  A' f/^  giiipnn 
pgli  «olloscrissclii  pacediFicclons|)urgci;l 
la  Dnnimaica.  Non  rimaneva  se  non  che 
riconciliare  la  Svezia'colla  Russia, e  vi  riu- 
scii Federico  I  a'3o  agosloi^sr  col  frat- 
lato  di  IVystadt.  La  Svezia  peidè  la  Livo- 
iiia,  l'Estonia,  l'Ingermania  ed  alcnn'al- 
tre  Provincie,  isole  e  piazze  da  essa  ce- 
dole alla  Puissia,  ma  le  fu  resliluilo  il  du- 
cato di  Fitdandia,  e  f(i  alla  fine  liberala 
da  lunga  e  infelice  guerra  che  avea  esau- 
rito ogni  suo  mezzo.  Federico  I  impie- 
gò incanni  di  tranquillità  che  siiccedel- 
Icro,  a  ripaiare  i  mali  prodotti  da  una 
guerra  durata  quasi  9,9,  anni.  Gli  accade- 
mici francesi  spediti  al  Nord  nel  1^3^  per 
determinare  la  figura  del  globo,  furono 
<lal  re  accolti  con  distinzione,  e  agevolò  ad 
essi  tutte  le  facilitazioni  necessarie  per  lo 
loro  operazioni;  e  nel  i  'j3^  il  suo  succes- 
sore eresse  a  Torneo  nella  Rotnia  occiden- 
tale una  piramide  in  memoria  di  loro  fa- 
tiche. La  Francia  trovandosi  da  lungo 
tempo  in  alleanza  colla  Sve7Ìa,  la  rinno- 
vò nel  I  788, obbligandosi  pagarle  im  sus- 
sidio di  due  milioni.  Nel  1  74  '  sorse  nuo- 
va rottura  tra  Svezia  e  Russia,  e  scoppiò 
i.olla  dichiarazione  di  guerra  fatta  a' 2.4 
giugno  da  Federico  I  al  czar  Ivan  VI,  e 
ili  cui  ebbe  a  pentirsi,  quantunque  non 
l'avea  approvata  ed  era  stato  obbligalo 
ad  acconsentirvi.  A'3  sellenìbre  venendo 
sconfìtto  un  corpo  svedese  presso  il  fol- 
te Wilmaiisti-andt,  dopo  essersi  vigorosa- 
mente difeso,  la  piazza  cadde  in  potere  dei 
russi  che  fecero  man  bassa  sulla  guarni- 
gione. La  regina  ch'erasi  ritirata  dal  go- 
verno, lo  riprese  quando  il  marito  fece  un 
viaggio  a  Cassel.  Dedicandosi  alle  lettere, 
plaudì  a'Iieti  successi  del  marito,  e  per  la 
sua  grande  affezione  gli  perdonò  le  fre- 
quenti sue  infedeltà  (vivente  la  regina  a 
vea  sposalo  colla  mano  sinistra  la  contes- 
sa di  Taube,  da  cui  ebbe  un  figlio  e  una 
figlia,  che  arricchì  con  eredità  considera- 
bile: quando  tal  matrimonio  fu  risaptilo 
dagli  slati  e  dal  pubblico, grave  ne  fu  i! 
uialconlcuto,  e  per  alcun  tempo  il  re  fu 


S  V  !■: 

obbligato  allontanar  la  contessa  dalla  ca- 
pitale).Ella  pospose  senza  pena  l'ambizio- 
ne di  legnare  all'affetto  coniugale.  Orna- 
ta di  parecchie  slimabili  qualità,  moi"i  a' 
5  dicembrei74i>o  più  lardi  secondo  al- 
tri,e  fu  una  nuova  sciagura  per  la  Svezia 
che  la  pianse:  con  lei  si  estinse  la  dinastin 
di  Due  Ponti.  Piìi  ancora  fatale  pegli  sve- 
desi fu  la  campagna  del  1742,  poiché  l'ar- 
mala inseguila  da'russi  si  lasciò  prende- 
re entrollelsingfoit  senza  munizioniesen- 
za  speranza  di  soccorso:  fu  costretta  ca- 
pitolare, e  per  favore  le  fu  permesso  rien- 
trare in  Isvezia,  abbandonando  a'nemici 
la  Finlandia.  Finalmente  si  rinnovò  tra  le 
due  corone  la  pace  a' i  7  agosto  1  74^,  per 
mediazione  d'Inghilterra  in  Abo.  La  Sve- 
zia ricuperò  la  Fmlandia,  contentando  la 
Russia  nella  scelta  del  successore  a  Fede- 
rico 1,  a  contemplazione  del  principe  im- 
periale duca  d'IIoIstein-Schles^vig-Gol- 
torp  poi  Pietro  111;  e  fece  decapitare  i  due 
generali  pel  cattivo  esito  della  guerra.  Nel 
I  748  Federico  I  esentò  da  ogni  lassa  per 
24  anni  le  lene  incolle,  ond'essere  lavo- 
rale dal  clero,  dagli  ufficiali  della  corona, 
e  da  tulle  le  persone  che  aveano  signorie 
annesse  alle  loro  cariche:  l'agricoltura  sin 
allora  trascurala  in  Isvezia,  ricevè  un  in- 
coraggiamento che  si  accrebbe  sotto  i  se- 
guenti regni.  Federico  Idopo  avergover- 
nalo  pacificamente  con  abilità  e  con  au- 
torità, ad  onta  dell'interne  divisioni,  mo- 
rì in  Slockholm  a'5  aprile i  7?  r,senzala- 
.sciar  figli.  Giiabbisognòlulla  la  sua  pru- 
denza per  contenere  due  partili  che  vide 
sorgere  iielIostato,i  quali  alternativamen- 
te dominarono  nel  senato  e  nelle  diete  per 
un  mezzo  secolo,  e  i  cui  sforzi  appunto  ten- 
devanoesfualmentead  invadere  rautorilà 
sovrana.  Da  vasi  agli  uni  il  nome  di  ier- 
r(7//,e  all'altro  aristocratico  quello  di  cnp- 
ptlli:  l'influenza  delle  corti  straniere  ser- 
vi per  prolungare  le  discordie.  I  primi  e- 
lono  fomentati  da  Russia,  di  cui  favori- 
vano le  mire;  i  secondi  da  Francia.  Sol- 
loFiderico  1  i  calvinistici  prolestanli  in- 
glesi o  anglicani  oUeunerocou  edillo  del 


S  y  E  S\  E  271 
1^4'  ''''  ''''Gita  tli  csei citare  la  Inrnreli-  do  (ìcnnnriafo  alla  illola  una  Imma  per 
gione  nelle  piazze  niarillioie,  ad  cccezio-  nuilaiela  (orma  dei  governo  in  fa  vmc  del 
ne  di  Landscrona  nella  Scania.  Il  com-  re,  il  conte  di  Bralie,  il  J)arone  d'Ilorn  e 
roercio,  le  scienze  e  le  arli  coiilriI)niiono  parccclii  alhi  indignati  deirnmiliaziono 
colla  loro  nuova  altitudineall'inlerna  prò-  del  rc/iironoanestati  come  autori  ocom- 
sperità:  il  re  le  incoraggiò  con  zelo  eseppe  p-lici  di -essa,  e  d'ordine  della  f  izione  dei 
imprimere  al  suo  regno  un  carattere  d  n-  cappelli,  decapitati  a'i  3  luglio  con  sen- 
lilità  pubblica.  Pujjblicò  un  nuovo  codi-  tenza  del  comitato  segreto  cJie  n'era  Ta- 
ce civileecriminale,ed  approvòl'isliluzio-  nimn.  Invano  il  re,  e  la  legina  Luigia  Ul- 
ne dell'accademia  dellescienze  di  Stock-  rica  soiella  di  Federico  II  il  Grande  re 
holm.  Gli  slati  avendo  dichiarato  sin  dnl  di  Prussia, disceseroallesuppliche  più  u- 
3  luglio  I  743,  ebe  Federico  I  non  aven-  millanti  per  ottenere  per  es>;i  gra7Ìa;  eb- 
do  fjgli,era  d'uopo  nominargli  nusncces-  bero  il  più  ributtante  rifiuto:  né  questo 
sore,  disegnarono  il  fivorilo  dalla  Russia  in  il  solo  affronto  die  gli  slati  fecero  pro- 
Adolfo Federico  II  di  Ilolstein  Eulin,  di  vare  alla  regina.  Avendo  inteso  cb'eran- 
cui  feci  parola  aScHtESWiG  descrivendo  in  si  date  in  pegno  in  Amburgo  alcune  gioie 
breve  il  dticafo  iV Holstein,  vescovo  Iute-  di  lei,  presero  occasione  per  esigere  l'in- 
rano  di  Lubecca  e  amministratore  del  du-  ventarlo  delle  gioie  della  corona.  La  le- 
catod'IIolstein-Goltorp,  nnloda  Cristier-  ginn  sdegnata  di  questo  procedere, lispo- 
no  Angusto  ed'Albertina  di  Baden-Dour-  le  che  separate  che  fossero  le  sue  gioie 
lite,  ail  onta  che  un  forte  partilo  gli  an-  da  quelle  della  corona,  queste  verrebbe- 
lepoiiesse  il  principe  leale  di  Danimarrn;  ro  cousegnale  agli  stati, slimando<;i  trop- 
ma  il  desiderio  di  pacificarsi  colla  Rus-  pò  offesa  per  non  mai  più  portarle.  Quc- 
.sia,  dopo  la  sfortunata  rinnovazione  della  sta  risposta  irritò  la  dieta,  e  se  la  prese 
guerra,  prevalse.  Acclamato  re  nel  di  se-  coh"e,verso  il  quale  uon  usò  più  alcun  ri- 
guente  alla  morte  di  Federico  I,  a'7  di-  guardo.  ]Vè  bastò  agli  slati  d'attaccar  le 
cembre  Adolfo  Federico  II  fu  coronalo,  sue  prerogative  regie,  persino  obbligan- 
giiu'ando  agli  stali  di  mantener  le  leggi  e  dolo  che  il  senato  usasse  del  sigdlo  reale 
ili  governar  la  Svezia  nella  forma  .stabi-  allorché  egli  negasse  di  sottoscrivere,  che 
lita.  Colla  sua  elevazione  al  trono  la  ca  volle  pure  ingerirsi  sulla  sua  autorità  pa- 
sa  d'Holsteln-Scbles-\vig  dominò  il  Nord,  terna  col  rendersi  disposilori  dell'ediioa- 
imperocchè  sid  Irono  di  Danimnrca  e  zionedel  principe  reale  Gustavo  III,  i  cui 
IVorvegia  sedeva  la  discendenza  del  duca  i»-titutori  furono  cauibiali senza  conoscer- 
Crisllerno  poi  re  CristiernoIJI,e  stiquel-  si  il  motivo.  Tullavolla  nulla  trascinò  il 
Iodi  Russia  poi  nel  \'](\i  vi  montò  Pie-  re  pe'bisogni  e  sicurezza  dello  stato.  IN'el 
Irò  HI  imperatore.  Pochi  principi  trova-  l^Syla  carestia  fiuie^tando  parecchie 
rono  più  allraversamenli  di  Adolfo  Fé-  provincie  di  Svezia,  egli  le  soruministiò 
derico  II  nell'eseicizio  del  sovrano  potere,  molla  quantità  di  granaglie  fitte  venire 
e  meno  meritarono  di  scontrai  ne.  Tutte  di  Russia.  Allora  la  Svezia  era  alleala  con 
le  sue  vi«le  tendevano  al  bene  dello  sta-  quell'imperoconlro il  potente  redi  Prus- 
to,equaslsempielrovar(iiioinciampoper  sia  cognato  di  Adolfo  Federico  Il,a«;ui 
parte  delle  fizioni  óc'hcrictti  ei\erappel-  avea  dichiarato  guerra  a' 1.4,  marzo,  sen- 
//.  L'ima  e  l'alti  a  fondavano  la  loro  oppo-  za  liguiirdo  al  re  di  conlrario  parere.  Nel 
sizlonc sulla  natura  del governo,di  cui  non  setleudjre  giunse  nella  Pomciania  prus- 
si  poteva  dissimulare  il  vizio,  ma  che  nes-  siana  il  feld  maresciallo  d'  l'ngrrn  con 
Simo  osava  attaccare,  perchè  si  eoireva  il  i  T^,ooo  svedesi,  che  lo<;to  lece  ritirare  il 
rischio  della  vita.  Infatti  nel  1  ^^f)  un  ca-  prussiano  feld  maiesciallo  Lcinvald  :  il 
poralc  del  reggimento  delleguardieuven-  conte  di  Roscn  senatore  svedese  assunse 


272  S  V  E 

nllora  il  comnndo  delle  truppe  e  l'afTidò 
|)f)i  ni  conte  Ilauiillon,  e  (juesti  al  haio- 
ne  di  Laiiliii^lianseii.  Le  operazioni  del- 
l'armatasvcdese  non  furono  decisi  ve,ben- 
chè  soventi  volte  telici.  La  morte  dell'im- 
peratrice di  Russia  e  l'assunziorre  a  quel 
trono  di  Pietro  III,  nel  1762  cambiarono 
nspetto  agli,  affari  di  Svezia  e  llussia:  gli 
slati  feceio osservazioni  sullacondolla  del 
senato,  disapprovaiulo  la  dichiarazione  di 
gnerra.  Alcuni  senatori  si  dimisero  dalle 
cariche, altri  furono  deposti, altri  richia- 
mati. Il  re  entrato  in  senato  a' 5  aprile, 
fece  concludere  unr  armistizio  col  re  di 
Prussia,  che  fu  seguito  a'a'Z  maggio  dal- 
la pace  pe'buoni  udlci  della  regina  al  fra- 
tello. Sino  allora  avea  dominato  negli  sta- 
li la  fazione  aristocratica  òt  cappelli  fa- 
vorevole a  Francia  ,  che  ne  premiava  i 
primari;  quella  debcrrctti  sostenuti  dal- 
la Paissia  e  dall'  Inghilterra,  che  come 
l'altra  potenza  e  per  diminuire  l'influen- 
za ne  stipendiava  i  capi,  ripigliò  l'ascen- 
dente. INcll'aprilei  7G4  P^''  lai."  volta  si 
videinStockholm  un  minislroingleseam- 
messo  in  senato,  e  fu  sua  precipua  cura 
]»roctU'are  di  fare  rompere  l'alleanza  con 
P'rancia,  intenta  a  mantener  la  Svezia  in 
discordia  colla  Russia  e  all'unione  colla 
])animarca,  e  rinunziare  al  suo  sussidio 
di  due  milioni,  nonché  a  12  di  cui  la  Sve- 
zia era  in  credito.  Ma  come  l'Inghilter- 
ra non  offriva  compenso  a  sagrihzio  sì 
£;rande,  la  negoziazione  non  ebbe  effetto. 
I  fierrrlti  non  ostante  tornarono  incari- 
ca, e  nella  dieta  del  1766  insisterono  di 
iu\ovo  per  romperla  con  Francia.  Il  re  ri- 
dot  lo  al  l'estremo  dalle  contraddizioni  che 
suscitavangli  di  continuo,  per  consiglio 
de'francesi  si  determinò  finalmente  a  pro- 
porre la  sua  abdicazione  a' 12  dicembre 
1  768,  ma  nella  dieta  adunata  nel  seguen- 
te aprile,  avendo  prevaluto  dopo  vivi  di- 
baltiu)enli  il  partito  lìe  cappelli,  fu  de- 
cretato di  mantener  l'alleanza  con  Fran- 
cia come  vantagiosissima  alla  Svezia.  Per 
assodarla  eper  combinare  la  restaurazio- 
ne del  potere  monarchico,  il  principe  rea- 


S  VE 

leGustavoIIlsoltoil  nome  di  conte  d'Ha- 
ga  (che  lo  era  d' im  suo  castello  di  pia- 
cere) col  fialello  P^ederico  Adolfo  parti- 
rono di  Slockholm,  e  nel  gennaio  i  771  si 
presentarono  in  Versailles  a  Luigi  XV  re 
di  Francia,  ove  ottennero  la  metà  degli 
ai  reirati  sussidii,  essendo  convenuto  co- 
me ricevere  il  resto;  ivi  seppero  la  morte 
suijitanea  del  padre,  avvenuta  a' i  3  feb- 
braio, il  quale  oltre  loro  lasciò  Carlo  du- 
ca di  Sudermania,poi  Carlo  XIII,  e  Al- 
bertina che  vivea  nel  1818  coadiutiice 
dell'abbadessa  di  Quediimburgo.  Adolfo 
P'ederico  II  commendabile  per  la  bontà 
del  suo  carattere,  amico  e  protettore  dei 
talenti,  zelante  per  l'osservanza  delle  leg- 
gi da  lui  couìinciate  a  riformare,e  pe'pro- 
giesìi  del  commercio,  sebbene  alquanto 
debole,  merita  d'essere  collocato  fra' buo- 
ni principi.  Istituì  a  Stockhohn  nel  1733 
l'accademia  di  belle  lettere,  e  introdus- 
se in  Isvezia  il  nuovo  stile  cominciando 
dal  r. "di  gennaio  a  contare  l'aiuìo.  Il  su- 
premo potere  usurpato  dagli  siali  e  dal 
senato,  e  tutti  i  mali  dalfanarchia,  dal- 
l'avvilimento delladignilàregia,e  dal  fu- 
rore de' partili  cagionati  alla  Svezia, furo- 
no rivendicati  dall'intrepido  e  immortale 
successore  e  tiglio,  quando  con  mano  vi- 
gorosa strinse  lo  scettro;  felice  rivoluzio- 
ne che  non  costò  una  goccia  di  sangue 
alla  Svezia,  e  vi  ricondusse  l'unione,  l.i 
sicurezza,  la  tranquillila:  dopo  non  bre- 
ve intorbidamento  il  sereno  sull'orizzon- 
te della  Svezia  si  ristabilì  e  rassodò.  Gu- 
stavo III,maritatoa  Sofia  Maddalena,  fi- 
glia di  Federico  V  re  di  Danimarca,  fa 
bene  istruito  nella  scientifica  educazione 
da  abili  precettori,  e  nelle  diete  burrasco- 
se del  regno  di  suo  padre  ebbe  occasio- 
ne di  formarsi  negli  allari  pubblici  e  di 
mostrare  i  suoi  talenti.  Sentita  in  Fran- 
cia la  morie  del  genitore,  fu  acclamato 
re  nella  sua  assenza  appenannorto  il  pa- 
dre, e  partito  da  Parigi  sbarcò  a  Carlscro- 
na  a' 18  maggio,  e  il  3o  entrò  in  Slock- 
holm tra  la  gioia  universale,  per  le  sue 
allabili  maniere,  collo  quali  ricevea  tulli 


S  V  E 

colla  dignilà  ili  le  e  la  benignità  di  pn- 
(lie.  Avendo  il  senato  adunato  la  dieta, 
a'iS  giugno  il  re  arringò  egli  stesso  gli 
stati, il  che  non  era  piùavveniitodopoGu- 
slavo  I,  petciièi successori  parlarono  loro 
per  bocca  de'cancellierije  conlinuò  sem- 
pre a  farlo.  Egli  vi  propose  diversi  prov- 
vedimenti onde  metter  fine  alle  divisio- 
ni che  turbavano  il  riposo  del  regno,  e 
riguardanti  principalmente  leconculcate 
prerogative  dell'autorità  regia.  Ma  non 
fu  ascoltato,  ed  i  partiti  si  riscaldarono 
ancor  più.  I  conflitti  loro  fecero  differi- 
re la  sua  coronazione  sino  a'^g  maggio 
1  772,  ed  ebbe  luogo  nella  chiesa  di  s.  Ni- 
cola di  Stockholm,  come  più  vicina  alla 
reggia,  e  colla  maggior  magnificenza;  in- 
tanto la  carestia  produsse  sollevazioni.  La 
Scania  istigala  dal  governatorediCristian- 
sand  sjcosse  alteramente  il  giogo  del  sena- 
to, e  riconobbe  a  solo  sovrano  il  re,  e  il 
fratello  duca  di  Sudermania  nella  stessa 
provincia  pubblicò  un  manifesto.  Il  sena- 
Io  si  sdegnò  con  Gustavo  III  per  laleam- 
mnlinaraento,  e  decise  assicurarsi  di  sua 
persona.  Questi  avvertito  che  si  doveaar- 
reslarlo,  prese  le  sue  misure  per  isventa- 
re  il  colpo.  A'ig  agosto  recatosi  nell'ar- 
senale per  vedere  marciare  il  reggimento 
di  sue  guardie  chedovea  montare  al  ca- 
stello, vi  andò  circondato  da  molli  ulll- 
ziali,  e  avendoli  ivi  condoni  li  radunò  nel 
corpo  di  guardia,  ed  espose  loro  patetica- 
mente il  pericolo  cui  era  esposto,  perle 
prepotenze  d'un' aristociazia  insolente  e 
sediziosa;  dipinse  ad  essi  l'infelice  stato  del 
regno  slrazialo,epromisedi  far  rivivere  lo 
splendore  del  nome  svedese.  Tutti,  me- 
no 3  assenti,  promisero  difenderlo  a  costo 
del  loro  sangue  :  lo  stesso  entusiasmo  si 
comunicò  a'soldati,  e  si  trasfuse  nell'ar- 
tiglieria e  nella  milizia  civica.  Raccolto- 
si il  senato  si  po!<e  una  guardia  avanti  la 
sala  per  impedirgli  d'uscire,  piometlen- 
dogli  che  non  gli  sarebbe  fallo  alcun  ma- 
le. Il  re  scorse  la  città  a  cavallo,  e  per  tut- 
to ove  passò,  il  popolo  se  gli  lece  incon- 
tro e  lo  bened'i  :  fu  unanime  e  generale 
VOI,,  ixxi. 


S  V  E  273 

l'allegrezza  in  Stockholm,  e  ogni  sua  par- 
te risonava  delle  grida  \'à'a  il  re.  Ed  e- 
gli  assicurava  tutti,  non  altro  essere  suo 
scopo  se  non  di  salvar  la  patria  in  peri- 
colo, e  qualora  si  dubitasse  di  sua  since- 
rità, era  pronto  deporre  scettro  e  coio- 
n.i:  il  popolo  colle  lagrime  agli  occhi  lo 
scongiurava  a  non  abbandonar!*).  La  mas- 
sa del  popolo  cheavea  crudelmente  ge- 
muto sotto  il  potere  della  nobiltà,  vide 
con  giubilo  passare  quello  stesso  potere 
nelle  mani  del  re.  I  cappelli  furono  esul- 
tanti per  la  caduta  degli  avversari  ber- 
retti, dimenticando  che  quella  catastrofe 
trascinava  seco  la  rovina  della  costituzio- 
ne da  loro  sostenuta.  Indi  il  re  ricevè  dal 
popolo  il  giuramento  di  fedeltà,  ed  egli 
giurò  di  governare  da  buon  re.  A'2  fGu- 
stavo  HI  radunali  gli  stati  manifestò  la 
forma  del  governo  che  avea  compilalo, 
circa  come  quella  di  Gustavo  II  Adolfo 
e  osservata  sino  aliGSo.  DopoCarlo  XII 
i  successori  nati  in  paesi  stranieri  non  pos- 
sedevano l'idioma  nazionale;  Gustavo  III 
che  lo  parlava  con  rimarchevole  purez- 
za, incantò  il  maggior  numero de'suoi  u- 
ditori,  allorché  nella  perorazione  disse  : 
-•-•Ho  imparalo  fin  dall'età  piti  tenera  ad 
amare  la  mia  patria ,  e  ad  inorgoglirmi 
del  nome  svedese.  Pteggere  un  popolo  fe- 
lice e  libero,  trovarmi  in  mezzo  a'  miei 
sudditi  ih. "cittadino  dello  stato,  fu  mai 
sempre  il  più  ardente  de'tniei  desiderii  e 
il  colmo  della  gloria  da  me  ambita".  Que- 
st'arringa produsse  mirabilmente  l'ellet- 
to.  Tutti  applaudirono, e  ciascun  membro 
dell'assemblea  la  sottoscrisse  con  giura- 
mento dettato  dal  re.  Quindi  il  re  into- 
nò il  Te  Deuiiì,  che  fu  divotamenle  can- 
tato da  tulta  l'assemblea.  In  tal  moilo  li- 
ni in  meno  di  3  giorni,  con  saggezza  e  u- 
niauità,  e  senza  veruna  ellusione  di  san- 
gue, questa  sorprendente  rivoluzione.  Nel 
medesimo  giorno  il  le  abuli  il  senato  e  ne 
creò  uno  nuovo,  composto  come  l'altro 
di  17  senatori,  la  di  cui  autorità  fu  da  lui 
limitata.  Al  solo  re  In  riservata  la  prero- 
gativa di  convocar  gli  stali,  di  conferir  le 
18 


274  S-V  E 

cariche,  compresi  i  senatori,  di  coraandnr 
le  armate,  e  di  condurre  le  finanze.  Tol- 
ta in  (al  guisa  la  Svezia  da'  furori  delle 
i,moì\\i\e  berretti  e  cappelli,  si  occupò  il 
re  senza  tregua  delle  cure  di  governo.  Nel 
fine  dell'anno  temendosi  una  rivoluzione 
in  Finlandia,  bastò  la  presenza  del  re  a 
dileguar  if.maliulenzìonati;  indi  concesse 
la  libertà  della  slampa,  per  sapere  la  ve- 
rità ohe  gli  si  teneva  celata.  Nel  i  777  fe- 
ce un  viaggio  a  Pietroburgo,  e  ristabilì  la 
buona  intelligenza  tra  le  due  corti.  Uu  al- 
tro ne  fece  a  Copenaghen  a  trovare  il  co- 
gnato Crislierno  VII,  colla  stessa  mira  di 
assodarla  pace  tra  la  Danimarca  e  la  Sve- 
zia, e  vi  riuscì  egualmente.  Gli  stati  si  rac- 
colsero a'ig  ottobre,  e  tutto  passò  tran- 
quillamente. La  riforma  delle  leggi  tan- 
to civili  che  criminali,  la  tolleranzadi  qua- 
lunque religione,  e  la  sanzione  delle  leg- 
gi fondamentali,  depositata  in  un  nuovo 
atto  di  Unione  e  Sicurezza i  renderanno 
eternamente  memorabile  questa  dieta. 
Sinché  durò  la  guerra  tra  gl'inglesi,  i  fran- 
cesi, gli  spagnuoli,  il  re  tenne  una  squa- 
dra armata  a  sicurezza  de'suoi  legni  mer- 
cantili. Nel  1780  concluse  colla  Russia  e 
la  Danimarca  il  famoso  trattalo  di  neu- 
tralità armata,  eh'  ebbe  tanta  influenza 
sui  progressi  del  commercio  del  Nord.  A 
malgrado  l'enormi  spese  che  dovè  soste- 
nere il  re,  per  la  sua  saggia  economìa  po- 
se il  regno  in  istato  di  difesa  e  gli  restituì 
il  suo  antico  splendore,  ponendo  poi  ri- 
gorose restrizioni  alla  stampa,  quando  ne 
conobbe  lo  sbrigliato  abuso.  Il  libero  e- 
sercizio  di  tutti  i  culti  in  Isvezia,  dopoii 
consolidamento  del  luteranismo,  si  deve 
allo  spirito  filosofico  e  tollerante  di  Gu- 
stavo III.  Conosciutosi  da  Papa  Pio  VI 
l'editto  pubblicalo  dal  re  e  dagli  stali  per 
la  tolleranza  del  cattolicismo  nel  regno, 
o  per  averglielo  partecipato  il  monarca, 
scrisse  al  re  una  lettera  sommamente  lu- 
.singhiera,  per  ringraziarlo  dell'aver  i  cat- 
tolici finalmente  ottenuto  il  tanto  sospi- 
r-'to  libeio  esercizio  della  loro  religione. 
Gustavo  III  gli  rispose,  assicurandolo  che 


S  VE 

tale  tolleranza  sarebbe  mantenuta  tanto 
lungo  tempo,quantoi  cattolici  si  condur- 
rebbero da  buoni  cittadini  e  da  sudditi 
fedeli.  Quanto  allro  poi  fece  in  loro  favo- 
re, anche  dopo  il  viaggio  di  Roma  di  cui 
vado  a  parlare,  lo  dirò  in  fine  descriven- 
do il  T'^icariaio  apostolico  della  Svezia y 
istituito  da  Pio  VI,  con  allro  riguardan- 
te le  missioni  apostoliche  della  Danimar- 
ca e  Norvegia.  Neirottobrei  788  avendo 
bisogno  per  la  sua  salute  di  fare  un  viag- 
gio, partì  da  Stockholm  sotto  il  nome  di 
conte  d'Haga  pe'hagni  di  Pisa  in  Tosca- 
na, per  quindi  passare  in  Roma.  Venu- 
to ciò  a  cognizione  di  Pio  VI,  spedì  a'cou- 
fini  il  corriere  di  gabinetto  Vincenzo  Ca- 
tenacci per  incontrarlo  e  accompagnarlo; 
il  caso  portò  che  invece  essendo  giunto 
a'  confini  e  inatteso  l'imperalore  Giusep- 
pe Il  in  incognito  e  sotto  il  nome  di  con- 
te diFaIckenstein,  il  corriere  poco  accorto 
lo  prese  pel  re  di  Svezia  e  per  tale  l'an- 
nunziò a'23  dicembre  a  Porta  del  Popo- 
lo, e  lo  fece  sapere  ni  Pnpa.  Quindi  gran- 
defii  lasorpresadi  Pio  V  l,quai)doall'iin- 
provviso  si  vide  innanzi  in  luogo  del  re 
l'imperatore.  Bensì  laser»  del  24  arrivò 
Gustavo  III,  il  quale  al  riferire  di  Novaes 
nella  Storia  di  Pio  l'I,  assistè  alle  fun- 
zioni della  notte  del  s.  Natale  nella  cap- 
pellaSislina  col  l'impera  lore,restando  am- 
bedue senza  alcuna  distinzione  e  vestili d.i 
semplici  iifEziali,  genuflessi  sullo  scalino 
destro  a, pie  dell'altare  (allora  non  esiste- 
vano le  odierne  Inbime,  da  dove  i  sovra- 
ni e  altri  principi  assistono  alle  sagre  fun- 
zioni, ma  si  elevavano  talvolta  de'coretti 
equivalenti  ).  Ora  in  breve  accennerò  il 
soggiorno  in  Roma  di  Gustavo  III,  rica- 
vandolo da'moltissimi  Diari  di  Roma  del 
1783  e  del  1784  principalmente,  che  lo 
descrìssero  minuziosamenle,  mentre  nei 
w.°94o  del  1784*16  l'elenco  de'personag- 
gi  del  suo  seguito.  Incominciano  es^i  a  nar- 
rare, che  nella  noltede'24'^'ce'"hrei  783 
circa  le  ore  6,  preceduto  dal  dello  cor- 
riere, giunse  in  Roma  il  re  di  Svezia  sot- 
to il  nome  di  conte  d'Unga,  e  andò  ad  al- 


S  V  E 

loggiare  nel  palazzo  Correa,  ove  sono  gli 
avanzi  del  Mausoleo  d'Augusto  (di  cui  nel 
voi.  LXi  V,  p.  1 4  >  >  ove  indico  il  luogo  in 
cui  parlai  del  palazzo).  Ivi  fu  subito  os- 
sequialo per  parte  del  l^apa,  indi  dal  car- 

^  dinal  de  Bernis  ministro  di  Francia;enel- 
la  seguente  mattina  il  re  si  recò  a  visita- 
re l'imperatore,  in  casa  del  suo  ministro 
cardinal  Herzan:  poi  l'imperatore  più  vol- 
le si  portò  nel  palazzo  Correa,  e  il  simile 
fecero  i  cardinali,  il  corpo  diplomatico,  la 
nobiltà  romana.  Nella  stessa  mattina  del 
s.  Natale, Giuseppe  li  e  Gustavo  111  pas- 
sarono nella  basilica  Vaticana,  ad  assiste- 
re al  pontificale  celebrato  da  Pio  VI,  che 
dopo  l'evangelo  pronunziò  un'eloquente 
omelia.  Ma  ne  Diari  non  si  fa  parola  che 
il  re  intervenisse  nella  precedente  notte 
alla  cappella  pontificia.  Il  re  dopo  il  pon- 
tificale si  recò  a  visitare  Pio  VI,  e  fu  ac- 
colto con  ogni  onorevole  distinzione,  e  co- 
sì tutte  le  volle  che  vi  ritornò  nella  sua 
dimora  in  Roma.  Il  Papa  egualmente  ri- 
cevè cortesemente  i  signori  del  suo  corteg- 
gio; e  poi  al  maestro  di  casa,al  cameriere, 
a'due  aiutanti  di  camera  del  re,  tulli  cat- 
tolici francesi,  colle  proprie  manicoiife- 
lì  la  croce  di  cavalieri  dello  speron  d'  o- 
ro  e  li  bened'i  paternamente.  Il  re  fu  pu- 
re alle  cappelle  pontificie  della  Circonci- 
sione e  dell'Epifania,  prima  della  quale 
era  stato  nella  chiesa  di  propaganda /ff/tj 
a  veder  celebrare  la  festa  con  diversi  riti 
e  ceremonie  de'vescovi  orientali,  lestan- 
do  sorpreso  e  commosso  in  vedere  cele- 
brati i  divini  misteri  ue'vari  riti  che  so- 
no adottati  nell'unità  cattolica,  e  in  udi- 
re colle  diverse  liturgie  di  tante  nazioni 
le  lodi  del  Signore,  in  commemorazione 
della  manifestazione  del  divin  Verbo  alle 
genti  nella  persona de'Magi. Dopo  la  cap- 
pella pontificia  passò  nella  chiesa  d'Ara- 
celi ad  osservare  il  presepio.  Intervenne 
piu'e  alla  cappella  della  cattedra  di  s.  Pie- 
tro, e  poi  congedatosi  dal  l*apa  ne'primi 
di  febbraio  partì  per  Napoli,  preceduto 

•    dal  corriere  Catenacci.  Con  «juesto  si  re- 
tlituì  iu  Uoiua  verso  iio  marzo,  ferntun- 


S  V  E  275 

do  la  sua  residenza  nel  palazzo  Gìraud 
ora  Toìionia  in  Borgo.  Indi  intervenne 
in  s.  Pietro  all'esequie  anniversarie  per 
Clemente  XI, e  successivamente  alla  cap- 
pella della  4-'  domenica  di  quaresima,  a 
quella  per  la  ss.  Annunziata  colla  solen- 
ne cavalcata  del  Papa, a  tutte  le  sagre  pon- 
tificie funzioni  della  settimanasanta,  pon- 
tificale di  Pasqua  e  solenne  benedizione, 
assistito  per  le  spiegazioni  da  un  maestro 
delle  ceremonie  pontificie,  cui  regalò  di 
tabacchiera  d'oro.  In  tulli  i  luoghi  il  Pa- 
pa fece  erigete  decorosi  coretti  per  lui  e 
corteggio,  e  in  cappella  presso  la  cancella- 
ta, oveora  sono  le  dette  tribune.  Nell'ap- 
partamento di  mg.""  Braschi,  maggiordo- 
mo e  nipote  del  Papa,  ammirò  i  triregni 
pontificii.  Donò  al  Papa  tre  nobili  casset- 
te colle  serie  delle  surricordate  medaglie, 
esprimenti  precipuamente  tulli  i  fatti  più 
memorabili  de're  di  Svezia,  cioè  una  tut- 
ta d'oro,  le  altre  d'argento, edi  mollo  va- 
lore. Il  Papa,lieti^silllo  di  questo  presen- 
te, die  al  portatore  3  medaglie  d'oro  e  3 
d'argento.  Pio  VI  fece  offrire  al  re  pel  con- 
te Petrignani  maestro  di  camera  di  mg.** 
maggiordomo  in  bellissiuie  casse,  4  pie* 
gievolissimi  quaclri,due  di  musaico  e  due 
in  arazzo,  i  primi  rappresentanti  la  Sibil- 
la persica,  e  Diana  caccialrice;  i  secondi 
figuravano  una  Sibilla  e  Lucrezia  roma- 
na:  lutti  con  cristalli,  e  ornati  di  vaghe 
cornici  di  metallo  doralo  colla  pontificiu 
arme.Iuollre  le  opere  incise  delMuseoPio- 
Clementinodel  Piranesi,  e  della  calcogra- 
fia camerale,  tutte  superbamente  legale. 
Il  re  in  segno  di  special  gradimento  re- 
galò il  conte  d'una  scatola  d'oro  elegan- 
te. Vide  le  due  girandole  o  fuochi  arlill- 
ziali  del  Castel  s.  Angelo,  per  l'annivcr- 
sariodell'esaltazionediPio  VI;  e  l'illumi- 
nazione della  piazza,colonnalo  e  cupol;«  tli 
s.  Pietro.  Nel  tempo  delle  sue  due  dimo- 
re iu  Koma  fu  assai  festeggiato  con  lau- 
liscimi  pranzi  e  cene,  con  isplendide  di 
mostrazioni  e  cantate  ,  di  frequente  djl 
cardinal  de  Bernis,  ed  alcune  d.igli  ani- 
busciutoridi  Spagna,  Portogallo,  Malli, 


276  S  V  E 

Veneziajasslsleodo  ancora  alla  conferma- 
zione. Aa  Pio  VI  somministrata  alle  figlie 
dell'ambasciatore  Memo.  Magnidci  con- 
viti gli  apprestarono  i  cardinali  Herzan 
e  Pallavicino  segretario  di  stalo,  alcuni 
principi,  le  cui  conversazioni  equelle  d'al- 
cuni cardinali  multo  frequemtava,  essen- 
do andato  ancoa'pranzi  del  senatore  di 
Roma  Rezzonico,  e  del  duca  Braschi  ni- 
pote del  Papa.  Con  intelligenza  osservò 
tulle  quante  le  magniiìcenze  anticlie  e 
moderne  di  Roma,  ed  i  principali  gran- 
diosi stabilimenti;  ed  intervenne  anche  a 
diverse  funzioni  particolari,  municipali  e 
sagre,  per  la  propensione  che  mostrava 
per  lultociò  che  riguardava  la  religione 
cattolica.  Accuialameute  ne  visitò  le  prin- 
cipali basiliche  e  chiese,  non  mai  sazian- 
dosi di  ammirare  spessissimo  la  basilica 
Vaticana,  i  suoi  sontuosi  monumenti  se- 
polcrali,compreso  quello  della  regina  Cri- 
stina, le  sagre  Grotte,  la  cupola  nella  cui 
palla  colle  forl)ici  incise  un'iscrizione,  e  vi 
ritornò  per  leggere  la  lapide  marmorea 
che  in  memoria  era  vi  stata  eretta  e  pub- 
blicata dal  Diario,  co'nomi  pure  de'suoi 
cavallerizzo  e  maresciallo:  in  una  delle  vi- 
.site  valicane  amò  osservare  il  ritodel  bat- 
tesimo. Tra  le  alile  chiese  visitate  da  Gu- 
stavo 111,  ricorderò  quelle  di  s.  Maria  ad 
fllartyres  o  Pantheon,  di  s.  Gregorio  al 
Celio,  di  s.  Agnese  in  Piazza  Navona  per 
la  solenne  esposizione  del  ss.  Sagiamen- 
to,  il  santuario  della  Scala  santa, e  la  chie- 
sa e  casa  nazionale  di  s.  Brigida,  veden- 
done le  stanze  da  essa  abitate  e  altre  co- 
se, I)ramando  di  tutto  essere  informato 
da'religiosi  svedesi  che  ancora  la  custo- 
divano. Intervenne  nel  collegio  Urbano 
per  l'accademia  poliglotta  dtW Epifania, 
e  gli  alunni  tra'componimenli  de'di  versi 
linguaggi  ne  recitarono  anche  in  sua  lode. 
11  re  rimase  attonito  e  meravigliato  nel 
vedere  un'eletta  schiera  di  giovani,  diver- 
si d'origine,  colore  e  linguaggio,  prove- 
nieiili  d'ogni  parte  del  mondo, ed  ivi  rac- 
colti per  la  potenza  dell'unità  cattolica  e 
colla  raedesioia  credeuza  religiosa,  ccle- 


S  V  E 

brare  ciascuno  nella  propria  favella  il 
Messia,  e  i  Magi  che  accorsero  ad  adorar- 
lo; con  poetici  componimenti  de'piìi  di- 
stinti idiomi  delle  nazioni,  parte  maesto- 
si e  sonori, parte  aspri  e  monotoni.  Vi  ri- 
tornò per  osservare  lutto  l'edifizio  di  Pro- 
paganda, la  biblioteca  e  la  celebre  Stam- 
peria poliglotta  (la  quale  come  notai  al- 
l'articolo Stamperia  DI  Propaganda,  ora 
va  a  rendersi  unica),  provveduta  copio- 
samente di  caratteri  di  lingue  straniere, 
per  imprimere  libri  utili  alla  propagazio- 
ne  e  mantenimento  della  fede  cattolica. 
Il  cardinal  Anlonelli  prefello  gli  offrì  per 
saggio  un  Tetrasùchon  tradotto  in  44 
idiomi  iliversi,  di  suo  ordine  fallo  com- 
porre dal  soprintendente  Cancellieri  e  da 
lui  scritto  in  latino,  e  ne  parlai  nel  voi. 
XI  V,p.  240,  unitamente  al  donativo  del- 
le opere  piìi  celebri  e  rare  ivi  stampale 
in  lingue  orientali.  Il  re  sì  mostrò  sorpre- 
soe  sommamente  conlento  d'avcrsenlilo 
nuovamente  dagli  alunni  del  collegio  Cr- 
bano,  eletto  nelle  lingue  di  quasi  lutto 
il  mondo  le  sue  lodi.  Agl'inservienti  e  ope- 
rai della  tipografia  donò  4"  zecchini  d'o- 
ro; al  cardinale  vari  libri  superbamente 
legati,  econlenenti  le  carte  geografiche  di 
Svezia,  le  pianicele  prospettive  delle  fdi- 
briche  diStockhohn;edue  medaglie  d'o- 
ro al  sommo  erudito  Cancellieri.  L'Ar- 
cadia nel  serbatoio  gli  die  una  solenne  ac- 
cademia, e  lo  acclamò  pastore  arcade  col 
nome  d'  Anassandro  Cheroneo,  facendo 
co' versi  eccheggiar  la  sala  de'suoi  encomi: 
il  re  se  ne  mostrò  penelralo,  e  con  inte- 
resse vide  i  ritratti  degli  arcadi  illustri, 
fra  i  quali  quello  dell'immortale  Cristi- 
na. Non  mancò  di  visitare  e  godere  le  ma- 
gnificenze de'palazzi,  gallerie  e  bibliote- 
che di  Roma,  come  de'palazzi  pontificii 
e  loro  giardini,  di  Campidoglio  esuoi  mu- 
sei, di  Uoii'hese,  Pamphilj,  Altieri,  Ode- 
scalchi  o  Bracciano,  Spada,  Rospigliosi, 
Malici,  Massimi  alle  Colonne,  Farnese 
già  abitato  dalla  regina  Ciì>tina,  Corsini 
ov'essa  morì  e  vi  fu  più  volte.  Si  recò  in 
Caalcl  s.  Angelo,  e  nell'armeria  papale. 


S  V  E 

jVè  ommise  di  visitare  gli  studi  de'prin- 
cinali  artisti,  incisori,  scultori  ,  pittori  e 
musaicisti ,  inclusivamente  a  quello  del 
cav.  Francesco  Piranesi  (figlio  del  cele- 
bre Gio.  Battista)  suo  agente  e  poi  inca- 
ricalo d'affari  presso  il  Papa.  Visitò  i  con- 
Teuti,  i  monasteri,  e  con  intervenire  alle 
vestizioni  religiose;  le  ville  suburbane  di 
Roma, come  la  Borghese,  Patnphilj,  Cor- 
sini, Altieri,  Millini,  Patrizi,  Albani,  Lu- 
dovisi,  Medici,  Bolognelli  ,  Negroni  ora 
Massimo,  facendo  escursioni  a'suburbani 
Frascati, Marino, Castel  Gandollò,  Alba- 
no e  Tivoli.  Finalmente  grato  a  Pio  VI 
e  a  tutti  quelli  che  in  ogni  maniera  era- 
no stali  larghi  di  festeggiamenti,  si  licen- 
ziò dal  Papa,  e  dopo  affettuosi  abbracci 
parti  per  Parma  a' 19  aprile,  preceduto 
dal  corriere  pontificio  Catenacci.  Nel  n." 
972  del  Diario  di  /Jo/»^i  784»  si  legge 
l'elenco  de'regali  e  mancie  lasciati  in  Ro- 
ma da  Gustavo  llljfra'quali  donò  al  car- 
dinal de  Bernis  una  scatola  col  suo  ritrat- 
to e  3  giri  di  grossi  brillanti, valutata  8000 
scudi,  altra  a  mg.*"  Braschi  di  3ooo  scu- 
di, al  conte  Giraud   un  quadro  col  suo 
ritratto  da  porsi  nella  camera  iu  cui  dor- 
mi,al  custode  generale  d'Arcadia  ab.  Piz- 
zi una  ricca  scatola  d'oro,  altra  al  corrie- 
re Catenacci  con  1  00  zecchini;  quanto  al- 
le mancie,  200 zecchini  alla  famiglia  pon- 
tificia, 600  a  quella  del  cardinal  de  Ber- 
nis, oltre!  00  al  cameriere,  e  una  tabac- 
chiera d'oro  al  gentiluomo.  Racconta  No- 
vaes  ,  che  Pio  VI  ricolmò  di  attenzioni 
Gustavo  Ili,  dichiarandogli  la  sua  grati- 
tudine per  la  protezione  che  dava  a'cat- 
tolici  dc'suoi  slati,  onde  n'era  estrema- 
mente conlento,  e  calorosamente  a  lui  li 
raccomandò.  Che  il  cardinal  de  Bernis 
scherzosamente  disse  al  re,  che  Roma  a- 
vrebbe  desideralo  in  lui  meno  modeslia, 
nolo  essendo  che  sotto  il  nome  di  conte 
d'Haga  si  ascondeva  il  re  di  Svezia.  Im- 
perocché nelle  fun7Ìoni  amava  restar con- 
liiso  tra'foreslieri,  ma  le  avvertite  guar- 
diL'  curavano  di  aprirgli  l'adito  a  tulio, 
prodigando  le  maggiori  distinzioui.  Com- 


S  V  E  277 

mosso  dallo  spettacolo  toccante  che  pre- 
senta Roma  e  la  gerarchia  ecclesiastica,  i 
suoi  decorosi  ri  ti, le  simboliche  e  misteriose 
ceremouie,il  re  pienodi  profonda  ammira- 
zione piìi  voi  le  confessò,  che  i  suoi  correli- 
gionari protestanti  aveano  torto  di  critica- 
re la  pompa  ecclesiastica  delle  s.  funzioni; 
poiché  essendo  la  religione  necessaria  a'po- 
poli, trova  va  con  veniente  e  necessario  il  cir- 
condarla di  quanto  può  renderla  augusta 
e  imponente;  dimostrò  pertanto  desiiierio 
d'esserne  istruito,  e  il  Papa  in  tutto  lo  fece 
appagare.  A  tutte  le  ore  fu  sempre  Pio  VI 
accessibile  per  riceverlo  con  amore,  ed  il 
re  che  lo  venerava  si  mostrò  soddisfattis- 
simo dell'accoglienza  ricevuta,  non  me- 
no dal  Papa  che  da'romani.  Leggo  Del- 
l'/^ r/P  di  veri^car  le  date,  e  nelle  biogra- 
fie di  Gustavo  IH,  oh'  esso  nel  giorno  di 
Pasqua,  trovandosi  in  Roma,  il  suo  gran- 
d'elemosiniere  barone  di  l'aube  (che  nel 
Diario  di  Roma  si  dice i.  gentiluomo  di 
camera  e  cavaliere  commendatore  de'suoi 
ordini),  coll'assistenza  d'  un  cappellano, 
celebrò  il  servigio  divino  giusta  il  rito  lu- 
terano nel  palazzo  Giiaud  :  il  re  e  tulli 
gli  astanti  ricevettero  la  comunione  sotto 
le  due  specie.  Eransi  raccolti  «ella  cap- 
pella regia  tutti  i  protestanti  che  trova- 
vansi  in  Roma,  nella  capitale  del  mondo 
cattolico,  e  fu  un  avvenimento  che  non 
aveaavutoesempi.  Lo  credo,  almeno  che 
lo  sapesse  il  pubblico.  Aggiungerò  che  il 
re,  dopo  aver  in  Roma  osservalo  i  mo- 
numenti delle  arti  e  onorato  gli  sludi  de 
gli  artisti,  comprò  statue,  quadri,  uieda- 
glie,  musaici:  oggetti  che   trasportali   a 
Slockholin ,  aumentarono  il  museo   di 
quella  grandiosa  capitale. Ne'primi  di  giu- 
gno arrivò  a  Parigi  per  visitare  nuova- 
mente quella  gran  metropoli  eLuigiXVf, 
ove  si  trallenne  sino  verso  la  fine  di  lu- 
glio. Si  rinnovarono  gli  antichi  trattali 
tra  Francia  e  Svezia,  e  furono  pagali  a 
(instavo  III,  1,200,000  lire  di  sussidiiar- 
rctrali,  indi  i  minislii  delle  due  potenze 
segnarono  una  conveir/ione  oonfermalri- 
ce  quella  di  comuicrcio  e  uuvij^uziuue  del 


278  SVE 

I  74  '  •  "  ''c  accordò  a'fiancesi  un  perpe- 
tuo tieposilo  nel  porto  di  Golbeuaburgo, 
e  la  Francia  gli  cede  l'isola  di  s.  Barto- 
lomeo nelle  Anlille.Tra'due  re  si  conven- 
ne poi  a  un  patto  segreto  d'amicizia  e  d'u- 
nione: si  garantirono  a  vicenda  i  loro  sta- 
li in  Europa,  e  promisero  in  caso  di  ag- 
gressione reciproco  aiuto;  cioè  la  Svezia 
8  vascelli  di  linea  e  4  fregate;  la  Francia 
12  vascelli  di  linea,  6  fregate  e  12,000 
fanti,  e  in  caso  d'impotenza  somministra- 
zioni di  denaro.  Il  re  tornò  ne'suoi  stati 
iu  agosto:  durante  il  viaggio  die  parec- 
chi utili  regolamenti,  e  dopo  il  suo  arri- 
vo in  Isvezia  si  occupò  de'miglioranjenfi 
in  ogni  ramo  d'amministrazione.Di  nuo- 
vo si  fece  sentire  il  flagello  della  fame,  e 
il  re  nulla  trascurò  per  alleviar  la  pub- 
blica miseria.  Dopo  che  gli  Stati-Uniti  po- 
terono far  riconoscere  la  loro  indipenden- 
za, il  re  strinse  con  loro  un  trattato  d'al- 
leanza e  commercio.  Ma  non  ebbe  lunga 
durata  la  pace  colla  Russia, mentre  le  di- 
visioni e  turbolenze  interne  già  soffoca- 
te cominciavano  a  rinnovarsi, e  nella  die- 
ta del  1786  sorse  aperta  opposizione  di- 
retta da  alcuni  membri  nobili  partigiani 
del  precedente  sistema  di  governo.  Gu- 
stavo III  sdegnato  degli  sforzi  che  face- 
vano gli  emissari  russi  per  riguadagnar 
V  influenza  esercitata  sulla  Svezia,  e  per 
muovere  a  ribellione  la  Finlandia,  fece 
armare  rapidamente  a  Carlscrona  formi- 
dabile squadra,   trasse  al  suo  partito  la 
Prussia  e  ottenne  sussidii  da'turchi.  La 
guerra  colla  Russia  divampò  nel  1788; 
la  flotta  svedese  combatteva  con  felice  e- 
vento  la  russa,  presso  Hogland  :  l'eserci- 
to di  terra  dovea  marciare  su  Pietrobiu'- 
go,  (juando  la  flotta  fu  battuta  a' 17  lu- 
glio da  Creig,  e  la  diserzione  di  parecchi 
ufììziali  concorse  a'successi  della  Russia, 
sul  pretesto  che  la  Svezia  non  era  stata  ag- 
gredita, e  che  il  re  non  avea  diritto  di  far 
guerra  offensiva.  Il  colonnello  liaestslvO, 
i^h'era  alla  testa  degl'insorti,  fece  depor- 
re le  armi  al  suo  reggimento  d'Abo,  e  il 
suoeseaipio  seguirono  gli  altri:  indi  su- 


SVE 
bornarono  le  truppe  e  intavolarono  ne- 
goziazioni co'generalidell'imperatriceCa- 
terina  II.  Il  re  riboccante  d'indegnazio- 
ne  e  sorpresa, dopo  essere  stato  traltenu- 
tf)  per  più  giorni  nella  sua  tenda  da' capi 
della  congiura,  gli  riuscì   partire   dalla 
Finlandia  e  recarsi  a  Stockholm,  indi  vi- 
sitò le  Provincie  del  settentrione  e  del- 
l'occidente del  regno.  Arrivato  in  Dale- 
carlia  arringò  il  popolo  per  indurloa  mar- 
ciare contro  gli  oppressori  della  patria  : 
la  sua  eloquenza  produsse  mirabile  effet- 
to, e  2000  dalecarli  si  armarono  tosto  per 
la  sua  causa.  Avendo  sapulo  che  la  Dani- 
marca, alleata  di  Russia,  avea  fatto  en- 
trare in  Isvezia  un  corpo  di  truppe  per 
assediarOotheraburgOjil  re  vi  corse  a  ria- 
nimare il  coraggio  del  presidio  e  stornò 
il  progetto  del  nemico  :  colla  mediazione 
d'Inghilterra,  Olanda  e  Prussia,  la  Dani- 
marca fu  obbligata  alla  neutralità.  Com- 
parvero a  Stockholm  e  nelle  provincie  al- 
cuni scritti  anonimi,  ne'  quali  molti  ufPi- 
ziali  erano  accusati  di  tradimento,  i  cit- 
tadini di  Stockholm  si  armarono, e  il  re 
vi  ritornò  a' ig  dicembre:  il  suo  ingresso 
fu  un  trionfo,  la  cittadinanza  volle  tirare 
la  carrozza  del  re,  e  nella  sera  fece  gene- 
lale  illuminazione.  Nel  gennaio  1789  la 
dieta  incominciate  le  sue  deliberazioni,  ed 
i  nobili  fatte  nascere  difficoltà,  insorse  vi- 
vissima discussione,  riprovata  dal  clero, 
dalla  cittadinanza  eda'paesnni.  li  re  cal- 
colando su  questi  ultimi  3  ordini,  fece  ar- 
restare i  nobili  capi  dell'  opposizione,  e 
propose  nuova  legge  costituzionale  o  yil- 
to  d'unione  e  di  sicurezza,  nella  quale  si 
aumentò  il  potere  regio  con  diritto  di  far 
guerra  e  pace,  concludere  trattali,  con- 
ferire pubblici  impieghi  e  amministrar  la 
giustizia,  e  siccome  divenuto  inutile,  se- 
guì la  soppressione  del  senato.  Gli  stali 
quindi  accordarono  al  re  un  sussidio  pel 
proseguimento  della  guerra.  Intantogiu- 
dicati  edaunati  a  mortei  capi  uilìziali  del- 
la cospirazione  di  Finlàndia,  fu  giustizia- 
to il  solo  colonnello  Haestsko.  Nel  marzo 
I  790  il  re  passalo  in  Finlandia  aprì  la 


S  V  E 

campagna  contro  i  russi:  seguirono  vari 
coiiibattiiuenli  Ira' due  eserciti  e  le  due 
flotte,  ed  i  successi  furono  i)ilanciati.  Vo- 
lendo il  re  tentar  un  colpo  decisivOjCon- 
diisse  i  suoi  vascelli  nel  golfo  di  Wiborg, 
ne  assediò  la  città,  e  avviò  alcuni  drap- 
pelli a  Pielrubuigo.  Essendo  riuscito  al- 
la flotta  russa  di  tagliargli  la  comunica- 
rione  coll'esercito,e  serrata  la  svedese  nel 
golfo, correva  il  rischio  di  cader  nelle  ma- 
ni nenjicbe,  onde  il  re  animosamente,  non 
senza  pericolo  e  perdile,  si  apr\  un  pas- 
saggio a'3  luglio.  Indi  avendo  il  principe 
diNassau  comandante  le  cannoniere  russe 
assalito  le  svedesi  nello  stretto  di  Suens- 
kund,  dopo  un  combattimento  di  24  ore 
il  re  riportò  compiuta  vittoria:  i  più  belli 
vascelli  russi  furono  presi  o  arsi,  moriro- 
no 8000  russi,  e  gli  svedesi  ne  fecero  piìi 
di  6000  prigionieri.  Caterina  1 1  diresse  uu 
manifesto  a  tutte  le  potenzed'Europa, la- 
gnandosi amaramente  della  condotta  del 
re  di  Svezia,  le  cui  truppe  aveano  ope- 
rato alti  ostili  prin^a  che  si  attendesse  la 
guerra.  Gustavo  ili  rispose  con  una  me- 
moria sui  pericoli  che  minacciavano  l'è- 
(juilibrio  politico  dell'Europa,  dal  prin- 
cipio del  regno  di  Caterina  li;  dichiara- 
zione die  porta  per  epigrafe  il  passo  di 
Vii  gilio:  Accipe  nane  Danauru  iiisidias. 
A  tale  vittoria  seguì  la  pace  di  Verelan 
a'i  4  agosto,  e  le  due  potenze  rientraro- 
no nell'antiche  relazioni.  Nell'estate  1791 
Gu^tavulli  si  trasferì  in  Aquisgrana  con 
pretesto  di  prender  l'acque,  ma  per  pro- 
curarsi più  particolare  cognizione  degli 
avvenimenti  della  terribile  rivoluzione  di 
Francia, edegl'interessi  de'diversi  partili. 
Voleva  avvicinarsi  alle  frontiere  diFran- 
cia per  dar  opera  ad  una  controrivolu- 
zione, e  passando  per  Mecklenburgo  si 
abboccò  con  mg.'  Caprara  nunzio  di  Pio 
VI,  che  vi  si  era  recato  colle  slesse  mire; 
andò  poi  a  conferire  col  duca  di  Bruns- 
wick; ma  l'arresto  di  Luigi  XVI  a  Va- 
icnnes  fece  andare  a  vuoto  i  piani  con- 
certati tra  il  re,  gli  emigrati  francesi  rea- 
listi e  le  potenze  u-ìtcrc.  Uilornato  iu  Uve- 


S  V  E  379 

zia,  continuò  a  occuparsi  di  tale  oggetto 
e  negoziò  l'alleanza  colla  Russia,  la  Prus- 
sia, l'Austria,  ei  principi  francesi,  cui  e- 
ra  riuscito  fuggire  a  Coblentz,  onde  li- 
berare l'imprigionato  Luigi  XVI  e  porre 
un  freno  al  tremendo  partito  democra- 
tico. Caterina  II  alleala  del  Nord  contro 
Francia  per  ispeguere  i  disastrosi  prin- 
cipii della  spaventevole  rivoluzione,  pro- 
mise al  re  1 2,000  russi  e  3oo,ooo  rubli. 
Essa  con  Gustavo  III  ricusarono  riceve- 
re la  notificazione  fatta  loro  a  nome  di 
Luigi  XVI  d'aver  egli  accettata  la  costi- 
tuzione,dichiaranJo  ambedue  di  non  po- 
ter riguardare  quel  monarca  come  agen- 
te di  libera  sua  volontà. Gustavo  III  che 
avea  ritirato  il  suo  ministro  da  Parigi, 
accreditò  il  conte  d'Oxenstiern  qual  suo 
ministro  plenipotenziario  presso  i  fratelli 
di  Luigi  XVI  a  Coblentz.  Allettato  Gu- 
stavo HI  dall'idea  di  porsi  alla  testa  d'u- 
na crociata  destinata  a  combattere  l'as- 
sen)blea  nazionale  di  Francia,  vedeva  eoa 
compiacenza  che  la  sua  alleanza  col  più 
potente  de' suoi  vicini  gli  permetteva  as- 
sentarsi dal  regno.  L'imperatrice  dal  suo 
cauto  vedeva  volentieri  occupata  altro- 
ve l'operosità  d'un  re  che  avea  osato  ap- 
pressarsi da  nemico  così  da  vicino  a'ba- 
1  nardi  di  Pietroburgo.  Prima  d'impegnar- 
si in  così  arilila  impresa,  giudicò  il  re  di 
tutto  provvedere,  per  assicurar  la  Iran- 
(|(iillilà  interna  de'suoi  stati,  in  un'epo- 
ca in  cui  tutte  le  menti  in  Europa  tro- 
Vcivansi  in  fermento.  Intanto  le  finanze 
del  regno  non  erano  state  regolate  dopo 
la  guerra  di  Finlandia,  e  il  credito  pub- 
blico notabilmente  ne  solfriva.  Il  re  con- 
vocò per  necessità  gli  stali  nell'  inverno 
lyc)!  in  Gelle;  vi  osservò  una  forte  op- 
posizione ne'nobilijinala  proposizione  del 
principe  fu  vinta,  e  i  deputati  della  na- 
zione lo  rassicurarono  con  illimitala  ga- 
lanzia  sul  debito  contratto  dal  governo 
durante  la  guerra.  Questa  gli  si  era  rim- 
proverata dalla  sempre  avversa  nobiltà, 
che  non  sapeva  perdonargli  il  potere  che 
le  avea  tulio;  ma  senza  della  guerra  trai 


28o  S  V  E 

lavasi  decidere  chi  regnerebbe  a  Stock - 
holnti;  se  il  re  di  Svezia  o  gli  emissari  rus- 
si; per  cui  egli  la  cliiamò  guerra  difensi- 
va. La  nobiltà  andava  formando  de'con- 
ciliaboli  e  trame  contro  la  vita  del  re, che 
sarebbero  già  scoppiate  se  non  partiva  per 
la  dieta. Però  la  borghesia  e  i  paesani,  che 
sino  allora  aveano  mostrato  tanto  attac- 
camento al  re,  ricusarono  dieci  milioni  di 
lisdalleri  per  un  progetto  cui  non  giudi- 
cava in  quel  momento  manifestare,  cioè 
la  spedizione  di  Francia.  Tuttavia  il  re 
restò  contento  d'  aver  ultimato  una  die- 
ta in  cui  erano  tanti  malcontenti.  Gusta- 
vo HI  era  ritornato  da  qualche  tempo  a 
Slockholnijdove  regnava  in  apparenza  la 
maggior  calma.  A'i6  marzo  1792  vi  fu 
nel  teatro  dell'Opera  un  ballo  masche- 
rato, a  cui  il  re  pure  mascherato  u)ler- 
venne;  però  una  lettera  anonima  1'  avea 
avverlitodelccrloed estremo  rischio  che 
correva,  ma  egli  nel  suo  coraggio  credè 
uon  calcolarla,preferendo  l'abbandonar- 
si al  suo  destino,  che  tormentarsi  con  pre- 
cauzioni. Nel  mezzo  della  notte  fu  ferito 
da  un  colpo  di  pistola  con  canfora  a  ven- 
to, carica  di  due  palle  e  chiodi,  e  traspor- 
talo in  un  vicino  appartamento  mostrò 
la  massima  tranquillità;  s'iiiterlenne  coi 
inini&lri  stranieri  e  parecchi  allri  perso- 
naggi e  die  gli  ordini  necessari. L'assassino 
G.  Ankarslroem  ex  alfiere  o  insegna  del- 
le guardie  turchine,  fu  scoperto  il  gior- 
no dopo,  e  ue'dì  seguenti  furono  arrestati 
i  suoi  complici,  i  conti  Ribbing  e  liorn,  il 
colonnello  Lilichorn  autore  dello  scritto 
anonimo,  e  il  barone  EhrenSAvaerd.  La 
nobiltà  svedese  malcontenta  per  vedersi 
ristretta  ne'suoi  diritti,  tramò  la  cospira- 
zione e  trasse  a  sorte  co'dadi  chi  dovea 
uccidere  il  re,  e  toccò  al  ca[)itano  che  lo 
assassinò, il  quale  eia  stato  graziato  della 
vita  per  la  trama  nella  guerra  di  Russia, 
Questo  mostro  d'ingratitudine  ebbe  poi 
a'  22  aprile  tronca  la  mano  e  la  testa. 
Quando  il  re  si  sentì  colpito,  sul  momen- 
to credette  che  fosse  stata  la  mano  d'un 
giacobino  fraucese,comechc  sempre  pre- 


S  V  E 

occupalo  de'suoì  progetti  contro  la  Fran- 
cie rivoluzionata.  Idea  che  con  arte  pro- 
palarono subilo  i  congiurati,  per  rimuo- 
vere affatto  i  sospetti  su  di  loro.  All'an- 
nunzio del  regicidio,  mostrò  il  popolo  il 
più  intenso  dolore,e  si  dimenticarono  tut- 
ti i  torti  che  gli  erano  stali  rimprovera- 
ti. L'  assassino  confessò,  che  si  doveauo 
pure  trucidare  il  duca  di  Sudermania,  i 
principali  personaggi  che  godevano  la  re- 
gia fiducia,  impossessarsi  di  Gustavo  IV 
e  obbligarlo  a  proclamare  una  nuova  co- 
stituzione analoga  e'  principii  e  interes- 
si de'congiurati.  11  re  ferito  mortalmen- 
te tra  l'anca  sinistra  e  la  spina  dorsale, 
con  atroci  dolori  visse  più  giorni  e  spirò 
a'i^  marzo,  dopo  aver  inculcato  di  per- 
donare a'  complici  dell'assassìnio,  e  con 
fermezza  senza  un  lagno  dettate  le  ulti- 
me sue  volontà  per  la  reggenza  e  l'edu- 
cazione dell'  unico  suo  figlio  Gustavo  IV 
Adolfo,  essendo  morto  l'altro  Carlo  Gu-< 
stavo:  dichiarò  reggente  il  proprio  fra- 
tello Carlo  duca  di  Sudermania,  suo  oc- 
culto nemico  non  meno  che  del  nipote, 
e  poi  fu  Carlo  XI 11,  dopo  il  decndunen- 
to  di  Gustavo  IV  pronunziato  dagli  sta- 
ti, 11  re  Gustavo  III  dolalo  di  talenti  po- 
co comuni,e pieno  delle  rimembianze  de' 
suoi  illustri  predecessori  Gustavo  I,  Gu- 
stavo II  Adolfo  e  Carlo  X,  volle  restitui- 
re alla  Svezia  lo  splendore  nel  quale  avea 
brillalo  sotto  di  essi;  ma  le  circostanze  po- 
litiche erano  diverse,  e  la  Svezia  da  un 
secolo  Irovavasi  ridotta  a  sfera  troppo  ri- 
stretta per  competere  colle  potenze  ilive  - 
nule  dominanti.  Le  divisioni  interne  ac- 
crescevano gli  ostacoli,  e  il  disordine  del- 
le finanze  diminuiva  i  mezzi.  Per  altro 
il  modo  onde  Gustavo  IH  contenne  i  par- 
titi,e  il  trionfo  che  riportò  sui  nemici  fin- 
ché fu  immolato  dal  tradimento;  l'esito 
felice  della  guerra  col  piìi  potente  de'suoi 
vicini,  e  l'impulso  che  die  al  commercio, 
alle  lettere  e  alle  arti,  sono  prove  della 
«uà  attivila,  coraggio  e  perseveranza.  De' 
lieti  suoi  successi,  nelle  circostanze  criti- 
che del  regno,  andò  iu  molla  parte  de- 


S  V  E 

bitore  alla  piacevolezzn  del  suo  carattere, 
e  al  dono  delia  facondia  die  possedeva  in 
grado  enìinente.  Amava  la  pompa,  e  la 
sua  corte  era  una  delle  piti  hrillanli  d'Eu- 
ropa: amò  il  fasto  e  si  abbigliava  con  e- 
leganza  che  partecipò  della  vanità.  I  suoi 
ozi  erano  principalmente  spesi  nella  let- 
tura, nel  diseguo  e  nelio  scrivere  coinpo- 
iiimenli  teatrali,  di  cui  attingeva  gli  ar- 
guinenli  dalla  storia  del  suo  paese.   Fin 
dal  |)rincipiodelsuo  regno  eresse  il  bell'e- 
difJzioov'èil  teatro  dell'Opera  nazionale. 
IS'eliybG  fondò  sul  {nodello  dell'accade- 
mia francese,  un'accademia  svedese,econ- 
corse  per  uno  de'prinii  premi  proposti; 
senza  farsi  conoscere  inviò  l'elogio  del  leld- 
maiesciallo  Torslenson,  die  fu  coroRato. 
Le  lettere  da  lui  scritte,  i  suoi  componi- 
nienti  teatrali,  i  discorsi  che  recitò  nelle 
diete  e  in  altre  circostanze,  furono  pub- 
blicati colle  stampe.Gli  si  attribuirono  le 
Iti/lessionisuWa  necessità  di  francare  il  ve- 
stiiedegli  svedesi  dall'impero  umiliantee 
dispendioso  delle  mode  straniere,i'oviuo- 
so  fomento  del  deplorabile  lusso,  stam- 
pale all'Aia  nel  1778.  Dagl'imparziali  gli 
furono  resi  grandi  e  giusti  elogi.  IMallet 
Diipan  dice  che  niun  sovrano  del  secolo 
XV Ili,  tranne  Federico  !l  il  Grande,  lìon 
avrà  un  posto  così  considerabile  nella  sto- 
ria. Vendicò  neh  7721  diritti  della  nazio- 
ne,riprese  i  propri,  rislnbih  le  basi  ildl'an- 
tica  costituzione,  e  ripristinò  l'equilibrio 
tra  la  libertà  e  la  monarchia.  Sotto  la  sua 
amministrazione  operosa  disjiarve  la  ve- 
nali tà,ni  uno  osò  far  Iranico  del  la  patria. La 
marina,  l'armala,  le  fortezze,  il  commer- 
cio marilliiiio,  la  considerazione  al  di  fuo- 
ri, le  arti,  rinduslria  in  (pieslo  regno  ca- 
lunniatosi rianimarono,  >oii  avendo  po- 
tuto spegnere  il  germe  delle  fazioni,  sep- 
pe infrenarle.  Funi  raris-.imamente,  per- 
donò ad  ingrati  benché  sapesse  non  tra- 
lascierel)beiodiesHMlo.  Niun  sovrano  for- 
se ebbe  più  zelanti  amici,  né  più  alVezio- 
iioti,  uè  più  implacabili  nemici.  L'Euro- 
pa fu  testimonio  di  sua  attività,  valore  e 
ioiiiì  di  spirilo  che  uiuu  ruvcsciu  sapca 


S  V  E  381 

sconcei  tare.  Era  colto,  letterato;- il  suosli- 
leavea  il  mcritodella  concisione, e  in  uno 
della  robustezza  e  chiarezza.  Gustavo  ll[ 
alle  fpialità  d'un  gran  re  unì  quelle  del- 
Tuomo  il  più  amabile.  Era  padrone  di  se 
stesso,  sobrio  e  fi"ugale,  clemente,  umano 
e  sensibile.  Questo  complesso  di  eminenti 
qualità  compensano  i  suoi  difetti  esage- 
rali dallo  spirito  di  parte.  Abbiamo:  Ili- 
stoive  dt  l assassinai  de  Gustavo  III  voi 
de  Suède,  Paris  1  797.  Storia  del  regno  e 
della  vita  di  Gustavo  III  re  di  Svezia , 
Venezia  i  792. 

Gustavo  IV  Adolflj  successe  a  suo  pa- 
dre a'29  marzo  I  792  di  circa  i4  anni,  sot- 
to la  reggenza  dello  zio  Carlo  duca  di  Su- 
dermauia,che  pe'suoi  principii  massonici- 
liberali  non  seguì  1'  Ostilità  adottata  dal 
fratello  contro  la  rivoluzione  fi  ancese,  né 
prese  veruna  parte  alla  guerra  allora  scop- 
piata in  Europa,  usando  in  vece  di  tutte 
le  larghezze:  questa  condotta  pacifica  gio- 
vò al  commercio  e  all'industria.  Inoltre 
il  reggente  non  si  limitò  a  fir  pios[)erare 
la  navigazione;  e  pretendono  alcuni,  to- 
gliendone la  gloria  a  Guatavo  111,  che  il 
reggente  istituì  a  Stockholm  il  museo  del- 
le belle  arti, raccogliendovi  gli  spaiai  cpia- 
dri  e  quelli  di  valore,  ciò  die  altri  allatto 
dicono  l'opposto,  ed  impiegò  gl'iminensi 
materiali  adunali  a  fjrmare  sontuoso  il 
palazzo  del  castello  d'IIaga,  per  compiere 
l'accademia  militare  trasferita  da  Carl- 
scrona  aCarlberg.  Imperocché  immaginò 
ed  eseguì  il  piano  d'un' accademia  milita- 
re,facendo  istruire  200  allievi  nelle  mate- 
matiche, nella  tattica  militare,  nella  nau- 
tica, nella  geografia  e  storia.  Gustavo  IV 
giunto  air  età  maggiore  s[)0sn  poi  Feile- 
rica  Dorotea  di  Daden  :  pailrone  ilei  go- 
verno, abbracciò  un  sistema  di  politica 
diverso  da  quello  seguilo  dallo  zio,  e  volle 
soslenere  egli  solo  guerra  controia /vvia- 
c;Ì7,che  avea  vinte  e  sotl»)messequ,isi  tut- 
te le  potenze  europee,  al  moilu  che  nar- 
rai ne'Ioro  articoli,  tanto  sotto  la  sua  re- 
pubblica, clic  dopo  istituito  l'impero  da 
rSapuicuuc  ILìuujpailc.ldaucaKiauo  alle 


28i  S  V  E 

fronliere,!  russi  occupavano  laFÌD!ancIia,e 
ifiiiiicesi  la  Pomerania.  La  nazionesveùe- 
se adombrala  da'piogelli  del  re,e  oppres- 
sa  dal  peso  dell'imposte,  domandò  istan- 
lemenle  a  Gustavo  IV  di  pacificarsi  con 
Francia  e  gli  alleati  suoi,  siccome  unico 
mezzo  di  salvare  il  regno.  Ma  le  propo- 
sizioni furono  rigettate  dal  re  che  si  appa- 
recchiava ad  aprir  la  campagna,  quando 
intese  a  suo  danno  la  marcia  di  due  ar- 
male svedesi  verso  la  capitale,  per  rom- 
pere la  guerra  civile.  Piegato  Gustavo  IV 
dal  maresciallo  di  corte  eda  due  generali 
di  cambiar  politica  o  desislere  di  regnate, 
snudò  la  spada  e  volle  scagliarsi  contro 
di  essi;  ma  essendo  solo  e  senza  nemme- 
no i  (.\(iì:  reggimenti  della  sua  guardia  da 
lui  disgustati  perchè  li  avea  livellati  alla 
milizia,  Cu  disarmato  e  colla  sua  famiglia 
chiuso  nella  fortezza  di  Drottuingholm  , 
ove  nel  dì  seguente  29  marzo  1809  die 
la  sua  abdicazione.  Il  suo  figlio  Gustavo 
priiici[)e  reale  di  Svezia  fu  dichiaralo  de- 
caduto de'  suoi  diritti.  Narra  1'  annalista 
Coppi,  all'unno  1809, che  Gustavo  IV  non 
avendo  voluto  cedere  alle  istanze  che  la 
Hussia  gli  avea  fatte,  di  chiudere  il  Bal- 
tico a'vascelli  stranieri  ed  accedere  al  si- 
stema continentale,  a  tenore  de'patli  se- 
greti da  essa  convenuti  con  Napoleone  I 
imperatore  de'francesi  col  trattalo  di  Til- 
sit,  sul  principio  del  1808  gli  avea  mosso 
guerra,ed  avea  seco  trutta  la  Danimarca. 
Gustavo  IV  co'soccorsi  dell'lnghillerra  si 
difese  con  molta  energia,  ma  le  forze  e- 
rano  troppo  disuguali,  e  nel  corso  della 
campagna  perde  la  Fuilauilia.  Questo  di- 
sastro e  il  carattere  inflessibile  e  talvolta 
stravagante  di  Gustavo  IV,  per  cui  si  te- 
mevano altre  perdile  maggiori,  produs- 
sero molti  malcoulenli  fra  la  classe  prima- 
ria,e  in  fine  una  congiura  per  deporlo  dal 
trono. Sul  principiodi  marzo  1809  il  feld- 
maresciallo Rlingspor,  il  generale  Alde- 
rereux, e i  colonnelli  Aldersparree  Schiol- 
debrand  miuacciarono  la  capitale  con  un 
forte  distaccamento  dell'  armata  inviala 
contro  Norvegia;  quindi  a'i  3  Io  arrcsta- 


S  VE 

rono  e  3*29  lo  indussero  ad  abdicare  la 
corona.  Salì  allora  al  trono  lo  zio  duca  di 
Sudermania,che  prese  il  nome  di  Carlo 
XI  li.  Apprendo  dalla  storia  su  questo  priiv 
cipe,  che  il  padre  suo  Adolfo  Federico  II 
lo  avea  fatto  grande  ammiraglio  di  Sve- 
zia, di  che  folle  renderlo  degno  con  cor- 
rispondente educazione,  e  vi  corrispose 
con  successo.  Prima  cheil  fratello  Gusta- 
vo III  ascendesse  al  trono  insorse  fra  essi 
una  specie  dì  rivalità  e  d'emulazione,  e 
nel  cuore  del  duca  di  Sudermania  gli  ven- 
ne desiderio  di  succederlo  alla  corona. 
Quando  poi  seppe  che  non  poteva  Gu- 
stavo 111  aver  figli,  il  duca  gli  mostrò  a- 
micizia,  e  divenuto  re  il  fratello  ebbe  il 
goveTno  di  Slockhohn  e  lo  pose  a  parte 
de'progetti  per  distruggere  la  deforme  0- 
ligarchia-.ilducalosecondòenergicamen- 
te,  persuaso  che  giorava  a  se  medesimo 
nella  speranza  che  dovea  poi  stringere  lo 
scettro,  onde  contribuì  al  trionfo  del  fra- 
tello, e  fu  allora  che  divenne  duca  di  Su- 
dernianiaiu  premio  di  sua  condotta,  indi 
prese  moglie.  IMa  la  fama  che  diceva  Gu- 
stavo 111  incapace  d'aver  figli,  quando  gli 
nacque  l'erededel  trono,  in  vece  si  rivolse 
contro  il  duca  che  veramente  non  ebbe 
mai  prole,  e  restò  interamente  deluso 
(piando  supponeva  che  fosse  per[nascergli. 
Vedendo  annichilite  le  sue  speranze,  tor- 
nò il  duca  ad  esasperarsi  col  fratello,  an- 
dò spargendo  dubbi  sulla  legittimità  del 
nipote  poi  Gustavo  IV,  molte  persone  ri- 
tennero la  nascita  del  principe  misteriosa 
e  con  (rode;  ma  1'  altra  nascita  a  Gusta- 
vo III  d'un  2."  figlio  fece  tacere  le  ardite 
congetture,con  aumento  di  slizza  del  du- 
ca fratello.  Nondimeno  lo  stuolo  dei  mal- 
contenti si  raggrupparono  intorno  a  lui,  e 
il  suo  palazzo  diventò  una  specie  di  cen- 
tro d'opposizione,  ove  potevasi  favellare 
di  costituzione  e  di  libertà.  11  duca  solca 
far  pompa  d'un  zelo  per  la  massonerie!,  e 
s»  fece  insignire  della  i.^ dignità  del  rito 
massonico  di  Slockholm:  divenuto  re  i- 
slituì  iu  favore  di  tali  settari  l'ordine  e- 
fj'icslre  che  descrissi  iu  principio.   Nella 


S  V  E 
guerra  c(^la  Russia  non  servì  il  fratello 
ji-aliiiente,  e  pare  die  segietamenle  se  la 
iiitttuiesse  co'  russi,  gedoUo  da  Caleiiua 
11  colla  lusinga  di  fargli  cedere  la  Fin- 
landia io  sovranità:  la  successiva  condot- 
ta nel  comaDdo  della  flotta  conferma  il 
narrato.  Il  tradimeutu  che  ioipedì  l<i  di- 
sfatta della  flotta  russa  essendu  ignoto  a 
Gustavo  III,  fece  il  fratello  governatore 
di  Finlandia  con  onorifiche  prerogative 
principesche.  Quando  il  resi  coliegò  con 
Caterina  li, già  sua  implacabile  nemica, 
pelcomun  odio  che  portavano  a'principii 
anti-monarchici,  il  duca  pe'suoi  vincoli 
e  per  le  sue  dottrine  massoniche  liberali, 
si  trovò  gabbato  e  allontanato  dalla  re- 
lazione russa  per  propendere  in  favore  del- 
la Francia  rivoluzionaria.  La  stoiia  regi- 
strò pure  che  il  regicidio  del  fratello  e  vir- 
tuoso Gustavo  IH  fu  commesso  col  di  lui 
consenso  e  sotto  gli  auspiciì  de'suoi  amici. 
Il  re  ciò  ignorando,  lo  dichiarò  reggente, 
consideiaudochesarebbeslato  inutile  l'e- 
scluderlo, e  la  tutela  e  custodia  di  Gusta- 
vo IV  l'affidò  ad  Armfeli;  ma  il  duca  ac- 
comunò la  reggenza  colla  tutela,  e  mosti  ò 
una  scandalosa  indulgenza  co'complici  del 
regicitlio.  Die  maggior  latitudine  alla 
stampa,  alla  libertà  di  parlare,  e  dichìa- 
rossi  neutrale  con  Inghilterra  e  Francia; 
né  all'imperiosa  Caterina  11  le  riuscì  di 
trarlo  negl'interessi  politici  cogli  altri  so- 
vrani nella  lega  anti-fruncese.  Si  ebbe 
<|uindi  a  dire  che  il  reggente  eia  stipen- 
dialo dal  comitato  di  salute  pubblica  fi  aii- 
ccse,  che  gli  avea  dato  4  milioni  per  rom- 
perla a  un  tratto  colla  Russia. Procurò  gua- 
dagnarsi i  soldati,  onde  alcuni  temerono 
che  volesse  farne  un  isti  iimento  di  di>po- 
lismo  e  di  usurpazione.  Colla  sua  somma 
iiiflueoza  sul  nipote  Gustavo  IV,  stornò 
il  matrimonio  cheCateriua  II  voleva  strin- 
gere con  una  sua  nipote,e  perciò  fecoguio- 
care  la  scaltrezza  e  l'opposta  religione  gre- 
co scismatica.  Conosciuto  orcuai  da  tulli, 
cprivod'appoggijdovè  ritirarsi  dalla  reg- 
genza,  (|uando  il  nipote  divenne  in.igi;io- 
ictmo    Ma  la  i^ca^iuuc  upci alasi  dalle  lal- 


S  V  E  a83 

se  miiure  e  dagli  errori  di  Gustavo  IV, 
che  non  avea  alcuna  idea  dell'  Europa, 
aprirono  al  duca  un  adito  facile  per  ri- 
[ligliarsi  un  potere,  il  cui  esercizio  nelle 
sue  mani  era  stato  meno  fatale  alla  Sve* 
zia.  Però  Gustavo  IV  non  era  il  solo  o- 
slacolo  all'ambizione  del  zio,  eiavi  pure 
quello  del  principe  reale  suo  figlio;  laon- 
de il  duca  dal  fondo  del  suo  castello  di  R.o- 
sersberg  apparecchiò  gli  accennali  avve- 
nimenti del  1809,  senza  che  mai  compa- 
risse il  suo  nome:  volea  apparire  sulla  sce- 
na quasi  costretto  di  viva  forza,  e  compa- 
rirvi come  il  salvatore  della  Svezia,  o  co- 
me se  questa  in  lui  non  potendo  conse- 
guire il  re  peressa  domandato.stessequasi 
in  procinto  di  cader  in  dissoluzione  o  di 
diventare  provincia  straniera.  Molli  e  sva- 
riati progetti  furono  l'uno  dopo  l'altro 
proposticon  tanto  poca  segretez'/a,chesot- 
to  un  governo  diverso  da  quello  di  Gu- 
stavo IV^,  i  membri  di  siffatti  conciliaboli 
sarebbero  stati  posli  in  prigione,  ma  l'in- 
fluenza da  cui  erano  proletti  era  forte.Fra 
questi  piani,  uno  rannodavasi  colf  inva- 
sione della  Scania  delle  truppe  danesi  e 
fiancesi.sottogli  ordini  del  maresciallodel- 
l'impero  Bernailotle.poi  Carlo  XIV, nella 
primavera  I  808,  dietro  cui  l'infelice  Gu- 
stavo IV  do vea essere  assassinato  uelmo- 
mento  in  che  a  Stockholm  si  fosse  saputo 
lo  sbarco:  invasione  che  avrebbe  prodotto 
lo  spartimenlo  della  Scania  tra  la  Russia 
e  la  Danimarca,  o  almeno  la  porzione  che 
fosse  toccata  in  sorte  a  Carlo  duca  di  Su- 
dermania  sarebbesi  ridotta  a  cosa  meschi- 
na. In  conseguenza  a  tali  riflessi,  l'inva- 
sione non  potè  riuscire,  per  aver  il  duca 
avvisato  gl'inglesi  di  ciò  che  apparecchia- 
vasi  contro  la  Scania,  avviso  che  fu  ba- 
stevole per  mandar  a  vuotola  spedizione. 
Ogni  speranza  d'  essere  sostenuto  dall.i 
Francia  non  era  per  altro  da  lui  perduta. 
^'erso  la  metà  del  1  808  l'imperatore  Na- 
poleone 1  fu  scandagliato  per  sapere,  so 
nel  caso  in  cui  Gustavo  IV  fosse  deposto, 
la  Svezia  potesse  contare  suli'indipt  nden- 
/a,  vale  a  dire  se  il  «.luca  di  Sudciiuama 


284  S  V  E 

sarebbe  riconosciuto  come  re.  Rispose  Na- 
poleone I:  E'  troppo  tardi,  la  mia  parola 
è  impegnata  col  principe  reale  di  Dani- 
marca.Questo  linguaggiodeterminò  il  du- 
ca ed  i  suoi  fautori  a  gettarsi  dal  lato  del- 
la Piussia  e  deiringhillerra.  La  Finlan- 
dia quindi  fu  invasa  da  Buxliowilen:  A- 
lopeus  e  Brown  divennero  l'anima  delle 
trattative  che  i  congiurali  iniziarono  col- 
la Russia  e  l'Inghilterra,  coronate  poi  col- 
r  arresto  del  disgraziato  Gustavo  IV  in 
mezzo  della  stessa  sua  reggia,  appena  n'e- 
ra partito  il  duca  zio.  Erano  20  ore  circa 
che  i  suoi  partigiani  ed  egli  slesso,  «eser- 
citavano sul  re,  che  volea  partire  da  Sto- 
ckholni,  una  sorveglianza  in  cui  tenne  il 
duca  quasi  in  istato  di  schiavitù. Egli  quin- 
di respinse  in  una  scena  già  combinata, 
l'invito  che  gli  fecero  i  congiurati  di  met- 
tersi al  timone  dello  stato,e  non  parve  ar- 
rendersi che  alle  reiterale  loro  istanze.  Al- 
lora sotto  il  titolo  di  amministratore  della 
Svezia,  adottò  di  concerto  colle  potenze 
alle  quali  doveansi  de'  riguardi,  tutte  le 
misure  necessarie  alla  consolidazione  del 
suo  potere,  e  alla  pacificazione  della  Sve- 
zia.Cessa  ronoipaindi  le  ostilità  coliaFran- 
eia,  Russia  e  Danimarca.  Gustavo  IV  rin- 
chiuso nel  castello  di  Drottningholm,  al- 
tri dicono  di  Griipsholm,  elfettuò  la  sua 
abdicazione,  schiettamente   e  semplice- 
menle.Si  dimenticò  senza  dubbiocheque- 
sla  rinunzia,  anche  volendola  supporre 
spontanea,investiva  il  di  lui  figlio  Gusta- 
vo da  cui  egualmeute  sarel)be  convenuto 
ripetere  l'abdicazione. Tale  allo  letto  agli 
stati  il  ioma°;"io,essi  finsero  credere  baste- 
\o\e  per  dichiarareGuslavo  principe  reale 
e  la  sua  discendenza  decaduti  per  sem- 
pre dal  trono  e  governo  di  Svezia;  servi 
di  |)relndio  ad  altri  maneggi,  il  lisultato 
de'(juali  fu  l'elevazione  del  duca  di  Su- 
dertnania  alla  dignità  reale  a'  6  giugno 
1 809,  e  fu  coronato  a'ac)  nella  cattedrale 
di  Stockholm  col  nome  di  Carlo  XIII.  I\Ia 
l'ambizioso  duca  non  polègiuiigereal  tro- 
no che  a  caro  prezzo,  avendo  dovuto  ap- 
pagare i  libeiali,  Napoleone  1  e  la  Russia, 


S  V  E 

cose  tolte  forse  inconciliabili.  I  liberali 
compilarono  una  costituzione  ini  i4  ai'- 
ticoli,  da  cui  la  potenza  reale  venne  limi- 
tala, fu  stabilito  un  consiglio  quasi  sovra- 
no, con  regole  in  caso  d'assenza  o  malat- 
tia del  re,  al  quale  venne  proibito  il  di- 
ritto di  fu"  guerra  senza  il  parere  del  con- 
siglio. Il  duca  dovè  accettarla  prima  che 
la  corona  gli  fosse  offerta.  Per  compiace- 
re poi  a  Napoleone  I  e  non  avendo  figli, 
adottò  come  suo  erede  presuntivo,  e  lo  fe- 
ce adottare  a' 18  luglio  o  a'28  agosto  da- 
gli stati  sebbene  dissenzienti,  il  princi- 
pe Cristiano  Augusto  di  Schleswig-Hol- 
stein-Soenderburg-Augustenburg,  a  cui 
r  imperatore  de'  francesi  avea  dato  la 
sua  parola  di  farlo  re  di  Svezia.  Cristia- 
no Augusto  dedicato  alle  armi,  nel  pre- 
cedente anno  era  stato  fatto  dal  re  di  Da- 
nimarca, comandante  generale  in  Nor- 
vegia, allorché  la  guerra  divampò  colla 
Svezia,  e  gli  svedesi  lo  conobbero  sotto 
vantaggiosi  aspetti  e  si  guadagnò  la  stima 
loro.  La  dieta  concesse  agli  stati  inferiori 
parecchie  facoltà,  che  sin  allora  erano  ri- 
servate alla  sola  nobiltà;  determinò  la 
gran  comunicazione  del  lago  Wenern  e 
delBaltico,per  mezzo  del  canale  diGothie; 
la  libertà  della  stampa  fu  riconosciuta  con 
legge, con  alcune  restrizioni  che  piìi  tardi 
s'  aumentarono  pel  solito  eccessivo  abu- 
so. Indi  Carlo  XIII  rivolse  i  suoi  pensieri 
a  ralfermare  la  pace  del  regno,  ed  in  fatti 
la  concluse  a'  1  7  settembre  in  Fredericks- 
hamm  colla  Russia, cedendole  interamen- 
te la  importante  provincia  di  Finlandia 
sia  per  popolazione  che  per  posizione  mi- 
litare, la  Westro  Botnia  e  l'isole  d'Aland 
e  di  Torneo,  promettendo  d'adottare  il 
sistema  continentale  volnlotla  Napoleo- 
I.  A' I  o  dicembre  si  pacificò  col  trattato 
di  loenkoeping  colla  DaQÌmarca,e  gli  gio- 
vò a  garantir  le  frontiere  da  attacchi  stra- 
nieri. A'  6  gennaio  1810  in  Parigi  con- 
cluse la  pace  con  Napoleone  I  e  la  Fran- 
cia, tornando  perciò  la  Svezia  a  domina- 
re nell'isola  di  Rugen  e  nella  Pomerania, 
Nel  di  seguente  Cristiauo  Augusto  entrò 


S  VE 

in  Isvezia,  ed  a'i^  sì  tenne  assemblea  so- 
Iciine  degli  stali,  in  cui  il  piiiici[)e  fece  il 
giiiinnicnto  voluto  dalla  coslitiizioiie,  e 
ricevè  l'omaggio  de'rapj)i-eseritanti  della 
nazione.  In  pari  tempo  il  re  fece  leggere 
ratto  col  quale  l'adottava  per  erede  pre- 
suntivo del  trono,  e  gli  dava  il  nome  di 
Carlo  in  vece  del  precedente  di  Crisliano. 
Questo  principe  in  breve  per  la  sua  gran 
popolarità  si  guadagnò  1'  iìilelto  del  po- 
polo. Ma  per  quanto  bisognoavesse  la  Sve- 
zia di  pace,  l'obbligo  di  Carlo  Xlll  in  se- 
guire il  sistema  continentale  paralizzò 
gran  parte  di  sue  forze  e  fece  sollevare  il 
grido  di  malcontento  nazionale.  Divenu- 
le perciò  risotene  del  Baltico  asilo  di  con- 
trabbando, Napoleone  1  vi  fece  esercitare 
da'suoi  agenti  severa  vigilanza,  e  vi  co- 
strinse il  re  a  fare  altrettanto.  Già  dopo 
H  mesi  di  cattività  lo  sventurato  Gustavo 
IV  era  statoesiliato  in  perpetuo  della  Sve- 
zia coll'annua  rendita  di  3Go,ooo  fran- 
cbi,  de'quali  I  44)<^oo  presi  sul  preventi- 
vo dello  stato,  e  morì  nel  i  887  (qui  duo, 
che  il  principe  Gustavo  suo  iiglio  entrò 
al  servizio  militare  dell'  Austria,  e  nel 
1853  la  sua  figlia  principessa  Carolina 
Vasa  sposò  il  principe  Federico  Augusto 
Alberto  di  Sassonia,  come  primogenito 
del  re  che  regna  Giovanni  IN  epomuceno, 
il  quale  a'9  agostoi  854  successe  al  fra- 
tello Federico  Augusto  II,  morto  d'  im 
calcio  di  cavallo  nel  capo,  rovescialo  dal- 
la carrozza  tornando  da  Monaco  a  Dre- 
sda). Ad  onta  di  sìlfalle  cose,  lo  spirilo  di 
fazione  in  Isvezia  era  ben  lungi  (laire«;se- 
re  soffocato.  Inlanto  verso  la  primavera 
la  salute  di  Ciarlo  Augusto  coiuinciì)  ad 
alterarsi,  nondimeno  si  recò  nella  Scania 
per  passar  in  rassegna  un  corpo  di  truppe 
ivi  raccolte.  A'28  marzo  ti  aballò  da  ca- 
vallo privo  di  sensi,  e  inqtrowisamenle 
morì  <ti  colica.  L'apertura  del  ciulaveie 
si  eseguì  con  negligenza,  ciò  i;he  fece  spar- 
gere la  voce  non  essere  stata  natiuale  la 
sua  morte,  ed  i  sospetti  del  popolo  cadde- 
ro sopra  diversi  personagi;i  ra^i^uarilevdli 
della  capitale,  lu  cui  tu  Iraspurlalo  il  suo 


S  V  E 


285 


cadavere.  Traversando  la  jiompa  fime- 
bre  la  città, condotta  dal  gran  maresciallo 
conte  di  Axel  di  Fersen,  conti  o  «picsli  si 
scagliò  la  furia  popolaie,e  ricolmato  d'in- 
giurie lo  sli.'ce  spirare  a  colpi  ili  pietre  e 
bastoni:  la  sorella  contessa  di  l'iper,egtia|- 
mente  minacciala,  si  salvò  in  un  castello. 
Questo  inatteso  avvenimento  aprì  nuovo 
campo  a'partiti  russi,  lìancesi  e  svedesi. 
Molti  candidali  furono  l'un  dopo  l'allri 
proposti,  cioè  il  re  di  Danimarca  Federi- 
co VI,  il  figlio  di  Gustavo  IV,  il  duca  di 
Oldenburgo.  Napoleone  I  preferiva  ih.", 
l'impeiatore  di  Russia  inclinava  pel  duca 
suo  cognato,  ed  ebbe  qualche  lieve  defe- 
renza pel  diseredalo  Gustavo,  il  quale  a- 
vrebbe  potuto  sostituirei!  padiesinodalla 
sua  rinunzia,  se  fosse  stato  pili  dis|oslo 
a  cedere  la  Fiidandia  a'russi.  In  mezzo  a 
tante  incerlezze,  e  mentre  la  dieta  d'Oe- 
rebro  raccoglievasi  per  procedere  all'ele- 
zione del  principe  reale,  alcune  voci  do- 
cili alle  segrete  istruzioni  di  Carlo  \ll[ 
proposero  un  generale  francese,  il  mare- 
scia  Ho  dell 'impero  e  principe  di  fo/j /e  Cor- 
i'o(/^.)  Gio.  IJattista  Giulio  lìernadolle. 
Pi  e  tendono  a  leu  ni,  che  domanda  lo  il  con- 
senso a  Napoleone  I,  non  osò  di  rilìulare 
npertamente,  ma  procurò  potentemente 
attraversarne  l'elezione,  col  mezzo  d'un 
ministro  di  cui  poscia  finse  riprovare  il 
contegno.  Non  ostanle,la  sua  elezione  eb- 
be luogo  iì'-?.  I agosto  1810,  e  Carlo  Xlll 
adottò  per  figlio  con  atto  legale  il  sik)  nuo- 
vo erede  presuntivo.  Tro%o  nell'annalisla 
(^oppi,  che  Carlo  XIII  invece  di  procu- 
rarsi un  altro  successore  Ira  gli  agnati,  ne 
«hiese  e  n'ebbe  da  Napoleone  I  uno  Ir  in- 
cese. Concertalo  l'aHàre  tra'due  sovrani, 
la  dieta  svedese  pubblicò:  •'  Non  csNcrvi 
pili  «(piilibrio  in  Europa;  e  la  Svezia  si- 
tuata fiala  Russia,  riiiglrillerra  e  laFian 
eia,  ilovea  appoggiarsi  a  (piesl'ullima,  da 
cui  avca  più  da  speranr  e  nieno  i\.\  teme- 
re." l'er  tali  riflessioni  elesse  a'  ?.8  agoslo 
in  successore  di  Carlo  Xlll  il  maresciallo 
r.eiiiadolle,  il  quale  avea  fiuia  di  lell.), 
ed  era  'pecialuienle  nolo  colà  per  aver 


2.86  S  V  E 

comballiilo  nella  Germania  setlenlriona- 
le.  Porlossi questi  aStockholm  sulpiinci- 
piodi  novembre,  ed  apostatando  dal  cai- 
tolicismo,abbiacciò  il  protestantismo  pro- 
fessalo dal  popolo  svedese.  In  conferma  di 
che,  il  Coppi  cita  le  HJénioires  de  Napo- 
Ifon  par  Montholon.  Nel  Panteon  Pitto- 
resco 0  biografìe  degli  uomini  illustri jòeì 
cav.  Ignazio  Canlù,  leggo  le  seguenti  no- 
zioni su  questo  principe.Nacque  nel  1764  a 
Pau,  ci  Ita  di  Francia,  capoluogo  del  dipar- 
timento de'BassiFirenei  e  antico  soggior- 
node'principidiBearn,dairavv.Bernadot- 
te.Fu  semplice  granatiere  inCorsica,sem- 
plice  soldato  di  linea  a  Marsiglia  nel  gen- 
naio 1785,  caporale  nel  giugno,  sergente 
nell'agosto,  foriere  nel  giugno  1 786,  ser- 
gente maggiore  nel  maggioi788,e  aiu- 
tante nel  febbraio  1  790.  Era  il  pi  il  bello,  e 
forse  il  più  istruito  solto-ulllziale.  La  ri- 
voluzione di  Francia  lo  spinse  innanzi  ra- 
pidamente; nelle  guerre  del  Reno  diven- 
to colonnello,  poi  generale  di  brigata  e 
di  divisione.  La  pai  te  attiva  die  prese  in 
que'due  anni  1  7f)5-()6,  in  quel  centinaio 
di  combattimenti  che  furono  dati  all'ar- 
ciduca Carlo  d'Austria,  mostrò  l'intrepi- 
dezza meravigliosa  di  questo  guerriero  ir- 
removibile tra  l'azione  del  fuoco,  tra  la 
resistenza  de'suoi  soldati.  Affezionatissimo 
a  Napoleone  Bonaparte  generale  in  capo 
della  repubblica  francese,  esultò  sapendo 
i  suoi  trionfi;  ma  non  tardò  la  gelosia  a 
mettersi  tra'due  generali,  dimodoché  Na- 
poleone, tentendo  di  lui,  gli  tolse  la  me- 
la delle  truppe  che  gli  avea  affidale.  In 
appresso  fu  mandatoambasciatoreaVien- 
na;  tornato  a  Parigi,  il  i  6  agosto  i  798  spo- 
sò Eugenia  Bernardina  Desiderata  Clary 
(ora  regina  madre  vivente,  che  per  sua 
eterna  ventura  si  conservò  cattolica),  fi- 
glia d'un  negoziante  di  Marsiglia, e  sorel- 
la della  moglie  di  Giuseppe  fratello  mag- 
giore di  Napoleone.  Chiamato  al  ministe- 
ro della  guerra  durante  la  spedizione  di 
Egitto,  ne  fu  presto  allontanato  per  ope- 
ra di  bassi  intrighi.  Pur  Bernadotte  sep- 
pe superare  le  antipatie  personali  pel  be- 


SVE 

ne  d<;l  paese,  accettò  il  titolo  di  governa- 
tore deirAnnover,di  maresciallo  dell'im- 
pero e  principe  di  Ponte  Corvo,  quando 
Napoleone  I  di  quel  dominio  ne  spogliò 
la  s.  Sede  con  decreto  de'5  giugno  1 806: 
notai  in  quell'articolo  che  ritenne  il  prin- 
cipato come  feudo  dell'impero  francese 
sino  al  18  i4)  e  ne  lodai  il  governamento 
di  esso.  In  seguito  sostenne  giornate  cam- 
pali gloriosissime,  presso  la  città  anseati- 
ca di  Lubecca  a' 6  novembre  1806  con- 
tro i  16,000  prussiani  comandali  da  Blu- 
ther,  costretto  a  capitolare;  e  di  Ratkaw 
(forse  Ralheiin  negli  stali  prussiani,  ove 
accadde  un  combattimento  tra'francesi  e 
gli  austriaci,  ma  in  tempo  anteriore  e  nel 
1796).  Dopo  la  pace  di  TiUit,  conclusa 
nel  luglio  I  807, IraFrancia, Russia  ePrus- 
sia, Napoleone  1  Io  fece  governatore  del- 
le città  anseatiche.  Era  sul  punto  di  muo- 
vere contro  U  Svezia,  quando  il  rovescio 
di  Gustavo  IV  dal  trono  e  l'assunzione  di 
Carlo  XIII  cambiò  faccia  alle  cose.  Se  alla 
battaglia  combattuta  a' 6  luglioiSog  a 
Wagram,  nell'arciducato  d'Austria,  fosse 
o  no  leale,  la  storia  non  ha  ancor  deci- 
so; è  fallo  però,  che  dopo  quell'avveni- 
mento vittorioso  pe'fiancesi,  accrebbe  la 
freddezza  fra  Napoleone  I  e  Bernadotte, 
il  quale  infine  si  dimise.  In  ricambio  la 
nazione  s  vedese  in  dieta  solenne  a'  i  8  a  - 
gostoi  8  io,lo  chiamò  a  successore  diCarlo 
XIII,  elezione  che  egli  dovè  solo  al  pro- 
prio valore:  da  quel  momento  fu  il  nemi- 
co più  dannoso  di  Napoleone  I.  Tanto  ri- 
ferisce il  cav.  Canlù.  Leggo  inoltre  nel- 
V Artedi verificar  U date,  (ili  siali  di  Sve- 
zia raccoltisi  per  dare  un  successore  al  de- 
funto Carlo  Augusto,  a'2  i  agostoi8io, 
che  la  precisa  data,  nominarono  a  prin- 
cipe reale  di  Svezia  il  general  franceseBer- 
nadotle,  che  fu  da  Carlo  XIII  adottato 
e  nominalo  per  suo  figlio.  Gli  svedesi  a- 
veano  particolarmente  a  lodarsi  della  con- 
dotta nobile  e  generosa  di  lui;  bisogna- 
va loro  un  guerriero,cheuel  di  fenderli  da 
formidabili  vicini, potesse  ristabilir  la  glo- 
ria delle  loro  armi  :    quindi  alla  politica 


S  V  E 

univasi  la  riconoscenza  nel  fave  una  tal 
scelta.  Napoleone  I  promise  al  principe 
reale  Bernadotte  al  momento  di  sua  par- 
tenza parecchie  concessioni  in  favore  del- 
la Svezia,  ma  non  ricordò  le  sue  promes- 
se. Anch'egli  ebbe  da  Carlo  Xill  il  no- 
me di  Carlo,  e  si  chiamò  Carlo-Giovan- 
ni. Gli  avvenimenti  che  seguirono  in  I- 
svezia,  spettano  anzi  meglio  alla  storia  di 
Carlo-Giovannijche  a  quella  diCailoX 111. 
Fin  dal  suo  arrivo,  Bernadotte  prese  la 
direzione  attiva  di  quasi  tutti  gli  aflaii. 
Appena  giunto  in  Stockliolm,  il  iiìitiistro 
residente  francese  Alquier,  a'i3  novem- 
bre intimò  al  re,  che  se  dentro  5  giorni 
non  dichiarava  la  guerra  all'lnghillena, 
aveaordiuedi  partire  senza  prender  con- 
gedo. ]1  re  dovè  cedere  alle  minacce,  ed 
a'  ì'j  dello  stesso  mese  pubblicò  di  fatti 
una  dichiarazione  di  guerra  contro  gl'in- 
glesi. Questi  però  conobbero  la  necessità 
d'un  tal  allo,  e  si  astennero  dal  trattar 
gli  svedesi  come  nemici.  Così  Napoleone 
1  esercitava  la  sua  influenza  nel  settentrio- 
ne, mentre  estendeva  la  sua  potenza  nel- 
l'Europa meridionale. Daly  maggiora  I  i 
a' 6  gennaio  1812,  Bernadotte  governò 
solo,  perchè  una  grave  malattia  del  re  lo 
avea  costretto  di  rimettere  per  qualche 
tempo  il  timone  degli  alTaii  al  principe 
reale. Ne'primi  del  1 8 1 1  Napoleone  I  chie- 
se 2000  marinari  per  la  flotta  di  Brest, 
e  poi  truppe  di  linea.  Poco  dopo  doman- 
dò che  s'introducesse  in  Isvezia  la  sua  ta- 
riffa diTrianon  sulle  derrate  coloniali,esi 
nietlesée  doganieri  francesi  in  Gothcm- 
burgo.  Proposequindi  una  Confederazio- 
ne Settcnlrionale,criiiposta  della  Svezia, 
della  Danimarca  e  del  ducato  di  Varsa- 
via, e  messa  sotto  la  piotezione  di  Fran- 
cia; finalmente  si  limilo  n  trattare  d'una 
stretta  e  intima  allean7a.  Il  principe  rea- 
le ricusò  aderire  a  queste  prnposÌ7Ìoni,  e 
allora  l'imperatole  cominciò  a  trattarlo 
(]uale  amicod'lnghilteria.  In  fatti, permi- 
se che  corsari  francesi  catturassero  i  ba- 
stimenti svedesi  sospetti  di  commercio  co- 
gl'inglesi;  fece  arrestare  que'che  si  trova- 


S  V  E  287 

rono  ne'porti  occupati  dalle  sue  truppe, 
e  presi  i  marinari  li  costrinse  a  servir  sul- 
le flolle  d'Anversa  e  Tolone.  Finalmen- 
te fece  occupine  la  Pomcrania  svedese  e 
l'isola  di  Paigen.  Quindi  sen/.i  dichiara- 
zione di  guerra, inimicizia  aperta  tral'ian- 
cia  e  Svezia.  Questa  potenza  si  sottrasse 
al  sistema  continentaledi  Napoleone  I,  e 
il  simile  fece  la  Puissia.  La  crescente  an- 
tipatia fi  a  Bernadotte  e  Napoleone  I,  e 
l'imminente  rottura  di  questo  colla  Rus- 
sia, avea  dato  luogo  a  molle  iniziativetra 
il  gabinetto  di  Svezia  e  quelli  di  Francia 
e  Russia  ;  Napoleone  I  offriva  di  fire  re- 
stiluiie  la  Finlandia  ;  Alessandro  I  pro- 
metteva la  Norvegia.  Bernadotte  mise  per 
mercede  di  sua  alleanza  con  Francia,  la 
Finlandia  e  la  Norvegia,  ma  poi  si  dovè 
rassegnare  per  l'ultima  soltanto.  Il  prin- 
cipe reale  non  volle  rovinarsi  per  l'im- 
peralore  de'fiancesi,  avea  l'esempio  del- 
la Spagna,  e  si  avvide  dell'agnato  che  gli 
si  tendeva.  Per  troncai  e  il  male  dalla  ra- 
dice, risolse  d'aprire  di  fronte  la  questio- 
ne con  Napoleone  1,  a  mezzo  del  suo  in- 
caricato d'alfai  i.  »5  L'amicizia  della  Sve- 
zia per  la  Francia  le  costò  varie  provin- 
cie.  L'imperatore  de'francesi  promise  so- 
lennemente di  f,irnele  ricuperare,odi  far- 
nela  indennizzare  con  altre  provincie  vi- 
cine alla  Svezia:  se  questa  promessa  non 
viene  eseguila,  la  Svezia  diventa  nemica 
della  Francia".  Una  spiegazione  così  pre- 
cisa sconceilò  il  gabinello  imperiale,  e 
Napoleone  I  ebbe  un  nemico  di  piìi.  Dice- 
va a  Rlaret:  »5  Bernadotte  impara  la  lin- 
gua svezzese,  sarebbe  un  bel  col  [>o  di  ma- 
no quello  di  mandarlo  a  terminar  i  suoi 
studi  nella  fortezza  di  Vincenncs".  Que- 
sto motteggio  il  rito  Bernadotte,  onde  ac- 
cusò in  pubblico  l'imperatore  di  non  a- 
vere  ricordato  le  sue  promesse,  si  lagnò 
dell'esazioni  lìilte  sulla  marina  svedese  dai 
cdisari  francesi,  e  dell'occuparione  della 
Pomerania.  Gli  rimproverò  d'aver  cau- 
sato alla  Svezia  la  perdita  della  Finlan- 
dia,impegnandola  in  ima  lotta  disuguale, 
e  d'aver  jioscia  ricusalo  di  darle  la  Norvc- 


9.88  S  V  E 

già  (In  lui  proinessn  in  compenso,  oltre 
altre  amare  lagnanze. Quaiulo  Carlo  XI  li 
riprese  le  redini  del  governo,  le  ostilità 
colla  Francia  parevano  inevitabili:  l'inva- 
sione della  Pomerania  già  era  stata  ese- 
guita da'fiancesi  fino  da'  i  ygennaio  i  8  i  2. 
Per  tutto  questo  si  succedettero  rapida- 
mente, la  rinunzia  delia  Svezia  al  sisle- 
nia  continentale,  ed  in  conseguenza  la  ria- 
pertura de'porti  alle  navi  di  tutte  le  na- 
zioni, i  trattati  di  Pietroburgo  de'5  apri- 
le e  d'Oerebro  de' 18  luglio,  che  promet- 
tevano alla  Svezia  la  Norvegia,  che  le  sa- 
rebbe unita  co'negoziatio  colle  armi,  pro- 
ciuandoalla  Danimarca  un  compenso  in 
Germania;  eli  trattato  d'Abo,  col  quale 
la  Russia  garantiva  ad  essa  l'eventuali- 
là  di  due  terzi  della  Zelanda,  allora  pro- 
vincia francese  nell'Olanda,  ove  ne  fosse 
fatta  la  conquista.  L'alleanza  della  Sve- 
zia colla  Russia  e  coll'lnghilterra  fu  sot- 
toscritta, e  quest'ultima  promise  ad  am- 
bedue i  suoi  soccorsi, e  di  garantire  i  no- 
minati trattati,  come  fece  la  Prussia.  In- 
di la  Svezia  prese  parte  alle  memorabili 
campagne  del  i  8  i  3  ei8i4,  che  precipi- 
tarono dal  trono  Napoleone  I,  e  che  de- 
scrissi a  Inghilterra,  Francia,  Sassonia, 
e  negl'indicati  e  altri  analoghi  articoli.  In 
tale  occasione  IaSvezia,oltrei  francesi,eb- 
be  pure  a  combattere  i  danesi,  che  le  di- 
chiararono guerra  nel  .settembre  i8i3  : 
Carlo  XIII  in  tutta  questa  importante  e- 
poca  non  intervenne  che  nelle  transazio- 
ni diplomatiche.  Mentre  Napoleone  I  nel 
i8i2  era  penetrato  con  fnmidabile  ar- 
mata nell'interno  della  Russia,  l'impera- 
tore Alessandro  I  reduce  da  IMosca,  ove 
nel  luglio  pose  in  opera  tutti  i  mezzi  per 
far  diveniie  la  cuerra  nazionale  e  relisio- 
.sa,  recossi  in  r''inlandia  ad  Abo,  e  quivi 
incontrato  lìernadotle  concertò  con  esso, 
che  la  maggior  parte  delle  truppe  russe 
destinate  precedentemente  a  marciare  iu 
Norvegia,  l'ossero  dirette  sulla  Duna  con- 
tro Napoleone  I,  che  .sperava  colla  presa 
di  Mosca  pacificarsi  e  per  condizione  il  ri- 
slabiliiucuto  del  regno  di  Polonia.  Uprin- 


S  V  E 

cipe  reale  alla  lesta  di3o,ooonomini  sbar- 
còa'i8maggioa  Stralsunda  nella  Pome- 
rania, e  occupata  da'francesi.  Mai  sangui- 
nosi combattimenti  sostenuti ,  il  crudo 
freddo  e  i  furiosi  turbini  distruggitori  di 
uomini  e  cavalli,  la  terribile  fame  e  ^e^te- 
uuazione  avendo  decimata  l'immensa  ar- 
mata francese  e  quella  degli  alleati  austria- 
ci, sassoni,  bavaresi,  prussiani  e  italiani, 
spaventoso  fu  il  numero  de'morti  e  pri- 
gionieri, quindi  disastrosissima  la  ritirata 
precipitosa  di  Napoleone  I.  Ne  fu  conse- 
guenza la  sua  caduta,  imperocché  Ales- 
sandro! si  alleò  colla  Prussia,  e  invitò  nel- 
la lega  i  principi  tedeschi  della  Confede- 
razione Pienana  nel  febbraio  18  i  3;  ed  eb- 
bero un  potente  aiuto  dalla  Svezia,  che 
a'3  di  marzo  concluse  un  trattato  coll'ln- 
ghilterra, col  (juale  si  obbligò  di  spedire 
3o,ooo  uomini  in  Germania  sotto  gli  or- 
dini del  principe  ereditario,  e  per  compen- 
so le  fu  assegnata  la  Norvegia,  l'isola  di 
Guadalupa  e  un  milione  di  lire  sterline. 
Dall'altro  canto  Napoleone  I  nel  luglio 
contrasse  alleanza  colla  Danimarca,  dal- 
la quale  ebbe  un  aiuto  dii2, 000  uomi- 
ni; ma  ritiratasi  da  lui  l'Austria, entrò  nel- 
la contraria  coalizione  per  guerreggiarlo, 
onde  segui  il  trattato  pel  ristabilimento 
dell'equilibrio  europeo  e  1'  unione  della 
Baviera  alla  medesima.  Fu  sciolta  la  Con- 
federazione del  Reno,  ed  anche  la  Dani- 
marca abbandonò  la  Francia,  così  Murat 
re  di  Napoli  e  cognato  dell'imperatore. 
Nella  guerra  di  Germania  destinato  il 
principe  reale  a  formar  l'ala  de^ra  della 
grande  armata,  ebbe  sotto  i  suoi  ordini 
parecchi  corpi  pru.ssiani  e  russi  di  circa 
1  00,000  uomini,  sotto  la  denominazioi>e 
di  armala  del  Nord.  La  vittoria  di  Donne- 
ivitzda  lui  riportata  a'6  setlembrei8  i  3, 
contro  i  maiesciaili  Ney  e  Oudinot, sal- 
vò la  capitale  della  Prussia  che  Napoleo- 
ne I  voleva  invadere.  L'imperatore  d'Au- 
stria Francesco  1  lo  fece  couiplimentare, 
e  gli  spedi  la  grancroce  dell'ordme  di  M.* 
Teresa.  Rese  pine  importanti  servigi  a- 
gli  alleali  nella  ballagliu  di  Lipsia  iliG, 


S  V  E 

17  ei8  oltohie  susseguente,  liaccontai  a 
Norvegia,  che  per  le  accennale  conven- 
zioni, nel  18  i4  Bernadoltc  diresse  un  cor- 
po numeroso  contro  l'Holstein,  e  forzò  il 
re  di  Danimarca  Federico  VI  a  sottoscri- 
vere a'i4  gennaio  il  trattalo  di  Riel,  pel 
quale  promise  di  cedere  la  Norvegia  al- 
ia Svezia,  in  cambiodella  Pomerauia  sve- 
dese e  dell'isola  di  Rugeo,  garantito  da 
tutte  le  potenze  alleate.  Dissi  dell'insur- 
rezione de'norvegi,  che  elessero  a  reggen- 
te di  Norvegia  oello  storthing  o  dieta  di 
Eidswold,  Cristiano  Federico  principe  e- 
reditariodi  Danimarca, laonde  fu  aggior- 
nata la  cessione;  mentre  il  senato  di  Pa- 
rigi dichiarava  decaduto  Napoleone  I  dal 
trono,  per  cui  venne  costretto  alla  rinun 
ria  dell'impero,  e  furono  ripristinati  i  Bor- 
boni e  altri  sovrani.  Si  adunò  il  celebre 
congresso  di  ficnna,  per  regolare  delini* 
tivamenle  le  cose  fra  le  potenze,  le  qu<ili 
vi  mandarono  i  plenipotenziari,  inclusi- 
vamente  alla  Svezia,  e  a'g  giugno  1 8  1 5fu 
sottoscritto  l'atto  finale:  in  questo  fu  ac- 
cordata alla  Prussia  la  Pomerauia  svede- 
se, confermandosi  la  Norvegia  per  com- 
penso alla  Svezia,  ed  alla  Danimarca  in- 
vece i  ducati  d'Holstein  e  Lauenburgo,  il 
r."in  permuta  della  Norvegia,  il  2.°  della 
Pomerania  svedese.  Ma  sebbene  nel  con- 
gresso di  Vienna  fu  statuito,  che  i  catto- 
hci  de'ducati  vi  godessero  i  privilegi  del- 
le altre  comunioni,  di  fdtlo  la  religione 
cattolica  non  vi  è  tollerala,  come  rimar- 
cai aScuLES\viG,parlandod'ainbedue.  Nel 
precedente  anno  18  1  4aveaCarlo  XIII  as- 
sunto in  persona  il  comando  d'una  del- 
le flotte  svedesi,  etl  eseguilo  uno  sbarco 
a  K-rogeso,  e  fulminato  la  fui  te/za  di  Fre- 
derikshall  che  capitolò  a'  2  agosto,  men- 
tre il  principe  reale  alla  testa  d'altra  s'av- 
vicinò a  Cristiania  capitale  della  Norve- 
gia. L'armistizio  de'i4  agosto  e  la  con- 
venzione di  Moss, furono  1  risultati  di  que- 
st'energiche misure,  dalle  quali  derivò  in 
breve  la  cessione  di  Frederikshail.la  con- 
vocazione d'un  2.'  storthing, ed  il  consen- 
so de'uuovi  rappresentanti  del  paese  al- 


S  V  E  289 

la  riunionedella  Norvegia  alla  Svezia, col- 
la clausola  che  il  re  sarebbe  mantenito- 
re  fedele  della  costituzione  d'Eidswolddci 
4  novembre,  giurata  dal  re  di  Danimar- 
ca. In  questa  guisa  fu  terminalo  l'acqui- 
sto per  la  Svezia  di  tjueslo  2."  regno,  che 
pareva  destinalo  dalla  natura  a  non  for- 
marne che  UD  solo  colla  slessa  Svezia  , 
quantunque  la  politica  ve  lo  avesse  per 
lunga  pezza  tenuto  disgiunto.  E  per  tal 
modo  dopo  5  anni  s'ebbe  per  quella  par- 
te un  compenso  per  la  perdita  della  Fin- 
landia e  della  Bolnia  orientale ,  oltre  la 
perdila  della  Pomerania  svedese,  cedu- 
ta in  prima  alla  Danimarca,  la  quale  pel 
suo  contegno  la  perde  in  uno  al  prezzo 
stipulato,  andando  a  aumentare  la  por- 
zione che  già  ne  possedeva  laPrussia. Car- 
lo Giovanni  nello  .stesso  agosto  18  t4,  i>i 
nome  del  re  prese  possesso  della  Norve- 
gia, ed  a'9  novembre  fece  il  suo  ingresso 
nella  capitale  Cristiania,  la  cui  dieta  de' 
20  ottobre  avea  dichiarato;  Che  la  Nor- 
vegia si  univa  alla  Svezia,  e  con  essa  go- 
vernata in  comune  da  un  medesimo  mo- 
narca, e  formeranno  un  solo  regno  indi- 
visibile. La  costituzione  d' Eidswold  fa 
modificala  iu  questo  senso.  Carlo  XI I[ 
accedette  alla  santa  alleanza  delle  gran- 
di potenze,  diminuì  il  debito  pubblico, 
ricevè  dall'  Ingliillerra    20,000,000   in 
cambio  della  promessa  Guadalupa, e  dal- 
la Prussia  3,5oo,ooo  risdalleri  iu  com- 
penso dell'  occupata  Pomerania.  Sopra 
tulle  queste  somme  Carlo  XIII  prelevò 
per  se  e  per  gli  eredi  del  Irono  un'annu  j 
rendita  di  600,000  franchi.  Una  crisi  nel 
1817  a  Ulisse  il  commercio  svedese,  alla 
(juale  poco  sopravvisse  il  re,  e  non  vide 
il  rimedio  che  dovea  porvi  la  dieta,  mo- 
rendo a'5  fcbbraioi8i8  di  70 anni:  cou 
Ini  terminò  di  regnare  la  casa  d'ilolsleia 
in  Isvezia  e  Norvegia.  Gli  successe  ue'lro- 
ni  di  Svezia  e  Norvegia  il  princij>e  re.ilu 
Bernadolle,  che  proclamato  senza  osta- 
colo prese  il  nome  di  Carlo  XIV  Giovan- 
ni. L'i  I  maggio  fu  coronato  re  di  Sve- 
zia, a'7  settembre  re  di  Norvegia;  la  re- 
*9 


290 


s  V  f: 


oinn  Eiigfinia  ùi  coronata  in  Isvezìa  n'9.8 
ngoslo  189.9.  Questo  principe  clie seppe 
nifiilarsi  due  regni,  nnaiilerieivi»;i  e  lias- 
nictteili  alla  sua  discendenza,  ebbe  i  se- 
guenli  elogi  dagli  storici conlemporanei. 
Come  generale  militare,  una  lunga  car- 
riera e  brillanti  successi  clie  da  parecchi 
anni  liegiano  le  più  belle  pagine  della  sto- 
ria francese,  assicurano  a  questo  re  un 
posto  distinto  nella  posterità:  come  mo- 
narca di  due  corone,  i  suoi  lumi,  la  sua 
bontà,  l'amore  che  nutrì  per  le  lettere, 
le  scienze,  le  arti,  il  comnjercio  e  l'agri- 
coltura, garantirono  a'suoi  sudditi  un  re- 
gno florido,  pacifico,  gloiioso  e  rigene- 
ratore. Il  suo  lungo  regno  fu  uno  de'più 
felici  per  la  Svezia  e  per  la  Norvegia,  sen 
za  disgrazie  né  nazionali,  né  reali.  Tra' 
pubblici  lavori  da  lui  intrapresi, va  ricor- 
dato il  taglio  d'una  grande  strada  attra- 
verso le  alpi  Scandinave,  per  legar  mag- 
giormente la  Svezia  e  la  Norvegia,  e  col 
canale  di  Gozia  un'i  il  Baltico  coli' Ocea- 
no. Carlo  XIV  divenuto  decano  delle  te- 
ste coronate,  morì  l'S  marzo  1  840,  in  età 
di  80 anni  (nell'istesso  lo  seguì  nella  lom- 
jja  in  Firenze  a'27  luglio,  il  cognato  con- 
te di  Survilliers, Giuseppe  lìonnparle  già 
re  di  Napoli  e  di  Spagna;  ed  a'7  del  se- 
guente anno  la  cognata  M."  Giulia  Cla- 
ry),  lasciando  il  trono  a  Giuseppe  Fran- 
cesco Oscar  I,  nato  nel  j  799  e  unico  suo 
figlio.  Però  gli  storici  cattolici  deplorano 
e  compiangono  il  suo  abbandono  della 
religione  cattolica  per  ui»a  corona  terre- 
na e  transitoria.Nel  luglio  18  53  nella  fon- 
deria realediRIonaco  venne  fusa  in  bron- 
zo la  statua  colossale  ed  equestredi  Cario 
XIV,  modellata  a  Roma  dal  celel)re  scul- 
tore svedese  Fogelberg.Ad  eccezione  del- 
la lesta  e  del  braccio  destro  della  figura 
edella  codadel  cavallo, questa  statua,  al- 
ta i  7  piedi,  venne  fusa  in  un  sol  getto  : 
ella  posa  interamente,  ad  onta  d'un  pe- 
sodi  148  quintali, sui  due  piedi  posterio- 
ri del  cavallo.  Dovea  inaugurarsi  aSlock- 
holm  nell'ottobre  1854.  Carlo  XIV  la- 
sciò  il  detto  figlio  principe  reale,  grande 


S  V  E 
ammiraglio  e  duca  di  Sudermania,  can- 
ccllieie  dello  uni  versila  d'Upsal,  di  Lund 
e  di  Cristiania.  Gli  successe  nello  stesso 
giorno,ecol  nome  d'Oscar  I  ^u  colonato 
a'28  settembre  1844  in  Stockliolm,  redi 
Svezia, di  Norvegia,  de'goti  e  de'vnndali, 
e  tuttora  regna.  Nel  1823  avea  sposato 
la  regina  regnante  Giuseppina  Massimi- 
liana  Eugenia  cattolica,  e  figlia  del  prin- 
cipe Eugenio  già  viceré  d' Italia  e  duca 
di  Leuclitenberg.  Sono  loro  figli:  i  ."Car- 
lo Luigi  Eugenio  nato  nel  1826,  prii\ci- 
pe  leale  e  duca  di  Scania,  hiogotenenle 
generale  e  gian  maestro  d'artiglieria, ma- 
ritalo alla  principessa  Guglielmina  d'O- 
raiige,  clie  lo  fece  padre  della  principessa 
Luisri,  e  del  defunto  a'  i3  marzo  i854 
Carlo  Oscar  Guglielmo  Ftderiio  princi- 
pe ered  tario,  nato  nel  1802,  e  nel  1853 
fatto  dal  re  avo  duca  di  Sudermania.  1° 
Fra ncescoGu'^tavoOscar duca  d'IJpland, 
moi  to  principe  ereditario  nel  settembre 
i852.  3.° Oscar  Federico  duca  d'Osti  o- 
gozia,  luogotenente  della  marina  di  Nor- 
vegia, che  nel  1847  lecandosi  in  Roma, 
venne  ricevuto  nel  Quirinale  a'i5  mar- 
zo dal  Papa  Pio  TX.  come  rilevai  in  tale 
articolo:  fu  accontpagnato  dal  comnien- 
datoreDergnian  incaricato d'alfaridiSve- 
zia  e  Norvegia  presso  le  coiti  d'Italia,  ac- 
colto co'  l'iguaidi  corrispondenti  al  suo 
rango,  e  con  quel  seguito  riportato  dal 
n.°22  del  Diario  di  Roma.f^.'^La  princi- 
pessa Carlotta  Eugenia.  5  "Nicola  Augu- 
sto duca  di  Dcdecarlia.  Nel  1  845  in  hve- 
zia  fuvvi  una  dimostrazione  civile  e  mi- 
litare, per  avere  un'altra  costituzione  più 
popolare.  Nel  t.  8,  p.  700  della  Ci\'tUà 
cattolica,  2.'  serie,  si  leggono  importanti 
nozioni  sulla  Danimarca,  e  i  ducati  di 
Schleswig  e  Holstein;e  si  parla  d'un  par- 
tito esistente  in  Danimarca,  che  vagheg- 
giò l'idea  i]e\\'itruone  scancfinai'ica, Cioè 
d'una  riunione  della  Svezia,  della  Nor- 
vegia edellaDanimarca;  idea  che  ha  gran 
rassomiglianza  ed  eguale  origine  co'  so- 
gni de'[)aititi  ultranazionalidi  molti  al- 
tri paesi.  JVella  Danimarca  a  Crislierno 


S  VE 

Vin  successe  a'  20  gennaio  1R4S  ''  'C 
Federico  VII.  Sino  a  quest'epoca  la  Da 
nimarca  non  avea  avuto  altra  rappresen- 
tanza nazionale  che  un'assemblea  di  sta- 
ti senza  voce  deliberativa.  Ma  in  quel- 
l'.inno  sì  fertile  di  statuti,  Federico  VII 
lo  piomise  appena  assunto  al  trono,e  l'ef- 
fettuò a'5  giugno  1 849,  ma  produsse  tur- 
bolenze e  gtiai.  Imperciocché  riconqui- 
stati nel  18  Te  alla  corona  i  ducali  di 
SchlesAvig,  Ilolsfein  e  Lauenburg,  ribel- 
latisi a  nome  dell'unità  tedesca,  essi  ot- 
tennero per  l'intercessione  specialmente 
della  Prussia,  già  loro  eccitatrice  e  soste- 
nitrice, che  nel  tialtato  di  pace  fosse  ri- 
conosciuto il  loro  diritto  di  conservare  le 
proprie  leggi  tedesche,  di  avere  una  die- 
ta speciale  e  di  essere  governati  da  auto- 
rità distinte  da  quelle  di  Danimarca.  Di 
che  cominciarono  tosto  a  querelarsi, a  tor- 
to o  a  diritto  poco  importa,  che  il  parla- 
mento d'un  regno  da  essi  chiamato  stra- 
niero si  frammettesse  troppo  ne'loro  af- 
fari,edisponesse  di  loro  rendite.  Pertan- 
to il  re  risolse  di  pubblicare  tuia  nuova 
costituzione,  la  quale  aviebbe  bensì  re- 
golato gli  affari  comuni  della  monarchia 
danese,  ma  avrebbe  insieme  rispettali 
tutti  i  dij'i  tli,  soddisfatto  a  tutte  le  lagnan- 
ze, e  lasciate  intatte  tutte  le  libertà  con- 
cedute dal  precedente  statuto.  La  pro- 
messa fu  mantenuta  neh  854  colla  pub 
Llicazione  d'imo  statuto,  che  concentrò 
nelle  mani  del  re  e  d'un  suo  consiglio  tut- 
ti gli  affari  generali  concernenti  l'intera 
monarchia  :  esso  è  in  28  articoli.  In  que- 
sti Federico  VII  stabilì  un  consiglio  di 
slato,  incaricato  di  decidere  gli  affari  co- 
muni a  tutto  il  regno.  11  consiglio  lo  com- 
pose di  5o  mend)ii,  de'cpiali  7.0  sono  no- 
minali dal  re,  3o  dall'assemblee  partico- 
lari, cioè  18  dalla  dieta  del  i-egno,  5  da- 
gli stati  provinciali  dello  Schleswig,  G  da 
quello  deirilolslein,  ed  uno  dall'ordine 
cavalleresco  di  Lauenburg.  Il  consiglio  ha 
voce  deliberati  va,quando  si  tratta  di  nuo- 
ve imposte,  di  modificazione  o  soppres- 
sione di  quelle  che  sono  iu  vigore,  di  cou- 


S  V  E  2c)i 

trarre  imprestiti,  o  di  mutare  lo  statuto 
f  )n(lamcnlale.  Negli  altri  :if(ari,  ed  anche 
nell'esame  ordinario  de'bilanci,  ha  voce 
meramente  considtiva.  Le sedutedelcon- 
siglio  sono  segrete,  e  il  re  rinunziò  al  di- 
ritto di  sciogliere  il  consiglio,  stabilendo 
che  dovesse  essere  convocato  almeno  una 
volta  ognibiennio.  Ma  se  il  i  ."statuto  pia- 
ceva alla  Danimarca  e  spiaceva  a'diica 
ti,  il  2."  giusta  le  leggi  del  progresso, •ipinc 
que  all'  una  ed  agli  altri,  domandando 
una  libera  costituzione. Pvispose  il  re:'-\oi 
concedemmo  la  legge  fondamentale  della 
Danimarca  in  virtù  del  nostro  pieno  po- 
tere ;  ma  se  è  certo  che  noi  Y  abbiamo 
conceduta  per  crescere  la  felicità  del  no- 
stro amalo  popolo,  non  è  meno  certo  che 
noi  non  vogliamo  tollerare,  che  per  l'a- 
buso de'diiitti  e  della  libertà  da  noi  con- 
cedutagli, n*iiscasi  conducendo  la  nazio- 
ne alla  sua  rovina".  Indi  il  re  sciolse  la 
camera,  e  avvertì  il  popolo  della  perni- 
ciosa influenza  che  si  esercita  per  mezzo 
della  libertà  della  stampa  e  della  libertà 
d'associazione  da  lui  concesse. Già  nel  pre- 
cedentei8j3  il  re  Federico  VII  pubbli- 
cò la  nuova  legge  di  successione,  ripor- 
tala nel  Giornale  fti Roma  a  p.  762,  nel- 
la q!»ale  e  come  narrai  a  ScHiEswir,,  sta- 
bilì che  se  lo  zio  principe  ereditario  Fe- 
derico Ferdinando  continuasse  a  non  a- 
ver  prole,  la  successione  della  monarchia 
danese  passasse  nel  cugino  principe  Cri- 
stiano di  Schleswig-Holstein  Sonderbur- 
go-Glucksburgo,cui  die  il  nome  di  priii 
cipe  di  Danimarca.  Neh  85  r  le  agitazio- 
ni turbolente  nella  Svezia  e  nella  Norvc- 
già  richiamarono  l'attenzione  d'Europa, 
che  ivi  crede  va  stabilmente  assicura  ti  l'or- 
dine e  la  tranquillila,  per  le  sue  istitu- 
zioni veramente  costituzionali  per  rende- 
re soddisfatti  i  popoli,  e  perciò  impossi- 
bile nelle  pacifiche  condizioni  de'due  re- 
gni qualunque  agitazione  rivoluzionaria. 
Che  il  principiocoslituzionalc  vi  fosse  tan- 
to stabilito,  che  ninna  tempesta  politica 
pote.sse  scuoterne  l'edifizio:  rpie' regni  <-s- 
sere  sfuggili  alla  serie  ili  quasi  lutti  gli 


592  S  V  E 

stali  continentali,  per  gotlerc  sin  da  se- 
coli istituzioni  parlamentarie.Però  la  sce- 
na si  cambiò,  ed  assembramenti  tumul- 
tuosi si  ripeterono  dal  partito  sovverti- 
tore e  democratico,  non  contento  dell'an- 
tica forma,  se  non  preponderante,  certo 
sufliciente  a  temperare  il  potere  esecuti- 
vo, il  quale  è  notabilmente  circoscritto. 
Ciò  destò  gravi  apprensioni,  e  più  anco- 
ra per  le  false  e  demagogiche  dottrine  del 
terribile  e  chimerico  sfrenalo  elemento 
del  Socialisnio, ' moho  sparso  nella  clas- 
se degli  artisti  e  ne'suoi  molti  fautori. An- 
che nella  Norvegia  regna  un  significan- 
te fermento  pel  demone  della  ribellione, 
il  partilo  degli  ultra-democratici,  nemi- 
co della  nuova  democratica  costituzione 
e  conforme  a'coslumi  de'norvegi,  i  quali 
non  ebbero  mai  grandi  proprietari,  né 
possente  aristocrazia,  cioè  quasi  su  base 
libera  e  naturale.  Il  potere  reale  è  dalla 
costituzione  ridotto  ad  una  misura  mini- 
ma, onde  non  Ila  neppure  il  voto  assolu- 
to su'progetli  di  legge.  Nel  1 852  il  re  O- 
scar  I  fu  colpito  da  grave  e  lunga  malat- 
tia, per  cui  formò  un  governo  interinale 
a'sSotlobrOjCduròsinoa'i  2  aprile  i  853, 
in  clie  il  re  riassunse  l'esercizio  del  po- 
tere. Nel  declinar  di  tal  anno,  d'accordo 
col  re  di  Danimarca,  si  concertò  sulla  po- 
sizione neutrale  armata  che  loro  conve- 
niva nella  sanguinosa  guerra  d'oriente 
tra  la  Russia,e  laTurchia  aiutala  podero- 
samente da  Francia  e  Inghilterra;  quindi 
agli  8  febbraio  1854  il  luogotenente  rea- 
le nella  solenne  apertura  dello  storthiug 
in  Cristiania  dichiarò  aver  pe'regni  uniti 
concluso  col  re  di  Danimarca,  di  osserva- 
re in  ogni  caso  avvenibile  una  posizione 
neutrale,  che  non  essendo  compromessi 
nelle  diflerenze  insorte  fra  l'altre  poten- 
ze, saprebbe  conservare  con  forza  e  unità; 
persuaso  che  i  norvegi  farebbero  ogni  sa- 
grifizio  per  porlo  in  istato  di  conservare 
e  difendere  la  posizione  indipendente.Nel- 
la  massa  del  popolo  svedese  si  suscitò  un 
ardente  entusiasmo  per  la  guerra,tenen- 
do  per  nemico  nato  la  Russia.  La  stretta 


S  VE 

neutralità  armata  de're  Oscar  I  e  Fede- 
rico VII,  fu  partecipata  a  tutte  le  poten- 
ze marittime  d'Europa  ea'principali  sta- 
ti dell'America,  a  favore  e  tutela  dell'in- 
dustria, commercio  e  navigazione  de'  3 
regni  del  Nord;  e  ne  riceverono  nuove  ga- 
ranzie di  sicura  stabilità,  the  Oscar  I  fece 
comunicare  a'4  stati  della  dieta  di  Stock- 
holra  convocata  nel  marzo  1854.  ^"^i 
pose  l'isola  di  Golhland  in  istato  di  far 
fronte  a  tutte  l'evenlualità  d'una  guerra 
marittima,  per  la  sua  importante  posi- 
zione in  mezzo  al  Baltico,  e  abbondante 
di  buoni  porti  che  offre  in  ogni  lato  alle 
parli  belligeranti,  mas^me  quello  di  Sti- 
lac,  uno  de'miglioii  di  tutta  la  Scandina- 
via, e  il  cui  bacino  può  contenere  una 
gran  flotta.  Ne  la  Norvegia  fu  trascurata 
di  difesa,  nelle  contrade  artiche  special- 
mente esposte  alle  aggressioni  russe.  Lo 
stesso  imperatore  di  Russia,  sulla  neu- 
tralità s vedo  norvegese,  fece  esprimere  a 
Oscar  I  la  sua  fiducia  ne'di  lui  leali  sen- 
timenti. Il  re  dipoi  pronunziò  due  discor- 
si bellicosi,  ripartali  a  p.  636  del  Gior- 
nale (li  Roma,  nel  consegnare  in  giugno 
la  bandiera  diLutzen  al  reggimento  stan- 
ziato a  loeokoenping,  perla  prolezione 
della  patria  e  per  la  difesa  de'bcni  i  più  sa- 
gri; ed  alla  uìiiizia  stabilita  nell'isola  di 
(iothland,  che  chiamò  isola  superba  e  la 
perla  della  corona  di  Svezia,  onde  custo- 
dirla e  insieme  sostenere  la  patria  indi- 
pendenza. Ambedue  i  discorsi  furono  ac- 
colti con  grande  entusiasmo.  Oltre  i  ri- 
portati autori,  scrissero  sulla  Svezia,Noi- 
vegia  e  Danimarca:  Alberto  Rrai)ts,C/jro- 
nica  regnoruni  Aquilonariiun  Dan  ine ^ 
Sveciae,  Norvegiae,  Argenlorati  1 546. 
Regnimi  Daniae  ti  Norvegiae,  ac  Hol- 
satiae,  et  ducaluni  Sleswicensis^  Bata- 
viae  1629.  Martino  Zeilleri,  Regnoruni 
Daniae^et  Norvtgiae,  ut  et  ducaluni  Ste- 
ssici ^  et  Holsaiiae,  cum  pratfatione  de 
rebus  gesiis  Normannoriim,  Amsteloda- 
mii655.  Lacombe,  Abregé  chronologi- 
nue  de  thisloirc  de  Dannemarc,  Russie, 
Suidcf  Pologne,  Frusse,  Courland  etc. 


S  VE 
Paris  1762.  De  .Meiinier,  Histoire  des 
gouverneinens  du  Nord ,  oh  de  V origine, 
et  des  progrcs  du  gouvernrnicnt  des  pro- 
vinces-itnics  du  Danncniarc,  de  la  Sue- 
de, de  la  Russie,  et  de  la  Pologne,  Pa- 
ris 1780.  Svecia,  sive  de  svecoruni  regis 
f/oMi/'HV.?f!M/7/ÌH5,LugtIuniElzeviri623. 
Catteau,  Prospetto  generale  della  Sve- 
zia, Dologria  1790.  Graberg  de  Hemso, 
La  Scandinavie,  Lyon  1822.  V.  Le  Das, 
Svezia  e  Norvegia,  traduzione  di  F.  Fai 
nonetti,  Venezia  1 84  '  con  incisioni.  Pieu- 
terdahl,  Istoria  ecclesiastica  della  Sve- 
zia, Lund  1 838.  Giovanni  Magno,  De  o- 
innibus  Gothorum  Svecorunique  regibus 
hisloria,  Pioinaei854-  Olao  Magno,  Hi- 
storia  de  gentibus  septentrionalibus ,  13a- 
sileaeioGy.  Hundlinger,  Rorande  Sknn- 
dinaviens hisloria, Stockhoìm  1 843.Stier- 
man,  Dello  stalo  delle  scienze  in  Isvezia 
ne' tempi  più.  remoti. 

Vicariato  apostolico  dellaSvezia.  Do- 
po avere  la  religione  cattolica  tanto  fio- 
rito nella  Svezia,  malgrado  l'opposizione 
del  clero  e  di  gran  parte  del  popolo,  Gu- 
stavo I  oduscò  la  sua  gloria  e  rovinò  la 
nazione  col  fatai  colpo  dell'introduzione 
del  luteranismo  con  tutto  il  deplorabile 
codazzo  de'suoi  errori,  parto  dell'  aber- 
razione dell'eresiarca  Lutero,  proscriven- 
do e  abrogando  la  santa  religione  de'cat- 
tolici  avi  suoi,  che  inutilmente  tentarono 
di  ristabilire  i  re  Giovanni  III  e  Sigismon- 
do principalmente.  Usurpati  tutti  quan- 
ti i  beni  ecclesiastici,  la  confessione  augu- 
stana  fu  dichiarata  la  religione  dello  sta- 
to, e  perseguitato  que'pochi  che  rimasti 
fedeli  volevano  conservare  la  vera  tede  e 
il  suo  cullo.  Se  gli  attuali  svedesi  cono- 
scessero le  verità  cattoliche,  sarebbero  ec- 
cellenti fedeli,  come  alfermarono  diversi 
missionari,  e  degni  de' religiosissimi  loro 
antenati,  a  motivo  della  loro  buona  in- 
dole- Dati  593  circa  sino  aliG48,  io  cut 
ebbe  luogo  la  pace  di  Weslfalia,  la  Sve- 
zia non  più  vide  un  ministro  0  missiona- 
rio cattolico.  Furono  bruciati  con  fana- 
tisuio  i  libri  che  uc  Irallavano,  e  dccrc- 


S  V  E  293 

tale  pene  severe  a  chi  professasse  la  reli- 
gione della  chiesa  rofnana,  omle  del  tut- 
to estinguerne  le  reliquie  e  la  memoria. 
A'soli  ambasciatori  cattolici  e  con  molte 
restrizioni  era  permessa  la  cappella  pri- 
vata iielleloroabilazioni,  col  piopriocap- 
pellano  e  confessore.  In  vari  tempi  il  ze- 
lo indefesso  de'Papi  inviò  missionari  non 
meno  iu  Isvezia,  che  in  Norvegia  e  in  Da- 
nimarca.o ve  stabilendosi  variarlisti,cotn- 
raeicianti  e  altri  professanti  la  fede  cat- 
tolica, si  trovavano  privi  de'mezzi  spiri- 
tuali. A  provvedere  di  sagri  ministri  le 
missioni  de' 3  regni  del  Nord, l'imperato- 
re Giuseppe  I  eresse  un  collegio  io  Linlz, 
capitale  dtU'Auslria  superiore,  coll'auto- 
rità  di  Clemente  XI,  quel  ctlcbre  colle- 
gio di  cui  pure  parlai  a  Passavia,  per  le 
missioni  ponlificiedella  Germania  setten- 
trionale e  de'regni  di  Svezia,  Danimarca 
e  Norvegia.  L'imperatore  Carlo  VI  pia- 
mente lo  dotò  per  3o  alunni,  e  Giuseppe 
1 1  colle  sue  deplorabili  riforme  lo  soppres- 
se ,  cessando  così  quel  valido  aiuto  pel 
mantenimento  e  possibile  propagazione 
dell'avversato  cattolicismo,  ad  onta  che 
dovea  essere  come  gli  altri  culli  tollerato, 
io  forza  del  convenuto  nel  trattato  di 
\Veslfalia,e  pel  quale  altri  beni  ecclesiasti- 
ci e  mense  vescovili  furono  ingoiati  dal  go- 
verno svedese.  Finalmente  il  giusto  e  l'ot- 
timo Gustavo  III  avendo  decretato  nel- 
la ceicbre  dieta  la  tolleranza  ed  eserci- 
zio libero  di  qualunque  culto,  permellen- 
do  a'catlolici  di  edificare  a  Stockholm  u- 
na  pubblica  chiesa,  ed  alla  congregazio- 
ne di  propaganda  y?</d  d'inviare  in  Isve- 
zia missionari  pel  servizio  S[>irituale  de' 
cattolici  suoi  sudditi;  indi  perla  stima  con- 
cepita di  Papa  Pio  VI,  per  le  magnani- 
me gesta  che  ne  propagava  la  fama,  tut- 
to gli  partecipò;  pregando  insieme  a  man- 
dare nel  suo  regno  un  prefetto  o  vicario 
apostolico,  per  dirigere  il  culto  e  i  costu- 
mi de'3o,ooo  cattolici  suoi  sudditi.  Pio 
VI  ne  fu  (juanto  mai  si  possa  dire  conso- 
lato, e  lo  manifestò  nella  lettera  di  allei 
luusu  riugcaziuujculu  che  sci  i»^c  all'cccel- 


294  S  Y  E 

lente  monatca.  Indi  ad  elTeltuare  le  sue 
brame,  il  Papa  incaricò  rag/ Antonio  Le 
Cleicde  Luigoé arcivescovo  di  Parigi,  di 
scegliere  un  degno  ecclesiastico  dalla  ce- 
lebre università  della  Sorbona,  per  insi- 
gnirlo della  dignità  di  vicario  pontificio, 
L'arcivescovo  propose  il  sacerdote  seco- 
lared.'Oster  della  diocesi  diMetz.ePio  VI 
col  breve  Pro  cotnmissi  Nobis,  de'3o  set- 
letì)]ne  1^83, Bull. Poni, de  prop.fìile,l.^, 
p.  1 1)2,  istituì  il  vicariato  apostolico  della 
Svezia  e  nominò  vicario  apostolico  loslcb- 
so  d/  Oster,  soggetto  a  delta  s.  congrega- 
zione di  propaganda,  e  colle  facoltà  op- 
portune anche  di  assolvere  gli  eretici  che 
avessero  abiuralo  alla  loro  eiionea  dot- 
Irina.  Nel  declinar  del  medesimo  1 788  re- 
candosi in  Roma  Gustavo  111,  notificò  al 
Papa,  che  il  d/  Oster  era  giunto  in  Stock- 
holm,  e  che  avea  gettata  lai. 'pietra  per 
la  chici^a  cattolica  da  lui  ordinata.  Con- 
tinuando il  re  il  suo  soggiorno  in  Roma, 
Pio  Vi  seppe  che  l'edifizio  non  solo  era 
«tato  co«npito,mache  nella  festa  diPasqua 
del  1784  erasi  cominciato  a  celebrarvi 
ruliiziodivino  secondo  il  rito  romano,  col- 
l'assistenza  del  duca  di  Sudermania  Car- 
lo fratello  del  re,  onde  la  conlentezza  del 
Papa  fu  indescrivibile.  Nella  dimora  non 
breve  di  Gustavo  III  in  Roma,  grande  fu 
U  disinganno  delle  sue  prevenzioni  sui  cat- 
tolici, benché  il  suo  ragionevole  criterio 
avesse  loro  reso  giustizia;  vide  meglio  le 
cose  religiose  nel  suo  vero  punto  di  vi- 
sta, riconobbe  per  imposture  e  calunnie  le 
massime  di  Lutero,  ed  aggiunse  qualche 
fiici Illazione  alle  dure  restrizioni  ingiun- 
te a'caltolici  e  al  vicario  apostolico.  Que- 
sto avvenimentQ  religioso  volle  celebrar- 
lo anche  il  Bercastel,  nella  Storia  del  Cri- 
stianesimo t.  35,  n, "201. «Gustavo  III  re 
di  Svezia,  animato  da  quel  magnanimo 
sentimento  che  non  si  vergogna  di  adot- 
tare gli  stabilimenti  delle  altre  nazioni, 
quando  ponno  esser  utili  alla  sua  propria, 
e  proponendosi  principalmente  d'imitare 
le  politiche  provvidenze  della  Semirami- 
de del  Nord  (Caterina  11)  sua  vicina,  al- 


S  VE 

lorchè  egli  Irovossi  a  Roma,  domandò  a 
Pio  VI  un  prefetto  apostolico  (altrettan- 
to asserì  Novaes,  ma  già  era  stato  doman- 
dato ed  eseguilo),  che  avesse  a  dirigere 
il  cullo  e  i  costumi  di  3o,ooo  cattolici  sta- 
biliti nelle  dillerenti  provincie  del  regno 
suo,  e  soprattutto  nella  Gozia  e  nella  Su- 
dermania. Fu  dal  Pontefice  incaricalo  di 
quest'affare  l'arcivescovo  di  Parigi,  dan- 
tloj^li  autorità  di  scegliere  un  simile  pre- 
fèllo nel  rispettabile  corpo  della  Sorbo- 
na. Ritornato  quel  monarca  da'suoi  ving-  J 
gi  d'Italia  e  di  Francia,  ritrovò  già  nella  * 
capitale  non  solo  eretta  una  novella  chie- 
sa pe'caltolici  romani,  ma  solennemen- 
te coosagrata  nel  giorno  diPasqua  dall'ai). 
Oster  in  qualità  di  vicario  della  s.  Sede. 
Così  nel  periodo  di  3o  anni,  Berlino,  Pie- 
troburgo e  Slovhholni  ebbero  e  chiese  e 
pastori  dipendenti  dal  romano  Pontefice, 
capo  visibile  della  chiesa  cattolica".  Leg- 
go in  mg."^  Baldassari,  Relazione  delle  av- 
vtrsilàdi  Pio  J'I,  t.  3,p.  240, che  la  mis- 
sione cattolica  di  Svezia  per  la  sua  pover- 
tà stando  per  cessare  ,  \\  Papa  inviò  uu 
breve  al  re  Gustavo  IV,  eccitandolo  eoa 
amorevoli  e  obbliganti  parole,  e  per  l'a- 
micizia avuta  col  padre,  a  spargere  le  sue 
reali  beneficenze  sulla  missione,  incomin- 
ciata co'di  lui  auspicii,  Il  re  accolse  gra- 
ziosamente le  pontificie  premure,  dièsuf- 
ficienti  sussidii,  e  la  missione  potè  conti-  J 
nuare  in  utile  de'cattolici.  Neh 882  n'e-  1 
ra  vicario  apostolico  d.  Gio.  Ballista  Gri- 
daine  sacerdote  francese,  autorizzato  ad 
esercitare  lesue  funzioni  anche  con  diplo- 
ma reale,  I  missionari  soffrono  per  l'in- 
temperie delclima,eperladilTicollà  d'ap- 
prendere l'idioma  svedese,  non  che  per  lo 
gravi  fatiche  che  debbono  sostenere.  Gre- 
gorio XYl  a'io  agostoi833  nominò  vi- 
cario apostolico  di  Svezia  1'  attuale  mg,^ 
Lodovico  Studach  bavarese,  cappellano 
e  confessore  prima  della  principessa  rea- 
le e  ora  regina  regnante,  colle  facoltà  del- 
la congregazione  di  propaganda  della  for- 
mola4-"  Inoltre  per  le  commendatizie  del- 
la regina  madre  e  della  regina  che  regna. 


S  V  E 

il  Papa  Jichiarò  mg/  Sludach  piotono- 
luiio  apostolico  e  gli  conferì  l'ordine  c- 
qneslre  di  s.  Gregorio  I  da  lui  islituilo. 
Ècco  lo  stalo  del  vicariato  apostolico  di 
Svezia,  secondo  la  relazione  fattane  dal- 
la s.  congregazione  allo  stesso  Gregorio 
XVI.  I  luoghi  ove  sono  i  missionari  con- 
sistono ne'  seguenti.  Stockliolm  capitale 
del  regno  e  residenza  del  vicario  aposto- 
lico con  due  preti  che  lo  assistono.  La  sua 
giurisdizione  ecclesiastica,  non  solo  si  e- 
stendea  tutto  il  regno  di  Svezia,  ma  com- 
prende ancora  (juello  di  JNorvegia.  Ad  es- 
so ed  a  ciascuno  de'  missionaii  la  congre- 
gazione dà  annui  scudi  3oo.  Si  hanno  poi 
de' fondi  pel  mantenimento  dell'ospizio 
de'poveri  e  della  scuola,  de'quali  è  am 
ininistratore  il  medesimo  vicario  aposto- 
lico. Questa  dev'essere  la  pia  casa  fabbri- 
cata appositamente  pel  ujantenimenlo  di 
4poveri,e  fondata  dal  conted'Engestrom. 
Il  rigoi'e  contro  i  cattolici  a  cpiell'epoca 
diminuiva  per  l'indilferentismo  de'Iute- 
rauijche  hanno  in  Stockholm  i4  chiese  e 
4  oratorii.  Le  leggi  però  sono  sempre  se- 
vere contro  quegli  svedesi  che  abbando- 
nano il  culto  luterano,  ed  oltre  quanto 
dirò  n'è  un  saggio  infelice  il  narrato  in 
principio  di  questo  articolo.  Nel  i838  i 
cattolici  che  adempiiono  il  precetto  pa- 
squale, sommarono  a  i  799:  devono  esse- 
re aumentati.  Neh  84'  il  vicario  aposto- 
lico ebbe  dal  consiglio  della  propagazio- 
ne della  fede  di  Lione  un  sussidio  di  5ooo 
lianchi,a  vantaggio ilella  missione.I catto- 
lici svedesi  sono  di  ammirazione,  e  riscuo- 
tono elogi  dagli  slessi  protestanti.  Vuol- 
.si  che  la  popolazione  cattolica  di  Stock- 
liolm  ora  ascenda  a  circa  2200.  La  chie- 
sa fu  fabbricata  co'soccorsi  di  propagan- 
da, e  con  l'elemosine  procurale  dal  vica- 
rio apostolico.  Altri  luoghi  della  missio- 
nc,ov  veroin  cui  abitano  de'cattolici,  sono 
(loltemhurgo,  Curlscrono,  Oretroam,  u- 
Ila  villa  vicina  aStockholm,  Ioei)koe[)ing, 
u\\  luogo  poco  distante  (la  esso,  lJpsdl,Ge- 
fles,  Gevalif ,  ma  con  sairso  numero  di 
cattolici,  perla  costante  contrai  iclà  con- 


S  V  E 


2()> 


tio  gli  svedesi  che  abbandonano  il  cullo 
luterano.  In  Vadslena,  giù  celeberrimo 
santuario  di  s.  Brigida,esiste  la  chiesa  sot- 
to la  sua  invocazione,  mantenuta  nel  suo 
primiero  stato,  tranne  le  ricchezze  invo- 
lale dalla  rapacità  luterana.  Vi  si  con- 
servano le  sue  reliquie,e  quelle  del  la  sua  li- 
glia  s.  Caterina,  il  monastero  di  s.  Brigi- 
da fu  ridotto  a  ospedale,  e  vi  si  custodisce 
il  suo  ritratto  dipinto  in  Roma.  Da  in- 
fjrraazioni  che  mi  procurai,  seppi  che  vi 
è  una  specie  di  eremitaggio.  Il  luogo  fu 
visitato  da  un  missionario  nel  i83g.  In 
Stockholm  vi  è  un  sodalizio  della  buona 
njorte  de'tedeschi.  In  unode'molti  ospc- 
li  i  cattolici  vi  hanno  4  letti.  Luigi  XVIII 
I  e  di  Francia  nel  1 8 1 6  a  vea  assegnato  au 
nue  lire  4ooo  pe'  poveri  cattolici  della 
parrocchia  diSlockholm. Riporta  il  Gior- 
nale eli  Roma  deh  854,  P-  66,  che  nel 
la  festa  del  precedente  s.  Natale,  nella  cap- 
pella cattolica  alla  presenza  della  regina 
regnante  e  della  regina  madre,  ambedue 
costantemente  cattoliche,  fu  eseguita  la 
messa  posta  in  musica  da  Michele  Ilay- 
din,  fialellodel  celebre  Giuseppe,  scoper- 
ta nell'accademia  realedi  musica diStock- 
hohii,  e  conlenente  singolari  bellezze,  ti 
regno  di  Norvegia  e  la  sua  capitale  Cri- 
stiania hanno  pure  de'cattolici,  ma  fore- 
stieri; e  la  congregazione  di  propaganda 
y?/^/e  sino  dalla  sua  benefica  istituzione, che 
risaleah6?.2,  vi  mandò  missionari.  Tial- 
tò  di  formarvi  una  missione  di  gesuiti  , 
e  di  spedirvi  un  vescovo,  ma  non  ebbe  ef- 
fetto, pe'rigori  della  proscrizione  della  re- 
ligione cattolica.  I  cattolici  sono  artisti, 
commercianti,  i  rappresentanti  o  consoli 
delle  potenze  cattoMclie,  e  pochi  altri.  !\Ii 
gode  l'animo  di  qui  trascrivere  una  no- 
tizia della  Norvegia,  che  ricavo  dal  Gior- 
/Kilctli  Roma  deh  853,  p.  i  i3j.»  Si  scri- 
ve da  Cristiania  il  il  noveral)re.  E"  sia- 
la compita  nella  nostra  capitale  la  fabbri- 
ca d'una  chiesa  cattolica.  Sarà  in  breve 
inaugurata  .dia  presenza  di  lutte  le  au- 
torità: è  ih. ''tempio  cattolico,  che  esiste 
iu  Cristiania,  dopo  l'introduzione  di  I  [m  o- 


296  S  V  E 

testantismo  in  Norvegia,  avuto  luogo  nel 
1 5 1 7".  La  vasta  regione  della  Lapponia, 
clieclicesi  significare  Terra  dell' esilio, ap- 
parliene  come  tlissi  in  parte  alla  Russia, 
e  in  parte  alla  Svezia,  lacjualeebbe  pu- 
re la  porzione  spettante  alla  Danimarca 
e  dipendente  dalla  Norvegia,  nell'unione 
di  questo  regno  con  essa.  Notai  già'che  la 
religione  de*  lapponi  è  un  misto  di  riti 
cristiani  e  pagani;  nella  parte  peròsigno- 
rcggiata  dalla  Russia,  vi  si  conosce  pu- 
re la  religione  greco- scismatica,  introdot- 
tavi da  qualche  prete  o  monaco  mosco- 
vita. Non  può  di  certo  asserirsi  se  vi  sia 
mai  penetrato  alcun  missionario  cattoli- 
co, e  nella  congregazione  di  propaganda 
non  ve  n'è  notizia,  sia  per  le  leggi  rigo- 
rose contro  il  cattolicismo,  sia  per  le  sue 
perpetue  ghiacciaie  e  dalla  mancanza  dei 
prodotti  nostrali.  Delle  missioni  cattoli- 
che della  Danimarca  parlai  a  quell'arti- 
colo, a  CorENAGHEN,  ed  a  Vicario  apo- 
stolico delle  Missioni  SETTENTRIONALI  ni 
Germania,  da  cui  dipendono  i  cattolici, 
COSÌ  quelli  de'ducati  d'IIolstein,  Schles- 
wig,  Lauenburg,  e  del  granducato  d'OI- 
denburgo,  ec.  Dalle  notizie  che  vado  ad 
figgiungere,  potrà  rilevarsi  e  prendere 
un'  idea  dell'attuale  condizione  del  cat- 
tolicismo in  Isvezia  e  Norvegia.  INellaa.' 
.serie  degli  annali  delle  scienze  religiose, 
compilati  dal  eh.  prof.  Giacomo  Arrighi 
in  Roma,  nel  t.  4,  p-  285,  vi  è  l'articolo 
intitolato:  EJJetlo  dtll'intollcranza  sve- 
dese centra  il  cattolicismo.  In  esso  .si  di- 
ce, che  V  Ami  de  la  religion  nel  i  '0^6  pub- 
blicò una  lettera  di  Stockholni.sulla  mor- 
te del  pittore  Nilsson,  caduto  vittima  del 
t'.uiatismo  luterano  de'suoi  compatriotli 
ucH'ospcdale  di  Copenaghen  in  esilio,  pel 
semprevivo  operoso  spirito  di  ostilità  nel- 
la Svezia  a  danno  de'fedeli  seguaci  della 
vera  religione,  poiché  si  ritiene:  non  v'ha 
nella  Svezia  altro  delitto  che  quello  di  es- 
sere ,  ma  soprattutto  di  farsi  cattolico. 
Nilsson  essendo  nel  f()rtunalo  numero  di 
essi,  fu  .stiiippato  dalla  sua  patria  e  cac- 
cialo^ culla  moglie  e  due  piccoli  figli,  bi- 


S  VE 

sognoso  quasi  di  lutto,  ed  esiliato  crudel- 
mente, dopo  aver  sofferto  per  5  anni  in 
pubblico  e  in  pi  i  vaio  l'odio  e  l'obbrobrio 
de'luterani,  ne'giornali  e  oe'tribunali  e- 
ziandio.  Commosso  il  clero  luterano  di 
Copenaghen  e  de'suoi  dintorni,  dall'in- 
tolleranza svedese  per  la  libertà  religiosa, 
si  occupò  di  procacciarsi  dalla  Danimar- 
ca la  libertà  di  coscienza,  pari  almeno  a 
quella  di  Norvegia;  indi  convennero  in 
una  conferenza  d'invocare  dal  governo 
la  revisione  della  severa  legge,  sulla  li- 
bertà di  religione  all'infuoii  della  chie- 
sa dello  slato,  per  un  cambiamento  aven- 
te per  base:» Che niuna  confessione  di  fe- 
de cristiana,  nel  suo  culto  e  nella  sua  dif- 
fusione sia  soggetta, come  tale,  ad  alcuna 
pena  civile,  fino  a  tanto  che  si  resti  nei 
limili  che  il  governo  si  piacerà  determi- 
nare, seguendo  la  natura  propria  di  cia- 
scuna setta".  In  Isvezia  poi  dalla  dieta  fu 
proposta  la  legge,  alla  sanzionedel  re:  Che 
il  prete  cattolico  sia  costretto  a  denun- 
ciare, mediante  lista  distinta  di  tulle  le 
sue  pecorelle  posta  a  disposizione  del  con- 
cistoro lulerano,  tutti  coloro  i  quali  nel 
corso  dell'anno  si  saranno  resi  cattolici! 
Indi  si  rideite,  che  lutto  questo  non  vie- 
ta agli  svedesi  di  stimarsi  il  popolo  più 
tollerante  del  mondo.  Di  che  è  ragione  il 
confondere  ch'essi  fanno  la  tolleranza  re- 
ligiosa, dogmatica  o  teologica,  colla  tol- 
le-ranza  civile.  Accordano  il  cielo  a  tutti, 
la  terra  però  soltanto  agli  eletti,  cioè  ai 
luternni!  Trovo  a  p.  5c)S  deW Osserva- 
tore Romano  del  i85i  queste  gravi  os- 
servazioni. La  persecuzione  che  solhe  la 
chiesa  cattolica  in  Isvezia,  richiama  al- 
la mente  i  primi  secoli  delle  persecuzio- 
ni della  medesima.  Di  recente  furono  trat- 
ti innanzi  alla  polizia  una  giovine  signo- 
ra e  il  suo  fratello,  perchè  erano  divenuti 
cattolici, onde  essere  loro  imposta  la  pena 
che  le  leggi  svedesi  impongono  a  chi  ab- 
braccia il  cattolicismo, di  1  2anni  d'esilio.  Il 
curalo  Bernard  convertì  al  cattolicismo  G 
persone:  fu  tratto  alla  polizia  co'G  neofi- 
ti, vietandogli  il  soccorso  d'un  avvocata 


S  VE 

Sembra  però  che  questa  persecuzione  in- 
contri grandi  di/llcoltà  nell'esecuzione.  In- 
di si  narra,  che  fu  celebrata  nella  chiesa 
cattolica  di  Stockholm  una  messa  in  suf- 
fragio della  duchessa  di  Leuchtenberg  ve- 
dova del  principe  Eugenio  Beauharnais. 
Vi  era  presente  l'augusta  regina  figlia 
eh'  è  cattolica,  ma  tutù  gli  altri  mem- 
bri della  famiglia  reale  si  astennero,  per- 
chè le  leggi  dello  stato  vietano  a'  lute- 
rani, sotto  pena  d'esilio  perpetuo,  d'as- 
sistere a  funzioni  cattoliche.  In  sostanza 
in  Isvezia,  i  nati  cattolici  si  può  dire  che 
in  generale  sono  lasciati  tranquilli,  ma 
tormentati  e  prepotenlemente  vessati  i 
neofiti,  e  chiunque  si  occupi  di  conver- 
sioni. Nel  t.  2,  p.  349  della  Cmltà  caltoli- 
ca,  2.'  serie,  si  racconta.  Che  nel  1 853  in 
Isvezia  due  onorati  cittadini  furono  cat- 
turati e  tradotti  in  prigione,  per  aver  o- 
sato  leggere  nella  capanna  d'un  villano, 
alla  presenza  d'una  dozzina  di  persone,  i 
«apitoli  7."  e  8.°  dell'Epistola  a'romani. Né 
valse  loro  d'essere  altronde  avuti  in  isti- 
ma  di  caldi  zelatori  della  chiesa  luterana; 
poichò  la  lettura  di  que'due  capi  era  sta- 
ta proibita  con  decreto  reale  nel  1726  : 
tanto  bastò  perchè  fossero  tratti  a  scon- 
tarne la  pena  sulla  pubblica  carretta  dei 
malfattori.  Ecco  la  tolleranza  vantata  dai 
luterani  !  Malgrado  però  la  solerzia  dei 
più  fanatici  apostoli  del  luteranismo,  la 
febbre  irrequieta  di  mutare  religione  pa- 
reche  abbia  invaso  il  paese.  Ormai  i  ma- 
gistrati si  sentono  impotenti  a  sorreggere 
l'edifizio  rovinoso  di  loro  chiesa,  e  lo  sci- 
sma imbaldanzito  si  dilata  rapidamente, 
da  quelli  ohe  disertano  l'antiche  bandie- 
re, or  infelici  però  sono  lasciati  in  babà 
di  se  slessi,  abbandonando  un  errore  per 
abbracciarne  un  altro,  e  precipitanilo  o- 
gni  giorno  di  male  in  peggio.  Le  più  as- 
surde e  ridicole  utopie  religiose  vi  trova- 
no apostoli  e  seguaci.  La  setta  de'Iettori 
guadagna  imtnenso  terreno, eppure  i  suoi 
cultori  prima  di  comunicare  fanno  gemi- 
li e  schiamazzi,  una  specie  di  lotta.  Nel- 
la severilùpoi  della  loro  niorale,  iuscgna- 


S  V  E  297 

no  essere  lecito  non  solo  di  maltrattare» 
ma  eziandio  d'uccidere  i  non  convertiti- 
Quale  sia  lo  spirito,  lo  zelo  e  la  morale 
del  clero  luterano  in  Isvezia,  in  favore  del- 
le sue  pecorelle ,  e  come  adempia  i  suoi 
doveri  ne'supremi  momenti,  lo  pubblicò 
il  Giornale  di  Roma  deli 853  a  p.  q48. 
"  Impariamo  un  fatto  curioso,  che  si  ri- 
produce a  Stockholm;  diciamo  si  ripro- 
duce, perchè  abbiamo  trovato  il  fatto  as- 
sai volte  registrato  negli  annali  cattolici. 
Il  cholera  infierisce  in  Stockholm,  ed  i  mi- 
nistri protestanti  sono  stati  i  primi  a  con- 
sagrarsi alla  salvezza  di  loro  persona.  Il 
municipio  di  Stockholm  allora  si  è  rivol- 
to a  mg.^  vescovo  di  Munster  nella  West- 
tilia,  supplicandolo  ad  inviargli  de'preti 
cattolici  per  la  consolazione  e  il  sollievo 
della  popolazione  abbandonata  da'rnini- 
stri  di  loro  religione,  che  si  erano  ritirati 
in  luogo  di  sicurezza.  Il  vescovo  di  Mun- 
ster  non  avendo  sventuratamente  dispo- 
nibile che  un  solo  membro  del  suo  clero, 
un  p.  gesuita,questo  ha  destinato  a  tale  im- 
presa. Il  religioso  ha  preso  il  suo  brevia- 
rio,ed  è  partito".  Questo  è  un  solo  esem- 
pio, ma  negli  annali  della  storia  delle  pe- 
stilenze, anche  moderne,  ve  ne  sono  in- 
numerabili dell'egoismo  il  pia  ributtan- 
te, e  del  modo  riprovevole  come  si  dipor- 
tarono la  più  parte  de'ministri  protestan- 
ti, abbandonando  i  loro  correligionari,  e 
unicamente  occupandosi  di  porsi  in  salvo 
colle  mogli  eco'iigli.  Invece  essi  annali  a 
caratteri  d'oro  e  incancellabili  registraro- 
no, e  lo  abbiamo  veduto  in  tutti  i  luoghi 
percossi  dalla  gagliardia  del  morbo  cho- 
lera, e  ammirato  con  affettuosa  compia- 
cenza, l'operato  del  clero  cattolico,  e  per- 
sino delle  benefiche  sorelle  della  Ciiiità, 
anche  in  fcivoie  de'[>rotestanli  e  ;dlri  ;»- 
cattolici  scandalosamente  abbandonati 
da'  loro  inumani  ministri,  e  dd  ultimo 
in  vantaggio  altresì  degl'infedeli  turchi. 
Compresi  i  sacertloti  cnttolici,  secolari  e 
regolari,  di  tutta  la  sublimità  dell'augu- 
sto loro  ministero,  ed  animali  da  un  zelo 
hupcriort  a  (|ualuuquc  tlogio,  vegliarono 


298  SVI 

a  vrcentla  al  Ietto  deiragonia,  serenando 
colleparoleconsolalrici  della  nostra  s.  re- 
ligione la  coscienza  di  chi  soccombeva  al- 
la ferocia  del  male;  e  infondendo  quella 
fede  e  quella  rassegnazione,  che  dissipa- 
no negli  ultimi  istanti  ogni  ranìmaiicoe 
ogni  dolore.  IMailiri  de'Ioro  doveri,  mol- 
li sacerdoti  perirono,  pagando  il  tributo 
di  loro  vila  alla  gagliardia  del  contagio; 
jna  il  posto  di  chi  cadeva  non  restò  vuo- 
to un  sol  momento,  e  tutto  il  clero  seco- 
Jare  e  regolare  dappertutto  gareggiò  in 
abnegazione,  si  moltiplicò  a  seconda  dei 
bisogni,  né  per  fatiche  diurne  e  notturne 
venne  meno  la  sua  forza  e  valore,  virtù 
che  solo  può  infondere  iicallolicismo.L'n» 
no  e  l'altro  clero  furono  esemplari  emu- 
li di  eroismo  e  di  operosità,  spargendo  a 
tutti  non  meno  i  conforti  spirituali,  che 
pronti  soccorsi  corporali,  E  questa  è  sto- 
ria antica  e  contenìporanea. 

SVITTINO  (s.),  vescovo  e  patrono  di 
Winchester.  Uscito  di  nobile  stirpe,  mo- 
strò fino  dalla  sua  giovinezza  specchiata 
virtù,  e  si  dedicò  agli  studi  ecclesiastici. 
Iimalzato  all'  ordine  sacerdotale,  fu  pel 
fiuo  merito  scelto  ad  occupare  il  posto  di 
prevosto  o  d*  decano  dell'  antico  mona- 
stero di  Winchester.  Il  re  Egberto,  con- 
scio della  sua  pietà,  sapere  e  prudenza, 
lo  fece  suo  prete,  e  gli  aHldò  l'educazio- 
ne di  suo  figlio  Elei  volfo,  che  poi  gli  suc- 
cesse e  regnò  sull' Inghilterra  con  molla 
gloria,  governandosi  co'  consigli  di  Svit- 
liuo  intorno  alle  materie  ecclesiastiche; 
ed  avendo  avuto  se(npre  per  esso  som- 
ma venerazione,  lo  fece  innalzare  alla  se- 
de di  Winchester  nell'852,  dopo  la  mor- 
te del  vescovo  Elmestano,  Leggesi  in  Gu- 
glielmo di  INIalmesbury,  che  Svinino  a- 
vea  in  se  tulli  i  tenori  della  virtù,  n)a  che 
liiUi  li  superava  la  sua  umiltà,  eia  sua 
carila  verso  i  poveri;  che  si  mostrava  in 
ognioccasione  animato  dal  più  puro  zelo, 
ed  adempiva  i  suoi  doveri  di  buon  pa- 
store colla  più  grande  esattezza.  Fabbri- 
cò molte  chiese,  e  molle  ne  restaurò.  In 
un'asscndjlea  generale,  tenuta  nell'bj.i, 


S  V  I 

consigliò  il  re  a  fare  una  legge,  colla  qua- 
le dona  va  allaChiesala  decima  parte  del- 
le terre  del  suo  dominio:  atto  che  il  prin- 
cipe offri  sull'altare  di  s.  Pietro,  avendo 
fatto  l'anno  susseguente  un  pellegrinag- 
gio a  Roma,  ove  lasciò  vari  pegni  di  sua 
liberalità.  Ordinò  inoltre  che  si  mandas- 
sero ogni  anno  3oo  tnancuse,  1 00  pel  Pa- 
pa, e  200  per  mantenerci  lumi  delle  chie- 
se di  s.  Pietro  e  di  s.  Paolo  alla  vigilia  di 
Pasqua.  Estese  eziandio  a  tutto  il  regno 
d'Inghilterra  il  ramescot,  ossia  Denaro 
di  s.  Pietro  (^.).  Quest'ottimo  principe 
mancò  nell'857.  S.  Svillino,  chea  veagli 
dato  mano  in  tulli  i  suoi  pii  imprendi' 
menti,  gli  sopravvisse  qualche  anno,  e 
moi'i  ui  2  di  luglio  862.  Sepolto  nel  ci- 
mitero pubblico,  come  aveva  ordinato, 
nel  964  s.  Etelvoldo  vescovo  di  Winche- 
ster lo  fecedisotlerrare,e  lo  trasportò  nel- 
la chiesa,  nella  quale  occasione  furono 
operali  molli  miracoli.  Nel  1093  fu  falla 
una  seconda  traslazione  delle  reliquie  del 
Santo  nella  chieda  del  nuovo  monastero 
di  Winchester:  un  suo  braccio  era  custo- 
dito nella  badia  di  Pelerboroug.  S.  Svft- 
lino  è  nominato  nel  martirologio  roma- 
no ai  2  di  luglio,  ma  l'Inghilterra  ne  ce- 
lebrava la  festa  ai  i5  dello  stesso  mese, 
che  fu  il  giorno  della  traslazione  delle  sue 
reliquie. 

SVIZZERA,  //eAr/iVz. Repubblica  fe- 
derativa dell'Europa  centrale.  Confede- 
razione  Svizzeray  posta  quasi  in  mezzo 
della  zona  temperata  ilei  nostro  emisfè- 
ro, che  si  estende  da  28''  5o  a  28°  5  di 
longittidine  est  dall'isola  di  Ferro,  e  da 
4^''' 5o' a47*' 5o'  di  latitudine  boreale. 
Confina  al  nord  col  gran  ducato  di  Ba- 
den,  verso  il  quale  è  il  suo  limite  quasi 
interamente  segnalo  dal  Reno;  il  Iago  di 
Costanza  la  dis£;iimj»e  al  nord-est  dal  re- 
gno  di  Wùrtemberg  e  dalla  Baviera;  e 
all'est  confinata  dal  Tirolo,  verso  il  qua- 
le ne  determina  la  frontiera  il  Reno  e  al- 
quanti rami  delle  Alpi  ;  tocca  verso  il  sud 
il  regno  Lombardo-Veneto  e  gli  stati  sal- 
ili, dal  quale  lato  il  suo  confine  forma  una 


SVI 

linea  irregolarissiraa  che  segue  in  gran 
juirle  la  cresta  delle  Alpi,  e  taglia  il  sud- 
ovest  del  lago  di  Liigiiuo,  il  nord  del  la- 
go Maggiore,  percorre  quasi  tutta  la  lun- 
gliezza  del  lago  di  Ginevra,  e  termina  al 
Piodano;  all'  ovest  finalmente  è  la  Sviz- 
zera limitala  d.illa  Francia,  verso  la  qua- 
le formano  una  parte  delle  frontiere  il 
Doubs,  il  Rodano  ed  il  Jura  o  Giura. Mi- 
sura 80  leglie  per  lunghezza  dall'est  al- 
l'ovest, dall'estrenutà  orientale  del  can- 
tone de'Grigioni,airestremità  occidenta- 
le di  quello  di  Gmevra;  5i  leghe  nella  sua 
massima  larghezza  dall'estremità  setten- 
trionale del  cantonediScialFusa, a  II 'est  re- 
mila meridionale  di  quello  del  Ticino,  e 
27  leghe  soltanto  verso  il  6°  meridiano, 
tra  Kaisersttdd  e  il  monte  Gries,  al  sud- 
ovest  del  s.  Gottardo.  Secondo  Lutz,  la 
superficie  è  di  23  i  7  leghe  (piadrate  ;  al 
dire  del  consiglierefederale  Franscini  l'e- 
stensione della  Svizzera  è  di  47i900  ki- 
lometri  quadrati,  paii  a  i4,ooo  miglia 
geografiche  italiane,  inoltre  avvertendo 
the  una  considerevole  porzione  di  questa 
medesima  estensione  è  poco  suscettiva  di 
essere  abitata  dall'uomo.  Negò  natura  a 
questa  contrada  un  suolo  generalmente 
fertile, calcolando  il  terreno  ca[)ace  de'la- 
vori  d'agricoltura  a  circa  3o,ooo  kilo- 
metri;  ma  vi  adunò  quanto  havvi  di  più 
pittoresco.  La  Svizzera, paese  tra'più  cen- 
trali d'Europa,  è  la  più  elevata  regione 
di  essa,  essendo  la  più  bassa  parte  il  pia- 
noche  trovasi  di  qua  dell'Alpi  nel  distret- 
to di  Mendrisio,  nella  maggior  porzione 
di  quello  di  Locamo,  Lugano,  Bellinzo- 
na  e  Riviera;  in  piccola  parte  di  Levan- 
tina, Elenio  e  Alalie  iMaggia,  ed  anche  di 
A'alle  IMesolcina,  Alte  montagne  coperte 
di  ghiacci  eterni,  valli  ubertose,  un'mfi- 
nità  di  fiumi  e  torrenti  che  formano  md  • 
le  cascate,  laghi  ntmierosi,  le  cui  sponde 
presentano  paesi  incantevoli,  è  l'aspetto 
generale  di  sì  interessante  e  celebre  re- 
gione. Corre  la  catena  delle  Alpi  sulla 
J'routiera  ineridiooale,sotto  il  nome  di  Al- 
pi, dal  colle  o  stretto  di  Ferret  sino  al  muu- 


S    V    I  2Q() 

te  Rosa  in  direzione  orientale,  e  quindi 
col  nome  di  Alpi  Lepontine  dal  monte 
l'iosa  al  monte  Gries  in  direzione  nord- 
est. Etttra  essa  poi  nella  Svizzera,  sotto 
il  46^80'  di  latitudine, e  colà  manda  ver- 
so l'ovest  un  gran  ramo  detto  Alpi  Berne- 
si, che  fronteggia  al  nord  la  valle  del  Ro- 
dano, e  mediante  il  Jorat  va  a  conuiun- 
gersi  al  Jura;  recandosi  essa  stessa  all'est 
conserva  il  nome  di  Alpi  Lepontine  sino 
al  Bernardino,  poi  prende  (piello  di  A1[jÌ 
Ilezie,  sotto  il  quale  penetra  nell'impero 
d'Austria,  dopo  determinato  qua  e  colà 
il  li(nite  meridionale  della  repubblica;  ve- 
desi  da  quest'Alpi  staccarsi  al  monte  Se- 
ptimer  il  ramo  dell'Alpi  de'Giigioui  che 
va  al  nord-est  tra  le  valli  dell'Inu  e  del 
Ileno.  Da  queste  enormi  masse  monta- 
gnose partono  numerosi  rami,  che  cuo- 
prono  di  monti  elevati  lutto  il  sud  della 
Svizzera,  presentansi  nel  centro  del  pae- 
se sotto  la  forma  di  allure  mediocri  e  si 
abbassano  in  colline  nel  nord.  Il  Jura, di- 
retto dal  sud-ovest  al  nordovest,  cuopre 
assai  gran  parte  della  Svizzera  occiden- 
tale; i  suoi  massi  uniformi  e  regolarmen- 
te allungati  contrastano  colle  sommità 
acute,  i  fianchi  dirupuiati  e  la  distribu- 
zione sregolata  dell'Alpi.  Egli  è  sulle  sue 
frontiere  meridionali  che  laSvizzera  pre- 
senta la  sua  più  alta  vetta,  il  monte  Ro- 
sa, che  sorge  ai4,58o  piedi  sopra  il  li- 
vello del  mare,  ed  ivi  ancora  rimarcansi 
il  monte  Cervino  18,872  piedi;  il  Gran 
s.  Bernardo  i  0,680  piedi,  famoso  pel  suo 
passaggio  che  trovasi  in  altezza  7550  pie- 
di, e  per  l'utile  suo  ospizio  che  celebrai 
a  Sio.n;  il  Sem[)ione  10,327  piedi,  cele- 
bre per  la  mirabile  strada  che  vi  costrui- 
rono i  francesi  sotto  Napoleone  I.  JVoil'ia- 
terno  della  contrada  dislinguesi  il  s.  Gol- 
tardo  r)3o6  piedi,  nucleo  notabilissimo, 
donde  fuggono  tutte  in  una  volta  acqua 
tributarie  del  mare  del  Nord,  del  goiflj 
di  Lione  e  dell'Adriatico;  il  Finster-Anr- 
liorni  3,236  pieili;  e  la  Jungfrau  t  •2,870 
piedi,  nelle  Alpi  Bernesi.  11  Jura  presen- 
ta in  IbVizzerail  monte  L'cndre  5173  pie- 


3oo  SVI 

di,  hi  Dole  5o4o  piedi, ilChassel  e  il  Clias* 
seron  circa  4'>oo  piedi.  Nelle  Alpi,  epor- 
ii)i  masse  di  ghiaccio,  dette  ghiacciaie  eli 
I ."  6  2."  ordine,  cuoprono  le  balze  e  col- 
mano le  valli  più  alte,  presentando  mille 
forme  svariate,  mille  colori;  offrono  an- 
cora questi  enormi  massi  di  ghiacci  sta- 
zionari le  più  bizzarre  figure  di  torri,  pi- 
ramidi, colonne  in  similitudini  di  sta- 
lattiti, e  variano  nell'  estensione  e  nella 
profondità  secondo  il  calore  dell'estate  ; 
slanciansi  innumerabili  ruscelli  dal  seno 
loro  spumando  e  formando  nappi  d'ar- 
gento. Una  moltitudine  d'altri  accidenti 
della  natura  attrae  i  forestieri  in  quelle 
montagne;  ma  gravi  pericoli  quivi  gli  at- 
tendono, malgrado  le  precauzioni  gover- 
native: il  più  tremendo  è  quello  delle  va- 
langhe di  polvereedi  neve,  le  prime  for- 
male dal  cascar  della  neve  recentemeu- 
le  caduta  sopra  montagne  scoscese,  e  che 
un  movimento  dell'aria  determina  a  im- 
provvisosdrucciolare,  ma  non  sono  le  più 
pericolose:  le  valanghe  di  neve  estrema- 
mente compatta,  la  tninima  scossa  dell'a- 
ria basta  per  distaccarle  dalla  sommità 
d'una  rupe;  ingrossano  rotolandosi  e  con 
tanto  impeto  precipitano  in  fondo  le  val- 
li, che  spesso  si  sono  visti  uomini  e  ani- 
mali prostrati  e-tratti  di  vita  soltanto  dal 
vortice  dell'aria  per  esse  prodotto  a  qual- 
che distanza  dal  loro  passaggio,  se  pron- 
tamente fuggendo  non  si  ricoverano  ne- 
gli antri  appositamente  incavati  nelle  ru- 
pi. Questi  gravi  disastri  si  deplorano  nel- 
la piovosa  stagione  dell'  inverno,  e  nel- 
la primavera  principalmente.  Fenomeno 
ancora  più  terribile,  ma  frequente  meno, 
si  è  (piello  de'sobbollimenti  delle  mon- 
tagne in  alcune  regioni  svizzere,  che  in 
un  istante  cadendo  o  in  tutto  o  in  parte, 
mutano  una  contrada  ridente  in  un  caos 
di  desolazione,  in  cui  sepolti  giacciouo  al  - 
la  rinfusa  gli  uomini,  gli  armenti  e  le  a- 
bitazioni.  Così  anche  le  montagne,  mo- 
numenti della  natura,  che  polrebbonsi 
chiamare  eterni  paragonandoli  agli  u- 
mauijVanno  soggetti  a  deperire  e  distrug- 


S  V  I 

gersi!  La  più  remota  caduta  di  monta- 
gne ricordata  dalla  storia  dell'Alpi  accad- 
de nel  363,  cioè  la  seguente,  che  Mario 
vescovo  di  Losanna  descrisse  nella  sua 
cronaca  contemporanea.  La  gran  mon- 
tagna Tauretunum  nel  Vallese  cadde  si 
precipitosamente,  che  seppelTi  un  castel- 
lo vicino  e  parecchi  villaggi  con  tuttiji  lo-, 
ro  abitanti  :  per  una  lunghezza  di  60  mi- 
glia e  larghezza  di  20,  sconvolse  sì  forte- 
mente le  acque  del  lago  Lemano  o  di  Gì* 
nevra,  che  slanciatesi  sulle  rive  distrus- 
sero antichissimi  villaggi,  cogli  abitanti 
e  gli  armenti,  portando  via  furiosamen- 
te il  ponte  di  Ginevra, i  mulini  egli  uo- 
mini, ed  inondata  la  città  molti  vi  peri- 
rono. I  dotti  del  paese  non  s'accordano 
sul  luogo  della  crollata  montagna,  bea» 
sì  che  i  danni  furono  immensi;  se  per  fa- 
tale disgrazia  si  rinnovasse  simile  disa- 
stro oggi,  comechè  divenuta  la  bella  con- 
trada tra  le  più  popolose  del  mondo,  ed 
assai  fre({uentata  da  ogni  nazione,il  dan- 
no sarebbe  infinitamente  maggiore.  A'3 
marzo  1435  toccò  alla  città  di  Zug  uno 
scoscendimenlosignillcante.  Dessa  era  al- 
lora separata  dall'omonimo  lago  per  via 
d'un  bastione  fiancheggiato  da  torri  mas- 
sicce, a  cui  erano  addossate  case.SuH'im- 
brunir  del  giorno  le  fabbriche  contigue 
cominciarono  a  cedere  sotto,  e  molte  mu- 
raglie a  fendersi. l^arte degli  abitanti  fug- 
girono colle  cose  più  care,  altri  meno  pru- 
denti rimasero.  Principiata  la  notte,  che 
fu  tempestosa,  i  bastioni,  le  torri  e  3o  ca- 
se s'inabissarono  con  fracasso  e  disparve- 
ro nel  lago  profondissimo  in  quel  sito, 
colla  morte  di  60  persone,  o  4of>  secon- 
do altri.  Verso  la  metà  di  detto  secolo, un 
lato  del  Brunig  di  Berna  si  staccò,  e  sep- 
pelh  il  castello  e  villaggio  di  Kienholta 
non  lungi  dalla  foce  nel  lago  di  Brientz. 
Nel  i5i  2  un'enorme  quantità  di  materia 
staccossi  dal  monte,  che  nel  cantone  Ti- 
cino dominava  il  fiorente  borgo  di  Bia- 
sca,  distretto  di  Riviera,  e  seppellì  gran 
parte  della  terra  con  morte  di  molti,  in- 
gombrò la  valle  Bregua,  e  chiuse  il  passo 


S  V  I 
ni  fiume  Drenno.  Per  duo  anni  furono 
tniltcnute  le  acr|uc  e  costicitea  lifluire 
v»rso  la  sorgente  e  inondar  il  paese,  for- 
mando un  lago  di  1 200  passi.  Penalmente 
ruppero  l'ostacolo  e  uscirono  in  copia  a 
devastare  in  gran  parte  lalun£;a  eff  tile 
\allata  clie  si  estende  al  lago  Maggiore, 
strascinando  le  capanne  che  gli  abitanti 
de'sommersi  villaggi  aveano  formalo  al 
fianco  de'monti,  insieme  al  bestiame,  ai 
vigneti  e  alle  foreste.  Il  Ticino  perciò  in- 
grossato portò  via  il  ponte  e  parte  delle 
mura  di  Beliinzona,  e  sconvolse  il  lago 
Maggiore.  Vi  perirono  più  di  Goo  indi- 
*idui,ollreuna  compagnia  di  soldati  sviz- 
zeri che  recandosi  in  Italia  si  sommerse 
in  detto  fiume.  Un  fatto  simile  avvenne 
nel  1545  nella  valle  di  Tagne  nel  Valle- 
se.  A'4  marzo  1 584  ""  terremoto  fece  ca- 
dere la  montagna  di  Luan  nel  cantone  di 
Vaud  ,  copri  i  villaggi  di  Corbeyrier  e 
d' Yvorne  nel  distretto  di  Aigle,  e  fere  mo- 
rire con  molto  bestiame  •sy  personcjper- 
chè  le  altre  erano  disperse  per  le  campa- 
gne. Tuttavolta  i  due  villaggi  furono  ivi 
rifabbricati.  Il  villaggio  del  Sempione,  a 
pie  della  montagna  del  suo  nome,  è  co- 
struito sulle  rovine  d'altro  che  disparve 
nel  1 597,  sotto  un  masso  dello  catena  del 
Sempione  slesso.  Nel  lOiH  precipitò  il 
monte  rovinoso  di  Conto,  e  con  tremen- 
da ca  tastrofè  seppellì  il  ragguardevole 
borgo  d'IIeurs  nella  contea  di  Chiaven- 
na,il  villaggio  Schillano, e  il  borgo  l'Ieurs 
con  tutti  gl'intijlici  abitanti.  Nel  cantone 
di  Vaud  nel  I  7  i4  e  nel  1  7/Ì9  fu  ingom- 
brato molto  terreno  dalla  caduta  di  altre 
vette.  Lagriraevole  è  la  memoria  delleca- 
lan>ità  cagionate  dal  Rossberg  nel  canto- 
uè  di  Svillu,  (juando  la  terra  e  i  sassi,  che 
da  quello  si  distaccarono  nel  settembre 
1  boG, desolarono  una  bellissima  valle  col- 
la morte  di  4^4  persone,  gettandone  nel- 
l'indigenza quasi  200.  Ora  si  fende  una 
montagna  parte  de'  contraiTorti  dello 
Schv\artzhorii,thiamati\Vinkolllnrli,pfr 
?.()0  metri  di  circonlèrcn/a  ,  ed  i  lian- 
tuaii  precipitano  nella  valle  di  Meyriu- 


SVI  3oi 

gcn,  vicino  al  luogo  dove  l'Aar  si  getta 
nel  Ingo  di  Bi  ient?,  presso  la  bella  casca- 
ta di  Giessbach.  Del  resto,  [)erla  sicurez- 
za della  situazione  la  Svizzera  può  dirsi 
uno  de'  più  fortunati  paesi  del  mondo, 
poiché  quasi  non.si  conoscono  i  tremen- 
di e  sterminatori  terremoti,  e  poche  dis- 
grazie ricordi!  la  storia.  Per  la  peiulen- 
za  quasi  generale  del  paese  non  ponno  a- 
ver  luogo  quelle  terribili  alluvioni  che  o 
il  mare  oi  laghi  o  i  fiumi  producono  nel- 
le vaste  pianure.  Ivi  non  si  conoscono  che 
le  parziali  e  poco  estese  invasioni  de'tor- 
renli,  quando  sono  maggiormente  gros- 
si per  lunga  pioggia,  e  rovinosi  per  ma- 
terie che  trascinano  giù  pe'  monti.  La 
posizione  topografica  della  Svi^zeia,  in 
fórma  alcun  poco  rotondata  e  tutta  in- 
tersecata da  monti  e  colli,  facilita  la  sua 
difesa  e  rende  difficile  ad  essere  invasa  con 
buon  successo.  Gli  spessi  monti,  il  picco- 
lo numero  di  pianure,  la  loro  ristrettez- 
za e  altre  circostanze  fanno  sì,  che  il  ne- 
mico assalitore  è  esposto  a  grandi  svan- 
taggi. S'egli  vi  si  reca  con  molte genti,que- 
ste  non  potranno  acconciamente  dispor- 
si  e  operare;  se  s'avanza  con  esercito  non 
grosso,  egli  avrà  a  fare  con  difensori  egua- 
li in  numero,  ma  superiori  per  più  ragio- 
ni, e  particolarmente  pel  vantaggio  del  si- 
to eminente  ed  a  loro  notissimo  e  natu- 
rale. Piendono  poi  migliore  la  situazione 
della  regione  i  molti  fiumi  ,  insieme  col 
resto.  Dice  l'avv.  Castellano,  che  segnò  na- 
tura con  insuperabili  barriere  la  geogra- 
fica estensione  della  Svizzeia.ed  il  maschio 
valore  de'  suoi  abitanti  le  die  politica  e- 
sistenza.  La  Svizzera  manda  le  sue  acque 
n  4  Diari  differenti,. che  sono  il  niare  del 
rs'ord,  il  Mediterraneo,  l'Adriatico,  il  Ne- 
ro. Sul  clivo  del  i.""  trovasi  il  Pieno,  mas- 
simo suo  fiume,  che  dopo  percorsa  e  li- 
mitata la  repubblica  verso  l'est,  furma  il 
gran  lago  di  Costanza  ,  e  trascorre  sulla 
li  ontiern  settentrionale,  lasciato  al  nord  il 
cantone  di  Srianusa.ilinmando  alquan- 
to inleriormente  alla  «  ili. "i  di  questo  no- 
me una  superba  catei atta:  riceve  essola 


3o2                     SVI  SVI 

massima  parlcfìelle  acqup  della  Svizzera,  ruscelli  e  in  fondo  a  qualche  valle,  inoon* 
piiiicipnlmenleper  l'intermezzo dell'Aar;  fransi  paludi  o  pozzanghere  cagionale  da 
ri  quale  ultimo  innaffia  dal  sud  al  nord  la  fieqoenti  inondazioni  e  che  spargano  va- 
Svizzera  occidentale,  prodncendo  i  laghi  pori  nocivi.  I  venti  dominanti  rinfresca- 
di  Brienfz  e  di  Thun,  ed  ha  per  affluenti,  no  i  giorni  più  caldi,  ma  i  cambiamenti 
a  destra,  l'Eramen,  la  Reuss,  che  traver-  di  temperalura  producono  le  principali 
sa  il  lago  de'Waldstetles  o  di  Lucerna  o  malattie  alle  quali  vanno  soggetti  gli  a- 
de  Quattro  Cantoni,eper  mezzodellaLo-  bi tanti:  diverse  montagne  riparano  alcu 
jez  serve  di  scolo  al  Iago  di  Zug,  in  fine  ni  siti  da' venti.  Nelle  valli  del  Ticino  e  del 
la  Limmatchegli  reca  le  acque  de'Iaghi  Rodano,  il  clima  si  accosta  a  quello  d'I- 
di Vallenstadt  e  di  Zui-igo;  a  sinistra  la  talia;  egli  è  precipuamente  in  quest'ulti- 
Sarina  o  Saane  e  la  Tliiele  per  la  quale  madie  trovansi  gli  attaccati  da'gozzi  e  dal 
Sì  scaricano  i  laghi  di  Mora t,  Neuchàle!  cretinismo  o  mutoli  e  insensali.  Appreu- 
e  Bienne.  La  Thur  all'est,  e  la  Birse  al-  do  da  una  recentissima  statistica,  che  in 
l'ovest,  sono  quindi  gli  affluenti  più  no-  alcuni  cantoni  ove  il  cretinismo  ha  mag- 
tabili  deIReno.  lIRodanopercorredall'est  gioranza  ,  evvi  un  sordo-muto  per  ogni 
oH'ov^  i  il  sud-ovest  del  paese,  forman-  2o6abitanti:  la  proporzione  media  de'sor- 
dr'.i  il  lungo  lago  di  Ginevra,  all'uscir  do-rauti  inEuropa  si  trova  di  i  sopra  iSgS 
del  quale  riceve  l'Arve  per  la  sinistra;  ed  al)itanti.  Il  terreno  è  granitico  nelle  Alpi, 
al  suobacinoappartieneilDoubSjchenoi)  calcareo  nel  Jura  e  svarialissimo  nel  re- 
cammina nella  Svizzera  se  non  lo  spazio  sto  del  paese,  dove  però  predominano  il 
d'alquante  leghe.  Il  Ticino, affiuenle  del  gres  e  ie  marne.  In  nessun  luogo  presen- 
Po,  è  ih. "tributario  dell'Adriatico;  entra  ta  la  natura  un  mescuglio  cos'i  diversifi- 
esso  sul  territorio  svizzero  nel  lago  Mag-  calo  di  pascoli,  prati,  laghi,  lioschi,  col- 
giore,  al  quale  la  Tresa  conduce  le  acque  line  e  pianine. La  principale  ricchezza  del- 
del  lago  di  Lugano,  la  massima  parte  del  le  alte  valli  sia  nelle  loro  alpe  o  pascoli; 
quale  trovasi  nella  repubblica.  L'lnn,che  versoi!  nord  e  l'ovest  il  terreno  di  miglior 
percon  e  la  grande  valle  dell'Engadina,  va  rendita  appartiene  più  all'agricoltura. 
0  portare  le  sue  acque  al  mar  Nero  per  Dividonsi  ie  Alpi  in  varie  regioni,  per  ri- 
mezzo  del  Danubio.  I  laghi  maggiori  so-  guardo  alla  vegetazione:  la  regione  infe- 
iio  quelli  di  Ginevra  o  Lemano,  Coslan-  rioreoquella  delle  viti  principia  nelle  val- 
ya,  Neuchàlel,Waldsteltes,  Zurigo  e  il  la-  li, alla  sponda  de'fiumi  e  de'Iaghi;  più  su 
goMaggioreodiVerbano;quellodiBrientz  è  la  regione  delle  querele;  al  di  sopra  co- 
nci centro  della  contrada,  sta  i  790  piedi  mincia  quella  de'fdggi,  la  succede  quella 
sul  livello  del  mare;  una  parte  di  quello  degli  abeti,  e  colà  gii  alberi  danno  luogo 
diCoslanza  appartiene  a'cantoni  di  s.  Gal-  a  pingui  pascoli.Le  foreste  occupano  gran- 
Io  e  di  Turgovia.  La  temperatura  della  di  spazi  superiori  al  limitedella  vegetazio- 
tSvizzera  è  svariatissìma  :  mentre  regna  ne  de'cereali,  che  viene  da'faggi  contras- 
»m  inverno  perpetuo. sulla  vetta  dell'Ai  segnato.  I  tassi,  i  pini,  gli  abeti  crescono 
pi, godesi  nelle  valli  vicined'un  clima  dol-  nelle  altiu'e  maggiori,  e  sono  alberi  rigo- 
re e  benefico;  può  il  viaggiatore,  in  una  gliosi  che  presei  vanogli  edifìci  edi  pasco- 
strada  d'alcuneore,sperimentare  tutte  le  li  dalle  frequenti  dislamazioni  e  cadute 
differenze  di  caldo  e  di  freddo  che  trovan-  delle  roccie  e  delle  valanghe,  e  ne  vanno 
si  nell'intera  Europa.  In  generale  però,  il  sovente  menomando  il  danno.  Ne'paesi  e- 
clima  è  rigido  nel  sud,  mite  e  assai  uni-  levati,  è  l'orzo  quasi  il  solo  cereale  che  si 
forme  nel  nord;  quasi  dappeitutlo  l'aria  possa  coltivare;  altrove  il  suolo  èferacedi 
e  sana  e  pura;  soltanto  nelle  vicinanze  di  grano  e  frutti,  e  presenta  bei  vigneti,  pra- 
alcuDÌ  laghi,  presso  le  sponde  di  diversi  ti  grassissimi  e  belle  selve.  La  canapa,  il 


S  V  I 

lino,  le  pianle  olenginose,  i  legumi,  i  po- 
mi di  tei  Tel,  sono  dilfuNÌ  a  granili  pianl.-i- 
gioni.  Gli  alberi  fruttiferi  fissano  special- 
mente l'attenzione  in  diversi  cantoni.  Fio- 
renlissima  è  la  coltiiia  delle  viti,  rnas<;i- 
me  nel  cantone  di  Voud  per  la  sua  perfe- 
zione.Abbondanole  pianle  medicinali. ]Ma 
ilsuolodella  Svizzera  non  produceabba- 
stanza  pel  consumo  de'suoi  id)itanIi,onde 
vi  si  fa  grossa  imporlnzione  di  grano  e  vi- 
no. Su  per  l'erta  delle  nionlogue  souom 
superbe  bestie  cornute;  le  vacche, pasciu- 
te d'erbe  succulenti,souiministi  ano  in  ab- 
bondanza un  latte  S(juisilo,  di  cui  fumo 
i  montanari  il  i  ."lorociboecolqualecom 
pongono  forn)aggi  rinoniali, essendo  so- 
pra lutti  noti  quelli  di  Gruyeres  e  di  Gla- 
I  is.  I  cavalli  non  sono  dì  razza  fina,  ina 
fjcilmenle  sopportano  la  fatica;  essi  e  le 
api  formano  la  ricchezza  d'alcuni  canto- 
ni. I  muli,  cercati  pel  passo  loro  siciuo, 
sono  nelle  montagne  le  principali  bestie 
da  soma.  Allevansi  per  tutta  la  Svizzera 
pecore,  capre  e  poici.  Quotidiunan)eute 
più  rare  divengono  le  bestie  feroci,  non- 
dimeno si  trovano  ancora  molli  lupi,  or- 
si neri  o  bruni,  nelle  parti  selvaggie  dei 
cantoni  del  Vallese,  de'Grigioni  e  del  Ti- 
cino; vie  pure  il  lince.  Le  camozze,  le  vol- 
|)ie  le  marmotte  Irovansi  numerose  nelle 
montagne,  né  mancano  gli  scoiattoli  e  le 
uìartore.  Sono  le  lepri  la  selvaggina  più 
comune,  e  vi  hanno  alcuni  caprioli:  rari 
sono  i  cinghiali.  Le  roccic  dell'Alpi  ser- 
^ono  d'asilo  ad  avvoltoi  e  ad  acjuile  gran- 
di e  formidabili;  né  rari  sono  nelle  pia- 
iiuregli  sparvierie  gli  astori, I  fighicicor- 
si  d'acqua  abbondano  di  pesci,  piioiari 
tra'quali  sono  il  luccio,  la  trotta,  il  sal- 
mone, la  bolalrice,  il  sermone  oombii- 
na-cavaliere.  Tiovansi  nell'Alpi  piìj  sor- 
ta di  metalli,  ma  geneialmente  iu  iiiolto 
scarsa  quaulilà,  per  farne  oggetto  di  spe- 
culazione. In  altri  tempi  però  vi  si  scavava 
«lell'oro,  dell'argento,  rame  e  piombo;  la 
mancanza  di  legna  o  la  difTicoll.'i  di  tra- 
sportarne feceabbandonarque'lavori  Nel 
i853  si  ricominciò  a  fare  ricerche  d'uro 


S  V  I  3ol 

n  F(lsl)erg  nel  cantone  de'Grigioni,  e  vi 
si  conIÌIui  tuia  società  per  cercarlo  nella 
Cnli-nda ,  ove  si  pretende  contenerne.  Una 
miniera  d'oro  era  aperta  -20  anni  addie- 
troad  una  lega  e  mezza  al  di  sopra  diFe's- 
lieig,  ma  (u  abbandonata  perchè  il  cc^to 
via  niaggiore  del  prodotto.  In  forza  del- 
le scoperte  della  scienza  è  però  probabi- 
le che  si  possano  effettuar  decomposizioni 
a  Uìiglior  meicato.  Un  abitante  di  detto 
comune  3u  anni  fd  spaciò  un  sasso  cadu- 
to dalla  montagna,  e  vi  estrasse  un  va- 
lore di  5o  fiorini  d'oro.  Alcuni  credono 
e  sperano  tiovarsi  in  Isvizzera  una  pic- 
cola California  non  conosciuta.  Nel  l'ret- 
tegan  si  pralici.no  scavi  per  la  ricerca  del 
ratne.  Le  miniere  di  ferro  non  sono  suf- 
ficienti al  consumo  del  paese,  e  si  trova- 
no solo  neIJura.  Il  Reno,  l'Aar  e  la  Reuss 
convogliano  dell'oro.  Chiudono  le  Al[)i 
nelle  viscere  del  zolfo,  vetiiolo,  caibon 
fossile,  alabastro,  marmo,  gianito,  porfi- 
do, ges.so,  ec;  vi  si  trovava  gran  quanti- 
tà ed  enormi  ammassi  di  cristalli  di  roc- 
cia, in  mezzo  a  grandi  banchi  di  quarzo, 
e  molte  petrificazioni.  Non  mancano  pie- 
tre preziose,  come  diaspri,  agate,  serpen- 
tineeallre.  iIJura somministra  inabbon- 
danza uiarmo  e  conchiglie  marine  peti  i- 
ficate.  Parecchie  valli  sono  doviziose  per 
ligniti  e  torba.  Pochi  paesi  riescono  più 
;ibbondanti  di  sorgenti  minerali:  le  piìi 
celebri  sonoquelledi  s.  Maurizio,  di  Gur- 
nigel,  di  Baden  nell'Argovia,  di  Pfelfcr-i 
e  di  Leuk.  L'  industria  è  atlivissiuin,  il 
nord  e  l'ovest  pieni  di  fabbriche  di  stolle  di 
lana,  di  cotone  e  di  seta,  di  D)crletti,  te- 
le indinne,  fettuccie, carta,  orologi,  bigiot- 
terie, chincaglierie,  guanti,  fazzoletti,  gal- 
loni, stoviglie,  porcellana,  tabacco;  la  con- 
fezione del  burro  e  del  cacio  occupa  gì  nn 
parte  degli  abitatori  delle  campagne.  E- 
sporta  In  Svizzera  quantità  granile  di  ta- 
li oggelti ,  in  cambio  ritirando  da'  paesi 
.«Iranici  i  pecore,  grano,  vini,  sole,  spezic- 
ne,  droghe,  tessuti,  articoli  di  lusso.  La 
navigazione  de'corsi  il'acqua  e  de'l.ighi, 
le  belle  jlrade,  alcune  delle  quali  costi  ni- 


3o4  SVI 

le  a  grandi  spese  per  mezzo  le  Alpi,  fi- 
cìlitano  il  coromeicio  interno  ed  esterno. 
Mentre  l'  Europa  si  cuopriva   di   strade 
fcrrate,e  dappertutto  la  rapidità  delle  co- 
municazioni tende  a  mutare  le  condizio- 
ni dell'esistenza  de'popoli,  anche  la  Sviz- 
zera comprese  ch'essa  non  poteva  resta- 
re più  a  lungo  straniera  al  vasto  movi- 
mento che  si  compiva  intorno  a  lei;  rico- 
nobbe la  necessità  di  associarvisi  per  non 
trovarsi  nel  centro  d'Europa,  in  un  iso- 
lamento funestoagl' interessi  del  suocom- 
mercio  e  industria.  Fino  dal  1 844  '•'•S^" 
gnere  incapodi  VaudFraisse  tracciò  con 
analoga  memoria  una  strada  ferrata  di  36 
chilomelri,per  unire  il  lago  di  Ginevra  a 
({nello  di  INeuchàtel,  e  combinandosi  col- 
la loro  navigazione  e  dell'Aar, aprire  una 
comunicazione  diretta  tra'bacini  del  R.0- 
dano  e  del  lieno.  Pertanto  anche  altro- 
ve fu  risoluto  fabbricare  stradeferrate,ed 
il  Vallesefece  eseguire  i  lavori  prelimina- 
ri per  la  linea  da  Domodossola  a  Meyrin- 
gene  Lucerna  per  la  valle  di  Gombs,  con 
lunnels.  Consideratosi  poi  che  la  Svizze- 
ra conta  per  abitanti  nelle  leghe  quadra- 
te maggior  numero  che  non  la  Baviera, 
la  Prussia  e  l'Austria,  fatta  astrazione  ai 
cantoni  alpestri  e  dedotte  le  regioni  mon- 
tuose, e  che  i  paesi  più  popolati  sono  il 
cantone  di  Ginevra, poiCasilea, l'ingegne- 
re inglese  Stephenson  die  la  preferenza  al- 
la linea  da  Basilea  a  Olten  sull'altra  del 
Beno.  Si  progettò  una  strada  ferrata  di 
Luckmauier,  e  si  crede  di  non  munirne 
i  cantoni  de'Grigioni  e  di  Ticino,  i  qua- 
li poi  vi  convennero  d'accordo  comune. 
IVcl  1 847  il  le  di  Sardegna  concluse  in  Lu- 
gano una  convenzione  co'caotoni  di  s. Gal- 
lo, de'Grigioni  e  del  Ticino,  per  aprire  in 
comune  una  strada  ferrata  che  dal  lago 
Maggiore,  ove  giungerebbe  la  Sarda,  pas- 
sasse pel  Luckmanier  sino  a'iaghi  di  Co- 
stanza e  di  Wallensladt,onde  raettereGe- 
iiova  in  relazione  coll'iuterno  della  Ger- 
mania. Neil 852  il  consiglio  federale  fe- 
ce studiare  un  complesso  di  strade  ferrate 
allo  SlephcusoD  pei'  la  comuuicuzioDc  di 


S  V  I 

Basilea  e  Ginevra,  e  queste  due  città  col- 
la frontiera  sul  lago  di  Costanza.  Le  stra- 
de fc'ira te  francesi  e  piemontesi,  che  de- 
vono riuscire  a  Ginevra,  sarebbeio  per 
tal  modo  ricongiunte  da  una  parte  alle 
strade  ferrate  tedesche  che  già  arrivano 
al  lago  di  Costanza,  dall'altra  a  quelle  del- 
l'Alsazia  e  del  granducato  di Baden.  Quin- 
di i  cantoni  di  Lucerna,  s.  Gallo,  Solet- 
ta e  di  Vaud  votarono  la  concessione  del- 
le porzioni  di  linea  che  attraversano  i  lo- 
ro territorii.  Una  linea  partendo  da  Ro- 
schach  sul  lago  di  Costanza,  arriverebbe 
su  (juel  di  Ginevra  a  Morges;  un'altra  li- 
nea che  si  congiungerebbe  alla  i  ."a  Olten, 
si  dirigerebbe  di  là  sopra  Basilea,  passan- 
do per  il  liauenstein.  Il  governo  france- 
se fece  studiare  una  linea  da  Lione  a  Gi- 
nevra, e  quello  di  Piemonte  pose  mano 
all'opera.  Si  può  sperare  in  pochi  anni  che 
i  porli  di  Marsiglia  e  di  Genova  saranno 
messi  in  comunicazione  diretta,  per  l'in- 
terno della  Svizzera,  con  tutta  la  Ger- 
mania e  i  mari  del  Nord  e  del  Baltico. Nel- 
lo stesso  iSTc!  il  cantone  di  Vaud  propo- 
se il  foro  d'un  tunnel  a  traverso  il  Gran 
s.  Bernardo,  in  vantaggio  altresì  della  li- 
nea da  Saliiis  a  Orbe.  Si  richiese  a  detta 
epoca  la  strada  ferrata  tra  Villeneuve  e 
Martigny,  e  da  questo  ad  Aosta.  Nel  1 853 
fu  concluso  tra  la  Sardegna,  il  Vallese  e 
Vaud,  che  la  strada  di  Martigny  ad  Aosta 
sul  Gran  s.  Bernardo,  con  un  tunnel  pel 
colle  di  Menouve,sia  compita  in  5  anni. 
Alla  rete  di  stradeferrate  in  prossima  co- 
struzione nella  Svizzera,  devesi  aggiun- 
gere il  progetto  dell'introduzione  della  te- 
legrafia ,  secondo  il  decreto  federale  del 
i852.  Questa  rete  telegrafica  si  riparte 
in  4  circondari  d'ispezione.  III. "compren- 
de le  linee  de'cantoni  di  Ginevra,  Vaud, 
Vallese,  Friburgo  e  Neuchnlel.il  2. "com- 
prende le  linee  de'cantoni  di  Soletta,  Basi- 
lea-Campagna, Argovia,  Lucerna  e  Svit- 
to, eccettuata  la  linea  Svitto-lVichtersch- 
■vvyl.  I13.°circondarioZurigo,  Zug.Sciaf- 
fusa,  Turgovia,  s.  Gallo,  Appenzell,  Gla- 
ris,  colla  linea  Richleràchwyl-Sviito.  Il 


S  V  I 
4"  abbraccia  le  linee  telegrafiche  tìe'cnn- 
toiii  del  Ticino,  d'Uri  e  de'Giigioni.  Le 
^)iincipali  piazze  di  commercio  sono  Gi- 
nevra, s.  Gallo,  Zurigo,  Berna,  Basilea  e 
Neuchàtel.  Ogni  cantone  ha  la  sua  mone- 
ta, il  cui  titolo  e  valore  trovansi  variabi- 
lissimi dall'uno  all'altro,  perchè  ciascuno 
volleesercitareil  diritto  sovrano  della  co- 
niazione. Ne  nacque  grande  confusione  e 
una  farragine  incredibiledi  monete  di  ra- 
me e  di  bassa  lega.  Una  repubblica  non 
vuole  accettare  quelle  dell'altra,  e  le  ara- 
mette  solo  per  un  valoi  e  minore  del  no- 
minale. Il  viandante  ne  soffie  noioso  di- 
sturbo, e  ben  sovente  danno  considerabi- 
le; altrfltanto  avviene  a'commercianli,  e 
solo  godono,  come  altrove,  gli  accorti  spe- 
culatori. Dal  I  798  al  1 8o3  il  governo  del- 
la repubblica  Unitaria  o  Elvetica  fece  co- 
niare un  poco  di  moneta  di  biglione,  ma 
cessato  quel  regime  diversi  cantoni  la  ri- 
fiutarono, né  si  osservò  l'ingiunzione  del- 
la dieta.  Si  fece  un  concordato  tra'can- 
toni  per  non  battere  per  20  anni  monete, 
il  cui  valore  fosse  minore  di  mezzo  franco, 
ma  restò  inosservato;  onde  il  sistema  mo- 
netario è  dovunque  signoreggiato  da  dif- 
formità di  opinioni,  non  che  pernicioso. 
Egualmente  sussiste  una  differenza  gran- 
dissima tra  le  misure  ed  i  pesi,  che  tal- 
volta variano  in  uno  stesso  cantone,  aven^ 
do  misure  e  pesi  differenti  quasi  ogni  di- 
stretto,ogni  città,  ogni  borgata.  Fu  intro- 
dotto l'ottimo  sistema  decimale,  ma  non 
tutti  i  cantotii  ancora  l'hanno  adottato. 
La  Svizzera  nella  sua  parte  centrale  e 
occidentale  d'  oggidì  portò  io  altri  tempi 
il  nome  di  Elvezia.  La  porzione  orientale 
e  particolarmente  il  territorio  de'Grigio- 
ni,  appellossi  Ixeziaixao  da  tempi  assai  re- 
moti.Ginevra  veniva ascriltaal  paese  de- 
gli allobrogi.  Anche  il  Vallese,  ed  i  di- 
stretti formanti  l'attuale  cantone  Ticino, 
Sciaffiisa  e  Basilea, ed  altre  parli  della  pre- 
sente ConfedcraziontSvlzzcra  non  appar- 
tenevano al  paese  Elvczio.  Il  nome  degli 
elvezi  comparve  dopo  che  cpiesli  ebbero 
Jierdulo  In  libertà,  e  che  il  loro  paese  fu 
VOL.  ixxi. 


SVI  3oì 

saccheggiato  e  guasto  da  genti  straniere. 
Le  successive  invasioni  degli  alemanni,dci 
goti  e  de'borgognorii  dispersero  in  Elve- 
zia tutte  le  tracce  dell'antichità,  delle  ar- 
ti e  dell'uidustriajle  leggicgli  usi,  icostu- 
mi  e  i  linguaggi  preesistenti:  lo  stesso  no- 
me di  Elvezia  si  perde.  IMa  gli  abitanti 
delle  montagne  e  valli  elvetiche,  slate  lun- 
gamente sconosciute  in  Europa,  formaro- 
no in  tempi  assai  remoti  e  molto  oscuri 
una  lega  olfensiva  fra  di  loro,  ricusarono 
di  portare  giogo  straniero  di  alcuna  sor- 
te, e  vollero  essere  liberi.  Siffatta  legt  fu 
poi  riconosciuta  e  rinomata  sotto  il  nomo 
di  Confede  razione,  e  \  popoli  ond'ella  for- 
ma vasi  denominaronsi  Confederali.  Que- 
sti vocaboli  già  tiovavansi  nel  patto  di  fe- 
derazione concluso  nel  1  3o3,  e  con  qiie'^ti 
venne  la  Svizzera  nominala  nel  1648  nel 
trattato  di  ^Vestfalia.  Non  è  ben  certo 
quando  i  nomi  di  Sv^'izzeri  e  Svizzera  sie- 
no  stati  primieramente  in  uso.  Par  mol- 
to probabile  l'opinionedi  Bullingher,  giu- 
sta la  quale  il  nome  Svizzero  [Schwey- 
zer)  fu  per  lai.^volta  udito  nella  più  an- 
tica guerra  fatta  contro  la  repubblica  di 
Zurigo  da' Confederali,  fra'quali  primeg- 
giando allora  per  entusiasmo  e  fors'anche 
per  bravura  le  genti  di  Svino  {Schwyz), 
meritarono  che  il  particolare  nome  loro 
divenisse  quello  di  tutti  gli  uomini  della 
lega.  Ma  tal  nome  fu  in  sulle  prime  un 
vocabolo  dTspregio,  dato  a'confederati  dai 
loro  nemici  a  qualificarli  genti  di  vii  raz- 
za; e  forse  continuò,  come  piìi  scrittori  af- 
fermano, ad  essere  parola  disprezzativa  si  - 
no  dopo  la  guerra  di  Svevia  nel  r  5oo.  In 
seguito  il  nome  dato  per  contumelia  di- 
venne nome  illustre  presso  gli  ste>si  discen- 
denti di  que'primi  che  ne  facevano  uso  ia 
via  di  disprezzo.  Attualmente  la  Confede- 
razione Svizzera  componesi  di  22  canto- 
ni, Pagoruni,  che  formano  24  stati  o  re- 
pubbliche, poiché  Untcrvald  ed  Àppen- 
zeli  sono  divisi  in  due  repubbliche  parti- 
colari per  ciascuno,  come  dirò  parlando  in 
breve  di  ciascuno.  Secondo  il  grado  della 
coDfederazione,eccone  il  novero  gei  archi- 
lo 


3o6  SVI 

co.  Zurìgo,  Berna  (il  quale  però  dopo  la 
guerra  del  Sonderbund  è  l'unica  sede  del 
governo  centrale),  Lucerna,  Uri,  Si'itlo, 
Unlervald,  Glaris,  Zug,  Friburgo,  So' 
Iella, Basilea,  Sciajfusa,  Appenzell,  San 
Gallo,  Crìgioni,  ArgoK'ia,  Turgoi'ia,  Ti- 
cino, yaud,P^allese,Neuchdlel,  Ginevra. 
De'quali,  nove  cantoni  sono  interamente 
cattolici  (tranne  Friburgo  che  conta  più 
d'8ooo  prelesi  ri(orn)ati,  e  Soletta  che  di 
essi  ne  novera  quasi  45oo),  cioè  Lucer- 
na,Friburgo,Svitlo,  Uri,  Unlervald, Zug, 
Soletta,  Fallese,  Ticino.  Selle  cantoni  so- 
no misti  di  cattolici  e  pretesi  rìfurmati  o 
protestanlijcioè  Grigioni,  Glaris, s.  Gal- 
lo (sono  più  i  callolici),  Vaucl,  Argovia, 
Turgovia,  Appenzell,  vale  a  dire  Appen- 
zell esteriore  non  ha  si  può  dire  cattoli- 
ci, ed  Appenzell  interiore  non  ha  si  può 
dire  protestanti,  cioè  ili. "è  tutto  cattoli- 
co, il  2.°  lutto  eretico.  Sei  cantoni  sono 
del  iu\.\.o protestanti  o  almeno  proporzio- 
natamente con  pochi  cattolici,  cioè  Ber- 
na (quasi  43,000),  Zurigo  (circa  1  100), 
Basilea  (più  di  5ooo),  Sciaffusa  (circa 
1000),  Neuchdtel  (da  2800),  Ginevra 
(più  di  1 6,000).  11  più  grande  cantone  in 
estensione  di  suolo  è  Ijerna,  come  il  più 
possenle,avendo  f)474^''o'"^^i''  di  super- 
lìcie  quadrala,  e  prima  del  1798  ne  go- 
deva 12,000;  Grigioni  ha  yGyS  kilome- 
tri,  Vailese  52 1  o  ,  Vaud  3835  ,  Ticino 
2820,Zurig02465, s.  Gallo 2  196,  Argo- 
\ia2o85,  Lucerna  1974,  Friburgo  I  260, 
Urii  184, Svino I  173,  Glaris I  i70,Tur- 
govia  910,  Neuchalel  880,  Soletta  716, 
Jjasilea  G88,  Unlervald  667,  Appenzell 
55o,  Sciaffusa  44o>  ^'Jg  276  ,  Ginevra 
248.  I  cantoni  che  comprendono  più  di 
lerrilorio  poco  suscettibile  di  produrre  ed 
essere  abitato, sono  Berna,  Grigioni,  Yal- 
lese,  Uri,  Glaris,  Vaud,  Ticino,  s.  Gallo, 
Weuchàtel  e  Unlervald.  Il  prospetto  del 
riparlo  del  conlingenle  in  denaro  che  i 
cantoni  pagano  annurilmente  alla  conle- 
derazione,  pubblicalo  nel  1 827  dal  Fran- 
scini  è  il  seguente.  Berna  franchi  d'argen- 
to io4,o8o  (2  franchi  svizzeri  equivalgo- 


S  V  I 

no  a  3  di  F'rancia,  o  meglio  27  franclii 
svizzeri  sono  4o  franchi  di  Francia),  Zu- 
rigo 74,000,  Vaud  59,280,  Arguvia 
48, 200, s. Gallo  39, 45o, Lucei  na26, 000, 
Basilea  22,95o,Turgovia  22,800,  Gine- 
vra 22,000,  Neuchatel  1 9,200,  Fri  burgo 
18,600,  Ticino i8,o4o.  Soletta  i3,56o, 
Grigioni  1 2,000,  Vailese  9600,  Sciaffu- 
sa 9820,  Appenzell  esteriore  7720,  Gla- 
ris 3625,  Svilio  3oio,  Unlervald  1910, 
Appenzell  interiore i5oo,  Zugi2  5o,  Uri 
1  180.  Nel  1837  la  statistica  della  Svizze- 
ra sommava  abitantÌ2,i90,ooo;neli85o 
2,395,956.  Il  Franscini  stima  che  il  nu- 
mero degli  emigranti  dallaSsizzera  ascen- 
da a  3ooo  per  anno,  cioè  un  5.°  della  po- 
polazione annuale.  Noncredeche  la  trop- 
pa popolazione  sia  il  vero  motivo  di  que- 
sto ardore  di  emigrazione,  poiché  soven- 
te i  cantoni  meno  popolati  forniscono  mag- 
gior numero  di  espalrianli.  La  maggior 
parte  di  coloro  che  partono,  lo  fumo  nel- 
la speranza  di  arriccliirsi  presto  e  senza 
fatica  in  America.  E()pure  all'articolo  Pa- 
tria notai  il  pericoloso  male  di  tristezza 
cui  vanno  soggetti  gli  svizzeri  per  la  lon- 
tananza dalla  patria,  che  tanto  amano}  ed 
altrettale  alfetlo  hanno  gli  abitanti  del 
IMada£3;ascar,e  lo  rimarcai  nel  vol.XLV,p. 
256.  Tra  le  nazioni  che  vanno  soggette 
alla  nostalgia  o  noslomaniao  (ìlopalrido- 
mania  onoslrassia  o  palopatrialgia,  ossia 
a  quell'insopportabile  e  irresistibile  do- 
lorosa vol(jntà  di  rivedere  la  patria,  i  con- 
giunti e  i  luoghi  nativi,  si  devono  anno- 
verare i  turchi.  Essi  sono  soggetti  a  sif- 
fatta malattia  e  sofferente  sensazione,  più 
che  ad  altre  infennità,  e  perciò  patisco- 
no quasi  quanto  gli  svizzeri, ancorché  mi- 
litino in  guerra;  per  cui  talvolta  presi  da 
una  specie  di  mania,  per  disertare  e  ri- 
patriare  nel  paese  ov'erano  abituati  a  vi- 
vere e  a  cui  sono  profondamente  affezio- 
nali, affroiilano  i  più  grandi  pericoli.  Del 
resto  i  turchi  sono  valorosi  ne'  combat- 
timenti, e  di  tanta  pazienza  nelle  priva- 
zioni, che  può  dirsi  stoicismo,  assogget- 
tandosi alle  più  assolute  abnegazioni.  Non- 


SVI  SVI  3o7 
diineao  gli  svizzeri  sono  sparsi  in  niol-  si  molta  divcisilà  ne'  cosliimi,  negli  usi, 
te  regioni,  massime  d'Europa  e  di  Ame-  nelle  veslimenta  e  nella  lingua  degli  sviz- 
rica.  Ciò  fanno  perchè  sperano  profìlta-  zeri,  che  discenilono  o  d.i'iVancesi,  o  dai 
re,  e  passare  poi  nell'amata  patria  gli  ul-  tedeschi,  odagl'italiani.  Hanno  in  genera- 
timi anni  tranquilli.  Impazienti  di  rive-  le  quasi  comune  la  cordialità  e  l'ospitali- 
dcre  il  suolo  natio,  si  commuovono  for-  tà,  la  moralità,  la  pietà,  la  fedeltà  insupe- 
temente  e  dolcemente,  qualora  lontani  da  rabile,  la  tenacità  di  carattere,  la  costanza, 
es-io  odono  cantare  patrie  canzoni,  e  ce-  la  lealtà,  il  coraggio,  il  valore,  la  rohustez- 
lebrare  le  bellezze  del  proprio  paese  e  le  za,  l'amore  all'mdipendenza,  alla  libertà, 
prodezze  de'maggiori.  Rilevo  dal  rappor-  ed  in  singoiar  modo  alla  patria,  non  che 
to  del  consiglio  federale  che  accompagnò  un'industria  attiva;  si  rimprovera  loro  la 
all'assemblea  federale  lo  stato  della  pò-  i5('//?e'r5//z,/o/ie che  invade  molli  e  piena  di 
polazione  nel  1 8  jo,  che  i  distretti  o  Tag-  assmdilà  incredibili,  ed  una  brama  trop- 
wen  ne'(juali  dividonsi  i  vari  cantonisono  pò  decisa  d'arricchire.  Lo  svizzero  snatu- 
i77,icomuni3o59.Lefamiglie484i985,  rato  dalle  malvagie  passioni,  dall'irreli- 
la  popolazione  maschile  i,i8  i,94o,quel-  gione,  dalle  sette,  non  è  lo  svizzero  quale 
la  di  sesso  femminino  1,210,800.  1  fo-  lo  fece  il  suo  clima,  la  sua  terra  natale,  la 
restieri  stabiliti  in  Isvizzera  3>,228,  isog-  sua  tradizione,  la  sua  educazione  e  la  sua 
giornanti  38,7  18  ;  i  quali  forestieri  so-  indole.  Lo  svizzero  perfetto  ha  vigoria  di 
prattutto  dimorano  nel  cantone  diGine-  animo  accoppiata  a  buona  fede  e  mira- 
"vra,  e  gradatamente  in  quello  di  Basilea  bile  semplicità,  ha  sentimenti  nobili,  ha 
città, in  quellodiNeuchàtel,  nel  Ticino.  La  fedeltà  proverbiale, ha  religione, ha  amo- 
popolazione  cattolica  èd'anime  97  1 ,82  r,  revolezza.  Ed  è  per  queste  belle  doti  che 
la  protestante!  ,4i  7,773,  l'ebrea  8146-  sino  agli  ultimi  tempi  quasi  lutti  i  sovrani 
1  celibatari  sono  i,3o4,9^7  ,  i  maritati  d'Europa  aflidaronoad  essi  la  guardia  e 
739,423,!  vedovi  e  le  vedove  1 48,358,  custodia  di  loro  persona,edal  fatale  punto 
i  proprietari  di  stabili  379,906.  Gli  as-  della  prova,  per  la  loro  intemerata  fedel- 
senti  maschi  dalla  Svizzera  sono  31,704,  là,  ne  restarono  gloriose  villime.  Legraa- 
le  femmine  20,65i  ,  di  cui  37,202  con  di  fortune  sono  tultavolta  rare,ecomu 
animodi  ripatriare.  Paragonando  il  risul-  ne  l'onesta  agiatezza.  Usanze  particolari, 
tato  di  tale  anagraiìdel  i85oal  preceden-  la  cui  origine  risale  a  più  secoli, distinguo- 
te, si  ha  in  i  3anni  im  aumentodi  202,482  no  la  maggior  parte  de'cantoni.  Dilfusis- 
anime,  di  cui  la  maggior  quota  spetta  ai  simo  è  il  diletto  per  la  danza  e  per  la  mu- 
canloui  di  Basilea  campagna,  Basilea  cit-  sica.  Un  linguaggio  tedesco  duro ecorrot- 
là,  Neuchàtel,  Appenzell  e  Zug;  la  mino-  lo,distribnito  in  una  ventina  di  dialetti, 
ve  è  ne'cantoni  di  Glaris,  Ticino  e  Tur-  trovasi  sparso  tra  3  quinti  della  popola- 
govia.  Nella  Svizzera  vi  sono  circa  1 5, 000  zione,  più  d'un  altro  quinto  parla  h'ance- 
alberghi,  ed  i  cantoni  ove  si  trovano  in  se,  ne'  cantoni  chesi  accostanoalla  Frau- 
niaggior  numero  sono  quelli  di  Ginevra,  eia,  specialmente  nel  sud-ovest;  al  sud  ser» 
Neuchàtel,  Soletta,  Turgovia  e  Zug.  Si  vonsi  dell'italiano;  l'idioma  in  uso  presso 
fa  il  confronto  colla  Francia  e  l'Austria,  la  metàdelcanlonede'Grigioni,èuua  de- 
che non  ne  hanno  tanti,  nella  proporzio-  rivaziuue  o  misto  del  latino,  spagnuolo, 
iiedegliabitanti,  massime  nella  2. 'Da  al-  italiano  e  tedesco,  e  si  chiama  Uomauce. 
Ire  notizie  apprendo,  che  gli  svizzeri  ere-  Osserva  Franscini  che  sotto  ad  un  cerio 
tici  appartengono  alla  sedicente  religione  aspetto  si  può  dire  che  4  differenti  razze 
evangelica  riformata,  tranne  un  1000  a-  d'uomini  abitano  la  Svizzera;  dal  lato  di 
nabaltisti,  un  400  luterani,  e  tra"lì)ieslie-  ponente  sono  gente  della  stessa  origine  dei 
li  vi  è  un  piccolo  uumcro  di  j^rcci. Trova-  Irauccsi;  da  (|ucilo  del  nord  e  dcll'csl  so- 


3o8  SVI 

no  tedesche;  ila  quello  del  mezzod'i.di  qua 
«lalle  Alpi  sono  italiane;  per  entro  alla 
Svizzera,  nella  di  lei  parte  più  montuo- 
sa, sono  gli  uomini  pastori,  per  lo  più  al- 
ti di  statura,  di  bel  colorito,  bianchi  di 
»:ainagione,con  ben  formate  membra  e  ro- 
bustissimi. Amano  assai  la  musica,  ladao- 
za  e  il  vino.  E'  tanto  forte  la  generazione 
pastorale, che  non  sono  rare  le  donne  che 
partoriscono  i  o,  1 5  e  1 8  figli  e  li  allattano 
tutti  elle  stesse.  In  quanto  alle  donnecon- 
Tengono  i  viaggiatori  nell'esaltare  la  bel- 
lezza delie  lucernesi  e  delle  bernesi,  so- 
prattutto dell'Oberland;  ma  ciò  riguarda 
le  donne  di  contado.  Fra  le  cittadine  le 
più  lodate  per  pregi  di  corpo  sono  forse 
quellcdiBasiIea,ma  le  fisionomie  ches'in- 
contrano  nella  Svizzera  italiana  e  parli 
colarmcntedi  qua  dal  Monte  Ceneri,  non 
cedono  punto  né  poco  a  quanto  di  meglio 
può  vantare  ogni  altra  regione  svizzera  in 
fatto  di  beltà  femminili.  Le  abitazioni  del- 
la campagna  non  sono  in  generale  né  a 
gruppi,  né  disposte  in  file,  maspaipaglia- 
le  nelle  valli, sulIecolline,osu  per  le  mon- 
tagne; le  poche  capanne  sono  nette  e  de- 
centi, così  i  moki  rustici  casolari,  ove  pu- 
re trovasi  ospitalità  e  aperta  conversazio- 
ne: questi  casolari  delti  Chalet,  sono  tut- 
ti di  legno,  e  neh. "piano  contengono  la 
stalla,  la  cantina,  il  magazzino  del  forag- 
gio e  della  legnadaaidere,mentrenel  pia- 
no superiore  è  1'  abitazione.  Nel  1827  si 
contavanog-x città,  1 00 borghi,  7400  vil- 
laggi e  casali,  e  366, 5oo  case.  Secondo  il 
patto  federale  giurato  a  Zurigo  il  7  ago- 
stoi8i5,  i  22  cantoni  della  Confederazio- 
ne Svizzera  si  unirono  pel  mantenimen- 
to della  loro  libertà  e  della  propria  indi- 
pendenza, contro  ogni  attacco  per  parte 
straniera,  non  meno  che  per  la  conserva- 
vione  dell'ordine  e  della  tranquillità  nel- 
l'interno;garantendosi  essi  reciprocamen- 
te le  loro  costituzioni  ed  i  terrilorii  loro. 
Ogni  cantone  formò  uno  slato  iudipen- 
dente,i;lie  conserva  la  libertà  della  sua  ain- 
ininisti a/ione  interna.  I  c.nnloui  di  Uri, 
Svillo,  Untervald,  Glaris,  Zug,  Sciull'usa, 


S  V  I 
Appenzell ,  s.  Gallo,  Grigioni,  Argovia, 
Turgovia,  Ticino,  Vaud,  Vallese  e  Gine- 
vra si  costituirono  con  governo  puramen- 
te democratico:  quelli  di  Zurigo,  Berna, 
Lucerna,  Soletta ,  Basilea  e  Friburgo  si 
confermarono  in  governo  a  risto-democra- 
tico;  l'altro  di  Neuchàtel,col  titolo  di  prin- 
cipato, apparteneva  al  redi  Prussia  (/^.) 
ed  oflriva  un  reggimento  monarchico  li- 
mitato. Fu  proclamala  l'eguaglianza  d'o- 
gni svizzero  in  faccia  alla  legge,  per  cui 
ciascuno  può  venire  alleprincipali  digni- 
tà dello  stato,  essendosi  soppressi  i  privi- 
legi  di  nascita  e  di  caste.  Si  chiamò  po- 
polo l'università  de'cittadini,  onde  ogni 
svizzero  è  cittadino.  Però  cittadino  patri- 
zio d'un  luogo  è  quello  che  per  nascita 
in  esso  o  per  contratto  ha  il  diritto  di  com- 
proprietà ne'beni  di  quel  comune  svizze- 
ro cui  appartiene.  Non  tutti  i  cittadini  o 
patrizi  di  una  terra  hanno  parte  nell'  e- 
sercizio  della  sovranità.  Conviene  che  ab- 
biano adempiuto  a  certe  formalità,  le  qua- 
li non  sono  le  stesse  dappertutto.  Gli  af- 
fari relativi  ad  interesse  generale  vengo- 
no regolati  da  una  dieta,  composta  di  22 
deputali,  uno  per  ciascun  cantone:  adu- 
navasi  ogni  anno  in  uno  de'3  cantoni  di- 
rettori o  dirigenti,  denominati  P^ororls, 
cioè  di  Zurigo,  Berna  e  Lucerna;  il  diret- 
torio de'quali  cantoni  alternava  di  due  in 
due  anni:  ma  dopo  il  1 847  sede  del  gover- 
no centrale  fu  dichiarata  Berna,  e  si  va- 
riarono molte  delle  cose  che  vado  narran- 
do. La  dieta  o  assemblea  generale  si  pre- 
siedeva dall'avvogadore,  dal  landamanno 
o  dal  borgomastro  o  scollello  del  canto- 
ne direttore  in  carica.  L'assemblea  gene- 
rale radunasi  nel  giugno,  eordinariamen- 
te dura  3o  giorni  colle  sue  tornale.  Ogni 
cantone  vi  ha  una  voce,  e  due  quelli  fra' 
cantoni  che  numerano  più  di  1 00,000  in- 
dividui nel  loro  recinto. La  dieta  dichiara 
la  guerra,  fa  la  pace,  e  conclude  le  allean- 
ze e  i  trattati  di  commercio  colle  poten- 
ze estere;  ma  per  queste  decisioni  impor- 
tanti sono  necessari  i  3  quarti  de' voti.  No- 
mina ella  gl'inviati  diplomatici,  e  Iraltn 


S  V  I 

con  quelli  delle  altre  potenze;  prende  tut- 
te le  nnisure  necessarie  per  la  sicurezza  in- 
terna ed  esterna  della  Svizzera;  regola  il 
riparto  delle  contribuzioni,  l'organizza- 
zione delle  truppe  del  conlingenlejechia' 
ina  in  attività,  ne  determina  l'uso,  eleg- 
ge il  generale  comandante  supremo,  ed 
i  colonnelli  della  Confederazione,  il  can- 
tone direttore  teneva  ilsigillodella  repub- 
blica e  legalizzava  gli  alti  della  cancelle- 
ria scelta  dalla  dieta,  la  quale  si  compo- 
ne d'un  cancelliere  e  d'un  segretario  di 
stato  federali.  I  cantoni  potevano  tratta- 
re in  particolare co'governi  esteri  per  ca- 
pitolazioni militari,  e  sì  ancora  per  ogget^ 
ti  economici  edi  polizia;  ma  tali  conven- 
zioni non  doveano  in  niente  ferire  il  pat- 
to federale,  né  i  diritti  costituzionali  de- 
gli altri  cantoni.  Il  servizio  militare  all'e- 
stero, da  molti  scrittori  svizzeri  è  disap- 
provato, come  pregiudizievole  allo  spiri- 
to repubblicano  e  fonte  di  corruttela,  per 
le  perniciose  conseguenze  enumerate  da 
Franscini  e  da  altri,  perciò  da  ultimo  as- 
sai combattuto.  Inveiscono  contro  le  ca- 
pitolazioni militari,  anche  per  essere  stali 
i  corpi  svizzeri  di  preferenza  talvolta  e- 
sposti  al  nemico,  e  per  quanto  avvenne 
agli  arruolati  sotto  le  bandiere  di  Fran- 
cia, di  Spagna,  de'Paesi  Bassi,  di  Sicilia 
e  di  altre  corti.  Perciò  anticamente  i  can- 
toni furono  influenzati  dagli  esteri,  e  al- 
la loro  volta  diventarono  francesi,  mila- 
nesi, veneziani,  spagnuoli,  austriaci,  sa- 
voiardi, anche  per  le  particolari  alleanze 
ch'ebbero  alcuni  cantoni  con  quelle  po- 
tenze. Riprovano  gl'inconvenienti, per  cui 
in  molte  parli  della  Svizzera  può  un  in- 
dividuo essere  al  soldo  d'una  potenza  e- 
stera,  e  pure  far  parte  del  consiglio  legi- 
slativo del  suo  paese  ,  essere  suddito  di 
principe,e  con  tultociò  legislatore  d'uomi- 
ni detti  liberi.  Chiamano  abuso  quelle 
pensioni  e  decorazioni  che  ricevono  gli 
svizzeri  al  soldo  straniero;  che  più  can- 
toni fecero  su  di  ciò  regolamenti,  ma  per 
lo  più  non  curati. Dall'altro  cantogli  scrit- 
tori di'^intcrcssnli,  pensano  che  onorevo- 
Uvlccorosu  e  liducioso  è  pegli  svizzeri  l'cà- 


S  V  I  3o9 

sere  presi  a  soldo  dalle  |)otenze  stranie- 
re, smgolarmente  quelle  le  quali  distin- 
guono questa  nazione  con  afUdarloronoQ 
solo  la  custodia  della  leggla,  ma  quella  di 
loro  persona  e  famiglia,  scelta  che  prefe- 
risconoa'lorostessi  sudditi.  Di  più  voglio- 
no che  anzi  tutto  il  governo  federale  sia 
tenuto  di  rispettare  quanto  rimane  anco- 
ra di  sovranità  cantonale,  in  un  paese  es- 
senzialmente repubblicano,  e  nel  quale  ta- 
le sovranità  fu  sempre  tenuta  come  il  prin- 
cipio stesso  della  sua  libertà,  e  non  stur- 
bino le  capitolazioni  militari  delle  truppe 
svizzereagli  stipendi  degli  stali  stranieri. Di 
presente  il  solo  Papa  conserva  la  Svizzera 
guardia  pontifìcia  (/^.),  come  guardia  di 
sua  residenza, ed  il  re  delle  due  Sicilie  tie- 
ne al  soldo  diversi  reggimenti  svizzeri.  In- 
oltre dai  cantoni  furono  adottali  come 
principii  fondamentali  la  conservazione 
de'monasleri  e  conventi,  che  poi  nelle  ul- 
time lagrimevoli  politiche  vicendeannien- 
tarono;  l'annullamento  de'privilegi  di  fa- 
miglia, l'eguaglianza  de' diritti  per  tulli 
gli  svizzeri,  piena  libertà  di  stampa,  il  li- 
bero mercato  delle  derrate  e  prodotti  del 
suolo,  Io  stabilimento  o  conservazione  dei 
pedaggi,  i  diritti  di  via  e  pontenatico  ap- 
provali dalla  dieta.  Il  potere  esecutivo  e- 
mana  da  due  consigli  federali,  eletti  am- 
bedue dal  popolo,  ma  in  condizioni  diffe- 
renti. Uno  che  si  chiama  consiglio  degli  sta- 
li,rappresenta  poco  più  poco  meno  l'antica 
dieta  elvetica. Esso  è  composto  di44  uiera- 
bri.cioè  due  per  cantone.  Viene  in  segui- 
to il  consiglio  nazionale,eletlodirettamen« 
te  dal  popolo,  secondo  la  cifra  della  po- 
polazione. Ciascun  cantone  ba  i  suoi  stem- 
mi ed  i  suoi  coloi'i,  usali  ne'  loro  sigilli  e 
stendardi,  ed  i  colori  anche  negli  abili  d'o- 
gni famiglio  cantonale,  cioè  balivi  de'con- 
sigli  comunali.  Tulli  questi  slemmi  cir- 
condano quello  della  Confederazione  El- 
vetica, il  quale  consiste  in  uno  scudo  in 
campo  rosso  con  croce  bianca.  De'colori 
e  stemmi  di  tulli  i  cantoni  parleròdescri- 
vendo  essi.  Considerala  la  vSvizzera  come 
stnlo,  non  ha  ne  Icsoio.nè  rendite,  soltan- 
to iouuu  la  surriferita  mus&a  del  couliu- 


3io  SVI 

gente  in  denaro,  che  somministra  ogni 
cantone,  per  le  spese  di  guerra  e  altre  ge- 
nerali della  Confederazione,  avendo  cia- 
scun ca  ntone  l'obbligo  di  rnaolenere  il  per- 
sonale e  il  materiale  per  propi  ia  difésa.  O- 
gni  cittadino  fa  parte  della  mdizia;  in  ca- 
so  di  guerra  ogni  cantone  deve  dare  il  suo 
contingente  federale  in  artiglieria,  treno, 
cavalleria,carabinieri,  fanteria,stati  mag- 
giori, zappatori,  pontonieri,  secondo  il  ri- 
parto proporzionato  alla  popolazione  di 
ciascuno  cantone,  in  tutto  33,758  uomi- 
ni: vi  è  la  landwehr  o  riserva  federale  di 
circa  33,758  uomini  e  I  i4i  cavalli, facen- 
dovi parte  tutti  i  cittadini  validi,  i  quali 
si  radunano  negl'imminenti  pericoli;  in- 
sieme a  quelli  che  hanno  compiuto  il  ser- 
vigio attivo  cantonale  ofederale^finalmen- 
te  all'occorrenza  vi  è  la  leva  in  massa  che 
si  valuta  non  meno  di  200,000  uomini,ol- 
tre  i  corpi  anzidetti.  Le  truppe  stanziali 
mantenute  da  i5o  iGcantonisoglionoes- 
sere  di  1200  o  1 3oo  uomini  tra  gendarmi 
e  soldati.  Vi  sono  scuole  cantonali  mili- 
tari, scuola  teorico-pratica,  e  campi  di  e- 
sercizi.  Gli  esercizi  giimastici  della  corsa  e 
della  caccia  addestrano  gli  svizzeri  a  guer- 
resche imprese.  Da  principio  nella  Confe- 
derazione degli  stati  o  Siralenbinid,  ogni 
cantone  prendevasi  la  cura  di  tenere  in 
armi  le  genti  alla  propria  difesa  necessa- 
rie, ma  conosciuto  il  bisogno  di  guaren- 
tirsi con  una  forza  comune,  segnaronsi  i 
primi  patti  relativi  alla  convenzione  di 
Sempach.  Nel  1  6G8  invasa  da'fiancesi  la 
Franca-Conten,  adoperarono  gli  svizzeri 
di  (Issare  il  contingente  foderale,  e  fu  com- 
posto di  I  3,400  uomini,  9000  forniti  dai 
1 3  cantoni  d'allora,  1800  da' 3  cantoni 
alleati,  e  2600  da'  sudditi  (quando  avea- 
no  de' vassalli),  con  16  cannoni,  l^oco  ap- 
presso fu  l'armata  doppiamenteaccresciu- 
ta  e  divisa  in  due  eguali  contingenti.  Il  ve- 
stiario militare  somiglia  molto  a  quello  dei 
francesi;  un  tempo  era  forse  di  tante  fog- 
gie  quanle  erano  le  repubbliche  o  confe- 
derate o  alleate.  Una  piccola  fiscia  ros- 
sa con  cioce  bianca,  portata  al  braccio  si- 
nistro, è  il  disliulivo  di  campagna,  comu' 


S  VI 

ne  ad  ogni  militare  al  servizio  della  Con- 
federazione. Le  rendite  particolari  di  cia- 
scun cantone  compongonsi  del  prodotto 
de'beni  dello  slato,delledecime,delle  con- 
tribuzioni prediali,  delle  dogane,  delle  po- 
ste, de'pedaggijdel  bollo,  della  pesca,  del- 
la caccia,  de'diritti  di  successione  e  delle 
patenti;  le  decime  e  le  rendite  feudali  fu- 
rono soppresse.  Certi  cantoni  hanno  rac- 
colte le  leggi  loro  io  codici;  gli  altri  giu- 
dicano ancora  secondo  le  antiche  consue- 
tudini ostatuti. Fioriscono  le  arti  e  lescien- 
ze  nella  Svizzera,  quantunque  non  vi  sie- 
no  giunte  a  stadio  tanto  avauzatocome  in 
alcuni  altri  paesi.  Havvi  un'università  a 
Basilea  (prima  l'aveano  Losanna,  l'erna 
e  Zurigo),  accademica  Losanna,  Berna, 
Zurigo  e  Ginevra,  e  I  8  ginnasi  o  licei. Mol- 
te società  e  stabilimenti  letterari,  prezio- 
se biblioteche,  stamperie  numerose  e  li- 
brerie propagano  per  ogni  dove  l'amore 
delle  scienze  e  dello  studio.  Zurigo,  Ber- 
na, Basilea  e  Ginevi-a  posseggono  scuole 
esocietà  [)er  l'insegnamento  dellearti.ed 
hanno  interessanti  collezioni  d'oggetti  di 
arti  e  di  storia  naturale.  Vi  è  una  scuola 
d'agricoltura  adHofwil;  l'istituto  di  En- 
rico Festalozzi  rese  Yverdun  famoso;  an- 
che FellcMiberg  fu  benemerito  dell'istru- 
zione. Vi  sono  parecchi  stabilimenti  be- 
nefici, ospedali,  ospizi  pe'pazzi,pegli  espo- 
sti, per  gli  orfani,  pe'poveri,  e  scuole  pei 
sordo-muli. La  Svizzera  ha  più  di  1 3o  tor- 
chi, e  visi  stampano  piìi  di 3o gazzette o 
fogli  periodici,  politici  e  letterari,  fra'qua- 
li  l'egregia  Gazzetta  Ecclesiastica  della 
Si'izzera,  che  si  pubblica  in  Lucerna,  e 
l'eccellente  Cattolico  di  Lugano jìsWixi- 
presso,direltoad  opporre  uaargineal  tor- 
rente delle  ree  massime  che  inonda  pur 
troppo  un  paese  ove  la  stampa  è  fatalmen- 
te sciolta  ad  ogni  freno.  Opere  periodiche 
si  statnpano  specialmente  a  Ginevra,  Ba- 
silea, Zurigo  ed  Aarau.  Ponno  Ginevra 
e  Zurigo  chiamarsi  V Atene  della  Si'izzC' 
ra;  produsse  la  i.^G.  Giacomo  Rousseau, 
Carlo  Bonnet,  Saussure;  la  2.^  Salomone 
Gessner  poeta  celebre  per  gl'idillii,  e  gli 
altri  che  vado  a  uoiuiuare.  Assai  diilusa 


S  V  I 

trovasi  rislruzione  nelle  campagne,  e  cia- 
scun abitante  conosce!  suoi  (Jìi'ìlli.  Di  lut- 
to rende  ragione  l'interessante  opera  del 
consigliere  Franscini  neliih.  7,cap.  3:  E- 
ducazione,  rallegraudosi  in  vedere  che  in 
vari  cantoni  l'educazione  pubblicasi  tro- 
vi in  bello  e  buono  stato,  deplorando  pe- 
rò que'canloni  ove  giace  in  meschina  con- 
dizione. Parla  dello  stalo  in  cui  trovasi  l'e- 
ducazione morale,  intellettuale,  fisica; l'i- 
struzioue  primaria  ,  di  mutuo  insegna- 
mento, le  scuole  festive,  e  di  metodo;  l'i- 
struzione superiore,  i  licei,  le  università, 
le  biblioteche,  i  Duisei,  le  collezioni  ,  ed 
altri  scientifici  stabilimenti.  La  Svizzera 
vanta  parecchi  illustri  in  santità  di  vita, 
riportali  dalTesli,/^l/e  de  ss.  Si'izzeri  ec, 
Milano  I  SzG.Leabbazieei  monasteri  del- 
la Svizzeia,  non  che  le  sedi  vescovili  van- 
tano un  gran  numero  di  santi.  Fiorirono 
altresì  per  dignità  ecclesiastiche  abbazia- 
li  e  vescovili ,  ed  i  cardinali  Roberto  di 
Ginevrn[r.)j  Matteo  Schinner  o  Sckci- 
ner[/'.),  e  Giacomo  Du  Ptrron[r.)  che 
alcuni  vogliono  nativo  di  Orbe  ;  prodi 
guerrieri,  saggi  magistrali,  letterali  ed  ar- 
tisti. Furono  celeberrimi  nelle  scienze  e 
nelle  lettere  Giovanni  Gessner,  Alberto 
Haller  anche  poeta,  Giacomo,  Giovanni 
e  Daniele  Cernoulli,  Zimmermann,  Tis- 
sot, Eulero.  Illustri  scriltoriGiosia  Simler, 
GiovanniSulzer,Giovanni  MiHler, Oster- 
"waldjDe  INIonlmollin, Francesco Cicereo, 
Francesco  Soave,  Carlo  Vittorio  IJonstet- 
ten,Sismondode  Sismondi.  In  medicina  e 
chirurgia  il d.' Agostino  Quadri  delTici- 
no.  Poeti  Lavaler,  Giovanni  I5odtner  e 
Salis  Scevis.  Celebralissimo  pittore  della 
Svizzera  si  lu  l'ilolbein  di  Dasili'a.  Gine- 
vra oltre  i  nominali  vanta  Giovanni  Pe- 
lilol,  Giovanni  Dassier  e  suo  figlio  G.  An- 
tonio, Giacomo  AntonioArIaud,Sanl'<)r- 
soeDe  la  Rive,  illustri  nella  j)it tura  enel- 
I  mcisione.Zurigoeguiilmeiileoltiei  ram 
Dicnlali  si  gloria  paiticolarmentedi  Mat- 
teo Fuessli  pittore,  Corrado  Meyer  pil- 
loiee  inci.^ore  airncqun  forte, Lui^i  Hess 
valcnlissimo  pittore  ili  paeselli.  Wmler- 
lUurfii  patria  di  Felice  Meyer,  di  Gio. 


SVI  3m 

Luigi  Alberti  e  di  AntonioGraf,  tulli  pit- 
tori celebri,  i  primi  di  paeselli  e  il  3.°  di 
ritratti. CaldassareKellcr  di  Zurigo  si  vuo- 
le il  I  ."fonditore  del  cannone  e  de'morta- 
ri,  e  fuse  anche  statue.  In  elo(|uenza  sa- 
gra Giuseppe  M.^  Luvìni  vescovo  di  Pe- 
saro, Giuseppe  Branca  curalo, fr.  Giovan- 
niFraschina  arcivescovo diCorintoiVj/?ar- 
lihiis  ,  del  Ticino.  Questo  cantone  della 
Svizzera  italiana,  sebbene  privo  di  buoni 
stabilimenti  d'ogni  genere, iiondimenoce- 
lebra  oltre  i  nominati  un  bel  novero  d'il- 
lustri, e  quaiìto  alle  belle  arti  egli  solo  ne 
enumera  più  che  tutta  la  Svizzera  tede- 
sca, francese  e  rezia  insieme;  citerò  i  più 
illustri.  Sono  stati  grandemente  rinoma- 
ti gli  architelti  e  stuccatori  Gio.  Rallista 
e  Giuseppe  Artaria  d'Arogno;gli  archi* 
tetti  Giacomo  Albertolli  di  lìedano,  Car- 
lo Beccaria  di  Coldierio,  avuto  in  pregio 
e  adoperato  dal  celebre  Remino.  L'archi- 
letto  e  meccanico  Carlo  Antonio  Rei  na- 
scone  di  Massagno;  il  cav.  Francesco  lìor- 
romini  di  Rissone,  le  cui  opere  descrissi 
parlando  degli  edifizi  di  Romaj  come  dei 
celebratissimi  architetti  e  meccanici  cav. 
Domenico  e  Giovanni  Fontana  di  Melide; 
Carlo  Fontana  di  Riucialo  o  di  Rtanca- 
te;  Carlo  Madeino  di  Bissone,  direttore 
della  fabbrica  di  s.  Pietro  di  Roma.  I  pit- 
loriGio.  AntonioCaldelli  diBrissago;Gio. 
Rallista, Luc'Aiilonio  e  InnocenzoColom- 
bo  d'Arogno;  Lodovico  Davide  di  Luga- 
no; Antonio  Fossati  di  Morcò;  Carpofo- 
roMazzetti  Tencalla  diBissone;PierFran- 
cesco  Mola  di  Coldrerio;  Felice  Orelli  di 
Locamo;  Pietro  Francesco  Paiicahii  d'A- 
scona;  Giuseppe  Bassini  di  Carona;  Car- 
lo Francesco  di  Lugano;  Bartolomeo  Bu- 
sca di  Rovio;  RaltàeleSuà  di  Sagno;  Gia- 
como Discepoli  detto  lo  Zoppo  di  Liign- 
noj  Giuseppe  Reina  di  Lugano.  Alili  ar- 
chitetti, Simone  Cantoni  di  IMiiggio;  Co- 
simo Morcellidi  Toricclla;  Pietro  Moieii 
tini  di  Ceienlino;Gio.  IM.MNossena  di  Lu- 
gano; Gaetano  Matteo  e  Paolo  Antonio 
Pisoni  d'Ascona;  Felice  Soave  di  Lugano; 
Andrea  ISL"  Pedovilla  ili  Sigirino;  Donali 
d'Asiano; cav.  Cauonica  di  Tesserele;  cav. 


^  O  D  U   I    / 


3i2  SVI 

Gilai  cJi  di  Monlagnola;cav.  Bianchi  di  Lu- 
gano, di  cui  pallai  a  Napoli,  descrivendo 
il  tempio  di  s.  Francesco  di  Paola  da  lui 
eretto.  Scultori,  Taddeo  e  Giuseppe  Car- 
lone  di  Rovio;  Giambonino  di  Gaiidria; 
Tommaso  di  Lugano;  Stefano  Maderuo 
di  Bissone;  Gaspare  Mola  di  Coldrerio; 
Antonio  Raggi  il  vecchio  e  il  giovane  di 
Morcò;  Martino  Rezzi  di  Lugano;  Tom- 
maso Roderi  di  Maroggia;  Graziano  Bu- 
sca diR.ancate;FrancescoCai'abeili  di  Ca- 
stel S.Pietro;  Francesco  Silva  di  Morbio, 
e  altri  artisti; e  Somaini  di  Bissone.  Inci- 
sori,Giacomo  e  Michelangelo  Mercoli  di 
Mugena;  Bettellini  d'Astano.Gli  stuccato- 
ri Abbondio  Stazio  di  Massagno,  e  Hrov. 
Porta  di  Manno.  Cav.  Giocondo  Albertol- 
li  di  Bedano,  professore  d'ornato. Ingegne- 
ri, Piotla  di  Vacallo,  e  l'architetto  suo  fi- 
glio; Domenico  Rossi  e  Giuseppe  Sardi  di 
Morcò;DomenicoTrezzini  d'Asta!io;Giu- 
seppe  Fé  di  Viglio;  Meschini  d'  Alabar- 
de, e  Pocobelli  di  Melide.  Grande  è  poi 
il  numero  di  quelli  che  si  segnalarono  per 
militari  imprese  a  difesa  dell'  amata  pa- 
tria, della  libertà,  dell'indipendenza.  La 
pace  che  la  Svizzera  godè  lungamente  ne- 
gli ultimi  tempi,  le  permise  di  oiVrire  va- 
lenti e  fedeli  ausiliari  alle  potenze  euro- 
pee.Si  ricorda  con  sommoonore  iiellaRus- 
sia  Ribeaupierre,  nella  Prussia  Varnery, 
nell'Austria  Holzc, nella  Spagna  Rediug, 
nella  Francia  Laharpe,  Nuller,  Leynier, 
e  Jomini  passato  in  una  diflìcile  crisi  sot- 
toaltri vessilli.  Ammirata  dall'universo  fu 
l'eroica  divozione  conche  gli  svizzeri  cad- 
dero vittime,  anziché  abbandonar  la  di- 
fesa dell'infelice  e  virtuoso  Luigi  XVI  re 
di  Francia;  e  la  successiva  imponente  fer- 
mezza sotto  Luigi  XV  il  I,  ed  alla  (piale  re- 
se omaggioancheNa[>oieone  I  reduce  dal- 
l' Elba,  permettendo  loro  di  attraversare 
la  Francia  per  ripatriare,  anziché  frange- 
re il  giuramento  fatto  a  fiiiel  re.  Ed  ebbe 
più  volte  anche  Roma  a  commendare  e- 
guale  costanza  nel  piccolo  drappello  che 
tuttora  custodisce  i  palazzi  apostolici  e  la 


S  V  I 

sagra  persona  del  Papa.  Gli  ultimi  esem- 
pi li  dierono  nel  1809,  neh 83  i,  e  mas- 
simamente nel  1848  a' 16  novembre,  af- 
frontando con  poche  armi  da  fuoco  una 
moltitudine  armata  e  ribelle.  In  Napoli  e 
nel  medesimo  anno  contro  la  rivoluzione 
de'  i5  maggio  si  distinsero  i  reggimenti 
jvizzeri.come  narrai  nel  voi.  LXV,p.  3 1  j, 
comandati  da  Eugenio  Stockalper  nobile 
del  Vallese, emorto  ivi  poi  maresciallo  di 
campo,  assai  compianto  e  lodato,  essendo 
anche  comandante  di  piazza  di  Napoli  e 
sua  provincia.  In  esso  rifulsero  in  grado 
eminente  il  carattere  di  perfetto  svizzero, 
valoroso  e  fermo  difensore  della  pubblica 
quiete  dalle  violenze  de'partiti ,  fu  anco 
pio  cattolico.  Di  altri  illustri  svizzeri  par- 
lerò in  progresso  di  questo  articolo,  di  al- 
tri ne  feci  onorevole  menzione  negli  ar- 
ticoli delle  città  vescovili  della  Svizzera. 
Per  supplire  a' cenni  cronologici,  storici 
e  generici  sulle  diverse  e  principali  vicen- 
de religiose  e  politiche  della  Svizzera, trat- 
terò prima  in  breve  de'suoi  cantoni,  eoa 
l'ordine  giadualorio  della  Confederazio- 
ne già  riportato,  e  farò  parola  de'Ioro  ca- 
poluoglii  o  Vororts,  e  di  qualche  altro  più 
ragguardevole.  Dirò  pure  de'suoi  ve»co- 
vali,  abbazie, monasteri  e  prefetture  apo- 
stoliche, non  meno  della  nunziatura  apo- 
stolica di  Lucerna  presso  i  cantoni  svizze- 
ri cattolici;  mentre  in  Roma  prima  talvol- 
ta eravi  un  ministro,  ed  ora  vi  risiede  il 
Console  generale  della  medesima  Confe- 
derazione Elvetica.  Ivi  anticamente  era- 
vi pure  un  cardinal  protettore  della  Sviz- 
zera,e  lo  fu  il  cardinal  Francesco  Barbe- 
rini. Quanto  alle  diverse  piincip  di  inno- 
vazioni eseguite  per  viceuiie  politiche  ne- 
gli ultimi  auni,c  soppressione  di  molti  con- 
venti, pel  meglio  credo  più  conveniente 
indicarlo  in  nne.aucopel  riflesso  delle  va- 
riazioni politiche, cui  vanno  soggetti  que- 
sti cantoni  elvelici,epernon  ripetere  tan- 
te volle  gli  stessi  avvenimenti. 

(La  continuazione  e  (ine  di  questo  ar- 
ticolo, nel  volume  seguente). 


IIKE  DEL  VOLUME  SEITAMESIMOPRIMO. 


BX  041  .no/  iOHu 

sncR 

Moroni ,  Gaetano. 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

storico-ecc lesiast  ica 
AFK-9455  (awsk)